La più grande vittoria a sorpresa nella storia recente dello sport – Verso Wimbledon

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 29 giugno 2012 – Traduzione di Edoardo Salvati

In attesa di Wimbledon 2017, vengono riproposti spunti di riflessione su alcuni avvenimenti di rilievo delle passate edizioni.

Lukas Rosol ha generato un movimento tellurico battendo Rafael Nadal al secondo turno di Wimbledon 2012. I titoli da prima pagina non si sono fatti attendere: una delle (o la?) più grande vittoria a sorpresa di tutti i tempi. Totalmente impensabile. Impossibile da prevedere.

Per certi versi, sono affermazioni corrette. Nessuno avrebbe scommesso sulla vittoria di Rosol. Anzi, sarei stupito se qualcuno avesse anche solo pronosticato la sua conquista di un set. Per quanto sia stata una sconfitta inaspettata, si è ecceduto con i superlativi. Un conto infatti è pronosticare che giocatori come Nadal, Novak Djokovic, Roger Federer o chi altri vinceranno una determinata partita. Un altro è generalizzare dicendo che vinceranno sempre contro avversari di un certo livello. La prima è un’osservazione dotata di senso, la seconda è pura follia.

Un modo per affrontare la questione è analizzare il mercato delle scommesse. Per partite di alto profilo, il comportamento di scommettitori e allibratori rende chiara idea del buon senso associato a una partita. Le quote relative a quella tra Nadal e Rosol variavano (molto a grandi linee) da 25:1 a 75:1. Anche se ci spingiamo oltre arrivando a una quota estrema di 100:1, significa che il mercato affidava a Rosol una probabilità di vittoria dell’1%. Certo, una probabilità molto ridotta, ma sempre una probabilità diversa da zero.

Quindi, è chiaro che Nadal avrebbe dovuto superare il turno, anzi probabilmente sarebbe dovuto arrivare almeno in semifinale. Ma in ogni turno contro avversari sfavoriti con un 1% di probabilità di vittoria, prima o poi il risultato sorprendente si verifica. Consideriamo che in ogni Slam ciascuno dei primi tre deve giocare almeno due partite contro avversari non teste di serie: diventano sei partite per Slam che danno potenzialmente adito alla più grande vittoria a sorpresa di sempre. Lo sporadico primo o secondo turno – come Nadal contro John Isner al Roland Garros 2011 – non si sarebbe qualificato come tale, ma lo farebbero partite di turni più avanzati – come l’ottavo di finale tra Federer e il lucky loser David Goffin al Roland Garros 2012.

Di fronte a 24 opportunità all’anno, uno di questi risultati a sorpresa dovrebbe accadere ogni quattro anni. Pur facendo notizia, statisticamente parlando non si può definirlo la più grande vittoria a sorpresa della storia del tennis, semmai la più grande di recente memoria. E ci si sta riferendo solo ai tornei Slam.

Signor nessuno

Parte del motivo per cui si tende a esagerare di fronte a queste occorrenze è legato alla riluttanza della nostra mente a pensare in termini di probabilità ridotte: un evento è probabile o non lo è. Un’altra ragione è il predominio storicamente senza precedenti dei tre più forti di questi anni, cioè Federer, Djokovic e Nadal.

Un ulteriore contributo alla distorsione è quello che è stato evidenziato da più parti: i media si riferiscono a Rosol come a un signor nessuno. Non si può negare che fosse la prima volta per Rosol nel tabellone principale di Wimbledon e che avesse solo una vittoria contro uno dei primi 20. Ma è pur sempre il terzo giocatore classificato della Repubblica Ceca, è rimasto tra i primi 101 per più di tre anni, entrando anche tra i primi 70. In qualsiasi sport di squadra di un certo rilievo, un giocatore tra i primi 100 vale un posto tra i primi cinque; il numero 65 potrebbe entrare nella selezione All Star.

Quando Donald Young ha battuto Andy Murray all’Indian Wells Masters 2011, erano tutti sorpresi, ma non quanto dopo la vittoria di Rosol contro Nadal, perché il potenziale di Young è conosciuto e i tifosi americani parlano di lui ormai da anni. Anche quando Alex Bogomolov, la settimana successiva al Miami Masters, ha battuto sempre Andy Murray, si trattava comunque di un nome conosciuto, in parte anche per le wild card ricevute dai tornei americani e per il seguito mediatico.

Invece che ritenerla una casualità riguardante un giocatore di cui non sentiremo più parlare, l’eliminazione di Nadal andrebbe trattata come evidenza del livello di bravura dei giocatori delle retrovie. Rosol non è l’unico giocatore fuori dai primi 50 con un gioco molto potente. Non è l’unica minaccia nel circuito di cui non si è parlato mentre era juniores. E certamente non sarà l’ultimo giocatore “navigato” a ottenere una vittoria a sorpresa così prestigiosa su un avversario “imbattibile”.

The Greatest Upset in Sports Recency

Quanto è offensivo il gioco di Jelena Ostapenko?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 16 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Se vi sono rimaste impresse solo due statistiche riguardo a Jelena Ostapenko, la sorprendente vincitrice del Roland Garros 2017, probabilmente per prima è la sua velocità con il dritto – che è in media superiore a quella di Andy Murray – e poi i 299 vincenti che ha colpito durante le sette partite giocate a Parigi. Non sono del tutto sicuro di quanta enfasi dovremmo riporre sulla velocità dei colpi e, istintivamente, non ho una grande passione per le statistiche secche. Nonostante questo, è comunque difficile non rimanere colpiti.

Rispetto a Simona Halep, Timea Bacsinszky e Caroline Wozniacki, le ultime tre giocatrici che ha sconfitto per arrivare al titolo, Ostapenko stava giocando praticamente un altro sport. Il suo stile ricorda di più quello di altre campionesse Slam come Petra Kvitova e Maria Sharapova, che più che costruire il punto lo distruggono. Quello che mi preme scoprire quindi è come Ostapenko si posizioni nei confronti delle giocatrici più offensive sul circuito femminile.

Fortunatamente, esiste già una statistica per misurarlo, che prende il nome di Aggression Score o Indice di Offensività e che abbrevio in AGG. È una statistica che richiede la conoscenza di tre informazioni per ciascun punto: quanti colpi sono stati giocati, chi ha vinto il punto e come. Con questi dati a disposizione, siamo in grado di calcolare le percentuali relative a vincenti, errori non forzati o errori forzati dell’avversaria sul totale dei colpi di una giocatrice (tecnicamente, il denominatore raccoglie le “opportunità da colpo”, che comprendono i colpi che una giocatrice non è riuscita a giocare dopo che la sua avversaria ha siglato un vincente, ma a scarsa influenza sul risultato finale). Ai fini del calcolo, considero l’AGG senza i servizi della giocatrice – sia ace che servizi vincenti – in modo da isolare la propensione offensiva specifica dello scambio.

L’intervallo tipico di questa versione dell’AGG è tra 0.1 – molto passivo – e 0.3 – estremamente offensivo. Sulla base delle quasi 1600 partite femminili nel database del Match Charting Project, Kvitova e Julia Goerges rappresentano la parte offensiva, con una AGG media intorno allo 0.275. Nonostante vi siano solo quattro partite di Samantha Crawford, i primi indizi suggeriscono che potrebbe diventare lei la più offensiva, con una media al momento di 0.312. Dal lato opposto dell’intervallo troviamo Madison Brengle con 0.11, Wozniaki e Sara Errani a 0.12. Nel campione ci sono prestazioni singole che raggiungono addirittura lo 0.44 (Serena Williams contro Errani al Roland Garros 2013) o scendono fino allo 0.06. Nella finale contro Ostapenko, l’indice di offensività di Halep è stato di 0.08, esattamente la metà della sua media di 0.16.

