Perché Serena Williams non è in nessun modo la numero 700 della classifica maschile

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 27 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Mentre i professionisti ultimavano la loro preparazione nei vari tornei sull’erba per l’inizio imminente di Wimbledon 2017, John McEnroe, vincitore di sette Slam e commentatore televisivo, alimentava la polemica con una recente intervista a NPR, in cui inspiegabilmente attaccava Serena Williams, vincitrice di 23 Slam, sostenendo che, se partecipasse al circuito maschile, la sua classifica sarebbe intorno alla posizione 700, cioè quella di un giocatore di Future.

Le parole di McEnroe prolungano una sequenza di comportamenti sciovinisti da parte di alcune figure ben conosciute tra cui l’ex giocatore Ilie Nastase e l’ex giocatore e direttore dell’Indian Wells Masters Raymond Moore. Il fatto che a esprimersi in questi termini sia stato uno dei commentatori più famosi è un triste richiamo alla strada che ancora deve percorrere il tennis per eliminare la discriminazione sessuale, nonostante in questo senso sia considerato uno degli sport più paritari.

Se possibile, più frustrante è una realtà in cui molti appassionati sosterranno probabilmente le affermazioni di McEnroe, per quanto infondate e prive di logica possano essere. Quindi, sebbene la maggior parte delle persone desideri che la “Battaglia dei Sessi” sia e rimanga un fantasma del passato, la posizione di McEnroe ha riacceso il dibattito e necessita di una reazione.

Il punto di vista di McEnroe è basato sul presupposto che la fisicità del tennis maschile è talmente superiore a quella del tennis femminile che nemmeno la giocatrice indiscutibilmente più forte di tutti i tempi sarebbe in grado di ottenere risultati di rilievo sul circuito maschile.

Esiste giustificazione a questa convinzione?

L’aspetto più ovvio da verificare è il servizio, perché non solo è il colpo più importante del tennis, ma è anche quello in cui le differenze fisiche tra uomini e donne sono evidenti in maggior misura. Se molte giocatrici hanno colpi a rimbalzo con velocità simile o a volte superiore a quella dei giocatori, la potenza sul servizio è generalmente inferiore del 15% rispetto a quella di giocatori di equivalente livello di classifica.

Serena però è su un pianeta a parte. L’immagine 1 mostra il raffronto tra la velocità del suo servizio agli Australian Open nel periodo tra il 2013 e il 2017 con la velocità del servizio dei giocatori di primo turno per gli stessi anni, che rappresentano i primi 100 della classifica (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Sulla prima di servizio, gli uomini hanno una velocità media di 180 km/h, contro una media per Serena di 170 km/h, quindi solo il 5% in meno del tipico giocatore nei primi 100.

IMMAGINE 1 – Raffronto tra la velocità del servizio di Serena Williams e dei giocatori di primo turno agli Australian Open nel periodo 2013-2017

Inoltre, il 90% dell’intervallo di Serena al servizio si sovrappone a quello dei primi 100 giocatori. Questo ci dice che raramente un suo servizio non sarebbe competitivo rispetto a quello dei migliori giocatori del mondo.

Si potrebbe correttamente obiettare che la velocità è solo uno degli elementi di un servizio efficace. Il posizionamento della pallina è altrettanto fondamentale.

Grazie al Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis, abbiamo creato un dizionario di colpi definiti da parametri come velocità, punto del campo e forma, partendo da una base dati di anni di attività di tracciatura. È un dizionario che fornisce una descrizione precisa dei colpi distintivi del tennis professionistico. La modalità applicativa tra le più interessanti è quella con cui si elabora un profilo dello stile di gioco dal “vocabolario di colpi” del giocatore, in funzione della frequenza con cui appunto utilizza ogni tipo di colpo.

Si può anche vedere quanto spesso una giocatrice usi la tipologia di colpi del tennis maschile e determinare in questo modo la somiglianza del suo stile con quello di qualsiasi giocatore tenendo conto delle dettagliate caratteristiche fisiche dei suoi colpi.

Che indicazioni fornisce questo metodo relativamente alla somiglianza dello stile sulla prima di servizio di Serena rispetto a quella dei giocatori di vertice?

L’immagine 2 mostra raggruppamenti di stili di servizio tra giocatori di vertice. Più ravvicinati sono due giocatori nel diagramma e più in profondità si trovano nella sezione che li separa, maggiore la somiglianza nel loro stile di gioco. Si nota ad esempio che Roger Federer, Novak Djokovic e Stanislas Wawrinka appartengono tutti allo stesso raggruppamento di stile.

