Quale torneo sulla terra ha il miglior campo di partecipazione?

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 5 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Questo articolo analizza il livello di bravura dei giocatori che partecipano a un determinato torneo sulla terra, e che ne definiscono la qualità a prescindere da fattori immateriali come la tradizione, la posizione, la bellezza del trofeo consegnato al vincitore o, per contro, la discutibilità stilistica del completo dei raccattapalle (le ultime tre voci meriterebbero ciascuna approfondimenti specifici). E’ diverso quindi dal chiedersi quale sia il miglior torneo sulla terra. Inoltre, l’analisi non esamina, a ritroso, la competitività espressa nelle partite effettivamente giocate. Anche questo può essere oggetto di altro studio.

Probabilmente, il modo più semplice per misurare la qualità di un torneo si basa sulla classifica ufficiale dei giocatori che vi partecipano. Lasciando da parte le considerazioni sui meriti della classifica ATP, prima di spiegare i motivi per i quali questo sistema non è efficace, mi interessa mostrarne i risultati. Per ogni torneo sulla terra disputato nel 2016, ho considerato una media semplice della classifica giocatori così da stabilire la validità dei primi turni (includendo anche quella delle teste di serie che hanno beneficiato del bye). Come mostrato dalla tabella, alcuni giocatori di livello rientranti da infortuni non sono stati considerati perché la loro alta classifica sarebbe risultata poco realistica rispetto al concreto livello di gioco (e questo è uno dei problemi nell’uso della classifica in questo tipo di analisi). Tuttavia, questo non ha eliminato del tutto le disparità, per esempio nel caso di giocatori di bassa classifica che si sono qualificati per il tabellone principale.    

Si fa notare il quinto posto del Roland Garros, lontano dai primi quattro tornei. Il fatto che i giocatori al via di uno Slam siano 128 rende la media della classifica di questi tornei considerevolmente più alta.

Prima di passare ai risultati ottenuti utilizzando il sistema Elo, la tabella mostra il numero di giocatori tra i primi 20 ad aver partecipato ai tornei sulla terra disputati nel 2016.

In questo caso il Roland Garros occupa il posto che merita, ma è interessante come il torneo di Buenos Aires, un ATP 250, venga prima di Barcellona, Rio de Janeiro e Amburgo, tre tornei ATP 500, quindi appartenenti a una categoria superiore.

Invece della classifica ufficiale, nelle tabelle successive utilizzerò il sistema Elo – secondo il mio metodo di calcolo – anche se per lo scopo di quest’analisi non ho considerato una valutazione Elo specifica per superficie come faccio di solito.

Le colonne della tabella mostrano rispettivamente:

  • la media delle valutazioni Elo del primo turno di ciascun torneo sulla terra nel 2016 (includendo anche quelle delle teste di serie che hanno beneficiato del bye)
  • la media ponderata delle valutazioni Elo, basate sulle partite effettivamente giocate nel torneo considerato
  • l’apporto finanziario complessivo stanziato da ciascun torneo.

I tornei del 2016 sono in ordine decrescente per valutazione Elo del campo partecipanti del primo turno ma, con l’eccezione del torneo di Estoril, non ci sarebbero differenze significative se fossero ordinati per media ponderata di tutte le partite giocate. In fondo all’elenco ho incluso anche i quattro tornei giocati a oggi nel 2017, che sono invece in ordine cronologico. 

Ancora una volta, la valutazione del Roland Garros sconta l’alto numero di giocatori che figurano nel tabellone principale. Tornerò su questo aspetto più avanti.

L’elemento più sorprendente (almeno per me) è l’ottimo piazzamento dei tornei di Ginevra e Nizza, due ATP 250. Il torneo di Nizza si giocherà a Lione nel 2017, e sono convinto che troverà lo stesso riscontro dell’anno passato. I giocatori francesi partecipano alla maggior parte dei tornei nel proprio paese e fanno parte di un movimento così pieno di talento che due tornei organizzati nella stessa settimana mantengono comunque un livello qualitativamente valido. Giova certamente la posizione in calendario, all’interno della campagna sulla terra rossa in preparazione al Roland Garros.   

Se vi steste interrogando sulla bontà della correlazione tra le valutazioni Elo del primo turno e l’apporto finanziario complessivo, sappiate che è solo dello 0.51, principalmente a causa dell’effetto generato dal Roland Garros. Usando la media ponderata delle valutazioni Elo per le partite giocate, salirebbe di poco, a 0.57 (per calcolare le correlazioni, ho convertito euro in dollari).

Però, l’entusiasmo degli appassionati per un torneo non casalingo non viene catturato dalla bravura media dei giocatori che vi partecipano. Quando qualcuno chiede “chi gioca a Gstaad?” probabilmente non si sta riferendo a Thiago Monteiro. Sono le teste di serie a fare da richiamo, oltre al fatto che è piuttosto raro per un giocatore fuori dalle teste di serie avere una probabilità concreta di vittoria all’inizio del torneo.

La tabella che segue è simile alla precedente, con la differenza che considera solo le prime 8 teste di serie del torneo, ordinate per valutazione Elo al primo turno. Questo dovrebbe compensare in parte il problema della diluizione della media al Roland Garros e offrire un’immagine più accurata della percezione che gli appassionati hanno di un torneo con un buon livello di qualità. Non sono state incluse le teste di serie che non hanno disputato il primo turno né i lucky loser che le hanno sostituite.    

Si otterrebbero risultati simili anche con la classifica ufficiale, anche se il torneo di Kitzbuhel scalerebbe all’ultima posizione. Tra tutte le teste di serie di tutti i tornei ATP e Slam del 2016 (compresi quindi anche i tornei sul cemento e sull’erba), quattro delle otto peggiori teste di serie sono state la numero 5 (78esima posizione della classifica ufficiale), la 6 (81esima), la 7 (82esima) e la 8 (86esima) del torneo di Kitzbuhel 2016.

In questo caso, la correlazione con l’apporto finanziario è di 0.74 (in dollari), sia rispetto alle teste di serie al primo turno, sia per la media ponderata delle partite che sono state giocate. 

Sulla base di questi parametri, i tornei Masters reggono il confronto con il Roland Garros e, una volta ristretta l’analisi alle prime 8 teste di serie, due dei tornei ATP 500 riflettono l’importanza associata alla loro categoria. Anche il torneo di Buenos Aires e i tornei ATP 250 francesi hanno un buon posizionamento.   

Il torneo ATP 500 di Amburgo invece non ottiene un adeguato ritorno dal suo investimento. Pur con un apporto finanziario tre volte superiore a un tipico ATP 250, si trova a metà classifica, probabilmente perché occupa un posto davvero scomodo nel calendario, cioè quella fase di passaggio su terra tra Wimbledon e gli US Open. In quella data, non è un torneo che merita la categoria 500, quindi dovrebbe essere declassato e sostituito da un altro torneo (magari Buenos Aires) o spostato in modo da avere giocatori di talento in linea con le attese.

Un’ultima osservazione: nel confronto anno su anno, quasi tutti i numeri dei quattro tornei su terra del 2017 sono inferiori, e potrebbe essere una coincidenza, mentre tutti gli apporti finanziari sono aumentati, principalmente per effetto dell’inflazione.

Si tratta di un’analisi basata solamente sui dati di un anno, che potrebbe subire quindi variazioni allargando il periodo di riferimento. Invece di includere gli anni precedenti, inserirò i dati del 2017 quando saranno disponibili in modo da avere, nel 2018, un aggregato di due anni (considerando il torneo di Lione rispetto a Nizza e Budapest rispetto a Bucarest). 

Mi chiedo inoltre se l’apporto finanziario complessivo possa essere uno strumento per raggiungere il livello di qualità di partecipanti desiderato. Pur non avendone conoscenza da dietro le quinte, immagino che la designazione di un torneo come categoria Slam, Masters, ATP 500 o 250 non dipenda esclusivamente dalla componente economica. Ad esempio, se il torneo di Umago riuscisse a raccogliere 1.5 milioni di dollari, non necessariamente riceverebbe dall’ATP la categoria 500, perché il numero di tornei 500 è comunque contingentato. Inoltre ho il timore che, se anche Umago fosse disposto a rimanere nella categoria 250 pur con un apporto finanziario complessivo di 1.5 milioni di dollari, l’ATP non lo consentirebbe. Se anche fosse concesso, Umago sarebbe in grado di attrarre più talento anche a fronte di un montepremi più alto, ma con gli stessi punti validi per la classifica? Il mio sospetto è che non ci riuscirebbe, perché i giocatori con il livello di talento che farebbe aumentare la media delle valutazioni Elo dei partecipanti probabilmente sono più interessati ai punti classifica che ai premi partita. Un montepremi più alto attirerebbe giocatori davvero bravi in numero certamente superiore, ma non tra quelli più forti.

Come ho detto in apertura, ci sono altri modi tangibili per misurare la competitività di un torneo senza prendere in considerazione un parametro direttamente legato al campo partecipanti, come appunto la bravura dei giocatori. Ad esempio, che livello di competitività hanno espresso le partite effettivamente giocate durante il torneo? Per rispondere si potrebbero utilizzare le previsioni di risultato atteso per ogni torneo (o ogni partita). O si potrebbe analizzare la vicinanza di punteggio delle partite di ciascun torneo, in media. O ancora, usare una specie di media per torneo dell’indice emozionale creato da TennisAbstract. 

Which Men’s Clay Tournament Has the Best Field?

Il 2017 è il miglior inizio di stagione per Federer?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 6 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Al primo giro di boa della stagione 2017, Roger Federer può vantare il suo 18esimo Slam e 19 vittorie a fronte di una sola sconfitta. Una partenza così sbalorditiva porta naturalmente a chiedersi come l’inizio di stagione 2017 si posizioni rispetto agli altri avvii nella sua carriera e come regga il confronto con i migliori inizi di stagione nella storia del tennis.

Per fare chiarezza, il Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis, ha preso in esame i primi tre mesi di ogni stagione dell’era Open maschile con l’intento – abbandonate le preferenze personali che inevitabilmente si inseriscono in questo tipo di dibattiti – di adottare un approccio più oggettivo per stabilire il miglior inizio di stagione della storia. E questo vuol dire utilizzare l’analisi statistica.

