Nick Kyrgios e le prime cinquanta partite – Verso Wimbledon

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 3 luglio 2014 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il sesto articolo della serie Verso Wimbledon.

La sconfitta di Nick Kyrgios contro Milos Raonic nel quarto di finale di Wimbledon 2014 è stata la sua cinquantesima partita giocata in un torneo dell’ATP almeno di livello Challenger. Numeri rotondi invitano a fare analisi di più ampio raggio: vediamo quindi come questo primo traguardo di Kyrgios si posizioni rispetto a quello di altri giocatori.

Con l’aggiornamento della classifica a fine Wimbledon 2014, Kyrgios fa il suo ingresso nei primi 100, fino alla 66esima posizione. Solo Rafael Nadal (61), Gael Monfils (65) e Lleyton Hewitt (65) avevano una classifica migliore al momento della loro cinquantunesima partita almeno di livello Challenger. Roger Federer era 93esimo, Novak Djokovic 128esimo e Jo Wilfried Tsonga 314esimo. Degli attuali primi 100, solo dieci giocatori sono entrati tra i primi 99 entro la loro cinquantunesima partita.

L’abbondanza di punti disponibili nei tornei Slam ha sicuramente avuto un ruolo importante nell’ascesa di Kyrgios, ma c’è di più. Ha infatti vinto 36 delle sue prime 50 partite, che lo mettono al pari dei migliori giocatori del momento. Anche Nadal ha ottenuto un record di 36 vittorie e 14 sconfitte, seguito da Djokovic e Santiago Giraldo (che ha giocato quasi solo Challenger) con 34-16. Prima di Wimbledon, la maggior parte delle vittorie di Kyrgios sono arrivate nei Challenger, dove ha vinto quattro tornei.

Nessun altro giocatore in attività ha vinto quattro titoli Challenger nelle prime 50 partite. In otto, tra cui Djokovic, Tsonga, Stanislas Wawrinka e David Ferrer ne hanno vinti tre. E tutti hanno avuto bisogno di giocare più tornei di quella categoria per vincerne tre di quanto Kyrgios abbia fatto per vincerne quattro.

La pur breve carriera di Kyrgios nei Challenger è un altro indicatore di un roseo futuro. Ha giocato solamente nove tornei Challenger e con una classifica ora all’interno dei primi 70, potrebbe non doverne più giocare. Come ho analizzato in precedenza, i giocatori migliori hanno fretta di arrivare sul circuito maggiore: Federer, Nadal e Djokovic hanno giocato tra otto e dodici Challenger. Raramente un talento emergente passa a giocare stabilmente sul circuito maggiore prima di aver disputato meno di una ventina di Challenger. Quando ho approfondito la tematica due anni fa, più della metà dei primi 100 aveva giocato almeno cinquanta Challenger.

Un aspetto per cui Kyrgios non si distingue in modo particolare è l’età. Quando giocherà la sua cinquantunesima partita, avrà superato i diciannove anni da un paio di mesi. Circa un quarto degli attuali primi 100 hanno raggiunto quel totale di partite a un’età inferiore. Nadal, Richard Gasquet e Juan Martin Del Potro lo hanno fatto prima di compiere diciotto anni, mentre Djokovic, Hewitt e Bernard Tomic hanno impiegato solo qualche settimana in più.

Senza poter sapere che risultati avrebbe ottenuto Kyrgios sul circuito uno o due anni prima, è difficile arrivare a delle conclusioni. Il suo record di 36-14 a diciannove anni non è certamente così impressionante come l’identico record di Nadal a diciassette.

Entrare nei primi 100 a diciassette o diciotto anni è indicazione di grandezza futura più di quanto non lo sia a diciannove anni, ma con il progressivo innalzamento dell’età nel circuito, i diciannove potrebbero essere i nuovi sedici. Grigor Dimitrov non è entrato nei primi 100 se non tre mesi prima dei vent’anni, mentre Dominic Thiem e Jiri Vesely ne erano ancora fuori da ventenni. All’interno del gruppo di giocatori a lui più ravvicinato, Kyrgios spicca su tutti: nessun giovanissimo è classificato tra i primi 240.

