La stagione femminile 2017 ricorda molto l’inizio del 2003

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 18 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Uno dei temi più dibattuti della stagione 2017 è l’incertezza al vertice nel circuito femminile. Con diverse giocatrici dominanti temporaneamente inattive, come Serena Williams e Victoria Azarenka, e altre rientrate solo di recente o alle prese con infortuni, come Maria Sharapova e Petra Kvitova, si è presentata per le giovani promesse un’occasione d’oro per emergere definitivamente. Dei tredici tornei Premier e Slam, dieci hanno avuto una vincitrice diversa. Questo ha offerto agli appassionati numerosi spunti per provare a ipotizzare quale sia la prossima giocatrice che arriverà a fare proprio il circuito.

L’alternanza di vincitrici della prima metà di stagione spinge a chiedersi se si tratti effettivamente di uno dei periodi più rocamboleschi della storia del tennis femminile.

In continua presenza di partite i cui esiti sono fondamentalmente meno prevedibili, ci si può attendere che la causa sia un aumento del livello complessivo di competitività e una diminuzione nella solidità di rendimento. In altre parole, la differenza nella bravura tra due qualsiasi giocatrici di vertice è davvero ridotta, e più giocatrici hanno la possibilità di vincere i tornei a cui partecipano.

Visto che le valutazioni Elo riflettono il risultato di ogni partita, rappresentano un valido strumento per misurare la competitività e solidità del circuito nel tempo. L’immagine 1 mostra il livello competitivo in ogni istante dal 1990 a oggi delle prime 30 (all’incirca il numero delle teste di serie in uno Slam) (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

La competitività del circuito in un qualsiasi mese è data dalla differenza tra la più alta valutazione Elo e la trentesima. Più ridotta è questa differenza, maggiore è il livello competitivo espresso. Le evidenti fluttuazioni della curva sono generate dal susseguirsi di epoche nel circuito. Durante la metà degli anni ’90, quando il dominio di Steffi Graf era quasi totale, la competitività era minima. Un altra fase di basso livello competitivo è stata poi quella tra il 2001 e il 2002, quando Venus Williams, Lindsay Davenport e Serena Williams avevano messo insieme risultati eclatanti.

IMMAGINE 1 – Tendenze nel livello competitivo e nella solidità di rendimento delle prime 30 secondo le valutazioni Elo

In generale, la differenza si riduce nel tempo, a indicare – a partire dai primi anni 2000 – una tendenza di fondo verso una maggiore competitività. La fase attuale mostra un nuovo aumento del livello competitivo dopo un periodo, quello tra il 2011 e il 2014, in cui il differenziale tra valutazioni Elo si era allargato per merito, o a causa, dello strapotere di Serena.

Per valutare la solidità, ho analizzato il cambiamento medio della valutazione Elo di ciascun gruppo di 30 giocatrici nei sei mesi successivi. Un ampio cambiamento positivo segnala che le giocatrici di vertice stavano generalmente migliorando e vincendo più partite nel periodo considerato, mentre un cambiamento in negativo della stessa entità segnala una fase di declino delle giocatrici più forti.

L’ultimo valore del grafico si riferisce alla stagione 2017 e mostra che, nei sei mesi successivi, le giocatrici con le valutazioni Elo più alte a inizio periodo hanno avuto generalmente prestazioni inferiori alle attese, con un cambiamento medio negativo nelle valutazioni Elo di 20 punti.

Sono due dimensioni della prestazione complessiva del circuito che mostrano che il 2017 è stato a oggi un passaggio caratterizzato da un livello competitivo raramente visto negli ultimi trent’anni, con nuove giocatrici che si contendono i posti di vertice. Ci si aspetta che caratteristiche di questo tipo emergano quando il circuito è di fronte a un cambiamento della guardia.
Quale epoca passata è più simile a quella che appare in svolgimento nel 2017?

Dal 1990, la tendenza verso la quale sembra puntare maggiormente il 2017 è l’inizio della stagione 2003, che arrivava dopo diversi anni di bassa competitività in cui Venus e Davenport ammassavano trofei e seguiva un 2002 fenomenale di Serena. Il declino di quelle giocatrici aveva permesso ad altre, come Kim Clijsters e Justine Henin, di raggiungere il vertice della classifica e catturare l’immaginario collettivo.

Se il prossimo capitolo della WTA porterà un’analoga rivalità e livello di talento, non vedremo l’ora di vederla in campo.

The 2017 WTA Season Looking A Lot Like Early 2003

Jelena Ostapenko promette di diventare più della prossima Iva Majoli?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 14 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Vincere un torneo dello Slam da giovanissima – o nel caso della campionessa del Roland Garros 2017 Jelena Ostapenko da appena ventenne – è un’impresa eccezionale. Ma non è sempre garanzia di futura grandezza. Molte delle più grandi di tutti i tempi hanno lanciato la loro carriera vincendo titoli Slam a partire da vent’anni, ma ci sono tre giocatrici che hanno vinto il primo Slam a un’età simile a quella di Ostapenko e il cui successivo percorso funge da ammonimento in senso opposto: Iva Majoli, Mary Pierce e Gabriela Sabatini. Ciascuna di loro non era più grande di vent’anni e tre mesi quanto ha vinto il primo Slam e delle tre solo Pierce è riuscita a vincerne un secondo.

Va detto però che paragonare l’età di Ostapenko a quella di precedenti campionesse Slam non le rende giusto merito. Negli ultimi due decenni il tennis femminile è “invecchiato”: l’età media del tabellone di singolare al Roland Garros 2017 era di 25.6 anni, solo di pochi giorni più bassa del record stabilito al Roland Garros stesso e a Wimbledon lo scorso anno. Sono due anni in più dell’età media di una giocatrice attiva quindici anni fa, e quattro anni in più della media del tabellone di trent’anni fa. All’inizio del Roland Garros 2017, c’erano solo cinque giovanissime tra le prime 100 del mondo; alla fine del 2004, l’anno in cui Maria Sharapova e Svetlana Kuznetsova hanno vinto il loro primo Slam, ce n’erano quasi il triplo.

Per questo non sembra corretto raggruppare Ostapenko con le precedenti campionesse diciannovenni o ventenni. Invece, dovremmo considerare l’età relativa di Ostapenko – vale a dire la differenza con l’età media delle giocatrici in tabellone – che era inferiore rispetto alle altre di 5.68 anni. Nell’articolo in cui ho introdotto il concetto di età relativa, il termine di paragone era sulle semifinaliste Slam e, in ogni epoca, ci sono state diverse giocatrici che hanno raggiunto le semifinali per poi spegnersi nel proseguo della carriera con altrettanta rapidità. Non si può dire lo stesso delle giocatrici che invece hanno vinto uno o più Slam.

