La potenza analitica di un punto per mille

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 5 dicembre 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

In un precedente articolo, ho introdotto un metodo per stilare una classifica della bravura nello smash. Ho espresso i risultati in “scala 100”, vale a dire il numero di punti che un giocatore potrebbe attendersi di vincere o perdere, rispetto alla media del circuito, in funzione della sua abilità nel colpire quello specifico colpo. I numeri emersi erano molto piccoli: i calcoli hanno mostrato che è Jo-Wilfried Tsonga ad avere lo smash migliore, un colpo che per lui vale 0.17 punti per 100 punti sopra la media e 0.27 punti per 100 punti in più del giocatore con lo smash peggiore nel campione analizzato, cioè Pablo Cuevas.

La scarto di 0.27 per 100 punti tra lo smash migliore e il peggiore è un’indicazione di massima di quanto la qualità di uno smash possa fare la differenza. Si tratta di una frequenza che si traduce all’incirca in un punto ogni 370. È molto poco e, considerando che la maggior parte dei giocatori staziona intorno alla media anziché trovarsi nelle vicinanze di uno dei due estremi, il tipico effetto generato dalla qualità di uno smash è ancora più ridotto.

Tuttavia, è difficile intuire quanto effettivamente valga un punto. Normalmente, un singolo punto, o anche cinque punti, non faranno più di tanto la differenza. D’altro canto però, ci sono molte partite talmente equilibrate per cui un punto o due possono orientare il risultato in una o nell’altra direzione. Se un giocatore fosse in grado di perfezionare il suo smash nella preparazione tra una stagione e l’altra e raggiungere il livelli di Tsonga, quale contribuito darebbero quei 0.17 punti per 100 punti alle sue vittorie totali? E per la classifica?

Una volta deciso di indagare sul tema, è un problema relativamente chiaro da affrontare. Durante una stagione, i giocatori migliori vincono più punti dei loro avversarsi, ovviamente. Il margine però non è così scontato. Nel 2017, nessun giocatore ha vinto più punti più spesso di quanto abbia fatto Rafael Nadal, con il 55.7% delle volte. È un valore più alto di meno di sette punti percentuali del peggior giocatore tra i primi 50, Paolo Lorenzi, che ha vinto il 49.1% dei punti giocati. Quasi la metà dei primi 50, 22 per l’esattezza, ha vinto tra il 49.0% e il 51.0% dei punti totali, e un altro 15% di giocatori si è posizionato tra il 51.0% e il 52.0%.

Sistemare la statistica dei punti totali vinti

Questi numeri portano leggermente fuori strada, solo leggermente però. La statistica dei punti totali vinti (PTV) tende a raggruppare i giocatori nella zona molto vicina al 50% perché si trovano ad affrontare quello che, per altri sport, chiameremmo un calendario sbilanciato. Infatti, se un giocatore vince solitamente deve giocare il turno successivo contro un avversario più forte; se vince ancora, c’è un avversario ancora più forte che lo attende. Questo significa che la differenza di 6.6% tra Nadal e Lorenzi è più ampia di quanto sembri: se Lorenzi avesse incontrato lo stesso insieme di avversari di Nadal, non sarebbe riuscito a vincere il 49.1% dei punti.

È possibile però trovare una soluzione. In un articolo di qualche mese fa, ho introdotto un algoritmo che analizzava i punti vinti alla risposta ponderati per avversario, mettendo a confronto i risultati di ogni coppia di giocatori in partite di equivalente difficoltà (un’analisi che richiamava l’attenzione sull’improvvisa ascesa del mago alla risposta Diego Schwartzman). Pur non sapendo esattamente cosa accadrebbe se Lorenzi avesse giocato contro gli stessi identici avversari di Nadal, possiamo usare questa metodologia basata sul “generico” avversario come approssimazione. Troviamo che la differenza tra il primo giocatore, Nadal, e il 50esimo della classifica, Lorenzi, è di circa dieci punti percentuali; tenendo costante al 55.7% la frequenza di punti vinti da Nadal, Lorenzi raggiunge il 46.2%, un valore che appare più neutro. Molti giocatori rimangono nel gruppo compreso tra 49% e 51% ma, quando si tiene conto della tendenza naturale del tennis a compensare le vittorie di un giocatore con le successive sconfitte, la differenza complessiva è maggiore.

La differenza di dieci punti percentuali non varia anche allargando il numero di giocatori a 71, vale a dire tutti quelli che hanno giocato almeno 35 partite sul circuito maggiore nel 2017. Lorenzi resta in fondo all’elenco, qualche posizione sopra a Mikhail Youzhny, la cui frequenza di punti vinti del 45.7% lo mette all’ultimo posto, esattamente dieci punti percentuali sotto Nadal.

Riflettiamo sul significato: in una classica partita maschile, per ogni cento punti giocati, solo dieci sono davvero incerti. Non in senso letterale naturalmente: ci sono moltissime partite in cui un giocatore vince almeno il 60% dei punti totali. In media però, ci si può attendere che anche il giocatore più debole tra quelli regolarmente nel circuito vinca 45 punti su 100. Nella statistica sportiva di squadra, si parla in termini analoghi di “livello di rimpiazzo”, cioè l’abilità di un tipico giocatore dei campionati minori svincolato da contratto – e quindi immediatamente impiegabile come sostituto – o di un giocatore della panchina. Non mi piace troppo mutuare il concetto di livello di rimpiazzo, perché in uno sport individuale è impossibile sostituire davvero un giocatore con un altro. Genericamente parlando però, è un buon metodo di paragone: come un battitore dei campionati minori potrebbe colpire con .230 di media realizzativa (rispetto allo .000) nelle leghe maggiori, così un giocatore ATP vincerà il 45% dei punti, non lo 0%.

Punti verso vittorie

Nella statistica sportiva di squadra, è frequente associare un determinato numero di segnature, goal o punti a una vittoria. Ragionare in termini di vittorie è un buon modo per valutare i giocatori: se si è in grado di stabilire che un portiere più forte vale due vittorie in più rispetto a quello attualmente nella rosa, è evidente il suo contributo alla squadra. Ancora una volta, è richiesta un po’ d’immaginazione per applicarlo al tennis, ma è un punto di partenza per iniziare a riflettere in modo analogo.

Un’altra stranezza del tennis è quella per cui non solo i giocatori affrontano avversari di livello ben diverso tra loro, ma giocano anche un numero di partite che può variare considerevolmente. I primi 50 a fine stagione 2017 hanno giocato dalle 35 alle 80 partite; in parte è dovuto agli infortuni, ma la causa maggiore è di tipo strutturale: più partite vinci, più giochi. Nadal ha gestito il suo calendario iscrivendosi solamente a qualche torneo non obbligatorio, eppure solo David Goffin ha giocato più partite di lui. Abbiamo quindi un altra stranezza da considerare, che possiamo gestire ipotizzando del tutto fittiziamente che una stagione di tennis sia lunga esattamente 50 partite. Il record di vittorie-sconfitte di Nadal è stato nel 2017 di 67-11; rapportato a una stagione da 50 partite, diventa circa 43-7.

Siamo ora pronti ad analizzare la relazione tra punti e vittorie. Per punti s’intende la frequenza di punti totali vinti aggiustata per avversario affrontato, e le vittorie sono il numero di partite vinte nell’ipotetica stagione da 50. È una relazione piuttosto forte (r^2 = 0.75), per quanto non perfetta. Roger Federer ha vinto partite a una frequenza più alta di quella di Nadal, ma in termini di punti totali vinti per avversari affrontati, Nadal lo ha surclassato, con il 55.7% contro il 53.5% di Federer. E come visto, Lorenzi è in fondo al campione di 71 giocatori, nonostante sia riuscito a rimanere intorno alla 40esima posizione della classifica. Fortuna, bravura nei momenti che contano e qualche altra circostanza favorevole rendono imperfetta la relazione punti verso vittorie, ma è comunque un valido indicatore.

Non servono troppi punti per aumentare le vittorie totali di un giocatore. L’aumento di solo 0.367 punti per 100 punti si traduce in una vittoria in più sulle 50 partite stagionali giocate. La media punti giocati a stagione è di 8000, quindi sono 29 punti in più ad anno. Le conclusioni sull’analisi dello smash migliore assumono una nuova luce: la differenza di 0.27 punti per 100 punti tra i due estremi è sembrata ininfluente, ma ora ci si accorge che vale quasi una vittoria di una stagione da 50 partite.

