Dovremmo sorprenderci della stagione che Murray sta avendo sulla terra?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 15 maggio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Dopo diversi tornei sulla terra battuta, in molti si sarebbero aspettati di vedere Andy Murray in almeno una finale o anche di aver portato a casa un titolo. Ma con una netta sconfitta negli ottavi di finale da Borna Coric al Madrid Masters (e poi nella prima partita agli Internazionali d’Italia a Roma da Fabio Fognini, n.d.t.) Murray è uscito dal torneo prima di quanto si pensasse per la terza volta nella stagione sulla terra.

I risultati sulla terra di Murray nel 2017 sono stati deludenti, sotto ogni punto di vista. Considerando però che anche per i giocatori migliori esiste, in varia misura, una probabilità di sconfitta, forse la situazione di Murray è da ricondursi solo a una striscia di partite sfortunate.

Quanto dovremmo dare peso alle sconfitte di Murray sulla terra si riduce a un tema di aspettative. Con l’avvio del 2017, ci si attendeva che Murray avrebbe fatto come il 2016 o ancora meglio. Nei primi mesi del 2016 infatti, Murray aveva giocato due tornei contro i tre di quest’anno, avendo aggiunto Barcellona. Tuttavia, alla fine del Madrid Masters 2016 aveva vinto quasi il doppio delle partite sulla terra rispetto a quelle della stagione in corso (7 nel 2106, 4 nel 2017), come mostrato nell’immagine 1 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Partite vinte da Murray sulla terra (incluso il Madrid Masters)

Il calo del 2017 però potrebbe essere attribuito a dei tabelloni più difficili. In presenza di un percorso più impegnativo nel torneo, si dovrebbe prevedere per Murray qualche sconfitta addizionale.

Quali considerazioni emergono quindi nel confronto tra la qualità degli avversari di Murray nel 2016 e nel 2017?

Un modo con cui possiamo valutare la difficoltà degli avversari è quello di rapportare le prestazioni effettive di Murray sulla terra rispetto a quelle attese, prestazioni attese che sono strettamente legate alla qualità dell’avversario. Ad esempio, una sconfitta contro Rafael Nadal desta meno sorpresa di una contro Albert Ramos. In questo articolo, l’esatta misura delle nostre attese arriva dalla valutazione del sistema Elo di Murray e dei suoi avversari al momento della partita.

L’immagine 2 mostra la differenza nell’esito delle partite di Murray rispetto alle attese, espresse in percentuale (con -100 che rappresenta l’attesa più bassa possibile e +100 la più alta). Si tratta di un concetto simile alle statistiche avanzate che analizzano la prestazione rispetto alle attese, come ad esempio i Punti sopra le attese utilizzati in alcuni sport di squadra.

Le vittorie del 2017 rispetto a quelle attese mostrano che ogni sconfitta suggerisce una prestazione inferiore di livello preoccupante. E’ l’elemento più evidente in contrasto con il 2016, nel quale le sconfitte contro Nadal o Novak Djokovic in preparazione al Roland Garros erano in linea con le attese. Anche le vittorie di Murray però sono rivelatrici. A oggi, non ha avuto alcuna vittoria sulla terra che possa eguagliare le sue migliori vittorie del 2016.

IMMAGINE 2 – Differenza Over/Under di Murray nei tornei preparatori sulla terra

Come mostrato dall’immagine 3, il punteggio complessivo delle vittorie sopra le attese mette in evidenza le prestazioni negative di Murray sulla terra nel 2017. E non si può dare la colpa alla sfortuna del tabellone.

IMMAGINE 3 – Punteggio complessivo delle prestazioni di Murray sulla terra (incluso il Madrid Masters)

Rispondendo a una domanda sullo stato del proprio gioco dopo la sconfitta da parte di Coric a Madrid, Murray ha detto che c’è forte motivo di preoccupazione. E i numeri relativi alle sue vittorie e sconfitte nel 2017 rispetto al 2016 ne sono una conferma. Ma non spiegano come mai Murray sia in fase di declino.

Vista l’importanza del servizio ai fini di una vittoria nel circuito maschile, è lecito chiedersi se un calo nel servizio possa essere uno dei motivi. Qualche risentimento dall’infortunio al gomito, che aveva già costretto Murray a saltare una parte della stagione, potrebbe giustificare un peggioramento nel servizio.

In questo senso, le semplici percentuali di punti vinti con il servizio sulla terra nel 2016 e nel 2017 (Madrid Masters compreso) sono difficili da interpretare perché subiscono inevitabilmente l’influenza della qualità alla risposta degli avversari di Murray, che non sono gli stessi anno per anno. Serve quindi trovare un modo per escludere la qualità alla risposta dell’avversario così da isolare la vera prestazione al servizio da parte di Murray.

La mia soluzione è l’introduzione una percentuale di servizio corretta per l’avversario. Sulla base degli ultimi due anni di partite ATP, a ogni giocatore alla risposta viene attribuito un punteggio dato dalla percentuale di punti che vincono sul servizio dell’avversario. Ad esempio, in media Djokovic costringe i suoi avversari a calare del 10% al servizio. Possiamo definirlo “l’effetto del giocatore alla risposta”.

All’effettiva percentuale di servizio si aggiunge poi l’effetto del giocatore alla risposta per ottenere il punteggio aggiustato o corretto. Quindi, un giocatore che ha vinto il 55% dei punti al servizio contro Djokovic ottiene una prestazione aggiustata al servizio del 65%, a indicazione di quanto abbia servito bene considerando la bravura di Djokovic alla risposta. Al contrario, nel caso di giocatori che con una scarsa prestazione alla risposta hanno di fatto aiutato il giocatore al servizio, l’effetto del giocatore alla risposta viene sottratto dall’effettiva percentuale di punti vinti al servizio.

IMMAGINE 4 – Prestazione aggiustata al servizio di Murray

L’immagine 4 mostra la prestazione aggiustata al servizio di Murray sulla terra nel 2016 e nel 2017 (Madrid Masters compreso). La media del 68% del 2016 è scesa al 63% nel 2017. L’anno scorso Murray ha servito sopra al 75% in tre partite e solo due volte è andato sotto il 60%. Nel 2017, Murray ha avuto solo una partita al di sopra del 75% (a Madrid contro Marius Copil), mentre per tre volte è andato sotto il 60%.

Sono numeri che segnalano chiaramente come Murray, nel 2017, non stia servendo allo stesso livello raggiunto nel 2016. Se non sono le conseguenze dell’infortunio, cosa può esserci dietro alla decisa diminuzione della prestazione di Murray al servizio?

Should We Be Surprised by Murray’s 2017 Clay Performance So Far?

La strategia di Benoit Paire sulla seconda di servizio

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 12 maggio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

In uno dei miei ultimi tweet ho fatto notare come i due giocatori più bassi tra quelli recentemente in evidenza sul circuito maschile, vale a dire Dudi Sela e Diego Sebastian Schwartzman, abbiano totalizzato complessivamente meno doppi falli nel 2017 di Benoit Paire, alto 196 cm, seppur in presenza di un numero maggiore di game di servizio giocati. Era un’osservazione un po’ ironica, sembra invece offrire lo spunto per considerazioni relative alle strategie di servizio.

Una possibile spiegazione del fatto che Paire commetta più doppi falli è quella per cui abbia un approccio più rischioso per vincere più punti con la seconda. Non sembra però un rischio ripagato, visto che quest’anno Paire ha vinto solo il 46% dei punti con la seconda, una percentuale significativamente peggiore della media dei primi 100 della classifica. Sela (175 cm) e Schwartzman (170 cm), che pagano una notevole differenza da Paire in statura, hanno vinto nella stagione il 51% dei punti con la seconda.

Ci si chiede quindi se Paire debba fare leva sull’altezza e adottare una modalità più conservativa con la seconda.

Iniziamo con il notare che la strategia di Paire è rischiosa anche con la prima di servizio, che rimane in campo nel 51.6% delle volte. E’ una strategia che può avere giustificazione, visto che Paire vince una percentuale molto alta di punti con la prima, il 74.8%, molto superiore alla media dei primi 100. Tuttavia, questo vuole anche dire che per quasi la metà delle volte è costretto a giocare la seconda di servizio.