La statistica che abbiamo sviluppato è un punteggio di vittorie cumulativo che tenga conto non solo del numero totale di vittorie e sconfitte di un giocatore, ma anche del livello di difficoltà associato all’avversario. Come non tutti i tabelloni sono uguali fra loro, così non lo sono nemmeno i record di vittorie. Per questo i giocatori ricevono un punteggio maggiore per aver battuto avversari forti e una penalizzazione più alta per sconfitte contro avversari deboli.

Come si assegna esattamente un punteggio a una partita in modo da riflettere la difficoltà dell’avversario? Attraverso il sistema delle valutazioni Elo. Le valutazioni Elo sono una tipologia di classificazione della bravura di un giocatore utilizzate ormai da decenni in molti sport. Nel tennis, la valutazione Elo corrisponde a un numero che riflette la bravura di un giocatore in un dato momento, tenendo conto di tutte le vittorie e le sconfitte in carriera, assegnando un peso maggiore alle vittorie contro gli avversari più forti e penalizzando con più enfasi le sconfitte a sorpresa. Le matricole del circuito ricevono una valutazione di 1500 punti, che può aumentare collezionando vittorie. La massima valutazione Elo in carriera per Federer è stata di 2542 punti, raggiunta nel 2007. Attualmente, la sua valutazione Elo è di 2373 punti.

Uno dei punti di forza delle valutazioni Elo risiede nel fatto che, data l’attuale valutazione Elo di un giocatore, esiste una formula piuttosto semplice per calcolare le probabilità di vittoria di quel giocatore contro un qualsiasi avversario a sua volta in possesso di una valutazione Elo. Inoltre, il sistema Elo ha dimostrato di avere capacità predittive molto più accurate di quelle basate sulla classifica ufficiale dell’ATP, a volte anche nell’ordine del 10%. E questo è il motivo principale per cui non ci limitiamo ad assegnare un punteggio basato unicamente sui punti validi per la classifica. Siti come TennisAbstract e FiveThiryEight si sono occupati a più riprese del sistema Elo e del suo funzionamento nel tennis.

Per assegnare un punteggio a un inizio di stagione, abbiamo considerato tutti i risultati dei primi tre mesi e assegnato un punteggio a ogni vittoria e sconfitta utilizzando probabilità di vittoria basate su Elo, quindi più punti attribuiti per vittorie contro avversari più forti e più punti dedotti per sconfitte contro avversari più deboli. Considerata l’importanza dei tornei Slam, abbiamo anche aumentato profitti e perdite associati alle partite Slam del 25%.

Abbiamo ottenuto quindi i punteggi per ogni inizio di stagione nell’era Open maschile e trovato così i primi 10 dopo i primi tre mesi. L’immagine 1 riepiloga le 10 stagioni classificate in ordine decrescente (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Vengono mostrati i punteggi cumulativi dalla prima all’ultima partita fino alla fine del mese di aprile. Come raffronto, è stato inserito anche l’inizio di stagione 2017 di Federer.

IMMAGINE 1 – I primi 10 inizi di stagione nell’era Open maschile

I primi due posti sono occupati dalle stagioni consecutive di Federer del 2005 e 2006, in cui è partito con un record rispettivamente di 31 vittorie e una sconfitta e 28 vittorie e una sconfitta. Nel 2005, alla fine del Miami Open Masters Federer aveva 581 punti, ottenuti tra le altre con la vittoria in finale proprio a Miami con Rafael Nadal (come quest’anno) e con altre tre finali vinte battendo Ivan Ljubicic, il suo attuale allenatore. L’unica sconfitta era arrivata per mano di un forte Marat Safin agli Australian Open.

Anche se Federer ha vinto l’Australian Open per la prima volta nel 2006, il suo punteggio complessivo per quell’inizio di stagione è inferiore a causa di un tabellone più facile agli Australian Open e per aver giocato un torneo in meno rispetto all’anno precedente.

L’unico inizio di stagione prima del 2000 a comparire tra le prime 10 è l’impeccabile 1994 di Pete Sampras, che si posiziona al 3 posto di sempre. Sampras era partito male con un’insolita sconfitta al primo turno al torneo di Doha. Ma poi recuperò velocemente vincendo sia il torneo di Sydney che gli Australian Open. L’altra sconfitta delle due totali arrivò di nuovo a un torneo inferiore ma, come in Australia, Sampras giocò al meglio i tornei importanti vincendo sia a Indian Wells che a Miami, battendo avversari molto forti.

Si può rimanere sorpresi dal fatto che il fenomenale inizio di stagione di Novak Djokovic del 2011 non vada oltre la quinta posizione. Per quanto i primi tre mesi di Djokovic siano stati senza sconfitte, in quell’anno ha giocato meno tornei degli altri giocatori di vertice. In proporzione, arrivare in fondo a uno o due tornei in più rende la prestazione complessivamente migliore per il sistema di valutazione, anche in presenza di una sconfitta nella fase finale.

Ci si può anche interrogare sul motivo per cui leggende del passato come Jimmy Connors o Guillermo Vilas non compaiano tra i migliori inizi di stagione. Sebbene alcuni dei giocatori di vertice nei primi decenni dell’era Open abbiano giocato molte partite, ci sono due ragioni principali a spiegazione dell’ascesa nelle primissime posizioni dei giocatori di vertice degli ultimi venti anni. La prima è che gli Australian Open non erano – fino agli anni ’90 – una tappa obbligata per diversi giocatori d’oltreoceano. La seconda è che il livello di bravura del tennis maschile è generalmente cresciuto nel tempo e di riflesso sono cresciute le valutazioni Elo, rendendo inappropriato un confronto con quelle di trenta anni fa. Quindi, anche se Connors ha vinto 40 partite alla fine dei primi tre mesi del 1974, la sua valutazione Elo era di soli 406 punti.

L’inizio di stagione di Federer è stato certamente uno degli eventi di tennis più sorprendenti del 2017. Ma una cauta selezione dei tornei da giocare e una sconfitta davvero inaspettata contro Evgeny Donskoy nel secondo turno del torneo di Dubai lo hanno posizionato al 52esimo posto della classifica di sempre. Dal 2000, il primo anno in cui Federer era presente nel tabellone principale degli Australian Open, il suo inizio di stagione 2017 è al settimo posto, appena dietro all’inizio di stagione 2009.

L’immagine 2 mostra l’evoluzione della carriera di Federer nel progresso delle singole stagioni e come si posiziona l’inizio di 2017. Come detto, il 2005 e il 2006 rappresentano chiaramente e con ampio margine i migliori inizi di stagione nella carriera di Federer. Curiosamente, l’inizio di 2017 sta seguendo lo stesso andamento del 2005 e 2006 in termini di punteggio per singola partita. Semplicemente, Federer sta giocando meno partite rispetto al passato.

IMMAGINE 2 – Inizi di stagione nella carriera di Roger Federer e posizionamento del 2017

Se valutato esclusivamente sulla base del numero e della qualità delle vittorie, l’inizio di stagione 2017 per Federer è stato eccellente, ma lontano dai suoi record. Tuttavia, concentrando l’attenzione solo sui risultati, si trascurano alcuni punti chiave del contesto in cui quei risultati si presentano. Pochi giocatori possono vantare un inizio di stagione così vincente a 35 anni e addirittura al rientro da un infortunio che ha pesantemente condizionato la stagione precedente. Sebbene la longevità non sia stata direttamente conteggiata nel calcolo della valutazione Elo, quando si considera il punteggio rispetto a dove Federer si trova nella sua carriera, l’impressionante inizio di stagione 2017 acquisisce ancora più spessore.

Is Federer’s 2017 Season His Best Start Ever?

Giocando anche meglio della numero 1

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 30 marzo 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nei quarti di finale del Miami Premier 2017, Venus Williams ha sconfitto Angelique Kerber, da poco nuovamente al numero 1 della classifica WTA. Naturalmente, Venus può vantare una notevole esperienza contro le migliori giocatrici, avendo all’attivo 15 finali Slam e tre passaggi da numero 1 lei stessa.

La partita della notte scorsa è stata la 37esima di Venus contro una giocatrice numero 1 della WTA e la sua 15esima vittoria. Kerber è diventata la sesta diversa numero 1 a perdere per mano di Venus.

Sono numeri impressionanti, specialmente se si considera che, complessivamente, le giocatrici numero 1 del mondo hanno vinto appena oltre l’88% delle circa 2300 partite che hanno disputato da quando è stato istituito il moderno sistema di classifica. Tuttavia, Venus non detiene record in nessuna di queste categorie.

I record contro le numero 1 rappresentano una tipologia un po’ strana, visto che le giocatrici migliori raggiungono tendenzialmente le posizioni di vertice. Ad esempio, Martina Hingis ha giocato solo 11 partite contro giocatrici di vertici, a malapena un quinto di quelle della giocatrice leader di questa categoria. D’altronde, infortuni e sospensioni hanno determinato situazioni per cui molte tra le migliori giocatrici di sempre si sono ritrovate per lunghi periodi nelle parti basse della classifica. Esattamente il caso di Venus e Serena Williams.

Con 37 partite giocate contro una giocatrice numero 1, Venus si sta avvicinando ad Arantxa Sanchez Vicario, che con 51 partite è al primo posto, ma le servirà uno sforzo sovraumano per raggiungerla:

Class. Giocatrice        Partite contro No. 1
1      Sanchez Vicario   51
2      Sabatini          38
3      Venus Williams    37
4      Davenport         34
5      Martinez          33
6      Sukova            31
7      Serena Williams   28
8      Kuznetsova        27
-      Novotna           27
10     Mauresmo          25
11     Sharapova         23

Il primo posto per vittorie totali contro una giocatrice numero 1 è più alla portata. Attualmente, Martina Navratilova detiene il record con 18*, seguita da Serena a 16 e poi Lindsay Davenport e Venus a 15:

Class. Giocatrice       Vitt. Sconfitte
1      Navratilova      18*      
2      Serena Williams  16      12
3      Davenport        15      19
-      Venus Williams   15      22
5      Graf             11      8
6      Sabatini         10      28
7      Mauresmo         8       17
8      Kuznetsova       7       20
-      Sharapova        7       16
-      Pierce           7       15
-      Henin            7       9

*Su TennisAsbtract la classifica di Navratilova non è disponibile per tutta la sua carriera, ma altre fonti le attribuiscono 18 vittorie.

