Note dal primo hackathon del tennis

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 19 febbraio 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

Dopo la vittoria di Roger Federer agli Australian Open 2018, è tempo di conoscere i vincitori della prima competizione hackathon “Australian Open vs Intelligenza Artificiale”. Di seguito, esamino i modelli vincenti e mi soffermo sul loro significato per il futuro delle previsioni sull’esito dei punti nel tennis.

All’inizio dell’anno il Game Insight Group di Tennis Australia, la Federazione australiana, ha indetto un proprio concorso di tennis in cui a sfidarsi non erano colpi di racchetta, ma fantasia cerebrale e destrezza informatica: il primo hackhaton nella storia del tennis.

Sponsorizzato da crowdAnalytix, l’hackathon “Australian Open vs Intelligenza Artificiale” è stata la prima competizione nel tennis basata sull’uso di dati per risolvere una specifica richiesta, cioè l’automatizzazione tramite algoritmo della categorizzazione dei colpi in vincenti, errori forzati e non forzati, grazie alla possibilità per i partecipanti di analizzare – a partire dal 2 gennaio 2018 – un campione di 10.000 punti delle partite degli Australian Open.

IMMAGINE 1 – Esiti predetti dei punti

Non si trattava solo di un contesto in cui ricercatori e programmatori erano motivati a esplorare i confini del contributo che l’intelligenza artificiale è in grado di dare al tennis, ma anche del primo esempio di condivisione pubblica di un enorme massa di dati contenenti informazioni puntuali sulla disposizione di giocatori e pallina in campo nel corso di un’intera partita. 

I modelli vincenti sono stati scelti alla fine delle tre settimane di competizione. Prima di vedere quali soluzioni hanno prevalso, osserviamo da vicino il campo partecipanti.

Fotografie dall’hackathon

Si sono iscritti 750 partecipanti da 55 paesi, che hanno concorso con un totale complessivo di 2731 soluzioni. Con 223 partecipanti è stata di gran lunga l’India la più rappresentata, seguita dagli Stati Uniti con 78 e dall’Australia con 51.

IMMAGINE 2 – Partecipanti all’hackathon “Australian Open vs Intelligenza Artificiale”

Per il 90% i partecipanti erano singole persone. I due codici di scrittura più comuni nelle soluzioni presentate sono stati R, leggermente più utilizzato, e Python.

I vincitori dell’hackathon

I vincitori finali sono stati selezionati sulla base del rendimento del modello rispetto a un campione di dati prova e in funzione della qualità del prospetto descrittivo dell’approccio metodologico. Il campione di dati prova non è stato reso disponibile ai partecipanti per evitare il rischio di overfitting – cioè di eccessivo adattamento – e per fornire la valutazione più realistica possibile di come il modello si comporterebbe nell’applicazione concreta. 

Il primo premio è stato assegnato al lavoro di Scott Sobel, che ha battuto gli altri quattro finalisti. Sobel è un programmatore americano che ha raggiunto un livello di accuratezza complessivo del 95% (98% per i vincenti, 89% per gli errori forzati e 95% per i non forzati). In altre parole, Sobel ha costruito un modello automatizzato che ci si attende concordi con i valutatori statistici di una partita sull’esito di 95 punti su 100.

È interessante notare come alcune caratteristiche della soluzione vincente sono comuni a quelle degli altri modelli finalisti, le più significative delle quali sono state:

  • analisi congiunta dei dati delle partite maschili e femminili per una maggiore elaborazione di calcolo
  • ampio ricorso all’ingegnerizzazione di variabili derivate
  • tecnica del potenziamento (boosting).

Nel suo modello, Sobel ha fatto ampio ricorso all’ingegnerizzazione di variabili derivate, includendone più di 1000 rispetto a quelle fornite in partenza. Lo sviluppo è stato portato avanti in R, con uso estremo della tecnica del potenziamento del gradiente (gradient boosting), così come fatto da tre dei cinque modelli finalisti.

Utilizzi futuri

L’hackathon “Australian Open vs Intelligenza Artificiale” ha prodotto uno strumento altamente sofisticato, che potrebbe essere il primo grande passo per automatizzare la categorizzazione degli esiti dei punti delle partite. Ha contestualmente mostrato il valore potenziale dei dati nel tennis e degli incredibili risultati che si possono ottenere quando informazioni puntuali sono messe a disposizione di super appassionati di tennis con un talento per l’analisi statistica.

AO to AI Hackathon Winners Announced

I 22 miti del tennis di Klaassen & Magnus – Mito 22 (sull’effetto scoraggiamento)

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 6 agosto 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Un’analisi del Mito 21 e di tutti i 22 Miti di Klaassen e Magnus.

Con l’attenzione del mondo sportivo rivolta alle Olimpiadi di Rio 2016, un piccolo gruppo di instancabili statistici di sport si è ritrovato ai Joint Statistical Meetings di Chicago per confrontarsi sulle più recenti evoluzioni nel campo dell’analisi statistica sportiva. Durante la mia permanenza, ho avuto la fortuna di partecipare a un seminario dal titolo “Convogliare lo straordinario potere delle statistiche sportive”, organizzato da Michael Lopez dello Skidmore College – e famoso per il suo account Twitter @StatsByLopez – e presieduto da Michael Schuckers della St. Lawrence University. Gli altri partecipanti erano Brian Macdonald, uno statistico dei Florida Panthers della NHL; Dennis Lock, che elabora numeri per i Miami Dolphins della NFL; e Dan Cervone, attualmente parte del gruppo Ricerca XY e che diventerà data scientist per gli LA Dodgers della MLB.

Intervenendo come sola rappresentate di uno sport individuale, mi è stato chiesto di spiegare cosa rende l’analisi statistica unica rispetto a quella applicata agli sport di squadra. Ho risposto dicendo che, da un lato, è un tipo di analisi più facile perché, coinvolgendo meno giocatori, determinare il contributo del singolo agli esiti della partita è meno complesso; dall’altro, sport individuali come il tennis, il golf o i tuffi, prevedono tipicamente più momenti di pausa all’interno del gioco, nei quali l’atleta si prepara per l’azione successiva ed è lasciato ai suoi pensieri. Anzi, l’80% di una partita di tennis è occupato da questi momenti di pausa dall’azione (che potrebbe spingere a chiedersi come mai si è pagato così tanto il biglietto di un torneo dello Slam!).   

Cosa c’entra il momento di pausa di uno sport individuale con le statistiche? Credo che la risposta sia, semplicemente, che non lo sappiamo. Quanto i pensieri di un giocatore, la routine mentale e, in generale, l’attitudine in campo incidano sul rendimento è una domanda aperta. La diversa impostazione mentale di giocatori come Ivan Lendl o Fabio Fognini suggerisce che l’atteggiamento interiore non solo esiste ma fa anche la differenza. Le statistiche sportive però hanno solo da poco iniziato a fare progressi nel valutare l’aspetto mentale del gioco. 

È un argomento questo che si inserisce perfettamente nel mito conclusivo dei 22 che Klaassen e Magnus hanno affrontato, nel quale si interrogano sulla possibilità che una mancata opportunità di break crei un effetto scoraggiamento per i giocatori al servizio nel game immediatamente successivo. Se dopo un’opportunità di break mancata il rendimento è sistematicamente negativo, si può pensare che sia uno dei modi in cui l’atteggiamento interiore influisce sulla prestazione di un giocatore.

Mito 22: “Dopo aver mancato una o più palle break, aumenta la probabilità di subire il break nel game successivo”

Come nella maggior parte delle analisi che abbiamo visto occupandoci dei miti di Analyzing Wimbledon, per testare le loro teorie i due autori preferiscono utilizzare un modello di base che ricomprenda sia la differenza che la somma delle classifiche del giocatore al servizio e alla risposta, come strumento per controllare la bravura dei giocatori.

