Dominic Thiem può e deve migliorare sul cemento

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 25 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Sui campi pubblici dove gioco a tennis in Florida (e immagino in molti altri circoli) ogni settimana c’è una discussione su quale sia il giocatore migliore tra Dominic Thiem, Nick Kyrgios e Alexander Zverev, e chi tra questi possieda il maggior potenziale di crescita. Mi piacciono questi confronti, ma raramente predo posizione, in parte perché il numero di variabili da considerare è troppo alto e in parte perché cerco di mantenere un punto di osservazione oggettivo.

Mi capita però di interrompere la conversazione dicendo – a chi sceglie Thiem – che deve diventare molto più forte sul cemento. Solitamente il commento è del tipo: “Di che cosa parli? E’ già tra i primi 10”. Certo, lo è, ma ci è arrivato vincendo sulla terra battuta.

E lo si vede subito semplicemente dal suo record di vittorie-sconfitte. Dal 2014 a oggi, Thiem ha solo 76 vittorie a fronte di 55 sconfitte sul cemento, pari al 58% di vittorie sul totale. Nello stesso periodo invece, il suo record sulla terra è molto più solido con 67 vittorie a fronte di 23 sconfitte, pari al 74.4%, compreso il Monte Carlo Masters.

E’ probabile che uno dei motivi principali di questa differenza sia la programmazione del calendario di Thiem e il conseguente affaticamento durante la seconda campagna stagionale sul cemento, di cui si è ampiamente dibattuto. Dal 2014 a oggi, il record di Thiem sul cemento dopo gli US Open è solamente di 13 vittorie a fronte di 18 sconfitte. Se le si escludono dal conteggio, si ottiene sul cemento un record di 63 vittorie a fronte di 37 sconfitte, pari al 63%. Non siamo ancora ai massimi livelli (quelli dei Fantastici Quattro e di Stanislas Wawrinka per intendersi), o a livelli molto buoni (dei vari Marin Cilic, Tomas Berdych, Jo Wilfried Tsonga, etc) ma c’è ampio margine di miglioramento, vista anche la giovane età di Thiem.

Per verificare se questa differenza dovuta alla superficie abbia riflesso anche nella valutazione di Thiem data dal sistema Elo, ho calcolato il valore Elo specifico per entrambe le superfici. Potrebbe essere ad esempio che Thiem abbia avuto avversari più forti, così da rendere molto più modesto il suo record di vittorie-sconfitte sul cemento. La tabella riepiloga i 25 giocatori con la differenza più accentuata tra la valutazione Elo sulla terra e sul cemento (quindi giocatori molto più forti sulla terra che sul cemento), per un minimo di 25 partite giocate su ciascuna superficie dal 2009.

Sono pochi i nomi di rilievo in questo elenco, popolato principalmente da giocatori di Challenger. Gli unici giocatori costantemente tra i primi 30 della lista sono Pablo Cuevas, Thiem stesso e Rafael Nadal. Anche Albert Ramos è tra i primi 30, ma vi è entrato solo recentemente.

Thiem è chiaramente il secondo miglior giocatore di questo gruppo su entrambe le superfici, ma la sua valutazione Elo sul cemento vale a malapena un posto tra i primi 30 giocatori Elo sul cemento. Thiem si trova al livello di Gilles Simon / Philipp Kohlschreiber – e naturalmente non è un disonore – ma è un punteggio che tradisce la sua appartenenza ai primi 10 della classifica mondiale. La differenza nella valutazione Elo su terra non ha influenza su Nadal, e questo perché la sua valutazione Elo sul cemento è da élite e quella sulla terra è ancora più alta. Nadal è un gigante su entrambe le superfici.

E’ difficile stabile se Thiem (o qualsiasi altro giocatore) potrà mai raggiungere il livello di Nadal, ma non c’è ragione di dubitare che possa migliorare i suoi risultati sul cemento con una programmazione più strategica. Considerando che, secondo la valutazione Elo specifica sulla terra è già il quarto giocatore più forte in circolazione dopo Nadal, Novak Djokovic e Andy Murray, un piccolo miglioramento sul cemento può portare grandi benefici.

Per dare un riferimento, la media semplice delle valutazioni Elo sul cemento dei giocatori con almeno 25 partite sul cemento è di 1568 e la media semplice delle valutazioni Elo dei giocatori con almeno 25 partite su entrambe le superfici è di 1613 (ad esempio per giocatori come Dudi Sela). Le stesse medie semplici sulla terra sono rispettivamente di 1579 e 1600 (ad esempio per giocatori come Victor Estrella).

Are Dominic Thiem’s Hard Court Results Good Enough?

Serena Williams: campionessa e mamma?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 21 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il pianeta tennis è in subbuglio sul futuro di Serena Williams. In una settimana già straordinaria di suo per il fatto che la vincitrice di 23 Slam riconquisterà la prima posizione mondiale senza aver giocato una sola partita dagli Australian Open 2017, Serena ha annunciato sui social la sua gravidanza.

Se le informazioni a disposizione sono accurate, Serena è alla ventesima settimana, che vuol dire che era incinta di otto settimane quando ha vinto a Melbourne a gennaio, entrando a far parte dello sparuto gruppo di giocatrici che sono state al vertice del professionismo nello stesso periodo in cui aspettavano un figlio, come ad esempio Margaret Court e Evonne Goolagong.

Serena si aggiunge a una lista eccellente di rientri al tennis giocato che comprende Maria Sharapova, Victoria Azarenka e Petra Kvitova. Sharapova, che è stata squalificata per doping per 15 mesi, sarà la prima a rientrare al torneo di Stoccarda, in programma la prossima settimana. Kvitova, che sta recuperando velocemente da una sconvolgente aggressione fisica all’inizio dell’anno, si è iscritta al Roland Garros 2017. Azarenka, la cui situazione è più simile a quella di Serena, è diventata madre nel 2016 e dovrebbe ripresentarsi durante l’estate.

