I migliori nelle partite al meglio dei cinque set

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 16 gennaio 2014 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il format al meglio dei cinque set adottato dai tornei dello Slam per il singolare maschile favorisce i giocatori con resistenza fisica e mentale. Conferisce anche un vantaggio ai più forti, perché riduce il numero di occasioni in cui l’esito è governato dal caso.

I risultati relativi alle partite al meglio dei cinque set però non sono sempre la guida più utile. Un giocatore che si trova spesso nei turni finali di uno Slam affronta avversari difficili più frequentemente di quanto gli capiterebbe in un ATP 250 o 500. Dovremmo quindi attenderci che molti giocatori abbiano un record peggiore nelle partite sulla lunga distanza, non perché ci sia una tendenza specifica in merito, ma per tabelloni costantemente molto impegnativi.

Se tenessimo conto di queste variabili – la bravura dell’avversario e una vantaggio strutturale dei favoriti nel format al meglio dei cinque set – chi sarebbe il giocatore più forte? Quali giocatori supererebbero maggiormente le aspettative nei tornei dello Slam?

Prima di restringere la ricerca ai giocatori dal curriculum più consolidato, iniziamo con alcuni nomi inusuali:

  • tra i giocatori con cento partite nel circuito maggiore, quello che negli Slam ha superato di più le attese è Bernard Tomic. Di 35 partite Slam giocate, ne ha vinte venti nonostante una classifica che suggeriva ne avrebbe vinte solo undici, l’82% in più. Nei tornei non Slam, Tomic ha giocato a un livello in linea con la sua classifica. Per quanto modesto sia il suo record, nessun giocatore tra quelli in attività si avvicina a questo divario percentuale;
  • se si sale a duecento partite in carriera, troviamo…Daniel Istomin. Il suo record di 21-21 negli Slam non sembra destare particolare impressione fino a che non si considera che non è mai stato testa di serie. La sua classifica lascia intendere che avrebbe dovuto vincere solo sedici partite;
  • la parata di giocatori sfavoriti continua anche arrivando alle trecento partite in carriera. Victor Hanescu ha fatto meglio delle attese nelle partite al meglio dei cinque set di un solido 20%, con un record di 28-32 a fronte di una classifica nelle retrovie che prevedeva vincesse solo ventitré partite.

Occupiamoci ora dei nomi che contano. Avevo intenzione di considerare in questa ricerca solo i giocatori attivi, ma se si torna indietro abbastanza da ricomprendere la carriera di giocatori come Radek Stepanek e Tommy Haas, si finisce per far rientrare anche molte ex stelle del circuito. E, in questo caso, è Marat Safin a emergere.

Il record di Safin negli Slam è stato di 95-41, eccellente secondo tutti gli standard. La sua percentuale di vittorie del 70% è stata di circa il 14% più alta di quanto la combinazione della classifica e della bravura degli avversari stimasse. Se negli Slam ha ecceduto le attese, negli altri tornei ha fatto peggio, vincendo quasi il 10% in meno delle partite al meglio dei tre set rispetto a quanto pronosticato nel corso della sua carriera.

Nessuno degli attuali primi 10 possiede un divario così accentuato tra rendimento in partite al meglio dei cinque set e dei tre set come Safin, ma è Jo Wilfried Tsonga ad andarci più vicino. La tabella riporta il record di ogni giocatore negli Slam raffrontato poi con il numero di vittorie attese, e gli stessi due numeri per i tornei non Slam (ho escluso la Coppa Davis). La colonna “RapAtt” indica di quanto la prestazione nelle partite al meglio dei cinque sia stata migliore di quella nelle partite al meglio dei tre set, vale a dire il rapporto con cui un giocatore ha superato le attese negli Slam in confronto agli altri tornei.

Giocatore   Md5 V%   Md5 Att   Md3 V%   Md3 Att   RapAtt  
Tsonga      76.6%    1.17      66.6%    0.98      1.19  
Berdych     69.3%    1.06      63.1%    0.95      1.12  
Wawrinka    67.0%    1.17      58.6%    1.08      1.08  
Djokovic    85.3%    1.06      79.2%    0.99      1.07  
Nadal       88.3%    1.07      82.1%    1.01      1.06  
Murray      79.6%    1.05      73.7%    1.03      1.02  
Federer     84.4%    1.01      79.2%    1.00      1.01  
Ferrer      70.6%    0.95      65.6%    0.96      0.99  
Gasquet     64.0%    1.04      63.5%    1.09      0.95  
Del Potro   72.9%    1.13      72.5%    1.24      0.91

È inevitabile che i Fantastici Quattro riempiano le posizioni di metà classifica. Quando si producono risultati così importanti per tutto il tempo in cui loro sono riusciti a farlo, più di tanto non si riesce a superare le attese. Del gruppo, il più impressionante è Rafael Nadal, che ha fatto meglio negli Slam dei tornei non Slam nonostante la sua accentuata preferenza per la terra battuta. Molti dei giocatori navigati che ottengono i piazzamenti peggiori secondo questa statistica sono specialisti della terra, come Filippo Volandri e Potito Starace, per i quali è virtualmente garantita l’eliminazione al primo turno in tre dei quattro Slam annuali.

Se la presenza di Juan Martin Del Potro in fondo all’elenco sembra essere particolarmente tempestiva dopo la sconfitta, la scorsa notte, al secondo turno degli Australian Open 2014, potrebbe in realtà dipendere dalla casualità statistica su cui pesa la lunga assenza e l’altrettanto lungo rientro nel 2010 e nel 2011. La sua classifica è stata per molto tempo inferiore al livello previsto dal talento, che spiega come sia riuscito a superare le attese sia negli Slam (+13%) che nei tornei non Slam (+24%). La sconfitta a opera di Roberto Bautista Agut non favorirà i suoi numeri, ma serviranno probabilmente ancora molti Slam prima di poter avere maggiore certezza del rendimento di Del Potro nelle partite al meglio dei cinque set.

Quando Tsonga e Roger Federer hanno giocato contro nel quarto di finale degli Australian Open 2013, Federer è sopravvissuto vincendo in cinque set. Se si affronteranno anche quest’anno, come ci si aspetta, questi numeri forniscono una ragione del perché Federer potrebbe non essere di nuovo così fortunato (Federer ha in realtà vinto il quarto di finale contro Tsonga, nuovamente in cinque set, perdendo però poi sempre ai quarti di finale al Roland Garros 2013 in tre set, n.d.t.).