In termini predittivi, la prestazione di Kyrgios a Wimbledon 2014 – in cui ha mostrato grande controllo sotto pressione – è l’evidenza più importante. Solo sette giocatori in attività hanno raggiunto un quarto di finale di un torneo Slam da giovanissimi e quattro – Federer, Nadal, Djokovic e Hewitt – sono diventati poi anche numero 1 del mondo (gli altri tre sono Del Potro, Tomic e Ernests Gulbis).

Per un giocatore con alle spalle solo cinquanta partite, è un’ottima compagnia.

Nick Kyrgios and the First Fifty Matches

Il tabellone maschile di Wimbledon sta invecchiando – Verso Wimbledon

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 25 giugno 2012 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il quinto articolo della serie Verso Wimbledon.

Il tennis maschile sta invecchiando e il torneo di Wimbledon 2012 ne è evidenza. Dei 128 giocatori nel tabellone del singolare maschile, 34 hanno almeno trent’anni, mentre solo due sono giovanissimi. È solo l’esempio più recente di una tendenza ormai in essere per più di una decade.

I 34 giocatori con almeno trent’anni non rappresentano solo un record dei nostri giorni, ma surclassano qualsiasi numero visto finora. A Wimbledon 2011 c’erano 24 giocatori nel tabellone principale con almeno trent’anni, il totale più alto dal 1979. I giovanissimi sono diventata merce rara ultimamente: solo due nel tabellone principale degli ultimi quattro anni, quando non più tardi del 2001 ce n’erano otto. In diverse edizioni del torneo durante gli anni ’80 e ’90 figuravano più giovanissimi che giocatori trentenni.

Quale sia la spiegazione – e ce ne sono diverse possibili – è chiaro che si sta assistendo a un cambiamento. Il percorso di crescita e realizzazione per un giovane talento è diventato sempre più lungo, oltre al fatto che i giocatori di vertice rimangono in forma e sono competitivi come mai non hanno fatto in passato.

La tabella riepiloga i risultati in maggiore dettaglio, con diverse statistiche per il tabellone principale di ciascuna edizione del torneo (aggiornata anche per il periodo tra il 2013 e il 2016, n.d.t.): età media dei giocatori, numero degli almeno trentenni e numero dei giovanissimi. La sigla DOBs indica le edizioni in cui la data di nascita non è disponibile per tutti i giocatori, ma non fa molta differenza se non per i dati prima del 1980.

Anno  DOBs  Media  30+  Giovanissimi  
2016  128   28.5   49   3
2015  128   27.8   37   5
2014  128   27.7   34   2
2013  128   27.6   30   1
2012  128   27.3   34   2  
2011  128   26.9   24   2  
2010  128   26.5   20   2 

Anno  DOBs  Media  30+  Giovanissimi 
2009  128   26.5   19   2  
2008  128   25.9   18   5  
2007  128   26.2   19   7  
2006  128   26.0   17   4  
2005  128   25.8   23   8  
2004  128   25.7   20   4  
2003  128   25.4   14   5  
2002  128   25.5   15   4  
2001  128   25.6   18   8  
2000  128   25.6   13   6  

Anno  DOBs  Media  30+  Giovanissimi
1999  128   25.5   12   3  
1998  128   25.3   10   2  
1997  128   25.2   9    5  
1996  128   25.4   15   5  
1995  128   25.3   13   5  
1994  128   25.0   6    6  
1993  128   24.9   11   5  
1992  128   24.9   9    5  
1991  128   24.9   9    7  
1990  127   24.8   11   15  

