Il declino nella qualità degli Slam femminili 2017

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 30 settembre 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nel 2016, sono state le vittorie Slam di Angelique Kerber e Garbine Muguruza a sorprendere il tennis femminile. Quest’anno è stata la volta di Jelena Ostapenko e Sloane Stephens come vincitrici inattese del loro primo Slam. È possibile dire se una o più di queste giocatrici abbiano beneficiato di un cammino più facile per le loro vittorie?

Recentemente, ho analizzato la qualità del tabellone degli Slam maschili per il 2017, mostrando come – rispetto al 2016 – vi sia stato un declino generalizzato, a eccezione degli Australian Open, culminato con il minimo degli US Open.

Come sono andate le cose in campo femminile?

La qualità del tabellone degli Slam

Utilizzando la misurazione della qualità di un torneo che ho introdotto in un precedente articolo, possiamo riepilogare la variazione in termini di qualità del tabellone degli Slam nel confronto tra il 2017 e il 2016, come evidenziata dall’immagine 1: valori negativi indicano un declino nella qualità dei tabelloni del 2017 rispetto a quelli del 2016.

IMMAGINE 1 – Qualità del tabellone degli Slam 2017 rispetto agli Slam 2016

Si può notare come tutti gli Slam femminili abbiano perso in qualità dall’anno scorso. A differenza però di quanto accaduto tra gli uomini, in cui i tabelloni si sono progressivamente indeboliti nel corso della stagione, le donne sono partite da valori molto bassi per poi risalire a stagione avanzata. Con un punteggio di -70, gli Australian Open hanno subito il maggiore differenziale negativo nella qualità del tabellone dall’edizione del 2016. Il Roland Garros è stato di poco migliore, con un punteggio di -64. Wimbledon e gli US Open hanno registrato delle differenze più ridotte, anche se l’incremento qualitativo non è stato enorme. Entrambi i tornei erano comunque indietro di più di 45 punti rispetto ai valori del 2016.

Come mai questo andamento così diverso se paragonato a quello degli uomini?

La variazione di qualità nei tabelloni maschili è stata principalmente dovuta al calo di prestazioni di Novak Djokovic e Andy Murray, cui si è aggiunto il ritiro per infortunio di molti giocatori di vertice che non hanno potuto partecipare agli US Open. Anche per la stagione femminile si sono verificate molte assenze di rilievo, la maggior parte delle quali però è arrivata all’inizio dell’anno. Si pensi ad alcune delle giocatrici che, per svariati motivi, non erano nel tabellone principale degli Australian Open 2017: Maria Sharapova, Victoria Azarenka, Petra Kvitova, Ana Ivanovic, Sloane Stephens e Madison Keys. Al Roland Garros, con il rientro di alcune tra queste, è stata la volta di Serena Williams a terminare prematuramente la stagione con l’annuncio della gravidanza.

La qualità dei tabelloni Slam per singolo turno

Analizzando la qualità dei tabelloni Slam per ciascun turno, possiamo verificare l’incidenza sia delle assenze a inizio stagione che del ritiro di Williams prima del Roland Garros.

L’immagine 2 mostra come la divergenza più insolita si sia verificata agli Australian Open 2017, dove il declino nella qualità del tabellone è iniziato dal terzo turno, chiaro riscontro della debolezza al vertice del circuito in quel periodo. Per il resto dell’anno, la maggior parte dello scostamento nella profondità del tabellone si è avuta rispetto alla posizione relativa alla vincitrice attesa.

IMMAGINE 2 – Confronto tra qualità dei tabelloni per gruppo di giocatrici nel singolo turno

Nel 2016, Williams aveva la valutazione Elo più alta per tutte le prove dello Slam, con il punteggio massimo di 2240 e minimo di 2397. Nel 2017, Williams ha confermato agli Australian Open il suo ruolo di campionessa attesa, pur con una valutazione Elo a inizio del torneo leggermente inferiore a quella del 2016 (2371 punti).

A seguito della pausa legata alla sua gravidanza, il valore Elo più alto per una giocatrice all’inizio di uno Slam è stato di 2213. Come tra gli uomini il livello di qualità negli Slam del 2017 era solo l’ombra di quello raggiunto da Djokovic nel 2016, così tra le donne il livello dopo gli Australian Open è stato ben al di sotto di quello di Williams nel 2016.

L’assenza di un giocatore o di una giocatrice che dominano incontrastatamente può in realtà aumentare la profondità di uno Slam. In molti hanno avuto l’impressione che, dopo i primi tre mesi della stagione, le partite femminili negli Slam fossero complessivamente più entusiasmanti di quelle maschili.

Senza una chiara vincitrice a partire dal Roland Garros, sono arrivate le vittorie di due neo-campionesse Slam, Ostapenko e Stephens. Se queste e altre giovani giocatrici continueranno a emergere e vincere sul circuito femminile, potremo guardare al 2017 come un trampolino di lancio.

Il codice e i dati per quest’analisi sono disponibili qui.

Women’s Slam Strength Also Down in 2017

Il declino nella qualità degli Slam maschili 2017

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 16 settembre 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Ora che si sono conclusi gli US Open 2017, l’ultimo dei quattro Slam dell’anno, la stranezza della stagione in corso è più che mai evidente.

È una stranezza con aspetti positivi e negativi. Tra quest’ultimi, rientra sicuramente la sequenza (almeno se rapportata al 2016) di tabelloni maschili anonimi o apertamente noiosi nei tornei dello Slam. Una striscia iniziata con il Roland Garros 2017 e arrivata fino agli US Open.

Dal Roland Garros in avanti, in tutte le finali si è giocato il numero minimo di set. Serve tornare al 2003 per trovare una sequenza di finali Slam così sottotono.

Il punteggio di una finale è una possibile misura della qualità di un tabellone, ma fare riferimento a una sola partita (sebbene la più importante) è troppo riduttivo. Valutare la qualità complessiva di un campo partecipanti di 128 giocatori è ancora più difficile e, probabilmente, non esiste una sola statistica che ne rappresenti una perfetta sintesi. Tuttavia, ho proposto recentemente una misurazione della qualità e profondità di un torneo che ritengo possa essere qui utile.

Si tratta di verificare la valutazione Elo più alta tra i giocatori che ci si attende vengano sconfitti nello stesso turno, dal primo fino alla finale. Successivamente, si calcola la media ponderata della valutazione massima di Elo per ogni turno, con una maggiore ponderazione dei turni conclusivi. In questo modo, la qualità si concentra sui giocatori con le prestazioni migliori di ogni sezione del tabellone, con enfasi sulle fasi finali, nelle quali ci si aspetta vi siano partite più equilibrate.

Il declino nella qualità degli Slam

Utilizzando questa statistica, siamo in grado di confrontare la qualità complessiva dei tabelloni degli Slam 2017 rispetto a quelli del 2016. L’immagine 1 mostra il buon inizio del 2017, con un tabellone degli Australian Open leggermente superiore a quello del 2016, sulla base delle valutazioni Elo dei partecipanti all’inizio del torneo. In seguito, la situazione precipita.

IMMAGINE 1 – Qualità del tabellone degli Slam 2017 rispetto agli Slam 2016

A differenza del 2016, si è assistito a un declino progressivo nella qualità complessiva dal Roland Garros agli US Open. Quando si è arrivati a fine agosto con diversi giocatori di vertice temporaneamente infortunati o ritiratisi fino all’inizio del 2018, la qualità degli US Open era scesa di 80 punti. In termini di valutazione Elo, questa diminuzione corrisponde alla perdita di 10 punti percentuali nelle attese di vittoria della singola partita relative al giocatore più forte.

Siamo in grado di specificare le valutazioni massime di Elo in ciascun turno per avere un’idea migliore sull’origine di questo declino. Nell’immagine 2, “1” si riferisce alla valutazione Elo degli ultimi 64 giocatori del tabellone, mentre “8” è la valutazione Elo del vincitore atteso. Per ogni Slam, possiamo osservare la divergenza tra il 2016 (in blu) e il 2017 (in arancione) per stabilire l’insieme dei giocatori che nel 2017 hanno contribuito in misura maggiore al cambiamento nella qualità dei tabelloni.

