Le ragioni a favore di una wild card a Parigi per Maria Sharapova

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 29 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Dopo un’assenza di 15 mesi dovuta alla squalifica per doping, Maria Sharapova è tornata al tennis professionistico in ottima forma, raggiungendo la semifinale del torneo Premier di Stoccarda. Seppur favorita dai risultati del suo lato di tabellone – Ekaterina Makarova che batte Agnieszka Radwanska e Anett Kontaveit che elimina Garbine Muguruza – Sharapova ha mostrato di essere pronta a competere con le giocatrici di vertice, vincendo circa il 57% dei punti contro tre avversarie di rispetto.

Molte giocatrici hanno pubblicamente espresso il loro dissenso sulle wild card concesse a Sharapova, wild card che sono spesso considerate una sorta di bonus e che quindi non dovrebbero essere assegnate a chi viola le regole. E’ probabile che continueremo a sentirne parlare visto che, per ancora due settimane, non si conoscerà se e con quale posizione Sharapova parteciperà al Roland Garros.

Tuttavia, le wild card sono lasciate alla discrezione degli organizzatori di ciascun torneo e, salvo nuove disposizioni in materia di rientro da squalifiche per doping, i tornei perseguono il loro massimo interesse, spesso scegliendo di assegnare accessi diretti al tabellone principale sulla base di criteri di marketing, quindi a ex stelle, giovani prospettive o giocatori che incontrano il favore degli appassionati locali.

I tornei non sottoscrivono un contratto con il loro pubblico ma, dovesse questa diventare una tradizione, il primo obbligo da adempiere sarebbe quello di garantire lo spettacolo migliore in campo. La maggior parte delle volte sono le classifiche ufficiali e i meccanismi di qualificazione dell’ATP e della WTA a fare in modo che questo accada, posizionando giocatori con la classifica più alta direttamente nel tabellone principale. Ci sono circostanze però nelle quali il sistema di classifica fallisce, sottovalutando eccessivamente la bravura di un giocatore.

E’ questo naturalmente il caso di Sharapova. Senza classifica questa settimana e al numero 262 della nel caso dovesse perdere da Kristina Mladenovic in semifinale (partita poi persa da Sharapova con il punteggio di 6-3 5-7 4-6, n.d.t.), Sharapova ha già raggiunto il livello di gioco delle prime 20. Secondo i miei calcoli, potrebbe presto essere la miglior giocatrice in attività, anche se dovessero passare diversi mesi prima che la classifica ufficiale rifletta questa condizione.

Le wild card sono l’unico strumento a disposizione dei tornei per controbilanciare le limitazioni della classifica. Se il Roland Garros (o qualsiasi altro torneo) vuole migliorare la qualità del suo tabellone, deve concedere a Sharapova una wild card, perché se, come ho detto, i tornei sono in debito con il pubblico nell’offrire il miglior spettacolo possibile, non c’è scelta più razionale di quella in cui una sola giocatrice migliori il campo di partecipazione come lo farebbe Sharapova.

Già sento il coro di obiezioni. In primo luogo, come molti hanno sostenuto, Sharapova non merita questo tipo di vantaggi. Eppure, per definizione, le wild card sono rivolte a giocatori che non meritano un accesso diretto al tabellone principale: se lo meritassero, sarebbe la loro classifica (“speciale” o “protetta”, in caso di rientro da infortunio) a garantirlo. Le parole “meritarsi” e “guadagnarsi” sono usate in modo piuttosto vago in questo contesto, come ad esempio quando si dice che un ex grande nel suo ultimo anno meriti una wild card per il contributo dato al tennis nel corso della carriera, o che un giocatore ne abbia guadagnata una vincendo qualche tipo di scontro diretto.

Sicuramente alcune wild card sono più meritate di altre, ma in definitiva non è questo il punto. Anche se è percepito come ingiusto, i giocatori che più di altri meritano un posto nel tabellone principale sono quelli in grado di renderlo più competitivo. Per l’edizione 2016 del Roland Garros, la Federazione Francese ha assegnato wild card a giocatrici come Alize Lim e Tessah Andrianjafitrimo, che ha perso al primo turno da Qiang Wang senza aver vinto un solo game. Le otto wild card hanno vinto tre partite in tutto, una di queste contro un’altra wild card. Se si esclude la fortuna di avere nazionalità francese, la maggior parte di questi giocatori non ha fatto molto per meritare l’opportunità ricevuta, senza praticamente lasciare alcuna impronta sul torneo.

Oltre a sostenere che Sharapova, avendo infranto le regole, non meriti un trattamento di favore, viene citata un’altra tesi più estrema, cioè che la sua squalifica di 15 mesi non sia stata una punizione sufficientemente severa. La si può collegare a un’altra possibile obiezione, vale a dire che il Roland Garros non può permettersi di avallare la partecipazione di una giocatrice che ha fatto uso di sostanze dopanti. Questo rappresenta uno dei molti sfortunati effetti collaterali attribuibili a una debole autorità centrale nel tennis. Secondo questo ragionamento, ogni torneo che potrebbe concedere una wild card a Sharapova è obbligato a ridiscutere in giudizio la sua squalifica. Anche se sorvoliamo su alcuni aspetti controversi della sua squalifica e accettiamo che Sharapova abbia infranto le regole consapevolmente, è evidente che rimettere in discussione la pena comminata non ha alcun senso.

La ragione fondamentale che giustifica la presenza di un’autorità centrale per l’applicazione della normativa antidoping risiede nell’evitare ai tornei di dover controllare i giocatori in prima persona. Con una squalifica di 15 mesi, la Federazione Internazionale si è fatta in sostanza portavoce di tutti i tornei affiliati, affermando che dopo 15 mesi (ed esattamente un giorno, come si è rivelato) Sharapova ha espiato le sue colpe e, in un certo senso, si è riabilitata. Concedere una wild card a una giocatrice riabilitata in nessun modo costituisce un approvazione del suo comportamento passato, non più di quanto assumere un ex carcerato non lo sia rispetto all’atto criminale che lo ha messo in prigione.

Da appassionato – e anche nelle volte in cui vorrei che Sharapova non vincesse partite contro le mie giocatrici preferite – desidero vedere il miglior livello di tennis possibile, settimana dopo settimana. Ora che la sua squalifica è terminata, ogni volta che Sharapova vorrebbe giocare ma non può partecipare a un torneo maggiore è un’opportunità persa per lo sport. Considerata l’importanza del Roland Garros, avere Sharapova nel tabellone sarebbe molto meglio che non averla.

Why Maria Sharapova Should Get a French Open Wild Card

Quando dominano i giocatori alla risposta

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 23 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Diego Schwartzman ha battuto a sorpresa la testa di serie numero 12 Roberto Bautista Agut nel secondo turno del Monte Carlo Masters. Ancora più sorprendente dell’uscita di Bautista Agut nella sua prima partita del torneo, è stato il modo in cui questo si è verificato. Entrambi i giocatori hanno vinto più della metà dei punti alla risposta: 61% per Schwartzman e 52% per Bautista Agut. Ci sono stati 14 break in 21 game.

