Il fattore campo nel tennis, parte 3 (le conclusioni)

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 26 settembre 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nella parte 1 di questa serie, ho introdotto i criteri alla base di un’analisi del fattore campo nel tennis. Nella parte 2, ho esaminato i dati a disposizione relativi ai sette paesi selezionati. In quest’ultima parte, metterò insieme i risultati per vedere quali conclusioni si posso trarre.

All in

Iniziamo con un’aggregazione dei dati dei sette paesi oggetto di analisi. Tutte le medie indicate sono soppesate per il numero di partite, a eccezione della percentuale di vittorie attese, che è il risultato di una catena di Markov per la media soppesata dei punti vinti al servizio.

Nonostante il campione sia statisticamente significativo e con numeri che sembrano avere un senso, non c’è indicazione specifica della presenza di un fattore campo. Anzi, la percentuale di vittorie attese suggerisce uno svantaggio legato al fattore campo, seppur minimo.

Come accennato in precedenza, l’unico vero problema è legato alla Gran Bretagna e alla Svizzera, con il dominio numerico di Andy Murray da un lato e di Roger Federer e Stanislas Wawrinka dall’altro in misura tale da rendere i risultati estremamente parziali rispetto alle partite in trasferta, in larga parte perché sono giocatori che hanno giocato poche partite in casa. Sebbene il numero di partite giocate in Gran Bretagna e in Svizzera sia piuttosto ridotto, le percentuali di vittoria così alte di Murray, Federer e Wawrinka – e senza giocatori di rilievo di secondo livello – sono tali da influenzare con decisione il campione numerico. Ad esempio, le partite in trasferta per la Gran Bretagna e la Svizzera sono circa il 10% del campione complessivo.

L’esclusione di Gran Bretagna e Svizzera

Vista la problematica con questi due paesi, sono convinto che i dati della tabella 1 non siano la migliore rappresentazione di un fattore campo. La tabella 2 riporta le stesse informazioni con l’esclusione di Gran Bretagna e Svizzera.

Anche senza Gran Bretagna e Svizzera, rimane più del 90% delle partite complessive e vengono eliminati solo tre giocatori dei primi 100, così da lasciare un campione di dati ancora robusto.

Si osserva un lieve fattore campo percepito nella percentuale di vittorie effettive, che però non è rispecchiato nella percentuale di vittorie attese. Tenendo in considerazione l’incertezza attesa delle percentuali, si può dire che una percentuale di vittorie “realistica” per le partite casalinghe è probabilmente tra il 51.3% e il 53.3% e una percentuale di vittorie “realistica” per le partite in trasferta è probabilmente tra il 49.7% e il 50.7%. Nel migliore dei casi, questo vorrebbe dire un fattore campo del 3.6%, nel peggiore dei casi assomiglierebbe alla percentuale di vittorie attese della tabella, quindi di fatto assenza del fattore campo. Non mi sento di concludere, sulla base di questi numeri, che esista un fattore campo nel tennis, ma, dovesse esserci, sarebbe decisamente minimo.

Quarti di finale, semifinali e finali

La tabella 3 restringe l’analisi alle partite di quarti di finale, semifinali e finali (sempre escludendo Gran Bretagna e Svizzera). Ho eliminato anche la colonna relativa alla classifica dei giocatori perché non aggiunge nuove informazioni.

Premetto che mi aspetto un fattore campo (se presente) più marcato nei primi turni, nei quali la comodità di una sistemazione domestica può aiutare a prendere confidenza con il torneo, e dove la competizione dall’altra parte della rete non è così forte da annullare il fattore campo.

La tabella 3 mostra esattamente l’opposto, cioè sembra esserci un fattore campo nei primi turni di un torneo. (Da notare che l’esclusione di Gran Bretagna e Svizzera in questo caso non ha fatto una grande differenza, visto che sono state eliminate solo 28 partite casalinghe nei primi turni).

Di fronte a una riduzione importante nella dimensione del campione, il fattore campo è ancora significativo? Credo che lo sia. L’intervallo di percentuale di vittorie attese dovrebbe essere tra il 53.5% e il 58.3% per le partite casalinghe e tra il 47.4% e il 49.8% per le partite in trasferta. Nello scenario migliore, questo comporterebbe un fattore campo del 10.9% (che è esagerato) ma, nello scenario peggiore, sarebbe intorno al 3.7%, in linea con la percentuale di vittorie attese.