La percentuale di vittorie contro giocatrici di vertice è una statistica più delicata, perché dipende dal numero minimo di partite che si considerano. Nella volontà di ricomprendere Alize Cornet e Elina Svitolina, ho considerato almeno 5 partite, che sono poche, ma Cornet e Svitolina hanno entrambe vinto tre delle sei partite giocate contro una numero 1. In base a questo parametro, Venus si classifica ottava, ma con un limite altrettanto ragionevole di 8 o 10 salirebbe di tre posizioni:

Class. Giocatrice       Vitt. Sconf. Vitt.%
1      Graf             11    8      57.9%
2      Serena Williams  16    12     57.1%
3      Kvitova          5     4      55.6%
4      Svitolina        3     3      50.0%
-      Cornet           3     3      50.0%
6      Davenport        15    19     44.1%
7      Henin            7     9      43.8%
8      Williams         15    22     40.5%
9      Zvonareva        4     7      36.4%
-      Safina           4     7      36.4%

E’ utile ricordare che una giocatrice media vince meno del 12% delle partite contro una numero 1!

In ultimo, con la vittoria su Kerber, Venus ha battuto sei numero 1 diverse, salendo al secondo posto di questa classifica. Come per molte altre statistiche, è dietro solamente alla sorella, che ne ha battute sette. Strano a dirsi, solo due numero 1 sono state sconfitte da entrambe, cioè Hingis e Davenport. La tabella riporta l’elenco completo:

Class. Giocatrice       No. 1 battute
1      Serena Williams  7
2      Venus Williams   6
3      Graf             5
-      Clijsters        5
-      Mauresmo         5
-      Sharapova        5
7      Kvitova          4
-      Davenport        4
-      Henin            4
-      Kuznetsova       4

Dovesse Karolina Pliskova – che al momento si trova a 1500 punti dalla prima posizione e potrebbe ridurre la distanza a Miami – raggiungere il numero 1, Venus potrebbe avere la possibilità di battere la settima numero 1 diversa. Naturalmente, sarebbe così anche per Serena.

Playing Even Better Than Number One

Il “quarto della morte” a Indian Wells

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 13 marzo 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il tabellone maschile singolare dell’Indian Wells Masters 2017 è quantomeno impari. Nel quarto di finale della parte bassa assegnato alla testa di serie e numero 2 del mondo Novak Djokovic figurano anche Roger Federer, Rafael Nadal, Juan Martin Del Potro e Nick Kyrgios. Non servono grandi analisi per capire che la strada di Djokovic è diventata in salita e, di riflesso, quella di Andy Murray, numero 1 del mondo, in discesa. Ovviamente, Murray ha perso la sua prima partita contro Vasek Pospisil, rendendo di fatto Stanislas Wawrinka il più fortunato tra i giocatori del torneo nel deserto californiano.

Il sorteggio ha creato le basi per alcune partite di cartello: Federer e Nadal non si sono più affrontati prima dei quarti di finale dal loro primo incontro nel 2004, e Federer non ha giocato contro Djokovic prima delle semifinali in più di 40 partite fra i due dal 2007. Kyrgios, che vanta vittorie contro i tre più forti del suo lato, avrà probabilmente un’altra opportunità per mettere alla prova il suo talento contro i migliori.

E’ passato del tempo dal mio ultimo articolo sulla fortuna del sorteggio e questa sembra la circostanza adatta per affrontare nuovamente il tema. Il meccanismo è presto detto: partendo dai qualificati al tabellone principale e generando sorteggi casuali, è possibile ottenere una sorta di “previsione a ritroso” delle probabilità di ciascun giocatore prima che il sorteggio ufficiale avesse luogo, quando cioè il percorso di Djokovic non era necessariamente così accidentato. Mettendo a confronto la previsione a ritroso con quella basata sul tabellone effettivo, siamo in grado di capire quanto la fortuna del sorteggio abbia modificato le probabilità di ogni giocatore di conquistare punti validi per la classifica o il vincere il torneo.

La tabella elenca gli otto giocatori più favoriti dalle previsioni prima del sorteggio, oltre alle loro probabilità di vincere il torneo, prima e dopo il sorteggio:

Giocatore   Pre-sorteggio  Post-sorteggio
Djokovic    26.08%         19.05%  
Murray      19.30%         26.03%  
Federer     10.24%         8.71%  
Nadal       5.46%          4.80%  
Wawrinka    5.08%          7.14%  
Nishikori   5.01%          5.67%  
Kyrgios     4.05%          2.62%  
Del Potro   4.00%          2.34%

Le probabilità si basano sul mio sistema di classifica Jrank, che è strettamente correlato con il sistema di valutazione Elo. In questo caso ho utilizzato Jrank al posto di Elo perché Jrank è specifico della superficie in cui si sta giocando. Inoltre, non ho considerato il primo turno del tabellone principale, perché – visto che tutte le 32 teste di serie ricevono un bye al primo turno – diventa solamente un turno di qualificazioni edulcorato, che ha scarso effetto sulle possibilità di titolo delle teste di serie.

E’ facile vedere che il quarto di finale in questione, “il gruppo della morte”, è effettivamente la sezione di tabellone in cui le speranze di titolo vanno a morire. Djokovic, che entrambi i sistemi considerano ancora il miglior giocatore, aveva il 26% di probabilità di difendere il suo titolo prima del sorteggio, che è sceso al 19% una volta che il tabellone si è riempito. Non è una coincidenza che le probabilità di Murray si siano mosse nella direzione opposta. Le probabilità di Federer e Nadal non hanno subito grosse variazioni, in larga parte perché comunque non ci si attendeva che superassero Djokovic, a prescindere dal turno.

Nella situazione che si è venuta a creare, il problema non è solo la fortuna, ma lo sono i limiti del sistema di classifica adottato dall’ATP. Nessuno pensa seriamente che Del Potro abbia iniziato il torneo da 31esimo favorito, o che Kyrgios sia il 15esimo. Non esistono metodologie di classifica perfette ma, al momento, quelle ufficiali determinano con scarsa precisione quali siano i giocatori con le migliori probabilità di vincere sul cemento. Minore l’affidabilità delle classifiche, maggiore la probabilità di un tabellone sbilanciato come all’Indian Wells Masters 2017.

Per un’analisi più approfondita delle conseguenze del sorteggio sui giocatori con minori probabilità di vincere il torneo, dobbiamo guardare ai “punti classifica attesi”. Utilizzando le probabilità con cui un giocatore può raggiungere ogni turno, è possibile calcolare i punti attesi per l’intero torneo. Per giocatori, come Kyle Edmund ad esempio, con praticamente nessuna probabilità di vincere il titolo a prescindere dal sorteggio, i punti attesi forniscono uno strumento più accurato della forza della fortuna nel sorteggio. La tabella elenca i dieci giocatori che più pesantemente hanno subito il sorteggio sfavorevole:

Giocatore  Pti pre-sorteggio Pti post-sorteggio Effetto  
Edmund     28.8              14.3               -50.2%  
Johnson    65.7              36.5               -44.3%  
Pospisil   29.1              19.4               -33.2%  
Del Potro  154.0             104.2              -32.3%  
Robert     20.3              14.2               -30.1%  
Delbonis   20.0              14.5               -27.9%  
Djokovic   429.3             325.4              -24.2%  
Kyrgios    163.5             124.6              -23.8%  
Zeballos   17.6              14.1               -20.0%  
A.Zverev   113.6             91.5               -19.4%

Nella maggior parte dei tornei, questo elenco è popolato da giocatori come Edmund e Pospisil, cioè fuori dalle teste di serie e con la sfortuna di dover incontrare un giocatore di vertice al primo turno. Molto meno frequente è la presenza di così tante teste di serie – in particolare uno dei primi due del mondo – tra i giocatori più sfortunati. Sebbene Federer e Nadal non rientrino nella lista, i numeri supportano l’intuizione di fondo: il tabellone di Federer ha ridotto i suoi punti attesi da 257 a 227, e quelli di Nadal da 195 a 178.

L’elenco opposto, cioè dei giocatori che sono stati più fortunati nel sorteggio, è formato da molti giocatori che si trovano nella parte alta del tabellone, tra cui Murray e Wawrinka. Murray ha sperperato la sua fortuna, mettendo Wawrinka in una condizione ancora più favorevole:

Giocatore  Pti pre-sorteggio Pti post-sorteggio Effetto  
Jaziri     21.9              31.6               44.4%  
Dzumhur    29.1              39.0               33.9%  
Klizan     27.6              36.4               32.1%  
Sousa      24.7              31.1               25.9%  
Gojowczyk  20.4              25.5               24.9%  
Berdych    93.6              116.6              24.6%  
Zverev     58.5              72.5               23.8%  
Nishioka   26.9              32.6               21.1%  
Isner      80.2              97.0               21.0%  
Murray     369.1             444.2              20.3%  
Wawrinka   197.8             237.7              20.1%

Nel corso della stagione, stranezze di questa natura tendono a livellarsi. Djokovic però si starà chiedendo cosa abbia fatto per infastidire gli dei del tabellone: solo per raggiungere un quarto di finale eventuale contro Federer o Nadal, dovrà affrontare Del Potro e probabilmente Kyrgios per il secondo torneo consecutivo.

Dovessero Federer, Kyrgios e Del Potro riuscire a riportare la loro classifica ATP a un livello più vicino al loro vero talento, avranno meno probabilità di ritrovarsi in parti del tabellone così pericolose. Per Djokovic, una splendida notizia.

The Indian Wells Quarter of Death

I 22 miti del tennis di Klaassen & Magnus – Mito 10 (sulla misura della qualità)

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato l’8 maggio 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Un’analisi del Mito 9.

Dopo due semifinali combattute, Andy Murray, numero 2 della classifica, deve difendere il titolo al Madrid Masters nella finale del 2016 contro il numero 1, Novak Djokovic. La presenza dei primi due giocatori del mondo in finale fa pensare di poter assistere a una partita di qualità, nonostante Djokovic sia largamente favorito (Djokovic ha infatti poi vinto con il punteggio di 6-2 3-6 6-3, n.d.t.).