Considerando che negli ultimi dieci anni l’età media dei professionisti di vertice è aumentata, non ci si deve sorprendere se più giocatori e giocatrici cercano di mantenersi competitivi nel circuito pur avendo una famiglia al seguito. Anche ipotizzando un’interruzione minima per la gravidanza, se Serena dovesse tornare a 36 anni e mezzo, sarebbe una delle giocatrici più vecchie, in singolare, della storia recente.

Venus Williams ha giocato la finale contro Serena agli Australian Open a gennaio all’età di 36 anni. Lei però non ha mai avuto dei figli. Quali sono le probabilità che Serena possa gestire contemporaneamente l’inevitabile peso dell’età sul suo fisico, la nascita e crescita del figlio e continuare ad avere successo al suo rientro da madre sul circuito?

Dopo Goolagong, Kim Clijsters è stata l’unica giocatrice a vincere uno Slam dopo aver fatto un figlio, lasciando pensare che serva qualcosa di simile a un miracolo per replicare un risultato del genere. Serena però ha abituato a prestazioni sensazionali – il record di Slam vinti e la giocatrice con più premi partita di sempre, tra gli altri – quindi il concetto di probabilità media ha poco significato nel suo caso.

Con riferimenti passati così limitati, è possibile trovare nella carriera di Serena episodi o dinamiche a supporto della possibilità di un solido rientro al tennis giocato?

Anche sottoponendosi ad allenamenti rigorosi, possiamo attenderci che dopo un anno e un figlio Serena non riesca a tornare alla forma fisica che l’aveva contraddistinta negli ultimi tempi. Questo però non rappresenta necessariamente una limitazione alla frequenza con cui potrà vincere partite se è in grado di trovare strategie di gioco che compensino un eventuale declino fisico, ad esempio accorciando gli scambi ed evitando di sprecare le opportunità che si presentano. I colpi giocati da Serena tra il 2015 e il 2017 agli Australian Open sembrano già essere indicazione di questo tipo di approccio. L’immagine 1 mostra l’insieme dei colpi giocati da Serena, compresi tutti i servizi e i colpi a rimbalzo, in ogni partita nel periodo considerato, ricordando che il 2016 è l’unico anno dei tre in cui non ha vinto, avendo perso in finale da Angelique Kerber (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Insieme dei colpi giocati da Serena Williams agli Australian Open 2015-2017

Le linee tratteggiate indicano come sarebbe l’insieme dei colpi giocati per il 25% delle giocatrici con il numero più basso di colpi (linea inferiore) e per il 25% delle giocatrici con il numero più alto di colpi (linea superiore). Si nota come Serena non solo abbia colpito un numero di colpi tra i più bassi ma, nel tempo, abbia ridotto ulteriormente questo valore.

Nel 2015, la media partita di colpi di Serena è stata di 215, scesa a 174 nel 2017, una riduzione del 20%. Complessivamente, il cambiamento si è tradotto in una riduzione del 24% nel numero totale di colpi giocati nel periodo di riferimento.

Sorprendentemente, questi miglioramenti in termini di efficienza sono arrivati in una fase in cui ha perso un po’ di efficacia al servizio. Ha guadagnato però in aggressività sulla seconda di servizio, che potrebbe spiegare come sia di fatto riuscita a ottenere un effetto netto positivo. Tra il 2015 e il 2017, la velocità media della prima di servizio di Serena è scesa di 5 km/h, mentre quella della seconda di servizio è aumentata di 3 km/h.

IMMAGINE 2 – Andamento della velocità del servizio di Serena Williams agli Australian Open 2015-2017

Quali altri fattori potrebbero contribuire a un incremento di efficienza? Uno dei primi da considerare è l’aggressività sulla risposta al servizio. Serena è conosciuta per posizionarsi dentro la linea di fondo in risposta. Ha accentuato questa propensione all’attacco sulla risposta negli ultimi anni?

L’immagine 3 riassume la posizione di Serena sulla risposta alla prima di servizio. Per semplicità, sono mostrati solo i valori del 2015 e del 2017. In generale, si nota che Serena si è posizionata ancora più internamente nel 2017 rispetto al 2015, entrando in media di altri 13 centimetri. Nei primi quattro turni la sua posizione era all’interno del campo di 16 cm, suggerendo quindi un atteggiamento di attacco ancora più spiccato nelle fasi iniziali del torneo.

IMMAGINE 3 – Posizione in campo di Serena Williams sulla risposta alla prima di servizio agli Australian Open 2015-2017

La maternità porterà a Serena nuove emozioni e nuove sfide. E’ difficile prevedere come i cambiamenti associati a questo passaggio potranno influire sulla sua capacità di tornare a giocare, specie in una fase prematura come quella attuale. Se il recente passato può essere preso come spunto di analisi, se ne trae evidenza dell’abilità di Serena di adattare il suo gioco a uno stile meno dispendioso ma sempre comunque in controllo della partita. Dovesse decidere di tornare a giocare, questa potrebbe rappresentare una formula vincente.

Can Serena Williams be a Champion and Mom?

La facilità del tabellone di Nadal a Monte Carlo

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 23 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Rafael Nadal affronterà Albert Ramos nella finale del Monte Carlo Masters, con la possibilità di conquistare il torneo per la decima volta (Nadal ha poi vinto la finale con il punteggio di 6-1 6-3, n.d.t.). Dal 2005, Nadal ha affrontato i migliori giocatori di tennis sulla terra battuta e, con rare eccezioni, ha sempre vinto.

Però, in questa edizione del torneo, il percorso di Nadal è stato estremamente semplice. Le prime tre teste di serie – Andy Murray, Novak Djokovic e Stanislas Wawrinka – hanno perso nei primi turni, e Nadal ha trovato David Goffin in semifinale e Ramos (che ha battuto Murray) in finale. Goffin, numero 13 del mondo, è stato l’avversario di Nadal con la classifica più alta, seguito da Alexander Zverev al numero 20, che Nadal ha demolito al terzo turno.

