Anche i giudici sono umani

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 7 maggio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

In ogni vittoria c’è un po’ di fortuna. Che sia il sorteggio a inizio partita o un nastro favorevole, alcuni eventi esulano dal controllo dei giocatori. E fa parte del tennis. Ciò che non dovrebbe farne parte è la casualità associata alle chiamate dei giudici, specialmente quando esiste la tecnologia che può prevenire gli errori.

Un perfetto esempio della frustrazione derivante da una cattiva chiamata lo si può trovare nella recente semifinale del Monte Carlo Masters 2017 tra David Goffin e Rafael Nadal, in cui la decisione del giudice di sedia di modificare la chiamata ‘fuori’ iniziale è costata a Goffin la possibilità guadagnata sul campo di portarsi sul punteggio di 4-2 nel primo set.

Sui campi in terra battuta non viene utilizzato il sistema di moviola istantanea Hawk-Eye, perché il segno lasciato dalla pallina è considerato più preciso della rappresentazione a video. I limiti di questa regola però sono stati evidenziati nel momento in cui il giudice di sedia ha considerato valido un rovescio di Nadal chiamato inizialmente lungo. Come consuetudine in questi momenti, il giudice è sceso dalla sedia per verificare il segno, ma ha guardato nel posto sbagliato e assegnato a Nadal il punto. In televisione, il replay ha mostrato che il colpo era abbondantemente lungo, ma a quel punto non si poteva fare più nulla.

Dopo quell’errore, Goffin, il quale non ha mai vinto un titolo Master, ha dato l’impressione di pensare che il destino gli fosse avverso e non è mai rientrato in partita.

L’esistenza della moviola e di altri ausili decisionali nello sport sono un riconoscimento del fatto che anche i giudici, o gli arbitri, migliori e più preparati possono commettere errori. In generale, arbitrare una partita del più alto livello professionistico nello sport richiede concentrazione estrema in un contesto di massima pressione, e nessuno è infallibile.

Come possiamo ridurre gli errori su cui esiste un margine di intervento?

Il sistema Hawk-Eye, che è stato progressivamente adottato dal 2006, ha rappresentato un grande passo in avanti nel miglioramento delle chiamate. Insieme ai colleghi di Tennis Australia, la Federazione australiana e Jeff Sackmann di TennisAbstract, abbiamo recentemente completato uno studio su più di 1000 challenge in partite tra professionisti. Abbiamo trovato che i giocatori, attraverso Hawk-Eye, modificano favorevolmente l’esito di una chiamata più di 1 volta ogni 3 tentativi, come mostrato dall’immagine 1 (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sulle barre, n.d.t.). Questo suggerisce, nel campione ridotto delle chiamate in cui la pallina è molto vicina alla linea, una frequenza di errore fino al 30%.

IMMAGINE 1 – Frequenza di successo nel challenge sul circuito maschile e femminile

Abbiamo anche trovato però che i challenge sono utilizzati poco. Infatti, il ricorso al challenge avviene solo 3 volte su 100 punti nel circuito maschile e ancora meno nel circuito femminile. Negli Slam, uomini e donne in media giocano 60 punti a set, quindi ci si può attendere di vedere uno o al massimo due challenge per set, nella maggior parte dei set. I giocatori avrebbero la possibilità di fare più challenge nelle fasi conclusive delle partite, nelle quali i punti tendono a essere più importanti.

IMMAGINE 2 – Frequenza con cui i giocatori usano il challenge per set

La moviola istantanea è sicuramente un passo avanti, ma dovrebbe essere resa disponibile in tutti i tornei del circuito maggiore, compresi quelli sulla terra battuta.

Nonostante sia più affidabile della sola valutazione umana, rimane comunque uno strumento fallibile. Il punto di rimbalzo della pallina mostrato nei replay è una proiezione del colpo elaborata da un sistema di telecamere multiple fornito da Hawk-Eye Technologies (società ora posseduta dal gruppo Sony). Si tratta di una approssimazione appunto, non della verità assoluta. Naturalmente, Hawk-Eye ha lavorato con determinazione per ridurre il margine di errore implicito al sistema, che si dice avere, in media, un margine di errore di 3 millimetri. Il diametro di una pallina da tennis previsto dal regolamento della Federazione Internazionale è di 67 millimetri, quindi il margine equivale al 4% della larghezza di una pallina.

