I 22 miti del tennis di Klaassen & Magnus – Mito 20 (ancora sul servire per primi)

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 23 luglio 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Un’analisi del Mito 19.

Ci avviciniamo alla conclusione della rivisitazione dei 22 miti di Klaassen e Magnus, e le idee si fanno meno originali. Invece di soffermarmi su quanto visto sinora, cercherò di rendere il discorso interessante adottando per le ultime tematiche una nuova ottica.

Quest’articolo ritorna sull’argomento inizialmente sviluppato nel Mito 2, cioè quello del vantaggio derivante dal servire per primi in una partita, non tanto nel primo game in assoluto, ma nel primo game di qualsiasi set. Uno dei punti chiave emersi dallo studio dei due autori evidenziava come l’effetto del servire per primi subisse variazioni in tutti i set tranne il primo, poiché servire per primi nei set successivi è altamente correlato con l’aver perso il set precedente.   

Cosa si può dire relativamente al primo set, in cui l’opportunità di servire per primi è decisa solamente della fortuna? La probabilità di vittoria del game per i giocatori al servizio aumenta per il fatto di servire per primi?

Mito 20: “Il vincitore del sorteggio dovrebbe scegliere di servire”

In virtù del lancio della moneta che precede l’inizio della partita, servire per primi è l’esperimento più regolato dal caso che ci possa essere nel tennis. Tuttavia, anche il caso può portare a risultati curiosi e potrebbe comunque accadere che la bravura dei giocatori che servono per primi sia diversa da quella dei giocatori che servono per secondi, specialmente in un campione ridotto di partite. Per tenerne conto, Klaassen e Magnus utilizzano la differenza di classifica tra giocatori per verificare se chi serve per primo nel primo game ha una prestazione migliore del giocatore che serve per secondo ma che è comunque di un livello qualitativo simile rispetto al suo avversario. 

Sulla base di un campione di partite derivante da molteplici edizioni di Wimbledon, i due autori hanno trovato che la percentuale di punti vinti al servizio è tendenzialmente di 3 punti percentuali più alta nel primo game rispetto a tutti gli altri game al servizio, sia per gli uomini che per le donne, un risultato che dovrebbe dare credito all’idea che servire per primi nel primo set sia effettivamente un vantaggio.

Nella rivisitazione iniziale del Mito 2, ho mostrato che se un effetto di quel tipo nel primo game esiste per davvero, è probabilmente da attribuire alle palline nuove, sebbene le palline del primo game non siano proprio nuove visto che sono state usate nel riscaldamento. È il motivo per il quale le palline vengono cambiate nell’ottavo game e successivamente ogni nove game. Le palline del primo game quindi sono state sottoposte a circa due game di utilizzo, da cui ci si dovrebbe attendere un vantaggio minimo.

In realtà, un’analisi approfondita nella rivisitazione del Mito 18 ha verificato che la diminuzione dell’effetto delle palline nuove è collegata anche all’avanzamento del punto (non solo quindi all’usura delle palline in termini di game giocati, ma anche di numero di colpi giocati) e che lo svantaggio legato all’usura dipende dal singolo giocatore.

Una rivisitazione del vantaggio di servire per primi

Considerando che molte situazioni di possibile vantaggio o svantaggio nel tennis variano in funzione dello specifico giocatore, ho pensato che fosse interessante capire se così è anche per gli effetti associati al primo game. Per un’analisi di questo tipo, ho considerato i dati punto per punto delle partite maschili e femminili nel periodo tra il 2014 e il 2015 e confrontato la prestazione del giocatore al servizio nel primo game con tutti gli altri suoi game al servizio in quella partita. Il ragionamento è che i game al servizio di una partita dovrebbero rappresentare una buona approssimazione dell’abilità al servizio di quel giocatore in quel giorno, tenendo conto del suo avversario.

Tuttavia, confronti con la media (tolto il primo game) e con i punti vinti al servizio durante il primo game sono delicati perché il primo game è un campione di punti ridotto. La media di punti giocati nel primo game è 6 per gli uomini e 7 per le donne. Come possiamo stabilire che un X numero di punti vinti al servizio rispetto a un n numero di punti è stato insolitamente grande o insolitamente piccolo? 

Si può fare affidamento sulla probabilità binomiale esatta. Chiamiamo p la probabilità di vincere un punto da parte del giocatore al servizio. Stimiamo la probabilità di vincere almeno un X numero di punti nel primo game con la seguente formula:

P(Punti Vinti ≥ X) = 

Con questa formula ho calcolato l’elemento sorpresa di ogni prestazione ottenuta sia dai giocatori al servizio per primi che dai giocatori al servizio per secondi. In entrambi i casi, p era la media dei punti vinti dal giocatore al servizio in tutti gli altri game al servizio durante la specifica partita.