Per verificare la teoria dello scoraggiamento del Mito 22, il modello di base viene ampliato per includere un indicatore dell’opportunità mancata nel game precedente. L’opportunità mancata è definita dalle palle break non trasformate nel game precedente dal giocatore al servizio in quel momento. Applicando questo modello a un campione di partite di Wimbledon, Klaassen e Magnus non hanno trovato evidenza di un effetto scoraggiamento per gli uomini, mentre significativo è stato l’effetto trovato per le donne, soggette a una diminuzione media della probabilità di vincere un punto al servizio del 4% dopo aver mancato il break.

Una rivisitazione del Mito 22

Oltre a includere più tornei nell’analisi, ero interessata anche a verificare quali risultati sarebbero emersi applicando la metodologia statistica del matching. Visto che le opportunità di break mancate potrebbero essere più frequenti per alcuni tipi di giocatori rispetto ad altri, si potrebbe verificare uno squilibrio in termini di bravura dei giocatori nel confronto tra i game al servizio dopo un’opportunità di break mancata e tutti gli altri game al servizio. Nel timore che un modello regressivo basato sulla classifica non riesca a tenere adeguatamente conto dell’effetto di selezione, volevo appunto affrontare la questione utilizzando la metodologia del matching. 

La tabella riepiloga la base dati da cui sono partita. I numeri si riferiscono ai game al servizio di diverse migliaia di partite degli ultimi cinque anni per gli uomini e per le donne. Le prime due colonne di entrambi i circuiti (‘Mancate’ e ‘Percentuale’) rappresentano la distribuzione delle opportunità di break precedenti ai game al servizio che il giocatore al servizio ha poi perso, mentre le ultime due colonne (‘Break’ e ‘Percentuale’) rappresentano la distribuzione dei game alla risposta che precedono quelli al servizio in cui non ci sono break. Si osserva come le opportunità di break siano più frequenti per i giocatori che riescono a tenere il servizio più spesso, a indicazione dell’effetto generato dalla bravura del giocatore. Si osserva anche una probabilità superiore al 10% di due o più break. 

Per testare il Mito 22 con la metodologia del matching, ho iniziato trovando tutti quei game in cui un giocatore ha avuto opportunità di break che non ha però trasformato (la popolazione “trattata”, cioè quella su cui stimare gli effetti del trattamento) per poi trovare un equivalente game alla risposta per lo stesso giocatore nella stessa partita, in cui non ha mai avuto opportunità di break (la popolazione “non trattata”, cioè quella che permette di verificare gli effetti del trattamento sulla popolazione trattata). In questo modo, per ogni opportunità di break mancata ho individuato un equivalente game alla risposta nella stessa partita che servisse da parametro di controllo. 

Considerate le soglie di opportunità di break come espresse in tabella, ho cercato di capire se ci fosse un effetto dose nello scoraggiamento. In altre parole, se lo scoraggiamento crescesse all’aumentare delle opportunità di break mancate, quindi se un giocatore che non ha sfruttato cinque opportunità di break riesca a tenere il servizio successivo con ancora meno probabilità rispetto ad aver sprecato una sola opportunità di break. Per trovare una risposta ho applicato lo stesso tipo di analisi su differenti soglie di palle break (ad esempio almeno una, almeno due, etc).

Ci sono altri due aspetti che rendono la mia analisi diversa dall’approccio adottato da Klaassen e Magnus. In primo luogo, m’interessa valutare la vittoria del game successivo al servizio, non solamente vincere dei punti nel medesimo game. Sebbene una riduzione del numero di punti vinti al servizio implichi una contestuale diminuzione nella vittoria del game al servizio, ritengo che abbia più senso analizzare direttamente la probabilità di tenere il servizio, visto che si tratta della questione di fondo del Mito 22. In secondo luogo, considero anche l’effetto che la trasformazione di un’opportunità di break genera sul tenere il turno di servizio successivo, così da valutare se esista un effetto incoraggiamento simmetrico legato ai break ottenuti. 

Quali sono stati i risultati per il circuito maschile? L’immagine 1 mostra la percentuale con cui i giocatori nel gruppo di controllo hanno tenuto il servizio dopo diversi tipi di game alla risposta (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). In generale, si osserva la media più bassa per game al servizio che seguono game alla risposta in cui  il giocatore non ha mai avuto un’opportunità di break. Troviamo poi a aumento generalizzato nella probabilità di tenere il servizio dopo un’opportunità di break non sfruttata, circa un punto percentuale in grandezza rispetto alla situazione di assenza di opportunità di break. È curioso perché è la direzione opposta dell’effetto previsto dalla teoria dello scoraggiamento, visto che sembra che i giocatori tengano con un po’ più di facilità il servizio dopo aver sprecato un’opportunità di break.

IMMAGINE 1 – Effetti generati da opportunità di break mancate e convertite per il circuito maschile

L’ultimo insieme di punti è quello dei game al servizio dopo aver convertito un’opportunità di break, nel quale si nota una probabilità ancora più alta di tenere il servizio (in media, due punti percentuali), anche se gli intervalli di confidenza si sovrappongono all’aumentare della soglia delle palle break da 1 a 4 e la dimensione il campione di game al servizio diminuisce. Pur in presenza di una tendenza generale con anche una sola opportunità di break, sembra riscontrarsi una dinamica incrementale nell’effetto al crescere del numero di opportunità di break.

Per il circuito femminile, le dinamiche sono significativamente diverse. Esiste una differenza meno accentuata tra i game alla risposta senza opportunità di break e quelli con una o più palle break non trasformate. Però, l’effetto va in direzione negativa, a segnalare un limitato ma continuativo effetto scoraggiamento. Per i servizi tenuti dopo aver ottenuto il break, il risultato è opposto: come per gli uomini, anche per le donne è in genere più probabile tenere il servizio. Le differenze nelle medie sono però più ridotte rispetto a quanto trovato per gli uomini e anche l’evidenza di un effetto dose è meno chiara.

IMMAGINE 2 – Effetti generati da opportunità di break mancate e convertite per il circuito femminile

Riepilogo

La rivisitazione dell’ultimo dei 22 miti di Klaassen e Magnus ha fornito altri esempi di come il rendimento di un giocatore possa o non possa essere influenzato dal punteggio. Nel caso in esame, un’analisi comparativa ha evidenziato che – contrariamente all’opinione comune – gli uomini cercano di tenere il servizio con maggiore determinazione dopo aver mancato un’opportunità di break, e cercano con ancora più determinazione di mantenere il vantaggio dopo aver ottenuto il break.

Per le donne non si sono manifestate le stesse caratteristiche. Come già riscontrato da i due autori, le giocatrici mostrano di essere scoraggiate dall’aver mancato l’opportunità di break in misura maggiore. Allo stesso tempo, strappare il servizio sembra conferire un vantaggio psicologico meno pronunciato nel tenere il successivo game al servizio.

Se si può trarre un insegnamento dalla rivisitazione dei miti di Klaassen e Magnus è quello di non accettare mai come verità rivelata – in assenza di una solida validazione numerica – la saggezza popolare tennistica. Esempi su esempi hanno mostrato che in molti casi le risultanze sono contrarie all’opinione diffusa. Contestualmente, si è visto che i risultati raggiunti possono essere legati ai dati a disposizione e alle metodologie per analizzarli. Sono tutte motivazioni per spingere nuovi analisti o ricercatori a rivolgere l’attenzione al tennis e unirsi ai tentativi di migliorare le metodologie e la qualità e disponibilità dei dati utilizzati. 

Spero che il ciclo dei 22 Miti di Klaassen e Magnus su questo sito abbia contribuito nel suo piccolo a raggiungere l’obiettivo.

Klaassen & Magnus’s 22 Myths of Tennis— Myth 22

La striscia vincente in uno Slam dà un vantaggio effettivo?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 25 gennaio 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

Con due giocatori nelle semifinali maschili degli Australian Open 2018 fuori dai primi 49 del mondo, possiamo dare per scontato quali siano i nomi dei finalisti? O il vantaggio derivante da una striscia vincente deve far aumentare le attese per i due semifinalisti, sulla carta, non favoriti?

