La stagione femminile 2017 ricorda molto l’inizio del 2003

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 18 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Uno dei temi più dibattuti della stagione 2017 è l’incertezza al vertice nel circuito femminile. Con diverse giocatrici dominanti temporaneamente inattive, come Serena Williams e Victoria Azarenka, e altre rientrate solo di recente o alle prese con infortuni, come Maria Sharapova e Petra Kvitova, si è presentata per le giovani promesse un’occasione d’oro per emergere definitivamente. Dei tredici tornei Premier e Slam, dieci hanno avuto una vincitrice diversa. Questo ha offerto agli appassionati numerosi spunti per provare a ipotizzare quale sia la prossima giocatrice che arriverà a fare proprio il circuito.

L’alternanza di vincitrici della prima metà di stagione spinge a chiedersi se si tratti effettivamente di uno dei periodi più rocamboleschi della storia del tennis femminile.

In continua presenza di partite i cui esiti sono fondamentalmente meno prevedibili, ci si può attendere che la causa sia un aumento del livello complessivo di competitività e una diminuzione nella solidità di rendimento. In altre parole, la differenza nella bravura tra due qualsiasi giocatrici di vertice è davvero ridotta, e più giocatrici hanno la possibilità di vincere i tornei a cui partecipano.

Visto che le valutazioni Elo riflettono il risultato di ogni partita, rappresentano un valido strumento per misurare la competitività e solidità del circuito nel tempo. L’immagine 1 mostra il livello competitivo in ogni istante dal 1990 a oggi delle prime 30 (all’incirca il numero delle teste di serie in uno Slam) (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

La competitività del circuito in un qualsiasi mese è data dalla differenza tra la più alta valutazione Elo e la trentesima. Più ridotta è questa differenza, maggiore è il livello competitivo espresso. Le evidenti fluttuazioni della curva sono generate dal susseguirsi di epoche nel circuito. Durante la metà degli anni ’90, quando il dominio di Steffi Graf era quasi totale, la competitività era minima. Un altra fase di basso livello competitivo è stata poi quella tra il 2001 e il 2002, quando Venus Williams, Lindsay Davenport e Serena Williams avevano messo insieme risultati eclatanti.

IMMAGINE 1 – Tendenze nel livello competitivo e nella solidità di rendimento delle prime 30 secondo le valutazioni Elo

In generale, la differenza si riduce nel tempo, a indicare – a partire dai primi anni 2000 – una tendenza di fondo verso una maggiore competitività. La fase attuale mostra un nuovo aumento del livello competitivo dopo un periodo, quello tra il 2011 e il 2014, in cui il differenziale tra valutazioni Elo si era allargato per merito, o a causa, dello strapotere di Serena.

Per valutare la solidità, ho analizzato il cambiamento medio della valutazione Elo di ciascun gruppo di 30 giocatrici nei sei mesi successivi. Un ampio cambiamento positivo segnala che le giocatrici di vertice stavano generalmente migliorando e vincendo più partite nel periodo considerato, mentre un cambiamento in negativo della stessa entità segnala una fase di declino delle giocatrici più forti.

L’ultimo valore del grafico si riferisce alla stagione 2017 e mostra che, nei sei mesi successivi, le giocatrici con le valutazioni Elo più alte a inizio periodo hanno avuto generalmente prestazioni inferiori alle attese, con un cambiamento medio negativo nelle valutazioni Elo di 20 punti.

Sono due dimensioni della prestazione complessiva del circuito che mostrano che il 2017 è stato a oggi un passaggio caratterizzato da un livello competitivo raramente visto negli ultimi trent’anni, con nuove giocatrici che si contendono i posti di vertice. Ci si aspetta che caratteristiche di questo tipo emergano quando il circuito è di fronte a un cambiamento della guardia.
Quale epoca passata è più simile a quella che appare in svolgimento nel 2017?

Dal 1990, la tendenza verso la quale sembra puntare maggiormente il 2017 è l’inizio della stagione 2003, che arrivava dopo diversi anni di bassa competitività in cui Venus e Davenport ammassavano trofei e seguiva un 2002 fenomenale di Serena. Il declino di quelle giocatrici aveva permesso ad altre, come Kim Clijsters e Justine Henin, di raggiungere il vertice della classifica e catturare l’immaginario collettivo.

Se il prossimo capitolo della WTA porterà un’analoga rivalità e livello di talento, non vedremo l’ora di vederla in campo.

The 2017 WTA Season Looking A Lot Like Early 2003

I 22 miti del tennis di Klaassen & Magnus – Mito 18 (sul servire con palline nuove)

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato l’8 luglio 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Un’analisi del Mito 17.

Per lo sconforto dei suoi tifosi, il cammino di Roger Federer verso la conquista di Wimbledon 2016 è stato interrotto in semifinale dai potenti servizi di Milos Raonic, dopo che Federer aveva compiuto la gloriosa impresa di rimontare due set di svantaggio contro Marin Cilic nei quarti.

Come in molte partite equilibrate, un sottile margine separava Federer da Raonic. Con il 70% dei punti vinti al servizio e il 29% di quelli alla risposta, Federer era indietro di un solo punto percentuale rispetto a Raonic in entrambe le statistiche, a sottolineare che pochi punti hanno fatto la differenza per raggiungere la finale.

Verranno dette molte parole sulle possibili cause della sconfitta di Federer. È stata la strategia di Raonic di servire prime molto veloci al corpo a disorientare Federer alla risposta? O un’altra partita in cinque set è stata troppo impegnativa per le gambe di un giocatore di 34 anni? Il lavoro di Raonic con John McEnroe sta iniziando a dare i suoi frutti?

In aggiunta a questi aspetti, mi aveva incuriosito un commento fatto durante il terzo set da McEnroe in telecronaca. Al servizio con palline nuove nel quarto game, Federer è andato sullo 0-30. McEnroe ha ipotizzato che Federer avesse minore controllo perché stava giocando con palline nuove. Sono rimasta sorpresa perché un affermazione di quel tipo contrasta con la convinzione diffusa per cui il giocatore al servizio normalmente trae beneficio dalla velocità e dal rimbalzo delle palline nuove.

Chi ha ragione quindi? È possibile che le palline nuove abbiano davvero avuto un ruolo nella sconfitta di Federer?

Mito 18: “Servire con palline nuove è un vantaggio”

L’effetto del grado di usura di una pallina nella partita è stato opportunamente analizzato da Klaassen e Magnus nel Mito 18 di Analyzing Wimbledon. Per verificare l’eventuale vantaggio che palline nuove danno al giocatore al servizio, i due autori hanno preso in considerazione il grado di usura in termini di game giocati. Palline con nessun game giocato sono naturalmente state appena tirate fuori dal tubo, mentre palline con 8 game giocati sono all’ultima fase del loro utilizzo (come noto, le palline vengono cambiate la prima volta ogni 7 game e poi ogni 9, n.d.t.).