Giocatori come Schwartzman vincono regolarmente più della metà dei punti alla risposta. Negli ultimi dodici mesi, tra partite Challenger e del circuito maggiore, il giocatore argentino soprannominato El Peque per la sua statura ridotta, ci è riuscito più di venti volte. Quasi impensabile invece è che, nel tennis maschile moderno, entrambi i giocatori rispondano così bene (e servano così male) da non permettere all’avversario di vincere almeno la metà dei punti al servizio.

Dal 1991 – il primo anno per il quale sono disponibili statistiche per le partite dell’ATP – ci sono state meno di 70 partite in cui entrambi i giocatori hanno vinto più della metà dei punti alla risposta (ce ce ne sono circa altre 25 nelle quali un giocatore ha superato il 50% e l’altro si attestato esattamente sul 50%). Inoltre, questa tipologia di partite è diventata sempre più rara nel tempo: quella tra Schwartzman e Bautista Agut era la prima sul circuito maggiore dal 2014, e ce ne sono state meno di 30 dal 2000.

La tabella elenca le ultime 15 partite di questo tipo, insieme alla percentuale di punti vinti alla risposta per il vincitore (V PVR) e lo sconfitto (S PVR). Pochi tra giocatori o superfici rappresentano una sorpresa:

Tranne 8, tutte le partite si sono giocate sulla terra. Una delle eccezioni è in fondo all’elenco, agli Australian Open 2006, e prima del 2006 ci sono state altre cinque partite sul cemento e due sull’erba (il database dell’ATP non è totalmente affidabile, ma in ognuna di queste partite l’alta percentuale di punti vinti alla risposta è confermata da un numero simile di break).

Bautista Agut, egli stesso vincitore di una di queste partite al Monte Carlo Masters 2013, è uno dei molti giocatori protagonisti di più di una partita dominata dalla risposta. Guillermo Coria ne ha giocate cinque vincendone quattro, e Fabrice Santoro ne ha giocate quattro vincendone tre. In carriera, Coria ha vinto più della metà dei punti alla risposta in 75 partite del circuito maggiore.

Durante la loro partita a Monte Carlo, sia Schwartzman che Bautista Agut hanno superato la soglia del 50% con estrema facilità. Bautista Augut ha vinto il 51.9% dei punti alla risposta, mentre Schwartzman è andato comodamente oltre il 60%, percentuali che li inseriscono in una categoria ancora più ristretta. Era solo la ventiduesima partita dal 1991 in cui entrambi i giocatori hanno vinto almeno il 51.9% dei punti alla risposta.

Pur considerata la rarità di queste partite, Schwartzman si sta impegnando a fondo per aggiungerne altre. Con una classifica ora tra i primi 40, si è iscritto a praticamente tutti i tornei sulla terra del calendario: il giocatore più orientato alla risposta del circuito giocherà molte altre partite di vertice su superfici lente. Se esiste un giocatore che ha la reale possibilità di eguagliare il record di Coria di quattro vittorie dominate dalla risposta, personalmente scommetto su El Peque.

Second-Strike Tennis: When Returners Dominate

La facilità del tabellone di Nadal a Monte Carlo

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 23 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Rafael Nadal affronterà Albert Ramos nella finale del Monte Carlo Masters, con la possibilità di conquistare il torneo per la decima volta (Nadal ha poi vinto la finale con il punteggio di 6-1 6-3, n.d.t.). Dal 2005, Nadal ha affrontato i migliori giocatori di tennis sulla terra battuta e, con rare eccezioni, ha sempre vinto.

Però, in questa edizione del torneo, il percorso di Nadal è stato estremamente semplice. Le prime tre teste di serie – Andy Murray, Novak Djokovic e Stanislas Wawrinka – hanno perso nei primi turni, e Nadal ha trovato David Goffin in semifinale e Ramos (che ha battuto Murray) in finale. Goffin, numero 13 del mondo, è stato l’avversario di Nadal con la classifica più alta, seguito da Alexander Zverev al numero 20, che Nadal ha demolito al terzo turno.

Come mostrerò a breve, i numeri dicono non solo che la competizione è stata debole, ma che è stata la più debole che un vincitore di un torneo Master abbia dovuto affrontare. Prima di spiegare in dettaglio la metodologia, è necessaria una puntualizzazione.

Parlando di un tabellone “debole”, non intendo certamente sostenere che la vittoria abbia importanza minore o sia meno meritata. Non è in nessun modo un giudizio sul giocatore. Per quanto ne possiamo sapere, Nadal avrebbe comunque potuto farsi largo nel tabellone affrontando a ogni turno il giocatore più forte. L’unico aspetto che emerge dal tabellone del vincitore del torneo è legato alla possibilità di predire le sue prestazioni future. Se Nadal avesse battuto diversi giocatori tra i primi 10, potremmo avere maggiore sicurezza sulla previsione delle sue vittorie future rispetto a quanta ne abbiamo ora, dopo che ha sconfitto giocatori con cui era lecito immaginarsi non avrebbe avuto problemi.

Tornando ai numeri, per misurare la difficoltà del tabellone di un giocatore, ho utilizzato il mio sistema di valutazione che tiene conto della superficie – che chiamo Jrank e che è simile al sistema Elo – in corrispondenza di ogni evento Master fino al 2002. Per ciascun torneo, ho trovato la valutazione Jrank di ogni giocatore che il vincitore del torneo ha sconfitto, e calcolato la probabilità di un tipico vincitore di Masters di battere quel gruppo di giocatori.

Facciamo un esempio per chiarire il concetto. Negli ultimi 15 anni, la mediana della classifica di un vincitore di Masters è stata il numero 3, con una valutazione Jrank (specifica della superficie del torneo) di circa 4700, che al momento varrebbe il quarto posto della classifica mondiale. Un giocatore con una valutazione di 4700 avrebbe l’85.7% di probabilità di battere Ramos, il 75.7% di battere Goffin e, rispettivamente, l’87.3%, il 68.4% e l’88.7% di eliminare Diego Schwartzman, Zverev e Kyle Edmund. Moltiplicando le percentuali, si ottiene che, in media, un vincitore di Master avrebbe il 34.3% di probabilità di alzare il trofeo, a parità di competizione.

Utilizzo un ipotetico vincitore medio di Master in modo da rapportare il livello di competizione a una costante. Non importa se il Nadal del 2017, o il Nadal al suo massimo o un qualsiasi altro giocatore abbia affrontato quel mix di avversari. Se Djokovic avesse giocato con gli stessi cinque giocatori, vorremmo che venissero fuori gli stessi numeri.

La tabella riepiloga i dieci percorsi più facili per la vittoria di un Master dal 2002, come misurati da questo algoritmo:

* in sospeso; molto probabile

La “facilità di percorso” media è del 15.6% e, come mostrato dalla tabella successiva, per alcuni giocatori è stato molto più complicato. Nello Shanghai Masters 2016, per Murray è stato invece molto facile, con il suo tabellone simile a quello di Nadal di questa settimana, con Goffin e poi uno spagnolo dal doppio cognome in finale, nel suo caso Roberto Bautista Agut.

