Il potenziale dei dati Hawk-Eye e l’impatto sull’evoluzione del tennis

di Damien Saunder // GameSetMap

Pubblicato l’1 maggio 2013 – Traduzione di Edoardo Salvati

A partire dal 2005, gli organi di governo del tennis (ATP, WTA e Federazione Internazionale) hanno intrapreso una raccolta dati utilizzando il sistema di moviola istantanea Hawk-Eye, per molti tornei di categoria maggiore e per gli Slam. Cosa hanno poi fatto con questa quantità di dati? Dove sono conservati? Chi ne ha proprietà? E chi accesso?

Un po’ di contesto

Nei primi mesi del 2012 ho deciso di iniziare a realizzare mappe delle partite di tennis. In qualità di cartografo e giocatore di tennis, trovavo che questa attività avesse un senso, oltre a considerarla estremamente divertente. Il tennis è un gioco di spaziature, cioè la posizione in cui si trova la pallina e quella dei giocatori sono legate alla disposizione degli stessi rispetto al campo: in ogni momento della partita si è quindi in grado di tracciare le coordinate di colpi e giocatori. Il concetto di derivare mappe da eventi sportivi non è una novità, ma è praticato ormai da tempo, venendo comunemente indicato come Sports Analytics o Spatial Analytics. Molti sport come il calcio, il basket e il baseball utilizzano da anni modelli statistici (analytics) per sfruttare il potenziale legato a dinamiche di gioco non ancora ben conosciute, siano relative ai singoli giocatori o alle strategie degli avversari. Del resto tutti ormai saranno a conoscenza di Moneyball.

Come punto di partenza della mia ricerca ho tracciato manualmente la posizione della pallina e lo spostamento dei giocatori per la finale maschile del torneo olimpico di Londra 2012, utilizzando i filmati disponibili e un software di visualizzazione in 3D, e dedicato uno specifico approfondimento ai risultati. Questa metodologia di raccolta dati era perfetta per la mia necessità di individuazione dei marcatori su cui elaborare l’analisi. Una volta pubblicati i risultati, ho ricevuto richieste di collaborazione da giocatori, allenatori e aziende di tecnologia, con lo scopo di individuare tendenze, punti di forza e debolezza con sistemi simili a quelli da me descritti. Questo implicava però appunto il dover raccogliere i dati manualmente, un processo laborioso e molto dispendioso. Di fronte al suggerimento di utilizzare i dati Hawk-Eye, la mia risposta ricadeva inevitabilmente sulle parole “non è così facile”.

Alla ricerca dei dati Hawk-Eye

Come si fa ad avere accesso a questi famigerati dati Hawk-Eye di cui tutti apparentemente hanno cognizione, hanno visto in televisione, ma che nessuno sa dove si trovino o chi contattare per ottenerli? Andare direttamente dai gestori di Hawk-Eye?

In sintesi, Hawk-Eye afferma di non possedere i dati che raccoglie dalle partite. Sono i tornei a farlo. È proprio così? Dopo aver cercato per sei mesi di contattare le persone giuste nel posto e nel momento giusti, ho ricevuto una risposta da Tennis Properties, la società di management che si occupa dell’ATP: “Tennis Properties è proprietaria di tutti i dati Hawk-Eye derivanti dai tornei Masters 1000, per i quali non è prevista la concessione in licenza a terze parti”. Sebbene non fosse quello che volevo sentirmi dire, almeno era un’informazione precisa su chi possiede i dati.

Mi sono rivolto allora a Tennis Australia, la Federazione australiana, nella speranza che, in quanto connazionali, ci fosse condivisione di almeno una parte dei dati Hawk-Eye. La loro risposta: “Il nostro dipartimento commerciale e IT possiede i dati Hawk-Eye, ma non sono disponibili per uso commerciale o per attività esterne”. Quindi è la Federazione australiana proprietaria dei dati Hawk-Eye, non Tennis Properties. Se siete confusi, è normale.