Quali indicazioni fornisce la differenza di una posizione in classifica rispetto alla qualità attesa di una partita? C’erano cinque posizioni di differenza nella semifinale tra Djokovic e il numero 6 Kei Nishikori, solamente 3 tra Murray e Rafael Nadal. Sarebbe stato giusto aspettarsi, sulla base di questa sola informazione, una partita più equilibrata tra Murray e Nadal rispetto all’altra semifinale?

L’elemento centrale di queste domande riguarda la capacità della classifica di un giocatore di fornire informazioni relativamente alla sua bravura e come la qualità si comporti all’aumentare della classifica. Questo è anche l’oggetto di analisi del Mito 10 dei 22 miti del tennis di Klaassen e Magnus.

Mito 10: “La qualità è una piramide”

Il Mito 10 si discosta leggermente dagli altri miti di Analyzing Wimbledon: mentre quest’ultimi infatti sottopongono assiomi ben conosciuti del tennis alle forche caudine dell’analisi statistica, l’idea che la qualità sia una piramide è un affermazione che probabilmente non si è mai sentita prima.

Dove vogliono arrivare esattamente Klaassen e Magnus?

IMMAGINE 1 – Forme rappresentative della qualità in funzione dei punti della classifica

Ipotizziamo di utilizzare i punti della classifica come unità di misura della qualità. Per vedere la “piramide”, partiamo dalla cima della scala in cui i pioli sono rappresentati dai punti in classifica – dove si trova attualmente Djokovic con 15.550 punti – e scendiamo con con intervalli uguali equivalenti a 500 punti, contando il numero di giocatori la cui valutazione in termini di qualità ricade all’interno dell’attuale “gradone” di suddivisione dato dai punti in classifica. Scendendo, il numero di giocatori è inizialmente ridotto, per aumentare poi nelle posizioni più basse in classifica. Se dovessimo rappresentare l’altezza dei gradoni attraverso i punti della classifica e la loro grandezza attraverso il numero di giocatori, troveremmo – sostengono Klaassen e Magnus – una forma a piramide come quella a sinistra nell’immagine 1.

La piramide mette in evidenza un elemento chiave, cioè che la qualità non segue la classifica di un giocatore in modo lineare. Se ci fosse un rapporto lineare, vorrebbe dire che alla stessa differenza di classifica corrisponderebbe una medesima differenza nella qualità dei giocatori. Djokovic e Marin Cilic al momento sono separati da 10 posizioni in classifica. In presenza di un rapporto lineare, la differenza di qualità tra Djokovic e Cilic equivarrebbe alla differenza tra il 100esimo giocatore (al momento Albert Montanes) e il 111esimo (al momento Yuichi Sugita). Nella realtà, anziché rimanere equivalenti, le differenze nella qualità dei giocatori si riducono al diminuire della classifica.

Una volta illustrata la non linearità, i due autori discutono una modifica al sistema di classifica in modo da associarlo linearmente alla qualità. Quale è il motivo di tale ricerca? Gli statistici amano muoversi su linee dritte e Klaassen e Magnus volevano trovare una modalità di valutazione qualitativa che avesse una relazione lineare con la probabilità di vincere un punto al servizio. Hanno introdotto quindi la modifica “turno atteso” (expected round), che è semplicemente il logaritmo su base 2 delle differenze di classifica tra due avversari. Suona complicato, ma è sensato se si riflette sul fatto che i tornei di tennis sono strutturati in modo tale da eliminare a ogni turno metà dei giocatori dalla classifica più bassa.

Una rivisitazione del Mito 10

Una delle risultanze della discussione di Klaassen e Magnus sulla “qualità come piramide” è la possibilità di acquisire informazioni sull’estensione del livello di bravura del circuito attraverso la forma che assume il rapporto tra punti in classifica e numero di giocatori classificati. Ad esempio, se si mette a confronto la piramide con la forma rettangolare nell’immagine 1, la piramide è evidenza di un livello di bravura meno esteso, come in periodi di dominio da parte di un ristretto gruppo di giocatori con la qualità che diminuisce in modo netto nelle posizioni più basse della classifica. La forma rettangolare rappresenta l’altro estremo, nel quale nessun giocatore è in grado di dominare ma per ogni livello di qualità vi è un gruppo numeroso di giocatori abbastanza vicini tra loro.

E’ un modo insolito di considerare i punti della classifica, ma aiuta ad approfondire la conoscenza sul livello di bravura del tour. Il grafico dell’immagine 2 mette in relazione i punti della classifica con la grandezza del campione di giocatori per intervalli di 500 punti (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sulla figura, n.d.t.). Si nota come, attualmente, il rapporto tra qualità e classifica è ancora più estremo di una piramide. Il divario creato da Djokovic e gli altri giocatori di vertice è tale per cui la forma della curva è più simile a un bicchiere di vino rovesciato di quanto non lo sia a una piramide.

IMMAGINE 2 – Rappresentazione dei punti in classifica dell’attuale classifica ATP

Il grafico dell’immagine 2 conteggia il numero di giocatori che rientrano in sezioni della classifica parimenti suddivise. Se si mettono invece in relazione diretta i punti della classifica con i giocatori classificati, si ottiene una curva più somigliante a una funzione più comunemente nota. L’immagine 3 mostra la relazione tra i primi 500 della classifica attuale e i primi 500 della classifica 2001, quando Gustavo Kuerten era il numero 1. La ripida inclinazione a cui si assiste muovendosi da sinistra verso destra sull’asse delle ascisse (dal giocatore con la classifica più alta a quello con la più bassa) e la lunga coda sulla destra determinano la forma caratteristica della distribuzione della Legge di Potenza.

IMMAGINE 3 – Legge di Potenza di punti della classifica e classifica

La legge di potenza si manifesta quando un cambiamento relativo di una quantità è proporzionalmente correlato a un cambiamento relativo in una variabile esplicativa. Nel caso di qualità e classifica, questo si traduce nell’equazione

Qualità = α(Classifica)−θ

che fornisce una buona approssimazione del rapporto tra qualità e classifica. A questo proposito, i sistemi di classificazione nello sport non sono speciali rispetto ad altri contesti. La legge di potenza in realtà è una delle più diffuse relazioni matematiche osservate in natura e possiede caratteristiche che sembrano adattarsi a qualsiasi tipo di relazione, dall’intensità dei terremoti alla distribuzione del reddito.

Aver individuato la legge di potenza permette di provare a determinare l’estensione del livello di bravura o “piramidità” del circuito in qualsiasi periodo. Utilizzando il grafico logaritmo-logaritmo, la legge di potenza è lo strumento per ottenere l’agognata relazione lineare tra qualità e classifica. In questo caso l’inclinazione fornisce l’esponente (identificato con θ), che corrisponde all’estensione del livello di bravura del circuito.
Considerando che il 2001 è stata una fase del recente passato rappresentativa di una sorta di periodo di transizione – la fine dell’era Pete Sampras / Andre Agassi e appena precedente l’ascesa di Roger Federer nella storia dello sport – ci si può attendere che sia un buon test rispetto agli anni in cui il circuito è stato dominato da un numero ridotto di giocatori. L’immagine 4 mostra la versione logaritmo-logaritmo della relazione tra la legge di potenza del 2001 e del 2016. Si osserva un’inclinazione più ripida per il 2016, specialmente tra i giocatori di vertice, contro una curva quasi piatta per il 2001.

IMMAGINE 4 – Rappresentazione Logaritmo-Logaritmo di punti della classifica e classifica

Quindi, forse, la qualità viene descritta meglio da una legge di potenza che da una piramide.

La misurazione della qualità

Nel corso dell’analisi, ho utilizzato i punti della classifica come misura della qualità. Si potrebbe però dare vita a una discussione di tutt’altro tipo (e molto più lunga) sui problemi associati all’uso dei punti o delle posizioni in classifica come misura della bravura di un giocatore e sulle diverse opzioni meglio adatte all’obiettivo (nemmeno la nuova ATP Stats Leaderboards è una soluzione). Ad ogni modo, sia con una misurazione della bravura data da una semplice percentuale di partite vinte in una stagione o con un sistema più complesso come quello delle valutazioni Elo, la natura del tennis – di selezione della specie – suggerisce che la legge di potenza continuerà ad avere un ruolo predominante.

Klaassen & Magnus’s 22 Myths of Tennis— Myth 10

Perché Novak Djokovic è ancora il numero uno

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 21 novembre 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Due settimane fa, Andy Murray si è preso il primo posto della classifica ATP togliendolo a Novak Djokovic. Nell’atto conclusivo delle Finali di stagione, ha sconfitto Djokovic nel loro primo incontro da giugno, assicurandosi di concludere l’anno da numero uno del mondo. Nella seconda parte della stagione Murray è stato straordinario: dalla finale del Roland Garros 2016, ad eccezione di tre partite, ha vinto tutte quelle in cui ha giocato e ha terminato in grande stile battendo quattro dei primi 5 giocatori sulla strada per la conquista delle Finali di stagione.

Nonostante questi risultati, Murray non è il migliore giocatore del mondo, perché quel titolo spetta ancora a Djokovic. A partire da giugno, Murray ha ridotto la distanza, si è imposto come elemento portante di quello che potremmo chiamare il “Grande Duo”, ma non ha mai veramente surclassato il rivale. Non ci sono dubbi che in questi mesi Murray abbia giocato meglio – a volte un’affermazione di questo tipo è discutibile, ma la sua stagione è un fatto storico ormai – ma identificare il giocatore migliore richiede l’utilizzo di un approccio più predittivo, ed è molto più difficile da stabilire di quanto si possa fare semplicemente scorrendo un elenco di risultati recenti.

Generalmente, le classifiche ATP riescono con buona approssimazione a determinare quali giocatori siano meglio di altri. Ma il sistema ufficialmente adottato ha due grandi limiti: ignora la qualità dell’avversario e restringe volutamente il riferimento temporale alle ultime 52 settimane. Opinionisti e appassionati sembrano invece esibire altre problematiche nelle loro considerazioni: spesso attribuiscono peso eccessivo alla qualità dell’avversario (“Ha battuto Djokovic, quindi adesso è il numero uno!) e assegnano importanza ancora maggiore ai risultati dell’ultimo periodo (“Era imbattibile questa settimana!”).