L’immagine 1 mostra i risultati per i giocatori al servizio. L’asse delle ordinate riporta la p del giocatore per la partita nel caso in cui abbia servito per primo (in blu, a sinistra) o per secondo (in rosso, a destra. Nella versione originale, è possibile visualizzare i nomi di ciascun giocatore puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). L’asse delle ascisse riporta la probabilità binomiale che i punti vinti nel primo game siano lo stesso numero o un numero maggiore di quelli che il giocatore ha effettivamente vinto. Se al lancio della moneta scegliere di servire ha un vantaggio, dovremmo aspettarci un numero più alto di primi game con bassa probabilità.

Definendo una probabilità del 5% come sorprendente, evidenziata nel grafico con la linea rosso scuro, non ci sono state prestazioni superiore alle attese tra i giocatori che hanno servito per primi, mentre c’è stato lo 0.4% di prestazioni superiori alle attese tra i giocatori che hanno servito per secondi nel loro primo game di servizio. Definendo una probabilità del 20% come sorprendente (evidenziata con la linea rosso chiaro), si è trovato il 9% di prestazioni superiori alle attese tra i primi al servizio e il 13% tra i secondi al servizio nel loro primo game al servizio. È interessante notare che Leonardo Mayer ha avuto tre prestazioni superiori in un campione di partite ridotto. 

IMMAGINE 1 – L’effetto di servire per primi nelle partite del circuito maschile nel periodo 2014-2015

In campo femminile, una prestazione nel primo game superiore alle attese è stata più comune, seppur con una frequenza sempre molto limitata. Nel 2% dei casi tra le prime giocatrici al servizio e nel 3% dei casi tra le seconde giocatrici al servizio si è assistito a una prestazione sorprendentemente solida (5% massimo di probabilità) nel primo game al servizio rispetto al resto della partita. Utilizzando uno standard del 20%, ci sono state l’11% delle prime giocatrici al servizio e il 14% delle seconde con prestazioni sorprendentemente buone. Molte sono state le giocatrici con diverse partite in cui hanno fatto meglio delle attese nel primo game, tra cui Andrea Petkovic, Heather Watson e Madison Keys.

IMMAGINE 2 – L’effetto di servire per primi nelle partite del circuito femminile nel periodo 2014-2015

Riepilogo

Anche con il supporto della casualità dettata dal lancio della moneta, resta comunque difficile valutare gli effetti del primo game, per via dell’usura delle palline e del limitato campione a disposizione. Il test binomiale tra game della stessa partita è uno degli strumenti per identificare quanto spesso le prestazioni nel primo game non siano allineate a quelle del resto della partita, che forse è il modo migliore per testare la capacità di uno specifico giocatore in un determinata partita rispetto alla bravura dell’avversario. Con questa metodologia, si è trovato che in circa il 15% delle volte le prestazioni nel primo game sono poi state mantenute nel resto della partita, e non c’è traccia del fatto che rendimenti superiori alle attese siano più probabili per chi ha servito per primo rispetto a chi ha iniziato alla risposta. 

I risultati lasciano spazio alla possibilità che alcuni giocatori beneficino dell’“effetto di iniziare per primi”, che può far pensare all’esistenza di un sottoinsieme di giocatori che dovrebbero approfittare del servire per primi quando vincono il sorteggio.

Klaassen & Magnus’s 22 Myths of Tennis— Myth 20

I 22 miti del tennis di Klaassen & Magnus – Mito 18 (sul servire con palline nuove)

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato l’8 luglio 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Un’analisi del Mito 17.

Per lo sconforto dei suoi tifosi, il cammino di Roger Federer verso la conquista di Wimbledon 2016 è stato interrotto in semifinale dai potenti servizi di Milos Raonic, dopo che Federer aveva compiuto la gloriosa impresa di rimontare due set di svantaggio contro Marin Cilic nei quarti.

Come in molte partite equilibrate, un sottile margine separava Federer da Raonic. Con il 70% dei punti vinti al servizio e il 29% di quelli alla risposta, Federer era indietro di un solo punto percentuale rispetto a Raonic in entrambe le statistiche, a sottolineare che pochi punti hanno fatto la differenza per raggiungere la finale.

Verranno dette molte parole sulle possibili cause della sconfitta di Federer. È stata la strategia di Raonic di servire prime molto veloci al corpo a disorientare Federer alla risposta? O un’altra partita in cinque set è stata troppo impegnativa per le gambe di un giocatore di 34 anni? Il lavoro di Raonic con John McEnroe sta iniziando a dare i suoi frutti?