Vittorie verso posizioni in classifica

Quello che conta davvero però nel tennis, la sua valuta di scambio universalmente riconosciuta, non solo le vittorie ma la posizione nella classifica generale. Anche la relazione tra vittorie e posizione in classifica è forte ma imperfetta (r^2 = 0.63).

Come osservato, i giocatori di media classifica sono molto vicini in termini di punti totali vinti, con molti di loro che si aggirano sul livello del 50%, anche quando il dato è corretto per la tipologia di avversari. Anche il numero di vittorie non è di grande aiuto per creare separazione tra questi giocatori: in media, un aumento di 0.26 vittorie per 50 partite equivale a una posizione in classifica. Detto in altro modo, se un giocatore vince una partita in più, la sua classifica migliorerà di quattro posizioni. Serve ricordare che non sono postulati scolpiti nella roccia quando si considerano situazioni reali, dipende infatti anche quando e dove sono conseguite quelle vittorie addizionali: il corrispondente incremento di classifica potrebbe variare da nessuna fino a trenta posizioni. Conoscendo le caratteristiche di una tipica vittoria però possiamo meglio comprendere l’impatto di ciascuna vittoria marginale e, per estensione, il valore del vincere dei punti aggiuntivi.

Un punto per mille

Se mettiamo insieme queste due relazioni, otteniamo una nuova regola del pollice comoda anche da un punto di vista numerico. Se l’aumento di una posizione in classifica richiede 0.26 vittorie addizionali ogni 50 partite, e una vittoria aggiuntiva richiede 0.376 punti extra per 100 punti, un rapido giro di calcolatrice dimostra che una posizione in classifica equivale a circa 0.095 punti per 100 punti. Arrotondando a 0.1 per 100 punti, siamo nell’ordine di un punto per 1000 punti.

Un punto addizionale per mille punti è una quantità minuscola, quel tipo di differenza che mai sogneremmo di notare a occhio nudo. Tornei vengono vinti regolarmente senza che un giocatore arrivi a dover giocare così tanti punti; anche per Goffin – che ha servito o risposto più di dodici mila volte quest’anno – si parla di circa una dozzina di punti. Ripensiamo però a tutti quei giocatori raggruppati tra il 49% e il 52% dei punti vinti totali; anche una volta che si è corretto per la tipologia di avversari, tre di loro hanno terminato il 2017 con lo stesso valore di 50.4%, separati da meno di un punto per mille.

La zona della classifica in cui un punto per mille non rappresenta più che un errore di arrotondamento sono le posizioni di vertice massimo. Di solito, un giocatore emerge dal gruppo e i pochi che sono in cima si distanziano da tutti gli altri. Il 2017 non è stato diverso: la differenza corretta per avversario tra Nadal e Federer è stata di un incredibile 2.2% (22 punti per mille punti), mentre il successivo 2.2% fa scendere da Federer fino a tutti i primi 10. Il 2.2% che segue, che si estende all’intervallo tra il 51.1% e il 48.9%, ricomprende altri venti giocatori che, in media, sono separati tra loro da un punto per mille. Se un giocatore cercasse di migliorare la sua classifica dalla 30esima posizione alla 20esima, il percorso sarebbe abbastanza lineare; dalla quinta alla terza posizione invece sarebbe molto meno prevedibile, e probabilmente più difficoltoso.

Se tutto questo sembra inutilmente astruso, posso solo riferirmi ai risultati emersi dall’analisi sullo smash. Ora sappiamo che la variazione di capacità tra giocatori regolarmente attivi sul circuito maggiore nel colpire lo smash vale circa tre posizioni in classifica. Si pensi a cosa voglia dire arrivare a simili conclusioni per dritti, rovesci, discese a rete…roba che scotta! Anche se la strada da percorrere è ancora lunga, questo approccio permette di misurare l’impatto di specifici colpi – e magari anche di tattiche – e trasformare quell’impatto in termini di posizioni in classifica, la valuta di riferimento nel tennis.

The Power of One Point Per Thousand

Le giocatrici migliori al servizio e alla risposta nel 2017

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 9 dicembre 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il 2017 è stato un anno molto altalenante per il circuito femminile. Quali sono state le giocatrici che più si sono distinte al servizio e alla risposta durante la stagione secondo le valutazioni Elo?

Dopo aver visto i giocatori migliori al servizio e alla risposta per il 2017, in questo articolo analizziamo i corrispondenti rendimenti per il tennis femminile. Fare un riepilogo di quali giocatrici abbiano ottenuto le prestazioni migliori è, per certi versi, più interessante che in campo maschile, vista l’imprevedibilità che ha caratterizzato la stagione WTA. Le quattro diverse vincitrici Slam sono prova evidente della competitività del campo partecipanti e della difficoltà di arrivare a stabilire delle “migliori”. Sebbene non esistano parametri in grado di risolvere esaustivamente questo aspetto, le valutazioni Elo basate sul singolo punto possiedono il vantaggio di essere il sistema di portata più ampia tra le metodologie attualmente disponibili, con la possibilità di aggiungere un’altra dimensione al dibattito sull’argomento.

Valutazioni massime al servizio e alla risposta

Le valutazioni massime al servizio e alla risposta indicano il livello più alto raggiunto da una giocatrice durante la stagione. L’immagine 1 riepiloga i massimi al servizio e alla risposta per la WTA, tenendo conto di tutti i punti giocati nei tornei del circuito maggiore durante il 2017 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). I quattro quadranti di suddivisione del grafico indicano li rendimento di una giocatrice rispetto alla media. Quelle più forti sono nel quadrante superiore destro, con valutazioni al servizio e alla risposta più alte della media del circuito. Le giocatrici più deboli sono invece nel quadrante inferiore sinistro, con valutazioni al di sotto della media in entrambe le categorie.

IMMAGINE 1 – Valutazioni massime al servizio e alla risposta nel 2017 sul circuito maggiore WTA

È Coco Vandeweghe a ottenere il rendimento migliore al servizio (1645), raggiungendo il punto di massimo nel torneo di Stanford (che per il 2018 è alla ricerca di una nuova sede). Tra le prime 10 al servizio, Vandeweghe possiede la valutazione più bassa alla risposta, quasi esattamente in media con il resto del circuito. Di questo gruppo, solo Elina Svitolina e Simona Halep hanno massimi alla riposta maggiori di 1600.

Nel 2017, Alize Cornet è stata il Diego Schwartzman del circuito femminile, con il quinto rendimento assoluto alla risposta. Cornet però ha servito al di sotto della media rispetto alle avversarie.

Diverse giocatrici hanno avuto uno scarso rendimento nel 2017 a causa di infortuni, come è stato per Belinda Bencic e Nicole Gibbs.

Le giocatrici che più si sono migliorate

Se pensiamo alle giocatrici che più hanno alzato il livello di gioco al servizio nella stagione, nessuna batte Venus Williams, che ha raggiunto tre finali, di cui due negli Slam. Pur non avendo vinto titoli, è stata una delle giocatrici più solide lungo tutta la stagione. E la sua valutazione al servizio è una conferma di questo. All’ingresso nella seconda parte dell’anno, Williams aveva una valutazione media al servizio di 1570, di 80 punti maggiore di quella di inizio 2017.

IMMAGINE 2 – Giocatrici che più si sono migliorate al servizio nel 2017

Tre delle prime 10 giocatrici nella classifica di quelle che più sono migliorate partivano a inizio anno da un rendimento già molto alto al servizio, cioè Sloane Stephens, Vandeweghe e Karolina Pliskova. Durante la stagione, sono comunque riuscite a migliorare di più di 50 punti nella prestazione al servizio.

Un segnale positivo per la WTA è anche trovare molte delle giocatrici più giovani a percorrere traiettorie di crescita. Tra le prime 15 che più si sono migliorate ci sono giovanissime come Anett Kontaveit, Elise Mertens, Ashleigh Barty e Jelena Ostapenko.

Anastasija Sevastova, che ha raggiunto i quarti di finale agli US Open 2017, è la giocatrice che più si è migliorata alla risposta, aggiungendo 70 punti alla sua valutazione nel corso dell’anno. Vandeweghe e Stephens sono state a ridosso di Sevastova, a pochi punti di distanza come miglioramento complessivo.

IMMAGINE 3 – Giocatrici che più si sono migliorate alla risposta nel 2017

Halep, Garbine Muguruza e Williams sono le tre giocatrici che più si sono migliorate avendo la valutazione più alta alla risposta a inizio stagione. Sebbene nessuna sia cresciuta alla risposta come abbia fatto al servizio, è comunque impressionante che siano riuscite ad alzare la prestazione su entrambi i fronti da un punto di partenza solido a uno estremamente efficace.