IMMAGINE 2 – Confronto tra qualità dei tabelloni per gruppo di giocatori nel singolo turno

Per il Roland Garros e per Wimbledon, è interessante notare come la differenza sia in larga parte dovuta alla forma del vincitore atteso. Ricordando che il più forte del 2016 era Novak Djokovic, possiamo attribuire alla crollo del suo rendimento gli scostamenti del 2017, in quanto giocatore con la valutazione Elo (su tutte le superfici) più alta per ogni Slam del 2016. Nel 2017, Djokovic ha stabilmente perso la capacità di fare la differenza, e nessun altro giocatore ha trovato il modo di raggiungere il massimo livello di forma espresso da Djokovic nel 2016.

Gli US Open spiccano tra gli Slam per il fatto di deviare dalla qualità del tabellone del 2016 molto prima nello svolgimento del torneo, specificamente al quarto turno. Rappresentano anche l’unico evento con un differenziale negativo tra il 2017 e il 2016 per almeno tre turni. È una conferma della decimazione di teste di serie nella parte bassa del tabellone durante la prima settimana e dell’impressione che il livello di gioco nella seconda settimana si sia rivelato ispirato solo a tratti.

In ogni sport, la qualità della competizione è soggetta a cicli. La fine del 2017 sembra segnare un punto di minimo per il tennis maschile. Se davvero è così, si può solo sperare che il vento giri nuovamente il prossimo gennaio, in modo da rendere il 2018 una stagione di rinascita.

A breve analizzerò le tendenze anche nella qualità dei tabelloni Slam femminili.

Il codice e i dati per quest’analisi sono disponibili qui.

Decline of Men’s Slam Strength in 2017

Il tabellone degli US Open 2016 demolirebbe quello degli US Open 2017

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 2 settembre 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Si è dibattuto molto della mancanza di qualità nel tabellone del singolare maschile degli US Open 2017. Quale occasione migliore quindi per verificare la validità di questo assunto se non quella di far scontrare direttamente il tabellone dell’edizione 2017 con quello dell’edizione 2016?

All’inizio del torneo, il sorteggio del tabellone ha sollevato un coro di mugugni. Non solo tre dei primi 10 del mondo si erano ritirati prima ancora del sorteggio, ma Rafael Nadal e Roger Federer sono finiti entrambi nella parte alta. La situazione è peggiorata quando Andy Murray si è dovuto ritirare – a sorteggio avvenuto – per un problema all’anca, così da avere solo sei dei primi 10, il minimo storico nell’era Open per l’ultimo Slam della stagione.

Tornando indietro di un anno ci si rende conto di quanto il circuito sia cambiato. All’inizio degli US Open 2016, Novak Djokovic era il numero 1 con un’intimidatoria valutazione Elo su tutte le superfici di 2946, appena sotto il suo massimo in carriera. Nadal era la testa di serie numero 4 con un Elo di 2231. Nonostante l’assenza di Federer non passasse inosservata, la qualità del giocatore con la testa di serie più alta per ogni quarto del tabellone ha dato vita a sette turni molto combattuti.

Nel 2017, l’assenza di tre dei primi 5 del mondo ha conferito a Nadal la testa di serie numero 1 con un Elo di 2257, marginalmente superiore alla valutazione che nel 2016 gli aveva garantito la testa di serie numero 4. A seguito del rimescolamento dovuto al ritiro di Murray, Marin Cilic ha preso la testa di serie più alta nel quarto più debole e si è inserito nel tabellone con una valutazione Elo di 2093. Sono solo 50 punti Elo in più della posizione di Cilic nel 2016, quando era la testa di serie numero 7.

Quindi…si, è cambiato molto in un anno.

La differenza di forma tra teste di serie però è solo uno dei motivi scatenanti la discussione intorno al campo partecipanti degli US Open 2017. Anche il disequilibrio del tabellone è stato fonte di disappunto, o a volte addirittura collera. Di fronte alla presenza di un solo giocatore in possesso di un titolo Slam nella parte bassa, alcuni commentatori di tennis hanno affermato che qualsiasi dilettante con spirito combattivo avrebbe potuto raggiungere la semifinale. Certamente non il tipo di sarcasmo da invogliare lo spettatore occasionale a rimanere incollato alla televisione.

Va sottolineato però che la maggior parte delle valutazioni sono basate su opinioni personali o influenzate dall’eventuale presenza di giocatori favoriti, il che induce a chiedersi in che modo si possa trovare una misura oggettiva della qualità (o inadeguatezza) del tabellone degli US Open 2017.

Un metodo che ritengo essere obiettivo nel paragonare il tabellone dell’edizione in corso a quelli del recente passato è di creare uno scontro diretto tra i giocatori del 2017 e i giocatori degli US Open 2016. Provate a immaginare di avere ogni quarto del tabellone 2017 in grado di giocare contro il corrispondente quarto del tabellone 2016 in un torneo a 64 giocatori. Esiste un modo migliore per definire il livello di bravura del momento rispetto a quello di un anno fa? Non credo.

È evidente che non possiamo spostare indietro le lancette dell’orologio e far giocare un torneo di quel tipo nella realtà (servirebbe dissociarsi dai vincoli della logica come è necessario fare per seguire, ad esempio, la serie tv Il Trono di Spade). Possiamo però affidarci a ben collaudati metodi predittivi per simulare una sfida all’ultimo giocatore tra il 2017 e il 2016.

Un breve spiegazione del procedimento utilizzato per generare ciascun tabellone della sfida. Per prima cosa, ho associato le prime quattro teste di serie del 2017 alle corrispondenti teste di serie del 2016 sulla base delle valutazioni Elo precedenti all’inizio del torneo. Ad esempio, il quarto di Federer nel 2017 si è scontrato con quello di Djokovic nel 2016 perché sono i due giocatori ad aver avuto la valutazione Elo più alta nell’anno di riferimento.

Una volta che ogni quarto del 2017 e del 2016 è stato associato, ho messo insieme i 64 giocatori e li ho ordinati secondo le regole previste per un normale torneo, utilizzando sempre le valutazioni Elo per determinare le teste di serie. Poi ho simulato l’esito di ciascun turno in funzione della percentuale di vittoria attesa determinata dalla valutazione Elo dei giocatori protagonisti dello scontro diretto. Ho ripetuto i passaggi per 10.000 volte e verificato quanto spesso ogni giocatore è diventato campione del torneo.

Visto che siamo interessati a valutare le differenze di qualità del tabellone di ogni torneo al suo inizio, ho ignorato i risultati della prima settimana degli US Open 2017 e inserito i giocatori che hanno raggiunto la seconda settimana come se iniziassero il torneo in quel momento.

Il quarto di finale di Nadal

In un torneo con Nadal 2017 e Murray 2016, Murray sarebbe comodamente in cima all’elenco dei vincitori più probabili, come mostrato nell’immagine 1. Anzi, Murray 2016 avrebbe più del doppio delle probabilità di vincere il titolo rispetto a Nadal 2017. Nishikori 2016 avrebbe la stessa probabilità statistica di vincere il titolo di Nadal 2017.

IMMAGINE 1 – Il quarto di finale di Nadal 2017 contro il quarto di finale di Murray 2016

Sebbene il livello complessivo del campo partecipanti degli US Open 2017 non si sia avvicinato nemmeno al livello di Murray nel 2016, troviamo però cinque giocatori nel quarto di finale del 2017 tra i dieci più forti delle simulazioni. Si può fare leva su questo per concludere che il quarto di finale del 2017 era di qualità.

Il quarto di finale di Federer

Per quanto riguarda questa sezione di tabellone, se Djokovic 2016 avesse giocato al suo livello atteso avrebbe demolito il campo partecipanti del 2017. Una probabilità maggiore del 60% di vincere un torneo che comprende giocatori indicati da molti come possibili vincitori degli US Open 2017 sottolinea la vertiginosa altitudine di forma da cui purtroppo Djokovic si è lanciato in caduta libera in così poco tempo.