Ritengo che ci sia un minimo fattore campo nelle partite di quarti di finale, semifinale e finale. Siccome penso che, complessivamente, il fattore campo sia abbastanza neutrale o lievemente positivo, come regola generale sono portato a concludere che non ci sia un fattore campo nei primi turni di un torneo.

Home Court Advantage in Tennis, Pt. 3 (Conclusions)

Il fattore campo nel tennis, parte 2 (l’analisi sui singoli paesi)

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 26 settembre 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nella parte 1, ho introdotto i criteri definitori dell’analisi sul fattore campo nel tennis, prendendo in considerazione i giocatori di Australia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Svizzera e Stati Uniti. Di seguito, metto in evidenza, per singolo paese, le differenze tra i risultati casalinghi e in trasferta per il periodo tra il 2010 e il 2015.
La percentuale di vittorie attese è qui intesa come la teorica percentuale di vittorie attese in partite al meglio dei 3 set (con tiebreak nel set decisivo) utilizzando i punti vinti al servizio e la catena di Markov.

Australia

L’Australia ha una quantità abbondante di dati in termini di giocatori di qualità (Lleyton Hewitt, Bernard Tomic, Samuel Groth, Nick Kyrgios, Thanasi Kokkinakis e Marinko Matosevic) e di giocatori inferiori (John Patrick Smith, Matthew Ebden, John Millman). I tre tornei considerati sono Brisbane, Sydney e naturalmente gli Australian Open.

A prima vista, sembra esserci un fattore campo per i giocatori australiani di quasi il 3%. Tuttavia, il campione di partite casalinghe non è molto ampio, in parte perché si sta facendo largo una giovane generazione di giocatori (Hewitt si è ritirato, Kokkinakis e Kyrgios non sono professionisti da tempo sufficiente ad aver accumulato molte partite in Australia). Ci si potrebbe aspettare una deviazione standard di circa il 4% sulla percentuale di vittorie delle partite casalinghe e dell’1.8% sulle partite in trasferta, che compenserebbe totalmente il vantaggio percepito. Questo è corroborato dalla percentuale di vittorie attese (per quanto si tratti di percentuali basate su partite al meglio dei tre set, mentre una larga parte del campione è formato da partite degli Australian Open al meglio dei cinque set).

Considerati singolarmente, i dati relativi all’Australia possono non significare molto, ma hanno validità per l’inserimento nel campione complessivo.

Francia

Per la Francia i dati a disposizione sono abbondanti, con molti giocatori tra i primi 100. A differenza dell’Australia però, non ci sono altrettanti giocatori nel livello immediatamente inferiore. I sei tornei considerati sono Metz, Marsiglia, Montpellier, Nizza, il Masters di Parigi e naturalmente il Roland Garros.

Con un numero molto maggiore di dati a livello di singolo punto a disposizione, il fattore campo percepito si riduce in modo deciso, rimanendo sempre caratterizzato da incertezza. Anche in questo caso, il risultato sembra essere corroborato dalla percentuale di vittorie attese. Non è sorprendente, visto che la Francia beneficia di giocatori di grande talento ed è ragionevole che riescano a ottenere risultati costanti a prescindere dal paese in cui si gioca.

Germania

Il campione relativo alla Germania comprende giocatori di talento come Tommy Haas, Philipp Kohlschreiber, Florian Mayer e Benjamin Becker, oltre un ampio numero di giocatori inferiori (come ad esempio, Daniel Brands, Julian Reister, Peter Gojowczyk). I quattro tornei considerati sono Halle, Stoccarda, Monaco e Amburgo.

Il fattore campo in questo caso è decisamente evidente, e superiore all’incertezza inerente alla dimensione del campione. Anche la percentuale di vittorie attese mostra la presenza del fattore campo.

