Perché Novak Djokovic è ancora il numero uno

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 21 novembre 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Due settimane fa, Andy Murray si è preso il primo posto della classifica ATP togliendolo a Novak Djokovic. Nell’atto conclusivo delle Finali di stagione, ha sconfitto Djokovic nel loro primo incontro da giugno, assicurandosi di concludere l’anno da numero uno del mondo. Nella seconda parte della stagione Murray è stato straordinario: dalla finale del Roland Garros 2016, ad eccezione di tre partite, ha vinto tutte quelle in cui ha giocato e ha terminato in grande stile battendo quattro dei primi 5 giocatori sulla strada per la conquista delle Finali di stagione.

Nonostante questi risultati, Murray non è il migliore giocatore del mondo, perché quel titolo spetta ancora a Djokovic. A partire da giugno, Murray ha ridotto la distanza, si è imposto come elemento portante di quello che potremmo chiamare il “Grande Duo”, ma non ha mai veramente surclassato il rivale. Non ci sono dubbi che in questi mesi Murray abbia giocato meglio – a volte un’affermazione di questo tipo è discutibile, ma la sua stagione è un fatto storico ormai – ma identificare il giocatore migliore richiede l’utilizzo di un approccio più predittivo, ed è molto più difficile da stabilire di quanto si possa fare semplicemente scorrendo un elenco di risultati recenti.

Generalmente, le classifiche ATP riescono con buona approssimazione a determinare quali giocatori siano meglio di altri. Ma il sistema ufficialmente adottato ha due grandi limiti: ignora la qualità dell’avversario e restringe volutamente il riferimento temporale alle ultime 52 settimane. Opinionisti e appassionati sembrano invece esibire altre problematiche nelle loro considerazioni: spesso attribuiscono peso eccessivo alla qualità dell’avversario (“Ha battuto Djokovic, quindi adesso è il numero uno!) e assegnano importanza ancora maggiore ai risultati dell’ultimo periodo (“Era imbattibile questa settimana!”).

Due sistemi di classifica esenti da questi vincoli – Elo e Jrank – vedono Djokovic comodamente avanti rispetto a Murray. Gli algoritmi su cui si fondano elaborano le informazioni sulle partite più recenti e sulla qualità dell’avversario in maniera molto diversa, ma li accomuna un elemento che ha maggiore rilevanza: tengono in considerazione la qualità dell’avversario e non usano un riferimento temporale arbitrario come succede per la classifica ATP.

Se la partita tra Djokovic e Murray venisse giocata oggi, queste sarebbero le previsioni dei tre sistemi:

  • ATP – Murray favorito con il 51.6% di probabilità di vittoria
  • Elo – Djokovic favorito con il 61.6% di probabilità di vittoria
  • Jrank – Djokovic favorito con il 57.0% di probabilità di vittoria

I siti di scommesse davano Djokovic favorito di un margine leggermente superiore a 60/40, anche se è probabile che parte del vantaggio fosse legato all’affaticamento di Murray dopo la semifinale maratona con Milos Raonic.

Come ho scritto precedentemente, il sistema Elo non nega il fatto che Murray abbia avuto una seconda parte di stagione eccezionale. Ma attribuisce un peso inferiore alle vittorie su avversari più deboli (come ad esempio quella su John Isner nella finale del Masters di Parigi Bercy 2016) di quello assegnato dall’algoritmo ufficiale, e riconosce che Murray ha iniziato il suo stato di forma attuale con uno svantaggio enorme. Con il titolo a Londra, Murray ha raggiunto il suo nuovo massimo Elo, che non è però ancora sufficiente a superare quello di Djokovic.

Anche se la classifica Elo vede Djokovic avanti con un margine di sicurezza, allo stesso tempo fornisce evidenza di quanto la situazione al vertice sia cambiata. All’inizio del 2016, Elo assegnava a Djokovic il 76.5% di probabilità di vittoria negli scontri diretti con Murray, probabilità salita fino all’81% in aprile per poi scendere sotto al 70% a seguito del torneo olimpico. Al momento, il divario è il più ridotto da febbraio 2011.

Le Finali di stagione sono un esempio della difficoltà che avrà Murray nel tentativo di impossessarsi del primo posto della classifica Elo. I 91 punti Elo che lo separavano da Djokovic prima dell’inizio del torneo si sono ridotti solo dell’8% e sono ora 84 punti. La vittoria in finale di Murray vale un po’ di più di 7 punti, ma anche Djokovic ha avuto diverse opportunità di ritoccare la sua valutazione nelle prime quattro partite. Nonostante alcune sconfitte inusuali durante l’autunno, Djokovic continua a vincere la maggior parte delle sue partite – alcune contro giocatori molto forti – rallentando la diminuzione della sua valutazione Elo.

Naturalmente, Elo è solo un metodo di misurazione che, come qualsiasi altro sistema di classifica, non rivela cosa succede esattamente sul campo. E’ possibile che Murray abbia fatto un significativo (e semi permanente) balzo in avanti o che Djokovic al contrario sia arretrato rispetto al suo stato di forma migliore. D’altro canto però, le strisce vincenti si verificano anche senza questo tipo di movimenti, e comunque poi hanno sempre una fine. Solitamente, le valutazioni più accurate si concentrano su cambiamenti ridotti e graduali dello status quo, e Elo è uno strumento per misurarli.

Probabilmente serviranno altri mesi di questi cambiamenti graduali affinché Elo restituisca una valutazione di Murray migliore di quella di Djokovic. L’unica alternativa più rapida è lo scenario in cui Djokovic inizi a perdere più partite contro avversari come Jiri Vesely e Sam Querrey. Quando si trova di fronte a risultati impensabili, Elo reagisce con cambiamenti altrettanto radicali. Per quanto Djokovic durante il 2016 abbia perso delle partite che non avrebbe dovuto perdere, ha fatto anche vedere a più riprese – come ad esempio con le quattro vittorie alle Finali di stagione – di saper mantenere la sua posizione al vertice.

Why Novak Djokovic is Still Number One

La crème de la crème: identificare i migliori di ogni categoria

di Granger Huntress // TexasCollegeTennis

Pubblicato il 2 agosto 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Se ne parla in continuazione: chi è il più grande di sempre? E’ il giocatore che ha vinto più titoli Slam, quello che è rimasto al primo posto della classifica per più settimane o il giocatore con il record migliore sugli avversari più forti della sua era? E una combinazione di tutte queste cose o c’è dell’altro? Quali sono gli elementi da considerare quando si affronta questa conversazione?

Sono queste le domande che emergono quando si parla del più grande di sempre, e la conversazione si accende quando si considerano tre giocatori come Roger Federer, Novak Djokovic e Rafael Nadal. Mi sono domandato recentemente quali giocatori rientrerebbero in un’eventuale lista dei più grandi in assoluto. Ancora più interessante sarebbe stabilire i migliori giocatori di sempre di seconda fascia o anche di terza fascia. In generale, come si possono identificare i migliori di ciascun livello della piramide tennistica?

Per rispondere a questa domanda, faccio ricorso a uno strumento frequentemente utilizzato nelle analisi statistiche, vale a dire l’analisi per raggruppamento (cluster), prendendo spunto da un articolo apparso su Journal of Quantitative Analysis of Sports intitolato: “Match Play: Using Statistical Methods to Categorize PGA Tour Players’ Careers” di Martin L. Puterman e Stefan M. Wittman della University of British Columbia.

Metodologia

Ho deciso di raggruppare i giocatori professionisti attivi su quasi tutto il periodo dell’era Open (1972-2015) sulla base di categorie. Inizialmente, ho creato più di 20 categorie dalle classifiche di fine anno, tra cui la classifica media, la massima classifica, gli anni tra i primi 10, la percentuale di miglioramento di carriera e la massima singola perdita di posizioni. Tuttavia, statisticamente parlando, questi dati non riescono a descrivere la qualità complessiva della carriera di un giocatore perché sono altamente correlati.

Alla fine, ho visto che il miglior modo per descrivere la qualità complessiva della carriera di un giocatore è considerare quanto tempo proporzionalmente ha trascorso in varie categorie di classifica, o insiemi (buckets) – primi 10, primi 20, primi 50, primi 100, oltre il 100. Per ridurre l’ampio numero di giocatori da analizzare, e quindi arrivare a isolare la crème de la crème, ho introdotto il requisito per cui un giocatore deve aver terminato la stagione tra i primi 100 per almeno otto anni. Perché proprio i primi 100? Sembra essere questo il numero più o meno identificativo dell’accesso diretto ogni anno al tabellone principale degli Slam, oltre a un indicatore di successo per la carriera di un giocatore. Perché proprio otto anni? Cinque anni sembrano essere un tempo limitato per venire considerato uno dei più forti di sempre, dieci anni al contrario un requisito troppo ampio.