Come mostrerò a breve, i numeri dicono non solo che la competizione è stata debole, ma che è stata la più debole che un vincitore di un torneo Master abbia dovuto affrontare. Prima di spiegare in dettaglio la metodologia, è necessaria una puntualizzazione.

Parlando di un tabellone “debole”, non intendo certamente sostenere che la vittoria abbia importanza minore o sia meno meritata. Non è in nessun modo un giudizio sul giocatore. Per quanto ne possiamo sapere, Nadal avrebbe comunque potuto farsi largo nel tabellone affrontando a ogni turno il giocatore più forte. L’unico aspetto che emerge dal tabellone del vincitore del torneo è legato alla possibilità di predire le sue prestazioni future. Se Nadal avesse battuto diversi giocatori tra i primi 10, potremmo avere maggiore sicurezza sulla previsione delle sue vittorie future rispetto a quanta ne abbiamo ora, dopo che ha sconfitto giocatori con cui era lecito immaginarsi non avrebbe avuto problemi.

Tornando ai numeri, per misurare la difficoltà del tabellone di un giocatore, ho utilizzato il mio sistema di valutazione che tiene conto della superficie – che chiamo Jrank e che è simile al sistema Elo – in corrispondenza di ogni evento Master fino al 2002. Per ciascun torneo, ho trovato la valutazione Jrank di ogni giocatore che il vincitore del torneo ha sconfitto, e calcolato la probabilità di un tipico vincitore di Masters di battere quel gruppo di giocatori.

Facciamo un esempio per chiarire il concetto. Negli ultimi 15 anni, la mediana della classifica di un vincitore di Masters è stata il numero 3, con una valutazione Jrank (specifica della superficie del torneo) di circa 4700, che al momento varrebbe il quarto posto della classifica mondiale. Un giocatore con una valutazione di 4700 avrebbe l’85.7% di probabilità di battere Ramos, il 75.7% di battere Goffin e, rispettivamente, l’87.3%, il 68.4% e l’88.7% di eliminare Diego Schwartzman, Zverev e Kyle Edmund. Moltiplicando le percentuali, si ottiene che, in media, un vincitore di Master avrebbe il 34.3% di probabilità di alzare il trofeo, a parità di competizione.

Utilizzo un ipotetico vincitore medio di Master in modo da rapportare il livello di competizione a una costante. Non importa se il Nadal del 2017, o il Nadal al suo massimo o un qualsiasi altro giocatore abbia affrontato quel mix di avversari. Se Djokovic avesse giocato con gli stessi cinque giocatori, vorremmo che venissero fuori gli stessi numeri.

La tabella riepiloga i dieci percorsi più facili per la vittoria di un Master dal 2002, come misurati da questo algoritmo:

* in sospeso; molto probabile

La “facilità di percorso” media è del 15.6% e, come mostrato dalla tabella successiva, per alcuni giocatori è stato molto più complicato. Nello Shanghai Masters 2016, per Murray è stato invece molto facile, con il suo tabellone simile a quello di Nadal di questa settimana, con Goffin e poi uno spagnolo dal doppio cognome in finale, nel suo caso Roberto Bautista Agut.

Ecco i dieci percorsi più difficili:

Chi si ricorda la fine della stagione 2007 di David Nalbandian non si stupirà di vederlo in cima a questo elenco. Al Madrid Masters, batté Nadal, Djokovic e Roger Federer nei quarti, semifinale e finale e al Masters di Parigi Bercy, eliminò ancora Federer e Nadal, oltre ad altri tre giocatori dei primi 16. Rendendo il suo percorso se possibile più difficile, non beneficiò nemmeno di un bye al primo turno in nessuno dei due tornei.

Considerando che il torneo di Monte Carlo è l’unico dei Masters a non prevedere la partecipazione obbligatoria, mi sarei aspettato che, nel corso degli anni, desse prova di avere la competizione più debole. Così non è stato in realtà. All’inizio dell’edizione 2017, tra i nove Masters 1000 attualmente in programma, Monte Carlo è solo al quartultimo posto dei più facili. Indian Wells – che richiede almeno sei vittorie per il titolo a differenza della maggior parte degli altri per i quali ne servono almeno cinque – è stato il più difficile, mentre Miami, sempre con almeno sei vittorie, è in centro classifica:

* fino al 2016; ** sintetico indoor e terra battuta considerati

Da ultimo, la presenza di Nadal, Djokovic e Murray nell’elenco dei percorsi più facili solleva un’altra domanda. Che differenze ci sono state nella competizione affrontata dai Fantastici Quattro ai tornei Master?

* Monte Carlo 2017 non compreso

Federer ha avuto il percorso più difficile, seguito da Djokovic, Nadal e poi Murray. Con la vittoria di Nadal in finale a Monte Carlo, la sua percentuale salirebbe a 17.3%.

Vincere un torneo dieci volte, come Nadal sta per fare a Monte Carlo, presuppone una solidità che esula dalla fortuna del tabellone. Il percorso di Nadal all’edizione 2016 è stato il più difficile tra tutti quelli della vittoria del torneo, con una facilità di percorso del 9.1%, quasi difficile a sufficienza per entrare nei primi dieci dell’elenco precedente. Anche la sua vittoria del 2008 non è stata una passeggiata, un tipico vincitore di Masters avrebbe solo una possibilità del 10% di uscire vittorioso da quel tabellone.

Quest’anno, la fortuna di Nadal ha decisamente preso un’altra direzione. E nessuno si è stupito se il più forte giocatore sulla terra battuta della storia ne ha approfittato senza alcuna esitazione.

Rafael Nadal’s Wide-Open Monte Carlo Draw

Quanto è agevole il ritorno di Sharapova al vertice?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 14 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il ritorno di Maria Sharapova al tennis professionistico – fra meno di due settimane – sta alimentando un acceso dibattito. Pur avendo generato controversie, l’accesso diretto attraverso le wild card ricevute da tre tornei della categoria Premier, tra cui l’ormai imminente Stoccarda Grand Prix, consentirà a Sharapova, dopo 15 mesi di squalifica, l’opportunità unica di evitare i vincoli imposti alle giocatrici non classificate al momento dell’iscrizione a un torneo. La sua prima partita è prevista per il 26 aprile nel primo turno di Stoccarda, dove ha la possibilità, vincendo il torneo, di guadagnare 470 punti per la classifica ufficiale.

