I 22 miti del tennis di Klaassen & Magnus – Mito 15 (sul gioco conservativo sotto pressione)

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 17 giugno 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Un’analisi del Mito 14.

Uno dei fenomeni più affascinanti in qualsiasi sport è certamente collegato all’improvviso e inaspettato crollo di prestazione da parte di un atleta sopraffatto dalla particolare tensione e importanza associata a una specifica situazione (definito nella lingua inglese con un solo termine, choking, n.d.t.). Un esempio clamoroso del 2016 è stato il quadruplo bogey di Jordan Spieth alla dodicesima buca dell’ultimo giro dell’Augusta Masters di golf, che gli è costato una vittoria finale ormai quasi certa.

Tracolli di questa portata impongono di non dare per scontata la pressione a cui anche i più grandi campioni di uno sport sono sottoposti e alla quale possono cedere quando il peso delle aspettative diventa troppo alto. A questo proposito, gli appassionati di tennis ricordano certamente la semifinale persa da Serena Williams agli US Open 2015.

Il Mito 15 di Analyzing Wimbledon di Klaassen e Magnus si concentra sugli aggiustamenti che i giocatori adottano in situazioni di maggiore pressione, nelle quali i due autori sostengono che il gioco diventi più conservativo. Vediamo come hanno testato la loro ipotesi e gli esiti che ne sono derivati.

Mito 15: “I giocatori diventano più conservativi sui punti più importanti”

Con questo mito, Klaassen e Magnus introducono nel tennis il concetto di “giocare conservativo”, vale a dire la scelta ragionata di un giocatore di giocare, in determinate circostanze, un colpo meno rischioso. Anche se di immediata descrizione, nel tennis un approccio rischioso non è altrettanto facilmente misurabile. Se volessimo davvero conoscere il rischio che un giocatore sta assumendosi nel colpire un determinato colpo, dovremmo sapere la frequenza di successo e insuccesso associata al colpo che il giocatore aveva intenzione di colpire. In assenza di un ricco bagaglio informativo di colpi e intenzioni proprie di un determinato giocatore, classificare il rischio è un’operazione, appunto, rischiosa.

I due autori affrontano la questione restringendola all’attitudine al rischio sul servizio, cioè l’unico colpo sul quale c’è una seconda opportunità in caso di errore, e sul quale vi è massima libertà nella scelta della tipologia che possa garantire il miglior esito possibile.

Nel Mito 14 si è visto come la prestazione ottimale al servizio è data dall’equilibrio tra efficacia e rischio. L’attenzione oggi si sposta sul fattore rischio di quell’equazione e su come la pressione del momento possa incidere sul livello di rischio che i giocatori si assumono.

Klaassen e Magnus hanno analizzato la frequenza con cui un servizio è valido rispetto all’importanza di un punto, secondo la definizione d’importanza data da Carl Morris. Se il Mito 15 è corretto, ci dovremmo attendere che maggiore l’importanza della situazione, maggiore la frequenza di servizi validi, a suggerire che i giocatori servano in modo più conservativo quando la pressione è più alta. I risultati ottenuti evidenziano che, nei punti più importanti, il numero di ace e doppi falli si riduce.

I due autori concludono che, in linea con l’ipotesi di partenza, in situazioni di pressione i giocatori servono in modo più conservativo.

Una rivisitazione del Mito 15

Klaassen e Magnus non forniscono molti dettagli sull’effettivo cambiamento di attitudine al rischio riscontrato. Ero curiosa quindi di verificare se le stesse dinamiche emergessero dall’attuale gruppo di giocatori e in quale misura.

Utilizzando dati relativi al singolo colpo delle ultime 5 edizioni degli Australian Open, ho analizzato eventuali variazioni nei servizi senza risposta (quindi ace o servizi vincenti) e nei doppi falli per un totale di 40.000 servizi tra i giocatori e 27.000 servizi tra le giocatrici. Le partite considerate sono quelle dal terzo turno in avanti.

Ai fini di questa analisi, si definiscono punti importanti per il giocatore al servizio le palle break, qualsiasi punto del tiebreak e qualsiasi punto di un game decisivo per chiudere il set (sempre per il giocatore al servizio). E’ così possibile identificare il livello di pressione sia nei momenti in cui il giocatore deve affrontare un punteggio sfavorevole, come nel caso delle palle break, sia nei momenti in cui il punteggio pone nella posizione di vincere un set o la partita.

L’immagine 1 mostra la variazione della frequenza di servizi senza risposta per ogni servizio sui punti importanti rispetto a tutte le altre situazioni. Nella parte alta dell’elenco si trovano i giocatori al servizio con la minore frequenza di ace sui punti normali, nella parte bassa i giocatori al servizio con la maggiore frequenza di ace nei punti normali. Complessivamente, si assiste a una diminuzione di 1 punto percentuale nella frequenza di servizi senza risposta sui punti importanti rispetto ai punti normali.

Un aspetto interessante che emerge dall’immagine 1 è dato dalla varietà di comportamenti al servizio, da giocatore a giocatore. Si riscontra infatti molta variazione. Juan Martin Del Potro ad esempio è un giocatore molto preciso al servizio in situazione di punteggio delicato. Sebbene eventuali conclusioni sulle tendenze dei singoli giocatori siano soggette a un margine di imprecisione più alto (Nicolas Mahut ad esempio ha solo una partita nel database risalente al 2012, contro Novak Djokovic), i risultati suggeriscono che una media complessiva non sia dopo tutto particolarmente significativa se riferita all’attitudine al rischio dei giocatori di fronte ai punti importanti.

IMMAGINE 1 – Servizi senza risposta e punti importanti per i giocatori nelle ultime 5 edizioni degli Australian Open

Se analizziamo la frequenza dei doppi falli osserviamo, nell’immagine 2, una tendenza complessiva più confusa, con ancora più variazioni non spiegabili rispetto a quanto visto con i servizi senza risposta.

IMMAGINE 2 – Doppi falli e punti importanti per i giocatori nelle ultime 5 edizioni degli Australian Open

Per quanto riguarda il tennis femminile, l’immagine 3 mostra un effetto complessivo opposto sui servizi senza risposta. Si assiste infatti a un incremento medio di 2 punti percentuali nelle situazioni di maggiore pressione. Così come per gli uomini, anche quest’analisi ha tenuto conto del numero variabile di servizi disponibili per ogni giocatrice in modo che un campione più ridotto per alcune giocatrici rispetto ad altre non abbia influito sui valori finali.

Purtroppo non è chiaro come questi esiti possano raffrontarsi a quelli di Klaassen e Magnus, visto che i due autori non forniscono le loro risultanze separate per i due circuiti.

IMMAGINE 3 – Servizi senza risposta e punti importanti per le giocatrici nelle ultime 5 edizioni degli Australian Open

Come per la controparte maschile, anche per le giocatrici al servizio non si assiste a una tendenza costante sui doppi falli in situazioni di maggiore o minore pressione, come mostrato dall’immagine 4. Tuttavia, la variazione tra singole giocatrici si discosta dalla media in misura inferiore rispetto alle altre ipotesi testate.

IMMAGINE 4 – Doppi falli e punti importanti per le giocatrici nelle ultime 5 edizioni degli Australian Open

Riepilogo

Un’analisi più recente dell’attitudine al rischio dei giocatori al servizio suggerisce che “giocare conservativo” in situazioni importanti può non essere una tendenza universale e risulta un fenomeno legato alla specificità del singolo giocatore più di quanto si pensasse. Tuttavia, quando si tratta di misurare l’attitudine conservativa di un giocatore in merito alla selezione di colpi, gli ace e i doppi falli possono risultare due parametri poco raffinati. Entrambi ignorano, ad esempio, la difficoltà del colpo e la qualità dell’avversario, che ci si attende siano fattori critici per comprendere le dinamiche dei giocatori nella strategia al servizio adottata e nella sua efficacia.

Servire sotto pressione nel tennis rimane quindi una tematica su cui sono necessari ulteriori approfondimenti prima di giungere a una conclusione definitiva.

Klaassen & Magnus’s 22 Myths of Tennis— Myth 15

Serena Williams: campionessa e mamma?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 21 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il pianeta tennis è in subbuglio sul futuro di Serena Williams. In una settimana già straordinaria di suo per il fatto che la vincitrice di 23 Slam riconquisterà la prima posizione mondiale senza aver giocato una sola partita dagli Australian Open 2017, Serena ha annunciato sui social la sua gravidanza.

Se le informazioni a disposizione sono accurate, Serena è alla ventesima settimana, che vuol dire che era incinta di otto settimane quando ha vinto a Melbourne a gennaio, entrando a far parte dello sparuto gruppo di giocatrici che sono state al vertice del professionismo nello stesso periodo in cui aspettavano un figlio, come ad esempio Margaret Court e Evonne Goolagong.