Naturalmente, sulla base di queste ipotesi, molti dei giocatori più vecchi dei primi anni dell’era Open vengono esclusi o semplicemente statisticamente travisati perché le loro carriere si sono concluse poco dopo il 1972. Inoltre, diversi giovani giocatori non hanno raggiunto i primi 100 per la prima volta se non dopo il 2007, mancando quindi del requisito degli otto anni. Con questo tipo di restrizioni, c’era da attendersi un riduzione del campione di analisi.

In aggiunta, ho eliminato tutte le classifiche di fine stagione oltre la 600esima posizione, visto che per i primi trent’anni di classifica raramente si è andati oltre quella posizione. Inoltre, non è sembrato utile nel confronto tra ciascuna decade, visto che i giocatori probabilmente partecipano a pochi tornei ITF mentre cercano di farsi largo nel circuito principale.

Raggruppamento tramite algoritmo K-means

Il raggruppamento è un metodo matematico di suddivisione in cui la variabile K rappresenta il numero di categorie. Curiosamente, a prescindere dalla scelta della variabile, ci sono stati pochi cambiamenti tra i gruppi migliori. I numeri hanno suggerito come ottimale un raggruppamento tra 5 e 7 insiemi, quindi ho scelto di analizzarne 6.

Capire i risultati

L’immagine 1 mostra in che percentuale i giocatori di ciascun gruppo sono rimasti all’interno delle fasce di classifica durante la loro carriera (rispetto alle classifiche di fine stagione). Ad esempio, i giocatori del Gruppo A hanno trascorso circa il 72% della loro carriera tra i primi 10, e circa un 8% fuori dai primi 100. In questo modo, è possibile identificare i diversi gruppi.

IMMAGINE 1 – Media percentuale di permanenza tra fasce di classifica durante la carriera per ciascun gruppo identificato

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A. Le Elite
Giocatori nel Gruppo A: 13 – Giocatore più rappresentativo: Novak Djokovic

Gruppo A - Le Elite: Jimmy Connors, Bjorn Borg, John McEnroe, Ivan Lendl, Stefan Edberg, Boris Becker, Andre Agassi, Pete Sampras, Roger Federer, Andy Roddick, Rafael Nadal, Andy Murray, Novak Djokovic

Questi giocatori sono stati (o sono) tra i primi 10 per più del 72% della loro carriera e fuori dai primi 100 per meno del 9%.

Ci sono 13 giocatori in questo gruppo, che è abbastanza carico di talento. Al primo sguardo, la mia impressione è stata che su 12 di questi giocatori il consenso sarebbe unanime, il tredicesimo è una sorpresa. Ma quando si osserva il grafico delle loro carriere rispetto a quello di altri che non hanno passato il taglio, il giocatore sorpresa non è più tanto una sorpresa. Naturalmente, ci sono omissioni, ma le affrontiamo più avanti.

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Ovviamente Bjorn Borg si è ritirato troppo presto, ma è salito alla ribalta a un’età inferiore e si unisce al percorso di carriera degli altri grandi come si vede in basso nel grafico. Si può anche vedere il periodo difficile di Andre Agassi quando è uscito dai primi 100 ed è poi risalito tra i primi 5 rimanendoci diversi anni. Andy Roddick è diventato protagonista più o meno alla stessa età degli altri ed è rimasto costantemente tra i primi 10 prima di ritirarsi all’improvviso a trent’anni.

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La ricerca matematica del giocatore maggiormente rappresentativo di questo gruppo (il più vicino al valore centrale) conduce a Djokovic, l’attuale numero uno del mondo. Ha la stessa traiettoria di classifica iniziale degli altri e continua a sostenere la sua candidatura come migliore giocatore di sempre. Questo è un gruppo incredibile e faccio fatica a pensare di togliere qualcuno. Un altro aspetto interessante è che se si osservano i gruppi successivi, non sono sicuro quale nome si possa aggiungere. Certo, alcuni giocatori hanno affrontato le Elite, ma nessuno ha mostrato di possedere la stessa capacità di rimanere tra i primi 10 come questi giocatori.

B. I Secondi Violini

Giocatori nel Gruppo B: 36 – Giocatore più rappresentativo: Tim Henman

Gruppo B - I Secondi Violini: Ilie Nastase, Manuel Orantes, Eddie Dibbs, Brain Gottfried, Guillermo Vilas, Harold Solomon, Raul Ramirez, Vitas Gerulaitis, Gene Mayers, Jose Luis Clerc, Eliot Teltscher, Yannick Noah, Mats Wilander, Thomas Muster, Michael Stich, Jim Courier, Sergi Bruguera, Goran Ivanisevic, Richard Krajicek, Michael Chang, Patrick Rafter, Yvgeny Kafelnikov, Thomas Enqvist, Tim Henman, Marcelo Rios, Carlos Moya, Gustavo Kuerten, Marat Safin, Lleyton Hewitt, Nikolay Davydenko, David Nalbandian, David Ferrer, Stanislas Wawrinka, Jo-Wilfied Tsonga, Tomas Berdych, Richard Gasquet

In questo gruppo le cose si fanno ancora più interessanti. Come si vede nell’Immagine 1, i giocatori del Gruppo B hanno trascorso un terzo della loro carriera nei primi 10 e più del 50% nei primi 20. La lista comprende 36 giocatori, tra cui diversi campioni Slam ed ex numeri uno. Il più grande ostacolo all’ottenimento dello status di ‘Elite’ per alcuni di questi giocatori è stata la mancanza di longevità tra i primi 10.

La differenza tra il Gruppo A e il Gruppo B è chiara: la carriera dei giocatori del Gruppo B è stata eccezionale, ma non arroccata intorno a primissimi posti come per le Elite.

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Dei giocatori del Gruppo B, Mats Wilander è probabilmente la candidatura più forte per l’ingresso nel gruppo delle Elite. Come Borg, è entrato giovanissimo nei primi 10 e ci è rimasto per diversi anni, vincendo in quel periodo molteplici Slam. Gli anni tra il 1982-1988 sono stati per lui incredibili. Il principale deterrente alla sua inclusione nel Gruppo A è il fatto che la fase di declino è iniziata a 24 anni.

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Anche Guillermo Vilas è un candidato. Ha vinto quattro Slam e ha dominato il circuito negli anni ’70. Ha continuato a giocare per buona parte degli anni ’80, ottenendo dei buoni risultati sulla terra ancora a lungo nella sua carriera. Come Wilander, gli mancava solo Wimbledon per completare tutti gli Slam.

Il giocatore più rappresentativo di questo gruppo alla fine è Henman. Anche se non ha mai vinto uno Slam, Henman è stato una presenza inamovibile tra i primi 20. Ci sono molti giocatori in questo gruppo come Henman, che sono arrivati tra i primi 20 o primi 50, sono rimasti li per un po’, hanno continuato a gravitare tra i primi 100 per qualche anno e poi si sono ritirati. Sono nomi ben conosciuti e giocatori inseriti nella Hall Of Fame, ma sono entrati nella fascia alta per il rotto della cuffia.

C. I Rimbalzanti

Giocatori nel Gruppo C: 33 – Giocatore più rappresentativo: Nicolas Almagro

Gruppo C - I Rimbalzanti: Jaime Fillol, Dick Stockton, Roscoe Tanner, Sandy Mayer, Wojtek Fibak, Kevin Curren, Johan Kriek, Andres Gomez, Tim Mayotte, Anders Jarryd, Brad Gilbert, Martin Jaite, Emilio Sanchez, Petr Korda, Cedric Pioline, Todd Martin, Alex Corretjia, Felix Mantilla, Thomas Johansson, Albert Costa, Mark Philippoussis, Dominik Hrbaty, Tommy Haas, Sebastien Grosjean, Fernando Gonzalez, Tommy Robredo, Robin Soderling, Gilles Simon, Marcos Baghdatis, Nicolas Almagro, Gael Monfils, Fabio Fognini, Marin Cilic

Il Gruppo C ha delle caratteristiche uniche perché è composto da giocatori che, nella maggior parte dei casi, sono rimasti quasi per lo stessa durata tra le posizioni 11-20, 21-50, 51-100 e oltre i 100. Ci sono stati dei momenti in cui si sono spinti tra i primi 10, ma hanno quasi sempre gravitato altrove.

Almagro è l’esempio perfetto di questo gruppo, avendo trascorso qualche anno fuori dai primi 100, prima di spingersi tra i primi 20 e poi tornare nella fascia 51-100.