Ho provato poi con i tornei ATP della categoria 500, consapevole del fatto, come affermato da Tennis Properties, ciascuno di questi tornei ha un contratto individuale con Hawk-Eye e l’ATP non è proprietaria dei dati generati durante le partite. Finalmente un segnale promettente. I responsabili dello Swiss Indoors di Basilea mi avevano inoltre garantito accesso a tutti i loro dati per l’edizione 2012 del torneo. Ero naturalmente entusiasta di questa possibilità, perché finalmente avrei potuto allargare il mio raggio d’azione e, sulla carta, dare seguito ad alcune delle richieste derivanti da altri soggetti interessati. Tuttavia, non conservando loro direttamente i dati Hawk-Eye, mi avevano rimandato da Hawk-Eye per raccoglierli. Sono passati altri sei mesi e non ho ancora avuto nulla, a quanto pare perché non hanno tempo di recuperare i dati nonostante una richiesta ufficiale da parte del torneo di Basilea.

Perché i dati Hawk-Eye sono così protetti?

La risposta è semplice: vista la loro ricchezza di dettaglio, i dati Hawk-Eye sono molto sensibili. Infatti contengono informazioni specifiche sulla posizione del giocatore, sulla posizione, rotazione, velocità e tempo di percorrenza della pallina, solo per citarne alcune. Dovessero queste informazioni arrivare in possesso di qualcuno in grado di sfruttarle e rivelare tendenze di gioco di giocatori o avversari (tendenze dei quali non si conoscono ancora), potrebbero rappresentare una violazione critica da gestire per l’ATP, la WTA o la Federazione internazionale. O forse no? Esaminiamo la questione da un altro punto di vista.

Bob Kramer, l’ex direttore del torneo Farmer’s Classic di Los Angeles (che, dopo 86 anni, non avrà più edizioni successive, cessando contestualmente di essere l’evento sportivo annuale di più lunga data a Los Angeles) ha dichiarato che la tecnologia utilizzata durante le partite costa dai 60.000 ai 70.000 dollari a campo, principalmente per installare l’infrastruttura necessaria a farla funzionare. Se fossi il direttore di un torneo e dovessi spendere quell’ammontare per della nuova tecnologia, sarei poi alla ricerca di un modo per rientrare dall’investimento, ad esempio vendendo o concedendo in licenza i dati Hawk-Eye ai giocatori che vi hanno partecipato, ai media o agli appassionati stessi. Dimentico però che i tornei non possono farlo perché l’ATP, la WTA e la Federazione internazionale controllano i dati. Giusto?

Chi è davvero quindi proprietario dei dati Hawk-Eye?

Sono i tornei a finanziare l’implementazione della tecnologia (i tornei più ricchi come l’Indian Wells Masters hanno più campi con la moviola Hawk-Eye rispetto ad esempio al Miami Open Masters) in modo poi da essere liberi di condividere o commercializzare i dati? O i dati sono a tutti gli effetti di proprietà dei giocatori? In fondo sono loro a dare vita allo spettacolo, i dati riguardano loro, non il torneo. Cosa succederebbe se Roger Federer o Serena Williams chiedessero acceso ai dati Hawk-Eye? Quanto veloce sarebbe il riscontro da parte dell’ATP o WTA, dai tornei o da Hawk-Eye? Gli è davvero permesso l’accesso ai dati?

A differenza del basket, del baseball e del calcio, il tennis è uno sport individuale, giocato prevalentemente in campo neutro (a eccezione della Coppa Davis). Negli sport di squadra, sono i club che raccolgono dati durante le partite casalinghe, non gli organi di governo dello sport. Che ruolo hanno quindi i giocatori? Novak Djokovic deve portarsi l’attrezzatura per raccogliere i dati in campo che ne tracciano gli spostamenti e i colpi giocati? Speriamo di no.

Cosa ricaverebbero gli organi di governo del tennis dal rendere pubblici i dati Hawk-Eye?

