Come è stata vinta la finale degli Australian Open 2017

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 15 gennaio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Se siete rimasti sopraffatti dalla finale degli Australian Open 2017 tra Roger Federer e Rafael Nadal, la loro 35esima partita, come me ne rivivrete le emozioni anche nei giorni successivi. All’inizio del torneo, Federer aveva solo il 3% di probabilità di vittoria, mentre Nadal era ancora più sfavorito con solo l’1.5%. Entrambi quindi sono riusciti ad andare contro un pronostico per il quale non sarebbero dovuti arrivare in finale e segnare uno dei momenti più importanti della storia del tennis.

Per gli appassionati che seguono i due campioni dalla loro prima partita nel 2004, l’ennesimo confronto secondo le classiche dinamiche avrebbe potuto essere deludente. Di rientro da una stagione di infortuni, Federer e Nadal hanno giocato una partita allo stesso tempo frammentata e brillante. E in presenza di due giocatori che conoscono ormai a memoria i rispettivi stili di gioco ma capaci di mostrare ancora enorme passione per il tennis, ogni nuova partita in un torneo dello Slam è in qualche modo più speciale della precedente.

Nonostante il pesante record negativo di Federer nei confronti di Nadal (11 sconfitte su 23 partite, 0 vittorie su 3 agli Australian Open), la partita è apparsa molto combattuta. E’ sembrato che per ogni set ci fossero diversi momenti di alternanza nel vantaggio psicologico sull’avversario e in più di un’occasione ho pensato che Federer non fosse in grado di rimontare.

L’andamento altalenante della partita mi ha incuriosito nell’indagare le probabilità di vittoria rispetto a ciascun punto della finale. Se analizziamo le probabilità di Federer nel corso della partita, che tipo di risposte otteniamo su quanto la finale sia stata una battaglia di statistiche? O su quanto miracolosa sia stata poi la vittoria di Federer?

All’inizio della partita le probabilità di vittoria erano simili (con il sistema Elo che dava Federer leggermente favorito). Come mostrato nell’immagine 1, il primo e il terzo set hanno avuto identico andamento, con circa il 50% di probabilità di vittoria a testa e con un aumento delle probabilità a favore di Federer negli ultimi game del set (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse su ciascun punto, n.d.t.). Anche il secondo e il quarto set hanno avuto andamento simmetrico, ma in senso opposto, con Nadal cioè che ha ribaltato quanto costruito da Federer nel set precedente.

IMMAGINE 1 – Tabella delle probabilità di vittoria di Federer per la finale degli Australian Open 2017

L’andamento dei primi quattro set riflette quanto osservato da guardando la partita. In molte occasioni è sembrato di rivivere un deja vu, con Federer in grado di ottenere un buon margine per poi sembrare smarrire il controllo della partita, specialmente al servizio.

Quali sono stati quindi i punti più importanti per l’andamento della partita nei primi quattro set?

Nel set 1, il settimo game è stato quello chiave. Federer ha aumentato le sue probabilità di vittoria in misura maggiore quanto è andato 15-30 sul servizio di Nadal e ha creato la prima opportunità di break vincendo il punto successivo. Entrambi i punti hanno fatto crescere le probabilità di vittoria di Federer di 10 punti percentuali. E la sua immediata conversione della palla break è ha dato l’impressione che non ci sarebbero stati costosi passaggi a vuoto come nella finale degli US Open 2015.

Il set 2 ha ribaltato il duro lavoro fatto da Federer nel set 1 dopo appena 4 game. Alla fine del quarto game, con Nadal avanti di due break, le probabilità di vittoria di Federer erano scese al 50%. Sebbene il break in suo favore nel quinto game gli ha permesso di recuperare qualche punto percentuale, la sconfitta nel set 2 ha riallineato le probabilità di vittoria all’inizio del set 3.

Il primo game del set 3 è stato uno dei più lunghi. Federer ha fatto vedere di non aver abbandonato la partita quando ha salvato 3 palle break nei 14 punti di durata del game. E’ interessante notare che Nadal ha dovuto fare la stessa cosa nel quarto game per evitare di subire un secondo break nelle fasi iniziali del set. Tuttavia, a quel punto Federer era già salito sopra il 75% di probabilità di vittoria e continuava a mostrare lo stesso atteggiamento di fiducia avuto nel set 1.

Il set 4 ha riportato la partita indietro nel tempo. In vantaggio due set a uno, Federer ha subito un passaggio a vuoto ed è stato il primo a subire il break, nel quarto gioco, dal quale non si è ripreso. Nadal ha avuto poca pressione al servizio e ha chiuso il set. All’inizio del quinto game del set 5, la partita sembrava per Federer ormai compromessa.

Il set 5

Dopo un’altra interruzione medica tra il set 4 e il set 5 che ha generato qualche polemica, Federer ha ripreso il gioco subendo il break nel primo game. Con Nadal che come al solito sembrava possedere energie per giocare altri cinque set, in pochi avrebbero potuto immaginare che questo sarebbe stato il set da montagne russe della partita. Con le sue probabilità di vittoria ridotte al 25%, Federer è riuscito a creare 3 palle break nel secondo game che non ha però poi convertito.

IMMAGINE 2 – Tabella delle probabilità di vittoria per Federer nel set 5 della finale degli Australian Open 2017

Nonostante le opportunità mancate, che devono aver pesato come un macigno, con un efficiente game di servizio Federer ha recuperato la speranza di poter fare affidamento sulla sua forma e volontà per compiere il miracolo. Ha di nuovo ottenuto un palla break nel successivo game di servizio di Nadal, il quarto game del set. Ancora una volta Nadal ha negato a Federer l’opportunità. Ma Federer ha risposto tenendo Nadal a freno e chiudendo facilmente il servizio nel game successivo.

Solo nel sesto game Federer è finalmente riuscito a sfruttare l’opportunità di fare il break tra le tante che aveva sino a quel momento creato. Federer si è trovato in una buona situazione di punteggio sul 30-40, ma con un vincente di dritto Nadal ha ristabilito la parità che si è protratta per diversi punti e che più volte in precedenza si era conclusa con la vittoria del game da parte di Nadal. Sebbene ci si aspettasse che Nadal sfruttasse la debolezza del rovescio di Federer, è stato proprio un brillante vincente di rovescio che ha dato a Federer la seconda palla break e la prima di sei – ottenute nel set 5 – che è riuscito a convertire.

Dopo un altro solido game di servizio da parte di Federer, il settimo game del set, è stato lui a mettere pressione, aspetto intuibile dalla profondità dei colpi a rimbalzo di Nadal. Più infatti Federer si avvicinava al finale di partita, più si accorciavano i colpi di Nadal. Sfruttando però le sue infinite qualità difensive, Nadal è riuscito a salvare quattro delle cinque palle break offerte a Federer, subendo il break solo quando Federer lo ha costretto a due errori di dritto consecutivi.