Negli ultimi trent’anni, solo due giocatrici hanno vinto uno Slam con un’età relativa superiore a quella di Ostapenko: Sharapova, più giovane di 6.66 anni rispetto al campo partecipazione degli US Open 2004 e Martina Hingis, che ha realizzato tre quarti di Slam nel 1997 a sedici anni, cioè tra i 6.3 e i 6.6 anni più giovane del tabellone. Nelle prime cinque di questa speciale classifica figurano giocatrici che danno ulteriore peso all’esclusività del gruppo in cui si trova Ostapenko, tra cui Monica Seles (5.29 anni più giovane al Roland Garros 1990) e Serena Williams (5.26 anni più giovane agli US Open 1999).

Ognuna di queste quattro giocatrici ha poi raggiunto anche il numero 1 della classifica mondiale e vinto almeno cinque Slam, una previsione eccessivamente ottimistica per Ostapenko che, anche dopo aver vinto a Parigi, rimane fuori dalle prime 10. In quanto a età relativa, Majoli, Pierce e Sabatini non sono un grande termine di paragone, visto che Majoli e Pierce erano solo di 3 anni più giovani della media del tabellone e Sabatini solo di 2 anni più giovane. In confronto, Garbine Muguruza era più giovane di 2 anni e mezzo rispetto alla media del tabellone quando ha vinto il Roland Garros 2016 all’età di 22 anni.

C’è una conclusione? Purtroppo non ho una risposta definitiva e probabilmente non riusciremo ad averne una per molti anni. Per la maggior parte dell’era Open, fino a circa dieci anni fa, l’età media sul circuito femminile ha oscillato tra i 21 e i 23 anni. Quindi, per la popolazione aggregata delle prime vincitrici di uno Slam, l’età effettiva e quella relativa sono altamente correlate. È solo nell’ultima decade che i numeri hanno iniziato a divergere significativamente, per merito di diverse campionesse debuttanti. Dobbiamo ancora vedere che tipo di evoluzione prenderà la carriera di Ostapenko e Muguruza, e forse anche quella di Victoria Azarenka e Petra Kvitova. Al fine di testare l’ipotesi serve un campione più grande per cui ci sarebbe bisogno di altre giovanissime prime vincitrici di Slam, che potrebbero emergere quando Sharapova e Williams si sono ritirate.

Is Jelena Ostapenko More Than the Next Iva Majoli?

I debutti tra finalisti nei tornei Slam

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 10 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Ci sono molte “prime” per la ventenne Jelena Ostapenko nella finale del Roland Garros 2017. Con solo otto partecipazioni a tornei Slam, non è mai andata oltre il quarto turno. La sua avversaria, Simona Halep, ha già giocato una finale al Roland Garros, perdendo nel 2014 contro Maria Sharapova, ma condivide con Ostapenko il fatto che si tratti della loro prima partita.

Solitamente, le finali Slam sono riservate a un ristretto gruppo di giocatrici (e giocatori), che tendono a giocare una contro l’altra molto frequentemente. Dal 1980, le finaliste Slam avevano giocato in precedenza una media di 12 volte. Le due veterane finaliste degli Australian Open 2017, Serena Williams e Venus Williams, avevano giocato ben 27 volte prima della partita di Melbourne.

Questo rende il debutto tra Halep e Ostapenko inusuale, ma non del tutto inedito. La finale del Roland Garros 2012 è stata la prima partita tra Sharapova e Sara Errani (dopo la quale hanno giocato altre cinque volte). Complessivamente, negli ultimi 35 anni ci sono stati cinque debutti in una finale Slam, come mostrato nella tabella.

Slam       Vincitrice    Finalista               
2012 RG    Sharapova     Errani         
2009 US    Clijsters     Wozniacki  
2007 W     V. Williams   Bartoli      
1988 RG    Graf          Zvereva

(Probabilmente ce ne sono state altre prima, ma ci sono diverse partite mancanti a metà degli anni ’70 nel mio database, quindi non posso esserne certo.)

In tutti questi casi, la giocatrice più navigata ha battuto quella emergente, aspetto che fa ben sperare per Halep (la quale ha però perso con il punteggio di 6-4 4-6 3-6, n.d.t.). Di converso, Halep è indietro rispetto alle altre vincitrici, tutte già campionesse Slam prima delle finali nell’elenco.

Nel circuito maschile i debutti tra finalisti nei tornei Slam sono più frequenti, anche se sono passati quasi dieci anni dall’ultima volta. Ed è probabile che per la prossima aspetteremo ancora a lungo. Rafael Nadal e Stanislas Wawrinka giocheranno contro per la 19esima volta, e dei possibili 45 accoppiamenti tra i primi 10, solo Kei Nishikori e Alexander Zverev non hanno mai giocato tra loro. L’accoppiamento immediatamente più alto in classifica senza uno scontro diretto è quello tra Andy Murray e Jack Sock che, pensandoci bene, potrebbe essere un’interessante finale il mese prossimo a Wimbledon.

L’ultimo debutto su un palco così importante è stata la finale degli Australian Open 2008, tra Novak Djokovic e Jo Wilfried Tsonga. Si è trattata dell’ottava volta negli ultimi 35 anni, come mostrato nella tabella.

Slam       Vincitore    Finalista                
2008 AO    Djokovic     Tsonga   
2003 US    Roddick      Ferrero  
1997 RG    Kuerten      Bruguera       
1997 AO    Sampras      Moya          
1996 W     Krajicek     Washington   
1986 RG    Lendl        Pernfors      
1985 W     Becker       Curren         
1984 AO    Wilander     Curren

Prima del 1982, molti debutti avvenivano agli Australian Open, che a quel tempo erano soliti avere un tabellone più debole degli altri Slam. Ad esempio, la finale del 1979 fu giocata tra Guillermo Vilas e John Sadri. Se Vilas si è poi attestato tra i grandi di sempre, Sadri non è mai andato oltre il quarto turno in tutti gli Slam in cui ha partecipato, dove avrebbe potuto giocare più spesso con Vilas.

Una cosa sembra certa: non sarà l’ultima partita tra Halep e Ostapenko. Tutti gli accoppiamenti presenti nell’elenco hanno giocato almeno una volta dopo la loro finale Slam e, con l’eccezione di Mats Wilander contro Kevin Curren, tutti hanno giocato almeno altre due volte. Halep ha solo 25 anni, quindi se rimane al vertice e Ostapenko continua a scalare la classifica, potrebbe essere un accoppiamento analogo a quello tra Steffi Graf e Natalia Zvereva, che hanno giocato altre venti volte dopo la finale del Roland Garros 1988. La perdente della finale 2017 vorrà però evitare il destino di Zvereva: di quelle venti partite infatti ne ha vinta una sola.