Anno  DOBs  Media  30+  Giovanissimi  
1989  128   24.6   9    13  
1988  128   24.2   8    9  
1987  128   24.6   8    10  
1986  128   24.9   16   7  
1985  126   25.4   16   6  
1984  126   25.3   16   12  
1983  126   25.1   14   11  
1982  127   25.6   18   8  
1981  125   26.0   19   10  
1980  127   26.3   23   5  

Anno  DOBs  Media  30+  Giovanissimi  
1979  124   26.4   26   7  
1978  123   26.8   31   6  
1977  124   26.4   27   6  
1976  124   26.6   28   3  
1975  122   26.7   26   5  
1974  124   26.5   30   7  
1973  95    25.3   16   15  
1972  116   26.6   27   7  
1971  122   26.8   27   8  
1970  115   26.2   20   9  
1969  116   27.0   28   6  
1968  114   26.8   29   4

The Aging Wimbledon Men’s Draw

Partite a senso unico..doppio – Verso Wimbledon

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 7 luglio 2011 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il quarto articolo della serie Verso Wimbledon.

Nella finale di Wimbledon 2011, Novak Djokovic ha battuto Rafael Nadal con un punteggio abbastanza anomalo: 6-4 6-1 1-6 6-3. Non sono i quattro set a causare perplessità, ma il set terminato 1-6, che è un po’ un grattacapo specialmente su una superficie veloce. Wimbledon è un torneo meglio conosciuto per il predominio del servizio, che si traduce in set come 6-4, 7-5, 7-6 e lo sporadico 70-68.

Il punteggio tra Djokovic e Nadal mi ha incuriosito per due aspetti:

  • quanto spesso un giocatore perde un set per 1-6 (o anche 0-6) ma vince comunque poi la partita?
  • quanto spesso un giocatore vince e perde un set a senso unico (6-1 o 6-0)?

(Nota: è vero, qualche volta un 6-1 contiene solo due break, nel qual caso è simile a un 6-2. Ma 6-1 1-6 è una combinazione molto meno frequente di 6-2 2-6. Sarebbe interessante poter distinguere un 6-1 con due break da un 6-1 con tre break ma, per il momento, quello che si può fare è gustarci la curiosità statistica e accettarne le limitazioni).

6-1 (o 6-0) bidirezionali

Andiamo con ordine. Come si può immaginare, punteggi come questi sono estremamente rari a Wimbledon. Nell’edizione 2011, oltre alla finale c’è stata solo un’altra partita, la vittoria al secondo turno di Xavier Malisse contro Florian Mayer, con il punteggio di 1-6 6-3 6-2 6-2. Nel 2010, c’è stato solo il primo turno tra Victor Hanescu e Andrey Kuznetsov. Stranamente, Hanescu ha perso il terzo set 1-6 dopo un tiebreak a testa nei primi due set. In nessuna di queste partite però il vincitore ha vinto anche il suo set a senso unico, come ha fatto Djokovic.

Da questo punto di vista, Wimbledon rimane un caso a sé, non è quindi un tema di “terra battuta” e “tutto il resto”. Agli Australian Open 2011, ci sono state otto partite con set per 1-6 o 0-6, nel 2010 ce ne sono state undici. Agli US Open 2010 sono state sei. Sono punteggi più comuni negli Slam, perché il format al meglio dei cinque set rende più probabile che il giocatore inizialmente indietro nei set (con qualsiasi punteggio) possa rimontare e vincere la partita.

I numeri

Nel 2010, sono state circa 2600 le partite del circuito maggiore conclusesi senza ritiri. Quasi i due terzi sono terminate in due set, mentre 871 partite sono andate al terzo set (o al quinto per gli Slam). Solo 94 di queste hanno avuto un set per 1-6 o 0-6, e solo in 30 il set a senso unico è stato vinto da entrambi i giocatori, come nella finale tra Djokovic e Nadal. Nel 2011, la frequenza di queste partite è diminuita sensibilmente: in 1546 partite, 48 hanno visto il vincitore perdere un set a senso unico e in 11 entrambi i giocatori hanno perso un set a senso unico. Mettendo insieme i dati dei due anni, la probabilità che una qualsiasi partita contenga un set per 6-1 (o 6-0) e uno per 1-6 (o 0-6) è quasi esattamente 1 su 100. Di nuovo, il format al meglio dei cinque set degli Slam aumenta leggermente la probabilità, ma i campi veloci di Wimbledon generano l’effetto opposto.

