La distanza percorsa dalle donne – Australian Open Series

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 30 dicembre 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il decimo articolo dell’Australian Open Series.

In precedenza, ho analizzato la dinamiche legate alla distanza percorsa in una partita e durante un punto per il tennis maschile. Le statistiche raccolte ed elaborate dal Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis, mostrano che durante gli Australian Open i giocatori percorrono dalle 2 alle 3 miglia a partita (dai 3.2 ai circa 5 km), e i grandi servitori tendono a limitare i propri spostamenti in misura maggiore rispetto a tutti gli altri giocatori.

Cosa si può dire per il tennis femminile? Qual è la distanza tipicamente percorsa, e quali sono le giocatrici che fanno più strada in campo?

Nelle ultime tre edizioni degli Australian Open, dal 2014 al 2016, la distanza tipica percorsa da una giocatrice in una partita è stata tra 0.5 miglia e 1 miglio (tra gli 0.8 e gli 1.6 km), la metà di quanto percorso dagli uomini. Questo non dovrebbe rappresentare una sorpresa considerando che il format del tennis femminile è al meglio dei 3 set, che porta il numero complessivo di punti giocati a essere circa il 60% di quelli di una tipica partita maschile al meglio dei 5 set.

Non si trovano giocatrici con caratteristiche di percorrenza come quelle viste per Gilles Simon, cioè un giocatore con diverse partite maratona nelle edizioni considerate. C’è però un gruppo di partite con le distanze minori registrate che riguardano Serena Williams, come mostrato nell’immagine 1 (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse su ciascun punto o bolla, n.d.t.). Limitando al minimo la durata delle partite e il numero di colpi per scambio, Williams è in grado di evitare di percorrere grandi distanze in campo.

IMMAGINE 1 – Distanza percorsa in una partita per il tennis femminile, Australian Open 2014-16

Nell’esame della distanza media percorsa per punto – finalizzato a determinare le dinamiche di percorrenza nel tennis maschile – è emerso che l’intervallo di valori si attesta tra un minimo di 25 piedi, o 7.62 metri (John Isner), a circa 40 piedi, o 12 metri (come nel caso di Andy Murray e Simon). Le medie delle giocatrici rientrano nello stesso intervallo: tra le giocatrici che percorrono le distanze maggiori durante un punto troviamo Agnieszka Radwanska e Caroline Wozniacki con 38-40 piedi (11.5-12 metri) percorsi, come illustrato nell’immagine 2.

Come riscontrato per gli uomini, le giocatrici dalla grande potenza (specialmente al servizio), tra cui Karolina Pliskova e Williams, limitano al minimo la distanza percorsa. Medie di 20-21 piedi, 6-6.4 metri, suggeriscono che alcune giocatrici riescono a controllare i loro spostamenti in campo con efficenza anche superiore rispetto ai giocatori dalla stazza imponente.

IMMAGINE 2 – Distanza percorsa per punto per il tennis femminile, Australian Open 2014-16

AO Leaderboard— Women’s Distances

La distanza percorsa dagli uomini – Australian Open Series

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 24 dicembre 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il nono articolo dell’Australian Open Series.

Durante la telecronaca di un partita di tennis è possibile vedere, occasionalmente, indicazioni sulla distanza percorsa dai giocatori. Raramente però vengono fornite statistiche aggregate per torneo o per stagione, numeri che invece sarebbero utili per capire quali valori rappresentino la norma e quali l’eccezione per il massimo livello espressivo di tennis.

Con l’aiuto dei dati raccolti e analizzati dal Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis, siamo in grado di elaborare con maggiore precisione lo sforzo fisico richiesto dal tennis professionistico. In questo articolo si analizza la distanza percorsa nelle partite di singolare maschile delle ultime tre edizioni degli Australian Open, dal 2014 al 2016.

