Chi ha più sorpreso a Wimbledon 2017

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 22 luglio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Quali sono i giocatori che più sono andati oltre le attese a Wimbledon 2017 e quali invece, al contrario, sono stati protagonisti delle sconfitte più sorprendenti?

Spesso, riflettendo sull’esito di un torneo molto importante, si rimane colpiti dai risultati più inaspettati, che possono essere quelli di giocatori che hanno raggiunto un turno nel quale non ci si attendeva di vederli o che hanno perso prima di quanto si pensava avrebbero fatto. Quale sia la natura, siamo di fronte a una sorpresa nel momento in cui i risultati effettivi sono lontani da quelli attesi.

Per i tornei maggiori con molti giocatori in tabellone può essere problematico seguire i risultati di ciascun giocatore, anche rispetto a quelli di tutti gli altri partecipanti. Inoltre, non sempre si ha un’idea precisa delle aspettative riposte sui giocatori meno conosciuti,. Sono tutte ragioni che rendono utile possedere un metodo rapido e coerente per indicizzare il fattore sorpresa.

In questa analisi, ho utilizzato previsioni basate sulle valutazioni Elo per calcolare un indice di sorpresa per i risultati ottenuti da tutti i giocatori a Wimbledon 2017. Le valutazioni Elo sono definite da una combinazione delle valutazioni Elo relative alla carriera di un giocatore e quelle relative ai risultati in carriera sull’erba precedenti all’inizio del torneo. Sono valutazioni il cui scopo è quello di determinare le attese per l’esito di ogni partita. L’indici di sorpresa della partita di un giocatore quindi è la differenza tra l’esito effettivo della partita e la previsione di vittoria per la stessa.

Oltre le attese

I valori complessivi dell’elemento sorpresa per tutte le partite di un giocatore ci permettono di scoprire chi abbia ottenuto il rendimento più sorprendente a Wimbledon 2017. Nel circuito maschile – grazie alla prima semifinale in uno Slam di un giocatore americano dal 2009 – è Sam Querrey a stare davanti, con un indice di 2.36 a cui ha contribuito in misura maggiore la vittoria nei quarti di finale contro Andy Murray, pari a un +0.9 rispetto alle attese.

Al secondo posto troviamo Adrian Mannarino, che ha perso agli ottavi di finale, il suo miglior risultato a Wimbledon dal 2011. Marin Cilic è terzo: come testa di serie numero 7, Cilic non sarebbe dovuto andare oltre i quarti di finale, ed è proprio quella partita contro Gilles Muller la più dura affrontata da Cilic prima della finale e quella in cui ha guadagnato di più in termini di indice di sorpresa (+0.4).

Tomas Berdych è quarto, beneficiando in larga parte del ritiro di Novak Djokovic nei quarti di finale.

Pur muovendosi ai margini dell’interesse giornalistico, quello di Ruben Bemelmans è stato il quinto miglior risultato, con un terzo turno arrivato dopo le vittorie contro Tommy Haas e l’emergente Daniil Medvedev, ciascuna valida per un incremento di +0.8.

Il sesto giocatore più sorprendente è Ernests Gulbis, che ha ricevuto molta attenzione quest’anno. Gulbis era tra i primi 10 nel 2014, poi un calo di prestazione e un’infortunio negli ultimi tempi lo avevano relegato a passare del tutto inosservato. Con un terzo turno a Wimbledon, Gulbis ha mostrato il livello di gioco e la motivazione per tornare nelle posizioni alte della classifica, e sarà sicuramente da tenere d’occhio nella trasferta sul cemento del Nord America. Chiudono l’elenco Benoit Paire, Sebastian Ofner, Dudi Sela e Jared Donaldson.

La vincitrice Garbine Muguruza è anche in cima alla classifica delle giocatrici con la prestazione più sorprendente. Sebbene fosse una delle poche del tabellone ad aver già vinto uno Slam, la storia di Muguruza sull’erba è sempre stata da ‘o tutto o niente’. All’inizio del torneo, Muguruza non aveva mai vinto un titolo sull’erba, pur avendo raggiunto la finale a Wimbledon 2015.

Le attese su di lei erano quindi incerte ma, durante le due settimane a Londra, ha impressionato con le vittorie su Angelique Kerber (+0.7), Svetlana Kuznetsova (+0.5) e in finale contro Venus Williams (+0.7).

Al secondo posto troviamo la cenerentola Magdalena Rybarikova. Pochi probabilmente erano al corrente dei suoi convincenti risultati sul circuito ITF prima di Wimbledon, tutti si sono poi accorti del suo talento. La vittoria al secondo turno contro Karolina Pliskova (+0.8) e il suo quarto di finale contro Coco Vandeweghe (+0.7) sono prova del fatto che possiede qualità per continuare a fare strada.

Petra Martic, Madison Brengle, e Ana Konjuh completano le cinque prestazioni più impressionanti. Le vittorie di quest’ultima contro Sabine Lisicki (+0.5) e Dominika Cibulkova (+0.6) la rendono certamente, a soli 19 anni, una delle giocatrici emergenti nel circuito femminile dal potenziale maggiore.

È interessante anche notare la presenza di tre americane (Brengle, Shelby Rogers e Alison Riske) e due giocatrici dalla Croazia (Martic e Konjuh) nelle prime dieci dell’elenco, così come è interessante il nono posto della campionessa del Roland Garros Jelena Ostapenko, la cui recente esplosione ad alti livelli non ha avuto tempo di riflettersi in termini di risultati sull’erba. Il quarto di finale a Wimbledon cambierà questa percezione e le attese per risultati futuri anche superiori a quello ottenuto.

Sconfitte sorprendenti

L’indice di sorpresa può essere utilizzato anche in senso opposto, per identificare cioè le sconfitte più significative. Per quanto riguarda gli uomini, Murray e Djokovic sono al secondo e al terzo posto, entrambi debilitati da problemi fisici, Murray per tutto il torneo, Djokovic nell’ultima partita. Se da un lato la valutazione del loro livello è inevitabilmente influenza, dall’altro il calo di forma è piuttosto evidente rispetto allo scorso anno, soprattuto nel caso di Murray.

La sconfitta di Juan Martin Del Potro contro Gulbis è stata per molti una sorpresa, che lo ha fatto salire al secondo posto dell’elenco. La quarta e la quinta maggiore sorpresa sono opera di Ruben Bemelmans, che quest’anno sembra essere arrivato letteralmente dal nulla.

Sebbene ancora all’inizio del rientro dall’infortunio, Petra Kvitova era la favorita per la vittoria finale di diversi osservatori, per questo la sua sconfitta contro Brengle al secondo turno è stata del tutto inaspettata. Al di là dei numeri però, la perseveranza mostrata da Kvitova è già andata oltre le attese. La speranza è che sia solo una questione di tempo perché il suo gioco dia concreta rappresentazione della forza di volontà.

Una delle sconfitte che più è passata in secondo piano è l’uscita al primo turno di Anastasia Pavlyuchenkova contro Arina Rodionova, solo leggermente più sorprendente della sconfitta della testa di serie numero uno Pliskova contro Rybarikova.

Ci si attendeva di più inoltre da Lucie Safarova e Daria Gavrilova: nessuna è andata oltre il secondo turno.

L’indice di sorpresa è uno strumento per quantificare la distanza tra rendimento effettivo e livello atteso. Nel riepilogo delle sorprese a Wimbledon 2017 trovano riscontro alcune delle più note vicende delle due settimane di torneo, ma emergono anche prestazioni di cui meno si è discusso. Entrambe le valutazioni sottolineano come l’elemento sorpresa possa essere una statistica utile e interessante.

Most Surprising at Wimbledon 2017

I 22 miti del tennis di Klaassen & Magnus – Mito 19 (sui campioni veri e i punti che contano)

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 16 luglio 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Un’analisi del Mito 18.