Sono queste le dinamiche che rendono l’attesa degli appassionati per la stagione 2018 ancora più palpitante.

Il codice e i dati per quest’analisi sono disponibili qui.

Best WTA Servers and Returners of 2017

Alla ricerca dello smash migliore – Parte 2 (WTA)

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 28 novembre 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

La Parte 1 di quest’analisi (per il circuito maschile).

Gli smash nel tennis femminile

Le giocatrici moderne colpiscono molti meno smash degli uomini, e vincono il punto con lo smash meno frequentemente. Nonostante queste differenze, il ragionamento illustrato nel caso del tennis maschile si applica parimenti al circuito femminile. 

Nella WTA della decade in corso, gli smash diventano un vincente (o inducono a un errore forzato) il 63% delle volte, e consentono di vincere il punti circa il 75% delle volte. Sono entrambi numeri inferiori rispetto agli equivalenti dell’ATP (rispettivamente il 69% e l’81%), ma non in misura così drammatica. La tabella riepiloga la frequenza di vincenti, errori e punti vinti per smash per le 14 giocatrici con almeno 80 smash nel campione di dati del Match Charting Project.

Giocatrice    V/SM   E/SM   PT/SM  
Jankovic      73%    9%     83%  
Williams      72%    13%    81%  
Graf          61%    9%     81%  
Kuznetsova    70%    10%    79%  
Halep         66%    11%    76%  
Wozniacki     61%    16%    74%  
Pliskova      62%    18%    74%  
Radwanska     54%    13%    74%  
Kerber        57%    15%    72%  
Navratilova   54%    13%    71%  
Niculescu     50%    15%    70%  
Muguruza      63%    19%    70%  
Kvitova       59%    22%    68%  
Vinci         58%    14%    68%

Lo storico punto per punto per le donne è meno rappresentativo di quello degli uomini, quindi è più sicuro ipotizzare che la tendenza nella frequenza di smash vincenti sia più simile nel caso degli uomini che delle donne.

Se fosse veramente così, allora l’era di Steffi Graff somiglia a quella presente, mentre negli anni d’oro di Martina Navratilova si assisteva a molti meno smash vincenti o a punti vinti a seguito di uno smash.

È nella differenza tra le opportunità di smash (pallonetti) e gli smash che il gioco femminile si discosta in maniera netta da quello maschile. Come visto in precedenza, gli uomini gestiscono il 72% delle opportunità di smash con uno smash. Nella WTA attuale, il valore corrispondente equivale a meno della metà, cioè il 35%. I numeri di alcune specifiche giocatrici sembrano quasi troppo estremi per essere veri: in 12 partite del campione, Catherine Bellis ha ricevuto 41 pallonetti e colpito 3 smash; in 29 partite, Jelena Ostapenko ha colpito 10 smash di fronte a 103 opportunità di smash. Una generazione fa, la differenza tra i generi era minima: Graf, Martina Hingis, Arantxa Sanchez Vicario e Monica Seles colpivano lo smash almeno in tre quarti delle opportunità a disposizione. Tra le giocatrici in attività, solo Barbora Strycova supera il 70%.

La tabella elenca i numeri relativi alle opportunità di smash per 17 giocatrici con almeno 150 opportunità di smash nel campione del Match Charting Project. La colonna SM/OSM identifica gli smash per opportunità, la V/OSM i vincenti (e gli errori forzati indotti) per opportunità di smash, la E/OSM gli errori per opportunità e la PT/OMS i punti vinti per opportunità di smash.

Giocatrice      SM/OSM  V/OSM  E/OSM  PT/OSM  
Sharapova       12%     57%    11%    76%  
Williams        55%     58%    18%    72%  
Graf            82%     52%    17%    71%  
Pliskova        47%     52%    16%    70%  
Halep           14%     41%    11%    69%  
Suarez Navarro  25%     33%     9%    69%  
Bouchard        29%     50%    18%    68%  
Azarenka        35%     52%    17%    67%  
Kerber          39%     42%    14%    66%  
Muguruza        43%     51%    18%    66%  
Niculescu       57%     41%    19%    65%  
Kvitova         48%     50%    19%    65%  
Radwanska       44%     42%    18%    65%  
Konta           30%     47%    21%    64%  
Wozniacki       36%     44%    18%    64%  
Svitolina       14%     38%    14%    63%  
Navratilova     67%     42%    26%    58%

È subito chiaro dalla parte alta dell’elenco che quello femminile è un diverso tipo di tennis. Maria Sharapova non sceglie quasi mai di colpire uno smash, ma di fronte a un pallonetto è la migliore del gruppo. Segue Serena Williams, che colpisce quasi più smash di quasi tutte le giocatrici in attività considerate, e quasi possiede la migliore percentuale di realizzazione. Ricordiamo che per gli uomini esiste una modesta correlazione positiva tra smash colpiti per opportunità di smash e punti vinti per opportunità di smash. In questo caso, la relazione è più debole e leggermente negativa.

Visto che la maggior parte delle giocatrici colpisce così pochi smash, utilizzare la Probabilità di Punto Aggiunta (PPA) per valutare la bravura nel colpire lo smash è di poca soddisfazione. Graf era eccezionalmente brava, in linea con la capacità di Tsonga di estrarre valore dallo smash, ma tra le giocatrici in attività, solo Williams e Victoria Azarenka possono vantare uno smash del valore di quasi un punto ogni mille. All’estremo opposto, Monica Niculescu è quasi tanto inefficiente quanto era brava Graf, a suggerire che dovrebbe trovare un modo per gestire più opportunità di smash con il dritto tagliato per cui è famosa.

La tabella riporta lo stesso gruppo di giocatrici (tranne Navratilova, la cui era rende sfalsati confronti in termini di PPA), con la PPA di smash per 100 punti (SM PPA/100) e la PPA delle opportunità di smash per 100 punti (SMO PPA/100).

Giocatrice        SM PPA/100   OSM PPA/100  
Sharapova         0.03         0.21  
Williams          0.09         0.15  
Graf              0.15         0.14  
Pliskova          -0.01        0.09  
Suarez Navarro    0.04         0.08  
Halep             0.00         0.07  
Bouchard          -0.02        0.03  
Azarenka          0.08         0.00  
Kerber            -0.03        -0.02  
Muguruza          -0.07        -0.03  
Kvitova           -0.07        -0.04  
Niculescu         -0.13        -0.06  
Wozniacki         -0.01        -0.07  
Radwanska         -0.02        -0.07  
Konta             -0.12        -0.08  
Svitolina         0.01         -0.09

L’elenco è ordinato sulla base della PPA delle opportunità di smash, che dà indicazione di un aspetto molto più rilevante nel tennis femminile. La bravura di Sharapova nel rispondere al pallonetto la distanzia nettamente dal resto del gruppo, con un valore medio superiore a un punto ogni 500, con Williams e Graf non troppo indietro. La distanza tra queste giocatrici di cui si hanno molti più dati – dallo 0.21 di Sharapova al -0.09 di Elina Svitolina – è piuttosto ridotta rispetto a quanto lo sia negli uomini, ma in presenza di estremi come Sharapova e Del Potro, è difficile trarre conclusioni scolpite nella pietra da un insieme ristretto di giocatori, non importa se espressione dell’élite del tennis.

Considerazioni finali

L’approccio illustrato per quest’analisi, volta a misurare l’impatto dello smash e della bravura nello sfruttare le opportunità di smash, potrebbe essere utilizzato per altre tipologie di colpo. Grazie alla loro semplicità, gli smash sono un buon punto di partenza: molti terminano lo scambio e, anche quando questo non accade, garantiscono di fatto che un giocatore, o una giocatrice, vincerà il punto. Anche se poi gli smash si rivelano un po’ più complessi di quanto non appaia inizialmente, le problematiche che emergono dall’applicare un simile algoritmo a, per esempio, i rovesci e le opportunità di rovescio, sono di risoluzione considerevolmente più difficile. In ogni caso, rimango della convinzione che questo algoritmo rappresenti un punto di partenza promettente per affrontare un giorno analisi estremamente sofisticate.

Measuring the Best Smashes in Tennis

Alla ricerca dello smash migliore – Parte 1 (ATP)

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 28 novembre 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come possiamo identificare i colpi migliori nel tennis? Sembra, all’apparenza, un quesito dalla risposta immediata. Grazie ai dati punto per punto raccolti in più di 3500 partite del Match Charting Project, siamo in grado di verificare ogni occorrenza del colpo in questione e determinarne l’esito. Se un giocatore colpisce molti vincenti o vince molti dei punti successivi a quel colpo, è probabile che sia un colpo in cui riesce molto bene. Svariati errori non forzati invece potrebbero indurci a pensare al contrario.