First Meetings in Grand Slam Finals

Le giocatrici migliori al Roland Garros 2017

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 10 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Manca poco alla finale femminile del Roland Garros 2017. Dopo 126 partite, Simona Halep, 25 anni, e Jelena Ostapenko, 20 anni, sono le ultime due giocatrici rimaste in tabellone. Chiunque vinca, sarà campionessa di Parigi per la prima volta e vincerà il suo primo torneo Slam.

Diversi aspetti rendono l’accoppiamento della finale sorprendente. Halep è la testa di serie numero 3, ma c’erano diversi dubbi sulle sue condizioni e sulla sua resistenza alla vigilia del torneo, visto il pesante infortunio alla caviglia subito a Roma solo qualche giorno prima dell’inizio del primo turno. Ostapenko invece non è tra le teste di serie e non ha mai vinto un titolo del circuito maggiore. Ipotizzare che un giovane talento emergente raggiungesse una finale a soli due anni dopo la prima apparizione in un tabellone principale Slam avrebbe richiesto spiccate doti di chiaroveggenza.

Se nel primo giorno di partite al Roland Garros la probabilità di una finale tra queste due giocatrici era piuttosto remota, non c’è dubbio alcuno che abbia richiesto a entrambe qualità e dedizione straordinarie per raggiungere una pietra miliare delle rispettive carriere. In quest’analisi, voglio ripercorrere le migliori prestazioni femminili al Roland Garros con attenzione speciale al rendimento di Halep e Ostapenko.

Giocatrici migliori al servizio e alla risposta

Come mostrato nell’immagine 1 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.), dal primo turno alle semifinali, il rendimento al servizio vede Halep con una media del 62% di punti vinti e Ostapenko poco dietro con il 61.4%. Alla risposta, la differenza è sempre molto ravvicinata, con Halep in leggero vantaggio con una media del 55.1%, rispetto al 54.6% di Ostapenko. È utile ricordare che è possibile confrontare questi numeri anche di fronte a percorsi differenti delle due giocatrici perché si tratta di valori che tengono in considerazione la bravura al servizio e alla risposta di ogni avversaria affrontata.

IMMAGINE 1 – Rendimento al servizio e alla risposta (aggiustato per avversaria)

È interessante come Halep abbia incrementato la sua prestazione al servizio negli ultimi quattro turni, mentre Ostapenko sia rimasta abbastanza stabile, se si esclude il secondo turno in cui ha sconfitto Monica Puig con un rendimento estremamente efficiente. Per quanto riguarda il gioco alla risposta, durante la prima settimana di competizioni non c’è stata praticamente alcuna differenza. Nelle ultime due partite, Halep ha mostrato del cedimento, e questo potrebbe metterla in difficoltà in finale se la tendenza si mantiene tale.

Come mostrato nelle tabelle, il rendimento cumulato al servizio e alla risposta vede Halep e Ostapenko rispettivamente al secondo e terzo posto per il torneo. Il fatto che nessuna giocatrice sia riuscita a classificarsi nella stessa posizione in entrambe le categorie rende la stabilità della prestazione di Halep e Ostapenko ancora più impressionante.

Per arrivare alla finale, sia Halep che Ostapenko hanno dovuto affrontare avversarie molto combattive. Le ultime due partite di Halep sono andate al terzo set. Ostapenko è andata al set decisivo in quattro delle 6 partite, tra cui il primo turno e gli ultimi tre turni. Inevitabilmente, partite così equilibrate rendono ogni punto più critico e il livello di prestazione sui punti più importanti fondamentale.

Le statistiche sui momenti chiave si concentrano sul rendimento nei punti più importanti. La prestazione al servizio e alla risposta di Halep e Ostapenko in questo senso aggiunge una dimensione interessante a quanto mostrato dalle statistiche complessive per le due giocatrici. Come mostrato dall’immagine 2, sotto pressione al servizio, Halep si è distanziata da Ostapenko, con una media nei momenti chiave del 61.3%, rispetto al 55.5% di Ostapenko. Invece, sotto pressione alla risposta è Ostapenko che ha un vantaggio rispetto a Halep, con una media nei momenti chiave del 52.1% rispetto al 51.6% di Halep.

IMMAGINE 2 – Tendenze nei momenti chiave delle due finaliste

Dall’analisi di ciascuna partita, possiamo osservare che negli ultimi turni Halep ha dominato al servizio nei momenti chiave e Ostapenko ha fatto lo stesso alla risposta. Questo rende la loro partita un confronto tra abilità: se il punteggio sarà equilibrato, non siamo ora in grado di dire chi manterrà il livello migliore al servizio e alla risposta nei momenti chiave.

French Open WTA Leaders

Simona Halep e le rimonte dopo aver annullato uno o più match point

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’8 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Durante il quarto di finale al Roland Garros 2017 tra Elina Svitolina e Simona Halep, Svitolina è arrivata ad avere un vantaggio insormontabile di 6-3 5-1. In quel momento, le sue probabilità di vittoria erano – a seconda dei numeri utilizzati per il calcolo – tra il 97 e il 99%. Halep ha però poi rimontato fino al 5-5, e nel tiebreak del secondo set Svitolina si è ritrovata sul 6-5, a un punto dalla partita. Halep ha annullato il match point, vinto il tiebreak e chiuso con facilità 6-0 al terzo.

È facile trovare una storia per una sequenza di eventi come questa: dopo aver gettato due importanti situazioni di vantaggio, Svitolina si è smarrita e la vittoria del terzo da parte di Halep era praticamente una formalità. Forse è andata proprio così. È impossibile verificarlo sulla base di una sola partita, ma non è esattamente la prima volta in cui una giocatrice non è riuscita a chiudere la partita ed è dovuta ripartire da zero nel terzo set.

Anche senza un match point annullato, la giocatrice che vince il secondo set ha un leggero vantaggio all’inizio del terzo. Nelle partite di singolare femminile Slam di più degli ultimi sei anni, la giocatrice che ha vinto il secondo set ha poi vinto anche il terzo il 51.3% delle volte. Se invece il secondo set è terminato al tiebreak, la vincitrice ha poi vinto il terzo set il 43.7% delle volte. Anche se può sembrare controintuitivo, rifacciamoci alle nostre conoscenze su quel tipo di set. La vincitrice del secondo set è riuscita a vincerlo a fatica (al tiebreak), mentre la sua avversaria, spesso, ha vinto il primo set più largamente. Il vantaggio psicologico è di aiuto, ma da solo non è in grado di compensare l’eventuale ampia differenza in termini di bravura.