Ipotizziamo che Paire decida di rischiare meno con la seconda di servizio, in modo da portare la proporzione doppi falli su seconde (al momento pari all’11.8%) in media con il 9.4% dei primi 100 (Sela e Schwartzman sono al 9%). Questo consentirebbe a Paire di evitare 28 doppi falli, che sono anche 28 punti in meno concessi gratuitamente all’avversario.

Naturalmente, Paire non vincerebbe tutti e 28 i punti. Se si escludono i doppi falli dalla sua percentuale di punti vinti con la seconda, Paire vince il 52.2% dei punti quando la seconda è in campo. Mantenendo la stessa frequenza, 28 doppi falli in meno (quindi 28 seconde in più in campo) diventano circa 15 punti addizionali che potrebbe vincere con la seconda. I punti vinti da Paire con la seconda di servizio salirebbero così dal 46% al 47.3%.

Anche se non sembra una grande variazione – e rimane comunque ben al di sotto della media dei primi 100 – può fare la differenza, specialmente per un giocatore che gioca quasi metà dei punti al servizio dovendo ricorrere alla seconda. Una percentuale di punti vinti con la seconda del 47.3% porterebbe la percentuale complessiva di punti vinti al servizio dal 60.9% al 61.5%. Una differenza dello 0.6% è materiale? Spesso si, perché il margine tra i primi 100 è davvero ridotto.

Possiamo approssimare quanto questa variazione incida sul record di vittorie e sconfitte di Paire utilizzando un modello pitagorico con i numeri trovati in precedenza e il 61% dei punti vinti con il servizio da parte dei suoi avversari. Con un numero sufficiente di partite, è un valido metodo per avvicinarsi alla percentuale effettiva di vittorie e sconfitte di un giocatore [1].

Con le attuali percentuali di servizio, ci si attende che Paire vinca circa la metà delle partite (49.6%). Riducendo il numero di doppi falli alla media dei primi 100, la percentuale salirebbe al 52.2%. Paire gioca in media 75 partite all’anno, si tratta quindi di una differenza di circa due vittorie a stagione.

Si ottiene un risultato simile, dal 49.5% al 52.8% con le stesse percentuali di punti vinti al servizio, anche utilizzando un modello di Markov (nell’ipotesi di partite da 3 set con il tiebreak nel set decisivo).

Naturalmente, si tratta solo di stime. Limitandosi anche ai risultati ottenuti con l’attuale strategia di servizio dal 2015, Paire ha fatto significativamente meglio, rimanendo sopra al 50%. E bisogna anche sottolineare che, con una seconda di servizio più conservativa per evitare qualche doppio fallo, potrebbe non vincere la stessa percentuale di 52.2% delle 28 seconde che mette effettivamente in gioco.

Varrebbe la pena perseguire una strategia in cui Paire gioca una seconda conservativa che aggiunge due vittorie in una stagione? Credo di si, ma ovviamente io non sono Paire. Dal 2015 (escludendo il Madrid Masters 2017), in media Paire ha guadagnato 20.025 dollari a vittoria, quindi aggiungerebbe circa 40.000 dollari all’anno, cioè un incremento del 5%. Non sappiamo come due vittorie potrebbero modificare la sua classifica, perché dipende da dove e quando sono realizzate. Sulla base dei punti classifica a vittoria guadagnati da Paire, stimo che due vittorie equivalgano a un intervallo di punti tra 70 e 100, all’incirca la differenza tra essere numero 50 del mondo e numero 40.

Sento che Paire leggerà questo articolo e cambierà la sua strategia, perché naturalmente i professionisti amano ricevere suggerimenti da analisti scribacchini. Mi aspetto quindi una ricompensa proporzionata ai premi partita extra che vincerà!

Note

[1] Nel 2017, i primi 100 giocatori della classifica hanno una percentuale effettiva di vittorie del 55.6%. Il modello pitagorico, che usa un esponente 10 con una percentuale di punti vinti al servizio di 63.7% e 62.2%, restituisce una stima del 55.9%.

Benoit Paire’s Second Serve Strategy

Dominic Thiem e la Coppa Davis a Barcellona. O qualcosa del genere…

di Peter Wetz // TennisAbstract

Pubblicato il 14 maggio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nell’edizione del Barcelona Open 2017 da poco conclusasi, Dominic Thiem ha raggiunto la finale – persa poi contro Rafael Nadal – battendo nell’ordine Kyle Edmund, Daniel Evans, Yuichi Sugita e Andy Murray. Tre di questi giocatori provengono dal Regno Unito. Thiem non è esattamente un campione dell’attuale formato della Coppa Davis, avendo più volte deciso di non giocare con la selezione austriaca e con un record complessivo di 2 partite vinte e 3 perse. Almeno a Barcellona però, ha fatto vedere di poter giocare e vincere contro giocatori dello stesso paese a breve distanza di tempo: non è questo, in fondo, lo spirito della Coppa Davis?

Cerchiamo di contestualizzare questa stranezza statistica. Non è la prima volta che Thiem sconfigge tre giocatori della stessa nazionalità in un torneo, essendoci riuscito nel 2016 a Buenos Aires contro tre spagnoli. La Spagna è però una nazione ben più rappresentata del Regno Unito nei tabelloni dei tornei, e quindi il tema è meritevole di approfondimento.

Dal 1990, dei tre tornei in cui un singolo giocatore ha affrontato tre giocatori della Gran Bretagna, ha vinto tutte le partite una sola volta. Come mostrato dalla tabella che segue, Wally Masur è l’unico giocatore a essere riuscito in questa particolare impresa. Thiem rimane l’unico giocatore ad averlo fatto in un torneo disputatosi fuori dal Regno Unito.

Torneo           Turno  Vincitore  Sconfitto  Punteggio
Manchester 1993  R32    Masur      Matheson   6-4 6-4
Manchester 1993  R16    Masur      Wilkinson  6-3 6-7(4) 6-3
Manchester 1993  QF     Masur      Bates      6-4 6-3

Nottingham 1997  R32    Kucera     Lee        6-1 6-1
Nottingham 1997  SF     Kucera     Henman     6-4 2-6 6-4
Nottingham 1997  F      Rusedski   Kucera     6-4 7-5

Nottingham 2001  R32    Lee        Childs     6-4 5-7 6-0
Nottingham 2001  R16    Lee        Parmar     6-4 6-3
Nottingham 2001  QF     Rusedski   Lee        6-3 6-2

Naturalmente, la probabilità di affrontare tre giocatori del Regno Unito nello stesso torneo è piuttosto bassa, e se uno tra questi è Murray la probabilità di batterli tutti e tre è ancora più ridotta.

Proviamo ora ad ampliare la prospettiva e considerare i casi in cui un giocatore ha sconfitto tre (o più) avversari della stessa nazione non necessariamente del Regno Unito. La tabella che segue mostra i risultati dell’analisi: la prima colonna indica la nazione di riferimento, la colonna 3V si riferisce al numero delle volte in cui un giocatore ha sconfitto tre giocatori di quella nazione, la colonna 3VS si riferisce al numero di volte in cui un giocatore ha sconfitto due giocatori di quella nazione per perdere poi dal terzo e così via.

Nazione       3V  3VS  4V  4VS  5V  5VS
Stati Uniti  119  179  19   30   1    4
Spagna        98  157  17   18   3    2
Francia       28   45   5    2   1    0
Argentina     22   26   5    3   0    0
Germania      15   18   1    1   0    0
Australia     13    9   0    0   0    0
Svezia         9   16   1    0   0    0
Rep. Ceca      4    5   0    0   0    0
Olanda         4    4   0    0   0    0
Russia         4    3   0    0   0    0
Italia         2    3   1    0   0    0
Brasile        1    3   1    0   0    0
Regno Unito    1    2   0    0   0    0
Cile           1    1   0    0   0    0
Svizzera       1    1   0    0   0    0

Come ci si poteva attendere, Stati Uniti, Spagna e Francia sono ai primi posti, semplicemente perché per anni hanno avuto il più alto numero di giocatori nella classifica ufficiale. Sono anche le uniche nazioni con cinque propri giocatori affrontati dallo stesso avversario. Sulla base dei dati a disposizione, non si sono mai verificate circostanze in cui un giocatore abbia dovuto affrontare sei o più giocatori della stessa nazione. La tabella che segue mostra i tornei più recenti – di quelli numerati in grassetto nella tabella precedente (colonna 5V) – in cui un giocatore abbia sconfitto cinque avversari della stessa nazione.

