Nick Kyrgios e le prime cinquanta partite – Verso Wimbledon

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 3 luglio 2014 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il sesto articolo della serie Verso Wimbledon.

La sconfitta di Nick Kyrgios contro Milos Raonic nel quarto di finale di Wimbledon 2014 è stata la sua cinquantesima partita giocata in un torneo dell’ATP almeno di livello Challenger. Numeri rotondi invitano a fare analisi di più ampio raggio: vediamo quindi come questo primo traguardo di Kyrgios si posizioni rispetto a quello di altri giocatori.

Con l’aggiornamento della classifica a fine Wimbledon 2014, Kyrgios fa il suo ingresso nei primi 100, fino alla 66esima posizione. Solo Rafael Nadal (61), Gael Monfils (65) e Lleyton Hewitt (65) avevano una classifica migliore al momento della loro cinquantunesima partita almeno di livello Challenger. Roger Federer era 93esimo, Novak Djokovic 128esimo e Jo Wilfried Tsonga 314esimo. Degli attuali primi 100, solo dieci giocatori sono entrati tra i primi 99 entro la loro cinquantunesima partita.

L’abbondanza di punti disponibili nei tornei Slam ha sicuramente avuto un ruolo importante nell’ascesa di Kyrgios, ma c’è di più. Ha infatti vinto 36 delle sue prime 50 partite, che lo mettono al pari dei migliori giocatori del momento. Anche Nadal ha ottenuto un record di 36 vittorie e 14 sconfitte, seguito da Djokovic e Santiago Giraldo (che ha giocato quasi solo Challenger) con 34-16. Prima di Wimbledon, la maggior parte delle vittorie di Kyrgios sono arrivate nei Challenger, dove ha vinto quattro tornei.

Nessun altro giocatore in attività ha vinto quattro titoli Challenger nelle prime 50 partite. In otto, tra cui Djokovic, Tsonga, Stanislas Wawrinka e David Ferrer ne hanno vinti tre. E tutti hanno avuto bisogno di giocare più tornei di quella categoria per vincerne tre di quanto Kyrgios abbia fatto per vincerne quattro.

La pur breve carriera di Kyrgios nei Challenger è un altro indicatore di un roseo futuro. Ha giocato solamente nove tornei Challenger e con una classifica ora all’interno dei primi 70, potrebbe non doverne più giocare. Come ho analizzato in precedenza, i giocatori migliori hanno fretta di arrivare sul circuito maggiore: Federer, Nadal e Djokovic hanno giocato tra otto e dodici Challenger. Raramente un talento emergente passa a giocare stabilmente sul circuito maggiore prima di aver disputato meno di una ventina di Challenger. Quando ho approfondito la tematica due anni fa, più della metà dei primi 100 aveva giocato almeno cinquanta Challenger.

Un aspetto per cui Kyrgios non si distingue in modo particolare è l’età. Quando giocherà la sua cinquantunesima partita, avrà superato i diciannove anni da un paio di mesi. Circa un quarto degli attuali primi 100 hanno raggiunto quel totale di partite a un’età inferiore. Nadal, Richard Gasquet e Juan Martin Del Potro lo hanno fatto prima di compiere diciotto anni, mentre Djokovic, Hewitt e Bernard Tomic hanno impiegato solo qualche settimana in più.

Senza poter sapere che risultati avrebbe ottenuto Kyrgios sul circuito uno o due anni prima, è difficile arrivare a delle conclusioni. Il suo record di 36-14 a diciannove anni non è certamente così impressionante come l’identico record di Nadal a diciassette.

Entrare nei primi 100 a diciassette o diciotto anni è indicazione di grandezza futura più di quanto non lo sia a diciannove anni, ma con il progressivo innalzamento dell’età nel circuito, i diciannove potrebbero essere i nuovi sedici. Grigor Dimitrov non è entrato nei primi 100 se non tre mesi prima dei vent’anni, mentre Dominic Thiem e Jiri Vesely ne erano ancora fuori da ventenni. All’interno del gruppo di giocatori a lui più ravvicinato, Kyrgios spicca su tutti: nessun giovanissimo è classificato tra i primi 240.

In termini predittivi, la prestazione di Kyrgios a Wimbledon 2014 – in cui ha mostrato grande controllo sotto pressione – è l’evidenza più importante. Solo sette giocatori in attività hanno raggiunto un quarto di finale di un torneo Slam da giovanissimi e quattro – Federer, Nadal, Djokovic e Hewitt – sono diventati poi anche numero 1 del mondo (gli altri tre sono Del Potro, Tomic e Ernests Gulbis).