I colpevoli

Quali sono i giocatori protagonisti di queste partite altalenanti? Per poter rispondere bisogna arrangiarsi con la selezione meno specifica che riguarda partite con set per 1-6 o 0-6. Se dovessimo anche aggiungere un set per 6-1 o 6-0 a favore del vincitore, non ci sarebbero dati a sufficienza per un calcolo interessante.

Si è indotti a pensare che i giocatori dal servizio più forte siano in fondo a un elenco popolato nelle posizioni di vertice dai ribattitori. In realtà non è così. Sono i giocatori conosciuti per subire passaggi a vuoto – a prescindere dalla loro capacità al servizio o alla risposta – a dominare la parte alta dell’elenco.

Per tutte le partite dal 2007 a Wimbledon 2011, troviamo Andy Murray al primo posto, avendo giocato 18 partite di questo tipo, in cui ha perso un set a senso unico in 10 di quelle che ha vinto, mentre ha vinto un set a senso unico in 8 delle sconfitte. Murray è di una classe a parte, il numero due dell’elenco è Guillermo Garcia-Lopez con 13. Al terzo posto c’è Djokovic con 12 (con un record di 8-4), anche se la finale di Wimbledon è stata l’unica volta a oggi nel 2011.

Dodici giocatori sono raggruppati rispettivamente a 10 e 11 di queste partite, tra cui molti francesi e diversi altri conosciuti per una forza mentale discutibile:

Fognini (9-2) e Tsonga (8-2) hanno lo scomodo primato di vincere più partite, vale a dire che sono nell’elenco perché perdono set a senso unico in partite che poi vincono. Mathieu (2-8) si trova all’altro estremo, cioè domina set in partite che poi perde.

La finale di Wimbledon è stata una rarità per Nadal, solo la quarta volta che si è trovato in una partita con questo tipo di punteggio, e solo la seconda volta in cui ha vinto un set a senso unico nel mezzo di una sconfitta. Roger Federer ha giocato solo tre di queste partite.

Sono numeri da prendere con cautela, ma è interessante notare quanti giocatori dello stesso tipo siano in cima all’elenco. Quantomeno, abbiamo imparato che il set per 1-6 nella finale di domenica è piuttosto raro e che la sequenza 6-1 1-6 è ancora più improbabile.

Doubly Lopsided Matches

Nick Kyrgios, il giovane Jedi del tiebreak – Verso Wimbledon

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’1 luglio 2014 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il terzo articolo della serie Verso Wimbledon.

A Wimbledon 2014, la giovane promessa emergente Nick Kyrgios ha mostrato di essere impermeabile alla pressione. Nella vittoria a sorpresa al secondo turno contro Richard Gasquet, ha pareggiato il record di nove match point salvati in una partita di un torneo Slam. Contro Rafael Nadal, ha tenuto testa al giocatore forse più mentalmente solido nei momenti chiave di tutto il circuito. Nonostante Nadal sia considerato uno dei più forti nei tiebreak, Kyrgios ha vinto entrambi i tiebreak della loro partita.

Come ho scritto in precedenza, per la maggior parte dei giocatori il tiebreak equivale a un lancio della monetina. Tipicamente, i giocatori migliori vincono più del 50% dei tiebreak che giocano, semplicemente perché sono giocatori più bravi, non perché possiedano un talento specifico per il tiebreak. Solo un gruppo molto ristretto – Nadal, Roger Federer e John Isner sono virtualmente gli unici tra i giocatori in attività – vincono più tiebreak di quanti il loro rendimento in situazione diverse dal tiebreak lascia intendere.

