La più grande vittoria a sorpresa nella storia recente dello sport – Verso Wimbledon

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 29 giugno 2012 – Traduzione di Edoardo Salvati

In attesa di Wimbledon 2017, vengono riproposti spunti di riflessione su alcuni avvenimenti di rilievo delle passate edizioni.

Lukas Rosol ha generato un movimento tellurico battendo Rafael Nadal al secondo turno di Wimbledon 2012. I titoli da prima pagina non si sono fatti attendere: una delle (o la?) più grande vittoria a sorpresa di tutti i tempi. Totalmente impensabile. Impossibile da prevedere.

Per certi versi, sono affermazioni corrette. Nessuno avrebbe scommesso sulla vittoria di Rosol. Anzi, sarei stupito se qualcuno avesse anche solo pronosticato la sua conquista di un set. Per quanto sia stata una sconfitta inaspettata, si è ecceduto con i superlativi. Un conto infatti è pronosticare che giocatori come Nadal, Novak Djokovic, Roger Federer o chi altri vinceranno una determinata partita. Un altro è generalizzare dicendo che vinceranno sempre contro avversari di un certo livello. La prima è un’osservazione dotata di senso, la seconda è pura follia.

Un modo per affrontare la questione è analizzare il mercato delle scommesse. Per partite di alto profilo, il comportamento di scommettitori e allibratori rende chiara idea del buon senso associato a una partita. Le quote relative a quella tra Nadal e Rosol variavano (molto a grandi linee) da 25:1 a 75:1. Anche se ci spingiamo oltre arrivando a una quota estrema di 100:1, significa che il mercato affidava a Rosol una probabilità di vittoria dell’1%. Certo, una probabilità molto ridotta, ma sempre una probabilità diversa da zero.

Quindi, è chiaro che Nadal avrebbe dovuto superare il turno, anzi probabilmente sarebbe dovuto arrivare almeno in semifinale. Ma in ogni turno contro avversari sfavoriti con un 1% di probabilità di vittoria, prima o poi il risultato sorprendente si verifica. Consideriamo che in ogni Slam ciascuno dei primi tre deve giocare almeno due partite contro avversari non teste di serie: diventano sei partite per Slam che danno potenzialmente adito alla più grande vittoria a sorpresa di sempre. Lo sporadico primo o secondo turno – come Nadal contro John Isner al Roland Garros 2011 – non si sarebbe qualificato come tale, ma lo farebbero partite di turni più avanzati – come l’ottavo di finale tra Federer e il lucky loser David Goffin al Roland Garros 2012.

Di fronte a 24 opportunità all’anno, uno di questi risultati a sorpresa dovrebbe accadere ogni quattro anni. Pur facendo notizia, statisticamente parlando non si può definirlo la più grande vittoria a sorpresa della storia del tennis, semmai la più grande di recente memoria. E ci si sta riferendo solo ai tornei Slam.

Signor nessuno

Parte del motivo per cui si tende a esagerare di fronte a queste occorrenze è legato alla riluttanza della nostra mente a pensare in termini di probabilità ridotte: un evento è probabile o non lo è. Un’altra ragione è il predominio storicamente senza precedenti dei tre più forti di questi anni, cioè Federer, Djokovic e Nadal.

Un ulteriore contributo alla distorsione è quello che è stato evidenziato da più parti: i media si riferiscono a Rosol come a un signor nessuno. Non si può negare che fosse la prima volta per Rosol nel tabellone principale di Wimbledon e che avesse solo una vittoria contro uno dei primi 20. Ma è pur sempre il terzo giocatore classificato della Repubblica Ceca, è rimasto tra i primi 101 per più di tre anni, entrando anche tra i primi 70. In qualsiasi sport di squadra di un certo rilievo, un giocatore tra i primi 100 vale un posto tra i primi cinque; il numero 65 potrebbe entrare nella selezione All Star.

Quando Donald Young ha battuto Andy Murray all’Indian Wells Masters 2011, erano tutti sorpresi, ma non quanto dopo la vittoria di Rosol contro Nadal, perché il potenziale di Young è conosciuto e i tifosi americani parlano di lui ormai da anni. Anche quando Alex Bogomolov, la settimana successiva al Miami Masters, ha battuto sempre Andy Murray, si trattava comunque di un nome conosciuto, in parte anche per le wild card ricevute dai tornei americani e per il seguito mediatico.

Invece che ritenerla una casualità riguardante un giocatore di cui non sentiremo più parlare, l’eliminazione di Nadal andrebbe trattata come evidenza del livello di bravura dei giocatori delle retrovie. Rosol non è l’unico giocatore fuori dai primi 50 con un gioco molto potente. Non è l’unica minaccia nel circuito di cui non si è parlato mentre era juniores. E certamente non sarà l’ultimo giocatore “navigato” a ottenere una vittoria a sorpresa così prestigiosa su un avversario “imbattibile”.

The Greatest Upset in Sports Recency

La stagione femminile 2017 ricorda molto l’inizio del 2003

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 18 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Uno dei temi più dibattuti della stagione 2017 è l’incertezza al vertice nel circuito femminile. Con diverse giocatrici dominanti temporaneamente inattive, come Serena Williams e Victoria Azarenka, e altre rientrate solo di recente o alle prese con infortuni, come Maria Sharapova e Petra Kvitova, si è presentata per le giovani promesse un’occasione d’oro per emergere definitivamente. Dei tredici tornei Premier e Slam, dieci hanno avuto una vincitrice diversa. Questo ha offerto agli appassionati numerosi spunti per provare a ipotizzare quale sia la prossima giocatrice che arriverà a fare proprio il circuito.

L’alternanza di vincitrici della prima metà di stagione spinge a chiedersi se si tratti effettivamente di uno dei periodi più rocamboleschi della storia del tennis femminile.

In continua presenza di partite i cui esiti sono fondamentalmente meno prevedibili, ci si può attendere che la causa sia un aumento del livello complessivo di competitività e una diminuzione nella solidità di rendimento. In altre parole, la differenza nella bravura tra due qualsiasi giocatrici di vertice è davvero ridotta, e più giocatrici hanno la possibilità di vincere i tornei a cui partecipano.

Visto che le valutazioni Elo riflettono il risultato di ogni partita, rappresentano un valido strumento per misurare la competitività e solidità del circuito nel tempo. L’immagine 1 mostra il livello competitivo in ogni istante dal 1990 a oggi delle prime 30 (all’incirca il numero delle teste di serie in uno Slam) (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

La competitività del circuito in un qualsiasi mese è data dalla differenza tra la più alta valutazione Elo e la trentesima. Più ridotta è questa differenza, maggiore è il livello competitivo espresso. Le evidenti fluttuazioni della curva sono generate dal susseguirsi di epoche nel circuito. Durante la metà degli anni ’90, quando il dominio di Steffi Graf era quasi totale, la competitività era minima. Un altra fase di basso livello competitivo è stata poi quella tra il 2001 e il 2002, quando Venus Williams, Lindsay Davenport e Serena Williams avevano messo insieme risultati eclatanti.

IMMAGINE 1 – Tendenze nel livello competitivo e nella solidità di rendimento delle prime 30 secondo le valutazioni Elo

In generale, la differenza si riduce nel tempo, a indicare – a partire dai primi anni 2000 – una tendenza di fondo verso una maggiore competitività. La fase attuale mostra un nuovo aumento del livello competitivo dopo un periodo, quello tra il 2011 e il 2014, in cui il differenziale tra valutazioni Elo si era allargato per merito, o a causa, dello strapotere di Serena.

