L’impegno – Australian Open Series

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 7 gennaio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

L’undicesimo articolo dell’Australian Open Series.

In questo inizio di anno molti dei migliori giocatori del mondo hanno ripreso il tennis competitivo. Tra quelli su cui gli appassionati hanno grandi aspettative c’è senz’altro Andy Murray, recentemente nominato cavaliere del Regno Unito. Con una stagione memorabile nel 2016, Murray ha raggiunto un traguardo che sembrava impossibile, cioè diventare numero 1 del mondo a spese di Novak Djokovic.

È servita una combinazione di eventi affinché riuscisse a superare Djokovic. Molti commentatori e giocatori però attribuiscono la sostanza del successo di Murray all’impegno e all’intensità con cui ha affrontato le partite e gli allenamenti.

L’impegno – il duro lavoro – è un termine spesso oggetto di discussione, e ci sono molte convinzioni sull’identità dei giocatori che non si risparmiano e su quella dei giocatori che invece cercano di ridurre lo sforzo al minimo. Eppure non esiste un indicatore numerico o una metodologia di misurazione dell’impegno nel tennis che sia uniformemente applicabile. Questo rende difficile andare oltre le ipotesi e capire nel dettaglio quanta parte rivesta l’impegno per la carriera di un giocatore.

Insieme ai ricercatori del Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis, abbiamo sviluppato una statistica sull’impegno. Sappiamo bene che l’impegno in una partita è molto più della distanza percorsa in campo. Riguarda infatti anche la velocità e la direzione degli spostamenti, e il numero e l’intensità dei cambi di direzione. Ad esempio, a parità di movimento, spostarsi lateralmente richiede più sforzo di un avanzamento. Inoltre, a parità di durata, cambiare direzione dopo uno sprint di due secondi richiede più energia di una corsa senza interruzioni. Sono tutti fattori che un’affidabile statistica sull’impegno deve tenere in considerazione.

Con i dati raccolti sullo spostamento in campo dei giocatori, siamo in grado di quantificare velocità, direzione e distanza percorsa con un solo numero che misuri, in unità di joule, l’impegno totale profuso in uno scambio. L’immagine 1 mostra l’impegno medio per colpo e l’impegno medio per punto, rispetto a tutti i colpi di uno scambio (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse su ciascuna bolla, n.d.t.). Sulla base delle partite giocate nelle ultime tre edizioni degli Australian Open, dal 2014 al 2016, Murray ha totalizzato l’indice d’impegno più alto, con in media 350 joule spesi per singolo colpo. Considerando che è anche tra i giocatori con gli scambi più lunghi, ha registrato una delle tre medie più alte di joule per scambio (valore che è condizionato dall’indice di impegno del giocatore e dal numero di colpi giocati in un tipico scambio), insieme a David Ferrer e Gilles Simon.

Anche l’intensità di Rafael Nadal lo classifica tra i primi 10, mentre Djokovic e Roger Federer non sono molto dietro, sebbene sia Djokovic ad avere la più alta media d’impegno per scambio dei tre.

IMMAGINE 1 – Indice d’impegno per il tennis maschile, Australian Open 2014-16

Quali sono i giocatori con minore impegno per colpo? Tra i giocatori della parte bassa della classifica ci sono quelli che fanno ampio affidamento sul servizio, come Nicolas Almagro, Ivo Karlovic e John Isner. Curiosamente, un giocatore dal grande servizio come Milos Raonic ha un indice d’impegno per colpo relativamente alto se paragonato a giocatori simili. Sarà interessante vedere come questa distinzione nello stile di gioco di Raonic lo aiuterà nella continuazione della sua carriera.

Per il tennis femminile, gli indici d’impegno sono generalmente più ridotti, in gran parte a causa di un peso corporeo inferiore. Ai recenti Australian Open, tra le giocatrici con un maggiore indice d’impegno troviamo Caroline Wozniacki, Carla Suarez Navarro e Agnieszka Radwanska. Simona Halep e Angelique Kerber sono più in basso nella classifica di impegno per colpo, ma hanno entrambe un alto impegno totale per scambio, con medie superiori ai 1200 joule.

Come per gli uomini, anche tra le giocatrici che limitano al minimo l’indice d’impegno troviamo quelle dotate di un grande servizio, Serena Williams e Petra Kvitova ad esempio. Come accade per la potenza dei loro colpi al rimbalzo, è probabile che siano più selettive anche nella scelta sulla quantità d’impegno negli spostamenti.

IMMAGINE 2 – Indice d’impegno per il tennis femminile, Australian Open 2014-16

Rimangono in ogni caso alcuni elementi che contribuiscono all’impegno e che non siamo ancora in grado di misurare, tra cui il movimento della parte superiore del corpo e l’energia necessaria per eseguire il colpo. Se riuscissimo a farlo, è probabile che giocatori come Nadal salirebbero in graduatoria. Per il momento, dall’analisi dei dati sul movimento in campo possiamo interpretare l’impegno dei giocatori in modo più sistematico. Abbiamo già trovato risultati interessanti, come il fatto che, in termini di sforzo degli spostamenti in campo, l’etica lavorativa di Murray lo distingue da molti dei giocatori di vertice.

AO Leaderboard— Work

La distanza percorsa dalle donne – Australian Open Series

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 30 dicembre 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il decimo articolo dell’Australian Open Series.

In precedenza, ho analizzato la dinamiche legate alla distanza percorsa in una partita e durante un punto per il tennis maschile. Le statistiche raccolte ed elaborate dal Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis, mostrano che durante gli Australian Open i giocatori percorrono dalle 2 alle 3 miglia a partita (dai 3.2 ai circa 5 km), e i grandi servitori tendono a limitare i propri spostamenti in misura maggiore rispetto a tutti gli altri giocatori.