Tra le partite memorabili e gli spunti narrativi di Wimbledon 2016 non c’è stata l’attesa semifinale tra Novak Djokovic e Roger Federer, dopo la sconfitta di Djokovic al terzo turno contro Sam Querrey. Dovremmo attendere gli US Open 2016 per vedere se Federer può ancora mettere alla prova Djokovic nel palcoscenico di uno Slam (circostanza che poi non si è più verificata, a seguito del ritiro per infortunio per il resto del 2016 di Federer, la sconfitta di Djokovic al secondo turno degli Australian Open 2017, la decisione di Federer di non giocare il Roland Garros 2017 e il ritiro di Djokovic nei quarti di finale di Wimbledon 2017, che mette anche in dubbio la sua presenza agli US Open 2017, n.d.t.).

Chiunque abbia interesse nelle analisi numeriche, vorrebbe rivedere una rivincita della finale degli US Open 2015, che, negli ultimi anni, ha rappresentato una delle partite statisticamente più insolite delle fasi conclusive di uno Slam. Molti ricorderanno che Federer ha perso in quattro set e che la sua trasformazione delle palle break è stata deficitaria (4 su 23). Ma sanno anche che Federer ha in effetti vinto una percentuale più alta di punti totali al servizio e alla risposta?

IMMAGINE 1 – Riepilogo statistico della finale degli US Open 2015

Come mostrato nell’immagine 1, si tratta di differenze ridotte, poco meno di un punto percentuale per ogni categoria (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Serve però come prova che le semplici medie nel tennis troppo spesso nascondono una realtà più articolata. La finale degli US Open 2015 è un esempio lampante delle statistiche standard che non riescono a dare evidenza dell’importanza legata a specifici punti. Federer e Djokovic non hanno avuto la stessa efficacia su tutti i punti, comportandosi in modo (a volte anche molto) diverso sui punti più importanti rispetto a quelli meno importanti. Sono esattamente queste le situazioni in cui le statistiche convenzionali possono essere ingannevoli.

La finale degli US Open 2015 rimane nella memoria come una partita in cui Federer sorprendentemente è sembrato lasciarsi influenzare dalla pressione dei punti più significativi. Guardando la partita, molti suoi tifosi devono aver pensato che fosse poco usuale da parte di Federer. Ci si attende infatti che i grandi campioni siano sempre in grado di affrontare i momenti più delicati meglio degli altri giocatori. È davvero così? È uno dei tratti distintivi di un campione?

La domanda introduce l’approfondimento del Mito 19 di Analyzing Wimbledon di Klaassen e Magnus.

Mito 19: “ I veri campioni vincono i punti più importanti”

Alcune delle precedenti rivisitazioni dei miti di Klaassen e Magnus hanno già evidenziato sotto molteplici aspetti (ad esempio il Mito 17) come i giocatori abbiano un rendimento diverso nei punti a maggior pressione. La (abbastanza) nuova argomentazione in merito qui presentata da i due autori è quella secondo la quale i giocatori migliori hanno prestazioni superiori nelle situazioni critiche anche perché i giocatori peggiori fanno peggio. Per questo, sostengono, i campioni vengono definiti tali grazie alla stabilità del loro rendimento, quando invece gli altri giocatori tendono a subire la pressione e commettere più errori.

Se Klaassen e Magnus hanno ragione, dovremmo aspettarci di osservare un impatto minimo dei punti importanti per quei giocatori con il rendimento complessivo più alto al servizio e alla risposta. Come mostrato nell’immagine 2, ho usato un modello misto per stimare la variazione della bravura di un giocatore al servizio e alla risposta in presenza di palle break, sulla base di alcuni anni di partite degli Slam. Sul servizio (asse delle ascisse), i giocatori cercano di evitare un possibile break; alla risposta (asse delle ordinate), cercano di strappare il servizio all’avversario. Valori negativi in entrambe le direzioni indicano una diminuzione di prestazione sulle palle break rispetto a tutti gli altri punti.

I colori del grafico raggruppano i giocatori in funzione della media dei punti vinti al servizio e alla risposta, sommandoli in modo da avere un livello complessivo di “abilità alla vittoria”. I giocatori più forti sono rappresentati in verde. Si nota una grande varianza relativamente all’incidenza sul servizio. Rafael Nadal, Kei Nishikori e Tommy Robredo riescono a essere molto più efficaci nelle situazioni di palle break rispetto ad altri punti al servizio, mentre l’efficacia di Djokovic, Federer e Andy Murray al servizio rimane virtualmente invariata in presenza di una palla break da salvare. Una caratteristica condivisa dai giocatori di vertice è la capacità di essere più efficaci alla risposta di fronte alla possibilità di fare un break.

IMMAGINE 2 – Incidenza delle situazioni di palle break per partite Slam del circuito maschile nel periodo 2012-2016

Troviamo la stessa varianza nel gruppo dei giocatori più deboli (in blu) e un effetto ancora più negativo al servizio. Rispetto alle conclusioni di Klaassen e Magnus, sono i giocatori di medio livello a subire l’effetto minore in situazioni di palle break.

Per quanto riguarda il circuito femminile, l’immagine 3 mostra una dinamica molto più marcata nell’incidenza delle palle break rispetto a quanto avviene tra i giocatori. Si osserva infatti che la bravura complessiva di una giocatrice nel vincere punti è quasi perfettamente correlata con la gestione delle opportunità di palle break nel game alla risposta. Le giocatrici migliori sono quelle che subiscono più negativamente la situazione, le giocatrici meno forti sono quelle più positivamente influenzate. Questo risultato contro-intuitivo potrebbe essere spiegato dalla difficoltà che incontra il modello utilizzato nel dissociare la bravura di una giocatrice nel gioco da fondo dall’incidenza delle palle break.

IMMAGINE 3 – Incidenza delle situazioni di palle break per partite Slam del circuito femminile nel periodo 2012-2016

L’attenzione sulle opportunità di break relega però in secondo piano altre situazioni di punteggio che possono essere critiche per l’esito di un set, come i punti nel tiebreak o il punto sul 30-30 nelle fasi finali del set. Per uno sguardo più completo della bravura di un giocatore e l’effetto dei “punti importanti”, ho replicato l’analisi precedente secondo la definizione di importanza del punto fornita da Carl Morris.

Quando è l’importanza di tutti i punti a essere considerata, osserviamo dinamiche molto più simili a quanto emerso per le giocatrici sulle palle break. I giocatori di vertice tendono ad alzare il livello di gioco nei punti al servizio più importanti ma hanno un rendimento al di sotto della loro bravura nei punti alla risposta più critici.

IMMAGINE 4 – Incidenza delle situazioni di punti importanti per partite Slam del circuito maschile nel periodo 2012-2016

Il circuito femminile presenta più variabilità rispetto all’importanza di tutti i punti. Come mostrato nell’immagine 4, le giocatrici migliori comunque tendono ad avere un rendimento alla risposta inferiore alla loro media. Serena Williams rappresenta però un’interessante eccezione. Si trova infatti al centro della nuvola di punti come giocatrice di vertice che subisce in misura minore situazioni di punti importanti.

IMMAGINE 5 – Incidenza delle situazioni di punti importanti per partite Slam del circuito femminile nel periodo 2012-2016

Riepilogo

Nella rivisitazione del Mito 19, ho analizzato la correlazione tra il comportamento di un giocatore al servizio e alla risposta in situazioni pressanti di punteggio e la sua capacità complessiva di vincere punti. Le analisi hanno mostrato che i giocatori migliori sono anche alcuni tra quelli che più si lasciano condizionare da situazioni ad alta pressione. Lo scenario cambia però in funzione del modo in cui i “punti importanti” sono definiti.

Perché assistiamo a profonde differenze tra palle break e punti importanti? La spiegazione sta nel fatto che non tutte le palle break sono necessariamente così importanti. Indietro di due set, probabilmente un giocatore non nutre molte speranze di ribaltare il risultato salvando un’altra palla break. Di contro, nonostante siano spesso tra i punti più importanti di una partita, i punti del tiebreak non sono considerati nelle analisi sulle palle break. È per questo che non ci si può aspettare che le due definizioni di “punti importanti” diano risultati coerenti.

Klaassen e Magnus hanno usato la classifica per definire un “campione vero”, nella mia analisi invece ho scelto la capacità di vincere punti. Sebbene si ottengano con entrambe risultati interessanti, nessuna è particolarmente efficace nel caratterizzare un campione. Quindi, l’ultima parola su questo argomento resta ancora da scrivere.