Per valutare la solidità, ho analizzato il cambiamento medio della valutazione Elo di ciascun gruppo di 30 giocatrici nei sei mesi successivi. Un ampio cambiamento positivo segnala che le giocatrici di vertice stavano generalmente migliorando e vincendo più partite nel periodo considerato, mentre un cambiamento in negativo della stessa entità segnala una fase di declino delle giocatrici più forti.

L’ultimo valore del grafico si riferisce alla stagione 2017 e mostra che, nei sei mesi successivi, le giocatrici con le valutazioni Elo più alte a inizio periodo hanno avuto generalmente prestazioni inferiori alle attese, con un cambiamento medio negativo nelle valutazioni Elo di 20 punti.

Sono due dimensioni della prestazione complessiva del circuito che mostrano che il 2017 è stato a oggi un passaggio caratterizzato da un livello competitivo raramente visto negli ultimi trent’anni, con nuove giocatrici che si contendono i posti di vertice. Ci si aspetta che caratteristiche di questo tipo emergano quando il circuito è di fronte a un cambiamento della guardia.
Quale epoca passata è più simile a quella che appare in svolgimento nel 2017?

Dal 1990, la tendenza verso la quale sembra puntare maggiormente il 2017 è l’inizio della stagione 2003, che arrivava dopo diversi anni di bassa competitività in cui Venus e Davenport ammassavano trofei e seguiva un 2002 fenomenale di Serena. Il declino di quelle giocatrici aveva permesso ad altre, come Kim Clijsters e Justine Henin, di raggiungere il vertice della classifica e catturare l’immaginario collettivo.

Se il prossimo capitolo della WTA porterà un’analoga rivalità e livello di talento, non vedremo l’ora di vederla in campo.

The 2017 WTA Season Looking A Lot Like Early 2003

I 22 miti del tennis di Klaassen & Magnus – Mito 18 (sul servire con palline nuove)

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato l’8 luglio 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Un’analisi del Mito 17.

Per lo sconforto dei suoi tifosi, il cammino di Roger Federer verso la conquista di Wimbledon 2016 è stato interrotto in semifinale dai potenti servizi di Milos Raonic, dopo che Federer aveva compiuto la gloriosa impresa di rimontare due set di svantaggio contro Marin Cilic nei quarti.

Come in molte partite equilibrate, un sottile margine separava Federer da Raonic. Con il 70% dei punti vinti al servizio e il 29% di quelli alla risposta, Federer era indietro di un solo punto percentuale rispetto a Raonic in entrambe le statistiche, a sottolineare che pochi punti hanno fatto la differenza per raggiungere la finale.

Verranno dette molte parole sulle possibili cause della sconfitta di Federer. È stata la strategia di Raonic di servire prime molto veloci al corpo a disorientare Federer alla risposta? O un’altra partita in cinque set è stata troppo impegnativa per le gambe di un giocatore di 34 anni? Il lavoro di Raonic con John McEnroe sta iniziando a dare i suoi frutti?

In aggiunta a questi aspetti, mi aveva incuriosito un commento fatto durante il terzo set da McEnroe in telecronaca. Al servizio con palline nuove nel quarto game, Federer è andato sullo 0-30. McEnroe ha ipotizzato che Federer avesse minore controllo perché stava giocando con palline nuove. Sono rimasta sorpresa perché un affermazione di quel tipo contrasta con la convinzione diffusa per cui il giocatore al servizio normalmente trae beneficio dalla velocità e dal rimbalzo delle palline nuove.

Chi ha ragione quindi? È possibile che le palline nuove abbiano davvero avuto un ruolo nella sconfitta di Federer?

Mito 18: “Servire con palline nuove è un vantaggio”

L’effetto del grado di usura di una pallina nella partita è stato opportunamente analizzato da Klaassen e Magnus nel Mito 18 di Analyzing Wimbledon. Per verificare l’eventuale vantaggio che palline nuove danno al giocatore al servizio, i due autori hanno preso in considerazione il grado di usura in termini di game giocati. Palline con nessun game giocato sono naturalmente state appena tirate fuori dal tubo, mentre palline con 8 game giocati sono all’ultima fase del loro utilizzo (come noto, le palline vengono cambiate la prima volta ogni 7 game e poi ogni 9, n.d.t.).

Quando i due autori hanno analizzato la variazione della percentuale di punti vinti al servizio nelle partite di Wimbledon in funzione del grado di usura delle palline dovuto alla durata dell’utilizzo, non hanno trovato differenze significative per il giocatore medio o per giocatori che più o meno occupano le parti alte della classifica. Andando contro la saggezza popolare tennistica, hanno concluso che l’usura della pallina non ha un effetto significativo sul giocatore medio.

Una rivisitazione dell’effetto palline nuove

In molte questioni legate al tennis, le differenze tra un giocatore e l’altro sono così alte da rendere l’analisi degli effetti medi non particolarmente delucidante. Nel dubbio che l’effetto palline nuove sia un altro fenomeno dipendente in larga misura dal singolo giocatore, ho creato un modello misto per determinare la probabilità di ciascun giocatore di vincere un punto al servizio in funzione del grado di usura delle palline. Nell’analisi che segue inoltre ho inserito la bravura alla risposta dell’avversario, che fornisce un correttivo migliore per valutare la difficoltà della partita rispetto alla semplice posizione in classifica.

L’immagine 1 mostra l’effetto sulla percentuale di punti vinti al servizio per i giocatori nei tornei dello Slam nel periodo dal 2013 al 2015 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). L’effetto dell’usura sull’asse delle y sarà negativo quando palline consumate diventano uno svantaggio. Questi effetti sono rapportati alla somma dei punti vinti in media al servizio e alla risposta, che rappresenta la misura del livello complessivo di bravura di un giocatore.

C’è una lieve evidenza del fatto che i giocatori migliori in realtà derivano maggiori benefici dal giocare più a lungo con le stesse palline, in linea con quanto ipotizzato da McEnroe per Federer. Ma, complessivamente, la tendenza è debole.

IMMAGINE 1 – Effetto dell’usura della pallina rispetto ai game giocati per il circuito maschile

Nel gioco femminile si assiste a una tendenza molto più chiara. L’immagine 2 mostra che la maggior parte delle giocatrici ha un effetto negativo rispetto all’usura delle palline, a suggerire che la giocatrice al servizio possiede di fatto un vantaggio se serve con palline nuove. È interessante notare come l’effetto appaia ancora più marcato per alcune delle giocatrici più forti, anche se va sottolineato come Serena Williams sia in ogni caso un’anomalia, in quanto una di quelle giocatrici per le quali l’usura delle palline incide in misura minore sull’esito del servizio.

IMMAGINE 2 – Effetto dell’usura della pallina rispetto ai game giocati per il circuito femminile

Si può anche pensare che l’effetto palline nuove abbia influenza sulla probabilità di servire un ace. L’immagine 3 e 4 analizzano la questione. Nel caso degli uomini, troviamo un vantaggio molto più accentuato per i giocatori al servizio rispetto a quanto osservato nella percentuale di punti vinti complessivamente.

IMMAGINE 3 – Effetto dell’usura della pallina rispetto ai game giocati sugli ace per il circuito maschile

Un effetto ancora più forte emerge per le giocatrici. Si osserva anche un vantaggio crescente nel numero di ace con palline nuove per le giocatrici complessivamente più brave.

IMMAGINE 4 – Effetto dell’usura della pallina rispetto ai game giocati sugli ace per il circuito femminile

Se da un lato l’usura della pallina in termini di game giocati è un modo per determinare quanto si è giocato con quella pallina, dall’altro non tiene conto della differenza di punti giocati per ciascun game. Un giocatore al servizio che deve fronteggiare quattro palle break in un game sta giocando con palline molto più usurate rispetto al giocatore che vince il game a zero. Per verificare il possibile effetto del numero di punti giocati, ho analizzato l’usura della pallina in funzione dei punti giocati. In questo caso, l’usura è stata limitata a un massimo di 100 punti, in modo da evitare gli effetti di game particolarmente equilibrati.

