Roger Federer: 20 anni, 20 titoli

di SRF // srf.ch

Pubblicato il 28 gennaio 2018 – Adattamento di Edoardo Salvati

Schweizer Radio und Fernsehen (SRF) – il maggiore emittente pubblico della Svizzera Tedesca – ha deciso di celebrare la vittoria di Federer agli Australian Open 2018 con un lungo profilo che prende spunto dall’analisi numerica di tutte le partite in carriera. Come sempre, il link alla versione originale è in fondo all’articolo. Trattandosi della Svizzera, naturalmente è disponibile anche la traduzione italiana (molto più ricca per grafica e animazioni della presente). Segue quindi un semplice adattamento in linea con lo spirito di diffusione di conoscenza tennistica del blog. Si ringrazia Angelo Zehr (Tw: @angelozehr) di SRF per la gentile concessione.      

1998-2004: L’ASCESA
Duro lavoro e capacità di resistenza

Se la capacità di resistenza seguisse i dettami di una qualche attività sportiva, Roger Federer ne sarebbe un campione. Non ha avuto una partenza fulminante come Rafael Nadal, che a diciannove anni era già campione del Roland Garros, ma non è nemmeno andato a rilento come Andre Agassi, a cui sono serviti dieci anni da professionista prima di diventare numero uno della classifica. Le virtù di Federer non potevano essere più svizzere: capacità di resistenza, umiltà e duro lavoro. Nelle parole di Billie Jean King, leggenda del tennis americano, “I campioni continuano ad allenarsi fino a che non giocano alla perfezione”.  

La carriera di Federer ha avuto un’andatura lenta ma costante. Nei primi anni di professionismo ha stabilmente risalito la china, senza però fare grandi salti in avanti. Forte di doti come eleganza e fiducia, sembrava per lui solo una questione di tempo. A differenza di molti suoi avversari con prestazioni altalenanti e salite e discese in classifica, Federer si è mosso seguendo una sola direzione e diventando il numero uno del mondo per la prima volta a ventidue anni.

IMMAGINE 1 – Percorso alla vetta della classifica mondiale dei Fantastici Quattro e di altri giocatori tra i più rappresentativi di ogni epoca

Il percorso verso la gloria del tennis attraversa annualmente i quattro tornei dello Slam, i più importanti del circuito, nei quali Federer, da giovane, non riesce a essere efficace come negli altri tornei, in cui invece ottiene buoni risultati. Due sconfitte nei quarti di finale a Parigi e a Wimbledon nel 2001, seguite da altre sette sconfitte. I detrattori iniziano a parlare di “blocco”, qualcuno sostenendo pure che non sarebbe mai riuscito a vincere uno Slam.

Ma poi arriva il 2003. Federer ha quasi ventidue anni ed è alla quinta partecipazione a Wimbledon. E qui le cose vanno diversamente: vince il torneo perdendo un solo set. Da un momento all’altro è in grado di mettere al tappeto giocatori di potenza come Andy Roddick. E pur avendo già mostrato un livello di tennis molto alto, la vittoria lo alleggerisce di quella pesante pressione mentale da cui sembrava afflitto. In quella memorabile domenica pomeriggio, le lacrime gli bagnano le guance mentre solleva la coppa al cielo.

2004-2010: L’IMBATTIBILITÀ
I cinque anni di tennis più incredibili di sempre

Federer non si ferma certamente alla vittoria di Wimbledon 2003: il 2004 è una delle sue stagioni più impressionanti. Gioca 74 partite e ne perde solo sei, vincendo undici tornei su diciassette, tra cui tre Slam. Il primato in classifica è inattaccabile.

La striscia vincente continua anche nei due anni successivi, in cui vince il 95% delle partite e domina incontrastato. Solo John McEnroe nel 1984 era riuscito a vincere più partite di Federer nella stessa stagione.

Ha raggiunto una maggiore maturità tattica e lavora meticolosamente sugli spostamenti in campo e sulla condizione fisica. È uno tra i primi professionisti a farsi seguire da un fisioterapista personale, che diventa parte integrante del suo staff, accompagnandolo in qualsiasi trasferta. 

Rispetto e correttezza

Uno dopo l’altro, tutti i record cadono per mano di Federer. Anche nei commenti degli addetti ai lavori, è diventato il re indiscusso del tennis. I successi sul campo però non alterano la sua natura di persona umile. Spesso nelle interviste è critico del gioco espresso e dei punti deboli su cui deve migliorare. Allo stesso tempo, mostra empatia per gli avversari e riceve elogi per la correttezza durante le partite. Una delle sue massime più conosciute recita: “Gioca rispettando l’avversario, vinci con grazia”.

Per la quindicesima volta consecutiva, nel 2017 Federer vince il sondaggio promosso dall’ATP che elegge il giocatore di tennis più amato dai tifosi. Allo stesso modo, vince ripetutamente lo Stefan Edberg Sportsmanship Award, conferito dai colleghi al giocatore più corretto del circuito: anche i più accaniti rivali votano per lui.

Sin dall’inizio, uno dei punti di forza di Federer è il servizio. Lo dimostrano anche i numeri: dei Fantastici QuattroNovak Djokovic, Andy Murray, Nadal e Federer – è lui a possedere, con ampio margine, il servizio più affidabile, con una percentuale di punti vinti che arriva a superare anche il 70%, con in media un ace ogni dieci servizi. 

IMMAGINE 2 – Andamento della percentuale di servizi vinti in carriera

Il tratto distintivo del servizio di Federer, che lo rende unico nel panorama attuale, non è però la velocità, ma l’incredibile varietà. Con un lancio di pallina sempre identico, gli avversari faticano a leggere la traiettoria del servizio. Se si aggiunge il suo istinto da killer, si capisce perché sia solamente il terzo giocatore nella storia ad aver servito più di dieci mila ace.

Il rivale storico

Nel periodo tra il 2004 e il 2008, Federer vince quasi tutti i tornei a cui prende parte. Quando esce sconfitto, è quasi sempre per mano del suo rivale storico Nadal, che già nel 2005 arriva alla seconda posizione della classifica per rimanerci 160 settimane (più di tre anni) alle spalle di Federer.

IMMAGINE 3 – Periodo trascorso in testa alla classifica da alcuni dei giocatori che sono diventati numero 1 del mondo

Federer e Nadal dominano letteralmente il tennis. Federer vince quattro Australian Open, cinque US Open e cinque Wimbledon. Nadal a sua volta è inarrestabile sulla terra battuta, vincendo quattro volte di fila il Roland Garros. Durante questo periodo giocano contro 16 volte, di cui 13 in finale.

IMMAGINE 4 – Riepilogo degli scontri diretti con Nadal

Nessun altro giocatore ha sconfitto Federer tante volte quante Nadal (a eccezione di Djokovic, anche lui con 23 vittorie, n.d.t.). Il diritto mancino di Nadal sulla terra battuta mette spesso in crisi Federer. Nadal è in realtà un destrimane, ma lo zio e allenatore Toni Nadal lo ha forzato a giocare con la sinistra e i risultati gli hanno dato ragione. Nadal sfrutta la debolezza sul rovescio di Federer, il suo colpo meno efficace, giocando dritti incrociati carichi di rotazione che atterranno sulla linea di fondo.

La sconfitta più amara

Federer ha sempre privilegiato le superfici veloci, l’erba fra tutte. Nel 2008 arriva in finale a Wimbledon sulla striscia di quaranta partite consecutive vinte. L’avversario è, ancora una volta, Nadal. Si sente fiducioso ed è considerato il favorito. Personalità da ogni parte del mondo sono sedute in tribuna, tra cui il principe Felipe e la principessa Letizia arrivati dalla Spagna. Nadal sorprende presenti e spettatori portandosi avanti per due set a zero. Federer appare molto nervoso. Nel terzo set la pioggia ferma i giocatori sul punteggio di 5-4. Alla ripresa, Federer sembra aver cambiato marcia, e con un gioco più offensivo chiude il terzo set e vince anche il quarto. Dopo un’altra interruzione, inizia il quinto set, nel crepuscolo di Londra.   

A questo punto chi si chiede se ci sia abbastanza luce per terminare la partita, ma a punteggio inoltrato nel quinto set si continua a giocare. Tutti vogliono sapere come va a finire questo thriller sportivo. Nonostante la cattiva illuminazione, con cui Federer sembra avere più problemi, la partita va avanti e termina dopo 4 ore e 48 minuti con la vittoria di Nadal per 9-7. L’incantesimo si spezza, Federer torna a perdere una partita sull’erba.