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Almagro, Gael Monfils, Fabio Fognini e Marin Cilic sono i nuovi esponenti di questo tipo di carriera, punte di eccellenza alternate a stagioni sparse su e giù tra i primi 100 (ad eccezione di Fognini, che non è mai andato oltre il 13esimo posto, gli altri giocatori sono riusciti a entrare tra i primi 10, Almagro al numero 9, mentre Monfils e Cilic sono, al momento, rispettivamente numero 6 e 7, n.d.t.).

D. I Quasi Famosi

Giocatori nel Gruppo D: 47 – Giocatore più rappresentativo: Jiri Novak

Gruppo D - I Quasi Famosi: Stan Smith, Robert Lutz, Phil Dent, Adriano Panatta, John Alexander, Kim Warwick, Corrado Barazzutti, Jose Higueras, Hank Pfister, Vijay Amritraj, Balazs Taroczy, Buster C Mottram, Victor Pecci, Tomas Smid, Heinz Gunthardt, Jakob Hlasek, Guy Forget, Amos Mansdorf, Andrei Chesnokov, Paul Haarhuis, Magnus Gustafsson, Aaron Krickstein, Jaime Yzaga, Javier Sanchez, Francisco Clavet, Magnus Larsson, Marc Rosset, Wayne Ferrera, Fabrice Santoro, Greg Rusedski, Andrei Medvedev, Jiri Novak, Nicolas Kiefer, Ivan Ljubicic, Juan Ignacio Chela, Juan Carlos Ferrero, Jurgen Melzer, Jarkko Nieminem, Feliciano Lopez, Mikhail Youzhny, Igor Andreev, Philipp Kohlschreiber, Fernando Verdasco, Adreas Seppi, Juan Monaco, Viktor Troicki, Sam Querrey

Il Gruppo D è quello dei Quasi Famosi, nel quale i giocatori sono rimasti tra i primi 50 il 60% della loro carriera, ma nella maggior parte del tempo tra le posizioni 21-50. Un paio di giocatori sono diventati effettivamente famosi, ma l’era Open è iniziata verso la fine delle loro carriere.

In particolare, Stan Smith, Robert Lutz e Phil Dent erano famosi. Però Smith aveva 26 anni alla fine del 1972 e quindi alcuni dei suoi migliori anni non sono conteggiati. Gli altri due giocatori erano più conosciuti per le loro doti in doppio.

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I restanti giocatori di questo gruppo hanno avuto carriere fantastiche con risultati di punta qua e la, ma per la maggior parte del tempo sono rimasti nella zona di confine. Novak è il giocatore più rappresentativo dei 47 di questo gruppo. Giocatori come Aaron Krickstein, Fabrice Santoro, Andrei Chesnokov, Jarkko Nieminen e Ivan Ljubicic sono un classico esempio, avendo raggiunto l’apice a 25-27 anni, ma poi con movimenti imprevedibili di classifica.

E. I Popcorn

Giocatori nel Gruppo E: 45 – Giocatore più rappresentativo: Dmitry Tursunov

Gruppo E - I Popcorn: Jeff Borowiak, Paul Mcnamee, Bill Scanlon, John Fitzgerald, Jan Gunnarson, Wally Masur, Henri Leconte, Luiz Mattar, Jimmy Arias, Jordi Arrese, Ronald Agenor, Karel Novacek, Pat Cash, Richey Reneberg, Jonas Svensson, Alexander Volkov, Marcelo Filippini, Carl Uwe Steeb, Carlos Costa, Horst Skoff, Renzo Furlan, Todd Woodbridge, Hicham Arazi, Andrei Pavel, Bohdan Ulihrach, Rainer Shuettler, Agustin Calleri, Max Mirnyi, Mariano Zabaleta, Radek Stepanek, Gaston Gaudio, James Blake, Xavier Malisse, Filippo Volandri, Mardy Fish, Julien Bennetau, Paul Henri Mathieu, Jose Acasuso, Dmitry Tursunov, Florian Mayer, Mario Ancic, Janko Tipsarevic, Marcel Granollers

I giocatori del Gruppo E hanno molti elementi in comune con quelli dei Gruppi C, D e F, ma sono rimasti fuori dai primi 100 più a lungo di qualsiasi altro gruppo. Sono anche giocatori rimasti in media circa un terzo della loro carriera nelle fasce 21-50, 51-100 e oltre ai 101.

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Tursunov è il giocatore più rappresentativo del gruppo. Quando si osserva il grafico delle loro carriere, le linee sono frastagliate come dei popcorn che saltano e ricadono, da cui il nome del gruppo. Mardy Fish, James Blake e Rainer Schuettler rientrano in questo gruppo, a dimostrazione del fatto che, pur avendo avuto alcune stagioni fantastiche, non sono stati esenti da difficoltà.

F. I Lottatori

Giocatori nel Gruppo F: 43 – Giocatore più rappresentativo: Horacio De La Peña

Gruppo E - I Lottatori: Marty Riessen, Andrew Pattison, Tom Gullikson, John Lloyd, Brian Teacher, Fernando Luna, Tim Wilkinson, Ramesh Krishnan, Thierry Tulasne, Jim Grabb, Mark Woodforde, Derrick Rostagno, Horacio De La Peña, Tomas Carbonell, Jeff Tarango, Byron Black, Jason Stoltenberg, Jan Siemerink, Richard Fromberg, Slava Dosedel, Fernando Meligeni, Jonas Bjorkman, Martin Damm, Kenneth Carlsen, Sargis Sargsian, Andrea Gaudenzi, Karol Kucera, Vincent Spadea, Nicolas Lapentti, Sjeng Schalken, Stefan Koubek, Arnaud Clement, Alberto Martin, Ivo Karlovic, Nicolas Massu, Michael Llodra, Albert Montanes, Oliver Rochus, Benjamin Becker, Victor Hanescu, Guillermo Garcia Lopez, Yen Hsun Lu, Ernests Gulbis

Dalla parte opposta dello spettro di analisi troviamo il Gruppo F, nel quale i giocatori sono rimasti meno del 4% della loro carriera tra i primi 20 e quasi l’80% fuori dai primi 50. E hanno trascorso anche un terzo del tempo fuori dai primi 100. Questi sono i giocatori che popolano i tabelloni degli Slam, soprattutto nei primi e secondi turni. Giocatori dalla carriera solida e qualche nome più famoso fanno parte di questo gruppo.

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Alcuni dei giocatori che nella loro carriera possono rientrare in questo gruppo riescono anche a entrare tra i primi 20, ma la maggior parte gravita tra i primi 100, e alcuni fanno fatica a rimanervi. Questa è la vita dei Lottatori del circuito. Che non significa che il loro successo sia da meno, del resto i requisiti per entrare in questo gruppo sono otto anni tra i primi 100 del mondo, che è un ottimo risultato in qualunque modo lo si guardi.
De La Peña è il giocatore più rappresentativo di questo gruppo. Un giocatore che si è mosso tra i primi 50 e i primi 150 in tutta la sua carriera e che ha vinto diversi titoli arrivando fino al numero 31 del mondo.

Considerazioni finali

Anche questa, come tutte le analisi, non è perfetta, ma presenta un raggruppamento coerente tra giocatori simili. E l’obiettivo, in fondo, è quello di alimentare il dibattito, riportare in auge giocatori dimenticati negli anni o farne conoscere storia e posto nel tennis a chi li scopre per la prima volta.

Crème de la crème — Identifying the best of each tennis cluster

Il primo posto della classifica ATP nella storia valutato rispetto al sistema Elo

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 17 novembre 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come ho scritto per l’Economist pochi giorni fa, sebbene Andy Murray abbia raggiunto il primo posto della classifica ATP, probabilmente non è – al momento – il miglior giocatore di tennis. E’ un onore infatti che spetta ancora a Novak Djokovic, il quale ottiene una valutazione più alta nella classifica secondo il sistema Elo, che utilizza un algoritmo più affidabile nel prevedere i risultati di una partita rispetto alla classifica ATP.

Non è la prima volta in cui Elo si è trovato in disaccordo con le classifiche ufficiali sulla posizione di un giocatore tra i primi. Dei 26 giocatori che hanno raggiunto il numero uno dell’ATP, solo 18 sono diventati anche numeri uno della classifica Elo. Un 19esimo giocatore, Guillermo Coria, è stato per breve tempo numero uno per Elo, pur non avendo mai raggiunto il primo posto della classifica ATP.

Quattro dei restanti otto giocatori, Murray, Patrick Rafter, Marcelo Rios e John Newcombe, sono arrivati fino al secondo posto nella classifica Elo, mentre gli ultimi quattro, Thomas Muster, Carlos Moya, Marat Safin e Yevgeny Kafelnikov, sono casi estremi di dissonanza tra le due classifiche, visto che non sono mai rimasti nemmeno una stagione intera tra i primi cinque di Elo.