Definito il contesto, vediamo dove si colloca Ostapenko, iniziando dalla finale del Roland Garros 2017. Contro Halep, il suo AGG è stato un incredibile 0.327, cioè il terzo valore più alto per qualsiasi giocatrice in una finale Slam dopo lo 0.344 di Kvitova a Wimbledon 2014 e lo 0.328 di Serena agli Australian Open 2007 (abbiamo nel database dati relativi a tutte le finali Slam fino al 1999 e alla maggior parte per gli anni precedenti). Servendosi dei dati di IBM Pointstream, che comprendono quasi tutte le partite del Roland Garros 2017, l’offensivitò di Ostapenko in finale è stata la settima più alta di tutte le partite del torneo – tra 188 partite-giocatrice con i dati a disposizione – dietro a due di Bethanie Mattek Sands, una a testa tra Goerges, Madison Keys e Mirjana Lucic…e dietro al primo turno di Ostapenko contro Louisa Chirico. Si è trattato anche del terzo valore più alto contro Halep tra le più di 200 partite della stessa nel database.

Vi siete fatti un’idea: la finale del Roland Garros 2017 è stata una seria manifestazione di gioco offensivo, almeno da un lato del campo. Anche il livello dell’intensità dei colpi non è stato una novità per Ostapenko. Per la stagione 2017 sulla terra, abbiamo dati punto per punto delle sue ultime tre partite al Roland Garros, insieme a due partite al torneo di Charleston e a una al torneo di Praga. In queste sei occasioni, l’AGG più basso di Ostapenko è stato 0.275 contro Wozniaki nei quarti di finale a Parigi. La media delle sei partite è stata di 0.303.
Se queste recenti prestazioni sono preludio a quanto assisteremo in futuro, è molto probabile che Ostapenko diventerà la giocatrice più offensiva sul circuito femminile. Avendo giocato meno in attacco nelle partite iniziali della sua carriera, la sua media è ancora dietro a quella di Kvitova e Goerges, anche se non di molto e probabilmente ancora per poco. Mette un certo timore pensare a cosa possa succedere all’aumentare della sua forza fisica. Dovremo anche aspettare di vedere come evolve il suo gioco tattico.

Il Match Charting Project contiene almeno 15 partite per 62 diverse giocatrici. La tabella elenca l’indice di offensività specifico dello scambio per ciascuna di esse:

Giocatrice       Partite   AGG Scambio  
Goerges          15        0.277  
Kvitova          57        0.277  
Ostapenko        17        0.271  
Keys             35        0.261  
Giorgi           17        0.257  
Lisicki          19        0.246  
Garcia           15        0.242  
Vandeweghe       17        0.238  
S. Williams      108       0.237  
Siegemund        19        0.235  
Pavlyuchenkova   17        0.230  
Kovinic          15        0.223  
Mladenovic       28        0.222  
Li               15        0.218  
Sharapova        73        0.217  
                                              
Giocatrice       Partite   AGG Scambio  
Bouchard         52        0.214  
Ivanovic         46        0.211  
Muguruza         57        0.210  
Safarova         29        0.209  
Pliskova         42        0.207  
Vesnina          20        0.207  
V. Williams      46        0.205  
Konta            31        0.205  
Puig             15        0.203  
Cibulkova        38        0.198  
Navratilova      25        0.197  
Graf             39        0.196  
Sevastova        17        0.194  
Stosur           19        0.193  
Stephens         15        0.190  
                                              
Giocatrice       Partite   AGG Scambio  
Makarova         23        0.189  
Davis            16        0.186  
Watson           16        0.185  
Gavrilova        20        0.183  
Henin            28        0.183  
Bertens          15        0.181  
Seles            18        0.179  
Kuznetsova       28        0.174  
Bacsinszky       28        0.174  
Azarenka         55        0.170  
Petkovic         24        0.166  
Vinci            23        0.164  
Strycova         16        0.163  
Bencic           31        0.163  
Jankovic         24        0.162  
                                              
Giocatrice       Partite   AGG Scambio
Riske            15        0.161  
Kerber           83        0.161  
Pennetta         23        0.160  
Halep            218       0.160  
Suarez Navarro   31        0.159  
Hingis           15        0.157  
Evert            20        0.152  
Kasatkina        18        0.148  
Svitolina        46        0.141  
Putintseva       15        0.137  
Cornet           18        0.136  
Radwanska        90        0.130  
Beck             16        0.126  
Niculescu        25        0.124  
Wozniacki        62        0.122  
Errani           23        0.121

(Il numero di partite per qualche giocatrice differisce da quello del database. Questo perché ho eliminato quelle con troppe informazioni mancanti o in formati che non riconciliavano con il codice che ho utilizzato per calcolare l’indice di offensività.)

Just How Aggressive is Jelena Ostapenko?

Jelena Ostapenko promette di diventare più della prossima Iva Majoli?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 14 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Vincere un torneo dello Slam da giovanissima – o nel caso della campionessa del Roland Garros 2017 Jelena Ostapenko da appena ventenne – è un’impresa eccezionale. Ma non è sempre garanzia di futura grandezza. Molte delle più grandi di tutti i tempi hanno lanciato la loro carriera vincendo titoli Slam a partire da vent’anni, ma ci sono tre giocatrici che hanno vinto il primo Slam a un’età simile a quella di Ostapenko e il cui successivo percorso funge da ammonimento in senso opposto: Iva Majoli, Mary Pierce e Gabriela Sabatini. Ciascuna di loro non era più grande di vent’anni e tre mesi quanto ha vinto il primo Slam e delle tre solo Pierce è riuscita a vincerne un secondo.

Va detto però che paragonare l’età di Ostapenko a quella di precedenti campionesse Slam non le rende giusto merito. Negli ultimi due decenni il tennis femminile è “invecchiato”: l’età media del tabellone di singolare al Roland Garros 2017 era di 25.6 anni, solo di pochi giorni più bassa del record stabilito al Roland Garros stesso e a Wimbledon lo scorso anno. Sono due anni in più dell’età media di una giocatrice attiva quindici anni fa, e quattro anni in più della media del tabellone di trent’anni fa. All’inizio del Roland Garros 2017, c’erano solo cinque giovanissime tra le prime 100 del mondo; alla fine del 2004, l’anno in cui Maria Sharapova e Svetlana Kuznetsova hanno vinto il loro primo Slam, ce n’erano quasi il triplo.

Per questo non sembra corretto raggruppare Ostapenko con le precedenti campionesse diciannovenni o ventenni. Invece, dovremmo considerare l’età relativa di Ostapenko – vale a dire la differenza con l’età media delle giocatrici in tabellone – che era inferiore rispetto alle altre di 5.68 anni. Nell’articolo in cui ho introdotto il concetto di età relativa, il termine di paragone era sulle semifinaliste Slam e, in ogni epoca, ci sono state diverse giocatrici che hanno raggiunto le semifinali per poi spegnersi nel proseguo della carriera con altrettanta rapidità. Non si può dire lo stesso delle giocatrici che invece hanno vinto uno o più Slam.