Stranamente, è stato il sistema Hawk Eye ad assumere un ruolo di primo piano nell’ultimo game della partita. Ci sono state 3 chiamate che sono arrivate tutte sui match point. Due sono andate a favore di Federer, compresa la chiamata finale sul vincente di dritto di Federer che era più una preghiera di Nadal che un colpo effettivamente a rischio di essere fuori. E’ stato un finale imprevisto di una serata in cui la 17esima testa di serie ha ottenuto il suo Slam numero 18 nella sua 100esima partita agli Australian Open. E’ stata una pietra miliare per Federer che i suoi tifosi ricorderanno per anni con emozione.

How the 2017 Australian Open Men’s Final Was Won

I 22 miti del tennis di Klaassen & Magnus – Mito 7 (sul doppio fallo)

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 19 aprile 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Un’analisi del Mito 6.

Con l’uscita di Novak Djokovic al secondo turno e quella di Roger Federer nei quarti di finale, il Monte Carlo Masters 2016 ha riservato una finale a sorpresa tra Rafael Nadal e Gael Monfils, che hanno comunque disputato una partita emozionante. I primi due set sono stati estremamente combattuti, con un punteggio alternato di 7-5 a seguito di diversi lunghi scambi in più di due ore di gioco, prima della vittoria di Nadal nel terzo set.

Il punteggio era così ravvicinato nei primi due set che ogni scambio ha avuto più importanza del solito. La minima distrazione rischiava di essere decisiva e lo stesso livello espresso dai giocatori rendeva estreme le conseguenze dei doppi falli nei momenti chiave. Alla fine del secondo set, Monfils aveva perso 5 punti al servizio per altrettanti doppi falli commessi e Nadal 4. Alcuni di quei doppi falli avevano concesso il break all’avversario, e quello più pesante di Monfils aveva permesso a Nadal di vincere il primo set. Nonostante questo, Monfils aveva comunque mantenuto la concentrazione per recuperare e vincere il secondo.

Non sempre i doppi falli rivestono la stessa importanza come nella finale del Monte Carlo Masters, ma continuano a fornire una chiave di lettura molto interessante del lato psicologico di un giocatore. Ad esempio, di fronte a una seconda di servizio, un giocatore decide di rischiare cercando la linea o di essere più conservativo? O spedisce la pallina in rete perché non riesce a reggere la tensione?

Anche se non è possibile conoscere le intenzioni di un giocatore al servizio prima della battuta e nemmeno se, in uno specifico doppio fallo, la decisione era quella di rischiare con una seconda più aggressiva o se semplicemente è arrivato un errore per la tensione, sappiamo di certo che un giocatore non ha alcuna intenzione di concedere un punto gratuito all’avversario. Questo rende la frequenza con cui viene commesso un doppio fallo la misura minima dell’errore decisionale di un giocatore.

Mito 7: “La probabilità di un doppio fallo è la stessa tra singolare maschile e singolare femminile”

Nel Mito 7 del classico della letteratura statistica sul tennis Analyzing Wimbledon di Klaassen e Magnus, gli autori si sono chiesti se la frequenza dei doppi falli sia la stessa tra uomini e donne. Come visto nell’analisi del Mito 6 sulla percentuale dei servizi validi, Klaassen e Magnus sono arrivati alla conclusione, per loro degna di nota, che uomini e donne – almeno rispetto alle prestazioni al servizio a Wimbledon – hanno avuto una frequenza di doppi falli di circa il 5.5%.

Hanno anche osservato che la frequenza di doppi falli tra gli uomini è diminuita tra il 1990 e il 2010, mentre la frequenza tra le donne sembra essere rimasta stabile. Questo rende più complicato trarre una conclusione definitiva sulla vicinanza della frequenza di doppi falli tra uomini e donne, perché suggerisce che la risposta vari in funzione dell’orientamento dell’analisi.

Come illustrato nell’immagine 1, potendo usufruire di un campione di dati che include tutte le partite del circuito maschile e femminile tra il 2006 e il 2014, ho analizzato nuovamente la tematica e trovato una differenza molto più marcata nella frequenza di doppi falli tra uomini e donne. Sul cemento e sulla terra, la probabilità che un punto al servizio diventi un doppio fallo è stata di circa il 5% per le donne ma solamente vicina al 3% per gli uomini. Una recente analisi del Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis, ha evidenziato una simile dinamica durante le edizioni degli Australian Open tra il 2012 e il 2014, nelle quali le giocatrici hanno avuto una frequenza di doppi falli sui punti al servizio quasi doppia rispetto a quella degli uomini.
La tendenza appare relativamente stabile, tranne per le partite sull’erba, dove i doppi falli sono in diminuzione per il circuito femminile, avvicinandosi alla frequenza registrata dagli uomini.

IMMAGINE 1 – Frequenza dei doppi falli

Nonostante l’analisi evidenzi la presenza di cambiamenti sostanziali avvenuti dal periodo di riferimento per lo studio di Klaassen e Magnus, rimangono ancora questioni aperte. Si potrebbe essere tentati, ad esempio, di concludere che i giocatori di vertice hanno una migliore precisione al servizio. E’ un’ipotesi valida, ma sarebbe una conclusione prematura senza aver prima analizzato non solo la frequenza dei doppi falli per ciascun circuito, ma anche quando viene commesso un doppio fallo.

Sappiamo infatti che non tutti i punti in una partita hanno la stessa importanza. In alcune circostanze il giocatore al servizio potrebbe derivare un vantaggio strategico da una situazione di punteggio favorevole e rischiare una seconda di servizio più aggressiva. Anche se un giocatore commette doppio fallo, comunque potrebbe sempre adottare una strategia vincente mettendo pressione all’avversario con il servizio. Precedenti analisi hanno mostrato che probabilmente i giocatori al servizio sono eccessivamente cauti sulla seconda. Può essere, quindi, che una frequenza leggermente più alta di doppi falli non sia del tutto negativa se il doppio fallo riguarda punti privi di una vera conseguenza. E forse il quesito a cui dovremmo dare risposta non è semplicemente se i doppi falli sono più frequenti tra le donne, ma se è più frequente un doppio fallo alla Monfils, con il quale il set si conclude a favore dell’avversario.

Klaassen & Magnus’s 22 Myths of Tennis— Myth 7

I 22 miti del tennis di Klaassen & Magnus – Mito 6 (sulla validità del servizio)

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 9 aprile 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Un’analisi del Mito 5.