Poco tempo fa un amico mi ha chiesto: chi possiede lo smash migliore tra gli uomini? Rispetto ad altri colpi, come ad esempio il rovescio tagliato, dovrebbe essere abbastanza facile valutare gli smash, visto che in larga parte sono colpi che chiudono lo scambio – nel tennis maschile attuale (parlerò di quello femminile nella seconda parte) il 69% è rappresentato da vincenti o da errori forzati – aspetto che semplifica il problema.

L’algoritmo più diretto per trovare una risposta consiste nel determinare la frequenza con cui un punto si conclude in favore del giocatore che ha colpito lo smash, grazie a un vincente o a un errore forzato. Possiamo chiamare questo rapporto “V/SM”. Nel Match Charting Project ci sono ottanta giocatori con almeno dieci partite nel circuito maggiore e il rapporto V/SM per quei giocatori va dall’84% (di Jeremy Chardy) fino al 30% (di Paolo Lorenzi). Sono estremi appartenenti a giocatori con un insieme di dati relativamente ridotto; se limitiamo l’analisi ai giocatori con almeno 90 smash, l’intervallo non è così ampio. Il migliore è Jo Wilfried Tsonga, con il 79%, il “peggiore” è Ivan Lendl, con il 57%. È un po’ ingiusto definire Lendl il peggiore, visto che negli anni la frequenza di smash vincenti è significativamente aumentata, e quella di Lendl è inferiore alla media degli anni ’80 solo di un paio di punti percentuali. Tra i giocatori in attività presenti nel campione che hanno almeno 90 smash è Stanislas Wawrinka ad alzare il livello minimo, con un V/SM del 65%.

Possiamo analizzare gli effetti di lungo periodo degli smash di un giocatore senza aggiungere eccessiva complessità. Se terminare un punto con lo smash è una situazione ideale, la maggior parte dei giocatori si accontenterebbe di vincere il punto. Quando colpiscono uno smash, i giocatori odierni finiscono per vincere il punto l’81% delle volte, andando dal 97% (di nuovo Chardy) al 45% (di nuovo Lorenzi). È sempre Tsonga a guidare il campione più ampio di giocatori, vincendo il 90% dei punti a seguito di uno smash e, tra i giocatori in attività, Wawrinka rimane ultimo, con il 77%.

La tabella elenca tutti i giocatori con almeno 90 smash nel database del Match Charting Project, con indicazione del relativo rapporto vincenti (ed errori forzati indotti dallo smash) per smash (V/SM), errori per smash (E/SM) e punti vinti per smash (PT/SM).

Giocatore    V/SM   E/SM   PT/SM  
Tsonga       78%    6%     90%  
Berdych      76%    6%     88%  
Sampras      75%    7%     86%  
Federer      73%    7%     86%  
Nadal        69%    7%     84%  
Raonic       73%    9%     82%  
Murray       67%    6%     82%  
Nishikori    68%    11%    81%  
Ferrer       71%    9%     81%  
Agassi       67%    8%     80%  
Djokovic     66%    9%     80%  
Edberg       62%    12%    78%  
Wawrinka     65%    10%    77%  
Lendl        57%    13%    71%

Sono numeri che indicano chiaramente su quali giocatori si dovrebbe scommettere se mai venisse organizzata una gara degli smash nello stile di quella delle schiacciate all’All Star Game della NBA. Ancora meglio, non ci si macchia di alcuna pesante offesa nei confronti del buon senso: ci si attende infatti di vedere Tsonga e Roger Federer in cima alla lista, e sarebbe stato strano trovare Novak Djokovic troppo lontano dal fondo.

Opportunità di smash

Dobbiamo però fare meglio di così. Quasi tutti i colpi di una partita sono frutto di una decisione del giocatore che li colpisce: meglio topspin o taglio? Rovescio o dritto girando intorno alla pallina? Approccio a rete o linea di fondo? Molti smash sono una scelta ovvia, ma molti altri non lo sono. I giocatori fanno scelte diverse tra loro e, per valutare un colpo specifico, bisogna riformulare la domanda in modo più puntuale. Invece di cercare un vago “il migliore”, dovremmo orientarci a capire quale giocatore ottiene il massimo dai suoi smash. Le domande sono certamente simili, ma non identiche.

Espandiamo la visuale per integrare quelle che potremmo chiamare “opportunità di smash”. Anche in questo caso, come tipologia di colpo lo smash rende l’analisi più semplice. Possiamo definire un’opportunità di smash come un pallonetto colpito dall’avversario (con un campione di dati imperfetto, c’è una complicazione aggiuntiva, perché a volte i colpi che precedono lo smash sono codificati come colpi a rimbalzo in topspin o tagliati. Le ho comunque considerate opportunità di smash). Nel tennis maschile moderno, circa il 72% dei pallonetti comportano uno smash, il resto è giocato come vincente o gestito con un altro colpo. Ogni giocatore ha la sua strategia: Federer, Pete Sampras e Milos Raonic colpiscono lo smash di fronte a più dell’84% di opportunità. Pochi giocatori si fermano sotto al 50%: Nick Kyrgios ad esempio ha colpito uno smash solo 20 volte sulle 49 opportunità del campione (il 41%). Tra i giocatori di cui si hanno più dati a disposizione, Juan Martin Del Potro ha scelto di colpire lo smash 61 volte su 114 (il 54%) e Andy Murray 271 su 433.

Naturalmente, non tutti i pallonetti sono uguali tra loro. Quando il numero di punti è molto alto, ci si attende una normalizzazione nella tipologia, ma anche in quella circostanza, lo stile complessivo di gioco può influenzare le opportunità di smash che un giocatore si trova ad avere. Ma questo è un’aspetto più complicato e per un’analisi separata; per il momento, è più facile ipotizzare che la combinazione di opportunità di smash per ciascun giocatore sia pressoché identica, pur tenendo a mente la probabilità di aver nascosto un po’ di complessità sotto al tappeto.

Con una varietà così ampia di smash per opportunità di smash (SM/OSM), è evidente che per alcuni giocatori gli smash in media siano più difficili che per altri. Federer colpisce circa la metà delle opportunità di smash rispetto, ancora, a quanto faccia Del Potro, indicazione che i tentativi di Federer arrivano su pallonetti più difficili da gestire di quelli di Del Potro; e sui tentativi più difficili, Del Potro sceglie un colpo diverso. Quando decide di giocare lo smash infatti, raggiunge un livello di efficacia molto alto, vincendo l’84% di quei punti, ma è probabile che, se colpisse lo smash con la stessa frequenza di Federer, non arriverebbe a una percentuale di successo altrettanto redditizia.

Questo fa pensare a una domanda leggermente differente: quali sono i giocatori più efficaci in presenza di opportunità di smash? Lo smash di per sé non è necessariamente così importante, poiché se un giocatore è ugualmente efficace con, ad esempio, un dritto o un rovescio al volo, non giocare lo smash diventa irrilevante. Lo smash è semplicemente uno strumento efficace utilizzato dalla maggior parte dei giocatori in occasioni di questo tipo.

Le opportunità di smash non offrono la stessa garanzia di risultato degli smash: nel tennis maschile moderno, i giocatori vincono il 72% dei punti dopo aver ricevuto un’opportunità di smash dall’avversario e il 56% dei colpi che seguono diventano un vincente o inducono a un errore forzato. Stiamo andando un po’ fuori strada, ma queste considerazioni permettono di affrontare una questione di portata più ampia sul gioco, perché le opportunità di smash rappresentano un numero di colpi maggiore degli smash.

La tabella elenca tutti i giocatori con almeno 99 opportunità di smash nel campione dati del Match Charting Project, insieme alla frequenza con cui colpiscono lo smash (SM/OSM), con cui colpiscono vincenti o inducono errori forzati a seguito di opportunità di smash (V/OSM), con cui commettono un errore (E/OSM) e con cui vincono un punto quando ricevono il pallonetto (PTV/OSM). Come nell’elenco precedente, i giocatori sono classificati sulla base dei punti vinti riportati nell’ultima colonna a destra.