IMMAGINE 2 – Il quarto di finale di Federer 2017 contro il quarto di finale di Djokovic 2016

Per gli altri giocatori che non siano Djokovic e Federer, la probabilità si è ridotta considerevolmente assestandosi su valori analoghi, a indicare che lo stato di forma delle non teste di serie di questo quarto era abbastanza simile tra il 2016 e il 2017.

Il quarto di finale di Zverev

Nel confronto tra il quarto di finale di Alexander Zverev 2017 e quello di Nadal 2016, la prima testa di serie del 2016 è emersa come il giocatore più forte. A differenza degli altri quarti del 2017, questo è il primo in cui si è osservata una netta separazione di bravura tra il resto del campo partecipanti 2016 e 2017. Il terzo quarto infatti non solo ha determinato un giocatore del 2016 come il più probabile vincitore di uno torneo tra 2016 e 2017, ma quattro dei cinque vincitori più probabili sono arrivati dall’edizione 2016.

IMMAGINE 3 – Il quarto di finale di Zverev 2017 contro il quarto di finale di Nadal 2016

Il quarto di finale di Cilic

Il predominio del tabellone 2016 è stato ancora più pronunciato nella sezione di Cilic. I primi tre vincitori di un ipotetico scontro quarto contro quarto sono stati tutti giocatori del 2016, con Cilic, la prima testa di serie del quarto, in possesso solamente della quarta probabilità di vincere il torneo, a malapena migliore di quella di Nick Kyrgios 2016.

IMMAGINE 4 – Il quarto di finale di Cilic 2017 contro il quarto di finale di Wawrinka 2016

Questo esperimento ha confermato che la qualità del tabellone di singolare maschile 2017 è offuscata da quella del tabellone del 2016. Fornisce inoltre credito alle lamentele relative allo squilibrio della metà bassa del tabellone 2017.

Di fronte a numeri come questi, si fa fatica a non sentirsi delusi. Se si considera inoltre che molti dei giocatori del 2017 statisticamente più forti hanno già perso (Cilic, Zverev, etc) o sembrano sul punto di uscire (Federer, che perderà poi nei quarti di finale da Juan Martin Del Potro, n.d.t.) si è già pronti a considerare il tabellone del singolare maschile degli US Open 2017 senza speranza. Si tratta però del tipo di confusione che crea le giuste condizioni affinché un perfetto sconosciuto venga alla ribalta come ha fatto Boris Becker a Wimbledon 1985, Goran Ivanisevic a Wimbledon 2001 o Mats Wilander al Roland Garros 1982.

La possibilità di assistere a un’altra cavalcata di un giocatore sfavorito che emerga trionfante nella seconda settimana è un motivo più che valido per continuare a seguire gli US Open 2017.

Il codice e i dati per quest’analisi sono disponibili qui.

The 2016 US Open Men Would Smash 2017

Quantificare i tabelloni “passeggiata”, o la volta in cui Nadal finalmente ha avuto fortuna

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’8 settembre 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Aggiornamento: rispetto alla prima versione di questo articolo, ho modificato la definizione di “difficoltà di percorso” in “facilità di percorso”, per meglio riflettere il senso della statistica che ho introdotto.

Rafael Nadal e Kevin Anderson hanno raggiunto la finale degli US Open 2017, quindi siamo in grado di determinare con precisione il valore della facilità di percorso per entrambi, a seconda di chi vinca la finale. Per Nadal il numero rimane identico a 51.4% e, dovesse vincere, la sua media in carriera per i 16 Slam aumenterebbe a circa il 15%. La facilità di percorso fino al titolo per Anderson è “solo” di 41.3% (rispetto al 47.1% calcolato non sapendo i nomi dei finalisti), che varrebbe il nono posto nel terzultimo elenco dell’articolo e al secondo posto, anche se di poco, tra i percorsi più facili degli ultimi 30 US Open.

Molti commenti sono stati espressi sulla debolezza di alcune sezioni del tabellone del singolare maschile degli US Open 2017, che sono sembrate tenute insieme con lo scotch. Diversi tra i giocatori più forti non hanno partecipato per infortunio e molti altri sono usciti ai primi turni. Pablo Carreno Busta ha raggiunto i quarti di finale battendo quattro qualificati ed è plausibile che Nadal possa vincere il torneo senza aver sconfitto un solo giocatore dei primi 20 del mondo.

Nulla di questo però dipende dai giocatori stessi, il cui compito è affrontare solo chi si trova dall’altra parte della rete. Non sapremo mai come si sarebbero comportati con un gruppo più agguerrito di avversari. La debolezza del tabellone però potrebbe influenzare il nostro ricordo del torneo. Se lasciamo che sia la qualità del campo partecipanti a rimanere impressa nella mente, dovremmo allora almeno tentare di mettere a confronto i giocatori del torneo 2017 con quelli di passate edizioni degli Slam.

Come misurare i percorsi di un tabellone

Ci sono diversi modi per quantificare la qualità di un tabellone. Visto che siamo interessati allo specifico insieme di avversari affrontati dai giocatori rimasti nel torneo, abbiamo bisogno di una statistica che concentri l’attenzione su di loro. Non è rilevante ad esempio che Nick Kyrgios fosse in tabellone, dato che nessuno dei semifinalisti ha dovuto giocarci contro. Invece della difficoltà del tabellone quindi, ci interessa quella che chiamerò “facilità di percorso”. È un concetto piuttosto immediato: quanto è difficile battere lo specifico insieme di avversari che Nadal (per fare un nome) ha dovuto affrontare?

Per arrivare a un numero, ci servono alcuni fattori: le valutazioni Elo ponderate per superficie di ciascuno degli avversari del giocatore considerato, insieme a una sorta di “Elo di riferimento” per un semifinalista medio di Slam (o finalista, o vincitore). Per stabilire la facilità di percorso di Nadal fino a questo momento, non vogliamo utilizzare la valutazione Elo di Nadal, perché se così facessimo, lo stesso identico percorso sembrerebbe più semplice o più difficile in funzione della qualità del giocatore che ha dovuto affrontarlo.

(L’esatto valore dell’“Elo di riferimento” non è così importante, ma per chi fosse interessato ai numeri, ho trovato la valutazione Elo media per ogni semifinalista, finalista e vincitore di tutti gli Slam dal 1988 su ciascuna delle tre superfici. Sul cemento, quei numeri sono rispettivamente 2145, 2198 e 2233. Per misurare la facilità di percorso fino alla semifinale, ho utilizzato il primo di quei numeri, per la facilità di percorso fino alla vittoria, ho utilizzato l’ultimo.)

Per misurare la facilità di percorso dobbiamo rispondere a questa domanda: qual è la probabilità che (ad esempio) il semifinalista medio di Slam batta questo particolare insieme di giocatori? Nel caso di Nadal, deve ancora affrontare un giocatore con una valutazione Elo ponderata per il cemento superiore a 1900, e il tipico semifinalista con valutazione 2145 batterebbe i giocatori affrontati da Nadal il 71.5% delle volte. Si tratta di un percorso leggermente più facile di quello che Anderson ha dovuto fare per arrivare in semifinale, ma leggermente più difficile di quello di Carreno Busta. Juan Martin Del Potro invece si trova in un pianeta tutto suo. La tabella riepiloga i numeri relativi alla facilità di percorso dei quattro semifinalisti, mostrando quanto sia stato difficile (o facile) arrivare in semifinale, quanto lo sia per la finale e poi per il titolo.

Semifinalista   Percorso: SF      F       Vittoria  
Nadal                     71.5%   49.7%   51.4%  
Del Potro                 9.1%    7.5%    10.0%  
Anderson                  69.1%   68.9%   47.1%  
Carreno Busta             74.3%   71.2%   48.4%

(Non sapendo ancora, al momento della stesura, il percorso di ogni giocatore fino alla vittoria finale, ho fatto una media delle valutazioni Elo dei potenziali avversari. Anderson e Carreno Busta sono molto simili, quindi per Nadal e Del Potro, i loro potenziali avversari, non fa molta differenza.)