Quale sia il sistema di classifica però, Murray è rimasto a lungo a portata del primo posto. La stranezza associata alla sua ascesa a numero uno del mondo è che, in passato, Elo ha ritenuto che Murray fosse molto più vicino. Nonostante l’imbattibilità del suo gioco degli ultimi mesi, c’è ancora una differenza di 100 punti Elo tra lui e Djokovic. 100 punti sono tanti: la maggior parte delle giocatrici alle Finali WTA 2016 a Singapore era all’interno di un intervallo di poco più di 100 punti.

Murray ha avuto la sua migliore possibilità a gennaio 2010. Alla fine del 2009, Murray, Djokovic, e Roger Federer si trovavano a stretto contatto in cima alla classifica Elo. A dicembre, Murray era il numero 3, ad appena 25 punti dalla prima posizione di Federer. A gennaio, Djokovic è diventato numero uno e Murray si è avvicinato fino a 16 punti, un margine sufficientemente ridotto che un risultato a sorpresa avrebbe potuto (e potrebbe in generale) ribaltare le posizioni. Complessivamente, Murray è stato 63 settimane a distanza di 100 punti dal numero uno Elo, ma nessuna di queste dopo agosto 2013.

Per la maggior parte dei tre e passa anni intercorsi, Djokovic ha stabilmente preso il largo. Ha raggiunto il suo massimo punteggio Elo ad aprile 2016, con un distacco di quasi 200 punti su Federer, in quel momento il numero 2, e 250 punti su Murray. Dal Roland Garros, Murray ha accorciato in qualche modo le distanze, ma il fatto di aver giocato contro pochi giocatori di alta classifica ha rallentato la sua ascesa.

Se Murray dovesse battere Djokovic in finale a Londra, renderà sicuramente più vivace il dibattito, senza considerare naturalmente la certezza di concludere la stagione da numero uno dell’ATP. La classifica Elo però rimarrà inalterata. Quando le prestazioni di due giocatori possono essere valutate su un periodo così ampio, una singola partita non è in grado di eliminare una differenza di 100 punti. Djokovic terminerà la stagione da numero uno Elo, e si trova ben posizionato per mantenerlo a lungo anche nel 2017.

Factchecking the History of The ATP Number One with Elo

Andrey Kuznetsov e la più alta classifica dei non semifinalisti di un torneo ATP

di Peter Wetz

Pubblicato il 27 agosto 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Seguendo il torneo ATP 250 di Winston-Salem di questa settimana, mi sono chiesto se Andrey Kuznetsov, in procinto di giocare il suo quarto di finale, potesse finalmente raggiungere la prima semifinale di un torneo del circuito ATP. Al momento, Kuznetsov, che è 42esimo in classifica, è (di gran lunga) il giocatore con la più alta classifica a non aver mai raggiunto una semifinale. Dopo essere stato sconfitto da Pablo Carreno Busta con il punteggio di 6-4 6-3, è probabile che Kuznetsov conserverà ancora a lungo questo primato.    

Per quanto il suo record sia di 0 vittorie e 10 sconfitte nei quarti di finale di un torneo ATP, è ancora abbastanza lontano dalla striscia di 0-16 di Teymuraz Gabashvili. Pur avendo perso sei partite di quarti di finale in più prima di vincere quella con Bernard Tomic per ritiro a Sydney 2016, Gabashvili non era mai andato oltre il 50esimo posto della classifica. Si può sempre comunque discutere se la striscia di Gabashvili si sia effettivamente conclusa visto che la sua vittoria è arrivata contro un giocatore a quanto sembra infortunato.      

Con l’aiuto dei numeri, possiamo rispondere a domande del tipo “Quale giocatore potrebbe raggiungere la più alta classifica senza mai aver vinto un quarto di finale ATP?”, mettere il 42esimo posto di Kuznetsov in prospettiva e scoprire qualche altra curiosità statistica.

Giocatore Class. Data    AttivoChesnokov 30   1986.11.03 1Y. Lu   33   2010.11.01 1Kyrgios  34   2015.04.06 1Voinea   36   1996.04.15 1Haarhuis  36   1990.07.09 1Yzaga   40   1986.03.03 1Zugarelli 41   1973.08.23 1Tomic   41   2011.11.07 1Camporese 41   1989.10.09 1Ferreira  41   1991.12.02 1Kuznetsov 42   2016.08.22 0Goffin   42   2012.10.29 1Zverev   45   2009.06.08 1Dolgopolov 46   2010.06.07 1Sznajder  46   1989.09.25 1Rosol   46   2013.04.08 1Stenlund  46   1986.07.07 1Thiem   47   2014.07.21 1Tipsarevic 47   2007.07.16 1Annacone  47   1985.04.08 1Furlan   47   1991.06.17 1Fishbach  47   1978.01.16 0Hernandez 48   2007.10.08 1Agenor   48   1985.11.25 1Donnelly  48   1986.11.10 0Gonzalez  49   1978.07.12 1Lorenzi  49   2013.03.04 1Becker   50   1985.05.06 1Steven   50   1993.02.15 1Hrbaty   50   1997.05.19 1Leach   50   1985.02.18 1Kuhnen   50   1988.08.01 1Gabashvili 50   2015.07.20 1Willenborg 50   1984.09.10 0

La tabella mostra la più alta classifica (fino al 50esimo posto) raggiunta da un giocatore prima di vincere un quarto di finale per la prima volta. Lo 0 dell’ultima colonna indica che un giocatore è ancora in grado di scalare posizioni di questa classifica, dovesse vincere il suo primo quarto di finale. La presenza di alcuni giocatori che si sono ritirati dalle competizioni, sempre indicati con lo 0, è dovuta al fatto che non sono mai riusciti a vincere un quarto di finale durante la loro carriera.    

Prima di vincere il suo primo quarto di finale in un torneo ATP, Andrei Chesnokov è arrivato fino al 30esimo posto della classifica e ha poi concluso la sua carriera avendo raggiunto la più nona posizione massima. Anche Nick Kyrgios potrebbe migliorare la sua classifica senza la necessità di arrivare fino a una semifinale. I suoi exploit con un quarto di finale a Wimbledon 2014, un quarto di finale agli Australian Open 2015 e un terzo turno al Roland Garros 2015 gli hanno consentito di arrivare fino al 34esimo posto senza aver mai vinto un quarto di finale (Kyrgios ha vinto il suo primo quarto di finale, e il torneo, a Marsiglia 2016, da 41esimo. Nel 2016 ha vinto anche il torneo di Tokyo e giocato le semifinali in altri quattro tornei, raggiungendo la sua massima classifica in carriera al numero 13, n.d.t.). Alexandr Dolgopolov invece è riuscito ad arrivare al numero 46 senza nemmeno mai giocare un quarto di finale.     

Se si concentra l’attenzione su quei giocatori ancora in grado di migliorare la classifica senza raggiungere una semifinale ATP, otteniamo la seguente tabella:

Giocatore  Class. DataKuznetsov  42   2016.08.22Machado   59   2011.10.03Ito     60   2012.10.22Ebden    61   2012.10.01De Schepper 62   2014.04.07Riba    65   2011.05.16Smyczek   68   2015.04.06Kavcic   68   2012.08.06Gonzalez  70   2014.06.09

Kuznetsov sembra essere l’unico ad avere una reale possibilità, visto che sono passati quasi cinque anni da quando Rui Machado, al secondo posto, ha raggiunto la sua più alta classifica. 

Considerazioni simili si possono fare anche per i rimanenti giocatori, che non sembrano potersi avvicinare al 42esimo posto di Kuznetsov, per quanto una striscia inattesa di vittorie lascia aperta la possibilità teorica di qualsiasi scenario.

Si possono trarre da questa analisi delle conclusioni che abbiano una qualche forma di praticità? Temo di no. Tuttavia, è ragionevole pensare che un giocatore riesca a entrare comodamente tra i primi 50 della classifica senza vincere più di due partite nello stesso torneo nel corso di tutta la sua carriera. Naturalmente, sarebbe interessante verificare quanto a lungo questo tipo di giocatori siano capaci di gravitare in zone della classifica che diano un accesso diretto nei tornei ATP e un flusso regolare di premi partita derivante da vittorie al terzo o quarto turno, o ai quarti di finale.       

Inoltre, come può essere il caso di Kyrgios nel 2015, andrebbe indagata la natura dei punti che determinano la classifica di un giocatore: ottenere dei buoni risultati nei tornei maggiori – Masters 1000 o Slam – e uscire ai primi turni dei tornei 250 è sufficiente per mantenere una classifica accettabile? Oppure, ci sono giocatori che si accontentano di accumulare punti, in modo relativamente più semplice, nei 250 senza mai avanzare nel tabellone dei Masters o degli Slam? Spero di dare risposta a queste domande in futuri approfondimenti.