Serena si aggiunge a una lista eccellente di rientri al tennis giocato che comprende Maria Sharapova, Victoria Azarenka e Petra Kvitova. Sharapova, che è stata squalificata per doping per 15 mesi, sarà la prima a rientrare al torneo di Stoccarda, in programma la prossima settimana. Kvitova, che sta recuperando velocemente da una sconvolgente aggressione fisica all’inizio dell’anno, si è iscritta al Roland Garros 2017. Azarenka, la cui situazione è più simile a quella di Serena, è diventata madre nel 2016 e dovrebbe ripresentarsi durante l’estate.

Considerando che negli ultimi dieci anni l’età media dei professionisti di vertice è aumentata, non ci si deve sorprendere se più giocatori e giocatrici cercano di mantenersi competitivi nel circuito pur avendo una famiglia al seguito. Anche ipotizzando un’interruzione minima per la gravidanza, se Serena dovesse tornare a 36 anni e mezzo, sarebbe una delle giocatrici più vecchie, in singolare, della storia recente.

Venus Williams ha giocato la finale contro Serena agli Australian Open a gennaio all’età di 36 anni. Lei però non ha mai avuto dei figli. Quali sono le probabilità che Serena possa gestire contemporaneamente l’inevitabile peso dell’età sul suo fisico, la nascita e crescita del figlio e continuare ad avere successo al suo rientro da madre sul circuito?

Dopo Goolagong, Kim Clijsters è stata l’unica giocatrice a vincere uno Slam dopo aver fatto un figlio, lasciando pensare che serva qualcosa di simile a un miracolo per replicare un risultato del genere. Serena però ha abituato a prestazioni sensazionali – il record di Slam vinti e la giocatrice con più premi partita di sempre, tra gli altri – quindi il concetto di probabilità media ha poco significato nel suo caso.

Con riferimenti passati così limitati, è possibile trovare nella carriera di Serena episodi o dinamiche a supporto della possibilità di un solido rientro al tennis giocato?

Anche sottoponendosi ad allenamenti rigorosi, possiamo attenderci che dopo un anno e un figlio Serena non riesca a tornare alla forma fisica che l’aveva contraddistinta negli ultimi tempi. Questo però non rappresenta necessariamente una limitazione alla frequenza con cui potrà vincere partite se è in grado di trovare strategie di gioco che compensino un eventuale declino fisico, ad esempio accorciando gli scambi ed evitando di sprecare le opportunità che si presentano. I colpi giocati da Serena tra il 2015 e il 2017 agli Australian Open sembrano già essere indicazione di questo tipo di approccio. L’immagine 1 mostra l’insieme dei colpi giocati da Serena, compresi tutti i servizi e i colpi a rimbalzo, in ogni partita nel periodo considerato, ricordando che il 2016 è l’unico anno dei tre in cui non ha vinto, avendo perso in finale da Angelique Kerber (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Insieme dei colpi giocati da Serena Williams agli Australian Open 2015-2017

Le linee tratteggiate indicano come sarebbe l’insieme dei colpi giocati per il 25% delle giocatrici con il numero più basso di colpi (linea inferiore) e per il 25% delle giocatrici con il numero più alto di colpi (linea superiore). Si nota come Serena non solo abbia colpito un numero di colpi tra i più bassi ma, nel tempo, abbia ridotto ulteriormente questo valore.

Nel 2015, la media partita di colpi di Serena è stata di 215, scesa a 174 nel 2017, una riduzione del 20%. Complessivamente, il cambiamento si è tradotto in una riduzione del 24% nel numero totale di colpi giocati nel periodo di riferimento.

Sorprendentemente, questi miglioramenti in termini di efficienza sono arrivati in una fase in cui ha perso un po’ di efficacia al servizio. Ha guadagnato però in aggressività sulla seconda di servizio, che potrebbe spiegare come sia di fatto riuscita a ottenere un effetto netto positivo. Tra il 2015 e il 2017, la velocità media della prima di servizio di Serena è scesa di 5 km/h, mentre quella della seconda di servizio è aumentata di 3 km/h.

IMMAGINE 2 – Andamento della velocità del servizio di Serena Williams agli Australian Open 2015-2017

Quali altri fattori potrebbero contribuire a un incremento di efficienza? Uno dei primi da considerare è l’aggressività sulla risposta al servizio. Serena è conosciuta per posizionarsi dentro la linea di fondo in risposta. Ha accentuato questa propensione all’attacco sulla risposta negli ultimi anni?

L’immagine 3 riassume la posizione di Serena sulla risposta alla prima di servizio. Per semplicità, sono mostrati solo i valori del 2015 e del 2017. In generale, si nota che Serena si è posizionata ancora più internamente nel 2017 rispetto al 2015, entrando in media di altri 13 centimetri. Nei primi quattro turni la sua posizione era all’interno del campo di 16 cm, suggerendo quindi un atteggiamento di attacco ancora più spiccato nelle fasi iniziali del torneo.

IMMAGINE 3 – Posizione in campo di Serena Williams sulla risposta alla prima di servizio agli Australian Open 2015-2017

La maternità porterà a Serena nuove emozioni e nuove sfide. E’ difficile prevedere come i cambiamenti associati a questo passaggio potranno influire sulla sua capacità di tornare a giocare, specie in una fase prematura come quella attuale. Se il recente passato può essere preso come spunto di analisi, se ne trae evidenza dell’abilità di Serena di adattare il suo gioco a uno stile meno dispendioso ma sempre comunque in controllo della partita. Dovesse decidere di tornare a giocare, questa potrebbe rappresentare una formula vincente.

Can Serena Williams be a Champion and Mom?

Quanto è agevole il ritorno di Sharapova al vertice?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 14 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il ritorno di Maria Sharapova al tennis professionistico – fra meno di due settimane – sta alimentando un acceso dibattito. Pur avendo generato controversie, l’accesso diretto attraverso le wild card ricevute da tre tornei della categoria Premier, tra cui l’ormai imminente Stoccarda Grand Prix, consentirà a Sharapova, dopo 15 mesi di squalifica, l’opportunità unica di evitare i vincoli imposti alle giocatrici non classificate al momento dell’iscrizione a un torneo. La sua prima partita è prevista per il 26 aprile nel primo turno di Stoccarda, dove ha la possibilità, vincendo il torneo, di guadagnare 470 punti per la classifica ufficiale.

Molte giocatrici hanno sollevato dubbi sulle wild card concesse a una giocatrice di rientro da una lunga squalifica per doping. Prescindendo da valutazioni di correttezza, le wild card assegnate a Sharapova implicitamente ipotizzano che sarà in grado di competere ad alto livello dopo un’interruzione che equivale all’8% della durata della sua carriera da professionista. Si può dire che sia un’ipotesi ragionevole?

Il livello di gioco atteso di Sharapova

Sebbene venga spesso utilizzata per determinare la competitività di un determinato momento, la classifica ufficiale penalizza quelle giocatrici che non giocano partite professionistiche per un periodo di 52 settimane. Questo la rende di limitato aiuto nel giudicare la forma delle giocatrici che recuperano da un’assenza dovuta a infortunio, sospensione o altre circostanze. Dopo più di un anno lontano dal tennis, Sharapova non ha attualmente una classifica.

Le valutazioni Elo – che derivano da un metodo per valutare il livello competitivo alternativo alla classifica ufficiale – variano in presenza di partite giocate, mentre rimangono stabili in caso di inattività. Perciò, la valutazione Elo attuale di una giocatrice riflette la forma posseduto in occasione dell’ultima partita giocata. In molte situazioni, questa valutazione può rappresentare una valida indicazione della competitività futura di una giocatrice se il tempo intercorso dall’ultima partita è stato ragionevolmente breve e la condizione fisica non ha subito grandi variazioni.

Al termine della sconfitta subita da Sharapova contro Serena Williams nei quarti di finale degli Australian Open 2016, l’ultima partita di Sharapova prima della sospensione, la sua valutazione Elo era di 2932 punti (basata sulla metodologia adottata dal Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis).

Se Sharapova fosse in grado mostrare lo stesso livello di competitività espresso all’inizio del 2016, come si posizionerebbe rispetto alle 20 giocatrici più competitive nel 2017 in termini di vittorie attese? Riferendosi alle valutazioni Elo delle migliori giocatrici dopo i primi mesi della stagione 2017, ci si aspetterebbe che Sharapova mantenga un ampio margine sulla maggior parte delle giocatrici. Tranne le migliori 7, quindi a partire da Madison Keys a scendere, la probabilità di vittoria attesa sarebbe per Sharapova superiore al 75%. Tra le prime 7, la sua probabilità supera il 65% tranne contro Johanna Konta e Serena Williams, come mostrato nell’immagine 1 (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sulle barre, n.d.t.). E Serena Williams è l’unica giocatrice con una valutazione Elo al momento più alta quindi, di conseguenza, la sola avversaria contro la quale Sharapova ha meno del 50% di probabilità di vittoria attesa.

IMMAGINE 1 – Probabilità di vittoria attesa attuale per Maria Sharapova contro le 20 giocatrici più competitive

Sulla carta, le probabilità associate alle valutazioni Elo sono per Sharapova molto positive. Se si aggiunge l’incertezza della programmazione su terra di Serena Williams (e la sua appena annunciata gravidanza, n.d.t.), sembra che la strada per tornare al vertice sia in discesa.