Le dichiarazioni marcatamente sessiste rilasciate da Raymond Moore durante l’Indian Wells Masters 2016 – che lo hanno poi costretto a dare le dimissioni da direttore del torneo – hanno portato alla ribalta il problema della disparità tra sessi nel tennis con maggiore intensità rispetto alla diplomazia caratteristica di simili momenti istituzionali. Giocatori del passato e del presente hanno prontamente espresso la loro opinione sulla faccenda, seguiti dal solito rimpallo di accuse tra ATP e WTA.

In questo contesto, non sono riuscita a trattenere un moto di imbarazzo di fronte al Mito 6 del classico della letteratura statistica sul tennis Analyzing Wimbledon di Klaassen e Magnus, quello per cui la probabilità che un servizio sia valido è la stessa tra singolare maschile e singolare femminile. Al giorno d’oggi, quando moltissimi dei paragoni tra uomini e donne nel tennis sono un implicito tentativo di ricerca della superiorità di una versione sull’altra e viceversa, qualsiasi specifico raffronto basato sulla diversità di sesso rischia di annoiare oltremodo.

Un confronto però supportato da statistiche concrete permette di comprendere con più precisione quali siano gli elementi in comune tra tennis maschile e femminile e quali siano invece le differenze. Il Mito 6 di Klaassen e Magnus si inserisce nella logica di genuino interesse scientifico per la questione, ed è il motivo per cui ritengo valida una rivisitazione dei risultati da loro ottenuti.

Mito 6: “La probabilità che un servizio sia valido è la stessa tra singolare maschile e singolare femminile”

Con i dati delle partite di singolare tra il 1992 e il 1995 a Wimbledon, Klaassen e Magnus hanno trovato che le donne tendono a mettere più prime di servizio in campo (il 60.8% contro il 59.4% degli uomini) e hanno sostanzialmente la stessa efficacia degli uomini sulle seconde di servizio (l’86.0% contro l’86.4% degli uomini). Considerando che una seconda di servizio non valida comporta automaticamente il doppio fallo, quest’ultima statistica indica anche quanto differisca la probabilità di doppio fallo sulla seconda di servizio tra i due circuiti. Grazie a uno studio accurato sulle prestazioni al servizio a Wimbledon, Klaassen e Magnus concludono che, rispetto a una seconda di servizio, la probabilità di fare doppio fallo è statisticamente identica tra tennis professionistico maschile e femminile, nelle partite singolari.

Il Mito 6 analizza anche la probabilità di fare doppio fallo su un punto al servizio, un aspetto leggermente diverso dalla probabilità di doppio fallo sulla seconda di servizio. Infatti, la probabilità di doppio fallo su un punto al servizio genericamente inteso deve tenere in considerazione quanto spesso un giocatore si trovi a servire la seconda: un’alta percentuale di prime di servizio e/o una bassa percentuale di doppio fallo sulle seconde di servizio potrebbero diminuire la probabilità di fare doppio fallo su un punto al servizio quando il giocatore si appresta a servire.

Klaassen e Magnus non riscontrano differenze sostanziali nella probabilità di doppio fallo su un punto al servizio e descrivono questo risultato come ‘un fatto notevole, che richiede ulteriore indagine’. In assenza di una spiegazione esplicita da parte dei due autori sul perché questo fatto sia degno di attenzione, si può ipotizzare che si aspettassero di osservare una differenza più marcata tra i due circuiti sulla frequenza di doppi falli.

Una rivisitazione del Mito 6

Di fronte ai profondi cambiamenti nell’attrezzatura, nella tenuta fisica dei giocatori e negli stili di gioco rispetto agli anni ’90, ero curiosa di vedere se la frequenza sull’erba di una prima e seconda di servizio valide all’inizio degli anni ’90 potesse avere riscontro anche nel tennis attuale e anche su altre superfici. Utilizzando le statistiche di Tennis Abstract, ho messo insieme le percentuali sulla prima e seconda di servizio di tutte le partite dei primi 100 giocatori del mondo tra il 2006 e il 2014 (il periodo con maggiore completezza di dati sia per l’ATP che per la WTA).

L’immagine 1 mostra la percentuale nella prima di servizio per tipologia di superficie e circuito. La frequenza di una prima di servizio valida è rimasta relativamente stabile sulla terra e sul cemento per entrambi i circuiti, ma le medie si discostano per superficie, con entrambi i circuiti che registrano la percentuale più alta sull’erba e quella più bassa sul cemento. Le differenze non sono importanti (in realtà un punto percentuale al massimo) ma comunque presenti. Negli anni più recenti, le donne hanno avuto un punto percentuale in più sulle prime palle, in percentuale, rispetto agli uomini sulla terra e sul cemento. Le differenze sull’erba sono meno evidenti, specialmente dal 2010 in avanti.

IMMAGINE 1 – Prima di servizio valida

Sull’erba, complessivamente, il circuito femminile ha avuto una percentuale di prime di servizio valide del 63.8%, contro il 63.2% degli uomini. Rispetto ai risultati di Klaassen e Magnus dei primi anni ’90, i due circuiti presentano un’efficienza (intesa come capacità di controllo) con la prima di servizio sempre più ravvicinata.

Relativamente alla percentuale sulla seconda di servizio, la situazione è molto diversa. Il livello di esecuzione è in generale molto elevato, come ci si può attendere da un colpo solitamente conservativo. Se per la prima le percentuali erano intorno al 61-63%, la seconda di servizio si attesta intorno all’86-87% per la WTA e il 91-92% per l’ATP. La terra è la superficie in cui entrambi i circuiti raggiungono la maggiore efficacia, quindi il minor numero di doppi falli. Complessivamente, gli uomini hanno avuto una percentuale sulla seconda di servizio superiore di circa 5 punti percentuali. Il vantaggio è rimasto stabile sulla terra e sul cemento, ma sembra in riduzione sull’erba.

IMMAGINE 2 – Seconda di servizio valida

Rispetto ai primi anni ’90, l’efficienza al servizio, specialmente sulla seconda, presenta dinamiche di altro livello. E’ aumentata la capacità di controllo, ma sono cresciute anche le differenze tra circuiti. E’ difficile evidenziare una singola causa di queste differenze, visto che sono molteplici i fattori che determinano la semplice statistica ‘valida’ o ‘non valida’, tra cui la tecnologia delle racchette, le tipologie di servizio (con effetto, kick, etc.), la propensione a rischiare, etc. Queste analisi confermano però che, nei dibatti tra generi nel tennis, è più sicuro commentare con “è complicato”.

Klaassen & Magnus’s 22 Myths of Tennis— Myth 6

La fortuna del tabellone – Australian Open 2017

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 15 gennaio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Un aspetto interessante del tennis è il percorso univoco che separa ogni testa di serie del torneo dalla vittoria finale. Nel momento della premiazione, quando il vincitore solleva il trofeo, difficilmente pensiamo al ruolo che la fortuna può aver avuto: ma è giusto ignorarla? E qual è effettivamente il ruolo rivestito dalla fortuna?