Nella bacheca dei trofei Slam di Federer ne manca ancora uno, il Roland Garros, dove è arrivato in finale per tre volte e per tre volte è stato battuto da Nadal. Per Federer è una spina nel fianco, visto che è chiaramente il secondo miglior giocatore sulla terra della sua epoca. Se non ci fosse stato Nadal, avrebbe già probabilmente vinto il torneo, ma è costretto ad aspettare. L’occasione arriva finalmente nel 2009 quando Nadal, che non aveva mai perso una partita a Parigi e avrebbe vinto quelle giocate nei successivi cinque anni, viene clamorosamente sconfitto agli ottavi di finale da Robin Soderling, lo svedese numero 25 della classifica. Federer mostra la sua bravura anche su questa superficie. In finale non lascia alcuna possibilità a Soderling, battendolo in tre set. Completa così la collezione di Slam con l’unico titolo che ancora gli mancava.

2010-2016: IL DECLINO
Federer deve ammettere la sconfitta

Testimone della sua stretta d’acciaio sul mondo tennis, il pubblico si era abituato alle continue vittorie di Federer. Solo Nadal sembrava in grado di batterlo. Ma poi arriva il 2010.

Ai vertici della classifica si presenta un giovane serbo, Djokovic. Per la prima volta in sei anni, Federer scende al terzo posto, ed è Nadal ad aggiudicarsi tre Slam. L’anno successivo, è Djokovic a non avere rivali. Contemporaneamente, Murray conquista la quarta posizione dando evidenza del suo talento. Negli anni a seguire i Fantastici Quattro si giocano il primo posto mondiale. La loro rivalità regala al tennis ulteriori emozioni, rendendolo meno prevedibile. Anche Federer è di questa opinione. 

Se Nadal è uno specialista della terra, Djokovic si dimostra un giocatore versatile, dalla tecnica sopraffina, dotato di grande velocità e agilità.

IMMAGINE 5 – Riepilogo degli scontri diretti con Djokovic

Di un anno più giovane di Nadal, Djokovic alza il livello della competizione, vincendo oltre il 90% delle partite giocate. Dopo diversi anni, nel 2011 per la prima volta Federer termina la stagione senza aver vinto uno Slam. 

Tra il 2000 e il 2015, Federer ha giocato oltre 1200 partite (circa 80 all’anno), una costanza di prestazione difficile da eguagliare. Avendo perso solo il 18% di tutte le partite giocate in carriera, Federer si distingue per efficacia di risultato, ma anche per resistenza: a oggi, ha giocato 1389 partite senza mai ritirarsi.

IMMAGINE 6 – Percentuale di partite vinte sul totale delle partite giocate per quei giocatori con più di 100 partite e con percentuale di vittorie di almeno il 60%

Anche se non tutti i tifosi hanno la stessa opinione in merito, in questi anni Federer ha giocato un tennis sempre ai massimi livelli. Solo l’infortunio al ginocchio per un incidente domestico lo costringe a finire prematuramente la stagione 2016. È il suo infortunio più grave e deve fermarsi sei mesi. Dopo quattordici anni consecutivi, esce dai primi 10. Molti parlano di fine della carriera, altri esprimo congetture su un possibile ritiro.

2017: IL RITORNO
Federer sfida l’età

L’ultimo torneo Slam vinto da Federer risale al 2012 e molti opinionisti ormai non lo considerano più in condizione di vincerne un altro. Federer però la pensa diversamente. Nei sei mesi lontano dal circuito prepara il suo rientro in ogni dettaglio. Cambia racchetta, ne prende una con un piatto corde più grande abbandonando la sua storica, più piccola e pesante. 

Torna al tennis competitivo a gennaio 2017, agli Australian Open. Dopo una pausa così lunga, sono tutti curiosi di vedere come giocherà. L’inizio è positivo e, nonostante vinca più di una volta al quinto set, alla fine prevale anche nella semifinale contro Stanislas Wawrinka. Nei momenti decisivi, il livello è quello degli anni migliori.

IMMAGINE 7 – Rendimento sotto pressione, misurato come capacità di vincere il punto nei momenti che contano (palle break, tiebreak, set decisivo)

Ancora una volta in finale c’è Nadal, a sua volta al rientro da un lungo recupero. Si spartiscono i primi quattro set, e nel set decisivo è Nadal ad andare avanti sul 3-1. Federer a quel punto ritrova l’equilibrio, strappa il servizio a Nadal due volte di fila e vince il quinto set 6-3. 

Allenandosi duramente, Federer riesce a compensare la differenza di età con gli altri giocatori lavorando sul rovescio, il colpo con cui ottiene proprio i punti decisivi nella finale contro Nadal. Affina anche la tenuta mentale. Con un’ottima programmazione in cui rinuncia a giocare alcuni tornei, come quelli sulla terra, concentrandosi sull’erba, vince il suo secondo titolo Slam dell’anno a Wimbledon e corona il rientro con un altro successo.   

Il gioco di Federer diventa ancora più offensivo, appena ne ha occasione cerca di accorciare gli scambi. Nel proseguo della stagione vince sette tornei su dodici e mette a tacere anche le voci più critiche. Anche gli esperti concordano che mai prima d’ora un giocatore di 36 anni aveva giocato a questi livelli di tennis. La domanda più ricorrente è: “come si può essere ancora così in forma a quell’età?”.

IMMAGINE 8 – Numero medio di colpi nello scambio

Uno dei segreti di un rientro così vincente è la gestione del tempo trascorso in campo. Se in media un giocatore impiega 148 minuti per vincere una partita Slam (in cui si gioca al meglio dei cinque set), a Federer ne bastano solo 123. A confronto, Djokovic e Murray sono molto vicini alla media, Nadal è appena oltre.

IMMAGINE 9 – Durata media di una partita vinta negli Slam

Ci sono fattori ancora più decisivi della ridotta durata delle partite. Il posizionamento di Federer gli consente di rispondere con velocità e anticipo. Inoltre è considerato un giocatore elegante, che privilegia grazia a muscolosità. Il suo stile di gioco si avvicina alla perfezione tecnica, ma richiede un minore dispendio di energie rispetto a quello di altri giocatori. Sono aspetti che vanno a suo favore. 

Non sembra esserci un finale

Se si sommano tutti i punti validi per la classifica ATP guadagnati da un giocatore nel corso della carriera, le statistiche parlano chiaro: Federer è nettamente avanti a tutti. Sono venti anni che gioca da professionista nel circuito e, vincendo gli Australian Open, il vantaggio su Nadal e Djokovic, i rivali di sempre, aumenta di 2000 punti.

IMMAGINE 10 – Punti classifica accumulati complessivamente da alcuni giocatori in carriera

Federer ha segnato un’intera epoca e la fine della sua carriera non sembra poter comparire all’orizzonte. Grazie a tecnica e resistenza fisica, può vincere ancora tornei importanti. Se continua a trarre divertimento dal giocare a tennis, non c’è ragione di smettere. E dopo ogni stagione, ogni torneo, ogni partita, ogni set, ogni punto che vince, la definizione che meglio lo descrive assume contorni sempre più marcati: Roger Federer, King of the Court.

Note

Il codice e i dati per l’analisi sono disponibili qui.

Per circa il 5% delle partite considerate non sono reperibili statistiche. I calcoli possono quindi differire, in misura ridotta, rispetto a quanto riportato dal sito dell’ATP.

La classificazione storica dei tornei ATP 500/Championship Series e ATP 250/World Series per gli anni 1990 e successivi segue le regole dell’ATP. Per gli anni precedenti, sono stati scelti gli undici tornei con la maggior partecipazione di giocatori con classifica più alta, che sono considerati allo stesso livello degli ATP 500. Per compensare l’assenza di finali e Finali di stagione nel 1968 e 1969, i 25 tornei più importanti sono stati classificati come degli ATP 500. Anche il Pepsi Grand Slam (1976-1981), la WCT Challenge Cup (1976-1980) e le Finali di stagione del WCT (1972,1982) sono stati classificati come degli ATP 500.

Roger Federer: 20 Years, 20 Titles

Ridimensionando la stagione di Federer

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 23 novembre 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

La “rinascita” di Roger Federer è stata senza dubbio uno dei temi caldi della stagione 2017. Dopo l’ultima partita giocata a Londra contro David Goffin, come si pone questa stagione rispetto al passato? E, nel tentativo di mettere a confronto di diverse stagioni, qual è la statistica migliore?

Con solo cinque sconfitte e due Slam vinti, Federer ha contribuito ad alimentare il dibattito sulla migliore stagione della sua carriera. Quanto ottenuto nel 2017 fa passare in secondo piano il rendimento del 2015? È tornato ai livelli del 2005? Si è di fronte al vero e proprio miracolo di un giocatore che ha superato i 36 anni? Si potrebbe continuare a lungo su questa strada.