Giocatore   SM/OSM  V/OSM  E/OSM  PTV/OSM  
Tsonga      80%     68%    13%    80%  
Federer     84%     66%    13%    78%  
Sampras     86%     68%    15%    78%  
Berdych     75%     66%    16%    76%  
Raonic      85%     67%    14%    76%  
Djokovic    81%     60%    13%    75%  
Anderson    66%     57%    12%    74%  
Nadal       74%     57%    16%    73%  
Agassi      77%     62%    17%    73%  
Becker      85%     59%    18%    72%  
Wawrinka    79%     58%    15%    72%  
Nishikori   72%     57%    17%    70%  
Murray      63%     52%    15%    70%  
Thiem       66%     52%    11%    70%  
Ferrer      71%     57%    17%    69%  
Cuevas      73%     54%    14%    67%  
Edberg      81%     52%    23%    65%  
Borg        81%     41%    20%    63%  
Del Potro   54%     48%    19%    60%  
Lendl       74%     45%    28%    59%  
McEnroe     74%     43%    24%    56%

C’è molta somiglianza nella graduatoria delle due tabelle, con nomi quali Federer, Sampras e Tsonga in cima. Ci sono però anche differenze chiave: Djokovic e Wawrinka sono particolarmente efficaci in risposta a un pallonetto con colpi che non siano necessariamente uno smash, mentre Del Potro è l’opposto, comparendo quasi in fondo all’elenco nonostante sia molto efficace con lo smash.

La frequenza con cui un giocatore trasforma opportunità di smash in smash possiede un impatto sulla sua percentuale di successo complessiva sulle opportunità di smash, ma la relazione non è così forte (r^2 = 0.18). Anche colpi alternativi come dritto/rovescio al volo o dritti da centro campo consentono di vincere il punto con una buona probabilità.

Il valore dello smash

Torniamo alla mia domanda, nella versione rivista: quale giocatore ottiene più valore dallo smash? Per una buona risposta, è necessario determinare la frequenza con cui lo smash è colpito e con quale successo. Una volta quantificate queste due variabili, siamo in grado di verificare quanto uno smash valido o, viceversa, uno colpito male, possano incidere sulla prestazione finale di un giocatore, misurata con i punti complessivamente vinti, e quanto uno smash fantastico si discosti da uno pessimo.

Come detto, un giocatore del circuito maggiore attuale vince mediamente il punto l’81% delle volte in cui colpisce uno smash. Esprimiamo lo stesso concetto in termini di probabilità di vincere un punto: quando un pallonetto è in aria e un giocatore posiziona la racchetta per colpire lo smash, la sua probabilità di vincere il punto è dell’81%, poiché gran parte del lavoro è già stato fatto avendo creato una situazione così favorevole. Se il giocatore in questione finisce per vincere il punto, lo smash ha aumentato la probabilità di 0.19 punti percentuali (dallo 0.81 all’1%), se invece finisce per perdere il punto, lo smash ha fatto diminuire la probabilità di 0.81 punti percentuali (dallo 0.81 allo 0%). Un giocatore che colpisce cinque smash vittoriosi consecutivamente ha uno smash che vale circa un intero punto: 5 moltiplicato per 0.19 è uguale a 0.95.

Possiamo usare questa semplice formula per stimare quanto valga lo smash di ciascun giocatore, espresso in punti. Lo chiamiamo Probabilità di Punto Aggiunta (PPA). Da ultimo, dobbiamo inserire nel calcolo la frequenza con cui viene colpito lo smash. Per farlo, dividiamo la PPA per il numero totale di punti giocati, e moltiplichiamo per 100 per rendere il risultato più leggibile. La statistica diventa quindi PPA per 100 punti, e riflette l’impatto dello smash in una tipica partita di breve durata. La maggior parte dei giocatori ha un numero simile di opportunità di smash ma, come osservato in precedenza, alcuni decidono di colpire più smash di altri. Quando dividiamo per il numero di punti, diamo maggior merito ai quei giocatori che ricorrono più spesso allo smash.

L’impatto complessivo dello smash si rivela essere minimo. La tabella elenca i giocatori dagli anni ’90 con almeno 99 opportunità di smash nel campione di dati a disposizione, e la relativa PPA dello smash per 100 punti.

Giocatore     SM PPA/100  
Tsonga        0.17  
Sampras       0.11  
Berdych       0.11  
Federer       0.10  
Nadal         0.05  
Raonic        0.04  
Del Potro     0.02  
Murray        0.01  
Anderson      0.01  
Nishikori     0.00  
Ferrer        0.00  
Agassi        0.00  
Djokovic      -0.02  
Wawrinka      -0.07  
Thiem         -0.07  
Cuevas        -0.10

È sempre Tsonga a dominare incontrastato, dalla misurazione più elementare a quella più complessa. Il suo 0.17 di PPA dello smash per 100 punti significa che la qualità dei suoi smash gli garantisce circa un punto aggiuntivo (rispetto alla media del circuito) ogni 600 punti. Non sembra molto, ed effettivamente non lo è: Tsonga colpisce meno di uno smash ogni 50 punti e, per quanto il suo sia accurato, anche il giocatore medio possiede uno smash molto affidabile.

Riusciamo anche a farci un’idea di quanto siano tra loro distanti i giocatori rispetto all’abilità nel colpire lo smash. Tra quelli in attività, il ritardatario del gruppo è Pablo Cuevas, con lo -0.1 di PPA per 100 punti: la sua inefficacia con lo smash gli costa un punto ogni mille giocati. Si può fare anche peggio – Lorenzi ottiene il -0.65 di PPA, seppur in un campione ridotto di dati – ma se limitiamo l’analisi ai giocatori con più informazioni punto per punto, la differenza tra estremo superiore e inferiore è a malapena di 0.25 di PPA per 100 punti, cioè un punto ogni 400.

Da quest’ultimo elenco ho escluso molti giocatori delle generazioni precedenti. Come detto, la frequenza di smash vincenti in quel periodo era in media inferiore, quindi valutare leggende come John McEnroe o Bjorn Borg attraverso una formula di probabilità di punto basata su dati del tennis attuale sarebbe totalmente errato. Con Sampras e Andre Agassi siamo però al sicuro, visto che la frequenza con cui i giocatori trasformano smash in punti vinti è rimasta abbastanza stabile dall’inizio degli anni ’90.

Il valore della risposta al pallonetto

Dopo aver visto l’impatto potenziale della bravura con lo smash, ampliamo nuovamente il raggio d’azione per verificare l’impatto potenziale della bravura con le opportunità di smash. Prima che un giocatore decida come rispondere a un pallonetto, la sua probabilità di vincere il punto è di circa il 72%. Quindi, utilizzare un colpo che porta alla vittoria del punto vale 0.28 punti percentuali di PPA, mentre una scelta che determina la perdita del punto si traduce in una PPA di -0.72.

Ci sono più opportunità di smash che smash e maggiori margini di miglioramento come media (72% invece che 81%), dovremmo quindi attenderci un intervallo più ampio di valori PPA per 100 punti. In altre parole, dovremmo attenderci che la bravura nella risposta al pallonetto, che comprende lo smash come possibile colpo, sia più importante della bravura specifica nel colpire uno smash.

La differenza è modesta, sembra però che la bravura nella risposta al pallonetto abbia un’ampiezza maggiore di quella nel colpire lo smash. La tabella mostra il medesimo gruppo di giocatori, sempre con indicazione della loro PPA per 100 smash (SM PPA/100) e con anche i valori della PPA/100 per le opportunità di smash (OSM PPA/100).

Giocatore    SM PPA/100   OSM PPA/100  
Tsonga       0.17         0.18  
Federer      0.10         0.16  
Sampras      0.11         0.16  
Raonic       0.04         0.12  
Berdych      0.11         0.09  
Anderson     0.01         0.08  
Djokovic     -0.02        0.07  
Nadal        0.05         0.03  
Agassi       0.00         0.01  
Wawrinka     -0.07        0.00  
Nishikori    0.00         -0.03  
Murray       0.01         -0.03  
Thiem        -0.07        -0.05  
Ferrer       0.00         -0.06  
Cuevas       -0.10        -0.12  
Del Potro    0.02         -0.19

Sono ancora Djokovic e Del Potro a catturare l’attenzione, in qualità di giocatori la cui bravura nello smash non rappresenta accuratamente la bravura nelle opportunità di smash. Djokovic è di poco sotto la media con gli smash, ma qualche gradino sopra sulle opportunità di smash. Del Potro invece supera di poco la media nel colpire lo smash, ma ottiene risultati decisamente negativi quando deve fronteggiare un pallonetto.

Siamo quindi in grado di misurare i migliori smash nel tennis, di mettere a confronto i giocatori e arrivare a un’impressione complessiva dell’importanza di questo colpo. Abbiamo però visto anche che non basta considerare solo gli smash, ma che si può conoscere di più dell’abilità di un giocatore allargando l’analisi alle opportunità di smash.

Nella seconda parte, i risultati ottenuti per il circuito femminile.