Molte giocatrici hanno sollevato dubbi sulle wild card concesse a una giocatrice di rientro da una lunga squalifica per doping. Prescindendo da valutazioni di correttezza, le wild card assegnate a Sharapova implicitamente ipotizzano che sarà in grado di competere ad alto livello dopo un’interruzione che equivale all’8% della durata della sua carriera da professionista. Si può dire che sia un’ipotesi ragionevole?

Il livello di gioco atteso di Sharapova

Sebbene venga spesso utilizzata per determinare la competitività di un determinato momento, la classifica ufficiale penalizza quelle giocatrici che non giocano partite professionistiche per un periodo di 52 settimane. Questo la rende di limitato aiuto nel giudicare la forma delle giocatrici che recuperano da un’assenza dovuta a infortunio, sospensione o altre circostanze. Dopo più di un anno lontano dal tennis, Sharapova non ha attualmente una classifica.

Le valutazioni Elo – che derivano da un metodo per valutare il livello competitivo alternativo alla classifica ufficiale – variano in presenza di partite giocate, mentre rimangono stabili in caso di inattività. Perciò, la valutazione Elo attuale di una giocatrice riflette la forma posseduto in occasione dell’ultima partita giocata. In molte situazioni, questa valutazione può rappresentare una valida indicazione della competitività futura di una giocatrice se il tempo intercorso dall’ultima partita è stato ragionevolmente breve e la condizione fisica non ha subito grandi variazioni.

Al termine della sconfitta subita da Sharapova contro Serena Williams nei quarti di finale degli Australian Open 2016, l’ultima partita di Sharapova prima della sospensione, la sua valutazione Elo era di 2932 punti (basata sulla metodologia adottata dal Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis).

Se Sharapova fosse in grado mostrare lo stesso livello di competitività espresso all’inizio del 2016, come si posizionerebbe rispetto alle 20 giocatrici più competitive nel 2017 in termini di vittorie attese? Riferendosi alle valutazioni Elo delle migliori giocatrici dopo i primi mesi della stagione 2017, ci si aspetterebbe che Sharapova mantenga un ampio margine sulla maggior parte delle giocatrici. Tranne le migliori 7, quindi a partire da Madison Keys a scendere, la probabilità di vittoria attesa sarebbe per Sharapova superiore al 75%. Tra le prime 7, la sua probabilità supera il 65% tranne contro Johanna Konta e Serena Williams, come mostrato nell’immagine 1 (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sulle barre, n.d.t.). E Serena Williams è l’unica giocatrice con una valutazione Elo al momento più alta quindi, di conseguenza, la sola avversaria contro la quale Sharapova ha meno del 50% di probabilità di vittoria attesa.

IMMAGINE 1 – Probabilità di vittoria attesa attuale per Maria Sharapova contro le 20 giocatrici più competitive

Sulla carta, le probabilità associate alle valutazioni Elo sono per Sharapova molto positive. Se si aggiunge l’incertezza della programmazione su terra di Serena Williams (e la sua appena annunciata gravidanza, n.d.t.), sembra che la strada per tornare al vertice sia in discesa.

Si tratta però di una previsione che si basa su una sola ipotesi di fondo (e potenzialmente non accurata), cioè che Sharapova sia in grado di riprendere da dove ha interrotto. Ci sono diverse ragioni che possono indurre a scetticismo in merito. In primo luogo, è lecito chiedersi se il gioco sul circuito, durante l’assenza di Sharapova, sia qualitativamente migliorato. Nel qual caso, anche se ci si attende che sia comunque la favorita, allo stesso tempo è possibile che più partite abbiano un punteggio equilibrato tale da far diminuire, nel lungo periodo, il suo vantaggio di pronostico.

Il livello qualitativo del circuito

Per determinare il livello qualitativo del circuito, possiamo mettere a confronto l’intervallo delle valutazioni Elo per le prime 100 giocatrici all’inizio della sospensione di Sharapova nel 2016 rispetto a quello odierno. Un periodo di gioco molto competitivo è caratterizzato da una differenza ridotta tra le valutazioni Elo delle prime 100, perché vorrebbe dire pochi punti di distanza tra la numero 1 e la numero 100. L’immagine 2 mostra come durante la squalifica di Sharapova il livello di gioco sia aumentato, anche se di poco, riducendo la distanza complessivamente di 30 punti Elo. Lo stesso vale per le prime 30, anche se la differenza è leggermente più ampia con 40 punti Elo in meno a separare oggi la giocatrice migliore dalla migliore 30esima, rispetto al 2016.

IMMAGINE 2 – Livello qualitativo delle prime 100 giocatrici

Se si può dire che il livello qualitativo del circuito non sia cambiato al punto da attendersi una sostanziale incidenza sul rientro di Sharapova, le potrebbe però capitare di dover affrontare un mix di avversarie al vertice molto diverso rispetto alla sua ultima partita da professionista.

Un nuovo gruppo di avversarie?

Se analizziamo il percorso evolutivo delle attuali prime 50, troviamo che la maggior parte ha scalato posizioni nelle valutazioni Elo rispetto all’inizio del 2016. Complessivamente, il 62% delle attuali prime 50 ha una valutazione Elo migliore oggi rispetto all’inizio del 2016, con un incremento mediano di 26 posizioni. Il 30% non era tra le prime 50 all’inizio del 2016.