Per un giocatore con alle spalle solo cinquanta partite, è un’ottima compagnia.

Nick Kyrgios and the First Fifty Matches

Nick Kyrgios, il giovane Jedi del tiebreak – Verso Wimbledon

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’1 luglio 2014 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il terzo articolo della serie Verso Wimbledon.

A Wimbledon 2014, la giovane promessa emergente Nick Kyrgios ha mostrato di essere impermeabile alla pressione. Nella vittoria a sorpresa al secondo turno contro Richard Gasquet, ha pareggiato il record di nove match point salvati in una partita di un torneo Slam. Contro Rafael Nadal, ha tenuto testa al giocatore forse più mentalmente solido nei momenti chiave di tutto il circuito. Nonostante Nadal sia considerato uno dei più forti nei tiebreak, Kyrgios ha vinto entrambi i tiebreak della loro partita.

Come ho scritto in precedenza, per la maggior parte dei giocatori il tiebreak equivale a un lancio della monetina. Tipicamente, i giocatori migliori vincono più del 50% dei tiebreak che giocano, semplicemente perché sono giocatori più bravi, non perché possiedano un talento specifico per il tiebreak. Solo un gruppo molto ristretto – Nadal, Roger Federer e John Isner sono virtualmente gli unici tra i giocatori in attività – vincono più tiebreak di quanti il loro rendimento in situazione diverse dal tiebreak lascia intendere.

Kyrgios sta sottoponendo con decisione la sua candidatura per essere aggiunto a questo prestigioso elenco. Sul circuito maggiore, nelle qualificazioni e nei Challenger, ha vinto 23 tiebreak su 31, equivalente a un incredibile 74% (attualmente il suo record è di 84 tiebreak vinti e 56 persi, cioè il 60% di vittorie, n.d.t.). Isner non ha mai avuto una singola stagione con una percentuale così alta e Federer ci è riuscito solo due volte.

Kyrgios ha affrontato avversari forti in queste partite, con un punteggio nei set che non finiscono al tiebreak non di quelli a senso unico (troppe situazioni del tipo 7-6 6-1 potrebbero indicare che, per il suo livello di gioco, avrebbe dovuto evitare in prima battuta di trovarsi sul 6-6). Sulla base dei punti vinti al servizio e alla risposta su tutte le partite, un robot che sapesse giocare a tennis avrebbe il 52% di possibilità di vincere ogni tiebreak.

Considerando questi numeri, è quasi sicuro che Kyrgios si posizioni all’estremo della curva di distribuzione, vale a dire che sia uno di quei giocatori che vincono molti più tiebreak di quelli che ci si attende. La probabilità che la sua eccellente percentuale di vittoria sia attribuibile alla fortuna è solo dell’1%. Possiamo avere un grado di certezza del 95% che una percentuale di vittoria nei tiebreak di almeno il 58% sia da ricondurre alla tecnica e un grado di certezza del 90% che il talento di Kyrgios meriti una percentuale di vittoria nei tiebreak di almeno il 62%.

Anche una sola di queste più modeste statistiche (il 58% o 62% rispetto al 74%) sarebbe comunque un indicatore di eccellenza. Milos Raonic, l’avversario di Kyrgios nei quarti di finale e un giocatore con un percorso di carriera idealmente simile a quanto potrebbe realizzare Kyrgios nei prossimi anni, ha il 58% di vittorie nei tiebreak sul circuito maggiore. La partita tra loro non basterà a dimostrare quale giocatore abbia una prestazione migliore in questi momenti ad alta pressione ma, giudicando dallo stile di gioco di entrambi, è praticamente certo che vedremo Kyrgios messo alla prova in qualche altro tiebreak (Kyrgios perderà poi con il punteggio di 7-6 2-6 4-6 6-7, n.d.t.)

Nick Kyrgios, Young Jedi of the Tiebreak

Nick Kyrgios e la soglia minima nei game di risposta

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 31 maggio 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

Non importa quanto un giocatore sia forte al servizio, ha comunque bisogno di vincere dei punti alla risposta. Sebbene giocatori mono-dimensionali come Ivo Karlovic e John Isner abbiano dimostrato che può essere sufficiente avere un grande servizio per garantirsi solidi guadagni e qualche soddisfazione tra i primi 20, il loro stile di gioco non si è mai tradotto in una lunga permanenza tra i primi 10.