Klaassen & Magnus’s 22 Myths of Tennis— Myth 19

I migliori nei momenti chiave fino agli ottavi di finale di Wimbledon 2017

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 9 luglio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Dopo sei giorni di intensa competizione, un’ondata di ritiri e un po’ di lotta con le formiche volanti, si è pronti ad assistere agli ottavi di finale a Wimbledon 2017 – nel tradizionale super lunedì di gioco con le partite di entrambi i tabelloni – e all’ultima settimana che incoronerà i vincitori.

È un buon momento quindi per analizzare il rendimento dei giocatori che sono ancora in corsa per il titolo, valutando le prestazioni fino agli ottavi di finale sulla base del loro punteggio chiave, cioè la somma della media dei punti vinti al servizio e alla risposta nei momenti chiave per i primi tre turni (escludendo le partite terminate con un ritiro).

La differenza di questa valutazione rispetto alla semplice somma dei punti vinti al servizio e alla risposta risiede nell’attribuzione di maggiore valore ai punti più importanti, in modo da dare più risalto al rendimento di un giocatore sui punti critici per la vittoria della partita.

Considerando che ciascun giocatore ha avuto un tabellone con diversi livelli di difficoltà, basarsi sulle statistiche delle partite per una valutazione sarebbe fuorviante, favorendo i giocatori con un percorso più facile. Per questo, tutti i numeri dell’articolo sono corretti per il livello di bravura dell’avversario, in modo da riflettere la differenza di rendimento al servizio e alla risposta rispetto a quello che ci si attenderebbe da un giocatore contro un avversario di media bravura.

I migliori

Grigor Dimitrov è il giocatore più bravo nei momenti chiave, con un punteggio di 131, rappresentato dal pallino blu nell’immagine 1. Sono otto punti in più rispetto al suo punteggio cumulato al servizio e alla risposta quando tutti i punti contano allo stesso modo, rappresentato dal pallino arancione nell’immagine 1 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). La differenza suggerisce che Dimitrov abbia ben gestito la pressione, in maniera simile a quanto abbia fatto agli Australian Open 2017, in cui era arrivato in semifinale.

Lo condizione di Dimitrov verrà messa alla prova contro Roger Federer, il suo prossimo avversario. Nessuno dei due ha perso un solo set fino a questo momento. Federer però è arrivato al tiebreak nel primo set delle ultime due partite, pur avendoli poi vinti, e questo dovrebbe dare a Dimitrov la convinzione che – pur in uno stato di forma tra i migliori nelle ultime stagioni – Federer non è intoccabile.

IMMAGINE 1 – Migliori giocatori nei momenti chiave al servizio e alla risposta fino agli ottavi di finale di Wimbledon 2017

Solo un altro giocatore ha raggiunto la seconda settimana con un punteggio chiave superiore a 120, Marin Cilic, l’unico oltre ai Fantastici Quattro agli ottavi di finale ad aver già vinto uno Slam. Cilic sembra dare l’impressione di poter ottenere un altro risultato a sorpresa e, come Dimitrov, è passato abbastanza inosservato. Avrà però una partita più facile sulla carta contro Roberto Bautista Agut, che ha ottenuto un punteggio inferiore ai 110 punti.

Non si sapeva all’inizio del torneo che qualità di gioco avrebbero espresso Novak Djokovic e Andy Murray viste le prestazioni non proprio brillanti durante tutta la stagione. Ma, insieme a Federer e Rafael Nadal, sono arrivati alla seconda settimana, chiudendo il quartetto dei Fantastici Quattro.

Nadal, Djokovic e Federer hanno ottenuto dei rendimenti simili, ciascuno con un punteggio chiave di 117 punti. Andy Murray è il giocatore anomalo, con un punteggio chiave solo di 113 punti. Inoltre, Nadal ha la differenza più grande tra i suoi due punteggi (+6 punti) e Murray ha quella minore (+2 punti).

Milos Raonic e Sam Querrey si posizionano ultimi nella graduatoria, con punteggio chiave inferiore ai 100 punti. Entrambi hanno avuto maggiore difficoltà in risposta, con percentuali chiave minori del 25%, le più basse tra quelle dei giocatori che sono ancora in tabellone.

Le migliori

Come per gli uomini, anche le giocatrici in cima alla graduatoria delle migliori nei momenti chiave non hanno avuto grande risalto. Però, con un punteggio chiave di 127 punti, che la distanzia di cinque punti dalla seconda, Caroline Garcia sta dimostrando sul campo il suo stato di forma.

Garcia non è la favorita per l’ottavo di finale contro Johanna Konta, che invece è considerata una delle favorite del torneo. Eppure il rendimento di Konta nei momenti chiave è stato solo di 100 punti, quindi nella parte bassa della graduatoria tra le giocatrici rimaste. Se Garcia sarà in grado di esprimere lo stessa qualità di gioco, la partita potrebbe essere molto più equilibrata di quanto non si attendano gli allibratori.

IMMAGINE 2 – Migliori giocatrici nei momenti chiave al servizio e alla risposta fino agli ottavi di finale di Wimbledon 2017

Altre due giocatrici che (abbastanza inaspettatamente) stanno giocando a un livello superiore ai 120 punti chiave sono Elina Svitolina e Garbine Muguruza, che è anche l’unica giocatrice tra le prime cinque di questa classifica ad aver vinto uno Slam. I risultati di Muguruza però, dopo la vittoria al Roland Garros 2016, sono stati altalenanti. Svitolina invece si è comportata egregiamente sulla terra battuta quest’anno, ma ha avuto una preparazione sull’erba quasi inesistente, giocando solo il torneo di Birmingham in cui ha perso al secondo turno.

Il quarto posto è occupato da Magdalena Rybarikova, il cui imperioso rientro a Wimbledon da un infortunio rappresenta la vera storia di Cenerentola per Wimbledon 2017, appena sopra al quinto posto di Caroline Wozniacki. Rybarikova ha un’ottima possibilità di continuare il torneo affrontando negli ottavi di finale uno dei nomi più sorprendenti, quello di Petra Martic.

Simona Halep, Jelena Ostapenko e Agnieszka Radwanska ricoprono le ultime tre posizioni. Halep, che dopo la sconfitta in finale a Parigi sembrava essere entrata in depressione, affronterà Victoria Azarenka, una giocatrice ad altissimo potenziale ma ancora in fase di rientro alle competizioni.

Radwanska è uno dei maggiori punti interrogativi del tabellone femminile. Nonostante sia tra le prime 10, dal torneo di Sydney 2017 non è mai riuscita ad andare oltre gli ottavi di finale. Molti suoi tifosi vorrebbero rivedere la varietà e la finezza di Radwanska al suo meglio e vederla invertire la rotta sull’erba, ma l’ultima posizione con un punteggio chiave inferiore a 104 punti e il fatto che sia l’unica giocatrice ad aver avuto un rendimento sotto pressione più basso di quello cumulato, rendono improbabile il passaggio ai quarti di finale.

Sono statistiche che dovrebbero dare idea di chi abbia giocato al più alto livello nei momenti chiave. Tuttavia, uno degli aspetti che rendono il tennis uno sport così unico è che ciascun giocatore ha fatto un percorso diverso avendo affrontato differenti livelli di pressione. Per molti, il vero test inizia oggi.

Wimbledon R16 Leaders

I ritiri non significano necessariamente manipolare il sistema

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 5 luglio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Ci sono stati sette ritiri nelle partite di primo turno del tabellone di singolare maschile di Wimbledon 2017, di fronte ai quali è stata invocata l’introduzione di regole per negare ai giocatori – in queste situazioni – il premio partita. Parte della motivazione è di carattere punitivo, parte cerca di evitare la delusione degli appassionati che sono accorsi per vedere i migliori del mondo, e parte è compassione per i giocatori esclusi che avrebbero potuto essere al posto dei ritirati.

Chi fa appello alle regole però non sembra in grado di proporre valide soluzioni. Presumibilmente è una sede in cui non si sta prendendo in considerazione un approccio del tipo “se il giocatore si ritira, deve rinunciare al premio partita”.