Cosa si può dire per il tennis femminile? Qual è la distanza tipicamente percorsa, e quali sono le giocatrici che fanno più strada in campo?

Nelle ultime tre edizioni degli Australian Open, dal 2014 al 2016, la distanza tipica percorsa da una giocatrice in una partita è stata tra 0.5 miglia e 1 miglio (tra gli 0.8 e gli 1.6 km), la metà di quanto percorso dagli uomini. Questo non dovrebbe rappresentare una sorpresa considerando che il format del tennis femminile è al meglio dei 3 set, che porta il numero complessivo di punti giocati a essere circa il 60% di quelli di una tipica partita maschile al meglio dei 5 set.

Non si trovano giocatrici con caratteristiche di percorrenza come quelle viste per Gilles Simon, cioè un giocatore con diverse partite maratona nelle edizioni considerate. C’è però un gruppo di partite con le distanze minori registrate che riguardano Serena Williams, come mostrato nell’immagine 1 (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse su ciascun punto o bolla, n.d.t.). Limitando al minimo la durata delle partite e il numero di colpi per scambio, Williams è in grado di evitare di percorrere grandi distanze in campo.

IMMAGINE 1 – Distanza percorsa in una partita per il tennis femminile, Australian Open 2014-16

Nell’esame della distanza media percorsa per punto – finalizzato a determinare le dinamiche di percorrenza nel tennis maschile – è emerso che l’intervallo di valori si attesta tra un minimo di 25 piedi, o 7.62 metri (John Isner), a circa 40 piedi, o 12 metri (come nel caso di Andy Murray e Simon). Le medie delle giocatrici rientrano nello stesso intervallo: tra le giocatrici che percorrono le distanze maggiori durante un punto troviamo Agnieszka Radwanska e Caroline Wozniacki con 38-40 piedi (11.5-12 metri) percorsi, come illustrato nell’immagine 2.

Come riscontrato per gli uomini, le giocatrici dalla grande potenza (specialmente al servizio), tra cui Karolina Pliskova e Williams, limitano al minimo la distanza percorsa. Medie di 20-21 piedi, 6-6.4 metri, suggeriscono che alcune giocatrici riescono a controllare i loro spostamenti in campo con efficenza anche superiore rispetto ai giocatori dalla stazza imponente.

IMMAGINE 2 – Distanza percorsa per punto per il tennis femminile, Australian Open 2014-16

AO Leaderboard— Women’s Distances

La distanza percorsa dagli uomini – Australian Open Series

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 24 dicembre 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il nono articolo dell’Australian Open Series.

Durante la telecronaca di un partita di tennis è possibile vedere, occasionalmente, indicazioni sulla distanza percorsa dai giocatori. Raramente però vengono fornite statistiche aggregate per torneo o per stagione, numeri che invece sarebbero utili per capire quali valori rappresentino la norma e quali l’eccezione per il massimo livello espressivo di tennis.

Con l’aiuto dei dati raccolti e analizzati dal Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis, siamo in grado di elaborare con maggiore precisione lo sforzo fisico richiesto dal tennis professionistico. In questo articolo si analizza la distanza percorsa nelle partite di singolare maschile delle ultime tre edizioni degli Australian Open, dal 2014 al 2016.

Qual è la distanza tipica percorsa da un giocatore durante una partita? L’immagine 1 mostra la distanza complessivamente percorsa nelle più recenti partite degli Australian Open. Ogni punto rappresenta la distanza percorsa da uno specifico giocatore in una specifica partita (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse su ciascun punto o bolla, n.d.t.). Per il tennis maschile, nella maggior parte delle partite un giocatore può attendersi di percorrere tra 1 e 2 miglia, quindi tra 1.6 e 3.2 km. Però, nelle partite al meglio dei 5 set, è possibile che un giocatore arrivi a percorrere fino a 3 miglia, quasi 5 km.

È interessante notare come Gilles Simon, il cui tennis è caratterizzato da movimenti fluidi e leggeri, negli ultimi anni sia l’unico giocatore, tra quelli nel grafico, ad avere due partite sopra le 3 miglia: una lunga partita di 4 set persa contro David Ferrer nel 2015 (con il punteggio di 2-6 5-7 7-5 6-7, n.d.t.) e un’epica partita di 5 set con cui ha rischiato di eliminare Novak Djokovic nel 2016 (terminata con il punteggio di 3-6 7-6 4-6 6-4 3-6, n.d.t.).

Per l’intero periodo di riferimento, le caratteristiche della distanza percorsa e la sua correlazione con i punti giocati sono rimaste piuttosto stabili. Nel 2014 si sono però verificate delle anomalie, con un gruppo di punti che rappresentano le minori distanze percorse tra tutti i dati disponibili.
Molte di queste partite sono state primi e secondi turni in cui i giocatori hanno probabilmente subito le temperature estreme della prima settimana degli Australian Open 2014. In quell’anno, ad esempio, ci sono stati più ritiri del solito, tra cui quello di Bernard Tomic nella partita contro Rafael Nadal e quelli di Andrey Golubev contro Stanislas Wawrinka, due delle partite ai margini nel grafico dell’immagine 1.

