Le giocatrici migliori al servizio e alla risposta nel 2017

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 9 dicembre 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il 2017 è stato un anno molto altalenante per il circuito femminile. Quali sono state le giocatrici che più si sono distinte al servizio e alla risposta durante la stagione secondo le valutazioni Elo?

Dopo aver visto i giocatori migliori al servizio e alla risposta per il 2017, in questo articolo analizziamo i corrispondenti rendimenti per il tennis femminile. Fare un riepilogo di quali giocatrici abbiano ottenuto le prestazioni migliori è, per certi versi, più interessante che in campo maschile, vista l’imprevedibilità che ha caratterizzato la stagione WTA. Le quattro diverse vincitrici Slam sono prova evidente della competitività del campo partecipanti e della difficoltà di arrivare a stabilire delle “migliori”. Sebbene non esistano parametri in grado di risolvere esaustivamente questo aspetto, le valutazioni Elo basate sul singolo punto possiedono il vantaggio di essere il sistema di portata più ampia tra le metodologie attualmente disponibili, con la possibilità di aggiungere un’altra dimensione al dibattito sull’argomento.

Valutazioni massime al servizio e alla risposta

Le valutazioni massime al servizio e alla risposta indicano il livello più alto raggiunto da una giocatrice durante la stagione. L’immagine 1 riepiloga i massimi al servizio e alla risposta per la WTA, tenendo conto di tutti i punti giocati nei tornei del circuito maggiore durante il 2017 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). I quattro quadranti di suddivisione del grafico indicano li rendimento di una giocatrice rispetto alla media. Quelle più forti sono nel quadrante superiore destro, con valutazioni al servizio e alla risposta più alte della media del circuito. Le giocatrici più deboli sono invece nel quadrante inferiore sinistro, con valutazioni al di sotto della media in entrambe le categorie.

IMMAGINE 1 – Valutazioni massime al servizio e alla risposta nel 2017 sul circuito maggiore WTA

È Coco Vandeweghe a ottenere il rendimento migliore al servizio (1645), raggiungendo il punto di massimo nel torneo di Stanford (che per il 2018 è alla ricerca di una nuova sede). Tra le prime 10 al servizio, Vandeweghe possiede la valutazione più bassa alla risposta, quasi esattamente in media con il resto del circuito. Di questo gruppo, solo Elina Svitolina e Simona Halep hanno massimi alla riposta maggiori di 1600.

Nel 2017, Alize Cornet è stata il Diego Schwartzman del circuito femminile, con il quinto rendimento assoluto alla risposta. Cornet però ha servito al di sotto della media rispetto alle avversarie.

Diverse giocatrici hanno avuto uno scarso rendimento nel 2017 a causa di infortuni, come è stato per Belinda Bencic e Nicole Gibbs.

Le giocatrici che più si sono migliorate

Se pensiamo alle giocatrici che più hanno alzato il livello di gioco al servizio nella stagione, nessuna batte Venus Williams, che ha raggiunto tre finali, di cui due negli Slam. Pur non avendo vinto titoli, è stata una delle giocatrici più solide lungo tutta la stagione. E la sua valutazione al servizio è una conferma di questo. All’ingresso nella seconda parte dell’anno, Williams aveva una valutazione media al servizio di 1570, di 80 punti maggiore di quella di inizio 2017.

IMMAGINE 2 – Giocatrici che più si sono migliorate al servizio nel 2017

Tre delle prime 10 giocatrici nella classifica di quelle che più sono migliorate partivano a inizio anno da un rendimento già molto alto al servizio, cioè Sloane Stephens, Vandeweghe e Karolina Pliskova. Durante la stagione, sono comunque riuscite a migliorare di più di 50 punti nella prestazione al servizio.

Un segnale positivo per la WTA è anche trovare molte delle giocatrici più giovani a percorrere traiettorie di crescita. Tra le prime 15 che più si sono migliorate ci sono giovanissime come Anett Kontaveit, Elise Mertens, Ashleigh Barty e Jelena Ostapenko.

Anastasija Sevastova, che ha raggiunto i quarti di finale agli US Open 2017, è la giocatrice che più si è migliorata alla risposta, aggiungendo 70 punti alla sua valutazione nel corso dell’anno. Vandeweghe e Stephens sono state a ridosso di Sevastova, a pochi punti di distanza come miglioramento complessivo.

IMMAGINE 3 – Giocatrici che più si sono migliorate alla risposta nel 2017

Halep, Garbine Muguruza e Williams sono le tre giocatrici che più si sono migliorate avendo la valutazione più alta alla risposta a inizio stagione. Sebbene nessuna sia cresciuta alla risposta come abbia fatto al servizio, è comunque impressionante che siano riuscite ad alzare la prestazione su entrambi i fronti da un punto di partenza solido a uno estremamente efficace.

Sono queste le dinamiche che rendono l’attesa degli appassionati per la stagione 2018 ancora più palpitante.

Il codice e i dati per quest’analisi sono disponibili qui.

Best WTA Servers and Returners of 2017

I giocatori migliori al servizio e alla risposta nel 2017

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 2 dicembre 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Qual è stato il miglior giocatore al servizio nel 2017? E alla risposta? Quali sono i giocatori che hanno ottenuto i miglioramenti più significativi al servizio e alla risposta? Con l’ausilio del sistema di valutazione Elo per entrambe le categorie, quest’analisi identifica le prestazioni che più hanno spiccato nel corso della stagione.

Nel tennis, come in generale nell’esperienza comune, dicembre è un mese di riflessioni e bilanci sull’anno che sta per chiudersi. Guardando ai risultati del 2017, quali sono i giocatori che possano ritenersi più soddisfatti?

In un recente articolo, ho introdotto un sistema specifico Elo per definire il rendimento al servizio e alla risposta di un giocatore. Sono valutazioni che tengono in considerazione tutti i punti giocati nei tornei disputati da quel giocatore nel circuito maggiore, facendone un sistema di valutazione onnicomprensivo e con un livello di dettaglio ideale per definire prestazioni d’eccellenza, al servizio e alla risposta.

Valutazioni massime al servizio e alla risposta

L’immagine 1 riepiloga le valutazioni al servizio e alla risposta dei giocatori che nel 2017 hanno giocato almeno dieci tornei sul circuito maggiore (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). L’asse delle ordinate mostra il valore più alto raggiunto al servizio, mentre l’asse delle ascisse mostra il valore più alto raggiunto alla risposta, considerando tutti i punti giocati durante la stagione.

I quattro quadranti sono definiti dal punteggio che identifica la media del valore più alto ottenuto al servizio (1570) e alla risposta (1472). L’appartenenza di un giocatore a uno specifico quadrante caratterizza il suo rendimento nel 2017 rispetto alla media. Ad esempio, i giocatori nel quadrante superiore di destra sono quelli con i risultati migliori (avendo ottenuto valutazioni superiori alla media sia al servizio che alla risposta), mentre i giocatori nel quadrante inferiore di sinistra sono quelli con il rendimento di cui andare meno fieri (avendo ottenuto valutazioni inferiori alla media in entrambe le categorie).

IMMAGINE 1 – Valutazioni massime al servizio e alla risposta nel 2017 sul circuito maggiore ATP

Non sorprende che i due punteggi più alti del quadrante con i risultati migliori siano quelli di Roger Federer e Rafael Nadal. Con 1666 punti di valutazione, Federer ha il secondo valore massimo dietro solo a Kevin Anderson, che è arrivato a 1681. Forse più sorprendente è vedere Nadal al terzo posto al servizio, davanti a specialisti come John Isner e Ivo Karlovic. Come ho evidenziato in precedenza, questo non va attribuito al dominio sulla terra battuta di Nadal, visti i diversi massimi che ha ottenuto al servizio durante tutto il 2017.

Gli applausi vanno tributati anche a Dominic Thiem, che ha ottenuto la seconda migliore valutazione alla risposta di tutto l’anno. Thiem ha raggiunto il suo massimo durante i tornei sulla terra e anche un miglioramento minimo del rendimento al servizio potrebbe metterlo nelle condizioni di aspirare alla vittoria del Roland Garros.

Uno dei quadranti in cui figurano meno giocatori è quello dei forti alla risposta e deboli al servizio. Il padrone assoluto qui è Diego Schwartzman, il migliore alla risposta di un gruppo che comprende Gilles Simon, Jared Donaldson e il vincitore delle finali Next Gen di Milano Hyeon Chung. Tra i rendimenti più deludenti troviamo quelli di Bernard Tomic, Florian Mayer e Radu Albot, tutti con valutazioni tra le più basse al servizio e alla risposta tra i giocatori di classifica più alta.