Uno dei temi più intriganti di questa edizione degli Australian Open è stata la ribalta conquistata da molti giocatori e giocatrici esclusi dal novero dei favoriti per raggiungere i turni finali. Alcune di queste sorprese, come Tennys Sandgren e Hsieh Su-Wei, hanno poi perso, altri invece sono ancora in corsa per il titolo. Nel tabellone maschile, Hyeon Chung e Kyle Edmund, fuori dalle teste di serie, sono arrivati in semifinale (Marin Cilic ha poi battuto Edmund, numero 50 della classifica, nella prima semifinale, n.d.t.), entrambi per la prima volta in uno Slam. Nel tabellone femminile, è stata Elise Mertens a giocarsi la semifinale (persa poi contro Caroline Wozniacki, n.d.t.), come unica fuori dalle prime 30.

I non favoriti dal pronostico devono collezionare una striscia vincente incredibile per arrivare in fondo a uno Slam, e la probabilità suggerisce trattarsi di una sequenza più facilmente destinata a interrompersi, piuttosto che proseguire, così da rendere la posizione dei favoriti all’inizio del torneo ancora più solida. Ascoltando le telecronache però sembrerebbe vero il contrario, visto che ai commentatori piace sostenere la candidatura (o quantomeno aumentare la probabilità di vittoria) del giocatore che possiede il vantaggio psicologico derivante da una striscia vincente.

Qual è dunque la prospettiva corretta? Analizzare vittorie e sconfitte passate di un giocatore è sufficiente a predire il rendimento futuro o dovremmo considerare la mano calda dell’ultimo periodo e far crescere ulteriormente le attese?

Chi ha il vantaggio della striscia vincente

Se confrontiamo l’andamento delle valutazioni Elo tra i semifinalisti uomini, possiamo osservare che se ci sono due giocatori per cui sembra valida la spinta del fattore psicologico sono proprio Chung ed Edmund. Dall’inizio dell’anno infatti hanno incrementato la loro valutazione Elo di più di 100 punti, la maggior parte dei quali è arrivata dagli exploit a Melbourne.

IMMAGINE 1 – Andamento della valutazione Elo per i semifinalisti degli Australian Open 2018

La situazione è ben diversa per Roger Federer e Cilic, entrambi considerati favoriti (e spesso con largo margine) in tutte le partite giocate fino a questo momento. Pur avendo raccolto punti con ogni vittoria, la variazione Elo è stata più ridotta perché hanno giocato al livello che da loro si attendeva.

Tra le donne, Mertens è la giocatrice che più è arrivata dal nulla, con una striscia simile a quella di Edmund e Chung.

IMMAGINE 2 – Andamento della valutazione Elo per le semifinaliste degli Australian Open 2018

Anche Angelique Kerber (sconfitta poi da Simona Halep, n.d.t.), l’unica semifinalista con uno Slam in bacheca, ha guadagnato molti punti Elo grazie alle sue vittorie, facendo del suo percorso la rinascita dell’inizio del 2018.

Il record nei vantaggi derivanti da strisce vincenti

Le precedenti tabelle mostrano che la valutazione Elo di un giocatore beneficia in modo naturale di un’importante striscia vincente, con la curva che assume un’angolazione più acuta quanto più è sorprendente ogni vittoria rispetto alle attese iniziali. Di fatto è questo il tentativo di riallineare con maggiore precisione le attese pre-partita con l’esito della partita.

Ci si pone quindi la domanda: in presenza di una striscia vincente, i giocatori maturano un vantaggio tale da portarci a rivedere ulteriormente le loro valutazioni?

Gli studi sul vantaggio psicologico nello sport, chiamato anche mano calda, non hanno mai generato conclusioni definitive. Molto dipende dal fatto che benefici di questo tipo sono difficili da misurare, specialmente in presenza di campioni di piccole dimensioni come quelli degli effetti in gioco in uno Slam.

Anche se non si riesce a trarre una vera conclusione, vale comunque la pena analizzare come si siano comportati, storicamente, giocatori sfavori con strisce vincenti altrettanto sorprendenti nei passati Slam. La tabella riepiloga i dieci semifinalisti con il percorso più spettacolare negli Slam dal 1990 al 2017 in funzione dell’aumento della valutazione Elo fino alle semifinali. Solo due sono poi riusciti a vincere il torneo, Gustavo Kuerten e Pete Sampras, la prima di diversi titoli Slam per entrambi.

Nel singolare femminile, le dieci strisce più sorprendenti non hanno portato ad alcun titolo, anche se quattro giocatrici sono riuscite a vincere uno Slam a distanza di pochi anni da quella specifica striscia di vittorie.

Ci sono giocatori e giocatrici che, pur non avendo vinto il torneo durante quel periodo di mano calda, hanno avuto a tutti gli effetti una carriera di successo, diventando nomi noti alla maggior parte degli appassionati di tennis. Raggiungendo il medesimo storico risultato con un analogo rapido aumento della valutazione Elo, Edmund, Chung e Mertens sono già entrati a far parte dell’elite, gettando le fondamenta per una brillante carriera.

Is Slam Momentum a Thing?

Previsioni per il singolare femminile degli Australian Open 2018

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 13 gennaio 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

La vittoria a Brisbane e un po’ di fortuna fanno di Elina Svitolina la prima contendente alla vittoria degli Australian Open 2018. Quali sono le altre giocatrici favorite per la vittoria del primo Slam dell’anno?

Con l’assenza di Serena Williams, l’opportunità è ghiotta per le altre stelle del circuito femminile. Ora che il tabellone si è definito, quali sono le giocatrici che ci si aspetta di vedere nei turni conclusivi del torneo?

Come per il tabellone maschile, anche in quest’analisi utilizzerò le valutazioni Elo specifiche per il cemento, corrette per tenere conto degli infortuni, così da ottenere previsioni sul probabile andamento dei turni di singolare femminile nelle prossime due settimane.

Le prime 8

Solo due delle 8 giocatrici che più probabilmente raggiungeranno i quarti di finale hanno già vinto almeno uno Slam – Venus Williams e Jelena Ostapenko – aumentando la probabilità di avere una prima vincitrice Slam. Le tre giocatrici meglio posizionate in questo senso sono Svitolina, Simona Halep e Caroline Wozniacki.

IMMAGINE 1 – Probabilità di approdo ai quarti di finale e di vittoria del torneo per le prime 8 favorite

La probabilità di conquista del titolo per queste tre giocatrici si discosta di pochissimi punti percentuali – una situazione ben diversa da quella in campo maschile dove Roger Federer è il favorito con ampio margine sugli altri giocatori – a conferma del forte equilibrio sul circuito femminile e dell’opportunità per una di queste giocatrici di salire alla ribalta.

La fortuna del tabellone

Potrebbe sorprendere non trovare Halep come prima favorita per il titolo, ma è Svitolina ad avere la meglio grazie a una valutazione Elo più alta a inizio del torneo (2240 punti contro i 2228 di Halep) e a un tabellone più abbordabile.

Analizzando il possibile rendimento della testa di serie più alta di ciascun quarto di finale, troviamo in media un decremento di 5 punti percentuali nel quarto di Halep (per la maggiore difficoltà dovuta alle giocatrici presenti). Di converso il quarto di Svitolina (il numero 3 nell’ordine del tabellone) è il secondo più facile dei quattro.

IMMAGINE 2 – Variazione nella probabilità di semifinale in funzione del quarto di finale di appartenenza

Wozniacki e Ostapenko sono nel quarto di finale più facile, motivo per il quale Wozniacki gode di una probabilità così alta di raggiungere le semifinali. Superare quel turno però sarà molto più complicato.