Si tratta però di una previsione che si basa su una sola ipotesi di fondo (e potenzialmente non accurata), cioè che Sharapova sia in grado di riprendere da dove ha interrotto. Ci sono diverse ragioni che possono indurre a scetticismo in merito. In primo luogo, è lecito chiedersi se il gioco sul circuito, durante l’assenza di Sharapova, sia qualitativamente migliorato. Nel qual caso, anche se ci si attende che sia comunque la favorita, allo stesso tempo è possibile che più partite abbiano un punteggio equilibrato tale da far diminuire, nel lungo periodo, il suo vantaggio di pronostico.

Il livello qualitativo del circuito

Per determinare il livello qualitativo del circuito, possiamo mettere a confronto l’intervallo delle valutazioni Elo per le prime 100 giocatrici all’inizio della sospensione di Sharapova nel 2016 rispetto a quello odierno. Un periodo di gioco molto competitivo è caratterizzato da una differenza ridotta tra le valutazioni Elo delle prime 100, perché vorrebbe dire pochi punti di distanza tra la numero 1 e la numero 100. L’immagine 2 mostra come durante la squalifica di Sharapova il livello di gioco sia aumentato, anche se di poco, riducendo la distanza complessivamente di 30 punti Elo. Lo stesso vale per le prime 30, anche se la differenza è leggermente più ampia con 40 punti Elo in meno a separare oggi la giocatrice migliore dalla migliore 30esima, rispetto al 2016.

IMMAGINE 2 – Livello qualitativo delle prime 100 giocatrici

Se si può dire che il livello qualitativo del circuito non sia cambiato al punto da attendersi una sostanziale incidenza sul rientro di Sharapova, le potrebbe però capitare di dover affrontare un mix di avversarie al vertice molto diverso rispetto alla sua ultima partita da professionista.

Un nuovo gruppo di avversarie?

Se analizziamo il percorso evolutivo delle attuali prime 50, troviamo che la maggior parte ha scalato posizioni nelle valutazioni Elo rispetto all’inizio del 2016. Complessivamente, il 62% delle attuali prime 50 ha una valutazione Elo migliore oggi rispetto all’inizio del 2016, con un incremento mediano di 26 posizioni. Il 30% non era tra le prime 50 all’inizio del 2016.

IMMAGINE 3 – Percorso evolutivo nelle posizioni Elo per le attuali prime 50

In realtà, al momento della squalifica di Sharapova tre giocatrici tra le attuali prime 10 erano classificate al 20esimo posto o più indietro: Johanna Konta, Svetlana Kuznetsova e Elina Svitolina.
Il nuovo gruppo di vertice, quello con cui probabilmente Sharapova dovrà confrontarsi nelle fasi finali – che assegnano il maggior numero di punti classifica – è composto da giocatrici contro le quali ha meno esperienza e che potrebbero costringerla a partite più dure rispetto a quanto la loro valutazione Elo suggerisca. E’ per questo che, in riferimento alle probabilità di Sharapova per un rapido ritorno al vertice, il mix delle avversarie non può essere ignorato.

La solidità delle valutazioni Elo nel tempo

Cambiamenti nel livello qualitativo e nel mix delle avversarie possono influire sull’accuratezza delle valutazioni Elo successive alla squalifica. Esiste però un’evidenza più diretta del fatto che le valutazioni Elo che seguono un’interruzione siano davvero peggiori di quelle che precedono l’interruzione stessa? Per dare risposta, si può analizzare la correlazione tra le valutazioni Elo pr giocatrici simili all’inizio e alla fine di un periodo di 15 mesi, la lunghezza della squalifica di Sharapova. Si potrebbe obiettare che nessuna giocatrice abbia mai avuto caratteristiche come quelle di Sharapova ma, in questa sede, l’interesse primario è su parametri quali bravura ed età, cioè due fattori che ci si attende determinino conseguenze importanti sulla solidità di una giocatrice nel lungo periodo.

Nel tennis femminile, le prime 10 giocatrici hanno storicamente avuto valutazioni Elo a partire da 2200 punti. Cerchiamo quindi giocatrici con una valutazione così alta in una fascia di età compresa tra 27 e 29 anni. Dal 1990, ce ne sono state 22, tra cui Sharapova. Possiamo verificare la solidità delle valutazioni Elo per questo gruppo di giocatrici in questa fase della loro carriera su un periodo di 15 mesi controllando la variazione nelle valutazioni Elo all’inizio e alla fine del periodo considerato. Il grafico dell’immagine 4 mostra una forte conservazione (pari a una correlazione dello 0.9) delle valutazioni. La variazione mediana è stata di 10 punti Elo, un valore ininfluente per giocatrici di questo calibro.

IMMAGINE 4 – Stabilità delle valutazioni Elo tra le giocatrici di vertice

Una delle poche a non beneficiare delle solidità delle valutazioni Elo tipica delle giocatrici di vertice è stata Amelie Mauresmo che, a una stagione 2006 eccellente all’età di 27 anni con vittorie agli Australian Open e US Open, ha fatto seguire una stagione 2007 deludente, nella quale ha faticato ad arrivare alla seconda settimana degli Slam. Mauresmo rimane quindi un’eccezione alle dinamiche classiche delle valutazioni Elo per le giocatrici di vertice, principalmente a causa di numerosi infortuni.

Si osserva dunque una tendenza generale in cui le giocatrici di vertice alla soglia dei trent’anni riescono, di solito, a mantenere la loro valutazione Elo su un periodo lungo anche un anno e mezzo. Tuttavia, per mantenere un livello di competitività di quel tipo, può essere necessario dover giocare regolarmente ad alti livelli, e questo diventa un importante punto interrogativo sul ruolo dell’abitudine alla partita giocata per stabilire l’accuratezza nel lungo periodo della valutazione Elo di una giocatrice.

Dinamiche Elo successive a una squalifica

Tra le giocatrici che hanno subito una squalifica, ci sono stati esempi che possono fornire dettagli per comprendere l’effetto diretto di una squalifica sul livello di gioco? Nove giocatrici sono state squalificate per una violazione conclamata delle regole antidoping. Solo tre squalifiche hanno avuto durata uguale o superiore a un anno e solo in un caso la giocatrice era dello stesso calibro di Sharapova. Si parla di Martina Hingis, che è stata squalificata verso la fine del 2007 e che si è poi ritirata dai tornei di singolare.

La dinamica delle valutazioni Elo precedenti e successive alla squalifica per quelle giocatrici che sono ritornate sul circuito evidenzia che la maggior parte è riuscita a mantenere o incrementare il punteggio Elo nei 12 mesi successivi al rientro. Questo è valido anche per le giocatrici tornate a seguito delle squalifiche più lunghe, cioè Laura Pous Tio e Sesil Karatantcheva, che sono state sospese per più di un anno.

IMMAGINE 5 – Dinamiche Elo a seguito di squalifica per doping

Da un certo punto di vista, il rientro dalla squalifica di Barbora Strycova è tra i più interessanti ai fini della valutazione del rientro di Sharapova, perché mette evidenza alcuni degli elementi di maggiore contrasto tra l’esperienza che probabilmente dovrà affrontare Sharapova e quella di giocatrici meno famose. Come Sharapova, anche Strycova è rientrata al torneo di Stoccarda e, pur dopo una squalifica di 6 mesi, non ha ricevuto una wild card, dovendo guadagnarsi l’accesso al tabellone principale attraverso le qualificazioni. Lo stesso ha dovuto fare al primo Slam dal suo rientro, il Roland Garros 2013: affrontare le qualificazioni ha reso la prospettiva di arrivare alla seconda settimana di competizioni evanescente. Non è un caso quindi che diverse giocatrici non si sentano rispettate dalla decisione dei tornei maggiori di concedere a Sharapova accesso diretto al tabellone principale.

Nel loro insieme, queste analisi non forniscono sufficienti elementi per dubitare del livello competitivo di Sharapova al suo rientro a Stoccarda fra pochi giorni e della capacità dell’attuale valutazione Elo di essere un indicatore piuttosto preciso della sua bravura. Naturalmente, Sharapova sarà oggetto di scrutinio ben più di qualsiasi altra giocatrice di rientro da una squalifica, elemento che potrebbe controbilanciare l’agio conferito dalle wild card. Come si comporterà e quale sarà la sua motivazione sono due dei quesiti più complicati su cui avere rispondere con i numeri. Le sue più recenti affermazioni alla conferenza di ANA Inspiring Women in Sports sono una combinazione – che lascia un po’ perplessi – di determinazione a tornare al vertice e di convinzione che la vita può essere interessante anche senza il tennis.

In passato, Sharapova si è distinta come una delle giocatrici più pazientemente tenaci e con un approccio razionale al proprio gioco. La si può facilmente immaginare in una carriera come capo d’impresa una volta ritiratasi dal tennis e sembra che sia quella la direzione che voglia intraprendere vista la frequentazione della scuola di business di Harvard e la collaborazione con la Nike. Gran parte del tempo trascorso lontano dal tennis ha avuto le sembianze di come una vita dopo il tennis potrebbe essere: se quelle esperienze aiuteranno o saranno da freno alla motivazione di Sharapova una volta di nuovo sui campi, è tutto da scoprire.

