Sull’erba i mancini fanno meglio?

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 2 luglio 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

Durante la partita di secondo turno tra Rafael Nadal e Dustin Brown a Wimbledon 2015, i commentatori della telecronaca che stavo seguendo hanno affermato che i giocatori mancini sono avvantaggiati sui campi in erba (per diverse ragioni, tra cui la capacità di servire esterno nel lato dei vantaggi). A supporto, hanno citato il fatto che 22 – tra uomini e donne – vincitori in singolare di Wimbledon erano mancini, per quanto non specificando che il dato si riferisce solo all’era Open. ESPN ha poi mostrato il risultato di un sondaggio in cui il 67% degli spettatori crede che i mancini abbiano un vantaggio sull’erba.

Va detto, 22 campioni di singolare maschile e femminile a Wimbledon è una statistica seducente. Su 94 vincitori maschili e femminili dal 1968 corrisponde al 23.4% (con le vittorie nel 2015 e 2016 di giocatori destrimani, la percentuale scende al 22.45%, n.d.t.), una percentuale molto superiore al numero di giocatori mancini sul circuito rispetto ai destrimani. Se dovesse essere veramente così, è una buona notizia anche per Gilles Muller.

Chi sono però quei campioni? Rod Laver ha vinto 2 volte, Jimmy Connors 2, John McEnroe 2, Goran Ivanisevic 1, Nadal 2 e tra le donne Ann Jones 1 volta, Martina Navratilova 2, Petra Kvitova 2. Quindi 18 di questi giocatori mancini sarebbero poi entrati di diritto nella Hall of Fame. Non hanno vinto Wimbledon per il vantaggio di essere mancini, ci sono riusciti perché erano, di base, giocatori fantastici. Insieme, hanno vinto altri 33 titoli dello Slam. Gli altri tre vincitori mancini di Wimbledon non hanno vinto altri Slam nell’era Open (Nota: Jones era una giocatrice incredibile con altri 6 titoli Slam vinti da non professionista, e fa parte della Hall of Fame di tennis. Ha giocato anche a ping pong ad alti livelli).
Vale la pena anche sottolineare che solo 2 dei campioni mancini elencati hanno vinto Wimbledon dopo il 2008, per un totale di 4 titoli (2 volte Nadal e 2 volte Kvitova).

Andando più a fondo della questione, ho cercato tutte le partite maschili (non sono facilmente disponibili i dati per le partite femminili) tra un mancino e un destrimane dal 2005 a oggi sull’erba, sulla terra e sul cemento, includendo solo le partite in cui ogni giocatore ha servito almeno due volte. Questi sono i record vittorie-sconfitte per i mancini:

  • Erba 432-470 (47.9%)
  • Cemento 3054-3210 (48.8%)
  • Terra 2762-2633 (51.2%)

Il conteggio comprende anche le partite dei Challenger e di qualificazione. Escludendo queste due tipologie, si ottiene:

  • Erba 319-360 (47%)
  • Cemento 1561-1762 (47%)
  • Terra 1109-1007 (52.4%)

Questi dati non sono necessariamente evidenza del fatto che i giocatori mancini siano peggiorati sull’erba negli ultimi dieci anni, ma certamente è valido anche il contrario, cioè che non sembra esserci stato un miglioramento. Semmai, i mancini sembrano aver fatto meglio sulla terra. Anche se sull’erba ci sono molte meno partite su cui fare una valutazione, 679 rimane comunque un campione statisticamente valido.

Per quanto riguarda il torneo di Wimbledon? I numeri, sempre per gli uomini, diventano 141-148 (48.8%), comprese le qualificazioni. Naturalmente, non viene considerato il grande periodo in cui molti dei mancini dominavano a Wimbledon. Forse, allora, era davvero un vantaggio.

Are Lefties Better on Grass?

Come i giocatori sfavoriti possono vincere il doppio di Wimbledon

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’8 luglio 2012 – Traduzione di Edoardo Salvati

Le wild card Jonathan Marray e Frederick Nielsen hanno vinto il torneo di doppio maschile di Wimbledon 2012. Nessuno se lo aspettava, negli anni recenti il doppio maschile è stato dominato da un ristretto numero di specialisti. Quando una coppia fuori dalle prime 10 vince un evento, spesso è per merito di uno o due giocatori molto forti in singolare. Questo non è certamente il caso di Marray e Nielsen, che sono lontani dalle prime posizioni in entrambe le classifiche. 