I tabelloni degli Australian Open 2017 hanno certamente alimentato il dibattito sulla sorte dei giocatori rispetto alla bontà del sorteggio. Tuttavia, questo genere di conversazioni sono solitamente trainate dall’istinto, che sappiamo peccare di incoerenza rispetto a quanto un’analisi oggettiva sia in grado di mostrare. Stabilire l’esito più probabile di 7 turni in un tabellone di 128 giocatori è un calcolo piuttosto impegnativo per chiunque, ma offre anche la possibilità di elaborare qualche numero.

Per valutare il ruolo della fortuna per le prime 4 teste di serie, abbiamo applicato i modelli predittivi del Game Insight Group di Tennis Australia – la federazione australiana di tennis – ai tabelloni del singolare, iniziando con il tabellone effettivo e simulando molti tra gli esiti più probabili in funzione dell’attuale livello di bravura dei giocatori presenti. Successivamente, abbiamo invertito la posizione delle prime 2 teste di serie e generato la stessa simulazione che, da un punto di vista matematico, equivale a domandarsi come sarebbe il tabellone se Andy Murray fosse nel quarto di Novak Djokovic al suo posto e viceversa. Per valutare invece il ruolo della fortuna per le teste di serie 3 e 4, abbiamo iniziato dal tabellone effettivo e scambiato le posizioni solamente di quelle due teste di serie.

Le prime 4 teste di serie del tabellone maschile

L’immagine 1 mostra in che misura ci attendiamo che la fortuna sia determinante per il vincitore del singolare maschile (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sulle barre, n.d.t.). Se Djokovic avesse avuto il quarto di Murray, abbiamo stimato che le sue probabilità di vittoria sarebbero diminuite del 4%. Djokovic sarebbe comunque rimasto il favorito assoluto a prescindere dal tabellone, ma certamente può ringraziare la fortuna per l’aiuto aggiuntivo che ha ricevuto quest’anno.

IMMAGINE 1 – La fortuna del tabellone maschile per le prime 4 teste di serie

Di fronte a questi risultati, il primo pensiero è stato di associare la sfortuna di Murray alla presenza di Roger Federer nello stesso quarto. E’ davvero così?

La tabella seguente mostra le probabilità di Murray per ogni possibile risultato rispetto al tabellone effettivo, e tra parentesi la variazione delle stesse se Murray avesse avuto il tabellone di Djokovic. Una variazione positiva si associa con una maggiore probabilità di sconfitta in quel turno e, di conseguenza, con il fatto che l’avversario che più probabilmente dovrà affrontare sarà anche più bravo. Una variazione negativa sia associa a minori difficoltà di superamento del turno.
Il maggiore ostacolo per Murray è chiaramente il quarto di finale, in cui potrebbe dover giocare contro Federer anche se, analizzando i dati a disposizione, è Kei Nishikori con le maggiori probabilità di raggiungere quel quarto di finale. Se così fosse, battere Nishikori sarebbe più difficile dell’eventuale quarto di finale di Djokovic, quello con Dominic Thiem.

Gli ostacoli maggiori per le teste di serie 3 e 4 si presentano al quarto turno, dove Stanislas Wawrinka dovrà probabilmente affrontare Nick Kygrios, sempre un avversario difficile, visti anche i rapporti non proprio idilliaci tra i due dentro e fuori dal campo. Certamente un quarto turno che Milos Raonic può essere contento di non dover giocare.

Giocat.  1T     2T     3T     4T     QF      SF     F      V
Djokovic 3.04   1.33   4.83   7.21   5.23    8.61   18.34  51.41
         (-2.1) (0.7)  (-2.8) (-0.5) (9.7)   (0.1)  (-1.4) (-3.5)

Murray   1.43   3.31   3.44   11.18  21.49   10.2   24.41  24.54
         (-3.5) (-1.3) (-3.9) (-0.1) (-13.3) (0.7)  (3.2)  (3.9)

Raonic   16.27  17.04  13.87  14.5   14.72   17.44  3.65   2.51
         (-2.0) (-3.0) (-3.6) (7.4)  (1.0)   (-1.2) (2.2)  (-0.1)

Wawrinka 14.8   15.86  11.86  22.26  14.7    14.55  4.22   1.75
         (3.9)  (3.3)  (2.8)  (-7.3) (-0.8)  (-0.7) (-0.9) (-0.2)

Le prime 4 teste di serie del tabellone femminile

Analizzando il tabellone femminile, troviamo che anche la numero 1 Angelique Kerber ha beneficiato della parte di tabellone relativamente più abbordabile. Se il sorteggio avesse invertito tra Kerber e la numero 2 Serena Williams, abbiamo stimato che le possibilità di Williams sarebbero salite dal 35% al 38%.

Se per il tabellone maschile le differenze erano in gran parte attribuibili a uno specifico turno, per il tabellone femminile delle prime due teste di serie sia il secondo turno che il quarto di finale di Williams contribuiscono a rendere il suo percorso molto più complicato, dovendo molto probabilmente affrontare Lucie Safarova al secondo turno e Johanna Konta nei quarti di finale.

IMMAGINE 2 – La fortuna del tabellone femminile per le prime 4 teste di serie

I quarti di Simona Halep e Agnieszka Radwanska sono quelli con la maggiore varietà. Halep ha un possibile quarto turno difficile con Venus Williams, ma poi eviterebbe una possibile semifinale con Serena Williams. Radwanska invece dovrebbe avere un quarto turno gestibile, probabilmente contro Elina Vesnina, ma dovrebbe poi vincere in sequenza quasi certamente contro Karolina Pliskova e Serena Williams per avere anche una possibilità alla vittoria del torneo.

Giocat.   1T     2T     3T     4T     QF     SF     F      V
Williams  9.41   7.52   4.64   8.13   13.56  11.36  10.75  34.36
          (-1.1) (-4.1) (2.2)  (-0.5) (-3.8) (2.8)  (1.2)  (3.2)

Kerber    16.62  5.6    11.14  12     13.46  14.9   13.38  12-9
          (0.7)  (7.4)  (-3.4) (0.03) (2.6)  (-3.6) (-2.1) (-1.6)

Halep     9.48   8.26   14.91  16.57  16.87  13.21  11.14  9.56
          (4.4)  (0.3)  (-2.0) (-5.1) (0.7)  (6.69) (-4.4) (-0.2)

Radwanska 17.05  9.36   14.15  11.59  16.92  17.67  6.04   7.22
          (-6.5) (0.2)  (0.9)  (6.0)  (1.1)  (-5.8) (3.6)  (0.3)

AO 2017 Luck of the Draw

L’impegno – Australian Open Series

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 7 gennaio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

L’undicesimo articolo dell’Australian Open Series.