Una linea argomentativa come questa può essere utile a coloro che sostengono che i giocatori delle retrovie stiano fingendo infortuni solo per accumulare premi e punti del primo turno di uno Slam. Analizziamo uno per uno i sette ritiri del primo turno di Wimbledon:

  • Martin Klizan si ritira contro Novak Djokovic sul punteggio di 3-6 0-2. Klizan non è un giocatore da frequenti ritiri, questa è solo l’undicesima volta che abbandona una partita del tabellone principale in tutta la sua carriera (al momento, 237 partite sul circuito maggiore, n.d.t.). Klizan però si è ritirato anche la scorsa settimana nel primo turno del torneo di Antalya, sul 6-6 del primo set contro Marsel Ilhan, un giocatore con 250 posizioni in meno in classifica. Klizan è il numero 47 del mondo e ha guadagnato 4.2 milioni di dollari in premi partita a 27 anni.

Cosa penso: non sta fingendo (certamente non è andato ad Antalya per premi e punti del primo turno), ma è probabile che non fosse fisicamente in ordine per giocare a Wimbledon. Era consapevole di non esserlo o comunque pensava di avere una possibilità di superare il turno?

  • Alexandr Dolgopolov si ritira contro Roger Federer sul punteggio di 3-6 0-3. Pur non avendo un fisico imponente, Dolgopolov non è particolarmente fragile: si tratta anche per lui dell’undicesimo ritiro di una lunga carriera (al momento, 384 partite sul circuito maggiore, n.d.t.), in questo caso per un problema alla caviglia, la stessa che si era infortunato due settimane fa in una partita molto equilibrata con Vasek Pospisil a ’s-Hertogenbosch. Il ritiro era stato immediato, quindi era sicuramente un infortunio importante allora. Dolgopolov è il numero 84 del mondo, ben al di sotto delle sue abitudini di classifica. Ha guadagnato 6.3 milioni di dollari in premi partita a 28 anni.

Cosa penso: non sta fingendo. A due settimane dal primo infortunio, è ragionevole pensare di poter giocare a Wimbledon, anche se poi il sorteggio lo ha messo contro Federer, con cui non aveva possibilità se non al 100% della condizione. Si sarebbe dovuto ritirare quando è uscito il tabellone o avrebbe dovuto rimanere con un avversario diverso al primo turno?

  • Feliciano Lopez si ritira contro Adrian Mannarino sul punteggio di 7-5 1-6 1-6 3-4. Lopez è un giocatore di ferro negli Slam e ha solo 11 ritiri nella sua lunga carriera (al momento, 845 partite, di cui 153 negli Slam, n.d.t.). Ma ha anche 35 anni e ha giocato dieci partite sull’erba nelle ultime due settimane, raggiungendo due finali e vincendone una. È il numero 25 del mondo e ha vinto 14 milioni di dollari in premi partita (e, con quella bella presenza, immagino anche molte sponsorizzazioni, almeno in Spagna).

Cosa penso: non sta fingendo. Semplicemente, è esausto per una preparazione sull’erba molto intensa. L’ironia è che se avesse dovuto giocare un ATP 250, quasi sicuramente si sarebbe ritirato prima dell’inizio del torneo. Sarebbe stato normale per un giocatore che ha appena vinto un torneo, ancora di più per uno che ha fatto due finali consecutive. D’altro canto però non era irragionevole per lui pensare di avere una possibilità di andare avanti, visto che fondamentalmente è stato il giocatore con i risultati migliori sull’erba nel 2017.

  • Janko Tipsarevic si ritira contro Jared Donaldson sul punteggio di 0-5 dopo essersi stirato un muscolo della gamba. Tipsarevic è stato anche tra i primi 10 del mondo, ma il suo fisico lo espone a infortuni e questo si riflette in una lista relativamente lunga di ritiri, oltre al fatto che per quasi due anni è dovuto stare lontano dal tennis. Ora è tornato al numero 63 e ha vinto 8 milioni di dollari in premi partita a 33 anni.

Cosa penso: pur non avendo molte informazioni al riguardo, dubito seriamente che un giocatore come Tipsarevic abbia risalito così faticosamente la china per tornare a una classifica che gli dia accesso diretto agli Slam e poi finga un infortunio per uscire al primo turno, con relativi punti e premi partita.

  • Viktor Troicki si ritira contro Florian Mayer sul punteggio di 1-6. Potrebbe sorprendere, ma Troicki ha solo 11 ritiri in carriera (al momento, su 510 partite del circuito maggiore, n.d.t.) e nessuno (si, nessuno!) dal 2013 (va detto che ha subito anche una squalifica per parte di quel periodo). Come Tipsarevic, anche Troicki ha lavorato molto per tornare a essere un giocatore rilevante, anche la sua ascesa è stata più veloce di quella del connazionale. È il numero 40 del mondo e ha vinto 7.5 milioni di dollari in premi partita a 31 anni.

Cosa penso: il comportamento in campo di Troicki in qualche occasione può diventare avvilito, e questo induce a ritenere che stia rinunciando alla partita. Non trovo però questo aspetto nel numero di volte in cui si è ritirato. Non aveva molti punti da difendere, ma uno del calibro di Troicki che è soddisfatto dei punti e premi di un primo turno di uno Slam? Non è il giocatore delle retrovie che cerca un guadagno facile, come espresso da qualche giornale.

  • Denis Istomin si ritira contro Donald Young sul punteggio di 7-5 4-6 4-6 2-4. Ognuno è libero di esprimersi al riguardo, ma questa partita è stata interrotta per pioggia ed è proseguita nell’oscurità. Non conosco i dettagli dell’infortunio di Istomin. Si ritira un po’ più della media, tra cui due volte al primo turno di Wimbledon e una volta al primo turno degli US Open. È il numero 72 del mondo e ha guadagnato 5 milioni di dollari in premi partita a 30 anni.

Cosa penso: non ci sono stati ritiri nelle ultime partite, quindi non c’è nemmeno indicazione che Troicki non fosse in condizione. Probabilmente è il candidato numero uno per coloro che sostengono la teoria dei ritiri finalizzati ai premi partita e probabilmente rientra anche nella definizione di giocatore delle retrovie, ma davvero continuerebbe a giocare fino al quarto set – dopo aver vinto il primo e con interruzione per pioggia – solo per portare a casa i soldi del primo turno?

  • Nick Kyrgios si ritira contro Pierre Hugues Herbert sul punteggio di 3-6 4-6. È da un po’ che soffre all’anca e al Roland Garros si sono viste le sue espressioni di dolore a ogni cambio di campo. Prima di Wimbledon ha anche dichiarato di essere al 60-65%, quindi nessuno è rimasto sorpreso dal suo ritiro. Kyrgios è il numero 20 del mondo e ha già guadagnato 4.5 milioni di dollari in premi partita a 22 anni, oltre a essere ormai una celebrità del tennis.

Cosa penso: ovviamente non sta fingendo, ma era anche non in condizione di giocare, per sua stessa ammissione. Sapeva che non avrebbe fatto troppa strada con un anca malconcia. Aveva però molti punti da difendere con gli ottavi di finale a Wimbledon 2016, è comprensibile quindi che volesse cercare di superare qualche turno per limitare il differenziale. Kyrgios è in grado di vincere partite contro giocatori delle retrovie pur essendo limitato negli spostamenti.

A questo punto, come si può riuscire a suddividere i giocatori in bravi e cattivi e stabilire una regola che punisca quelli cattivi senza accidentalmente generare conseguenze anche per quelli bravi? Rifacendosi all’elenco, ipotizzo che nessuno metta Lopez tra i cattivi. Supponiamo di avere solo Kyrgios tra i cattivi: davvero deve esserci una regola secondo la quale se un giocatore ammette di non essere al massimo della condizione viene punito? E quale percentuale rappresenta il massimo? Non fa molta differenza perché qualsiasi la soglia, si ottiene l’effetto indesiderato di far parlare ancor meno i giocatori della loro condizione rispetto a quanto già non facciano.