L’immagine 5 mostra un apparente maggiore vantaggio, in termini di punti giocati, per tutti i giocatori con palline più giovani, e un effetto più negativo per i giocatori più forti.

IMMAGINE 5 – Effetto dell’usura della pallina rispetto ai punti giocati per il circuito maschile

Nell’immagine 6 si osserva che la tendenza per le giocatrici sugli effetti dell’usura in funzione dei punti giocati è simile a quanto visto nel caso dei game giocati. In entrambe le circostanze, la maggior parte delle giocatrici trae del vantaggio dalle palline più nuove, vantaggio che tende a salire all’aumentare del livello di bravura della giocatrice.

IMMAGINE 6 – Effetto dell’usura della pallina rispetto ai punti giocati per il circuito femminile

Riepilogo

La rivisitazione del Mito 18 suggerisce che il numero di punti giocati potrebbe essere un indicatore più preciso rispetto al numero dei game giocati per determinare l’effetto del grado di usura della pallina sulla prestazione al servizio. Quale sia il metodo di valutazione, gli effetti registrati mostrano un vantaggio per chi serve con palline nuove, specialmente nella frequenza degli ace.

Si tratta di un effetto marcato a sufficienza per incidere sull’esito di una partita? Prendiamo il caso di Federer. Per il numero 3 del mondo l’effetto stimato dell’usura di una pallina rispetto ai punti giocati corrisponde a un decremento della probabilità di vincere un punto al servizio di 0.5 punti percentuali ogni 50 punti giocati con le stesse palline. In altre parole, servirebbe una pallina estremamente usurata per avere un’influenza evidente sul gioco di Federer.

Klaassen & Magnus’s 22 Myths of Tennis— Myth 18

Quanto è offensivo il gioco di Jelena Ostapenko?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 16 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Se vi sono rimaste impresse solo due statistiche riguardo a Jelena Ostapenko, la sorprendente vincitrice del Roland Garros 2017, probabilmente per prima è la sua velocità con il dritto – che è in media superiore a quella di Andy Murray – e poi i 299 vincenti che ha colpito durante le sette partite giocate a Parigi. Non sono del tutto sicuro di quanta enfasi dovremmo riporre sulla velocità dei colpi e, istintivamente, non ho una grande passione per le statistiche secche. Nonostante questo, è comunque difficile non rimanere colpiti.

Rispetto a Simona Halep, Timea Bacsinszky e Caroline Wozniacki, le ultime tre giocatrici che ha sconfitto per arrivare al titolo, Ostapenko stava giocando praticamente un altro sport. Il suo stile ricorda di più quello di altre campionesse Slam come Petra Kvitova e Maria Sharapova, che più che costruire il punto lo distruggono. Quello che mi preme scoprire quindi è come Ostapenko si posizioni nei confronti delle giocatrici più offensive sul circuito femminile.

Fortunatamente, esiste già una statistica per misurarlo, che prende il nome di Aggression Score o Indice di Offensività e che abbrevio in AGG. È una statistica che richiede la conoscenza di tre informazioni per ciascun punto: quanti colpi sono stati giocati, chi ha vinto il punto e come. Con questi dati a disposizione, siamo in grado di calcolare le percentuali relative a vincenti, errori non forzati o errori forzati dell’avversaria sul totale dei colpi di una giocatrice (tecnicamente, il denominatore raccoglie le “opportunità da colpo”, che comprendono i colpi che una giocatrice non è riuscita a giocare dopo che la sua avversaria ha siglato un vincente, ma a scarsa influenza sul risultato finale). Ai fini del calcolo, considero l’AGG senza i servizi della giocatrice – sia ace che servizi vincenti – in modo da isolare la propensione offensiva specifica dello scambio.

L’intervallo tipico di questa versione dell’AGG è tra 0.1 – molto passivo – e 0.3 – estremamente offensivo. Sulla base delle quasi 1600 partite femminili nel database del Match Charting Project, Kvitova e Julia Goerges rappresentano la parte offensiva, con una AGG media intorno allo 0.275. Nonostante vi siano solo quattro partite di Samantha Crawford, i primi indizi suggeriscono che potrebbe diventare lei la più offensiva, con una media al momento di 0.312. Dal lato opposto dell’intervallo troviamo Madison Brengle con 0.11, Wozniaki e Sara Errani a 0.12. Nel campione ci sono prestazioni singole che raggiungono addirittura lo 0.44 (Serena Williams contro Errani al Roland Garros 2013) o scendono fino allo 0.06. Nella finale contro Ostapenko, l’indice di offensività di Halep è stato di 0.08, esattamente la metà della sua media di 0.16.

Definito il contesto, vediamo dove si colloca Ostapenko, iniziando dalla finale del Roland Garros 2017. Contro Halep, il suo AGG è stato un incredibile 0.327, cioè il terzo valore più alto per qualsiasi giocatrice in una finale Slam dopo lo 0.344 di Kvitova a Wimbledon 2014 e lo 0.328 di Serena agli Australian Open 2007 (abbiamo nel database dati relativi a tutte le finali Slam fino al 1999 e alla maggior parte per gli anni precedenti). Servendosi dei dati di IBM Pointstream, che comprendono quasi tutte le partite del Roland Garros 2017, l’offensivitò di Ostapenko in finale è stata la settima più alta di tutte le partite del torneo – tra 188 partite-giocatrice con i dati a disposizione – dietro a due di Bethanie Mattek Sands, una a testa tra Goerges, Madison Keys e Mirjana Lucic…e dietro al primo turno di Ostapenko contro Louisa Chirico. Si è trattato anche del terzo valore più alto contro Halep tra le più di 200 partite della stessa nel database.

Vi siete fatti un’idea: la finale del Roland Garros 2017 è stata una seria manifestazione di gioco offensivo, almeno da un lato del campo. Anche il livello dell’intensità dei colpi non è stato una novità per Ostapenko. Per la stagione 2017 sulla terra, abbiamo dati punto per punto delle sue ultime tre partite al Roland Garros, insieme a due partite al torneo di Charleston e a una al torneo di Praga. In queste sei occasioni, l’AGG più basso di Ostapenko è stato 0.275 contro Wozniaki nei quarti di finale a Parigi. La media delle sei partite è stata di 0.303.
Se queste recenti prestazioni sono preludio a quanto assisteremo in futuro, è molto probabile che Ostapenko diventerà la giocatrice più offensiva sul circuito femminile. Avendo giocato meno in attacco nelle partite iniziali della sua carriera, la sua media è ancora dietro a quella di Kvitova e Goerges, anche se non di molto e probabilmente ancora per poco. Mette un certo timore pensare a cosa possa succedere all’aumentare della sua forza fisica. Dovremo anche aspettare di vedere come evolve il suo gioco tattico.