Better at Best-of-Five

Benoit Paire e i casi in cui la classifica è troppo alta per un Challenger

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 20 ottobre 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

Con tre eventi del circuito maggiore a disposizione per questa settimana (Mosca, Stoccolma e Vienna a partire dal 19 ottobre 2015, n.d.t.), Benoit Paire ha ritenuto che valesse la pena non giocarne nemmeno uno. Invece, il numero 23 del mondo è la prima testa di serie del Challenger di Brest, cosa che, con ampio margine, fa di lui il giocatore dalla classifica più alta ad essersi iscritto a un Challenger nel 2015.

I giocatori tra i primi 50 possono decidere di partecipare a un Challenger se ricevono un invito dagli organizzatori del torneo, e i giocatori tra i primi 10 possono decidere di non giocarli proprio. Però, dal 1990, un giocatore tra i primi 50 ha partecipato a un Challenger poco più di 500 volte, vale a dire circa venti all’anno (alcuni di questi giocatori non hanno avuto bisogno di una wild card, poiché l’iscrizione è collegata alla classifica posseduta molte settimane prima del torneo, periodo durante il quale le posizioni dei giocatori salgono o scendono).

Molti dei giocatori che ricevono una wild card rientrano in due categorie: o sono quelli che perdono ai primi turni degli Slam o di Masters come Indian Wells e Miami, o sono specialisti della terra battuta alla ricerca di altre occasioni per giocare sulla superficie. La decisione di Paire – in linea con il suo stile – non sembra seguire nessuna di queste frequenti modalità.

La tabella riepiloga i giocatori con la classifica più alta ad aver giocato tornei Challenger dal 1990. Nella colonna dei risultati la vittoria del titolo è indicata con “V”, mentre gli altri sono i turni in cui il giocatore ha perso.

Anno  Evento          Giocatore   Class. Turno       
2003  Braunschweig    Schuettler  8      R16     
1991  Johannesburg    Korda       9      SF      
1994  Barcellona      Berasategui 10     V       
1994  Graz            Berasategui 11     R16     
2008  Sunrise         Gonzalez    12     QF      
2004  Lussemburgo     Johansson   12     V       
2011  Prostejov       Youzhny     13     QF      
2008  Prostejov       Berdych     13     QF      
2003  Praga           Schalken    13     V       
2005  Zagabria        Ljubicic    14     V       
2004  Bratislava      Hrbaty      14     F       
2004  Prostejov       Novak       14     QF      
2003  Prostejov       Novak       14     R32     
2007  Dnepropetrovsk  Canas       15     SF      
2002  Prostejov       Novak       15     F       
1998  Segovia         Berasategui 15     QF      
1997  Braunschweig    Mantilla    15     F       
1997  Zagabria        Berasategui 15     V

(Rainer Schuettler e Petr Korda non erano tra i primi 10 un paio di settimane prima dell’inizio dei rispettivi tornei).

Un rapido sguardo potrebbe far pensare che sia Alberto Berasategui ad aver giocato più Challenger da classificato tra i primi 50. In realtà ci va vicino, è infatti alla pari con Jordi Arrese al secondo posto con 12 partecipazioni. Il giocatore che ha giocato sul circuito Challenger più spesso è stato Dominik Hrbaty, con 17 tornei da classificato tra i primi 50 (tra i giocatori in attività è Andreas Seppi a detenere il record, con nove).

Nonostante tutti quei tentativi, Hrbaty non ha ottenuto particolare successo come classificato di lusso nei Challenger; ne ha vinti infatti solo due e ha raggiunto una finale. I giocatori tra i primi 50 non hanno garanzia di vincere questi tornei naturalmente ma, in generale, hanno fatto meglio di Hrbaty, vincendo il 18% dei possibili tornei. La tabella riepiloga i risultati ottenuti da giocatori tra i primi 50 per turno raggiunto.

Risultato      Frequenza  
Titolo         18.1%  
Perso in F     9.3%  
Perso in SF    11.3%  
Perso in QF    17.1%  
Perso in R16   22.0%  
Perso in R32   22.2%

Paire è un giocatore migliore rispetto alla media classifica di questo campione di giocatori, equivalente al 37esimo posto. Considerando anche la superficie favorevole, il mio algoritmo gli assegna un pronostico molto più ottimistico, leggermente superiore a una possibilità su tre di vincere il torneo. Con un titolo Future, uno del circuito maggiore e un paio di vittorie nei Challenger, ci può stare che Paire aggiunga un’altra stranezza alla sua onnicomprensiva stagione (Paire ha poi perso in finale da Ivan Dodig per 7-5 6-1, ma ha vinto il Challenger di Mouilleron Le Captif giocato il mese successivo, n.d.t.)

Ho verificato anche il rendimento per ogni singolo turno di Challenger dei giocatori con classifica tra i primi 50 rispetto a quello degli altri giocatori, raggruppati in funzione della loro classifica.

Class.     P. R32  P. R16  P. QF  P. SF  P. F  Vitt.  
1 - 50     22%     22%     17%    11%    9%    18%  
51 - 100   31%     23%     17%    12%    7%    10%  
101 - 150  39%     23%     16%    10%    5%    6%  
151 - 200  44%     26%     15%    8%     4%    4%  
201 - 250  49%     26%     13%    6%     3%    2%

I classificati tra i primi 50 fanno decisamente meglio del primo o secondo gruppo di giocatori immediatamente inferiore solo in due turni: il primo turno e la finale. Questo può dipendere dal fatto che i giocatori più forti considerino questi tornei come occasione per allenarsi in dinamiche da partita e si accontentino della fiducia sul proprio stato di forma che arriva da una vittoria al primo turno. E forse poi non vogliono stancarsi troppo o rischiare infortuni. Se invece hanno raggiunto la finale, può essere che abbiano particolare interesse in quel torneo e che quindi giochino per vincerlo.

Come mostrato in tabella, il record di vittorie e sconfitte per ogni turno è un’altra modalità di analisi.