Esaminiamo più da vicino il caso specifico dei match point salvati nel secondo set. Grazie ai dati resi disponibili da IBM sui siti internet degli Slam tramite Pointstream, abbiamo la successione punto per punto della maggior parte delle partite di singolare Slam dal 2011 (solitamente quelle mancanti sono le partite giocate su campi dove non è previsto il sistema di moviola Hawk-Eye e su alcuni dei campi più piccoli del Roland Garros). Si tratta di più di 2600 partite. In poco più di 1700, una delle due giocatrici ha avuto un match point nel secondo set. Più del 97% delle volte, la giocatrice poi è riuscita a vincere la partita – avendo bisogno in media di 1.7 match point – evitando di dover giocare il set decisivo.

Rimangono quindi 45 partite in cui una giocatrice ha avuto un match point nel secondo set non sfruttato ed è stata costretta ad andare al terzo set. È un campione ridotto e non spiega a tutti gli effetti la sequenza di eventi vista in precedenza, con un crollo nel set finale. Il 60% delle volte – vale a dire 27 partite delle 45 – la giocatrice che non è riuscita a chiudere con il match point nel secondo set, come Svitolina, ha poi perso anche il terzo set, con un punteggio in molti casi netto: in 5 delle 27 partite si è verificato un 6-0 (compreso il quarto di finale con Halep) e il punteggio medio è stato 6-2. Mai un terzo set è andato oltre 6-4.

Anche nelle altre 18 partite – cioè il 40% delle volte in cui la giocatrice con il match point non sfruttato al secondo set si è poi ripresa vincendo il terzo – ci sono stati set piuttosto a senso unico. Infatti, la giocatrice che ha poi perso il terzo set è riuscita a fare in media solo 2.3 game, e anche qui mai meglio di 6-4.

Di fronte a così poche partite, non sembra ragionevole concludere che un margine 60/40 possa essere considerato una legge universale nel tennis. Tuttavia, rappresenta una prova del fatto che le giocatrici non necessariamente crollano dopo aver mancato un match point per una vittoria in due set. Non vi è certezza che quello che è successo a Svitolina possa accadere di nuovo nella prossima partita.

Simona Halep and Recoveries From Match Point Down

Jelena Ostapenko e i risultati eclatanti negli Slam delle giovani promesse

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 7 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Sarà un grande giorno giovedì 8 giugno per Jelena Ostapenko: festeggerà il 20esimo compleanno giocando il suo primo quarto di finale in uno Slam.

Una o due generazioni fa, un risultato così eclatante all’età di vent’anni avrebbe a malapena ottenuto un plauso. Verso la fine degli anni ’90, il tennis femminile era dominato dalle giovani e dalle poco più che giovani: sia Serena Williams che Martina Hingis avevano vinto tornei dello Slam prima di compiere vent’anni, e Venus Williams il suo primo Slam qualche giorno dopo aver iniziato la terza decade. E non si trattava nemmeno di talenti giovanili che si presentano una volta in una generazione: la diciannovenne Iva Majoli aveva vinto uno Slam, e Mirjana Lucic, Jelena Dokic, e Anna Kournikova avevano raggiunto le semifinali prima di diventare maggiorenni.

I tempi sono però cambiati. L’ultima campionessa adolescente di uno Slam è stata Maria Sharapova nel 2006, e un’adolescente non si è presentata più in finale da quando Caroline Wozniacki ci è riuscita nel 2009. Da allora, solo quattro giocatrici – Ostapenko, Sloane Stephens, Eugenie Bouchard e Madison Keys – hanno raggiunto semifinali Slam prima di compiere vent’anni (per maggiore facilità, calcolo l’età delle giocatrici alla data di inizio del torneo, quindi Ostapenko ha di fatto 19 anni ai fini di questa argomentazione).

Qualsiasi sia la statistica che vi viene in mente, il tennis sta invecchiando. Nel 1990, l’età media delle giocatrici presenti nel tabellone del singolare al Roland Garros era di 21.8 anni. Nel 2000 era salita a 23.5 anni. Quest’anno, l’età media all’inizio del torneo era di 25.6 anni, appena inferiore al record del 2016 – raggiunto al Roland Garros e a Wimbledon – di 25.7 anni. Le veterane rimangono attive più a lungo e serve più tempo alle giocatrici emergenti per sviluppare il gioco necessario a competere sul circuito maggiore.

È arrivato dunque il momento di rivedere l’idea secondo la quale un risultato eclatante si qualifichi come tale. Vent’anni fa, il debutto in semifinale di una diciannovenne rappresentava senza dubbio un ottimo piazzamento per la giocatrice stessa, ma non veniva considerato nulla di sconvolgente. Oggi, è un evento che si verifica una volta ogni due anni e pone la giocatrice tra un ristretto gruppo di colleghe. Anche se Stephens e Bouchard hanno subito un forte calo, rimangono (insieme a Keys) tra le giovani più promettenti.

Per quantificare il risultato di Ostapenko, consideriamo la sua età rispetto alla media di tutte le giocatrici del tabellone principale, valutando la semplice differenza tra questi due numeri. Ostapenko è di 5.68 anni più giovane della giocatrice media al Roland Garros 2017, e questo la rende la settima più giovane semifinalista (rispetto alle partecipanti) di uno Slam dal 2000:

Slam      Più giovane SF  Età    Età media  Diff  
2004 W    Sharapova       17.17  24.17      7.00  
2006 RG   Vaidisova       17.10  23.63      6.53  
2000 W    Dokic           17.21  23.69      6.48  
2005 W    Sharapova       18.17  24.45      6.28  
2005 AO   Sharapova       17.75  23.99      6.24  
2007 AO   Vaidisova       17.73  23.48      5.75  
2017 RG   Ostapenko       19.97  25.65      5.68  
2001 RG   Clijsters       17.97  23.62      5.65  
2005 USO  Sharapova       18.36  23.78      5.42  
2015 AO   Keys            19.92  25.33      5.41

Solo tre giocatrici – Sharapova, Dokic e Nicole Vaidisova – hanno raggiunto una semifinale Slam in questo secolo a un’età così giovane rispetto al resto del tabellone.

C’è da dire che nomi come Dokic e Viadisova non rappresentano il paragone più incoraggiante per un talento emergente. Entrambe hanno raggiunto le prime 10, ma non hanno mai giocato una finale Slam. E il passato della WTA è pieno di giovani promesse che non si sono poi completamente realizzate.