Come ci sono riusciti? Hanno giocato un ottimo tennis naturalmente, vincendo punti importanti su punti importanti contro alcune delle coppie più forti (hanno giocato tre partite al quinto set durante il torneo, ma i fratelli Bryan sono riusciti a portarli solo al quarto!). Al di là di questo, ci sono elementi strutturali che hanno reso possibile l’impresa: il doppio maschile è diventato più equilibrato negli anni, grazie a una migliore attrezzatura e un migliore allenamento. L’evento è alla portata anche degli sfavoriti, particolarmente a Wimbledon. 

Macchine per tenere il servizio

In molte partite di doppio maschile, i break sono rari come al quinto set quando serve John Isner.

Nella finale di Wimbledon 2012, il giocatore al servizio ha vinto il 73% di tutti i punti. Matematicamente, questo significa tenere il servizio il 93% delle volte, o un break ogni 14 game, meno di uno per set (in realtà ci sono stati 3 break in 53 game normali, 1 ogni 17.7 game).

Le percentuali al servizio sono ancora più impressionanti. Entrambe le coppie hanno vinto l’80% dei punti sulla prima di servizio.  Nelle due semifinali, sono stati vinti più dell’80% dei punti sulla prima di servizio, con i Bryan che sono arrivati all’85%. Per avere un termine di riferimento, la percentuale di punti vinti sulla prima di servizio in carriera sull’erba da Roger Federer è del 78.6%. Insomma, i break nelle partite di doppio sono difficili da ottenere.   

Quando i break sono così pochi, i set (e per estensione le partite), possono decidersi su un numero davvero piccolo di punti. La coppia Marray/Nielsen ha giocato 27 set durante il torneo e 13 sono stati decisi al tiebreak. Di quei 13, 11 sono stati 7-4 o con un punteggio più ravvicinato. I campioni sono stati in bilico in 5 delle sei partite giocate.

Pochi punti che contano

Il doppio maschile è dominato dal servizio e se la superficie accentua questa tendenza, le partite – anche quelle al meglio dei cinque set – si decidono su pochi importanti punti, come detto. Nella vittoria a sorpresa al terzo turno su Aisam Qureshi e Jean Julien Rojer per 7-6(5) 7-6(4) 6-7(4) 5-7 7-5, di fatto 56 game – ogni game fino al tiebreak nei primi set e poi fino al 5-5 negli ultimi due set – non hanno avuto altro scopo che stancare gli avversari. Se solo uno o due punti avessero avuto un esito diverso nei primi due set, Qureshi/Rojer avrebbero vinto la partita al quarto e probabilmente i fratelli Bryan il torneo, come al solito.     

Questo naturalmente non sminuisce in nulla il risultato ottenuto da Marray/Nielsen. Le partite del doppio giocate su campi velocissimi si sono ridotte a un confronto al meglio dei 30 punti e i due sfavoriti hanno vinto tutte e cinque le mini-partite in cui si sono ritrovati. Gli altri 250 punti sono serviti semplicemente a dimostrare che entrambe le coppie si erano meritate di giocare quella partita. E qualunque coppia che vinca il 70-75% dei punti al servizio ha una buona probabilità di meritarsi di passare il turno.

Una volta che si limita la partita a 30 punti chiave, la fortuna – e la forza mentale – giocano un ruolo maggiore. Se si sta giocando un singolo contro Novak Djokovic, si può avere una forza mentale superiore, ma se non si possiede la capacità di un giocatore da primi dieci, si finisce con il perdere. Nel doppio, nervi d’acciaio sul 4-4 in un tiebreak e magari un paio di nastri fortunati o delle voleè di puro riflesso possono decidere il risultato.   

Se esiste senza dubbio una differenza di talento che separa i fratelli Bryan dai fratelli Ratiwatana, la coppia tailandese ha portato Robert Lindstedt e Horia Tecau al tiebreak in due dei tre set del loro primo turno. La parola “predominio (nei momenti chiave)” forse qui è eccessiva, ma sul Centrale di Wimbledon con in palio un centinaio di migliaia di sterline, i tiebreak diventano più che semplici servizi e voleè. Almeno per le due settimane del torneo, le wild card Murray/Nielsen hanno dimostrato di possedere la più rara delle capacità di una coppia di doppio: sapersi giocare i punti che contano con le coppie che contano.

How Underdogs Could Win Wimbledon Doubles