Class.     R32    R16    QF     SF     F  
1 - 50     77.7%  71.5%  69.2%  70.8%  65.9%  
51 - 100   69.0%  66.9%  62.2%  58.5%  57.1%  
101 - 150  60.7%  61.5%  57.2%  54.9%  53.9%  
151 - 200  55.9%  53.5%  50.7%  49.7%  47.8%  
201 - 250  50.9%  48.3%  46.4%  45.8%  46.8%

Sono un po’ sorpreso che le percentuali per ogni gruppo non scendano più drasticamente con il turno. Va detto che per il gruppo con più giocatori (i classificati dalla posizione 100 alla 250) ci sono molte partite tra giocatori classificati nello stesso gruppo, così che le percentuali si assestino sul 50%. Però, le minime differenze in alcuni di questi risultati confermano quanto possa essere equilibrato il campo partecipanti di un Challenger.

Benoit Paire and Overqualified Challenger Contenders

Quando dominano i giocatori alla risposta

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 23 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Diego Schwartzman ha battuto a sorpresa la testa di serie numero 12 Roberto Bautista Agut nel secondo turno del Monte Carlo Masters. Ancora più sorprendente dell’uscita di Bautista Agut nella sua prima partita del torneo, è stato il modo in cui questo si è verificato. Entrambi i giocatori hanno vinto più della metà dei punti alla risposta: 61% per Schwartzman e 52% per Bautista Agut. Ci sono stati 14 break in 21 game.

Giocatori come Schwartzman vincono regolarmente più della metà dei punti alla risposta. Negli ultimi dodici mesi, tra partite Challenger e del circuito maggiore, il giocatore argentino soprannominato El Peque per la sua statura ridotta, ci è riuscito più di venti volte. Quasi impensabile invece è che, nel tennis maschile moderno, entrambi i giocatori rispondano così bene (e servano così male) da non permettere all’avversario di vincere almeno la metà dei punti al servizio.

Dal 1991 – il primo anno per il quale sono disponibili statistiche per le partite dell’ATP – ci sono state meno di 70 partite in cui entrambi i giocatori hanno vinto più della metà dei punti alla risposta (ce ce ne sono circa altre 25 nelle quali un giocatore ha superato il 50% e l’altro si attestato esattamente sul 50%). Inoltre, questa tipologia di partite è diventata sempre più rara nel tempo: quella tra Schwartzman e Bautista Agut era la prima sul circuito maggiore dal 2014, e ce ne sono state meno di 30 dal 2000.

La tabella elenca le ultime 15 partite di questo tipo, insieme alla percentuale di punti vinti alla risposta per il vincitore (V PVR) e lo sconfitto (S PVR). Pochi tra giocatori o superfici rappresentano una sorpresa:

Tranne 8, tutte le partite si sono giocate sulla terra. Una delle eccezioni è in fondo all’elenco, agli Australian Open 2006, e prima del 2006 ci sono state altre cinque partite sul cemento e due sull’erba (il database dell’ATP non è totalmente affidabile, ma in ognuna di queste partite l’alta percentuale di punti vinti alla risposta è confermata da un numero simile di break).

Bautista Agut, egli stesso vincitore di una di queste partite al Monte Carlo Masters 2013, è uno dei molti giocatori protagonisti di più di una partita dominata dalla risposta. Guillermo Coria ne ha giocate cinque vincendone quattro, e Fabrice Santoro ne ha giocate quattro vincendone tre. In carriera, Coria ha vinto più della metà dei punti alla risposta in 75 partite del circuito maggiore.

Durante la loro partita a Monte Carlo, sia Schwartzman che Bautista Agut hanno superato la soglia del 50% con estrema facilità. Bautista Augut ha vinto il 51.9% dei punti alla risposta, mentre Schwartzman è andato comodamente oltre il 60%, percentuali che li inseriscono in una categoria ancora più ristretta. Era solo la ventiduesima partita dal 1991 in cui entrambi i giocatori hanno vinto almeno il 51.9% dei punti alla risposta.

Pur considerata la rarità di queste partite, Schwartzman si sta impegnando a fondo per aggiungerne altre. Con una classifica ora tra i primi 40, si è iscritto a praticamente tutti i tornei sulla terra del calendario: il giocatore più orientato alla risposta del circuito giocherà molte altre partite di vertice su superfici lente. Se esiste un giocatore che ha la reale possibilità di eguagliare il record di Coria di quattro vittorie dominate dalla risposta, personalmente scommetto su El Peque.

Second-Strike Tennis: When Returners Dominate

Giocando anche meglio della numero 1

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 30 marzo 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nei quarti di finale del Miami Premier 2017, Venus Williams ha sconfitto Angelique Kerber, da poco nuovamente al numero 1 della classifica WTA. Naturalmente, Venus può vantare una notevole esperienza contro le migliori giocatrici, avendo all’attivo 15 finali Slam e tre passaggi da numero 1 lei stessa.

La partita della notte scorsa è stata la 37esima di Venus contro una giocatrice numero 1 della WTA e la sua 15esima vittoria. Kerber è diventata la sesta diversa numero 1 a perdere per mano di Venus.

Sono numeri impressionanti, specialmente se si considera che, complessivamente, le giocatrici numero 1 del mondo hanno vinto appena oltre l’88% delle circa 2300 partite che hanno disputato da quando è stato istituito il moderno sistema di classifica. Tuttavia, Venus non detiene record in nessuna di queste categorie.

I record contro le numero 1 rappresentano una tipologia un po’ strana, visto che le giocatrici migliori raggiungono tendenzialmente le posizioni di vertice. Ad esempio, Martina Hingis ha giocato solo 11 partite contro giocatrici di vertici, a malapena un quinto di quelle della giocatrice leader di questa categoria. D’altronde, infortuni e sospensioni hanno determinato situazioni per cui molte tra le migliori giocatrici di sempre si sono ritrovate per lunghi periodi nelle parti basse della classifica. Esattamente il caso di Venus e Serena Williams.

Con 37 partite giocate contro una giocatrice numero 1, Venus si sta avvicinando ad Arantxa Sanchez Vicario, che con 51 partite è al primo posto, ma le servirà uno sforzo sovraumano per raggiungerla:

Class. Giocatrice        Partite contro No. 1
1      Sanchez Vicario   51
2      Sabatini          38
3      Venus Williams    37
4      Davenport         34
5      Martinez          33
6      Sukova            31
7      Serena Williams   28
8      Kuznetsova        27
-      Novotna           27
10     Mauresmo          25
11     Sharapova         23

Il primo posto per vittorie totali contro una giocatrice numero 1 è più alla portata. Attualmente, Martina Navratilova detiene il record con 18*, seguita da Serena a 16 e poi Lindsay Davenport e Venus a 15:

Class. Giocatrice       Vitt. Sconfitte
1      Navratilova      18*      
2      Serena Williams  16      12
3      Davenport        15      19
-      Venus Williams   15      22
5      Graf             11      8
6      Sabatini         10      28
7      Mauresmo         8       17
8      Kuznetsova       7       20
-      Sharapova        7       16
-      Pierce           7       15
-      Henin            7       9

*Su TennisAbstract la classifica di Navratilova non è disponibile per tutta la sua carriera, ma altre fonti le attribuiscono 18 vittorie.