IMMAGINE 2 – Tipologia di stile sulla prima di servizio

In questo contesto, interessa conoscere la posizione di Serena. Una giocatrice non in grado di competere con questi giocatori si troverebbe all’estremità superiore del grafico ancora di più di quanto non lo sia, diciamo, Dudi Sela. Serena però è esattamente al centro di un raggruppamento che include Andreas Seppi e Richard Gasquet, entrambi giocatori entrati nei primi 20. Questa è la confutazione più convincente delle parole di McEnroe. Lontana dall’essere una giocatrice da numero 700 della classifica maschile, Serena ha la potenza e lo stile di servizio al pari di quelli di un giocatore tra i primi 30.

Questi numeri dimostrano in maniera soddisfacente che la posizione di McEnroe è priva di fondamento. Aspetto il giorno in cui non sarà più necessario dover respingere al mittente accuse di questo tipo. Nessuno oserebbe mettere in discussione la carriera di Federer perché probabilmente non riesce a schiacciare in faccia a LeBron James. Se il tennis maschile viene giudicato sui suoi meriti, lo stesso deve accadere con quello femminile.

Why Serena Williams Isn’t the 700th Player By Any Measure

Serena Williams: campionessa e mamma?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 21 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il pianeta tennis è in subbuglio sul futuro di Serena Williams. In una settimana già straordinaria di suo per il fatto che la vincitrice di 23 Slam riconquisterà la prima posizione mondiale senza aver giocato una sola partita dagli Australian Open 2017, Serena ha annunciato sui social la sua gravidanza.

Se le informazioni a disposizione sono accurate, Serena è alla ventesima settimana, che vuol dire che era incinta di otto settimane quando ha vinto a Melbourne a gennaio, entrando a far parte dello sparuto gruppo di giocatrici che sono state al vertice del professionismo nello stesso periodo in cui aspettavano un figlio, come ad esempio Margaret Court e Evonne Goolagong.

Serena si aggiunge a una lista eccellente di rientri al tennis giocato che comprende Maria Sharapova, Victoria Azarenka e Petra Kvitova. Sharapova, che è stata squalificata per doping per 15 mesi, sarà la prima a rientrare al torneo di Stoccarda, in programma la prossima settimana. Kvitova, che sta recuperando velocemente da una sconvolgente aggressione fisica all’inizio dell’anno, si è iscritta al Roland Garros 2017. Azarenka, la cui situazione è più simile a quella di Serena, è diventata madre nel 2016 e dovrebbe ripresentarsi durante l’estate.

Considerando che negli ultimi dieci anni l’età media dei professionisti di vertice è aumentata, non ci si deve sorprendere se più giocatori e giocatrici cercano di mantenersi competitivi nel circuito pur avendo una famiglia al seguito. Anche ipotizzando un’interruzione minima per la gravidanza, se Serena dovesse tornare a 36 anni e mezzo, sarebbe una delle giocatrici più vecchie, in singolare, della storia recente.

Venus Williams ha giocato la finale contro Serena agli Australian Open a gennaio all’età di 36 anni. Lei però non ha mai avuto dei figli. Quali sono le probabilità che Serena possa gestire contemporaneamente l’inevitabile peso dell’età sul suo fisico, la nascita e crescita del figlio e continuare ad avere successo al suo rientro da madre sul circuito?

Dopo Goolagong, Kim Clijsters è stata l’unica giocatrice a vincere uno Slam dopo aver fatto un figlio, lasciando pensare che serva qualcosa di simile a un miracolo per replicare un risultato del genere. Serena però ha abituato a prestazioni sensazionali – il record di Slam vinti e la giocatrice con più premi partita di sempre, tra gli altri – quindi il concetto di probabilità media ha poco significato nel suo caso.

Con riferimenti passati così limitati, è possibile trovare nella carriera di Serena episodi o dinamiche a supporto della possibilità di un solido rientro al tennis giocato?