Measuring the Best Smashes in Tennis

I giocatori migliori al servizio e alla risposta nel 2017

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 2 dicembre 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Qual è stato il miglior giocatore al servizio nel 2017? E alla risposta? Quali sono i giocatori che hanno ottenuto i miglioramenti più significativi al servizio e alla risposta? Con l’ausilio del sistema di valutazione Elo per entrambe le categorie, quest’analisi identifica le prestazioni che più hanno spiccato nel corso della stagione.

Nel tennis, come in generale nell’esperienza comune, dicembre è un mese di riflessioni e bilanci sull’anno che sta per chiudersi. Guardando ai risultati del 2017, quali sono i giocatori che possano ritenersi più soddisfatti?

In un recente articolo, ho introdotto un sistema specifico Elo per definire il rendimento al servizio e alla risposta di un giocatore. Sono valutazioni che tengono in considerazione tutti i punti giocati nei tornei disputati da quel giocatore nel circuito maggiore, facendone un sistema di valutazione onnicomprensivo e con un livello di dettaglio ideale per definire prestazioni d’eccellenza, al servizio e alla risposta.

Valutazioni massime al servizio e alla risposta

L’immagine 1 riepiloga le valutazioni al servizio e alla risposta dei giocatori che nel 2017 hanno giocato almeno dieci tornei sul circuito maggiore (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). L’asse delle ordinate mostra il valore più alto raggiunto al servizio, mentre l’asse delle ascisse mostra il valore più alto raggiunto alla risposta, considerando tutti i punti giocati durante la stagione.

I quattro quadranti sono definiti dal punteggio che identifica la media del valore più alto ottenuto al servizio (1570) e alla risposta (1472). L’appartenenza di un giocatore a uno specifico quadrante caratterizza il suo rendimento nel 2017 rispetto alla media. Ad esempio, i giocatori nel quadrante superiore di destra sono quelli con i risultati migliori (avendo ottenuto valutazioni superiori alla media sia al servizio che alla risposta), mentre i giocatori nel quadrante inferiore di sinistra sono quelli con il rendimento di cui andare meno fieri (avendo ottenuto valutazioni inferiori alla media in entrambe le categorie).

IMMAGINE 1 – Valutazioni massime al servizio e alla risposta nel 2017 sul circuito maggiore ATP

Non sorprende che i due punteggi più alti del quadrante con i risultati migliori siano quelli di Roger Federer e Rafael Nadal. Con 1666 punti di valutazione, Federer ha il secondo valore massimo dietro solo a Kevin Anderson, che è arrivato a 1681. Forse più sorprendente è vedere Nadal al terzo posto al servizio, davanti a specialisti come John Isner e Ivo Karlovic. Come ho evidenziato in precedenza, questo non va attribuito al dominio sulla terra battuta di Nadal, visti i diversi massimi che ha ottenuto al servizio durante tutto il 2017.

Gli applausi vanno tributati anche a Dominic Thiem, che ha ottenuto la seconda migliore valutazione alla risposta di tutto l’anno. Thiem ha raggiunto il suo massimo durante i tornei sulla terra e anche un miglioramento minimo del rendimento al servizio potrebbe metterlo nelle condizioni di aspirare alla vittoria del Roland Garros.

Uno dei quadranti in cui figurano meno giocatori è quello dei forti alla risposta e deboli al servizio. Il padrone assoluto qui è Diego Schwartzman, il migliore alla risposta di un gruppo che comprende Gilles Simon, Jared Donaldson e il vincitore delle finali Next Gen di Milano Hyeon Chung. Tra i rendimenti più deludenti troviamo quelli di Bernard Tomic, Florian Mayer e Radu Albot, tutti con valutazioni tra le più basse al servizio e alla risposta tra i giocatori di classifica più alta.

I giocatori che più si sono migliorati

Un limite del considerare i massimi del rendimento è quello di porre specifica attenzione a un solo momento della traiettoria valutativa di un giocatore, disinteressandosi dei differenti modi in cui ciascuno ha raggiunto la massima valutazione. Alcuni giocatori infatti potrebbero essere arrivati un singolo massimo per poi recedere con l’avanzare della stagione. Altri potrebbero aver avuto una valutazione continua ma piatta per tutto l’anno. Altri ancora potrebbero aver avuto una progressione costante durante la stagione.

Delle dinamiche che hanno coinvolto i giocatori nel circuito maggiore, una di quelle che più mi interessa è relativa ai giocatori che si sono migliorati. Per valutare quali si siano migliorati di più, ho confrontato la valutazione al servizio e alla risposta di ciascun giocatore nel primo punto giocato all’inizio dell’anno (avendo considerato il livello raggiunto nel 2015 e nel 2016) con la valutazione mediana nel secondo semestre, utilizzando quest’ultimo come riferimento del livello tipico raggiunto verso la fine della stagione.

Sulla base di questo criterio, Nadal è il giocatore che maggiormente è migliorato al servizio. Si tratta di un risultato incredibile, visto che Nadal partiva già da un punteggio molto alto al servizio (1524), a differenza di giocatori come Alexandr Dolgopolov, il secondo della lista, il cui margine di miglioramento all’inizio dell’anno era molto più ampio.

IMMAGINE 2 – Giocatori che più si sono migliorati al servizio nel 2017

Un altro giocatore di rilievo tra i primi 30 di questo elenco è il semifinalista di Wimbledon Sam Querrey, e il preferito dei tifosi Juan Martin Del Potro. Il giocatore della Next Gen più in alto in classifica e Denis Shapovalov, al quinto posto assoluto.

Se tra i giocatori che più si sono migliorati al servizio troviamo molti veterani del circuito, il primo posto dell’analoga classifica alla risposta è di Andrey Rublev, che, giunti alla seconda parte della stagione, aveva incrementato di più di 80 punti. Si dovrebbero fare i complimenti anche al ventenne Tommy Paul, in qualità di quinto giocatore che più si è migliorato alla risposta.

IMMAGINE 3 – Giocatori che più si sono migliorati alla risposta nel 2017

Tra i primi 10 di questo elenco ci sono tre giocatori che hanno iniziato con una valutazione superiore a 1400 (un livello alto alla risposta), tra cui Stanislas Wawrinka (al secondo posto), Pablo Carreno Busta (al sesto posto) e Nadal (all’ottavo posto).

È più facile aspettarsi un miglioramento da quei giocatori che si riprendono da un crollo di risultati o che si stanno affermando nel circuito, certamente meno da quelli che sono già i migliori in termini di rendimento. Per questo la presenza di Nadal in cima a entrambe le classifiche di miglioramento è uno dei risultati più sorprendenti dell’analisi.

Nadal inevitabilmente solleva la tematica dell’effetto superficie. Il modo in cui ho calcolato il miglioramento dovrebbe bilanciare la predominanza di una superficie nel rendimento di un giocatore, ma sarebbe certamente interessante confrontare prestazioni specifiche per superficie sia in riferimento ai massimi che al miglioramento.

Per ora, adotterò lo stesso approccio per valutare, la prossima settimana, il circuito femminile nel 2017.

Il codice e i dati per quest’analisi sono disponibili qui.

Best ATP Servers and Returners of 2017

Rendimenti superiori in Coppa Davis

di Peter Wetz // TennisAbstract

Pubblicato il 4 dicembre 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Le valutazioni Elo specifiche per superficie sono uno strumento molto efficace per valutare il rendimento di un giocatore. La tradizionale conclusione della stagione, con la finale di Coppa Davis, offre nuovamente la possibilità di verificare quali giocatori diano il meglio difendendo i colori della propria nazione e quali invece subiscano la pressione dettata dall’importanza dell’evento (per inciso, non sono un estimatore della parola offseason, che definisce l’intervallo temporale tra la fine della stagione regolare e la sua ripresa l’anno successivo, perché ci sono comunque tornei del circuito ITF e i play-off di assegnazione delle wild card per gli Australian Open 2018).

Come già accennato, le valutazioni Elo si sono dimostrate un metodo migliore per rappresentare la bravura di un giocatore rispetto alla classifica ufficiale ATP. Quindi, mettere a confronto le vittorie attese rispetto a quanto previsto da Elo con le vittorie effettive consente di avere un’idea più chiara su quali giocatori abbiano mantenuto un rendimento superiore alle aspettative.

Ai fini di questa valutazione, il perimetro di analisi comprende tutte le partite del World Group e del Group 1 dal 1980. Si tratta di un campione con circa 5000 partite, fino ai quarti di finale del World Group 2017, in cui compaiono solo i giocatori con almeno quindici partite giocate.