IMMAGINE 3 – Margine di errore di percezione di Hawk-Eye rispetto ai giudici di linea (sinistra) e scala dell’errore Hawk-Eye rispetto alla dimensione della pallina (destra)

Sembrerebbe un’incertezza sufficientemente piccola, ma è importante ricordare che si tratta di una media, quindi in determinate chiamate l’errore potrebbe essere più grande o più piccolo, aspetto che purtroppo non viene mostrato durante la diretta televisiva.

Ci si potrebbe interrogare sull’utilizzo di un sistema – la cui sola presenza infastidisce alcuni dei campioni dello sport – che non è in grado di raggiungere il 100% di accuratezza.

Se l’obiettivo è quello di evitare episodi di chiamate sfortunate, può comunque valere la pena accettare un sistema che ha rappresentato un miglioramento sostanziale sulla valutazione umana, anche se rimane imperfetto. Ricerche sulla tematica evidenziano come il sistema attuale di challenge sia molto affidabile. Nel 2008, in uno studio pubblicato su The Proceedings of the Royal Society, Series B, George Mather ha analizzato l’incertezza associata alla percezione visiva dei giudici di linea nel tennis, trovando un valore di 40 millimetri, un parametro di eccellenza per l’occhio umano ma sempre comunque molto lontano dalla prestazione di sistemi basati sulla tecnologia.

Anche con le limitazioni intrinseche del caso, Hawk-Eye è utile per l’arbitraggio delle partite di tennis. Tuttavia, esiste un problematica meno nota che l’introduzione del sistema ha portato con sé, cioè la parzialità delle chiamate dei giudici.

Nello specifico, la parzialità a cui faccio riferimento è un effetto collaterale della modifica favorevole alla chiamata iniziale da parte del giocatore che ha fatto il challenge. Quando il ricorso a Hawk-Eye mostra che un colpo terminato fuori è in realtà in campo, il giudice di sedia si trova di fronte alla scelta di assegnare il punto al giocatore a cui spetta o far ripetere lo scambio. Assegnare il punto equivale alla decisione arbitraria di considerare il colpo vincente e quindi al di fuori della possibilità di ribattuta da parte dell’avversario. Sono circostanze che rappresentano più o meno il 10% di tutti i challenge.

Nella nostra analisi sui challenge, abbiamo messo a confronto le decisioni ufficiali di modificare una chiamata iniziale da non valida a valida con le valutazioni indipendenti di alcuni allenatori delle National Academies di Tennis Australia. Si è riscontrato che il giudizio dei due gruppi sui colpi giocabili era identico in circa il 75% delle volte. Inoltre, nella maggior parte dei casi il disaccordo era dovuto a un’interpretazione più conservativa dell’assegnazione del punto, vale a dire che il giudice di sedia considerava il colpo in grado di venire rigiocato più spesso degli allenatori.

Questo esperimento evidenzia un esempio di parzialità a impatto sostanziale. E’ una parzialità che emerge quando gli arbitri sono avversi a prendere decisioni che potrebbero avere (o almeno danno l’impressione di avere) effetti più profondi sull’esito di una partita, ad esempio come nel baseball chiamare uno strike quando il battitore ha già subito due strike. Nel tennis, per i giudici di sedia assegnare un punto sembra essere una decisione a maggiore impatto rispetto alla ripetizione dello scambio, anche se si tratta in entrambi i casi di scelte che determinano delle conseguenze.

IMMAGINE 4 – Confronto tra decisioni prese dai giudice di sedia e valutazioni indipendenti di allenatori professionisti

Purtroppo, questa parzialità a impatto sostanziale è molto più difficile da individuare di una cattiva chiamata, ma molto più probabile del tipo di errore accaduto durante la semifinale di Monte Carlo. Esistono tuttavia modi per introdurre dei rimedi. Personalmente, propongo una revisione indipendente, come quella in uso nella MLB, da applicare a ogni chiamata ‘fuori’ poi modificata dal giudice di sedia. In questo caso la parzialità sarebbe meno probabile perché la revisione della chiamata è anonima e lontana dal contesto della partita. Si tratta solo di renderla sufficientemente rapida da essere accettata anche dal pubblico e dai giocatori.

Officials Are Human Too