Anche sottoponendosi ad allenamenti rigorosi, possiamo attenderci che dopo un anno e un figlio Serena non riesca a tornare alla forma fisica che l’aveva contraddistinta negli ultimi tempi. Questo però non rappresenta necessariamente una limitazione alla frequenza con cui potrà vincere partite se è in grado di trovare strategie di gioco che compensino un eventuale declino fisico, ad esempio accorciando gli scambi ed evitando di sprecare le opportunità che si presentano. I colpi giocati da Serena tra il 2015 e il 2017 agli Australian Open sembrano già essere indicazione di questo tipo di approccio. L’immagine 1 mostra l’insieme dei colpi giocati da Serena, compresi tutti i servizi e i colpi a rimbalzo, in ogni partita nel periodo considerato, ricordando che il 2016 è l’unico anno dei tre in cui non ha vinto, avendo perso in finale da Angelique Kerber (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Insieme dei colpi giocati da Serena Williams agli Australian Open 2015-2017

Le linee tratteggiate indicano come sarebbe l’insieme dei colpi giocati per il 25% delle giocatrici con il numero più basso di colpi (linea inferiore) e per il 25% delle giocatrici con il numero più alto di colpi (linea superiore). Si nota come Serena non solo abbia colpito un numero di colpi tra i più bassi ma, nel tempo, abbia ridotto ulteriormente questo valore.

Nel 2015, la media partita di colpi di Serena è stata di 215, scesa a 174 nel 2017, una riduzione del 20%. Complessivamente, il cambiamento si è tradotto in una riduzione del 24% nel numero totale di colpi giocati nel periodo di riferimento.

Sorprendentemente, questi miglioramenti in termini di efficienza sono arrivati in una fase in cui ha perso un po’ di efficacia al servizio. Ha guadagnato però in aggressività sulla seconda di servizio, che potrebbe spiegare come sia di fatto riuscita a ottenere un effetto netto positivo. Tra il 2015 e il 2017, la velocità media della prima di servizio di Serena è scesa di 5 km/h, mentre quella della seconda di servizio è aumentata di 3 km/h.

IMMAGINE 2 – Andamento della velocità del servizio di Serena Williams agli Australian Open 2015-2017

Quali altri fattori potrebbero contribuire a un incremento di efficienza? Uno dei primi da considerare è l’aggressività sulla risposta al servizio. Serena è conosciuta per posizionarsi dentro la linea di fondo in risposta. Ha accentuato questa propensione all’attacco sulla risposta negli ultimi anni?

L’immagine 3 riassume la posizione di Serena sulla risposta alla prima di servizio. Per semplicità, sono mostrati solo i valori del 2015 e del 2017. In generale, si nota che Serena si è posizionata ancora più internamente nel 2017 rispetto al 2015, entrando in media di altri 13 centimetri. Nei primi quattro turni la sua posizione era all’interno del campo di 16 cm, suggerendo quindi un atteggiamento di attacco ancora più spiccato nelle fasi iniziali del torneo.

IMMAGINE 3 – Posizione in campo di Serena Williams sulla risposta alla prima di servizio agli Australian Open 2015-2017

La maternità porterà a Serena nuove emozioni e nuove sfide. È difficile prevedere come i cambiamenti associati a questo passaggio potranno influire sulla sua capacità di tornare a giocare, specie in una fase prematura come quella attuale. Se il recente passato può essere preso come spunto di analisi, se ne trae evidenza dell’abilità di Serena di adattare il suo gioco a uno stile meno dispendioso ma sempre comunque in controllo della partita. Dovesse decidere di tornare a giocare, questa potrebbe rappresentare una formula vincente.

Can Serena Williams be a Champion and Mom?

Serena Williams e la differenza tra le grandi di sempre e la più grande di sempre

di Carl Bialik e Benjamin Morris // FiveThirtyEight

Pubblicato il 31 agosto 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

Alla data di questo articolo, Serena Williams, 33 anni, è data circa alla pari per la vittoria agli US Open 2015. Conquistando il suo 22esimo Slam raggiungerebbe Steffi Graf al primo posto dei titoli Slam nell’era Open [1] (Williams ha perso in semifinale da Roberta Vinci per 2-6 6-4 6-4, ma ha raggiunto Graf con la vittoria a Wimbledon 2016, n.d.t.)

La distanza in classifica tra Williams e le avversarie è la più grande di sempre nel tennis moderno, al momento ha più del doppio dei punti di Simona Halep al secondo posto. E con l’aiuto di una macchina del tempo, la maggior parte delle attuali giocatrici di altissimo livello potrebbe (ma non sarebbe comunque dato per certo) battere la maggior parte delle giocatrici della storia. Questo ovviamente vuol dire che Williams è la più grande di sempre, giusto?