Kyrgios sta sottoponendo con decisione la sua candidatura per essere aggiunto a questo prestigioso elenco. Sul circuito maggiore, nelle qualificazioni e nei Challenger, ha vinto 23 tiebreak su 31, equivalente a un incredibile 74% (attualmente il suo record è di 84 tiebreak vinti e 56 persi, cioè il 60% di vittorie, n.d.t.). Isner non ha mai avuto una singola stagione con una percentuale così alta e Federer ci è riuscito solo due volte.

Kyrgios ha affrontato avversari forti in queste partite, con un punteggio nei set che non finiscono al tiebreak non di quelli a senso unico (troppe situazioni del tipo 7-6 6-1 potrebbero indicare che, per il suo livello di gioco, avrebbe dovuto evitare in prima battuta di trovarsi sul 6-6). Sulla base dei punti vinti al servizio e alla risposta su tutte le partite, un robot che sapesse giocare a tennis avrebbe il 52% di possibilità di vincere ogni tiebreak.

Considerando questi numeri, è quasi sicuro che Kyrgios si posizioni all’estremo della curva di distribuzione, vale a dire che sia uno di quei giocatori che vincono molti più tiebreak di quelli che ci si attende. La probabilità che la sua eccellente percentuale di vittoria sia attribuibile alla fortuna è solo dell’1%. Possiamo avere un grado di certezza del 95% che una percentuale di vittoria nei tiebreak di almeno il 58% sia da ricondurre alla tecnica e un grado di certezza del 90% che il talento di Kyrgios meriti una percentuale di vittoria nei tiebreak di almeno il 62%.

Anche una sola di queste più modeste statistiche (il 58% o 62% rispetto al 74%) sarebbe comunque un indicatore di eccellenza. Milos Raonic, l’avversario di Kyrgios nei quarti di finale e un giocatore con un percorso di carriera idealmente simile a quanto potrebbe realizzare Kyrgios nei prossimi anni, ha il 58% di vittorie nei tiebreak sul circuito maggiore. La partita tra loro non basterà a dimostrare quale giocatore abbia una prestazione migliore in questi momenti ad alta pressione ma, giudicando dallo stile di gioco di entrambi, è praticamente certo che vedremo Kyrgios messo alla prova in qualche altro tiebreak (Kyrgios perderà poi con il punteggio di 7-6 2-6 4-6 6-7, n.d.t.)

Nick Kyrgios, Young Jedi of the Tiebreak

Raggiungere i quarti di finale di uno Slam senza aver subito break – Verso Wimbledon

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’1 luglio 2014 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il secondo articolo della serie Verso Wimbledon.

Nei primi quattro turni di Wimbledon 2014, Roger Federer non ha mai perso il servizio. Ha dovuto salvare nove palle break, e solo quattro di queste nelle ultime tre partite.

Dal 1991 – anno a partire dal quale le statistiche sono disponibili – è solo l’ottava volta in cui un giocatore raggiunge i quarti di finale di uno Slam senza aver perso il servizio. Solo Federer nel 2004 e Ivo Karlovic nel 2009 ci sono riusciti a Wimbledon. Federer e Rafael Nadal sono gli unici giocatori ad averlo fatto in più di una occasione (Federer agli Australian Open 2013 e Nadal agli US Open 2010 e 2013).

Le nove palle break fronteggiate da Federer sono meno sorprendenti. Dal 1991, più del 5% dei 752 giocatori che hanno raggiunto i quarti di finale degli Slam ne hanno concesse meno, tra cui lo stesso Federer in diverse circostanze: solo tre a Wimbledon 2007 e solo quattro in altri tre Slam.