How Easily Can Sharapova Return to the Top of the Game?

Il 2017 è il miglior inizio di stagione per Federer?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 6 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Al primo giro di boa della stagione 2017, Roger Federer può vantare il suo 18esimo Slam e 19 vittorie a fronte di una sola sconfitta. Una partenza così sbalorditiva porta naturalmente a chiedersi come l’inizio di stagione 2017 si posizioni rispetto agli altri avvii nella sua carriera e come regga il confronto con i migliori inizi di stagione nella storia del tennis.

Per fare chiarezza, il Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis, ha preso in esame i primi tre mesi di ogni stagione dell’era Open maschile con l’intento – abbandonate le preferenze personali che inevitabilmente si inseriscono in questo tipo di dibattiti – di adottare un approccio più oggettivo per stabilire il miglior inizio di stagione della storia. E questo vuol dire utilizzare l’analisi statistica.

La statistica che abbiamo sviluppato è un punteggio di vittorie cumulativo che tenga conto non solo del numero totale di vittorie e sconfitte di un giocatore, ma anche del livello di difficoltà associato all’avversario. Come non tutti i tabelloni sono uguali fra loro, così non lo sono nemmeno i record di vittorie. Per questo i giocatori ricevono un punteggio maggiore per aver battuto avversari forti e una penalizzazione più alta per sconfitte contro avversari deboli.

Come si assegna esattamente un punteggio a una partita in modo da riflettere la difficoltà dell’avversario? Attraverso il sistema delle valutazioni Elo. Le valutazioni Elo sono una tipologia di classificazione della bravura di un giocatore utilizzate ormai da decenni in molti sport. Nel tennis, la valutazione Elo corrisponde a un numero che riflette la bravura di un giocatore in un dato momento, tenendo conto di tutte le vittorie e le sconfitte in carriera, assegnando un peso maggiore alle vittorie contro gli avversari più forti e penalizzando con più enfasi le sconfitte a sorpresa. Le matricole del circuito ricevono una valutazione di 1500 punti, che può aumentare collezionando vittorie. La massima valutazione Elo in carriera per Federer è stata di 2542 punti, raggiunta nel 2007. Attualmente, la sua valutazione Elo è di 2373 punti.

Uno dei punti di forza delle valutazioni Elo risiede nel fatto che, data l’attuale valutazione Elo di un giocatore, esiste una formula piuttosto semplice per calcolare le probabilità di vittoria di quel giocatore contro un qualsiasi avversario a sua volta in possesso di una valutazione Elo. Inoltre, il sistema Elo ha dimostrato di avere capacità predittive molto più accurate di quelle basate sulla classifica ufficiale dell’ATP, a volte anche nell’ordine del 10%. E questo è il motivo principale per cui non ci limitiamo ad assegnare un punteggio basato unicamente sui punti validi per la classifica. Siti come TennisAbstract e FiveThiryEight si sono occupati a più riprese del sistema Elo e del suo funzionamento nel tennis.

Per assegnare un punteggio a un inizio di stagione, abbiamo considerato tutti i risultati dei primi tre mesi e assegnato un punteggio a ogni vittoria e sconfitta utilizzando probabilità di vittoria basate su Elo, quindi più punti attribuiti per vittorie contro avversari più forti e più punti dedotti per sconfitte contro avversari più deboli. Considerata l’importanza dei tornei Slam, abbiamo anche aumentato profitti e perdite associati alle partite Slam del 25%.

Abbiamo ottenuto quindi i punteggi per ogni inizio di stagione nell’era Open maschile e trovato così i primi 10 dopo i primi tre mesi. L’immagine 1 riepiloga le 10 stagioni classificate in ordine decrescente (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Vengono mostrati i punteggi cumulativi dalla prima all’ultima partita fino alla fine del mese di aprile. Come raffronto, è stato inserito anche l’inizio di stagione 2017 di Federer.

IMMAGINE 1 – I primi 10 inizi di stagione nell’era Open maschile

I primi due posti sono occupati dalle stagioni consecutive di Federer del 2005 e 2006, in cui è partito con un record rispettivamente di 31 vittorie e una sconfitta e 28 vittorie e una sconfitta. Nel 2005, alla fine del Miami Open Masters Federer aveva 581 punti, ottenuti tra le altre con la vittoria in finale proprio a Miami con Rafael Nadal (come quest’anno) e con altre tre finali vinte battendo Ivan Ljubicic, il suo attuale allenatore. L’unica sconfitta era arrivata per mano di un forte Marat Safin agli Australian Open.

Anche se Federer ha vinto l’Australian Open per la prima volta nel 2006, il suo punteggio complessivo per quell’inizio di stagione è inferiore a causa di un tabellone più facile agli Australian Open e per aver giocato un torneo in meno rispetto all’anno precedente.

L’unico inizio di stagione prima del 2000 a comparire tra le prime 10 è l’impeccabile 1994 di Pete Sampras, che si posiziona al 3 posto di sempre. Sampras era partito male con un’insolita sconfitta al primo turno al torneo di Doha. Ma poi recuperò velocemente vincendo sia il torneo di Sydney che gli Australian Open. L’altra sconfitta delle due totali arrivò di nuovo a un torneo inferiore ma, come in Australia, Sampras giocò al meglio i tornei importanti vincendo sia a Indian Wells che a Miami, battendo avversari molto forti.

Si può rimanere sorpresi dal fatto che il fenomenale inizio di stagione di Novak Djokovic del 2011 non vada oltre la quinta posizione. Per quanto i primi tre mesi di Djokovic siano stati senza sconfitte, in quell’anno ha giocato meno tornei degli altri giocatori di vertice. In proporzione, arrivare in fondo a uno o due tornei in più rende la prestazione complessivamente migliore per il sistema di valutazione, anche in presenza di una sconfitta nella fase finale.

Ci si può anche interrogare sul motivo per cui leggende del passato come Jimmy Connors o Guillermo Vilas non compaiano tra i migliori inizi di stagione. Sebbene alcuni dei giocatori di vertice nei primi decenni dell’era Open abbiano giocato molte partite, ci sono due ragioni principali a spiegazione dell’ascesa nelle primissime posizioni dei giocatori di vertice degli ultimi venti anni. La prima è che gli Australian Open non erano – fino agli anni ’90 – una tappa obbligata per diversi giocatori d’oltreoceano. La seconda è che il livello di bravura del tennis maschile è generalmente cresciuto nel tempo e di riflesso sono cresciute le valutazioni Elo, rendendo inappropriato un confronto con quelle di trenta anni fa. Quindi, anche se Connors ha vinto 40 partite alla fine dei primi tre mesi del 1974, la sua valutazione Elo era di soli 406 punti.

L’inizio di stagione di Federer è stato certamente uno degli eventi di tennis più sorprendenti del 2017. Ma una cauta selezione dei tornei da giocare e una sconfitta davvero inaspettata contro Evgeny Donskoy nel secondo turno del torneo di Dubai lo hanno posizionato al 52esimo posto della classifica di sempre. Dal 2000, il primo anno in cui Federer era presente nel tabellone principale degli Australian Open, il suo inizio di stagione 2017 è al settimo posto, appena dietro all’inizio di stagione 2009.

L’immagine 2 mostra l’evoluzione della carriera di Federer nel progresso delle singole stagioni e come si posiziona l’inizio di 2017. Come detto, il 2005 e il 2006 rappresentano chiaramente e con ampio margine i migliori inizi di stagione nella carriera di Federer. Curiosamente, l’inizio di 2017 sta seguendo lo stesso andamento del 2005 e 2006 in termini di punteggio per singola partita. Semplicemente, Federer sta giocando meno partite rispetto al passato.

IMMAGINE 2 – Inizi di stagione nella carriera di Roger Federer e posizionamento del 2017

Se valutato esclusivamente sulla base del numero e della qualità delle vittorie, l’inizio di stagione 2017 per Federer è stato eccellente, ma lontano dai suoi record. Tuttavia, concentrando l’attenzione solo sui risultati, si trascurano alcuni punti chiave del contesto in cui quei risultati si presentano. Pochi giocatori possono vantare un inizio di stagione così vincente a 35 anni e addirittura al rientro da un infortunio che ha pesantemente condizionato la stagione precedente. Sebbene la longevità non sia stata direttamente conteggiata nel calcolo della valutazione Elo, quando si considera il punteggio rispetto a dove Federer si trova nella sua carriera, l’impressionante inizio di stagione 2017 acquisisce ancora più spessore.

Is Federer’s 2017 Season His Best Start Ever?

I giocatori migliori a Miami nei momenti chiave

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato l’1 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Dopo le celebrazioni per la vittoria di Roger Federer al Miami Open Masters 2017, è il momento per una retrospettiva delle prestazioni più impressionanti nel secondo Master della stagione. In questa sede, la grandezza di un giocatore viene misurata come capacità di dominare nei momenti chiave durante tutto il torneo.