IMMAGINE 3 – Percorso evolutivo nelle posizioni Elo per le attuali prime 50

In realtà, al momento della squalifica di Sharapova tre giocatrici tra le attuali prime 10 erano classificate al 20esimo posto o più indietro: Johanna Konta, Svetlana Kuznetsova e Elina Svitolina.
Il nuovo gruppo di vertice, quello con cui probabilmente Sharapova dovrà confrontarsi nelle fasi finali – che assegnano il maggior numero di punti classifica – è composto da giocatrici contro le quali ha meno esperienza e che potrebbero costringerla a partite più dure rispetto a quanto la loro valutazione Elo suggerisca. E’ per questo che, in riferimento alle probabilità di Sharapova per un rapido ritorno al vertice, il mix delle avversarie non può essere ignorato.

La solidità delle valutazioni Elo nel tempo

Cambiamenti nel livello qualitativo e nel mix delle avversarie possono influire sull’accuratezza delle valutazioni Elo successive alla squalifica. Esiste però un’evidenza più diretta del fatto che le valutazioni Elo che seguono un’interruzione siano davvero peggiori di quelle che precedono l’interruzione stessa? Per dare risposta, si può analizzare la correlazione tra le valutazioni Elo pr giocatrici simili all’inizio e alla fine di un periodo di 15 mesi, la lunghezza della squalifica di Sharapova. Si potrebbe obiettare che nessuna giocatrice abbia mai avuto caratteristiche come quelle di Sharapova ma, in questa sede, l’interesse primario è su parametri quali bravura ed età, cioè due fattori che ci si attende determinino conseguenze importanti sulla solidità di una giocatrice nel lungo periodo.

Nel tennis femminile, le prime 10 giocatrici hanno storicamente avuto valutazioni Elo a partire da 2200 punti. Cerchiamo quindi giocatrici con una valutazione così alta in una fascia di età compresa tra 27 e 29 anni. Dal 1990, ce ne sono state 22, tra cui Sharapova. Possiamo verificare la solidità delle valutazioni Elo per questo gruppo di giocatrici in questa fase della loro carriera su un periodo di 15 mesi controllando la variazione nelle valutazioni Elo all’inizio e alla fine del periodo considerato. Il grafico dell’immagine 4 mostra una forte conservazione (pari a una correlazione dello 0.9) delle valutazioni. La variazione mediana è stata di 10 punti Elo, un valore ininfluente per giocatrici di questo calibro.

IMMAGINE 4 – Stabilità delle valutazioni Elo tra le giocatrici di vertice

Una delle poche a non beneficiare delle solidità delle valutazioni Elo tipica delle giocatrici di vertice è stata Amelie Mauresmo che, a una stagione 2006 eccellente all’età di 27 anni con vittorie agli Australian Open e US Open, ha fatto seguire una stagione 2007 deludente, nella quale ha faticato ad arrivare alla seconda settimana degli Slam. Mauresmo rimane quindi un’eccezione alle dinamiche classiche delle valutazioni Elo per le giocatrici di vertice, principalmente a causa di numerosi infortuni.

Si osserva dunque una tendenza generale in cui le giocatrici di vertice alla soglia dei trent’anni riescono, di solito, a mantenere la loro valutazione Elo su un periodo lungo anche un anno e mezzo. Tuttavia, per mantenere un livello di competitività di quel tipo, può essere necessario dover giocare regolarmente ad alti livelli, e questo diventa un importante punto interrogativo sul ruolo dell’abitudine alla partita giocata per stabilire l’accuratezza nel lungo periodo della valutazione Elo di una giocatrice.

Dinamiche Elo successive a una squalifica

Tra le giocatrici che hanno subito una squalifica, ci sono stati esempi che possono fornire dettagli per comprendere l’effetto diretto di una squalifica sul livello di gioco? Nove giocatrici sono state squalificate per una violazione conclamata delle regole antidoping. Solo tre squalifiche hanno avuto durata uguale o superiore a un anno e solo in un caso la giocatrice era dello stesso calibro di Sharapova. Si parla di Martina Hingis, che è stata squalificata verso la fine del 2007 e che si è poi ritirata dai tornei di singolare.

La dinamica delle valutazioni Elo precedenti e successive alla squalifica per quelle giocatrici che sono ritornate sul circuito evidenzia che la maggior parte è riuscita a mantenere o incrementare il punteggio Elo nei 12 mesi successivi al rientro. Questo è valido anche per le giocatrici tornate a seguito delle squalifiche più lunghe, cioè Laura Pous Tio e Sesil Karatantcheva, che sono state sospese per più di un anno.

IMMAGINE 5 – Dinamiche Elo a seguito di squalifica per doping

Da un certo punto di vista, il rientro dalla squalifica di Barbora Strycova è tra i più interessanti ai fini della valutazione del rientro di Sharapova, perché mette evidenza alcuni degli elementi di maggiore contrasto tra l’esperienza che probabilmente dovrà affrontare Sharapova e quella di giocatrici meno famose. Come Sharapova, anche Strycova è rientrata al torneo di Stoccarda e, pur dopo una squalifica di 6 mesi, non ha ricevuto una wild card, dovendo guadagnarsi l’accesso al tabellone principale attraverso le qualificazioni. Lo stesso ha dovuto fare al primo Slam dal suo rientro, il Roland Garros 2013: affrontare le qualificazioni ha reso la prospettiva di arrivare alla seconda settimana di competizioni evanescente. Non è un caso quindi che diverse giocatrici non si sentano rispettate dalla decisione dei tornei maggiori di concedere a Sharapova accesso diretto al tabellone principale.

Nel loro insieme, queste analisi non forniscono sufficienti elementi per dubitare del livello competitivo di Sharapova al suo rientro a Stoccarda fra pochi giorni e della capacità dell’attuale valutazione Elo di essere un indicatore piuttosto preciso della sua bravura. Naturalmente, Sharapova sarà oggetto di scrutinio ben più di qualsiasi altra giocatrice di rientro da una squalifica, elemento che potrebbe controbilanciare l’agio conferito dalle wild card. Come si comporterà e quale sarà la sua motivazione sono due dei quesiti più complicati su cui avere rispondere con i numeri. Le sue più recenti affermazioni alla conferenza di ANA Inspiring Women in Sports sono una combinazione – che lascia un po’ perplessi – di determinazione a tornare al vertice e di convinzione che la vita può essere interessante anche senza il tennis.