Non esiste una statistica definitiva del valore assoluto di una stagione. Si citano spesso i risultati negli Slam, o la percentuale di vittorie, o le vittorie totali, per fare alcuni esempi. In attesa della nuova stagione, ho ritenuto interessante esaminare i numeri delle statistiche più diffuse sulla “stagione migliore” e verificare il loro contributo nel suggerire quali siano gli anni tennistici più positivi per Federer.

Titoli

Iniziamo con i titoli vinti nella singola stagione considerando tutti i tornei del circuito maggiore, la Coppa Davis e le Olimpiadi. La tabella mostra le dodici migliori stagioni di Federer in funzione dei titoli vinti. Con dodici tornei vinti, il 2006 è in cima all’elenco, subito seguito dal 2004 e dal 2005 entrambi con undici titoli.

Limitandosi agli Slam, Federer ha avuto tre stagioni con tre vittorie, il 2004, 2006 e 2007. Anche se il 2017 sarebbe al sesto posto come numero di titoli, è al pari del 2005 in termini di Slam vinti. È interessante come pur avendo vinto un numero simile di tornei nel 2015, Federer non sia riuscito a conquistare nemmeno uno Slam.

Percentuale di vittorie

Se da un lato il numero di titoli è un indicatore della continuità di rendimento ad alto livello, dall’altro non tiene conto dei risultati di un giocatore nei tornei che non è riuscito a vincere. La percentuale di vittorie per la stagione è una statistica di prestazione più completa.

L’immagine 1 mostra la percentuale di vittorie di Federer dagli esordi come professionista fino al presente. Si nota un chiaro punto di massimo verso metà degli anni 2000, quando Federer ha messo insieme tre stagioni da più del 90% di vittorie, dal 2004 al 2006. Il 95% di vittorie raggiunto nel 2005 e nel 2006 è il più alto in carriera.

IMMAGINE 1 – Valutazione delle stagioni di Federer: percentuale di vittorie

Anzi, dal 2006 Federer è riuscito a rimanere sopra al 90% di vittorie solo quest’anno, a possibile spiegazione del perché il 2017 è ritenuto così speciale da numerosi commentatori.

Si potrebbe obiettare che la percentuale di vittorie non pone sufficiente enfasi sui momenti di maggiore pressione o sulla qualità del tabellone affrontato da un giocatore nella vittoria del titolo. Per dare più peso a questi fattori, possiamo analizzare la percentuale di vittorie negli Slam (di colore oro nel grafico). In questo caso, è interessante notare come Federer sembri aver mantenuto un livello di gioco superiore per tutti gli anni 2000, facendo apparire il 2017 – in cui ha subito solo una sconfitta negli Slam – meno distante dal 2005 e dal 2006.

Risultati cumulati corretti per la qualità dell’avversario

Il semplice conteggio dei titoli vinti o i risultati espressi in termini percentuali sono metodi che sollevano una problematica rilevante, cioè il fatto di non tenere conto della bravura del giocatore dall’altra parte della rete. Non ci sono due vittorie esattamente identiche e il motivo risiede principalmente nella differenza qualitativa dell’avversario.

A metà degli anni 2000, era Andy Roddick l’avversario più probabile per Federer in una finale Slam. Dal 2015, Federer ha giocato più finali Slam contro Novak Djokovic. E io credo che questo aspetto dovrebbe cambiare prospettiva sulla misurazione delle vittorie di Federer tra le diverse stagioni.

Uno strumento con cui procedere è il sistema di valutazione Elo. All’inizio di ogni partita, la valutazione Elo di ciascun giocatore rappresenta la sua vittoria attesa: maggiore la valutazione dell’avversario (vale a dire la difficoltà del doverci giocare contro) minore la probabilità di vittoria. Un giocatore dovrebbe ricevere un punteggio addizionale in caso di superamento delle aspettative ed essere allo stesso modo penalizzato in maniera ridotta per sconfitte contro giocatori di vertice.

Il punteggio della partita cumulato corretto per la qualità dell’avversario cerca di includere entrambi questi aggiustamenti. Illustro il suo funzionamento. Un giocatore riceve un punteggio, per ogni vittoria, equivalente alla vittoria attesa dell’avversario contro un giocatore con valutazione Elo pari a 1800 (cioè il valore minimo tipico per un giocatore tra i primi 100 della classifica mondiale). Per ogni sconfitta, a un giocatore è sottratto il punteggio associato all’effettiva vittoria attesa – in funzione della sua valutazione Elo prima della partita – in misura corrispondente a quanto facile ci si aspettava fosse la vittoria, in modo che una maggiore facilità determini una maggiore deduzione di punteggio. Successivamente, si sommano vittorie e sconfitte ponderate per difficoltà così da ottenere il punteggio complessivo per stagione.

Osservando l’andamento del punteggio della partita cumulato per Federer, è interessante vedere come il suo massimo a metà degli anni 2000 sia ancora più significativo dei riscontri avuti con una semplice statistica dei titoli vinti o della percentuale di vittorie. Questo suggerisce come ci sia molta più variazione nei risultati delle sue partite di quanto appaia dalle statistiche citate in precedenza.

Il 2006 s’impone come stagione dal rendimento più solido quando si osserva la difficoltà cumulata dei risultati ottenuti da Federer. Un aspetto sorprendente è che il 2017 è decisamente lontano dal 2006 (-24.9 punti). Ci sono alcune ragioni a spiegazione. In primo luogo, Federer giocava un numero di partite di gran lunga superiore rispetto a quelle del periodo attuale, in cui ad esempio non ha disputato alcun torneo sulla terra battuta. Inoltre, la profondità del campo partecipanti ha subito variazioni importanti di anno in anno e il 2017 si è sorprendentemente distinto per mancanza di qualità, circostanza su cui hanno influito lo scarso rendimento e gli infortuni dei giocatori di vertice.

IMMAGINE 2 – Valutazione delle stagioni di Federer: risultati ponderati per difficoltà

L’impatto del fattore qualità è più evidente mettendo a confronto il 2014 e 2015 con il 2017. Sia il 2014 che il 2015 superano il 2017 di diversi punti. Anche eliminando la stagione sulla terra, il 2014 di Federer supererebbe il 2017 per poco più di 5 punti.

In conclusione, anche con i due Slam vinti da Federer nel 2017, le poche ma inaspettate sconfitte e la generale diminuzione nella qualità tra i giocatori di vertice supportano l’idea che il 2014 e il 2015 – in cui Federer non è riuscito a vincere Slam – siano state annate con un rendimento complessivo superiore.

Il codice e i dati dell’analisi sono disponibili qui.

Sizing Up Federer’s Seasons

Il Federer del 2017 è molto diverso dal Federer del 2015?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 28 luglio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Con un solo Slam rimasto da giocare nel 2017, è ormai evidente che una delle storie più clamorose della stagione è stata la rinascita di Roger Federer e Rafael Nadal e del loro predominio.

Per Federer si tratta di un anno eccezionale, con la vittoria di tutti gli Slam e i tornei Master a cui ha partecipato. L’ultima volta che ha avuto un record così netto alla conclusione di Wimbledon risale al 2004 e al 2005, cioè ad oggi i due anni più straordinari nella sua carriera.

Non sorprende quindi che i risultati del 2017 abbiano spinto molti a riservare a Federer gli stessi termini di elogio solitamente utilizzati per l’annata eccezionale di un vino pregiato. Molti altri continuano a ricercare le ragioni di come il suo gioco – già invidiabile – sembri aver ricevuto nuova linfa.

Si è tentati di motivare il successo di Federer nel 2017 attribuendone gran parte del merito a un calendario programmato a tavolino e alla serenità imperturbabile con cui scende in campo. Questo però vorrebbe dire ignorare un aspetto chiave del bilancio di partite vinte e perse da ogni giocatore, vale a dire il livello di qualità della competizione affrontata.

I risultati di Federer quest’anno sono effetto di un’opera di perfezionamento o arrivano invece dall’aver mantenuto lo stesso livello di gioco quando gli altri giocatori di vertice sono spesso crollati e nessuno dei talenti emergenti è riuscito a porsi in condizioni di sfidare la vecchia guardia?

Cercando di trovare una risposta, sono ritornata con la mente al 2015, anno in cui Federer aveva raggiunto facilmente sia la finale di Wimbledon che quella degli US Open, e sembrava destinato finalmente a riconquistare uno Slam, solo per poi scontrarsi con la dura realtà imposta da Novak Djokovic. Allora non lo si sapeva, ma nel 2015 Djokovic stava mettendo insieme un’impressionante striscia di vittorie che lo avrebbero portato poi nel 2016 a raggiungere la valutazione Elo di tutte le superfici più alta di sempre nel tennis maschile, pari a +2543.