Il Match Charting Project contiene almeno 15 partite per 62 diverse giocatrici. La tabella elenca l’indice di offensività specifico dello scambio per ciascuna di esse:

Giocatrice       Partite   AGG Scambio  
Goerges          15        0.277  
Kvitova          57        0.277  
Ostapenko        17        0.271  
Keys             35        0.261  
Giorgi           17        0.257  
Lisicki          19        0.246  
Garcia           15        0.242  
Vandeweghe       17        0.238  
S. Williams      108       0.237  
Siegemund        19        0.235  
Pavlyuchenkova   17        0.230  
Kovinic          15        0.223  
Mladenovic       28        0.222  
Li               15        0.218  
Sharapova        73        0.217  
                                              
Giocatrice       Partite   AGG Scambio  
Bouchard         52        0.214  
Ivanovic         46        0.211  
Muguruza         57        0.210  
Safarova         29        0.209  
Pliskova         42        0.207  
Vesnina          20        0.207  
V. Williams      46        0.205  
Konta            31        0.205  
Puig             15        0.203  
Cibulkova        38        0.198  
Navratilova      25        0.197  
Graf             39        0.196  
Sevastova        17        0.194  
Stosur           19        0.193  
Stephens         15        0.190  
                                              
Giocatrice       Partite   AGG Scambio  
Makarova         23        0.189  
Davis            16        0.186  
Watson           16        0.185  
Gavrilova        20        0.183  
Henin            28        0.183  
Bertens          15        0.181  
Seles            18        0.179  
Kuznetsova       28        0.174  
Bacsinszky       28        0.174  
Azarenka         55        0.170  
Petkovic         24        0.166  
Vinci            23        0.164  
Strycova         16        0.163  
Bencic           31        0.163  
Jankovic         24        0.162  
                                              
Giocatrice       Partite   AGG Scambio
Riske            15        0.161  
Kerber           83        0.161  
Pennetta         23        0.160  
Halep            218       0.160  
Suarez Navarro   31        0.159  
Hingis           15        0.157  
Evert            20        0.152  
Kasatkina        18        0.148  
Svitolina        46        0.141  
Putintseva       15        0.137  
Cornet           18        0.136  
Radwanska        90        0.130  
Beck             16        0.126  
Niculescu        25        0.124  
Wozniacki        62        0.122  
Errani           23        0.121

(Il numero di partite per qualche giocatrice differisce da quello del database. Questo perché ho eliminato quelle con troppe informazioni mancanti o in formati che non riconciliavano con il codice che ho utilizzato per calcolare l’indice di offensività.)

Just How Aggressive is Jelena Ostapenko?

Jelena Ostapenko promette di diventare più della prossima Iva Majoli?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 14 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Vincere un torneo dello Slam da giovanissima – o nel caso della campionessa del Roland Garros 2017 Jelena Ostapenko da appena ventenne – è un’impresa eccezionale. Ma non è sempre garanzia di futura grandezza. Molte delle più grandi di tutti i tempi hanno lanciato la loro carriera vincendo titoli Slam a partire da vent’anni, ma ci sono tre giocatrici che hanno vinto il primo Slam a un’età simile a quella di Ostapenko e il cui successivo percorso funge da ammonimento in senso opposto: Iva Majoli, Mary Pierce e Gabriela Sabatini. Ciascuna di loro non era più grande di vent’anni e tre mesi quanto ha vinto il primo Slam e delle tre solo Pierce è riuscita a vincerne un secondo.

Va detto però che paragonare l’età di Ostapenko a quella di precedenti campionesse Slam non le rende giusto merito. Negli ultimi due decenni il tennis femminile è “invecchiato”: l’età media del tabellone di singolare al Roland Garros 2017 era di 25.6 anni, solo di pochi giorni più bassa del record stabilito al Roland Garros stesso e a Wimbledon lo scorso anno. Sono due anni in più dell’età media di una giocatrice attiva quindici anni fa, e quattro anni in più della media del tabellone di trent’anni fa. All’inizio del Roland Garros 2017, c’erano solo cinque giovanissime tra le prime 100 del mondo; alla fine del 2004, l’anno in cui Maria Sharapova e Svetlana Kuznetsova hanno vinto il loro primo Slam, ce n’erano quasi il triplo.

Per questo non sembra corretto raggruppare Ostapenko con le precedenti campionesse diciannovenni o ventenni. Invece, dovremmo considerare l’età relativa di Ostapenko – vale a dire la differenza con l’età media delle giocatrici in tabellone – che era inferiore rispetto alle altre di 5.68 anni. Nell’articolo in cui ho introdotto il concetto di età relativa, il termine di paragone era sulle semifinaliste Slam e, in ogni epoca, ci sono state diverse giocatrici che hanno raggiunto le semifinali per poi spegnersi nel proseguo della carriera con altrettanta rapidità. Non si può dire lo stesso delle giocatrici che invece hanno vinto uno o più Slam.

Negli ultimi trent’anni, solo due giocatrici hanno vinto uno Slam con un’età relativa superiore a quella di Ostapenko: Sharapova, più giovane di 6.66 anni rispetto al campo partecipazione degli US Open 2004 e Martina Hingis, che ha realizzato tre quarti di Slam nel 1997 a sedici anni, cioè tra i 6.3 e i 6.6 anni più giovane del tabellone. Nelle prime cinque di questa speciale classifica figurano giocatrici che danno ulteriore peso all’esclusività del gruppo in cui si trova Ostapenko, tra cui Monica Seles (5.29 anni più giovane al Roland Garros 1990) e Serena Williams (5.26 anni più giovane agli US Open 1999).

Ognuna di queste quattro giocatrici ha poi raggiunto anche il numero 1 della classifica mondiale e vinto almeno cinque Slam, una previsione eccessivamente ottimistica per Ostapenko che, anche dopo aver vinto a Parigi, rimane fuori dalle prime 10. In quanto a età relativa, Majoli, Pierce e Sabatini non sono un grande termine di paragone, visto che Majoli e Pierce erano solo di 3 anni più giovani della media del tabellone e Sabatini solo di 2 anni più giovane. In confronto, Garbine Muguruza era più giovane di 2 anni e mezzo rispetto alla media del tabellone quando ha vinto il Roland Garros 2016 all’età di 22 anni.

C’è una conclusione? Purtroppo non ho una risposta definitiva e probabilmente non riusciremo ad averne una per molti anni. Per la maggior parte dell’era Open, fino a circa dieci anni fa, l’età media sul circuito femminile ha oscillato tra i 21 e i 23 anni. Quindi, per la popolazione aggregata delle prime vincitrici di uno Slam, l’età effettiva e quella relativa sono altamente correlate. È solo nell’ultima decade che i numeri hanno iniziato a divergere significativamente, per merito di diverse campionesse debuttanti. Dobbiamo ancora vedere che tipo di evoluzione prenderà la carriera di Ostapenko e Muguruza, e forse anche quella di Victoria Azarenka e Petra Kvitova. Al fine di testare l’ipotesi serve un campione più grande per cui ci sarebbe bisogno di altre giovanissime prime vincitrici di Slam, che potrebbero emergere quando Sharapova e Williams si sono ritirate.

Is Jelena Ostapenko More Than the Next Iva Majoli?

Gli scontri diretti hanno valore limitato

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 19 gennaio 2014 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nel quarto turno degli Australian Open 2014, Ana Ivanovic ha sconfitto Serena Williams, nonostante nei precedenti quattro incontri non avesse mai vinto un set. Nello stesso giorno e sempre al quarto turno, Tomas Berdych ha battuto Kevin Anderson per la decima volta consecutiva.

Commentatori e scommettitori amano il bilancio negli scontri diretti. Sentirete spesso dire che il tennis è uno sport in cui l’esito di una partita dipende molto da chi sta dall’altra parte della rete, affermazione con cui – ipotizzo – sia difficile trovarsi in disaccordo.

Ma quanto contano davvero le vittorie e le sconfitte negli scontri diretti? Se il Giocatore A ha un record complessivo di partite migliore del Giocatore B ma è il Giocatore B ad aver vinto la maggior parte dei loro scontri diretti, su chi cade la scelta? Fino a che punto il bilancio negli scontri diretti passa sopra a qualsiasi altra considerazione?