I giocatori che più si sono migliorati

Un limite del considerare i massimi del rendimento è quello di porre specifica attenzione a un solo momento della traiettoria valutativa di un giocatore, disinteressandosi dei differenti modi in cui ciascuno ha raggiunto la massima valutazione. Alcuni giocatori infatti potrebbero essere arrivati un singolo massimo per poi recedere con l’avanzare della stagione. Altri potrebbero aver avuto una valutazione continua ma piatta per tutto l’anno. Altri ancora potrebbero aver avuto una progressione costante durante la stagione.

Delle dinamiche che hanno coinvolto i giocatori nel circuito maggiore, una di quelle che più mi interessa è relativa ai giocatori che si sono migliorati. Per valutare quali si siano migliorati di più, ho confrontato la valutazione al servizio e alla risposta di ciascun giocatore nel primo punto giocato all’inizio dell’anno (avendo considerato il livello raggiunto nel 2015 e nel 2016) con la valutazione mediana nel secondo semestre, utilizzando quest’ultimo come riferimento del livello tipico raggiunto verso la fine della stagione.

Sulla base di questo criterio, Nadal è il giocatore che maggiormente è migliorato al servizio. Si tratta di un risultato incredibile, visto che Nadal partiva già da un punteggio molto alto al servizio (1524), a differenza di giocatori come Alexandr Dolgopolov, il secondo della lista, il cui margine di miglioramento all’inizio dell’anno era molto più ampio.

IMMAGINE 2 – Giocatori che più si sono migliorati al servizio nel 2017

Un altro giocatore di rilievo tra i primi 30 di questo elenco è il semifinalista di Wimbledon Sam Querrey, e il preferito dei tifosi Juan Martin Del Potro. Il giocatore della Next Gen più in alto in classifica e Denis Shapovalov, al quinto posto assoluto.

Se tra i giocatori che più si sono migliorati al servizio troviamo molti veterani del circuito, il primo posto dell’analoga classifica alla risposta è di Andrey Rublev, che, giunti alla seconda parte della stagione, aveva incrementato di più di 80 punti. Si dovrebbero fare i complimenti anche al ventenne Tommy Paul, in qualità di quinto giocatore che più si è migliorato alla risposta.

IMMAGINE 3 – Giocatori che più si sono migliorati alla risposta nel 2017

Tra i primi 10 di questo elenco ci sono tre giocatori che hanno iniziato con una valutazione superiore a 1400 (un livello alto alla risposta), tra cui Stanislas Wawrinka (al secondo posto), Pablo Carreno Busta (al sesto posto) e Nadal (all’ottavo posto).

È più facile aspettarsi un miglioramento da quei giocatori che si riprendono da un crollo di risultati o che si stanno affermando nel circuito, certamente meno da quelli che sono già i migliori in termini di rendimento. Per questo la presenza di Nadal in cima a entrambe le classifiche di miglioramento è uno dei risultati più sorprendenti dell’analisi.

Nadal inevitabilmente solleva la tematica dell’effetto superficie. Il modo in cui ho calcolato il miglioramento dovrebbe bilanciare la predominanza di una superficie nel rendimento di un giocatore, ma sarebbe certamente interessante confrontare prestazioni specifiche per superficie sia in riferimento ai massimi che al miglioramento.

Per ora, adotterò lo stesso approccio per valutare, la prossima settimana, il circuito femminile nel 2017.

Il codice e i dati per quest’analisi sono disponibili qui.

Best ATP Servers and Returners of 2017

Rendimento al servizio e alla risposta secondo il sistema di valutazione Elo

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 18 novembre 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il sistema Elo è uno degli strumenti più diffusi per valutare il rendimento di giocatori e squadre. In questo articolo, voglio mostrare come si possa utilizzare Elo andando oltre il record vittorie/sconfitte per valutare invece i giocatori di tennis in relazione a due aspetti fondamentali: il servizio e la risposta

Sono diverse le modalità di valutazione dei giocatori, e se ne può incontrare la maggior parte nei dibattiti sul migliore di sempre, nei quali alcuni preferiscono fare riferimento ai titoli Slam, altri alle percentuali di vittoria, altri ancora alle settimane consecutive al primo posto della classifica mondiale e così via. Gli esperti di statistiche hanno preferenza per le valutazioni Elo, un sistema che, sebbene ancora ai primordi nel tennis, è tra i più popolari negli altri sport.

Le valutazioni Elo sono destinatarie di attenzione speciale in questo blog per diverse ragioni. Quando si tratta di valutare la bravura di un giocatore, hanno dimostrato infatti di essere superiori alla classifica ufficiale adottata dall’ATP. Inoltre, le valutazioni Elo e altri analoghi sistemi di raffronto condividono un elemento rafforzativo che li contraddistingue, cioè il tenere conto del livello dell’avversario nella determinazione della bontà dei risultati ottenuti da un giocatore.

Potrei andare avanti a lungo sulle qualità del sistema Elo, quello di cui voglio in realtà parlare è uno dei suoi difetti. A ben vedere, si tratta di un difetto non tanto del sistema in sé quanto del modo in cui è stato solitamente applicato alle situazioni di studio.

Le valutazioni Elo nel tennis

Le valutazioni presenti in questo spazio o su TennisAbstract o FiveThirtyEight sono basate sul record di vittorie e sconfitte. In altre parole, le variazioni in positivo e in negativo della valutazione di un giocatore dipendono solamente da: a) l’avversario affrontato, b) se il giocatore ha vinto o perso.

Eppure sappiamo che la bravura che determina quelle vittorie può apparire ben diversa da un giocatore all’altro. Consideriamo ad esempio la contrapposizione tra l’attuale numero 24 del mondo Milos Raonic e il 26 del mondo Diego Schwartzman. Nonostante la classifica ravvicinata, il talento in possesso di questi due giocatori non potrebbe essere più diverso. Raonic è molto forte al servizio mentre Schwartzman si mette in luce soprattutto alla risposta. 

Una disparità di prestazione al servizio e alla risposta non è così inusuale nel tennis. Senza però una valutazione separata delle capacità in questi due ambiti, è difficile capire il rendimento raggiunto dai giocatori e il modo in cui la loro bravura potrebbe modificarsi nel tempo.

Questo ci porta alla conclusione più ovvia: nel tennis c’è bisogno delle valutazioni Elo per il servizio e per la risposta.

Dei diversi modi in cui si può pensare di sviluppare le valutazioni Elo per il servizio e per la risposta, le considerazioni che seguono rappresentano per me il punto di partenza più ragionevole per descrivere un possibile approccio.

L’idea di base è quella di utilizzare ogni punto giocato come informazione sull’abilità al servizio del giocatore al servizio e su quella alla risposta del giocatore alla risposta. Ipotizziamo che il giocatore che stiamo valutando, indicizzato con i, abbia appena completato il suo n-esimo punto al servizio. Per aggiornare la valutazione Elo al servizio – Servizioi,n – si usa la seguente formula:

Servizioi,n = Servizioi,n-1 + K ∗ (Sn−Ŝn)

dove Servizioi,n-1 è la valutazione Elo all’avvio del punto, K è la frequenza di apprendimento costante, Sn indica se il giocatore al servizio ha vinto e Ŝn è la probabilità di vittoria attesa del giocatore al servizio, calcolata come differenza tra la valutazione del giocatore alla risposta e la valutazione del giocatore al servizio all’avvio del punto.

Per la valutazione Elo alla risposta si applicano gli stessi concetti di esito finale e vittoria attesa, solamente dal punto di vista del giocatore alla risposta:

Rispostai,n = Rispostai,n-1 + K ∗ (Sn−Ŝn).

Nella scelta della costante K è tipico ricercare in un intervallo di valori il livello che meglio si comporta nella previsione dell’esito in questione, nel caso specifico quello dei singoli punti. Ho trovato che K = 2 è un valore con ottimi risultati, mediante il quale un giocatore può guadagnare (o perdere) al più due punti di valutazione nell’esito di qualsiasi punto.

L’ultima decisione riguarda i valori iniziali da considerare per le valutazioni nel momento di osservazione del primo punto di un giocatore. Anche se di solito si usa il valore di 1500, non ha molto senso valutare servizio e risposta allo stesso modo, visto che sappiamo che molti giocatori hanno un servizio migliore della risposta. Invece, assegno una valutazione iniziale al servizio di 1500 e alla risposta di 1400, cui corrisponde in media una vittoria attesa al servizio del 64%.