Torneo          Turno  Vincitore  Sconfitto   Punteggio
Charlotte 1991  R32    Yzaga      Garner      7-6 6-3
Charlotte 1991  R16    Yzaga      Brown       6-4 6-4
Charlotte 1991  QF     Yzaga      Chang       7-6 6-1
Charlotte 1991  SF     Yzaga      Washington  7-5 6-2
Charlotte 1991  F      Yzaga      Arias       6-3 7-5
                                                 
Lione 2007      R32    Grosjean   Cadart      6-3 6-2
Lione 2007      R16    Grosjean   Santoro     4-6 6-1 6-2
Lione 2007      QF     Grosjean   Benneteau   6-7 6-2 7-6
Lione 2007      SF     Grosjean   Tsonga      6-1 6-2
Lione 2007      F      Grosjean   Gicquel     7-6 6-4
                                                  
Valencia 2008   R32    Ferrer     Navarro     6-3 6-4
Valencia 2008   R16    Ferrer     Andujar     6-3 6-4
Valencia 2008   QF     Ferrer     Verdasco    6-3 1-6 7-5
Valencia 2008   SF     Ferrer     Robredo     2-6 6-2 6-3
Valencia 2008   F      Ferrer     Almagro     4-6 6-2 7-6

Da ultimo, uno sguardo ai Fantastici Quattro. Hanno mai eliminato tre avversari della stessa nazione in un torneo? Ci sono riusciti anche loro. Nel 2014, Roger Federer ha battuto a Dubai tre avversari della Repubblica Ceca. Nel 2005, 2008 e 2013 ha battuto tre tedeschi a Halle. Nel 2009, Murray ha battuto tre spagnoli a Valencia. Nel 2007, Novak Djokovic ha battuto tre spagnoli a Estoril. Nel 2013, Nadal ha battuto 3 argentini prima ad Acapulco e poi a San Paolo. Nel 2015 è riuscito anche a battere quattro argentini a Buenos Aires. Sempre Nadal più volte ha battuto tre connazionali nello stesso torneo.

In realtà, se si considerano le nazioni in cui i tornei vengono organizzati, si tratta di una situazione piuttosto comune, per via di un numero maggiore di giocatori locali che arrivano al tabellone principale attraverso le qualificazioni o grazie all’accesso diretto delle wild card. Se si escludono questi casi, le vittorie di Federer a Dubai nel 2014 e quelle di Thiem a Barcellona 2017 si notano ancora di più.

Dominic Thiem played Davis Cup in Barcelona. Sort of…

I punti a rete sono la kryptonite di Andy Murray?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 29 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

La stagione 2017 di Andy Murray, la prima in carriera da numero 1 della classifica, è iniziata sottotono. Dopo la sconfitta negli ottavi di finale al Monte Carlo Masters, il suo record era di 13 vittorie e 4 sconfitte, in linea con le prestazioni – in termini di partite vinte alla fine di aprile – del 2016 e del 2014, ma ben lontano dal 2015, anno in cui aveva vinto 23 partite a fronte di 5 sconfitte.

Nonostante un record non troppo dissimile dagli anni precedenti, sembra che ci sia comunque qualcosa che non vada per Murray. E’ una sensazione che nasce non solo dalle sconfitte, ma dal modo e dall’avversario contro cui sono arrivate.

Tra il 2012 e il 2016, nei primi quattro mesi della stagione Murray non ha perso più di una partita contro avversari fuori dai primi 30. Nel 2017, sono già due le sconfitte da giocatori fuori dai primi 30 (una con Mischa Zverev nel quarto turno degli Australian Open e una con Vasek Pospisil nel secondo turno dell’Indian Wells Masters), avendo rischiato la terza da Gilles Muller nel primo turno di Monte Carlo.

Come mai Murray sta facendo più fatica contro avversari inferiori e normalmente sfavoriti?

Basta guardare alcuni game di quelle partite per trovare la risposta: i punti a rete. Rispetto alla maggioranza dei giocatori, Zverev, Pospisil e Muller hanno un gioco più aggressivo caratterizzato da un numero insolitamente alto di punti a rete. Prendiamo ad esempio Zverev, uno dei pochissimi giocatori di servizio e volée del circuito. Nella partita degli Australian Open, ha giocato 152 punti a rete sui 280 complessivamente giocati. La maggior parte delle partite degli Slam hanno non più del 20% di punti a rete.

Non sono molti i giocatori propizi al rischio come Zverev ma gli altri devono aver pensato che fosse una tattica efficace contro Murray. Pospisil e Muller hanno provato a fare la stessa cosa, il primo con ottimi risultati, Muller con una sconfitta in due set dopo essere ritornato a uno stile di gioco più difensivo al termine del primo set.

Ci si chiede quindi perché i punti a rete e la relativa maggiore disposizione all’attacco possano essere causa di grattacapi per Murray.

Considerando che, dopo aver battuto a sorpresa Murray, Zverev ha perso a Melbourne contro Roger Federer usando lo stessa strategia, è la sequenza di partite ideale per un confronto finalizzato a capire cosa Federer abbia fatto meglio per neutralizzare gli attacchi di Zverev.

Il primo elemento di interesse è la posizione in campo. Nello specifico, ho voluto analizzare la posizione di Murray contro Zverev durante i punti a rete e paragonarla a quella di Federer. Ho esaminato quindi tre diversi istanti relativi allo svolgimento di un punto a rete in entrambe le partite contro Zverev: il momento in cui si verifica l’approccio a rete, il momento della presenza a rete e il momento in cui viene colpito il colpo successivo. E’ da notare che si tratta di occasioni in cui Zverev ha fatto un colpo in fase di approccio, quindi tecnicamente quelli che si definiscono ‘colpi di approccio a rete’.

L’immagine 1 mostra la posizione di Murray e Federer all’inizio del colpo di approccio di Zverev (nella versione originale è possibile visualizzare i nomi dei singoli giocatori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Si nota quanto più spesso Murray sia dietro la linea di fondo, al centro del campo o sul lato destro, lasciando il lato del rovescio più sguarnito.

IMMAGINE 1 – Posizione di Murray e Federer all’inizio del colpo di approccio di Zverev

L’immagine 2 mostra lo spostamento dei due giocatori una volta che Zverev ha raggiunto la rete. E’ interessante vedere come Federer abbia una tendenza più costante ad assumere una posizione leggermente orientata a sinistra e un passo o due dentro al campo, in modo da avere più spazio di manovra per il dritto e dover fare meno strada nel caso fosse chiamato a rete. La posizione di Murray condivide dei punti di contatto con quella di Federer, ma rimane generalmente più indietro, virando in qualche occasione verso destra e lasciando appunto scoperto il lato sinistro.

IMMAGINE 2 – Spostamento di Murray e Federer con Zverev a rete

Se osserviamo la posizione nel momento in cui sta per essere colpito il colpo successivo, si nota dall’immagine 3 come Murray ha dovuto giocare il rovescio molto più spesso di Federer, il quale, con una posizione più centrale, ha avuto più possibilità di selezione del colpo successivo.

IMMAGINE 3 – Posizione di Murray e Federer al momento di colpire il colpo successivo

Zverev ha sfruttato a più riprese lo spazio libero lasciato da Murray sul rovescio, vincendo un’alta percentuale di punti a rete. Sebbene la posizione in campo non sia l’unica spiegazione, rispetto a quanto fatto da Federer sembra che Murray abbia favorito la strategia di Zverev offrendo opportunità di attacco sul suo lato sinistro. In assenza di maggiori dati sulla posizione di Murray nelle altre partite, non si può affermare che la stessa dinamica evidenzi le sue difficoltà contro altre strategie di attacco a rete, ma è certamente un aspetto su cui prestare attenzione nel proseguo della stagione.