Se la differenza nella forma di Federer tra il 2015 e il 2017 è oggetto di dibattito, non ci sono dubbi che il Djokovic del 2017 sia la controfigura sbiadita del Djokovic del 2015. Una volta appurato questo, inevitabilmente ci si chiede quanto il successo di Federer nel 2017 dipenda dal crollo dello stato di forma di Djokovic.

In altre parole, ha dovuto Federer nel 2017 affrontare un avversario tra quelli con cui ha giocato forte tanto quanto lo era Djokovic nel 2015?

IMMAGINE 1 – Risultati di Federer negli Slam e nei Master del 2015 e 2017 alla conclusione di Wimbledon

Il grafico dell’immagine 1 prova a rispondere alla domanda mettendo a confronto le valutazioni Elo al momento della partita degli avversari di Federer nel 2017 e nel 2015, per tutte le partite completate nei Master e negli Slam alla conclusione di Wimbledon (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). La linea orizzontale arancione rappresenta il livello dell’avversario più forte nel 2015 – secondo il sistema Elo – in questo caso Nadal. Si nota come la linea sia ben al di sotto del livello di Djokovic quando ha sconfitto Federer nel 2015 nei Masters di Indian Wells e Roma e poi nella finale di Wimbledon (i pallini blu).

Interessante anche come il massimo livello di qualità degli avversari di Federer nel 2017 sia leggermente inferiore al livello a cui stava giocando Andy Murray quando Federer lo ha battuto nella semifinale di Wimbledon 2015.
Per contro, Federer ha perso nel 2015 da avversari il cui livello qualitativo era paragonabile a quello di giocatori che ha sconfitto nel 2017. Tuttavia, tre di queste quattro sconfitte sono arrivate durante la stagione sulla terra battuta, che nel 2017 Federer ha interamente saltato, forse anche memore delle dinamiche del 2015. La sconfitta agli Australian Open 2015 da Andreas Seppi si pone quindi un po’ come un’occorrenza fuori dalla norma.

Credo si possa affermare con decisione che Federer non abbia radicalmente re-inventato il suo gioco nel 2017, come inducono a pensare le parole di alcuni commentatori. Invece, è riuscito a mantenere il livello espresso nel 2015 – già di per sé un risultato incredibile – mentre altri (e più giovani) giocatori di vertice non hanno manifestato la stessa solidità di prestazioni, partita dopo partita.

Is 2017 Federer that Different than 2015 Federer?

Raggiungere i quarti di finale di uno Slam senza aver subito break – Verso Wimbledon

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’1 luglio 2014 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il secondo articolo della serie Verso Wimbledon.

Nei primi quattro turni di Wimbledon 2014, Roger Federer non ha mai perso il servizio. Ha dovuto salvare nove palle break, e solo quattro di queste nelle ultime tre partite.

Dal 1991 – anno a partire dal quale le statistiche sono disponibili – è solo l’ottava volta in cui un giocatore raggiunge i quarti di finale di uno Slam senza aver perso il servizio. Solo Federer nel 2004 e Ivo Karlovic nel 2009 ci sono riusciti a Wimbledon. Federer e Rafael Nadal sono gli unici giocatori ad averlo fatto in più di una occasione (Federer agli Australian Open 2013 e Nadal agli US Open 2010 e 2013).

Le nove palle break fronteggiate da Federer sono meno sorprendenti. Dal 1991, più del 5% dei 752 giocatori che hanno raggiunto i quarti di finale degli Slam ne hanno concesse meno, tra cui lo stesso Federer in diverse circostanze: solo tre a Wimbledon 2007 e solo quattro in altri tre Slam.

Pur essendo prova di predominio, non è altrettanto chiaro se una prestazione di questo tipo abbia valore predittivo. Un altro elemento che crea confusione al riguardo è il livello qualitativo degli avversari: ci si aspetta davvero che Paolo Lorenzi o Santiago Giraldo conquistino il servizio di Federer sull’erba? Federer ha sfruttato questo stato di grazia al servizio per vincere Wimbledon 2004 e 2007, ma negli altri tre Slam in cui ha concesso solo quattro palle break fino ai quarti di finale non ha poi conquistato il titolo.

Senza considerare il livello di bravura, esiste una debole correlazione negativa tra le partite vinte in un torneo e le palle break (e i break) concessi (per le partite vinte e le palle break concesse nelle prime quattro partite è r = -0.25; se si esclude il Roland Garros diventa r = -0.27). In altre parole, se di due giocatori si conosce solo il numero di palle break concesse nei primi quattro turni, scommettete su quello che ne ha fronteggiate di meno.

Si tratta di una relazione debole, e se si inserisce il livello di bravura, diventa quasi irrilevante. Otto dei 24 giocatori che hanno subito uno o più break nei primi quattro turni hanno poi vinto il torneo, ma il mio sospetto è che abbia più a che fare con Nadal, Federer e Pete Sampras: è più probabile cioè che i giocatori migliori subiscano meno break ed è più probabile che i giocatori migliori raggiungano le fasi conclusive degli Slam.

E se anche i giocatori migliori servono con più fatica nei turni iniziali, non è in nessun modo una sentenza definitiva per le loro possibilità di vittoria finale. Nelle 31 precedenti occasioni in cui Federer ha raggiunto i quarti di finale di uno Slam sull’erba o sul cemento, solo quattro volte ha subito più di sei break prima dei quarti di finale, avendo poi vinto il torneo due volte. Senza dubbio a Federer fa comodo aver raggiunto i quarti di finale con il minimo disturbo, ma è comunque un disturbo che non avrebbe molto da dire se dovesse raggiungere e vincere la finale (finale poi persa contro Novak Djokovic in cinque set, n.d.t.)

Unbroken Grand Slam Quarterfinalists

Il 2017 è il miglior inizio di stagione per Federer?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 6 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Al primo giro di boa della stagione 2017, Roger Federer può vantare il suo 18esimo Slam e 19 vittorie a fronte di una sola sconfitta. Una partenza così sbalorditiva porta naturalmente a chiedersi come l’inizio di stagione 2017 si posizioni rispetto agli altri avvii nella sua carriera e come regga il confronto con i migliori inizi di stagione nella storia del tennis.

Per fare chiarezza, il Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis, ha preso in esame i primi tre mesi di ogni stagione dell’era Open maschile con l’intento – abbandonate le preferenze personali che inevitabilmente si inseriscono in questo tipo di dibattiti – di adottare un approccio più oggettivo per stabilire il miglior inizio di stagione della storia. E questo vuol dire utilizzare l’analisi statistica.

La statistica che abbiamo sviluppato è un punteggio di vittorie cumulativo che tenga conto non solo del numero totale di vittorie e sconfitte di un giocatore, ma anche del livello di difficoltà associato all’avversario. Come non tutti i tabelloni sono uguali fra loro, così non lo sono nemmeno i record di vittorie. Per questo i giocatori ricevono un punteggio maggiore per aver battuto avversari forti e una penalizzazione più alta per sconfitte contro avversari deboli.

Come si assegna esattamente un punteggio a una partita in modo da riflettere la difficoltà dell’avversario? Attraverso il sistema delle valutazioni Elo. Le valutazioni Elo sono una tipologia di classificazione della bravura di un giocatore utilizzate ormai da decenni in molti sport. Nel tennis, la valutazione Elo corrisponde a un numero che riflette la bravura di un giocatore in un dato momento, tenendo conto di tutte le vittorie e le sconfitte in carriera, assegnando un peso maggiore alle vittorie contro gli avversari più forti e penalizzando con più enfasi le sconfitte a sorpresa. Le matricole del circuito ricevono una valutazione di 1500 punti, che può aumentare collezionando vittorie. La massima valutazione Elo in carriera per Federer è stata di 2542 punti, raggiunta nel 2007. Attualmente, la sua valutazione Elo è di 2373 punti.

Uno dei punti di forza delle valutazioni Elo risiede nel fatto che, data l’attuale valutazione Elo di un giocatore, esiste una formula piuttosto semplice per calcolare le probabilità di vittoria di quel giocatore contro un qualsiasi avversario a sua volta in possesso di una valutazione Elo. Inoltre, il sistema Elo ha dimostrato di avere capacità predittive molto più accurate di quelle basate sulla classifica ufficiale dell’ATP, a volte anche nell’ordine del 10%. E questo è il motivo principale per cui non ci limitiamo ad assegnare un punteggio basato unicamente sui punti validi per la classifica. Siti come TennisAbstract e FiveThiryEight si sono occupati a più riprese del sistema Elo e del suo funzionamento nel tennis.