Meglio non dare giudizi affrettati.

Invece, per analizzare più nel dettaglio la carriera di Williams e paragonarla alle rivali del momento e del passato, abbiamo utilizzato uno strumento familiare ai lettori di FiveThirtyEight: le valutazioni Elo. Ben apprezzate per la NFL, la NBA e il calcio, le valutazioni Elo rappresentano un valido metodo di paragone tra epoche come se ne vedono nello sport. Secondo Elo, Williams è indubbiamente tra le prime giocatrici della storia del tennis, ma, rispetto ad altre valutazioni, con qualche riserva in più. In particolare, sebbene Williams abbia avuto una carriera incredibile e stia ottenendo risultati mai visti per una giocatrice della sua età, la debolezza relativa del gruppo di giocatrici che le stanno dietro è un limite alla sua candidatura come la più grande di sempre.

L’idea che Williams abbia beneficiato di una “concorrenza più debole” è abbastanza comune, e certamente discutibile, ma tramite Elo si riesce ad analizzare con esattezza il significato e le implicazioni di una possibilità di quel tipo.

Per chi ne avesse sentito solo parlare, Elo è un metodo sviluppato in origine per gli scacchi, ma comodamente applicabile anche al tennis. È molto semplice: prima dell’inizio della loro partita, due giocatrici possiedono una valutazione Elo sulla base dei risultati ottenuti in precedenza. Elo utilizza le loro valutazioni per stimare le probabilità di vittoria di ciascuna, e poi aggiorna le valutazioni in funzione del risultato [2]. Non è un sistema esente da limitazioni: Elo pronostica le probabilità di vittoria tenendo conto solamente della valutazione delle giocatrici, che, a loro volta, dipendono solo dai risultati ottenuti nelle partite precedenti. Questo determina che molte informazioni (come infortuni, prestazioni successive delle avversarie incontrate in passato, invecchiamento) siano completamente tralasciate. Però, la struttura spietatamente baesiana di Elo – vale a dire adeguare le valutazioni rispetto alle precedenti probabilità di vittoria – lo rende sorprendentemente preciso ed estremamente flessibile. Partita dopo partita, Elo costruisce una piramide di grandezza, con le giocatrici che si avvicinano alla cima per ogni vittoria ottenuta e se ne allontanano dopo ogni sconfitta. Ci sono diversi modelli di Elo e per questo articolo abbiamo preparato una versione specifica in modo da tenere conto delle particolari dinamiche del tennis (la metodologia è descritta in nota) [3].

Abbiamo ricompreso i tornei Slam e quelli del circuito, considerando ogni partita allo stesso modo a prescindere dal turno. Un titolo Slam ha più valore per gli storici della materia e gli appassionati, ma nel tennis femminile anche gli Slam sono al meglio dei 3 set così da rendere i risultati facilmente confrontabili. Eliminare le partite non-Slam vorrebbe dire omettere larga parte dei dati a disposizione, tra cui molte partite tra giocatrici più forti (e in ogni caso la valutazione Elo solo per le partite Slam é meno favorevole a Williams rispetto a quella che stiamo usando).

Il primo aspetto che emerge è che, per quanto quello attuale sia il periodo della carriera di Williams con i migliori risultati nei tornei Slam – oltre a dare l’impressione di non aver mai giocato così bene anche negli altri tornei – Elo ritiene ancora che il massimo di Williams sia stato intorno al 2003 (quando la seconda migliore giocatrice americana del momento, Madison Keys, aveva 8 anni)

IMMAGINE 1 – La curva di invecchiamento di Serena Williams è concava, valutazioni Elo in carriera

Le valutazioni Elo di Williams forniscono una rappresentazione grafica degli alti e bassi della sua carriera. A 17 anni, vince il suo primo Slam, a 20 incorona il sogno di bambina di diventare la numero uno del mondo. A 21 anni, vince quattro Slam di fila, tutti battendo sua sorella Venus Williams in finale. Si parla già di lei in termini di più grande di tutti i tempi. Poi arrivano gli anni delle opportunità perse. Insegue interessi extra professionali in maniera così decisa che alcune grandi come Chris Evert ne mettono in dubbio la dedizione al tennis. Però subentrano anche gli infortuni, come quello al ginocchio mesi dopo aver vinto i quattro Slam contemporaneamente. Insieme alla sua famiglia, si stringe nel dolore per l’assassinio della sorella Yetunde.