Are Net Points Murray’s Kryptonite?

Le ragioni a favore di una wild card a Parigi per Maria Sharapova

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 29 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Dopo un’assenza di 15 mesi dovuta alla squalifica per doping, Maria Sharapova è tornata al tennis professionistico in ottima forma, raggiungendo la semifinale del torneo Premier di Stoccarda. Seppur favorita dai risultati del suo lato di tabellone – Ekaterina Makarova che batte Agnieszka Radwanska e Anett Kontaveit che elimina Garbine Muguruza – Sharapova ha mostrato di essere pronta a competere con le giocatrici di vertice, vincendo circa il 57% dei punti contro tre avversarie di rispetto.

Molte giocatrici hanno pubblicamente espresso il loro dissenso sulle wild card concesse a Sharapova, wild card che sono spesso considerate una sorta di bonus e che quindi non dovrebbero essere assegnate a chi viola le regole. E’ probabile che continueremo a sentirne parlare visto che, per ancora due settimane, non si conoscerà se e con quale posizione Sharapova parteciperà al Roland Garros.

Tuttavia, le wild card sono lasciate alla discrezione degli organizzatori di ciascun torneo e, salvo nuove disposizioni in materia di rientro da squalifiche per doping, i tornei perseguono il loro massimo interesse, spesso scegliendo di assegnare accessi diretti al tabellone principale sulla base di criteri di marketing, quindi a ex stelle, giovani prospettive o giocatori che incontrano il favore degli appassionati locali.

I tornei non sottoscrivono un contratto con il loro pubblico ma, dovesse questa diventare una tradizione, il primo obbligo da adempiere sarebbe quello di garantire lo spettacolo migliore in campo. La maggior parte delle volte sono le classifiche ufficiali e i meccanismi di qualificazione dell’ATP e della WTA a fare in modo che questo accada, posizionando giocatori con la classifica più alta direttamente nel tabellone principale. Ci sono circostanze però nelle quali il sistema di classifica fallisce, sottovalutando eccessivamente la bravura di un giocatore.

E’ questo naturalmente il caso di Sharapova. Senza classifica questa settimana e al numero 262 della nel caso dovesse perdere da Kristina Mladenovic in semifinale (partita poi persa da Sharapova con il punteggio di 6-3 5-7 4-6, n.d.t.), Sharapova ha già raggiunto il livello di gioco delle prime 20. Secondo i miei calcoli, potrebbe presto essere la miglior giocatrice in attività, anche se dovessero passare diversi mesi prima che la classifica ufficiale rifletta questa condizione.

Le wild card sono l’unico strumento a disposizione dei tornei per controbilanciare le limitazioni della classifica. Se il Roland Garros (o qualsiasi altro torneo) vuole migliorare la qualità del suo tabellone, deve concedere a Sharapova una wild card, perché se, come ho detto, i tornei sono in debito con il pubblico nell’offrire il miglior spettacolo possibile, non c’è scelta più razionale di quella in cui una sola giocatrice migliori il campo di partecipazione come lo farebbe Sharapova.

Già sento il coro di obiezioni. In primo luogo, come molti hanno sostenuto, Sharapova non merita questo tipo di vantaggi. Eppure, per definizione, le wild card sono rivolte a giocatori che non meritano un accesso diretto al tabellone principale: se lo meritassero, sarebbe la loro classifica (“speciale” o “protetta”, in caso di rientro da infortunio) a garantirlo. Le parole “meritarsi” e “guadagnarsi” sono usate in modo piuttosto vago in questo contesto, come ad esempio quando si dice che un ex grande nel suo ultimo anno meriti una wild card per il contributo dato al tennis nel corso della carriera, o che un giocatore ne abbia guadagnata una vincendo qualche tipo di scontro diretto.

Sicuramente alcune wild card sono più meritate di altre, ma in definitiva non è questo il punto. Anche se è percepito come ingiusto, i giocatori che più di altri meritano un posto nel tabellone principale sono quelli in grado di renderlo più competitivo. Per l’edizione 2016 del Roland Garros, la Federazione Francese ha assegnato wild card a giocatrici come Alize Lim e Tessah Andrianjafitrimo, che ha perso al primo turno da Qiang Wang senza aver vinto un solo game. Le otto wild card hanno vinto tre partite in tutto, una di queste contro un’altra wild card. Se si esclude la fortuna di avere nazionalità francese, la maggior parte di questi giocatori non ha fatto molto per meritare l’opportunità ricevuta, senza praticamente lasciare alcuna impronta sul torneo.

Oltre a sostenere che Sharapova, avendo infranto le regole, non meriti un trattamento di favore, viene citata un’altra tesi più estrema, cioè che la sua squalifica di 15 mesi non sia stata una punizione sufficientemente severa. La si può collegare a un’altra possibile obiezione, vale a dire che il Roland Garros non può permettersi di avallare la partecipazione di una giocatrice che ha fatto uso di sostanze dopanti. Questo rappresenta uno dei molti sfortunati effetti collaterali attribuibili a una debole autorità centrale nel tennis. Secondo questo ragionamento, ogni torneo che potrebbe concedere una wild card a Sharapova è obbligato a ridiscutere in giudizio la sua squalifica. Anche se sorvoliamo su alcuni aspetti controversi della sua squalifica e accettiamo che Sharapova abbia infranto le regole consapevolmente, è evidente che rimettere in discussione la pena comminata non ha alcun senso.

La ragione fondamentale che giustifica la presenza di un’autorità centrale per l’applicazione della normativa antidoping risiede nell’evitare ai tornei di dover controllare i giocatori in prima persona. Con una squalifica di 15 mesi, la Federazione Internazionale si è fatta in sostanza portavoce di tutti i tornei affiliati, affermando che dopo 15 mesi (ed esattamente un giorno, come si è rivelato) Sharapova ha espiato le sue colpe e, in un certo senso, si è riabilitata. Concedere una wild card a una giocatrice riabilitata in nessun modo costituisce un approvazione del suo comportamento passato, non più di quanto assumere un ex carcerato non lo sia rispetto all’atto criminale che lo ha messo in prigione.

Da appassionato – e anche nelle volte in cui vorrei che Sharapova non vincesse partite contro le mie giocatrici preferite – desidero vedere il miglior livello di tennis possibile, settimana dopo settimana. Ora che la sua squalifica è terminata, ogni volta che Sharapova vorrebbe giocare ma non può partecipare a un torneo maggiore è un’opportunità persa per lo sport. Considerata l’importanza del Roland Garros, avere Sharapova nel tabellone sarebbe molto meglio che non averla.

Why Maria Sharapova Should Get a French Open Wild Card

Dominic Thiem può e deve migliorare sul cemento

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 25 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Sui campi pubblici dove gioco a tennis in Florida (e immagino in molti altri circoli) ogni settimana c’è una discussione su quale sia il giocatore migliore tra Dominic Thiem, Nick Kyrgios e Alexander Zverev, e chi tra questi possieda il maggior potenziale di crescita. Mi piacciono questi confronti, ma raramente predo posizione, in parte perché il numero di variabili da considerare è troppo alto e in parte perché cerco di mantenere un punto di osservazione oggettivo.

Mi capita però di interrompere la conversazione dicendo – a chi sceglie Thiem – che deve diventare molto più forte sul cemento. Solitamente il commento è del tipo: “Di che cosa parli? E’ già tra i primi 10”. Certo, lo è, ma ci è arrivato vincendo sulla terra battuta.

E lo si vede subito semplicemente dal suo record di vittorie-sconfitte. Dal 2014 a oggi, Thiem ha solo 76 vittorie a fronte di 55 sconfitte sul cemento, pari al 58% di vittorie sul totale. Nello stesso periodo invece, il suo record sulla terra è molto più solido con 67 vittorie a fronte di 23 sconfitte, pari al 74.4%, compreso il Monte Carlo Masters.