È importante ricordare che, la maggior parte delle volte, il bilancio negli scontri diretti riflette quanto espresso da altre forme di misurazione del livello di bravura relativo di un giocatore. Sul circuito maschile, il bilancio negli scontri diretti è in accordo con la classifica relativa il 69% delle volte, vale a dire che il giocatore avanti negli scontri diretti è anche quello con un record di vittorie e sconfitte migliore. Quando due giocatori hanno giocato contro almeno cinque volte, gli scontri diretti sono in accordo con la classifica relativa il 75% delle volte.

Di solito, quindi, il bilancio negli scontri diretti è corretto. Meno chiaro è se aggiunga informazioni utili alla nostra comprensione tennistica. Certo, Rafael Nadal demolisce Stanislas Wawrinka, ma dovremmo aspettarci qualcosa di diverso nel confronto tra un numero 1 dominante e un numero 8 solido ma meno efficace?

Scontri diretti contro classifica

Se il bilancio negli scontri diretti avesse molto valore, ci dovremmo attendere che – almeno per sottoinsiemi di partite – ottenga dei risultati migliori della classifica ATP. E si parla di un livello piuttosto basso, visto che le limitazioni che caratterizzano la classifica ufficiale ne impediscono di essere un affidabile strumento predittivo.

Per capire se gli scontri diretti possono rappresentare un metodo alternativo, ho analizzato le partite del circuito maschile dal 1996. Per ogni partita, ho verificato se il vincitore avesse una classifica superiore a quella del suo avversario e quale fosse il bilancio negli scontri diretti (nel cui computo ho escluso le partite non ATP).

In questo modo, per ogni bilancio negli scontri diretti (ad esempio cinque vittorie in otto partite totali), possiamo determinare quante volte ha vinto il giocatore avanti nel computo, quante volte ha vinto il giocatore con la classifica più alta, etc.

Ad esempio, ho trovato 1040 partite in cui uno dei giocatori aveva battuto il suo avversario quattro delle ultime cinque volte in cui avevano giocato. Il 65% di quelle partite sono state vinte dal giocatore avanti negli scontri diretti, mentre il 68.8% sono state vinte dal giocatore con la classifica più alta (il 54.4% delle partite sono rientrate in entrambe le categorie).

La situazione si fa più interessante nelle 258 partite in cui le due statistiche sono in disaccordo. Quando il giocatore avanti 4-1 negli scontri diretti aveva una classifica più bassa, ha vinto solo 109 (il 42.2%) di quelle partite. In altre parole, almeno per questo sottoinsieme di partite, si farebbe meglio a dare più peso alla capacità predittiva della classifica rispetto a quella degli scontri diretti.

Vedute più ampie, simili conclusioni

Per quasi tutti i bilanci negli scontri diretti, si ottengono gli stessi risultati. Ho trovato 26 diversi bilanci negli scontri diretti, qualsiasi combinazione da 1-0 a 7-3, con almeno 100 partite giocate, e in 20 di queste combinazioni il giocatore con la classifica più alta ha fatto meglio del giocatore con il miglior bilancio negli scontri diretti. In 19 dei 26 gruppi, quando la classifica era in disaccordo con gli scontri diretti, la classifica è stata il metodo più accurato per pronosticare l’esito della partita.

Se mettiamo insieme tutti i risultati per gli scontri diretti con almeno cinque partite, otteniamo un’idea più precisa dell’efficacia di queste due modalità. Il 68.5% delle volte, il giocatore con la classifica più alta vince, mente il 66% delle volte la partita va al giocatore avanti negli scontri diretti. Quando il bilancio negli scontri diretti e la classifica sono in disaccordo, la classifica è un indicatore più attendibile il 56.5% delle volte.

Gli scontri diretti più a senso unico, come 7-0 o 8-0 e così via, cioè quelli in cui un giocatore non ha mai perso, sono l’unico gruppo di partite in cui il bilancio ci dice più di quanto non faccia la classifica ufficiale. L’80% delle volte queste partite vengono vinte dal giocatore con la classifica più alta, mentre l’81.9% delle volte vince il giocatore che non ha mai perso. Nelle 78 partite per le quali c’è disaccordo tra bilancio negli scontri diretti e classifica, gli scontri diretti sono un metodo predittivo migliore esattamente i due terzi delle volte.

Ragione contro intuito

Quando si affida più importanza al bilancio negli scontri diretti che alla posizione nelle classifica ufficiale dei due giocatori considerati, si sta facendo affidamento su un campione di partite molto piccolo, contro un campione di gran lunga più ampio. Si tratta senza dubbio di un campione più specifico, ma rimane comunque di dimensioni ridotte.

Spesso inoltre non è così applicabile quanto in realtà si possa pensare. Quando Roger Federer ha sconfitto Lleyton Hewitt nel quarto turno degli Australian Open 2004, sino a quel momento lo aveva battuto solo due volte su nove partite. Però, in quel passaggio delle loro carriere, in ascesa era chiaramente il ventiduenne e numero 2 del mondo Federer, mentre Hewitt faceva fatica a rimanere competitivo. Per quanto la maggior parte delle loro precedenti partite si era giocata sulla stessa superficie e Hewitt aveva vinto le ultime tre, quel sottoinsieme di prestazioni di Federer non teneva conto dei suoi continui miglioramenti.

La partita più recente tra Federer e Hewitt fornisce un altro esempio illustrativo. Prima della finale di Brisbane 2014, Federer aveva vinto 15 delle ultime 16 partite tra i due ma, mentre negli ultimi anni Hewitt aveva mantenuto un livello intorno alla 40-50esima posizione, Federer era calato rispetto ai suoi standard. Nonostante avessero giocato contro 26 volte in carriera prima di quella finale (vinta poi da Hewitt con il punteggio di 6-1 4-6 6-3, n.d.t.), nessuna di quelle partite si era verificata negli ultimi due anni.

Che sia un tema di superficie, vicinanza temporale, infortuni, condizioni meteo, o di mille altri fattori, gli scontri diretti sono eccessivamente influenzati da elementi esterni. Questo è il problema tipico dei campioni di dimensioni ridotte, il rumore di fondo ha molta probabilità di oscurare il segnale principale. E se è in grado di farlo in un bilancio negli scontri diretti così abbondante come quello tra Federer e Hewitt, la maggior parte degli scontri diretti con molte meno partite non ha alcuna possibilità.

Qualsiasi tipologia di classifica, che sia quella basata sui punti adottata dall’ATP o il mio algoritmo più sofisticato (e con maggior potere predittivo) Jrank, tiene in considerazione tutte le partite giocate dai due giocatori in questione per un periodo di tempo piuttosto lungo. Nella maggior parte dei casi, avere una visione così prospettica sul livello di gioco di entrambi è di valore indubbiamente superiore rispetto a una manciata di partite caratterizzate da rumore di fondo statistico. Se gli scontri diretti non battono la classifica ATP, farebbero una figura ancora peggiore contro un algoritmo più preciso.

Ci sono alcuni giocatori che hanno sicuramente un vantaggio contro determinati avversari o tipologia di avversari, tipo Andy Murray con i mancini o David Ferrer con Nicolas Almagro. La maggior parte delle volte però si tratta di vantaggi che vengono incorporati dai sistemi di classifica, anche se non sono esplicitamente programmati per riflettere questo tipo di differenze.

La prossima volta in cui Anderson giocherà contro Berdych, non dovrà provare sconforto. La sua probabilità di battere Berdych non sarà molto diversa da quella di un qualsiasi giocatore intorno al 20esimo posto della classifica contro un giocatore nella parte bassa dei primi 10. Anche tenendo conto del leggero effetto che ho trovato in un bilancio a senso unico negli scontri diretti, il giocatore in svantaggio non è destinato a perdere a prescindere.