In aggiunta a questi aspetti, mi aveva incuriosito un commento fatto durante il terzo set da McEnroe in telecronaca. Al servizio con palline nuove nel quarto game, Federer è andato sullo 0-30. McEnroe ha ipotizzato che Federer avesse minore controllo perché stava giocando con palline nuove. Sono rimasta sorpresa perché un affermazione di quel tipo contrasta con la convinzione diffusa per cui il giocatore al servizio normalmente trae beneficio dalla velocità e dal rimbalzo delle palline nuove.

Chi ha ragione quindi? È possibile che le palline nuove abbiano davvero avuto un ruolo nella sconfitta di Federer?

Mito 18: “Servire con palline nuove è un vantaggio”

L’effetto del grado di usura di una pallina nella partita è stato opportunamente analizzato da Klaassen e Magnus nel Mito 18 di Analyzing Wimbledon. Per verificare l’eventuale vantaggio che palline nuove danno al giocatore al servizio, i due autori hanno preso in considerazione il grado di usura in termini di game giocati. Palline con nessun game giocato sono naturalmente state appena tirate fuori dal tubo, mentre palline con 8 game giocati sono all’ultima fase del loro utilizzo (come noto, le palline vengono cambiate la prima volta ogni 7 game e poi ogni 9, n.d.t.).

Quando i due autori hanno analizzato la variazione della percentuale di punti vinti al servizio nelle partite di Wimbledon in funzione del grado di usura delle palline dovuto alla durata dell’utilizzo, non hanno trovato differenze significative per il giocatore medio o per giocatori che più o meno occupano le parti alte della classifica. Andando contro la saggezza popolare tennistica, hanno concluso che l’usura della pallina non ha un effetto significativo sul giocatore medio.

Una rivisitazione dell’effetto palline nuove

In molte questioni legate al tennis, le differenze tra un giocatore e l’altro sono così alte da rendere l’analisi degli effetti medi non particolarmente delucidante. Nel dubbio che l’effetto palline nuove sia un altro fenomeno dipendente in larga misura dal singolo giocatore, ho creato un modello misto per determinare la probabilità di ciascun giocatore di vincere un punto al servizio in funzione del grado di usura delle palline. Nell’analisi che segue inoltre ho inserito la bravura alla risposta dell’avversario, che fornisce un correttivo migliore per valutare la difficoltà della partita rispetto alla semplice posizione in classifica.

L’immagine 1 mostra l’effetto sulla percentuale di punti vinti al servizio per i giocatori nei tornei dello Slam nel periodo dal 2013 al 2015 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). L’effetto dell’usura sull’asse delle y sarà negativo quando palline consumate diventano uno svantaggio. Questi effetti sono rapportati alla somma dei punti vinti in media al servizio e alla risposta, che rappresenta la misura del livello complessivo di bravura di un giocatore.

C’è una lieve evidenza del fatto che i giocatori migliori in realtà derivano maggiori benefici dal giocare più a lungo con le stesse palline, in linea con quanto ipotizzato da McEnroe per Federer. Ma, complessivamente, la tendenza è debole.

IMMAGINE 1 – Effetto dell’usura della pallina rispetto ai game giocati per il circuito maschile

Nel gioco femminile si assiste a una tendenza molto più chiara. L’immagine 2 mostra che la maggior parte delle giocatrici ha un effetto negativo rispetto all’usura delle palline, a suggerire che la giocatrice al servizio possiede di fatto un vantaggio se serve con palline nuove. È interessante notare come l’effetto appaia ancora più marcato per alcune delle giocatrici più forti, anche se va sottolineato come Serena Williams sia in ogni caso un’anomalia, in quanto una di quelle giocatrici per le quali l’usura delle palline incide in misura minore sull’esito del servizio.

IMMAGINE 2 – Effetto dell’usura della pallina rispetto ai game giocati per il circuito femminile

Si può anche pensare che l’effetto palline nuove abbia influenza sulla probabilità di servire un ace. L’immagine 3 e 4 analizzano la questione. Nel caso degli uomini, troviamo un vantaggio molto più accentuato per i giocatori al servizio rispetto a quanto osservato nella percentuale di punti vinti complessivamente.

IMMAGINE 3 – Effetto dell’usura della pallina rispetto ai game giocati sugli ace per il circuito maschile

Un effetto ancora più forte emerge per le giocatrici. Si osserva anche un vantaggio crescente nel numero di ace con palline nuove per le giocatrici complessivamente più brave.