C’è una stranezza che emerge da questa statistica e che forse avete notato: nel caso di Nadal e Del Potro, la difficoltà di raggiungere la finale è maggiore di quella per la vittoria del torneo! Naturalmente non ha senso che sia così, ma i numeri si comportano in questo modo per via dell’“Elo di riferimento” che ho utilizzato. Il vincitore medio di Slam è più forte del finalista medio di Slam, quindi la tabella di fatto sottolinea come sia più facile per il vincitore medio di Slam battere i sette avversari di Nadal di quanto non sia facile per il finalista medio di Slam sconfiggere i primi sei avversari di Nadal. È una statistica più efficace nel raffronto tra percorsi passati dello stesso livello, quindi vittoria finale rispetto a vittoria finale, semifinale verso semifinale, ed è quello che farò nel resto dell’articolo.

Eccezioni e stranezze a parte, colpisce quanto più facili siano stati gli altri tre percorsi fino alla semifinale rispetto a quello di Del Potro, che si è rivelato molto più arduo. Anche se scontiamo la difficoltà di battere Roger Federer – che Elo ritiene il miglior giocatore sul cemento al momento in attività pur non essendo a conoscenza dei suoi problemi fisici – il percorso di Del Potro è stato decisamente diverso da quello di Nadal e dei possibili finalisti.

Le “passeggiate” in contesto

Facilità di percorso fino alla semifinale di almeno il 69% sono estremamente rare. Anzi, i percorsi di Anderson, Carreno Busta e Nadal sono tra i dieci più facili degli ultimi trent’anni! La tabella elenca i dieci più facili percorsi precedenti a questi.

Anno  Slam              Semifinalista   Difficoltà percorso  
1989  Australian Open   Muster          84.1%  
1989  Australian Open   Mecir           74.2%  
1990  Australian Open   Lendl           73.8%  
2006  Roland Garros     Ljubicic        73.7%  
1988  Australian Open   Lendl           72.2%  
1988  Australian Open   Cash            70.1%  
2004  Australian Open   Ferrero         69.2%  
1996  US Open           Chang           68.8%  
1990  Roland Garros     Gomez           68.4%  
1996  Australian Open   Chang           66.2%

Nell’ultima decade, il più facile percorso fino alla semifinale è stato quello di Stanislas Wawrinka al Roland Garros 2016, con una probabilità di vittoria del 59.8%.

Il percorso di Del Potro fino alla semifinale non è così estremo, ma è decisamente difficile se lo si osserva in riferimento al passato. Dei circa 500 semifinalisti dal 1988, solo quindici hanno avuto un percorso più facile del suo 9.1%. La tabella elenca i dieci percorsi più facili.

Anno  Slam              Semifinalista   Difficoltà percorso  
2009  Roland Garros     Soderling       1.6%  
1988  Roland Garros     Svensson        1.9%  
2017  Wimbledon         Berdych         3.7%  
1996  Wimbledon         Krajicek        6.4%  
2011  Wimbledon         Tsonga          6.6%  
2012  US Open           Berdych         6.8%  
2017  Roland Garros     Thiem           6.9%  
2014  Australian Open   Wawrinka        7.0%  
1989  Roland Garros     Chang           7.1%  
2017  Wimbledon         Querrey         7.5%

Un’anteprima degli annali

Nel lungo periodo, saremo molto più interessati a sapere come il vincitore degli US Open 2017 abbia vinto il titolo di quanto sia riuscito a superare i primi cinque turni. Come abbiamo visto, tre dei quattro semifinalisti hanno avuto una facilità di percorso del 50% per la vittoria del titolo, vale a dire che un tipico vincitore di Slam avrebbe avuto una possibilità di circa 50/50 di battere questo specifico gruppo di sette avversari.

Nessun vincitore di Slam del recente passato l’ha avuta così facile. Il percorso di Nadal sarebbe il primo dei più facili negli ultimi trent’anni, mentre quello di Carreno Busta o di Anderson arriverebbero tra i primi cinque (se così dovesse essere, i valori precisi dipenderanno da chi affrontano in finale). La tabella riepiloga l’elenco dei giocatori che i tre semifinalisti hanno la possibilità di alterare.

Anno  Slam              Vincitore    Difficoltà di percorso  
2002  Australian Open   Johansson    48.1%  
2001  Australian Open   Agassi       47.6%  
1999  Roland Garros     Agassi       45.6%  
2000  Wimbledon         Sampras      45.3%  
2006  Australian Open   Federer      44.5%  
1997  Australian Open   Sampras      44.4%  
2003  Australian Open   Agassi       43.9%  
1999  US Open           Agassi       41.5%  
2002  Wimbledon         Hewitt       39.9%  
1998  Wimbledon         Sampras      39.1%

Agli Australian Open 2006, Federer ha beneficiato della fortuna per una facilità di percorso simile a quella di Nadal agli US Open 2017. Il suo titolo a Wimbledon 2003 per poco non si inseriva nei primi dieci. In confronto, Novak Djokovic non ha mai vinto uno Slam senza aver dovuto compiere un percorso di facilità superiore a 18.7%, quindi più difficile di quello di più della metà dei vincitori di Slam.

Anche Nadal ha dovuto sudare (non solo figurativamente) per collezionare i 15 Slam del suo palmarès. La tabella elenca i primi dieci più difficili percorsi fino alla vittoria finale.

Anno  Slam              Vincitore    Difficoltà percorso  
2014  Australian Open   Wawrinka     2.2%  
2015  Roland Garros     Wawrinka     3.1%  
2016  Us Open           Wawrinka     3.2%  
2013  Roland Garros     Nadal        4.4%  
2014  Roland Garros     Nadal        4.7%  
1989  Roland Garros     Chang        5.0%  
2012  Roland Garros     Nadal        5.2%  
2016  Australian Open   Djokovic     5.4%  
2009  US Open           Del Potro    5.9%  
1990  Wimbledon         Edberg       6.2%

Come ho lasciato intendere nel titolo di questo articolo, se Nadal quest’anno, per il momento, è stato fortunato a New York, non è sempre andata così. Il suo nome compare tre volte in questa lista, avendo dovuto affrontare avversari più forti di qualsiasi altro vincitore Slam tranne Stanislas Wawrinka, il Davide che sconfigge i Golia.

In media, i percorsi fino alla vittoria di Slam di Nadal non sono stati così impervi come quelli di Djokovic, ma rispetto a quelli di molti altri grandi dell’ultima decade, Nadal ha dovuto darsi parecchio da fare. La tabella riepiloga la difficoltà di percorso media per i giocatori con almeno tre Slam, dal 1988.

Giocatore  Slam da 1988  Difficoltà percorso media  
Wawrinka   3             2.8%  
Djokovic   12            11.3%  
Nadal      15            13.6%  
Edberg     4             14.6%  
Murray     3             18.8%  
Becker     4             18.8%  
Wilander   3             19.8%  
Kuerten    3             22.0%  
Federer    19            23.5%  
Courier    4             26.4%  
Sampras    14            28.9%  
Agassi     8             32.3%

Dovesse aggiungere anche gli US Open 2017 alla sua lista, la facilità di percorso medio di Nadal subirebbe un calo, ma comunque scenderebbe solo di un posto, dietro a Stefan Edberg. Dopo più di dieci anni di battaglie con giocatori tra i più forti di sempre negli ultimi turni di uno Slam, è onesto affermare che Nadal si è meritato questa passeggiata.

Quantifying Cakewalks, or The Time Rafa Finally Got Lucky

Il predominio in situazione di partita dei componenti della Next Gen

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 19 agosto 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

La stagione sul cemento americano ha messo in mostra le potenzialità dei giocatori che l’ATP ha definito Next Gen, vale a dire quelli con età non superiore a 21 anni e, attualmente, tra i primi 200 della classifica mondiale. In questo articolo, analizziamo quali tra loro sono stati più dominanti.

Nel torneo di Atlanta, il ventenne americano Tommy Paul ha raggiunto i quarti di finale, perdendo da Gilles Muller. La settimana successiva, Paul è arrivato di nuovo ai quarti di finale, questa volta del Citi Open di Washington, e con lui il ventunenne Daniil Medvedev. Il torneo è stato poi vinto da un altro fenomeno della Next Gen, il ventenne Alexander Zverev.

Zverev è il giocatore della Next Gen con i risultati più eclatanti nel 2017. Ha vinto cinque tornei, portando il suo totale in carriera a sei. Due vittorie sono arrivate durante la sequenza di tornei estivi sul cemento, il già citato Citi Open a cui è seguito il Canada Masters, dove ha battuto in due set Roger Federer.