The Limited Value of Head-to-Head Records

I debutti tra finalisti nei tornei Slam

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 10 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Ci sono molte “prime” per la ventenne Jelena Ostapenko nella finale del Roland Garros 2017. Con solo otto partecipazioni a tornei Slam, non è mai andata oltre il quarto turno. La sua avversaria, Simona Halep, ha già giocato una finale al Roland Garros, perdendo nel 2014 contro Maria Sharapova, ma condivide con Ostapenko il fatto che si tratti della loro prima partita.

Solitamente, le finali Slam sono riservate a un ristretto gruppo di giocatrici (e giocatori), che tendono a giocare una contro l’altra molto frequentemente. Dal 1980, le finaliste Slam avevano giocato in precedenza una media di 12 volte. Le due veterane finaliste degli Australian Open 2017, Serena Williams e Venus Williams, avevano giocato ben 27 volte prima della partita di Melbourne.

Questo rende il debutto tra Halep e Ostapenko inusuale, ma non del tutto inedito. La finale del Roland Garros 2012 è stata la prima partita tra Sharapova e Sara Errani (dopo la quale hanno giocato altre cinque volte). Complessivamente, negli ultimi 35 anni ci sono stati cinque debutti in una finale Slam, come mostrato nella tabella.

Slam       Vincitrice    Finalista               
2012 RG    Sharapova     Errani         
2009 US    Clijsters     Wozniacki  
2007 W     V. Williams   Bartoli      
1988 RG    Graf          Zvereva

(Probabilmente ce ne sono state altre prima, ma ci sono diverse partite mancanti a metà degli anni ’70 nel mio database, quindi non posso esserne certo.)

In tutti questi casi, la giocatrice più navigata ha battuto quella emergente, aspetto che fa ben sperare per Halep (la quale ha però perso con il punteggio di 6-4 4-6 3-6, n.d.t.). Di converso, Halep è indietro rispetto alle altre vincitrici, tutte già campionesse Slam prima delle finali nell’elenco.

Nel circuito maschile i debutti tra finalisti nei tornei Slam sono più frequenti, anche se sono passati quasi dieci anni dall’ultima volta. Ed è probabile che per la prossima aspetteremo ancora a lungo. Rafael Nadal e Stanislas Wawrinka giocheranno contro per la 19esima volta, e dei possibili 45 accoppiamenti tra i primi 10, solo Kei Nishikori e Alexander Zverev non hanno mai giocato tra loro. L’accoppiamento immediatamente più alto in classifica senza uno scontro diretto è quello tra Andy Murray e Jack Sock che, pensandoci bene, potrebbe essere un’interessante finale il mese prossimo a Wimbledon.

L’ultimo debutto su un palco così importante è stata la finale degli Australian Open 2008, tra Novak Djokovic e Jo Wilfried Tsonga. Si è trattata dell’ottava volta negli ultimi 35 anni, come mostrato nella tabella.

Slam       Vincitore    Finalista                
2008 AO    Djokovic     Tsonga   
2003 US    Roddick      Ferrero  
1997 RG    Kuerten      Bruguera       
1997 AO    Sampras      Moya          
1996 W     Krajicek     Washington   
1986 RG    Lendl        Pernfors      
1985 W     Becker       Curren         
1984 AO    Wilander     Curren

Prima del 1982, molti debutti avvenivano agli Australian Open, che a quel tempo erano soliti avere un tabellone più debole degli altri Slam. Ad esempio, la finale del 1979 fu giocata tra Guillermo Vilas e John Sadri. Se Vilas si è poi attestato tra i grandi di sempre, Sadri non è mai andato oltre il quarto turno in tutti gli Slam in cui ha partecipato, dove avrebbe potuto giocare più spesso con Vilas.

Una cosa sembra certa: non sarà l’ultima partita tra Halep e Ostapenko. Tutti gli accoppiamenti presenti nell’elenco hanno giocato almeno una volta dopo la loro finale Slam e, con l’eccezione di Mats Wilander contro Kevin Curren, tutti hanno giocato almeno altre due volte. Halep ha solo 25 anni, quindi se rimane al vertice e Ostapenko continua a scalare la classifica, potrebbe essere un accoppiamento analogo a quello tra Steffi Graf e Natalia Zvereva, che hanno giocato altre venti volte dopo la finale del Roland Garros 1988. La perdente della finale 2017 vorrà però evitare il destino di Zvereva: di quelle venti partite infatti ne ha vinta una sola.

First Meetings in Grand Slam Finals

Il curioso caso di Stanislas Wawrinka

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 9 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Per calcolare la probabilità di vittoria di un giocatore, utilizzo un sistema basato sulle statistiche della singola partita. In generale, funziona con buona precisione, anche se non ne è l’unico sistema di cui mi servo. Ma, quando si tratta di Stanislas Wawrinka, ci sono dei problemi, perché viene continuamente sottovalutato.

Se un sistema funziona con buona precisione tranne che per qualche eccezione, mi aspetterei che quelle eccezioni fossero da far risalire allo stile di gioco. Ad esempio, se il sistema non funzionasse bene con giocatori come John Isner, Milos Raonic e Ivo Karlovic, riuscirei a comprenderne facilmente il motivo. Eppure, sembra andare bene per loro, ma non per Wawrinka.

Sono convinto che Wawrinka faccia qualcosa che le sue statistiche di partita aggregate non mostrino, perché credo che nessuno possa obiettare il fatto che sia uno dei migliori cinque giocatori al mondo dal 2014, pur essendo rimasto fuori per qualche ragione dal gruppo dei Fantastici Quattro.

Per chiarire il concetto, ho analizzato i giocatori che dal 2014 sono rimasti continuativamente nei primi 25 della classifica. Si tratta un gruppo molto elitario: Tomas Berdych, Novak Djokovic, Roger Federer, Andy Murray, Rafael Nadal, Kei Nishikori, Raonic, Jo Wilfried Tsonga e appunto Wawrinka. Siccome volevo un insieme di almeno dieci giocatori e siccome un paio sono rimasti fuori per pochissimo, ho aggiunto Isner (un mese in classifica tra il numero 26 e il 28) e Richard Gasquet (due mesi tra il 26 e il 27).

Sulla base delle statistiche partita per partita dal 2014, le tabelle che seguono mostrano la posizione di Wawrinka in questo insieme di undici giocatori rispetto ad alcune categorie di analisi. Sono tutte statistiche ponderate per il numero di game giocati al servizio, e non includono il Roland Garros 2017.

Wawrinka è al settimo posto per punti vinti al servizio (A). Se considerato isolatamente, tenere il proprio servizio non ha troppo significato se non riesci mai a fare un break al tuo avversario (ad esempio con Isner) o se invece sei bravo a impedire al tuo avversario di vincere il suo servizio (ad esempio Nishikori). La tabella riepiloga, per ogni giocatore, le percentuali di punti al servizio degli avversari.

Wawrinka è ottavo nell’impedire al proprio avversario di vincere punti al servizio (B). Non è sorprendente, vista la sua tendenza a bloccare il colpo in risposta.

Quale sia il significato di questi numeri, per la maggior parte delle analisi la percentuale effettiva dei punti vinti al servizio o la percentuale effettiva dei punti vinti al servizio dall’avversario non sono sono così importanti nella previsione dell’esito di una partita come la differenza tra la percentuale di punti vinti al servizio da un giocatore e la stessa percentuale dell’avversario. La tabella sulla destra mostra i risultati per questo tipo di calcolo [(A) – (B)].

I Fantastici Quattro sono ai primi quattro posti della classifica. Wawrinka? Beh…è al decimo posto!

Fino a questo momento Wawrinka si posiziona sempre nella parte bassa di queste classifiche, e comunque sempre dietro a Berdych (e forse questo dice qualcosa anche sul rendimento di Berdych).