Gran Bretagna

Sono stato molto combattuto sull’inclusione nel gruppo della Gran Bretagna. Nelle considerazioni a favore, ci sono cinque tornei che si giocano in Gran Bretagna (il Queen’s Club, Eastbourne, Nottingham, le Finali di stagione a Londra e naturalmente Wimbledon) e una rappresentanza significativa a livello di circuito maggiore. A sfavore pesa però il fatto che la significatività dei giocatori è legata esclusivamente ai risultati ottenuti da un singolo giocatore, Andy Murray, piuttosto che a diversi giocatori di qualità. Non esiste praticamente nessun altro giocatore che giochi tornei ATP una settimana dopo l’altra, come nel caso di Murray. Inoltre, un numero sproporzionato di tornei è giocato su erba, aspetto che potrebbe rendere parziale l’analisi tra partite in casa e in trasferta. Ho deciso comunque di inserire la Gran Bretagna per poi verificare se anche uno dei fattori a sfavore alterasse i risultati in maniera eccessiva.

E così è stato. In primo luogo, c’è un problema di dimensionamento del campione, con poche partite casalinghe e poco più della metà delle partite in trasferta dell’Australia. Inoltre, circa la metà delle partite casalinghe arrivano da giocatori che non siano Murray che significa, come temuto, che un solo giocatore domina il campione.

La problematica più macroscopica è data dalla percentuale di vittorie in trasferta, che è inopinatamente alta. Se la percentuale di vittorie casalinghe, la classifica media del giocatore delle Gran Bretagna e la classifica media dell’avversario sono ragionevolmente in linea con quelle di australiani, francesi e tedeschi, i risultati relativi alle partite in trasferta si leggono Murray, Murray e ancora Murray, che ha giocato moltissime partite in più in trasferta rispetto alle casalinghe e ne ha vinte la maggior parte. Senza poi citare l’enorme pressione su Murray in ogni partita casalinga, sulle cui spalle poggiano le aspettative del movimento tennistico britannico.

Tornerò sull’inclusione-esclusione della Gran Bretagna nella parte 3.

Spagna

Come la Francia, anche la Spagna ha una pletora di giocatori davvero forti. La differenza ovviamente si chiama Rafael Nadal, uno dei più grandi di sempre, oltre a una presenza costante, di uno degli altri, tra i primi 5. Però, visti i molti giocatori di valore, non sono solo Nadal e David Ferrer ha dominare le statistiche. Inoltre, ci sono solo tre tornei, Madrid, Barcellona e Valencia (la cui ultima edizione è stata nel 2015, n.d.t.).

I numeri evidenziano una presenza minima di fattore campo, anche se il risultato potrebbe essere negativamente influenzato dalla deviazione standard. Potrebbe esserci anche un effetto terra rossa, per quanto va detto che in quasi tutti i paesi considerati le partite casalinghe sono dominate da una superficie (a eccezione della Francia).

Svizzera

Un altro caso problematico. Come la Gran Bretagna, il campione di dati per la Svizzera è dominato da due giocatori principali, che è comunque una situazione migliore della prerogativa di un solo giocatore. Di converso però tutti i tornei che si giocano in Svizzera hanno importanza relativa, e sia Roger Federer che Stanislaw Wawrinka non hanno giocato così tante partite casalinghe.

Questo non è un campione estremamente rappresentativo. Ci sono solo 68 partite casalinghe, più della metà delle quali sono di Federer e Wawrinka. E poi c’è un numero di partite in trasferta enormemente superiore, quasi 12 volte maggiore, principalmente per la bravura di Federer e Wawrinka ad arrivare alle fasi conclusive dei tornei in tutto il mondo. I due dominano questi numeri allo stesso modo in cui Murray rappresenta quelli della Gran Bretagna, e il vantaggio delle partite in trasferta è simile.

Tornerò sull’inclusione-esclusione della Svizzera nella parte 3.

Stati Uniti

Gli Stati Uniti non hanno un giocatore dominante, ma John Isner e Mardy Fish (ritiratosi nel 2015, n.d.t.) erano regolarmente tra i primi 20, e c’è una ampia rappresentanza di giocatori appena inferiori. Ancora più importante, ci sono 14 tornei nel campione, il più abbondante di tutti i paesi.

Considerato il grande numero di partite, la presenza del fattore campo è accertata senza che dipenda troppo dall’elemento fortuito. Da notare inoltre che i giocatori americani hanno più partite in casa che in trasferta, in parte perché ci sono molti tornei negli Stati Uniti, e in parte a riprova della supposizione che gli americani non riescono a raggiungere le fasi finali dei tornei quando giocano all’estero.