Quando i due autori hanno analizzato la variazione della percentuale di punti vinti al servizio nelle partite di Wimbledon in funzione del grado di usura delle palline dovuto alla durata dell’utilizzo, non hanno trovato differenze significative per il giocatore medio o per giocatori che più o meno occupano le parti alte della classifica. Andando contro la saggezza popolare tennistica, hanno concluso che l’usura della pallina non ha un effetto significativo sul giocatore medio.

Una rivisitazione dell’effetto palline nuove

In molte questioni legate al tennis, le differenze tra un giocatore e l’altro sono così alte da rendere l’analisi degli effetti medi non particolarmente delucidante. Nel dubbio che l’effetto palline nuove sia un altro fenomeno dipendente in larga misura dal singolo giocatore, ho creato un modello misto per determinare la probabilità di ciascun giocatore di vincere un punto al servizio in funzione del grado di usura delle palline. Nell’analisi che segue inoltre ho inserito la bravura alla risposta dell’avversario, che fornisce un correttivo migliore per valutare la difficoltà della partita rispetto alla semplice posizione in classifica.

L’immagine 1 mostra l’effetto sulla percentuale di punti vinti al servizio per i giocatori nei tornei dello Slam nel periodo dal 2013 al 2015 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). L’effetto dell’usura sull’asse delle y sarà negativo quando palline consumate diventano uno svantaggio. Questi effetti sono rapportati alla somma dei punti vinti in media al servizio e alla risposta, che rappresenta la misura del livello complessivo di bravura di un giocatore.

C’è una lieve evidenza del fatto che i giocatori migliori in realtà derivano maggiori benefici dal giocare più a lungo con le stesse palline, in linea con quanto ipotizzato da McEnroe per Federer. Ma, complessivamente, la tendenza è debole.

IMMAGINE 1 – Effetto dell’usura della pallina rispetto ai game giocati per il circuito maschile

Nel gioco femminile si assiste a una tendenza molto più chiara. L’immagine 2 mostra che la maggior parte delle giocatrici ha un effetto negativo rispetto all’usura delle palline, a suggerire che la giocatrice al servizio possiede di fatto un vantaggio se serve con palline nuove. È interessante notare come l’effetto appaia ancora più marcato per alcune delle giocatrici più forti, anche se va sottolineato come Serena Williams sia in ogni caso un’anomalia, in quanto una di quelle giocatrici per le quali l’usura delle palline incide in misura minore sull’esito del servizio.

IMMAGINE 2 – Effetto dell’usura della pallina rispetto ai game giocati per il circuito femminile

Si può anche pensare che l’effetto palline nuove abbia influenza sulla probabilità di servire un ace. L’immagine 3 e 4 analizzano la questione. Nel caso degli uomini, troviamo un vantaggio molto più accentuato per i giocatori al servizio rispetto a quanto osservato nella percentuale di punti vinti complessivamente.

IMMAGINE 3 – Effetto dell’usura della pallina rispetto ai game giocati sugli ace per il circuito maschile

Un effetto ancora più forte emerge per le giocatrici. Si osserva anche un vantaggio crescente nel numero di ace con palline nuove per le giocatrici complessivamente più brave.

IMMAGINE 4 – Effetto dell’usura della pallina rispetto ai game giocati sugli ace per il circuito femminile

Se da un lato l’usura della pallina in termini di game giocati è un modo per determinare quanto si è giocato con quella pallina, dall’altro non tiene conto della differenza di punti giocati per ciascun game. Un giocatore al servizio che deve fronteggiare quattro palle break in un game sta giocando con palline molto più usurate rispetto al giocatore che vince il game a zero. Per verificare il possibile effetto del numero di punti giocati, ho analizzato l’usura della pallina in funzione dei punti giocati. In questo caso, l’usura è stata limitata a un massimo di 100 punti, in modo da evitare gli effetti di game particolarmente equilibrati.

L’immagine 5 mostra un apparente maggiore vantaggio, in termini di punti giocati, per tutti i giocatori con palline più giovani, e un effetto più negativo per i giocatori più forti.

IMMAGINE 5 – Effetto dell’usura della pallina rispetto ai punti giocati per il circuito maschile

Nell’immagine 6 si osserva che la tendenza per le giocatrici sugli effetti dell’usura in funzione dei punti giocati è simile a quanto visto nel caso dei game giocati. In entrambe le circostanze, la maggior parte delle giocatrici trae del vantaggio dalle palline più nuove, vantaggio che tende a salire all’aumentare del livello di bravura della giocatrice.

IMMAGINE 6 – Effetto dell’usura della pallina rispetto ai punti giocati per il circuito femminile

Riepilogo

La rivisitazione del Mito 18 suggerisce che il numero di punti giocati potrebbe essere un indicatore più preciso rispetto al numero dei game giocati per determinare l’effetto del grado di usura della pallina sulla prestazione al servizio. Quale sia il metodo di valutazione, gli effetti registrati mostrano un vantaggio per chi serve con palline nuove, specialmente nella frequenza degli ace.

Si tratta di un effetto marcato a sufficienza per incidere sull’esito di una partita? Prendiamo il caso di Federer. Per il numero 3 del mondo l’effetto stimato dell’usura di una pallina rispetto ai punti giocati corrisponde a un decremento della probabilità di vincere un punto al servizio di 0.5 punti percentuali ogni 50 punti giocati con le stesse palline. In altre parole, servirebbe una pallina estremamente usurata per avere un’influenza evidente sul gioco di Federer.

Klaassen & Magnus’s 22 Myths of Tennis— Myth 18

I giocatori migliori al Roland Garros 2017

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato l’11 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Dopo la sorprendente vittoria di Jelena Ostapenko su Simona Halep per il titolo femminile, c’è grande attesa per la finale maschile del Roland Garros 2017, perché tutti si chiedono se Stanislas Wawrinka sarà in grado di fermare Rafael Nadal e impedirgli la conquista del decimo titolo (Nadal ha poi sconfitto Wawrinka con il punteggio di 6-2 6-3 6-1, n.d.t.).

Nadal è già l’indiscusso Re della Terra Battuta con il record di nove titoli vinti al Roland Garros. E, rispetto a Wawrinka, ha avuto un cammino molto più agevole fino alla finale, non avendo perso nemmeno un set e avvantaggiandosi anche del ritiro di Pablo Carreno Busta nei quarti di finale. Wawrinka invece è arrivato in finale dopo un’estenuante maratona al quinto set con un ritrovato Andy Murray.

Sono tutti elementi che fanno pensare che la probabilità di Wawrinka di una vittoria a sorpresa come quella di Ostapenko sia piuttosto ridotta. Anche se non deve essere sottovalutato il record immacolato di Wawrinka nelle finali Slam che, con tre titoli su altrettanti tentativi, lo rende uno dei giocatori migliori nei momenti chiave delle finali Slam. Questo suggerisce che, con l’avanzare del torneo, Wawrinka sia in grado di alzare il proprio gioco, forse anche stimolato dall’intensità crescente del livello competitivo. Se fosse vero, il pronostico per una vittoria di Wawrinka dovrebbe riflettere maggiore ottimismo.