Andrey Kuznetsov and Career Highs of ATP Non-Semifinalists

Come il sistema Elo risolverebbe la questione dei punti non assegnati per il torneo olimpico

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 15 agosto 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il torneo olimpico di Rio ha avuto le superstar, lo spettacolo, le lacrime, ma non ha avuto i punti validi per la classifica. La sorprendente vincitrice Monica Puig e il finalista Juan Martin Del Potro hanno ottenuto risultati fenomenali per loro stessi e per le loro nazioni, ma continuano a rimanere parcheggiati al 35esimo e 141esimo posto delle rispettive classifiche.

I sistemi di classifica ufficiale adottati dall’ATP e dalla WTA hanno sempre rappresentato un intreccio di compromessi finalizzato a raggiungere due obiettivi fondamentali, da un lato premiare un certo tipo di decisioni dei giocatori (come ad esempio partecipare ai tornei più importanti), dall’altro identificare il lotto dei migliori all’avvio di ciascun torneo. Decidere di non assegnare punti per il torneo olimpico è stato un compromesso ancora più inusuale del solito. Quattro anni fa a Londra i punti furono assegnati e quasi tutti i giocatori più forti di entrambi i circuiti vi parteciparono, anche se molti di loro avrebbero potuto guadagnare più punti giocando in altri tornei.   

Per alcuni di quei giocatori la possibilità di vincere l’oro olimpico fu una motivazione più che sufficiente e il livello competitivo si dimostrò piuttosto alto. Sebbene l’ATP e la WTA abbiano deciso di considerare il torneo olimpico di Rio come una mera esibizione, per chi è interessato a valutare le prestazioni dei giocatori e fare pronostici i tornei olimpici devono necessariamente essere conteggiati.   

Originariamente concepito per gli scacchi, il sistema di classifica Elo, che ho adottato per il tennis a partire dallo scorso anno, è uno strumento estremamente valido per integrare i risultati di Rio con le vittorie e le sconfitte del resto della stagione. A grandi linee, il sistema Elo assegna punti al vincitore e ne sottrae al perdente. La vittoria contro un giocatore di alta classifica restituisce molti più punti di quella contro un giocatore di classifica più bassa. Non vengono decurtati punti se non si giocano partite (ad esempio la classifica Elo di Stanislas Wawrinka e Simona Halep è rimasta inalterata pur non avendo giocato a Rio). 

A differenza dei sistemi di classifica ATP e WTA, che assegnano punti in funzione dell’importanza del torneo e del turno raggiunto, il sistema Elo è neutrale rispetto al contesto di riferimento. Grazie alla vittoria a sorpresa al primo turno contro Novak Djokovic, la classifica Elo di Del Potro è aumentata notevolmente, nello stesso modo in cui sarebbe aumentata se Del Potro avesse battuto Djokovic, ad esempio, nella finale del Masters di Toronto.

Ci sono molte obiezioni da parte degli appassionati a un sistema di questo tipo, basate sulla ragionevole considerazione che il contesto ha il suo peso. Sembra piuttosto ovvio che la finale di Wimbledon dovrebbe contare più di un quarto di finale, diciamo, al Masters di Monte Carlo, anche se lo stesso giocatore, Andy Murray, ha sconfitto il medesimo avversario, Milos Raonic, in entrambe le partite.

Tuttavia, anche i risultati hanno il loro peso ai fini della classifica. Un valido sistema di classifica deve soddisfare due condizioni: pronosticare correttamente i vincitori più spesso di quanto facciano altri sistemi e, per quei pronostici, fornire un grado di confidenza più accurato (ad esempio, in un campione di 100 partite per le quali il sistema assegna a un giocatore il 70% di probabilità di vittoria, il favorito dovrebbe vincere 70 volte). Ignorando il contesto di riferimento, il sistema Elo pronostica correttamente più vincitori e fornisce pronostici con un grado di certezza più alto di qualsiasi altro sistema di cui io sia a conoscenza.

Una cosa è comunque certa, il sistema Elo demolisce i sistemi di classifica ufficiale. Se è possibile ipotizzare che, con l’aggiunta di dettagli relativi al contesto, il sistema Elo possa produrre risultati ancora più precisi, il miglioramento sarebbe probabilmente di ordine inferiore rispetto all’enorme differenza di accuratezza tra il sistema Elo e gli algoritmi utilizzati dall’ATP e dalla WTA.   

Un sistema che non fattorizzi il contesto di riferimento è perfetto per il tennis. Invece di modificare il sistema di classifica a ogni cambiamento di formato tra i vari tornei, con il sistema Elo si riesce a valutare i giocatori in maniera costante per le esigenze di classifica, usando solo le loro vittorie, sconfitte e gli avversari affrontati. Non importa quali siano i giocatori che hanno partecipato al torneo olimpico o cosa si possa pensare del livello complessivo di gioco. Se una giocatrice batte tre delle prime giocatrici della classifica mondiale, come ha fatto Puig, la sua valutazione decolla. Niente di più semplice di questo!

Due settimane fa, il sistema Elo classificava Puig al 49esimo posto tra le giocatrici WTA, diverse posizioni più in basso del 37esimo posto di Puig nella classifica WTA. Dopo aver battuto Garbine Muguruza, Petra Kvitova e Angelique Kerber, nella classifica Elo Puig è balzata al 22esimo posto. Se è intuitivamente complicato sapere con esattezza come soppesare un risultato così anomalo, la valutazione Elo di Puig appena fuori dalle prime 20 sembra molto più plausibile della sua classifica WTA, rimasta inalterata dopo la vittoria del torneo.

Del Potro è un altro test interessante, visto che la sua carriera caratterizzata da molteplici infortuni presenta difficoltà per qualsiasi sistema di valutazione. Secondo l’algoritmo usato dall’ATP, Del Potro è ancora fuori dai primi 100 del mondo, un destino comune a quei giocatori un tempo ai vertici che non riescono a tornare immediatamente alla vittoria.

Il sistema Elo ha il problema opposto con i giocatori che rimangono a lungo inattivi a causa di infortuni. Quando un giocatore non partecipa a tornei, il sistema Elo ipotizza che il suo livello non sia cambiato. Questo è palesemente errato e ha generato non pochi dubbi riguardo alla posizione di Del Potro nella classifica di questa stagione. Più partite gioca Del Potro, più la sua valutazione rifletterà il livello di forma attuale, ma la sua posizione al decimo posto nella classifica Elo prima delle Olimpiadi è sembrata subire eccessivamente l’influenza della passata grandezza.    

(Uno strumento più sofisticato ma sempre basato sul sistema Elo è la metodologia Glicko, in parte creata per migliorare la valutazione dei tennisti che hanno pochi risultati recenti. Ho lavorato molto con la metodologia Glicko nella speranza di ottenere una valutazione più accurata dell’attuale stato di forma di giocatori tipo Del Potro, ma, ad oggi, è un sistema che, nella sua interezza, non è stato in grado di avvicinarsi alla precisione del sistema Elo affrontando contestualmente il problema di lunghi periodi di inattività. Per quello che vale, prima delle Olimpiadi la metodologia Glicko classificava Del Potro intorno al 16esimo posto).

La finale raggiunta dal Del Potro a Rio lo ha fatto salire di 3 posizioni nella classifica Elo. Per quanto il settimo posto rifletta inevitabilmente i risultati ottenuti prima dell’ultimo infortunio, è la prima volta che la valutazione Elo di Del Potro dopo l’infortunio riesce quasi a superare la prova del nove.    

La bontà di qualsivoglia sistema di valutazione è strettamente legata alle ipotesi e ai dati utilizzati per farlo funzionare. Da lungo tempo ormai, i sistemi di classifica ufficiale adottati dall’ATP e dalla WTA soffrono di ipotesi improvvisate e obiettivi contraddittori. Quando un evento importante come il torneo olimpico viene totalmente ignorato, anche i dati risultano poi incompleti. Ora più che mai, il sistema Elo si impone come la metodologia alternativa più brillante. Oltre a essere un algoritmo con maggiori capacità predittive, il sistema Elo assegna ai risultati di Rio il valore che meritano.

How Elo Solves the Olympics Ranking Points Conundrum

Le ragioni a favore di Novak Djokovic…e Roger Federer…e Rafael Nadal

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 18 settembre 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

Con il decimo titolo Slam ottenuto vincendo gli US Open 2015, Novak Djokovic si è inserito a pieno diritto nel dibattito sul più forte giocatore di sempre. Non è sicuramente in dubbio il fatto che la sua stagione 2015 si stia imponendo come una delle migliori della storia del tennis.   