La misura del predominio nei momenti chiave distingue i punti in cui pressione e importanza sono maggiori rispetto a quelli meno rilevanti, assegnando ai primi un valore più alto, contrariamente alle statistiche ufficiali di una tipica partita in cui i punti hanno tutti lo stesso peso a prescindere che siano il punto del set nel tiebreak o il primo punto della partita. Se però l’obiettivo è quello di determinare con precisione la qualità di una prestazione, è necessario considerare i punti più decisivi in modo differente, esattamente quello che le statistiche sul predominio aspirano a realizzare.

Analizzando le prestazioni cumulative di predominio per tutte le partite di un giocatore fino alle semifinali (e fino alla finale nel caso delle giocatrici), possiamo stilare una classifica per questa speciale categoria. Se un giocatore vincesse in una singola partita tutti i punti a maggiore pressione, otterrebbe un predominio nei momenti chiave del 100%. Nel nostro caso, consideriamo la somma delle percentuali di predominio al servizio, alla risposta e in totale, per tutte le partite giocate. La statistica “predominio complessivo” considera la somma delle percentuali di predominio al servizio e alla risposta, valore che può eccedere il 100% per una singola partita. In questo modo, il predominio complessivo evidenzia le prestazioni di quei giocatori in grado di gestire la pressione sia nei punti al servizio che in quelli alla risposta.

Singolare maschile

Tra i primi 10 giocatori per predominio complessivo, troviamo Fabio Fognini al numero 1, con un totale cumulato di 653.7 punti. Questo pone la sua prestazione complessiva davanti a quella di Rafael Nadal, il giocatore che lo ha poi eliminato in semifinale. A sua volta, Nadal compare davanti agli altri due semifinalisti, Federer e Nick Kyrgios, con più di 50 punti di predominio complessivo. Sia Federer che Kyrgios – che in due partite hanno giocato sei tiebreak e quindi sanno bene cosa voglia dire essere sotto pressione – hanno gestito in modo eccellente i momenti di maggiore pressione a Miami.

La prestazione più sorprendente è senza dubbio quella di Tomas Berdych, che si posiziona al quinto posto tra i giocatori migliori nei momenti chiave. Il modo in cui è arrivata la sconfitta nei quarti di finale contro Federer deve aver fatto soffrire Berdych non poco, ma rimane un risultato migliore di quanto la sua stagione 2016 avrebbe fatto pensare, oltre a dargli fiducia per i tornei sulla terra.

I giocatori possono raggiungere validi livelli di predominio complessivo semplicemente vincendo più partite. Per questo, vale la pena analizzare anche le medie di predominio tra partite, oltre alle somme totali, perché mettono in evidenza solide prestazioni sotto pressione anche se poi non si sono tradotte in vittorie nei turni finali del torneo. Inoltre, eliminiamo le partite a senso unico dal calcolo – perché sono quelle che non danno la possibilità a un giocatore di dimostrare le proprie abilità nei momenti chiave – concentrandosi solo sulle partite molto equilibrate, cioè quelle con molti momenti chiave.

Federer e Kyrgios sono rispettivamente al primo e terzo posto di questa classifica. Sotto pressione, Federer ha mostrato in carriera che esistono fessure in un gioco altrimenti impenetrabile, ma a Miami è rimasto sempre in controllo del suo destino.

E’ interessante notare il secondo posto di Alexander Zverev, che supera Kyrgios principalmente in virtù del tiebreak da 20 punti vinto nel loro quarto di finale, pur avendo poi perso la partita.

Singolare femminile

Con poco più di 600 punti, Johanna Konta (poi vincitrice del torneo, n.d.t.) si posiziona al primo posto in termini di predominio complessivo. Karolina Pliskova è distaccata di un margine ridotto, pur avendo totalizzato un numero maggiore di punti vinti nei momenti chiave. Caroline Wozniacki è appena dietro Pliskova se si considerano le partite fino alla semifinale, ma il vantaggio psicologico conseguito durante la partita le è stato sufficiente per garantirsi la finale.

Tra le altre giocatrici nei quarti di finale è interessante notare come Lucie Safarova ha ottenuto un punteggio totale nei momenti chiave maggiore di quello di Venus Williams – nonostante Williams abbia superato un turno in più – grazie soprattutto alla sua ottima prestazione alla risposta sui punti chiave.

Le uniche altre due giocatrici che sono arrivate tra le prime 10 senza aver raggiunto i quarti di finale sono state Bethanie Mattek-Sands e Risa Ozaki, entrambe dominanti mentalmente su tutte le altre durante la prima settimana.

Sorprendentemente, analizzando le medie nei momenti chiave di partite chiave, la numero 1 è risultata Ozaki, con una media nei momenti chiave del 106.5% in due partite molto equilibrate. Shelby Rogers ha mostrato forza mentale nella prima settimana arrivando al terzo turno con Angelique Kerber. Anche Kirsten Flipkens, Sara Errani, e Christina McHale hanno avuto prestazioni impressionanti in diverse partite estremamente equilibrate.

Clutch Leaders at 2017 Miami Open

I 22 miti del tennis di Klaassen & Magnus – Mito 14 (sulla strategia efficiente al servizio)

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 10 giugno 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Un’analisi del Mito 13.

Due storie diverse, ma affascinanti in egual misura, sono emerse dal Roland Garros 2016. In campo femminile, la ventiduenne Garbine Muguruza – una stella nascente con una sola precedente apparizione in una finale Slam – ha battuto Serena Williams, conquistando il suo primo Slam in carriera.

Tra gli uomini invece, dopo tre finali perse, Novak Djokovic ha sconfitto Andy Murray per vincere anche lui il suo primo Roland Garros, completando il Grande Slam in carriera e consolidando la sua posizione nel dibattito tra i più grandi di sempre.

Anche se per percorso e contesto le due vittorie sono state molto diverse tra loro – in un caso un gigante del tennis che cerca di imporsi da campione su tutte le superfici, nell’altro una giocatrice che affronta una gigante del tennis che cerca di riscrivere la storia – ambedue i protagonisti hanno dovuto trovare un modo per surclassare due avversari tenaci, e per entrambi dominare al servizio è stato l’elemento chiave. Djokovic ha vinto il 63% dei punti al servizio contro il 51% dei punti vinti da Murray. Muguruza ha vinto un notevole 62% di punti al servizio contro il 57% di Williams.

Sebbene queste statistiche evidenzino che i vincitori del Roland Garros 2016 sono stati più efficaci al servizio, possiamo dire che sono stati anche più efficienti dei loro avversari? E cosa vuol dire esattamente essere “efficiente” al servizio?

Questo è il tema su cui si concentrano Klaassen e Magnus nel Mito 14 di Analyzing Wimbledon.

Mito 14: ”I giocatori hanno una strategia efficiente al servizio”

Prima di affrontare l’argomento, è necessario soffermarsi sul rapporto rischio-rendimento associato al servizio, il quale si traduce concretamente nell’opposizione tra la probabilità che un servizio sia in gioco e la difficoltà che incontra il giocatore in risposta a ribatterlo. Tutti hanno sicuramente assistito al doppio fallo di un giocatore dovuto a quello che si ritiene un eccesso di spinta sulla seconda. Questo è il rapporto rischio-rendimento in azione.

Come un lanciatore nel baseball o un tiratore nel basket, un giocatore di tennis di vertice deve riuscire a trovare il giusto equilibrio tra la difficoltà e il rischio di un colpo in modo da garantirsi le maggiori probabilità di esito positivo. Per trovare il punto d’impatto perfetto, Klaassen e Magnus hanno introdotto la “curva-y”, che descrive la relazione matematica tra la probabilità del giocatore al servizio di vincere un punto quando il servizio è in gioco rispetto al rischio che il servizio non sia valido. In altre parole, la “curva-y” è la rappresentazione del rapporto rischio-rendimento.

L’immagine 1 mostra un esempio ipotetico, nel quale si suppone che i servizi più efficaci siano anche quelli a maggior rischio di fallo.

IMMAGINE 1 – Rapporto rischio-rendimento al servizio

Se la si conoscesse, la “curva-y” sarebbe entusiasmante perché fornirebbe uno strumento utile per trovare la strategia ottimale di un giocatore al servizio. In generale, la strategia ottimale per un giocatore al servizio è quella di giocare per incrementare la probabilità complessiva di vincere un punto. Per vedere come la “curva-y” dell’immagine 1 sia di aiuto nel trovare la strategia ottimale al servizio, il caso più facile da considerare è quello in cui il giocatore al servizio può servire solo la prima. Viene cioè eliminata la seconda di servizio.

In un tennis con un solo servizio a disposizione, la probabilità di vincere un punto può essere espressa da questa probabilità condizionale:

P(Vittoria) = P(Servizio valido) × P(Vittoria | Servizio valido)

La probabilità di vincere un punto al servizio è data dalla probabilità condizionale di vincere il punto dopo aver servito un servizio valido. Queste due componenti descrivono esattamente la “curva-y”.