È possibile trovare evidenza del fatto che Wawrinka sia migliorato turno dopo turno al Roland Garros 2017?

Possiamo farci un’idea esaminando le tendenze sul rendimento al servizio e alla risposta in ciascun turno. L’immagine 1 mostra le prestazioni aggiustate al servizio e alla risposta fino alle semifinali di entrambi i contendenti, che tengono in considerazione la bravura al servizio e alla risposta di ogni avversario affrontato e permettono un confronto omogeneo (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

Una delle statistiche più sorprendenti quest’anno è la prestazione al servizio di Nadal, con cui ha ottenuto una media aggiustata di punti vinti del 75.6%. Avesse potuto completare la partita con Carreno Busta, sarebbe al primo posto per il torneo. Si tratta di un numero sconvolgente, considerando che il servizio non è la sua arma migliore e che è conosciuto per essere stato in passato abbastanza prevedibile. Questo cambiamento potrebbe essere un fattore decisivo per la finale.

IMMAGINE 1 – Rendimento al servizio e alla risposta (aggiustato per avversario)

Nadal è in vantaggio anche alla risposta con una media aggiustata del 53.9%. In media Wawrinka è dietro di più di 5 punti percentuali, ma ha fatto vedere una tendenza positiva sulla prestazione alla risposta, forse il segno più evidente della sua progressione partita dopo partita.

Se analizziamo il rendimento nei momenti chiave per avere un’idea più precisa della capacità di gestire la pressione di entrambi i finalisti, i numeri non depongono a favore di Wawrinka. Infatti, in situazioni di momenti chiave al servizio e alla risposta, Wawrinka insegue Nadal con in media uno scarto di diversi punti percentuali. Lo scenario si fa però migliore quando consideriamo che Nadal è stato messo davvero in difficoltà, riuscendo ad andare avanti con così tanta facilità da non figurare nemmeno tra le prime 10 prestazioni migliori nei momenti chiave del Roland Garros 2017.

IMMAGINE 2 – Tendenze nei momenti chiave dei due finalisti

Come Nadal riuscirà a gestire la pressione nel caso Wawrinka dovesse trovare un modo per metterlo alle strette è tutto da scoprire. Wawrinka, d’altro canto, ha dato prova di aumentare la qualità del gioco nei momenti che più contano. Questo non ha evidenza solo nel suo record per le finali Slam, ma anche nel differenziale di rendimento nei momenti chiave al servizio e alla risposta, con una prestazione sotto pressione superiore del +0.6% e del +3.9%. Potremmo quindi assistere a una partita più equilibrata di quella che le quote degli scommettitori ritengono non possa essere.

French Open ATP Leaders

Le giocatrici migliori al Roland Garros 2017

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 10 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Manca poco alla finale femminile del Roland Garros 2017. Dopo 126 partite, Simona Halep, 25 anni, e Jelena Ostapenko, 20 anni, sono le ultime due giocatrici rimaste in tabellone. Chiunque vinca, sarà campionessa di Parigi per la prima volta e vincerà il suo primo torneo Slam.

Diversi aspetti rendono l’accoppiamento della finale sorprendente. Halep è la testa di serie numero 3, ma c’erano diversi dubbi sulle sue condizioni e sulla sua resistenza alla vigilia del torneo, visto il pesante infortunio alla caviglia subito a Roma solo qualche giorno prima dell’inizio del primo turno. Ostapenko invece non è tra le teste di serie e non ha mai vinto un titolo del circuito maggiore. Ipotizzare che un giovane talento emergente raggiungesse una finale a soli due anni dopo la prima apparizione in un tabellone principale Slam avrebbe richiesto spiccate doti di chiaroveggenza.

Se nel primo giorno di partite al Roland Garros la probabilità di una finale tra queste due giocatrici era piuttosto remota, non c’è dubbio alcuno che abbia richiesto a entrambe qualità e dedizione straordinarie per raggiungere una pietra miliare delle rispettive carriere. In quest’analisi, voglio ripercorrere le migliori prestazioni femminili al Roland Garros con attenzione speciale al rendimento di Halep e Ostapenko.

Giocatrici migliori al servizio e alla risposta

Come mostrato nell’immagine 1 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.), dal primo turno alle semifinali, il rendimento al servizio vede Halep con una media del 62% di punti vinti e Ostapenko poco dietro con il 61.4%. Alla risposta, la differenza è sempre molto ravvicinata, con Halep in leggero vantaggio con una media del 55.1%, rispetto al 54.6% di Ostapenko. È utile ricordare che è possibile confrontare questi numeri anche di fronte a percorsi differenti delle due giocatrici perché si tratta di valori che tengono in considerazione la bravura al servizio e alla risposta di ogni avversaria affrontata.

IMMAGINE 1 – Rendimento al servizio e alla risposta (aggiustato per avversaria)

È interessante come Halep abbia incrementato la sua prestazione al servizio negli ultimi quattro turni, mentre Ostapenko sia rimasta abbastanza stabile, se si esclude il secondo turno in cui ha sconfitto Monica Puig con un rendimento estremamente efficiente. Per quanto riguarda il gioco alla risposta, durante la prima settimana di competizioni non c’è stata praticamente alcuna differenza. Nelle ultime due partite, Halep ha mostrato del cedimento, e questo potrebbe metterla in difficoltà in finale se la tendenza si mantiene tale.

Come mostrato nelle tabelle, il rendimento cumulato al servizio e alla risposta vede Halep e Ostapenko rispettivamente al secondo e terzo posto per il torneo. Il fatto che nessuna giocatrice sia riuscita a classificarsi nella stessa posizione in entrambe le categorie rende la stabilità della prestazione di Halep e Ostapenko ancora più impressionante.

Per arrivare alla finale, sia Halep che Ostapenko hanno dovuto affrontare avversarie molto combattive. Le ultime due partite di Halep sono andate al terzo set. Ostapenko è andata al set decisivo in quattro delle 6 partite, tra cui il primo turno e gli ultimi tre turni. Inevitabilmente, partite così equilibrate rendono ogni punto più critico e il livello di prestazione sui punti più importanti fondamentale.

Le statistiche sui momenti chiave si concentrano sul rendimento nei punti più importanti. La prestazione al servizio e alla risposta di Halep e Ostapenko in questo senso aggiunge una dimensione interessante a quanto mostrato dalle statistiche complessive per le due giocatrici. Come mostrato dall’immagine 2, sotto pressione al servizio, Halep si è distanziata da Ostapenko, con una media nei momenti chiave del 61.3%, rispetto al 55.5% di Ostapenko. Invece, sotto pressione alla risposta è Ostapenko che ha un vantaggio rispetto a Halep, con una media nei momenti chiave del 52.1% rispetto al 51.6% di Halep.