Due sistemi di classifica esenti da questi vincoli – Elo e Jrank – vedono Djokovic comodamente avanti rispetto a Murray. Gli algoritmi su cui si fondano elaborano le informazioni sulle partite più recenti e sulla qualità dell’avversario in maniera molto diversa, ma li accomuna un elemento che ha maggiore rilevanza: tengono in considerazione la qualità dell’avversario e non usano un riferimento temporale arbitrario come succede per la classifica ATP.

Se la partita tra Djokovic e Murray venisse giocata oggi, queste sarebbero le previsioni dei tre sistemi:

  • ATP – Murray favorito con il 51.6% di probabilità di vittoria
  • Elo – Djokovic favorito con il 61.6% di probabilità di vittoria
  • Jrank – Djokovic favorito con il 57.0% di probabilità di vittoria

I siti di scommesse davano Djokovic favorito di un margine leggermente superiore a 60/40, anche se è probabile che parte del vantaggio fosse legato all’affaticamento di Murray dopo la semifinale maratona con Milos Raonic.

Come ho scritto precedentemente, il sistema Elo non nega il fatto che Murray abbia avuto una seconda parte di stagione eccezionale. Ma attribuisce un peso inferiore alle vittorie su avversari più deboli (come ad esempio quella su John Isner nella finale del Masters di Parigi Bercy 2016) di quello assegnato dall’algoritmo ufficiale, e riconosce che Murray ha iniziato il suo stato di forma attuale con uno svantaggio enorme. Con il titolo a Londra, Murray ha raggiunto il suo nuovo massimo Elo, che non è però ancora sufficiente a superare quello di Djokovic.

Anche se la classifica Elo vede Djokovic avanti con un margine di sicurezza, allo stesso tempo fornisce evidenza di quanto la situazione al vertice sia cambiata. All’inizio del 2016, Elo assegnava a Djokovic il 76.5% di probabilità di vittoria negli scontri diretti con Murray, probabilità salita fino all’81% in aprile per poi scendere sotto al 70% a seguito del torneo olimpico. Al momento, il divario è il più ridotto da febbraio 2011.

Le Finali di stagione sono un esempio della difficoltà che avrà Murray nel tentativo di impossessarsi del primo posto della classifica Elo. I 91 punti Elo che lo separavano da Djokovic prima dell’inizio del torneo si sono ridotti solo dell’8% e sono ora 84 punti. La vittoria in finale di Murray vale un po’ di più di 7 punti, ma anche Djokovic ha avuto diverse opportunità di ritoccare la sua valutazione nelle prime quattro partite. Nonostante alcune sconfitte inusuali durante l’autunno, Djokovic continua a vincere la maggior parte delle sue partite – alcune contro giocatori molto forti – rallentando la diminuzione della sua valutazione Elo.

Naturalmente, Elo è solo un metodo di misurazione che, come qualsiasi altro sistema di classifica, non rivela cosa succede esattamente sul campo. E’ possibile che Murray abbia fatto un significativo (e semi permanente) balzo in avanti o che Djokovic al contrario sia arretrato rispetto al suo stato di forma migliore. D’altro canto però, le strisce vincenti si verificano anche senza questo tipo di movimenti, e comunque poi hanno sempre una fine. Solitamente, le valutazioni più accurate si concentrano su cambiamenti ridotti e graduali dello status quo, e Elo è uno strumento per misurarli.

Probabilmente serviranno altri mesi di questi cambiamenti graduali affinché Elo restituisca una valutazione di Murray migliore di quella di Djokovic. L’unica alternativa più rapida è lo scenario in cui Djokovic inizi a perdere più partite contro avversari come Jiri Vesely e Sam Querrey. Quando si trova di fronte a risultati impensabili, Elo reagisce con cambiamenti altrettanto radicali. Per quanto Djokovic durante il 2016 abbia perso delle partite che non avrebbe dovuto perdere, ha fatto anche vedere a più riprese – come ad esempio con le quattro vittorie alle Finali di stagione – di saper mantenere la sua posizione al vertice.

Why Novak Djokovic is Still Number One

La crème de la crème: identificare i migliori di ogni categoria

di Granger Huntress // TexasCollegeTennis

Pubblicato il 2 agosto 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Se ne parla in continuazione: chi è il più grande di sempre? E’ il giocatore che ha vinto più titoli Slam, quello che è rimasto al primo posto della classifica per più settimane o il giocatore con il record migliore sugli avversari più forti della sua era? E una combinazione di tutte queste cose o c’è dell’altro? Quali sono gli elementi da considerare quando si affronta questa conversazione?

Sono queste le domande che emergono quando si parla del più grande di sempre, e la conversazione si accende quando si considerano tre giocatori come Roger Federer, Novak Djokovic e Rafael Nadal. Mi sono domandato recentemente quali giocatori rientrerebbero in un’eventuale lista dei più grandi in assoluto. Ancora più interessante sarebbe stabilire i migliori giocatori di sempre di seconda fascia o anche di terza fascia. In generale, come si possono identificare i migliori di ciascun livello della piramide tennistica?

Per rispondere a questa domanda, faccio ricorso a uno strumento frequentemente utilizzato nelle analisi statistiche, vale a dire l’analisi per raggruppamento (cluster), prendendo spunto da un articolo apparso su Journal of Quantitative Analysis of Sports intitolato: “Match Play: Using Statistical Methods to Categorize PGA Tour Players’ Careers” di Martin L. Puterman e Stefan M. Wittman della University of British Columbia.

Metodologia

Ho deciso di raggruppare i giocatori professionisti attivi su quasi tutto il periodo dell’era Open (1972-2015) sulla base di categorie. Inizialmente, ho creato più di 20 categorie dalle classifiche di fine anno, tra cui la classifica media, la massima classifica, gli anni tra i primi 10, la percentuale di miglioramento di carriera e la massima singola perdita di posizioni. Tuttavia, statisticamente parlando, questi dati non riescono a descrivere la qualità complessiva della carriera di un giocatore perché sono altamente correlati.

Alla fine, ho visto che il miglior modo per descrivere la qualità complessiva della carriera di un giocatore è considerare quanto tempo proporzionalmente ha trascorso in varie categorie di classifica, o insiemi (buckets) – primi 10, primi 20, primi 50, primi 100, oltre il 100. Per ridurre l’ampio numero di giocatori da analizzare, e quindi arrivare a isolare la crème de la crème, ho introdotto il requisito per cui un giocatore deve aver terminato la stagione tra i primi 100 per almeno otto anni. Perché proprio i primi 100? Sembra essere questo il numero più o meno identificativo dell’accesso diretto ogni anno al tabellone principale degli Slam, oltre a un indicatore di successo per la carriera di un giocatore. Perché proprio otto anni? Cinque anni sembrano essere un tempo limitato per venire considerato uno dei più forti di sempre, dieci anni al contrario un requisito troppo ampio.

Naturalmente, sulla base di queste ipotesi, molti dei giocatori più vecchi dei primi anni dell’era Open vengono esclusi o semplicemente statisticamente travisati perché le loro carriere si sono concluse poco dopo il 1972. Inoltre, diversi giovani giocatori non hanno raggiunto i primi 100 per la prima volta se non dopo il 2007, mancando quindi del requisito degli otto anni. Con questo tipo di restrizioni, c’era da attendersi un riduzione del campione di analisi.

In aggiunta, ho eliminato tutte le classifiche di fine stagione oltre la 600esima posizione, visto che per i primi trent’anni di classifica raramente si è andati oltre quella posizione. Inoltre, non è sembrato utile nel confronto tra ciascuna decade, visto che i giocatori probabilmente partecipano a pochi tornei ITF mentre cercano di farsi largo nel circuito principale.

Raggruppamento tramite algoritmo K-means

Il raggruppamento è un metodo matematico di suddivisione in cui la variabile K rappresenta il numero di categorie. Curiosamente, a prescindere dalla scelta della variabile, ci sono stati pochi cambiamenti tra i gruppi migliori. I numeri hanno suggerito come ottimale un raggruppamento tra 5 e 7 insiemi, quindi ho scelto di analizzarne 6.

Capire i risultati

L’immagine 1 mostra in che percentuale i giocatori di ciascun gruppo sono rimasti all’interno delle fasce di classifica durante la loro carriera (rispetto alle classifiche di fine stagione). Ad esempio, i giocatori del Gruppo A hanno trascorso circa il 72% della loro carriera tra i primi 10, e circa un 8% fuori dai primi 100. In questo modo, è possibile identificare i diversi gruppi.

IMMAGINE 1 – Media percentuale di permanenza tra fasce di classifica durante la carriera per ciascun gruppo identificato

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A. Le Elite
Giocatori nel Gruppo A: 13 – Giocatore più rappresentativo: Novak Djokovic

Gruppo A - Le Elite: Jimmy Connors, Bjorn Borg, John McEnroe, Ivan Lendl, Stefan Edberg, Boris Becker, Andre Agassi, Pete Sampras, Roger Federer, Andy Roddick, Rafael Nadal, Andy Murray, Novak Djokovic

Questi giocatori sono stati (o sono) tra i primi 10 per più del 72% della loro carriera e fuori dai primi 100 per meno del 9%.

Ci sono 13 giocatori in questo gruppo, che è abbastanza carico di talento. Al primo sguardo, la mia impressione è stata che su 12 di questi giocatori il consenso sarebbe unanime, il tredicesimo è una sorpresa. Ma quando si osserva il grafico delle loro carriere rispetto a quello di altri che non hanno passato il taglio, il giocatore sorpresa non è più tanto una sorpresa. Naturalmente, ci sono omissioni, ma le affrontiamo più avanti.

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Ovviamente Bjorn Borg si è ritirato troppo presto, ma è salito alla ribalta a un’età inferiore e si unisce al percorso di carriera degli altri grandi come si vede in basso nel grafico. Si può anche vedere il periodo difficile di Andre Agassi quando è uscito dai primi 100 ed è poi risalito tra i primi 5 rimanendoci diversi anni. Andy Roddick è diventato protagonista più o meno alla stessa età degli altri ed è rimasto costantemente tra i primi 10 prima di ritirarsi all’improvviso a trent’anni.