Un’applicazione: le Finali di stagione

Quale modo migliore di illustrare le valutazioni Elo al servizio e alla risposta se non per i nove partecipanti alle Finali di stagione appena terminate a Londra?

Le valutazioni Elo al servizio

L’immagine 1 mostra la valutazione Elo al servizio per ognuno dei partecipanti alle Finali di stagione fino agli US Open 2017 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Con primo punto ci si riferisce al primo giocato in un torneo del circuito maggiore nella stagione 2017, per ultimo punto s’intende l’ultimo giocato nel quarto e conclusivo Slam dell’anno. Per evidenziare i diversi periodi della stagione, ho utilizzato colori distintivi per i punti giocati negli Slam, nei Masters e negli altri tornei. La linea orizzontale è un’utile riferimento che indica la valutazione Elo al servizio media per il 2017 tra i nove giocatori considerati.    

IMMAGINE 1 – Valutazioni Elo al servizio dei partecipanti alle Finali di stagione 2017 fino agli US Open

Il livello complessivo raggiunto in ciascun grafico individua i giocatori più forti al servizio. Si nota ad esempio che sono Rafael Nadal e Roger Federer ad aver avuto un rendimento superiore alla media più a lungo, mentre solo di recente Pablo Carreno Busta ha raggiunto il livello medio di servizio del gruppo.

Le parti in cui il grafico sale e scende denotano le fasi di alta prestazione o di difficoltà del giocatore al servizio. Quello di Alexander Zverev è un caso molto interessante. Durante l’anno è migliorato stabilmente per poi avere un passaggio a vuoto in concomitanza del Master di Cincinnati. Dominic Thiem invece ha avuto il periodo migliore al servizio – forse in modo non sorprendente – durante la stagione della terra battuta.

Per alcuni di questi giocatori di vertice gli US Open sono stati l’equivalente delle montagne russe. Quattro delle cinque più ampie variazioni nella bravura al servizio durante il 2017 si sono verificate agli US Open per Nadal, Federer, David Goffin e Marin Cilic: tutti questi giocatori hanno avuto un sbalzo nella valutazione di almeno 57 punti.

Le valutazioni Elo alla risposta

Troviamo dei risultati interessanti anche nei grafici che rappresentano il rendimento alla risposta. Tra questi giocatori, la risposta al servizio di Federer è stata una delle più stabili per tutto l’anno, mentre Carreno Busta è stato tra quelli che si sono più migliorati alla risposta a conclusione degli US Open.

IMMAGINE 2 – Valutazioni Elo alla risposta dei partecipanti alle Finali di stagione 2017 fino agli US Open

Per Nadal e Thiem l’effetto terra rossa è ancora una volta evidente dai punti di massimo raggiunti a metà del grafico. Se da un lato però Thiem ha avuto un calo importante successivo al Roland Garros, Nadal è riuscito a tornare a conclusione degli US Open ai livelli di rendimento alla risposta mostrati al Roland Garros. 

Massime valutazioni Elo

Vediamo anche i punti di massimo nelle valutazioni Elo raggiunti durante la stagione. Il “picco” o punto di massimo ottenuto fornisce indicazione dei limiti associati al potenziale di un giocatore. L’immagine 3 mette a confronto i massimi nelle valutazioni Elo al servizio con quelli alla risposta. I giocatori nella parte superiore del grafico hanno avuto un alto potenziale al servizio nel 2017, mentre i giocatori nella zona all’estrema destra hanno avuto un alto potenziale alla risposta.

IMMAGINE 3 – Punti di massimo nelle valutazioni Elo al servizio e alla risposta per la stagione 2017

Dei giocatori che si sono qualificati per le Finali di stagione quello che ha ottenuto la più alta valutazione Elo al servizio nel 2017 è stato Federer (1635), con Nadal poco distante al secondo posto (1626). Nadal ha però ottenuto la più alta valutazione Elo alla risposta (1547), con Thiem arrivato al secondo posto (1525).

Questa prima introduzione alle valutazioni Elo al servizio e alla risposta è testimonianza della possibilità di creare valutazioni più dettagliate del singolo giocatore, grazie a una crescente disponibilità di dati punto per punto delle partite. Sono valutazioni che aiutano a capire non solo quale giocatore sia il probabile favorito, ma anche le motivazioni alla base di determinate previsioni.

Il codice e i dati per quest’analisi sono disponibili qui.

Serve and Return Elo Ratings

Per una migliore comprensione della risposta efficace

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 16 ottobre 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

Maggiore la profondità della risposta, migliore il risultato, non è così? Almeno, questo è l’elemento portante di molte delle grafiche accattivanti che si vedono durante le telecronache e che indicano la posizione di ogni risposta, spesso suddivise in “corta”, “media” e “profonda” a seconda della zona del campo.

Come principio generale una risposta profonda è sicuramente preferibile a una corta, ma le risposte vincenti non sono esageratamente profonde, perché si possono ottenere angoli più acuti se si mira più vicino alla linea del servizio. Inoltre, ci sono molti altri elementi a complicare la situazione: le risposte lungolinea sono più efficaci di quelle al centro, le risposte alla seconda di servizio sono tendenzialmente migliori rispetto alla prima, e le risposte arrotate generano più punti vinti che le risposte tagliate o solamente appoggiate.

Si vi sembrano considerazioni di puro buon senso, provare a darne quantificazione è un compito alquanto arduo. Includendo tutte queste variabili – prima o seconda di servizio, lato delle parità o dei vantaggi, direzione del servizio, mano dominante del giocatore alla risposta, risposta di dritto o di rovescio, arrotata o tagliata, direzione e profondità della risposta – si arriva a più di 8500 possibili combinazioni. Molte sono inutili (un giocatore destro non colpirà molte risposte tagliate di dritto contro un servizio al centro sul lato delle parità), ma mille altre riflettono scenari plausibili.

Per iniziare, mettiamo da parte tutte le variabili tranne una. Analizzando le più di 600 partite maschili (ora arrivate a 1712, n.d.t.) del Match Charting Project, otteniamo circa 61 mila risposte valide, codificare in una delle nove zone di campo previste, tra cui almeno 2000 per ciascuna zona. L’immagine 1 mostra l’impatto della posizione di ogni risposta in funzione della percentuale di punti vinti dal giocatore al servizio per ciascuna zona di riferimento.

IMMAGINE 1 – Impatto della risposta in funzione della percentuale di punti vinti al servizio

(Con “corta” si intende la risposta che termina dentro al rettangolo del servizio, mentre “media” e “profonda” rappresentano ognuna la metà del campo tra il rettangolo del servizio e la linea di fondo. Le zone a sinistra, al centro e a destra sono approssimazioni del punto in cui la traiettoria della pallina incrocerebbe la linea di fondo, quindi nelle risposte molto angolate la pallina può rimbalzare al centro del campo ma il colpo essere poi classificato come risposta sul lato del dritto o del rovescio.)

Come ci si attendeva, le risposte più profonde favoriscono il giocatore alla risposta e lo stesso fanno le risposte lontane dal centro del campo. Un po’ a sorpresa, le risposte sul lato del dritto del giocatore al servizio (se è un destro) sono marcatamente più efficaci di quelle sul lato del rovescio. Forse, questo dipende dal fatto che i giocatori destri sono più pericolosi alla risposta quando colpiscono dritti incrociati, anche se lo stesso vale per i mancini (seppure non in modo così evidente) quando rispondono da quel lato del campo.

Restringiamo l’analisi per vedere come cambia l’impatto della risposta sulla prima e sulla seconda di servizio. L’immagine 2 mostra la probabilità per il giocatore al servizio di vincere il punto in ognuna delle nove zone quando riceve una risposta sulla prima di servizio.

IMMAGINE 2 – Probabilità di vittoria del punto con risposta alla prima di servizio

Nell’immagine 3, la stessa probabilità è calcolata per la seconda di servizio.

IMMAGINE 3 – Probabilità di vittoria del punto con risposta alla seconda di servizio

Vale la pena sottolineare la portata dell’impatto che una risposta profonda può avere. Moltissimi punti sono vinti da servizi a cui non si riesce a rispondere – anche seconde di servizio – quindi anche mettere solamente la pallina in gioco si avvicina al rendere la vittoria del punto un situazione da quasi il 50% di probabilità.

Una risposta profonda a una seconda di servizio, specialmente nell’angolo, consente al giocatore alla risposta di proseguire lo scambio in una posizione molto vantaggiosa. È buona parte del motivo per cui Novak Djokovic, continuando a rispondere così profondo e angolato, di fatto neutralizza le seconde dei suoi avversari.