Eppure, se una tra le giovani giocatrici di oggi volesse arrivare a essere tra le grandi, dovrebbe iniziare a collezionare titoli già adesso. È difficile costruire una carriera da Hall of Fame senza aver vinto qualche torneo importante appena superata la soglia dei vent’anni. Da questo punto di vista, Madison Keys si è messa in evidenza: questa settimana, Ostapenko ha fatto la stessa cosa.

Jelena Ostapenko and Teenage Slam Breakthroughs

Sui punti più importanti, i colpi si accorciano

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 2 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nonostante il nome, gli errori non forzati possono avere un lato positivo. In alcune partite, la giusta tattica prevede un gioco più aggressivo e, per colpire più vincenti, la maggior parte delle giocatrici (o giocatori) commette anche più errori. Contro alcuni avversari, aumentare il conto dei non forzati – sempre bilanciato da un incremento nei vincenti o in altri colpi a chiusura favorevole del punto – potrebbe essere l’unico modo per vincere.

La settimana scorsa, ho mostrato che uno dei motivi dell’uscita al primo turno di Angelique Kerber al Roland Garros 2017 è stato il numero inusitato di errori nei momenti più importanti. Come sottolineato da Carl Bialik nel nostro ultimo podcast, non è però tutto qui. Se Kerber infatti avesse giocato in modo più aggressivo nei punti più importanti – una delle possibili cause per l’aumento del numero di errori – anche la sua frequenza di vincenti sarebbe potuta essere più alta. Con un punteggio di 6-2 6-2 in suo sfavore, è difficile pensare che Kerber abbia realizzato più vincenti di non forzati, come infatti non è stato. L’ipotesi di Bialik rimane però valida e vale la pena di sottoporla all’esame numerico.

Per farlo, ricapitoliamo i dati a disposizione: 500 partite di singolare femminile degli ultimi quattro Slam e le partite dei primi quattro turni del Roland Garros 2017. Misurando l’importanza di ciascun punto, siamo in grado di determinare la leva (LEV) media di ogni punto in ogni partita, insieme alla LEV media dei punti che sono terminati con un errore non forzato o con un vincente. Nell’analisi precedente, ho trovato che gli errori non forzati di Kerber nella sua sconfitta al primo turno avevano una LEV media del 5.5%, rispetto a una LEV del 3.8% di tutti gli altri punti. Per lo scopo di questa analisi, utilizziamo la LEV media come parametri di riferimento: la LEV media di 5.5% degli errori non forzati risulta essere maggiore anche della LEV media del 4.1% di tutta la partita.

Per quanto riguarda i vincenti? I 15 vincenti di Kerber sono arrivati su punti con una LEV media del 3.9%, inferiore alla media della partita. Il caso è dunque chiuso: sui punti più importanti, Kerber aveva più probabilità di commettere un errore e meno probabilità di colpire un vincente.

Sull’intero campione, le giocatrici commettono più errori e tirano meno vincenti nei momenti cruciali, ma solo in misura lieve. I punti che terminano con un errore sono circa l’1% più importanti della media (in percentuale e non in termini di punti percentuali, quindi 4.14% invece di 4.1%), mentre i punti che terminano con un vincente sono circa il 2% meno importanti della media. Nei momenti più significativi, le giocatrici aumentano la frequenza dei vincenti circa il 39% delle volte, e migliorano il rapporto vincenti su non forzati circa il 45% delle volte. Questo a dire che si osserva un effetto a livello di circuito sui punti più importanti, ma di ordine piuttosto ridotto.

Naturalmente, la sconfitta di Kerber al primo turno non è indicativa del modo in cui ha giocato, in generale, negli Slam. Nell’articolo della settimana scorsa, ho citato le quattro giocatrici che sono meglio riuscite a ridurre gli errori nei punti più importanti: Kerber, Agnieszka Radwanska, Timea Bacsinszky, e Kiki Bertens. Sia Kerber che Radwanska hanno colpito meno vincenti sui punti importanti, ma Bacsinszky e Bertens hanno trovato la giusta combinazione, colpendo qualche vincente in più all’aumentare della pressione. Tra le giocatrici con più di 10 partite Slam giocate dal Roland Garros 2016, Bacsinszky è l’unica a colpire sui punti più importanti un numero maggiore di vincenti rispetto a non forzati più del 75% delle volte.

Rispetto alle sue colleghe, la tattica di Kerber nei momenti che più contano è incredibilmente passiva. La tabella riepiloga le 21 giocatrici per cui ho a disposizione dati su almeno 13 partite. La colonna “Ind NF” (indice errori non forzati) è simile alla statistica usata in precedenza, e mette a confronto l’importanza media dei punti che terminano con errori con i punti medi: la colonna “Ind V” (indice vincenti) esprime lo stesso rapporto, ma per i punti che terminano con vincenti, e la colonna “In V+NF” si riferisce – si può immaginare – a una combinazione (ponderata) dei due valori, che serve come estrema approssimazione di una tattica aggressiva sui punti importanti, per la quale valori inferiori a 1 indicano un approccio più passivo di quello tipico di una giocatrice e valori superiori a 1 il contrario.

Giocatrice      Partite  Ind NF  Ind V  Ind V+NF   
Kerber          20       0.92    0.85   0.88  
Cornet          13       0.92    0.87   0.94  
Radwanska       17       0.91    0.95   0.95  
Halep           19       0.93    0.94   0.95  
Stosur          13       0.95    0.98   0.96  
Bacsinszky      14       0.89    1.02   0.97  
Svitolina       15       1.02    0.95   0.97  
Pliskova        18       0.97    0.98   0.97  
Wozniacki       14       0.93    1.00   0.97  
Konta           13       1.00    0.97   0.98  
Garcia          14       0.94    1.02   0.98  
Kuznetsova      17       0.96    0.98   0.99  
Muguruza        20       1.02    0.94   0.99  
V. Williams     25       1.00    0.97   0.99  
Vesnina         13       0.96    1.03   0.99  
Pavlyuchenkova  15       1.03    0.99   0.99  
Vandeweghe      13       1.08    0.95   1.01  
Keys            13       1.01    1.02   1.01  
S. Williams     27       0.99    1.05   1.02  
Suarez Navarro  14       1.00    1.14   1.05  
Cibulkova       14       1.11    1.03   1.07

Il valore combinato di Kerber la separa dal resto del gruppo. I suoi colpi a chiusura del punto – sia vincenti che errori, ma specialmente vincenti – si verificano sproporzionatamente sui punti meno importanti, e l’effetto complessivo ha un valore doppio di quello di Alize Cornet, la giocatrice immediatamente dietro Kerber in quanto a passività nei momenti più importanti. Tutte le altre giocatrici ottengono valori così vicini alla neutralità (valore 1), che eviterei di trarre qualsiasi conclusione sulla loro tattica nei punti a maggiore pressione.