Williams vince solo uno Slam tra i 22 e i 25 anni, normalmente è il periodo di apice nel tennis femminile. I successivi 5 anni sono più produttivi, con 6 Slam che fanno salire il suo totale e 13. A trent’anni, Williams sta vincendo Slam più velocemente di Margaret Court (21 Slam a trent’anni, 24 in totale) e Graf (che ha vinto tutti i 22 Slam prima dei trent’anni). Nel 2011 però è di rientro da problemi di salute tra cui un tendine lacerato e un embolo polmonare. A quel punto, anche raggiungere Martina Navratilova e Evert a 18 Slam richiederebbe la più grande carriera dopo i tren’tanni nella storia dell’era Open femminile (nessuna giocatrice prime di Williams ha vinto più di 4 Slam dopo il compimento del trentesimo anno).

Il resto è storia.

Nonostante però altri 8 Slam vinti, tra cui 4 di fila e altri possibili in arrivo, le sue prestazioni non sono state sufficienti a farle raggiungere un nuovo massimo nelle valutazioni. Non solo Elo suggerisce che Williams era più forte nel 2002 e 2003, ma suggerisce anche che Justine Henin era più forte nel 2007 (dopo aver raggiunto 7 finali Slam in tre anni e vincendone 4).

Non è raro assistere a un dominio da parte delle giocatrici più forti nel tennis femminile. Suddividendo le migliori nel tempo, sembra che a turno occupino la prima posizione per poi lasciare il testimone dopo qualche anno, concedendo poco spazio alle avversarie per mettersi in mostra.

IMMAGINE 2 – La storia del tennis femminile nell’era Open, valutazioni Elo nel tempo per tutte le giocatrici nell’era Open

L’aspetto più incredibile della posizione di Williams in questo grafico è la presenza di un secondo massimo di valutazione. Ma nessuno dei due massimi raggiunge quelli di Navratilova, Graf e Monica Seles.

Come lo si spiega?

Navratilova, Graf e Seles hanno dominato ciascuna il tennis femminile affrontando più giocatrici di élite. Quando Navratilova ha vinto sei Slam in due anni, ha dovuto affrontare Evert in 4 delle finali giocate. Graf e Seles hanno giocato contro e anche con Navratilova, così come hanno affrontato giocatrici appena sotto le più grandi come Arantxa Sánchez Vicario (4 Slam) e Jennifer Capriati (3 Slam) [4].

In presenza di così tanta grandezza, Seles ha dominato in modo assoluto dal 1991 fino ad aprile 1993, vincendo 7 degli 8 Slam che ha giocato. La sua ascesa da meteora, più verticale di qualsiasi altra delle grandi, si è interrotta quando, nel 1993, è stata pugnalata da un tifoso di Graf. Seles è rientrata dopo 28 mesi, ma non ha più raggiunto la prima posizione della classifica.

Anche Williams ha affrontato avversarie molto forti all’inizio della sua carriera, ma nessuna come Graf o Seles al massimo della forma. L’ultima volta che Williams ha vinto quattro Slam di fila – più di dieci anni fa in quello che è stato soprannominato il Serena Slam – aveva avversarie come Venus Williams, anche lei al suo apice, Lindsay Davenport e Capriati, Martina Hingis, vincitrice di 5 Slam e la coppia di giocatrici belghe Henin e Kim Clijsters.

Quando Williams è rientrata dai problemi di salute, le rivali più giovani si stavano ritirando o facevano fatica. Henin e Clijsters si sono ritirate, sono rientrare, e poi si sono ritirare di nuovo (pensiamo definitivamente), e nessuna ha giocato Slam dopo i 29 anni. Hingis si è ritirata a 22 anni e, anche se ha ripreso a giocare due volte, non ha quasi più giocato in singolare. Li Na si è ritirata a 32 anni. Maria Sharapova ha avuto problemi di infortuni (ed e stata squalificata per doping all’inizio del 2016, n.d.t.) come Victoria Azarenka. Petra Kvitova è sembrata imbattibile in due Wimbledon negli ultimi quattro anni, ma negli altri Slam in quel periodo è uscita al primo turno lo stesso numero di volte in cui ha raggiunto una semifinale (due). Il vuoto di potere durante gli infortuni di Williams è stato tale da permettere a tre giocatrici come Dinara SafinaCaroline Wozniacki e Jelena Jankovic di occupare complessivamente il numero uno della classifica tra il 2008 e il 2012 senza vincere nemmeno uno Slam (Jankovic e Wozniacki ci stanno ancora provando).