Negli ultimi trent’anni, solo due giocatrici hanno vinto uno Slam con un’età relativa superiore a quella di Ostapenko: Sharapova, più giovane di 6.66 anni rispetto al campo partecipazione degli US Open 2004 e Martina Hingis, che ha realizzato tre quarti di Slam nel 1997 a sedici anni, cioè tra i 6.3 e i 6.6 anni più giovane del tabellone. Nelle prime cinque di questa speciale classifica figurano giocatrici che danno ulteriore peso all’esclusività del gruppo in cui si trova Ostapenko, tra cui Monica Seles (5.29 anni più giovane al Roland Garros 1990) e Serena Williams (5.26 anni più giovane agli US Open 1999).

Ognuna di queste quattro giocatrici ha poi raggiunto anche il numero 1 della classifica mondiale e vinto almeno cinque Slam, una previsione eccessivamente ottimistica per Ostapenko che, anche dopo aver vinto a Parigi, rimane fuori dalle prime 10. In quanto a età relativa, Majoli, Pierce e Sabatini non sono un grande termine di paragone, visto che Majoli e Pierce erano solo di 3 anni più giovani della media del tabellone e Sabatini solo di 2 anni più giovane. In confronto, Garbine Muguruza era più giovane di 2 anni e mezzo rispetto alla media del tabellone quando ha vinto il Roland Garros 2016 all’età di 22 anni.

C’è una conclusione? Purtroppo non ho una risposta definitiva e probabilmente non riusciremo ad averne una per molti anni. Per la maggior parte dell’era Open, fino a circa dieci anni fa, l’età media sul circuito femminile ha oscillato tra i 21 e i 23 anni. Quindi, per la popolazione aggregata delle prime vincitrici di uno Slam, l’età effettiva e quella relativa sono altamente correlate. È solo nell’ultima decade che i numeri hanno iniziato a divergere significativamente, per merito di diverse campionesse debuttanti. Dobbiamo ancora vedere che tipo di evoluzione prenderà la carriera di Ostapenko e Muguruza, e forse anche quella di Victoria Azarenka e Petra Kvitova. Al fine di testare l’ipotesi serve un campione più grande per cui ci sarebbe bisogno di altre giovanissime prime vincitrici di Slam, che potrebbero emergere quando Sharapova e Williams si sono ritirate.

Is Jelena Ostapenko More Than the Next Iva Majoli?

Il curioso caso di Stanislas Wawrinka

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 9 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Per calcolare la probabilità di vittoria di un giocatore, utilizzo un sistema basato sulle statistiche della singola partita. In generale, funziona con buona precisione, anche se non ne è l’unico sistema di cui mi servo. Ma, quando si tratta di Stanislas Wawrinka, ci sono dei problemi, perché viene continuamente sottovalutato.

Se un sistema funziona con buona precisione tranne che per qualche eccezione, mi aspetterei che quelle eccezioni fossero da far risalire allo stile di gioco. Ad esempio, se il sistema non funzionasse bene con giocatori come John Isner, Milos Raonic e Ivo Karlovic, riuscirei a comprenderne facilmente il motivo. Eppure, sembra andare bene per loro, ma non per Wawrinka.

Sono convinto che Wawrinka faccia qualcosa che le sue statistiche di partita aggregate non mostrino, perché credo che nessuno possa obiettare il fatto che sia uno dei migliori cinque giocatori al mondo dal 2014, pur essendo rimasto fuori per qualche ragione dal gruppo dei Fantastici Quattro.

Per chiarire il concetto, ho analizzato i giocatori che dal 2014 sono rimasti continuativamente nei primi 25 della classifica. Si tratta un gruppo molto elitario: Tomas Berdych, Novak Djokovic, Roger Federer, Andy Murray, Rafael Nadal, Kei Nishikori, Raonic, Jo Wilfried Tsonga e appunto Wawrinka. Siccome volevo un insieme di almeno dieci giocatori e siccome un paio sono rimasti fuori per pochissimo, ho aggiunto Isner (un mese in classifica tra il numero 26 e il 28) e Richard Gasquet (due mesi tra il 26 e il 27).

Sulla base delle statistiche partita per partita dal 2014, le tabelle che seguono mostrano la posizione di Wawrinka in questo insieme di undici giocatori rispetto ad alcune categorie di analisi. Sono tutte statistiche ponderate per il numero di game giocati al servizio, e non includono il Roland Garros 2017.

Wawrinka è al settimo posto per punti vinti al servizio (A). Se considerato isolatamente, tenere il proprio servizio non ha troppo significato se non riesci mai a fare un break al tuo avversario (ad esempio con Isner) o se invece sei bravo a impedire al tuo avversario di vincere il suo servizio (ad esempio Nishikori). La tabella riepiloga, per ogni giocatore, le percentuali di punti al servizio degli avversari.

Wawrinka è ottavo nell’impedire al proprio avversario di vincere punti al servizio (B). Non è sorprendente, vista la sua tendenza a bloccare il colpo in risposta.

Quale sia il significato di questi numeri, per la maggior parte delle analisi la percentuale effettiva dei punti vinti al servizio o la percentuale effettiva dei punti vinti al servizio dall’avversario non sono sono così importanti nella previsione dell’esito di una partita come la differenza tra la percentuale di punti vinti al servizio da un giocatore e la stessa percentuale dell’avversario. La tabella sulla destra mostra i risultati per questo tipo di calcolo [(A) – (B)].

I Fantastici Quattro sono ai primi quattro posti della classifica. Wawrinka? Beh…è al decimo posto!

Fino a questo momento Wawrinka si posiziona sempre nella parte bassa di queste classifiche, e comunque sempre dietro a Berdych (e forse questo dice qualcosa anche sul rendimento di Berdych).

Forse è una questione di tempismo, forse Wawrinka non riesce a impedire ai suoi avversari di vincere un numero straordinario di punti al servizio, ma riesce a impedirlo nelle giuste situazioni. Questo dovrebbe avere evidenza nella sua capacità di trasformare palle break, come mostrato dalla tabella a sinistra.

E invece no, sempre nella parte bassa della classifica.

Allora forse Wawrinka si trova ad affrontare avversari generalmente più modesti di quelli dei Fantastici Quattro, visto che gioca più spesso partite di tornei 250. In altre parole, si nutre di un livello competitivo inferiore e gioca sufficientemente bene per vincere. Ci aspetteremmo di vedere traccia di questo nella percentuale di punti vinti al servizio o nella percentuale di punti vinti al servizio dai suoi avversari, ma forse non è così. La tabella di destra mostra la media ponderata della classifica degli avversari affrontati da ciascun giocatore dal 2014.

In generale, Wawrinka non affronta un livello di competizione più basso, perché in questo caso è al quarto posto.

Riepilogando, Wawrinka non è nella parte alta della classifica nella percentuale di punti vinti al servizio, nella percentuale di punti vinti al servizio dal suo avversario, nella differenza tra i due precedenti valori o nella percentuale di palle break trasformate, ma è tra i primi solo per livello di bravura medio degli avversari affrontati. Come è possibile quindi che sia tra i Grandi Cinque?