In questo inizio di anno molti dei migliori giocatori del mondo hanno ripreso il tennis competitivo. Tra quelli su cui gli appassionati hanno grandi aspettative c’è senz’altro Andy Murray, recentemente nominato cavaliere del Regno Unito. Con una stagione memorabile nel 2016, Murray ha raggiunto un traguardo che sembrava impossibile, cioè diventare numero 1 del mondo a spese di Novak Djokovic.

E’ servita una combinazione di eventi affinché riuscisse a superare Djokovic. Molti commentatori e giocatori però attribuiscono la sostanza del successo di Murray all’impegno e all’intensità con cui ha affrontato le partite e gli allenamenti.

L’impegno – il duro lavoro – è un termine spesso oggetto di discussione, e ci sono molte convinzioni sull’identità dei giocatori che non si risparmiano e su quella dei giocatori che invece cercano di ridurre lo sforzo al minimo. Eppure non esiste un indicatore numerico o una metodologia di misurazione dell’impegno nel tennis che sia uniformemente applicabile. Questo rende difficile andare oltre le ipotesi e capire nel dettaglio quanta parte rivesta l’impegno per la carriera di un giocatore.

Insieme ai ricercatori del Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis, abbiamo sviluppato una statistica sull’impegno. Sappiamo bene che l’impegno in una partita è molto più della distanza percorsa in campo. Riguarda infatti anche la velocità e la direzione degli spostamenti, e il numero e l’intensità dei cambi di direzione. Ad esempio, a parità di movimento, spostarsi lateralmente richiede più sforzo di un avanzamento. Inoltre, a parità di durata, cambiare direzione dopo uno sprint di due secondi richiede più energia di una corsa senza interruzioni. Sono tutti fattori che un’affidabile statistica sull’impegno deve tenere in considerazione.

Con i dati raccolti sullo spostamento in campo dei giocatori, siamo in grado di quantificare velocità, direzione e distanza percorsa con un solo numero che misuri, in unità di joule, l’impegno totale profuso in uno scambio. L’immagine 1 mostra l’impegno medio per colpo e l’impegno medio per punto, rispetto a tutti i colpi di uno scambio (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse su ciascuna bolla, n.d.t.). Sulla base delle partite giocate nelle ultime tre edizioni degli Australian Open, dal 2014 al 2016, Murray ha totalizzato l’indice d’impegno più alto, con in media 350 joule spesi per singolo colpo. Considerando che è anche tra i giocatori con gli scambi più lunghi, ha registrato una delle tre medie più alte di joule per scambio (valore che è condizionato dall’indice di impegno del giocatore e dal numero di colpi giocati in un tipico scambio), insieme a David Ferrer e Gilles Simon.

Anche l’intensità di Rafael Nadal lo classifica tra i primi 10, mentre Djokovic e Roger Federer non sono molto dietro, sebbene sia Djokovic ad avere la più alta media d’impegno per scambio dei tre.

IMMAGINE 1 – Indice d’impegno per il tennis maschile, Australian Open 2014-16

Quali sono i giocatori con minore impegno per colpo? Tra i giocatori della parte bassa della classifica ci sono quelli che fanno ampio affidamento sul servizio, come Nicolas Almagro, Ivo Karlovic e John Isner. Curiosamente, un giocatore dal grande servizio come Milos Raonic ha un indice d’impegno per colpo relativamente alto se paragonato a giocatori simili. Sarà interessante vedere come questa distinzione nello stile di gioco di Raonic lo aiuterà nella continuazione della sua carriera.

Per il tennis femminile, gli indici d’impegno sono generalmente più ridotti, in gran parte a causa di un peso corporeo inferiore. Ai recenti Australian Open, tra le giocatrici con un maggiore indice d’impegno troviamo Caroline Wozniacki, Carla Suarez Navarro e Agnieszka Radwanska. Simona Halep e Angelique Kerber sono più in basso nella classifica di impegno per colpo, ma hanno entrambe un alto impegno totale per scambio, con medie superiori ai 1200 joule.

Come per gli uomini, anche tra le giocatrici che limitano al minimo l’indice d’impegno troviamo quelle dotate di un grande servizio, Serena Williams e Petra Kvitova ad esempio. Come accade per la potenza dei loro colpi al rimbalzo, è probabile che siano più selettive anche nella scelta sulla quantità d’impegno negli spostamenti.

IMMAGINE 2 – Indice d’impegno per il tennis femminile, Australian Open 2014-16

Rimangono in ogni caso alcuni elementi che contribuiscono all’impegno e che non siamo ancora in grado di misurare, tra cui il movimento della parte superiore del corpo e l’energia necessaria per eseguire il colpo. Se riuscissimo a farlo, è probabile che giocatori come Nadal salirebbero in graduatoria. Per il momento, dall’analisi dei dati sul movimento in campo possiamo interpretare l’impegno dei giocatori in modo più sistematico. Abbiamo già trovato risultati interessanti, come il fatto che, in termini di sforzo degli spostamenti in campo, l’etica lavorativa di Murray lo distingue da molti dei giocatori di vertice.

AO Leaderboard— Work

La distanza percorsa dalle donne – Australian Open Series

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 30 dicembre 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il decimo articolo dell’Australian Open Series.

In precedenza, ho analizzato la dinamiche legate alla distanza percorsa in una partita e durante un punto per il tennis maschile. Le statistiche raccolte ed elaborate dal Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis, mostrano che durante gli Australian Open i giocatori percorrono dalle 2 alle 3 miglia a partita (dai 3.2 ai circa 5 km), e i grandi servitori tendono a limitare i propri spostamenti in misura maggiore rispetto a tutti gli altri giocatori.

Cosa si può dire per il tennis femminile? Qual è la distanza tipicamente percorsa, e quali sono le giocatrici che fanno più strada in campo?

Nelle ultime tre edizioni degli Australian Open, dal 2014 al 2016, la distanza tipica percorsa da una giocatrice in una partita è stata tra 0.5 miglia e 1 miglio (tra gli 0.8 e gli 1.6 km), la metà di quanto percorso dagli uomini. Questo non dovrebbe rappresentare una sorpresa considerando che il format del tennis femminile è al meglio dei 3 set, che porta il numero complessivo di punti giocati a essere circa il 60% di quelli di una tipica partita maschile al meglio dei 5 set.

Non si trovano giocatrici con caratteristiche di percorrenza come quelle viste per Gilles Simon, cioè un giocatore con diverse partite maratona nelle edizioni considerate. C’è però un gruppo di partite con le distanze minori registrate che riguardano Serena Williams, come mostrato nell’immagine 1 (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse su ciascun punto o bolla, n.d.t.). Limitando al minimo la durata delle partite e il numero di colpi per scambio, Williams è in grado di evitare di percorrere grandi distanze in campo.