La percentuale di vittorie contro giocatrici di vertice è una statistica più delicata, perché dipende dal numero minimo di partite che si considerano. Nella volontà di ricomprendere Alize Cornet e Elina Svitolina, ho considerato almeno 5 partite, che sono poche, ma Cornet e Svitolina hanno entrambe vinto tre delle sei partite giocate contro una numero 1. In base a questo parametro, Venus si classifica ottava, ma con un limite altrettanto ragionevole di 8 o 10 salirebbe di tre posizioni:

Class. Giocatrice       Vitt. Sconf. Vitt.%
1      Graf             11    8      57.9%
2      Serena Williams  16    12     57.1%
3      Kvitova          5     4      55.6%
4      Svitolina        3     3      50.0%
-      Cornet           3     3      50.0%
6      Davenport        15    19     44.1%
7      Henin            7     9      43.8%
8      Williams         15    22     40.5%
9      Zvonareva        4     7      36.4%
-      Safina           4     7      36.4%

È utile ricordare che una giocatrice media vince meno del 12% delle partite contro una numero 1!

In ultimo, con la vittoria su Kerber, Venus ha battuto sei numero 1 diverse, salendo al secondo posto di questa classifica. Come per molte altre statistiche, è dietro solamente alla sorella, che ne ha battute sette. Strano a dirsi, solo due numero 1 sono state sconfitte da entrambe, cioè Hingis e Davenport. La tabella riporta l’elenco completo:

Class. Giocatrice       No. 1 battute
1      Serena Williams  7
2      Venus Williams   6
3      Graf             5
-      Clijsters        5
-      Mauresmo         5
-      Sharapova        5
7      Kvitova          4
-      Davenport        4
-      Henin            4
-      Kuznetsova       4

Dovesse Karolina Pliskova – che al momento si trova a 1500 punti dalla prima posizione e potrebbe ridurre la distanza a Miami – raggiungere il numero 1, Venus potrebbe avere la possibilità di battere la settima numero 1 diversa. Naturalmente, sarebbe così anche per Serena.

Playing Even Better Than Number One

I 10.466 ace di Ivo Karlovic, con l’asterisco

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 14 agosto 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

La storia è questa: in settimana, Ivo Karlovic ha finalmente superato la fatidica soglia dei 10.000 ace di cui si continuava a parlare. Ora insegue il record di 10.131 ace detenuto da Goran Ivanisevic (record poi superato da Karlovic, secondo le statistiche ufficiali dell’ATP, n.d.t.)

Karlovic è uno dei più grandi giocatori al servizio della storia del tennis, e in realtà ha già servito più di 10.000 ace. Anche Ivanisevic era molto forte al servizio, e potrebbe pure essere lui a detenere il record di ace. Sono i numeri contenuti nel comunicato stampa dell’ATP a destare perplessità, perché non sono corretti.

In un articolo dello scorso anno, Carl Bialik di FiveThirtyEight ha evidenziato i due problemi più importanti che emergono dai record dell’ATP sugli ace:

  • l’ATP non possiede statistiche sugli ace prima del 1991 (Ivanisevic ha esordito sul circuito maggiore nel 1988)
  • i totali calcolati dall’ATP non sono comprensivi degli ace nelle partite di Coppa Davis, anche se i risultati di Coppa Davis sono poi utilizzati per il record di vittorie-sconfitte e per la classifica.

Ne aggiungo uno io: ci sono molte altre partite dal 1991 per cui non esiste registrazione del numero di ace. Secondo i miei calcoli, non ci sono statistiche per 14 partite giocate da Ivanisevic dopo il 1991 (non sono quantomeno sul sito ufficiale dell’ATP). E questo senza considerare la Coppa Davis, il torneo olimpico (per il quale non ci sono statistiche) e la ormai defunta Grand Slam Cup.

Se l’intento è quello di confrontare i record dei giocatori migliori di epoche diverse, il tennis non è lo sport più indicato. Sono tutte difficoltà già presenti con giocatori che si sono ritirati solo recentemente e alcune continuano a rimanere questioni aperte. Se si volesse poi mettere a confronto Roger Federer o Ivanisevic con, ad esempio, Boris Becker o – strano anche solo pensarlo – Pancho Gonzales, non c’è proprio possibilità.

Probabilmente non si riuscirà mai a recuperare il numero degli ace delle partite mancanti. E sembra ingenuo aspettarsi di identificare il giocatore che detiene il vero record e celebrarlo quando lo supera, perché ovviamente non si è in grado.

Stima dei totali in carriera, con l’asterisco

Quello che si può fare però è stimare il numero degli ace mancanti per ciascuno dei nomi nelle posizioni di vertice di questa speciale classifica. Nel caso di Ivanisevic, sono circa 200 le partite delle stagioni 1988, 1989 e 1990, oltre alla Coppa Davis e alle altre partite mancanti, di cui non sappiamo il numero di ace. E anche se non è possibile ricavare un numero esatto, se ne può trovare un’approssimazione che dimostri quanto effettivamente Ivanisevic sia avanti a Karlovic, almeno in questo momento.

Per completare le informazioni a disposizione, ho calcolato la frequenza di ace per game di ciascun giocatore su ogni superficie per tutte le stagioni giocate. Per il periodo tra il 1988 e il 1990, ho utilizzato la frequenza registrata nel 1991 (questo articolo di FirstBallIn, che ho trovato dopo aver scritto il mio, suggerisce che i giocatori migliorino la propria frequenza di ace nelle stagioni iniziali della loro carriera, quindi dovrei arrotondare per difetto. Potrebbe avere senso. Una riduzione del 5%, come proposta nell’articolo, per il periodo tra il 1988 e il 1990 per Ivanisevic corrisponde a 60 ace da togliere al totale sotto riportato).