La tabella sottostante riepiloga le percentuali effettive di vittoria di questi giocatori dal 2014. I valori della colonna ‘Vittorie Pitagoriche %’ sono ottenuti applicando una formula pitagorica (nello stile di Bill James) alla percentuale di punti vinti al servizio e alla percentuale di punti vinti al servizio dall’avversario con un esponente 10, che in generale è una buona approssimazione delle percentuali di vittoria del circuito maschile.

La colonna “Differenza Pitagorica” indica quanto un giocatore abbia fatto meglio (in positivo) o peggio (in negativo) della sua percentuale di vittorie pitagoriche. Come misura alternativa, ho utilizzato anche un modello di Markov con le percentuali di punti vinti al servizio e punti vinti al servizio dall’avversario per una stima delle percentuali di vittoria (in questo caso nell’ipotesi di partite al meglio dei 3 set con il tiebreak al set decisivo). La colonna ‘Differenza Markov’ indica quanto un giocatore abbia fatto meglio (in positivo) o peggio (in negativo) della sua probabilità attesa di Markov.

Wawrinka si posiziona al sesto posto in termini di percentuale di vittorie effettive, al decimo posto come percentuale di vittorie pitagoriche e sempre al decimo posto come percentuale di vittorie Markov. Non sorprende dunque che la sua Differenza Pitagorica e la Differenza Markov siano al primo posto in questo elenco di giocatori, vale a dire che Wawrinka fa meglio di entrambe queste misurazioni delle attese. Anche se la formula pitagorica tende a pronosticare questo gruppo in difetto di circa il 2%, Wawrinka è di gran lunga avanti nell’ottenere risultati migliori delle previsioni pitagoriche. Allo stesso modo, anche se il modello di Markov tende a pronosticare questo gruppo in eccesso di circa il 3%, Wawrinka è uno dei tre giocatori a ottenere risultati migliori delle previsioni di Markov.

Ho analizzato i risultati di Wawrinka con altre categorie, come la superficie (riesce meglio delle attese sul cemento che sulla terra), la categoria di torneo (fa leggermente peggio delle attese nei 250) e il turno giocato (fa leggermente peggio delle attese nei quarti e nelle semifinali, fa molto meglio delle attese in finale). Si potrebbe pensare che Wawrinka alzi il suo livello di gioco sul cemento e nei tornei più importanti, soprattutto se arriva in finale. Però, la sua percentuale di vittorie al Roland Garros è altrettanto buona che agli Australian Open e agli US Open. Inoltre, il suo punto a sfavore è sempre stata la prestazione nei tornei Masters, nei quali i suoi risultati non sono paragonabili a quelli dei Fantastici Quattro.

In una precedente tabella, ho mostrato che la media ponderata della classifica degli avversari di Wawrinka era nella parte alta dell’elenco. È possibile naturalmente che demolisca gli avversari più deboli nei primi turni per alzare la sua probabilità di vittoria al di sopra delle attese. Verifichiamo quest’assunto, sulla base delle categorie viste in precedenza ma rispetto alle fasce di classifica effettiva dei suoi avversari.

Ci sono dei numeri strani in questa tabella. Wawrinka effettivamente demolisce gli avversari più deboli in modo sproporzionato rispetto alle attese, anche se non gioca particolarmente bene quelle partite. Allo stesso tempo supera in larga misura le attese nei confronti dei primi 10.

I suoi valori agli estremi della curva contro i primi 10 non sono così buoni, eppure è riuscito a batterli con una frequenza del 54%, nonostante una differenza negativa dello 0.030 tra la percentuale di punti vinti al servizio e la percentuale di punti vinti al servizio dagli avversari nelle 39 partite giocate. Anzi, ha quattro vittorie contro i primi 10 nelle quali la sua percentuale di punti vinti al servizio era inferiore della percentuale di punti vinti al servizio dall’avversario, e non di poco (il 65.9% contro il 69.9%). Si tratta di quasi il 20% delle sue vittorie contro i primi 10. Per avere un termine di paragone, Murray ha una sola vittoria con differenziale negativo (cioè il 3% delle sue vittorie contro i primi 10), Djokovic ne ha due (3%), Nadal neanche una e Federer una (3%).

Cosa significa tutto questo (se significa qualcosa)? Non ne sono del tutto certo, ma sembra che (a) giochi sufficientemente bene per vincere contro giocatori di più bassa classifica e (b) è in grado di alzare mentalmente il livello contro i giocatori di vertice nei momenti che contano.

Viene da chiedersi, Wawrinka è un giocatore migliore nei momenti chiave? Per trovare una risposta servirebbero dati molto più specifici di quelli che possiedo, e molti di coloro che hanno approfondito il tema in vari sport non hanno trovato un effetto “momenti chiave” sostanziale.

Vi lascio con un’ulteriore riflessione. Abbiamo visto prima che Wawrinka converte il 38.7% delle palle break, una percentuale che gli vale l’ottavo posto tra gli undici giocatori del campione. Contro i primi 10, la sua percentuale sale al 41.6%, cioè la terza assoluta, inferiore solamente a quella di Djokovic e Murray.

The Curious Case Of Stanislas Wawrinka

I giocatori migliori al Roland Garros 2017

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato l’11 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Dopo la sorprendente vittoria di Jelena Ostapenko su Simona Halep per il titolo femminile, c’è grande attesa per la finale maschile del Roland Garros 2017, perché tutti si chiedono se Stanislas Wawrinka sarà in grado di fermare Rafael Nadal e impedirgli la conquista del decimo titolo (Nadal ha poi sconfitto Wawrinka con il punteggio di 6-2 6-3 6-1, n.d.t.).

Nadal è già l’indiscusso Re della Terra Battuta con il record di nove titoli vinti al Roland Garros. E, rispetto a Wawrinka, ha avuto un cammino molto più agevole fino alla finale, non avendo perso nemmeno un set e avvantaggiandosi anche del ritiro di Pablo Carreno Busta nei quarti di finale. Wawrinka invece è arrivato in finale dopo un’estenuante maratona al quinto set con un ritrovato Andy Murray.

Sono tutti elementi che fanno pensare che la probabilità di Wawrinka di una vittoria a sorpresa come quella di Ostapenko sia piuttosto ridotta. Anche se non deve essere sottovalutato il record immacolato di Wawrinka nelle finali Slam che, con tre titoli su altrettanti tentativi, lo rende uno dei giocatori migliori nei momenti chiave delle finali Slam. Questo suggerisce che, con l’avanzare del torneo, Wawrinka sia in grado di alzare il proprio gioco, forse anche stimolato dall’intensità crescente del livello competitivo. Se fosse vero, il pronostico per una vittoria di Wawrinka dovrebbe riflettere maggiore ottimismo.

È possibile trovare evidenza del fatto che Wawrinka sia migliorato turno dopo turno al Roland Garros 2017?

Possiamo farci un’idea esaminando le tendenze sul rendimento al servizio e alla risposta in ciascun turno. L’immagine 1 mostra le prestazioni aggiustate al servizio e alla risposta fino alle semifinali di entrambi i contendenti, che tengono in considerazione la bravura al servizio e alla risposta di ogni avversario affrontato e permettono un confronto omogeneo (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

Una delle statistiche più sorprendenti quest’anno è la prestazione al servizio di Nadal, con cui ha ottenuto una media aggiustata di punti vinti del 75.6%. Avesse potuto completare la partita con Carreno Busta, sarebbe al primo posto per il torneo. Si tratta di un numero sconvolgente, considerando che il servizio non è la sua arma migliore e che è conosciuto per essere stato in passato abbastanza prevedibile. Questo cambiamento potrebbe essere un fattore decisivo per la finale.