IMMAGINE 2 – Tendenze nei momenti chiave delle due finaliste

Dall’analisi di ciascuna partita, possiamo osservare che negli ultimi turni Halep ha dominato al servizio nei momenti chiave e Ostapenko ha fatto lo stesso alla risposta. Questo rende la loro partita un confronto tra abilità: se il punteggio sarà equilibrato, non siamo ora in grado di dire chi manterrà il livello migliore al servizio e alla risposta nei momenti chiave.

French Open WTA Leaders

I 22 miti del tennis di Klaassen & Magnus – Mito 17 (sul sangue freddo dei giocatori di vertice)

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 2 luglio 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Un’analisi del Mito 16.

Wimbledon 2016 è il primo Slam da quando Ivan Lendl ha ripreso ad allenare Andy Murray. La loro collaborazione a intermittenza fornisce un interessante esperimento naturale sull’”effetto allenatore”, nonché un motivo aggiuntivo per analizzare uno dei temi a me più cari nel tennis.

Lo stoicismo di Lendl va oltre la facile ironia che può derivarne. Si tratta in realtà di una delle spiegazioni più citate per evidenziare la capacità di Murray di aver mantenuto il controllo durante le edizioni di Wimbledon 2012 (finale) e Wimbledon 2013 (primo titolo), in cui la pressione di un’intera nazione era sulle sue spalle.

Il contrasto tra le due personalità – quella di Lendl che non lascia trasparire alcuna emozione e quella di Murray che lo rende invece soggetto a montagne russe emozionali in campo che fanno sembrare Fabio Fognini un maestro Zen – concentra l’attenzione sul temperamento di un giocatore e sulla misura con cui incide sul rendimento.

Anche se i giocatori professionisti sono un gruppo eterogeneo di personalità, il consenso diffuso attribuisce alla capacità di tenere a bada le emozioni nei momenti di maggiore pressione un ingrediente chiave per diventare un campione. I giocatori migliori sono davvero degli animali a sangue freddo?

Mito 17: “I giocatori di vertice sono più stabili degli altri”

Con il Mito 17 di Analyzing Wimbledon, Klaassen e Magnus analizzano il nesso tra stabilità di un giocatore e livello di bravura. In questo caso, con “stabilità” i due autori si riferiscono a una caratteristica del lato mentale di un giocatore: definirlo “stabile” è un altro modo per dire che possiede sangue freddo. Sono interessati a capire se i giocatori più forti sono anche quelli emozionalmente più stabili.

Evidentemente, non è possibile misurare con il metro la stabilità emozionale di un giocatore: le emozioni non sono una caratteristica fisica come l’altezza. Come fanno Klaassen e Magnus?

Il loro approccio è di tipo indiretto, ipotizzano cioè che la mentalità di un giocatore (o giocatrice) si manifesterà nel modo in cui egli è in grado di adattarsi alle situazioni di gioco. E se le emozioni incidono sul rendimento, il giocatore che le subisce avrà una prestazione scadente nelle circostanze di maggiore pressione. Questo significa che la verifica di come il rendimento di un giocatore sia influenzato dalla particolare circostanza (ad esempio di fronte a una palla break da salvare nel set che può decidere la partita, o in vantaggio di un break nel secondo set, etc) può rivelarne la stabilità mentale.

Ci sono due situazioni partita che Klaassen e Magnus considerano per il Mito 17. La prima è l’importanza del punto, intesa come il cambiamento nella probabilità attesa di un giocatore di vincere un partita se il punto in questione è vinto o perso. Siccome l’importanza è maggiore nel momento in cui un punto ha più incidenza sull’esito di una partita, si tratta essenzialmente di una misura della pressione.

La seconda si riferisce all’esito del punto precedente, cioè vedere se il giocatore ha vinto o ha perso il punto appena giocato. Questo è il modo dei due autori per testare l’influenza di uno specifico passaggio della partita sulla tenuta psicologica.

Per verificare se i giocatori migliori siano anche i più stabili, gli autori hanno utilizzano dati storici di Wimbledon nelle due situazioni partita appena considerate, in funzione della classifica di un giocatore. Hanno trovato che, in generale, i giocatori sono condizionati dall’importanza del punto, cioè hanno un rendimento lievemente peggiore nelle situazioni più delicate rispetto a quelle più tranquille. Hanno però anche trovato che si tratta di un effetto che varia a seconda del giocatore: in particolare, un giocatore dalla classifica più alta del suo avversario è meno influenzato dall’importanza del punto.

Per quanto riguarda il vantaggio psicologico, la vittoria del punto precedente ha un impatto positivo sul giocatore medio, una specie di effetto mano calda. Klaassen e Magnus non hanno riscontrato però una variazione associata alla classifica, quindi l’effetto generato dal sentirsi vincente sembra essere meno indicativo della differenza di mentalità associata al livello di bravura.

Una rivisitazione del Mito 17

L’analisi suggerisce che la pressione e il vantaggio psicologico sono entrambi concreti fattori d’influenza, ma con un effetto che varia da giocatore a giocatore. Mi interessava conoscere proprio quanto questi effetti siano variabili nel gioco di oggi e se è ancora possibile determinare che i giocatori migliori sono anche quelli che subiscono in misura minore le situazioni partita.

Ho considerato i dati punto per punto per i tornei Slam del 2014 e del 2015. Per ogni giocatore, ho fatto una stima media del rendimento differenziando tra servizio e risposta (il “minimo base”). La somma delle due stime è la mia misura della bravura di un giocatore, che si discosta da quella di Klaassen e Magnus perché ritengo che la classifica sia un indicatore eccessivamente limitativo.

Il grafico dell’immagine 1 mostra la comparazione tra l’effetto dell’importanza del punto sulla capacità di vincere punti al servizio e il minimo base nell’abilità al servizio e alla risposta di un giocatore (“livello di bravura”) (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). La distribuzione evidenzia un ampio intervallo di effetti. Come riscontrato dai due autori, la maggior parte dei giocatori è condizionata dalla pressione, ma ci sono alcune interessanti eccezioni come Nick Kyrgios, che nel periodo tra il 2014 e il 2015 ha ottenuto un rendimento moderatamente migliore. Anche Murray e Novak Djokovic sono giocatori impermeabili all’importanza del punto.

L’andamento positivo nella nuvola di punti indica una correlazione diretta tra diminuzione dell’effetto dell’importanza del punto e aumento del livello di bravura del giocatore. Va detto che si tratta di una relazione piuttosto influenzata da rumore statistico.

IMMAGINE 1 – Effetto sui giocatori dell’importanza del punto rispetto alla capacità di vincere punti

Relativamente al vantaggio psicologico, ho usato il differenziale punti del set visto nel Mito 16, cioè la differenza tra i punti vinti da un giocatore e i punti vinti dal suo avversario. L’immagine 2 mostra l’effetto del vantaggio psicologico specifico per giocatore. In generale, essere avanti nel punteggio migliora il rendimento. Però, non si assiste a una diminuzione all’aumentare del livello di bravura del giocatore come indica la nuvola di punti orientata verso il basso. Questo suggerisce che i giocatori migliori subiscano in misura minore l’effetto del sentirsi vincente o dell’avere la mano calda. Va notato che nessun giocatore del gruppo era esente da un effetto positivo, anche moderato.