L’ultimo grafico illustra con precisione quanto sia importante riuscire a spostare il giocatore al servizio lontano dal centro del campo. Consideriamola una prima mossa tattica, costringere il giocatore al servizio a giocare in difesa anziché dettare lo scambio con il suo secondo colpo. Tra le risposte valide alla seconda di servizio, qualsiasi colpo che rimbalza lontano dal centro del campo – a prescindere da quanto sia profondo – dà al giocatore alla risposta una migliore probabilità di vincere il punto rispetto a una risposta profonda al centro del campo.

Per il momento è tutto. Si tratta solo della punta dell’iceberg, visto che ci sono così tante variabili che incidono sull’efficacia delle diverse risposte al servizio. In definitiva, comprendere la portata della risposta in ciascuna posizione del campo permette di avere un migliore punto di vista sulle potenzialità legate alle varie tipologie di servizio, su quali giocatori sono più invincibili con un certo tipo di risposte e come gestire più efficacemente le varie tipologie di risposta rispetto al comportamento del giocatore al servizio nel cruciale primo colpo in uscita dal servizio.

Toward a Better Understanding of Return Effectiveness

Stabilire l’efficacia delle risposte di rovescio

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 22 ottobre 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

I rovesci a una mano possono essere belli da vedere, ma non sempre sono il modo migliore per rispondere a un servizio. Alcuni dei giocatori con i rovesci a una mano più solidi spesso ricorrono a risposte tagliate: Stanislas Wawrinka ad esempio usa il rovescio tagliato il 68% delle volte in risposta alla prima di servizio e il 40% delle volte in risposta alla seconda, mentre le percentuali di Andy Murray sono rispettivamente 41% e 3%.

Con l’ausilio dei dati relativi alle 650 partite di singolare maschile del Match Charting Project (ora arrivate a 1712, n.d.t.), ho analizzato diversi aspetti nelle risposte di rovescio per cercare di comprendere quali compromessi determini l’utilizzo del rovescio a una mano. Visto che le partite del campione considerato non sono integralmente rappresentative del circuito maggiore, i numeri sono approssimati. Considerando però la dimensione e la capillarità dei dati, sono convinto che i risultati siano largamente indicativi del tennis maschile nella sua interezza.

Generalizzando nel modo più ampio, i giocatori con il rovescio a due mani hanno un rendimento alla risposta leggermente superiore, con una simile percentuale di risposte in campo (circa il 56%) ma con una percentuale più alta di punti vinti – il 46.9% rispetto al 45.7% – quando questo accade. Il divario si allarga nello specifico delle risposte di rovescio in campo: il 46.5% dei punti vinti nello scambio contro il 44.7%. Sebbene sui numeri a favore dei giocatori con il rovescio a due mani incida il rendimento di Novak Djokovic alla risposta, storicamente eccezionale, il rovescio a due mani è comunque in vantaggio anche riducendo il peso di Djokovic nel campione o escludendolo del tutto.

Non sorprende quindi che i giocatori, una volta realizzato che il rovescio a due mani è più efficace alla risposta, servano di conseguenza. Ai fini della raccolta dati per il Match Charting Project il servizio è suddiviso in tre zone – al centro, al corpo e all’esterno – che ho classificato come “sul dritto”, “al corpo” e “sul rovescio” in funzione della mano dominante del giocatore alla risposta e se il punto si gioca sul lato delle parità o dei vantaggi. Sebbene non possiamo individuare con esattezza la direzione in cui il giocatore ha mirato servendo al corpo, possiamo in parte dedurre le intenzioni al servizio dai servizi indirizzati agli angoli.

Contro avversari dal rovescio a due mani, i giocatori al servizio hanno servito nell’angolo del rovescio il 44.2% di prime e il 34.8% di seconde. Contro avversari dal rovescio a una mano, hanno servito sempre nell’angolo del rovescio il 47.3% di prime e il 40.9% di seconde. Se si guarda alla domanda da un’altra prospettiva, i rovesci costituiscono il 61.7% delle risposte in gioco da parte di giocatori con rovescio a una mano e il 59% da parte dei giocatori con rovescio a due mani. Vista la tendenza sempre più marcata dei giocatori dal rovescio a una mano a girare intorno al rovescio per colpire di dritto, è probabile che quest’ultimo paragone numerico non dia piena rappresentazione della frequenza con cui i giocatori al servizio cerchino il rovescio a una mano dei loro avversari.

Quando il servizio arriva effettivamente sul lato del rovescio di un giocatore dal rovescio a una mano, spesso la risposta è tagliata. In media (escludendo Roger Federer che ha un’eccessiva ricorrenza nel campione) il rovescio tagliato è usato nel 53.9% di risposte alla prima e nel 32.2% di risposte alla seconda. I giocatori dal rovescio a due mani usano la risposta tagliata sul 20.5% di prime e solo sul 2.5% di seconde.

Per entrambe le tipologie di giocatori, sia contro la prima che contro la seconda di servizio le risposte tagliate sono meno efficaci rispetto a un rovescio piatto o arrotato. Nemmeno questa è una sorpresa, perché colpi difensivi sono spesso scelti in situazioni difensive, quindi la differenza di efficacia è in parte dovuta anche alla differenza nella qualità dei servizi stessi. Considerando quanto più spesso i giocatori dal rovescio a una mano scelgano di rispondere tagliato, conoscere il confronto numerico tra le tipologie di risposta può diventare un fattore determinante.

                      %V. Rovescio   %V. Tagliato   
Tipo di risposta      in gioco       in gioco 
Una mano su Prime     43.3%          37.6% 
Una mano su Seconde   46.0%          44.1% 
                        
Due mani su Prime     46.8%          36.2% 
Due mani su Seconde   48.6%          41.9%

(Anche in questo caso Federer è escluso dalle medie del rovescio a una mano)

Per tre delle quattro categorie in esame c’è una differenza di diversi punti percentuali, rispetto all’esito del punto, tra l’efficacia delle risposte tagliate e delle risposte piatte o arrotate. La sola eccezione – le risposte alla seconda di servizio da parte dei giocatori dal rovescio a una mano – ci ricorda che il rovescio tagliato può essere una proposizione offensiva alla risposta, anche se è raramente utilizzato nel tennis moderno. Alcuni giocatori – tra cui Federer, Feliciano Lopez, Grigor Dimitrov e Bernard Tomic – hanno un rendimento più efficace con risposte tagliate rispetto a risposte piatte o arrotate sia sulla prima che sulla seconda di servizio.

Questi giocatori però rappresentano l’eccezione e, in un mondo teorico in cui la formula “a parità di condizioni” è applicabile, la risposta tagliata è una scelta sub-ottimale. Anche se tutti i giocatori prima o poi devono rispondere tagliato, e molte di quelle risposte sembrano essere dovute alla potenza del servizio, resta il fatto che i giocatori dal rovescio a una mano rispondano tagliato molte più volte dei giocatori dal rovescio a due mani. Inoltre, a parte la sporadica opportunità offensiva, è più probabile che la risposta tagliata consegni il punto al giocatore al servizio.

Per quanto modeste, si tratta di differenze reali. Un giocatore dal rovescio a una mano bravo alla risposta è considerevolmente migliore di un giocatore dal rovescio a due mani non bravo alla risposta. È anche possibile mettere insieme un valido game alla risposta colpendo tagliato nella maggior parte dei casi. Servono ulteriori ricerche per stabilire se il beneficio di altri colpi – come ad esempio gli incredibili vincenti lungolinea a cui ci hanno abituato giocatori come Wawrinka e Richard Gasquet – siano superiori al costo associato in termini di punti persi.

Measuring the Effectiveness of Backhand Returns

La capacità di Novak Djokovic di rendere la seconda di servizio inefficace

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’11 novembre 2013 – Traduzione di Edoardo Salvati

Quando c’è Novak Djokovic dall’altra parte del campo, è meglio mettere dentro più prime di servizio.

Per il 2013, Djokovic è uno dei due giocatori a vincere più del 55% dei punti alla risposta sulla seconda di servizio (l’altro è David Ferrer). Se si considera che vince anche più del 35% dei punti alla risposta sulla prima di servizio, diventa difficile pensare che il giocatore al servizio abbia un effettivo vantaggio. Anzi, quando Djokovic raggiunge quel livello, se il suo avversario inciampa in un momento negativo e serve solo un quarto delle prime di servizio, Djokovic ha una probabilità superiore al 50% di fare il break.

Spesso i telecronisti definiscono la risposta di Djokovic una vera e propria arma, e non a torto. Solo sei giocatori (tra cui lo stesso Djokovic e, inevitabilmente, John Isner) hanno vinto quest’anno lo stesso numero di punti sulla seconda di servizio di quanti Djokovic ne abbia vinti rispondendo alla seconda di servizio.