E’ possibile quindi ridurre il problema al calcolo di un solo parametro (cioè servire un servizio valido), sostituendo la probabilità di vittoria quando un servizio è valido con la “curva-y”. Se si riesce in questo, si tratta poi solo di fare una piccola differenziazione per trovare il livello di rischio che massimizza la probabilità di vincere il punto. Questo ci permetterebbe anche di definire “efficiente” il giocatore al servizio che segue una strategia ottimale.

Matematicamente, se si usa il simbolo “*” per rappresentare la migliore percentuale possibile (ottimale) di punti vinti al servizio, si ottiene:

Efficienza = P(Vittoria) / P(Vittoria)*

Per avere il massimo rendimento dal servizio, qualsiasi giocatore vorrebbe un risultato della formula il più possibile vicino a 1.

Stimare l’efficienza al servizio

Due aspetti rendono complicato lo studio della strategia ottimale al servizio. Da un lato, ci sono due servizi nel tennis. Dall’altro, non sappiamo come si presenti la “curva-y”. Il primo problema si risolve abbastanza velocemente estendendo il caso illustrato in precedenza alla situazione di doppio servizio.

Il secondo problema è più complesso da affrontare. Se volessimo veramente conoscere la “curva-y” di un giocatore al servizio (e ipotizzo che la curva rischio-rendimento di ciascun giocatore abbia una forma leggermente diversa), dovremmo fare un esperimento per raccogliere i dati necessari alla sua costruzione: il giocatore al servizio dovrebbe servire indicando all’avversario, per ogni servizio, le sue intenzioni (“Tiro forte e centrale” o “Tiro esterno con molto effetto”, etc), in modo da accumulare molte osservazioni sulla stessa tipologia di servizio, registrare quanto spesso il servizio è valido e quante volte il punto è stato poi vinto contro quell’avversario.

In assenza di un esperimento di questo tipo, Klaassen e Magnus hanno preso in considerazione un numero di curve ipotetiche utilizzando una distribuzione a legge di potenza. Hanno poi definito la percentuale di punti vinti e la percentuale di prime di servizio valide come un punto, e gli stessi numeri sulle seconde di servizio come un altro punto. In questo modo sono stati in grado di identificare tutti i parametri della curva ad eccezione della forma. Anche se può sembrare un elemento fondamentale, i due autori non considerano la forma così importante per definire l’efficienza di un giocatore, perché la massima probabilità di vincere un punto al servizio non subisce grossi cambiamenti anche in presenza di grandi variazioni nel parametro forma.

Pur con delle riserve, prendiamo per valido l’approccio di Klaassen e Magnus. Cosa hanno trovato?

Utilizzando le medie osservate (sui servizi validi e sui punti vinti al servizio) sulla prima e sulla seconda di servizio, hanno concluso che l’efficienza al servizio sul circuito maschile è del 98.9%, mentre è del 98.0% sul circuito femminile. Da cui hanno tratto che: “C’è un efficienza molto alta, ma non è un’efficienza totale, quindi rigettiamo l’ipotesi”.
Una rivisitazione dell’efficienza al servizio

Se applichiamo la stessa metodologia al tennis moderno, otterremmo la seguente “curva-y” per gli uomini:

Prob (Vittoria | x) = γ0 − γ1 × x3

e una curva simile per le donne,

Prob (Vittoria | x) = γ0 − γ1 × x3.8.

In entrambi i casi, il valore x è la proporzione dei servizi validi, che si pone a complemento del rischio del servizio. Una volta definite le due funzioni, è possibile ottimizzare la probabilità di vincere un punto al servizio per un giocatore o una giocatrice, rispetto alle caratteristiche della loro prima e seconda di servizio. Prendendo come campione tutte le partite giocate dal 2012 al 2014, possiamo confrontare le risultanze di questo metodo di pensiero sulla strategia ottimale di servizio rispetto all’efficienza al servizio dei giocatori di vertice.

L’immagine 2 mostra che l’efficienza media per il circuito maschile è del 98% (nella versione originale è possibile visualizzare i nomi dei singoli giocatori puntando il mouse sui cerchi, n.d.t.). E’ un dato perfettamente in linea con quanto calcolato da Klaassen e Magnus e che porta alla stessa conclusione, per cui la maggior parte dei giocatori è inefficiente al servizio di uno o due punti percentuali sulla prestazione ottimale.

IMMAGINE 2 – Efficienza al servizio nel circuito maschile

L’immagine 3 mostra che l’efficienza media per il circuito femminile basata sulle partite dal 2012 al 2014 è stata del 97%, che, seppur di un punto percentuale, è più bassa di quella maschile da una strategia ottimale al servizio. E’ interessante notare che un estremo è rappresentato da Victoria Azarenka la quale, secondo l’analisi di Klaassen e Magnus, è più lontana dalla sua percentuale ottimale di punti vinti al servizio rispetto ad altre giocatrici. Azarenka ha una percentuale attesa ottimale di punti vinti al servizio del 69.5% (anche più alta di quella di Williams!), mentre la sua percentuale effettiva nel periodo di riferimento è stata solo del 54%. Naturalmente, questo potrebbe voler anche dire che la media “curva-y” non è una buona rappresentazione dell’efficienza al servizio di Azarenka.

IMMAGINE 3 – Efficienza al servizio nel circuito femminile

Riepilogo

Il Mito 14 fornisce spunti di riflessione su come provare a costruire un modello che cerchi di rappresentare la strategia ottimale al servizio. Per quanto i due autori presentino risultati interessanti a dimostrazione del fatto che, generalmente, i giocatori non utilizzino una strategia di servizio ottimale – coerentemente ad esempio con altri studi che suggeriscono come i giocatori siano troppo conservativi sulla seconda di servizio -, rimane un alone di magia sul modo in cui è stata elaborata la curva rischio-rendimento. Se si riuscisse a trovare una stima più diretta della curva rischio-rendimento per i singoli giocatori, sarebbe un passo avanti estremamente significativo per la definizione della strategia ottimale al servizio.

Klaassen & Magnus’s 22 Myths of Tennis— Myth 14

Nella rivalità con Nadal, il rovescio di Federer è diventato un’arma?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 17 marzo 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Chi tra gli appassionati di tennis ha pensato che la vittoria di Roger Federer su Rafael Nadal nella finale degli Australian Open 2017 fosse solo attribuibile al caso visto il dominio di Nadal negli scontri diretti, dovrà ricredersi dopo la schiacciante vittoria di Federer negli ottavi di finale all’Indian Wells Masters 2017, che lascia ben sperare i suoi tifosi per la stagione in corso.

Federer ha battuto Nadal in due set in poco più di un’ora, salvando l’unica palla break concessa e trasformando quattro delle cinque a suo favore. La sopravvivenza in quello che è stato definito il quarto della morte è sembrata in realtà una passeggiata per Federer. Lo stesso Nadal ha ammesso di essere stato demolito.

Con due vittorie di fila nel 2017 su un avversario che molto spesso ha avuto la meglio in passato, tutti si chiedono come, all’età di 35 anni, Federer sia riuscito a raggiungere, almeno in questa fase, il punto di svolta nella rivalità con Nadal.

Molti, tra cui Chris Clarey del New York Times e Jeff Sackmann di TennisAbstract, hanno evidenziato nel rovescio di Federer una componente chiave del suo ritrovato successo. In passato, con il rovescio a una mano Federer faticava ad addomesticare l’estrema altezza e rotazione del servizio di Nadal e dei suoi colpi di scambio. Nelle ultime due partite invece, il suo rovescio è stato più un’arma a disposizione che un punto debole.

Uno sguardo alle tendenze nelle loro partite agli Australian Open dal 2012 in avanti può fornire dettagli per rispondere alla domanda. Come mostrato dall’immagine 1, si osserva in primo luogo che la velocità del rovescio di Federer è cresciuta significativamente dal 2012 al 2017, sia nella risposta al servizio, sia nei colpi giocati durante lo scambio (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse su ciascun cerchio, n.d.t.). Per la risposta al servizio, la mediana della velocità del rovescio è salita da 102 km/h nel 2012 a 106 km/h nel 2017. Nei colpi di scambio, l’incremento è ancora più marcato, con la mediana della velocità del rovescio che è aumentata, sempre nello stesso periodo, da 111 km/h a 120 km/h.

IMMAGINE 1 – Il rovescio di Federer contro Nadal è diventato più veloce

Inoltre, analizzando l’altezza con cui la pallina supera la rete, si osserva anche un cambiamento nella tipologia del rovescio di Federer. Dagli Australian Open 2012, il rovescio di Federer nella risposta al servizio di Nadal ha superato la rete con altezza decrescente di quasi il 25%, come mostrato dall’immagine 2. Negli scambi invece, il rovescio ha superato la rete a un’altezza inferiore del 15%, sempre per il periodo considerato.