IMMAGINE 1 – Distanza percorsa in una partita per il tennis maschile, Australian Open 2014-16

In una partita dal punteggio ravvicinato, qualsiasi giocatore può trovarsi a dover percorrere lunghe distanze. Quali sono invece i giocatori che hanno fatto della lunga percorrenza il loro stile di gioco? Per una risposta, guardiamo alla distanza media percorsa in un punto, come mostrato nell’immagine 2. In cima all’elenco troviamo diversi giocatori noti per guadagnarsi i punti con il sudore, tra cui Andy Murray, Ferrer e il maratoneta Simon. In media, questi giocatori percorrono 38 o più piedi, cioè 11.6 metri, a punto. Djokovic e Nadal sono appena sotto con una distanza media per punto rispettivamente di 35 piedi, o 10.7 metri, e 34 piedi, o 10.4 metri.

Nella parte bassa della classifica troviamo alcuni dei giocatori dal grande servizio. Nick Kyrgios e Milos Raonic preferiscono tenere i punti brevi e limitare al minimo gli spostamenti. In un tipico punto, entrambi percorrono 25 piedi, o 7.62 metri. Samuel Groth e John Isner portano questo stile di gioco su valori estremi, percorrendo in media poco sopra i 20 piedi a punto, 6 metri.

IMMAGINE 2 – Distanza percorsa per punto per il tennis maschile, Australian Open 2014-16

Per lo stesso giocatore, ho inserito le differenze massime percorse in un punto in modo da mostrare la grande estensione dell’intervallo tra valori di normale percorrenza e il limite più alto di quanto ci si potrebbe attendere da un determinato giocatore. Anche per i giocatori come Isner dover percorrere 250 o più piedi in un punto, 76 o più metri, non sarebbe impossibile. Quindi, anche i giocatori con uno stile che minimizza gli spostamenti sono in grado di ricorrere alla propria resistenza per quel raro punto di lunghezza epica che potrebbero giocare in una partita.

Il prossimo articolo analizza le distanze percorse nel tennis femminile, alla ricerca delle giocatrici con stili simili a quelli di Simon e Isner.

AO Leaderboard— Men’s Distances

Il primo colpo dopo il servizio – Australian Open Series

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 17 dicembre 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

L’ottavo articolo dell’Australian Open Series.

Uno degli aspetti di maggiore differenziazione tra il tennis maschile e quello femminile è il servizio. Come evidenziato in alcune delle precedenti analisi di questa serie, la velocità dei colpi a rimbalzo nei due circuiti presenta valori tra loro comparabili. Per quanto riguarda il servizio invece, la separazione è molto più marcata: sul cemento, la velocità media della prima di servizio per gli uomini è di 115 miglia orarie (mph), o 185 km/h, per le donne di 99 mph, o 159 km/h.   

Si tratta del resto di una differenza ben conosciuta. Un aspetto meno evidente riguarda le conseguenze indirette che differenti velocità al servizio determinano sulle dinamiche osservate nei game di servizio per il tennis maschile e femminile. Grazie ai dati ricavati dalla tecnologia a disposizione, è possibile approfondire queste tematiche per una migliore comprensione iniziando dalle preferenze di scelta sul primo colpo successivo al servizio (servizio + 1), cioè il primo vero colpo dello scambio da parte del giocatore al servizio. Se il giocatore al servizio ha creato una situazione di vantaggio con la battuta, ci si aspetta che sia più incline a giocare un dritto d’attacco. Succede effettivamente questo?

Utilizzando i dati raccolti dal Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis, per le edizioni degli Australian Open dal 2014 al 2016, troviamo che per il colpo successivo alla prima di servizio gli uomini utilizzano il dritto il 68% delle volte rispetto al rovescio, come mostrato nell’immagine 1 (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse su ciascuna barra, n.d.t.). Una differenza molto netta se paragonata alla scelta delle giocatrici al servizio, che giocano il dritto nel primo colpo dopo il servizio il 58% delle volte, con una preferenza quindi molto meno accentuata. Sulla seconda di servizio la differenza tra generi non è così rilevante, il che suggerisce un ruolo dominante del servizio nella preferenza per il dritto.

IMMAGINE 1 – Percentuali di preferenza del dritto sul primo colpo successivo al servizio per il giocatore al servizio, Australian Open 2014-16

Se si prende a riferimento l’anno, troviamo che la preferenza del dritto nel tennis maschile è stata ancora più evidente nell’edizione del torneo di due anni fa. Nel 2014 infatti, gli uomini hanno colpito di dritto quasi l’80% delle volte sulla prima di servizio. Per le donne invece la tendenza è stata opposta, con una distribuzione praticamente identica del primo colpo dopo il servizio tra dritto e rovescio. 

IMMAGINE 2 – Dinamiche di preferenza del dritto sul primo colpo successivo al servizio per il giocatore al servizio, Australian Open 2014-16

Il primo colpo successivo al servizio è un possibile indicatore del modo in cui selezione dei colpi e tattiche di gioco determinino differenze tra il tennis maschile e quello femminile. E le dinamiche che risultano da questa osservazione mostrano come, nel tempo, la selezione dei primi colpi nei game al servizio si sia molto avvicinata. Questo significa che è lecito attendersi che, nel tennis femminile, il primo colpo dello scambio da parte della giocatrice al servizio sia più di attacco e più prevedibile oggi di quanto non lo fosse due anni fa. Nei prossimi anni vedremo se queste tendenze saranno confermate o se assisteremo a evoluzioni di altra natura. 

AO Leaderboard— Serve Plus 1 Stroke

Scambi vincenti – Australian Open Series

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 10 dicembre 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il settimo articolo dell’Australian Open Series.

Quando si pensa alla capacità di dominare uno scambio lungo, vengono in mente quei giocatori con la tendenza a giocare punti caratterizzati da molti colpi e in grado di vincerli con regolarità. Sebbene durante qualche torneo appaiano indicazioni sulla lunghezza tipica di uno scambio, di solito non conosciamo le probabilità di vincerlo che un giocatore possiede in funzione del protrarsi dello scambio. Nell’articolo si affronta la tematica utilizzando i dati raccolti dal Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis.