Un recente articolo di FiveThirtyEight ha affrontato la tematica introducendo le valutazioni del sistema Elo, che mostrano come il picco di forma di Djokovic – raggiunto al Roland Garros 2015 – è il più alto di tutti, appena sopra a quello di Roger Federer nel 2007 e Bjorn Borg nel 1980. Utilizzando una versione personalizzata del sistema Elo, ho scoperto quanto questi picchi di forma siano in realtà tra loro vicini.

Questi sono i miei risultati per i primi 15 picchi di forma di tutti i tempi [1]:

Giocatore Anno EloDjokovic  2015 2525Federer  2007 2524Borg    1980 2519McEnroe  1985 2496Nadal   2013 2489Lendl   1986 2458Murray   2009 2388Connors  1979 2384Becker   1990 2383Sampras  1994 2376Agassi   1995 2355Wilander  1984 2355Del Potro 2009 2352Edberg   1988 2346Vilas   1978 2325

 La differenza di un punto tra Djokovic e Federer è praticamente ininfluente: significa che Djokovic al massimo della forma ha il 50.1% di probabilità di battere Federer al massimo della forma.

I 35 punti che separano Djokovic da Rafael Nadal al massimo della forma hanno un significato più importante, perché in questo caso il giocatore migliore, cioè Djokovic, ha il 55% di probabilità di vittoria. 

Il sistema Elo per superficie di gioco

Se si delimita il perimetro di analisi alle partite su cemento, Djokovic è ancora tra i più forti, ma Federer nel 2007 ha chiaramente raggiunto il picco di forma più alto di sempre su questa superficie:

Giocatore Anno Elo sul cementoFederer  2007 2453Djokovic  2014 2418Lendl   1989 2370Sampras  1997 2356Nadal   2014 2342McEnroe  1986 2332Murray   2009 2330Agassi   1995 2326Edberg   1987 2285Hewitt   2002 2262

Ivan Lendl e Pete Sampras occupano una posizione decisamente migliore in questa classifica che non nella complessiva. Nonostante questo, sono piuttosto indietro rispetto a Federer e Djokovic – i circa 100 punti di differenza Federer al massimo della forma e Sampras al massimo della forma equivalgono al 64% di probabilità che il giocatore con la valutazione più alta, cioè Federer, vinca.

Sulla terra, il dominio assoluto di Nadal non ha paragoni:

Giocatore Anno Elo sulla terraNadal   2009 2550Borg    1982 2475Djokovic  2015 2421Lendl   1988 2408Wilander  1984 2386Federer  2009 2343Clerc   1981 2318Vilas   1982 2316Muster   1996 2313Connors  1980 2307

Borg era un maestro della terra, ma Nadal appartiene a una categoria inarrivabile. Sebbene, almeno per il momento, Djokovic abbia spodestato Nadal in molte delle conversazioni sul giocatore più forte di sempre, non ci sono dubbi che Nadal è il più grande giocatore sulla terra di tutti i tempi, e probabilmente il giocatore più dominante su una singola superficie che ci sia mai stato.

Djokovic è molto indietro rispetto a Nadal e a Borg, ma va detto in suo favore che è l’unico giocatore che si classifica fra i primi tre in entrambe le superfici.

Il superstite

L’articolo di FiveThirtyEight mostra anche che Federer è il più grande giocatore di tutti i tempi alla sua età. Molti giocatori si sono ritirati ben prima del compimento del 34esimo anno, e anche quelli che continuano a giocare solitamente non raggiungono finali Slam. A dirla tutta, la valutazione Elo di Federer pari a 2393 a seguito della sua vittoria in semifinale contro Wawrinka agli US Open 2015 lo metterebbe al sesto posto tra i giocatori al massimo della forma di sempre, dietro a Lendl e appena davanti a Andy Murray

Questi sono i primi dieci giocatori al massimo della forma di sempre secondo il sistema Elo per giocatori di 34 o più anni:

Giocatore Età  Elo a 34+ anni Federer  34.1 2393 Connors  34.1 2234 Agassi   35.3 2207 Laver   36.6 2207 Rosewall  37.4 2195 Haas    35.3 2111 Ashe    35.7 2107 Lendl   34.1 2054 Gimeno   35.0 2035 Cox    34.0 2014

I 160 punti di differenza tra Federer e Jimmy Connors vogliono dire che il 34enne Federer vincerebbe circa il 70% delle volte contro il 34enne Connors. Nessun altro giocatore ha mai espresso questo livello di gioco, o nemmeno qualcosa di lontanamente paragonabile, così a lungo.

A rischio di essere ripetitivi, un ragionamento simile si può fare per il 33enne Federer proseguendo fino al 30enne Federer. In quasi tutti i momenti degli ultimi quattro anni, Federer è stato più forte di qualsiasi altro giocatore della storia a quell’età [2]. Ad oggi, Djokovic ha eguagliato o superato molti dei risultati ottenuti in carriera da Federer, specialmente sulla terra, ma sarebbe davvero notevole se riuscisse a mantenere un simile livello di gioco fino al termine del decennio.

Note:

[1] Questi numeri non sono identici a quelli di FiveThirtyEight o di altre due metriche di valutazione elaborate di recente. Alcune delle differenze sembrano dovute all’inclusione o esclusione dei ritiri, intesi sia come ritiri dall’attività agonistica sia come ritiri dalla singola partita. FiveThirtyEight ed io non li consideriamo, ma quando ho incluso i ritiri dall’attività agonistica, Federer e Djokovic si sono scambiati di posizione in cima alla classifica.

[2] Il grafico di FiveThirtyEight mostra il trentenne Lendl davanti a Federer, e Connors con un temporaneo e leggero margine di vantaggio all’età di circa 32 anni.

The Case for Novak Djokovic … and Roger Federer … and Rafael Nadal

Quale valutazione il sistema Elo assegna a Flavia Pennetta e Roberta Vinci, finaliste degli US Open 2015

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 16 settembre 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

In virtù della loro finale agli US Open 2015, Flavia Pennetta e Roberta Vinci hanno beneficiato di un grande balzo nella classifica WTA pubblicata il lunedì successivo: Pennetta è passata dal 26esimo all’ottavo posto mentre Vinci è salita dal 43esimo al 19esimo posto.

Delle variazioni così importanti nella classifica destano sempre qualche sospetto e contribuiscono a esporre i limiti di un sistema che assegna punti in funzione del turno raggiunto. Un tabellone più facile o un risultato del tutto anomalo di una partita non vogliono certamente dire che, all’improvviso, una giocatrice è diventata molto più forte di quanto lo fosse due settimane prima.

In altre parole: per come è strutturata, la classifica ufficiale dà un’onesta rappresentazione delle prestazioni passate di una giocatrice. Quello che non riesce a mostrare con altrettanta chiarezza è quanto bene stia giocando una giocatrice o, problematica strettamente correlata, quanto bene giocherà in futuro. 

Per ovviare a queste mancanze, ci si può affidare alle valutazioni del sistema Elo che Carl Bialik e Benjamin Morris di FiveThirtyEight hanno utilizzato all’inizio degli US Open 2015 per confrontare Serena Williams con le altre giocatrici più forti di sempre [1]. Il sistema Elo assegna punti sulla base della qualità dell’avversario, non dell’importanza del torneo o del turno raggiunto. In questo modo, il sistema Elo fornisce una stima migliore dell’attuale livello di gioco di ciascuna giocatrice rispetto a quello della classifica ufficiale.    

Come prevedibile, il sistema Elo concorda con la mia supposizione che Pennetta non è diventata all’improvviso l’ottava più forte giocatrice del mondo. Invece, per il sistema Elo Pennetta è salita al 17esimo posto, appena dietro Garbine Muguruza (un’altra finalista Slam che, per lo stesso principio, si trova più in alto nella classifica WTA di quanto dovrebbe) e davanti a Elina Svitolina. Nemmeno Vinci è davvero tornata tra le prime 20: il sistema Elo la posiziona al 34esimo posto, tra Camila Giorgi e Barbora Strycova.

Il sistema Elo è anche in disaccordo con il fatto che l’ottavo posto della classifica WTA rappresenta per Pennetta il punto più alto della sua carriera. Secondo il sistema Elo, Pennetta ha raggiunto il suo massimo livello di gioco durante gli US Open 2009, a seguito di un’estate di ottimi risultati in cui è arrivata almeno in semifinale in quattro tornei di fila, oltre a una vittoria al quarto turno su Vera Zvonareva a New York. Al momento, Pennetta è indietro di più di 100 punti rispetto al suo massimo di carriera, la stessa differenza che c’è tra lei e Angelique Kerber, settima nella classifica Elo.

La finale tra giocatrici più anziane

Pennetta e Vinci hanno raggiunto una finale Slam a un’età in cui solitamente questo non accade, per di più se si tratta di una prima finale Slam (per entrambe le giocatrici). Se per il sistema Elo entrambe non sono tra le migliori giocatrici oggi attive, rispetto ad altre giocatrici di 32 e 33 anni nella storia del tennis femminile Pennetta e Vinci hanno un posto di riguardo. 