Anche quando Kerber vince, ci riesce con un’efficace fase di difesa nei punti chiave. Nelle ultime 20 partite Slam, solo in due occasioni ha colpito vincenti su punti particolarmente importanti (casualmente, una di queste due partite è stata la finale degli US Open 2016). In generale, il suo stile di gioco più passivo funziona e le ha permesso di vincere 16 delle partite considerate. Ma un tennis basato sulla difesa non lascia troppo spazio per errori, metaforicamente e letteralmente. Nonostante fosse una tattica da tempo codificata, una scarsa esecuzione le è costata la sconfitta contro Makarova.

Smaller Swings In Big Moments

Ripensare l’assegnazione delle teste di serie per il singolare femminile del Roland Garros

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 3 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Sono bastati pochi giorni di partite del tabellone di singolare al Roland Garros 2017 per alimentare il dibattito sull’imprevedibilità del circuito femminile per la stagione in corso. Solo 9 delle 32 teste di serie sono approdate al terzo turno, 23 in meno di quanto ci si attendesse. Sono numeri che hanno spinto il sito tennis.com a parlare di tabellone “decimato”.

Prima dell’inizio del torneo, ho ipotizzato che una delle cause per l’evidente situazione di caos nel circuito femminile fosse il cattivo funzionamento della classifica ufficiale. Con un sistema basato sull’accumulo di punti anziché sulla facoltà predittiva dei risultati delle partite, l’assegnazione delle teste di serie per i tornei del 2017 è stata ripetutamente soggetta a meccanismi difettosi che hanno condotto a una percezione esagerata sull’incapacità delle giocatrici più forti di tenere fede alle attese riposte su di loro.

In replica a questa ipotesi, Jeff Sackmann di TennisAbstract ha sottolineato che, se da un lato la classifica WTA storicamente ha prodotto risultati inferiori a sistemi di valutazione alternativi come Elo (e specialmente Elo specifico per superficie), dall’altro qualsiasi metodo quest’anno avrebbe fatto fatica. Si è infatti assistito a una diminuzione generalizzata dei rendimenti predittivi della classifica e di sistemi più probabilistici, a indicazione che il 2017 è diventato sempre meno pronosticabile.

Anche se la classifica ha contribuito a dare l’impressione di un circuito femminile sottosopra, non è l’unico fattore. Sackmann suggerisce infatti che potremmo essere di fonte a un periodo di transizione per il circuito femminile, nel quale la nuova generazione sta cercando di emergere in un contesto in cui il futuro delle giocatrici precedentemente dominanti, come Serena Williams e Victoria Azarenka, è incerto.

Se effettivamente si è in presenza di una fase di transizione, allora il modo in cui consideriamo lo storico nelle prestazioni delle giocatrici potrebbe essere particolarmente cruciale per fare pronostici. Se alcune giocatrici si trovano in un momento di grande ascesa mentre altre sono nel mezzo di un periodo di calo considerevole, il rendimento di 12 mesi fa o anche di 6 mesi fa potrebbe avere poco valore nel definire oggi le nostre attese.

Mi è venuta quindi la curiosità di andare a vedere quanto le attese di vittoria per la stagione corrente varierebbero in funzione del periodo temporale di partite passate considerato. Ho quindi calcolato un Elo per superficie, o sElo, e le relative teste di serie che ne deriverebbero per il Roland Garros 2017 utilizzando quattro diversi intervalli temporali di partite passate: 12, 9, 6 e 3 mesi. L’immagine 1 mostra i risultati per tutte le giocatrici che sono entrate nelle prime 32 in almeno uno dei periodi considerati (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Andamento in termini di stabilità nelle valutazioni Elo delle teste di serie femminili al Roland Garros per intervalli temporali considerati

Se durante l’ultimo anno la bravura di una giocatrice è rimasta costante, dovremmo aspettarci un grafico con linee piatte per ognuna di esse. In realtà però, le linee che osserviamo sono tutt’altro che piatte: in termini di teste di serie, il cambiamento mediano per giocatrice da un periodo all’altro è stato di 4 posizioni. Solo otto giocatrici hanno mantenuto una buona stabilità nel livello di rendimento a prescindere dalla durata considerata, tra cui Elina Svitolina, Kristina Mladenovic, Simona Halep e Venus Williams.

L’immagine 2 mostra le 32 teste di serie che sarebbero state selezionate per il Roland Garros se si fosse utilizzato il sistema sElo per ciascuno dei quattro periodi di tempo. L’ultima colonna invece riporta la testa di serie ufficiale del torneo. Le giocatrici che sono ancora in tabellone alla stesura di questo articolo sono evidenziate in verde.

È interessante notare come sElo si discosti in misura importante rispetto all’assegnazione ufficiale delle teste di serie, a prescindere dal periodo di tempo considerato. Lo si nota specialmente per la testa di serie numero 1, che in nessun caso viene assegnata ad Angelique Kerber ma per ben tre volte a Svitolina.

Rispetto alle prime 8 teste di serie, il risultato migliore in questa fase è forse ottenuto dalla valutazione Elo a 3 mesi, con 6 delle 8 teste di serie ancora in tabellone e con Laura Siegemund una delle due assenti per via di un infortunio che ne ha impedito la partecipazione. Il fatto che una metodologia predittiva che considera solo i risultati degli ultimi 3 mesi abbia un margine – per quanto minimo – sulle altre, è ulteriore indicazione della volatilità di prestazioni sul circuito femminile nella stagione in corso.

IMMAGINE 2 – Selezione delle teste di serie con sistema sElo rispetto agli intervalli di tempo considerati

Rethinking Women’s French Open Seedings

Gli errori non forzati e nei momenti sbagliati di Angelique Kerber

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’1 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Non è un anno facile per Angelique Kerber. Nonostante il primo posto della classifica mondiale e la testa di serie numero 1 nel tabellone del Roland Garros, ha perso al primo turno da Ekaterina Makarova, fuori dalle teste di serie. Con un punteggio di doppio 6-2, è una sconfitta che sarà sempre considerata in modo netto: oltre al danno, anche la beffa.

Andrea Petkovic, connazionale di Kerber, ha espresso la sua diagnosi, dicendo che Kerber sta semplicemente mancando di fiducia in questo momento e che, nonostante il punteggio severo, chiunque s’intenda un minimo di tennis ha notato i suoi errori nei momenti importanti dovuti proprio ad assenza di fiducia, errori che l’anno scorso non commetteva.