In altre parole, a parte Williams, il tennis femminile di vertice si è indebolito. Solo due giocatrici in attività hanno vinto più di due Slam: Venus Williams (7 Slam), che è ancora competitiva ma che ha terminato gli ultimi quattro anni fuori dalle prime 10, e Sharapova (5 Slam), che ha perso le ultime 17 partite contro Williams. Le rivali di Williams non sono deboli solo perché continua a batterle, ma spesso perdono contro giocatrici con una classifica più bassa. È possibile che nessuna delle giocatrici nata nella decade successiva a quella di Williams diventi una grande di sempre.

Può sembrare bizzarro affermare che le avversarie di Williams siano deboli, considerando che le atlete moderne tendono a essere più forti e più allenate. Se fosse possibile viaggiare nel tempo, vedremmo che, nella maggior parte degli sport, i professionisti di fascia media molto probabilmente batterebbero gli eroi del passato, e non ci sono ragioni per pensare che non sia così anche nel tennis: se non altro, con l’aumento della popolazione e della popolarità in tutti i paesi, il bacino di talenti è probabilmente il più ricco di sempre. Però, nei continui confronti tra ere, alcuni dei più grandi rimangono più grandi di altri. Cosa si deve fare?

La soluzione offerta da Elo, per quanto con caratteristiche ricorsive, è abbastanza intuitiva: il gruppo inferiore a quello a cui appartiene un giocatore è “forte” se batte ripetutamente il gruppo immediatamente inferiore, che è a sua volta forte se batte ripetutamente il gruppo immediatamente inferiore al suo e così via. E il gruppo inferiore a Williams è (stato) in caduta libera.

IMMAGINE 3 – Le avversarie di Serena Williams sono in picchiata, valutazioni Elo per le otto giocatrici a più alta valutazione per anno

Non è possibile fare un paragone diretto tra le giocatrici di oggi e quelle, ad esempio, degli anni ’80, Elo ci permette però di paragonarle indirettamente, attraverso avversarie comuni. Elo costruisce confronti scontro dopo scontro. Williams stessa rappresenta un collegamento tra epoche. E i suoi risultati di ora paragonati a quelli di allora – insieme alle partite di tutte le altre giocatrici rispetto a entrambe le ere – alimentano Elo, che poi ci dice che Williams è andata migliorando, ma la forza relativa delle altre giocatrici di vertice è peggiorata. Anzi, la distanza tra Williams e il gruppo successivo è così ampia al momento che il numero massimo di punti che può guadagnare – 5 punti Elo vincendo contro Sharapova – è eclissato dai 15 o più punti che sconta ogni volta che perde. Ad esempio, la sconfitta di Williams da parte della numero 20 Belinda Bencic nella semifinale del Canadian Open 2015 ha praticamente cancellato tutti i punti Elo che aveva ottenuto vincendo a Wimbledon (se sembra folle, guardatela in questo modo: le valutazioni di Williams sono così alte che Elo la ritiene più favorita per la vittoria di Wimbledon rispetto alla probabilità di perdere una partita da una giocatrice come Bencic).

Si è propensi a pensare che non sia corretto attribuire a un’atleta la responsabilità per il livello inferiore di gioco con cui deve confrontarsi, perché l’epoca in cui è nata non è certamente in suo controllo, ma Elo è in grado di aggirare il problema. Se il livello competitivo è basso, Elo si attende semplicemente che una giocatrice vinca più frequentemente. Quindi, stando a Elo, anche un periodo di dominio assoluto potrebbe sembrare in realtà normale se quello era il livello atteso.

È possibile che Williams sia talmente più forte delle altre giocatrici che Elo non è in grado di recepire il suo attuale stato di grazia? Se non avesse mai perso, la risposta sarebbe affermativa. Ma Williams, a oggi, ha un record di 48-2 e quelle due sconfitte hanno il loro peso. Inoltre, se fosse davvero molto più forte di quanto dicono le sue valutazioni, avrebbe dominato le sue avversarie in tutte le 48 vittorie. Invece, per 17 volte è stata costretta ad andare al terzo set. Abbiamo calcolato diverse valutazioni Elo considerando ogni set come una partita a sé, e poi abbiamo seguito lo stesso procedimento con i game. Se Williams stesse veramente schiacciando le sue avversarie, rispetto alle altre grandi di sempre avrebbe un posizionamento migliore. Ma così non è. Williams vince perché è più forte di qualunque altra giocatrice, oltre ad aver recuperato partite che sembravano ormai perse. Ma non ha vinto abbastanza contro le avversarie da giustificare il fatto che le sue valutazioni già estremamente alte dovrebbero essere ancora maggiori.