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La ricerca matematica del giocatore maggiormente rappresentativo di questo gruppo (il più vicino al valore centrale) conduce a Djokovic, l’attuale numero uno del mondo. Ha la stessa traiettoria di classifica iniziale degli altri e continua a sostenere la sua candidatura come migliore giocatore di sempre. Questo è un gruppo incredibile e faccio fatica a pensare di togliere qualcuno. Un altro aspetto interessante è che se si osservano i gruppi successivi, non sono sicuro quale nome si possa aggiungere. Certo, alcuni giocatori hanno affrontato le Elite, ma nessuno ha mostrato di possedere la stessa capacità di rimanere tra i primi 10 come questi giocatori.

B. I Secondi Violini

Giocatori nel Gruppo B: 36 – Giocatore più rappresentativo: Tim Henman

Gruppo B - I Secondi Violini: Ilie Nastase, Manuel Orantes, Eddie Dibbs, Brain Gottfried, Guillermo Vilas, Harold Solomon, Raul Ramirez, Vitas Gerulaitis, Gene Mayers, Jose Luis Clerc, Eliot Teltscher, Yannick Noah, Mats Wilander, Thomas Muster, Michael Stich, Jim Courier, Sergi Bruguera, Goran Ivanisevic, Richard Krajicek, Michael Chang, Patrick Rafter, Yvgeny Kafelnikov, Thomas Enqvist, Tim Henman, Marcelo Rios, Carlos Moya, Gustavo Kuerten, Marat Safin, Lleyton Hewitt, Nikolay Davydenko, David Nalbandian, David Ferrer, Stanislas Wawrinka, Jo-Wilfied Tsonga, Tomas Berdych, Richard Gasquet

In questo gruppo le cose si fanno ancora più interessanti. Come si vede nell’Immagine 1, i giocatori del Gruppo B hanno trascorso un terzo della loro carriera nei primi 10 e più del 50% nei primi 20. La lista comprende 36 giocatori, tra cui diversi campioni Slam ed ex numeri uno. Il più grande ostacolo all’ottenimento dello status di ‘Elite’ per alcuni di questi giocatori è stata la mancanza di longevità tra i primi 10.

La differenza tra il Gruppo A e il Gruppo B è chiara: la carriera dei giocatori del Gruppo B è stata eccezionale, ma non arroccata intorno a primissimi posti come per le Elite.

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Dei giocatori del Gruppo B, Mats Wilander è probabilmente la candidatura più forte per l’ingresso nel gruppo delle Elite. Come Borg, è entrato giovanissimo nei primi 10 e ci è rimasto per diversi anni, vincendo in quel periodo molteplici Slam. Gli anni tra il 1982-1988 sono stati per lui incredibili. Il principale deterrente alla sua inclusione nel Gruppo A è il fatto che la fase di declino è iniziata a 24 anni.

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Anche Guillermo Vilas è un candidato. Ha vinto quattro Slam e ha dominato il circuito negli anni ’70. Ha continuato a giocare per buona parte degli anni ’80, ottenendo dei buoni risultati sulla terra ancora a lungo nella sua carriera. Come Wilander, gli mancava solo Wimbledon per completare tutti gli Slam.

Il giocatore più rappresentativo di questo gruppo alla fine è Henman. Anche se non ha mai vinto uno Slam, Henman è stato una presenza inamovibile tra i primi 20. Ci sono molti giocatori in questo gruppo come Henman, che sono arrivati tra i primi 20 o primi 50, sono rimasti li per un po’, hanno continuato a gravitare tra i primi 100 per qualche anno e poi si sono ritirati. Sono nomi ben conosciuti e giocatori inseriti nella Hall Of Fame, ma sono entrati nella fascia alta per il rotto della cuffia.

C. I Rimbalzanti

Giocatori nel Gruppo C: 33 – Giocatore più rappresentativo: Nicolas Almagro

Gruppo C - I Rimbalzanti: Jaime Fillol, Dick Stockton, Roscoe Tanner, Sandy Mayer, Wojtek Fibak, Kevin Curren, Johan Kriek, Andres Gomez, Tim Mayotte, Anders Jarryd, Brad Gilbert, Martin Jaite, Emilio Sanchez, Petr Korda, Cedric Pioline, Todd Martin, Alex Corretjia, Felix Mantilla, Thomas Johansson, Albert Costa, Mark Philippoussis, Dominik Hrbaty, Tommy Haas, Sebastien Grosjean, Fernando Gonzalez, Tommy Robredo, Robin Soderling, Gilles Simon, Marcos Baghdatis, Nicolas Almagro, Gael Monfils, Fabio Fognini, Marin Cilic

Il Gruppo C ha delle caratteristiche uniche perché è composto da giocatori che, nella maggior parte dei casi, sono rimasti quasi per lo stessa durata tra le posizioni 11-20, 21-50, 51-100 e oltre i 100. Ci sono stati dei momenti in cui si sono spinti tra i primi 10, ma hanno quasi sempre gravitato altrove.

Almagro è l’esempio perfetto di questo gruppo, avendo trascorso qualche anno fuori dai primi 100, prima di spingersi tra i primi 20 e poi tornare nella fascia 51-100.

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Almagro, Gael Monfils, Fabio Fognini e Marin Cilic sono i nuovi esponenti di questo tipo di carriera, punte di eccellenza alternate a stagioni sparse su e giù tra i primi 100 (ad eccezione di Fognini, che non è mai andato oltre il 13esimo posto, gli altri giocatori sono riusciti a entrare tra i primi 10, Almagro al numero 9, mentre Monfils e Cilic sono, al momento, rispettivamente numero 6 e 7, n.d.t.).

D. I Quasi Famosi

Giocatori nel Gruppo D: 47 – Giocatore più rappresentativo: Jiri Novak

Gruppo D - I Quasi Famosi: Stan Smith, Robert Lutz, Phil Dent, Adriano Panatta, John Alexander, Kim Warwick, Corrado Barazzutti, Jose Higueras, Hank Pfister, Vijay Amritraj, Balazs Taroczy, Buster C Mottram, Victor Pecci, Tomas Smid, Heinz Gunthardt, Jakob Hlasek, Guy Forget, Amos Mansdorf, Andrei Chesnokov, Paul Haarhuis, Magnus Gustafsson, Aaron Krickstein, Jaime Yzaga, Javier Sanchez, Francisco Clavet, Magnus Larsson, Marc Rosset, Wayne Ferrera, Fabrice Santoro, Greg Rusedski, Andrei Medvedev, Jiri Novak, Nicolas Kiefer, Ivan Ljubicic, Juan Ignacio Chela, Juan Carlos Ferrero, Jurgen Melzer, Jarkko Nieminem, Feliciano Lopez, Mikhail Youzhny, Igor Andreev, Philipp Kohlschreiber, Fernando Verdasco, Adreas Seppi, Juan Monaco, Viktor Troicki, Sam Querrey

Il Gruppo D è quello dei Quasi Famosi, nel quale i giocatori sono rimasti tra i primi 50 il 60% della loro carriera, ma nella maggior parte del tempo tra le posizioni 21-50. Un paio di giocatori sono diventati effettivamente famosi, ma l’era Open è iniziata verso la fine delle loro carriere.

In particolare, Stan Smith, Robert Lutz e Phil Dent erano famosi. Però Smith aveva 26 anni alla fine del 1972 e quindi alcuni dei suoi migliori anni non sono conteggiati. Gli altri due giocatori erano più conosciuti per le loro doti in doppio.

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I restanti giocatori di questo gruppo hanno avuto carriere fantastiche con risultati di punta qua e la, ma per la maggior parte del tempo sono rimasti nella zona di confine. Novak è il giocatore più rappresentativo dei 47 di questo gruppo. Giocatori come Aaron Krickstein, Fabrice Santoro, Andrei Chesnokov, Jarkko Nieminen e Ivan Ljubicic sono un classico esempio, avendo raggiunto l’apice a 25-27 anni, ma poi con movimenti imprevedibili di classifica.

E. I Popcorn

Giocatori nel Gruppo E: 45 – Giocatore più rappresentativo: Dmitry Tursunov

Gruppo E - I Popcorn: Jeff Borowiak, Paul Mcnamee, Bill Scanlon, John Fitzgerald, Jan Gunnarson, Wally Masur, Henri Leconte, Luiz Mattar, Jimmy Arias, Jordi Arrese, Ronald Agenor, Karel Novacek, Pat Cash, Richey Reneberg, Jonas Svensson, Alexander Volkov, Marcelo Filippini, Carl Uwe Steeb, Carlos Costa, Horst Skoff, Renzo Furlan, Todd Woodbridge, Hicham Arazi, Andrei Pavel, Bohdan Ulihrach, Rainer Shuettler, Agustin Calleri, Max Mirnyi, Mariano Zabaleta, Radek Stepanek, Gaston Gaudio, James Blake, Xavier Malisse, Filippo Volandri, Mardy Fish, Julien Bennetau, Paul Henri Mathieu, Jose Acasuso, Dmitry Tursunov, Florian Mayer, Mario Ancic, Janko Tipsarevic, Marcel Granollers

I giocatori del Gruppo E hanno molti elementi in comune con quelli dei Gruppi C, D e F, ma sono rimasti fuori dai primi 100 più a lungo di qualsiasi altro gruppo. Sono anche giocatori rimasti in media circa un terzo della loro carriera nelle fasce 21-50, 51-100 e oltre ai 101.

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Tursunov è il giocatore più rappresentativo del gruppo. Quando si osserva il grafico delle loro carriere, le linee sono frastagliate come dei popcorn che saltano e ricadono, da cui il nome del gruppo. Mardy Fish, James Blake e Rainer Schuettler rientrano in questo gruppo, a dimostrazione del fatto che, pur avendo avuto alcune stagioni fantastiche, non sono stati esenti da difficoltà.

