Dovremmo sorprenderci della stagione che Murray sta avendo sulla terra?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 15 maggio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Dopo diversi tornei sulla terra battuta, in molti si sarebbero aspettati di vedere Andy Murray in almeno una finale o anche di aver portato a casa un titolo. Ma con una netta sconfitta negli ottavi di finale da Borna Coric al Madrid Masters (e poi nella prima partita agli Internazionali d’Italia a Roma da Fabio Fognini, n.d.t.) Murray è uscito dal torneo prima di quanto si pensasse per la terza volta nella stagione sulla terra.

I risultati sulla terra di Murray nel 2017 sono stati deludenti, sotto ogni punto di vista. Considerando però che anche per i giocatori migliori esiste, in varia misura, una probabilità di sconfitta, forse la situazione di Murray è da ricondursi solo a una striscia di partite sfortunate.

Quanto dovremmo dare peso alle sconfitte di Murray sulla terra si riduce a un tema di aspettative. Con l’avvio del 2017, ci si attendeva che Murray avrebbe fatto come il 2016 o ancora meglio. Nei primi mesi del 2016 infatti, Murray aveva giocato due tornei contro i tre di quest’anno, avendo aggiunto Barcellona. Tuttavia, alla fine del Madrid Masters 2016 aveva vinto quasi il doppio delle partite sulla terra rispetto a quelle della stagione in corso (7 nel 2106, 4 nel 2017), come mostrato nell’immagine 1 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Partite vinte da Murray sulla terra (incluso il Madrid Masters)

Il calo del 2017 però potrebbe essere attribuito a dei tabelloni più difficili. In presenza di un percorso più impegnativo nel torneo, si dovrebbe prevedere per Murray qualche sconfitta addizionale.

Quali considerazioni emergono quindi nel confronto tra la qualità degli avversari di Murray nel 2016 e nel 2017?

Un modo con cui possiamo valutare la difficoltà degli avversari è quello di rapportare le prestazioni effettive di Murray sulla terra rispetto a quelle attese, prestazioni attese che sono strettamente legate alla qualità dell’avversario. Ad esempio, una sconfitta contro Rafael Nadal desta meno sorpresa di una contro Albert Ramos. In questo articolo, l’esatta misura delle nostre attese arriva dalla valutazione del sistema Elo di Murray e dei suoi avversari al momento della partita.

L’immagine 2 mostra la differenza nell’esito delle partite di Murray rispetto alle attese, espresse in percentuale (con -100 che rappresenta l’attesa più bassa possibile e +100 la più alta). Si tratta di un concetto simile alle statistiche avanzate che analizzano la prestazione rispetto alle attese, come ad esempio i Punti sopra le attese utilizzati in alcuni sport di squadra.

Le vittorie del 2017 rispetto a quelle attese mostrano che ogni sconfitta suggerisce una prestazione inferiore di livello preoccupante. E’ l’elemento più evidente in contrasto con il 2016, nel quale le sconfitte contro Nadal o Novak Djokovic in preparazione al Roland Garros erano in linea con le attese. Anche le vittorie di Murray però sono rivelatrici. A oggi, non ha avuto alcuna vittoria sulla terra che possa eguagliare le sue migliori vittorie del 2016.

IMMAGINE 2 – Differenza Over/Under di Murray nei tornei preparatori sulla terra

Come mostrato dall’immagine 3, il punteggio complessivo delle vittorie sopra le attese mette in evidenza le prestazioni negative di Murray sulla terra nel 2017. E non si può dare la colpa alla sfortuna del tabellone.

IMMAGINE 3 – Punteggio complessivo delle prestazioni di Murray sulla terra (incluso il Madrid Masters)

Rispondendo a una domanda sullo stato del proprio gioco dopo la sconfitta da parte di Coric a Madrid, Murray ha detto che c’è forte motivo di preoccupazione. E i numeri relativi alle sue vittorie e sconfitte nel 2017 rispetto al 2016 ne sono una conferma. Ma non spiegano come mai Murray sia in fase di declino.

Vista l’importanza del servizio ai fini di una vittoria nel circuito maschile, è lecito chiedersi se un calo nel servizio possa essere uno dei motivi. Qualche risentimento dall’infortunio al gomito, che aveva già costretto Murray a saltare una parte della stagione, potrebbe giustificare un peggioramento nel servizio.

In questo senso, le semplici percentuali di punti vinti con il servizio sulla terra nel 2016 e nel 2017 (Madrid Masters compreso) sono difficili da interpretare perché subiscono inevitabilmente l’influenza della qualità alla risposta degli avversari di Murray, che non sono gli stessi anno per anno. Serve quindi trovare un modo per escludere la qualità alla risposta dell’avversario così da isolare la vera prestazione al servizio da parte di Murray.