IMMAGINE 2 – Il rovescio di Federer contro Nadal è diventato più piatto

Sono entrambe indicazioni del fatto che Federer abbia colpito il rovescio con più velocità e con minore effetto contro Nadal nel 2017 di quanto abbia fatto nei loro scontri diretti nei precedenti 5 anni. Come ci è riuscito?

Una spiegazione risiede nella volontà di Federer di rinunciare al rovescio difensivo tagliato anticipando l’impatto con la pallina da una posizione in campo più interna. Le statistiche raccolte da TennisAbstract supportano questa conclusione. Se mettiamo a confronto la semifinale degli Australian Open 2014 con gli ottavi di finale all’Indian Wells Masters 2017, osserviamo che la frequenza con cui Federer colpisce il rovescio tagliato si è ridotta del 50%.

I benefici di una strategia così offensiva erano sicuramente già noti a Federer tre anni fa. Sembra solo che ci sia voluto del tempo prima di renderla attuabile. Se questo sia legato all’arrivo di Ivan Ljubicic come allenatore, a una racchetta dal piatto corde più ampio, a una prospettiva più rilassata sulla carriera o ad altri fattori, rimane un argomento aperto a congetture.

In Federer-Nadal Rivalry, Has the Federer Backhand Become a Weapon?

I 22 miti del tennis di Klaassen & Magnus – Mito 13 (sulla seconda di servizio come misura della bravura)

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 4 giugno 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Un’analisi del Mito 12.

Le magliette zebrate e le partite consecutive senza il giorno di riposo non sono state le sole stranezze del Roland Garros 2016. La pioggia incessante si è abbattuta come una catastrofe sul programma, aumentando la pressione a cui i giocatori sono normalmente sottoposti durante uno dei quattro tornei più importanti della stagione (e alcuni non hanno esitato a dare voce alla loro disapprovazione). In conseguenza, le capacità di adattamento e resistenza sono risultate più importanti per l’avanzamento del turno di quanto già non succeda in condizioni di regolare svolgimento.

Va però detto che, anche una volta azzerata la variabile meteorologica, il dibattito per individuare le caratteristiche più significative necessarie a diventare un campione rimane sempre molto acceso. Nel mito di oggi, Klaassen e Magnus provano a dare un’interpretazione, seppur parziale, della vicenda, mettendo a confronto la bravura dei giocatori nella prima e nella seconda di servizio.

Mito 13: “Il livello di bravura di un giocatore o di una giocatrice è definito dalla sua seconda di servizio”

Questa definizione del Mito 13 è un altro modo per dire che la seconda di servizio è una misura più accurata della bravura di un giocatore o di una giocatrice rispetto a quanto lo sia la prima di servizio. Chiaramente, la seconda di servizio rappresenta una situazione di maggiore vulnerabilità, aspetto che potrebbe suggerire che i giocatori in grado di vincere più punti con la seconda di servizio siano generalmente anche quelli che vincono più partite in assoluto. Di converso, i giocatori con un’alta percentuale di buone prime di servizio possono non dover essere altrettanto, o meno, efficaci quando devono servire la seconda. Quindi, prendere una posizione di difesa nei confronti del Mito 13 non è immediatamente ovvio. 

E’ frustrante notare che, quando Klaassen e Magnus hanno affrontato la questione in Analyzing Wimbledon, la risposta dei diversi metodi applicati non è stata univoca. La differenza risiede nel modo in cui i due autori determinano la bravura dei giocatori. Quando è la classifica a essere utilizzata, si osserva una corrispondenza maggiore tra le prestazioni con la prima di servizio che con la seconda di servizio. Tuttavia, quando si mette in correlazione la prima e la seconda di servizio con la differenza di classifica dei giocatori, si ottiene una corrispondenza di verso opposto per gli uomini – vale a dire che le seconde di servizio differiscono in misura maggiore della differenza di classifica fra i giocatori considerati di quanto non lo facciano le prime di servizio – mentre non risultano differenze fra le correlazioni tra prima e seconda di servizio con la classifica nel caso delle donne. Va ricordato che si tratta sempre di partite relative solo a Wimbledon. 

Una rivisitazione del Mito 13 per il circuito maschile

In presenza di risultati divergenti, Klaassen e Magnus si fermano e concludono che non ci sono prove sufficienti per stabilire la superiorità o l’inferiorità della seconda di servizio come misura della bravura di un giocatore. Diventa quindi uno di quei temi per i quali molto dipende dal modo in cui effettivamente viene misurata la bravura. 

Come altre volte in passato, quando si tratta di determinare la bravura, la mia preferenza è per il sistema di valutazione Elo rispetto alle classifiche ufficiali, poiché Elo è più accurato nell’assegnare ai giocatori il giusto merito per vittorie importanti nella stessa maniera in cui li penalizza per sconfitte sorprendenti. Se il Mito 13 è corretto, dovremmo attenderci una correlazione più forte tra la differenza nelle valutazione Elo e i punti ottenuti con la seconda di servizio rispetto ai punti ottenuti con la prima di servizio. Cosa indicano i dati relativi alle partite del circuito maschile e del circuito femminile degli ultimi 5 anni?

L’immagine 1 riassume le differenze tra la valutazione Elo di un giocatore (asse delle Y) e la percentuale di punti vinti con la prima e con la seconda di servizio. I due riquadri superiori mostrano la relazione per tutte le partite nel periodo tra il 2010 e il 2015, mentre i riquadri inferiori si riferiscono solamente alle partite di Wimbledon, così da rendere il confronto con l’analisi di Klaassen e Magnus più omogeneo. Riguardo a tutte le partite, si osserva una correlazione positiva con la differenza di bravura dei giocatori – secondo la valutazione Elo – per entrambi i servizi, ma esiste una correlazione leggermente più forte con la prima di servizio. Difatti, la correlazione con la prima di servizio è 0.35 (intervallo di confidenza al 95% = 0.33-0.37) rispetto alla correlazione con la seconda di servizio pari a 0.31 (intervallo di confidenza al 95% = 0.29-0.34).

La prima di servizio dunque sembra avere una minima superiorità sulla seconda di servizio come indicatore di bravura, contrariamente a quanto affermato dal Mito 13.

IMMAGINE 1 – Valutazioni Elo per il circuito maschile e prima e seconda di servizio

Per il torneo di Wimbledon però la situazione è diversa. Entrambi i servizi sembrano possedere la medesima relazione statistica, la prima di servizio con una correlazione dello 0.36 (intervallo di confidenza al 95% = 0.29-0.43) e la seconda dello 0.39 (intervallo di confidenza al 95% = 0.32-0.45). Ci sono anche segnali che sull’erba la seconda di servizio sia più importante della prima, in linea con quanto trovato da Klaassen e Magnus.   

Una rivisitazione del Mito 13 per il circuito femminile

Cosa si può dire per il tennis femminile nel quale solitamente la prima di servizio è meno dominante? Utilizzando la stessa metodologia basata sulle valutazioni Elo, è ancora più evidente che la prima di servizio è un indicatore di bravura più forte per tutte le partite. L’immagine 2 mostra una correlazione con la prima di servizio dello 0.35 (intervallo di confidenza al 95% = 0.32-0.37) rispetto a una dello 0.26 per la seconda di servizio (intervallo di confidenza al 95% = 0.24-0.28).

IMMAGINE 2 – Valutazioni Elo per il circuito femminile e prima e seconda di servizio

A differenza del circuito maschile, nel caso delle donne questa relazione rimane fondamentalmente identica a Wimbledon. I risultati suggeriscono quindi che, complessivamente, la prima di servizio è in genere l’aspetto più importante per distinguere tra i professionisti il livello di bravura dei giocatori, ma la seconda di servizio acquisisce maggiore importanza quando la superficie è veloce ed è diffusa un’alta qualità nella prima di servizio.

Queste rimangono però considerazioni teoriche in un torneo come il Roland Garros 2016, nel quale è più probabile che i vincitori emergano tra quei giocatori capaci di resistere allo sforzo di partite in giorni consecutivi e di non lasciarsi intimidire dalle condizioni pesanti del campo e delle palline.

Klaassen & Magnus’s 22 Myths of Tennis— Myth 13

Sotto pressione, il servizio di Nadal è più prevedibile

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 28 gennaio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Rafael Nadal si è qualificato per la finale di singolare maschile degli Australian Open 2017 battendo Grigor Dimitrov in una incredibile partita di cinque set che è durata più di quattro ore. Dei molti spunti offerti dalla partita, quello che più mi ha colpito (anche in ottica di finale) è stato il servizio di Nadal.

Uno degli aspetti del gioco di Nadal che più mi sembra essere migliorato all’inizio del 2017 è appunto il servizio. Durante questa edizione degli Australian Open, Nadal ha servito e vinto punti con la prima intorno, o oltre, al 75%, cioè quanto fatto da John Isner e Ivo Karlovic. Il merito di questi risultati non è nella maggiore velocità o accuratezza del servizio, ma nella sua imprevedibilità. Per molto tempo, gli avversari di Nadal sapevano che avrebbe servito sul rovescio (in presenza di un destrimane) la maggior parte delle volte. Quest’anno non è stato così.