Nick Kyrgios è più basso di Isner e Karlovic, ma i suoi numeri sono simili. Nell’ultimo anno, ha vinto il 31.7% dei punti alla risposta, la terza peggiore percentuale tra i primi 50, meglio solo proprio di Isner e Karlovic. A dire il vero, dal 1991, solamente cinque giocatori hanno completato una stagione sul circuito maggiore vincendo una percentuale inferiore di punti alla risposta. Per lasciare il segno nella stratosfera del tennis maschile, Kyrgios dovrà migliorare in modo sostanziale nei game di risposta.

Per vincere le partite, serve fare break o prevalere nei tiebreak. La maggior parte dei giocatori non mostra di possedere particolare talento nei tiebreak. Rimangono quindi i break, per i quali naturalmente è necessario vincere punti alla risposta. Quasi tutti i giocatori presenti sul circuito maggiore vincono tra il 29% e il 43% dei punti alla risposta, rendendo uno o due punti percentuali di differenza una variazione significativa. Tra gli attuali primi 10, solo Milos Raonic ha una percentuale paragonabile a quella di Kyrgios, il 32.1%, mentre nessun altro scende sotto il 36%.

Se Kyrgios intende entrare tra i primi 10 senza migliorare sensibilmente nei game di risposta, Raonic è il giocatore da seguire. Raonic ha chiuso il 2014 all’ottavo posto della classifica, nonostante abbia vinto solo il 33.7% dei punti alla risposta. Si tratta della percentuale più bassa fatta registrare da un giocatore che a fine anno risultava tra i primi 10, e solo la settima volta dal 1991 che una percentuale di punti vinti alla risposta inferiore al 35% ha garantito un posto tra i primi 10 della classifica.

Pur con il 33.7% – vale a dire due punti percentuali in più del livello attuale di Kyrgios – Raonic è riuscito a vincere così tante partite grazie a una striscia impressionante di tiebreak vinti. Ha infatti prevalso nel 75% dei tiebreak giocati, una frequenza che quasi nessuno è riuscito a mantenere per più di una stagione. In altre parole, per continuare a vincere lo stesso numero di partite, è probabile che Raonic dovrà ottenere risultati migliori nei game di risposta.

Per un posto nell’aria rarefatta dei primi 5, l’asticella è posizionata ancora più in alto. Solo due giocatori – Pete Sampras e Goran Ivanisevic – hanno terminato la stagione tra i primi 5 con una percentuale di punti vinti alla risposta inferiore al 36%, e solo altri due – Andy Roddick e Stanislas Wawrinka – ci sono riusciti con meno del 37%. In quindici anni, Roger Federer, il giocatore dei Fantastici Quattro più orientato al servizio, non è mai sceso sotto il 38%.

La differenza tra 32 e 36% è enorme. Per usare un’analogia con il baseball, è simile alla differenza tra una media battuta di .240 e una di .280. Le conseguenze sono di pari portata. Con il 32%, un giocatore riesce a fare un break all’incirca una volta ogni otto game di risposta, cioè molto meno di una volta per set. Con il 36%, si sale a un break ogni cinque game di risposta. Arrivando al 39%, il break è ogni 4 game, quasi il doppio di quanto riesce a fare Kyrgios attualmente.

Sono esempi di frequenze di break per quantificare un assioma già noto a livello generale: i giocatori forti alla risposta sono in grado di decidere le partite. Più lo stile di gioco è mono-dimensionale, più probabilmente una partita viene risolta da una manciata di punti chiave. Più limitato il numero di punti chiave, maggiore l’intervento della fortuna.

Ovviamente, la fortuna è un Giano bifronte. Ed è questo che rende giocatori come Isner e Kyrgios così pericolosi. Novak Djokovic o Rafael Nadal sono giocatori solitamente in controllo della partita, ma contro avversari dal servizio formidabile, c’è il rischio che si arrivi a qualche episodio in un paio di tiebreak. È per questo che i giocatori con un grande servizio non fanno troppa fatica ad arrivare tra i primi 30 o 40. Una percentuale di vittorie del 50%, soprattutto se affiancata a qualche pesante vittoria a sorpresa e a una striscia vincente occasionale in un torneo importante, è più che sufficiente per una posizione in quella zona di classifica.