Si tratta di una possibile interpretazione di un’analisi frequente: una giocatrice perde perché non ha retto la pressione dei punti più importanti. Anche se questo probabilmente non considera tutti i problemi avuti da Kerber durante la partita – Makarova ha comunque vinto 72 punti rispetto ai 55 di Kerber – è vero che i punti più importanti generano un effetto sproporzionato sull’esito finale. Per ogni giocatrice che spreca dozzine di palle break ma riesce comunque a vincere la partita, ce ne sono altre che crollano nei passaggi cruciali e finiscono per perdere.

Questo insieme di teorie – vale a dire che una giocatrice gioca meglio o peggio nei momenti importanti – può essere sottoposto a valutazione numerica. L’estate scorsa ad esempio ho illustrato come la sconfitta di Roger Federer a Wimbledon 2016 contro Milos Raonic era in parte attribuibile al suo inferiore livello di gioco nei momenti più importanti. Si può fare lo stesso con la sconfitta di Kerber al primo turno a Parigi.

È utile spiegare il procedimento. Una volta calcolata la probabilità di ciascuna giocatrice di vincere la partita prima di ogni punto, possiamo misurare ogni punto in termini di importanza, che preferisco chiamare leva o LEV, che quantifica l’impatto eventuale del singolo punto sull’esito della partita. Sul 3-0, 40-0 l’impatto è praticamente nullo. Sul 3-3, 40-AD nel set decisivo, potrebbe essere anche superiore al 10%. Considerando tutte le partite di un torneo, la LEV media è nell’intervallo tra il 5% e il 6%.

Se Petkovic ha ragione, troveremo che la LEV media degli errori non forzati di Kerber era maggiore che su altri punti (non ho tenuto conto dei punti diretti al servizio, visto che nessuna giocatrice ha avuto la possibilità di commettere un errore non forzato). Naturalmente, i 13 errori non forzati su colpi a rimbalzo di Kerber (quindi escludendo i doppi falli) hanno avuto una LEV media del 5.5%, rispetto al 3.8% dei punti che sono terminati in altri modi. I suoi punti terminati con un errore non forzato sono stati più importanti del 45% di quelli terminati diversamente.

Vediamo come si pone questo risultato. Tra le 86 giocatrici per cui sono disponibili informazioni punto per punto sugli errori non forzati del primo turno del tabellone di singolare femminile (i dati arrivano dal sito del Roland Garros, vengono poi aggregati dopo ogni Slam e sono qui consultabili), dieci hanno scelto un momento peggiore di Kerber per commettere un errore.

Magdalena Rybarikova è stata la più estrema: i suoi 8 errori non forzati contro Coco Vandeweghe sono arrivati in punti importanti più del doppio, in media, rispetto agli altri punti della partita. Sette tra le dieci giocatrici con pessimo tempismo hanno perso poi la partita e altre due, Agnieszka Radwanska e Marketa Vondrousova, hanno commesso così pochi errori (rispettivamente tre e quattro) da essere ininfluenti. Solo Dominika Cibulkova, i cui 15 errori sono arrivati in momenti sbagliati quasi quanto quelli di Kerber, è riuscita ad avanzare al secondo turno nonostante non abbia retto alla pressione dei momenti più importanti.
Un’altra considerazione per dettagliare il contesto: gli errori non forzati sono distribuiti equamente su tutti i livelli di LEV. D’istinto potremmo pensare al contrario, cioè richiamare in memoria molto più facilmente errori non forzati nei momenti di maggiore pressione, ma i numeri non lo confermano. Quindi, gli errori con pessimo tempismo di Kerber si mantengono tali anche se messi a confronto con la media del circuito.

E arrivano nei momenti sbagliati anche rispetto alle sue recenti prestazioni negli Slam, come lasciato intendere anche da Petkovic dicendo che erano errori che l’anno scorso Kerber non commetteva. Nelle 19 partite giocate nei precedenti quattro Slam (dal Roland Garros 2016), gli errori non forzati sono arrivati in punti che erano importanti l’11% in meno di quelli in cui non ci sono stati errori non forzati. Gli errori di Kerber l’hanno portata a perdere punti relativamente più importanti in cinque delle 19 partite e, anche in quelle cinque, il rapporto tra la LEV dei punti terminati con errori non forzati e la LEV dei punti terminati diversamente non è mai andato oltre il 31% della partita contro Lesia Tsurenko agli Australian Open, che è comunque migliore a quella della sconfitta al primo turno al Roland Garros.

Su così tante partite, una differenza dell’11% è rilevante. Delle trenta giocatrici di cui sono disponibili dati punto per punto sugli errori non forzati in almeno otto partite dei quattro Slam precedenti, solo tre sono riuscite a commettere errori non forzati in momenti meno importanti. Radwanska è in cima all’elenco con il 16%, seguita da Timea Bacsinszky al14% e Kiki Bertens al 12%. Le altre 26 giocatrici hanno commesso errori non forzati in momenti più importanti rispetto a quanto fatto da Kerber.

Come spesso accade nel tennis, è difficile determinare se una statistica di questo tipo sia indicativa di una tendenza di lungo periodo o semplicemente un rumore di fondo. Non essendoci dati punto per punto della maggior parte delle partite di Kerber, non è possibile nemmeno andare a vedere il rendimento in termini di errori non forzati nei momenti sbagliati negli altri tornei del 2017. Invece, dobbiamo valutare la capacità di Kerber di limitare gli errori non forzati nei momenti importanti a quelle partite di cui sono disponibili informazioni puntuali.

Angelique Kerber’s Unclutch Unforced Errors

Il sempre meno pronosticabile circuito femminile

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 28 maggio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nel 2017, il circuito femminile è stato caratterizzato dall’imprevedibilità nei risultati delle giocatrici. In assenza di Serena Williams, Victoria Azarenka e – fino a poco tempo fa – di Petra Kvitova e Maria Sharapova, siamo di fronte a una penuria di giocatrici in grado di dominare con continuità. Tra le rimanenti giocatrici di vertice, molte sono state altalenanti, a causa di infortuni (Simona Halep), di preferenze marcate per una superficie (Johanna Konta), e della buona vecchia regressione verso la media (Angelique Kerber).

Nessuna delle teste di serie più alte ha ancora vinto un torneo almeno del livello di un Premier. In una recente analisi, Stephanie Kovalchik ha quantificato in dettaglio quante teste di serie hanno reso sotto le attese e suggerito che la classifica ufficiale della WTA – l’algoritmo che determina quali giocatrici ricevano appunto quelle teste di serie – non funziona bene.

La classifica WTA presenta numerosi problemi, specialmente se ci si aspetta che abbia valore predittivo, vale a dire che sia in grado di riflettere con cognizione il livello di rendimento delle giocatrici in un preciso istante. Kovalchik ha ragione nell’affermare che la classifica WTA sia stata deficitaria nell’identificare le giocatrici migliori, ma c’è dell’altro da aggiungere: secondo algoritmi di calcolo molto più accurati di quello usato per la classifica, la situazione del circuito femminile è nella sua fase più caotica degli ultimi decenni.