In passato, Sharapova si è distinta come una delle giocatrici più pazientemente tenaci e con un approccio razionale al proprio gioco. La si può facilmente immaginare in una carriera come capo d’impresa una volta ritiratasi dal tennis e sembra che sia quella la direzione che voglia intraprendere vista la frequentazione della scuola di business di Harvard e la collaborazione con la Nike. Gran parte del tempo trascorso lontano dal tennis ha avuto le sembianze di come una vita dopo il tennis potrebbe essere: se quelle esperienze aiuteranno o saranno da freno alla motivazione di Sharapova una volta di nuovo sui campi, è tutto da scoprire.

How Easily Can Sharapova Return to the Top of the Game?

Quale torneo sulla terra ha il miglior campo di partecipazione?

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 5 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Questo articolo analizza il livello di bravura dei giocatori che partecipano a un determinato torneo sulla terra, e che ne definiscono la qualità a prescindere da fattori immateriali come la tradizione, la posizione, la bellezza del trofeo consegnato al vincitore o, per contro, la discutibilità stilistica del completo dei raccattapalle (le ultime tre voci meriterebbero ciascuna approfondimenti specifici). E’ diverso quindi dal chiedersi quale sia il miglior torneo sulla terra. Inoltre, l’analisi non esamina, a ritroso, la competitività espressa nelle partite effettivamente giocate. Anche questo può essere oggetto di altro studio.

Probabilmente, il modo più semplice per misurare la qualità di un torneo si basa sulla classifica ufficiale dei giocatori che vi partecipano. Lasciando da parte le considerazioni sui meriti della classifica ATP, prima di spiegare i motivi per i quali questo sistema non è efficace, mi interessa mostrarne i risultati. Per ogni torneo sulla terra disputato nel 2016, ho considerato una media semplice della classifica giocatori così da stabilire la validità dei primi turni (includendo anche quella delle teste di serie che hanno beneficiato del bye). Come mostrato dalla tabella, alcuni giocatori di livello rientranti da infortuni non sono stati considerati perché la loro alta classifica sarebbe risultata poco realistica rispetto al concreto livello di gioco (e questo è uno dei problemi nell’uso della classifica in questo tipo di analisi). Tuttavia, questo non ha eliminato del tutto le disparità, per esempio nel caso di giocatori di bassa classifica che si sono qualificati per il tabellone principale.    

Si fa notare il quinto posto del Roland Garros, lontano dai primi quattro tornei. Il fatto che i giocatori al via di uno Slam siano 128 rende la media della classifica di questi tornei considerevolmente più alta.

Prima di passare ai risultati ottenuti utilizzando il sistema Elo, la tabella mostra il numero di giocatori tra i primi 20 ad aver partecipato ai tornei sulla terra disputati nel 2016.

In questo caso il Roland Garros occupa il posto che merita, ma è interessante come il torneo di Buenos Aires, un ATP 250, venga prima di Barcellona, Rio de Janeiro e Amburgo, tre tornei ATP 500, quindi appartenenti a una categoria superiore.

Invece della classifica ufficiale, nelle tabelle successive utilizzerò il sistema Elo – secondo il mio metodo di calcolo – anche se per lo scopo di quest’analisi non ho considerato una valutazione Elo specifica per superficie come faccio di solito.

Le colonne della tabella mostrano rispettivamente:

  • la media delle valutazioni Elo del primo turno di ciascun torneo sulla terra nel 2016 (includendo anche quelle delle teste di serie che hanno beneficiato del bye)
  • la media ponderata delle valutazioni Elo, basate sulle partite effettivamente giocate nel torneo considerato
  • l’apporto finanziario complessivo stanziato da ciascun torneo.

I tornei del 2016 sono in ordine decrescente per valutazione Elo del campo partecipanti del primo turno ma, con l’eccezione del torneo di Estoril, non ci sarebbero differenze significative se fossero ordinati per media ponderata di tutte le partite giocate. In fondo all’elenco ho incluso anche i quattro tornei giocati a oggi nel 2017, che sono invece in ordine cronologico. 

Ancora una volta, la valutazione del Roland Garros sconta l’alto numero di giocatori che figurano nel tabellone principale. Tornerò su questo aspetto più avanti.

L’elemento più sorprendente (almeno per me) è l’ottimo piazzamento dei tornei di Ginevra e Nizza, due ATP 250. Il torneo di Nizza si giocherà a Lione nel 2017, e sono convinto che troverà lo stesso riscontro dell’anno passato. I giocatori francesi partecipano alla maggior parte dei tornei nel proprio paese e fanno parte di un movimento così pieno di talento che due tornei organizzati nella stessa settimana mantengono comunque un livello qualitativamente valido. Giova certamente la posizione in calendario, all’interno della campagna sulla terra rossa in preparazione al Roland Garros.   

Se vi steste interrogando sulla bontà della correlazione tra le valutazioni Elo del primo turno e l’apporto finanziario complessivo, sappiate che è solo dello 0.51, principalmente a causa dell’effetto generato dal Roland Garros. Usando la media ponderata delle valutazioni Elo per le partite giocate, salirebbe di poco, a 0.57 (per calcolare le correlazioni, ho convertito euro in dollari).

Però, l’entusiasmo degli appassionati per un torneo non casalingo non viene catturato dalla bravura media dei giocatori che vi partecipano. Quando qualcuno chiede “chi gioca a Gstaad?” probabilmente non si sta riferendo a Thiago Monteiro. Sono le teste di serie a fare da richiamo, oltre al fatto che è piuttosto raro per un giocatore fuori dalle teste di serie avere una probabilità concreta di vittoria all’inizio del torneo.