E’ probabile che uno dei motivi principali di questa differenza sia la programmazione del calendario di Thiem e il conseguente affaticamento durante la seconda campagna stagionale sul cemento, di cui si è ampiamente dibattuto. Dal 2014 a oggi, il record di Thiem sul cemento dopo gli US Open è solamente di 13 vittorie a fronte di 18 sconfitte. Se le si escludono dal conteggio, si ottiene sul cemento un record di 63 vittorie a fronte di 37 sconfitte, pari al 63%. Non siamo ancora ai massimi livelli (quelli dei Fantastici Quattro e di Stanislas Wawrinka per intendersi), o a livelli molto buoni (dei vari Marin Cilic, Tomas Berdych, Jo Wilfried Tsonga, etc) ma c’è ampio margine di miglioramento, vista anche la giovane età di Thiem.

Per verificare se questa differenza dovuta alla superficie abbia riflesso anche nella valutazione di Thiem data dal sistema Elo, ho calcolato il valore Elo specifico per entrambe le superfici. Potrebbe essere ad esempio che Thiem abbia avuto avversari più forti, così da rendere molto più modesto il suo record di vittorie-sconfitte sul cemento. La tabella riepiloga i 25 giocatori con la differenza più accentuata tra la valutazione Elo sulla terra e sul cemento (quindi giocatori molto più forti sulla terra che sul cemento), per un minimo di 25 partite giocate su ciascuna superficie dal 2009.

Sono pochi i nomi di rilievo in questo elenco, popolato principalmente da giocatori di Challenger. Gli unici giocatori costantemente tra i primi 30 della lista sono Pablo Cuevas, Thiem stesso e Rafael Nadal. Anche Albert Ramos è tra i primi 30, ma vi è entrato solo recentemente.

Thiem è chiaramente il secondo miglior giocatore di questo gruppo su entrambe le superfici, ma la sua valutazione Elo sul cemento vale a malapena un posto tra i primi 30 giocatori Elo sul cemento. Thiem si trova al livello di Gilles Simon / Philipp Kohlschreiber – e naturalmente non è un disonore – ma è un punteggio che tradisce la sua appartenenza ai primi 10 della classifica mondiale. La differenza nella valutazione Elo su terra non ha influenza su Nadal, e questo perché la sua valutazione Elo sul cemento è da élite e quella sulla terra è ancora più alta. Nadal è un gigante su entrambe le superfici.

E’ difficile stabile se Thiem (o qualsiasi altro giocatore) potrà mai raggiungere il livello di Nadal, ma non c’è ragione di dubitare che possa migliorare i suoi risultati sul cemento con una programmazione più strategica. Considerando che, secondo la valutazione Elo specifica sulla terra è già il quarto giocatore più forte in circolazione dopo Nadal, Novak Djokovic e Andy Murray, un piccolo miglioramento sul cemento può portare grandi benefici.

Per dare un riferimento, la media semplice delle valutazioni Elo sul cemento dei giocatori con almeno 25 partite sul cemento è di 1568 e la media semplice delle valutazioni Elo dei giocatori con almeno 25 partite su entrambe le superfici è di 1613 (ad esempio per giocatori come Dudi Sela). Le stesse medie semplici sulla terra sono rispettivamente di 1579 e 1600 (ad esempio per giocatori come Victor Estrella).

Are Dominic Thiem’s Hard Court Results Good Enough?

Serena Williams: campionessa e mamma?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 21 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il pianeta tennis è in subbuglio sul futuro di Serena Williams. In una settimana già straordinaria di suo per il fatto che la vincitrice di 23 Slam riconquisterà la prima posizione mondiale senza aver giocato una sola partita dagli Australian Open 2017, Serena ha annunciato sui social la sua gravidanza.

Se le informazioni a disposizione sono accurate, Serena è alla ventesima settimana, che vuol dire che era incinta di otto settimane quando ha vinto a Melbourne a gennaio, entrando a far parte dello sparuto gruppo di giocatrici che sono state al vertice del professionismo nello stesso periodo in cui aspettavano un figlio, come ad esempio Margaret Court e Evonne Goolagong.

Serena si aggiunge a una lista eccellente di rientri al tennis giocato che comprende Maria Sharapova, Victoria Azarenka e Petra Kvitova. Sharapova, che è stata squalificata per doping per 15 mesi, sarà la prima a rientrare al torneo di Stoccarda, in programma la prossima settimana. Kvitova, che sta recuperando velocemente da una sconvolgente aggressione fisica all’inizio dell’anno, si è iscritta al Roland Garros 2017. Azarenka, la cui situazione è più simile a quella di Serena, è diventata madre nel 2016 e dovrebbe ripresentarsi durante l’estate.

Considerando che negli ultimi dieci anni l’età media dei professionisti di vertice è aumentata, non ci si deve sorprendere se più giocatori e giocatrici cercano di mantenersi competitivi nel circuito pur avendo una famiglia al seguito. Anche ipotizzando un’interruzione minima per la gravidanza, se Serena dovesse tornare a 36 anni e mezzo, sarebbe una delle giocatrici più vecchie, in singolare, della storia recente.

Venus Williams ha giocato la finale contro Serena agli Australian Open a gennaio all’età di 36 anni. Lei però non ha mai avuto dei figli. Quali sono le probabilità che Serena possa gestire contemporaneamente l’inevitabile peso dell’età sul suo fisico, la nascita e crescita del figlio e continuare ad avere successo al suo rientro da madre sul circuito?

Dopo Goolagong, Kim Clijsters è stata l’unica giocatrice a vincere uno Slam dopo aver fatto un figlio, lasciando pensare che serva qualcosa di simile a un miracolo per replicare un risultato del genere. Serena però ha abituato a prestazioni sensazionali – il record di Slam vinti e la giocatrice con più premi partita di sempre, tra gli altri – quindi il concetto di probabilità media ha poco significato nel suo caso.

Con riferimenti passati così limitati, è possibile trovare nella carriera di Serena episodi o dinamiche a supporto della possibilità di un solido rientro al tennis giocato?

Anche sottoponendosi ad allenamenti rigorosi, possiamo attenderci che dopo un anno e un figlio Serena non riesca a tornare alla forma fisica che l’aveva contraddistinta negli ultimi tempi. Questo però non rappresenta necessariamente una limitazione alla frequenza con cui potrà vincere partite se è in grado di trovare strategie di gioco che compensino un eventuale declino fisico, ad esempio accorciando gli scambi ed evitando di sprecare le opportunità che si presentano. I colpi giocati da Serena tra il 2015 e il 2017 agli Australian Open sembrano già essere indicazione di questo tipo di approccio. L’immagine 1 mostra l’insieme dei colpi giocati da Serena, compresi tutti i servizi e i colpi a rimbalzo, in ogni partita nel periodo considerato, ricordando che il 2016 è l’unico anno dei tre in cui non ha vinto, avendo perso in finale da Angelique Kerber (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Insieme dei colpi giocati da Serena Williams agli Australian Open 2015-2017

Le linee tratteggiate indicano come sarebbe l’insieme dei colpi giocati per il 25% delle giocatrici con il numero più basso di colpi (linea inferiore) e per il 25% delle giocatrici con il numero più alto di colpi (linea superiore). Si nota come Serena non solo abbia colpito un numero di colpi tra i più bassi ma, nel tempo, abbia ridotto ulteriormente questo valore.

Nel 2015, la media partita di colpi di Serena è stata di 215, scesa a 174 nel 2017, una riduzione del 20%. Complessivamente, il cambiamento si è tradotto in una riduzione del 24% nel numero totale di colpi giocati nel periodo di riferimento.

Sorprendentemente, questi miglioramenti in termini di efficienza sono arrivati in una fase in cui ha perso un po’ di efficacia al servizio. Ha guadagnato però in aggressività sulla seconda di servizio, che potrebbe spiegare come sia di fatto riuscita a ottenere un effetto netto positivo. Tra il 2015 e il 2017, la velocità media della prima di servizio di Serena è scesa di 5 km/h, mentre quella della seconda di servizio è aumentata di 3 km/h.

IMMAGINE 2 – Andamento della velocità del servizio di Serena Williams agli Australian Open 2015-2017

Quali altri fattori potrebbero contribuire a un incremento di efficienza? Uno dei primi da considerare è l’aggressività sulla risposta al servizio. Serena è conosciuta per posizionarsi dentro la linea di fondo in risposta. Ha accentuato questa propensione all’attacco sulla risposta negli ultimi anni?