IMMAGINE 1 – Rendimento al servizio e alla risposta (aggiustato per avversario)

Nadal è in vantaggio anche alla risposta con una media aggiustata del 53.9%. In media Wawrinka è dietro di più di 5 punti percentuali, ma ha fatto vedere una tendenza positiva sulla prestazione alla risposta, forse il segno più evidente della sua progressione partita dopo partita.

Se analizziamo il rendimento nei momenti chiave per avere un’idea più precisa della capacità di gestire la pressione di entrambi i finalisti, i numeri non depongono a favore di Wawrinka. Infatti, in situazioni di momenti chiave al servizio e alla risposta, Wawrinka insegue Nadal con in media uno scarto di diversi punti percentuali. Lo scenario si fa però migliore quando consideriamo che Nadal è stato messo davvero in difficoltà, riuscendo ad andare avanti con così tanta facilità da non figurare nemmeno tra le prime 10 prestazioni migliori nei momenti chiave del Roland Garros 2017.

IMMAGINE 2 – Tendenze nei momenti chiave dei due finalisti

Come Nadal riuscirà a gestire la pressione nel caso Wawrinka dovesse trovare un modo per metterlo alle strette è tutto da scoprire. Wawrinka, d’altro canto, ha dato prova di aumentare la qualità del gioco nei momenti che più contano. Questo non ha evidenza solo nel suo record per le finali Slam, ma anche nel differenziale di rendimento nei momenti chiave al servizio e alla risposta, con una prestazione sotto pressione superiore del +0.6% e del +3.9%. Potremmo quindi assistere a una partita più equilibrata di quella che le quote degli scommettitori ritengono non possa essere.

French Open ATP Leaders

Le giocatrici migliori al Roland Garros 2017

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 10 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Manca poco alla finale femminile del Roland Garros 2017. Dopo 126 partite, Simona Halep, 25 anni, e Jelena Ostapenko, 20 anni, sono le ultime due giocatrici rimaste in tabellone. Chiunque vinca, sarà campionessa di Parigi per la prima volta e vincerà il suo primo torneo Slam.

Diversi aspetti rendono l’accoppiamento della finale sorprendente. Halep è la testa di serie numero 3, ma c’erano diversi dubbi sulle sue condizioni e sulla sua resistenza alla vigilia del torneo, visto il pesante infortunio alla caviglia subito a Roma solo qualche giorno prima dell’inizio del primo turno. Ostapenko invece non è tra le teste di serie e non ha mai vinto un titolo del circuito maggiore. Ipotizzare che un giovane talento emergente raggiungesse una finale a soli due anni dopo la prima apparizione in un tabellone principale Slam avrebbe richiesto spiccate doti di chiaroveggenza.

Se nel primo giorno di partite al Roland Garros la probabilità di una finale tra queste due giocatrici era piuttosto remota, non c’è dubbio alcuno che abbia richiesto a entrambe qualità e dedizione straordinarie per raggiungere una pietra miliare delle rispettive carriere. In quest’analisi, voglio ripercorrere le migliori prestazioni femminili al Roland Garros con attenzione speciale al rendimento di Halep e Ostapenko.

Giocatrici migliori al servizio e alla risposta

Come mostrato nell’immagine 1 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.), dal primo turno alle semifinali, il rendimento al servizio vede Halep con una media del 62% di punti vinti e Ostapenko poco dietro con il 61.4%. Alla risposta, la differenza è sempre molto ravvicinata, con Halep in leggero vantaggio con una media del 55.1%, rispetto al 54.6% di Ostapenko. È utile ricordare che è possibile confrontare questi numeri anche di fronte a percorsi differenti delle due giocatrici perché si tratta di valori che tengono in considerazione la bravura al servizio e alla risposta di ogni avversaria affrontata.

IMMAGINE 1 – Rendimento al servizio e alla risposta (aggiustato per avversaria)

È interessante come Halep abbia incrementato la sua prestazione al servizio negli ultimi quattro turni, mentre Ostapenko sia rimasta abbastanza stabile, se si esclude il secondo turno in cui ha sconfitto Monica Puig con un rendimento estremamente efficiente. Per quanto riguarda il gioco alla risposta, durante la prima settimana di competizioni non c’è stata praticamente alcuna differenza. Nelle ultime due partite, Halep ha mostrato del cedimento, e questo potrebbe metterla in difficoltà in finale se la tendenza si mantiene tale.

Come mostrato nelle tabelle, il rendimento cumulato al servizio e alla risposta vede Halep e Ostapenko rispettivamente al secondo e terzo posto per il torneo. Il fatto che nessuna giocatrice sia riuscita a classificarsi nella stessa posizione in entrambe le categorie rende la stabilità della prestazione di Halep e Ostapenko ancora più impressionante.

Per arrivare alla finale, sia Halep che Ostapenko hanno dovuto affrontare avversarie molto combattive. Le ultime due partite di Halep sono andate al terzo set. Ostapenko è andata al set decisivo in quattro delle 6 partite, tra cui il primo turno e gli ultimi tre turni. Inevitabilmente, partite così equilibrate rendono ogni punto più critico e il livello di prestazione sui punti più importanti fondamentale.

Le statistiche sui momenti chiave si concentrano sul rendimento nei punti più importanti. La prestazione al servizio e alla risposta di Halep e Ostapenko in questo senso aggiunge una dimensione interessante a quanto mostrato dalle statistiche complessive per le due giocatrici. Come mostrato dall’immagine 2, sotto pressione al servizio, Halep si è distanziata da Ostapenko, con una media nei momenti chiave del 61.3%, rispetto al 55.5% di Ostapenko. Invece, sotto pressione alla risposta è Ostapenko che ha un vantaggio rispetto a Halep, con una media nei momenti chiave del 52.1% rispetto al 51.6% di Halep.

IMMAGINE 2 – Tendenze nei momenti chiave delle due finaliste

Dall’analisi di ciascuna partita, possiamo osservare che negli ultimi turni Halep ha dominato al servizio nei momenti chiave e Ostapenko ha fatto lo stesso alla risposta. Questo rende la loro partita un confronto tra abilità: se il punteggio sarà equilibrato, non siamo ora in grado di dire chi manterrà il livello migliore al servizio e alla risposta nei momenti chiave.

French Open WTA Leaders

Dominic Thiem e la capacità di ribaltare sconfitte impietose

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’8 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Agli Internazionali d’Italia 2017, Dominic Thiem è stato battuto da Novak Djokovic con un inequivocabile 6-1 6-0. Si è trattato per Thiem di un crollo totale dopo la sua vittoria a sorpresa nel turno precedente su Rafael Nadal, e sembra essere servito a ricordare il vecchio adagio per cui l’esito di una partita di tennis dipende molto da chi sta dall’altra parte della rete. Anche il giocatore che riesce a battere il Re della Terra Battuta può fare fatica contro un diverso tipo di avversario.

Non è stato così però nel quarto di finale del Roland Garros 2017, in cui Thiem ha di nuovo giocato contro Djokovic vincendo in tre set. In meno di tre settimane, Thiem ha recuperato da una sconfitta bruciante per battere uno dei giocatori più forti di sempre.