La lunghezza dello scambio è fortemente condizionata dall’efficacia del servizio, ci si aspetta cioè uno scambio più lungo nel caso in cui il servizio non sia un vincente o non consenta al giocatore al servizio di chiudere il punto con il suo secondo colpo. Come passaggio iniziale, quindi, analizziamo le prestazioni e la lunghezza dello scambio per i giocatori al servizio. L’immagine 1 mostra la percentuale di punti vinti dai giocatori al servizio nelle edizioni dell’Australian Open dal 2014 al 2016 negli scambi lunghi (più di 4 colpi) e in quelli corti (entro i 4 colpi), conteggiando il servizio come primo punto dello scambio (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse su ciascuna bolla, n.d.t.). Il limite dei 4 colpi è arbitrariamente scelto, ma è stato utilizzato anche in altre analisi per definire il tennis come gioco di “primo attacco”, cioè quello in cui la maggior parte dei punti si concludono, servizio compreso, entro i 4 colpi.

Se molti dei nomi più famosi si trovano nella parte alta della classifica, come Novak Djokovic, Andy Murray e Rafael Nadal, è perché il riferimento numerico si concentra sulla percentuale di vittorie. Osserviamo anche l’universalità del vantaggio associato al servizio, dovuta al fatto che, preso un determinato punto, è molto probabile che tutti i giocatori di vertice abbiano vinto quel punto sul proprio servizio. Tuttavia, è un vantaggio che subisce variazioni considerevoli. Prendiamo Roger Federer, il quale al servizio vince l’81% degli scambi corti ma solo il 51% di quelli lunghi. In confronto, Fabio Fognini al servizio vince il 68% degli scambi corti e il 54% di quelli lunghi.

IMMAGINE 1 – Percentuale di punti vinti al servizio rispetto alla lunghezza dello scambio per il tennis maschile, Australian Open 2014-16

Cambiando prospettiva ed esaminando la percentuale di punti vinti dal giocatore alla risposta rispetto alla lunghezza dello scambio, si modificano anche i valori. L’immagine 2 fornisce un dettaglio su quei giocatori che ottengono i risultati migliori di fronte a un servizio debole dell’avversario. Notiamo l’eccezionalità di Djokovic e Kei Nishikori nel primeggiare negli scambi lunghi sia al servizio che alla risposta. Per tutti i giocatori dell’elenco fino a Juan Martin Del Potro siamo in presenza di prestazioni notevoli perché, con una percentuale del 50% o superiore, dopo due colpi sono in grado di eliminare il vantaggio associato al servizio dell’avversario.

IMMAGINE 2 – Percentuale di punti vinti alla risposta rispetto alla lunghezza dello scambio per il tennis maschile, Australian Open 2014-16

Anche nel tennis femminile la lunghezza degli scambi e le percentuali di punti vinti sono condizionate dal servizio, ma in misura inferiore rispetto a quello maschile, come mostra l’immagine 3. Anzi, assistiamo a dinamiche specifiche per le giocatrici al servizio che registrano le più alte percentuali di scambi lunghi vinti, come ad esempio la vincitrice delle Finali di stagione 2016 Dominika Cibulkova o Lucie Safarova. Per queste giocatrici infatti, la lunghezza degli scambi è virtualmente ininfluente sulla percentuale di punti vinti al servizio.

Giocatrici come Madison Keys e Serena Williams evidenziano dinamiche di gioco più simili a quelle degli uomini: una percentuale tra il 10 e il 20% di vantaggio sui punti vinti al servizio negli scambi corti.

IMMAGINE 3 – Percentuale di punti vinti al rispetto alla lunghezza dello scambio per il tennis femminile, Australian Open 2014-16

Si assiste al cambiamento più radicale esaminando i punti vinti dalle giocatrici alla risposta, che sono in una posizione molto più favorevole rispetto agli uomini per prendere il controllo del punto dopo due colpi. E alcune giocatrici sembrano avere un’abilità superiore nel ricavare vantaggio dalle opportunità sugli scambi lunghi. Sia Cibulkova che Johanna Konta, con una percentuale di punti vinti sugli scambi lunghi maggiore del 60%, rendono il game di servizio delle avversarie più combattuto nel caso in cui il punto non si concluda velocemente.

IMMAGINE 4 – Percentuale di punti vinti alla risposta rispetto alla lunghezza dello scambio per il tennis femminile, Australian Open 2014-16

AO Leaderboard— Rally Winners

La lunghezza dello scambio – Australian Open Series

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 3 dicembre 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il sesto articolo dell’Australian Open Series.

La lunghezza di uno scambio è un valido indicatore della presenza di diversi stili di gioco. Ci si aspetta che i giocatori che limitino lo scambio a pochi colpi abbiano un servizio dominante e siano più propensi a scendere a rete. I giocatori che invece entrano più spesso in scambi prolungati tendono a preferire il gioco da fondo e hanno un’arma nei colpi a rimbalzo e nella resistenza.

Alcuni opinionisti hanno definito il tennis professionistico come un tennis di “primo attacco”, visto che la maggior parte dei punti si concludono, servizio compreso, entro i 4 colpi. Sebbene sia una dinamica tipica per il giocatore al servizio cercare di vincere il punto prima che il giocatore alla risposta abbia effettuato il suo secondo colpo, sappiamo anche che esistono vari gradi di differenziazione tra singoli giocatori.