Per assegnare un punteggio a un inizio di stagione, abbiamo considerato tutti i risultati dei primi tre mesi e assegnato un punteggio a ogni vittoria e sconfitta utilizzando probabilità di vittoria basate su Elo, quindi più punti attribuiti per vittorie contro avversari più forti e più punti dedotti per sconfitte contro avversari più deboli. Considerata l’importanza dei tornei Slam, abbiamo anche aumentato profitti e perdite associati alle partite Slam del 25%.

Abbiamo ottenuto quindi i punteggi per ogni inizio di stagione nell’era Open maschile e trovato così i primi 10 dopo i primi tre mesi. L’immagine 1 riepiloga le 10 stagioni classificate in ordine decrescente (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Vengono mostrati i punteggi cumulativi dalla prima all’ultima partita fino alla fine del mese di aprile. Come raffronto, è stato inserito anche l’inizio di stagione 2017 di Federer.

IMMAGINE 1 – I primi 10 inizi di stagione nell’era Open maschile

I primi due posti sono occupati dalle stagioni consecutive di Federer del 2005 e 2006, in cui è partito con un record rispettivamente di 31 vittorie e una sconfitta e 28 vittorie e una sconfitta. Nel 2005, alla fine del Miami Open Masters Federer aveva 581 punti, ottenuti tra le altre con la vittoria in finale proprio a Miami con Rafael Nadal (come quest’anno) e con altre tre finali vinte battendo Ivan Ljubicic, il suo attuale allenatore. L’unica sconfitta era arrivata per mano di un forte Marat Safin agli Australian Open.

Anche se Federer ha vinto l’Australian Open per la prima volta nel 2006, il suo punteggio complessivo per quell’inizio di stagione è inferiore a causa di un tabellone più facile agli Australian Open e per aver giocato un torneo in meno rispetto all’anno precedente.

L’unico inizio di stagione prima del 2000 a comparire tra le prime 10 è l’impeccabile 1994 di Pete Sampras, che si posiziona al 3 posto di sempre. Sampras era partito male con un’insolita sconfitta al primo turno al torneo di Doha. Ma poi recuperò velocemente vincendo sia il torneo di Sydney che gli Australian Open. L’altra sconfitta delle due totali arrivò di nuovo a un torneo inferiore ma, come in Australia, Sampras giocò al meglio i tornei importanti vincendo sia a Indian Wells che a Miami, battendo avversari molto forti.

Si può rimanere sorpresi dal fatto che il fenomenale inizio di stagione di Novak Djokovic del 2011 non vada oltre la quinta posizione. Per quanto i primi tre mesi di Djokovic siano stati senza sconfitte, in quell’anno ha giocato meno tornei degli altri giocatori di vertice. In proporzione, arrivare in fondo a uno o due tornei in più rende la prestazione complessivamente migliore per il sistema di valutazione, anche in presenza di una sconfitta nella fase finale.

Ci si può anche interrogare sul motivo per cui leggende del passato come Jimmy Connors o Guillermo Vilas non compaiano tra i migliori inizi di stagione. Sebbene alcuni dei giocatori di vertice nei primi decenni dell’era Open abbiano giocato molte partite, ci sono due ragioni principali a spiegazione dell’ascesa nelle primissime posizioni dei giocatori di vertice degli ultimi venti anni. La prima è che gli Australian Open non erano – fino agli anni ’90 – una tappa obbligata per diversi giocatori d’oltreoceano. La seconda è che il livello di bravura del tennis maschile è generalmente cresciuto nel tempo e di riflesso sono cresciute le valutazioni Elo, rendendo inappropriato un confronto con quelle di trenta anni fa. Quindi, anche se Connors ha vinto 40 partite alla fine dei primi tre mesi del 1974, la sua valutazione Elo era di soli 406 punti.

L’inizio di stagione di Federer è stato certamente uno degli eventi di tennis più sorprendenti del 2017. Ma una cauta selezione dei tornei da giocare e una sconfitta davvero inaspettata contro Evgeny Donskoy nel secondo turno del torneo di Dubai lo hanno posizionato al 52esimo posto della classifica di sempre. Dal 2000, il primo anno in cui Federer era presente nel tabellone principale degli Australian Open, il suo inizio di stagione 2017 è al settimo posto, appena dietro all’inizio di stagione 2009.

L’immagine 2 mostra l’evoluzione della carriera di Federer nel progresso delle singole stagioni e come si posiziona l’inizio di 2017. Come detto, il 2005 e il 2006 rappresentano chiaramente e con ampio margine i migliori inizi di stagione nella carriera di Federer. Curiosamente, l’inizio di 2017 sta seguendo lo stesso andamento del 2005 e 2006 in termini di punteggio per singola partita. Semplicemente, Federer sta giocando meno partite rispetto al passato.

IMMAGINE 2 – Inizi di stagione nella carriera di Roger Federer e posizionamento del 2017

Se valutato esclusivamente sulla base del numero e della qualità delle vittorie, l’inizio di stagione 2017 per Federer è stato eccellente, ma lontano dai suoi record. Tuttavia, concentrando l’attenzione solo sui risultati, si trascurano alcuni punti chiave del contesto in cui quei risultati si presentano. Pochi giocatori possono vantare un inizio di stagione così vincente a 35 anni e addirittura al rientro da un infortunio che ha pesantemente condizionato la stagione precedente. Sebbene la longevità non sia stata direttamente conteggiata nel calcolo della valutazione Elo, quando si considera il punteggio rispetto a dove Federer si trova nella sua carriera, l’impressionante inizio di stagione 2017 acquisisce ancora più spessore.

Is Federer’s 2017 Season His Best Start Ever?

Nella rivalità con Nadal, il rovescio di Federer è diventato un’arma?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 17 marzo 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Chi tra gli appassionati di tennis ha pensato che la vittoria di Roger Federer su Rafael Nadal nella finale degli Australian Open 2017 fosse solo attribuibile al caso visto il dominio di Nadal negli scontri diretti, dovrà ricredersi dopo la schiacciante vittoria di Federer negli ottavi di finale all’Indian Wells Masters 2017, che lascia ben sperare i suoi tifosi per la stagione in corso.

Federer ha battuto Nadal in due set in poco più di un’ora, salvando l’unica palla break concessa e trasformando quattro delle cinque a suo favore. La sopravvivenza in quello che è stato definito il quarto della morte è sembrata in realtà una passeggiata per Federer. Lo stesso Nadal ha ammesso di essere stato demolito.

Con due vittorie di fila nel 2017 su un avversario che molto spesso ha avuto la meglio in passato, tutti si chiedono come, all’età di 35 anni, Federer sia riuscito a raggiungere, almeno in questa fase, il punto di svolta nella rivalità con Nadal.

Molti, tra cui Chris Clarey del New York Times e Jeff Sackmann di TennisAbstract, hanno evidenziato nel rovescio di Federer una componente chiave del suo ritrovato successo. In passato, con il rovescio a una mano Federer faticava ad addomesticare l’estrema altezza e rotazione del servizio di Nadal e dei suoi colpi di scambio. Nelle ultime due partite invece, il suo rovescio è stato più un’arma a disposizione che un punto debole.

Uno sguardo alle tendenze nelle loro partite agli Australian Open dal 2012 in avanti può fornire dettagli per rispondere alla domanda. Come mostrato dall’immagine 1, si osserva in primo luogo che la velocità del rovescio di Federer è cresciuta significativamente dal 2012 al 2017, sia nella risposta al servizio, sia nei colpi giocati durante lo scambio (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Per la risposta al servizio, la mediana della velocità del rovescio è salita da 102 km/h nel 2012 a 106 km/h nel 2017. Nei colpi di scambio, l’incremento è ancora più marcato, con la mediana della velocità del rovescio che è aumentata, sempre nello stesso periodo, da 111 km/h a 120 km/h.

IMMAGINE 1 – Il rovescio di Federer contro Nadal è diventato più veloce

Inoltre, analizzando l’altezza con cui la pallina supera la rete, si osserva anche un cambiamento nella tipologia del rovescio di Federer. Dagli Australian Open 2012, il rovescio di Federer nella risposta al servizio di Nadal ha superato la rete con altezza decrescente di quasi il 25%, come mostrato dall’immagine 2. Negli scambi invece, il rovescio ha superato la rete a un’altezza inferiore del 15%, sempre per il periodo considerato.

IMMAGINE 2 – Il rovescio di Federer contro Nadal è diventato più piatto

Sono entrambe indicazioni del fatto che Federer abbia colpito il rovescio con più velocità e con minore effetto contro Nadal nel 2017 di quanto abbia fatto nei loro scontri diretti nei precedenti 5 anni. Come ci è riuscito?