Ho scritto in passato sulle limitazioni relative al valore degli scontri diretti: se il bilancio negli scontri diretti propende a favore di un giocatore ma la classifica si esprime in maniera diversa, la classifica ha dimostrato di essere uno strumento predittivo migliore. Sistemi di valutazione più sofisticati come Elo sarebbero probabilmente ancora più precisi, anche se non li ho messi alla prova per questo confronto. Ci sono senza dubbio casi individuali in cui caratteristiche specifiche degli scontri diretti mettono in dubbio la capacità predittiva della classifica, ma dovendo scegliere tra i due, gli scontri diretti andrebbero in secondo piano.

E le sconfitte inequivocabili? Prima del quarto di finale, la mia valutazione specifica per superficie sElo dava a Thiem una probabilità del 26% di ottenere un risultato a sorpresa. La recente sconfitta per 6-1 6-0 era naturalmente inclusa, ma solo in quanto sconfitta appunto, a prescindere dalla severità del punteggio. Avremmo dovuto essere più scettici sulle probabilità di Thiem considerando lo scontro diretto più recente con Djokovic?

In realtà Thiem non è il primo giocatore a ribaltare le circostanze dopo una sconfitta con un punteggio così impietoso. L’esempio più famoso è quello di Robin Soderling, che ha perso 6-1 6-0 da Nadal a Roma nel 2009 per poi riprendersi e siglare una delle sconfitte più a sorpresa nella storia del tennis, eliminando Nadal al Roland Garros 2009. Pochi recuperi portano con sé altrettanta drammaticità, ma se ne trovano a centinaia.

La maggior parte dei giocatori che perdono con punteggi a senso unico – e per lo scopo di quest’analisi considero tali le partite in cui il perdente ha vinto al massimo due game – non ha mai la possibilità di redimersi. Ho trovato circa 2250 di queste partite nell’era moderna dell’ATP, e gli stessi due giocatori hanno giocato di nuovo contro meno della metà delle volte. E il fatto che gli scontri diretti vadano avanti è di per sé un segnale: ai giocatori mediocri – quelli che ci si aspetta perdano pesantemente – non viene data un’altra possibilità. Anche alcuni tra i primi 20 raramente giocano tra loro, quindi il tipo di giocatore che arriva ad avere la possibilità di redimersi potrebbe già aver mostrato che la sua sconfitta a senso unico era solo un passaggio a vuoto di quel giorno.

Delle 951 volte in cui un giocatore perde malamente e poi gioca nuovamente con lo stesso avversario, riesce a vendicarsi vincendo la partita successiva 277 volte, cioè il 29%. Per quanto possa sembrare folle, se all’inizio della partita tra Thiem e Djokovic tutto quello che avessimo saputo era che Djokovic aveva vinto 6-1 6-0 la partita precedente, la nostra previsione più semplice sarebbe stata molto vicina al 26% offerta da un algoritmo molto più sofisticato come Elo.

Il 29% è un valore molto più alto di quanto mi aspettassi, ma più basso della frequenza tipica dei giocatori in queste situazioni. Di tutti gli scontri diretti con almeno due partite, per ogni partita dopo la prima ho verificato se il risultato iniziale fosse stato mantenuto o invertito. Oltre a isolare le partite con punteggio a senso unico, ho anche considerato quelle in cui il perdente ha vinto un set, ipotizzando che si trattasse di partite più equilibrate. Da ultimo, per ognuna di quelle categorie, sono andato a vedere se le partite successive siano state giocate sulla stessa superficie. La tabella riepiloga quello che ho trovato, con tutte le percentuali di vittoria indicate in funzione del giocatore che, come Thiem, ha perso la partita iniziale:

La probabilità di recuperare da una sconfitta pesante è maggiore di quanto pensassi, ma considerevolmente inferiore alla probabilità per cui un giocatore ribalti il risultato dopo una sconfitta più contenuta, che è del 39%. Inoltre, il giocatore in cerca di rivincita ha più probabilità di rifarsi – per quanto non con un ampio margine – se si gioca su una superficie diversa.

È chiaro quindi che i giocatori hanno meno probabilità di recuperare da una sconfitta pesante rispetto a una più normale. Quanto di questo però è dovuto alla distorsione da selezione del campione? Dopotutto la maggior parte dei giocatori che perde 6-1 6-0 non è del calibro di Thiem o Soderling, anche se con un gioco di livello sufficientemente alto da mantenersi nel tabellone principale e prima o poi giocare di nuovo con lo stesso avversario.

Per trovare una risposta, ho analizzato nuovamente le 950 partite successive a una sconfitta a senso unico, questa volta facendo ricorso alle valutazioni Elo antecedenti alla partita. Dopo aver escluso le partite prima del 1980 e altri confronti di cui ci sono davvero poche informazioni, sono rimaste poco meno di 600 partite con dati punto per punto. In questo sottoinsieme, Elo assegnava ai giocatori sconfitti pesantemente una probabilità di vittoria della partita successiva pari al 33.6%. Come abbiamo visto, la frequenza effettiva di vittoria era del 29%. I giocatori che hanno vinto partite a senso unico hanno fatto meglio di quanto Elo avesse pronosticato per la loro partita successiva.

Non si tratta di una differenza enorme, ma è grande abbastanza da suggerire che quello specifico accoppiamento di giocatori è in parte predittivo dell’esito della partita successiva. Una singola partita può fare la differenza nei pronostici – a meno che non sia contro Thiem.

Scavando tra le circostanze in cui un giocatore ha perso malamente e poi recuperato alla partita successiva, ho trovato un paio di esempi divertenti:

  • l’ex numero 7 del mondo Harold Solomon ha battuto Ivan Lendl 6-1 6-1 nella loro prima partita. Durante lo stesso anno, Lendl ha poi vinto agli US Open per 6-1 6-0 6-0. Lendl ha vinto anche le sei partite giocate successivamente;
  • nel corso di quattro anni, Phil Dent e Mark Cox hanno giocato tre partite con punteggio a senso unico. Cox ha vinto la prima, Dent si è preso la rivincita nella seconda e ancora Cox ha invertito il punteggio nella terza.

Dominic Thiem and Reversible Blowouts

Simona Halep e le rimonte dopo aver annullato uno o più match point

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’8 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Durante il quarto di finale al Roland Garros 2017 tra Elina Svitolina e Simona Halep, Svitolina è arrivata ad avere un vantaggio insormontabile di 6-3 5-1. In quel momento, le sue probabilità di vittoria erano – a seconda dei numeri utilizzati per il calcolo – tra il 97 e il 99%. Halep ha però poi rimontato fino al 5-5, e nel tiebreak del secondo set Svitolina si è ritrovata sul 6-5, a un punto dalla partita. Halep ha annullato il match point, vinto il tiebreak e chiuso con facilità 6-0 al terzo.

È facile trovare una storia per una sequenza di eventi come questa: dopo aver gettato due importanti situazioni di vantaggio, Svitolina si è smarrita e la vittoria del terzo da parte di Halep era praticamente una formalità. Forse è andata proprio così. È impossibile verificarlo sulla base di una sola partita, ma non è esattamente la prima volta in cui una giocatrice non è riuscita a chiudere la partita ed è dovuta ripartire da zero nel terzo set.