I calcoli restituiscono una stima di 2386 ace per le 195 partite “mancanti” di Ivanisevic, che diventa un totale in carriera di 12.551, una soglia che Karlovic potrebbe raggiungere, se mai lo facesse, non prima della fine del 2017 (secondo le statistiche ufficiali dell’ATP, al momento Karlovic è a quota 11.572, n.d.t.).

Attenzione però, anche a Karlovic mancano delle partite! Nel suo caso sono solo 21, e la maggior parte in Coppa Davis. La stessa metodologia di stima gli assegna altri 466 ace, che vuol dire aver superato la soglia dei 10.000 a giugno, nel secondo turno del torneo di Halle contro Alexander Zverev. Anche considerando i circa 500 ace “aggiuntivi”, il record di Ivanisevic rimane comunque quasi sicuramente irraggiungibile.

Per quanto riguarda Pete Sampras? Ufficialmente, Sampras è al quinto posto nella classifica di sempre, con 8858 ace. Ma come Ivanisevic, anche lui ha giocato molte partite prima che si iniziasse a registrare gli ace nel 1991, e nel suo record mancano quasi 200 partite.

Per Sampras, si può stimare che abbia servito 1815 ace che non compaiono nelle sue statistiche ufficiali (sulla base dello stesso monito valido per Ivanisevic, il numero totale degli ace di Sampras andrebbe ridotto di 50 per tenere conto della possibilità che abbia servito più ace nel 1991 che nel periodo tra il 1988 e il 1990).

Con minori aggiustamenti di questa natura anche per gli altri giocatori tra i primi cinque, cioè Federer e Andy Roddick, questa è un’ipotetica classifica di sempre, almeno in termini generali.

Giocatore  Ace ufficiali Stima mancanti Stima totali 
Ivanisevic 10.183        2368           12.551
Sampras    8858          1815           10.673  
Karlovic   10.022        466            10.488  
Federer    9279          524            9803  
Roddick    9074          694            9768

Per coincidenza, Karlovic è ufficialmente a 200 ace dal record detenuto da Ivanisevic ma, pur essendo ben più lontano, è in realtà a quella stessa distanza rispetto alla mia stima del numero di ace di Sampras, che qui si trova al secondo posto.

Karlovic è sicuramente un giocatore dal grande servizio. Ma se non riusciamo ad avere certezza del numero totale dei suoi ace, nella maggior parte dei casi serviti negli ultimi dieci anni, sembra ingenuo pretendere di sapere quando – o anche se – supererà il record di tutti i tempi.

Ivo Karlovic and His Remarkable 10,466* Aces

La corsa agli ace, parte 2

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 23 luglio 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nella prima parte di questa analisi, ho accantonato l’ossessione per il conteggio degli ace e mi sono dedicato al numero medio di ace, per poter confrontare quel valore con il numero medio di ace del circuito durante gli anni di attività di Goran Ivanisevic e poi di Ivo Karlovic.

Vista la popolarità tra gli appassionati del numero totale di ace come statistica, torno a occuparmene in questo articolo. Tuttavia, l’ATP ha iniziato a registrare gli ace solo dal 1991 e questo vuol dire che per più di due stagioni gli ace di Ivanisevic non sono stati conteggiati. Provo quindi stimare il numero di ace che Ivanisevic potrebbe avere per gli anni dal 1988 al 1990, oltre a quelli di Pete Sampras.

Servono due dati: a) la stima del numero medio di ace di un giocatore per gli anni in cui gli ace non sono stati conteggiati e b) il numero di punti giocati al servizio per il periodo di riferimento. La moltiplicazione di questi due numeri restituisce una stima degli ace mancanti.

In merito al primo dato, l’idea era quella di vedere se il numero medio degli ace sia aumentato al progredire della carriera, così da capire se utilizzare una stima per gli anni mancanti possa avere un senso. Senza il tempo adeguato per uno studio completo sull’impatto dell’invecchiamento sulla qualità del gioco, ho preso in esame gli stessi giocatori dal grande servizio della prima parte dell’analisi. Tuttavia, carriere iniziate in età diverse non consentono una comparazione omogenea. Ivanisevic e Sampras hanno giocato partite importanti già a 17 anni, mentre Karlovic è esploso veramente solo a 24 anni, John Isner a 22 (dopo il college) e Milos Raonic a 21. Oggi sembra che i giocatori di vertice maturino più tardi, ma anche che le loro carriere durino più a lungo.

Anziché adottare il criterio dell’età, ho preso a riferimento la prima stagione di peso sul circuito per la quale i dati sono a disposizione. L’immagine 1 raggruppa i giocatori considerati in un grafico che riporta sull’asse delle ascisse il numero di stagioni e su quello delle ordinate il numero medio degli ace. È da notare che i primi dati disponibili per Ivanisevic e Sampras si riferiscono alla loro quarta stagione sul circuito, essendo mancanti i dati relativi agli ace per le prime tre.

IMMAGINE 1 – Incremento del numero medio di ace al progredire della carriera

Riporto inoltre la tabella della prima parte dell’analisi che mostra il numero medio degli ace per quelle stagioni con almeno 1000 punti giocati sul servizio, con i giocatori elencati nello stesso ordine del grafico.

Giocatore  Numero medio di ace
Karlovic   23.1%
Isner      18.6%   
Raonic     19.4%   
Ivanisevic 17.1% 
Sampras    13.1%

Sembra che il numero medio di ace segua una dinamica incrementale. A eccezione di Isner, il numero medio di ace è decisamente inferiore nei primi anni rispetto al numero medio di tutta la carriera. Anche il numero medio di ace di Isner, dopo la sua stagione iniziale (che potrebbe essere solo un’alterazione legata alla dimensione del campione) diminuisce per poi risalire a tutta forza.

Per questo la stima degli ace di Ivanisevic e Sampras tra il 1998 e il 1990 non dovrebbe basarsi sul numero medio di ace in carriera. Inizialmente, ho utilizzato invece il numero medio di ace tra il 1991 e il 1993, anche se probabilmente ha dato una rappresentazione eccessiva, perché se il loro numero medio ha subito un incremento nella quarta e quinta stagione è probabile che non fossero ancora a quel livello nelle prime tre stagioni. Inoltre, Sampras era certamente un giocatore diverso e meno forte di quello del 1988 e 1989. Quindi ho diminuito le medie tra il 1991 e il 1993 del 5% (in termini percentuali, non come sottrazione di numeri assoluti), usando il valore di 14.3% per Ivanisevic e 11.1% per Sampras. È possibile stimare il numero di punti giocati al servizio tra il 1988 e il 1990 dalla stima del numero di game al servizio e dalla stima del numero di punti giocati sui game al servizio (PGGS).