L’aspetto più impressionante del gioco in risposta di Djokovic è la velocità con cui rende inefficace la seconda di servizio, spesso usando tattiche che, se adottate da giocatori dotati di talento inferiore, sarebbero più appropriate per i punti al servizio. Rispetto agli altri giocatori alla risposta, Djokovic ha più probabilità di vincere uno scambio breve che uno lungo. Mentre ad altri giocatori servono alcuni colpi per controbilanciare il vantaggio assegnato dal servizio, Djokovic raggiunge la massima efficacia nelle fasi iniziali dello scambio sulla risposta.

L’immagine 1 mostra il confronto tra la percentuale di punti vinti da Djokovic in risposta alla seconda di servizio – in funzione della lunghezza dello scambio – di quattro partite di cui ho raccolto dati punto per punto (la semifinale contro Stanislas Wawrinka e la finale contro Rafael Nadal agli US Open 2013; la semifinale contro Wawrinka e il Round Robin contro Juan Martin Del Potro alle Finali di stagione 2013) e la stessa percentuale di altri giocatori tra i primi 10 (a esclusione di Nadal) in 19 partite con dati punto per punto dagli US Open 2013 e dalle Finali di stagione 2013.

IMMAGINE 1 – Percentuale di punti vinti alla risposta da Djokovic e da altri giocatori tra i primi 10 in un campione di partite selezionato

Quando la risposta è in campo, Djokovic vince quasi il 53% dei punti, mente il resto dei giocatori arriva a meno del 44% (si tratta di partite tra i primi 10, quindi le medie sono molto inferiori rispetto ai valori stagionali, che beneficiano di partite contro avversari più deboli). La differenza rimane quasi la stessa anche escludendo gli scambi da due e tre colpi.

Limitando l’analisi agli scambi che arrivano a sei colpi, Djokovic ha comunque un margine sostanziale, circa il 48% contro il 42%. Negli scambi più lunghi di sette colpi, praticamente non c’è differenza.

La risposta di Djokovic è così efficace che se un avversario sbaglia la prima di servizio è come se il punto fosse diventato sul servizio di Djokovic. Gli avversari sono costretti a dover giocare in salita i propri punti di servizio!

Così è stato in particolare nella finale degli US Open 2013 tra Djokovic e Nadal, il quale ha vinto a malapena la metà dei punti sulla seconda di servizio quando Djokovic ha risposto in campo. Nel momento in cui però lo scambio è arrivato almeno a cinque colpi (quindi anche sei o sette, etc) Nadal ha avuto la meglio, vincendo il 60% dei punti. Una volta raggiunti i cinque colpi, il vantaggio di Nadal ha continuato ad aumentare.

Certo, è stato Nadal a vincere quella partita. Non è molto utile trasformare punti alla risposta in punti al servizio avendo di fronte un avversario la cui risposta al servizio è così efficace. Per vincere oggi la finale dell’ultimo torneo dell’anno, Djokovic ha bisogno di fare altro dell’attaccare la seconda di servizio di Nadal. O riesce a farlo con più efficacia di quanto sia riuscito a New York, o deve trovarsi nella posizione di vincere scambi più lunghi alla risposta una volta che l’effetto generato dalla sua bravura alla risposta è svanito (Djokovic ha vinto le Finali di stagione 2013 per 6-3 6-4, con il 50% dei punti vinti alla risposta sulla seconda di Nadal e il 70% dei punti vinti sulla propria seconda di servizio. E ha impedito che gli scambi sulla seconda di Nadal diventassero lunghi, senza nessuno scambio ad aver superato i dieci colpi, vincendo molti più di quelli di media lunghezza rispetto a quanto fatto agli US Open, n.d.t.).

Novak Djokovic and Neutralizing the Second Serve

La mano calda sul 30-40…al contrario

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 28 novembre 2011 – Traduzione di Edoardo Salvati

30-40 è il punteggio di palla break più comune nel tennis maschile professionistico. Si verifica circa il 15% delle volte in più del 40-AD, il 30% in più rispetto al 15-40 e tre volte più frequentemente dello 0-40.

Sembra che non tutti i punteggi di 30-40 si creino nello stesso modo. Nel microcosmo del singolo game, il vantaggio psicologico può prendere entrambe le direzioni: il 30-40 potrebbe essere il risultato di un 30-30 molto combattuto seguito da un passaggio a vuoto del giocatore al servizio, o potrebbe arrivare da un tentativo di risalita del giocatore al servizio dallo 0-40.

A prescindere dall’andamento di uno specifico game, l’esito di tutte le situazioni di punteggio sul 30-40 dovrebbe crearsi nello stesso modo. Su quel punteggio, il giocatore al servizio ha dimostrato di possedere sufficiente talento per vincere due punti contro i tre vinti dall’avversario. In teoria, la sequenza non è rilevante tanto quanto non lo sarebbe in una serie di lanci di moneta.     

Eppure, aneddoticamente sembra che la sequenza abbia la sua importanza. Arrivando dal 30-30, al giocatore al servizio potrebbe sembrare di aver perso la concentrazione per un momento. Dallo 0-40, il giocatore alla risposta potrebbe pensare che sia il suo momento per fare il break dopo aver sprecato le prime due opportunità (o a supporto della tesi opposta, il giocatore al servizio potrebbe aver preso fiducia dopo aver salvato le prime due palle break).

Indipendentemente dalla saggezza popolare tennistica, si tratta di una fattispecie che possiamo esaminare. Se i giocatori di tennis mantenessero costante il loro rendimento da un punto al successivo, il percorso per arrivare sul 30-40 non dovrebbe fare differenza. Se invece fossero suscettibili di alti e bassi mentali (in modo prevedibile, quantomeno) il percorso per il 30-40 dovrebbe incidere sulla frequenza di conversione di queste opportunità di break.

15-40 o 30-30?

Iniziamo dalla domanda più facile in assoluto. Quando il punteggio arriva sul 30-40, significa che nel punto precedente si era o sul 15-40 o sul 30-30. Dal 15-40, il giocatore al servizio ha ripreso l’abbrivio, ma il giocatore alla risposta può comunque pensare di avere un’opportunità d’oro. Dal 30-30, il giocatore alla risposta ha il vantaggio psicologico, ma il giocatore al servizio può comunque pensare di recuperare il controllo della situazione con un giro di racchetta.   

Si scopre non esserci molta differenza tra le due situazioni. Ci sono stati 2136 game nelle partite di singolare maschile della stagione Slam del 2011 in cui il punteggio è arrivato sul 30-40 (e non 40-AD, perché 40-AD deve seguire una parità) e 890 di questi sono passati dal 15-40, mentre gli altri 1246 hanno prima raggiunto il 30-30. 

Nei game con 15-40, la palla break sul 30-40 è stata trasformata nel 41.2% delle volte. Nei game con 30-30, la palla break è stata convertita il 40.2% delle volte. L’ipotesi “il giocatore alla risposta sente di avere un’opportunità d’oro” ha un leggero margine, ma non è certo un’evidenza schiacciante.

0-40

Procedendo a ritroso nell’andamento di ciascun game – tornando indietro di due punti – possiamo confrontare i game con punteggio di 0-40 con le diverse combinazioni. Dei 2136 game che sono arrivati sul 30-40, neanche il 10% è passato dallo 0-40. In quei 206 game che sono passati dallo 0-40 per arrivare sul 30-40, la terza palla break è stata trasformata un incredibile 45.1% delle volte.

C’è una differenza evidente anche tra le altre due situazioni di punteggio in cui sono stati giocati tre punti. Più della metà dei game arrivati sul 30-40 sono passati dal 15-30: in quei 1310 game, la palla break sul 30-40 è stata trasformata il 41% delle volte. Ma quando il game è passato per il 30-15 prima che il giocatore al servizio perdesse due punti consecutivi, la palla break è stata poi convertita solo il 38.3% delle volte.

Anche se le prove non sono inconfutabili, suggeriscono la presenza di una sorta di effetto mano calda al contrario: il giocatore che ha vinto la maggior parte dei primi tre punti ha la migliore opportunità di vincere il game sul 30-40, mentre così non è per il giocatore che ha vinto gli ultimi due punti.

Lo stesso ragionamento si estende anche ai primi due punti: se il giocatore al servizio va sul 30-0 e poi perde i tre punti successivi, la palla break è trasformata solo il 34.9% delle volte. In altre parole, se un game passa sul 30-0 per arrivare sul 30-40, si fa meglio a scommettere sul giocatore che ha appena perso gli ultimi tre punti. 