Iniziative di condivisione pubblica di dati (al di fuori dei contesti sportivi) stanno sempre più incontrando il favore di enti governativi e dell’industria privata, che si sono resi conto dei benefici che possono trarne. Verso la fine del 2011, anche la squadra di calcio Manchester City ha reso disponibili dati di alcune delle partite in modo da incentivare la ricerca di nuove modalità di visualizzazione e di utilizzo dei dati delle persone comuni. L’obiettivo è, nella sostanza, far leva sulle conoscenze degli appassionati per migliorare la comprensione delle dinamiche afferenti ai loro giocatori e a quelli delle squadre avversarie. Se gli organi di governo del tennis muovessero in questa direzione, si verrebbe a creare un’opportunità di coinvolgimento degli appassionati e dei media mai sperimentata prima. Tim Davies, uno dei sostenitori della condivisione di dati, la definisce come la valorizzazione dell’”infrastruttura sociale” che circonda lo sport. La condivisione di una vasta massa di dati sulle partite di tennis disponibile a un costo relativamente ridotto (o gratuitamente) porterebbe a innovazione da parte di sviluppatori esterni, con la futura generazione di appassionati che potrebbe disegnare strumenti innovativi, che a loro volta darebbero una nuova linfa all’interesse per le statistiche e a nuovi applicativi. C’è solo da immaginare quanto potrebbe realizzare IBM con i dati a disposizione, o chiunque altro abbia un interesse a commentare e relazionare su una partita. Vengono in mente mappe, grafici, diagrammi dettagliati che i tornei potrebbero fornire ai giornalisti a fine giornata relativamente alle partite giocate.

Condividere i dati può generare inquietudine (ma serve essere coraggiosi!)

Rendere dati sensibili a disposizione di chiunque può sembrare inizialmente preoccupante. Senza dubbio l’ATP, la WTA e la Federazione internazionale avrebbero molte riserve al riguardo. Vale la pena però riflettere sull’espansione del dialogo tra innovatori e fornitori di dati. Forse i dati Hawk-Eye possono essere utilizzati per scopi e in contesti anche distanti da quelli attuali, forse esiste una fonte di guadagno per i tornei che bilanci il costo d’installazione della tecnologia. I dati potrebbero addirittura essere trasformati in prodotti tangibili, venire ad esempio incorporati dalla Nike nella prossima collezione di magliette di Rafael Nadal. Chi può saperlo? La storia ha mostrato che rendere disponibili dati non genera inquietudine ma pone di fronte a un potenziale di applicazione quasi illimitato.

La naturale evoluzione del tennis

Rendere disponibili i dati Hawk-Eye è la naturale evoluzione del tennis. Con l’aumento della pressione sugli organi di governo a mostrare di essere alla pari con altri sport, forse l’accessibilità ai dati diventerà immediata. Attualmente, solo televisioni e federazioni nazionali sembrano essere autorizzate, ed è sconfortante pensare che preziose scorte di dati giacciano inutilizzate su qualche server interno di Hawk-Eye, senza che ne sia fatto alcun uso. Naturalmente con un po’ di fortuna si potrebbe avere il permesso di vederne una parte senza che però questo diventi poi effettivamente realtà. Servirebbe solo che uno dei giocatori della next gen, come Sloane Stephens o Milos Raonic, comprendesse cosa le analisi statistiche possono fare per il suo gioco, o uno dei commentatori facesse lobbying sugli organi di governo per incanalare la questione sui giusti binari. L’indice ATP FedEx Reliability Stats ad esempio potrebbe diventare molto più completo integrando analisi dimensionali attraverso l’uso di dati Hawk-Eye. La speranza è che questo accada velocemente, così da poter poi assistere alla diffusione di un intero nuovo filone di analisi statistiche, strumenti e applicativi di terze parti a beneficio di giocatori, tornei, appassionati, media, ma sopratutto del fantastico gioco del tennis.

Unlocking Hawk-Eye data: What it means for tennis, the ATP, WTA and ITF.