Una spiegazione risiede nella volontà di Federer di rinunciare al rovescio difensivo tagliato anticipando l’impatto con la pallina da una posizione in campo più interna. Le statistiche raccolte da TennisAbstract supportano questa conclusione. Se mettiamo a confronto la semifinale degli Australian Open 2014 con gli ottavi di finale all’Indian Wells Masters 2017, osserviamo che la frequenza con cui Federer colpisce il rovescio tagliato si è ridotta del 50%.

I benefici di una strategia così offensiva erano sicuramente già noti a Federer tre anni fa. Sembra solo che ci sia voluto del tempo prima di renderla attuabile. Se questo sia legato all’arrivo di Ivan Ljubicic come allenatore, a una racchetta dal piatto corde più ampio, a una prospettiva più rilassata sulla carriera o ad altri fattori, rimane un argomento aperto a congetture.

In Federer-Nadal Rivalry, Has the Federer Backhand Become a Weapon?

Il rovescio di Federer

di Rick Nashtag // AgainIAmRightInMyAnalysis

Pubblicato il 10 febbraio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

La saggezza popolare tennistica attribuisce a Roger Federer un punto di debolezza – sempre che così lo si possa definire – nel rovescio a una mano. Questo aspetto viene enfatizzato dal gioco di Rafael Nadal, il quale, sempre secondo la medesima saggezza, insiste con il suo dritto fortemente carico di effetto sul lato del rovescio di Federer. Il dritto di Nadal che sposta Federer fuori dal campo costringendolo a ribattere con un scomodo rovescio a rimbalzo colpito al di sopra della spalla è una combinazione che normalmente genera a Federer molti grattacapi.

Alla vigilia della finale degli Australian Open 2017, uno dei punti chiave risiedeva nella capacità di Federer di gestire la diagonale dritto – rovescio che Nadal avrebbe impostato.

Come è noto, Federer ha vinto il torneo. E’ un risultato che certamente non mi aspettavo, ma sul quale, in questa occasione, avevo riposto maggiori speranze per diversi motivi. In primo luogo, la convinzione che la superficie non solo fosse più veloce, ma smorzasse anche il rimbalzo della pallina (mitigando di fatto l’incredibile effetto imposto da Nadal ai suoi colpi). In secondo luogo,è solo la seconda volta che Federer gioca contro Nadal da quando, a partire dal 2014, ha utilizzato un piatto corde più ampio. Anche se Nadal ha vinto la semifinale degli Australian Open 2014, Federer aveva da poco iniziato a giocare con quella racchetta con regolarità nel torneo. Penso quindi che sia difficile trarre conclusioni da quella partita, ritengo invece che questi due fattori abbiano riequilibrato le probabilità di vittoria della finale 2017, dal 60% a favore di Nadal.

Ero quindi curioso di vedere come Federer sarebbe riuscito a utilizzare il suo rovescio contro Nadal, su quel tipo di campo e con quel tipo di racchetta, e mi sembra di poter dire che abbia ottenuto ottimi risultati. Al di là del 18esimo Slam, molti aspetti emergono dalla finale, tra cui appunto come Federer abbia sfruttato il rovescio non solo per difendere ma per un gioco di attacco sia in diagonale che in lungolinea. Diversi video su YouTube mostrano i suoi rovesci vincenti della partita.

Purtroppo non ci sono dati disponibili per verificare quanto il rimbalzo della pallina possa aver modificato il punto d’impatto del rovescio di Federer. Per quanto ne sappia, nonostante sia convinto che quel tipo di informazione esista – durante la partita ESPN ha mostrato una grafica sull’altezza del punto di contatto di Federer almeno una volta – non è appunto resa pubblica.

Tuttavia, ci sono altre statistiche a misurazione dell’efficacia del rovescio di Federer, in particolare l’indice Potenza del Rovescio creato da Jeff Sackmann di TennisAbstract, con cui ha verificato che Federer ha raccolto il massimo dal rovescio contro Nadal, con ampio margine rispetto alle altre partite che hanno giocato in uno Slam.

Jon Wertheim di Sports Illustrated, un giornalista e commentatore di tennis che in genere apprezzo, si è espresso nella sua rubrica Mailbag con parole che mi hanno fatto riflettere: “[..] Ha giocato un tennis di attacco, notate il numero ridotto di colpi tagliati [..]”. Wertheim non fa esplicita menzione al rovescio tagliato, ma credo si stesse riferendo proprio a quel colpo. Ho avuto la stessa impressione guardando la partita, cioè quanto spesso Federer sembra aver colpito il rovescio piatto o in top-spin rispetto al rovescio tagliato.

E’ andata così? Ho sempre pensato che “avere l’impressione” è un pessimo condizionamento negli sport. Federer ha usato il rovescio con più aggressività (come mostrato dalla percentuale di rovesci tagliati rispetto ai rovesci totali)? E conta davvero saperlo, cioè giocare meno di attacco – quindi un rovescio tagliato invece che uno piatto o in top-spin – lo rende più vulnerabile contro Nadal?

Tra le migliaia di partite presenti nel database del Match Charting Project, ci sono 11 delle 12 partite di Slam tra Nadal e Federer (successivamente alla stesura dell’articolo, è stata inserita anche l’ultima mancante, la semifinale del Roland Garros 2005. Si è lasciato inalterato il testo originale per mantenere la correttezza dei successivi riferimenti numerici, n.d.t). La tabella riepiloga ciascuna partita con evidenza di alcuni numeri chiave sul rovescio.

E’ utile anche sottolineare alcuni rapporti numerici più in dettaglio.

Il grafico mostra il numero totale di colpi a rimbalzo di Federer e il numero dei rovesci a rimbalzo. L’indicazione dei punti è solo per evidenziare le 3 vittorie di Federer in queste partite. Emerge una regolare e intuitivamente ovvia tendenza, cioè al crescere del numero totale di colpi a rimbalzo, anche i rovesci a rimbalzo aumentano. Se lo si analizza in termini percentuali, come nel grafico successivo, non si osserva una relazione diretta tra le vittorie di Federer (rappresentate dalle barre di colore nero) e la percentuale dei colpi a rimbalzo che sono stati dei rovesci. La più bassa percentuale di rovesci a rimbalzo che Federer ha giocato è della finale del Roland Garros 2008, in cui ha vinto in tutto 4 game. Al contrario, nella vittoria agli Australian Open 2017 la percentuale è stata la terza più bassa. Non vedo quindi una tendenza ovvia.

Analizziamo ora il numero dei rovesci tagliati rispetto al numero complessivo dei rovesci a rimbalzo. Quello che colpisce è che Federer è diventato più regolare nel numero totale di rovesci tagliati con il passare degli anni. Mentre il numero totale di rovesci aumenta e diminuisce (a seconda della lunghezza della partita naturalmente), più o meno dal 2012 sembra che Federer abbia fatto uno sforzo aggiuntivo per usare meno colpi tagliati e colpire più piatto o top-spin sul rovescio. Mi chiedo se ad un’analisi più approfondita delle partite di Federer la tendenza è uniforme (e mi aspetto che lo sia) e se ci sia un evidente momento di svolta (come ad esempio la collaborazione con Stefan Edberg).

Colpire con meno taglio è importante nella strategia di Federer per battere Nadal negli Slam? Non in modo evidente, basta prendere la vittoria a Wimbledon 2006 che ha il secondo più alto numero di colpi tagliati ma uno dei più bassi per rovesci colpiti. In percentuale, come mostrato nel grafico successivo, quella vittoria a Wimbledon 2006 è uno dei picchi: quasi il 40% dei rovesci a rimbalzo giocati da Federer in quella partita erano colpi tagliati. Una simile “alta” percentuale si è verificata anche nella vittoria a Wimbledon 2007. Tornando velocemente alla finale di Melbourne, la strategia più aggressiva di Federer sul rovescio, vale a dire colpire meno rovesci tagliati possibili, rappresenta nuovamente un picco, ma per le ragioni opposte.

Si può dire che l’impressione di Wertheim (e anche la mia) è probabilmente vera, Federer è stato più aggressivo con il rovescio durante gli Australian Open 2017, come mostra la riluttanza nell’uso del rovescio tagliato. La scelta di un determinato colpo è influenzata da molteplici fattori che esulano dalla strategia complessiva di un giocatore, non ultimo nel caso di Federer in reazione a come Nadal stava giocando (dove stava indirizzando i suoi colpi, con quanta profondità, quanto esterni, etc). Ma nel corso della loro lunga rivalità, Federer sembra essersi convinto a non desistere dal giocare di rovescio contro Nadal.