Forse è una questione di tempismo, forse Wawrinka non riesce a impedire ai suoi avversari di vincere un numero straordinario di punti al servizio, ma riesce a impedirlo nelle giuste situazioni. Questo dovrebbe avere evidenza nella sua capacità di trasformare palle break, come mostrato dalla tabella a sinistra.

E invece no, sempre nella parte bassa della classifica.

Allora forse Wawrinka si trova ad affrontare avversari generalmente più modesti di quelli dei Fantastici Quattro, visto che gioca più spesso partite di tornei 250. In altre parole, si nutre di un livello competitivo inferiore e gioca sufficientemente bene per vincere. Ci aspetteremmo di vedere traccia di questo nella percentuale di punti vinti al servizio o nella percentuale di punti vinti al servizio dai suoi avversari, ma forse non è così. La tabella di destra mostra la media ponderata della classifica degli avversari affrontati da ciascun giocatore dal 2014.

In generale, Wawrinka non affronta un livello di competizione più basso, perché in questo caso è al quarto posto.

Riepilogando, Wawrinka non è nella parte alta della classifica nella percentuale di punti vinti al servizio, nella percentuale di punti vinti al servizio dal suo avversario, nella differenza tra i due precedenti valori o nella percentuale di palle break trasformate, ma è tra i primi solo per livello di bravura medio degli avversari affrontati. Come è possibile quindi che sia tra i Grandi Cinque?

La tabella sottostante riepiloga le percentuali effettive di vittoria di questi giocatori dal 2014. I valori della colonna ‘Vittorie Pitagoriche %’ sono ottenuti applicando una formula pitagorica (nello stile di Bill James) alla percentuale di punti vinti al servizio e alla percentuale di punti vinti al servizio dall’avversario con un esponente 10, che in generale è una buona approssimazione delle percentuali di vittoria del circuito maschile.

La colonna “Differenza Pitagorica” indica quanto un giocatore abbia fatto meglio (in positivo) o peggio (in negativo) della sua percentuale di vittorie pitagoriche. Come misura alternativa, ho utilizzato anche un modello di Markov con le percentuali di punti vinti al servizio e punti vinti al servizio dall’avversario per una stima delle percentuali di vittoria (in questo caso nell’ipotesi di partite al meglio dei 3 set con il tiebreak al set decisivo). La colonna ‘Differenza Markov’ indica quanto un giocatore abbia fatto meglio (in positivo) o peggio (in negativo) della sua probabilità attesa di Markov.

Wawrinka si posiziona al sesto posto in termini di percentuale di vittorie effettive, al decimo posto come percentuale di vittorie pitagoriche e sempre al decimo posto come percentuale di vittorie Markov. Non sorprende dunque che la sua Differenza Pitagorica e la Differenza Markov siano al primo posto in questo elenco di giocatori, vale a dire che Wawrinka fa meglio di entrambe queste misurazioni delle attese. Anche se la formula pitagorica tende a pronosticare questo gruppo in difetto di circa il 2%, Wawrinka è di gran lunga avanti nell’ottenere risultati migliori delle previsioni pitagoriche. Allo stesso modo, anche se il modello di Markov tende a pronosticare questo gruppo in eccesso di circa il 3%, Wawrinka è uno dei tre giocatori a ottenere risultati migliori delle previsioni di Markov.

Ho analizzato i risultati di Wawrinka con altre categorie, come la superficie (riesce meglio delle attese sul cemento che sulla terra), la categoria di torneo (fa leggermente peggio delle attese nei 250) e il turno giocato (fa leggermente peggio delle attese nei quarti e nelle semifinali, fa molto meglio delle attese in finale). Si potrebbe pensare che Wawrinka alzi il suo livello di gioco sul cemento e nei tornei più importanti, soprattutto se arriva in finale. Però, la sua percentuale di vittorie al Roland Garros è altrettanto buona che agli Australian Open e agli US Open. Inoltre, il suo punto a sfavore è sempre stata la prestazione nei tornei Masters, nei quali i suoi risultati non sono paragonabili a quelli dei Fantastici Quattro.

In una precedente tabella, ho mostrato che la media ponderata della classifica degli avversari di Wawrinka era nella parte alta dell’elenco. È possibile naturalmente che demolisca gli avversari più deboli nei primi turni per alzare la sua probabilità di vittoria al di sopra delle attese. Verifichiamo quest’assunto, sulla base delle categorie viste in precedenza ma rispetto alle fasce di classifica effettiva dei suoi avversari.

Ci sono dei numeri strani in questa tabella. Wawrinka effettivamente demolisce gli avversari più deboli in modo sproporzionato rispetto alle attese, anche se non gioca particolarmente bene quelle partite. Allo stesso tempo supera in larga misura le attese nei confronti dei primi 10.

I suoi valori agli estremi della curva contro i primi 10 non sono così buoni, eppure è riuscito a batterli con una frequenza del 54%, nonostante una differenza negativa dello 0.030 tra la percentuale di punti vinti al servizio e la percentuale di punti vinti al servizio dagli avversari nelle 39 partite giocate. Anzi, ha quattro vittorie contro i primi 10 nelle quali la sua percentuale di punti vinti al servizio era inferiore della percentuale di punti vinti al servizio dall’avversario, e non di poco (il 65.9% contro il 69.9%). Si tratta di quasi il 20% delle sue vittorie contro i primi 10. Per avere un termine di paragone, Murray ha una sola vittoria con differenziale negativo (cioè il 3% delle sue vittorie contro i primi 10), Djokovic ne ha due (3%), Nadal neanche una e Federer una (3%).

Cosa significa tutto questo (se significa qualcosa)? Non ne sono del tutto certo, ma sembra che (a) giochi sufficientemente bene per vincere contro giocatori di più bassa classifica e (b) è in grado di alzare mentalmente il livello contro i giocatori di vertice nei momenti che contano.

Viene da chiedersi, Wawrinka è un giocatore migliore nei momenti chiave? Per trovare una risposta servirebbero dati molto più specifici di quelli che possiedo, e molti di coloro che hanno approfondito il tema in vari sport non hanno trovato un effetto “momenti chiave” sostanziale.

Vi lascio con un’ulteriore riflessione. Abbiamo visto prima che Wawrinka converte il 38.7% delle palle break, una percentuale che gli vale l’ottavo posto tra gli undici giocatori del campione. Contro i primi 10, la sua percentuale sale al 41.6%, cioè la terza assoluta, inferiore solamente a quella di Djokovic e Murray.

The Curious Case Of Stanislas Wawrinka

I giocatori migliori al Roland Garros 2017

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato l’11 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Dopo la sorprendente vittoria di Jelena Ostapenko su Simona Halep per il titolo femminile, c’è grande attesa per la finale maschile del Roland Garros 2017, perché tutti si chiedono se Stanislas Wawrinka sarà in grado di fermare Rafael Nadal e impedirgli la conquista del decimo titolo (Nadal ha poi sconfitto Wawrinka con il punteggio di 6-2 6-3 6-1, n.d.t.).

Nadal è già l’indiscusso Re della Terra Battuta con il record di nove titoli vinti al Roland Garros. E, rispetto a Wawrinka, ha avuto un cammino molto più agevole fino alla finale, non avendo perso nemmeno un set e avvantaggiandosi anche del ritiro di Pablo Carreno Busta nei quarti di finale. Wawrinka invece è arrivato in finale dopo un’estenuante maratona al quinto set con un ritrovato Andy Murray.