IMMAGINE 2 – Effetto sui giocatori del differenziale punti del set rispetto alla capacità di vincere punti

Riguardo al circuito femminile, l’immagine 3 mostra una correlazione più debole tra importanza del punto e livello di bravura della giocatrice. La maggior parte delle giocatrici è condizionata dalla pressione in misura simile, con alcune interessanti eccezioni come Garbine Muguruza, il cui rendimento al servizio sui punti più importanti è decollato di dieci punti percentuali nel periodo tra il 2014 e il 2015. Non c’è però nessun legame solido con la bravura nelle altre eccezioni riscontrate.

IMMAGINE 3 – Effetto sulle giocatrici dell’importanza del punto rispetto alla capacità di vincere punti

Se analizziamo il rapporto tra vantaggio psicologico e livello di bravura delle giocatrici, la tendenza è più simile a quanto trovato per i giocatori. Tutte le giocatrici rendono meglio in presenza di un differenziale punti del set positivo, ma l’effetto del sentirsi vincente tende a ridursi con il livello di bravura. In ogni caso, il rumore statistico è piuttosto rilevante.

IMMAGINE 4 – Effetto sulle giocatrici del differenziale punti del set rispetto alla capacità di vincere punti

Riepilogo

Stime specifiche per giocatore (giocatrice) su quanto il rendimento sia influenzato dalla pressione e dal vantaggio psicologico rivelano che i giocatori migliori sembrano essere anche i più bravi a ignorare le situazioni partita. In altre parole, sono loro, più di altri giocatori, ad assegnare la stessa importanza a ogni punto. Sono tendenze però non esenti da molta varianza e un giocatore qualunque può deviare anche di molto dalla norma. In generale, questo dovrebbe farci riflettere ogni volta che sentiamo o leggiamo affermazioni perentorie sulla mentalità dei giocatori e il rendimento nel tennis.

Sebbene la tematica sia complessa, queste analisi mostrano come l’utilizzo della variazione punto per punto nel rendimento è una modalità utile per analizzare (indirettamente) la mentalità di un giocatore (ho fatto riferimento a questa idea in una ricerca sulla mentalità nel gioco del tennis scritta insieme a Martin Ingram e presentata alla Sloan Conference 2016). Forse non potranno mai spiegare esattamente come l’accoppiata Lendl-Murray funzioni così bene, ma sono strumenti che comunque possono aiutare a fare luce su alcuni dei misteri latenti del tennis.

Klaassen & Magnus’s 22 Myths of Tennis— Myth 17

Ripensare l’assegnazione delle teste di serie per il singolare femminile del Roland Garros

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 3 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Sono bastati pochi giorni di partite del tabellone di singolare al Roland Garros 2017 per alimentare il dibattito sull’imprevedibilità del circuito femminile per la stagione in corso. Solo 9 delle 32 teste di serie sono approdate al terzo turno, 23 in meno di quanto ci si attendesse. Sono numeri che hanno spinto il sito tennis.com a parlare di tabellone “decimato”.

Prima dell’inizio del torneo, ho ipotizzato che una delle cause per l’evidente situazione di caos nel circuito femminile fosse il cattivo funzionamento della classifica ufficiale. Con un sistema basato sull’accumulo di punti anziché sulla facoltà predittiva dei risultati delle partite, l’assegnazione delle teste di serie per i tornei del 2017 è stata ripetutamente soggetta a meccanismi difettosi che hanno condotto a una percezione esagerata sull’incapacità delle giocatrici più forti di tenere fede alle attese riposte su di loro.

In replica a questa ipotesi, Jeff Sackmann di TennisAbstract ha sottolineato che, se da un lato la classifica WTA storicamente ha prodotto risultati inferiori a sistemi di valutazione alternativi come Elo (e specialmente Elo specifico per superficie), dall’altro qualsiasi metodo quest’anno avrebbe fatto fatica. Si è infatti assistito a una diminuzione generalizzata dei rendimenti predittivi della classifica e di sistemi più probabilistici, a indicazione che il 2017 è diventato sempre meno pronosticabile.

Anche se la classifica ha contribuito a dare l’impressione di un circuito femminile sottosopra, non è l’unico fattore. Sackmann suggerisce infatti che potremmo essere di fonte a un periodo di transizione per il circuito femminile, nel quale la nuova generazione sta cercando di emergere in un contesto in cui il futuro delle giocatrici precedentemente dominanti, come Serena Williams e Victoria Azarenka, è incerto.

Se effettivamente si è in presenza di una fase di transizione, allora il modo in cui consideriamo lo storico nelle prestazioni delle giocatrici potrebbe essere particolarmente cruciale per fare pronostici. Se alcune giocatrici si trovano in un momento di grande ascesa mentre altre sono nel mezzo di un periodo di calo considerevole, il rendimento di 12 mesi fa o anche di 6 mesi fa potrebbe avere poco valore nel definire oggi le nostre attese.

Mi è venuta quindi la curiosità di andare a vedere quanto le attese di vittoria per la stagione corrente varierebbero in funzione del periodo temporale di partite passate considerato. Ho quindi calcolato un Elo per superficie, o sElo, e le relative teste di serie che ne deriverebbero per il Roland Garros 2017 utilizzando quattro diversi intervalli temporali di partite passate: 12, 9, 6 e 3 mesi. L’immagine 1 mostra i risultati per tutte le giocatrici che sono entrate nelle prime 32 in almeno uno dei periodi considerati (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Andamento in termini di stabilità nelle valutazioni Elo delle teste di serie femminili al Roland Garros per intervalli temporali considerati

Se durante l’ultimo anno la bravura di una giocatrice è rimasta costante, dovremmo aspettarci un grafico con linee piatte per ognuna di esse. In realtà però, le linee che osserviamo sono tutt’altro che piatte: in termini di teste di serie, il cambiamento mediano per giocatrice da un periodo all’altro è stato di 4 posizioni. Solo otto giocatrici hanno mantenuto una buona stabilità nel livello di rendimento a prescindere dalla durata considerata, tra cui Elina Svitolina, Kristina Mladenovic, Simona Halep e Venus Williams.

L’immagine 2 mostra le 32 teste di serie che sarebbero state selezionate per il Roland Garros se si fosse utilizzato il sistema sElo per ciascuno dei quattro periodi di tempo. L’ultima colonna invece riporta la testa di serie ufficiale del torneo. Le giocatrici che sono ancora in tabellone alla stesura di questo articolo sono evidenziate in verde.

È interessante notare come sElo si discosti in misura importante rispetto all’assegnazione ufficiale delle teste di serie, a prescindere dal periodo di tempo considerato. Lo si nota specialmente per la testa di serie numero 1, che in nessun caso viene assegnata ad Angelique Kerber ma per ben tre volte a Svitolina.