L’immagine 3 riassume la posizione di Serena sulla risposta alla prima di servizio. Per semplicità, sono mostrati solo i valori del 2015 e del 2017. In generale, si nota che Serena si è posizionata ancora più internamente nel 2017 rispetto al 2015, entrando in media di altri 13 centimetri. Nei primi quattro turni la sua posizione era all’interno del campo di 16 cm, suggerendo quindi un atteggiamento di attacco ancora più spiccato nelle fasi iniziali del torneo.

IMMAGINE 3 – Posizione in campo di Serena Williams sulla risposta alla prima di servizio agli Australian Open 2015-2017

La maternità porterà a Serena nuove emozioni e nuove sfide. E’ difficile prevedere come i cambiamenti associati a questo passaggio potranno influire sulla sua capacità di tornare a giocare, specie in una fase prematura come quella attuale. Se il recente passato può essere preso come spunto di analisi, se ne trae evidenza dell’abilità di Serena di adattare il suo gioco a uno stile meno dispendioso ma sempre comunque in controllo della partita. Dovesse decidere di tornare a giocare, questa potrebbe rappresentare una formula vincente.

Can Serena Williams be a Champion and Mom?

Quando dominano i giocatori alla risposta

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 23 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Diego Schwartzman ha battuto a sorpresa la testa di serie numero 12 Roberto Bautista Agut nel secondo turno del Monte Carlo Masters. Ancora più sorprendente dell’uscita di Bautista Agut nella sua prima partita del torneo, è stato il modo in cui questo si è verificato. Entrambi i giocatori hanno vinto più della metà dei punti alla risposta: 61% per Schwartzman e 52% per Bautista Agut. Ci sono stati 14 break in 21 game.

Giocatori come Schwartzman vincono regolarmente più della metà dei punti alla risposta. Negli ultimi dodici mesi, tra partite Challenger e del circuito maggiore, il giocatore argentino soprannominato El Peque per la sua statura ridotta, ci è riuscito più di venti volte. Quasi impensabile invece è che, nel tennis maschile moderno, entrambi i giocatori rispondano così bene (e servano così male) da non permettere all’avversario di vincere almeno la metà dei punti al servizio.

Dal 1991 – il primo anno per il quale sono disponibili statistiche per le partite dell’ATP – ci sono state meno di 70 partite in cui entrambi i giocatori hanno vinto più della metà dei punti alla risposta (ce ce ne sono circa altre 25 nelle quali un giocatore ha superato il 50% e l’altro si attestato esattamente sul 50%). Inoltre, questa tipologia di partite è diventata sempre più rara nel tempo: quella tra Schwartzman e Bautista Agut era la prima sul circuito maggiore dal 2014, e ce ne sono state meno di 30 dal 2000.

La tabella elenca le ultime 15 partite di questo tipo, insieme alla percentuale di punti vinti alla risposta per il vincitore (V PVR) e lo sconfitto (S PVR). Pochi tra giocatori o superfici rappresentano una sorpresa:

Tranne 8, tutte le partite si sono giocate sulla terra. Una delle eccezioni è in fondo all’elenco, agli Australian Open 2006, e prima del 2006 ci sono state altre cinque partite sul cemento e due sull’erba (il database dell’ATP non è totalmente affidabile, ma in ognuna di queste partite l’alta percentuale di punti vinti alla risposta è confermata da un numero simile di break).

Bautista Agut, egli stesso vincitore di una di queste partite al Monte Carlo Masters 2013, è uno dei molti giocatori protagonisti di più di una partita dominata dalla risposta. Guillermo Coria ne ha giocate cinque vincendone quattro, e Fabrice Santoro ne ha giocate quattro vincendone tre. In carriera, Coria ha vinto più della metà dei punti alla risposta in 75 partite del circuito maggiore.

Durante la loro partita a Monte Carlo, sia Schwartzman che Bautista Agut hanno superato la soglia del 50% con estrema facilità. Bautista Augut ha vinto il 51.9% dei punti alla risposta, mentre Schwartzman è andato comodamente oltre il 60%, percentuali che li inseriscono in una categoria ancora più ristretta. Era solo la ventiduesima partita dal 1991 in cui entrambi i giocatori hanno vinto almeno il 51.9% dei punti alla risposta.

Pur considerata la rarità di queste partite, Schwartzman si sta impegnando a fondo per aggiungerne altre. Con una classifica ora tra i primi 40, si è iscritto a praticamente tutti i tornei sulla terra del calendario: il giocatore più orientato alla risposta del circuito giocherà molte altre partite di vertice su superfici lente. Se esiste un giocatore che ha la reale possibilità di eguagliare il record di Coria di quattro vittorie dominate dalla risposta, personalmente scommetto su El Peque.

Second-Strike Tennis: When Returners Dominate

La facilità del tabellone di Nadal a Monte Carlo

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 23 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Rafael Nadal affronterà Albert Ramos nella finale del Monte Carlo Masters, con la possibilità di conquistare il torneo per la decima volta (Nadal ha poi vinto la finale con il punteggio di 6-1 6-3, n.d.t.). Dal 2005, Nadal ha affrontato i migliori giocatori di tennis sulla terra battuta e, con rare eccezioni, ha sempre vinto.

Però, in questa edizione del torneo, il percorso di Nadal è stato estremamente semplice. Le prime tre teste di serie – Andy Murray, Novak Djokovic e Stanislas Wawrinka – hanno perso nei primi turni, e Nadal ha trovato David Goffin in semifinale e Ramos (che ha battuto Murray) in finale. Goffin, numero 13 del mondo, è stato l’avversario di Nadal con la classifica più alta, seguito da Alexander Zverev al numero 20, che Nadal ha demolito al terzo turno.

Come mostrerò a breve, i numeri dicono non solo che la competizione è stata debole, ma che è stata la più debole che un vincitore di un torneo Master abbia dovuto affrontare. Prima di spiegare in dettaglio la metodologia, è necessaria una puntualizzazione.

Parlando di un tabellone “debole”, non intendo certamente sostenere che la vittoria abbia importanza minore o sia meno meritata. Non è in nessun modo un giudizio sul giocatore. Per quanto ne possiamo sapere, Nadal avrebbe comunque potuto farsi largo nel tabellone affrontando a ogni turno il giocatore più forte. L’unico aspetto che emerge dal tabellone del vincitore del torneo è legato alla possibilità di predire le sue prestazioni future. Se Nadal avesse battuto diversi giocatori tra i primi 10, potremmo avere maggiore sicurezza sulla previsione delle sue vittorie future rispetto a quanta ne abbiamo ora, dopo che ha sconfitto giocatori con cui era lecito immaginarsi non avrebbe avuto problemi.

Tornando ai numeri, per misurare la difficoltà del tabellone di un giocatore, ho utilizzato il mio sistema di valutazione che tiene conto della superficie – che chiamo Jrank e che è simile al sistema Elo – in corrispondenza di ogni evento Master fino al 2002. Per ciascun torneo, ho trovato la valutazione Jrank di ogni giocatore che il vincitore del torneo ha sconfitto, e calcolato la probabilità di un tipico vincitore di Masters di battere quel gruppo di giocatori.

Facciamo un esempio per chiarire il concetto. Negli ultimi 15 anni, la mediana della classifica di un vincitore di Masters è stata il numero 3, con una valutazione Jrank (specifica della superficie del torneo) di circa 4700, che al momento varrebbe il quarto posto della classifica mondiale. Un giocatore con una valutazione di 4700 avrebbe l’85.7% di probabilità di battere Ramos, il 75.7% di battere Goffin e, rispettivamente, l’87.3%, il 68.4% e l’88.7% di eliminare Diego Schwartzman, Zverev e Kyle Edmund. Moltiplicando le percentuali, si ottiene che, in media, un vincitore di Master avrebbe il 34.3% di probabilità di alzare il trofeo, a parità di competizione.

Utilizzo un ipotetico vincitore medio di Master in modo da rapportare il livello di competizione a una costante. Non importa se il Nadal del 2017, o il Nadal al suo massimo o un qualsiasi altro giocatore abbia affrontato quel mix di avversari. Se Djokovic avesse giocato con gli stessi cinque giocatori, vorremmo che venissero fuori gli stessi numeri.