Nella parte 3, metterò insieme i risultati per vedere quali conclusioni si possono trarre.

Home Court Advantage in Tennis, Pt. 2 (Country Data)

Il fattore campo nel tennis, parte 1 (le premesse)

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 26 settembre 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

Esiste una metodologia, non troppo complicata, per determinare la presenza del fattore campo nel tennis, cioè quell’ipotetico vantaggio che deriva dal giocare una partita “in casa”?

Per rispondere a questa domanda, come punto di partenza mi è sembrato abbastanza naturale confrontare i risultati di un giocatore in territorio “amico” rispetto a quelli ottenuti in partite “fuori casa”, all’interno di uno specifico orizzonte temporale.

Ho definito i seguenti criteri di selezione:

  • periodo di riferimento dal 2010 al 2015;
  • esclusione dei Challenger, che esulano dal mio interesse e che determinano grosse oscillazioni. Sulle partite di qualificazione ritorno in seguito;
  • esclusione della Coppa Davis, perché credo che non ci siano dubbi sul fattore campo, al punto da rendere l’analisi parziale;
  • esclusione del torneo olimpico, perché favorirebbe eccessivamente la Gran Bretagna visto che Londra 2012 è l’unica edizione delle Olimpiadi estive per il periodo preso a riferimento;
  • non inclusione dei ritiri pre-partita (walkover);
  • nelle partite casalinghe, esclusione delle partite in cui l’avversario è dello stesso paese, visto che non esisterebbe in quel caso un vantaggio evidente;
  • inclusione di un paese nel conteggio delle partite casalinghe solo se ospita almeno 3 tornei del circuito maggiore, in modo da avere abbastanza dati a disposizione;
  • inclusione di un paese nel conteggio delle partite casalinghe solo se è rappresentato da un numero significativo di giocatori nel circuito maggiore, in modo da avere abbastanza dati a disposizione. 

Rispetto agli ultimi due criteri, ho ridotto il campione a sette paesi: Australia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Svizzera e Stati Uniti. La Cina soddisfa il criterio dei tornei ATP, ma ritengo che non abbia una valida rappresentanza di giocatori sul circuito maggiore. L’Italia invece ha una rappresentanza di giocatori degna di nota, ma ospita solo un torneo ATP. 

Come discusso in seguito, la presenza di Gran Bretagna e Svizzera è opinabile. Se da un lato soddisfano sono paesi che soddisfano gli ultimi due criteri, dall’altro i risultati sono dominati dai giocatori tra i primi 5 che non hanno giocato molte partite casalinghe. Per il momento ho comunque deciso di includerle. 

In ultimo, avevo inizialmente compreso anche le partite di qualificazione, ma solo per il periodo dal 2010 al 2014 vista l’assenza di dati per il 2015 da TennisAbstract, la mia fonte informativa. Tuttavia, ho deciso poi di escluderle completamente per due ragioni:

  • avrebbero costituito circa il 43% del campione di partite, presumibilmente perché i giocatori di classifica inferiore giocano molti più turni di qualificazione in casa rispetto alle partite del tabellone principale e, generalmente, un paese ha più giocatori che devono qualificarsi di quanti poi accedano effettivamente al tabellone principale. Volevo evitare quindi che le partite di qualificazione avessero una posizione dominante nel campione;
  • i dati relativi alle qualificazioni mostrano uno svantaggio considerevole nelle partite casalinghe che contraddice del tutto i dati relativi al tabellone principale. Nelle partite di qualificazione, i giocatori di casa dei sette paesi considerati hanno una percentuale di vittorie del 41.3% contro giocatori di altre nazioni. Nelle partite in trasferta contro tutti i giocatori, la percentuale di vittorie sale al 53.4%. E si tratta di percentuali piuttosto stabili. Nel campione considerato, le partite casalinghe sono 2023 e quelle in trasferta 5293. Inoltre, il rapporto era abbastanza simile per tutti i sette paesi considerati. 

Nella parte 2 approfondirò l’analisi per ciascun paese con dati relativi ai giocatori delle sette nazioni considerate.