Anche senza un match point annullato, la giocatrice che vince il secondo set ha un leggero vantaggio all’inizio del terzo. Nelle partite di singolare femminile Slam di più degli ultimi sei anni, la giocatrice che ha vinto il secondo set ha poi vinto anche il terzo il 51.3% delle volte. Se invece il secondo set è terminato al tiebreak, la vincitrice ha poi vinto il terzo set il 43.7% delle volte. Anche se può sembrare controintuitivo, rifacciamoci alle nostre conoscenze su quel tipo di set. La vincitrice del secondo set è riuscita a vincerlo a fatica (al tiebreak), mentre la sua avversaria, spesso, ha vinto il primo set più largamente. Il vantaggio psicologico è di aiuto, ma da solo non è in grado di compensare l’eventuale ampia differenza in termini di bravura.

Esaminiamo più da vicino il caso specifico dei match point salvati nel secondo set. Grazie ai dati resi disponibili da IBM sui siti internet degli Slam tramite Pointstream, abbiamo la successione punto per punto della maggior parte delle partite di singolare Slam dal 2011 (solitamente quelle mancanti sono le partite giocate su campi dove non è previsto il sistema di moviola Hawk-Eye e su alcuni dei campi più piccoli del Roland Garros). Si tratta di più di 2600 partite. In poco più di 1700, una delle due giocatrici ha avuto un match point nel secondo set. Più del 97% delle volte, la giocatrice poi è riuscita a vincere la partita – avendo bisogno in media di 1.7 match point – evitando di dover giocare il set decisivo.

Rimangono quindi 45 partite in cui una giocatrice ha avuto un match point nel secondo set non sfruttato ed è stata costretta ad andare al terzo set. È un campione ridotto e non spiega a tutti gli effetti la sequenza di eventi vista in precedenza, con un crollo nel set finale. Il 60% delle volte – vale a dire 27 partite delle 45 – la giocatrice che non è riuscita a chiudere con il match point nel secondo set, come Svitolina, ha poi perso anche il terzo set, con un punteggio in molti casi netto: in 5 delle 27 partite si è verificato un 6-0 (compreso il quarto di finale con Halep) e il punteggio medio è stato 6-2. Mai un terzo set è andato oltre 6-4.

Anche nelle altre 18 partite – cioè il 40% delle volte in cui la giocatrice con il match point non sfruttato al secondo set si è poi ripresa vincendo il terzo – ci sono stati set piuttosto a senso unico. Infatti, la giocatrice che ha poi perso il terzo set è riuscita a fare in media solo 2.3 game, e anche qui mai meglio di 6-4.

Di fronte a così poche partite, non sembra ragionevole concludere che un margine 60/40 possa essere considerato una legge universale nel tennis. Tuttavia, rappresenta una prova del fatto che le giocatrici non necessariamente crollano dopo aver mancato un match point per una vittoria in due set. Non vi è certezza che quello che è successo a Svitolina possa accadere di nuovo nella prossima partita.

Simona Halep and Recoveries From Match Point Down

Jelena Ostapenko e i risultati eclatanti negli Slam delle giovani promesse

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 7 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Sarà un grande giorno giovedì 8 giugno per Jelena Ostapenko: festeggerà il 20esimo compleanno giocando il suo primo quarto di finale in uno Slam.

Una o due generazioni fa, un risultato così eclatante all’età di vent’anni avrebbe a malapena ottenuto un plauso. Verso la fine degli anni ’90, il tennis femminile era dominato dalle giovani e dalle poco più che giovani: sia Serena Williams che Martina Hingis avevano vinto tornei dello Slam prima di compiere vent’anni, e Venus Williams il suo primo Slam qualche giorno dopo aver iniziato la terza decade. E non si trattava nemmeno di talenti giovanili che si presentano una volta in una generazione: la diciannovenne Iva Majoli aveva vinto uno Slam, e Mirjana Lucic, Jelena Dokic, e Anna Kournikova avevano raggiunto le semifinali prima di diventare maggiorenni.

I tempi sono però cambiati. L’ultima campionessa adolescente di uno Slam è stata Maria Sharapova nel 2006, e un’adolescente non si è presentata più in finale da quando Caroline Wozniacki ci è riuscita nel 2009. Da allora, solo quattro giocatrici – Ostapenko, Sloane Stephens, Eugenie Bouchard e Madison Keys – hanno raggiunto semifinali Slam prima di compiere vent’anni (per maggiore facilità, calcolo l’età delle giocatrici alla data di inizio del torneo, quindi Ostapenko ha di fatto 19 anni ai fini di questa argomentazione).

Qualsiasi sia la statistica che vi viene in mente, il tennis sta invecchiando. Nel 1990, l’età media delle giocatrici presenti nel tabellone del singolare al Roland Garros era di 21.8 anni. Nel 2000 era salita a 23.5 anni. Quest’anno, l’età media all’inizio del torneo era di 25.6 anni, appena inferiore al record del 2016 – raggiunto al Roland Garros e a Wimbledon – di 25.7 anni. Le veterane rimangono attive più a lungo e serve più tempo alle giocatrici emergenti per sviluppare il gioco necessario a competere sul circuito maggiore.

È arrivato dunque il momento di rivedere l’idea secondo la quale un risultato eclatante si qualifichi come tale. Vent’anni fa, il debutto in semifinale di una diciannovenne rappresentava senza dubbio un ottimo piazzamento per la giocatrice stessa, ma non veniva considerato nulla di sconvolgente. Oggi, è un evento che si verifica una volta ogni due anni e pone la giocatrice tra un ristretto gruppo di colleghe. Anche se Stephens e Bouchard hanno subito un forte calo, rimangono (insieme a Keys) tra le giovani più promettenti.

Per quantificare il risultato di Ostapenko, consideriamo la sua età rispetto alla media di tutte le giocatrici del tabellone principale, valutando la semplice differenza tra questi due numeri. Ostapenko è di 5.68 anni più giovane della giocatrice media al Roland Garros 2017, e questo la rende la settima più giovane semifinalista (rispetto alle partecipanti) di uno Slam dal 2000:

Slam      Più giovane SF  Età    Età media  Diff  
2004 W    Sharapova       17.17  24.17      7.00  
2006 RG   Vaidisova       17.10  23.63      6.53  
2000 W    Dokic           17.21  23.69      6.48  
2005 W    Sharapova       18.17  24.45      6.28  
2005 AO   Sharapova       17.75  23.99      6.24  
2007 AO   Vaidisova       17.73  23.48      5.75  
2017 RG   Ostapenko       19.97  25.65      5.68  
2001 RG   Clijsters       17.97  23.62      5.65  
2005 USO  Sharapova       18.36  23.78      5.42  
2015 AO   Keys            19.92  25.33      5.41

Solo tre giocatrici – Sharapova, Dokic e Nicole Vaidisova – hanno raggiunto una semifinale Slam in questo secolo a un’età così giovane rispetto al resto del tabellone.

C’è da dire che nomi come Dokic e Viadisova non rappresentano il paragone più incoraggiante per un talento emergente. Entrambe hanno raggiunto le prime 10, ma non hanno mai giocato una finale Slam. E il passato della WTA è pieno di giovani promesse che non si sono poi completamente realizzate.