La tabella riepiloga i dieci percorsi più facili per la vittoria di un Master dal 2002, come misurati da questo algoritmo:

* in sospeso; molto probabile

La “facilità di percorso” media è del 15.6% e, come mostrato dalla tabella successiva, per alcuni giocatori è stato molto più complicato. Nello Shanghai Masters 2016, per Murray è stato invece molto facile, con il suo tabellone simile a quello di Nadal di questa settimana, con Goffin e poi uno spagnolo dal doppio cognome in finale, nel suo caso Roberto Bautista Agut.

Ecco i dieci percorsi più difficili:

Chi si ricorda la fine della stagione 2007 di David Nalbandian non si stupirà di vederlo in cima a questo elenco. Al Madrid Masters, batté Nadal, Djokovic e Roger Federer nei quarti, semifinale e finale e al Masters di Parigi Bercy, eliminò ancora Federer e Nadal, oltre ad altri tre giocatori dei primi 16. Rendendo il suo percorso se possibile più difficile, non beneficiò nemmeno di un bye al primo turno in nessuno dei due tornei.

Considerando che il torneo di Monte Carlo è l’unico dei Masters a non prevedere la partecipazione obbligatoria, mi sarei aspettato che, nel corso degli anni, desse prova di avere la competizione più debole. Così non è stato in realtà. All’inizio dell’edizione 2017, tra i nove Masters 1000 attualmente in programma, Monte Carlo è solo al quartultimo posto dei più facili. Indian Wells – che richiede almeno sei vittorie per il titolo a differenza della maggior parte degli altri per i quali ne servono almeno cinque – è stato il più difficile, mentre Miami, sempre con almeno sei vittorie, è in centro classifica:

* fino al 2016; ** sintetico indoor e terra battuta considerati

Da ultimo, la presenza di Nadal, Djokovic e Murray nell’elenco dei percorsi più facili solleva un’altra domanda. Che differenze ci sono state nella competizione affrontata dai Fantastici Quattro ai tornei Master?

* Monte Carlo 2017 non compreso

Federer ha avuto il percorso più difficile, seguito da Djokovic, Nadal e poi Murray. Con la vittoria di Nadal in finale a Monte Carlo, la sua percentuale salirebbe a 17.3%.

Vincere un torneo dieci volte, come Nadal sta per fare a Monte Carlo, presuppone una solidità che esula dalla fortuna del tabellone. Il percorso di Nadal all’edizione 2016 è stato il più difficile tra tutti quelli della vittoria del torneo, con una facilità di percorso del 9.1%, quasi difficile a sufficienza per entrare nei primi dieci dell’elenco precedente. Anche la sua vittoria del 2008 non è stata una passeggiata, un tipico vincitore di Masters avrebbe solo una possibilità del 10% di uscire vittorioso da quel tabellone.

Quest’anno, la fortuna di Nadal ha decisamente preso un’altra direzione. E nessuno si è stupito se il più forte giocatore sulla terra battuta della storia ne ha approfittato senza alcuna esitazione.

Rafael Nadal’s Wide-Open Monte Carlo Draw

Quanto è agevole il ritorno di Sharapova al vertice?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 14 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il ritorno di Maria Sharapova al tennis professionistico – fra meno di due settimane – sta alimentando un acceso dibattito. Pur avendo generato controversie, l’accesso diretto attraverso le wild card ricevute da tre tornei della categoria Premier, tra cui l’ormai imminente Stoccarda Grand Prix, consentirà a Sharapova, dopo 15 mesi di squalifica, l’opportunità unica di evitare i vincoli imposti alle giocatrici non classificate al momento dell’iscrizione a un torneo. La sua prima partita è prevista per il 26 aprile nel primo turno di Stoccarda, dove ha la possibilità, vincendo il torneo, di guadagnare 470 punti per la classifica ufficiale.

Molte giocatrici hanno sollevato dubbi sulle wild card concesse a una giocatrice di rientro da una lunga squalifica per doping. Prescindendo da valutazioni di correttezza, le wild card assegnate a Sharapova implicitamente ipotizzano che sarà in grado di competere ad alto livello dopo un’interruzione che equivale all’8% della durata della sua carriera da professionista. Si può dire che sia un’ipotesi ragionevole?

Il livello di gioco atteso di Sharapova

Sebbene venga spesso utilizzata per determinare la competitività di un determinato momento, la classifica ufficiale penalizza quelle giocatrici che non giocano partite professionistiche per un periodo di 52 settimane. Questo la rende di limitato aiuto nel giudicare la forma delle giocatrici che recuperano da un’assenza dovuta a infortunio, sospensione o altre circostanze. Dopo più di un anno lontano dal tennis, Sharapova non ha attualmente una classifica.

Le valutazioni Elo – che derivano da un metodo per valutare il livello competitivo alternativo alla classifica ufficiale – variano in presenza di partite giocate, mentre rimangono stabili in caso di inattività. Perciò, la valutazione Elo attuale di una giocatrice riflette la forma posseduto in occasione dell’ultima partita giocata. In molte situazioni, questa valutazione può rappresentare una valida indicazione della competitività futura di una giocatrice se il tempo intercorso dall’ultima partita è stato ragionevolmente breve e la condizione fisica non ha subito grandi variazioni.

Al termine della sconfitta subita da Sharapova contro Serena Williams nei quarti di finale degli Australian Open 2016, l’ultima partita di Sharapova prima della sospensione, la sua valutazione Elo era di 2932 punti (basata sulla metodologia adottata dal Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis).

Se Sharapova fosse in grado mostrare lo stesso livello di competitività espresso all’inizio del 2016, come si posizionerebbe rispetto alle 20 giocatrici più competitive nel 2017 in termini di vittorie attese? Riferendosi alle valutazioni Elo delle migliori giocatrici dopo i primi mesi della stagione 2017, ci si aspetterebbe che Sharapova mantenga un ampio margine sulla maggior parte delle giocatrici. Tranne le migliori 7, quindi a partire da Madison Keys a scendere, la probabilità di vittoria attesa sarebbe per Sharapova superiore al 75%. Tra le prime 7, la sua probabilità supera il 65% tranne contro Johanna Konta e Serena Williams, come mostrato nell’immagine 1 (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sulle barre, n.d.t.). E Serena Williams è l’unica giocatrice con una valutazione Elo al momento più alta quindi, di conseguenza, la sola avversaria contro la quale Sharapova ha meno del 50% di probabilità di vittoria attesa.

IMMAGINE 1 – Probabilità di vittoria attesa attuale per Maria Sharapova contro le 20 giocatrici più competitive

Sulla carta, le probabilità associate alle valutazioni Elo sono per Sharapova molto positive. Se si aggiunge l’incertezza della programmazione su terra di Serena Williams (e la sua appena annunciata gravidanza, n.d.t.), sembra che la strada per tornare al vertice sia in discesa.

Si tratta però di una previsione che si basa su una sola ipotesi di fondo (e potenzialmente non accurata), cioè che Sharapova sia in grado di riprendere da dove ha interrotto. Ci sono diverse ragioni che possono indurre a scetticismo in merito. In primo luogo, è lecito chiedersi se il gioco sul circuito, durante l’assenza di Sharapova, sia qualitativamente migliorato. Nel qual caso, anche se ci si attende che sia comunque la favorita, allo stesso tempo è possibile che più partite abbiano un punteggio equilibrato tale da far diminuire, nel lungo periodo, il suo vantaggio di pronostico.

Il livello qualitativo del circuito

Per determinare il livello qualitativo del circuito, possiamo mettere a confronto l’intervallo delle valutazioni Elo per le prime 100 giocatrici all’inizio della sospensione di Sharapova nel 2016 rispetto a quello odierno. Un periodo di gioco molto competitivo è caratterizzato da una differenza ridotta tra le valutazioni Elo delle prime 100, perché vorrebbe dire pochi punti di distanza tra la numero 1 e la numero 100. L’immagine 2 mostra come durante la squalifica di Sharapova il livello di gioco sia aumentato, anche se di poco, riducendo la distanza complessivamente di 30 punti Elo. Lo stesso vale per le prime 30, anche se la differenza è leggermente più ampia con 40 punti Elo in meno a separare oggi la giocatrice migliore dalla migliore 30esima, rispetto al 2016.