Pur essendo prova di predominio, non è altrettanto chiaro se una prestazione di questo tipo abbia valore predittivo. Un altro elemento che crea confusione al riguardo è il livello qualitativo degli avversari: ci si aspetta davvero che Paolo Lorenzi o Santiago Giraldo conquistino il servizio di Federer sull’erba? Federer ha sfruttato questo stato di grazia al servizio per vincere Wimbledon 2004 e 2007, ma negli altri tre Slam in cui ha concesso solo quattro palle break fino ai quarti di finale non ha poi conquistato il titolo.

Senza considerare il livello di bravura, esiste una debole correlazione negativa tra le partite vinte in un torneo e le palle break (e i break) concessi (per le partite vinte e le palle break concesse nelle prime quattro partite è r = -0.25; se si esclude il Roland Garros diventa r = -0.27). In altre parole, se di due giocatori si conosce solo il numero di palle break concesse nei primi quattro turni, scommettete su quello che ne ha fronteggiate di meno.

Si tratta di una relazione debole, e se si inserisce il livello di bravura, diventa quasi irrilevante. Otto dei 24 giocatori che hanno subito uno o più break nei primi quattro turni hanno poi vinto il torneo, ma il mio sospetto è che abbia più a che fare con Nadal, Federer e Pete Sampras: è più probabile cioè che i giocatori migliori subiscano meno break ed è più probabile che i giocatori migliori raggiungano le fasi conclusive degli Slam.

E se anche i giocatori migliori servono con più fatica nei turni iniziali, non è in nessun modo una sentenza definitiva per le loro possibilità di vittoria finale. Nelle 31 precedenti occasioni in cui Federer ha raggiunto i quarti di finale di uno Slam sull’erba o sul cemento, solo quattro volte ha subito più di sei break prima dei quarti di finale, avendo poi vinto il torneo due volte. Senza dubbio a Federer fa comodo aver raggiunto i quarti di finale con il minimo disturbo, ma è comunque un disturbo che non avrebbe molto da dire se dovesse raggiungere e vincere la finale (finale poi persa contro Novak Djokovic in cinque set, n.d.t.)

Unbroken Grand Slam Quarterfinalists

Qual è la probabilità per il sequel di Isner v. Mahut – Verso Wimbledon

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’11 giugno 2011 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il primo articolo della serie Verso Wimbledon.

Tutti conoscono l’esito della partita di primo turno tra John Isner e Nicolas Mahut a Wimbledon 2010. Proprio nella cerimonia di sorteggio dei tabelloni per Wimbledon 2011 è emerso che i due giocheranno nuovamente uno contro l’altro (vincerà ancora una volta Isner, con il punteggio più “canonico” di 7-6 6-2 7-6, n.d.t.)

Come in molti mi hanno chiesto, qual è la probabilità?

Circa 1 su 142, cioè lo 0.7%. Ecco perché.

Prima del sorteggio del tabellone, sapevamo che entrambi i giocatori non sarebbero stati tra le teste di serie. Quindi, sia Isner che Mahut sarebbero potuti capitare in 96 differenti posizioni del tabellone (128 posizioni complessive da cui sottrarre le 32 teste di serie). Di queste, 32 (cioè i due terzi) sarebbero state un turno tra una testa di serie contro un giocatore non testa di serie. Se Isner o Mahut fossero finiti in una di quelle posizioni, non avrebbero naturalmente potuto giocare uno contro l’altro.

Invece di scegliere in modo casuale i giocatori per le posizioni del tabellone, immaginiamo di fare il contrario, di scegliere cioè in modo casuale le posizioni del tabellone per i giocatori. In altre parole, incominciamo dicendo “Dove andrà Isner?”, estraendo poi un numero dall’urna e decidendo che la sua posizione nel tabellone è la numero 101. Dopo l’estrazione, la posizione 101 non è più disponibile e ci concentriamo su dove finirà Mahut nel tabellone.

Il calcolo si sviluppa in questo modo. Se la posizione è assegnata a Isner per primo, ci sono 96 posizioni tra cui scegliere. Di queste, 32 escludono il turno con Mahut e 64, di converso, lasciano aperta la possibilità di una partita con Mahut. Esiste quindi una probabilità pari a 64/96 = 2/3 che a Isner sia assegnata una posizione che possa farlo giocare contro Mahut.