Rispetto alle prime 8 teste di serie, il risultato migliore in questa fase è forse ottenuto dalla valutazione Elo a 3 mesi, con 6 delle 8 teste di serie ancora in tabellone e con Laura Siegemund una delle due assenti per via di un infortunio che ne ha impedito la partecipazione. Il fatto che una metodologia predittiva che considera solo i risultati degli ultimi 3 mesi abbia un margine – per quanto minimo – sulle altre, è ulteriore indicazione della volatilità di prestazioni sul circuito femminile nella stagione in corso.

IMMAGINE 2 – Selezione delle teste di serie con sistema sElo rispetto agli intervalli di tempo considerati

Rethinking Women’s French Open Seedings

Il comportamento negli anni sulla terra dei quattro maggiori contendenti al Roland Garros

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 27 maggio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nelle fasi iniziali del Roland Garros 2017 che ha preso il via in questi giorni, i quattro giocatori sotto i riflettori sono certamente il nove volte campione Rafael Nadal, il campione uscente Novak Djokovic, il finalista della scorsa edizione Andy Murray e l’aspirante al titolo Dominic Thiem.

In due precedenti articoli, ho analizzato il rendimento di questi giocatori per la stagione in corso sulla terra battuta. In questa sede, voglio dare uno sguardo sul passato e aggiungere delle informazioni che inquadrano con maggiore dettaglio la prestazione di ciascun giocatore sulla terra.

La prima vittoria di Nadal al Roland Garros nel 2005 sembra un valido punto di partenza per definire un orizzonte temporale di riferimento. L’immagine 1 mostra la prestazione al servizio dei quattro giocatori considerati dal 2005 al 2017 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Per ciascun anno, ho riassunto i risultati al servizio calcolando rispettivamente la mediana, il minimo e il massimo in tutte le partite giocate sulla terra. Come già visto, la prestazione al servizio è aggiustata per il livello di bravura dell’avversario, in modo da dare più merito al giocatore che serve meglio contro un avversario forte, e viceversa.

Cosa dicono i numeri?

Nel periodo considerato, tutti e quattro hanno fatto progressi duraturi, ma sono Murray e Thiem ad aver ottenuto la variazione positiva più significativa. Tra il 2007 e il 2016, Murray ha migliorato la sua prestazione al servizio di 2 punti percentuali all’anno. Nel 2017 però, il suo rendimento è stato quasi catastrofico, servendo con una media del 60% che lo ha riportato ai livelli del 2007.

Thiem, il neofita del gruppo se così lo si può definire, è emerso negli ultimi tre anni, nei quali anche lui ha migliorato di 2 punti percentuali all’anno senza dare segnali di rallentamento.

IMMAGINE 1 – Rendimento al servizio sulla terra per i quattro giocatori considerati nel periodo tra il 2005 e il 2017

È interessante notare un’evoluzione molto simile tra Djokovic e Nadal. Quest’ultimo è riuscito in media a stare davanti a Djokovic di diversi punti percentuali per gran parte della carriera, fino a quando nel 2015 e 2016 Djokovic ha servito ai livelli di Nadal del 2012 e 2013. Nell’anno in corso Nadal ha ripreso il comando, riuscendo a raggiungere un incredibile 75%, con i passaggi a vuoto di Djokovic che lo hanno fatto scendere al 67%, la sua prestazione media al servizio più bassa dal 2010.

Alla risposta, è curioso come Murray sia l’unico dei quattro giocatori ad aver mostrato un miglioramento continuo, anche se in misura minore anno su anno, in media, rispetto a quanto ottenuto con il servizio.

IMMAGINE 2 – Rendimento alla risposta sulla terra per i quattro giocatori considerati nel periodo tra il 2005 e il 2017

Tra il 2008 e il 2016, Djokovic è stato estremamente solido alla risposta, riuscendo a mantenere una media tra il 49 e il 50% quasi ogni anno. E’ per questo che per lui il 2017 si distingue dagli altri anni, per due motivi: da un lato, una media di solo il 44% di punti vinti alla risposta è un livello minimo mai raggiunto recentemente; dall’altro, la variazione di prestazione alla risposta è stata considerevole, con dei minimi molto bassi e dei massimi molto alti, come non gli era mai successo nella carriera.
L’immagine 2 autorizza a definire Nadal il re della terra, senza restrizioni. Non solo ha mantenuto la prestazione media alla risposta più alta dei quattro, ma raramente è sceso sotto al 40%, come nessuno degli altri è riuscito a fare. Inoltre, sono moltissime le partite di Nadal negli anni in cui ha vinto la maggior parte dei punti alla risposta. Anche in presenza di un lieve calo, le sue statistiche alla risposta nel 2017 lo posizionano sui livelli del periodo dal 2010 al 2012, quando ha sempre vinto il titolo al Roland Garros.

Thiem invece deve fare ancora molta strada per ricucire la distanza da Nadal, anche se nel 2017 ha fatto vedere di essere in grado di rispondere al pari di Nadal.

In virtù di questi rendimenti anno per anno, possiamo rinnovare la nostra ammirazione per il predominio e la continuità di Nadal sulla terra in un periodo di tempo così lungo, e riporre qualche dubbio sullo stato di forma di Murray e Djokovic, il primo con pochi aspetti positivi su cui fare affidamento, il secondo con risultati sulla terra mai altrettanto altalenanti in carriera, che potrebbero in parte spiegare la decisione di abbandonare la sua squadra storica e iniziare a collaborare con Andre Agassi. Sarà interessante seguire il cammino di Murray e Djokovic al Roland Garros e vedere se riusciranno ad arrivare fino in fondo.

Clay Court Performance Trends Of French Open Title Men’s Top 4

I migliori alla risposta tra i probabili contendenti per il Roland Garros

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 22 maggio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

In un precedente articolo ho analizzato la prestazione al servizio sulla terra battuta dei probabili contendenti all’edizione 2017 del Roland Garros, vale a dire Rafael Nadal, Dominic Thiem, Novak Djokovic e Andy Murray, mostrando come Nadal sia riuscito a distanziare gli avversari in media tra i 5 e 15 punti percentuali al servizio. Si tratta di un dato di per sé impressionante, a maggior ragione se riferito ad alcuni degli avversari più diretti per la conquista del titolo.

Limitare l’analisi al servizio però non permette di avere un quadro completo dello stato di forma di un giocatore alla vigilia di uno Slam. E questo è particolarmente vero sulla terra, superficie che rende i giocatori intrinsecamente più difensivi, esaltandone le capacità alla risposta in misura probabilmente maggiore degli altri Slam.

Rispetto alla prestazione alla risposta, quali di questi quattro giocatori ha avuto la migliore stagione sulla terra sinora?

L’immagine 1 mostra le statistiche di prestazione alla risposta per ogni giocatore in tutte le partite (a esclusione dei ritiri pre e durante la partita) sulla terra nel 2017 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Non sorprende vedere Nadal in cima all’elenco con una media ponderata del 51% di punti vinti alla risposta che ha del miracoloso.