Tra le giocatrici con 33 o più anni di età, Pennetta è attualmente al sesto posto della classifica degli ultimi 30 anni [2]. Come mostra la tabella, è in compagnia di giocatrici di altissimo valore:

Pos. Giocatrice  Età  Elo1   Navratilova 33.4 25272   SWilliams  33.9 24803   Evert    33.4 24124   VWilliams  33.3 21755   Tauziat   33.9 20886   Pennetta   33.5 20307   Turnbull   33.1 20188   Martinez   33.3 2014

Tra le giocatrici con 32 o più anni di età, anche Vinci ha un’ottima classifica. La sua valutazione più bassa, unita a un numero maggiore di giocatrici rimaste competitive più a lungo, la mettono al 24esimo posto. Ma per una giocatrice che non è mai entrata tra le prime dieci (Vinci ha raggiunto il settimo posto a maggio 2016, la sua migliore classifica di sempre, n.d.t.), il 24esimo posto di tutti i tempi è sicuramente un risultato notevole.

Note:

[1] I miei calcoli non sono perfettamente identici a quelli dell’articolo su FiveThirtyEight, ma sono molto simili. I dati a disposizione sono gli stessi per tutti, ma il codice da me utilizzato ha solo poche modifiche rispetto a Elo R.   

[2] Una versione base del sistema Elo non penalizza i giocatori inattivi per un periodo o che si sono addirittura ritirati. Una giocatrice quindi che rientra alle competizioni anche molti anni dopo dal suo ritiro beneficia della stessa classifica che aveva al momento del ritiro. Tecnicamente, Martina Hingis (al suo rientro nel singolare di Fed Cup quest’anno) e Kimiko Date-Krumm (all’inizio del suo rientro nel 2008) appartengono a questa lista, facendo scendere Pennetta all’ottavo posto. Visto però che non è in linea con lo spirito di valutazioni di questo tipo, le ho volutamente escluse. Inoltre, ho a disposizione l’età delle giocatrici solo fino all’inizio degli anni ’80, aspetto che probabilmente esclude alcune grandi del tennis che hanno avuto risultati eccellenti anche dopo aver compiuto 30 anni.

How Elo Rates US Open Finalists Flavia Pennetta and Roberta Vinci

Tre semplici accorgimenti per migliorare il sistema di classifica dell’ATP

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 30 marzo 2012 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il sistema di classifica su due anni proposto da Rafael Nadal favorirebbe i veterani a scapito di tutti gli altri giocatori. L’algoritmo che ho elaborato è troppo complicato per un uso settimanale da parte di giocatori e appassionati. Rimane però sempre un fondo di insoddisfazione associato al sistema adottato dall’ATP, insoddisfazione che andrebbe, se possibile, eliminata.    

Un sistema di classifica serve a due scopi, ognuno dei quali va tenuto bene in mente se si vuole trovare un’alternativa migliore a quello attualmente in uso:

  • Intrattenimento – Gli appassionati vogliono sapere chi è il numero uno del mondo. Nessun sistema sarà mai perfetto, ma se Nadal ha una classifica migliore di Novak Djokovic pur avendoci perso diverse volte di fila, il sistema perde di credibilità.
  • Partecipazione ai tornei – La classifica determina i giocatori che ricevono accesso diretto al tabellone principale di un torneo. Una classifica distorta tiene fuori dai tornei i giocatori più forti e fa entrare quelli meno forti.

Un sistema che è valido rispetto a uno di questi parametri generalmente è valido anche per l’altro. In un mondo ideale, la classifica mostrerebbe il giocatore nel migliore stato di forma del momento, dove “momento” è definito con precisione per evitare di porre eccessiva attenzione alle strisce vincenti. Un altro modo per affrontare il problema è quello di attendersi che la classifica abbia la maggiore capacità di predizione possibile. Se gli sfavoriti vincono continuamente, non significa che il tennis è uno sport con molti sfavoriti vittoriosi, significa piuttosto che la classifica non riflette la situazione correttamente!

Il sistema attualmente in uso non è poi così malvagio. Ci sono però tre problemi:

  1. La settimana scorsa ha lo stesso peso dell’anno scorso – Il vincitore del Miami Masters 2012 in corso di svolgimento prenderà 1000 punti, i quali rimarranno nella sua classifica la prossima settimana, i prossimi sei mesi e per altre 51 settimane in totale. In 53 settimane da quel momento, però, avrà zero punti relativi a questo torneo. Se cerchiamo di misurare la sua bravura (in termini di risultati), un torneo disputato 51 settimane fa non ha lo stesso potere informativo di un torneo della settimana scorsa. E se si insiste nell’utilizzare un risultato di 51 settimane fa, perché allora non uno di 53 settimane fa?
  2. Le superfici sono intercambiabili – La primavera scorsa Milos Raonic ha vinto diverse partite di fila sui campi indoor, che gli hanno fatto guadagnare la testa di serie al Roland Garros 2012. Per quanto apprezzi il tennis di Raonic, ha meritato davvero una testa di serie al Roland Garros senza praticamente avere giocato partite ad alto livello sulla terra? Le prestazioni su una superficie hanno effetti positivi (o negativi) di qualche tipo su un’altra, ma (ovviamente!!) non tutte le superfici sono state create uguali.
  3. Tutti gli avversari sono uguali – Nel terzo turno del Miami Masters 2012, Andy Roddick ha battuto Roger Federer, per poi perdere al turno successivo. Prenderà 90 punti per la vittoria. Kei Nishikori ha battuto Lukas Rosol, per poi perdere al turno successivo. Prenderà gli stessi punti. Qualche volta queste differenze si neutralizzano nel lungo periodo, ma possiamo fidarci che questo accada? I risultati di Roddick di questa settimana sono più impressionanti di quelli di Nishikori, e dovrebbero ricevere il giusto riconoscimento.

Questi problemi possono essere risolti con la semplice aritmetica, apportando migliorie al sistema di classifica che qualsiasi giocatore riesce a comprendere.

Nelle soluzioni che illustrerò, non contano i dettagli precisi, l’aspetto più importante è riconoscere che non tutte le partite sono uguali tra loro.

  1. La settimana scorsa vale più dell’anno scorso – Nel mio sistema di classifica la settimana scorsa vale leggermente più della settimana che l’ha preceduta, che vale più della settimana precedente ad essa e così via. Ecco un semplice modo per inserire questa nozione nella classifica ATP attualmente in uso: dopo 4 mesi, i tornei valgono solo l’80% dei punti originariamente assegnati; dopo 8 mesi, i tornei valgono solo il 60% dei punti originariamente assegnati. In questo modo, l’uscita dei punti dalla classifica è più graduale e l’Indian Wells Masters 2012 vale di più, ad esempio, degli Internazionali d’Italia 2011. Se Nadal vuole ancora un sistema su due anni, questa metodologia si può allungare per tenere conto di due anni di risultati: dopo un anno il 45%; dopo 16 mesi il 30%; dopo 20 mesi il 15%. Così tutti sono soddisfatti!
  2. Superfici diverse, classifiche diverse – Ci sarà sempre, e dovrà esserci sempre, una classifica unica più importante che ricomprenda i risultati su tutte le superfici. Perché però non fare di meglio per l’accesso ai tornei? Ad esempio, si crea una classifica sulla terra raddoppiando i punti ottenuti nei tornei sulla terra ed escludendo gli altri. David Ferrer e Carlos Berlocq saliranno in questo modo di classifica; John Isner e Kevin Anderson scenderanno. Qualunque appassionato sa già che questo succede, quindi i tornei dovrebbero determinare l’ingresso nel tabellone principale anche in questo modo. Dopotutto, Wimbledon ha utilizzato a lungo un metodo di questo tipo per assegnare le teste di serie, se non per l’ingresso diretto in tabellone.
  3. Punti addizionali per aver battuto i giocatori più forti – La WTA lo ha fatto in passato, ed è il meno lineare dei miei suggerimenti. E’ così importante però che un po’ di complessità aggiuntiva non guasta. Diciamo 100 punti in più per ogni vittoria contro un giocatore tra i primi 3; 75 punti per aver battuto il quarto, quinto o sesto classificato; 50 punti per una vittoria contro i restanti primi 10; 30 punti contro i classificati tra 11-15 e 10 punti contro i classificati tra 16-20. Alcuni risultati a sorpresa come le vittorie di Isner, Roddick e Grigor Dimitrov ci dicono qualcosa di importante e la classifica dovrebbe prenderne atto.

