Non esiste una rivoluzione analitica nel tennis

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 12 novembre 2014 – Traduzione di Edoardo Salvati

L’evoluzione sarà ormai sicuramente nota. Si è partiti con l’analisi statistica che ha messo il baseball a soqquadro, e ora le squadre degli altri sport più importanti impiegano analisti quantitativi  alla ricerca del fattore che dia quel vantaggio competitivo addizionale. Il tennis è rimasto indietro, ma con l’aiuto del flusso di dati, è all’alba di una nuova era. Questa è la storia, o almeno così è dato pensare. Però, quello che è successo nel baseball, semplicemente, non accadrà nel tennis. 

In estrema sintesi, con il termine Moneyball revolution ci si riferisce nel baseball all’utilizzo dell’analisi statistica da parte della dirigenza delle squadre per identificare giocatori sottovalutati, sia in termini di prestazioni, sia per quanto riguarda il loro valore di mercato. In misura minore, ci si riferisce anche alla capacità di utilizzare quei giocatori in modo più intelligente, diciamo ad esempio modificando l’ordine dei battitori o tentando di rubare meno basi.

Non ci sono dirigenti nel tennis. I giocatori non ricevono un salario dalle squadre. E non ci sono manager che decidano come utilizzare i loro giocatori al meglio. In poche parole, non ci sono organizzazioni spinte dall’incentivo di analizzare dati e in possesso delle risorse per farlo.

Naturalmente, non è l’enorme quantitativo di dati grezzi che girano intorno al tennis a cui le persone fanno riferimento quando parlano smodatamente di rivoluzione analitica (nessuno è convinto che i dati del sistema di moviola instantanea Hawk-Eye porteranno cambiamenti radicali, ad esempio, nella selezione per il World Team Tennis). Quello che sostengono invece è che i dati possono essere analizzati in modo da costituire per i giocatori uno strumento concretamente applicabile al miglioramento del loro gioco. 

E’ uno scopo ammirevole. In linea teorica, l’allenatore di Kevin Anderson potrebbe analizzare tutti i dati generati dalle partite tra Anderson e Tomas Berdych e identificare la tattica che ha funzionato e quella che non ha funzionato e proporre eventuali correttivi. Ovviamente, l’allenatore di Anderson sta già guardando le partite, prendendo appunti, rivendendo filmati e presumibilmente dando suggerimenti quindi, se il grande quantitativo di dati vuole porsi come fattore di discontinuità, deve poter fornire agli allenatori materiale innovativo e più sofisticato.

E questo è sicuramente possibile con tutte le telecamere installate nei campi principali di ciascun torneo. Pitch f/x è il sistema analogo usato nel baseball per tracciare velocità, posizione e movimento di ogni lancio. Alcuni lanciatori hanno fatto ricorso a pitch f/x per rendere più efficace la loro prestazione. Potrebbe succedere la stessa cosa nel tennis, ma ci sono ragioni sistemiche perché questo ancora non si è verificato, le cui cause difficilmente verranno risolte nel breve termine. 

Cosa deve cambiare

Le telecamere Hawk-Eye sono puntate su molti campi e sono in grado di raccogliere una mole di dati da ogni partita. Questo consente durante le dirette televisive di mostrare statistiche come l’altezza media con cui i colpi superano la rete e la distanza percorsa in metri o, ancora, i grafici di riepilogo della direzione del servizio di un particolare giocatore. 

Cosa succede ai dati una volta terminata la partita, senza la necessità di revisionare determinate chiamate e probabilmente senza un concreto bisogno da parte dell’emittente televisiva? A tutti gli effetti, vengono messi in soffitta e dimenticati. La MLB fa esattamente l’opposto, cioè rende pubblici tutti i dati generati da pitch f/x immediatamente e gratuitamente, per poi archiviarli in modo che siano consultabili in ogni momento. 

Se si vuole assistere nel tennis al grande balzo in avanti, i dati Hawk-Eye devono essere aggregati in un singolo database. Ci sono volte in cui gli esiti di una partita sono interessanti (guarda qui, i colpi di Andy Murray passano sopra la rete a un’altezza superiore del 15% rispetto a quelli di Roger Federer!), ma se ci si concentra sempre su una sola partita, o un solo torneo alla volta, non si conoscerà mai quale tra le statistiche derivanti da Hawk-Eye ha davvero importanza o quanto sia importante. 

IBM è la società che raccoglie la maggior parte di queste informazioni, e potrebbe già aver creato un database simile. I risultati però fanno cadere le proverbiali braccia. Durante le telecronache, vengono riproposte sempre le stesse statistiche e gli stessi grafici. Quando poi IBM si è lanciata nel fare previsioni sui risultati delle partite, i suoi “milioni di dati punto per punto” sono stati meno attendibili di quelli del mio ben più semplice modello.

Sebbene IBM sia proprio il modello di organizzazione con le risorse per fare nello sport il tipo di analisi che trasformerebbero il tennis, non ha alcun incentivo ad andare in quella direzione. Per IBM infatti (e ora per SAP nel circuito femminile), il tennis rappresenta un’opportunità per le pubbliche relazioni, che consente di sponsorizzare i siti internet dei tornei e  inserire il proprio logo nella grafica delle telecronache (senza citare i vari articoli che neanche troppo velatamente elogiano l’operato di IBM).

I giocatori potrebbero prima o poi trarre beneficio dalle analisi di questi dati, ma è un gruppo ristretto quello con disponibilità finanziarie per assumere anche un solo analista.    

Dobbiamo rivolgerci di nuovo al baseball per richiamare un precedente. In uno sport gigantesco, con club valutati fino a qualche miliardo di dollari, sono stati dei dilettanti, dei profani, a gettare le basi per la rivoluzione analitica. Anche adesso che le squadre ricercano aggressivamente giocatori dal talento promettente fuori dai canali tradizionali di gioco, molti dei più preziosi suggerimenti arrivano dal lavoro di ricercatori indipendenti. Se la MLB avesse reso i suoi dati inaccessibili come nel tennis, l’evoluzione si sarebbe interrotta molto tempo fa.

Per quanto sia divertente fantasticare su un mondo migliore di dati sul tennis, è piuttosto difficile che quel mondo diventi realtà, né ora né in futuro. Il tennis non ha un commissioner come nel baseball, quindi nessuno si interessa di nominare un esperto a capo dello sviluppo dei dati, o ancor meno qualcuno che potrebbe convincere le varie associazioni e organismi come l’ATP, la WTA, IBM, SAP e Hawk-Eye ad aggregare i rispettivi dati in un qualsiasi modo che abbia un senso.

Fino a quando questo non si verificherà, e fino a quando i dati non saranno pubblicamente disponibili, non potremmo assistere a una rivoluzione analitica nel tennis. Continueremo a ricevere quello che ci danno: la sporadica statistica Hawk-Eye, avulsa dal contesto, a illustrazione della solita tipologia di analisi che ci è stata rifilata per decenni.

There Is No Analytics Revolution In Tennis