Pronosticare la vincitrice

Iniziamo da una misurazione basilare: pronosticare la vincitrice. Comprese quelle agli Internazionali d’Italia, sono state completate più di 1100 partite nel corso del 2017. La giocatrice dalla classifica più elevata ne ha vinte il 62.4%. Dal 1990, il sistema di classifica ha selezionato correttamente la vincitrice nel 67.9% dei casi, arrivando anche oltre il 70% più di una volta negli anni ’90. Fino al 2014, non è mai andato sotto il 66% e il 62.4% del 2017 è il peggior risultato nei 28 anni presi in considerazione.

Il sistema di valutazione Elo ha ottenuto risultati leggermente migliori. Classifica le giocatrici secondo il livello di bravura delle loro avversarie – eliminando di fatto la componente fortuna associata al sorteggio – e fornisce stime più precise del livello di gioco di giocatrici come Serena e Sharapova, che per vari motivi sono state assenti per lunghi periodi di tempo. Dal 1990, Elo è riuscito a pronosticare la vincitrice nel 68.6% dei casi, raggiungendo il punto più basso, pari al 63.1%, proprio per la stagione 2017.

Un miglioramento considerevole lo introduce sElo, cioè la valutazione Elo specifica per superficie. Un efficace sistema predittivo basato sulla superficie non è complicato quanto possa sembrare. Elaborando classifiche diverse in funzione di ciascuna superficie (considerando solo partite di quella specifica superficie), dal 1990 sElo è riuscito a pronosticare correttamente la vincitrice nel 76.2% dei casi, raggiungendo quasi l’80% nel 1992. E anche sElo è in difficoltà nel 2017, avendo per ora toccato il suo minimo storico al 71%.

L’immagine 1 mostra l’efficacia con cui i tre algoritmi pronostichino la vincitrice, con sElo chiaramente avanti. L’andamento del grafico rivela anche la presenza di fattori esterni che incidono sulla capacità predittiva dei tre algoritmi in misura analoga.

Il punteggio Brier

Si verifica un effetto della stessa portata anche se si utilizza una modalità di valutazione della classifica WTA rispetto a Elo e sElo ancora più complessa. Il punteggio Brier è una funzione che misura non solo l’accuratezza di un insieme di sistemi predittivi, ma anche il loro grado di calibrazione, cioè quando una previsione di vittoria del 90% per una giocatrice si traduce di fatto in nove vittorie su dieci partite, e non sei su dieci e viceversa. Il punteggio Brier calcola una media del quadrato della differenza di ciascun pronostico e il relativo risultato. Proprio in virtù dell’elevamento al quadrato, pronostici decisamente sbagliati (ad esempio, una giocatrice che con il 95% di probabilità di vincere una partita finisce per perderla) assumono maggiore importanza di pronostici più scontati (una giocatrice con il 95% di probabilità che vince poi la partita).

Per la stagione 2017, la classifica ufficiale WTA ha un punteggio Brier di .237, Elo è a .226 e sElo a .187. In questa circostanza, il numero più basso è quello migliore, perché stiamo cercando un sistema che minimizzi la differenza tra i pronostici e gli esiti delle partite. Tutti e tre sono i valori più alti per qualsiasi stagione dal 1990. Le corrispondenti medie di periodo sono .207 (WTA), .202 (Elo) e .164 (sElo).

Così come per i metodi meno sofisticati di sommatoria di pronostici corretti visti in precedenza, anche qui Elo è lievemente migliore della classifica ufficiale, ma entrambi – ignorando la superficie – sono demoliti da sElo, anche se va detto che le metodologie specifiche per superficie utilizzano decisamente meno dati (ad esempio, Elo specifico per la terra battuta ignora completamente i risultati del cemento e dell’erba). Anche le differenze nel punteggio Brier per i tre metodi sono abbastanza costanti, vale a dire che sono fattori esterni a causare variazioni anno su anno, come mostrato nell’immagine 2.

Quali considerazioni si possono trarre

Pur con le sue pesanti limitazioni, i risultati insolitamente negativi ottenuti nella stagione in corso dal sistema di classifica WTA non hanno a che vedere con qualche stranezza dell’algoritmo di calcolo. Elo e sElo hanno una strutturazione totalmente diversa – l’unico aspetto in comune con la classifica ufficiale è usare l’esito delle partite del circuito femminile – e nonostante questo mostrano la stessa tendenza in entrambe le metriche considerate.

Uno dei fattori di incidenza sull’accuratezza delle previsioni negli ultimi due anni è stata l’assenza di giocatrici del livello di Serena, Sharapova e Azarenka. Se avessero giocato un calendario intero e vinto con la loro frequenza usuale, ci sarebbe stato qualche pronostico corretto in più da parte dei tre sistemi e forse qualche risultato a sorpresa in meno da parte delle giocatrici che hanno tentato di rimpiazzarle al vertice.

Ma non è tutto. Una manciata di pronostici ragionevoli non influisce più di tanto sul punteggio Brier, e con giocatrici estremamente favorite è più probabile che ci siano incredibili sconfitte a sorpresa, come quella di Serena contro Madison Brengle o la vittoria di Eugenie Bouchard su Sharapova. Molti risultati inattesi sono completamente indipendenti dalle prime 10, come il recente titolo a Beil di Marketa Vondrousova.

Se alcune delle variazioni anno su anno nei grafici sono semplicemente dovute a rumore statistico, gli ultimi anni rappresentano una tendenza molto più significativa. Potrebbe essere che stiamo assistendo a un cambio della guardia di vaste proporzioni, con giovani talenti (e la loro bassa classifica) che ottengono regolarmente vittorie a sorpresa contro le giocatrici più affermate, mentre le stelle assolute sono costrette a passare più tempo lontane dai campi. Le vittorie contro pronostico poi potrebbero essere in qualche modo contagiose: una diciannovenne in ascesa che vede una giocatrice del suo livello battere una delle prime 10 può sentirsi più fiduciosa nel pensare di poter raggiungere lo stesso traguardo.

Quali siano i fattori scatenanti dell’attuale stato di imprevedibilità del circuito femminile, possiamo osservare che non si tratta solo di un’illusione creata da un sistema di classifica fallato. I risultati a sorpresa sono più frequenti ora che in qualsiasi altro momento di recente memoria, indipendentemente dall’algoritmo scelto per pronosticare le giocatrici favorite.

The Steadily Less Predictable WTA