Ecco i dieci percorsi più difficili:

Chi si ricorda la fine della stagione 2007 di David Nalbandian non si stupirà di vederlo in cima a questo elenco. Al Madrid Masters, batté Nadal, Djokovic e Roger Federer nei quarti, semifinale e finale e al Masters di Parigi Bercy, eliminò ancora Federer e Nadal, oltre ad altri tre giocatori dei primi 16. Rendendo il suo percorso se possibile più difficile, non beneficiò nemmeno di un bye al primo turno in nessuno dei due tornei.

Considerando che il torneo di Monte Carlo è l’unico dei Masters a non prevedere la partecipazione obbligatoria, mi sarei aspettato che, nel corso degli anni, desse prova di avere la competizione più debole. Così non è stato in realtà. All’inizio dell’edizione 2017, tra i nove Masters 1000 attualmente in programma, Monte Carlo è solo al quartultimo posto dei più facili. Indian Wells – che richiede almeno sei vittorie per il titolo a differenza della maggior parte degli altri per i quali ne servono almeno cinque – è stato il più difficile, mentre Miami, sempre con almeno sei vittorie, è in centro classifica:

* fino al 2016; ** sintetico indoor e terra battuta considerati

Da ultimo, la presenza di Nadal, Djokovic e Murray nell’elenco dei percorsi più facili solleva un’altra domanda. Che differenze ci sono state nella competizione affrontata dai Fantastici Quattro ai tornei Master?

* Monte Carlo 2017 non compreso

Federer ha avuto il percorso più difficile, seguito da Djokovic, Nadal e poi Murray. Con la vittoria di Nadal in finale a Monte Carlo, la sua percentuale salirebbe a 17.3%.

Vincere un torneo dieci volte, come Nadal sta per fare a Monte Carlo, presuppone una solidità che esula dalla fortuna del tabellone. Il percorso di Nadal all’edizione 2016 è stato il più difficile tra tutti quelli della vittoria del torneo, con una facilità di percorso del 9.1%, quasi difficile a sufficienza per entrare nei primi dieci dell’elenco precedente. Anche la sua vittoria del 2008 non è stata una passeggiata, un tipico vincitore di Masters avrebbe solo una possibilità del 10% di uscire vittorioso da quel tabellone.

Quest’anno, la fortuna di Nadal ha decisamente preso un’altra direzione. E nessuno si è stupito se il più forte giocatore sulla terra battuta della storia ne ha approfittato senza alcuna esitazione.

Rafael Nadal’s Wide-Open Monte Carlo Draw

La fiera tradizione nordamericana di saltare Monte Carlo

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 20 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Tra i tornei Masters 1000 dell’ATP, quello di Monte Carlo si distingue perché non prevede la partecipazione obbligatoria. La posta in palio è alta e molti giocatori tra i più forti si presentano comunque, ma alcuni decidono di non andare. Tra questi, nessun gruppo ha saltato il torneo con maggiore costanza dei giocatori americani.

Sei giocatori degli Stati Uniti avevano la garanzia di un accesso diretto al tabellone principale dell’edizione 2017 del Monte Carlo Masters, in cui la vittoria di una singola partita equivaleva a 45 punti validi per la classifica e poco più di 28 mila euro in premi partita. Cinque di questi giocatori – tra cui John Isner, che ha raggiunto il terzo turno del torneo due anni fa e vinto un paio di partite di Coppa Davis nello stesso stadio – non si sono iscritti per giocare invece il torneo di Houston, un ATP 250, della settimana precedente. Solo Ryan Harrison è volato in Europa per perdere però al primo turno, come tra l’altro avevamo ampiamente predetto con Carl Bialik nel nostro podcast.

La scelta di partecipare a un torneo casalingo di categoria inferiore non è saggia, e non è nemmeno nuova. Dal 2006, solo sette giocatori americani hanno preso parte al tabellone principale di Monte Carlo: Isner due volte, Harrison, Sam Querrey, Donald Young, Steve Johnson e Denis Kudla, che, nel 2015, era passato attraverso le qualificazioni. Dal 2006 al 2016, in sette delle undici edizioni del torneo gli americani sono stati assenti. Durante lo stesso periodo, il tabellone di Houston ha avuto 35 americani classificati tra i primi 60, tutti giocatori che probabilmente avrebbero avuto un accesso diretto a Monte Carlo.

Per giocatori come Isner o Jack Sock, la programmazione per il mese di aprile può includere entrambi i tornei. Quattro dei sette americani che sono andati a Monte Carlo hanno giocato anche Houston, tra cui Querrey nel 2008, anno in cui ha perso al primo turno in Texas ma è arrivato nei quarti di finale a Monte Carlo.

La maggior parte dei giocatori americani, compresi praticamente tutti quelli che ho citato finora, preferirebbe giocare sul cemento piuttosto che sulla terra (la superficie di Houston favorisce un tennis più aggressivo e di servizio e punto rispetto alla terra di Monte Carlo, che invece è tra le più lente di tutto il circuito). Tuttavia, come dimostrato anche da Isner e Querrey, un gioco monodimensionale basato sulla potenza può essere efficace anche su una superficie lenta, anche se non sembra non avere nulla della strategia di un classico specialista della terra.

In particolare, Isner ha ottenuto sulla terra molti punti per la classifica. Anche se preferirebbe giocare molti più tornei negli Stati Uniti, per due volte è arrivato negli ottavi al Roland Garros e ha portato niente meno che Rafael Nadal al set decisivo sia a Parigi che a Monte Carlo. Anche Sock è una minaccia sulla terra, avendo già vinto il 66% delle partite giocate nel circuito maggiore. Molte di queste sono arrivate dal torneo di Houston ma, come Isner, ha vinto un set contro Nadal in Europa sulla superficie in cui è assoluto dominatore.

Anche di fronte a poche speranze per i giocatori di vertice americani di arrivare alle fasi finali di Monte Carlo, ci si chiede che benefici potrebbero trarre da più partite giocate sulla terra per il proseguo della stagione su questa superficie. La maggior parte si presenterebbero anche al Madrid Masters e agli Internazionali di Roma, e tutti giocherebbero il Roland Garros. In qualche modo è un interrogativo che assomiglia al famigerato dilemma dell’uovo e della gallina: gli americani evitano la terra perché non ci giocano bene o non giocano bene sulla terra perché la evitano? Giocare contro i giocatori più forti sulla superficie più tradizionale in Europa certamente non guasterebbe.

Il rapporto rischio-opportunità tra giocare un Master 1000 in un contesto estraneo come Monte Carlo guadagnando molti punti e premi partita o un 250 familiare come Houston meno ricco di entrambi è favorevole al primo, come gli esempi vincenti di Querrey e Isner dimostrano. E ho il sospetto che la ricompensa sia maggiore dell’immediatezza di premi partita più ricchi: se un giocatore come Sock investisse più energie a raffinare il suo tennis sulla terra in questa fase della carriera, potrebbe diventare in qualche anno una seria minaccia sui tornei più veloci (come il Madrid Masters ad esempio). Forse per giocatori come Querrey è troppo tardi, ma la prossima generazione di americani farebbe bene a dissociarsi dalla tradizione e tentare con più convinzione di raggiungere l’eccellenza sulla terra.