Procediamo assegnando ora una posizione a Mahut. Sono rimaste 95 posizioni per i giocatori non teste di serie (128 totali, meno 32 teste di serie, meno la posizione di Isner). Solo una di queste è un primo turno contro Isner quindi – rispetto alle condizioni per cui si può verificare un primo turno con Isner – esiste 1 probabilità su 95 che a Mahut venga assegnata quella posizione.

In conclusione, la probabilità di una partita tra i due è (2/3)*(1/95) = (2/285), cioè appunto 1 su 142.5

(Naturalmente nell’ipotesi che il sorteggio sia effettivamente eseguito in modo casuale!)

AGGIORNAMENTO: ho visto in giro diversi tentativi di calcolo che portano a diversi risultati. Eccone alcuni, insieme al motivo per il quale sono sbagliati:

  • 127 a 1. Può sembrare veritiero, visto che ci sono 128 giocatori nel tabellone principale. Ma 127 a 1 è giusto solo in assenza di teste di serie. Ci sono invece solo 96 possibili posizioni nel tabellone per giocatori fuori dalle teste di serie come Isner e Mahut e, come abbiamo visto, non tutte consentono un accoppiamento tra i due giocatori.
  • 95 a 1. Meglio, perché riconosce la presenza delle teste di serie. Ma non tiene in considerazione la possibilità che Isner o Mahut possano sorteggiare una testa di serie.
  • Almeno 16.000 a 1. Qualsiasi numero di questa portata considera la probabilità che due specifici giocatori giochino contro per due edizioni consecutive del torneo. A posteriori, sappiamo che la partita tra Isner e Mahut si è rivelata estremamente avvincente, ma a maggio 2010 nessuno si sarebbe interessato alla probabilità che i due avrebbero giocato contro a Wimbledon di quell’anno e poi ancora a Wimbledon 2011. La risposta a quella domanda è 20.000 a 1, ma non è la domanda giusta. È un dato di fatto che Isner e Mahut abbiano giocato contro a WImbledon 2010, in termini di probabilità dunque siamo al 100% di probabilità che abbiano giocato contro nel 2010. Visto che conosciamo la storia, la domanda rilevante è quale sia la probabilità che vengano sorteggiati ancora una volta per giocare uno contro l’altro. Si tratta di un’occorrenza forzata, ma non così tanto da essere espressa con un rapporto di 16.000 a 1. Se verranno sorteggiati ancora nel 2012, allora si potrà iniziare a parlare di 20.000 a 1 (Isner ha perso al primo turno da Alejandro Falla in cinque set, e Falla ha poi battuto Mahut al secondo turno sempre in cinque set, n.d.t.)

What are the Odds: Isner-Mahut Redux

La più grande vittoria a sorpresa nella storia recente dello sport – Verso Wimbledon

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 29 giugno 2012 – Traduzione di Edoardo Salvati

In attesa di Wimbledon 2017, vengono riproposti spunti di riflessione su alcuni avvenimenti di rilievo delle passate edizioni.

Lukas Rosol ha generato un movimento tellurico battendo Rafael Nadal al secondo turno di Wimbledon 2012. I titoli da prima pagina non si sono fatti attendere: una delle (o la?) più grande vittoria a sorpresa di tutti i tempi. Totalmente impensabile. Impossibile da prevedere.

Per certi versi, sono affermazioni corrette. Nessuno avrebbe scommesso sulla vittoria di Rosol. Anzi, sarei stupito se qualcuno avesse anche solo pronosticato la sua conquista di un set. Per quanto sia stata una sconfitta inaspettata, si è ecceduto con i superlativi. Un conto infatti è pronosticare che giocatori come Nadal, Novak Djokovic, Roger Federer o chi altri vinceranno una determinata partita. Un altro è generalizzare dicendo che vinceranno sempre contro avversari di un certo livello. La prima è un’osservazione dotata di senso, la seconda è pura follia.