Ho stimato il numero di game al servizio (SGS) sommando tutti i game ottenuti nelle partite per gli anni mancanti e dividendo per due. Si tratta di un’approssimazione, visto che non si conosce quando un giocatore ha servito per primo, oltre al fatto che i tiebreak modificano il conteggio. Rimane comunque una buona approssimazione. Il numero ottenuto per Ivanisevic è 1625, per Sampras è 1607 (anche se, sulla base dei miei parametri, Sampras ha giocato una partita in meno in quegli anni).

Per calcolare la stima complessiva dei punti giocati sui game di servizio, ho calcolato quel valore per il periodo tra il 1991 e il 1993. Quello dei punti giocati sui game di servizio è un numero che tende a essere stabile. Per Ivanisevic ho alla fine ottenuto 6436, per Sampras 6368.

La tabella riepiloga i risultati ottenuti.

Giocatore  Stima Media ace SGS  PGGS Ace mancanti     
Ivanisevic 14.3%           1625 6346 1475
Sampras    11.1%           1607 6368 1136

All’età di 36 anni, Karlovic probabilmente avrà bisogno di due stagioni per superare Ivanisevic, o circa 80 partite rispetto al suo numero medio di ace. Federer, che ha un numero medio di ace ben inferiore (11.2%) probabilmente ha ancora bisogno di 3 anni per raggiungere Sampras, o almeno 130 partite rispetto al suo numero medio di ace (nel conteggio ufficiale dell’ATP, che appunto facilita l’inseguimento, sia Karlovic che Federer nel 2016 hanno superato rispettivamente Ivanisevic e Sampras, n.d.t.)

The Ace Race, Pt. 2

La corsa agli ace, parte 1

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 23 luglio 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

Quest’anno, Ivo Karlovic ha la possibilità di superare il record di ace in carriera attualmente detenuto da Goran Ivanisevic. Per quanto sia difficile da credere, l’ATP ha iniziato a registrare gli ace solo dal 1991. Questo vuol dire che per più di due stagioni gli ace di Ivanisevic non sono stati conteggiati e che quindi, per alcuni, il record di Karlovic – dovesse arrivarci – sarebbe accompagnato dal famigerato asterisco (record poi superato da Karlovic che è attualmente al primo posto con 11.572 ace, n.d.t.)

Quando si tratta di ace, Karlovic è chiaramente superiore a Ivanisevic (e a Sampras, che è stato inserito nel dibattito perché Roger Federer sta “inseguendo” il numero totale degli ace di Sampras. Anche Federer ha poi superato Sampras e ora è a 9734, n.d.t.). Ma contare gli ace è un esercizio futile, meglio invece prendere in considerazione una statistica che esprima una frequenza. Per fare questo, utilizziamo il numero medio di ace (ottenuto dividendo il numero di ace per il numero di prime di servizio tentate).

Facendo riferimento alle sole stagioni in cui un giocatore ha servito la prima almeno 1000 volte (escludendo i tornei Challenger e la Coppa Davis, ma conteggiando le qualificazioni per i tornei ATP) otteniamo il numero medio di ace per Ivanisevic e Sampras, seguiti da tre giocatori dal grande servizio, come mostrato nella tabella.

La stagione peggiore di Karlovic è stata la prima da professionista, con un numero medio di ace del 19.2%. Questo valore sarebbe stato la seconda migliore stagione di Ivanisevic. Sampras invece non è mai andato oltre il 15.4%.

Naturalmente, si parla di ere differenti per tipo di racchette, di tecnologia relativa alla corde, di superfici e quindi di strategie di gioco. Per analizzare anche questi aspetti, mettiamo a confronto il numero medio di ace di ciascun giocatore con il numero medio di ace del circuito per lo stesso periodo di riferimento.

Giocatore   Media ace  Media ace circuito Val. relativo
Ivanisevic  17.1%      6.6%               2.59
Sampras     13.1%      6.5%               2.02

Karlovic    23.1%      7.2%               3.21
Raonic      19.4%      7.1%               2.73
Isner       18.6%      7.3%               2.55

Mi aspettavo in realtà che ci fosse maggiore divario tra le media del circuito per le due ere considerate, come mostrato anche dall’ultima colonna (ottenuta dividendo il numero medio di ace del giocatore per il numero medio di ace del circuito). E sarebbe interessante escludere dal calcolo le partite giocate sulla terra.

Nessuno di questi numeri rende Karlovic il miglior giocatore al servizio di sempre, ma il numero medio di ace unito alla sua longevità lo propongono come il migliore servitore di ace di sempre, con o senza record di ace.

The Ace Race, Pt. 1

Le partite al meglio dei cinque set e l’improbabile crollo di Cilic

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 28 novembre 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Alla vigilia dell’ultima giornata della finale di Coppa Davis in Croazia, la squadra di casa era nettamente favorita, grazie al vantaggio di 2-1 e alle ultime due partite in programma contro giocatori argentini di classifica inferiore. Per vincere sarebbe stato sufficiente un solo punto.

C’è da perdonare i tifosi croati per aver pensato che fosse ormai fatta quando Marin Cilic si è trovato 2 set a 0 contro Juan Martin Del Potro. Invece Del Potro si è ripreso andando a vincere in cinque set, e Federico Delbonis ha poi battuto Ivo Karlovic regalando all’Argentina la prima Coppa Davis. Alcuni faranno notare come le 4 ore e 53 minuti della partita tra Cilic e Del Potro siano un’ulteriore prova della necessità di adottare il format al meglio dei tre set. Gli altri, tra cui il sottoscritto, le intenderanno come conferma del fatto che le partite al meglio dei cinque set debbano mantenere il loro ruolo nei palcoscenici più importanti del tennis.