O forse Klizan e Dolgolopov sono tra i cattivi? Davvero deve esserci una regola secondo la quale se un giocatore si è ritirato recentemente, non può giocare nel primo turno di uno Slam? Come si distinguerebbe tra chi ha recuperato e chi non ci è riuscito? Magari una regola così comporta che Klizan e Dolgolopov non si ritirino da Antalya e ’s-Hertogenbosch ma, per evitare di infortunarsi ulteriormente, perdano quelle partite di proposito. Credo che una situazione del genere sarebbe ancora più dannosa per tifosi e spettatori di quanto non lo sia un ritiro.

O ancora, forse ci sono Tipsarevic, Istomin e Troicki tra i cattivi. Ma si è in grado di spiegarne esattamente il motivo? Non ci si può basare su delle sensazioni. Su cosa farebbe leva la regola come cartina di tornasole della loro violazione?

I ritiri ci saranno sempre. Sono state completate altre 57 partite di primo turno del singolare maschile, cioè più del doppio di quante ce ne siano in una ordinaria settimana di tennis. Tra un po’ di giorni, la maggior parte di noi si sarà dimenticata dei giocatori che si sono ritirati al primo turno a Wimbledon 2017 e dei motivi.

Gli appassionati dovrebbero imparare a sopravvivere e andare avanti, come fanno i giocatori di ogni torneo di tennis.

Just Because A Player Retires, Doesn’t Mean He is Gaming the System

Sulla scelta di una mina vagante a Wimbledon

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 2 luglio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Solitamente, l’idea della mina vagante in un tabellone è quella di un giocatore che non ci si aspetta di veder vincere o, in atro tipo di formulazione, un giocatore che vince ma del quale si conosceva poco in precedenza. Applicate al tennis, diventano due diverse misure: la maggior parte delle persone non pensa che Grigor Dimitrov vincerà, ma non si può proprio dire che di lui si conosca poco. Inoltre, c’è il problema di capire quali attese siano considerate normali e quale sia il livello di conoscenza dello sport considerabile standard. Gli esperti probabilmente attribuiranno a Stanislas Wawrinka più probabilità di vincere Wimbledon di quanto non faccia lo spettatore occasionale, che invece potrebbe avere difficoltà a riconoscerlo anche in una foto segnaletica.

Per fare un termine di paragone, se si decide di scegliere come mina vagante nel torneo di basket collegiale americano NCAA una delle prime quattro teste di serie della relativa sezione o region, non si è veramente optato per una mina vagante. In riferimento al tabellone di Wimbledon, questo vorrebbe dire che nessuna delle prime sedici teste di serie può essere una mina vagante. O ancora, rispetto al campo partecipanti (16 squadre delle 64 del torneo NCAA), nessuna delle prime trentadue teste di serie sarebbe considerabile una mina vagante (25% di 128 giocatori).

Questa regola quindi non può funzionare per il tennis. Se Lucas Pouille, testa di serie numero 14, vincesse Wimbledon, sarebbe senza dubbio un risultato sconvolgente ma – utilizzando le teste di serie del torneo NCAA come standard – non rientrerebbe nella definizione di mina vagante. Sarebbe però facilmente identificabile come giocatore da cui non ci si aspettava vincesse e forse anche uno del quale si conosceva poco in precedenza.

È più probabile che sul concetto di mina vagante per il torneo NCAA incidano i mini tornei che sono le quattro singole region, quindi in verità le mine vaganti sono le squadre con testa di serie dalla 5 in avanti in una sezione, escludendo di fatto dalla definizione solo le prime quattro teste di serie. Nel tennis, questo renderebbe Wawrinka una mina vagante, alquanto strano considerando che è l’unico giocatore dopo i Fantastici Quattro che si pensa possa avere una possibilità di vittoria finale in uno Slam. Ci sono persone che si aspettano davvero che Wawrinka possa vincere Wimbledon? Gli allibratori di Las Vegas pesano abbia solo il 3% di probabilità (Wawrinka è già uscito dal torneo perdendo al primo turno, n.d.t.). C’erano poche squadre (ad esempio Wichita State e St. Mary’s) ad avere una probabilità del 3% nel torneo NCAA 2017. E cosa penserebbe lo spettatore medio sulle probabilità di Wawrinka?

Invece di usare i numeri delle teste di serie, ho pensato che sarebbe interessante verificare la percentuale cumulativa di vittoria attesa per le prime sedici teste di serie del torneo NCAA 2017. Ho riguardato quindi le valutazioni di KenPom per le teste di serie alla numero 1 alla numero 4 e verificato i suoi pronostici. Complessivamente, le squadre a cui poi sono state attribuite le prime sedici teste di serie avevano una probabilità di circa l’80% di vincere il torneo. Ricordo (e si potrebbe verificare su Google) che le quote di Las Vegas erano nello stesso intorno.

Ipotizziamo quindi di sommare la percentuale di vittoria attesa per ciascuna testa di serie a Wimbledon fino a raggiungere l’80%, e di considerare qualsiasi giocatore fuori da quell’insieme una mina vagante. Inizio con le quote di Las Vegas, utilizzando le medie da OddsPortal.com e ipotizzando una commissione del 4.5%. Superiamo il limite dell’80% con Rafael Nadal, che significa che le teste di serie dalla numero 5 in avanti – iniziando proprio da Wawrinka – sono considerabili una mina vagante.

Proviamo ora con le previsioni di TennisAbstract. In questo caso, il limite dell’80% è superato ancora più velocemente, con Roger Federer, aspetto che renderebbe Nadal una mina vagante. TennisAbstract assegna a Nadal una percentuale di vittoria del 4.2%, Las Vegas pensa che sia il 17%, per me è al 5.5%.

Con le mie previsioni, supereremmo il limite dell’80% con Nadal, rendendo quindi nuovamente Wawrinka una mina vagante. Las Vegas gli assegna un 3%, per me ha solo l’1.2% (abbiamo appunto visto che Wawrinka è poi uscito al primo turno, n.d.t.). Siamo nell’ordine di Cincinnati o Michigan nel torneo NCAA 2017, con Michigan che si è comportata egregiamente da mina vagante fino agli ultimi secondi dello Sweet Sixteen, cioè le partite di ottavi di finale.

Invece delle teste di serie, potremmo procedere a spuntare i singoli favoriti a partire dall’alto secondo le quote di Las Vegas, ma Wawrinka comunque manterrebbe il suo status di mina vagante. Se usassimo l’85% come limite anziché l’80%, sia il taglio di Las Vegas che quello generato dai miei pronostici arriverebbe intorno a Milos Raonic, rendendo Marin Cilic e Dominic Thiem mine vaganti del tabellone. Penso che entrambi possano consensualmente rientrare nella definizione “non ci si attende che vincano”. Le quote di Las Vegas e altri esperti non gli affidano molte probabilità di vincere e lo spettatore medio raramente ha sentito parlare di loro. Recentemente un super patito di tennis mi ha chiesto se conoscessi un giovane giocatore chiamato “Time”, mentre un altro nel posto in cui gioco a tennis spesso si riferisce alla testa di serie numero 10 con “Zuh-VAIR-uh-vev” (che a ben vedere è molto più difficile da pronunciare del suo vero nome). È interessante notare che con un limite di 85% e procedendo a spuntare i favoriti secondo le quote di Las Vegas, invece che procedendo in funzione delle teste di serie, si escluderebbe Cilic dallo status di mina vagante, mentre rientrerebbero Raonic e Wawrinka!

Ho deciso quindi di introdurre una formulazione per la quale tutti i seguenti criteri devono essere soddisfatti:

  1. lo spettatore medio non deve avere familiarità del giocatore; in questo senso conta l’errata pronuncia del nome, la non conoscenza della nazione di provenienza, e gli sguardi impietriti nelle conversazioni quando ci si riferisce a lui
  2. i pronostici, tra cui quelli di Las Vegas, non devono dare in generale più del 5% di probabilità di vittoria al giocatore
  3. il giocatore non deve rientrare nel primo 85% di probabilità di vittoria, partendo dalla probabilità delle prime teste di serie e in funzione delle quote di Las Vegas o di altri pronostici ragionevolmente attendibili.

La mia mina vagante? I miei pronostici direbbero Kei Nishikori con il 3.1% (Las Vegas lo considera da 1.1%), ma scelgo Jo-Wilfried Tsonga con il 2.6% (Las Vegas lo considera da 1.4%).