La ponderazione è il tentativo di considerare la qualità al servizio dell’avversario e rendere questi numeri più facilmente confrontabili tra diverse partite. È un approccio con il quale, ad esempio, un giocatore ottiene più credito per le sue capacità di risposta contro un avversario dal grande servizio come John Isner, rispetto a un giocatore dal servizio medio.

IMMAGINE 1 – Prestazione alla risposta sulla terra per i favoriti alla vittoria finale del Roland Garros

Più sorprendente è trovare Djokovic al secondo posto con una media ponderata del 44%, visti dei risultati sulla terra non certo esaltanti (quantomeno fino a Roma). Djokovic rimane molto staccato da Nadal, ma si tratta di un segnale positivo per ritrovare quella forma che nel 2016 gli ha fatto vincere il suo primo Roland Garros e che anche quest’anno potrebbe essere un vantaggio sugli avversari.

Murray e Thiem hanno ottenuto numeri simili alla risposta. Il rendimento di Murray però è stato caratterizzato da una spirale negativa, con prestazioni in calo continuo torneo dopo torneo, mentre quello di Thiem è stato più continuo, mostrando anche sprazzi di grandezza con tre partite al di sopra del 50% di media ponderata. Una di queste è stata proprio la vittoria contro Murray nella semifinale di Barcellona, un’altra contro Nadal a Roma.

Murray invece non è mai riuscito ad andare oltre il 50% di media ponderata in risposta, mentre Djokovic lo ha fatto una volta sola in semifinale a Roma contro Thiem, reduce da un’esaltante ma fisicamente impegnativa vittoria su Nadal nei quarti di finale. Interamente considerate, le prestazioni di Thiem alla risposta e al servizio muovono a favore delle sue possibilità al Roland Garros e della sua ascesa alle alte sfere del tennis.

Return Leaders Among ATP’s Top Contenders for French Open Title

I migliori al servizio tra i probabili contendenti per il Roland Garros

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 21 maggio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Archiviati gli Internazionali d’Italia con la vittoria di Alexander Zverev, l’attenzione si concentra ora sul Roland Garros. Con l’assenza di Roger Federer, la prima dal 1999 non dovuta a infortunio, i quattro nomi più accreditati per la vittoria finale sono quelli di Rafael Nadal, Dominic Thiem, Novak Djokovic e Andy Murray. Vediamo cosa può rivelare l’andamento della stagione sulla terra battuta in merito allo stato di forma di questi giocatori alla vigilia del secondo Slam dell’anno.

Con tre tornei vinti, Rafael Nadal è, meritatamente, il favorito assoluto per il suo possibile decimo titolo a Parigi e il 53esimo sulla terra. L’unica sconfitta di Nadal sulla terra è arrivata a Roma da Thiem, il giocatore che, è interessante notare, dopo Nadal ha vinto più partite sulla terra, come mostra l’immagine 1 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Thiem quindi potrebbe rappresentare la minaccia più concreta sul cammino di Nadal.

IMMAGINE 1 – Partite giocate e vinte nei tornei sulla terra di preparazione al Roland Garros

All’inizio della stagione sulla terra, grandi attese erano riposte su Murray e Djokovic, numero 1 e 2 della classifica mondiale. Nessuno dei due però è riuscito a conquistare anche un solo Masters 1000. La delusione di questa statistica è ancora più evidente se si considera che Murray non ha mai giocato contro Nadal sulla terra nel 2017 e Djokovic l’ha affrontato solo una volta nella semifinale di Madrid.

Djokovic difenderà a Parigi la vittoria del 2016, ma sinora abbiamo visto solo sprazzi del livello di gioco che è riuscito a esprimere lo scorso anno. Va detto che i momenti migliori per lui sono arrivati durante gli Internazionali d’Italia e potrebbero essere il primo vero segnale positivo di adattamento in seguito alla decisione di allontanare i suoi più stretti collaboratori. Va poi visto quale impatto avrà sul gioco di Djokovic l’arrivo di Andre Agassi in qualità di allenatore per il Roland Garros.

Anche di fronte a tutte le incertezze che circondano Djokovic, è Murray a rappresentare il più grosso punto di domanda. La sua percentuale di vittorie sulla terra nel 2017 è stata solo del 50%. Solamente in un torneo dei quattro che ha giocato è riuscito a vincere più di due partite. Un risultato sorprendente vista la finale a Parigi nel 2016 e la prima posizione mondiale dalla fine della stagione scorsa. Murray è certamente in una condizione più precaria di Djokovic e i motivi del suo calo di rendimento sono ancora più misteriosi.

Le vittorie sono uno dei parametri di valutazione. In presenza di un format al meglio dei 5 set, come quello degli Slam, è però importante analizzare in maggiore dettaglio come le vittorie sono arrivate per comprendere le reali possibilità di conquista di uno dei quattro tornei più importanti dell’anno. Come mostrato nell’immagine 2, ho analizzato le prestazioni al servizio nei tornei sulla terra dei quattro giocatori considerati. Dato che la prestazione al servizio verrà necessariamente influenzata dalla qualità del giocatore alla risposta, sono numeri corretti per la bravura alla risposta dell’avversario, nel tentativo di annullare l’effetto generato dall’avversario quando si mettono a confronto prestazioni al servizio di diversi giocatori.

Nadal è davanti a tutti con una media ponderata di punti vinti al servizio del 75%, Murray è ultimo con una sconcertante media del 60%. Thiem è dietro Nadal con il 71% e Djokovic è penultimo con il 67%.

IMMAGINE 2 – Prestazione al servizio sulla terra per i favoriti alla vittoria finale del Roland Garros

Oltre a distanziare gli altri di diversi punti percentuali, Nadal ha mantenuto una continuità ragguardevole. Solo in tre partite la sua prestazione al servizio è stata al massimo del 60%, appunto la prestazione media di Murray. È Thiem però a battere Nadal in termini di continuità al servizio, con una sola partita in cui ha raggiunto al massimo il 60%, la netta sconfitta da Djokovic a Roma, partita arrivata dopo intense settimane di altissimo tennis sulla terra.

Sia Thiem che Djokovic hanno fatto vedere di poter capitalizzare sul miglioramento dello stato di forma al progredire della stagione, che potrebbe essere un vantaggio superiore a quanto la media della prestazione al servizio suggerirebbe. Murray invece non ha ancora avuto un buon risultato sulla terra.

Pur rappresentando uno dei tanti aspetti del gioco, il servizio diventa elemento critico per mettere insieme le sette vittorie che portano a un titolo Slam. Nadal è il favorito, seguito a ruota da Thiem. Se riuscisse a trasferire a Parigi il livello di gioco espresso a Roma, Djokovic potrebbe porsi come serio ostacolo per Nadal e Thiem. Per evitare un’altra sconfitta nei primi turni, Murray dovrà fare molta strada in salita. Se vuole tornare in finale, servirà un recupero della stessa magnitudine di quello mostrato dai Cleveland Cavaliers nelle finali NBA 2016.