Quindi, anche se Williams ha vinto più tornei Slam di Navratilova dopo i trent’anni (8 contro 3), Williams si è avvicinata alle valutazioni Elo di Navratilova relative alla stessa fascia di età solo a 32 anni, e solo di recente è riuscita a superarla.

IMMAGINE 4 – La recente rinascita di Serena Williams, valutazioni Elo delle grandi di sempre per età

La storia tennistica di Serena e Venus Williams è quasi leggendaria, allenate sin da piccole dai genitori su campi da strada in asfalto nei bassifondi di Los Angeles per diventare le sorelle più forti nello sport e le migliori afroamericane della storia del tennis. Tuttavia, la loro ascesa è stata piuttosto convenzionale, almeno per quanto riguarda la carriera di giovani giocatrici dotate di un talento straordinario. Raggruppandole per età con altre grandi giocatrici, si nota come rimangano indietro rispetto all’ascesa da meteora di Graf da adolescente, a sua volta superata dall’ascesa di Seles da adolescente. Anche il loro rallentamento poco dopo i vent’anni è stato nella media. E il continuo declino di Venus Williams dopo i trent’anni è in linea con l’andamento tipico di carriera delle grandi del passato.

Williams però emerge sulle altri grandi per un aspetto più significativo del suo comunque incredibile percorso: con l’avanzare dell’età sta diventando una giocatrice più forte. Nei due anni successivi al compimento dei 32 anni, Williams ha giocato meglio in qualsiasi altro momento della carriera a esclusione del suo massimo di forma da 21 a 23 anni. Sta letteralmente ridefinendo i canoni di invecchiamento nel tennis, anche rispetto a quelli delle leggende dello sport.

Il suo recente massimo è allo stesso tempo più ampio e in un’età più avanzata di quello raggiunto da tutte le altre giocatrici. E la fissazione di Elo sul livello di competitività rileva in questo caso una nota positiva: visto che in presenza di un livello inferiore non è possibile migliorare la propria valutazione, un netto miglioramento di valutazione difficilmente arriverà da un livello competitivo che sta indebolendosi. In altre parole, la rinascita di Williams è concreta.

Nessuna atleta è in grado di dominare per sempre e la sua vulnerabilità aumento quando si trova in una situazione mai sperimentata, quella in cui continua a mantenere un livello di gioco superiore a un’età in cui la maggior parte delle sue rivali storiche si è ritirata. Ma Williams è talmente avanti rispetto alle sue avversarie che anche se iniziasse a perdere 100 punti Elo all’anno, e tutte le sue avversarie conservassero la loro posizione, rimarrebbe comunque la giocatrice migliore per ancora circa due anni, e si manterrebbe nelle prime 10 per almeno altri quattro anni.

Potrebbe emergere una nuova rivale? Sicuramente, è possibile. Ma Sharapova, al numero 2 nella classifica Elo tra le giocatrici in attività, ha mostrato segni di declino a 28 anni (Sharapova è stata poi squalificata per doping a seguito degli Australian Open 2016 e tornerà a giocare ad aprile 2017, n.d.t.). Azarenka e Kvitova, due rivali più giovani di Williams con due titoli Slam a testa, hanno rispettivamente 26 e 25 anni e potrebbero già aver raggiunto il loro massimo. Williams è stata così forte così a lungo che probabilmente rimarrà ancora al vertice mentre giocatrici più giovani di lei hanno iniziato la fase di declino. E tutte le vittorie che ottiene la incentivano a non ritirarsi.

Dopo la vittoria di Wimbledon 2015, Williams ha detto di sentirsi in ottima forma e non percepire l’età, nemmeno nella vita privata.

Anche se probabilmente non riuscirà mai a raggiungere il primo posto nella graduatoria del tennis femminile di sempre, almeno per quanto concerne le valutazioni risultanti da algoritmi baesiani ricorsivi, è ancora abbastanza giovane da raggiungere altri traguardi e sportivamente vecchia da meritare un plauso aggiuntivo per le sue prestazioni.