The Proud Tradition of Americans Skipping Monte Carlo

Undici buoni motivi per contribuire al Match Charting Project

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’8 dicembre 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

Negli ultimi due anni e mezzo, più di 70 devoti appassionati di tennis hanno mappato quasi 3040 partite per il Match Charting Project (i dati sono aggiornati al momento della traduzione, n.d.t.). I risultati sono impressionanti, informazioni dettagliate punto per punto dalla direzione del servizio alla profondità alla risposta e ancora alle tattiche di scambio per centinaia di giocatori, tra quelli in attività e quelli che si sono ritirati. 

Abbiamo appena iniziato. Finora, il progetto è stato tenuto in piedi da un ridotto numero di collaboratori. Cinque di noi hanno mappato almeno 90 partite ciascuno. Per l’espansione del progetto e la mappatura di altre partite, c’è bisogno di nuovi collaboratori.

Spero che chiunque legga decida di collaborare. Se siete già convinti, ho preparato una guida rapida. Altrimenti, ci sono diverse ragioni per cui il contributo di ognuno è importante:

  1. Migliorare la conoscenza del tennis. Coloro che iniziano a mappare per la prima volta sono stupiti dalla quantità di dati di cui si accorgono guardando la partita. Quando si è costretti a prestare attenzione a ogni colpo di tutti i punti, si notano aspetti che altrimenti verrebbero ignorati.
  2. Guardare con più concentrazione. Spesso, molti spettatori guardano un evento sportivo come sottofondo di altre attività in cui sono contestualmente impegnati, per poi sintonizzarsi con piena attenzione quando ci sono dei replay o nei momenti importanti. Esiste moltissimo tennis giocato che non rientra in queste categorie e, mappando una partita, lo si gusterà tutto a fondo.
  3. Scoprire nuovi giocatori. Se siete curiosi di un talento emergente o volete sapere di più di un giocatore che ha appena sconfitto il vostro idolo, mappare un paio di partite è un modo proficuo per acquisire informazioni.
  4. Scoprire nuovi aspetti dei vostri giocatori preferiti. Con il livello di attenzione necessario per codificare ogni colpo di una partita, noterete probabilmente nuovi aspetti di qualsiasi giocatore, anche se lo avete visto giocare per anni.
  5. Migliorare il proprio gioco. Anche se ritenete che il vostro tennis non necessiti di una rivoluzione tattica, prestando più attenzione ai punti giocati dai professionisti vi accorgerete di strategie che possono migliorare le vostre prestazioni, anche se naturalmente non siete in grado di eseguirle con lo stesso livello di precisione.
  6. Creare le proprie opinioni. Quando osservate ogni colpo, avete la tendenza a notare dinamiche che altrimenti potreste non vedere. Se siete stanchi delle trite e ritrite affermazioni che popolano le telecronache delle partite (l’esperienza batte la gioventù, l’approccio aggressivo trionfa su quello cauto, etc), avrete finalmente i dati a disposizione per capire voi stessi cosa stia veramente accadendo.
  7. Contribuire al movimento dell’analisi statistica. Di fronte alla mediocrità dei dati statistici sul tennis, perché non contribuire in prima persona? Una o più partite mappate aumenta in maniera significativa la conoscenza –  pubblicamente disponibile – della tipologia di gioco di molti giocatori. E in aggregato, maggiore il numero delle partite, migliore l’uso che si può fare dei dati per acquisire ulteriore consapevolezza sul tennis.
  8. Guadagnare in moralità tennistica. E’ abitudine comune lamentarsi, attraverso Twitter o altri social, dello stato in cui versano i dati statistici sul tennis. Non nutro molta comprensione per coloro che non fanno nulla al riguardo. La prossima volta che si vogliono sfogare i propri pensieri su determinate organizzazioni tennistiche e i loro sforzi di raccolta di statistiche, non ci si sentirebbe certamente meglio a sapere di essere parte del problema?
  9. Imparare a estrarre maggior contenuto dai dati. Se volete utilizzare i dati del Match Charting Project per le vostre ricerche, il modo migliore per capire il contenuto del database (così come i suoi limiti) è quello di mappare delle partite.
  10. Riconoscere dinamiche oggetto di possibili approfondimenti. Se siete alla ricerca di argomenti per le vostre ricerche, mappate un paio di partite, cercate le dinamiche che portano con se, prendete nota, e se non avete almeno dieci possibili ambiti di indagine, significa che non vi state impegnando a sufficienza.
  11. E’ divertente. Ammetto, all’inizio è macchinoso. Superata la prima partita, troverete che mappare rende ancora più divertente guardare il tennis.

Nel 2015, abbiamo aggiunto più di 1000 nuove partite al database.Nel 2016, ne abbiamo aggiunte 1145, un record, con più di 174.000 punti e quasi 700.000 colpi. Per favore date il vostro contributo!

11 Reasons to Contribute to the Match Charting Project

3000 partite!

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 3 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Qualche giorno fa, il Match Charting Project ha raggiunto un traguardo considerevole: 3000 partite!

Sono passati due anni e mezzo da quando abbiamo iniziato a raccogliere dati punto per punto delle partite di tennis professionistico e, così facendo, costruito un database pubblico unico nel suo genere. Abbiamo infatti dati specifici per almeno una partita di quasi tutti i giocatori tra i primi 200 del mondo nel circuito maschile e femminile, e molti più dati per i giocatori di vertice. Complessivamente, sono codificati 450.000 punti e oltre 1.7 milioni di colpi. 

Questa mole enorme di dati offre spunti di ricerca e analisi virtualmente infiniti, e si è appena scalfita la superficie del potenziale a disposizione. Il mio articolo sui miglioramenti di Federer con il rovescio è solo uno degli approfondimenti resi possibili dal Match Charting Project.

Nel 2016, uno degli aspetti più interessanti del progetto è stata l’aggiunta quasi integrale delle finali Slam maschili e femminili dal 1980 a oggi. Nel 2017, c’è un’altra sfida: raccogliere dati per tutti gli scontri diretti dei Fantastici Quattro. Abbiamo già completato le 37 partite tra Roger Federer e Rafael Nadal (compresa l’ultima finale al Miami Open Masters) e siamo quasi al 75% delle 216 partite complessivamente giocate tra di loro.

Inoltre, stiamo aggiungendo una grande varietà di partite a volte appena dopo che si sono concluse, tra cui ad esempio venti dell’Indian Wells Masters 2017 e di Miami, o di un qualsiasi torneo ITF o Challenger. Per quanto i giocatori più famosi generino inevitabilmente più interesse, abbiamo comunque fatto in modo di raccogliere dati su diverse partite di praticamente tutti i giocatori di un certo rilievo su entrambi i circuiti. 