Migliori partite al primo turno

Due stelle locali, Ashleigh Barty e Samantha Stosur, sono nelle cinque partite di primo turno che potrebbero regalare più emozioni. Si profilano due turni molto duri, anche se è Stosur ad attendersi una partita più difficile contro Monica Puig. Anche le partite tra Kaia Kanepi e Dominika Cibulkova, Varvara Lepchenko e Anastasija Sevastova, Irina Begu e Ekaterina Makarova dovrebbero tenere gli appassionati incollati alla sedia nei primi giorni degli Australian Open.

Giocatore 1   Giocatore 2     V. 1 (%)   V. 2 (%)
Sabalenka     Barty           38.2       61.8
Kanepi        Cibulkova       33.0       67.0
Lepchenko     Sevastova       33.1       66.9
Begu          Makarova        25.5       64.5
Puig          Stosur          49.2       50.8

Il codice e i dati dell’analisi sono disponibili qui.

Forecasting the Women’s 2018 Australian Open

Previsioni per il singolare maschile degli Australian Open 2018

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 12 gennaio 2018 – Traduzione di Edoardo Salvati

Pur avendo ricevuto dal sorteggio il quarto di tabellone più impegnativo degli Australian Open 2018, Roger Federer è comunque il favorito per difendere il titolo vinto lo scorso anno. Quali sono gli altri giocatori favoriti per la vittoria finale?

Ogni appassionato si sta domandando chi abbia più probabilità per la vittoria agli Australian Open. Ora che il tabellone si è definito, quale sarà il suo più probabile andamento nelle prossime due settimane di gioco?

Una delle metodologie più affidabili per determinare le aspettative rispetto a un possibile risultato nel tennis sono le valutazioni Elo, che esprimono il livello di forma di un giocatore in uno specifico momento – tenendo conto dei risultati passati e della qualità degli avversari – e che rappresentano una delle misure in assoluto più predittive del rendimento futuro di un giocatore.

Per questa analisi, utilizzerò le valutazioni Elo specifiche per il cemento, introducendo un correttivo per infortunio a quei giocatori che hanno dovuto interrompere la stagione 2017, in modo da ottenere una previsione ancora più precisa del loro possibile rendimento a ogni turno. Si tratta di valutazioni aggiornate alle ultime partite giocate nei tornei di preparazione agli Australian Open 2018.

I primi 8

Tra i giocatori che più probabilmente raggiungeranno i quarti di finale ne troviamo tre che hanno già vinto il torneo – Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic – e cinque che cercano di vincerlo per la prima volta, tra cui il beniamino dei tifosi Juan Martin Del Potro, l’astro di casa e recente vincitore a Brisbane Nick Kyrgios, e il fenomeno della Next Gen Alexander Zverev.

IMMAGINE 1 – Probabilità di approdo ai quarti di finale e di vittoria del torneo per i primi 8 favoriti

Federer ha una buona probabilità di rivincere il torneo, la più alta tra tutti con il 38.9%. Nonostante un 2017 claudicante, il rendimento a oggi sui campi in cemento di Djokovic lo mette comunque al secondo posto tra i favoriti con una probabilità del 20%, quasi la metà di quella di Federer.

Al terzo posto c’è il finalista dell’edizione 2017, Nadal, con un 8.4% di probabilità, tallonato da Del Potro. Dimitrov e Kyrgios sono gli ultimi due con una probabilità maggiore del 2%, rendendo improbabile ma non impossibile la vittoria degli Australian Open da parte di un giocatore che non ha ancora vinto uno Slam.

La fortuna del tabellone

Sulla probabilità di ogni giocatore incide la sua posizione nel tabellone. Quale percorso verso la finale è stato più accomodato dalla fortuna? E quale ha ricevuto sorte più avversa?

Definire un tabellone ‘duro’ significa affermare che il percorso verso la finale di qualsiasi tra le prime teste di serie sarebbe stato più semplice da affrontare se si fosse trovata a giocare in un altro quarto. Possiamo simulare tabelloni ipotetici per la testa di serie più alta di ogni quarto verificando statisticamente come si sarebbe comportato quel giocatore se fosse stato la testa di serie più alta in ciascuno degli altri quarti.

L’immagine 2 mostra la variazione nella probabilità di raggiungere la semifinale per ciascun giocatore con la maggiore probabilità di superare il quarto se si fosse trovato in un altro quarto del tabellone. In media, un valore positivo indica che il giocatore avrebbe maggiore facilità di superare i propri turni, un valore negativo invece che dovrebbe faticare di più.

IMMAGINE 2 – Variazione nella probabilità di semifinale in funzione del quarto di finale di appartenenza

Troviamo che la progressione da più facile a più difficile rispecchia l’ordine effettivo dei quarti del tabellone. Il quarto di Nadal concede a ognuna delle prime 4 teste di serie la maggiore probabilità di raggiungere la semifinale (con un incremento di 8.5 punti percentuali), il quarto di Federer concede la probabilità più bassa (con un decremento di 5 punti percentuali).

Nadal è solamente al terzo posto tra i giocatori con maggiore probabilità di raggiungere i quarti di finale e, se fosse nel quarto di Federer, subirebbe un’ulteriroe diminuzione di 15 punti percentuali per la presenza di altri due contendenti con una valutazione Elo superiore ai 2000 punti, cioè Del Potro e David Goffin, rispetto a un solo giocatore di quel livello nel suo quarto, cioè Marin Cilic.

Fosse stato sufficientemente fortunato da finire nel quarto in cui si trova Nadal, di converso Federer avrebbe visto salire la sua probabilità di raggiungere la semifinale al 73%.

Ci si potrebbe chiedere come mai, con un tabellone più facile e avendo sfiorato la vittoria agli Australian Open 2017, Nadal non abbia un pronostico migliore per aggiudicarsi il titolo. Pur beneficiando del tabellone più facile tra le prime quattro teste di serie, gli infortuni di Nadal e le sconfitte sul cemento alla fine del 2017 hanno abbassato la sua valutazione all’inizio degli Australian Open rispetto a quella di Federer, Djokovic e Del Potro. Ma una probabilità di quasi il 10% pone comunque Nadal tra i super favoriti.

Migliori partite al primo turno

La particolare struttura del tabellone di un torneo di tennis a volte può rendere poco interessanti i primi turni. Ci si può comunque attendere che qualche partita sia estremamente competitiva. Mettendo insieme la vittoria attesa e la valutazione Elo dei due giocatori che dovranno affrontarsi, la tabella riepiloga le cinque partite nei primi giorni degli Australian Open che potrebbero regalare molte emozioni.

Giocatore 1   Giocatore 2     V. 1 (%)   V. 2 (%)
Rublev        Ferrer          42.9       57.1
Verdasco      Bautista Agut   29.7       70.3
Edmund        Anderson        44.3       55.7
Pella         Thiem           30.6       69.4
Nishioka      Kohlschreiber    41.7       58.3

Il codice e i dati dell’analisi sono disponibili qui.

Forecasting the Men’s 2018 Australian Open

I tornei di preparazione a uno Slam e gli altri ATP 250

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’11 gennaio 2013 – Traduzione di Edoardo Salvati

I due tornei di preparazione agli Australian Open 2013 stanno andando in modo molto diverso tra loro.

A Sydney, una sola testa di serie (Andreas Seppi, che non è così automatico trovare tra le teste di serie o nei turni finali) ha raggiunto la semifinale, e solo un’altra è arrivata ai quarti. Nella parte opposta del Mar di Tasmania, tre dei quattro semifinalisti ad Auckland sono tra le prime quattro teste di serie e il quarto, Gael Monfils, si trova tipicamente in quella zona di classifica (pur partecipando grazie a una wild card per via del suo 99esimo posto. Monfils ha poi perso in semifinale contro David Ferrer, n.d.t.). Se il torneo di Sydney rientra nella casistica più convenzionale, è quello di Auckland a mescolare le carte. Nella settimana che precede uno Slam, molti dei giocatori di vertice si risposano, mentre di quelli che giocano…beh diciamo che per loro i tornei di preparazione non sono esattamente la più importante delle priorità.