Al momento, Zverev ha 4165 punti della classifica Next Gen per le Finali di Milano, quasi 5 volte i punti del giocatore al secondo posto, il ventunenne Karen Khachanov. Zverev è anche al terzo posto della classifica per le Finali di stagione dell’ATP, dietro solo all’illustre coppia Rafael Nadal e Federer.

Anche se Zverev ha rubato la scena, ci sono stati altri della Next Gen che hanno mostrato di possedere il talento per un futuro brillante. Denis Shapovalov ad esempio, il diciottenne prodigio canadese, ha messo a segno una delle strisce vincenti più incredibili della stagione, raggiungendo la semifinale con vittorie su Nadal e Juan Martin Del Potro. La semifinale contro Zverev ha dato un assaggio di quella che potrebbe essere una rivalità molto intensa.

Si è assistito a un’altra rivalità nascente al Cincinnati Master, con la vittoria al secondo turno del diciannovenne Frances Tiafoe su Zverev. I Next Gen non si sono fermati qui però: Tiafoe e Khachanov hanno raggiunto gli ottavi di finale, il ventenne americano Jared Donaldson è arrivato invece fino ai quarti.
Sono tutti esempi di che alimentano la speranza di un futuro promettente di nuovi campioni.

Voglio ora affrontare nel dettaglio le prestazioni sul campo dei primi 20 giocatori della classifica Next Gen per le Finali di Milano. In un precedente articolo, ho introdotto l’indice Palle Break Plus o BP+ come misura del predominio in situazione di partita attraverso le palle break convertite e il totale ponderato dei mini-break vinti al tiebreak, così da rappresentare il valore complessivo delle vittorie di un giocatore.

L’immagine 1 mostra la media BP+ dei primi 20 giocatori rispetto agli avversari (con almeno 250 partite in carriera e non meno di 3 partite giocate). Sei giocatori hanno mantenuto una media BP+ positiva: Zverev, Hyeon Chung, Medvedev, Paul, Khachanov e Sebastian Ofner. Solo Zverev ha vinto in media più di una palla break plus rispetto agli avversari.

IMMAGINE 1 – Media BP+ dei primi 20 giocatori Next Gen

Un giocatore può guadagnare palle break plus procurandosi e trasformando opportunità per il break. L’immagine 2 è specifica della capacità dei primi 20 di procurarsi quel tipo di opportunità. Si nota come più giocatori ottengano medie positive rispetto ai loro avversari. Ce ne sono nove con una media positiva: Chung, il ventunenne sudcoreano, ha il differenziale opportunità più alto, mentre Zverev è al terzo posto. Entrambi mantengono una media di più di due opportunità palle break plus rispetto ai loro avversari.

IMMAGINE 2 – Opportunità BP+ dei primi 20 giocatori Next Gen

L’indice BP+ come misura del predominio in situazioni di partita evidenzia quanto si possa rimanere impressionati tra il livello di gioco dei più giovani nel circuito. Fa anche emergere il motivo che ha reso Zverev una star tra i Next Gen, avendo infatti una delle statistiche più alte nella creazione di opportunità di palle break plus e il differenziale sulla singola palla break plus in assoluto più alto. Questo è dovuto alla sua continuità nel creare momenti chiave durante la partita e convertirli a proprio vantaggio.

Il codice e i dati per quest’analisi sono disponibili qui.

Match Dominance Among Next Gen

Sebastian Ofner e i debutti sul circuito maggiore

di Peter Wetz // TennisAbstract

Pubblicato il 16 agosto 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Sebastian Ofner, l’ancora relativamente giovane giocatore austriaco, ha ricevuto le attenzioni dei media lo scorso giugno quando è riuscito – al primo tentativo – a qualificarsi per il tabellone principale di Wimbledon 2017, dove ha raggiunto il terzo turno con vittorie su Thomaz Bellucci e Jack Sock. Molte persone quindi, me compreso, avevano particolare curiosità riguardo al debutto del ventunenne sul circuito maggiore nel torneo di Kitzbuhel qualche settimana dopo, grazie a una wild card degli organizzatori (considero Kitzbuhel come il debutto di Ofner sul circuito ATP perché i tornei dello Slam sono gestiti dalla Federazione Internazionale. Le statistiche relative alle partite Slam, come le vittorie ad esempio, sono comunque ricomprese in quelle ufficiali dell’ATP).

Sorprendentemente, nonostante un secondo turno con la testa di serie numero 1 Pablo Cuevas, Ofner è arrivato in semifinale. Cuevas, che, va detto, non sembra essere molto in forma ultimamente (o forse sta solo rientrando sul suo livello medio di gioco), all’inizio del torneo aveva il 79% di probabilità di raggiungere i quarti di finale, secondo le previsioni di FirstBallIn.

Analizziamo un po’ di numeri per avere un’idea del risultato ottenuto da Ofner. Che turno riescono a superare i giocatori che debuttano sul circuito maggiore? Quanto spesso ci si attende di assistere a una striscia vincente come quella di Ofner a Kitzbuhel?

La tabella mostra i risultati dei debuttanti nel tabellone principale di un torneo del circuito maggiore a partire dal 1990, con indicazione del tipo di accesso (WC = wild card, Q = qualificato, D = diretto, Tutti = WC + Q + D).

Turno	WC       Q        D         Tutti
R16	14.51%	 26.73%   24.46%    21.77%			
QF	 2.39%	  6.39%    4.32%     4.64%
SF	 0.51%	  2.30%    2.16%     1.59%
F	 0.17%	  0.64%    0.72%     0.46%
W	 0.17%	  0.26%    0.72%     0.27%

Dal 1990, ci sono stati 1507 debutti sul circuito maggiore: 586 wild card (39%), 782 qualificati (52%) e 139 accessi diretti (9%). Sulla base di questi dati, dovremmo aspettarci che un debuttante che ha ricevuto una wild card raggiunga la semifinale (o un risultato migliore) ogni 9 anni. In altre parole, è un’impresa che si verifica una volta ogni decade. Anzi, in 28 anni di dati a disposizione, solo Lleyton Hewitt (Adelaide 1998), Michael Ryderstedt (Stoccolma 2004) e Ernests Gulbis (San Pietroburgo 2006) hanno fatto come Ofner. Solo Hewitt è poi andato avanti, vincendo il torneo.

Più della metà dei giocatori con tutti i tipi di accesso che hanno raggiunto la finale hanno anche vinto il torneo. In termini assoluti, 4 finalisti su 7 (tra i debuttanti sul circuito maggiore) hanno vinto il torneo (visto il campione limitato, è anche plausibile che si tratti di rumore statistico).

Se – per via del campione ridotto – si considerano solo i turni fino alle semifinali, si osserva come i qualificati facciano meglio dei giocatori con accesso diretto. Questo potrebbe dipendere dal fatto che i qualificati, avendo già giocato due o tre partite in più, hanno avuto più tempo per adattarsi alle condizioni di gioco, venendo favoriti rispetto ai debuttanti che invece hanno ottenuto accesso diretto al tabellone principale. È un tema questo la cui verifica richiede un’analisi più approfondita.

Per il momento, sappiamo che il risultato ottenuto da Ofner è un evento raro. Sappiamo anche però che non necessariamente è indicatore di grandezza futura.

Sebastian Ofner and ATP Debuts

Le strisce vincenti più sorprendenti nell’era Open del tennis maschile

di Martin Ingram // OnTheT

Pubblicato il 20 agosto 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Denis Shapovalov, tra i giocatori della Next Gen ATP, ha sorpreso tutti raggiungendo la semifinale al Canada Masters 2017 con convincenti vittorie consecutive su Juan Martin Del Potro e Rafael Nadal. Mi sono quindi chiesto: è stata una delle strisce vincenti più sorprendenti di sempre?