Home Court Advantage in Tennis, Pt. 1 (The Setup)

La corsa agli ace, parte 2

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 23 luglio 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nella prima parte di questa analisi, ho accantonato l’ossessione per il conteggio degli ace e mi sono dedicato al numero medio di ace, per poter confrontare quel valore con il numero medio di ace del circuito durante gli anni di attività di Goran Ivanisevic e poi di Ivo Karlovic.

Vista la popolarità tra gli appassionati del numero totale di ace come statistica, torno a occuparmene in questo articolo. Tuttavia, l’ATP ha iniziato a registrare gli ace solo dal 1991 e questo vuol dire che per più di due stagioni gli ace di Ivanisevic non sono stati conteggiati. Provo quindi stimare il numero di ace che Ivanisevic potrebbe avere per gli anni dal 1988 al 1990, oltre a quelli di Pete Sampras.

Servono due dati: a) la stima del numero medio di ace di un giocatore per gli anni in cui gli ace non sono stati conteggiati e b) il numero di punti giocati al servizio per il periodo di riferimento. La moltiplicazione di questi due numeri restituisce una stima degli ace mancanti.

In merito al primo dato, l’idea era quella di vedere se il numero medio degli ace sia aumentato al progredire della carriera, così da capire se utilizzare una stima per gli anni mancanti possa avere un senso. Senza il tempo adeguato per uno studio completo sull’impatto dell’invecchiamento sulla qualità del gioco, ho preso in esame gli stessi giocatori dal grande servizio della prima parte dell’analisi. Tuttavia, carriere iniziate in età diverse non consentono una comparazione omogenea. Ivanisevic e Sampras hanno giocato partite importanti già a 17 anni, mentre Karlovic è esploso veramente solo a 24 anni, John Isner a 22 (dopo il college) e Milos Raonic a 21. Oggi sembra che i giocatori di vertice maturino più tardi, ma anche che le loro carriere durino più a lungo.

Anziché adottare il criterio dell’età, ho preso a riferimento la prima stagione di peso sul circuito per la quale i dati sono a disposizione. L’immagine 1 raggruppa i giocatori considerati in un grafico che riporta sull’asse delle ascisse il numero di stagioni e su quello delle ordinate il numero medio degli ace. E’ da notare che i primi dati disponibili per Ivanisevic e Sampras si riferiscono alla loro quarta stagione sul circuito, essendo mancanti i dati relativi agli ace per le prime tre.

IMMAGINE 1 – Incremento del numero medio di ace al progredire della carriera

Riporto inoltre la tabella della prima parte dell’analisi che mostra il numero medio degli ace per quelle stagioni con almeno 1000 punti giocati sul servizio, con i giocatori elencati nello stesso ordine del grafico.

Giocatore  Numero medio di ace
Karlovic   23.1%
Isner      18.6%   
Raonic     19.4%   
Ivanisevic 17.1% 
Sampras    13.1%

Sembra che il numero medio di ace segua una dinamica incrementale. A eccezione di Isner, il numero medio di ace è decisamente inferiore nei primi anni rispetto al numero medio di tutta la carriera. Anche il numero medio di ace di Isner, dopo la sua stagione iniziale (che potrebbe essere solo un’alterazione legata alla dimensione del campione) diminuisce per poi risalire a tutta forza.

Per questo la stima degli ace di Ivanisevic e Sampras tra il 1998 e il 1990 non dovrebbe basarsi sul numero medio di ace in carriera. Inizialmente, ho utilizzato invece il numero medio di ace tra il 1991 e il 1993, anche se probabilmente ha dato una rappresentazione eccessiva, perché se il loro numero medio ha subito un incremento nella quarta e quinta stagione è probabile che non fossero ancora a quel livello nelle prime tre stagioni. Inoltre, Sampras era certamente un giocatore diverso e meno forte di quello del 1988 e 1989. Quindi ho diminuito le medie tra il 1991 e il 1993 del 5% (in termini percentuali, non come sottrazione di numeri assoluti), usando il valore di 14.3% per Ivanisevic e 11.1% per Sampras.
E’ possibile stimare il numero di punti giocati al servizio tra il 1988 e il 1990 dalla stima del numero di game al servizio e dalla stima del numero di punti giocati sui game al servizio (PGGS).