La tabella che segue è simile alla precedente, con la differenza che considera solo le prime 8 teste di serie del torneo, ordinate per valutazione Elo al primo turno. Questo dovrebbe compensare in parte il problema della diluizione della media al Roland Garros e offrire un’immagine più accurata della percezione che gli appassionati hanno di un torneo con un buon livello di qualità. Non sono state incluse le teste di serie che non hanno disputato il primo turno né i lucky loser che le hanno sostituite.    

Si otterrebbero risultati simili anche con la classifica ufficiale, anche se il torneo di Kitzbuhel scalerebbe all’ultima posizione. Tra tutte le teste di serie di tutti i tornei ATP e Slam del 2016 (compresi quindi anche i tornei sul cemento e sull’erba), quattro delle otto peggiori teste di serie sono state la numero 5 (78esima posizione della classifica ufficiale), la 6 (81esima), la 7 (82esima) e la 8 (86esima) del torneo di Kitzbuhel 2016.

In questo caso, la correlazione con l’apporto finanziario è di 0.74 (in dollari), sia rispetto alle teste di serie al primo turno, sia per la media ponderata delle partite che sono state giocate. 

Sulla base di questi parametri, i tornei Masters reggono il confronto con il Roland Garros e, una volta ristretta l’analisi alle prime 8 teste di serie, due dei tornei ATP 500 riflettono l’importanza associata alla loro categoria. Anche il torneo di Buenos Aires e i tornei ATP 250 francesi hanno un buon posizionamento.   

Il torneo ATP 500 di Amburgo invece non ottiene un adeguato ritorno dal suo investimento. Pur con un apporto finanziario tre volte superiore a un tipico ATP 250, si trova a metà classifica, probabilmente perché occupa un posto davvero scomodo nel calendario, cioè quella fase di passaggio su terra tra Wimbledon e gli US Open. In quella data, non è un torneo che merita la categoria 500, quindi dovrebbe essere declassato e sostituito da un altro torneo (magari Buenos Aires) o spostato in modo da avere giocatori di talento in linea con le attese.

Un’ultima osservazione: nel confronto anno su anno, quasi tutti i numeri dei quattro tornei su terra del 2017 sono inferiori, e potrebbe essere una coincidenza, mentre tutti gli apporti finanziari sono aumentati, principalmente per effetto dell’inflazione.

Si tratta di un’analisi basata solamente sui dati di un anno, che potrebbe subire quindi variazioni allargando il periodo di riferimento. Invece di includere gli anni precedenti, inserirò i dati del 2017 quando saranno disponibili in modo da avere, nel 2018, un aggregato di due anni (considerando il torneo di Lione rispetto a Nizza e Budapest rispetto a Bucarest). 

Mi chiedo inoltre se l’apporto finanziario complessivo possa essere uno strumento per raggiungere il livello di qualità di partecipanti desiderato. Pur non avendone conoscenza da dietro le quinte, immagino che la designazione di un torneo come categoria Slam, Masters, ATP 500 o 250 non dipenda esclusivamente dalla componente economica. Ad esempio, se il torneo di Umago riuscisse a raccogliere 1.5 milioni di dollari, non necessariamente riceverebbe dall’ATP la categoria 500, perché il numero di tornei 500 è comunque contingentato. Inoltre ho il timore che, se anche Umago fosse disposto a rimanere nella categoria 250 pur con un apporto finanziario complessivo di 1.5 milioni di dollari, l’ATP non lo consentirebbe. Se anche fosse concesso, Umago sarebbe in grado di attrarre più talento anche a fronte di un montepremi più alto, ma con gli stessi punti validi per la classifica? Il mio sospetto è che non ci riuscirebbe, perché i giocatori con il livello di talento che farebbe aumentare la media delle valutazioni Elo dei partecipanti probabilmente sono più interessati ai punti classifica che ai premi partita. Un montepremi più alto attirerebbe giocatori davvero bravi in numero certamente superiore, ma non tra quelli più forti.

Come ho detto in apertura, ci sono altri modi tangibili per misurare la competitività di un torneo senza prendere in considerazione un parametro direttamente legato al campo partecipanti, come appunto la bravura dei giocatori. Ad esempio, che livello di competitività hanno espresso le partite effettivamente giocate durante il torneo? Per rispondere si potrebbero utilizzare le previsioni di risultato atteso per ogni torneo (o ogni partita). O si potrebbe analizzare la vicinanza di punteggio delle partite di ciascun torneo, in media. O ancora, usare una specie di media per torneo dell’indice emozionale creato da TennisAbstract. 

Which Men’s Clay Tournament Has the Best Field?

I 22 miti del tennis di Klaassen & Magnus – Mito 12 (sulla competitività del tennis maschile rispetto a quello femminile)

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 21 maggio 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Un’analisi del Mito 11.

Molti sostengono che il tennis maschile sia più competitivo di quello femminile. E’ ancora valida questa assunzione di fronte all’alternanza di risultati tra le donne nella prima metà della stagione 2016? Soprattutto, qual’è il punto di partenza per stabilire cosa voglia dire per un circuito professionistico essere “competitivo”? Questo è l’esatto interrogativo al centro del Mito 12 dei 22 miti del tennis di Klaassen e Magnus.

Mito 12: “Il tennis maschile è più competitivo di quello femminile”

Nel loro classico Analyzing Wimbledon, i due autori affrontano l’eterna questione della competitività relativa del circuito maschile e di quello femminile, concludendo che il tennis maschile è più competitivo per due ordini di motivi. Il primo fa riferimento alla frequenza con cui le prime 16 teste di serie nei tornei dello Slam raggiungono il turno atteso (cioè gli ottavi di finale). In altre parole, è un criterio che si lega essenzialmente alle sconfitte a sorpresa negli Slam, per il quale, secondo la logica, maggiori sono le sconfitte a sorpresa, più alto è il livello competitivo dei partecipanti.