Se siete interessati alle statistiche di tennis, spero abbiate voglia di contribuire al progetto, anche una singola partita è un’aggiunta utile. Sono dati che non si raccolgono magicamente da soli e, come la gran parte degli sforzi su base volontaria, un ristretto gruppo di collaboratori fa il grosso del lavoro.

In questo articolo trovate le istruzioni per incominciare.

Alle prossime 3000 partite!

3,000 Matches!

Guida rapida al Match Charting Project

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 23 settembre 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

Se avete sentito parlare del Match Charting Project, visto le incredibili statistiche che mette a disposizione e deciso che è arrivato il momento di dare una mano, questo è il modo più semplice per iniziare.

Scegliete una partita
Verificate la lista delle partite mappate (per data o per giocatore) e il documento Google delle partite in corso di mappatura. Una volta scelta la partita, aggiungetela –  insieme al vostro nome – al documento Google, così da non duplicare il lavoro.

Cercate di scegliere una partita relativamente breve e, a meno che non stravediate per Rafael Nadal, consiglio di evitare i giocatori mancini almeno per le prime volte, perché è più complicato.

Ci sono diversi modi per recuperare il video integrale di una partita: su YouTube o su siti asiatici simili come Soku, Daum e Mgoon. Oppure se si è in possesso di un abbonamento a Sky, su cui si trova anche SupertennisTV (canale 224), o a TennisTV, il canale web ufficiale dell’ATP. C’è anche un archivio centinaia di partite Challenger. 

Scaricate il file del Match Charting Project
E’ disponibile in italiano e inglese, con le istruzioni nell’omonimo foglio del file. La mappatura di una partita riguarda molteplici aspetti, ma non vi lasciate sopraffare. I dettagli più importanti per chi inizia sono:

la direzione del servizio (4 = esterno, 5 = al corpo, 6 = al centro)

  • i codici più frequenti (f = dritto a rimbalzo in topspin, b = rovescio a rimbalzo in topspin, r = dritto tagliato, s = rovescio tagliato)
  • i codici per indicare come è terminato un punto (@ = errore non forzato, # = errore forzato, * = vincente)
  • i codici per indicare il tipo di errore (n = rete, w = largo, d = lungo, x = largo e lungo).

Ci sono istruzioni anche per parti facoltative della mappatura, come la direzione del colpo e la profondità della risposta. Per le prime partite, siete liberi di ignorarle, perché effettivamente rendono il processo più complicato.

Prendete dimestichezza
Non posso negarlo: l’inizio può essere frustrante. Ci sono molti codici da ricordare ma, fidatevi, poi diventa più semplice, specie se si inseriscono solo le informazioni di base. Molti punti assomigliano a una sequenza di questo tipo:

4ffbbf*

Cioè: servizio esterno (4), risposta di dritto in topspin (f), dritto (f), rovescio (b), rovescio (b), dritto vincente (f*). E’ tutto!

Diventa più complesso quando i giocatori si presentano a rete o usano colpi meno frequenti come le palle corte. Per le prime partite, vi capiterà di consultare le istruzioni più di una volta. Ecco un altro esempio:

6svlon@

Cioè: servizio al centro (6), risposta tagliata di rovescio (s), voleé di dritto (v), pallonetto di dritto (l), smash o colpo in allungo sopra la testa di dritto (o) in rete (n) per un errore non forzato (@).

Abbiate pazienza
Prenderete sicuramente la mano dopo una dozzina di colpi. Ci saranno molti momenti in cui tornare indietro per rivedere i colpi e guardare le istruzioni, ma diventerà considerevolmente più rapido nel tempo.

Non c’è altro.

Una volta terminata la mappatura di tutti i punti della partita, mandatemi il file e lo aggiungerò al database.

Dopo qualche partita
Naturalmente, più dati a disposizione maggiore la possibilità di analisi. Una volta acquisita familiarità, potete aggiungere più informazioni. Ripeto però, non abbiate fretta, meglio prendere la mano prima e sentirsi sicuri sulla codifica di base. 

Direzione del colpo
Per ogni colpo dopo il servizio, utilizzate i numeri 1, 2 o 3 per indicare la direzione. 1 = colpo in direzione del dritto di un destro (o del rovescio di un mancino), 2 = colpo in direzione centrale o 3 = colpo in direzione del rovescio di un destro (o del dritto di un mancino). Ad esempio:

5f2f3b3b1w#

Cioè: servizio al corpo (5), risposta di dritto centrale (f2), dritto sul lato del rovescio (di un giocatore destro) (f3), rovescio in diagonale (b3), rovescio lungolinea (b1) che è largo (w) per un errore forzato (#).

Quando siete pronti potete passare alla fase successiva.

Profondità della risposta
Solo per le risposte al servizio, utilizzate un numero aggiuntivo per la profondità. 9 = risposta molto profonda (della sezione di campo dalla linea di servizio alla linea di fondo, la metà più vicina alla linea di fondo), 8 = risposta di media profondità (l’altra metà, quella più vicina alla linea del servizio) e 7 = risposta corta (nel riquadro del servizio). Ad esempio:

6s17f1*

Cioè: servizio al centro (6), corta risposta tagliata di rovescio sul lato del dritto (di un giocatore destro) (s17), dritto diagonale (f1*).

Vale la pena ripeterlo, bisogna avere pazienza con la profondità della risposta, perché è il passaggio più complesso da inserire. In pochi secondi dovete prendere nota della direzione del servizio, del tipo di risposta, della direzione della risposta e della profondità della risposta. Richiede un po’ di pratica, ma vale la pena codificare anche la profondità alla risposta.

Da ultimo, se non ci sono problemi con i passaggi precedenti, si può inserire un’ulteriore informazione.

La posizione in campo
Ci sono alcuni simboli da utilizzare per codificare la posizione dei giocatori al momento in cui colpiscono determinati colpi. Nella maggior parte dei casi non servono, una voleé sarà quasi sempre colpita a rete, un rovescio sarà quasi sempre colpito da fondo. Utilizzate questi simboli solo per le eccezioni.

Il segno (+) serve per i colpi di avvicinamento a rete, tra cui anche i servizi in caso di servizio e voleé. Il trattino (-) indica che un colpo è colpito a rete. Non serve appunto usarlo per colpi naturalmente colpiti a rete come le voleé, le demi-voleé e gli smash. Lo stesso vale per il colpo che segue una palla corta. Il segno (=) indica che un colpo è stato colpito nei pressi della linea di fondo. Questa è la fattispecie meno frequente e solitamente usata per gli smash da fondo.

Un altro esempio:

4+s28v1f-3*

Cioè: servizio esterno immediatamente seguito da discesa a rete (4+), risposta tagliata di rovescio di media profondità centrale (s28), voleé sul lato del dritto (di un giocatore destro) (v1), dritto vincente colpito nei pressi della rete (f-3*).

Un ultimo, che è il massimo della difficoltà:

5r37b+3m2l1o=1r#

Cioè: servizio al corpo (5), corta risposta tagliata o in chip di dritto sul lato del rovescio (di un giocatore destro) (r37), rovescio in diagonale di attacco (b+3), pallonetto di rovescio centrale (m2), pallonetto di dritto sul lato del dritto (di un giocatore destro) (l1), smash o colpo in allungo sopra la testa in diagonale dalla linea di fondo (o=1), dritto tagliato o in chip che è un errore forzato (r#).