La mia soluzione è l’introduzione una percentuale di servizio corretta per l’avversario. Sulla base degli ultimi due anni di partite ATP, a ogni giocatore alla risposta viene attribuito un punteggio dato dalla percentuale di punti che vincono sul servizio dell’avversario. Ad esempio, in media Djokovic costringe i suoi avversari a calare del 10% al servizio. Possiamo definirlo “l’effetto del giocatore alla risposta”.

All’effettiva percentuale di servizio si aggiunge poi l’effetto del giocatore alla risposta per ottenere il punteggio aggiustato o corretto. Quindi, un giocatore che ha vinto il 55% dei punti al servizio contro Djokovic ottiene una prestazione aggiustata al servizio del 65%, a indicazione di quanto abbia servito bene considerando la bravura di Djokovic alla risposta. Al contrario, nel caso di giocatori che con una scarsa prestazione alla risposta hanno di fatto aiutato il giocatore al servizio, l’effetto del giocatore alla risposta viene sottratto dall’effettiva percentuale di punti vinti al servizio.

IMMAGINE 4 – Prestazione aggiustata al servizio di Murray

L’immagine 4 mostra la prestazione aggiustata al servizio di Murray sulla terra nel 2016 e nel 2017 (Madrid Masters compreso). La media del 68% del 2016 è scesa al 63% nel 2017. L’anno scorso Murray ha servito sopra al 75% in tre partite e solo due volte è andato sotto il 60%. Nel 2017, Murray ha avuto solo una partita al di sopra del 75% (a Madrid contro Marius Copil), mentre per tre volte è andato sotto il 60%.

Sono numeri che segnalano chiaramente come Murray, nel 2017, non stia servendo allo stesso livello raggiunto nel 2016. Se non sono le conseguenze dell’infortunio, cosa può esserci dietro alla decisa diminuzione della prestazione di Murray al servizio?

Should We Be Surprised by Murray’s 2017 Clay Performance So Far?

I punti a rete sono la kryptonite di Andy Murray?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 29 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

La stagione 2017 di Andy Murray, la prima in carriera da numero 1 della classifica, è iniziata sottotono. Dopo la sconfitta negli ottavi di finale al Monte Carlo Masters, il suo record era di 13 vittorie e 4 sconfitte, in linea con le prestazioni – in termini di partite vinte alla fine di aprile – del 2016 e del 2014, ma ben lontano dal 2015, anno in cui aveva vinto 23 partite a fronte di 5 sconfitte.

Nonostante un record non troppo dissimile dagli anni precedenti, sembra che ci sia comunque qualcosa che non vada per Murray. E’ una sensazione che nasce non solo dalle sconfitte, ma dal modo e dall’avversario contro cui sono arrivate.

Tra il 2012 e il 2016, nei primi quattro mesi della stagione Murray non ha perso più di una partita contro avversari fuori dai primi 30. Nel 2017, sono già due le sconfitte da giocatori fuori dai primi 30 (una con Mischa Zverev nel quarto turno degli Australian Open e una con Vasek Pospisil nel secondo turno dell’Indian Wells Masters), avendo rischiato la terza da Gilles Muller nel primo turno di Monte Carlo.

Come mai Murray sta facendo più fatica contro avversari inferiori e normalmente sfavoriti?

Basta guardare alcuni game di quelle partite per trovare la risposta: i punti a rete. Rispetto alla maggioranza dei giocatori, Zverev, Pospisil e Muller hanno un gioco più aggressivo caratterizzato da un numero insolitamente alto di punti a rete. Prendiamo ad esempio Zverev, uno dei pochissimi giocatori di servizio e volée del circuito. Nella partita degli Australian Open, ha giocato 152 punti a rete sui 280 complessivamente giocati. La maggior parte delle partite degli Slam hanno non più del 20% di punti a rete.

Non sono molti i giocatori propizi al rischio come Zverev ma gli altri devono aver pensato che fosse una tattica efficace contro Murray. Pospisil e Muller hanno provato a fare la stessa cosa, il primo con ottimi risultati, Muller con una sconfitta in due set dopo essere ritornato a uno stile di gioco più difensivo al termine del primo set.

Ci si chiede quindi perché i punti a rete e la relativa maggiore disposizione all’attacco possano essere causa di grattacapi per Murray.

Considerando che, dopo aver battuto a sorpresa Murray, Zverev ha perso a Melbourne contro Roger Federer usando lo stessa strategia, è la sequenza di partite ideale per un confronto finalizzato a capire cosa Federer abbia fatto meglio per neutralizzare gli attacchi di Zverev.