Analizzando la frequenza delle sconfitte a sorpresa per le prime 16 teste di serie nel periodo tra il 1990 e il 2012, Klaassen e Magnus hanno trovato che nella maggior parte degli anni un numero maggiore tra le 16 teste di serie femminili è arrivato agli ottavi di finale, un risultato che depone a favore di una più alta competitività in campo maschile. Tuttavia, se si osservano gli ultimi cinque anni come mostra l’immagine 1, si nota come il rapporto si sia invertito. In questo periodo infatti circa il 60% delle prime 16 teste di serie maschili ha raggiunto gli ottavi di finale, mentre l’equivalente valore tra le donne è stato vicino al 50%.

IMMAGINE 1 – Prime 16 teste di serie nei tornei Slam a raggiungere il turno atteso

Si potrebbe dire quindi che la conclusione di Klaassen e Magnus era corretta ma che per l’attuale generazione di giocatori le dinamiche sono cambiate. E’ anche vero che utilizzare le sconfitte a sorpresa delle prime 16 teste di serie per stabilire la competitività di un circuito è una modalità alquanto strana. Le teste di serie sono un modello rappresentativo imperfetto della bravura di un giocatore o una giocatrice, e mettere a confronto sconfitte a sorpresa tra uomini e donne è inadeguato vista l’importante differenza di format della partita, al meglio dei cinque set per gli uomini e al meglio dei tre per le donne. Ho mostrato, come altri autori, che il numero di set da giocare per vincere una partita ha un ruolo primario e rende discutibile fare confronti tra generi considerando solo gli Slam.

A evidenza di questo è sufficiente utilizzare la stessa analisi per i tornei appena inferiori agli Slam per importanza (i Masters 1000 per gli uomini e i Premier per le donne), nei quali il format è al meglio dei tre set. L’immagine 2 mostra che la differenza tra i due circuiti è molto inferiore e che la “competitività” si è alternata nel tempo apparentemente in modo del tutto casuale.

IMMAGINE 2 – Prime 16 teste di serie nei tornei Masters / Premier a raggiungere il turno atteso

Una misura più accurata della bravura di un giocatore

La competitività è un tema di previsioni: se il livello di giocatori di un circuito è alto, prevedere il risultato di una partita dovrebbe essere molto più difficile. Quindi, maggiore il numero di partite di cui è incerto prevedere l’esito, maggiore la competitività del circuito.

Per fare previsioni accurate, è necessario conoscere l’attuale livello di bravura di ciascun giocatore e come la bravura si raffronti a quella altrui. Né le teste di serie né la classifica forniscono indicazioni valide al riguardo. Qualsiasi ragionamento sulla competitività di un circuito che si basi sulla classifica dei giocatori è fallato in partenza, perché ipotizza che la classifica sia “buona abbastanza” per valutare la bravura di un giocatore.

Il secondo motivo di Klaassen e Magnus a sostegno della maggiore competitività del circuito maschile è viziato da questo errore, perché i due autori utilizzano la combinazione data dalla differenza di classifica con la probabilità di vincere un punto al servizio per stabilire quale dei due circuiti abbia il livello più alto di bravura. Sono convinta che il sistema Elo sia uno strumento molto più affidabile per misurare la bravura di un giocatore.

Dato che la differenza nella valutazione Elo tra due giocatori esprime il probabile esito di una partita, tracciare la grandezza relativa delle valutazioni Elo nel tempo fornisce un quadro del livello di competitività di un circuito. Maggiore la compattezza tra le valutazioni Elo nei giocatori di vertice, maggiore il livello di competitività, perché ogni partita sarà estremamente equilibrata. Maggiore invece la distanza tra valutazioni Elo, maggiore la prevedibilità del circuito.

Uno sguardo a diversi decenni di valutazioni Elo per i 30 giocatori che hanno ottenuto la valutazione più alta in ogni anno considerato fornisce delle interessanti dinamiche per entrambi i circuiti. Prima degli anni 2000, il circuito maschile era fortemente denso di qualità, specialmente nel periodo di transizione tra l’era di Andre Agassi e Pete Sampras e quella dei Fantastici Quattro (Roger Federer, Novak Djokovic, Rafael Nadal, Andy Murray). Durante lo stesso periodo, il circuito femminile era invece caratterizzato da una maggiore debolezza tra le giocatrici di rincalzo, con quelle di vertice in grado di distanziarsene in modo evidente. Nell’ultima decade però il circuito femminile è arrivato, in termini di distanza tra valutazioni Elo, ad assomigliare a quello maschile. E da quanto visto negli ultimi anni, sembra che entrambi i circuiti siano ugualmente competitivi tra giocatori e giocatrici di vertice.

IMMAGINE 3 – Tendenze dei primi 30 giocatori e giocatrici secondo il sistema Elo nei rispettivi circuiti

Il messaggio chiave di questa rivisitazione del Mito 12 arriva dal rendersi conto che la competitività di un circuito è un concetto molto dinamico. Rileggendo il capitolo scritto da Klaassen e Magnus, si ha la percezione che per i due autori la competitività sia una connotazione intrinseca e prefissata di un circuito. In realtà, la domanda non è quale dei due circuiti sia il più competitivo, ma quali caratteristiche possiede al momento la competitività di un circuito.

Competitività contro Regolarità

C’è un’ironia di fondo in questa discussione tra competitività del circuito maschile e femminile: se la competitività è una questione di imprevedibilità di un circuito, allora dovrebbe essere l’opposto della regolarità, perché maggiore la regolarità di risultati dei giocatori di vertice, più facile è fare previsioni sull’esito di una partita.

Nonostante questo, tutto l’ambiente tennistico (e a quanto pare anche Klaassen e Magnus sono purtroppo caduti in questa trappola) sembra intenzionato a far credere che il circuito maschile non solo sia più competitivo di quello femminile, ma sia anche il circuito con maggiore regolarità. Come è possibile che abbia il meglio dei due mondi? O durante le telecronache delle partite deve essere fatta chiarezza sulla terminologia o i commentatori stessi devono riconoscere che, a questo riguardo, stanno mancando di rispetto nei confronti del tennis femminile.

Klaassen & Magnus’s 22 Myths of Tennis— Myth 12