Iniziamo con la statistica più immediata, la percentuale vittorie-sconfitte. La tabella mostra i primi dieci record vittorie-sconfitte di tutti i giocatori del campione (l’ultima colonna evidenzia quelli ancora in attività).

Giocatore    Vitt  Sconf  Perc   Attivi
Nadal	     20	   1      95%    1
Becker	     31	   2      94%    0
Murray	     25	   3      90%    1
Taroczy	     23	   3      89%    0
Ferrer	     20	   3      87%    1
Agassi	     23	   4      85%    0
Federer	     40	   7      85%    1
Djokovic     27	   5      84%    1
Vilas	     16	   3      84%    0
Medvedev     16	   3      84%    0

Come prevedibile, si trovano nell’elenco i Fantastici Quattro e altri grandi di sempre. La storia però non finisce qui. Ci si aspetta da Rafael Nadal la vittoria della maggior parte delle partite, ed effettivamente così accade. Per un giocatore come lui, è difficile superare le aspettative.

Se calcoliamo quanto un giocatore riesca ad andare oltre le attese, otteniamo una fotografia più nitida della situazione, visto anche che siamo alla ricerca dei più forti in Coppa Davis. Le vittorie attese sono calcolate sulla base di un’equa ripartizione tra Elo specifico per superficie e Elo complessivo, metodo che si è dimostrato essere superiore nel fornire risultati più accurati.

La tabella mostra i migliori e i peggiori cinque giocatori in assoluto (prima tabella) e tra quelli in attività (seconda tabella) in termini di rendimento superiore e inferiore (over/under o +/-) rispetto alle vittorie attese. La colonna “V” è relativa alle vittorie effettive, la “Va” sono le vittorie attese, “+/-“ è la percentuale di rendimento over/under, “attivi” sono i giocatori in attività.

Giocatore    V	  Va	+/-	Attivi
Maciel       11	  6	72%	0
Zivojinovic  20	  11	72%	0
Pospisil     9	  5	71%	1
Ungur	     6	  3	56%	1
Bhupathi     5	  3	55%	0
...
Masur        7	  10    -31%	0
Lareau       7	  10    -31%	0
Blake	     7	  10    -36%	0
Kiefer	     6	  10    -40%	0
Khan	     2	  4     -57%	0
Giocatore    V	  Va	+/-	Attivi
Pospisil     9	  5	71%	1
Ungur	     6	  3	56%	1
Golubev	     13	  8	46%	1
Wu	     14	  9	45%	1
Darcis	     15	  11	35%	1
...
Mayer	     7	  8     -14%	1
Muller	     9	  10    -15%	1
Falla	     8	  9     -17%	1
Isner	     9	  11    -19%	1
Melzer	     20	  25    -22%	1

I risultati sembrano dare credito ad alcuni postulati della saggezza popolare tennistica. Ad esempio, che Steve Darcis, nonostante la recente sconfitta nella finale contro la Francia, superi le aspettative. O che Jurgen Melzer sia noto per deludere regolarmente i tifosi austriaci (in sua difesa, ha regalato anche molti momenti di gioia).

Nella scelta di un eroe della Coppa Davis tra i giocatori in attività e quelli ritirati, Andrey Golubev e Slobodan Zivojinovic sono degli ottimi candidati. Golubev ha un record di 13-6 (68% di vittorie), con un rendimento superiore alle attese del 46%. Rappresenta una buona combinazione di giocatore in grado di battere con regolarità quelli contro cui dovrebbe vincere e ottenere più della sua parte di vittorie a sorpresa di lusso (Stanislas Wawrinka e David Goffin nel 2014, Melzer nel 2013 e Tomas Berdych nel 2011).

Zivojinovic ha raggiunto simili successi con un record di 20-8 (71%), a fronte di un rendimento superiore alle attese del 72%. Ha riportato sei vittorie su dieci in cui la valutazione Elo vedeva la sua probabilità di vittoria non maggiore del 25%. Inoltre, ha perso solo una partita nella quale la probabilità di vittoria era maggiore del 35%.

Quest’analisi approfondisce il merito delle valutazioni Elo nella quantificazione del rendimento di un giocatore, identificando quelli che hanno (e non hanno) mostrato un sostanziale miglioramento rispetto alle attese previste dall’algoritmo basato sui risultati nel circuito maggiore. Uno spunto per ricerche future potrebbe essere quello di identificare gli eroi della Coppa Davis in doppio: in assenza di spareggi ininfluenti a risultato acquisito (visto che il doppio si gioca al sabato, in cui i possibili punteggi sono di 1-1 o 2-0 per una delle due squadre e il passaggio del turno arriva con la conquista di tre punti n.d.t.), la posta in palio è sempre più alta.

Overperforming in Davis Cup

I migliori nelle partite al meglio dei cinque set

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 16 gennaio 2014 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il format al meglio dei cinque set adottato dai tornei dello Slam per il singolare maschile favorisce i giocatori con resistenza fisica e mentale. Conferisce anche un vantaggio ai più forti, perché riduce il numero di occasioni in cui l’esito è governato dal caso.

I risultati relativi alle partite al meglio dei cinque set però non sono sempre la guida più utile. Un giocatore che si trova spesso nei turni finali di uno Slam affronta avversari difficili più frequentemente di quanto gli capiterebbe in un ATP 250 o 500. Dovremmo quindi attenderci che molti giocatori abbiano un record peggiore nelle partite sulla lunga distanza, non perché ci sia una tendenza specifica in merito, ma per tabelloni costantemente molto impegnativi.

Se tenessimo conto di queste variabili – la bravura dell’avversario e una vantaggio strutturale dei favoriti nel format al meglio dei cinque set – chi sarebbe il giocatore più forte? Quali giocatori supererebbero maggiormente le aspettative nei tornei dello Slam?

Prima di restringere la ricerca ai giocatori dal curriculum più consolidato, iniziamo con alcuni nomi inusuali:

  • tra i giocatori con cento partite nel circuito maggiore, quello che negli Slam ha superato di più le attese è Bernard Tomic. Di 35 partite Slam giocate, ne ha vinte venti nonostante una classifica che suggeriva ne avrebbe vinte solo undici, l’82% in più. Nei tornei non Slam, Tomic ha giocato a un livello in linea con la sua classifica. Per quanto modesto sia il suo record, nessun giocatore tra quelli in attività si avvicina a questo divario percentuale;
  • se si sale a duecento partite in carriera, troviamo…Daniel Istomin. Il suo record di 21-21 negli Slam non sembra destare particolare impressione fino a che non si considera che non è mai stato testa di serie. La sua classifica lascia intendere che avrebbe dovuto vincere solo sedici partite;
  • la parata di giocatori sfavoriti continua anche arrivando alle trecento partite in carriera. Victor Hanescu ha fatto meglio delle attese nelle partite al meglio dei cinque set di un solido 20%, con un record di 28-32 a fronte di una classifica nelle retrovie che prevedeva vincesse solo ventitré partite.

Occupiamoci ora dei nomi che contano. Avevo intenzione di considerare in questa ricerca solo i giocatori attivi, ma se si torna indietro abbastanza da ricomprendere la carriera di giocatori come Radek Stepanek e Tommy Haas, si finisce per far rientrare anche molte ex stelle del circuito. E, in questo caso, è Marat Safin a emergere.

Il record di Safin negli Slam è stato di 95-41, eccellente secondo tutti gli standard. La sua percentuale di vittorie del 70% è stata di circa il 14% più alta di quanto la combinazione della classifica e della bravura degli avversari stimasse. Se negli Slam ha ecceduto le attese, negli altri tornei ha fatto peggio, vincendo quasi il 10% in meno delle partite al meglio dei tre set rispetto a quanto pronosticato nel corso della sua carriera.

Nessuno degli attuali primi 10 possiede un divario così accentuato tra rendimento in partite al meglio dei cinque set e dei tre set come Safin, ma è Jo Wilfried Tsonga ad andarci più vicino. La tabella riporta il record di ogni giocatore negli Slam raffrontato poi con il numero di vittorie attese, e gli stessi due numeri per i tornei non Slam (ho escluso la Coppa Davis). La colonna “RapAtt” indica di quanto la prestazione nelle partite al meglio dei cinque sia stata migliore di quella nelle partite al meglio dei tre set, vale a dire il rapporto con cui un giocatore ha superato le attese negli Slam in confronto agli altri tornei.