Ad oggi, la storia delle partite Slam tra questi due giocatori fornisce scarsa indicazione in merito alla possibilità che la tattica di Federer abbia contribuito attivamente alla vittoria. Per essere più chiari, sarebbe riduttivo affidare l’esito di una partita di tennis a una singola motivazione, e ancora più riduttivo assegnare un valore assoluto a queste statistiche, visto che si tratta di un campione ridotto di partite suddivise in un decennio. Il divertimento nel fare l’analisi l’ha resa comunque meritevole di essere condivisa.

Federer’s Backhand

La qualità dei colpi nella semifinale degli Australian Open tra Federer e Wawrinka

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 27 gennaio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

La prima semifinale degli Australian Open 2017 si è giocata alla Rod Laver Arena nel Giorno dell’Australia e, alla fine del secondo set, la partita sembrava avviata verso una rapida conclusione. Il primo break nel quarto gioco del terzo set da parte di Stanislas Wawrinka ha però cambiato lo scenario.

Se il vantaggio psicologico della partita era nettamente a favore di Roger Federer nelle fasi iniziali, a partire dal terzo set entrambi i campioni avrebbero potuto prendere in mano la partita. Federer ha poi vinto al quinto set dopo aver perso il terzo e il quarto. Cosa si può dire della qualità dei colpi?

Utilizzando una statistica sulla qualità dei colpi di cui ho introdotto in un precedente articolo, possiamo analizzare la prestazione di Federer e Wawrinka in ciascun set per ognuno dei colpi principali del tennis: il servizio, il dritto e il rovescio.

L’immagine 1 mostra la qualità dei colpi suddivisa per set, con il valore di 100 punti che indica che il colpo medio ha ottenuto lo stesso livello di qualità del più alto osservato negli ultimi cinque anni agli Australian Open (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Si osserva come il risultato del set è dipeso in larga misura dalla qualità del servizio, con Wawrinka che ha mantenuto un punteggio alto, e quindi un livello qualitativo alto, fino al quarto set per poi scendere nel quinto. È probabile che l’atteggiamento offensivo di Wawrinka nel servire molte delle seconde come se fossero delle prime abbia influito sull’andamento, con il maggiore rischio che ha pagato nel terzo e nel quarto set, ma non nel quinto. Federer invece ha faticato al servizio nei set che ha perso, il terzo e il quarto.

IMMAGINE 1 – La qualità dei colpi nella semifinale tra Federer e Wawrinka

Molti appassionati probabilmente aspettavano con eccitazione la sfida tra due dei rovesci a una mano più belli del circuito. Anche se spesso si attribuisce a Wawrinka una superiorità in questo colpo, durante la semifinale è stato Federer a mostrare una qualità complessivamente maggiore. Penso che questo sia in larga parte spiegabile con il tipo di scelta del colpo da parte di entrambi, con Federer che ha giocato più rovesci di attacco e a rete e Wawrinka rovesci più difensivi.

In termini di dominio del colpo, il dritto è stato più altalenante. Nel primo, secondo e quinto set – cioè i set vinti da Federer – il livello qualitativo è stato simile, mentre nel quarto, vinto da Wawrinka, il suo dritto è stato superiore.

Per quanto nessuno dei due giocatori abbia giocato al meglio in tutti i set, la qualità del loro gioco ha toccato punti di pregiata fattura. Federer è stato il più costante e questo è il motivo principale che gli ha permesso di raggiungere la 28esima finale di Slam.

Shot Quality Review of the Federer Wawrinka AO2017 Semifinal

Come è stata vinta la finale degli Australian Open 2017

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 30 gennaio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Se siete rimasti sopraffatti dalla finale degli Australian Open 2017 tra Roger Federer e Rafael Nadal, la loro 35esima partita, come me ne rivivrete le emozioni anche nei giorni successivi. All’inizio del torneo, Federer aveva solo il 3% di probabilità di vittoria, mentre Nadal era ancora più sfavorito con solo l’1.5%. Entrambi quindi sono riusciti ad andare contro un pronostico per il quale non sarebbero dovuti arrivare in finale e segnare uno dei momenti più importanti della storia del tennis.

Per gli appassionati che seguono i due campioni dalla loro prima partita nel 2004, l’ennesimo confronto secondo le classiche dinamiche avrebbe potuto essere deludente. Di rientro da una stagione di infortuni, Federer e Nadal hanno giocato una partita allo stesso tempo frammentata e brillante. E in presenza di due giocatori che conoscono ormai a memoria i rispettivi stili di gioco ma capaci di mostrare ancora enorme passione per il tennis, ogni nuova partita in un torneo dello Slam è in qualche modo più speciale della precedente.

Nonostante il pesante record negativo di Federer nei confronti di Nadal (11 sconfitte su 23 partite, 0 vittorie su 3 agli Australian Open), la partita è apparsa molto combattuta. È sembrato che per ogni set ci fossero diversi momenti di alternanza nel vantaggio psicologico sull’avversario e in più di un’occasione ho pensato che Federer non fosse in grado di rimontare.

L’andamento altalenante della partita mi ha incuriosito nell’indagare le probabilità di vittoria rispetto a ciascun punto della finale. Se analizziamo le probabilità di Federer nel corso della partita, che tipo di risposte otteniamo su quanto la finale sia stata una battaglia di statistiche? O su quanto miracolosa sia stata poi la vittoria di Federer?

All’inizio della partita le probabilità di vittoria erano simili (con il sistema Elo che dava Federer leggermente favorito). Come mostrato nell’immagine 1, il primo e il terzo set hanno avuto identico andamento, con circa il 50% di probabilità di vittoria a testa e con un aumento delle probabilità a favore di Federer negli ultimi game del set (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Anche il secondo e il quarto set hanno avuto andamento simmetrico, ma in senso opposto, con Nadal cioè che ha ribaltato quanto costruito da Federer nel set precedente.

IMMAGINE 1 – Tabella delle probabilità di vittoria di Federer per la finale degli Australian Open 2017

L’andamento dei primi quattro set riflette quanto osservato da guardando la partita. In molte occasioni è sembrato di rivivere un deja vu, con Federer in grado di ottenere un buon margine per poi sembrare smarrire il controllo della partita, specialmente al servizio.

Quali sono stati quindi i punti più importanti per l’andamento della partita nei primi quattro set?

Nel set 1, il settimo game è stato quello chiave. Federer ha aumentato le sue probabilità di vittoria in misura maggiore quanto è andato 15-30 sul servizio di Nadal e ha creato la prima opportunità di break vincendo il punto successivo. Entrambi i punti hanno fatto crescere le probabilità di vittoria di Federer di 10 punti percentuali. E la sua immediata conversione della palla break è ha dato l’impressione che non ci sarebbero stati costosi passaggi a vuoto come nella finale degli US Open 2015.

Il set 2 ha ribaltato il duro lavoro fatto da Federer nel set 1 dopo appena 4 game. Alla fine del quarto game, con Nadal avanti di due break, le probabilità di vittoria di Federer erano scese al 50%. Sebbene il break in suo favore nel quinto game gli ha permesso di recuperare qualche punto percentuale, la sconfitta nel set 2 ha riallineato le probabilità di vittoria all’inizio del set 3.

Il primo game del set 3 è stato uno dei più lunghi. Federer ha fatto vedere di non aver abbandonato la partita quando ha salvato 3 palle break nei 14 punti di durata del game. È interessante notare che Nadal ha dovuto fare la stessa cosa nel quarto game per evitare di subire un secondo break nelle fasi iniziali del set. Tuttavia, a quel punto Federer era già salito sopra il 75% di probabilità di vittoria e continuava a mostrare lo stesso atteggiamento di fiducia avuto nel set 1.

Il set 4 ha riportato la partita indietro nel tempo. In vantaggio due set a uno, Federer ha subito un passaggio a vuoto ed è stato il primo a subire il break, nel quarto gioco, dal quale non si è ripreso. Nadal ha avuto poca pressione al servizio e ha chiuso il set. All’inizio del quinto game del set 5, la partita sembrava per Federer ormai compromessa.

Il set 5

Dopo un’altra interruzione medica tra il set 4 e il set 5 che ha generato qualche polemica, Federer ha ripreso il gioco subendo il break nel primo game. Con Nadal che come al solito sembrava possedere energie per giocare altri cinque set, in pochi avrebbero potuto immaginare che questo sarebbe stato il set da montagne russe della partita. Con le sue probabilità di vittoria ridotte al 25%, Federer è riuscito a creare 3 palle break nel secondo game che non ha però poi convertito.

IMMAGINE 2 – Tabella delle probabilità di vittoria per Federer nel set 5 della finale degli Australian Open 2017

Nonostante le opportunità mancate, che devono aver pesato come un macigno, con un efficiente game di servizio Federer ha recuperato la speranza di poter fare affidamento sulla sua forma e volontà per compiere il miracolo. Ha di nuovo ottenuto un palla break nel successivo game di servizio di Nadal, il quarto game del set. Ancora una volta Nadal ha negato a Federer l’opportunità. Ma Federer ha risposto tenendo Nadal a freno e chiudendo facilmente il servizio nel game successivo.