Qual è la distanza tipica percorsa da un giocatore durante una partita? L’immagine 1 mostra la distanza complessivamente percorsa nelle più recenti partite degli Australian Open. Ogni punto rappresenta la distanza percorsa da uno specifico giocatore in una specifica partita (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse su ciascun punto o bolla, n.d.t.). Per il tennis maschile, nella maggior parte delle partite un giocatore può attendersi di percorrere tra 1 e 2 miglia, quindi tra 1.6 e 3.2 km. Però, nelle partite al meglio dei 5 set, è possibile che un giocatore arrivi a percorrere fino a 3 miglia, quasi 5 km.

E’ interessante notare come Gilles Simon, il cui tennis è caratterizzato da movimenti fluidi e leggeri, negli ultimi anni sia l’unico giocatore, tra quelli nel grafico, ad avere due partite sopra le 3 miglia: una lunga partita di 4 set persa contro David Ferrer nel 2015 (con il punteggio di 2-6 5-7 7-5 6-7, n.d.t.) e un’epica partita di 5 set con cui ha rischiato di eliminare Novak Djokovic nel 2016 (terminata con il punteggio di 3-6 7-6 4-6 6-4 3-6, n.d.t.).

Per l’intero periodo di riferimento, le caratteristiche della distanza percorsa e la sua correlazione con i punti giocati sono rimaste piuttosto stabili. Nel 2014 si sono però verificate delle anomalie, con un gruppo di punti che rappresentano le minori distanze percorse tra tutti i dati disponibili.
Molte di queste partite sono state primi e secondi turni in cui i giocatori hanno probabilmente subito le temperature estreme della prima settimana degli Australian Open 2014. In quell’anno, ad esempio, ci sono stati più ritiri del solito, tra cui quello di Bernard Tomic nella partita contro Rafael Nadal e quelli di Andrey Golubev contro Stanislas Wawrinka, due delle partite ai margini nel grafico dell’immagine 1.

IMMAGINE 1 – Distanza percorsa in una partita per il tennis maschile, Australian Open 2014-16

In una partita dal punteggio ravvicinato, qualsiasi giocatore può trovarsi a dover percorrere lunghe distanze. Quali sono invece i giocatori che hanno fatto della lunga percorrenza il loro stile di gioco? Per una risposta, guardiamo alla distanza media percorsa in un punto, come mostrato nell’immagine 2. In cima all’elenco troviamo diversi giocatori noti per guadagnarsi i punti con il sudore, tra cui Andy Murray, Ferrer e il maratoneta Simon. In media, questi giocatori percorrono 38 o più piedi, cioè 11.6 metri, a punto. Djokovic e Nadal sono appena sotto con una distanza media per punto rispettivamente di 35 piedi, o 10.7 metri, e 34 piedi, o 10.4 metri.

Nella parte bassa della classifica troviamo alcuni dei giocatori dal grande servizio. Nick Kyrgios e Milos Raonic preferiscono tenere i punti brevi e limitare al minimo gli spostamenti. In un tipico punto, entrambi percorrono 25 piedi, o 7.62 metri. Samuel Groth e John Isner portano questo stile di gioco su valori estremi, percorrendo in media poco sopra i 20 piedi a punto, 6 metri.

IMMAGINE 2 – Distanza percorsa per punto per il tennis maschile, Australian Open 2014-16

Per lo stesso giocatore, ho inserito le differenze massime percorse in un punto in modo da mostrare la grande estensione dell’intervallo tra valori di normale percorrenza e il limite più alto di quanto ci si potrebbe attendere da un determinato giocatore. Anche per i giocatori come Isner dover percorrere 250 o più piedi in un punto, 76 o più metri, non sarebbe impossibile. Quindi, anche i giocatori con uno stile che minimizza gli spostamenti sono in grado di ricorrere alla propria resistenza per quel raro punto di lunghezza epica che potrebbero giocare in una partita.

Il prossimo articolo analizza le distanze percorse nel tennis femminile, alla ricerca delle giocatrici con stili simili a quelli di Simon e Isner.