Se esiste una spiegazione di natura qualitativa a questo fenomeno, potrebbe essere che salvare palle break richiede uno sforzo mentale addizionale. Dopo aver recuperato dallo 0-40 (o anche dal 15-40, o forse pure dal 15-30) al 30-40, il giocatore al servizio potrebbe aver esaurito le risorse. Oppure, potrebbe volerci uno sforzo fisico aggiuntivo, forse andare sullo 0-40 rapidamente è, per il giocatore al servizio, un invito a darsi una svegliata nel lottare più duramente per rimanere nel game. Se lo fa (e se riesce a rimanere nel game), sta comunque sempre giocando contro il superman che ha vinto i primi 3 punti del game. Spiegazioni di questo tipo incontrano di fondo il mio scetticismo, principalmente perché è altrettanto facile argomentare a favore di conclusioni opposte. In questo caso almeno è una spiegazione a un’evidenza numerica.

C’è un’altra possibile spiegazione, meno probabile ma un po’ più divertente. Agli economisti e agli statistici piace ironizzare sulla scarsa dimestichezza con i numeri diffusa tra la gente. La maggior parte delle persone crede che se su dieci lanci della moneta sia uscita testa dieci volte, ci sono probabilità maggiori del 50% che al lancio successivo verrà croce. Dopo tutto, è arrivato il momento che esca croce.   

Forse i giocatori di tennis ragionano, inconsciamente, allo stesso modo. Se succede che il giocatore al servizio perda i primi tre punti e poi sullo 0-40 salvi due palle break, il giocatore in risposta può pensare che sia giunto il suo momento. È certamente vero che il giocatore in risposta molto probabilmente otterrà il break sullo 0-40, ma una volta che il giocatore al servizio ha salvato due palle break, entrambi i giocatori partono dalla stessa posizione: è come se una moneta venisse lanciata cinque volte con tre testa consecutive seguite da due croce. Se però la moneta ritiene che sia arrivato il suo momento…non si può fare più nulla. 

The Hot Hand in Reverse at 30-40

SABR-metrica: a sostegno di una risposta iper-aggressiva

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 7 settembre 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

Roger Federer ha fatto scalpore nelle ultime settimane muovendosi occasionalmente ben verso l’interno del campo per rispondere alla seconda di servizio. Seppur una tattica ormai quasi estinta nel moderno gioco di scambio da fondo, sembra essere una manovra a lui congeniale.

Almeno in un senso, è troppo presto per dire se la risposta kamikaze sia una tattica efficace. Federer l’ha usata in modo saltuario e solo in una manciata di partite e, all’interno di quel campione ridotto, ha sbagliato diverse risposte. Ma agli occhi di molti opinionisti, un tipo di risposta iper-aggressiva manda in confusione gli avversari, rendendo la tattica più preziosa del semplice impatto che può avere sull’esito di alcuni punti. Presumibilmente Federer è d’accordo, visto che continua a usarla.

Anche io penso che sia una buona tattica, ma per un motivo diverso. Assumendosi un rischio più alto, Federer sta aumentando l’imprevedibilità, o variabilità, nei game di servizio degli avversari, aspetto che possiede valore anche se poi non vince altri punti alla risposta.

Guardare e aspettare

Per vincere una partita, di solito è necessario ottenere break, e nel tennis maschile contemporaneo non è una cosa proprio immediata. In media, i giocatori al servizio vincono circa il 64% dei punti e circa l’80% dei game in cui sono al servizio. Sul cemento, questi numeri sono ancora più grandi. Contro un giocatore dal servizio potente – e ancor meno contro John Isner, l’avversario di Federer nel quarto turno degli US Open 2015 giocato oggi – le percentuali aumentano ulteriormente.

I giocatori che alla risposta si posizionano molto distanti dalla linea di fondo cercando semplicemente di rimettere la palla in gioco, si affidano di fatto al proverbiale incrocio delle dita e sperano per il meglio. Magari l’avversario sbaglia più volte la prima o commette qualche errore sulle loro deboli risposte. Può funzionare, e per un giocatore brillante alla risposta come Novak Djokovic, rispondere moderatamente più forte e vincere alcuni degli scambi che ne conseguono di solito è sufficiente per ottenere numerosi break a partita.

Per la maggior parte dei giocatori tuttavia i break arrivano più spesso su estemporanei passaggi a vuoto del giocatore al servizio. Usando un riferimento numerico, è come se il giocatore con atteggiamento passivo alla risposta giocasse alla lotteria in ogni game in cui riceve, con un’esigua probabilità di vittoria compresa tra il 10 e il 20%.

Ridefinire il lancio della moneta

Naturalmente, il modo migliore per fare più break è vincere più punti alla risposta. A meno di non trascorrere le pausa invernale allenandosi con Djokovic però, è poco probabile che questo accada.

Una strada alternativa è quella di cambiare le regole della lotteria, accettando una probabile maggiore variabilità nell’esito di ciascun punto rispetto all’ipotesi di una frequenza stabile del 35% di punti vinti alla risposta, pur nell’assunto che la frequenza complessiva rimanga inalterata.

Per osservarne l’efficacia, c’è bisogno di semplificare il ragionamento. In media, un giocatore che vince il 35% dei punti alla risposta farà il break nel 17% dei turni in risposta. Se si introduce un leggero cambiamento nella frequenza di punti vinti alla risposta, si assiste a un lieve miglioramento anche nella frequenza di break. Se quello stesso giocatore vince il 30% dei punti alla risposta nella metà dei game di risposta e il 40% dei punti alla risposta nell’altra metà, otterrà il break il 18% delle volte.

Un miglioramento dell’1% si nota a malapena, ed è probabilmente già rappresentativo di quanto succeda nella maggior parte delle partite, spesso perché i giocatori al servizio introducono essi stessi un po’ di variabilità. Tuttavia, all’aumento della volatilità aumenta anche la probabilità a favore del giocatore alla risposta.

Raddoppiamo la variabilità dicendo che il giocatore alla risposta vince il 25% dei punti la metà delle volte e il 45% nell’altra metà. In questo modo otterrà il break nel 21% dei game, o un break aggiuntivo ogni 25 turni in risposta. Pur non essendo ancora un risultato eclatante, si tratta comunque di un break in una partita al meglio dei cinque set.

La magia si verifica quando la variabilità raggiunge il 20% dei punti vinti in una metà dei game alla risposta e il 50% nell’altra. In questo scenario – nel quale ricordiamo il giocatore alla risposta vince sempre il 35% dei punti alla risposta – la frequenza dei break sale al 26%, un break aggiuntivo ogni dieci turni in risposta. In media, significa un break addizionale in una partita al meglio dei tre set e quasi due break in una tipica partita al meglio dei cinque set.

Ritorno alla realtà

Una iper-aggressività alla risposta porterà a più errori ma anche a più vincenti. E questo è vero a prescindere dalla posizione in campo: nel terzo turno degli US Open 2015 Mikhail Kukushkin è riuscito a strappare il servizio a Marin Cilic quattro volte, cercando il vincente in risposta seppur rimanendo intorno alla linea di fondo.

Una nuova tattica in risposta difficilmente renderà un giocatore complessivamente più forte. E, ovviamente, è difficile che dia luogo a una situazione chiara come quella del precedente esempio, di alternanza tra game ben giocati e game giocati male.

Tuttavia, il mio sospetto è che colpi ad alto rischio più probabilmente generino variabilità, con esiti simili a quelli dell’esempio. E se gli opinionisti hanno ragione sulla tattica kamikaze di Federer per mandare in confusione gli avversari, i suoi game alla risposta diventano ancora più variabili, costringendo gli avversari a un’ulteriore sfida nel corso della partita.

I giocatori che non godono dei favori del pronostico dovrebbero approfittare di qualsiasi occasione che alteri la natura del gioco rendendola meno prevedibile. Per quanto possa essere strano considerare Federer sfavorito, anche lui – come chiunque altro nel circuito maschile – è in realtà di fronte a una montagna da scalare nei game alla risposta. Tattiche di risposta iper-aggressiva sono un piccolo passo per arrivare in cima.