Note:

[1] Il periodo che è iniziato nell’aprile del 1968 quando giocatori e giocatrici professionisti hanno potuto prendere parte ai tornei del Grande Slam.

[2] Le giocatrici senza una precedente valutazione iniziano con 1500 punti Elo, ma è solo una convenzione. Tutte le giocatrici infatti iniziano con la stessa valutazione, che potrebbe essere quindi anche zero.

[3] In questo caso, c’erano due scelte da fare: la prima relativa al livello di granularità, cioè considerare ogni game di una partita come partita a sé stante, aumentando quindi la dimensione del campione disponibile ma misurando qualcosa di molto differente dalle vittorie complessive? O considerare una vittoria come tale a prescindere che il punteggio sia 6-0 6-0 o 6-4 3-6 6-7(7) 7-6(3) 70-68? O si procede sulla base dei set? Questo compromesso esisterà sempre, anche in altri sport come il football americano o il baseball, dove il margine di vittoria e la differenza punti sono comunemente usati. Ci si chiede sempre quanto si guadagni in forza predittiva del modello utilizzando statistiche meno accurate ma più dettagliate rispetto al numero di vittorie. Per il sistema adottato, abbiamo testato e ottimizzato tutte e tre le ipotesi, trovando che qualsiasi miglioramento della capacità predittiva derivante dall’utilizzare i set o i game invece delle partite era estremamente ridotto. Per quanto quelle versioni potrebbero dimostrare la loro utilità, preferiamo utilizzare il sistema basato sulle partite in molti punti di questa analisi.

La seconda scelta riguarda la modalità con cui aggiornare le valutazioni dopo ogni partita. Tutti i sistemi Elo calcolano la differenza tra il numero di vittorie effettive e il numero di vittorie attese e si servono del risultato, con modalità diverse, per determinare il correttivo appropriato alla valutazione dei giocatori. La via più diretta è di moltiplicare la differenza per una costante K, scelta empiricamente per rappresentare il contesto in cui viene giocata la partita. Negli scacchi, un valore tipico di K per i nuovi giocatori è 40, che significa che per ogni vittoria di un giocatore che supera le attese del 10%, quel giocatore guadagna 4 punti Elo a partita. Per Elo di FiveThirtyEight applicato alla NBA, abbiamo usato un K uguale a 20. Gli scacchi utilizzano una funzione K dipendente dal numero di partite giocate dal giocatore. È lo stesso approccio usato da altre varianti Elo come Glicko e Stephenson, che includono anche altri parametri.

Dopo test molto approfonditi di questi metodi abbiamo deciso di mantenere la nostra variante (che ha avuto una resa decisamente migliore delle alternative), nella quale il moltiplicatore è determinato da una funzione nella forma K / [(numero di partite del campione per il giocatore + coefficiente di compensazione)^forma]. K è un moltiplicatore costante come quello degli altri metodi, il coefficiente di compensazione è un aggiustamento minimo per evitare che i nuovi giocatori abbiano oscillazioni eccessive verso l’alto o il basso, e forma indica quale forma la curva dovrebbe assumere (in sintesi, maggiore il numero, più stabili le valutazioni per i giocatori con molte partite). Con questa struttura, abbiamo dovuto semplicemente testare quali parametri lavorassero meglio con il campione a disposizione. I valori che abbiamo adottato sono K pari a 250, coefficiente di compensazione pari a 5 e forma pari a 0.4.

Questa è un’approssimazione empirica di come questa curva di correzione dovrebbe apparire, e probabilmente può essere migliorata con una funzione più precisa o introducendo informazioni aggiuntive rispetto a i game o alle prestazioni, ma abbiamo cercato di renderla più semplice possibile anche per evitare potenziali situazioni di overfitting, o eccessivo adattamento del modello ai dati (i dati utilizzati arrivano da un’analisi di quanto presente sulla pagina GitHub di Jeff Sackmann, comprensiva di più di 250.000 partite del circuito professionistico).

[4] Tra le avversarie c’erano anche perenni finaliste/semifinaliste Slam come Gabriela Sabatini, Jana Novotna e Mary Joe Fernández.

[5] Questo tipo di declino sarebbe più rapido di molti di quelli registrati da Elo, ma è difficile darne una valutazione perché la maggior parte delle giocatrici si è ritirata immediatamente dopo un rapido declino.

Serena Williams And The Difference Between All-Time Great And Greatest Of All Time