Buona mappatura! Per qualsiasi domanda scrivete a me o a settesei.it.

The Match Charting Project: Quick Start Guide

Le Cinque Grandi Domande sull’analisi statistica nel tennis

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 4 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Decine di ricerche di piccolo cabotaggio che non trovano fra loro ovvia assonanza possono dare all’infante campo delle statistiche nel tennis un’apparenza piuttosto caotica. Alcune sembrano importanti ma incompiute, altre divertenti ma futili.

Voglio provare a imporre una struttura a questo flusso magmatico attraverso la classificazione dei temi oggetto di investigazione in quelle che chiamerò le Cinque Grandi Domande, ciascuna delle quali di fatto è solo un macro contenitore per altre centinaia. Come vedremo, in realtà ci sono sei categorie, e non cinque, a riprova che parlare di statistiche non significa semplicemente saper fare i conti.

  1. Qual’è la previsione di lungo periodo?

Al di là della prossima sequenza di tornei, che indicazioni forniscono le evidenze riguardo al futuro? E’ una domanda che si rivolge alle singole stagioni come a carriere intere. Quali sono le possibilità che Roger Federer torni a essere il numero 1 mondiale? Quanti Slam vincerà Nick Kyrgios? Quanto impiegherà Catherine Bellis a entrare tra le prime 10?

Le domande più importanti di questa categoria sono anche quelle per cui è più difficile trovare una risposta. Considerando i pochi dati a disposizione sui giocatori juniores, cosa si può prevedere – e a quale livello di confidenza – riguardo alla loro evoluzione? Sono domande per le quali le federazioni nazionali vorrebbero avere una risposta, e non sono naturalmente le uniche interessate. Tutti gli altri attori, dagli sponsor ai tornei alle famiglie dei giocatori stessi, desiderano individuare stelle future. Non solo, maggiore è la sofisticazione delle risposte, meglio si è in grado di affrontare i naturali sviluppi. Cosa possiamo fare noi (famiglie, allenatori, federazioni, etc), per aumentare le probabilità di successo di un giocatore?

2. Chi vincerà la prossima partita?

Anche la seconda domanda è relativa alle previsioni, ed è l’argomento che ha ricevuto – di gran lunga – la maggiore attenzione di tipo statistico. Non solo è divertente e avvincente cercare di pronosticare i vincitori, ma c’è anche un’enorme industria globale da miliardi di dollari costantemente orientata verso previsioni più accurate.

In qualità di analista, non mi interessa molto fare pronostici come attività fine a sé stessa, ma sono molto più attratto dalla sfida di identificare tutti i fattori che incidono sugli esiti delle partite, come il ruolo rivestito dalla stanchezza, o la preferenza di un giocatore per determinate condizioni di gioco, o ancora le caratteristiche specifiche di un scontro diretto tra due giocatori. I sistemi di valutazione dei giocatori rientrano in questa categoria, ed è importante ricordare che sono solo un mezzo previsionale, non un fine.

Come meta-domanda di questa categoria, ci si potrebbe chiedere che grado di accuratezza un sistema previsionale potrebbe mai raggiungere. Detto altrimenti, quanto influisce il caso sull’esito di una partita?

3. Quando e perché il modello “identico e indipendentemente distribuito” diventa inadatto?

Molte analisi sportive si basano sull’assunto che gli eventi che determinano il punteggio siano “identici e indipendentemente distribuiti”, vale a dire che fattori come le strisce vincenti, il vantaggio psicologico e il predominio nei momenti chiave siano inesistenti o impossibili da determinare con precisione. Nel caso del tennis, il modello iid potrebbe portare a pensare che una giocatrice converta palle break con la stessa frequenza con cui vince tutti i punti ai vantaggi, o che un giocatore tenga il servizio quando sta servendo per il set tanto spesso quanto tenga il servizio in generale.

La saggezza popolare è in forte disaccordo, ma raramente ha il pregio di essere coerente (“E’ difficile servire per il set” ma “Questo giocatore è particolarmente forte quando è avanti nel punteggio”). Questo si riduce a scomodare un diverso insieme di domande previsionali, un’altro ancora. Sappiamo che una giocatrice vince il 65% dei punti al servizio, ma quali sono le sue probabilità di vincere quel determinato punto, considerato il contesto di riferimento?

Sospetto che un’analisi approfondita rivelerà molte situazioni di disaccordo tra la realtà e il modello idd, specialmente quando riferite al singolo giocatore. Ancor più che per i primi due temi, le dimensioni limitate dal campione di dati a disposizione per molti specifici contesti costringe a essere sempre attenti nel distinguere ciò che veramente accade dal rumore di sottofondo e ricercare tendenze di lungo periodo.

4. Quanto è giocato bene un certo tipo di colpo?

Con l’aumento della varietà nella tipologia di dati a disposizione, le statistiche nel tennis diventeranno più granulari. Il Match Charting Project offre più di 3000 partite in cui ogni punto è descritto attraverso più parametri. Anche in assenza di dettagli su ogni colpo – come la posizione in campo, la velocità e la rotazione – è comunque possibile iniziare a determinare l’efficacia dei colpi di uno specifico giocatore, come nel caso del rovescio di Federer.

Con dati più granulari su ogni colpo, gli analisti riusciranno a essere ancora più precisi. Alla fine saremo in grado di conoscere l’effetto che cinque km/h in più nella velocità media di un dritto determinano, o il valore di un colpo giocato da appena dentro la linea di fondo invece che da appena fuori. Alcuni ricercatori – fra tutti Stephanie Kovalchik di OnTheT – hanno avviato approfondimenti su questo tipo di dati, e il futuro di questo ramo di indagine dipenderà in larga parte dall’eventuale condivisione pubblica di questi database.

5. Quanto è efficace un certo tipo di tattica?

L’analisi di un solo colpo ha i suoi limiti. A parte il servizio, ogni colpo nel tennis va contestualizzato, e anche i servizi di solito formano parte del contesto degli altri colpi. Molte delle domande di base relative alla tattica devono ancora essere quantificate, come ad esempio la frequenza vincente di un colpo di attacco sul rovescio dell’avversario invece che sul dritto.

Come per il tema precedente, le domande sulle tattiche diventano molto più interessanti, e immensamente più complicate, se dati della qualità di quelli raccolti dal sistema di moviola Hawkeye diventano disponibili. Con sufficienti informazioni sulla posizione, velocità e rotazione, saremo in grado di determinare il punto del campo e il tipo (e direzione) di colpo di attacco che da quel punto raggiunge la massima efficacia. Potremmo anche quantificare il rapporto costo/beneficio di spostarsi sul lato del rovescio per colpire di dritto: quanto bene deve essere giocato il dritto per bilanciare la debolezza che ne consegue in termini di posizione in campo?

