I giocatori più giovani hanno un rendimento migliore nelle partite più lunghe

di John McCool // sportsbrain (via CMUSportsAnalytics)

Pubblicato il 9 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il tennis è uno sport da giovani, in cui è richiesta una combinazione di resistenza fisica e rilascio esplosivo di energia da mantenere anche per diverse ore. Punto dopo punto, i giocatori si trovano di fronte all’arduo sforzo di coprire il campo sulla linea di fondo e a rete, dovendo rispondere a servizi che spesso superano i 200 km/h e nell’obbligo di giocare colpi perfettamente indirizzati.

Sport come il baseball e il golf sottopongono il fisico a un logoramento meno intenso. Un prima base che colpisce una fastball o una palla curva lenta, o un golfista che possiede la forza di spedire abitualmente una pallina in fairway a più di 250 metri di distanza, riescono probabilmente a giocare a quei livelli ben oltre i trent’anni più di quanto sia possibile a un giocatore di tennis con una simile carriera.

Nel tennis, la tendenza è a raggiungere il proprio massimo di rendimento intorno ai 24 o 25 anni. La leggenda Boris Becker ad esempio ha vinto il suo ultimo Slam a 28 anni. Allo stesso modo, sia John McEnroe che Bjorn Borg hanno conquistato l’ultimo Slam nella quasi età pensionabile di venticinquenni, aspetto che rende la recente vittoria di Roger Federer a 35 anni agli Australian Open 2017 ancora più incredibile.

Ritenere che i giocatori più giovani tendano a rendere meglio dei loro avversari di età superiore in partite molto lunghe può avere fondamento. Per mettere alla prova questa ipotesi, abbiamo analizzato 12.032 partite nel periodo tra il 2012 e il 2016. Sono state escluse quelle con durata inferiore a 30 minuti perché, nella maggior parte dei casi, sono terminate con un ritiro.

IMMAGINE 1 – La differenza media tra l’età dei vincitori e quella degli sconfitti (asse delle ordinate) rapportata alla durata della partite (asse delle ascisse), tra il 2012 e il 2016

Nel campione considerato, le partite durate meno di 77 minuti (al di sotto del primo quartile) in media hanno leggermente favorito i giocatori più vecchi. In queste partite più brevi, la differenza media di età tra vincitori e sconfitti è stata di 0.37, a indicazione del fatto che i giocatori più vecchi tendono effettivamente a fare meglio dei più giovani. La differenza media di età (tra il giocatore che ha vinto e quello che ha perso la partita) raggiunge il suo massimo intorno al centesimo minuto della partita, per poi iniziare a prendere stabilmente la direzione del giocatore più giovane fino al minuto 215 della partita.

Per avere un termine di paragone, in 1313 partite tra il minuto 150 e il minuto 215, l’età media dei vincitori è stata di 27.4 rispetto all’età media degli sconfitti di 27.5. In questi 75 minuti di partita, i giocatori più giovani hanno mediamente battuto i rivali più anziani in ogni stagione tranne il 2012.

Superato il minuto 215, i giocatori più vecchi hanno vinto più spesso dei loro corrispettivi più giovani. Però, solo 255 partite sono andate oltre questa soglia, e un campione di dimensioni maggiori consentirebbe un’analisi più precisa del rendimento dei giocatori più giovani quando la partita diventa molto lunga (appunto oltre i 215 minuti).

IMMAGINE 2 – Istogrammi per l’età media dei vincitori (in arancione) e degli sconfitti (in blu), tra il 2012 e il 2016

Lo scontro tra facce d’angelo e veterani brizzolati

Se da un lato è vero che i giocatori che si avvicinano ai trent’anni o che li hanno da poco superati hanno meno probabilità di vincere un torneo dello Slam, dall’altro l’età media dei vincitori (27.7) ha eclissato l’età media degli sconfitti (27.5), vale a dire che – tra il 2012 e il 2016 – i giocatori più vecchi hanno fatto meglio dei giocatori più giovani. In parte, l’età media dei vincitori è aumentata leggermente perché Roger Federer, Stanislas Wawrinka e Rafael Nadal, tutti almeno trentenni, sono tra i giocatori di vertice nel circuito maschile. Complessivamente però, l’età media dei vincitori per i giocatori tra i primi 50 della classifica è di 27.3 anni rispetto ai 27.5 per i giocatori fuori dai primi 50.

Se dal campione si eliminano i giocatori più piccoli di venticinque anni, l’età media dei vincitori scende sotto all’età media degli sconfitti di -0.1 punti, segnalando un leggero vantaggio per i giocatori più giovani. È un risultato che ha senso, considerando che i giocatori che si avvicinano ai vent’anni o che li hanno da poco superati hanno mediamente meno esperienza e probabilmente non hanno ancora raggiunto il loro livello massimo.

Si è trovato anche che i veterani, giocatori con almeno trent’anni, hanno mediamente la meglio sui giocatori al di sotto di venticinque anni. Negli scontri diretti, i primi hanno vinto con una frequenza del 53% su 1621 partite.

Nel tempo, alcuni tra i giocatori più giovani avranno la possibilità di vincere future edizioni degli US Open o di Wimbledon. Il tennis è uno sport costruito per gambe giovani e ricompensa chi è in grado di mantenere un alto livello di gioco alto anche a partita. Con Nadal e Federer destinati a ritirarsi dal professionismo, un nuovo gruppo di giovani prodigio tra cui Alexander Zverev (diciannovenne) e Thanasi Kokkinakis (ventenne) non aspettano altro che sovvertire l’élite mondiale che sta invecchiando.

Younger Tennis Players Fair Better In Longer Matches