Un modo per affrontare la questione è analizzare il mercato delle scommesse. Per partite di alto profilo, il comportamento di scommettitori e allibratori rende chiara idea del buon senso associato a una partita. Le quote relative a quella tra Nadal e Rosol variavano (molto a grandi linee) da 25:1 a 75:1. Anche se ci spingiamo oltre arrivando a una quota estrema di 100:1, significa che il mercato affidava a Rosol una probabilità di vittoria dell’1%. Certo, una probabilità molto ridotta, ma sempre una probabilità diversa da zero.

Quindi, è chiaro che Nadal avrebbe dovuto superare il turno, anzi probabilmente sarebbe dovuto arrivare almeno in semifinale. Ma in ogni turno contro avversari sfavoriti con un 1% di probabilità di vittoria, prima o poi il risultato sorprendente si verifica. Consideriamo che in ogni Slam ciascuno dei primi tre deve giocare almeno due partite contro avversari non teste di serie: diventano sei partite per Slam che danno potenzialmente adito alla più grande vittoria a sorpresa di sempre. Lo sporadico primo o secondo turno – come Nadal contro John Isner al Roland Garros 2011 – non si sarebbe qualificato come tale, ma lo farebbero partite di turni più avanzati – come l’ottavo di finale tra Federer e il lucky loser David Goffin al Roland Garros 2012.

Di fronte a 24 opportunità all’anno, uno di questi risultati a sorpresa dovrebbe accadere ogni quattro anni. Pur facendo notizia, statisticamente parlando non si può definirlo la più grande vittoria a sorpresa della storia del tennis, semmai la più grande di recente memoria. E ci si sta riferendo solo ai tornei Slam.

Signor nessuno

Parte del motivo per cui si tende a esagerare di fronte a queste occorrenze è legato alla riluttanza della nostra mente a pensare in termini di probabilità ridotte: un evento è probabile o non lo è. Un’altra ragione è il predominio storicamente senza precedenti dei tre più forti di questi anni, cioè Federer, Djokovic e Nadal.

Un ulteriore contributo alla distorsione è quello che è stato evidenziato da più parti: i media si riferiscono a Rosol come a un signor nessuno. Non si può negare che fosse la prima volta per Rosol nel tabellone principale di Wimbledon e che avesse solo una vittoria contro uno dei primi 20. Ma è pur sempre il terzo giocatore classificato della Repubblica Ceca, è rimasto tra i primi 101 per più di tre anni, entrando anche tra i primi 70. In qualsiasi sport di squadra di un certo rilievo, un giocatore tra i primi 100 vale un posto tra i primi cinque; il numero 65 potrebbe entrare nella selezione All Star.

Quando Donald Young ha battuto Andy Murray all’Indian Wells Masters 2011, erano tutti sorpresi, ma non quanto dopo la vittoria di Rosol contro Nadal, perché il potenziale di Young è conosciuto e i tifosi americani parlano di lui ormai da anni. Anche quando Alex Bogomolov, la settimana successiva al Miami Masters, ha battuto sempre Andy Murray, si trattava comunque di un nome conosciuto, in parte anche per le wild card ricevute dai tornei americani e per il seguito mediatico.

Invece che ritenerla una casualità riguardante un giocatore di cui non sentiremo più parlare, l’eliminazione di Nadal andrebbe trattata come evidenza del livello di bravura dei giocatori delle retrovie. Rosol non è l’unico giocatore fuori dai primi 50 con un gioco molto potente. Non è l’unica minaccia nel circuito di cui non si è parlato mentre era juniores. E certamente non sarà l’ultimo giocatore “navigato” a ottenere una vittoria a sorpresa così prestigiosa su un avversario “imbattibile”.

The Greatest Upset in Sports Recency