Cosa succede dopo un challenge sbagliato sulla prima di servizio?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 4 febbraio 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Molte prime di servizio vengono sbagliate, quindi ogni giocatore ha una sua routine prestabilita per recuperare la concentrazione prima di servire la seconda, al punto che, dovesse essere disturbato o interrotto, il giocatore alla risposta potrebbe concedere di far ripetere la prima.

L’introduzione del sistema di moviola istantanea Hawk-Eye ha cambiato tutto questo. Se il giocatore al servizio è convinto dell’erroneità della chiamata, ha facoltà di usare il challenge, ricorrere appunto a Hawk-Eye per una verifica computerizzata. Questo normalmente significa una lunga attesa per la moviola, rumore da parte del pubblico e in generale una profonda alterazione della routine tra i due servizi a cui accennavo.

La saggezza popolare tennistica sembra essere convinta che una lunga pausa svantaggi il giocatore al servizio, che se il challenge non modifica l’esito della chiamata, è più probabile che sia commesso un doppio fallo. Dovesse invece entrare la seconda, sarebbe – in media – più lenta, in modo da rendere meno probabile per il giocatore al servizio vincere il punto.

La mia analisi su più di 200 challenge alla prima di servizio mette però in dubbio la saggezza popolare tennistica. Ed è un altro trionfo per l’ipotesi nulla, l’unica forza nel tennis dominante quanto Novak Djokovic.

Nel raccogliere dati di partite per il Match Charting Project, ho annotato ogni challenge, il tipo di challenge e se il challenge ha avuto esito favorevole. Ho accumulato 116 challenge sbagliati da parte di un giocatore al servizio sulla sua prima e 89 challenge sbagliati da parte di una giocatrice al servizio sulla sua prima. Per ciascuno di questi challenge, ho anche calcolato per il giocatore al servizio delle statistiche sul servizio e valide per la partita in questione, cioè con quale frequenza ha servito una seconda valida e con quale frequenza ha vinto punti sulla seconda di servizio.

Dei 116 challenge sbagliati dagli uomini, i giocatori hanno servito una seconda valida 106 volte. Sulla base delle loro percentuali al servizio in quelle partite, ci si attendeva che avessero servito una seconda valida 106.6 volte. Hanno vinto 58 punti, esattamente la metà, e la loro prestazione in quelle partite suggeriva che “avrebbero dovuto” vincere 58.2 di quei punti.

In altre parole, i giocatori si scuotono di dosso qualsiasi interruzione e giocano quasi esattamente come fanno normalmente.

Per quanto riguarda le donne, la storia è abbastanza simile. Le giocatrici hanno servito una seconda valida 77 volte su 89. Se avessero servito la seconda con la stesse percentuali con cui hanno fatto nelle altre loro partite, avrebbero servito 77.1 seconde valide. Hanno vinto 38 degli 89 punti, rispetto a 40 punti attesi. L’ultima differenza, pari al 5%, è l’unica che vale più di un arrotondamento. Anche se fosse un effetto reale – aspetto che solleva dubbi visti i diversi risultati ottenuti per gli uomini e il ridotto campione statistico – si tratta comunque di un effetto limitato.

Naturalmente, il beneficio potenziale di usare il challenge per verificare una chiamata sulla prima di servizio è considerevole: se l’esito è favorevole, si ottiene il punto o la ripetizione del servizio. Dei challenge che ho esaminato, sulla prima di servizio gli uomini hanno modificato positivamente la chiamata il 38% delle volte, le donne il 32%.

Non c’è evidenza in questa analisi che i giocatori subiscano un danno dall’usare Hawk-Eye sulla loro prima di servizio. Se si esclude il rischio minore di esaurire i challenge, hanno solo da guadagnare. I professionisti adorano la routine ma, in questo caso, riescono a giocare altrettanto bene anche quando la routine viene compromessa.

What Happens After an Unsuccessful First Serve Challenge?