Questo articolo analizza le differenze tra giocatori in termini di lunghezza dello scambio. In particolare, quali sono i giocatori che chiudono lo scambio più velocemente e quali più lentamente? E ancora, quali giocatori al servizio affrontano gli scambi più lunghi sulla seconda? La risposta alla prima domanda fornisce informazioni sulla tendenza, in generale, di un giocatore rispetto allo scambio e, dunque, sul suo stile di gioco più ricorrente. La risposta alla seconda domanda fornisce informazioni più specifiche sulla vulnerabilità della seconda di servizio: se un giocatore si trova ad affrontare più frequentemente scambi più lunghi sulla seconda significa che ha una seconda di servizio debole.

Come sempre, i dati raccolti sono stati elaborati dal Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis, e si riferiscono alle edizioni degli Australian Open dal 2014 al 2016. In questa sede, lo scambio è da intendersi come la somma di tutti i colpi di un punto, compreso il servizio.

Usando i 4 colpi come limite tra scambi corti e scambi lunghi, l’immagine 1 mostra come la frequenza con la quale il 90% dei giocatori di vertice entra in uno scambio lungo si attesti tra il 20 e il 36% (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse su ciascuna bolla, n.d.t.). Il giocatore più bravo a limitare gli scambi lunghi in queste tre edizioni degli Australian Open è stato l’americano Jack Sock, con solo il 18% degli scambi superiori ai 4 colpi (non c’è da stupirsi che sia anche tra i più forti giocatori di doppio). Appena sotto Sock ci sono giocatori dal grande servizio che cercano gli scambi brevi, come Sam Groth, John Isner e Vasek Pospisil.

Anche se Rafael Nadal è noto per giocare più scambi lunghi della media, almeno sul cemento diventa un giocatore più tipico. La sua frequenza del 28% di scambi lunghi lo pone dietro Andy Murray e Novak Djokovic che, con il 34% sul cemento, sono due dei giocatori con la frequenza maggiore di scambi lunghi.

IMMAGINE 1 – Scambi superiori ai 4 colpi per il tennis maschile, Australian Open 2014-16

Se si analizza la variazione della lunghezza tipica di uno scambio sulla seconda di servizio di un giocatore, si nota come la maggior parte dei giocatori affronta scambi lunghi più frequentemente su questo tipo di punti. Prendiamo il caso di Nicolas Almagro, il quale ha la tendenza a tenere lo scambio corto nella maggior parte dei punti (al servizio o alla risposta), con una frequenza di scambi lunghi solo del 20%. Sulla seconda di servizio però questa percentuale sale al 38%, quasi il doppio.

Ci sono alcune interessanti eccezioni, ad esempio John Isner, con il suo servizio potente. Sulla seconda di servizio i suoi scambi sono mediamente più corti, e questo potrebbe essere l’effetto di un campione più ridotto di seconde di servizio giocate da Isner o indicazione del fatto che i suoi servizi sono tutti molto efficaci.

Un’eccezione meno ovvia è quella di Fernando Verdasco, che mantiene la stessa distribuzione di scambi su tutti i punti e sulle seconde di servizio, rendendo le sue strategie sulla seconda di servizio degne di un’analisi dedicata.

Per il tennis femminile gli scambi più lunghi sono più frequenti, con il 90% delle giocatrici di vertice che si attesta tra il 23 e il 44% delle volte. Come per gli uomini, notiamo la presenza di giocatrici dal servizio più efficace e dallo stile di gioco di attacco e più aggressivo tra quelle con il maggior numero di scambi corti. Come mostrato nell’immagine 2, fanno parte di questo gruppo Karolina Pliskova, Serena Williams e Petra Kvitova, con una frequenza di scambi lunghi solamente tra il 23 e il 24%.

Nella parte bassa della classifica tra le giocatrici con il maggior numero di scambi lunghi troviamo Angelique Kerber, Simona Halep e Victoria Azarenka, con una frequenza più alta del 40% nelle passate edizioni degli Australian Open.

IMMAGINE 2 – Scambi superiori ai 4 colpi per il tennis femminile, Australian Open 2014-16

Rispetto al tennis maschile, tra le giocatrici si registra una maggiore varietà nelle differenze tra la lunghezza degli scambi e la lunghezza degli scambi sulla seconda di servizio. In particolare, troviamo un sottoinsieme più numeroso di giocatrici con scambi più corti sulla seconda di servizio rispetto alla lunghezza media dei loro scambi, tra cui Camila Giorgi e Flavia Pennetta. Se ne può dedurre che, sebbene il servizio delle donne sia meno dominante di quello degli uomini, riesce a offrire una maggiore varietà di stili di gioco.

AO Leaderboard— Rally Lengths

La velocità del dritto a rimbalzo – Australian Open Series

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 26 novembre 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il quinto articolo dell’Australian Open Series.

Dopo aver analizzato la velocità del rovescio nel primo articolo della serie, in questo approfondimento l’attenzione è rivolta di nuovo ai colpi a rimbalzo, in particolare alla velocità del dritto. I grafici che seguono mostrano la velocità all’impatto, misurata in miglia orarie (mph), dei dritti a rimbalzo (intesi come dritti che finiscono entro tre metri dalla linea di fondo) durante le edizioni degli Australian Open dal 2014 al 2016.

Come rappresentato nell’immagine 1, la maggior parte dei giocatori raggiunge sul dritto velocità medie tra le 71 e 88 mph, cioè tra i 114 e 141 km/h (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse su ciascuna bolla, n.d.t.). Sebbene in presenza di un campione ridotto di colpi, è l’americano Jack Sock ha registrare la velocità media più alta con 86 mph, cioè 138 km/h. Nel gruppo dei giocatori sopra le 80 mph ci sono anche Dominic Thiem e Stanislas Wawrinka. Juan Martin Del Potro (il quale purtroppo per via degli infortuni ha giocato solo 2 partite agli Australian Open tra il 2014 e il 2016) è appena dietro con una velocità media pari a 80 mph, circa 129 km/h.