Eppure, se una tra le giovani giocatrici di oggi volesse arrivare a essere tra le grandi, dovrebbe iniziare a collezionare titoli già adesso. È difficile costruire una carriera da Hall of Fame senza aver vinto qualche torneo importante appena superata la soglia dei vent’anni. Da questo punto di vista, Madison Keys si è messa in evidenza: questa settimana, Ostapenko ha fatto la stessa cosa.

Jelena Ostapenko and Teenage Slam Breakthroughs

Sui punti più importanti, i colpi si accorciano

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 2 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nonostante il nome, gli errori non forzati possono avere un lato positivo. In alcune partite, la giusta tattica prevede un gioco più aggressivo e, per colpire più vincenti, la maggior parte delle giocatrici (o giocatori) commette anche più errori. Contro alcuni avversari, aumentare il conto dei non forzati – sempre bilanciato da un incremento nei vincenti o in altri colpi a chiusura favorevole del punto – potrebbe essere l’unico modo per vincere.

La settimana scorsa, ho mostrato che uno dei motivi dell’uscita al primo turno di Angelique Kerber al Roland Garros 2017 è stato il numero inusitato di errori nei momenti più importanti. Come sottolineato da Carl Bialik nel nostro ultimo podcast, non è però tutto qui. Se Kerber infatti avesse giocato in modo più aggressivo nei punti più importanti – una delle possibili cause per l’aumento del numero di errori – anche la sua frequenza di vincenti sarebbe potuta essere più alta. Con un punteggio di 6-2 6-2 in suo sfavore, è difficile pensare che Kerber abbia realizzato più vincenti di non forzati, come infatti non è stato. L’ipotesi di Bialik rimane però valida e vale la pena di sottoporla all’esame numerico.

Per farlo, ricapitoliamo i dati a disposizione: 500 partite di singolare femminile degli ultimi quattro Slam e le partite dei primi quattro turni del Roland Garros 2017. Misurando l’importanza di ciascun punto, siamo in grado di determinare la leva (LEV) media di ogni punto in ogni partita, insieme alla LEV media dei punti che sono terminati con un errore non forzato o con un vincente. Nell’analisi precedente, ho trovato che gli errori non forzati di Kerber nella sua sconfitta al primo turno avevano una LEV media del 5.5%, rispetto a una LEV del 3.8% di tutti gli altri punti. Per lo scopo di questa analisi, utilizziamo la LEV media come parametri di riferimento: la LEV media di 5.5% degli errori non forzati risulta essere maggiore anche della LEV media del 4.1% di tutta la partita.

Per quanto riguarda i vincenti? I 15 vincenti di Kerber sono arrivati su punti con una LEV media del 3.9%, inferiore alla media della partita. Il caso è dunque chiuso: sui punti più importanti, Kerber aveva più probabilità di commettere un errore e meno probabilità di colpire un vincente.

Sull’intero campione, le giocatrici commettono più errori e tirano meno vincenti nei momenti cruciali, ma solo in misura lieve. I punti che terminano con un errore sono circa l’1% più importanti della media (in percentuale e non in termini di punti percentuali, quindi 4.14% invece di 4.1%), mentre i punti che terminano con un vincente sono circa il 2% meno importanti della media. Nei momenti più significativi, le giocatrici aumentano la frequenza dei vincenti circa il 39% delle volte, e migliorano il rapporto vincenti su non forzati circa il 45% delle volte. Questo a dire che si osserva un effetto a livello di circuito sui punti più importanti, ma di ordine piuttosto ridotto.

Naturalmente, la sconfitta di Kerber al primo turno non è indicativa del modo in cui ha giocato, in generale, negli Slam. Nell’articolo della settimana scorsa, ho citato le quattro giocatrici che sono meglio riuscite a ridurre gli errori nei punti più importanti: Kerber, Agnieszka Radwanska, Timea Bacsinszky, e Kiki Bertens. Sia Kerber che Radwanska hanno colpito meno vincenti sui punti importanti, ma Bacsinszky e Bertens hanno trovato la giusta combinazione, colpendo qualche vincente in più all’aumentare della pressione. Tra le giocatrici con più di 10 partite Slam giocate dal Roland Garros 2016, Bacsinszky è l’unica a colpire sui punti più importanti un numero maggiore di vincenti rispetto a non forzati più del 75% delle volte.

Rispetto alle sue colleghe, la tattica di Kerber nei momenti che più contano è incredibilmente passiva. La tabella riepiloga le 21 giocatrici per cui ho a disposizione dati su almeno 13 partite. La colonna “Ind NF” (indice errori non forzati) è simile alla statistica usata in precedenza, e mette a confronto l’importanza media dei punti che terminano con errori con i punti medi: la colonna “Ind V” (indice vincenti) esprime lo stesso rapporto, ma per i punti che terminano con vincenti, e la colonna “In V+NF” si riferisce – si può immaginare – a una combinazione (ponderata) dei due valori, che serve come estrema approssimazione di una tattica aggressiva sui punti importanti, per la quale valori inferiori a 1 indicano un approccio più passivo di quello tipico di una giocatrice e valori superiori a 1 il contrario.

Giocatrice      Partite  Ind NF  Ind V  Ind V+NF   
Kerber          20       0.92    0.85   0.88  
Cornet          13       0.92    0.87   0.94  
Radwanska       17       0.91    0.95   0.95  
Halep           19       0.93    0.94   0.95  
Stosur          13       0.95    0.98   0.96  
Bacsinszky      14       0.89    1.02   0.97  
Svitolina       15       1.02    0.95   0.97  
Pliskova        18       0.97    0.98   0.97  
Wozniacki       14       0.93    1.00   0.97  
Konta           13       1.00    0.97   0.98  
Garcia          14       0.94    1.02   0.98  
Kuznetsova      17       0.96    0.98   0.99  
Muguruza        20       1.02    0.94   0.99  
V. Williams     25       1.00    0.97   0.99  
Vesnina         13       0.96    1.03   0.99  
Pavlyuchenkova  15       1.03    0.99   0.99  
Vandeweghe      13       1.08    0.95   1.01  
Keys            13       1.01    1.02   1.01  
S. Williams     27       0.99    1.05   1.02  
Suarez Navarro  14       1.00    1.14   1.05  
Cibulkova       14       1.11    1.03   1.07

Il valore combinato di Kerber la separa dal resto del gruppo. I suoi colpi a chiusura del punto – sia vincenti che errori, ma specialmente vincenti – si verificano sproporzionatamente sui punti meno importanti, e l’effetto complessivo ha un valore doppio di quello di Alize Cornet, la giocatrice immediatamente dietro Kerber in quanto a passività nei momenti più importanti. Tutte le altre giocatrici ottengono valori così vicini alla neutralità (valore 1), che eviterei di trarre qualsiasi conclusione sulla loro tattica nei punti a maggiore pressione.

Anche quando Kerber vince, ci riesce con un’efficace fase di difesa nei punti chiave. Nelle ultime 20 partite Slam, solo in due occasioni ha colpito vincenti su punti particolarmente importanti (casualmente, una di queste due partite è stata la finale degli US Open 2016). In generale, il suo stile di gioco più passivo funziona e le ha permesso di vincere 16 delle partite considerate. Ma un tennis basato sulla difesa non lascia troppo spazio per errori, metaforicamente e letteralmente. Nonostante fosse una tattica da tempo codificata, una scarsa esecuzione le è costata la sconfitta contro Makarova.

Smaller Swings In Big Moments