Sono tutti calcoli facilmente eseguibili e sicuramente non più complicati delle regole per definire le classifiche protette o quelle per le penalizzazioni in seguito alla non partecipazione a un torneo obbligatorio. In questo modo, i giocatori più giovani vedranno salire la propria classifica più velocemente una volta che iniziano a vincere contro i più forti. Tutti i giocatori accederanno ai tornei (ottenendo la testa di serie) su superfici su cui hanno realizzato più vittorie. E gli appassionati potranno usare un sistema di classifica più accurato per stabilire, nelle loro discussioni, quali siano davvero i giocatori migliori.

Three Simple Ways to Improve the ATP Ranking System

Il tallone d’Achille della classifica proposta da Rafael Nadal

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 29 marzo 2012 – Traduzione di Edoardo Salvati

Ora che Rafael Nadal si è dimesso dal comitato giocatori dell’ATP (ATP player council) – a quanto pare perché la sua proposta di modifica del sistema di classifica su due anni non ha avuto un serio riscontro – è probabile che sentiremo parlare ancora di questa modalità alternativa.

Presumibilmente, il metodo suggerito da Nadal dovrebbe considerare i risultati delle ultime 104 settimane (due anni appunto) invece che le attuali 52, senza l’aggiunta, per quanto é dato sapere, di ulteriori modifiche. Se così fosse, il resto del comitato (e l’ATP in generale) fa bene a non dare considerazione alla proposta di Nadal. Il danno per il tennis infatti sarebbe molto rilevante a fronte di benefici marginali, riducendo drasticamente le possibilità di ascesa dei giocatori più giovani e apportando pochi cambiamenti per quelli già in cima alla classifica.   

L’interrogativo di fondo riguarda lo scopo per cui viene adottato un particolare sistema di classifica. Se l’obiettivo è quello di premiare le prestazioni passate, un sistema su due anni può essere funzionale. Se l’obiettivo invece è quello di compilare una classifica dei giocatori rispetto al loro livello di gioco del momento, considerare un torneo di 22 mesi fa allo stesso modo di un torneo della settimana scorsa è chiaramente privo di senso. 

Prendiamo la classifica attualmente in uso. Assegnando lo stesso peso ai tornei delle ultime 52 settimane (con più punti per i tornei più importanti naturalmente) la classifica di un giocatore è la media di quanto ha giocato bene durante le ultime 52 settimane o, in altre parole, è una stima di quanto quel giocatore fosse in forma 26 settimane fa. Per la maggior parte dei giocatori, questa è un’approssimazione valida del loro livello di forma del momento. Se si dovesse passare a un sistema su due anni, la classifica restituirebbe una stima del livello di forma dei giocatori risalente a un anno fa… 

I giocatori che più ne ne subirebbero gli effetti negativi sono i giovani (o qualsiasi altro giocatore, in realtà) in ascesa. Anche nel sistema corrente, la classifica impiega del tempo prima di riflettere pienamente lo stato di forma di stelle nascenti come Bernard Tomic o Milos Raonic. Quando Raonic ha messo insieme degli ottimi risultati all’inizio del 2011, la classifica teneva ancora in considerazione i punti ottenuti nei tornei Challenger dell’anno prima. In un sistema su due anni, i risultati più recenti di Ranoic varrebbero ancora meno. Gli servirebbe il doppio del tempo per consolidare la sua classifica.

I giocatori che di fatto trarrebbero benefici sono, naturalmente, quelli del tipo opposto, cioè giocatori già affermati in declino o infortunati. Se un giocatore continua ad avere un ottimo stato di forma, come nel caso di Novak Djokovic, Nadal stesso, Roger Federer o Andy Murray che sono sempre tra i primi quattro, il sistema di classifica adottato non è così rilevante. Lo diventa invece per i giocatori che hanno giocato bene nel periodo tra 104 e 52 settimane fa e non hanno fatto granché successivamente. Tra questi ci sono al momento giocatori infortunati come Robin Soderling, e giocatori in declino come Andy Roddick e Fernando Verdasco.

E’ giusto che Roddick e Verdasco continuino a beneficiare dei risultati ottenuti nel 2010? Almeno per me, la risposta è decisamente “no”. Seppur in uno stato di forma negativo, Roddick comunque sarà testa di serie al Roland Garros 2012. Merita più di questo?

Soderling invece? Non ha più giocato da giugno ed è sceso al 30esimo posto della classifica. A meno che non riprenda nei prossimi 3 mesi, uscirà anche dalla lista infortunati. Se c’è un caso per il quale il sistema di Nadal può valere, è il suo. Ma l’ATP ha già in adozione due metodi per proteggere giocatori nella situazione di Soderling: la classifica protetta (protected rankings o PR) e le wild card, cioè gli inviti dagli organizzatori dei tornei. I giocatori infortunati per un certo periodo di tempo possono usare la loro PR (che equivale alla loro classifica dell’ultima volta in cui hanno giocato) per accedere al tabellone principale di uno specifico numero di tornei. Fino a poco tempo fa, Tommy Haas continuava a utilizzare la sua PR di 20. Soderling avrebbe una PR che gli permetterebbe di partecipare a un sufficiente numero di tornei per ricostruire la sua classifica, sempre nell’ipotesi che si ripresenti con una forma simile a quella che aveva prima dell’infortunio. 

Naturalmente, ci sono anche le wild card. Se Soderling dovesse ritornare a giocare, anche nel caso in cui non abbia una classifica, ogni torneo di livello 250 o 500 gli darebbe una wild card senza pensarci troppo. Questo rende le PR ancora più importanti di quanto l’ATP avesse in mente: Haas ad esempio ha potuto mantenere la sua PR di 20 così a lungo perché ha ricevuto diverse wild card, potendo così risparmiare la sua PR per quando gli è effettivamente servita.

L’unico svantaggio della PR o delle wild card è che i giocatori non ricevono la testa di serie. Ma dopo essere stato fuori dal circuito per un anno, è giusto che a un giocatore sia garantito il passaggio al terzo turno? Faccio fatica a crederlo. E se dovesse essere un elemento così importante, forse giocatori come Soderling potrebbero ricevere la testa di serie più bassa (tipo 32 all’Indian Wells Masters, al Miami Masters o negli Slam) due delle volte in cui utilizzano la loro classifica protetta.

In sintesi: un sistema semplice su due anni rallenterebbe l’ascesa delle giovani promesse, costringendole a doversi imporre per un periodo due volte più lungo di quello necessario nella classifica attuale. Non avrebbe invece effetti negativi sui giocatori che continuano ad avere un ottimo stato di forma. Aiuterebbe i giocatori in declino che probabilmente non hanno bisogno di essere aiutati. I giocatori di più alta classifica di rientro da un infortunio non farebbero fatica a partecipare a tornei perché il metodo proposto da Nadal darebbe loro una testa di serie.

Se ve lo steste chiedendo, anche il mio sistema di classifica per pronosticare i tornei usa due anni di risultati. E’ fondamentale però distinguere tra l’utilizzo di due anni di risultati (accettabile) e assegnare lo stesso peso a tutti i risultati (inaccettabile).

Il problema maggiore con la classifica ATP – problema che sarebbe ancora più grande con un sistema come quello di Nadal – è che attribuisce la stessa importanza a tornei giocati tempo fa e a tornei giocati molto recentemente. Il vincitore dell’Indian Wells Masters 2012 ha 1000 punti che valgono per la sua classifica. Il vincitore del Miami Masters 2011 ha 1000 punti che valgono per la sua classifica. Il vincitore dell’Indian Wells Masters 2011 ha..beh..0 punti che valgono per la sua classifica.

Le prestazioni di un giocatore risalenti a 18 o 20 mesi fa hanno un certo valore predittivo, ma sicuramente non lo stesso delle sue più recenti prestazioni. A parziale supporto del sistema di Nadal, questo è particolarmente vero per i giocatori che rientrano da un infortunio. Il mio sistema non ha mai tolto Juan Martin Del Potro dalle prime dieci posizioni o giù di li, mentre con un sistema a un anno la classifica ATP lo ha visto uscire ben oltre la 100esima posizione.

Se si utilizzano i risultati di due anni, è assolutamente imperativo distinguere tra risultati passati e risultati più recenti. In realtà, un approccio di questo tipo migliorerebbe anche il sistema su 52 settimane. Il mio algoritmo assegna un peso ai risultati di un anno fa di circa la metà di quello per i risultati della settimana scorsa e di circa un quarto ai risultati di due anni fa. L’assegnazione di pesi non è semplice e così impostata non andrebbe bene per la classifica ATP, che deve essere facilmente compresa sia dai giocatori che dagli appassionati. Ma sicuramente indica un direzione per soluzioni più semplici che potrebbero funzionare.

The Fatal Flaw of Nadal’s Two-Year Ranking System