Solo nel sesto game Federer è finalmente riuscito a sfruttare l’opportunità di fare il break tra le tante che aveva sino a quel momento creato. Federer si è trovato in una buona situazione di punteggio sul 30-40, ma con un vincente di dritto Nadal ha ristabilito la parità che si è protratta per diversi punti e che più volte in precedenza si era conclusa con la vittoria del game da parte di Nadal. Sebbene ci si aspettasse che Nadal sfruttasse la debolezza del rovescio di Federer, è stato proprio un brillante vincente di rovescio che ha dato a Federer la seconda palla break e la prima di sei – ottenute nel set 5 – che è riuscito a convertire.

Dopo un altro solido game di servizio da parte di Federer, il settimo game del set, è stato lui a mettere pressione, aspetto intuibile dalla profondità dei colpi a rimbalzo di Nadal. Più infatti Federer si avvicinava al finale di partita, più si accorciavano i colpi di Nadal. Sfruttando però le sue infinite qualità difensive, Nadal è riuscito a salvare quattro delle cinque palle break offerte a Federer, subendo il break solo quando Federer lo ha costretto a due errori di dritto consecutivi.

Stranamente, è stato il sistema Hawk-Eye ad assumere un ruolo di primo piano nell’ultimo game della partita. Ci sono state 3 chiamate che sono arrivate tutte nelle fasi conclusive. Due sono andate a favore di Federer, compresa la chiamata finale sul vincente di dritto di Federer che era più una preghiera di Nadal che un colpo effettivamente a rischio di essere fuori. È stato un finale imprevisto di una serata in cui la 17esima testa di serie ha ottenuto il suo Slam numero 18 nella sua 100esima partita agli Australian Open. È stata una pietra miliare per Federer che i suoi tifosi ricorderanno per anni con emozione.

How the 2017 Australian Open Men’s Final Was Won

Il rovescio di Federer che ha finalmente battuto Nadal

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 30 gennaio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

La prima partita tra Roger Federer e Rafael Nadal risale al 2004, mentre la prima finale Slam a due anni più tardi (Roland Garros 2006). Gli scontri diretti sono da tempo a favore di Nadal che, alla vigilia della finale degli Australian Open 2017, conduceva 23-11, di cui 9-2 nei tornei Slam. Normalmente, le capacità difensive di Nadal hanno sopraffatto quelle offensive di Federer, ma nella battaglia al quinto set a Melbourne è stato Federer a emergere vincitore. Il topspin caratteristico di Nadal è stato meno esplosivo del solito, e la tattica estremamente aggressiva di Federer ha beneficiato della superficie più veloce generando diverse opportunità nel quinto set.

In passato, il topspin di Nadal ha creato parecchi problemi al rovescio a una mano di Federer, uno dei colpi più belli del circuito ma non tra i più efficaci. Nella semifinale del 2014 vinta da Nadal in 3 set – l’ultimo precedente tra i due agli Australian Open – Nadal ha colpito 89 dritti incrociati sul rovescio di Federer, tre quarti delle volte (66) in punti che ha poi vinto. Nella finale di quest’anno, ha colpito 122 dritti incrociati, meno della metà in punti che ha poi vinto. La tattica di Nadal è stata quindi simile, ma ne è emerso sconfitto.

Il rovescio di Federer invece è stato insolitamente efficace, specialmente se paragonato alle altre partite contro Nadal. Non è stato l’unico aspetto positivo del gioco ma, come vedremo, ha dato un contribuito decisivo.

Un indice che ho creato chiamato Potenza del Rovescio (Backhand Potency o BHP) è in grado di illustrare quanto meglio Federer abbia colpito il suo rovescio a una mano. Il BHP approssima il numero dei punti il cui risultato è influenzato dal rovescio: per calcolarlo, si somma un punto per un vincente o per un errore forzato dell’avversario, si sottrae un punto per un errore non forzato, si somma mezzo punto per un rovescio che ha portato a un vincente o a un errore dell’avversario nel colpo successivo, e si sottrae mezzo punto per un rovescio che ha portato a un vincente dell’avversario. Si divide il totale per il numero complessivo di rovesci, si moltiplica per 100* e il risultato misura l’effetto netto del rovescio di ciascun giocatore. Utilizzando i dati su ciascun colpo da più di 1400 partite di singolare maschile del Match Charting Project, è possibile calcolare il BHP per molti dei giocatori all’attivo e per le stelle del passato.

*In media, in una partita di singolare maschile ogni giocatore colpisce 125 rovesci (escludendo quelli tagliati). Federer e Nadal ne hanno colpiti più di 200 a testa nei cinque set della finale.

Secondo l’indice BHP, il rovescio di Federer è ininfluente: +0.2 punti ogni 100 rovesci. Federer vince la maggior parte dei punti con il servizio e il dritto; un BHP ininfluente indica che, mentre il rovescio non sta creando problemi all’avversario, non sta nemmeno producendo conseguenze negative per Federer stesso. Il BHP di Nadal è +1.7 punti ogni 100 rovesci, leggermente inferiore al +2.6 di Andy Murray e al +2.5 di Novak Djokovic. Tra i giocatori di vertice del momento, Kei Nishikori ha il BHP migliore con +3.6: per fare un raffronto con il passato, Andre Agassi aveva un incredibile +5.0. All’estremo opposto, Marin Cilic ha un BHP di -2.9, Milos Raonic di -3.7 e Jack Sock di -6.6. Fortunatamente, non serve colpire molti rovesci per essere tra i più forti nel doppio, come Sock ha dimostrato recentemente.

Il BHP indica il livello di eccellenza raggiunto da Federer con il rovescio nella finale degli Australian Open 2017: è salito infatti a +7.8 punti ogni 100 rovesci, un risultato mai ottenuto contro Nadal nelle precedenti partite. Questo è l’elenco dei BPH di Federer per ogni partita contro Nadal negli Slam:

Partita                BHP di Federer  
2006 Roland Garros     -11.2  
2006 Wimbledon*        -3.4  
2007 Roland Garros     -0.7  
2007 Wimbledon*        -1.0  
2008 Roland Garros     -10.1  
2008 Wimbledon         -0.8  
2009 Australian Open    0.0  
2011 Roland Garros     -3.7  
2012 Australian Open   -0.2  
2014 Australian Open   -9.9  
2017 Australian Open*  +7.8 

* partita vinta da Federer

Il +7.8 ogni 100 colpi della finale si traduce in un vantaggio di +17 rispetto ai 219 rovesci colpiti da Federer. Una unità di BHP equivale a circa due terzi di un punto di una partita, visto che il BHP può assegnare fino a 1.5 punti per i due colpi che preparano e poi finiscono un punto. Quindi un BHP di +17 corrisponde a circa 11 punti, esattamente la differenza tra Federer e Nadal nella finale.

Questa prestazione si discosta notevolmente rispetto a quanto ottenuto da Nadal contro il rovescio di Federer in passato: in media, Nadal ha abbassato il BHP di Federer a -1.9, poco meno dell’effetto che Nadal normalmente ottiene rispetto ai suoi avversari, cioè una riduzione di -1.7 punti. Nelle 25 partite tra i due presenti nel database del Match Charting Project, Federer ha ottenuto un BHP positivo solo 5 volte e, prima della finale in Australia, nessuna di queste in una partita di uno Slam.

La tendenza di lungo periodo suggerisce che, in un eventuale futura partita tra Federer e Nadal, la contesa tra dritto in topspin di Nadal e rovescio di Federer tornerà alla normalità. L’unica precedente volta in cui Federer ha avuto un BHP di +5 punti o superiore contro Nadal, alle Finali di stagione 2007, nella partita successiva ha poi ottenuto un BHP di -10.1, al Roland Garros 2008. E non ha registrato un BHP positivo fino al 2010, a distanza di 6 partite.

Che sia stata un’eccezione, la compattezza del rovescio di Federer durante la finale ha cambiato la storia. Utilizzando l’approssimazione fornita dal BHP, se Federer fosse rimasto sul livello ininfluente del suo rovescio, Nadal avrebbe vinto il 52% dei 289 punti giocati – esattamente la sua media contro Federer – invece del 48% di quelli effettivamente vinti. La lunga rivalità ha portato entrambi i giocatori a migliorare il proprio tennis per più di un decennio e, almeno per un giorno, Federer finalmente ha trovato il modo di colmare il divario contro il giocatore che più di tutti lo ha messo in difficoltà.

The Federer Backhand That Finally Beat Nadal