Nonostante però l’acquisita varietà, è risaputo che il gioco di Nadal può andare in crisi sotto pressione. Durante la telecronaca della semifinale, Jim Courier ha fatto un commento molto interessante quando ha detto che Nadal era ritornato a traiettorie di servizio più prevedibili dopo aver perso il secondo set. Era giusta l’osservazione di Courier?

IMMAGINE 1 – Preferenza di Nadal a servire la prima sul rovescio dell’avversario

Nelle precedenti edizioni degli Australian Open si osserva che la frequenza con cui Nadal ha servito seguendo la sua preferenza per il rovescio dell’avversario (servizio esterno sul lato dei vantaggi e servizio al centro sul lato della parità) è stata generalmente di 3 volte superiore, come mostrato nell’immagine 1 (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sui cerchi, n.d.t.). Tuttavia, in partite combattute al meglio dei 5 set, la prevedibilità di questa scelta è aumentata drammaticamente.

Quest’anno, la prevedibilità di Nadal, fino alla semifinale, è stata contenuta, rendendo il suo servizio molto più efficace. Nella semifinale però, la sua strategia è diventata vulnerabile sotto pressione, come suggerito da Courier. Dopo aver perso il secondo set, Nadal si è rifugiato nella sicurezza delle sue abitudini, preferendo servire al centro, sul lato dalla parità, 5 volte più frequentemente. Nel quarto e nel quinto set è stato meno prevedibile sul lato della parità, ma più prevedibile su quello dei vantaggi.

Nadal is More Predictable on Serve Under Pressure

I 22 miti del tennis di Klaassen & Magnus – Mito 12 (sulla competitività del tennis maschile rispetto a quello femminile)

di Stephanie Kovalchik

Pubblicato il 21 maggio 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Un’analisi del Mito 11.

Molti sostengono che il tennis maschile sia più competitivo di quello femminile. E’ ancora valida questa assunzione di fronte all’alternanza di risultati tra le donne nella prima metà della stagione 2016? Soprattutto, qual’è il punto di partenza per stabilire cosa voglia dire per un circuito professionistico essere “competitivo”? Questo è l’esatto interrogativo al centro del Mito 12 dei 22 miti del tennis di Klaassen e Magnus.

Mito 12: “Il tennis maschile è più competitivo di quello femminile”

Nel loro classico Analyzing Wimbledon, i due autori affrontano l’eterna questione della competitività relativa del circuito maschile e di quello femminile, concludendo che il tennis maschile è più competitivo per due ordini di motivi. Il primo fa riferimento alla frequenza con cui le prime 16 teste di serie nei tornei dello Slam raggiungono il turno atteso (cioè gli ottavi di finale). In altre parole, è un criterio che si lega essenzialmente alle sconfitte a sorpresa negli Slam, per il quale, secondo la logica, maggiori sono le sconfitte a sorpresa, più alto è il livello competitivo dei partecipanti.

Analizzando la frequenza delle sconfitte a sorpresa per le prime 16 teste di serie nel periodo tra il 1990 e il 2012, Klaassen e Magnus hanno trovato che nella maggior parte degli anni un numero maggiore tra le 16 teste di serie femminili è arrivato agli ottavi di finale, un risultato che depone a favore di una più alta competitività in campo maschile. Tuttavia, se si osservano gli ultimi cinque anni come mostra l’immagine 1, si nota come il rapporto si sia invertito. In questo periodo infatti circa il 60% delle prime 16 teste di serie maschili ha raggiunto gli ottavi di finale, mentre l’equivalente valore tra le donne è stato vicino al 50%.

IMMAGINE 1 – Prime 16 teste di serie nei tornei Slam a raggiungere il turno atteso

Si potrebbe dire quindi che la conclusione di Klaassen e Magnus era corretta ma che per l’attuale generazione di giocatori le dinamiche sono cambiate. E’ anche vero che utilizzare le sconfitte a sorpresa delle prime 16 teste di serie per stabilire la competitività di un circuito è una modalità alquanto strana. Le teste di serie sono un modello rappresentativo imperfetto della bravura di un giocatore o una giocatrice, e mettere a confronto sconfitte a sorpresa tra uomini e donne è inadeguato vista l’importante differenza di format della partita, al meglio dei cinque set per gli uomini e al meglio dei tre per le donne. Ho mostrato, come altri autori, che il numero di set da giocare per vincere una partita ha un ruolo primario e rende discutibile fare confronti tra generi considerando solo gli Slam.

A evidenza di questo è sufficiente utilizzare la stessa analisi per i tornei appena inferiori agli Slam per importanza (i Masters 1000 per gli uomini e i Premier per le donne), nei quali il format è al meglio dei tre set. L’immagine 2 mostra che la differenza tra i due circuiti è molto inferiore e che la “competitività” si è alternata nel tempo apparentemente in modo del tutto casuale.

IMMAGINE 2 – Prime 16 teste di serie nei tornei Masters / Premier a raggiungere il turno atteso

Una misura più accurata della bravura di un giocatore

La competitività è un tema di previsioni: se il livello di giocatori di un circuito è alto, prevedere il risultato di una partita dovrebbe essere molto più difficile. Quindi, maggiore il numero di partite di cui è incerto prevedere l’esito, maggiore la competitività del circuito.

Per fare previsioni accurate, è necessario conoscere l’attuale livello di bravura di ciascun giocatore e come la bravura si raffronti a quella altrui. Né le teste di serie né la classifica forniscono indicazioni valide al riguardo. Qualsiasi ragionamento sulla competitività di un circuito che si basi sulla classifica dei giocatori è fallato in partenza, perché ipotizza che la classifica sia “buona abbastanza” per valutare la bravura di un giocatore.

Il secondo motivo di Klaassen e Magnus a sostegno della maggiore competitività del circuito maschile è viziato da questo errore, perché i due autori utilizzano la combinazione data dalla differenza di classifica con la probabilità di vincere un punto al servizio per stabilire quale dei due circuiti abbia il livello più alto di bravura. Sono convinta che il sistema Elo sia uno strumento molto più affidabile per misurare la bravura di un giocatore.

Dato che la differenza nella valutazione Elo tra due giocatori esprime il probabile esito di una partita, tracciare la grandezza relativa delle valutazioni Elo nel tempo fornisce un quadro del livello di competitività di un circuito. Maggiore la compattezza tra le valutazioni Elo nei giocatori di vertice, maggiore il livello di competitività, perché ogni partita sarà estremamente equilibrata. Maggiore invece la distanza tra valutazioni Elo, maggiore la prevedibilità del circuito.

Uno sguardo a diversi decenni di valutazioni Elo per i 30 giocatori che hanno ottenuto la valutazione più alta in ogni anno considerato fornisce delle interessanti dinamiche per entrambi i circuiti. Prima degli anni 2000, il circuito maschile era fortemente denso di qualità, specialmente nel periodo di transizione tra l’era di Andre Agassi e Pete Sampras e quella dei Big Four (Roger Federer, Novak Djokovic, Rafael Nadal, Andy Murray). Durante lo stesso periodo, il circuito femminile era invece caratterizzato da una maggiore debolezza tra le giocatrici di rincalzo, con quelle di vertice in grado di distanziarsene in modo evidente. Nell’ultima decade però il circuito femminile è arrivato, in termini di distanza tra valutazioni Elo, ad assomigliare a quello maschile. E da quanto visto negli ultimi anni, sembra che entrambi i circuiti siano ugualmente competitivi tra giocatori e giocatrici di vertice.

IMMAGINE 3 – Tendenze dei primi 30 giocatori e giocatrici secondo il sistema Elo nei rispettivi circuiti

Il messaggio chiave di questa rivisitazione del Mito 12 arriva dal rendersi conto che la competitività di un circuito è un concetto molto dinamico. Rileggendo il capitolo scritto da Klaassen e Magnus, si ha la percezione che per i due autori la competitività sia una connotazione intrinseca e prefissata di un circuito. In realtà, la domanda non è quale dei due circuiti sia il più competitivo, ma quali caratteristiche possiede al momento la competitività di un circuito.

Competitività contro Regolarità

C’è un’ironia di fondo in questa discussione tra competitività del circuito maschile e femminile: se la competitività è una questione di imprevedibilità di un circuito, allora dovrebbe essere l’opposto della regolarità, perché maggiore la regolarità di risultati dei giocatori di vertice, più facile è fare previsioni sull’esito di una partita.

Nonostante questo, tutto l’ambiente tennistico (e a quanto pare anche Klaassen e Magnus sono purtroppo caduti in questa trappola) sembra intenzionato a far credere che il circuito maschile non solo sia più competitivo di quello femminile, ma sia anche il circuito con maggiore regolarità. Come è possibile che abbia il meglio dei due mondi? O durante le telecronache delle partite deve essere fatta chiarezza sulla terminologia o i commentatori stessi devono riconoscere che, a questo riguardo, stanno mancando di rispetto nei confronti del tennis femminile.

Klaassen & Magnus’s 22 Myths of Tennis— Myth 12