Uomini, donne ed errori non forzati

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 6 gennaio 2014 – Traduzione di Edoardo Salvati

Se siete mai capitati nel fuoco incrociato del dibattito tra i meriti del tennis maschile rispetto a quelli del tennis femminile, è probabile che abbiate sentito affermare che il tennis femminile è più avventato o, ancora, “intriso di errori non forzati”. Magari è pure una frase che voi stessi avete pronunciato. Comprensibile, vista la frequenza con cui viene ripetuta, in varie forme, nelle telecronache di tennis, senza che sia oggetto di contraddittorio.

Ma è davvero così? Nelle partite WTA ci sono molti più errori non forzati che in quelle ATP? Gli errori non forzati sono stati registrati nelle partite dei tornei Slam del 2013, quindi abbiamo modo di verificarlo.

Iniziamo dai risultati più recenti. Per quanto riguarda gli uomini, agli US Open 2013 il 33.2% dei punti è terminato con un errore non forzato. Nell’ultima settimana, il livello di gioco potrebbe essersi intensificato, almeno in parte: dagli ottavi in avanti il 32.9% dei punti è terminato con un errore non forzato.   

In effetti, le partite delle donne hanno mostrato una frequenza maggiore di errori non forzati. Complessivamente, il 39.7% dei punti è terminato con un errore non forzato, mentre dal quarto turno in avanti il numero è sceso al 36.7%.

La risposta, quindi, è affermativa: nel tennis femminile vengono commessi più errori non forzati. Ci sono state differenze simili nella frequenza di errore anche a Wimbledon e agli Australian Open, così come al Roland Garros, ma in misura minore.

Errori macroscopici

Tuttavia, non si tratta di differenze enormi. Prendendo a riferimento gli US Open 2013, possiamo verificare che i punti nelle partite femminili sono terminati con un errore non forzato circa il 20% più spesso di quelle maschili. Negli ultimi quattro turni del torneo, che generano più interesse e presa di posizione tra gli appassionati, la differenza è scesa all’11.7%. 

Se non la si deduce dalla carta, è una distinzione impercettibile. In un tipico set, diciamo, di 60 punti, due giocatori medi totalizzano in media 20 errori non forzati, rispetto ai 24 di una tipica partita tra giocatrici. Significa più o meno un errore non forzato in più ogni due game. Se si restringe agli ultimi quattro turni, la differenza scende a 20 errori non forzati per gli uomini e 22 per le donne, in un’intera partita. Vale a dire, due errori aggiuntivi per ogni set.       

Esiste un divario concreto, ma non sembra così rilevante da indicare livelli qualitativi di gioco agli antipodi o da alterare l’esperienza visiva. 

La tabella riepiloga i numeri di tutte le partite degli Slam del 2013 e degli ultimi 4 turni (ENF = Errori Non Forzati):

Slam             ENF% ATP  ENF% WTA  WTA/ATP  
Australian Open  36.2%     44.4%     1.22  
Roland Garros    33.6%     37.0%     1.10  
Wimbledon        19.1%     24.6%     1.29  
US Open          33.2%     39.7%     1.20

Dagli ottavi:                                           
Slam             ENF% ATP  ENF% WTA  WTA/ATP  
Australian Open  36.4%     41.1%     1.13  
Roland Garros    33.9%     34.9%     1.03  
Wimbledon        20.5%     24.4%     1.19  
US Open          32.9%     36.8%     1.12

Quello che conta non sono tanto le variazioni tra uno Slam e l’altro, quanto come lo stesso gruppo di valutatori, nelle stesse condizioni, si ponga rispetto agli errori nelle partite maschili e in quelle femminili. Wimbledon, in particolare, è noto per un approccio molto personale al modo in cui vengono considerati gli errori non forzati.

Una questione di forza invece

Tra i quattro Slam, c’è minore disparità al Roland Garros, e non è una sorpresa. Su una superficie più lenta infatti, i giocatori ottengono meno punti diretti al servizio, trovandosi più spesso in una situazione di scambio. Se si escludono quegli scambi da uno o due colpi molto frequenti nel tennis maschile, la differenza negli errori non forzati con il tennis femminile inizia a ridursi.