IMMAGINE 1 – Distanza percorsa in una partita per il tennis femminile, Australian Open 2014-16

Nell’esame della distanza media percorsa per punto – finalizzato a determinare le dinamiche di percorrenza nel tennis maschile – è emerso che l’intervallo di valori si attesta tra un minimo di 25 piedi, o 7.62 metri (John Isner), a circa 40 piedi, o 12 metri (come nel caso di Andy Murray e Simon). Le medie delle giocatrici rientrano nello stesso intervallo: tra le giocatrici che percorrono le distanze maggiori durante un punto troviamo Agnieszka Radwanska e Caroline Wozniacki con 38-40 piedi (11.5-12 metri) percorsi, come illustrato nell’immagine 2.

Come riscontrato per gli uomini, le giocatrici dalla grande potenza (specialmente al servizio), tra cui Karolina Pliskova e Williams, limitano al minimo la distanza percorsa. Medie di 20-21 piedi, 6-6.4 metri, suggeriscono che alcune giocatrici riescono a controllare i loro spostamenti in campo con efficenza anche superiore rispetto ai giocatori dalla stazza imponente.

IMMAGINE 2 – Distanza percorsa per punto per il tennis femminile, Australian Open 2014-16

AO Leaderboard— Women’s Distances

La distanza percorsa dagli uomini – Australian Open Series

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 24 dicembre 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il nono articolo dell’Australian Open Series.

Durante la telecronaca di un partita di tennis è possibile vedere, occasionalmente, indicazioni sulla distanza percorsa dai giocatori. Raramente però vengono fornite statistiche aggregate per torneo o per stagione, numeri che invece sarebbero utili per capire quali valori rappresentino la norma e quali l’eccezione per il massimo livello espressivo di tennis.

Con l’aiuto dei dati raccolti e analizzati dal Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis, siamo in grado di elaborare con maggiore precisione lo sforzo fisico richiesto dal tennis professionistico. In questo articolo si analizza la distanza percorsa nelle partite di singolare maschile delle ultime tre edizioni degli Australian Open, dal 2014 al 2016.

Qual è la distanza tipica percorsa da un giocatore durante una partita? L’immagine 1 mostra la distanza complessivamente percorsa nelle più recenti partite degli Australian Open. Ogni punto rappresenta la distanza percorsa da uno specifico giocatore in una specifica partita (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse su ciascun punto o bolla, n.d.t.). Per il tennis maschile, nella maggior parte delle partite un giocatore può attendersi di percorrere tra 1 e 2 miglia, quindi tra 1.6 e 3.2 km. Però, nelle partite al meglio dei 5 set, è possibile che un giocatore arrivi a percorrere fino a 3 miglia, quasi 5 km.

E’ interessante notare come Gilles Simon, il cui tennis è caratterizzato da movimenti fluidi e leggeri, negli ultimi anni sia l’unico giocatore, tra quelli nel grafico, ad avere due partite sopra le 3 miglia: una lunga partita di 4 set persa contro David Ferrer nel 2015 (con il punteggio di 2-6 5-7 7-5 6-7, n.d.t.) e un’epica partita di 5 set con cui ha rischiato di eliminare Novak Djokovic nel 2016 (terminata con il punteggio di 3-6 7-6 4-6 6-4 3-6, n.d.t.).

Per l’intero periodo di riferimento, le caratteristiche della distanza percorsa e la sua correlazione con i punti giocati sono rimaste piuttosto stabili. Nel 2014 si sono però verificate delle anomalie, con un gruppo di punti che rappresentano le minori distanze percorse tra tutti i dati disponibili.
Molte di queste partite sono state primi e secondi turni in cui i giocatori hanno probabilmente subito le temperature estreme della prima settimana degli Australian Open 2014. In quell’anno, ad esempio, ci sono stati più ritiri del solito, tra cui quello di Bernard Tomic nella partita contro Rafael Nadal e quelli di Andrey Golubev contro Stanislas Wawrinka, due delle partite ai margini nel grafico dell’immagine 1.

IMMAGINE 1 – Distanza percorsa in una partita per il tennis maschile, Australian Open 2014-16

In una partita dal punteggio ravvicinato, qualsiasi giocatore può trovarsi a dover percorrere lunghe distanze. Quali sono invece i giocatori che hanno fatto della lunga percorrenza il loro stile di gioco? Per una risposta, guardiamo alla distanza media percorsa in un punto, come mostrato nell’immagine 2. In cima all’elenco troviamo diversi giocatori noti per guadagnarsi i punti con il sudore, tra cui Andy Murray, Ferrer e il maratoneta Simon. In media, questi giocatori percorrono 38 o più piedi, cioè 11.6 metri, a punto. Djokovic e Nadal sono appena sotto con una distanza media per punto rispettivamente di 35 piedi, o 10.7 metri, e 34 piedi, o 10.4 metri.

Nella parte bassa della classifica troviamo alcuni dei giocatori dal grande servizio. Nick Kyrgios e Milos Raonic preferiscono tenere i punti brevi e limitare al minimo gli spostamenti. In un tipico punto, entrambi percorrono 25 piedi, o 7.62 metri. Samuel Groth e John Isner portano questo stile di gioco su valori estremi, percorrendo in media poco sopra i 20 piedi a punto, 6 metri.

IMMAGINE 2 – Distanza percorsa per punto per il tennis maschile, Australian Open 2014-16

Per lo stesso giocatore, ho inserito le differenze massime percorse in un punto in modo da mostrare la grande estensione dell’intervallo tra valori di normale percorrenza e il limite più alto di quanto ci si potrebbe attendere da un determinato giocatore. Anche per i giocatori come Isner dover percorrere 250 o più piedi in un punto, 76 o più metri, non sarebbe impossibile. Quindi, anche i giocatori con uno stile che minimizza gli spostamenti sono in grado di ricorrere alla propria resistenza per quel raro punto di lunghezza epica che potrebbero giocare in una partita.

Il prossimo articolo analizza le distanze percorse nel tennis femminile, alla ricerca delle giocatrici con stili simili a quelli di Simon e Isner.

AO Leaderboard— Men’s Distances

Il primo colpo dopo il servizio – Australian Open Series

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 17 dicembre 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

L’ottavo articolo dell’Australian Open Series.

Uno degli aspetti di maggiore differenziazione tra il tennis maschile e quello femminile è il servizio. Come evidenziato in alcune delle precedenti analisi di questa serie, la velocità dei colpi a rimbalzo nei due circuiti presenta valori tra loro comparabili. Per quanto riguarda il servizio invece, la separazione è molto più marcata: sul cemento, la velocità media della prima di servizio per gli uomini è di 115 miglia orarie (mph), o 185 km/h, per le donne di 99 mph, o 159 km/h.   