Vincere nei tornei 250

Convenientemente, il calendario ATP è di immediato sostegno come esperimento finalizzato a capire se i tornei di preparazione a uno Slam facciano davvero storia a sé (per facilità, li considero tutti tornei di preparazione, anche se analizziamo solo quelli nella settimana che precede uno Slam. Sydney è incluso, ma non lo è il torneo di Brisbane, per quanto gli eventi due settimane prima di uno Slam siano generalmente chiamati “di preparazione”).

Dal 2009, tutti i tornei di ultima categoria del circuito maggiore hanno assegnato 250 punti al vincitore ed è comodo che tutti quelli nella settimana che precedente uno Slam facciano parte di questa categoria.

Per verificare se i giocatori affrontino i tornei di preparazione agli Slam diversamente, possiamo semplicemente confrontare i risultati dei tornei di preparazione con quelli degli altri tornei 250. Non è una metodologia perfetta, visto che alcuni 250 hanno tabelloni con più di 32 giocatori e la qualità della competizione non è identica a questo livello, ma esaminando differenti parametri riusciamo ad arginare l’impatto di queste limitazioni.

Chi vi si dedica con intensità?

Iniziamo dal rapido conteggio di vittorie e sconfitte delle teste di serie. Nei tornei di preparazione dal 2009 al 2012, le teste di serie hanno vinto circa il 61% delle partite contro avversari fuori dalle teste di serie (224 su 365), mentre negli altri 250 le vittorie sono state più del 70% (1499 su 2129). Si tratta di una differenza sostanziale.

Per eliminare la stranezza del tabellone più ampio al Queen’s Club (che dal 2015 ha acquisito lo status di torneo 500, n.d.t.), e magari escludere anche qualche ritiro al primo turno, analizziamo il bilancio delle teste di serie in turni specifici.

Nei sedicesimi di finale di un torneo di preparazione, le teste di serie hanno conseguito 71 vittorie a fronte di 50 sconfitte, cioè una percentuale del 58.7%. Negli altri 250, il record è stato di 591 vittorie e 225 sconfitte, pari a una percentuale del 72.6%.

Nei quarti di finale di un torneo di preparazione, le teste di serie hanno battuto i giocatori non teste di serie per 36 volte su 46, pari al 71.7%. Negli altri 250, il bilancio è stato a favore delle teste di serie in 200 partite su 275, cioè il 72.7%.

Sembra che molti dei giocatori di vertice si presentino ai tornei di preparazione a uno Slam con l’intento di giocare una o due partite in contesto competitivo (o forse per obblighi contrattuali con gli sponsor). Sono giocatori il cui rendimento non è in linea con lo standard abituale. Ma, come visto dal record abbastanza simile nei quarti di finale, quelli che partecipano al torneo per arrivare fino in fondo giocano al loro livello abituale.

Qualche altro aspetto

Un elemento che sembra avere conseguenza effettiva nei tornei di preparazione sono i ritiri dell’ultimo minuto, come quello della seconda testa di serie Gilles Simon a Sydney, perché non compaiono nel record di partite vinte e perse (curiosamente, Monfils e Simon hanno vinto nel 2018 rispettivamente a Doha e Pune, in India, due tornei 250 che precedono gli Australian Open di due settimane, n.d.t.).

Per avere un quadro completo della situazione, compresi i ritiri, possiamo conteggiare il numero di teste di serie che hanno raggiunto la semifinale nelle due categorie che abbiamo definito per i tornei 250.

In quelli di preparazione a uno Slam, i semifinalisti negli ultimi quattro anni si sono suddivisi in 53 teste di serie e 43 non teste di serie, vale a dire che il 55% dei giocatori di vertice sono arrivati in semifinale. Negli altri 250, il rapporto è stato 365 teste di serie e 191 non teste di serie, cioè il 66% dei giocatori di vertice arrivati in semifinale.

Un ennesima chiave di analisi è il rendimento delle prime quattro teste di serie. Nei 250 succede spesso che le teste di serie dalla numero 5 alla numero 8 siano praticamente indistinguibili dal resto dei partecipanti. Per esempio, a Sydney questa settimana le teste di serie dalla 5 alla 8 sono Florian Mayer, Radek Stepanek, Jeremy Chardy e Marcel Granollers. Quindi non molta differenza tra questi giocatori e i semifinalisti fuori dalle teste di serie Julien Benneteau, Kevin Anderson e Bernard Tomic (che ha poi vinto il torneo in finale contro Anderson, n.d.t.).

In assenza di una netta separazione tra giocatori di primo livello e il resto del gruppo, selezionare le prime quattro teste di serie è una scelta valida come qualsiasi altra possibile.

Il risultato è simile a quanto visto con un campione più ampio di teste di serie. Complessivamente, quando una delle prime quattro teste di serie affronta un avversario fuori dalle prime quattro in un torneo di preparazione, vince il 65% delle partite (129 su 199). Negli altri 250, vince il 74% delle partite (978 su 1321).

Nei sedicesimi di finale, le prime quattro hanno un record di 51 vinte e 24 perse nei tornei di preparazione, pari al 68%, rispetto al 76% (366-114) negli altri 250.

È nei quarti di finale che le prime quattro teste di serie ottengono un rendimento diverso da quello delle altre teste di serie. Nei tornei di preparazione, il record è 31-20, pari al 61% delle partite. Negli altri 250, la percentuale è del 71% (261-105). Forse il bye al primo turno in molti dei tornei di preparazione a uno Slam significa che le teste di serie preferiscono non dover giocare più di due partite di preparazione.

Come detto, questi calcoli restituiscono risultati imprecisi, perché non tengono conto del livello di bravura dei partecipanti in ciascuno dei vari tornei 250. Pur non essendo l’ultima parola sulla questione, sono numeri che indicano con forza che i giocatori di classifica più alta non hanno troppa considerazione dei tornei di preparazione a uno Slam. Contro un insieme di avversari dalle caratteristiche simili, vincono molte più partite nei tornei 250 di altri momenti dell’anno.

Questo forse è un motivo per cui vincere un torneo di preparazione agli Australian Open non è predittivo di alcuna particolare aspettativa di successo a Melbourne: sono tornei a cui alcuni degli avversari di più alta classifica non si dedicano con l’intensità normalmente riservata ad altri tornei.

Warming Up and Losing Out

Cosa succede dopo aver vinto un torneo di preparazione agli Australian Open?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 29 dicembre 2011 – Traduzione di Edoardo Salvati

La particolare collocazione nel calendario tennistico rende gli Australian Open un torneo unico. Seguono quasi immediatamente la ripresa dalle vacanze invernali, quindi la percezione comune è che alcuni giocatori si presentino in uno stato di forma non ottimale come per gli altri tre Slam.

Per questa ragione i tornei delle due settimane precedenti agli Australian Open sono contemporaneamente importanti e difficili da pronosticare. Chi sarà in forma a Chennai la prossima settimana (torneo vinto da Milos Raonic, che ha poi perso al terzo turno degli Australian Open 2012, n.d.t.)? Chi è mentalmente pronto per la nuova stagione? E una volta che Chennai, Doha, Auckland, Sydney e Brisbane si sono conclusi, che informazioni si possono trarre per gli Australian Open stessi?

Cercherò di rispondere a quest’ultima domanda. Se mai ci fosse un periodo in cui la classifica non sembra contare così tanto è proprio gennaio, dopotutto è il mese in cui Yevgeny Kafelnikov ha vinto il suo Slam sul cemento. Sarebbe ragionevole ritenere che i tornei di preparazione siano particolarmente predittivi. Magari tornei come Doha forniscono un’anteprima in pillole su quanto ciascun giocatore sia pronto per il grande evento di Melbourne.

Purtroppo però, così non sembra essere. Vincere un torneo nelle due settimane che precedono Melbourne non necessariamente è predittivo del rendimento agli Australian Open. Anzi, è più affidabile nel pronosticare una prestazione deludente nel primo Slam dell’anno.