A immediata distanza troviamo i dritti profondi di Novak Djokovic, Rafael Nadal e Grigor Dimitrov, tutti con velocità medie di 79 mph (128 km/h). Sorprende vedere Andy Murray, l’attuale numero 1 del mondo, più in basso, con una velocità media di 75 mph (121 km/h), che lo pone comunque davanti agli australiani Nick Kyrgios e Bernard Tomic.

IMMAGINE 1 – Velocità del dritto per il tennis maschile, Australian Open 2014-16

Così come osservato rispetto alle velocità del rovescio, anche la differenza tra la velocità di un tipico dritto degli uomini e quella di un dritto delle donne è limitata. Anche le donne colpiscono su velocità tra le 70 e 79 mph, cioè tra i 113 e 127 km/h, anche se meno giocatrici raggiungono velocità di 80 miglia o superiori con la stessa frequenza degli uomini. L’americana Madison Keys è un’eccezione: con una media di 81 mph (130 km/h), possiede un dritto in grado di competere con gli uomini.

Tra le altre giocatrici di potenza troviamo Samantha Stosur, Sloane Stephens e Petra Kvitova, che hanno in media un dritto tra le 75 e 76 mph (120-122 km/h). Sorprendentemente, Serena Williams e Venus Williams sono più indietro in questa classifica, con dritti a 73 mph (117 km/h), una possibile evidenza del fatto che scelgano con attenzione quando colpire di potenza. Per altre giocatrici, come Agnieszka Radwanska e Roberta Vinci, una minore velocità suggerisce un gioco più difensivo o con maggiori variazioni.

All’ultimo posto, con una velocità media di 53 mph (85 km/h), si posiziona Monica Niculescu, per quanto con un solo dritto a rimbalzo profondo nel campione. L’unica giocatrice tra le prime a preferire lo slice di dritto, Niculescu si affida al fattore sorpresa piuttosto che alla velocità e profondità.

IMMAGINE 2 – Velocità del dritto per il tennis femminile, Australian Open 2014-16

AO Leaderboard— Forehand Speeds

Tempo di reazione – Australian Open Series

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 19 novembre 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il quarto articolo dell’Australian Open Series.

Nel precedente approfondimento di questa serie, ho introdotto il concetto di pressione alla risposta e ne ho ipotizzato il calcolo considerando la quantità di tempo che il giocatore alla risposta concede al giocatore al servizio per colpire il suo secondo colpo. Ci si aspetta che i giocatori in grado di esercitare più pressione con la risposta al servizio aggrediscano più velocemente la pallina e imprimano più forza al loro colpo, con i piedi all’interno del campo.

Qui, voglio portare l’attenzione su una parte di quel meccanismo, l’aggressione sulla pallina, analizzando i tempi di reazione alla risposta al servizio.

In questa analisi, il tempo di reazione rappresenta i secondi attesi necessari al giocatore alla risposta per colpire il servizio dell’avversario, che viaggia a una velocità media, dal momento in cui la pallina supera la rete. La velocità media del servizio è la stessa per ciascun giocatore/giocatrice di entrambi i circuiti, quindi i tempi di reazione sono tutti calcolati rispetto al medesimo standard, attraverso il metodo della regressione ridge. Non sarebbe infatti corretto affermare che il giocatore alla risposta ha tempi di reazione lunghi solo perché ha dovuto rispondere a un numero maggiore di servizi lenti rispetto ad altri giocatori. Questo metodo cerca appunto di evitarlo.

Il grafico dell’immagine 1 mostra il tempo di reazione dei giocatori, dal più breve al più lungo, basato sui dati raccolti agli Australian Open dal 2014 al 2016 (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse su ciascuna bolla, n.d.t.). Sono stati considerati solo i giocatori con 150 o più risposte al servizio nel periodo di riferimento, in modo da assicurare una misurazione sufficientemente precisa per ciascun giocatore. La dimensione delle bolle riflette il numero di risposte al servizio del giocatore disponibili nel campione, e a dimensione maggiore corrisponde una stima con un livello di confidenza più alto.

In cima alla classifica troviamo l’australiano Nick Kyrgios con un tempo di reazione atteso di 0.61 secondi, subito davanti a Roger Federer con 0.62 secondi, a supporto di tutti coloro che sostengono che Federer è in grado di leggere il servizio più velocemente della maggior parte dei giocatori. Anche molti dei partecipanti alle Finali di stagione 2016 hanno un tempo di reazione breve: Gael Monfils e Novak Djokovic sono nella parte alta con 0.64 secondi.

Andy Murray, che ha sconfitto Stanislas Wawrinka a Londra, lo batte anche nel tempo di reazione, con 0.64 secondi, in media, rispetto agli 0.65 secondi di Wawrinka. Con i suoi 0.70 secondi in media, Milos Raonic è da considerarsi invece in qualche modo un’eccezione rispetto ai giocatori di vertice.

IMMAGINE 1 – Tempi di reazione per il tennis maschile, Australian Open 2014-16

Nel tennis femminile, troviamo dei tempi di reazione superiori agli 0.70 secondi per più giocatrici di vertice, aspetto che si può attribuire a servizi generalmente più lenti. Tuttavia, alcune giocatrici hanno tempi di reazione così brevi da essere competitivi rispetto a quelli maschili. In cima alla classifica troviamo Venus Williams, con un tempo di reazione lampo di 0.67 secondi. Serena Williams non è tanto più indietro, con 0.69 secondi, appena sotto a giocatrici come Ana Ivanovic, Eugenie Bouchard e Garbine Muguruza.