Se fosse stata una partita al meglio dei tre set, Cilic avrebbe portato il punto decisivo alla Croazia dopo due ore di gioco. Sfortunatamente per lui, si è fermato poco prima. Le mie valutazioni Elo per il singolare davano a Cilic il 36.3% di probabilità di battere Del Potro e a Karlovic il 75.8% di probabilità di battere Delbonis. Messe insieme, si tratta per la Croazia di una probabilità dell’84.6% di vincere la Coppa Davis. Dopo che Cilic ha vinto i primi due set, le sue probabilità hanno raggiunto l’81%, portando le probabilità della Croazia al di sopra del 95%. Nelle quattordici precedenti occasioni in cui si è trovato sotto 0-2, Del Potro non ha mai vinto la partita.

L’Argentina però ha recuperato. E i recuperi da due set di svantaggio rimangono vivi nella memoria, quindi è facile dimenticare quanto raramente accadano. Nel 2016, ce ne sono stati solo 28, rispetto a 656 partite al meglio dei cinque set, comprese 431 in cui un giocatore era in vantaggio 2-0. E il 2016 non è un anno insolito: dal 2000, le vittorie da due set di svantaggio non sono mai state più di 32.

Recuperare da 0-2 in Coppa Davis è ancora più raro. Quest’anno, a livello di World Group, play-off inclusi, Del Potro è stato solo il secondo giocatore a recuperare e vincere la partita dei 61 che si sono ritrovati sotto 0-2. L’altro è stato Jack Sock, il cui recupero di luglio (proprio contro Cilic – di più sull’argomento a breve) non è stato sufficiente a far raggiungere agli Stati Uniti le semifinali. Dal 2000, il 5.8% delle situazioni sul 2-0 si sono concluse in un recupero vittorioso del giocatore in svantaggio, ma solo il 4.3% nel World Group della Coppa Davis.

La stagione di Cilic da questo punto di vista è stata un’eccezione. Oltre ai suoi crolli da 2-0 contro Sock e Del Potro, Cilic ha perso alla stessa maniera il quarto di finale a Wimbledon 2016 contro Roger Federer. Nella storia dell’ATP, è solo la terza volta che un giocatore perde tre o più partite in una stagione in vantaggio di 2 set a 0: le altre due – Viktor Troicki nel 2015 e Jan Siemerink nel 1997 – probabilmente non riusciranno a consolare Cilic.

Il record di Cilic sottolinea comunque la rarità delle vittorie recuperando dallo 0-2. Prima del quarto di finale a Wimbledon, Cilic non aveva mai perso una partita dopo aver vinto i primi due set, per un totale di 60-0. Anche dopo la recente sconfitta, il record di Cilic in Coppa Davis sul 2-0 è un rispettabile 11-2. In carriera, il suo 66-3, pari al 95.7% di vittorie, è superiore alla media.

A meno che Cilic non abbia la tendenza a farsi schiacciare dalla pressione in certi momenti (ma non in altre a quanto pare, vista la sua vittoria in cinque set contro Delbonis nella prima giornata della finale), la sua sfortunata sequenza di sconfitte può essere semplicemente dovuta al caso. Oltre alla striscia di 60-0 interrotta a Wimbledon da Federer, non ha mai avuto problemi a raggiungere la vittoria avanti un set nelle partite al meglio dei tre set. Nel 2016, ha infatti vinto 29 partite al meglio dei tre set su 33 dopo aver vinto il primo set, pari a una frequenza sopra la media dell’88% (e una delle sconfitte è stata contro Dominic Thiem, quindi non aveva speranze).

Maggiore il numero di set da giocare in una partita, più è probabile che il giocatore migliore riesca a vincere. Questo è il motivo per il quale ci sono meno vittorie a sorpresa nelle partite al meglio dei cinque set rispetto a quelle al meglio dei tre, e anche il motivo per il quale i tiebreak sono spesso leggermente meglio del lancio della moneta. Di solito, queste situazioni sono più favorevoli a un giocatore tra i primi 10 come Cilic: nella maggior parte delle partite, è il giocatore più forte. Ma in due dei suoi tre crolli in questa stagione, è rimasto vittima della circostanza in cui il giocatore favorito si affida al format più lungo per recuperare un’inizio di partita in cui ha giocato male.

Il dibattito sul format al meglio dei cinque set non smetterà sicuramente adesso, nonostante la finale di Coppa Davis abbia contribuito con un’altra indimenticabile maratona ad allungare un elenco già numeroso di partite. Ma dopo il recupero di Del Potro, sarà più difficile trovare qualcuno che si batta per l’accorciamento delle partite, specialmente in Argentina.

Best of Five and Marin Cilic’s Improbable Collapse

Il primo posto della classifica ATP nella storia valutato rispetto al sistema Elo

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 17 novembre 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come ho scritto per l’Economist pochi giorni fa, sebbene Andy Murray abbia raggiunto il primo posto della classifica ATP, probabilmente non è – al momento – il miglior giocatore di tennis. È un onore infatti che spetta ancora a Novak Djokovic, il quale ottiene una valutazione più alta nella classifica secondo il sistema Elo, che utilizza un algoritmo più affidabile nel prevedere i risultati di una partita rispetto alla classifica ATP.

Non è la prima volta in cui Elo si è trovato in disaccordo con le classifiche ufficiali sulla posizione di un giocatore tra i primi. Dei 26 giocatori che hanno raggiunto il numero uno dell’ATP, solo 18 sono diventati anche numeri uno della classifica Elo. Un 19esimo giocatore, Guillermo Coria, è stato per breve tempo numero uno per Elo, pur non avendo mai raggiunto il primo posto della classifica ATP.

Quattro dei restanti otto giocatori, Murray, Patrick Rafter, Marcelo Rios e John Newcombe, sono arrivati fino al secondo posto nella classifica Elo, mentre gli ultimi quattro, Thomas Muster, Carlos Moya, Marat Safin e Yevgeny Kafelnikov, sono casi estremi di dissonanza tra le due classifiche, visto che non sono mai rimasti nemmeno una stagione intera tra i primi cinque di Elo.

Quale sia il sistema di classifica però, Murray è rimasto a lungo a portata del primo posto. La stranezza associata alla sua ascesa a numero uno del mondo è che, in passato, Elo ha ritenuto che Murray fosse molto più vicino. Nonostante l’imbattibilità del suo gioco degli ultimi mesi, c’è ancora una differenza di 100 punti Elo tra lui e Djokovic. 100 punti sono tanti: la maggior parte delle giocatrici alle Finali WTA 2016 a Singapore era all’interno di un intervallo di poco più di 100 punti.