Dal 1992 (e senza considerare il 2007, anno in cui alcuni dei tornei di preparazione hanno modificato il format introducendo una fase a gironi) ci sono stati 93 tornei nelle due settimane che precedono gli Australian Open, 42 dei quali la settimana prima e gli altri 51 due settimane prima. Per ciascuno di essi, ho segnato i vincitori, la loro testa di serie agli Australian Open e il piazzamento a Melbourne. Con questi ultimi due dati, possiamo verificare se il rendimento sia stato uguale, superiore o inferiore alle attese.

(Le teste di serie agli Australian Open non sono lo strumento perfetto per stabilire il livello delle attese, visto che i risultati delle due settimane precedenti sono incorporati nella classifica. Ma si sono rivelate l’opzione di gran lunga più semplice e, siccome non è un metodo che distingua, ad esempio, tra la testa di serie numero 5 e la numero 8, dubito che faccia troppa differenza.)

Consideriamo i vincitori nella settimana che precede gli Australian Open. Non avevo grandi aspettative in questo caso, visto che i giocatori migliori solitamente riposano nella settimana prima di uno Slam. Sembra però che vincere un torneo in quella settimana dia una spinta aggiuntiva per superare uno o due turni.

Dei 42 vincitori di questi tornei, 12 hanno confermato le attese (vale a dire, hanno giocato al livello previsto dalla loro testa di serie a Melbourne), 17 hanno superato le attese e 13 hanno giocato peggio (tra cui un giocatore che si è ritirato).

Di questi tredici, solo quattro hanno perso il turno di apertura a Melbourne e nessuno era testa di serie. Molti hanno perso al secondo turno, tra cui la dolorosa uscita della testa di serie numero 6 Michael Chang nel 1993.

In chiave positiva, Pete Sampras ha vinto a Sydney nel 1994 e subito dopo a Melbourne, raccogliendo due tornei di fila. È l’unico giocatore negli ultimi vent’anni ad aver vinto gli Australian Open e un altro torneo nella settimana precedente.
Per i vincitori di tornei due settimane prima di Melbourne, i risultati non sono altrettanto confortanti. Dei 51 vincitori, 15 hanno confermato le attese, 12 le hanno superate e 24 hanno giocato peggio rispetto alla loro testa di serie (tra cui, anche in questo caso, un giocatore che si è ritirato).

Incredibilmente, ben 14 su 51 vincitori non ha poi superato nemmeno un turno a Melbourne, tra cui la testa di serie numero 4 Boris Becker nel 1993, la numero 5 Carlos Moya nel 2005 e la numero 9 Andy Murray nel 2008. Solo due dei 51 giocatori hanno vinto il torneo: Petr Korda nel 1998 e Roger Federer nel 2006, entrambi trionfatori a Doha (recentemente anche Stanislas Wawrinka e Novak Djokovic ci sono riusciti, nel 2014 e nel 2016, vincendo rispettivamente a Chennai e a Doha, n.d.t.).

In altre parole, la vittoria in un torneo di preparazione non rivela molto sul livello di forma per gli Australian Open stessi, e così sarà per i vincitori dei tornei delle prossime settimane, che non riceveranno particolari favori del pronostico a prescindere da quanto abbiano giocato bene nel debutto stagionale.

C’è una domanda a cui non ho risposto: cosa succede saltando completamente i tornei di preparazione? Se si escludono le esibizioni, è il programma che seguirà Djokovic, insieme ad altri giocatori, tra cui si fa notare Marin Cilic, che ha vinto a Chennai nel 2009. Dopo quel risultato, non è andato oltre i sedicesimi a Melbourne. Forse questa volta gambe più fresche significheranno più turni superati (Djokovic ha effettivamente vinto gli Australian Open nel 2012, mentre Cilic non li ha giocati per infortunio. Djokovic ha vinto gli Australian Open nel 2013 senza aver disputato tornei di preparazione, così anche Federer nel 2017, n.d.t.).

What Happens When You Win an Aussie Warmup?

I 22 miti del tennis di Klaassen & Magnus – Mito 21 (sugli effetti del sentirsi vincenti)

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 30 luglio 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Un’analisi del Mito 20.

Luglio 2016 è stato un mese stellare per la giocatrice inglese Johanna Konta. Dopo aver battuto Venus Williams, un suo idolo, nella finale del torneo Premier di Stanford, è nei quarti di finale della Rogers Cup di Montreal (dove ha perso inaspettatamente dalla qualificata Kristina Kucova, n.d.t.). Ultimamente sembra che tutto giri a favore di Konta. Quando i giocatori entrano in una striscia di questo tipo, può a volte sembrare che la vittoria sia l’unico risultato possibile, come se a ogni partita vinta conquistare la successiva diventi ancora più probabile.

Questo effetto in chiave positiva di “piove sempre sul bagnato” assume diversi nomi nello sport: mano calda, striscia vincente, vantaggio psicologico. Klaassen e Magnus, i due statistici del tennis, lo definiscono come il sentirsi vincenti.

Nel Mito 21, Klaassen e Magnus analizzano l’esistenza in una partita del sentirsi vincenti. In altre parole, è possibile ritrovare lo stessa striscia avuta da Konta a luglio per la conquista di punti all’interno di una singola partita?

Mito 21: “Il sentirsi vincenti esiste”

Uno degli aspetti chiave sui cui pongono l’accento Klaassen e Magnus è che il fenomeno del sentirsi vincenti può essere definito in una molteplicità di modi. Non perdere nemmeno un set in una partita è esempio di sentirsi vincenti? E vincere dieci punti di fila?

Considerata la varietà di scelta, in Analyzing Wimbledon Klaassen e Magnus hanno utilizzato due diversi approcci per verificare l’esistenza del sentirsi vincenti nel tennis. Nel primo, considerano l’ipotesi in cui aver vinto il punto precedente renda più probabile la vittoria del successivo. Nel secondo, si chiedono se la frequenza di vittoria dei precedenti dieci punti al servizio (di fatto due game di servizio) abbia un effetto ulteriore oltre a quello dell’esito del punto precedente. In entrambe le circostanze, una correlazione positiva con l’esito del punto precedente o con la percentuale di vittoria dei precedenti dieci punti darebbe evidenza della disposizione mentale del sentirsi vincenti.

Visto che la bravura di un giocatore verrebbe ovviamente legata all’esito del punto precedente al servizio e alla frequenza di vittoria dei dieci precedenti punti al servizio, i due autori hanno corretto per la differenza di classifica e per la somma delle posizioni in classifica dei giocatori della partita considerata. Una volta eseguiti tutti i calcoli, hanno trovato che il sentirsi vincenti è associato all’esito del punto precedente ma non è correlato con la media di vittoria dei dieci punti precedenti.

Una rivisitazione del Mito 21

Nel Mito 16, ho esaminato il concetto del sentirsi vincenti in relazione alla predisposizione al rischio sul servizio. In quel caso, ho usato il differenziale punti per riassumere la disposizione vincente di un giocatore avuta fino al punto preso in esame in un set. Il differenziale punti del set è semplicemente la differenza tra i punti vinti da un giocatore e quelli vinti dal suo avversario. Prediligo questa interpretazione della disposizione vincente di un giocatore perché evita un arbitrario valore di esclusione pur rimanendo sensibile – attraverso l’azzeramento a inizio di ciascun set – a quanto successo nei game più recenti.

Sappiamo che alcuni punti in un partita possono sembrare estremamente equilibrati, anche se poi il risultato del set è a senso unico. Quanto ci si può attendere quindi che il differenziale punti si allontani dalla parità?