Nella zona dei tempi di reazione più lunghi troviamo giocatrici dallo stile più difensivo come Caroline Wozniaki, con un tempo di 0.76 secondi, e Sara Errani, con 0.8 secondi. Sono rimasta sorpresa nel vedere in questo gruppo anche Madison Keys e Simona Halep, con 0.78 secondi o sopra nel tempo di reazione, perché il loro gioco mi sembra più aggressivo alla risposta di quanto questi numeri indichino. Una possibile spiegazione sta nel fatto che, sebbene alcune giocatrici con tempi più lunghi colpiscano la pallina con maggiore violenza, perdono più tempo in quanto sono posizionate lontano dalla riga di fondo. Sono necessari però ulteriori approfondimenti per vedere se questa è una valida conclusione.

IMMAGINE 2 – Tempi di reazione per il tennis femminile, Australian Open 2014-16

AO Leaderboard— Reaction Time

Pressione alla risposta – Australian Open Series

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 12 novembre 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il terzo articolo dell’Australian Open Series.

L’analisi qui presentata affronta la pressione alla risposta, termine con cui identifico quelle situazioni in cui un giocatore aggredisce il servizio dell’avversario con un colpo che lascia al giocatore al servizio un tempo di reazione ridotto. Sebbene si abbia l’impressione che alcuni giocatori riescano a mettere pressione anche da posizioni difensive, raramente i numeri a disposizione ci aiutano a identificarli con precisione.

Beneficiando dei dati generati dalla tracciatura di giocatori e pallina in campo e raccolti dal Game Insight Group di Tennis Australia per le edizioni degli Australian Open tra il 2014 e il 2016, definiamo “pressione alla risposta” la quantità di tempo che il giocatore alla risposta concede al giocatore al servizio per reagire al primo colpo successivo al servizio. Minore il tempo a disposizione per il giocatore al servizio per il suo colpo successivo al servizio (servizio + 1), maggiore la pressione che egli dovrà gestire.

Il tempo necessario al colpo del giocatore in risposta per raggiungere il giocatore al servizio è determinato dalla velocità della risposta e dalla posizione in campo di entrambi i giocatori. Il giocatore alla risposta può colpire la pallina con violenza, ma se si trova un metro e mezzo oltre la linea di fondo (ad esempio Rafael Nadal) non riesce a imporre lo stesso tipo di pressione di una pallina che si muove alla stessa velocità ma che è stata colpita 30 centimetri all’interno del campo.

Un altro elemento da considerare è la velocità del servizio. Se un giocatore si trova a risponde a servizi deboli o lenti, la sua risposta sembrerà più veloce e potente di quanto in realtà sia, e viceversa. Se vogliamo isolare la componente risposta rispetto al servizio, dobbiamo mettere a confronto la risposta di ogni giocatore rispetto a una combinazione omogenea di servizi.

Le statistiche che seguono sulla pressione alla risposta cercano di tenere in considerazione questi aspetti (la velocità del servizio e la posizione del giocatore) analizzando la velocità alla risposta stimata rispetto a una prima e una seconda di servizio medie (intese come prima e seconda che viaggiano alle velocità medie del circuito di riferimento). Questa frequenza è poi moltiplicata per la distanza tipica di un giocatore dalla linea di fondo. Complessivamente, l’indice di pressione alla risposta è espresso come i secondi attesi necessari al colpo alla risposta a raggiungere la rete rispetto alla ricezione di un servizio “tipico”.

Nel circuito maschile, molti dei migliori 8 giocatori che hanno preso parte alle Finali di stagione 2016 sono in cima a questa speciale classifica illustrata nell’immagine 1 (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse su ciascuna bolla, n.d.t.). Novak Djokovic e Kei Nishikori sono ai primi posti, con un tempo atteso di 0.43 secondi affinché la loro risposta a un servizio medio superi la rete. Tra gli altri giocatori che mettono maggiore pressione alla risposta troviamo alcuni di quelli con uno stile di gioco più offensivo e di attacco, come Lukas Rosol e Tomas Berdych, e giocatori caratterizzati dalla potenza nei colpi a rimbalzo, come Milos Raonic e Juan Martin Del Potro (è da notare che per alcuni dei giocatori in cima alla classifica il campione di colpi considerato è più ridotto rispetto agli altri, come evidenziato dalla dimensione delle bolle nel grafico, e quindi i valori a essi associati vanno trattati con maggiore prudenza).

Dalla parte opposta della lista, Rafael Nadal si pone come uno dei giocatori con minore pressione alla risposta. Questo non dovrebbe rappresentare una sorpresa perché Nadal è noto per stare molto dietro la linea di fondo nella maggior parte delle risposte al servizio. Più sorprendete è trovare Gael Monfils in fondo a questo elenco, probabilmente per la sua posizione alla risposta o forse perché una predisposizione all’attacco non è per Monfils così frequente come per altri giocatori.

IMMAGINE 1 – Pressione alla risposta per il tennis maschile, Australian Open 2014-16

Nel tennis femminile, la pressione alla risposta sembra seguire più fedelmente il successo sul circuito. Alcune delle giocatrici che mettono maggiore pressione sul colpo successivo al servizio sono Petra Kvitova, Garbine Muguruza, Serena Williams e Venus Williams. Altre giocatrici che insediano il vertice della classifica sono note per il loro stile aggressivo, come Victoria Azarenka e Madison Keys. Anche giocatrici in crescita come Karolina Pliskova e Monica Puig, medaglia d’oro a Rio 2016, fanno parte del gruppo di giocatrici con una pressione alla risposta di 0.43 secondi o inferiore.