Se da un lato non possiamo fare troppo affidamento su tutti i servizi vincenti e gli errori forzati in risposta perché non facilmente disponibili, dall’altro siamo sicuri di poter escludere gli ace dal conteggio. Finora abbiamo considerato gli errori non forzati come percentuale dei punti complessivi. Se li si interpretano come percentuale di tutti i punti che non siano ace, la differenza nella frequenza tra i due circuiti diminuisce.

In altre parole, iniziamo a vedere cosa succede quando c’è una risposta al servizio:

Slam             ENF% ATP  ENF WTA%  WTA/ATP  
Australian Open  39.6%     46.2%     1.17  
Roland Garros    35.6%     38.3%     1.08  
Wimbledon        21.2%     25.9%     1.22  
US Open          36.1%     41.3%     1.14  

Dagli ottavi:                                
Slam             ENF% ATP  ENF% WTA  WTA/ATP  
Australian Open  39.6%     42.8%     1.08  
Roland Garros    35.3%     36.0%     1.02  
Wimbledon        22.7%     25.6%     1.13  
US Open          34.9%     38.3%     1.10

Nella maggior parte di questi casi, si tratta di un paio di punti per set. Se fossimo in grado di isolare i servizi vincenti e forse gli errori forzati in risposta, troveremmo quasi sicuramente differenze ancora più ridotte.

Non c’è alcun dubbio che gli uomini servano con maggiore potenza e velocità e, in media, è più probabile che vincano un punto senza dover ricorrere al secondo colpo. Ma se il confronto con il tennis femminile avviene in termini di caratteristiche, non sembra corretto assegnare meriti agli uomini per non commettere lo stesso numero di errori non forzati, quando una parte della già modesta differenza dipende dalla predominanza del servizio.   

Cavilli

Questa è un’analisi che si basa interamente sulla statistica relativa agli errori non forzati, che è un dato per cui ho poco interesseÈ assolutamente legata al valutatore e non si è ancora arrivati a un’interpretazione comunemente accettata del suo significato. 

Tuttavia, se vogliamo sfatare un mito diffuso sugli errori non forzati, non c’è modo di procedere senza fare ricorso agli errori non forzati.

Per eliminare la soggettività del valutatore, la soluzione ideale è limitare il confronto su partite dello stesso torneo. La stessa persona certamente non registra errori non forzati per ogni partita degli US Open, ma probabilmente si occupa sia di partite maschili che di partite femminili. E può anche essere che, per determinati tornei, ogni valutatore riceva la stessa formazione per il lavoro che deve fare. 

Anche con queste premesse, rimane molto probabile il fatto che i valutatori – più o meno inconsciamente – modifichino la loro attitudine in funzione della partita, se maschile o femminile. Se un errore non forzato è un colpo che un giocatore non avrebbe dovuto sbagliare, molto verte sull’interpretazione della parola “avrebbe dovuto”. Può essere infatti che alcuni colpi vengano valutati errori non forzati in una partita tra uomini ed errori forzati tra donne. È per questo che diventa molto complesso mettere a confronto uomini e donne attraverso una statistica che a sua volta varia in funzione del genere. 

Va anche aggiunto che, presumibilmente, i valutatori sono degli appassionati di tennis esposti come tutti alla medesima saggezza popolare tennistica. Se si ritiene che le donne commettano più errori non forzati degli uomini, forse le chiamate al limite vengono considerate errori non forzati per le donne ed errori forzati per gli uomini. Così facendo, i valutatori stessi potrebbero, involontariamente, aumentare le differenze tra generi, anziché ridurle.

Considerata la difficoltà di raccogliere dati relativi a centinaia di partite che si giocano in vari continenti e su molti mesi dell’anno, dubito che qualsiasi sistema non automatizzato possa mai risolvere queste problematiche. Per il momento, bisogna fare affidamento sul conteggio ufficiale degli errori non forzati come migliore rappresentazione disponibile della realtà e trarre conclusioni di conseguenza.

Pur in presenza di dati affetti da limitazioni e qualsiasi siano le altre differenze tra generi su un campo da tennis, la statistica sugli errori non forzati non è il fattore differenziate che si ritiene essere, nemmeno lontanamente.

Men, Women, and Unforced Errors