L’immagine 1 raffigura la distribuzione del differenziale punti in 2000 partite Slam maschili e femminili (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). I punti sono rappresentati con una scala rapportata al numero di punti complessivi nel campione al momento in cui si è verificato il differenziale punti, così che anche la rarità delle situazioni estreme abbia un senso. Risulta che non sia impensabile osservare differenziali di punti in un’intervallo da -20 a +20. Si trova inoltre che la distribuzione del differenziale punti in campo maschile e femminile è a grandi linee simile, con una frequenza più bassa di differenziali neutri per il circuito femminile.

IMMAGINE 1 – Distribuzione del differenziale punti per ATP e WTA nei tornei Slam, per il periodo 2011-2016

Dopo aver visto che il differenziale punti può variare in misura sostanziale durante un set, la domanda immediatamente successiva è se i giocatori abbiano un rendimento diverso in funzione dell’aumento o della diminuzione del differenziale punti.

L’immagine 2 mostra come la media di punti vinti al servizio cambi in funzione del differenziale punti e rivela una correlazione all’incirca lineare e positiva, che suggerisce che la probabilità di vincere un punto aumenti con un differenziale punti positivo e diminuisca nel momento in cui il giocatore al servizio è indietro nel differenziale.

Bisogna però prestare molta attenzione nell’interpretazione di questo grafico. Visto che si sta solo facendo una media di tutti i punti giocati in ogni istante in cui si misura il differenziale punti, è possibile che la qualità del mix di giocatori in ogni momento vari in modo tale da alterare il risultato. Ad esempio, solo i migliori giocatori al servizio riescono a salire a dieci punti di vantaggio nel differenziale e solo i peggiori a rimanere dieci punti indietro. È necessario quindi correggere per la bravura dei giocatori per verificare se il sentirsi vincenti esiste davvero.

IMMAGINE 2 – L’effetto del sentirsi vincenti sulla percentuale di punti vinti al servizio

Adottare un modello combinato è la metodologia più normale per tenere conto della bravura dei giocatori e del raggruppamento di punti intorno al giocatore al servizio quando si considerano i singoli punti del campione di dati a disposizione. In questo modello, il risultato è dato dal punto e si usano effetti casuali per il giocatore al servizio e quello alla risposta per tenere conto della bravura dei giocatori in ciascuna partita. Il differenziale punti è aggiunto come variabile fissa e casuale (per il giocatore al servizio) per determinare l’impatto del differenziale sullo specifico giocatore una volta considerata la bravura dei giocatori.

Per il circuito maschile, ho trovato che l’effetto medio ponderato del differenziale punti è di 2.5 punti percentuali ogni dieci punti guadagnati nel differenziale. Siamo di fronte a una forte evidenza del sentirsi vincenti. Ricordiamoci però che il differenziale punti è un’arma a doppio taglio, perché sebbene un differenziale positivo incrementi la possibilità di vittoria del punto da parte del giocatore al servizio, rende altrettanto difficile vincere il punto in una situazione di punteggio sfavorevole.

L’immagine 3 mostra il 25% dei giocatori al servizio su cui incide maggiormente il sentirsi vincenti e il 25% di quelli che ne sono meno influenzati. È interessante trovare Gael Monfils al quinto posto, con un effetto di +3.2 punti percentuali su un differenziale positivo di dieci punti. Un altro risultato degno di nota è la presenza di alcuni dei giocatori di maggiore successo nel gruppo di quelli meno soggetti al sentirsi vincenti, come Lleyton Hewitt, Roger Federer e Novak Djokovic, che si trovano nelle ultime dieci posizioni dell’elenco. Sembra quindi che una sensibilità eccessiva agli effetti del vantaggio psicologico legato al sentirsi vincenti non sia una caratteristica di un campione del circuito maschile.

IMMAGINE 3 – L’effetto del sentirsi vincenti specifico per giocatore

Nel tennis femminile si manifestano effetti di vantaggio psicologico di maggiore portata, come mostrato dall’immagine 4. Inoltre, a differenza di quanto visto per gli uomini, ci sono più giocatrici tra le più forti a essere influenzate dal sentirsi vincenti. Giocatrici come Simona Halep, Serena Williams e Petra Kvitova hanno un effetto superiore a +4 punti percentuali associato al differenziale punti. Tra le donne, sembra che farsi trasportare dal vantaggio psicologico durante la partita sia più un aspetto positivo che uno sfavorevole.

IMMAGINE 4 – L’effetto del sentirsi vincenti specifico per giocatrice

Riepilogo

Anche dopo aver ponderato per la possibile difformità generata dalla bravura dei giocatori, rimane comunque forte traccia del sentirsi vincenti nel tennis, una disposizione che può trascinare un giocatore quando è avanti nel punteggio ma allo stesso tempo rendere più dura la risalita nel caso opposto, quando cioè un giocatore è indietro nel punteggio. Non solo questo risultato spinge a considerare l’aspetto mentale come un fattore significativo, ma mette a dura prova l’assunto che i punti siano indipendenti e identicamente distribuiti.

Un altro valido spunto di questa analisi è la variazione da giocatore a giocatore degli effetti e delle differenze tra i due circuiti, quello maschile e quello femminile. In particolare, si è trovato che i migliori giocatori degli ultimi anni sono stati anche quelli meno soggetti agli effetti del sentirsi vincenti, mentre sembra essere accaduto il contrario per le giocatrici migliori.

Il sentirsi vincenti sembra davvero esistere nel tennis, oltre a candidarsi come miniera d’oro per futuri approfondimenti sugli effetti del vantaggio psicologico nello sport ai massimi livelli.

Klaassen & Magnus’s 22 Myths of Tennis— Myth 21

Il numero dei ritiri negli Slam non è preoccupante

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’1 settembre 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

Ritirandosi sotto 0-6 0-2 nel punteggio e avendo vinto solo 5 dei 37 punti giocati, Vitalia Diatchenko si è dimostrata essere un primo turno degli US Open 2015 ancor meno difficoltoso delle attese per Serena Williams. Naturalmente, il suo ritiro ha alimentato il solito effluvio di domande su come i premi partita dei tornei dello Slam – 39.500 dollari per la giocatrice o giocatore che esce al primo turno – siano un incentivo a presentarsi e incassare l’assegno anche quando non si è nella condizione fisica ideale per giocare.

Diatchenko non è stata l’unica a perdere al primo turno senza aver concluso la partita. Di 32 partite maschili, sei sono finite con un ritiro. Nessuna però è stata così a senso unico, tutti e sei i giocatori infortunati sono stati in campo almeno due set e cinque di loro ne hanno vinto uno.

Per il fatto che fosse un primo turno con la numero 1 del mondo, e visto l’alto numero di ritiri complessivi della giornata, i commentatori di tennis saranno certamente impegnati per qualche giorno a proporre un cambiamento nella regola. Come vedremo però, c’è scarsa evidenza di alcuna tendenza e nessun bisogno di modificare le regole.

Le circostanze dei ritiri negli Slam maschili

Prima dell’ecatombe degli US Open 2015, ci sono stati solo cinque ritiri al primo turno nei tabelloni Slam di quest’anno. Il momentaneo totale di 11 ritiri è perfettamente in linea con la media annuale del periodo 1997-2004 e lo stesso numero dei ritiri al primo turno negli Slam del 1994.

Si è assistito a un lieve incremento nei ritiri al primo turno degli Slam negli ultimi 20 anni. Dal 1995 al 2004, in media dieci giocatori hanno abbandonato il primo turno ogni anno. Dal 2005 al 2014, la media è stata di 12.2, in larga parte a causa dei 19 ritiri al primo turno della precedente stagione.

Si tratta di un aumento degli infortuni e dei ritiri in generale, non un incremento nel numero di giocatori che arrivano agli Slam non in perfette condizioni fisiche. Dal 1995 al 2004, in media 8.5 giocatori si sono ritirati prima o durante la partita dopo il primo turno negli Slam, mentre nel decennio successivo, il numero è salito a 10.8.