F. I Lottatori

Giocatori nel Gruppo F: 43 – Giocatore più rappresentativo: Horacio De La Peña

Gruppo E - I Lottatori: Marty Riessen, Andrew Pattison, Tom Gullikson, John Lloyd, Brian Teacher, Fernando Luna, Tim Wilkinson, Ramesh Krishnan, Thierry Tulasne, Jim Grabb, Mark Woodforde, Derrick Rostagno, Horacio De La Peña, Tomas Carbonell, Jeff Tarango, Byron Black, Jason Stoltenberg, Jan Siemerink, Richard Fromberg, Slava Dosedel, Fernando Meligeni, Jonas Bjorkman, Martin Damm, Kenneth Carlsen, Sargis Sargsian, Andrea Gaudenzi, Karol Kucera, Vincent Spadea, Nicolas Lapentti, Sjeng Schalken, Stefan Koubek, Arnaud Clement, Alberto Martin, Ivo Karlovic, Nicolas Massu, Michael Llodra, Albert Montanes, Oliver Rochus, Benjamin Becker, Victor Hanescu, Guillermo Garcia Lopez, Yen Hsun Lu, Ernests Gulbis

Dalla parte opposta dello spettro di analisi troviamo il Gruppo F, nel quale i giocatori sono rimasti meno del 4% della loro carriera tra i primi 20 e quasi l’80% fuori dai primi 50. E hanno trascorso anche un terzo del tempo fuori dai primi 100. Questi sono i giocatori che popolano i tabelloni degli Slam, soprattutto nei primi e secondi turni. Giocatori dalla carriera solida e qualche nome più famoso fanno parte di questo gruppo.

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Alcuni dei giocatori che nella loro carriera possono rientrare in questo gruppo riescono anche a entrare tra i primi 20, ma la maggior parte gravita tra i primi 100, e alcuni fanno fatica a rimanervi. Questa è la vita dei Lottatori del circuito. Che non significa che il loro successo sia da meno, del resto i requisiti per entrare in questo gruppo sono otto anni tra i primi 100 del mondo, che è un ottimo risultato in qualunque modo lo si guardi.
De La Peña è il giocatore più rappresentativo di questo gruppo. Un giocatore che si è mosso tra i primi 50 e i primi 150 in tutta la sua carriera e che ha vinto diversi titoli arrivando fino al numero 31 del mondo.

Considerazioni finali

Anche questa, come tutte le analisi, non è perfetta, ma presenta un raggruppamento coerente tra giocatori simili. E l’obiettivo, in fondo, è quello di alimentare il dibattito, riportare in auge giocatori dimenticati negli anni o farne conoscere storia e posto nel tennis a chi li scopre per la prima volta.

Crème de la crème — Identifying the best of each tennis cluster

Il primo posto della classifica ATP nella storia valutato rispetto al sistema Elo

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 17 novembre 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Come ho scritto per l’Economist pochi giorni fa, sebbene Andy Murray abbia raggiunto il primo posto della classifica ATP, probabilmente non è – al momento – il miglior giocatore di tennis. E’ un onore infatti che spetta ancora a Novak Djokovic, il quale ottiene una valutazione più alta nella classifica secondo il sistema Elo, che utilizza un algoritmo più affidabile nel prevedere i risultati di una partita rispetto alla classifica ATP.

Non è la prima volta in cui Elo si è trovato in disaccordo con le classifiche ufficiali sulla posizione di un giocatore tra i primi. Dei 26 giocatori che hanno raggiunto il numero uno dell’ATP, solo 18 sono diventati anche numeri uno della classifica Elo. Un 19esimo giocatore, Guillermo Coria, è stato per breve tempo numero uno per Elo, pur non avendo mai raggiunto il primo posto della classifica ATP.

Quattro dei restanti otto giocatori, Murray, Patrick Rafter, Marcelo Rios e John Newcombe, sono arrivati fino al secondo posto nella classifica Elo, mentre gli ultimi quattro, Thomas Muster, Carlos Moya, Marat Safin e Yevgeny Kafelnikov, sono casi estremi di dissonanza tra le due classifiche, visto che non sono mai rimasti nemmeno una stagione intera tra i primi cinque di Elo.

Quale sia il sistema di classifica però, Murray è rimasto a lungo a portata del primo posto. La stranezza associata alla sua ascesa a numero uno del mondo è che, in passato, Elo ha ritenuto che Murray fosse molto più vicino. Nonostante l’imbattibilità del suo gioco degli ultimi mesi, c’è ancora una differenza di 100 punti Elo tra lui e Djokovic. 100 punti sono tanti: la maggior parte delle giocatrici alle Finali WTA 2016 a Singapore era all’interno di un intervallo di poco più di 100 punti.

Murray ha avuto la sua migliore possibilità a gennaio 2010. Alla fine del 2009, Murray, Djokovic, e Roger Federer si trovavano a stretto contatto in cima alla classifica Elo. A dicembre, Murray era il numero 3, ad appena 25 punti dalla prima posizione di Federer. A gennaio, Djokovic è diventato numero uno e Murray si è avvicinato fino a 16 punti, un margine sufficientemente ridotto che un risultato a sorpresa avrebbe potuto (e potrebbe in generale) ribaltare le posizioni. Complessivamente, Murray è stato 63 settimane a distanza di 100 punti dal numero uno Elo, ma nessuna di queste dopo agosto 2013.

Per la maggior parte dei tre e passa anni intercorsi, Djokovic ha stabilmente preso il largo. Ha raggiunto il suo massimo punteggio Elo ad aprile 2016, con un distacco di quasi 200 punti su Federer, in quel momento il numero 2, e 250 punti su Murray. Dal Roland Garros, Murray ha accorciato in qualche modo le distanze, ma il fatto di aver giocato contro pochi giocatori di alta classifica ha rallentato la sua ascesa.

Se Murray dovesse battere Djokovic in finale a Londra, renderà sicuramente più vivace il dibattito, senza considerare naturalmente la certezza di concludere la stagione da numero uno dell’ATP. La classifica Elo però rimarrà inalterata. Quando le prestazioni di due giocatori possono essere valutate su un periodo così ampio, una singola partita non è in grado di eliminare una differenza di 100 punti. Djokovic terminerà la stagione da numero uno Elo, e si trova ben posizionato per mantenerlo a lungo anche nel 2017.

Factchecking the History of The ATP Number One with Elo

Andrey Kuznetsov e la più alta classifica dei non semifinalisti di un torneo ATP

di Peter Wetz

Pubblicato il 27 agosto 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Seguendo il torneo ATP 250 di Winston-Salem di questa settimana, mi sono chiesto se Andrey Kuznetsov, in procinto di giocare il suo quarto di finale, potesse finalmente raggiungere la prima semifinale di un torneo del circuito ATP. Al momento, Kuznetsov, che è 42esimo in classifica, è (di gran lunga) il giocatore con la più alta classifica a non aver mai raggiunto una semifinale. Dopo essere stato sconfitto da Pablo Carreno Busta con il punteggio di 6-4 6-3, è probabile che Kuznetsov conserverà ancora a lungo questo primato.    

Per quanto il suo record sia di 0 vittorie e 10 sconfitte nei quarti di finale di un torneo ATP, è ancora abbastanza lontano dalla striscia di 0-16 di Teymuraz Gabashvili. Pur avendo perso sei partite di quarti di finale in più prima di vincere quella con Bernard Tomic per ritiro a Sydney 2016, Gabashvili non era mai andato oltre il 50esimo posto della classifica. Si può sempre comunque discutere se la striscia di Gabashvili si sia effettivamente conclusa visto che la sua vittoria è arrivata contro un giocatore a quanto sembra infortunato.      

Con l’aiuto dei numeri, possiamo rispondere a domande del tipo “Quale giocatore potrebbe raggiungere la più alta classifica senza mai aver vinto un quarto di finale ATP?”, mettere il 42esimo posto di Kuznetsov in prospettiva e scoprire qualche altra curiosità statistica.

Giocatore  Class. Data        Attivo
Chesnokov  30     1986.11.03  1
Y. Lu      33     2010.11.01  1
Kyrgios    34     2015.04.06  1
Voinea     36     1996.04.15  1
Haarhuis   36     1990.07.09  1
Yzaga      40     1986.03.03  1
Zugarelli  41     1973.08.23  1
Tomic      41     2011.11.07  1
Camporese  41     1989.10.09  1
Ferreira   41     1991.12.02  1
Kuznetsov  42     2016.08.22  0
Goffin     42     2012.10.29  1
Zverev     45     2009.06.08  1
Dolgopolov 46     2010.06.07  1
Sznajder   46     1989.09.25  1
Rosol      46     2013.04.08  1
Stenlund   46     1986.07.07  1
Thiem      47     2014.07.21  1
Tipsarevic 47     2007.07.16  1
Annacone   47     1985.04.08  1
Furlan     47     1991.06.17  1
Fishbach   47     1978.01.16  0
Hernandez  48     2007.10.08  1
Agenor     48     1985.11.25  1
Donnelly   48     1986.11.10  0
Gonzalez   49     1978.07.12  1
Lorenzi    49     2013.03.04  1
Becker     50     1985.05.06  1
Steven     50     1993.02.15  1
Hrbaty     50     1997.05.19  1
Leach      50     1985.02.18  1
Kuhnen     50     1988.08.01  1
Gabashvili 50     2015.07.20  1
Willenborg 50     1984.09.10  0

La tabella mostra la più alta classifica (fino al 50esimo posto) raggiunta da un giocatore prima di vincere un quarto di finale per la prima volta. Lo 0 dell’ultima colonna indica che un giocatore è ancora in grado di scalare posizioni di questa classifica, dovesse vincere il suo primo quarto di finale. La presenza di alcuni giocatori che si sono ritirati dalle competizioni, sempre indicati con lo 0, è dovuta al fatto che non sono mai riusciti a vincere un quarto di finale durante la loro carriera.    

Prima di vincere il suo primo quarto di finale in un torneo ATP, Andrei Chesnokov è arrivato fino al 30esimo posto della classifica e ha poi concluso la sua carriera avendo raggiunto la più nona posizione massima. Anche Nick Kyrgios potrebbe migliorare la sua classifica senza la necessità di arrivare fino a una semifinale. I suoi exploit con un quarto di finale a Wimbledon 2014, un quarto di finale agli Australian Open 2015 e un terzo turno al Roland Garros 2015 gli hanno consentito di arrivare fino al 34esimo posto senza aver mai vinto un quarto di finale (Kyrgios ha vinto il suo primo quarto di finale, e il torneo, a Marsiglia 2016, da 41esimo. Nel 2016 ha vinto anche il torneo di Tokyo e giocato le semifinali in altri quattro tornei, raggiungendo la sua massima classifica in carriera al numero 13, n.d.t.). Alexandr Dolgopolov invece è riuscito ad arrivare al numero 46 senza nemmeno mai giocare un quarto di finale.     