Sono tutti elementi che fanno pensare che la probabilità di Wawrinka di una vittoria a sorpresa come quella di Ostapenko sia piuttosto ridotta. Anche se non deve essere sottovalutato il record immacolato di Wawrinka nelle finali Slam che, con tre titoli su altrettanti tentativi, lo rende uno dei giocatori migliori nei momenti chiave delle finali Slam. Questo suggerisce che, con l’avanzare del torneo, Wawrinka sia in grado di alzare il proprio gioco, forse anche stimolato dall’intensità crescente del livello competitivo. Se fosse vero, il pronostico per una vittoria di Wawrinka dovrebbe riflettere maggiore ottimismo.

È possibile trovare evidenza del fatto che Wawrinka sia migliorato turno dopo turno al Roland Garros 2017?

Possiamo farci un’idea esaminando le tendenze sul rendimento al servizio e alla risposta in ciascun turno. L’immagine 1 mostra le prestazioni aggiustate al servizio e alla risposta fino alle semifinali di entrambi i contendenti, che tengono in considerazione la bravura al servizio e alla risposta di ogni avversario affrontato e permettono un confronto omogeneo (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

Una delle statistiche più sorprendenti quest’anno è la prestazione al servizio di Nadal, con cui ha ottenuto una media aggiustata di punti vinti del 75.6%. Avesse potuto completare la partita con Carreno Busta, sarebbe al primo posto per il torneo. Si tratta di un numero sconvolgente, considerando che il servizio non è la sua arma migliore e che è conosciuto per essere stato in passato abbastanza prevedibile. Questo cambiamento potrebbe essere un fattore decisivo per la finale.

IMMAGINE 1 – Rendimento al servizio e alla risposta (aggiustato per avversario)

Nadal è in vantaggio anche alla risposta con una media aggiustata del 53.9%. In media Wawrinka è dietro di più di 5 punti percentuali, ma ha fatto vedere una tendenza positiva sulla prestazione alla risposta, forse il segno più evidente della sua progressione partita dopo partita.

Se analizziamo il rendimento nei momenti chiave per avere un’idea più precisa della capacità di gestire la pressione di entrambi i finalisti, i numeri non depongono a favore di Wawrinka. Infatti, in situazioni di momenti chiave al servizio e alla risposta, Wawrinka insegue Nadal con in media uno scarto di diversi punti percentuali. Lo scenario si fa però migliore quando consideriamo che Nadal è stato messo davvero in difficoltà, riuscendo ad andare avanti con così tanta facilità da non figurare nemmeno tra le prime 10 prestazioni migliori nei momenti chiave del Roland Garros 2017.

IMMAGINE 2 – Tendenze nei momenti chiave dei due finalisti

Come Nadal riuscirà a gestire la pressione nel caso Wawrinka dovesse trovare un modo per metterlo alle strette è tutto da scoprire. Wawrinka, d’altro canto, ha dato prova di aumentare la qualità del gioco nei momenti che più contano. Questo non ha evidenza solo nel suo record per le finali Slam, ma anche nel differenziale di rendimento nei momenti chiave al servizio e alla risposta, con una prestazione sotto pressione superiore del +0.6% e del +3.9%. Potremmo quindi assistere a una partita più equilibrata di quella che le quote degli scommettitori ritengono non possa essere.

French Open ATP Leaders

Le giocatrici migliori al Roland Garros 2017

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 10 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Manca poco alla finale femminile del Roland Garros 2017. Dopo 126 partite, Simona Halep, 25 anni, e Jelena Ostapenko, 20 anni, sono le ultime due giocatrici rimaste in tabellone. Chiunque vinca, sarà campionessa di Parigi per la prima volta e vincerà il suo primo torneo Slam.

Diversi aspetti rendono l’accoppiamento della finale sorprendente. Halep è la testa di serie numero 3, ma c’erano diversi dubbi sulle sue condizioni e sulla sua resistenza alla vigilia del torneo, visto il pesante infortunio alla caviglia subito a Roma solo qualche giorno prima dell’inizio del primo turno. Ostapenko invece non è tra le teste di serie e non ha mai vinto un titolo del circuito maggiore. Ipotizzare che un giovane talento emergente raggiungesse una finale a soli due anni dopo la prima apparizione in un tabellone principale Slam avrebbe richiesto spiccate doti di chiaroveggenza.

Se nel primo giorno di partite al Roland Garros la probabilità di una finale tra queste due giocatrici era piuttosto remota, non c’è dubbio alcuno che abbia richiesto a entrambe qualità e dedizione straordinarie per raggiungere una pietra miliare delle rispettive carriere. In quest’analisi, voglio ripercorrere le migliori prestazioni femminili al Roland Garros con attenzione speciale al rendimento di Halep e Ostapenko.

Giocatrici migliori al servizio e alla risposta

Come mostrato nell’immagine 1 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.), dal primo turno alle semifinali, il rendimento al servizio vede Halep con una media del 62% di punti vinti e Ostapenko poco dietro con il 61.4%. Alla risposta, la differenza è sempre molto ravvicinata, con Halep in leggero vantaggio con una media del 55.1%, rispetto al 54.6% di Ostapenko. È utile ricordare che è possibile confrontare questi numeri anche di fronte a percorsi differenti delle due giocatrici perché si tratta di valori che tengono in considerazione la bravura al servizio e alla risposta di ogni avversaria affrontata.

IMMAGINE 1 – Rendimento al servizio e alla risposta (aggiustato per avversaria)

È interessante come Halep abbia incrementato la sua prestazione al servizio negli ultimi quattro turni, mentre Ostapenko sia rimasta abbastanza stabile, se si esclude il secondo turno in cui ha sconfitto Monica Puig con un rendimento estremamente efficiente. Per quanto riguarda il gioco alla risposta, durante la prima settimana di competizioni non c’è stata praticamente alcuna differenza. Nelle ultime due partite, Halep ha mostrato del cedimento, e questo potrebbe metterla in difficoltà in finale se la tendenza si mantiene tale.

Come mostrato nelle tabelle, il rendimento cumulato al servizio e alla risposta vede Halep e Ostapenko rispettivamente al secondo e terzo posto per il torneo. Il fatto che nessuna giocatrice sia riuscita a classificarsi nella stessa posizione in entrambe le categorie rende la stabilità della prestazione di Halep e Ostapenko ancora più impressionante.

Per arrivare alla finale, sia Halep che Ostapenko hanno dovuto affrontare avversarie molto combattive. Le ultime due partite di Halep sono andate al terzo set. Ostapenko è andata al set decisivo in quattro delle 6 partite, tra cui il primo turno e gli ultimi tre turni. Inevitabilmente, partite così equilibrate rendono ogni punto più critico e il livello di prestazione sui punti più importanti fondamentale.

Le statistiche sui momenti chiave si concentrano sul rendimento nei punti più importanti. La prestazione al servizio e alla risposta di Halep e Ostapenko in questo senso aggiunge una dimensione interessante a quanto mostrato dalle statistiche complessive per le due giocatrici. Come mostrato dall’immagine 2, sotto pressione al servizio, Halep si è distanziata da Ostapenko, con una media nei momenti chiave del 61.3%, rispetto al 55.5% di Ostapenko. Invece, sotto pressione alla risposta è Ostapenko che ha un vantaggio rispetto a Halep, con una media nei momenti chiave del 52.1% rispetto al 51.6% di Halep.

IMMAGINE 2 – Tendenze nei momenti chiave delle due finaliste

Dall’analisi di ciascuna partita, possiamo osservare che negli ultimi turni Halep ha dominato al servizio nei momenti chiave e Ostapenko ha fatto lo stesso alla risposta. Questo rende la loro partita un confronto tra abilità: se il punteggio sarà equilibrato, non siamo ora in grado di dire chi manterrà il livello migliore al servizio e alla risposta nei momenti chiave.

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