Si tratta del resto di una differenza ben conosciuta. Un aspetto meno evidente riguarda le conseguenze indirette che differenti velocità al servizio determinano sulle dinamiche osservate nei game di servizio per il tennis maschile e femminile. Grazie ai dati ricavati dalla tecnologia a disposizione, è possibile approfondire queste tematiche per una migliore comprensione iniziando dalle preferenze di scelta sul primo colpo successivo al servizio (servizio + 1), cioè il primo vero colpo dello scambio da parte del giocatore al servizio. Se il giocatore al servizio ha creato una situazione di vantaggio con la battuta, ci si aspetta che sia più incline a giocare un dritto d’attacco. Succede effettivamente questo?

Utilizzando i dati raccolti dal Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis, per le edizioni degli Australian Open dal 2014 al 2016, troviamo che per il colpo successivo alla prima di servizio gli uomini utilizzano il dritto il 68% delle volte rispetto al rovescio, come mostrato nell’immagine 1 (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse su ciascuna barra, n.d.t.). Una differenza molto netta se paragonata alla scelta delle giocatrici al servizio, che giocano il dritto nel primo colpo dopo il servizio il 58% delle volte, con una preferenza quindi molto meno accentuata. Sulla seconda di servizio la differenza tra generi non è così rilevante, il che suggerisce un ruolo dominante del servizio nella preferenza per il dritto.

IMMAGINE 1 – Percentuali di preferenza del dritto sul primo colpo successivo al servizio per il giocatore al servizio, Australian Open 2014-16

Se si prende a riferimento l’anno, troviamo che la preferenza del dritto nel tennis maschile è stata ancora più evidente nell’edizione del torneo di due anni fa. Nel 2014 infatti, gli uomini hanno colpito di dritto quasi l’80% delle volte sulla prima di servizio. Per le donne invece la tendenza è stata opposta, con una distribuzione praticamente identica del primo colpo dopo il servizio tra dritto e rovescio. 

IMMAGINE 2 – Dinamiche di preferenza del dritto sul primo colpo successivo al servizio per il giocatore al servizio, Australian Open 2014-16

Il primo colpo successivo al servizio è un possibile indicatore del modo in cui selezione dei colpi e tattiche di gioco determinino differenze tra il tennis maschile e quello femminile. E le dinamiche che risultano da questa osservazione mostrano come, nel tempo, la selezione dei primi colpi nei game al servizio si sia molto avvicinata. Questo significa che è lecito attendersi che, nel tennis femminile, il primo colpo dello scambio da parte della giocatrice al servizio sia più di attacco e più prevedibile oggi di quanto non lo fosse due anni fa. Nei prossimi anni vedremo se queste tendenze saranno confermate o se assisteremo a evoluzioni di altra natura. 

AO Leaderboard— Serve Plus 1 Stroke

Scambi vincenti – Australian Open Series

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 10 dicembre 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il settimo articolo dell’Australian Open Series.

Quando si pensa alla capacità di dominare uno scambio lungo, vengono in mente quei giocatori con la tendenza a giocare punti caratterizzati da molti colpi e in grado di vincerli con regolarità. Sebbene durante qualche torneo appaiano indicazioni sulla lunghezza tipica di uno scambio, di solito non conosciamo le probabilità di vincerlo che un giocatore possiede in funzione del protrarsi dello scambio. Nell’articolo si affronta la tematica utilizzando i dati raccolti dal Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis.

La lunghezza dello scambio è fortemente condizionata dall’efficacia del servizio, ci si aspetta cioè uno scambio più lungo nel caso in cui il servizio non sia un vincente o non consenta al giocatore al servizio di chiudere il punto con il suo secondo colpo. Come passaggio iniziale, quindi, analizziamo le prestazioni e la lunghezza dello scambio per i giocatori al servizio. L’immagine 1 mostra la percentuale di punti vinti dai giocatori al servizio nelle edizioni dell’Australian Open dal 2014 al 2016 negli scambi lunghi (più di 4 colpi) e in quelli corti (entro i 4 colpi), conteggiando il servizio come primo punto dello scambio (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse su ciascuna bolla, n.d.t.). Il limite dei 4 colpi è arbitrariamente scelto, ma è stato utilizzato anche in altre analisi per definire il tennis come gioco di “primo attacco”, cioè quello in cui la maggior parte dei punti si concludono, servizio compreso, entro i 4 colpi.

Se molti dei nomi più famosi si trovano nella parte alta della classifica, come Novak Djokovic, Andy Murray e Rafael Nadal, è perché il riferimento numerico si concentra sulla percentuale di vittorie. Osserviamo anche l’universalità del vantaggio associato al servizio, dovuta al fatto che, preso un determinato punto, è molto probabile che tutti i giocatori di vertice abbiano vinto quel punto sul proprio servizio. Tuttavia, è un vantaggio che subisce variazioni considerevoli. Prendiamo Roger Federer, il quale al servizio vince l’81% degli scambi corti ma solo il 51% di quelli lunghi. In confronto, Fabio Fognini al servizio vince il 68% degli scambi corti e il 54% di quelli lunghi.

IMMAGINE 1 – Percentuale di punti vinti al servizio rispetto alla lunghezza dello scambio per il tennis maschile, Australian Open 2014-16

Cambiando prospettiva ed esaminando la percentuale di punti vinti dal giocatore alla risposta rispetto alla lunghezza dello scambio, si modificano anche i valori. L’immagine 2 fornisce un dettaglio su quei giocatori che ottengono i risultati migliori di fronte a un servizio debole dell’avversario. Notiamo l’eccezionalità di Djokovic e Kei Nishikori nel primeggiare negli scambi lunghi sia al servizio che alla risposta. Per tutti i giocatori dell’elenco fino a Juan Martin Del Potro siamo in presenza di prestazioni notevoli perché, con una percentuale del 50% o superiore, dopo due colpi sono in grado di eliminare il vantaggio associato al servizio dell’avversario.

IMMAGINE 2 – Percentuale di punti vinti alla risposta rispetto alla lunghezza dello scambio per il tennis maschile, Australian Open 2014-16

Anche nel tennis femminile la lunghezza degli scambi e le percentuali di punti vinti sono condizionate dal servizio, ma in misura inferiore rispetto a quello maschile, come mostra l’immagine 3. Anzi, assistiamo a dinamiche specifiche per le giocatrici al servizio che registrano le più alte percentuali di scambi lunghi vinti, come ad esempio la vincitrice delle Finali di stagione 2016 Dominika Cibulkova o Lucie Safarova. Per queste giocatrici infatti, la lunghezza degli scambi è virtualmente ininfluente sulla percentuale di punti vinti al servizio.