Per cercare di trovare una risposta, ho analizzato la probabilità delle strisce vincenti di un giocatore in funzione della sua valutazione Elo. In generale, la probabilità finale è semplicemente il prodotto tra probabilità di eventi multipli. Ad esempio, la probabilità di ottenere 6 tre volte di fila lanciando un tradizionale dado a sei facce (con la medesima probabilità per ciascuna faccia) è 1/6 × 1/6 ×1/6 ≈ 0.005. Minore la probabilità, più sorprendente la stringa di eventi.

Per applicare questo concetto al tennis, ho moltiplicato le probabilità di vittoria associate alla valutazione Elo di un giocatore nel corso di una striscia vincente. La probabilità di vittoria si riduce con l’allungarsi della striscia e quando le singole vittorie di una striscia sono più inaspettate.

Le prime 10 strisce vincenti più sorprendenti nel circuito maschile

Questi sono i criteri che ho applicato per arrivare alla classifica:

  • almeno una partita deve essere stata giocata in un torneo Master o Slam. Questo perché non è chiaro se sconfitte a sorpresa in tornei di categoria inferiore dovrebbero avere lo stesso peso di quelle nei tornei più importanti
  • non sono state considerate le partite di Coppa Davis e delle Olimpiadi
  • non si è tenuto conto dei ritiri pre e durante la partita.

E queste sono le 10 strisce vincenti più improbabili dell’era Open (e – per derivazione – di sempre):

  1. Thomas Muster, 1995 – Muster ha vinto 35 partite di fila nel 1995 – il periodo di massima forma – con cui ha conquistato il (suo unico) Roland Garros e i due Master di Monte Carlo e Roma. Ha sconfitto giocatori di qualità, rendendo la probabilità della striscia vincente pari a 0.000002
  2. John Marks, 1979 – Marks ha raggiunto la finale degli Australian Open 1979, battendo, tra gli altri, Arthur Ashe. Pur trattandosi di una striscia di sole 4 partite, Marks è partito da un pessimo Elo di 1337 punti, che ha portato la probabilità della striscia vincente a essere pari a 0.000012.
  3. Goran Ivanisevic, 2001 – La striscia che ha portato Ivanisevic a vincere Wimbledon 2001 si classifica al terzo posto. Ha vinto 9 partite di fila, battendo tra gli altri Marat Safin, Patrick Rafter, Andy Roddick e Tim Henman, prima di perdere negli ottavi di finale a Cincinnati. Probabilità della striscia vincente pari a 0.000038.
  4. Thomas Enqvist, 1993 – Enqvist ha vinto il torneo di Schenectady nel 1993, battendo Ivan Lendl, prima di vincere a sorpresa contro Andre Agassi nel primo turno degli US Open e perdere per mano di Pete Sampras negli ottavi di finale. Con un Elo iniziale di soli 1643 punti, la sua striscia si posiziona al quarto posto, con una probabilità pari a 0.000053.
  5. Alex Obrien, 1996 – Obrien ha vinto il torneo di New Haven e raggiunto i quarti di finale al Canada Masters. Ha battuto giocatori come Yevgeny Kafelnikov e Mark Philippoussis, vincendo 9 partite di fila. Probabilità della striscia vincente pari a 0.000053.
  6. Novak Djokovic, 2011 – La famosa striscia di Djokovic si classifica al sesto posto. Ha vinto 38 partite di fila, battendo Roger Federer tre volte e Rafael Nadal quattro volte. Sebbene avesse una valutazione Elo già inizialmente molto alta (2236 punti), questa striscia incredibile aveva una probabilità pari a solo 0.000055.
  7. Vladimir Voltchkov, 2000 – Voltchkov ha raggiunto la semifinale a Wimbledon 2000 con un Elo di partenza di soli 1499 punti. Stando alla sua pagina Wikipedia, ha tratto ispirazione in quel periodo dal film Il Gladiatore, che ha guardato per quattro volte, ottenendo dalla stampa inglese il soprannome di “Vladiator” e il ruolo di idolo personale. Probabilità della striscia vincente pari a 0.000065.
  8. Jerzy Janowicz, 2012 – Janowicz ha raggiunto la finale al Master di Parigi Bercy 2012. Partendo da una valutazione Elo di soli 1549 punti, ha battuto Philipp Kohlschreiber, Marin Cilic, Andy Murray e Gilles Simon, perdendo da David Ferrer. Probabilità della striscia vincente pari a 0.000107.
  9. Marat Safin, 2000 – Safin ha conseguito una striscia di 12 partite nel 2000, vincendo i tornei di Barcellona e Maiorca prima di perdere al secondo turno degli Internazionali d’Italia. Probabilità della striscia vincente pari a 0.000107.
  10. Guillermo Vilas, 1977 – Vilas ha collezionato una striscia impensabile di 73 vittorie nel 1977, vincendo 12 tornei di fila. Tuttavia, si posiziona solamente al decimo posto perché ci si attendeva che vincesse molte di quelle partite. Probabilità della striscia vincente pari a 0.000120.

Come si valuta la striscia di Shapovalov?

La striscia vincente di Shapovalov ha avuto una probabilità pari a 0.00046, valida per il 32esimo posto dalla classifica di sempre. Si tratta di un risultato già di per sé sorprendente, lo diventa ulteriormente nel momento in cui si considera che Shapovalov aveva giocato solamente otto partite sul circuito maggiore all’inizio della sua striscia.

Se limitiamo l’analisi alle strisce vincenti ottenute da giocatori con meno di 30 partite in carriera, Shapovalov entra nei primi 10, al settimo posto. Solo Voltchkov (Wimbledon 2000), Janowicz (Parigi Bercy 2012), Alexander Popp (Wimbledon 2000), John Andrews (Roland Garros 1975), Mark Vines (Parigi Bercy 1982), e Nick Kyrgios (Wimbledon 2014) hanno avuto strisce più sorprendenti nelle fasi iniziali della loro carriera. Una curiosità finale: se Shapovalov avesse battuto Alexander Zverev – il suo avversario in semifinale – si sarebbe piazzato al sesto posto. Pur con quella sconfitta, l’ascesa di Shapovalov è una delle più rapide di sempre, rendendolo un giocatore, per il futuro, su cui puntare i riflettori.

Most Surprising Runs in Men’s Open Era

La qualità e profondità del tabellone di un torneo

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 28 luglio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Si sente spesso parlare di qualità – intesa come livello di bravura – e profondità del tabellone (o campo di partecipazione) di un torneo. Eppure, non esistono validi indicatori per analizzare o rappresentare queste due caratteristiche, nonostante la frequenza dei dibattiti in merito provenienti da più fonti. La stagione 2017, però, le ha in qualche modo portate alla ribalta, principalmente per via di una programmazione selettiva del calendario e delle assenze dovute a infortuni di alcuni dei grandi nomi nello sport. 

Oltre a citare la categoria di appartenenza tra quelle in cui è suddiviso il circuito (Slam, Master 100, ATP 500, etc), coloro che disquisiscono sulla qualità del tabellone di un torneo fanno riferimento solitamente alla presenza di una percentuale dei giocatori che secondo la loro definizione rientrano nel gruppo di vertice. Si potrebbe tuttavia trovare un modo meno arbitrario per quantificare la qualità e per gestire la dimensione dei tabelloni, che varia in funzione della tipologia di torneo. 

La qualità di un torneo

Quale potrebbe essere una misura affidabile della qualità di un torneo?

Dopo lunghe riflessioni, ritengo che per trovarne una sia necessario definire alcune proprietà di base. In primo luogo, la qualità dovrebbe riflettere la bravura del singolo giocatore ed essere in grado di misurarla in modo accurato. È un criterio questo che esclude immediatamente i punti validi per la classifica assegnati dal torneo, perché non variano in funzione del livello dei giocatori presenti in tabellone. In secondo luogo, nessun giocatore dovrebbe trovarsi in una posizione di dominio rispetto a un indicatore di qualità, perché in quel caso verrebbe meno lo scopo di calcolare una statistica al riguardo. Terzo – e in maniera simile – la qualità dovrebbe riprendere la natura gerarchica dei tornei, che sono costituiti da turni nei quali il numero dei giocatori differisce secondo esponenti di valore due. In ultimo, la qualità dovrebbe essere espressa da un solo numero, maggiore nel caso di tabelloni più forti e minore per quelli più deboli. 