Il Match Charting Project, in quanto sforzo collettivo di volontari, ha un raggio d’azione limitato. In definitiva, è un territorio che appartiene a chi possiede i dati che arrivano da sistemi di tracciatura sofisticati.

6. Qual’è l’organizzazione ideale del tennis?

Come ho anticipato, si tratta solo di cinque grandi domande. Prevedere carriere, partite, punti e quantificare colpi e tattiche significa per me esaudire l’intero spettro delle analisi statistiche di tennis.

Ci sono però poi numerose domande relative al tennis che possono inquadrarsi all’interno di un più ampio contesto di business. Come dovrebbero essere distribuiti i premi partita? Qual’è il sistema organizzativo che garantisca un bilanciamento di interessi tra veterani e nuovi arrivati? Ci sono troppi tornei di alta fascia o non ce ne sono a sufficienza? Che destino c’è in serbo per la Coppa Davis?

Molti di queste problematiche rimangono, per il momento, domande filosofiche la cui risposta è più una questione di preferenze o di istinto. Gli esperimenti mirati incontreranno sempre delle difficoltà anche solo per l’orizzonte temporale considerato: se il format della Coppa Davis viene modificato e perde poi di interesse, dove sta la causa e dove l’effetto? Non è un esperimento replicabile. Nonostante la sfida che pongono, queste sono grandi domande, e gli analisti potrebbero offrire un punto di vista molto prezioso.

Diamoci da fare quindi.

The Five Big Questions in Tennis Analytics

Nick Kyrgios e la soglia minima nei game di risposta

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 31 maggio 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

Non importa quanto un giocatore sia forte al servizio, ha comunque bisogno di vincere dei punti alla risposta. Sebbene giocatori mono-dimensionali come Ivo Karlovic e John Isner abbiano dimostrato che può essere sufficiente avere un grande servizio per garantirsi solidi guadagni e qualche soddisfazione tra i primi 20, il loro stile di gioco non si è mai tradotto in una lunga permanenza tra i primi 10.

Nick Kyrgios è più basso di Isner e Karlovic, ma i suoi numeri sono simili. Nell’ultimo anno, ha vinto il 31.7% dei punti alla risposta, la terza peggiore percentuale tra i primi 50, meglio solo proprio di Isner e Karlovic. A dire il vero, dal 1991, solamente cinque giocatori hanno completato una stagione sul circuito maggiore vincendo una percentuale inferiore di punti alla risposta. Per lasciare il segno nella stratosfera del tennis maschile, Kyrgios dovrà migliorare in modo sostanziale nei game di risposta.

Per vincere le partite, serve fare break o prevalere nei tiebreak. La maggior parte dei giocatori non mostra di possedere particolare talento nei tiebreak. Rimangono quindi i break, per i quali naturalmente è necessario vincere punti alla risposta. Quasi tutti i giocatori presenti sul circuito maggiore vincono tra il 29% e il 43% dei punti alla risposta, rendendo uno o due punti percentuali di differenza una variazione significativa. Tra gli attuali primi 10, solo Milos Raonic ha una percentuale paragonabile a quella di Kyrgios, il 32.1%, mentre nessun altro scende sotto il 36%.

Se Kyrgios intende entrare tra i primi 10 senza migliorare sensibilmente nei game di risposta, Raonic è il giocatore da seguire. Raonic ha chiuso il 2014 all’ottavo posto della classifica, nonostante abbia vinto solo il 33.7% dei punti alla risposta. Si tratta della percentuale più bassa fatta registrare da un giocatore che a fine anno risultava tra i primi 10, e solo la settima volta dal 1991 che una percentuale di punti vinti alla risposta inferiore al 35% ha garantito un posto tra i primi 10 della classifica.

Pur con il 33.7% – vale a dire due punti percentuali in più del livello attuale di Kyrgios – Raonic è riuscito a vincere così tante partite grazie a una striscia impressionante di tiebreak vinti. Ha infatti prevalso nel 75% dei tiebreak giocati, una frequenza che quasi nessuno è riuscito a mantenere per più di una stagione. In altre parole, per continuare a vincere lo stesso numero di partite, è probabile che Raonic dovrà ottenere risultati migliori nei game di risposta.

Per un posto nell’aria rarefatta dei primi 5, l’asticella è posizionata ancora più in alto. Solo due giocatori – Pete Sampras e Goran Ivanisevic – hanno terminato la stagione tra i primi 5 con una percentuale di punti vinti alla risposta inferiore al 36%, e solo altri due – Andy Roddick e Stanislas Wawrinka – ci sono riusciti con meno del 37%. In quindici anni, Roger Federer, il giocatore dei Fantastici Quattro più orientato al servizio, non è mai sceso sotto il 38%.

La differenza tra 32 e 36% è enorme. Per usare un’analogia con il baseball, è simile alla differenza tra una media battuta di .240 e una di .280. Le conseguenze sono di pari portata. Con il 32%, un giocatore riesce a fare un break all’incirca una volta ogni otto game di risposta, cioè molto meno di una volta per set. Con il 36%, si sale a un break ogni cinque game di risposta. Arrivando al 39%, il break è ogni 4 game, quasi il doppio di quanto riesce a fare Kyrgios attualmente.

Sono esempi di frequenze di break per quantificare un assioma già noto a livello generale: i giocatori forti alla risposta sono in grado di decidere le partite. Più lo stile di gioco è mono-dimensionale, più probabilmente una partita viene risolta da una manciata di punti chiave. Più limitato il numero di punti chiave, maggiore l’intervento della fortuna.

Ovviamente, la fortuna è un Giano bifronte. Ed è questo che rende giocatori come Isner e Kyrgios così pericolosi. Novak Djokovic o Rafael Nadal sono giocatori solitamente in controllo della partita, ma contro avversari dal servizio formidabile, c’è il rischio che si arrivi a qualche episodio in un paio di tiebreak. E’ per questo che i giocatori con un grande servizio non fanno troppa fatica ad arrivare tra i primi 30 o 40. Una percentuale di vittorie del 50%, soprattutto se affiancata a qualche pesante vittoria a sorpresa e a una striscia vincente occasionale in un torneo importante, è più che sufficiente per una posizione in quella zona di classifica.

Ma senza un gioco alla risposta quantomeno mediocre, è difficile per un giocatore con un grande servizio fare il passo successivo. Isner c’è riuscito vincendo tiebreak ad un’intensità raramente vista in passato, eppure ha solo immerso il piede nei primi 10 (la miglior classifica di Isner è stata al numero 9, n.d.t.) Raonic risponde nettamente meglio di Isner, e ci si chiede se sia in grado di sostenere quella percentuale impressionante di tiebreak vinti e rimanere tra i più forti.

Fortunatamente, Kyrgios ha davanti a sé un’intera carriera per migliorare il suo tennis e abbandonare la figura di giocatore mono-dimensionale dal grande servizio. Se nutre speranze di produrre ben più della vittoria a sorpresa di tanto in tanto e di smuovere una classifica che lo vede spesso nelle parti basse dei primi 20, dovrà fare esattamente questo.