Ma senza un gioco alla risposta quantomeno mediocre, è difficile per un giocatore con un grande servizio fare il passo successivo. Isner c’è riuscito vincendo tiebreak ad un’intensità raramente vista in passato, eppure ha solo immerso il piede nei primi 10 (la miglior classifica di Isner è stata al numero 9, n.d.t.) Raonic risponde nettamente meglio di Isner, e ci si chiede se sia in grado di sostenere quella percentuale impressionante di tiebreak vinti e rimanere tra i più forti.

Fortunatamente, Kyrgios ha davanti a sé un’intera carriera per migliorare il suo tennis e abbandonare la figura di giocatore mono-dimensionale dal grande servizio. Se nutre speranze di produrre ben più della vittoria a sorpresa di tanto in tanto e di smuovere una classifica che lo vede spesso nelle parti basse dei primi 20, dovrà fare esattamente questo.

Nick Kyrgios and the Minimum Viable Return Game

Nick Kyrgios possiede il gioco alla risposta per entrare (e rimanere) tra i primi 10?

di Sulaiman Ijaz

Pubblicato il 6 luglio 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nella sua recente analisi sul gioco alla risposta di Nick Kyrgios, Jeff Sackmann ha osservato che negli ultimi 12 mesi Kyrgios, con il 32% dei punti vinti alla risposta, è stato tra i peggiori dei primi 50 giocatori della classifica (l’unico giocatore con prestazioni simili tra i primi 10 è stato Milos Raonic, il cui successo nell’anno trascorso è legato al 75% dei tie break vinti, una percentuale che però non è sostenibile nel lungo termine).

Sackmann sottolinea inoltre che la maggior parte dei giocatori ATP hanno percentuali sopra al 36%. C’è una grande differenza tra il 32% e il 36%. Vincere il 32% dei punti alla risposta significa in media fare un break ogni 8 game, cioè meno di uno per set. Vincere il 36% dei punti alla risposta significa invece fare un break ogni 5 game. Con il 39% si ottiene un break ogni 4 game, vale a dire due volte più spesso di quanto non faccia Kyrgios. La tesi finale dell’articolo è che la percentuale di punti vinti alla risposta di Kyrgios al momento è al di sotto della soglia minima necessaria per una carriera nei primi 10 del mondo. Per vincere con costanza, non è sufficiente tenere sempre il servizio, serve anche fare break, perché è virtualmente impossibile vincere più del 60% dei tiebreak nel lungo periodo.

Quali sono le probabilità di un miglioramento di quel tipo? I giocatori che riescono a entrare nei primi 10 migliorano significativamente il gioco alla risposta dopo le prime stagioni nel circuito maggiore? Per rispondere a queste domande mi affido ai numeri. La tabella esamina i punti in risposta per i primi 10 giocatori della classifica al momento dell’analisi e di alcuni dei giovani talenti più promettenti. Sono riportati:

  • il numero complessivo delle partite giocate per ciascuna delle prime quattro stagioni nel circuito
  • la percentuale dei punti vinti alla risposta per stagione
  • la media dei punti vinti alla risposta (Return Points Won o RPW) per le prime tre stagioni della carriera di ciascun giocatore.
                   Partite ATP        RPW%      Media RPW% 
Giocatore  Esordio S1 S2 S3 S4  S1  S2  S3  S4   S1 - S3
Murray     2005    24 65 57 74  38% 43% 43% 41%    42%
Ferrer     2002    16 47 60 72  43% 37% 41% 43%    40%
Nadal      2002     2 25 47 89  41% 36% 41% 45%    39%  
Djokovic   2004     5 22 58 87  41% 37% 39% 40%    38%
Nishikori  2007     8 28 10 12  36% 38% 37% 36%    37%
Wawrinka   2003     6  7 32 57  38% 34% 37% 38%    37%
Berdych    2003     4 31 63 71  36% 39% 36% 39%    37%
Federer    1998     5 30 66 70  38% 36% 36% 39%    36%
Cilic      2005     1 16 27 62  33% 36% 37% 38%    36%  
Raonic     2009     1 10 50 65  33% 28% 34% 33%    33%  

                   S1 S2 S3     S1  S2  S3       S1 - S3
Coric      2013     2 13 34     32% 37% 38%        37%
Ymer       2013     1  5 11     30% 34% 37%        36%
Rublev     2014     2 13        26% 36%            35%
Kokkinakis 2014     9 22        30% 36%            34%
Zverev     2013     1 10 16     39% 38% 30%        33%
Y. Chung   2013     1  3  9     30% n/a 34%        33%
Kyrgios    2013     4 19 26     25% 32% 33%        32%

Cosa se ne può dedurre?