Murray ha avuto la sua migliore possibilità a gennaio 2010. Alla fine del 2009, Murray, Djokovic, e Roger Federer si trovavano a stretto contatto in cima alla classifica Elo. A dicembre, Murray era il numero 3, ad appena 25 punti dalla prima posizione di Federer. A gennaio, Djokovic è diventato numero uno e Murray si è avvicinato fino a 16 punti, un margine sufficientemente ridotto che un risultato a sorpresa avrebbe potuto (e potrebbe in generale) ribaltare le posizioni. Complessivamente, Murray è stato 63 settimane a distanza di 100 punti dal numero uno Elo, ma nessuna di queste dopo agosto 2013.

Per la maggior parte dei tre e passa anni intercorsi, Djokovic ha stabilmente preso il largo. Ha raggiunto il suo massimo punteggio Elo ad aprile 2016, con un distacco di quasi 200 punti su Federer, in quel momento il numero 2, e 250 punti su Murray. Dal Roland Garros, Murray ha accorciato in qualche modo le distanze, ma il fatto di aver giocato contro pochi giocatori di alta classifica ha rallentato la sua ascesa.

Se Murray dovesse battere Djokovic in finale a Londra, renderà sicuramente più vivace il dibattito, senza considerare naturalmente la certezza di concludere la stagione da numero uno dell’ATP. La classifica Elo però rimarrà inalterata. Quando le prestazioni di due giocatori possono essere valutate su un periodo così ampio, una singola partita non è in grado di eliminare una differenza di 100 punti. Djokovic terminerà la stagione da numero uno Elo, e si trova ben posizionato per mantenerlo a lungo anche nel 2017.

Factchecking the History of The ATP Number One with Elo

L’impareggiabile talento di Kei Nishikori nei set decisivi

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 29 aprile 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

La vittoria su Roberto Bautista Agut nei quarti di finale del torneo di Barcellona 2015 è stata la settima volta di fila in cui Kei Nishikori ha vinto il set decisivo di una partita. Per i suoi standard, non è niente di speciale. Infatti, è la quinta volta in carriera che mette insieme una striscia di almeno sette vittorie nel set decisivo, tre delle quali sono arrivate dall’inizio della stagione 2014.

Più ampio l’orizzonte temporale considerato, più impressionante diventa il record nei set decisivi di Nishikori. Dall’Australian Open 2014, ha vinto 27 partite su 30 che sono andate al set decisivo, tra cui una striscia vincente di 13 partite dal torneo di Halle alle Finali ATP. Già nel 2011-12, aveva vinto 16 set decisivi di fila, tra cui 4 contro i primi dieci del mondo.

Nella sua carriera sul circuito maggiore, Nishikori ha vinto 75 set decisivi e ne ha persi 20, pari a una percentuale del 79%. Se si utilizza un numero ragionevole di partite per il confronto, nessun altro giocatore si è mai avvicinato a questo livello. Alcuni nomi di questa lista sono facilmente riconoscibili, ordinati per record nei set decisivi (minimo 80 partite):

Giocatore  % Vittorie
Nishikori  78.9%
Borg       74.7%
Djokovic   74.1%
Connors    69.8%
Nadal      69.5%
Murray     69.4%
Laver      68.4%
McEnroe    68.1%
Sampras    68.0%

La carriera di Nishikori non è ancora paragonabile a quanto ottenuto da questo prestigioso insieme di giocatori, ma in termini di risultati nel set decisivo, siamo di fronte a molto più di una stranezza statistica. Anche se i suoi numeri riflettono in parte la presenza di partite che non si sarebbero dovute concludere nel set decisivo (ad esempio le incertezze nei primi turni del torneo di Memphis 2016 contro Ryan Harrison e Austin Krajicek), Nishikori ha mostrato però grande risolutezza contro i giocatori migliori: contro i primi dieci ha un record di 17-6, pari al 74% di vittorie, un livello che sarebbe sufficiente a farlo figurare tra i primi posti della lista.

Per tornare al suo straordinario record di 27-3 nelle ultime 30 partite, nessuno ha mai fatto di meglio. Nove altri giocatori hanno raggiunto quel record nel corso della loro carriera, tra cui Novak Djokovic, Rafael Nadal, Roger Federer e Michael Chang. Incredibilmente, Nishikori lo aveva già fatto anche nel 2011-12.

Per stabilire una graduatoria di questi risultati, si può analizzarne la difficoltà verificando in quante partite, sulle 30 giocate, i set decisivi sono stati vinti contro i primi dieci giocatori. Quando Djokovic ha realizzato il suo 27-3 tra il torneo di Dubai 2011 e il Canada Masters 2012, ha giocato 15 di quelle partite contro giocatori tra i primi dieci, vincendone 14 (Djokovic è 27-3 anche negli ultimi 30 set decisivi, tra cui 15 vinti su 17 contro i primi dieci). Quando Nadal ha infilato la sua striscia tra Dubai 2008 e il Master di Parigi Bercy 2009, ha giocato contro 12 giocatori dei primi 10, vincendo 10 volte. Nishikori ne ha incontrati solo 6 vincendo 5 volte.

Rimane evidente che l’abilità di Nishikori nei set decisivi è un talento, non semplicemente una stranezza statistica basata su un tabellone facile o su circostanze fortuite. Stando alle prestazioni di altri giocatori che hanno messo insieme strisce nei set decisivi altrettanto clamorose, ci si può aspettare che Nishikori vinca la maggior parte delle partite nel set decisivo che giocherà in futuro, siano esse al meglio dei 3 o dei 5 set.

Comprese strisce che si sovrappongono, nella storia dell’ATP ci sono stati 27 casi di giocatore ha vinto 27 partite su 30 andate al set decisivo, senza contare quelle di Nishikori e di Djokovic. Nelle dieci partite successive a quelle strisce, in ciascuna circostanza il giocatore ne ha vinte almeno 5, e la media è stata appena sotto 7 partite.

Solo una volta nella storia dell’ATP un giocatore è andato 27-3 nei set decisivi e ha poi vinto 9 dei successivi 10. Se Nishikori intende raggiungere quel record o migliorarlo, sicuramente si è circondato delle persone giuste: il giocatore che sta inseguendo è Chang, cioè il suo attuale allenatore.

Kei Nishikori’s Unbeatable Run in Deciding Sets