Una misura della qualità di un torneo che possiede queste caratteristiche è data da una media ponderata del giocatore con la più alta valutazione Elo che ci si attende venga sconfitto a ogni turno. In un tabellone con 128 giocatori, ad esempio, la più alta valutazione Elo per il primo turno si ottiene trovando il valore più alto tra il gruppo di 64 giocatori con Elo inferiore. 

Definendo EloR (con R = 1, 2, 3, etc) la valutazione Elo massima per ogni turno, una formula di calcolo della qualità può essere:

Qualità = 

Si tratta di una media che pondera la valutazione complessiva Elo del gruppo di giocatori di ogni turno (in funzione dei giocatori che ci si attende superino quel turno) per il turno normalizzato, cioè il rapporto tra il numero del turno rispetto alla somma di tutti i turni previsti dal tabellone. In questo modo si assegna maggiore enfasi alle fasi finali del tabellone senza però trascurare i risultati ottenuti dai giocatori che meglio hanno figurato nei turni iniziali. Ad esempio, il vincitore atteso di una prova dello Slam riceve una ponderazione del 22%.

Questa proposta di misurazione della qualità è una funzione delle valutazioni Elo e utilizza la stessa scala, in modo da essere interpretabile come la qualità implicita dei migliori giocatori che vengono sconfitti a ogni turno, con maggiore enfasi sui giocatori che raggiungono le fasi finali del torneo.

IMMAGINE 1 – Qualità dei tornei ATP per la stagione 2017 (fino al Canada Masters)

L’immagine 1 mostra la qualità dei tornei del circuito maschile per la stagione 2017, a partire dalla categoria inferiore (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Se da un lato il valore aumenta con l’importanza della categoria, dall’altro misurare la qualità di uno specifico evento permette di evidenziare le differenze tra tornei della stessa categoria. Ad esempio, sebbene gli Slam ottengano i valori più alti – ciascuno sopra i 2220 punti – gli Australian Open 2017 hanno ottenuto 30 punti in più rispetto al Roland Garros e Wimbledon dell’anno in corso. 

Come ci si può aspettare, la variazione in qualità aumenta al diminuire della categoria di appartenenza del singolo torneo. Tra i Master del 2017, Miami ha espresso la qualità inferiore, mentre Indian Wells e tutti i Master sulla terra hanno raggiunto valori in linea con quelli degli Slam.

Tra i tornei 500, la qualità inferiore è stata espressa da Amburgo, rispetto alla più alta raggiunta a Dubai. 

La profondità di un torneo

Una seconda dimensione per un tabellone è la profondità. Se la qualità fornisce un riferimento della bravura complessiva dei migliori tra i partecipanti, la profondità dovrebbe identificare il grado di separazione dei giocatori in termini di bravura.

Per arrivare alla profondità, possiamo utilizzare la valutazione Elo massima per turno, come definita in precedenza, confrontando il valore massimo con il valore minimo. Con una formula matematica:

Profondità = max(EloR) − min(EloR)

Un numero più piccolo indica maggiore profondità, un numero più grande indica un maggiore intervallo di bravura dei giocatori per ogni turno.

IMMAGINE 2 – Confronto tra qualità e profondità dei tornei ATP per la stagione 2017 (fino al Canada Masters)

Se osserviamo il modo in cui qualità e profondità si sono comportate per la stagione 2017, troviamo che la profondità è inferiore nei Master e negli Slam e piuttosto uniformemente distribuita fra tornei, con una variazione, in generale, non superiore ai 100 punti.

Nei 500 e 250 invece la differenza è molto maggiore. Sono queste le categorie con la competizione più intensa e con una profondità che per alcuni tornei non raggiunge i 300 punti, che potrebbe essere motivata da tabelloni con un numero inferiore di giocatori.

Dal punto di vista degli appassionati (giocatori preferiti a parte), i tornei più avvincenti sono quelli con la qualità più alta e la profondità più ridotta. Rispetto a questi parametri, uno dei 500 più interessanti è stato quello di Rotterdam, mentre tra i 250 uno dei più interessanti è stato quello di Brisbane.

Il codice e i dati per quest’analisi sono disponibili qui

Sizing Up Tournament Strength and Depth

Il Federer del 2017 è molto diverso dal Federer del 2015?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 28 luglio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Con un solo Slam rimasto da giocare nel 2017, è ormai evidente che una delle storie più clamorose della stagione è stata la rinascita di Roger Federer e Rafael Nadal e del loro predominio.

Per Federer si tratta di un anno eccezionale, con la vittoria di tutti gli Slam e i tornei Master a cui ha partecipato. L’ultima volta che ha avuto un record così netto alla conclusione di Wimbledon risale al 2004 e al 2005, cioè ad oggi i due anni più straordinari nella sua carriera.

Non sorprende quindi che i risultati del 2017 abbiano spinto molti a riservare a Federer gli stessi termini di elogio solitamente utilizzati per l’annata eccezionale di un vino pregiato. Molti altri continuano a ricercare le ragioni di come il suo gioco – già invidiabile – sembri aver ricevuto nuova linfa.

Si è tentati di motivare il successo di Federer nel 2017 attribuendone gran parte del merito a un calendario programmato a tavolino e alla serenità imperturbabile con cui scende in campo. Questo però vorrebbe dire ignorare un aspetto chiave del bilancio di partite vinte e perse da ogni giocatore, vale a dire il livello di qualità della competizione affrontata.

I risultati di Federer quest’anno sono effetto di un’opera di perfezionamento o arrivano invece dall’aver mantenuto lo stesso livello di gioco quando gli altri giocatori di vertice sono spesso crollati e nessuno dei talenti emergenti è riuscito a porsi in condizioni di sfidare la vecchia guardia?

Cercando di trovare una risposta, sono ritornata con la mente al 2015, anno in cui Federer aveva raggiunto facilmente sia la finale di Wimbledon che quella degli US Open, e sembrava destinato finalmente a riconquistare uno Slam, solo per poi scontrarsi con la dura realtà imposta da Novak Djokovic. Allora non lo si sapeva, ma nel 2015 Djokovic stava mettendo insieme un’impressionante striscia di vittorie che lo avrebbero portato poi nel 2016 a raggiungere la valutazione Elo di tutte le superfici più alta di sempre nel tennis maschile, pari a +2543.

Se la differenza nella forma di Federer tra il 2015 e il 2017 è oggetto di dibattito, non ci sono dubbi che il Djokovic del 2017 sia la controfigura sbiadita del Djokovic del 2015. Una volta appurato questo, inevitabilmente ci si chiede quanto il successo di Federer nel 2017 dipenda dal crollo dello stato di forma di Djokovic.

In altre parole, ha dovuto Federer nel 2017 affrontare un avversario tra quelli con cui ha giocato forte tanto quanto lo era Djokovic nel 2015?

IMMAGINE 1 – Risultati di Federer negli Slam e nei Master del 2015 e 2017 alla conclusione di Wimbledon

Il grafico dell’immagine 1 prova a rispondere alla domanda mettendo a confronto le valutazioni Elo al momento della partita degli avversari di Federer nel 2017 e nel 2015, per tutte le partite completate nei Master e negli Slam alla conclusione di Wimbledon (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). La linea orizzontale arancione rappresenta il livello dell’avversario più forte nel 2015 – secondo il sistema Elo – in questo caso Nadal. Si nota come la linea sia ben al di sotto del livello di Djokovic quando ha sconfitto Federer nel 2015 nei Masters di Indian Wells e Roma e poi nella finale di Wimbledon (i pallini blu).

Interessante anche come il massimo livello di qualità degli avversari di Federer nel 2017 sia leggermente inferiore al livello a cui stava giocando Andy Murray quando Federer lo ha battuto nella semifinale di Wimbledon 2015.
Per contro, Federer ha perso nel 2015 da avversari il cui livello qualitativo era paragonabile a quello di giocatori che ha sconfitto nel 2017. Tuttavia, tre di queste quattro sconfitte sono arrivate durante la stagione sulla terra battuta, che nel 2017 Federer ha interamente saltato, forse anche memore delle dinamiche del 2015. La sconfitta agli Australian Open 2015 da Andreas Seppi si pone quindi un po’ come un’occorrenza fuori dalla norma.