Non sembra esserci un periodo di aggiustamento rispetto ai game in risposta. Nelle prime quattro stagioni, ciascun giocatore dei primi 10 della classifica ha vinto tra il 33% e il 41% dei punti alla risposta. Per le prime tre stagioni le medie erano nell’intervallo di valori tra il 33% e il 42%. Se si esclude Raonic, le medie passano all’intervallo tra il 36% e il 42%.

Kyrgios è indietro rispetto ai primi 10 e anche ai suoi avversari più diretti. Nelle prime due stagioni e mezzo della sua carriera, il 32% dei punti vinti alla risposta è la percentuale peggiore, per lo stesso periodo di riferimento, di tutti i primi 10 della classifica così come tra i giocatori emergenti.

Naturalmente, queste valutazioni non sono sufficientemente esaustive per poter dire che Kyrgios non farà dei sostanziali progressi nei game di risposta o non riuscirà a entrare e rimanere tra i primi 10. Evidenziano però che, almeno per il momento, Kyrgios è lontano dal livello dei giocatori di vertice. Per evitare di buttare via il talento che ha ricevuto, dovrà migliorare il suo gioco in modo decisivo.

Does Kyrgios have enough return game to consistently be in the top 10?

Nick Kyrgios è in grado di vincere uno Slam?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 24 novembre 2016 – Edoardo Salvati

La notizia di oggi? Mark Philippoussis, finalista del torneo di Wimbledon 2003, pensa che Nick Kyrgios possa vincere l’Australian Open. Beh, la stagione sta per terminare, dobbiamo accontentarci di qualsiasi notizia disponibile.

In realtà, la questione è interessante: è in grado un giocatore così imprevedibile e mono-dimensionale di mettere insieme sette vittorie in fila in uno dei palcoscenici più importanti del tennis? Philippoussis – lui stesso non tra i giocatori più versatili – ha raggiunto due finali Slam. Un servizio potente può portare così lontano.

L’anno scorso ho scritto un articolo in cui analizzavo il “gioco alla risposta minimo accettabile”, cioè il livello di successo alla risposta che un giocatore dovrebbe mantenere per raggiungere lo stratosfera del tennis maschile. È raro infatti terminare una stagione tra i primi 10 senza aver vinto almeno il 38% dei punti alla risposta, per quanto alcuni giocatori, tra cui Milos Raonic, ci sono riusciti. Quando ho scritto quell’articolo, la media di Kyrgios nelle 52 settimane precedenti era di un misero 31.7%, quasi nella zona di manovra di John Isner e Ivo Karlovic.

Nel frattempo Kyrgios è migliorato. Nel 2016, ha vinto il 35.4% dei punti alla risposta, quasi uguale al 35.9% di Raonic, e in molti sono d’accordo nel dire che Raonic abbia avuto un’annata eccellente. Il massimo raggiunto in carriera da Philippoussis è stato solo del 34.9%, anche se Kyrgios sarebbe fortunato a giocare così tanti tornei sull’erba e sul tappeto come ha fatto Philippoussis. Comunque, una percentuale di punti vinti alla risposta inferiore al 36% di solito non è sufficiente nel tennis moderno: Raonic è stato solamente il terzo giocatore dal 1991 (insieme a Pete Sampras e Goran Ivanisevic) a terminare la stagione tra i primi cinque con una frequenza così bassa.