IMMAGINE 2 – Livello qualitativo delle prime 100 giocatrici

Se si può dire che il livello qualitativo del circuito non sia cambiato al punto da attendersi una sostanziale incidenza sul rientro di Sharapova, le potrebbe però capitare di dover affrontare un mix di avversarie al vertice molto diverso rispetto alla sua ultima partita da professionista.

Un nuovo gruppo di avversarie?

Se analizziamo il percorso evolutivo delle attuali prime 50, troviamo che la maggior parte ha scalato posizioni nelle valutazioni Elo rispetto all’inizio del 2016. Complessivamente, il 62% delle attuali prime 50 ha una valutazione Elo migliore oggi rispetto all’inizio del 2016, con un incremento mediano di 26 posizioni. Il 30% non era tra le prime 50 all’inizio del 2016.

IMMAGINE 3 – Percorso evolutivo nelle posizioni Elo per le attuali prime 50

In realtà, al momento della squalifica di Sharapova tre giocatrici tra le attuali prime 10 erano classificate al 20esimo posto o più indietro: Johanna Konta, Svetlana Kuznetsova e Elina Svitolina.
Il nuovo gruppo di vertice, quello con cui probabilmente Sharapova dovrà confrontarsi nelle fasi finali – che assegnano il maggior numero di punti classifica – è composto da giocatrici contro le quali ha meno esperienza e che potrebbero costringerla a partite più dure rispetto a quanto la loro valutazione Elo suggerisca. E’ per questo che, in riferimento alle probabilità di Sharapova per un rapido ritorno al vertice, il mix delle avversarie non può essere ignorato.

La solidità delle valutazioni Elo nel tempo

Cambiamenti nel livello qualitativo e nel mix delle avversarie possono influire sull’accuratezza delle valutazioni Elo successive alla squalifica. Esiste però un’evidenza più diretta del fatto che le valutazioni Elo che seguono un’interruzione siano davvero peggiori di quelle che precedono l’interruzione stessa? Per dare risposta, si può analizzare la correlazione tra le valutazioni Elo pr giocatrici simili all’inizio e alla fine di un periodo di 15 mesi, la lunghezza della squalifica di Sharapova. Si potrebbe obiettare che nessuna giocatrice abbia mai avuto caratteristiche come quelle di Sharapova ma, in questa sede, l’interesse primario è su parametri quali bravura ed età, cioè due fattori che ci si attende determinino conseguenze importanti sulla solidità di una giocatrice nel lungo periodo.

Nel tennis femminile, le prime 10 giocatrici hanno storicamente avuto valutazioni Elo a partire da 2200 punti. Cerchiamo quindi giocatrici con una valutazione così alta in una fascia di età compresa tra 27 e 29 anni. Dal 1990, ce ne sono state 22, tra cui Sharapova. Possiamo verificare la solidità delle valutazioni Elo per questo gruppo di giocatrici in questa fase della loro carriera su un periodo di 15 mesi controllando la variazione nelle valutazioni Elo all’inizio e alla fine del periodo considerato. Il grafico dell’immagine 4 mostra una forte conservazione (pari a una correlazione dello 0.9) delle valutazioni. La variazione mediana è stata di 10 punti Elo, un valore ininfluente per giocatrici di questo calibro.

IMMAGINE 4 – Stabilità delle valutazioni Elo tra le giocatrici di vertice

Una delle poche a non beneficiare delle solidità delle valutazioni Elo tipica delle giocatrici di vertice è stata Amelie Mauresmo che, a una stagione 2006 eccellente all’età di 27 anni con vittorie agli Australian Open e US Open, ha fatto seguire una stagione 2007 deludente, nella quale ha faticato ad arrivare alla seconda settimana degli Slam. Mauresmo rimane quindi un’eccezione alle dinamiche classiche delle valutazioni Elo per le giocatrici di vertice, principalmente a causa di numerosi infortuni.

Si osserva dunque una tendenza generale in cui le giocatrici di vertice alla soglia dei trent’anni riescono, di solito, a mantenere la loro valutazione Elo su un periodo lungo anche un anno e mezzo. Tuttavia, per mantenere un livello di competitività di quel tipo, può essere necessario dover giocare regolarmente ad alti livelli, e questo diventa un importante punto interrogativo sul ruolo dell’abitudine alla partita giocata per stabilire l’accuratezza nel lungo periodo della valutazione Elo di una giocatrice.

Dinamiche Elo successive a una squalifica

Tra le giocatrici che hanno subito una squalifica, ci sono stati esempi che possono fornire dettagli per comprendere l’effetto diretto di una squalifica sul livello di gioco? Nove giocatrici sono state squalificate per una violazione conclamata delle regole antidoping. Solo tre squalifiche hanno avuto durata uguale o superiore a un anno e solo in un caso la giocatrice era dello stesso calibro di Sharapova. Si parla di Martina Hingis, che è stata squalificata verso la fine del 2007 e che si è poi ritirata dai tornei di singolare.

La dinamica delle valutazioni Elo precedenti e successive alla squalifica per quelle giocatrici che sono ritornate sul circuito evidenzia che la maggior parte è riuscita a mantenere o incrementare il punteggio Elo nei 12 mesi successivi al rientro. Questo è valido anche per le giocatrici tornate a seguito delle squalifiche più lunghe, cioè Laura Pous Tio e Sesil Karatantcheva, che sono state sospese per più di un anno.

IMMAGINE 5 – Dinamiche Elo a seguito di squalifica per doping

Da un certo punto di vista, il rientro dalla squalifica di Barbora Strycova è tra i più interessanti ai fini della valutazione del rientro di Sharapova, perché mette evidenza alcuni degli elementi di maggiore contrasto tra l’esperienza che probabilmente dovrà affrontare Sharapova e quella di giocatrici meno famose. Come Sharapova, anche Strycova è rientrata al torneo di Stoccarda e, pur dopo una squalifica di 6 mesi, non ha ricevuto una wild card, dovendo guadagnarsi l’accesso al tabellone principale attraverso le qualificazioni. Lo stesso ha dovuto fare al primo Slam dal suo rientro, il Roland Garros 2013: affrontare le qualificazioni ha reso la prospettiva di arrivare alla seconda settimana di competizioni evanescente. Non è un caso quindi che diverse giocatrici non si sentano rispettate dalla decisione dei tornei maggiori di concedere a Sharapova accesso diretto al tabellone principale.

Nel loro insieme, queste analisi non forniscono sufficienti elementi per dubitare del livello competitivo di Sharapova al suo rientro a Stoccarda fra pochi giorni e della capacità dell’attuale valutazione Elo di essere un indicatore piuttosto preciso della sua bravura. Naturalmente, Sharapova sarà oggetto di scrutinio ben più di qualsiasi altra giocatrice di rientro da una squalifica, elemento che potrebbe controbilanciare l’agio conferito dalle wild card. Come si comporterà e quale sarà la sua motivazione sono due dei quesiti più complicati su cui avere rispondere con i numeri. Le sue più recenti affermazioni alla conferenza di ANA Inspiring Women in Sports sono una combinazione – che lascia un po’ perplessi – di determinazione a tornare al vertice e di convinzione che la vita può essere interessante anche senza il tennis.

In passato, Sharapova si è distinta come una delle giocatrici più pazientemente tenaci e con un approccio razionale al proprio gioco. La si può facilmente immaginare in una carriera come capo d’impresa una volta ritiratasi dal tennis e sembra che sia quella la direzione che voglia intraprendere vista la frequentazione della scuola di business di Harvard e la collaborazione con la Nike. Gran parte del tempo trascorso lontano dal tennis ha avuto le sembianze di come una vita dopo il tennis potrebbe essere: se quelle esperienze aiuteranno o saranno da freno alla motivazione di Sharapova una volta di nuovo sui campi, è tutto da scoprire.

How Easily Can Sharapova Return to the Top of the Game?