Nick Kyrgios and the Minimum Viable Return Game

La possibile tenacia della sfortuna nei sorteggi di Del Potro

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 30 marzo 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Qualcuno deve aver calunniato Juan Martin Del Potro perché, senza che abbia fatto nulla di male, una bella mattina del 2017 le divinità del sorteggio gli si sono messe contro.

Prima all’Abierto Mexicano Telcel di Acapulco e poi all’Indian Wells Masters, Del Potro ha trovato Novak Djokovic al secondo turno. Al Miami Open Masters, il suo avversario di terzo turno è stato Roger Federer. In entrambi i Master di marzo, con in palio 1000 punti per la classifica, Del Potro ha affrontato l’avversario più forte nella prima partita del suo tabellone contro una testa di serie. In parte anche per le sconfitte premature che ne sono conseguite, uno dei giocatori più pericolosi del circuito rimane ancora fuori dalle prime 30 posizioni della classifica ufficiale.

Nel mio articolo sul quarto della morte all’Indian Wells Masters – la sezione di tabellone con Del Potro, Djokovic, Federer, Rafael Nadal e Nick Kyrgios – ho provato a quantificare l’effetto del sorteggio sui punti per la classifica attesi per ogni giocatore. Prima che il tabellone prendesse la sua forma definitiva, il mio modello aveva previsto che Del Potro guadagnasse 150 punti, vale a dire la media soppesata della sua probabilità di raggiungere il terzo turno, quarto turno e i successivi. Dopo il sorteggio, la probabilità molto alta di uno scontro diretto con Djokovic aveva ridotto quel numero a poco più di 100 punti. L’effetto negativo era stato uno dei peggiori di tutto il torneo.

La situazione al Miami Open Masters è simile, anche se meno estrema. Prima del sorteggio i punti attesi di Del Potro erano 183. A seguito del sorteggio, 155. Nei quattro tornei a cui ha partecipato nel 2017, la sfortuna si è distribuita uniformemente:

*I numeri relativi all’Indian Wells Masters sono leggermente diversi, poiché le simulazioni utilizzate in questa sede considerano l’intero campo di partecipazione di 96 giocatori, rispetto ai 64 del secondo turno dell’articolo citato.

Come vedremo, la buona notizia per Del Potro è che l’intensità con cui la sfortuna si è abbattuta non può durare per sempre. La cattiva notizia è che quei 119 punti sono ormai scomparsi e, vista la sua attuale posizione in classifica, rappresentano un margine che sarebbe stato utile per i prossimi tornei nei quali inevitabilmente, almeno per qualche altra settimana, la testa di serie a lui assegnata lo esporrà a tabelloni sfavorevoli (partite nei primi turni con giocatori di più alta classifica, a prescindere dalla fortuna).

Prima di procedere, è utile una breve descrizione della metodologia in uso (chi non fosse interessato, può passare al paragrafo seguente). Per determinare i punti attesi successivi al sorteggio, mi affido alle previsioni basate sulla classifica Jrank – come quelle su TennisAbstract – e utilizzo la probabilità di ogni giocatore per ciascun turno per calcolare una media soppesata dei punti attesi. I punti attesi precedenti al sorteggio richiedono calcoli molto più complessi. Al Miami Open Masters ad esempio, Del Potro avrebbe potuto giocare con uno qualsiasi dei 64 giocatori non teste di serie e essere poi costretto a incontrare una qualsiasi delle prime 8 teste di serie al terzo turno. Per ogni torneo, eseguo una simulazione Monte Carlo con le teste di serie, generando un nuovo tabellone e simulando di fatto le partite del torneo per 100.000 volte, sommando poi i risultati ottenuti. Nelle previsioni precedenti al sorteggio, Del Potro aveva 1/8 di probabilità di giocare con Federer al terzo turno, 1/8 di probabilità di giocare con Kei Nishikori al terzo turno, e così via.

Sembra scontato che una riduzione del 22%, cioè di 119 punti per la classifica, durante quattro tornei equivalga a una massiccia dose di sfortuna. Nel 2016, sono stati circa 750 i giocatori che hanno ricevuto una testa di serie in un torneo del circuito maggiore e, per meno di 60 tra questi, il sorteggio ha comportato una riduzione uguale o superiore a -22% sui punti per la classifica attesi del giocatore. E questo per un solo torneo! Le probabilità che a Del Potro accadesse in tutti e quattro i suoi tornei del 2017 erano di 1 su 20.000.

Durante un’intera stagione, la fortuna del sorteggio tende ad annullarsi. E’ raro vedere oscillazioni superiori al 10%, in entrambe le direzioni. Sempre nel 2016, Thiemo De Bakker ha subito una dolorosa variazione del 18% tra i suoi punti attesi prima e dopo il sorteggio in dodici tornei del circuito maggiore, ma qualsiasi altro giocatore con almeno lo stesso numero di tornei è rientrato tra il -11% e il +11%, con tre quarti dei giocatori tra il -5% e il +5%. Anche nelle volte in cui la fortuna del sorteggio non si compensa con la sfortuna, la conseguenza non è comunque così significativa come quella subita da Del Potro nel 2017.

Ne è riprova quanto sperimentato da Del Potro nel 2016. Il suo torneo più importante sono state le Olimpiadi di Rio, nel quale ha giocato al primo turno contro Djokovic. Facile quindi ricordarlo come un anno dominato dalla sfortuna al pari del 2017. Ma negli altri 12 tornei del circuito maggiore, il sorteggio è stato dalla sua parte in sei – tra cui gli US Open con una variazione positiva del 34% – e lo ha svantaggiato negli altri 6. Complessivamente, nel 2016 ha ricevuto un vantaggio del 5.9% rispetto ai punti attesi prima del sorteggio, equivalente a un bonus di 17 punti per la classifica (non ho tenuto conto delle Olimpiadi, che non hanno assegnato punti).

Tra il 2016 e il 2017, il sorteggio ha sottratto a Del Potro circa 100 punti per la classifica, che lo farebbero salire di tre posizioni. Quindi, anche in presenza di un breve periodo estremamente avverso, la sfortuna del sorteggio non lo ha penalizzato eccessivamente. Nel 2016, il giocatore più colpito tra quelli di vertice, Richard Gasquet, ha subito un effetto negativo simile: il sorteggio gli ha tolto 237 punti, una variazione del -9%, con i quali salirebbe dal numero 22 al numero 19 della classifica di questa settimana.

Ci sono molteplici ragioni per credere che Del Potro sia in uno stato di forma molto migliore rispetto a quanto indicato dalla classifica, una tra queste la sua valutazione Elo, che lo vede al numero 7. La sua classifica ufficiale riflette i pochi tornei giocati e un inizio modesto nel 2016 più di quanto non facciano i capricci del tabellone ogni settimana.

Considerando che le probabilità per Del Potro di continuare a dover giocare contro il più forte del tabellone – alla prima partita in cui questo può accadere – sono praticamente nulle, avremo presto un’idea più precisa del livello di tennis che è in grado di esprimere, e quale posizione in classifica dovrebbe veramente appartenergli.

Del Potro’s Draws and the Possible Persistence of Bad Luck