I ritiri nei tornei non Slam del circuito hanno avuto identico andamento. Nel periodo 1995-2004, la frequenza dei ritiri è stata di circa l’1.3% e nel decennio successivo è salita a circa l’1.8% (non c’è molta differenza tra i ritiri al primo turno e nei turni successivi per i tornei non Slam).

È la tendenza ad avere infortuni a essere aumentata – esattamente quello che ci si aspetta in uno sport diventato sempre più fisico. Sulla base dei recenti risultati, non dovremmo sorprenderci nel vedere un aumento dei ritiri nelle partite al meglio dei cinque set, visto che molte delle fatalità del primo turno degli US Open 2015 sarebbero sopravvissute a una partita al meglio dei tre set.

I ritiri negli Slam femminili

Nella maggior parte delle stagioni, la frequenza di ritiri al primo turno degli Slam femminili è a malapena la metà di quella in tornei non Slam del circuito.

Negli ultimi dieci anni, poco più dell’1.2% delle giocatrici nel tabellone principale di uno Slam ha abbandonato prematuramente una partita di primo turno. La stessa frequenza per i turni successivi è dell’1.1%, mentre quella nei primi turni di tornei non Slam del circuito è del 2.26%. Diatchenko è stata la quinta giocatrice a ritirarsi in un primo turno Slam quest’anno, per un totale quasi identico alla media di 1.2% data da sei ritiri (non ci sono stati altri ritiri al primo turno dopo quello di Diatchenko nel 2015, n.d.t.)

Un aneddoto, seppur fastidioso, non rappresenta un trend e il fatto che sia avvenuto in una partita di cartello non dovrebbe fargli assumere più importanza del valore associato al singolo elemento di un campione di dati. Anche di fronte al lauto compenso di una sconfitta al primo turno di uno Slam, i giocatori non si presentano al meglio della condizione più spesso di quanto non facciano durante il resto della stagione.

The Unalarming Rate of Grand Slam Retirements

Rendimenti superiori in Coppa Davis

di Peter Wetz // TennisAbstract

Pubblicato il 4 dicembre 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Le valutazioni Elo specifiche per superficie sono uno strumento molto efficace per valutare il rendimento di un giocatore. La tradizionale conclusione della stagione, con la finale di Coppa Davis, offre nuovamente la possibilità di verificare quali giocatori diano il meglio difendendo i colori della propria nazione e quali invece subiscano la pressione dettata dall’importanza dell’evento (per inciso, non sono un estimatore della parola offseason, che definisce l’intervallo temporale tra la fine della stagione regolare e la sua ripresa l’anno successivo, perché ci sono comunque tornei del circuito ITF e i play-off di assegnazione delle wild card per gli Australian Open 2018).

Come già accennato, le valutazioni Elo si sono dimostrate un metodo migliore per rappresentare la bravura di un giocatore rispetto alla classifica ufficiale ATP. Quindi, mettere a confronto le vittorie attese rispetto a quanto previsto da Elo con le vittorie effettive consente di avere un’idea più chiara su quali giocatori abbiano mantenuto un rendimento superiore alle aspettative.

Ai fini di questa valutazione, il perimetro di analisi comprende tutte le partite del World Group e del Group 1 dal 1980. Si tratta di un campione con circa 5000 partite, fino ai quarti di finale del World Group 2017, in cui compaiono solo i giocatori con almeno quindici partite giocate.

Iniziamo con la statistica più immediata, la percentuale vittorie-sconfitte. La tabella mostra i primi dieci record vittorie-sconfitte di tutti i giocatori del campione (l’ultima colonna evidenzia quelli ancora in attività).

Giocatore    Vitt  Sconf  Perc   Attivi
Nadal	     20	   1      95%    1
Becker	     31	   2      94%    0
Murray	     25	   3      90%    1
Taroczy	     23	   3      89%    0
Ferrer	     20	   3      87%    1
Agassi	     23	   4      85%    0
Federer	     40	   7      85%    1
Djokovic     27	   5      84%    1
Vilas	     16	   3      84%    0
Medvedev     16	   3      84%    0

Come prevedibile, si trovano nell’elenco i Fantastici Quattro e altri grandi di sempre. La storia però non finisce qui. Ci si aspetta da Rafael Nadal la vittoria della maggior parte delle partite, ed effettivamente così accade. Per un giocatore come lui, è difficile superare le aspettative.

Se calcoliamo quanto un giocatore riesca ad andare oltre le attese, otteniamo una fotografia più nitida della situazione, visto anche che siamo alla ricerca dei più forti in Coppa Davis. Le vittorie attese sono calcolate sulla base di un’equa ripartizione tra Elo specifico per superficie e Elo complessivo, metodo che si è dimostrato essere superiore nel fornire risultati più accurati.

La tabella mostra i migliori e i peggiori cinque giocatori in assoluto (prima tabella) e tra quelli in attività (seconda tabella) in termini di rendimento superiore e inferiore (over/under o +/-) rispetto alle vittorie attese. La colonna “V” è relativa alle vittorie effettive, la “Va” sono le vittorie attese, “+/-“ è la percentuale di rendimento over/under, “attivi” sono i giocatori in attività.

Giocatore    V	  Va	+/-	Attivi
Maciel       11	  6	72%	0
Zivojinovic  20	  11	72%	0
Pospisil     9	  5	71%	1
Ungur	     6	  3	56%	1
Bhupathi     5	  3	55%	0
...
Masur        7	  10    -31%	0
Lareau       7	  10    -31%	0
Blake	     7	  10    -36%	0
Kiefer	     6	  10    -40%	0
Khan	     2	  4     -57%	0
Giocatore    V	  Va	+/-	Attivi
Pospisil     9	  5	71%	1
Ungur	     6	  3	56%	1
Golubev	     13	  8	46%	1
Wu	     14	  9	45%	1
Darcis	     15	  11	35%	1
...
Mayer	     7	  8     -14%	1
Muller	     9	  10    -15%	1
Falla	     8	  9     -17%	1
Isner	     9	  11    -19%	1
Melzer	     20	  25    -22%	1

I risultati sembrano dare credito ad alcuni postulati della saggezza popolare tennistica. Ad esempio, che Steve Darcis, nonostante la recente sconfitta nella finale contro la Francia, superi le aspettative. O che Jurgen Melzer sia noto per deludere regolarmente i tifosi austriaci (in sua difesa, ha regalato anche molti momenti di gioia).

Nella scelta di un eroe della Coppa Davis tra i giocatori in attività e quelli ritirati, Andrey Golubev e Slobodan Zivojinovic sono degli ottimi candidati. Golubev ha un record di 13-6 (68% di vittorie), con un rendimento superiore alle attese del 46%. Rappresenta una buona combinazione di giocatore in grado di battere con regolarità quelli contro cui dovrebbe vincere e ottenere più della sua parte di vittorie a sorpresa di lusso (Stanislas Wawrinka e David Goffin nel 2014, Melzer nel 2013 e Tomas Berdych nel 2011).

Zivojinovic ha raggiunto simili successi con un record di 20-8 (71%), a fronte di un rendimento superiore alle attese del 72%. Ha riportato sei vittorie su dieci in cui la valutazione Elo vedeva la sua probabilità di vittoria non maggiore del 25%. Inoltre, ha perso solo una partita nella quale la probabilità di vittoria era maggiore del 35%.

Quest’analisi approfondisce il merito delle valutazioni Elo nella quantificazione del rendimento di un giocatore, identificando quelli che hanno (e non hanno) mostrato un sostanziale miglioramento rispetto alle attese previste dall’algoritmo basato sui risultati nel circuito maggiore. Uno spunto per ricerche future potrebbe essere quello di identificare gli eroi della Coppa Davis in doppio: in assenza di spareggi ininfluenti a risultato acquisito (visto che il doppio si gioca al sabato, in cui i possibili punteggi sono di 1-1 o 2-0 per una delle due squadre e il passaggio del turno arriva con la conquista di tre punti n.d.t.), la posta in palio è sempre più alta.

Overperforming in Davis Cup