Se si concentra l’attenzione su quei giocatori ancora in grado di migliorare la classifica senza raggiungere una semifinale ATP, otteniamo la seguente tabella:

Giocatore   Class. Data
Kuznetsov   42     2016.08.22
Machado     59     2011.10.03
Ito         60     2012.10.22
Ebden       61     2012.10.01
De Schepper 62     2014.04.07
Riba        65     2011.05.16
Smyczek     68     2015.04.06
Kavcic      68     2012.08.06
Gonzalez    70     2014.06.09

Kuznetsov sembra essere l’unico ad avere una reale possibilità, visto che sono passati quasi cinque anni da quando Rui Machado, al secondo posto, ha raggiunto la sua più alta classifica. 

Considerazioni simili si possono fare anche per i rimanenti giocatori, che non sembrano potersi avvicinare al 42esimo posto di Kuznetsov, per quanto una striscia inattesa di vittorie lascia aperta la possibilità teorica di qualsiasi scenario.

Si possono trarre da questa analisi delle conclusioni che abbiano una qualche forma di praticità? Temo di no. Tuttavia, è ragionevole pensare che un giocatore riesca a entrare comodamente tra i primi 50 della classifica senza vincere più di due partite nello stesso torneo nel corso di tutta la sua carriera. Naturalmente, sarebbe interessante verificare quanto a lungo questo tipo di giocatori siano capaci di gravitare in zone della classifica che diano un accesso diretto nei tornei ATP e un flusso regolare di premi partita derivante da vittorie al terzo o quarto turno, o ai quarti di finale.       

Inoltre, come può essere il caso di Kyrgios nel 2015, andrebbe indagata la natura dei punti che determinano la classifica di un giocatore: ottenere dei buoni risultati nei tornei maggiori – Masters 1000 o Slam – e uscire ai primi turni dei tornei 250 è sufficiente per mantenere una classifica accettabile? Oppure, ci sono giocatori che si accontentano di accumulare punti, in modo relativamente più semplice, nei 250 senza mai avanzare nel tabellone dei Masters o degli Slam? Spero di dare risposta a queste domande in futuri approfondimenti.

Andrey Kuznetsov and Career Highs of ATP Non-Semifinalists

Come il sistema Elo risolverebbe la questione dei punti non assegnati per il torneo olimpico

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 15 agosto 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il torneo olimpico di Rio ha avuto le superstar, lo spettacolo, le lacrime, ma non ha avuto i punti validi per la classifica. La sorprendente vincitrice Monica Puig e il finalista Juan Martin Del Potro hanno ottenuto risultati fenomenali per loro stessi e per le loro nazioni, ma continuano a rimanere parcheggiati al 35esimo e 141esimo posto delle rispettive classifiche.

I sistemi di classifica ufficiale adottati dall’ATP e dalla WTA hanno sempre rappresentato un intreccio di compromessi finalizzato a raggiungere due obiettivi fondamentali, da un lato premiare un certo tipo di decisioni dei giocatori (come ad esempio partecipare ai tornei più importanti), dall’altro identificare il lotto dei migliori all’avvio di ciascun torneo. Decidere di non assegnare punti per il torneo olimpico è stato un compromesso ancora più inusuale del solito. Quattro anni fa a Londra i punti furono assegnati e quasi tutti i giocatori più forti di entrambi i circuiti vi parteciparono, anche se molti di loro avrebbero potuto guadagnare più punti giocando in altri tornei.   

Per alcuni di quei giocatori la possibilità di vincere l’oro olimpico fu una motivazione più che sufficiente e il livello competitivo si dimostrò piuttosto alto. Sebbene l’ATP e la WTA abbiano deciso di considerare il torneo olimpico di Rio come una mera esibizione, per chi è interessato a valutare le prestazioni dei giocatori e fare pronostici i tornei olimpici devono necessariamente essere conteggiati.   

Originariamente concepito per gli scacchi, il sistema di classifica Elo, che ho adottato per il tennis a partire dallo scorso anno, è uno strumento estremamente valido per integrare i risultati di Rio con le vittorie e le sconfitte del resto della stagione. A grandi linee, il sistema Elo assegna punti al vincitore e ne sottrae al perdente. La vittoria contro un giocatore di alta classifica restituisce molti più punti di quella contro un giocatore di classifica più bassa. Non vengono decurtati punti se non si giocano partite (ad esempio la classifica Elo di Stanislas Wawrinka e Simona Halep è rimasta inalterata pur non avendo giocato a Rio). 

A differenza dei sistemi di classifica ATP e WTA, che assegnano punti in funzione dell’importanza del torneo e del turno raggiunto, il sistema Elo è neutrale rispetto al contesto di riferimento. Grazie alla vittoria a sorpresa al primo turno contro Novak Djokovic, la classifica Elo di Del Potro è aumentata notevolmente, nello stesso modo in cui sarebbe aumentata se Del Potro avesse battuto Djokovic, ad esempio, nella finale del Masters di Toronto.

Ci sono molte obiezioni da parte degli appassionati a un sistema di questo tipo, basate sulla ragionevole considerazione che il contesto ha il suo peso. Sembra piuttosto ovvio che la finale di Wimbledon dovrebbe contare più di un quarto di finale, diciamo, al Masters di Monte Carlo, anche se lo stesso giocatore, Andy Murray, ha sconfitto il medesimo avversario, Milos Raonic, in entrambe le partite.

Tuttavia, anche i risultati hanno il loro peso ai fini della classifica. Un valido sistema di classifica deve soddisfare due condizioni: pronosticare correttamente i vincitori più spesso di quanto facciano altri sistemi e, per quei pronostici, fornire un grado di confidenza più accurato (ad esempio, in un campione di 100 partite per le quali il sistema assegna a un giocatore il 70% di probabilità di vittoria, il favorito dovrebbe vincere 70 volte). Ignorando il contesto di riferimento, il sistema Elo pronostica correttamente più vincitori e fornisce pronostici con un grado di certezza più alto di qualsiasi altro sistema di cui io sia a conoscenza.

Una cosa è comunque certa, il sistema Elo demolisce i sistemi di classifica ufficiale. Se è possibile ipotizzare che, con l’aggiunta di dettagli relativi al contesto, il sistema Elo possa produrre risultati ancora più precisi, il miglioramento sarebbe probabilmente di ordine inferiore rispetto all’enorme differenza di accuratezza tra il sistema Elo e gli algoritmi utilizzati dall’ATP e dalla WTA.   

Un sistema che non fattorizzi il contesto di riferimento è perfetto per il tennis. Invece di modificare il sistema di classifica a ogni cambiamento di formato tra i vari tornei, con il sistema Elo si riesce a valutare i giocatori in maniera costante per le esigenze di classifica, usando solo le loro vittorie, sconfitte e gli avversari affrontati. Non importa quali siano i giocatori che hanno partecipato al torneo olimpico o cosa si possa pensare del livello complessivo di gioco. Se una giocatrice batte tre delle prime giocatrici della classifica mondiale, come ha fatto Puig, la sua valutazione decolla. Niente di più semplice di questo!

Due settimane fa, il sistema Elo classificava Puig al 49esimo posto tra le giocatrici WTA, diverse posizioni più in basso del 37esimo posto di Puig nella classifica WTA. Dopo aver battuto Garbine Muguruza, Petra Kvitova e Angelique Kerber, nella classifica Elo Puig è balzata al 22esimo posto. Se è intuitivamente complicato sapere con esattezza come soppesare un risultato così anomalo, la valutazione Elo di Puig appena fuori dalle prime 20 sembra molto più plausibile della sua classifica WTA, rimasta inalterata dopo la vittoria del torneo.

Del Potro è un altro test interessante, visto che la sua carriera caratterizzata da molteplici infortuni presenta difficoltà per qualsiasi sistema di valutazione. Secondo l’algoritmo usato dall’ATP, Del Potro è ancora fuori dai primi 100 del mondo, un destino comune a quei giocatori un tempo ai vertici che non riescono a tornare immediatamente alla vittoria.

Il sistema Elo ha il problema opposto con i giocatori che rimangono a lungo inattivi a causa di infortuni. Quando un giocatore non partecipa a tornei, il sistema Elo ipotizza che il suo livello non sia cambiato. Questo è palesemente errato e ha generato non pochi dubbi riguardo alla posizione di Del Potro nella classifica di questa stagione. Più partite gioca Del Potro, più la sua valutazione rifletterà il livello di forma attuale, ma la sua posizione al decimo posto nella classifica Elo prima delle Olimpiadi è sembrata subire eccessivamente l’influenza della passata grandezza.    

(Uno strumento più sofisticato ma sempre basato sul sistema Elo è la metodologia Glicko, in parte creata per migliorare la valutazione dei tennisti che hanno pochi risultati recenti. Ho lavorato molto con la metodologia Glicko nella speranza di ottenere una valutazione più accurata dell’attuale stato di forma di giocatori tipo Del Potro, ma, ad oggi, è un sistema che, nella sua interezza, non è stato in grado di avvicinarsi alla precisione del sistema Elo affrontando contestualmente il problema di lunghi periodi di inattività. Per quello che vale, prima delle Olimpiadi la metodologia Glicko classificava Del Potro intorno al 16esimo posto).

La finale raggiunta dal Del Potro a Rio lo ha fatto salire di 3 posizioni nella classifica Elo. Per quanto il settimo posto rifletta inevitabilmente i risultati ottenuti prima dell’ultimo infortunio, è la prima volta che la valutazione Elo di Del Potro dopo l’infortunio riesce quasi a superare la prova del nove.    

La bontà di qualsivoglia sistema di valutazione è strettamente legata alle ipotesi e ai dati utilizzati per farlo funzionare. Da lungo tempo ormai, i sistemi di classifica ufficiale adottati dall’ATP e dalla WTA soffrono di ipotesi improvvisate e obiettivi contraddittori. Quando un evento importante come il torneo olimpico viene totalmente ignorato, anche i dati risultano poi incompleti. Ora più che mai, il sistema Elo si impone come la metodologia alternativa più brillante. Oltre a essere un algoritmo con maggiori capacità predittive, il sistema Elo assegna ai risultati di Rio il valore che meritano.

How Elo Solves the Olympics Ranking Points Conundrum