Ho stimato il numero di game al servizio (SGS) sommando tutti i game ottenuti nelle partite per gli anni mancanti e dividendo per due. Si tratta di un’approssimazione, visto che non si conosce quando un giocatore ha servito per primo, oltre al fatto che i tiebreak modificano il conteggio. Rimane comunque una buona approssimazione. Il numero ottenuto per Ivanisevic è 1625, per Sampras è 1607 (anche se, sulla base dei miei parametri, Sampras ha giocato una partita in meno in quegli anni).

Per calcolare la stima complessiva dei punti giocati sui game di servizio, ho calcolato quel valore per il periodo tra il 1991 e il 1993. Quello dei punti giocati sui game di servizio è un numero che tende a essere stabile. Per Ivanisevic ho alla fine ottenuto 6436, per Sampras 6368.

La tabella riepiloga i risultati ottenuti.

Giocatore  Stima Media ace SGS  PGGS Ace mancanti     
Ivanisevic 14.3%           1625 6346 1475
Sampras    11.1%           1607 6368 1136

All’età di 36 anni, Karlovic probabilmente avrà bisogno di due stagioni per superare Ivanisevic, o circa 80 partite rispetto al suo numero medio di ace. Federer, che ha un numero medio di ace ben inferiore (11.2%) probabilmente ha ancora bisogno di 3 anni per raggiungere Sampras, o almeno 130 partite rispetto al suo numero medio di ace (nel conteggio ufficiale dell’ATP, che appunto facilita l’inseguimento, sia Karlovic che Federer nel 2016 hanno superato rispettivamente Ivanisevic e Sampras, n.d.t.)

The Ace Race, Pt. 2

La corsa agli ace, parte 1

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 23 luglio 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

Quest’anno, Ivo Karlovic ha la possibilità di superare il record di ace in carriera attualmente detenuto da Goran Ivanisevic. Per quanto sia difficile da credere, l’ATP ha iniziato a registrare gli ace solo dal 1991. Questo vuol dire che per più di due stagioni gli ace di Ivanisevic non sono stati conteggiati e che quindi, per alcuni, il record di Karlovic – dovesse arrivarci – sarebbe accompagnato dal famigerato asterisco (record poi superato da Karlovic che è attualmente al primo posto con 11.572 ace, n.d.t.)

Quando si tratta di ace, Karlovic è chiaramente superiore a Ivanisevic (e a Sampras, che è stato inserito nel dibattito perché Roger Federer sta “inseguendo” il numero totale degli ace di Sampras. Anche Federer ha poi superato Sampras e ora è a 9734, n.d.t.). Ma contare gli ace è un esercizio futile, meglio invece prendere in considerazione una statistica che esprima una frequenza. Per fare questo, utilizziamo il numero medio di ace (ottenuto dividendo il numero di ace per il numero di prime di servizio tentate).

Facendo riferimento alle sole stagioni in cui un giocatore ha servito la prima almeno 1000 volte (escludendo i tornei Challenger e la Coppa Davis, ma conteggiando le qualificazioni per i tornei ATP) otteniamo il numero medio di ace per Ivanisevic e Sampras, seguiti da tre giocatori dal grande servizio, come mostrato nella tabella.

La stagione peggiore di Karlovic è stata la prima da professionista, con un numero medio di ace del 19.2%. Questo valore sarebbe stato la seconda migliore stagione di Ivanisevic. Sampras invece non è mai andato oltre il 15.4%.

Naturalmente, si parla di ere differenti per tipo di racchette, di tecnologia relativa alla corde, di superfici e quindi di strategie di gioco. Per analizzare anche questi aspetti, mettiamo a confronto il numero medio di ace di ciascun giocatore con il numero medio di ace del circuito per lo stesso periodo di riferimento.

Giocatore   Media ace  Media ace circuito Val. relativo
Ivanisevic  17.1%      6.6%               2.59
Sampras     13.1%      6.5%               2.02

Karlovic    23.1%      7.2%               3.21
Raonic      19.4%      7.1%               2.73
Isner       18.6%      7.3%               2.55

Mi aspettavo in realtà che ci fosse maggiore divario tra le media del circuito per le due ere considerate, come mostrato anche dall’ultima colonna (ottenuta dividendo il numero medio di ace del giocatore per il numero medio di ace del circuito). E sarebbe interessante escludere dal calcolo le partite giocate sulla terra.