Dopotutto, Philippoussis non ha fatto alcun riferimento al finire tra i primi cinque. Il “gioco alla risposta minimo accettabile per vincere uno Slam” potrebbe avere un valore differente. Guardando i vincitori di Slam dal 1991 a oggi, questo è l’elenco della percentuale più bassa di punti vinti alla risposta (Return Points Won o RPW) per singolo torneo:

Anno Slam            Giocatore  RPW%
2001 Wimbledon       Ivanisevic 31.1%
1996 US Open         Sampras    32.8%
2009 Wimbledon       Federer    33.7%
2002 US Open         Sampras    35.6%
2000 Wimbledon       Sampras    36.6%
2010 Wimbledon       Nadal      36.8%
2014 Australian Open Wawrinka   37.0%
1998 Wimbledon       Sampras    37.2%
1991 Wimbledon       Stich      37.4%
2000 US Open         Safin      37.5%

Come ci si poteva aspettare, Wimbledon è ben rappresentato. Meno invece per lo Slam casalingo di Kyrgios: la vittoria di Stanislas Wawrinka agli Australian Open 2014 è l’unica volta in cui il torneo appare tra i primi 20, anche se negli ultimi anni la superficie era molto veloce. Tutti gli altri vincitori dell’Australian Open hanno vinto almeno il 39.5% dei punti alla risposta. E per terminare la stagione tra i primi 10, il 38% è una ragionevole approssimazione del livello minimo accettabile, anche se in rare circostanze è possibile arrivarci con un livello inferiore.

Kyrgios è in grado di superare questa soglia? 18 mesi fa, quando la media di Kyrgios di punti vinti alla risposta su 52 settimane era sotto il 32%, l’ovvia considerazione sarebbe stata sfavorevole. Il suo attuale livello sopra il 35% rende la questione meno scontata. Per vincere uno Slam, avrebbe probabilmente bisogno di rispondere meglio, ma solo per sette partite.

Kyrgios ha già vinto sette partite di fila, nove per la precisione, che sarebbero sufficienti per uno Slam. Tra la sua vittoria nel torneo di Marsiglia 2016 e la semifinale a Dubai 2016 a febbraio scorso, Kyrgios ha giocato quasi nove partite (si è ritirato per un infortunio alla schiena nell’ultima), vincendo un incredibile 41.5% di punti alla risposta. In 42 degli ultimi 104 Slam, il vincitore del torneo ha vinto una percentuale inferiore di punti alla risposta.

Tuttavia, le sue prestazioni a febbraio sono state un’eccezione. Per mettere in rapporto il successo di Kyrgios alla risposta sulla durata di uno Slam, ho analizzato la percentuale di punti vinti alla risposta su tutte le possibili strisce di dieci partite di fila (la maggior parte delle partite giocate sono state al meglio dei tre set, quindi dieci partite è un numero di punti più o meno equivalente a quello di sette partite consecutive in uno Slam). A parte le strisce relative ai tornei di Marsiglia e Dubai 2016, non è mai andato oltre il 37% su un intervallo di punti di quel tipo.

C’è sempre speranza di miglioramento, specialmente per un giocatore ventunenne incostante ma dal talento indiscusso, in un tennis dominato da giocatori di età ben maggiore. Allo stesso modo però ci sono elementi che non depongono a suo favore. Ricerche effettuate da falstaff78 sul forum di Tennis Warehouse, suggeriscono che la maturazione di un giocatore non porta a un incremento sostanziale delle statistiche alla risposta. Sembrerebbe una conclusione controintuitiva, perché il miglioramento di alcuni giocatori è evidente. È vero anche però che questo spesso si accompagna a maggiori successi nei tornei, che significa poi modificare il calendario e trovarsi davanti una combinazione diversa di giocatori. Due anni fa, Kyrgios ha giocato contro sette giocatori dei primi 20. Quest’anno ne ha affrontati 18. Raonic, che rappresenta un possibile esempio di evoluzione della carriera di Kyrgios, ha giocato quest’anno contro 26 giocatori dei primi 20.

Contro i primi 20 – il tipo di avversario che un giocatore deve battere in uno Slam per passare dal 4° turno a ritrovarsi nella cerimonia di premiazione – Kyrgios ha vinto meno del 30% di punti alla risposta della sua carriera. Anche Raonic, che comunque deve ancora vincere uno Slam, ha fatto meglio, vincendo il 32.6% di punti alla risposta contro giocatori dei primi 20 nel 2016.

Non ci sono dubbi che Kyrgios possieda il servizio per vincere uno Slam. E quando i Fantastici Quattro si saranno ritirati, presumo che qualcun altro dovrà pur vincere uno Slam. Ma anche in ere di livello inferiore, serve strappare il servizio per vincere e negli Slam tipicamente è necessario farlo più di una volta contro giocatori molto forti.

Per i numeri fatti vedere a oggi, come Philippoussis prima di lui, anche Kyrgios faticherà a vincere uno Slam.

Can Nick Kyrgios Win a Grand Slam?