Giocatrici come Madison Keys e Serena Williams evidenziano dinamiche di gioco più simili a quelle degli uomini: una percentuale tra il 10 e il 20% di vantaggio sui punti vinti al servizio negli scambi corti.

IMMAGINE 3 – Percentuale di punti vinti al rispetto alla lunghezza dello scambio per il tennis femminile, Australian Open 2014-16

Si assiste al cambiamento più radicale esaminando i punti vinti dalle giocatrici alla risposta, che sono in una posizione molto più favorevole rispetto agli uomini per prendere il controllo del punto dopo due colpi. E alcune giocatrici sembrano avere un’abilità superiore nel ricavare vantaggio dalle opportunità sugli scambi lunghi. Sia Cibulkova che Johanna Konta, con una percentuale di punti vinti sugli scambi lunghi maggiore del 60%, rendono il game di servizio delle avversarie più combattuto nel caso in cui il punto non si concluda velocemente.

IMMAGINE 4 – Percentuale di punti vinti alla risposta rispetto alla lunghezza dello scambio per il tennis femminile, Australian Open 2014-16

AO Leaderboard— Rally Winners

La lunghezza dello scambio – Australian Open Series

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 3 dicembre 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il sesto articolo dell’Australian Open Series.

La lunghezza di uno scambio è un valido indicatore della presenza di diversi stili di gioco. Ci si aspetta che i giocatori che limitino lo scambio a pochi colpi abbiano un servizio dominante e siano più propensi a scendere a rete. I giocatori che invece entrano più spesso in scambi prolungati tendono a preferire il gioco da fondo e hanno un’arma nei colpi a rimbalzo e nella resistenza.

Alcuni opinionisti hanno definito il tennis professionistico come un tennis di “primo attacco”, visto che la maggior parte dei punti si concludono, servizio compreso, entro i 4 colpi. Sebbene sia una dinamica tipica per il giocatore al servizio cercare di vincere il punto prima che il giocatore alla risposta abbia effettuato il suo secondo colpo, sappiamo anche che esistono vari gradi di differenziazione tra singoli giocatori.

Questo articolo analizza le differenze tra giocatori in termini di lunghezza dello scambio. In particolare, quali sono i giocatori che chiudono lo scambio più velocemente e quali più lentamente? E ancora, quali giocatori al servizio affrontano gli scambi più lunghi sulla seconda? La risposta alla prima domanda fornisce informazioni sulla tendenza, in generale, di un giocatore rispetto allo scambio e, dunque, sul suo stile di gioco più ricorrente. La risposta alla seconda domanda fornisce informazioni più specifiche sulla vulnerabilità della seconda di servizio: se un giocatore si trova ad affrontare più frequentemente scambi più lunghi sulla seconda significa che ha una seconda di servizio debole.

Come sempre, i dati raccolti sono stati elaborati dal Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis, e si riferiscono alle edizioni degli Australian Open dal 2014 al 2016. In questa sede, lo scambio è da intendersi come la somma di tutti i colpi di un punto, compreso il servizio.

Usando i 4 colpi come limite tra scambi corti e scambi lunghi, l’immagine 1 mostra come la frequenza con la quale il 90% dei giocatori di vertice entra in uno scambio lungo si attesti tra il 20 e il 36% (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse su ciascuna bolla, n.d.t.). Il giocatore più bravo a limitare gli scambi lunghi in queste tre edizioni degli Australian Open è stato l’americano Jack Sock, con solo il 18% degli scambi superiori ai 4 colpi (non c’è da stupirsi che sia anche tra i più forti giocatori di doppio). Appena sotto Sock ci sono giocatori dal grande servizio che cercano gli scambi brevi, come Sam Groth, John Isner e Vasek Pospisil.

Anche se Rafael Nadal è noto per giocare più scambi lunghi della media, almeno sul cemento diventa un giocatore più tipico. La sua frequenza del 28% di scambi lunghi lo pone dietro Andy Murray e Novak Djokovic che, con il 34% sul cemento, sono due dei giocatori con la frequenza maggiore di scambi lunghi.

IMMAGINE 1 – Scambi superiori ai 4 colpi per il tennis maschile, Australian Open 2014-16

Se si analizza la variazione della lunghezza tipica di uno scambio sulla seconda di servizio di un giocatore, si nota come la maggior parte dei giocatori affronta scambi lunghi più frequentemente su questo tipo di punti. Prendiamo il caso di Nicolas Almagro, il quale ha la tendenza a tenere lo scambio corto nella maggior parte dei punti (al servizio o alla risposta), con una frequenza di scambi lunghi solo del 20%. Sulla seconda di servizio però questa percentuale sale al 38%, quasi il doppio.

Ci sono alcune interessanti eccezioni, ad esempio John Isner, con il suo servizio potente. Sulla seconda di servizio i suoi scambi sono mediamente più corti, e questo potrebbe essere l’effetto di un campione più ridotto di seconde di servizio giocate da Isner o indicazione del fatto che i suoi servizi sono tutti molto efficaci.

Un’eccezione meno ovvia è quella di Fernando Verdasco, che mantiene la stessa distribuzione di scambi su tutti i punti e sulle seconde di servizio, rendendo le sue strategie sulla seconda di servizio degne di un’analisi dedicata.

Per il tennis femminile gli scambi più lunghi sono più frequenti, con il 90% delle giocatrici di vertice che si attesta tra il 23 e il 44% delle volte. Come per gli uomini, notiamo la presenza di giocatrici dal servizio più efficace e dallo stile di gioco di attacco e più aggressivo tra quelle con il maggior numero di scambi corti. Come mostrato nell’immagine 2, fanno parte di questo gruppo Karolina Pliskova, Serena Williams e Petra Kvitova, con una frequenza di scambi lunghi solamente tra il 23 e il 24%.

Nella parte bassa della classifica tra le giocatrici con il maggior numero di scambi lunghi troviamo Angelique Kerber, Simona Halep e Victoria Azarenka, con una frequenza più alta del 40% nelle passate edizioni degli Australian Open.

IMMAGINE 2 – Scambi superiori ai 4 colpi per il tennis femminile, Australian Open 2014-16

Rispetto al tennis maschile, tra le giocatrici si registra una maggiore varietà nelle differenze tra la lunghezza degli scambi e la lunghezza degli scambi sulla seconda di servizio. In particolare, troviamo un sottoinsieme più numeroso di giocatrici con scambi più corti sulla seconda di servizio rispetto alla lunghezza media dei loro scambi, tra cui Camila Giorgi e Flavia Pennetta. Se ne può dedurre che, sebbene il servizio delle donne sia meno dominante di quello degli uomini, riesce a offrire una maggiore varietà di stili di gioco.

AO Leaderboard— Rally Lengths