Sabr Metrics, The Case For the Hyper-Aggressive Return

Quanto conta l’altezza nel tennis maschile?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 4 settembre 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

L’altezza conta, ovviamente. In media, i giocatori più alti sono in grado di servire con più velocità e con maggiore efficacia dei giocatori più bassi. E, solitamente, i giocatori più bassi riescono a ottenere risultati sul circuito ATP grazie a un gioco in risposta migliore e a una maggiore abilità negli spostamenti rispetto ai colleghi più alti. La saggezza popolare tennistica considera l’altezza un vantaggio, ma fino a un certo punto. Qualche centimetro sopra a 1,83 metri (6 piedi o 6’0”) – tra 185 cm (6’1”) e 191 cm (6’3”) – va bene, molto oltre quell’intervallo diventa troppo. Nella storia della classifica ufficiale, nessun giocatore più alto di 193 cm (6’4”, Marat Safin) è diventato numero 1.

La sorprendente presenza di Diego Schwartzman, alto 170 cm (5’7”), nei quarti di finale degli US Open 2017 ha portato il tema alla ribalta, anche se esperti e tifosi ne parlano in continuazione. È l’argomento ideale per una semplice analisi statistica eppure, come succede spesso nel tennis, sono proprio questo tipo di ricerche a non figurare nelle conversazioni. Cerchiamo di porvi rimedio.

Quando dico semplice, è quello che davvero intendo. Tutti sanno che i giocatori più alti servono un numero maggiore di ace dei più bassi. Ma quanti di più? Che forza possiede il legame tra l’altezza e, ad esempio, i punti vinti sulla prima di servizio? In questo articolo mostrerò la relazione tra l’altezza e nove diverse statistiche, dal record complessivo di partite vinte a numeri specifici per il servizio e la risposta.

Per definire il campione da esaminare, ho considerato – nel periodo tra il 1998 e il 2017 – le stagioni di quei giocatori con 25 anni di età e almeno 30 partite giocate nel circuito maggiore (ho preso solo una stagione per giocatore in modo da evitare che i giocatori migliori dalle carriere più lunghe avessero una rappresentazione eccessiva). Si ottengono così 156 stagioni-giocatore, da Hicham Arazi e Greg Rusedski nel 1998 a Schwartzman e Jack Sock nel 2017. Non ci sono molti giocatori agli estremi, quindi ho messo insieme tutti i giocatori non più alti di 173 cm (5’8”) e poi, in un altro gruppo, tutti i giocatori alti almeno 196 cm (6’5”). Ho fatto la stessa cosa anche per i giocatori alti 178 cm (5’10”) con quelli alti 175 cm (5’9”), visto che solo quattro giocatori alti 178 cm figuravano nel campione.

In questo modo si hanno nove “gruppi di altezza”: uno per ogni 2.5 cm circa (1 piede) tra 170 cm e 196 cm, tranne appunto l’altezza di 178 cm (il sito ufficiale dell’ATP indica l’altezza di un giocatore in metri, ma il database deve possederla anche in piedi, perché a ogni altezza in centimetri corrisponde un numero intero espresso in piedi: nessun giocatore ad esempio è indicato con un’altezza di 174 cm o 5’8.5”). L’altezza di alcuni giocatori è certamente superiore a quella effettiva, come spesso accade tra atleti e in determinate organizzazioni (come le franchigie della NBA ad esempio, n.d.t.), ma dobbiamo arrangiarci con le informazioni disponibili, nell’ipotesi che siano divergenze tra loro abbastanza coerenti.

Iniziamo con le partite vinte, il più basilare indicatore di successo nel tennis. In questo caso è ragionevole evidenziare l’esistenza di una relazione forte, anche se il gruppo di giocatori alti 185 cm è efficace quasi quanto l’insieme dei più alti. In ognuno dei grafici che seguono, l’altezza è riportata sull’asse delle ascisse in centimetri, da 173 cm (il gruppo con al massimo quell’altezza) a 196 cm (il gruppo con quell’altezza minima).

Esiste una relazione simile, anche se leggermente più debole, a livello di singolo punto. Considerando che una variazione ridotta nel numero di punti si traduce in una grande differenza nel numero di partite vinte (nel caso più estremo, vincere il 55% dei punti porta a quasi il 100% la probabilità di vincere la partita), non siamo di fronte a una sorpresa. A livello di intera partita, la correlazione è r^2= 0.38, mentre a livello di singolo punto, come rappresentato dal grafico, r^2 = 0.27.

(Il motivo per cui tutte le medie sono sopra al 50% risiede nel fatto che il campione è limitato a quelle stagioni-giocatore con almeno 30 partite, un buon numero delle quali è contro avversari che non giocano regolarmente sul circuito maggiore, e i giocatori che invece lo fanno – vale a dire quelli inseriti nel campione – ne vincono una parte considerevole.)

Statistiche relative al servizio

Le nostre supposizioni vengono confermate. I giocatori più alti sono più efficaci al servizio, con un divario enorme, che va dal 60% dei punti vinti al servizio per i giocatori più bassi fino a circa il 70% per il più alti.

Per quanto questa relazione sia forte (r^2 = 0.81), la relazione tra altezza e frequenza di ace è ancora più forte, pari a r^2 = 0.83.

Gli ace però non rappresentano l’immagine completa, perché la statistica con la correlazione più forte rispetto all’altezza è il numero di punti vinti con la prima di servizio (r^2 = 0.92), come mostrato dal grafico.

È a questo punto che le cose iniziano a farsi interessanti. Quasi ogni piede, o 2.5 cm circa, aggiuntivo di altezza rende un giocatore più efficace sulla prima di servizio, ma gli avversari riescono a gestire con molta più facilità la seconda di servizio dei giocatori alti. Rimane una modesta correlazione con l’altezza (r^2 = 0.18), ma è la più debole tra tutte le statistiche introdotte in quest’analisi.

Essere alti è un vantaggio, come è facile rendersene conto quando John Isner serve quasi con noncuranza un ace sulla seconda lontano dalla possibile risposta dello sfortunato avversario. A eccezione del gruppo dei più alti, non ci sono vantaggi significativi sulla seconda di servizio. Giocatori alti 193 cm vincono lo stesso numero di punti sulla seconda di servizio di giocatori alti 175 cm. Questo non significa che la seconda di servizio dei giocatori più bassi sia necessariamente della stessa qualità di quelli più alti – anzi, probabilmente non lo è – ma solo che i giocatori più bassi possiedono generalmente altre capacità su cui fare affidamento nei punti giocati sulla seconda di servizio, che normalmente hanno una durata più lunga. Per la finalità di questa ricerca, non è così importante sapere come i giocatori più bassi riescano a cancellare il vantaggio dettato dall’altezza dei loro avversari nella risposta alla seconda di servizio, ma solo che siano chiaramente in grado di farlo.

Statistiche relative alla risposta

Non ci sarebbe di cui parlare su questo argomento – e allo stesso modo David Ferrer non riceverebbe molto probabilmente un posto nella Hall of Fame – se la relazione inversa tra altezza e efficacia alla risposta non fosse quasi altrettanto forte di quella positiva tra altezza e bravura al servizio. La parola chiave in questo caso è “quasi”. La relazione tra altezza e totale dei punti vinti alla risposta è forte (r^2 = 0.74) quasi quanto quella tra altezza e totale dei punti vinti al servizio, ma non così tanto.

Schwartzman sta cercando di fare più di quanto gli spetti per mantenere il lato sinistro della curva sui valori mostrati dal grafico: è allo stesso tempo il più basso tra i primi 50 del mondo e il migliore alla risposta. Sui punti giocati sulla prima di servizio però, c’è uno sforzo massimo che anche il giocatore alla risposta può produrre: i più bassi conservano si un vantaggio, ma è meno consistente. La relazione è leggermente più debole, pari a r^2 = 0.63.

Ne consegue quindi che la relazione tra altezza e punti vinti alla risposta sulla seconda di servizio deve essere più forte, pari a r^2 = 0.77.

Il grafici relativi ai punti complessivamente vinti alla risposta e ai punti vinti alla risposta sulla prima di servizio evidenziano con estrema chiarezza il divario negativo che i giocatori più alti subiscono dal resto del gruppo. I grafici in realtà esaltano la differenza più del dovuto, perché ho inserito nello stesso gruppo i giocatori alti a partire da 196 cm (fino a 210 cm o 6’11”), e gli Isner del tennis (208 cm o 6’10”) sono significativamente meno efficaci di giocatori come Marin Cilic (198 cm o 6’6”). Tuttavia, troviamo molte conferme della saggezza popolare tennistica per cui un altezza tra i 188 cm (6’2”) e i 190 cm permette ai giocatori di rimanere efficaci in entrambi gli aspetti del gioco, di fronte allo svantaggio legato a un aumento dell’altezza, anche lieve.