Verso la parte bassa della classifica troviamo regolariste come Caroline Wozniacki e Saisai Zheng. Nonostante l’adozione di uno stile di gioco più aggressivo, la numero uno del mondo Angelique Kerber rimane comunque tra le giocatrici più difensive, almeno in termini di indice di pressione alla risposta. Si può anche notare che giocatrici d’attacco come Naomi Osaka e Daria Gavrilova sembrano avere margini di miglioramento nell’esercitare pressione alla risposta.

IMMAGINE 2 – Pressione alla risposta per il tennis femminile, Australian Open 2014-16

Nel confronto tra uomini e donne sulla pressione alla risposta agli Australian Open, emerge un’interessante osservazione: le giocatrici di vertice esercitano più pressione alla risposta degli equivalenti giocatori di vertice. In altre parole, la giocatrice alla risposta tende a lasciare meno tempo alla giocatrice al servizio per il colpo successivo al servizio rispetto a quanto faccia il giocatore alla risposta nei confronti del secondo colpo del giocatore al servizio. Questo potrebbe dipendere dal fatto che generalmente il servizio delle giocatrici crea pressione minore di quello dei giocatori, lasciando maggiore possibilità alla giocatrice in risposta di colpire la pallina in anticipo e con i piedi molto dentro al campo. Quindi, mentre la potenza e la velocità del tennis maschile e di quello femminile possono differire, ci sono situazioni in cui le donne hanno il sopravvento.

AO Leaderboard— Return Pressure

Superare la rete – Australian Open Series

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 5 novembre 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il secondo articolo dell’Australian Open Series.

L’analisi qui presentata riguarda le statistiche di superamento della rete, raccolte dal Game Insight Group di Tennis Australia per le edizioni degli Australian Open tra il 2014 e il 2016. Con superamento della rete si fa riferimento al margine con il quale la pallina scavalca la rete, cioè la distanza tra la pallina e il filo della rete nel punto esatto in cui la sorpassa. Le statistiche sul margine forniscono indicazioni più precise sull’accuratezza e la rotazione dei colpi, in circostanze in cui solitamente colpi più piatti tendono ad avere meno margine – quindi a essere meno alti sopra la rete – quando superano il centro del campo. Dovremmo aspettarci dunque che, in generale, i giocatori che imprimono meno rotazione alla palla e mirano più in basso siano quelli con minore margine sulla rete.

L’immagine 1 mostra il margine tipico dei colpi a rimbalzo per il tennis maschile nelle edizioni degli Australian Open tra il 2014 e il 2016 (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse su ciascuna bolla, n.d.t.). I giocatori sono classificati per l’altezza con cui superano la rete con il dritto (in ordine crescente, da quella inferiore a quella superiore). È incluso anche il margine con il rovescio, in modo da raffrontare questo colpo alle caratteristiche del dritto. Nel grafico, le bolle sono dimensionate rispetto al numero di colpi: bolle più piccole quindi indicano un giocatore con un campione di colpi ridotto (e una maggiore incertezza statistica).

Ci sono circa 20 giocatori il cui dritto tipicamente passa sopra la rete a una distanza non superiore ai 60 centimetri, la più corta in assoluto nel tennis. È un gruppo che comprende alcuni dei grandi servitori – Milos Ranoic e John Isner – oltre a giocatori noti per un dritto piatto e veloce, Juan Martin Del Potro, Lukas Rosol, Roger Federer e Novak Djokovic. Non sorprende vedere Rafael Nadal in fondo alla classifica, con un margine medio di 0.78 metri che lo pone nella stessa zona di Dominic Thiem e Tommy Robredo.

Dal turbine di bolle intorno al dritto è possibile notare che le caratteristiche del rovescio differiscono notevolmente da quelle del dritto. Questo suggerisce la presenza di vari orientamenti strategici nello stile dei colpi, con alcuni giocatori che possiedono un dritto piatto e un rovescio più arrotato/lento (come Jo Wilfried Tsonga e Jeremy Chardy), giocatori che colpiscono tendenzialmente di piatto con entrambi i colpi (Bernard Tomic e Andreas Seppi) e giocatori che invece preferiscono maggiore rotazione (Lleyton Hewitt e Andy Murray). In funzione dei diversi livelli di combinazione tra colpi piatti e arrotati, si possono poi trovare molte altre varianti.

IMMAGINE 1 – Margine dei colpi a rimbalzo per il tennis maschile, Australian Open 2014-16

Per quanto riguarda le donne, troviamo nelle prime 10 posizioni per margine di superamento della rete con il dritto alcune delle giocatrici con i colpi più forti e piatti del circuito: Madison Keys, Petra Kvitova e Garbine Muguruza. Ogni giocatrice di questo gruppo supera la rete con un margine medio di 0.55 metri o inferiore. È più probabile che le giocatrici che affrontano i tornei dello Slam abbiano dritto e rovescio dalla parabola più accentuata rispetto alla controparte maschile. Sara Errani e Saisai Zheng sono giocatrici che hanno raggiunto successo nel circuito nonostante un dritto dalla parabola tra le più accentuate nel tennis.

Come osservato per gli uomini, anche per la maggior parte delle giocatrici c’è discordanza nella tipologia di margine del dritto e del rovescio. Alcune interessanti eccezioni sono quelle di Serena Williams, Maria Sharapova e Johanna Konta, le cui altezze medie di superamento della rete sul dritto e sul rovescio sono praticamente indistinguibili.

IMMAGINE 2 – Margine dei colpi a rimbalzo per il tennis femminile, Australian Open 2014-16

AO Leaderboard— Net Clearance