Picking a Wimbledon Dark Horse

I giocatori sono vecchi e i giocatori migliori sono ancora più vecchi

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 29 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

È uno dei temi più dibattuti del tennis maschile negli ultimi anni: l’età dei giocatori sta aumentando. A ogni stagione, una sempre maggiore fetta dei tabelloni dei tornei del Grande Slam è occupata da giocatori con almeno trent’anni. Inoltre, tutti i Fantastici Quattro sono ora entrati nella loro quarta decade di vita.

Non era mia intenzione ritornare sull’argomento, ma un commento su Twitter dell’analista di ESPN Chris Fowler in cui si chiedeva se i pronostici a Wimbledon fossero mai stati così sfavorevoli per i giocatori più giovani di trenta (Nick Kyrgios 14 a 1, Alexander Zverev 16 a 1 contro Roger Federer 2 a 1, Rafael Nadal e Andy Murray 4 a 1) ha nuovamente suscitato l’interesse.

Quando parliamo dell’invecchiamento del tennis, vogliamo dire proprio questo, cioè che l’età dei giocatori più forti sta crescendo.

Nel calcolo dell’età media di un tabellone, o del numero dei giocatori superiori ai trenta, ponderiamo ogni giocatore equamente. Sebbene sia un procedimento molto democratico, attribuisce la gran parte dell’importanza a giocatori che probabilmente sono usciti dal torneo entro la prima settimana. Per quanto nell’ultimo decennio ci sia stato un cambiamento sostanziale nell’età media, impallidisce di fronte a quello che ha riguardato i giocatori di vertice.

Per quantificare questo cambiamento, per ogni campo partecipanti a Wimbledon dal 1991 al 2007 ho calcolato l’età stimata del vincitore (projected winner age o PWA). Si tratta di un indicatore che esprime con un solo numero il concetto a cui Fowler faceva riferimento. Viene fatta una ponderazione dell’età dei 128 giocatori in tabellone sulla base della loro probabilità di vincere il titolo, determinata dalle valutazioni Elo specifiche per l’erba all’inizio del torneo.

Ad esempio, il tabellone di Wimbledon 2016 aveva un’età media di 28.5 anni, contro una età stimata del vincitore di 30.0. Al momento della stesura di questo articolo non si conosce ancora l’età media del tabellone di Wimbledon 2017 (sembra essere circa la stessa, forse leggermente più bassa), ma possiamo già dire che la PWA è di 31.4 anni.

Dieci anni fa, una persona interessata alla tematica avrebbe pensato che un numero così alto fosse pura follia. Il grafico mostra le età medie e le PWAs per le ultime 27 edizioni del singolare maschile di Wimbledon.

Non più lontano del 2011, non c’era molta differenza tra età media e PWA. Fino al 2015, la differenza non è mai stata superiore a due anni. Al momento, la differenza è di circa tre anni e il punto di paragone – l’età media – è quasi il più alto di sempre.

Molto di questo naturalmente è da attribuire ai Fantastici Quattro. Anche se la curva di invecchiamento è cambiata, consentendo a giocatori con tarda maturazione di emergere, come ad esempio Stanislas Wawrinka, i giocatori più forti in assoluto della fine degli anni 2000 – Federer e Nadal – sono calati nel rendimento ancor meno di quanto la versione rivista della curva di invecchiamento farebbe propendere. In uno sport affamato di nuovi vincitori, sembra che dovremo affidarci a vincitori che sono “nuovi” dopo aver superato i trent’anni.

The Men Are Old, and The Best Men Are Even Older

Chi ha favorito e sfavorito di più il (o la fortuna nel) sorteggio del tabellone maschile di Wimbledon?

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato l’1 luglio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nel sorteggio del tabellone di un torneo del Grande Slam, le uniche posizioni predefinite sono quelle della testa di serie numero 1, in cima alla parte alta, e della testa di serie numero 2, in fondo alla parte bassa. Le rimanenti teste di serie sono inizialmente raggruppate nella stessa urna di estrazione, ricevono determinate posizioni del tabellone e vengono poi distribuite nelle stesse in modo del tutto casuale. Ad esempio, la testa di serie numero 3 e la numero 4 sono posizionate in specifici punti nella parte alta e in quella bassa del tabellone, ma se la testa di serie numero 3 finisce nella parte alta o in quella bassa dipende solo dall’estrazione (questo è il motivo per il quale i tabelloni del tennis non sono, ad esempio, come quello del torneo di basket della NCAA, dove si sa già che, se tutte le teste di serie avanzano nella loro sezione o region, la numero 1 giocherà con la numero 4 e la numero 2 con la numero 3).

Le teste di serie dalla numero 5 alla 8 sono nello stesso gruppo e vengono poi distribuite in quattro specifici punti del tabellone, e così via. I giocatori che sono fuori dalle teste di serie riempiono tutte le altre posizioni in funzione del sorteggio.

Per la presenza di specifici vincoli e per la casualità del sorteggio, il tabellone di Wimbledon 2017 rappresenta solo una di molte possibili combinazioni. Non ne conosco il numero esatto, ma deve aggirarsi nell’ordine dei milioni.

È sempre stata mia consuetudine verificare se il sorteggio effettivo di un torneo ha determinato un tabellone più favorevole o meno favorevole per un giocatore rispetto alla media di molti tabelloni casuali. Vediamo cosa è successo per quello di Wimbledon 2017.

Ho eseguito 100.000 simulazioni del tabellone per come è effettivamente definito, utilizzando a questo scopo solo le valutazioni Elo (nella mia versione specifica per superficie). Ho poi eseguito 100.000 simulazioni Elo con ciascun tabellone sorteggiato ex novo a ogni simulazione, in modo da avere 100.000 diversi tabelloni di quest’ultima tipologia, seguendo sempre le stesse regole di determinazione. Mettendo a confronto il primo insieme di tabelloni con il secondo, possiamo farci un’idea se il tabellone effettivo di Wimbledon 2017 abbia favorito o sfavorito uno specifico giocatore, rispetto alla media di 100.000 tabelloni casuali composti dagli stessi giocatori che partecipano al torneo. Se si eseguissero queste simulazioni un milione di volte contro le 100.000, emergerebbero delle differenze, ma è probabile non più grandi occasionalmente dell’1% nei casi più estremi.

La tabella riepiloga i risultati sotto forma di “mappa di calore” (sempre se la si possa applicare a una tabella), con il colore verde a indicare che il tabellone effettivo è più favorevole della media di tabelloni casuali e, viceversa, il colore rosso a indicare che il tabellone effettivo è meno favorevole. Le teste di serie sono in grassetto.

In termini di possibile raggiungimento dei quarti di finale, si nota che Gilles Muller è stato il più fortunato nel tabellone effettivo, e Juan Martin Del Potro il meno fortunato.

Spostandosi verso destra, le differenze iniziano a ridursi, perché i giocatori migliori tendono a raggiungere le fasi conclusive a prescindere da come si presenti il tabellone. Va detto però che la percentuale di Kei Nishikori per la semifinale è insolitamente alta. E si possono vedere anche gli effetti sul percorso di Roger Federer e Novak Djokovic dovuti al fatto che si trovano dallo stesso lato del tabellone, cioè la parte bassa che – in generale – è anche quella più competitiva.

Whom Did the Wimbledon (Luck of the) Draw Favor/Hurt the Most?

Una misurazione dell’incidenza della formula per assegnare le teste di serie a Wimbledon

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 27 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

A differenza di tutti gli altri tornei del calendario, per assegnare le teste di serie Wimbledon utilizza una formula proprietaria: garantisce ai primi 32 delle classifiche del circuito maschile e femminile la testa di serie, riordinandole poi in funzione del suo algoritmo che premia giocatori e giocatrici per il loro rendimento sull’erba nelle due stagioni passate.

Quest’anno, la formula di Wimbledon ha un’incidenza più significativa del solito. Il sette volte campione Roger Federer è uno dei giocatori più forti di sempre sull’erba e, sebbene abbia dominato sul cemento all’inizio del 2017, è ancora fuori dai primi 4 della classifica ATP, non avendo giocato nella seconda parte del 2016. Grazie alla procedura adottata da Wimbledon, Federer scambia la sua posizione con quella di Stanislas Wawrinka e riceve la testa di serie numero 3.