Il primo elemento di interesse è la posizione in campo. Nello specifico, ho voluto analizzare la posizione di Murray contro Zverev durante i punti a rete e paragonarla a quella di Federer. Ho esaminato quindi tre diversi istanti relativi allo svolgimento di un punto a rete in entrambe le partite contro Zverev: il momento in cui si verifica l’approccio a rete, il momento della presenza a rete e il momento in cui viene colpito il colpo successivo. E’ da notare che si tratta di occasioni in cui Zverev ha fatto un colpo in fase di approccio, quindi tecnicamente quelli che si definiscono ‘colpi di approccio a rete’.

L’immagine 1 mostra la posizione di Murray e Federer all’inizio del colpo di approccio di Zverev (nella versione originale è possibile visualizzare i nomi dei singoli giocatori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Si nota quanto più spesso Murray sia dietro la linea di fondo, al centro del campo o sul lato destro, lasciando il lato del rovescio più sguarnito.

IMMAGINE 1 – Posizione di Murray e Federer all’inizio del colpo di approccio di Zverev

L’immagine 2 mostra lo spostamento dei due giocatori una volta che Zverev ha raggiunto la rete. E’ interessante vedere come Federer abbia una tendenza più costante ad assumere una posizione leggermente orientata a sinistra e un passo o due dentro al campo, in modo da avere più spazio di manovra per il dritto e dover fare meno strada nel caso fosse chiamato a rete. La posizione di Murray condivide dei punti di contatto con quella di Federer, ma rimane generalmente più indietro, virando in qualche occasione verso destra e lasciando appunto scoperto il lato sinistro.

IMMAGINE 2 – Spostamento di Murray e Federer con Zverev a rete

Se osserviamo la posizione nel momento in cui sta per essere colpito il colpo successivo, si nota dall’immagine 3 come Murray ha dovuto giocare il rovescio molto più spesso di Federer, il quale, con una posizione più centrale, ha avuto più possibilità di selezione del colpo successivo.

IMMAGINE 3 – Posizione di Murray e Federer al momento di colpire il colpo successivo

Zverev ha sfruttato a più riprese lo spazio libero lasciato da Murray sul rovescio, vincendo un’alta percentuale di punti a rete. Sebbene la posizione in campo non sia l’unica spiegazione, rispetto a quanto fatto da Federer sembra che Murray abbia favorito la strategia di Zverev offrendo opportunità di attacco sul suo lato sinistro. In assenza di maggiori dati sulla posizione di Murray nelle altre partite, non si può affermare che la stessa dinamica evidenzi le sue difficoltà contro altre strategie di attacco a rete, ma è certamente un aspetto su cui prestare attenzione nel proseguo della stagione.

Are Net Points Murray’s Kryptonite?

Andy Murray e le strisce vincenti con almeno un break a partita

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 22 novembre 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Tra le diverse imprese compiute da Andy Murray nel 2016, c’è n’è una più nascosta ma altrettanto impressionante: in tutte le 87 partite giocate in stagione, è riuscito a strappare il servizio all’avversario almeno una volta. In realtà, la sua striscia vincente è ormai di 107 partite e risale sino alla semifinale del Cincinnati Masters 2015 contro Roger Federer.

Dove lo posiziona questo risultato tra i grandi del tennis maschile? Quanto è anomalo fare un break in ogni partita di un’intera stagione? Come per molte – troppe – altre statistiche, non lo sappiamo. Qualcuno scopre una statistica ragguardevole e la storia termina li. E non si può sempre sistemare la questione ma, in questo caso, si é in grado di contestualizzare l’impresa di Murray.

Break-a-partita relativi a intere stagioni

Ho raccolto statistiche sui break a partita fino al 1991, anche se va ricordato che i dati degli anni ’90 non sono sempre precisi. Inoltre, la Coppa Davis presenta un problema, perché non si possiedono dati precisi al riguardo. Ci sono volte in cui è possibile dire dal punteggio se un giocatore ha strappato il servizio – ad esempio nelle partite di Murray in Coppa Davis nel 2016 – ma spesso è un’informazione che non si può ricavare. Ne parlerò più in dettaglio a breve.

Dal 1991, ci sono state almeno 14 volte, e forse anche 20, in cui un giocatore ha fatto un break in ogni partita della stagione (con minimo 40 partite nel circuito maggiore). E mi riferisco a “volte” perché diversi giocatori – Andre Agassi Lleyton Hewitt, Rafael Nadal e Nikolay Davydenko – ci sono riusciti più di una volta. La stagione 2001 di Hewitt è stata quella con il più alto numero di partite, ben 95, seguita dal 2016 di Murray e dal 2005 di Nadal, entrambi con 87 partite.