Credo si possa affermare con decisione che Federer non abbia radicalmente re-inventato il suo gioco nel 2017, come inducono a pensare le parole di alcuni commentatori. Invece, è riuscito a mantenere il livello espresso nel 2015 – già di per sé un risultato incredibile – mentre altri (e più giovani) giocatori di vertice non hanno manifestato la stessa solidità di prestazioni, partita dopo partita.

Is 2017 Federer that Different than 2015 Federer?

Chi ha più sorpreso a Wimbledon 2017

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 22 luglio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Quali sono i giocatori che più sono andati oltre le attese a Wimbledon 2017 e quali invece, al contrario, sono stati protagonisti delle sconfitte più sorprendenti?

Spesso, riflettendo sull’esito di un torneo molto importante, si rimane colpiti dai risultati più inaspettati, che possono essere quelli di giocatori che hanno raggiunto un turno nel quale non ci si attendeva di vederli o che hanno perso prima di quanto si pensava avrebbero fatto. Quale sia la natura, siamo di fronte a una sorpresa nel momento in cui i risultati effettivi sono lontani da quelli attesi.

Per i tornei maggiori con molti giocatori in tabellone può essere problematico seguire i risultati di ciascun giocatore, anche rispetto a quelli di tutti gli altri partecipanti. Inoltre, non sempre si ha un’idea precisa delle aspettative riposte sui giocatori meno conosciuti,. Sono tutte ragioni che rendono utile possedere un metodo rapido e coerente per indicizzare il fattore sorpresa.

In questa analisi, ho utilizzato previsioni basate sulle valutazioni Elo per calcolare un indice di sorpresa per i risultati ottenuti da tutti i giocatori a Wimbledon 2017. Le valutazioni Elo sono definite da una combinazione delle valutazioni Elo relative alla carriera di un giocatore e quelle relative ai risultati in carriera sull’erba precedenti all’inizio del torneo. Sono valutazioni il cui scopo è quello di determinare le attese per l’esito di ogni partita. L’indici di sorpresa della partita di un giocatore quindi è la differenza tra l’esito effettivo della partita e la previsione di vittoria per la stessa.

Oltre le attese

I valori complessivi dell’elemento sorpresa per tutte le partite di un giocatore ci permettono di scoprire chi abbia ottenuto il rendimento più sorprendente a Wimbledon 2017. Nel circuito maschile – grazie alla prima semifinale in uno Slam di un giocatore americano dal 2009 – è Sam Querrey a stare davanti, con un indice di 2.36 a cui ha contribuito in misura maggiore la vittoria nei quarti di finale contro Andy Murray, pari a un +0.9 rispetto alle attese.

Al secondo posto troviamo Adrian Mannarino, che ha perso agli ottavi di finale, il suo miglior risultato a Wimbledon dal 2011. Marin Cilic è terzo: come testa di serie numero 7, Cilic non sarebbe dovuto andare oltre i quarti di finale, ed è proprio quella partita contro Gilles Muller la più dura affrontata da Cilic prima della finale e quella in cui ha guadagnato di più in termini di indice di sorpresa (+0.4).

Tomas Berdych è quarto, beneficiando in larga parte del ritiro di Novak Djokovic nei quarti di finale.

Pur muovendosi ai margini dell’interesse giornalistico, quello di Ruben Bemelmans è stato il quinto miglior risultato, con un terzo turno arrivato dopo le vittorie contro Tommy Haas e l’emergente Daniil Medvedev, ciascuna valida per un incremento di +0.8.

Il sesto giocatore più sorprendente è Ernests Gulbis, che ha ricevuto molta attenzione quest’anno. Gulbis era tra i primi 10 nel 2014, poi un calo di prestazione e un’infortunio negli ultimi tempi lo avevano relegato a passare del tutto inosservato. Con un terzo turno a Wimbledon, Gulbis ha mostrato il livello di gioco e la motivazione per tornare nelle posizioni alte della classifica, e sarà sicuramente da tenere d’occhio nella trasferta sul cemento del Nord America. Chiudono l’elenco Benoit Paire, Sebastian Ofner, Dudi Sela e Jared Donaldson.

La vincitrice Garbine Muguruza è anche in cima alla classifica delle giocatrici con la prestazione più sorprendente. Sebbene fosse una delle poche del tabellone ad aver già vinto uno Slam, la storia di Muguruza sull’erba è sempre stata da ‘o tutto o niente’. All’inizio del torneo, Muguruza non aveva mai vinto un titolo sull’erba, pur avendo raggiunto la finale a Wimbledon 2015.

Le attese su di lei erano quindi incerte ma, durante le due settimane a Londra, ha impressionato con le vittorie su Angelique Kerber (+0.7), Svetlana Kuznetsova (+0.5) e in finale contro Venus Williams (+0.7).

Al secondo posto troviamo la cenerentola Magdalena Rybarikova. Pochi probabilmente erano al corrente dei suoi convincenti risultati sul circuito ITF prima di Wimbledon, tutti si sono poi accorti del suo talento. La vittoria al secondo turno contro Karolina Pliskova (+0.8) e il suo quarto di finale contro Coco Vandeweghe (+0.7) sono prova del fatto che possiede qualità per continuare a fare strada.

Petra Martic, Madison Brengle, e Ana Konjuh completano le cinque prestazioni più impressionanti. Le vittorie di quest’ultima contro Sabine Lisicki (+0.5) e Dominika Cibulkova (+0.6) la rendono certamente, a soli 19 anni, una delle giocatrici emergenti nel circuito femminile dal potenziale maggiore.

È interessante anche notare la presenza di tre americane (Brengle, Shelby Rogers e Alison Riske) e due giocatrici dalla Croazia (Martic e Konjuh) nelle prime dieci dell’elenco, così come è interessante il nono posto della campionessa del Roland Garros Jelena Ostapenko, la cui recente esplosione ad alti livelli non ha avuto tempo di riflettersi in termini di risultati sull’erba. Il quarto di finale a Wimbledon cambierà questa percezione e le attese per risultati futuri anche superiori a quello ottenuto.

Sconfitte sorprendenti

L’indice di sorpresa può essere utilizzato anche in senso opposto, per identificare cioè le sconfitte più significative. Per quanto riguarda gli uomini, Murray e Djokovic sono al secondo e al terzo posto, entrambi debilitati da problemi fisici, Murray per tutto il torneo, Djokovic nell’ultima partita. Se da un lato la valutazione del loro livello è inevitabilmente influenza, dall’altro il calo di forma è piuttosto evidente rispetto allo scorso anno, soprattuto nel caso di Murray.

La sconfitta di Juan Martin Del Potro contro Gulbis è stata per molti una sorpresa, che lo ha fatto salire al secondo posto dell’elenco. La quarta e la quinta maggiore sorpresa sono opera di Ruben Bemelmans, che quest’anno sembra essere arrivato letteralmente dal nulla.

Sebbene ancora all’inizio del rientro dall’infortunio, Petra Kvitova era la favorita per la vittoria finale di diversi osservatori, per questo la sua sconfitta contro Brengle al secondo turno è stata del tutto inaspettata. Al di là dei numeri però, la perseveranza mostrata da Kvitova è già andata oltre le attese. La speranza è che sia solo una questione di tempo perché il suo gioco dia concreta rappresentazione della forza di volontà.

Una delle sconfitte che più è passata in secondo piano è l’uscita al primo turno di Anastasia Pavlyuchenkova contro Arina Rodionova, solo leggermente più sorprendente della sconfitta della testa di serie numero uno Pliskova contro Rybarikova.

Ci si attendeva di più inoltre da Lucie Safarova e Daria Gavrilova: nessuna è andata oltre il secondo turno.

L’indice di sorpresa è uno strumento per quantificare la distanza tra rendimento effettivo e livello atteso. Nel riepilogo delle sorprese a Wimbledon 2017 trovano riscontro alcune delle più note vicende delle due settimane di torneo, ma emergono anche prestazioni di cui meno si è discusso. Entrambe le valutazioni sottolineano come l’elemento sorpresa possa essere una statistica utile e interessante.

Most Surprising at Wimbledon 2017