AO Leaderboard— Men’s Distances

Cercando di interpretare le statistiche sulla distanza percorsa in una partita

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 19 agosto 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Negli ultimi anni commentatori e spettatori di tennis hanno beneficiato di statistiche relative alla distanza percorsa dai giocatori in una partita (distance run stats) o – di solito – nei punti di maggiore intensità. Si tratta di una delle varie possibilità fornite dalle molteplici telecamere puntate su un campo da tennis. Per lungo tempo gli appassionati hanno desiderato avere informazioni di questo tipo, specialmente per gli scambi più lunghi. 

Come accade però spesso per nuove tipologie di dati a disposizione, nessuno sembra essersi chiesto se abbiano davvero un significato. Grazie a IBM (e non avrei mai pensato di dirlo!), ora possiamo andare oltre le semplici curiosità numeriche per trovare delle prime risposte.   

Nello svolgimento del Roland Garros e di Wimbledon 2016, è stata calcolata la distanza percorsa per ogni punto su diversi campi principali. Per questi due Slam ci sono quindi numeri sulle distanze per 103 dei 254 incontri di singolare maschile. E’ disponibile anche un campione significativo per le partite femminili, che sarà oggetto di futura analisi.

Si può iniziare a prendere confidenza con alcuni di questi numeri. Delle partite concluse senza ritiri, la distanza più breve è stata percorsa da Rafael Nadal nel primo turno a Parigi contro Sam Groth. Nadal ha corso per 960 metri contro i 923 di Groth, l’unica partita in cui la distanza totale percorsa non ha superato i due chilometri (km). 

All’estremo opposto, nel quarto turno del Roland Garros Novak Djokovic ha corso per 4.3 km contro Roberto Bautista Agut, il quale a sua volta ha percorso la notevole distanza di 4.6 km. Anche la finale del Roland Garros tra Djokovic e Andy Murray è tra le partite con maggiore distanza percorsa, per un totale di 6.7 km, suddivisi quasi equamente tra i 3.4 km di Djokovic e i 3.3 km di Murray. Murray è abbonato alle maratone: ha giocato in ben quattro dei primi dieci match di questa speciale lista. (Occorre specificare che, per merito della finale a Parigi e della vittoria a Wimbledon – con 14 partite Murray è eccessivamente rappresentato).    

In media, in una partita due giocatori percorrono in totale 4.4 km o poco più di 20 metri a punto. Se si riduce l’analisi ai punti con 5 o più scambi (un metodo valido, per quanto sempre di approssimazione, per eliminare gli scambi brevi in cui è il servizio ha determinare in larga parte la conclusione del punto), la distanza mediamente percorsa è di 42 metri a punto. 

Ovviamente, sulla terra di Parigi i punti tendono a essere più lunghi e i giocatori a correre di più. Al Roland Garros durante una partita vengono in media percorsi 4.8 km contro i 4.1 di Wimbledon (nel campione considerato però le partite del Roland Garros sono quasi il doppio di quelle di Wimbledon e questa disparità si riflette sui numeri complessivi). Rapportato al singolo punto, sono 47 metri sulla terra e 37 metri sull’erba. 

Non è una delle chiavi della partita

Se percorrere una grande distanza all’interno di un singolo scambio può risultare fondamentale, fare più strada dell’avversario non è condizione sufficiente per vincere una partita. Infatti, solo poco più della metà (53) delle 103 partite del campione considerato è stata vinta dal giocatore che ha percorso la distanza maggiore.

E’ possibile che alcuni giocatori traggano maggiore o minore vantaggio dalla distanza effettivamente percorsa rispetto a quella dell’avversario. Sorprendentemente, Murray ha percorso una distanza inferiore del suo avversario in 10 delle 14 partite giocate, tra le quali anche le vittorie al Roland Garros contro Ivo Karlovic e John Isner (i giocatori dal servizio bomba, dotati generalmente di una minore facilità di spostamento, possono costringere l’avversario a fare meno distanza, visto che moltissimi dei loro colpi sono del tipo “botta vincente-o dentro-o fuori”. Va detto che a Wimbledon Murray ha fatto più distanza di Nick Kyrgios, un altro giocatore con il servizio bomba).