Serve Leaders Among ATP’s Top Contenders for French Open Title

La classifica WTA non funziona bene

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 20 maggio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nella sua prima partita agli Internazionali d’Italia, la numero 1 della classifica WTA Angelique Kerber è stata sconfitta in due set da Annett Kontaveit, la numero 68. Nonostante sia la prima giocatrice al mondo, per gran parte della stagione Kerber ha dato l’impressione di fare fatica, e le sconfitte nei primi turni sono diventate per lei la norma.

La sconfitta di Kerber lascia aperto un record negativo per la stagione 2017: nessuno degli undici tornei di categoria Premier o Slam ha avuto una vincitrice tra le teste di serie numero 1. La sconfitta di Kerber a Roma (torneo poi vinto da Elina Svitolina, n.d.t.) allunga la serie a dodici tornei, come mostrato nell’immagine 1 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Non solo, ma le teste di serie numero 1 rischiano di segnare un altro record sorprendentemente negativo nei tornei di maggior livello. Dal 2009 infatti, alla boa di metà stagione le teste di serie numero 1 hanno vinto almeno il 15% dei tornei Premier o Slam. Il 2016 è stato il primo anno in cui un solo torneo è stato vinto da una testa di serie numero 1 a conclusione del Roland Garros. Se fra poche settimane il Roland Garros verrà vinto da una testa di serie inferiore, nessun titolo sarà stato vinto da una testa di serie numero 1 a metà stagione 2017.

IMMAGINE 1 – Evoluzione della percentuale di vittorie di tornei nel circuito femminile per i primi cinque mesi della stagione

I risultati deludenti non riguardano solo le teste di serie numero 1, ma coinvolgono anche le altre giocatrici di vertice. Come mostrato nell’immagine 2, delle vincitrici dei tornei più importanti del 2017, solo quattro arrivano da una delle prime 5 teste di serie del tabellone, mentre tre sono i tornei vinti da giocatrici classificate fuori dalle prime 30.

Cosa sta succedendo quindi? Con chi dobbiamo prendercela?

Certamente non con le giocatrici, che invece continuano a proporre tennis di alta qualità e storie che catturano l’interesse degli appassionati. Si consideri ad esempio la rinascita di Venus Williams, l’affidabile solidità di Johanna Konta, o la recente vittoria di Eugene Bouchard su Maria Sharapova. Anche in assenza di alcuni dei nomi di maggior richiamo (Serena Williams, Victoria Azarenka, Petra Kvitova e Sharapova stessa) per tutta o parte della stagione, il circuito femminile sta avendo grande successo.

IMMAGINE 2 – Vincitrici e finaliste dei tornei maggiori per la stagione 2017

Visti però i risultati a sorpresa, ci saranno sicuramente commentatori propensi a sostenere che le giocatrici non stiano dando merito alla loro classifica. Personalmente ritengo che sia il contrario, cioè che la classifica non stia dando merito alle giocatrici.

Una delle ragioni più importanti della presenza di una classifica sanzionata dalla WTA è il suo utilizzo per l’assegnazione delle teste di serie. La maggior parte dei tornei utilizzano la classifica ufficiale non solo per stabilire quali giocatrici abbiano il diritto a partecipare, ma per creare un tabellone che dia alle migliori la probabilità maggiore di raggiungere i turni conclusivi. Di fatto, gli organizzatori del torneo elaborano pronostici su ogni testa di serie, considerando la numero 1 come la favorita al titolo, la numero 2 come la finalista e così via.

Questo vuol dire che, grosso modo, esiste una correlazione tra la classifica di una giocatrice e le attese per i suoi risultati nei tornei a cui partecipa. I due guru dell’analisi statistica riferita al tennis, Klaassen e Magnus, hanno individuato una semplice formula per convertire la posizione in classifica di una giocatrice in turni attesi che raggiungerà in un torneo. La formula è questa:

Turno Atteso = Turno Massimo – log(Classifica)

Ad esempio, se una giocatrice partecipa a uno Slam, il Turno Massimo nella formula equivale a otto (numero totale di turni + 1), e il Turno Atteso per la testa di serie numero 1 è otto (vincitrice del torneo), per la testa di serie numero 2 è sette (finalista), per le teste di serie numero 3 e 4 è sei (sconfitta in semifinale), etc.

Se la classifica funziona bene e le giocatrici più forti sono nelle posizioni di vertice del tabellone, dovremmo assistere a una buona corrispondenza tra i turni attesi e quelli effettivamente raggiunti. Sulla base di questo parametro, nel 2017 la classifica ufficiale della WTA ha ottenuto risultati disastrosi.

L’immagine 3 mette a confronto i turni effettivi e quelli attesi per le vincitrici e le finaliste agli undici tornei Premier e agli Australian Open del 2017. L’asse delle coordinate mostra il numero di turni in più che una giocatrice ha raggiunto rispetto a quelli previsti dalla sua classifica. Se la differenza è negativa, significa che ha giocato al di sotto delle possibilità. Si nota come per larga parte del 2017, le vincitrici e le finaliste dei tornei più importanti hanno giocato meglio rispetto alle attese legate alla loro classifica di quattro o cinque turni!

IMMAGINE 3 – Corrispondenza tra classifica WTA e risultati per le vincitrici e le finaliste dei tornei maggiori per il 2017

La stessa analisi per il 2016 evidenzia come il 2017 sia stato peggiore, ma non di molto. Nel 2016 infatti, la differenza era di circa tre o quattro turni, che rappresentano comunque una sottostima estremamente rilevante della prestazione di una giocatrice.

Per avere un’idea della situazione effettiva della classifica rispetto a quella che potrebbe in realtà essere, consideriamo come sarebbero i risultati di un sistema di classifica perfetto. L’immagine 4 mostra che, in presenza di un sistema in grado di valutare correttamente la migliore e la seconda migliore giocatrice di un torneo, tutte le differenze precedenti tra turno effettivamente raggiunto e atteso si distribuirebbero lungo la linea 0, di fatto annullandosi.

IMMAGINE 4 – Distribuzione dei turni con un sistema di classifica in grado di prevedere perfettamente i risultati delle giocatrici

Attendersi un sistema di classifica perfetto è forse irragionevole, senza dubbio però giocatrici e appassionati del circuito femminile meritano un sistema di classifica migliore.

Come ci si può arrivare?

Come primo passaggio, il circuito deve porre maggiore enfasi sulle prestazioni del sistema di classifica e essere propenso ad apportare modifiche. Se si è concordi nel ritenere che ci sia bisogno di un nuovo sistema e che la qualità dei risultati dallo stesso generati abbiano priorità assoluta, il metro di valutazione di sistemi alternativi diventa la loro capacità di assegnare le giuste teste di serie nei tornei. Questo significa che si sta cercando un sistema di classifica che possieda un potere predittivo superiore.

In uno dei prossimi articoli, cercherò di individuare quali sistemi siano in grado di soddisfare questa condizione.

WTA Tennis Rankings Aren’t Working?