IMMAGINE 4 – Effetto dell’usura della pallina rispetto ai game giocati sugli ace per il circuito femminile

Se da un lato l’usura della pallina in termini di game giocati è un modo per determinare quanto si è giocato con quella pallina, dall’altro non tiene conto della differenza di punti giocati per ciascun game. Un giocatore al servizio che deve fronteggiare quattro palle break in un game sta giocando con palline molto più usurate rispetto al giocatore che vince il game a zero. Per verificare il possibile effetto del numero di punti giocati, ho analizzato l’usura della pallina in funzione dei punti giocati. In questo caso, l’usura è stata limitata a un massimo di 100 punti, in modo da evitare gli effetti di game particolarmente equilibrati.

L’immagine 5 mostra un apparente maggiore vantaggio, in termini di punti giocati, per tutti i giocatori con palline più giovani, e un effetto più negativo per i giocatori più forti.

IMMAGINE 5 – Effetto dell’usura della pallina rispetto ai punti giocati per il circuito maschile

Nell’immagine 6 si osserva che la tendenza per le giocatrici sugli effetti dell’usura in funzione dei punti giocati è simile a quanto visto nel caso dei game giocati. In entrambe le circostanze, la maggior parte delle giocatrici trae del vantaggio dalle palline più nuove, vantaggio che tende a salire all’aumentare del livello di bravura della giocatrice.

IMMAGINE 6 – Effetto dell’usura della pallina rispetto ai punti giocati per il circuito femminile

Riepilogo

La rivisitazione del Mito 18 suggerisce che il numero di punti giocati potrebbe essere un indicatore più preciso rispetto al numero dei game giocati per determinare l’effetto del grado di usura della pallina sulla prestazione al servizio. Quale sia il metodo di valutazione, gli effetti registrati mostrano un vantaggio per chi serve con palline nuove, specialmente nella frequenza degli ace.

Si tratta di un effetto marcato a sufficienza per incidere sull’esito di una partita? Prendiamo il caso di Federer. Per il numero 3 del mondo l’effetto stimato dell’usura di una pallina rispetto ai punti giocati corrisponde a un decremento della probabilità di vincere un punto al servizio di 0.5 punti percentuali ogni 50 punti giocati con le stesse palline. In altre parole, servirebbe una pallina estremamente usurata per avere un’influenza evidente sul gioco di Federer.

Klaassen & Magnus’s 22 Myths of Tennis— Myth 18

Le nuove palline del Roland Garros

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 29 maggio 2011 – Traduzione di Edoardo Salvati

Ci sono state molte lamentele da parte dei giocatori sulle nuove palline del Roland Garros, sul fatto che siano più leggere, più pesanti e che rimbalzino in modo troppo diverso dalle altre. Per quanto riguarda il rimbalzo e la rotazione, non è possibile ricavare molto dai dati a disposizione. Si può invece studiare la superiorità del servizio per un’approssimazione del modo in cui si sta giocando al Roland Garros 2011. 

Diversi mesi fa, ho analizzato la maggior parte delle partite ATP del 2010 e concluso che il giocatore al servizio vince punti su diverse superfici con questa frequenza:

  • Terra: 61.5%
  • Cemento: 63.7%
  • Erba: 65.9%

La differenza tra questi numeri non sembra molto marcata, ma rappresenta un valido indicatore delle differenze tra superfici. Se tra terra e cemento ci sono 2.2 punti percentuali, significa che il 2.2% deve essere uno scostamento importante!

Sempre con i dati del 2010, ho anche trovato la frequenza di ace, vale a dire semplicemente la percentuale di servizi che sono ace rispetto al totale :

  • Terra: 5.5%
  • Cemento: 8.5%
  • Erba: 10.5%

Questa si che è una grande differenza.

Roland Garros

E per il Roland Garros? Nell’edizione 2010, i giocatori al servizio hanno vinto il 62.4% dei punti e servito ace per il 6.6% delle volte. Dunque è ragionevole concludere che l’anno scorso i campi del Roland Garros erano più veloci della maggior parte dei tornei ATP sulla terra. Anche le condizioni meteorologiche e altri elementi come – indovinate – le palline possono contribuire a variare le condizioni di gioco.

Quest’anno sono stati già giocati 112 dei 127 singolari maschili, per più di 17.000 punti, quindi non è azzardato trarre delle conclusioni. Nel 2011, i giocatori al servizio hanno vinto solo il 62.0% dei punti, più o meno a metà strada tra la media sulla terra e i risultati sui campi più veloci del Roland Garros 2011. Più importante, i giocatori stanno servendo ace solo per il 5.6% dei punti, ben al di sotto del dato dello scorso anno.

Pur non potendo fare maggiore chiarezza sulle stranezze associate alle nuove palline, per qualche motivo la velocità di gioco al Roland Garros 2011 è più vicina alla media di un torneo sulla terra di quanto non lo fosse lo scorso anno.

The French Open’s New Balls