Si pensa che giocatori fisici e di resistenza come Murray o Djokovic, in grado di coprire velocemente tutto il campo, costringano i loro avversari a fare lo stesso o di più. Nelle dieci partite giocati tra il Roland Garros e Wimbledon, Djokovic ha percorso più distanza del suo avversario solo due volte, nella finale a Parigi contro Murray e al secondo turno di Wimbledon contro Adrian Mannarino. In generale, percorrere una distanza inferiore dell’avversario non sembra portare automaticamente alla vittoria, ma può essere così per alcuni giocatori del calibro di Murray e Djokovic. 

Sulla stessa falsariga, la distanza complessivamente percorsa può rivelarsi una statistica valida. Per quei giocatori il cui tennis è fatto di scambi lunghi e fisicamente dispendiosi, la distanza totale percorsa può rappresentare un’indicazione della loro effettiva abilità nel direzionare la partita su un piano prettamente fisico.

Ma può anche essere che che i numeri, in aggregato, non rivelino più che delle semplici curiosità. Mediamente, in una partita la differenza di distanza percorsa tra i due giocatori è stata di 125 metri, cioè un giocatore ha percorso solo il 5.5% in più di distanza. Come vedremo a breve, una differenza così ridotta può dipendere semplicemente dal fatto che un giocatore ha raccolto più punti diretti al servizio.

Considerazioni a livello di singolo punto 

Nella maggior parte dei punti, il giocatore in risposta fa molta più strada di chi è al servizio. Chi serve infatti costringe l’avversario a iniziare per primo la corsa e, nel tennis maschile moderno, il giocatore al servizio raramente deve fare grandi spostamenti per il suo colpo successivo. 

In media, chi è in risposta deve percorrere un po’ più del 10% di distanza aggiuntiva rispetto a chi serve. Quando entra la prima di servizio, la differenza sale al 12%, mentre sulla seconda scende al 7%.   

Per estensione, ci si potrebbe attendere che il giocatore che copre più distanza perda più facilmente il punto. Questo non tanto perché fare più distanza sia necessariamente un aspetto negativo, ma per il vantaggio intrinseco di chi è al servizio, elemento che si riflette anche nelle statistiche sulla distanza percorsa. E questa assunzione risulta infatti corretta: il giocatore che percorre la distanza maggiore in un singolo punto perde il punto il 56% delle volte. 

Anche restringendo l’analisi agli scambi da cinque o più punti si nota che una maggiore distanza percorsa comporta la perdita del punto. Negli scambi lunghi infatti il giocatore che fa più strada perde il punto il 58% delle volte.

Come abbiamo visto, negli scambi brevi parte della distanza percorsa “in più” può essere attribuita al fatto di trovarsi alla risposta, facendo dipendere quindi da questo elemento – piuttosto che dalla distanza in più – la perdita del punto. Ma è così anche negli scambi molto lunghi, quelli da 10 o più colpi: il giocatore che percorre più strada tendenzialmente perde poi il punto. Anche a livello di singolo punto, rimane valida l’idea che un giocatore fisico abbia successo nel costringere l’avversario a uno sforzo ancora superiore al proprio.      

Con appena 100 partite a disposizione e con un campione di dati in qualche modo parziale, non sono molte le conclusioni a cui si può giungere. Alcune partite giocate sui campi principali di due prove Slam ci permettono però di dare un inquadramento generale sulla validità di questi numeri e degli spunti interessanti su quale possa risultare il giocatore migliore. La speranza è che IBM continui a raccogliere questo tipo di dati e che lo stesso facciano l’ATP e la WTA. 

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