Una nota in merito alla parzialità nella selezione del campione

È facile lasciarsi andare ad affermazioni del tipo: “I giocatori più bassi sono migliori nel gioco alla risposta”. Quello che si vuole in realtà dire è: “Dei giocatori stabilmente attivi nel circuito maggiore, quelli più bassi sono più bravi alla risposta.” E devono esserlo, perché è quasi impossibile per loro servire con la stessa efficacia dei giocatori di vertice. Se sono riusciti a entrare tra i primi 50, devono aver sviluppato un gioco alla risposta di altissimo livello. Più è basso un giocatore, più è probabile che questo sia vero.

Lo stesso ragionamento diventa però sostanzialmente più debole se scendiamo di un paio di pioli nella scala delle capacità tennistiche. Nel tennis giocato a livello universitario (americano), è comunque ancora un vantaggio essere alti – come Isner può testimoniare – ma un giocatore dell’altezza di Benjamin Becker, 178 cm, può servire con la stessa precisione di quasi tutti gli avversari che incontrerà nei tornei di quella fascia.

Un’altra nota in merito alla parzialità nella selezione del campione

La scelta di utilizzare la stagione relativa al venticinquesimo anno di ogni giocatore potrebbe sottostimare il talento sia dei giocatori bassi che di quelli alti. È possibile infatti che determinati stili di gioco portino a raggiungere il picco del proprio tennis prima o dopo quella data, a voler dire che i giocatori più alti potrebbero essere migliori a 25 anni mentre i giocatori più bassi potrebbero essere superiori a 28 anni. Esistono evidenze a supporto di entrambe le tesi, quindi ritengo che non sia una problematica così rilevante, ma è certamente degna di ulteriore approfondimento.

Per un’ulteriore lettura, recentemente Wiley Schubert Reed su TennisAbstract si è domandato se il tennis del futuro sarà dominato dai giocatori più alti.

How Much Does Height Matter in Men’s Tennis?

Kevin Anderson sta diventando un giocatore d’élite? – Gemme degli US Open

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 9 settembre 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il quarto articolo della serie Gemme degli US Open.

Con la vittoria da sfavorito su Andy Murray al quarto turno degli US Open 2015, Kevin Anderson ha raggiunto il primo quarto di finale in un torneo Slam. All’età di 29 anni, otterrà un nuovo primato di classifica personale e, con un po’ di collaborazione dai giocatori rimasti in tabellone, potrebbe con un’altra vittoria entrare per la prima volta nei primi 10 del mondo (Anderson ha poi perso da Stanislas Wawrinka con il punteggio di 6-4 6-4 6-0, n.d.t).

Da diversi anni Anderson è una presenza fissa nei primi 20, ma questo ulteriore passaggio arriva un po’ a sorpresa. Nonostante l’aumento dell’età media complessiva del circuito e l’affermazione di Wawrinka come vincitore di più Slam, resta ancora difficile immaginare che un giocatore verso i trent’anni possa fare un salto in avanti in carriera di questa proporzione.

Per di più con un gioco che dipende dal servizio come quello di Anderson. Con un rovescio eccellente, non è un giocatore mono-dimensionale come John Isner, Ivo Karlovic e forse anche Milos Raonic. Nonostante questo è più facile associarlo a quel tipo di giocatori che a giocatori più orientati al gioco da fondo.

Nel tennis moderno, in assenza di un solido gioco alla risposta è molto difficile raggiungere posizioni di vertice. I tiebreak sono troppo simili a una lotteria per potervi fare affidamento nel lungo termine. Come ho scritto qualche mese fa a proposito di Nick Kyrgios, quasi nessun giocatore ha concluso la stagione tra i primi 10 vincendo meno del 37% dei punti alla risposta. Anderson ci è riuscito solo una volta, nel 2010. All’inizio degli US Open 2015, la sua percentuale era solamente del 34.2%.

Fino a questo momento della stagione 2015, l’unico giocatore tra i primi 10 con una frequenza inferiore di punti vinti alla risposta è Raonic, al 30.2%. Raonic è storicamente un’anomalia e, con il diminuire della percentuale di vittoria dei tiebreak da un quasi record del 75% lo scorso anno a un più tipico 51% quest’anno, il suo posto tra i primi 10 è in pericolo. In altre parole, il solo giocatore dal servizio robotico tra i primi 10 deve fare pesante affidamento sulla fortuna – o su un talento fuori dal comune, forse unico nei momenti chiave – per rimanere tra l’élite dello sport.

Anderson è un giocatore più completo di Raonic e riesce a vincere più punti alla risposta. È però ancora molto indietro al successivo peggior giocatore alla risposta tra i primi 10, cioè Wawrinka con il 36.7%. I 2.5 punti percentuali tra Anderson e Wawrinka rappresentano un divario importante, quasi un quinto dell’intero intervallo tra i migliori e i peggiori giocatori alla risposta del circuito.

Meno è efficace il gioco alla risposta, maggiore l’affidamento di un giocatore sul tiebreak per la vittoria del set, e questa è una delle spiegazioni del successo di Anderson nel 2015. Il 62% nei tiebreak (26 vinti e 16 persi) è, finora, la migliore percentuale della sua carriera, considerevolmente più alta della sua media del 54%. Di nuovo, sembra una differenza marginale, ma sottraendo tre o quattro tiebreak da quelli vinti non è più in finale al Queen’s Club o in procinto di giocare un quarto di finale a New York.

Sono davvero pochi i giocatori che sono stati capaci di rimanere tra i primi 10 per un tempo degno di nota affidandosi così massicciamente ai tiebreak vinti. Un’altra statistica utile per valutare questo aspetto è data dalla percentuale di set vinti al tiebreak sui set vinti in totale. All’inizio degli US Open 2015, appena sopra il 25% dei set vinti da Anderson è arrivato da vittorie al tiebreak. Dal 1991, solo quattro volte un giocatore ha tenuto una frequenza così alta e terminato poi la stagione tra i primi 10: Raonic nel 2014, Andy Roddick nel 2007 e 2009, Greg Rusedksi nel 1998.

Anzi, tra il 1991 e il 2004, solo 17 volte un giocatore è arrivato tra i primi 10 a fine stagione con un valore di questa percentuale superiore al 20%. Roddick è responsabile per cinque delle 17 volte e, quasi tutti a eccezione di Roddick all’apice, erano giocatori che si sono classificati fuori dai primi 5. Nell’ultima decade, si è verificato solo due volte, le stagioni di Wawrinka e Raonic nel 2014.

L’elemento positivo nel profilo statistico stagionale di Anderson è il miglioramento significativo della prima di servizio. Nel 2015 la frequenza di ace è sopra il 18%, rispetto al 2014 (e a una media in carriera) del 14%. La percentuale di punti vinti con la prima è salita al 78.8% dal 75.4% della scorsa stagione e da una media in carriera del 75.8%.

Si tratta di un grande passo avanti per Anderson e motivo per il quale è uno tra soli cinque giocatori sul circuito (insieme a Isner, Karlovic, Roger Federer e Novak Djokovic) a vincere più del 69% dei punti al servizio nel 2015. Per molti aspetti, le statistiche di Anderson sono simili a quelle di Feliciano Lopez – un altro giocatore che a lungo si è avvicinato a varcare la soglia dei primi 10 – il quale però non ha mai raggiunto il 68% dei punti vinti al servizio per un’intera stagione.

Fosse Anderson in grado di sostenere questo nuovo livello di efficienza al servizio, continuerà – come minimo – a beneficiare di un successo addizionale nei tiebreak. Una percentuale di tiebreak vinti maggiore del 54% mostrato in carriera da Anderson (sebbene probabilmente inferiore al 62% del 2015) lo manterrà tra i primi 15. Anche per i migliori al servizio però, i tiebreak sono spesso poco più di un lancio della monetina, e i giocatori non entrano tra i primi del mondo facendo affidamento al lancio della monetina.

Come testimoniato dal suo quarto di finale agli US Open 2015, Anderson si sta muovendo nella giusta direzione. È facile vederlo in un percorso che possa fargli terminare la stagione tra i primi 10. Per fare però il passo successivo sulla falsariga di un giocatore come Wawrinka, avrà bisogno di iniziare a servire come Andy Roddick all’apice o – forse ancora più difficile – migliorare decisamente il gioco alla risposta (Anderson finirà il 2015 al 12esimo posto, entrando per la prima volta a ottobre nei primi 10, al decimo posto. Il 2016 è stato un anno più complicato, terminato al 67esimo posto. Ha però nuovamente raggiunto i quarti di finale agli US Open 2017, con la possibilità di andare avanti nel torneo e migliorare il 32esimo posto della sua classifica attuale, n.d.t.).

Is Kevin Anderson Developing Into an Elite Player?