Anche di fronte alle prestazioni non esaltanti di Wawrinka sull’erba e allo stato di forma discutibile di Andy Murray e Novak Djokovic, entrare tra i primi 4 è fonte di benefici. Se tutte le teste di serie avanzano nei primi quattro turni (e non lo faranno, ma seguite il ragionamento), la testa di serie numero 5 dovrà affrontare un cammino verso il titolo che la obbliga a sconfiggere tre dei primi 4 giocatori. Lo stesso percorso spetterà al giocatore dei primi 4 che troverà la testa di serie numero 5 nel suo quarto, ma gli altri tre avranno vita più facile. Prima che i giocatori vengano disposti nel tabellone, le prime quattro teste di serie hanno il 75% di probabilità di quel percorso più facile.

Verifichiamo queste supposizioni con qualche numero. Sono interessato a conoscere l’incidenza sul tabellone di tre diverse metodologie di assegnazione delle teste di serie: la classifica ATP (come avviene per tutti i tornei), la formula di Wimbledon e la ponderazione del sistema Elo specifico per l’erba. Come ho descritto in precedenza, le valutazioni Elo specifiche per superficie e ponderate, quindi ottenute da una media tra Elo specifico per superficie e Elo complessivo – hanno maggiore potere predittivo della classifica ATP, di Elo specifico per superficie e di Elo complessivo. Inoltre, Elo su erba ponderato – che chiameremo gElo – ha capacità predittiva altrettanto attendibile di Elo per il cemento e per la terra, anche se sull’erba ci sono meno dati a disposizione. In un mondo fatto solo di analisti di tennis, le teste di serie verrebbero assegnate con un sistema che richiama molto più le valutazioni gElo che l’algoritmo utilizzato dall’ATP.

È per questo che ci affidiamo a gElo per studiare gli effetti delle diverse modalità di assegnazione delle teste di serie. La tabella riepiloga le valutazioni gElo per i primi 16, comprensive dei risultati di Halle e del Queen’s Club.

Pos.  Giocatore   gElo
1     Djokovic    2296.5  
2     Murray      2247.6  
3     Federer     2246.8  
4     Nadal       2101.4  
5     Del Potro   2037.5  
6     Nishikori   2035.9  
7     Raonic      2029.4  
8     Tsonga      2020.2  
9     Zverev      2010.2  
10    Cilic       1997.7  
11    Kyrgios     1967.7  
12    Berdych     1967.0  
13    Muller      1958.2  
14    Gasquet     1953.4  
15    Wawrinka    1952.8  
16    Lopez       1945.3

Alcune posizioni possono generare dei dubbi – del resto l’algoritmo ignora l’esistenza dei problemi che sembrano influenzare il rendimento di Djokovic ad esempio – ma in generale gElo è il sistema migliore per rappresentare la bravura di un giocatore su quella determinata superficie.

I pronostici

Come passo successivo, costruiamo un ipotetico tabellone di 128 giocatori e procediamo con le simulazioni, ne servono in grandissimo numero. Utilizzo i primi 128 della classifica – escludendo i ritiri sicuri come quelli di David Goffin e Pablo Carreno Busta – che non sono troppo diversi dai giocatori che effettivamente parteciperanno a Wimbledon. A questo punto, per ogni metodologia, si generano un centinaio di migliaia di simulazioni del tabellone, delle conseguenti partite per ogni sezione e se ne sommano i vincitori.

La tabella riepiloga i primi 10 giocatori e la loro probabilità di vittoria a Wimbledon rispetto alle tre differenti metodologie di assegnazione delle teste di serie:

Giocatore  ATP  V%      Wimb  V%      gElo  V%  
Murray     1    23.6%   1     24.3%   2     24.1%  
Nadal      2    6.1%    4     5.7%    4     5.5%  
Wawrinka   3    0.8%    5     0.5%    15    0.4%  
Djokovic   4    34.1%   2     35.4%   1     34.8%  
Federer    5    21.1%   3     22.4%   3     22.4%  
Cilic      6    1.3%    7     1.0%    10    1.0%  
Raonic     7    2.0%    6     1.6%    7     1.7%  
Thiem      8    0.4%    8     0.3%    17    0.2%  
Nishikori  9    1.9%    9     1.7%    6     1.9%  
Tsonga     10   1.6%    12    1.4%    8     1.5%

Ancora una volta gElo sembrerebbe troppo ottimista nei confronti di Djokovic – o almeno è quello che pensano gli allibratori – ma l’elemento da considerare qui sono le differenze tra sistemi. Federer riceve una leggera spinta per essere entrato tra le prime quattro teste di serie e Wawrinka – che non è proprio il preferito di gElo – perde una buona fetta delle sue già modeste speranze dopo essere uscito dai primi 4.

L’incidenza delle teste di serie è molto più importante se si considera la probabilità di vittoria relativa alle semifinali anziché alla vittoria del torneo, come riepilogato dalla tabella.

Giocatore  ATP  V%      Wimb  V%      gElo  V%  
Murray     1    23.6%   1     24.3%   2     24.1%  
Nadal      2    6.1%    4     5.7%    4     5.5%  
Wawrinka   3    0.8%    5     0.5%    15    0.4%  
Djokovic   4    34.1%   2     35.4%   1     34.8%  
Federer    5    21.1%   3     22.4%   3     22.4%  
Cilic      6    1.3%    7     1.0%    10    1.0%  
Raonic     7    2.0%    6     1.6%    7     1.7%  
Thiem      8    0.4%    8     0.3%    17    0.2%  
Nishikori  9    1.9%    9     1.7%    6     1.9%  
Tsonga     10   1.6%    12    1.4%    8     1.5%

In questo caso assistiamo a maggiori differenze per i giocatori di vertice in funzione del sistema di assegnazione considerato. Non solo la probabilità di Federer di raggiungere la semifinale sale dal 50 al 64% facendo il suo ingresso nei primi 4, ma anche Djokovic e Murray vedono la loro probabilità aumentare perché Federer non è più un possibile avversario nei quarti di finale. Da sottolineare nuovamente che l’effetto negativo più ampio ricade sempre su Wawrinka: una testa di serie tra le prime quattro avrebbe protetto un giocatore che non è destinato a fare troppa strada sull’erba.

Curiosamente, sono quasi solo i Fantastici Quattro tra le 32 teste di serie a beneficiare dell’algoritmo di Wimbledon. Eliminando la possibilità che Federer rientri nel quarto, ad esempio, di Murray, la formula di Wimbledon rende molto meno probabile la circostanza di un semifinalista a sorpresa. La probabilità di Tomas Berdych di arrivare in semifinale aumenta di poco, dall’8 al 8.4% con la testa di serie numero 11 che corrisponde alla sua classifica numero 13, ma la probabilità per le altre 27 teste di serie di raggiungere la semifinale diminuisce rispetto a quella che avrebbero avuto se anche Wimbledon utilizzasse la classifica ufficiale.

Siamo di fronte all’inatteso effetto collaterale che deriva dalla giusta configurazione tra classifica e assegnazione delle teste di serie: si riduce la probabilità che giocatori fuori pronostico arrivino alle fasi finali della competizione. È un impatto simile all’introduzione delle 32 teste di serie negli Slam anziché le 16: proteggendo i migliori (e i migliori dopo i migliori, cioè i giocatori dalla testa di serie 17 alla 32) in modo che non giochino subito uno contro l’altro, gli organizzatori del torneo impongono ai giocatori non teste di serie di percorrere una strada molto più ardua. Rimuovendo Wawrinka dalle prime quattro teste di serie, l’algoritmo di Wimbledon ha evitato un potenziale serio risultato a sorpresa, aumentando però contestualmente la probabilità di assistere alle semifinali che tutti aspettano di vedere tra i migliori giocatori sull’erba del mondo.

Measuring the Impact of Wimbledon’s Seeding Formula

Nick Kyrgios e le prime cinquanta partite – Verso Wimbledon

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 3 luglio 2014 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il sesto articolo della serie Verso Wimbledon.