Questa è la lista completa:

Giocatore    Stagione Partite (Non sicure)
Murray       2016     87      0
Monaco       2014     41      0
Djokovic     2013     83      0
Nadal        2010     79      0
Davydenko    2008     73      1
Davydenko    2007     82      0
Hewitt       2006     46      0
Nadal        2005     87      0
Nalbandian   2005     63      0
Agassi       2003     55      0
Hewitt       2001     95      0
Hewitt       2000     76      1
Gumy         1997     53      1
Corretja     1997     67      0
Agassi       1995     81      0
Gustafsson   1994     40      0
Costa        1992     60      0
Perez Roldan 1991     40      2
Lendl        1991     72      0
Becker       1991     61      2

(La colonna “Non sicure” indica il numero di partite per le quali mancano i dati e potrebbero non aver avuto un break).

Ci sono molti altri giocatori che si sono avvicinati a questa impresa. Federer ha strappato il servizio in tutte le partite giocate tranne una in tre diverse stagioni. Agassi, Novak Djokovic, David Ferrer, e Thomas Muster lo hanno fatto due volte.

Non dovremmo lasciarci sorprendere dal fatto che così tanti giocatori, specialmente i più forti, hanno fatto break così spesso. E’ molto raro infatti vincere una partita senza aver mai strappato il servizio: delle 2750 partite del circuito maggiore dell’ATP di questa stagione per cui possiedo dati, il vincitore ha fatto break in tutte tranne 30. Anche i giocatori che perdono poi la partita strappano il servizio in più di due partite su tre: nel 2016, lo sconfitto ha fatto break in 1843 delle 2570 partite, vale a dire il 72% delle volte.

Tuttavia, ci sono abbastanza grandi servitori sul circuito che è difficile riuscire a strappare il servizio a tutti gli avversari per un’intera stagione. Nel 1995, Muster strappò il servizio in 99 partite, ma non ci riuscì quando incontrò sul tappeto del torneo di San Pietroburgo il qualificato (e perfetto sconosciuto) TJ Middleton. L’attuale striscia di Murray è ancora più impressionante se si pensa che, in 107 partite, ha giocato 6 volte contro Milos Raonic, 4 contro John Isner, 2 contro Kevin Anderson e Nick Kyrgios e una contro Ivo Karlovic. Probabilmente sarebbe riuscito a strappare il servizio anche a Middleton.

Strisce di partite con almeno un break

Affinché Murray riesca a superare il record di questa speciale categoria, dovrebbe andare avanti a rispondere con la stessa efficacia per molti altri mesi. Come visto in precedenza, Davydenko e Hewitt potrebbero aver strappato il servizio in ogni partita per due anni di fila. In entrambi i casi, la mancanza di dati per le partite regolate dalla Federazione Internazionale rende incerto il loro record ma, tralasciando questi dettagli, Davydenko ha sicuramente alzato l’asticella.

Queste sono le strisce di 100 o più partite dal 2000 con almeno un break al servizio:

Giocatore  Inizio Fine Striscia Probabile
Davydenko  2006   2009 159      182
Nadal      2004   2006 156
Nadal      2009   2011 146
Agassi     2002   2004 143
Djokovic   2012   2014 127
Hewitt     1999   2002 124       230
Murray     2015   2016 107       ∞
Nalbandian 2004   2006 104

Nel 2016, Murray ha giocato la sua 53esima partita in agosto, alle Olimpiadi; avrà bisogno di fare break almeno una volta in altrettante partite per raggiungere il primo posto di questa classifica.
L’esatto numero di partite nella striscia di Davydenko dipende dalla semifinale di Coppa Davis 2008 contro Juan Martin Del Potro, che ha perso in 3 set. Se avesse strappato il servizio in quella partita, la sua striscia sarebbe proseguita fino all’inizio del 2009, per un totale di 182 partite (nonostante Del Potro abbia vinto con il punteggio di 6-1 6-4 6-2 e sei break, ricerche successive hanno evidenziato che Davydenko è riuscito a fare un break nel secondo set, n.d.t.).

La striscia migliore di Hewitt è ancora più incerta. Non possiedo dati sui break nella sua sconfitta per 6-3 6-3 da Max Mirny alle Olimpiadi di Sydney 2000. Se non fosse riuscito a strappare il servizio a Mirnyi, altamente probabile vista la potenza del giocatore soprannominato La Bestia, il numero di partite sarebbe “solo” di 124. Se ci fosse riuscito, le partite salirebbero a 187, e il numero esatto dipende da altri dati non disponibili, tra cui entrambe le partite di singolare nella finale di Coppa Davis 1999 contro la Francia.

Senza dubbio comunque, Murray si è già guadagnato il suo posto tra i migliori ribattitori al servizio di sempre. Vedremo nel 2017 quanto ancora riuscirà a risalire questa classifica.

Andy Murray and The Longest Break-Per-Match Streak