Nessuno di questi numeri rende Karlovic il miglior giocatore al servizio di sempre, ma il numero medio di ace unito alla sua longevità lo propongono come il migliore servitore di ace di sempre, con o senza record di ace.

The Ace Race, Pt. 1

Sull’erba i mancini fanno meglio?

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 2 luglio 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

Durante la partita di secondo turno tra Rafael Nadal e Dustin Brown a Wimbledon 2015, i commentatori della telecronaca che stavo seguendo hanno affermato che i giocatori mancini sono avvantaggiati sui campi in erba (per diverse ragioni, tra cui la capacità di servire esterno nel lato dei vantaggi). A supporto, hanno citato il fatto che 22 – tra uomini e donne – vincitori in singolare di Wimbledon erano mancini, per quanto non specificando che il dato si riferisce solo all’era Open. ESPN ha poi mostrato il risultato di un sondaggio in cui il 67% degli spettatori crede che i mancini abbiano un vantaggio sull’erba.

Va detto, 22 campioni di singolare maschile e femminile a Wimbledon è una statistica seducente. Su 94 vincitori maschili e femminili dal 1968 corrisponde al 23.4% (con le vittorie nel 2015 e 2016 di giocatori destrimani, la percentuale scende al 22.45%, n.d.t.), una percentuale molto superiore al numero di giocatori mancini sul circuito rispetto ai destrimani. Se dovesse essere veramente così, è una buona notizia anche per Gilles Muller.

Chi sono però quei campioni? Rod Laver ha vinto 2 volte, Jimmy Connors 2, John McEnroe 2, Goran Ivanisevic 1, Nadal 2 e tra le donne Ann Jones 1 volta, Martina Navratilova 2, Petra Kvitova 2. Quindi 18 di questi giocatori mancini sarebbero poi entrati di diritto nella Hall of Fame. Non hanno vinto Wimbledon per il vantaggio di essere mancini, ci sono riusciti perché erano, di base, giocatori fantastici. Insieme, hanno vinto altri 33 titoli dello Slam. Gli altri tre vincitori mancini di Wimbledon non hanno vinto altri Slam nell’era Open (Nota: Jones era una giocatrice incredibile con altri 6 titoli Slam vinti da non professionista, e fa parte della Hall of Fame di tennis. Ha giocato anche a ping pong ad alti livelli).
Vale la pena anche sottolineare che solo 2 dei campioni mancini elencati hanno vinto Wimbledon dopo il 2008, per un totale di 4 titoli (2 volte Nadal e 2 volte Kvitova).

Andando più a fondo della questione, ho cercato tutte le partite maschili (non sono facilmente disponibili i dati per le partite femminili) tra un mancino e un destrimane dal 2005 a oggi sull’erba, sulla terra e sul cemento, includendo solo le partite in cui ogni giocatore ha servito almeno due volte. Questi sono i record vittorie-sconfitte per i mancini:

  • Erba 432-470 (47.9%)
  • Cemento 3054-3210 (48.8%)
  • Terra 2762-2633 (51.2%)

Il conteggio comprende anche le partite dei Challenger e di qualificazione. Escludendo queste due tipologie, si ottiene:

  • Erba 319-360 (47%)
  • Cemento 1561-1762 (47%)
  • Terra 1109-1007 (52.4%)

Questi dati non sono necessariamente evidenza del fatto che i giocatori mancini siano peggiorati sull’erba negli ultimi dieci anni, ma certamente è valido anche il contrario, cioè che non sembra esserci stato un miglioramento. Semmai, i mancini sembrano aver fatto meglio sulla terra. Anche se sull’erba ci sono molte meno partite su cui fare una valutazione, 679 rimane comunque un campione statisticamente valido.

Per quanto riguarda il torneo di Wimbledon? I numeri, sempre per gli uomini, diventano 141-148 (48.8%), comprese le qualificazioni. Naturalmente, non viene considerato il grande periodo in cui molti dei mancini dominavano a Wimbledon. Forse, allora, era davvero un vantaggio.

Are Lefties Better on Grass?