La sconfitta di Nick Kyrgios contro Milos Raonic nel quarto di finale di Wimbledon 2014 è stata la sua cinquantesima partita giocata in un torneo dell’ATP almeno di livello Challenger. Numeri rotondi invitano a fare analisi di più ampio raggio: vediamo quindi come questo primo traguardo di Kyrgios si posizioni rispetto a quello di altri giocatori.

Con l’aggiornamento della classifica a fine Wimbledon 2014, Kyrgios fa il suo ingresso nei primi 100, fino alla 66esima posizione. Solo Rafael Nadal (61), Gael Monfils (65) e Lleyton Hewitt (65) avevano una classifica migliore al momento della loro cinquantunesima partita almeno di livello Challenger. Roger Federer era 93esimo, Novak Djokovic 128esimo e Jo Wilfried Tsonga 314esimo. Degli attuali primi 100, solo dieci giocatori sono entrati tra i primi 99 entro la loro cinquantunesima partita.

L’abbondanza di punti disponibili nei tornei Slam ha sicuramente avuto un ruolo importante nell’ascesa di Kyrgios, ma c’è di più. Ha infatti vinto 36 delle sue prime 50 partite, che lo mettono al pari dei migliori giocatori del momento. Anche Nadal ha ottenuto un record di 36 vittorie e 14 sconfitte, seguito da Djokovic e Santiago Giraldo (che ha giocato quasi solo Challenger) con 34-16. Prima di Wimbledon, la maggior parte delle vittorie di Kyrgios sono arrivate nei Challenger, dove ha vinto quattro tornei.

Nessun altro giocatore in attività ha vinto quattro titoli Challenger nelle prime 50 partite. In otto, tra cui Djokovic, Tsonga, Stanislas Wawrinka e David Ferrer ne hanno vinti tre. E tutti hanno avuto bisogno di giocare più tornei di quella categoria per vincerne tre di quanto Kyrgios abbia fatto per vincerne quattro.

La pur breve carriera di Kyrgios nei Challenger è un altro indicatore di un roseo futuro. Ha giocato solamente nove tornei Challenger e con una classifica ora all’interno dei primi 70, potrebbe non doverne più giocare. Come ho analizzato in precedenza, i giocatori migliori hanno fretta di arrivare sul circuito maggiore: Federer, Nadal e Djokovic hanno giocato tra otto e dodici Challenger. Raramente un talento emergente passa a giocare stabilmente sul circuito maggiore prima di aver disputato meno di una ventina di Challenger. Quando ho approfondito la tematica due anni fa, più della metà dei primi 100 aveva giocato almeno cinquanta Challenger.

Un aspetto per cui Kyrgios non si distingue in modo particolare è l’età. Quando giocherà la sua cinquantunesima partita, avrà superato i diciannove anni da un paio di mesi. Circa un quarto degli attuali primi 100 hanno raggiunto quel totale di partite a un’età inferiore. Nadal, Richard Gasquet e Juan Martin Del Potro lo hanno fatto prima di compiere diciotto anni, mentre Djokovic, Hewitt e Bernard Tomic hanno impiegato solo qualche settimana in più.

Senza poter sapere che risultati avrebbe ottenuto Kyrgios sul circuito uno o due anni prima, è difficile arrivare a delle conclusioni. Il suo record di 36-14 a diciannove anni non è certamente così impressionante come l’identico record di Nadal a diciassette.

Entrare nei primi 100 a diciassette o diciotto anni è indicazione di grandezza futura più di quanto non lo sia a diciannove anni, ma con il progressivo innalzamento dell’età nel circuito, i diciannove potrebbero essere i nuovi sedici. Grigor Dimitrov non è entrato nei primi 100 se non tre mesi prima dei vent’anni, mentre Dominic Thiem e Jiri Vesely ne erano ancora fuori da ventenni. All’interno del gruppo di giocatori a lui più ravvicinato, Kyrgios spicca su tutti: nessun giovanissimo è classificato tra i primi 240.

In termini predittivi, la prestazione di Kyrgios a Wimbledon 2014 – in cui ha mostrato grande controllo sotto pressione – è l’evidenza più importante. Solo sette giocatori in attività hanno raggiunto un quarto di finale di un torneo Slam da giovanissimi e quattro – Federer, Nadal, Djokovic e Hewitt – sono diventati poi anche numero 1 del mondo (gli altri tre sono Del Potro, Tomic e Ernests Gulbis).

Per un giocatore con alle spalle solo cinquanta partite, è un’ottima compagnia.

Nick Kyrgios and the First Fifty Matches

Il tabellone maschile di Wimbledon sta invecchiando – Verso Wimbledon

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 25 giugno 2012 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il quinto articolo della serie Verso Wimbledon.

Il tennis maschile sta invecchiando e il torneo di Wimbledon 2012 ne è evidenza. Dei 128 giocatori nel tabellone del singolare maschile, 34 hanno almeno trent’anni, mentre solo due sono giovanissimi. È solo l’esempio più recente di una tendenza ormai in essere per più di una decade.

I 34 giocatori con almeno trent’anni non rappresentano solo un record dei nostri giorni, ma surclassano qualsiasi numero visto finora. A Wimbledon 2011 c’erano 24 giocatori nel tabellone principale con almeno trent’anni, il totale più alto dal 1979. I giovanissimi sono diventata merce rara ultimamente: solo due nel tabellone principale degli ultimi quattro anni, quando non più tardi del 2001 ce n’erano otto. In diverse edizioni del torneo durante gli anni ’80 e ’90 figuravano più giovanissimi che giocatori trentenni.

Quale sia la spiegazione – e ce ne sono diverse possibili – è chiaro che si sta assistendo a un cambiamento. Il percorso di crescita e realizzazione per un giovane talento è diventato sempre più lungo, oltre al fatto che i giocatori di vertice rimangono in forma e sono competitivi come mai non hanno fatto in passato.

La tabella riepiloga i risultati in maggiore dettaglio, con diverse statistiche per il tabellone principale di ciascuna edizione del torneo (aggiornata anche per il periodo tra il 2013 e il 2016, n.d.t.): età media dei giocatori, numero degli almeno trentenni e numero dei giovanissimi. La sigla DOBs indica le edizioni in cui la data di nascita non è disponibile per tutti i giocatori, ma non fa molta differenza se non per i dati prima del 1980.

Anno  DOBs  Media  30+  Giovanissimi  
2016  128   28.5   49   3
2015  128   27.8   37   5
2014  128   27.7   34   2
2013  128   27.6   30   1
2012  128   27.3   34   2  
2011  128   26.9   24   2  
2010  128   26.5   20   2 

Anno  DOBs  Media  30+  Giovanissimi 
2009  128   26.5   19   2  
2008  128   25.9   18   5  
2007  128   26.2   19   7  
2006  128   26.0   17   4  
2005  128   25.8   23   8  
2004  128   25.7   20   4  
2003  128   25.4   14   5  
2002  128   25.5   15   4  
2001  128   25.6   18   8  
2000  128   25.6   13   6  

Anno  DOBs  Media  30+  Giovanissimi
1999  128   25.5   12   3  
1998  128   25.3   10   2  
1997  128   25.2   9    5  
1996  128   25.4   15   5  
1995  128   25.3   13   5  
1994  128   25.0   6    6  
1993  128   24.9   11   5  
1992  128   24.9   9    5  
1991  128   24.9   9    7  
1990  127   24.8   11   15  

Anno  DOBs  Media  30+  Giovanissimi  
1989  128   24.6   9    13  
1988  128   24.2   8    9  
1987  128   24.6   8    10  
1986  128   24.9   16   7  
1985  126   25.4   16   6  
1984  126   25.3   16   12  
1983  126   25.1   14   11  
1982  127   25.6   18   8  
1981  125   26.0   19   10  
1980  127   26.3   23   5  

Anno  DOBs  Media  30+  Giovanissimi  
1979  124   26.4   26   7  
1978  123   26.8   31   6  
1977  124   26.4   27   6  
1976  124   26.6   28   3  
1975  122   26.7   26   5  
1974  124   26.5   30   7  
1973  95    25.3   16   15  
1972  116   26.6   27   7  
1971  122   26.8   27   8  
1970  115   26.2   20   9  
1969  116   27.0   28   6  
1968  114   26.8   29   4

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