Giocatore   Md5 V%   Md5 Att   Md3 V%   Md3 Att   RapAtt  
Tsonga      76.6%    1.17      66.6%    0.98      1.19  
Berdych     69.3%    1.06      63.1%    0.95      1.12  
Wawrinka    67.0%    1.17      58.6%    1.08      1.08  
Djokovic    85.3%    1.06      79.2%    0.99      1.07  
Nadal       88.3%    1.07      82.1%    1.01      1.06  
Murray      79.6%    1.05      73.7%    1.03      1.02  
Federer     84.4%    1.01      79.2%    1.00      1.01  
Ferrer      70.6%    0.95      65.6%    0.96      0.99  
Gasquet     64.0%    1.04      63.5%    1.09      0.95  
Del Potro   72.9%    1.13      72.5%    1.24      0.91

È inevitabile che i Fantastici Quattro riempiano le posizioni di metà classifica. Quando si producono risultati così importanti per tutto il tempo in cui loro sono riusciti a farlo, più di tanto non si riesce a superare le attese. Del gruppo, il più impressionante è Rafael Nadal, che ha fatto meglio negli Slam dei tornei non Slam nonostante la sua accentuata preferenza per la terra battuta. Molti dei giocatori navigati che ottengono i piazzamenti peggiori secondo questa statistica sono specialisti della terra, come Filippo Volandri e Potito Starace, per i quali è virtualmente garantita l’eliminazione al primo turno in tre dei quattro Slam annuali.

Se la presenza di Juan Martin Del Potro in fondo all’elenco sembra essere particolarmente tempestiva dopo la sconfitta, la scorsa notte, al secondo turno degli Australian Open 2014, potrebbe in realtà dipendere dalla casualità statistica su cui pesa la lunga assenza e l’altrettanto lungo rientro nel 2010 e nel 2011. La sua classifica è stata per molto tempo inferiore al livello previsto dal talento, che spiega come sia riuscito a superare le attese sia negli Slam (+13%) che nei tornei non Slam (+24%). La sconfitta a opera di Roberto Bautista Agut non favorirà i suoi numeri, ma serviranno probabilmente ancora molti Slam prima di poter avere maggiore certezza del rendimento di Del Potro nelle partite al meglio dei cinque set.

Quando Tsonga e Roger Federer hanno giocato contro nel quarto di finale degli Australian Open 2013, Federer è sopravvissuto vincendo in cinque set. Se si affronteranno anche quest’anno, come ci si aspetta, questi numeri forniscono una ragione del perché Federer potrebbe non essere di nuovo così fortunato (Federer ha in realtà vinto il quarto di finale contro Tsonga, nuovamente in cinque set, perdendo però poi sempre ai quarti di finale al Roland Garros 2013 in tre set, n.d.t.).

Better at Best-of-Five

Il vantaggio dei cinque set

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 30 agosto 2012 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nonostante abbia perso i primi due set, il super favorito Jako Tipsarevic ha vinto il primo turno degli US Open 2012 contro Guillaume Rufin. Se Rufin avesse vinto i primi due set contro Tipsarevic al Master di Cincinnati o Monte Carlo, o in qualsiasi altro torneo del circuito che non siano gli Slam, avrebbe ottenuto la sua prima vittoria contro un giocatore dei primi 10.

Anche altre teste di serie hanno dovuto affrontare una situazione simile. Se gli US Open fossero al meglio dei tre set, Milos Raonic, Marin Cilic, Gilles Simon e Alexandr Dolgopolov sarebbero usciti dal torneo. Solo due teste di serie, Juan Monaco e Tommy Haas, si sono trovati di fronte a un andamento opposto: entrambi avanti due set a zero, hanno poi perso i tre successivi.

Semplicemente, il format al meglio dei cinque set da un vantaggio ai giocatori favoriti.

In tutti i primi turni degli Slam dal 1991, le teste di serie hanno recuperato dallo 0-2 o dall’1-2 contro giocatori fuori dalle teste di serie 125 volte, mentre hanno sprecato un vantaggio di 2-0 o di 2-1 solo 71 volte. Anche solo esaminando quelle trentadue partite, si tratta di quasi una vittoria a sorpresa evitata per Slam. Il tabellone degli US Open 2012 avrebbe decisamente un altro aspetto ora se giocatori come Tipsarevic, Raonic, Cilic, Simon e Dolgopolov fossero usciti al primo turno, pur avendo Haas e Monaco al secondo turno.

La teoria dei set

Sono numeri che non dovrebbero sorprenderci, considerando che il format al meglio dei cinque set dovrebbe consentire al giocatore migliore di emergere con più facilità. C’è un motivo per cui le World Series di baseball sono al meglio delle sette partite invece che su una finale singola, e che l’ultimo set delle partite di singolare non è un super-tiebreak. La differenza tra il format al meglio dei tre e al meglio dei cinque set non è così immediata – la resistenza fisica e la tenuta mentale sicuramente hanno un ruolo importante – ma, da un punto di vista puramente matematico, dovrebbero esserci meno risultati a sorpresa nelle partite al meglio dei cinque.

Prendiamo il caso di Raonic. Il mio algoritmo (che non distingue tra partite al meglio dei tre e al meglio dei cinque set, e me ne vergogno!) assegnava a Raonic il 70% di probabilità di battere il suo avversario Santiago Giraldo. Se il 70% è la probabilità di vittoria in una partita al meglio dei tre set e i set sono indipendenti (ne spiego a breve), è un numero che si traduce nel 63.7% di probabilità di vincere qualsiasi set. Una probabilità del 63.7% di vittoria di qualsiasi set diventa una probabilità del 74.4% di vincere una partita al meglio dei cinque set.

Un aumento di quattro o cinque punti percentuali non cambia radicalmente la complessità di un torneo, ma fa la differenza. I miei calcoli iniziali davano un’attesa di venti o ventuno vittorie a sorpresa al primo turno. Aggiustando la probabilità nel modo descritto per Raonic, il numero probabile di vittorie a sorpresa scende a diciotto.

La conseguenza più significativa in questo caso è l’effetto generato sulla probabilità per i giocatori di vertice di arrivare agli ultimi turni. All’inizio del torneo mi è stata mossa una critica per la bassa probabilità, apparentemente contro ragione, con cui avevo pronosticato che Roger Federer e Novak Djokovic raggiungessero la semifinale. Ovviamente, se uno dei super favoriti riceve una spinta – in termini di probabilità – a ogni turno, come quella assegnata dal format al meglio dei cinque set, l’effetto cumulato è sostanziale. Per le prime teste di serie, può arrivare a dimezzare la probabilità di perdere contro un avversario dalla classifica molto più bassa.

Modificare la percentuale con cui Federer è pronosticato in semifinale per riflettere il vantaggio teorico fornito dal format al meglio dei cinque set significa farla salire dal 52.5% al 65%. Per Djokovic la situazione è pressoché identica.

Esiti condizionali

Tutto quello che ho detto sembra piuttosto intuitivo, ma c’è un monito. Ho fatto riferimento all’ipotesi che i set siano tra loro indipendenti, vale a dire che un giocatore abbia la stessa probabilità di vincere uno specifico set a prescindere dall’esito del set precedente. Non esiste cioè un effetto “postumi da sbornia” di quanto accaduto prima.

Anche i professionisti non sono dei robot, quindi è probabile che sia un’ipotesi non completamente valida. Ci sono volte in cui la frustrazione sul proprio rendimento, il contesto o le chiamate arbitrali possono incidere su un giocatore da un set all’altro, dando di fatto un vantaggio all’avversario. E forse ancora più importante, in alcune circostanze il risultato di un set rivela che già le attese pre-partita erano errate. Se David Nalbandian avesse giocato questa settimana invece di essere costretto al ritiro, non c’è numero di set a rivelare se avrebbe potuto essere il giocatore migliore, visto che la sua forma fisica gli avrebbe impedito di giocare al suo livello usuale.

Un altro monito correlato è che superata a una certa durata, l’esito di una partita non è più dipendente da capacità analoghe. Quando Michael Russell ha giocato contro Yuichi Sugita nelle qualificazioni di Wimbledon, la loro prestazione è sembrata identica per quattro set. Nel quinto, la resistenza fisica di Russell ha comportato un vantaggio inesistente per le prime due ore di gioco. In questo caso, la stima della probabilità con cui Russell può vincere un set contro Sugita potrebbe essere indipendente dal risultato di precedenti partite, ma non è la stessa per ogni set.

A parte queste peculiarità, ci sono pochi dubbi che i giocatori favoriti abbiano più probabilità di vincere le partite al meglio dei cinque set rispetto a quelle al meglio dei tre. Che poi vogliate rimanere davanti al televisore per tutta la partita…è decisamente un’altra storia.

The Five-Set Advantage