Il declino nella qualità degli Slam femminili 2017

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 30 settembre 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nel 2016, sono state le vittorie Slam di Angelique Kerber e Garbine Muguruza a sorprendere il tennis femminile. Quest’anno è stata la volta di Jelena Ostapenko e Sloane Stephens come vincitrici inattese del loro primo Slam. È possibile dire se una o più di queste giocatrici abbiano beneficiato di un cammino più facile per le loro vittorie?

Recentemente, ho analizzato la qualità del tabellone degli Slam maschili per il 2017, mostrando come – rispetto al 2016 – vi sia stato un declino generalizzato, a eccezione degli Australian Open, culminato con il minimo degli US Open.

Come sono andate le cose in campo femminile?

La qualità del tabellone degli Slam

Utilizzando la misurazione della qualità di un torneo che ho introdotto in un precedente articolo, possiamo riepilogare la variazione in termini di qualità del tabellone degli Slam nel confronto tra il 2017 e il 2016, come evidenziata dall’immagine 1: valori negativi indicano un declino nella qualità dei tabelloni del 2017 rispetto a quelli del 2016.

IMMAGINE 1 – Qualità del tabellone degli Slam 2017 rispetto agli Slam 2016

Si può notare come tutti gli Slam femminili abbiano perso in qualità dall’anno scorso. A differenza però di quanto accaduto tra gli uomini, in cui i tabelloni si sono progressivamente indeboliti nel corso della stagione, le donne sono partite da valori molto bassi per poi risalire a stagione avanzata. Con un punteggio di -70, gli Australian Open hanno subito il maggiore differenziale negativo nella qualità del tabellone dall’edizione del 2016. Il Roland Garros è stato di poco migliore, con un punteggio di -64. Wimbledon e gli US Open hanno registrato delle differenze più ridotte, anche se l’incremento qualitativo non è stato enorme. Entrambi i tornei erano comunque indietro di più di 45 punti rispetto ai valori del 2016.

Come mai questo andamento così diverso se paragonato a quello degli uomini?

La variazione di qualità nei tabelloni maschili è stata principalmente dovuta al calo di prestazioni di Novak Djokovic e Andy Murray, cui si è aggiunto il ritiro per infortunio di molti giocatori di vertice che non hanno potuto partecipare agli US Open. Anche per la stagione femminile si sono verificate molte assenze di rilievo, la maggior parte delle quali però è arrivata all’inizio dell’anno. Si pensi ad alcune delle giocatrici che, per svariati motivi, non erano nel tabellone principale degli Australian Open 2017: Maria Sharapova, Victoria Azarenka, Petra Kvitova, Ana Ivanovic, Sloane Stephens e Madison Keys. Al Roland Garros, con il rientro di alcune tra queste, è stata la volta di Serena Williams a terminare prematuramente la stagione con l’annuncio della gravidanza.

La qualità dei tabelloni Slam per singolo turno

Analizzando la qualità dei tabelloni Slam per ciascun turno, possiamo verificare l’incidenza sia delle assenze a inizio stagione che del ritiro di Williams prima del Roland Garros.

L’immagine 2 mostra come la divergenza più insolita si sia verificata agli Australian Open 2017, dove il declino nella qualità del tabellone è iniziato dal terzo turno, chiaro riscontro della debolezza al vertice del circuito in quel periodo. Per il resto dell’anno, la maggior parte dello scostamento nella profondità del tabellone si è avuta rispetto alla posizione relativa alla vincitrice attesa.

IMMAGINE 2 – Confronto tra qualità dei tabelloni per gruppo di giocatrici nel singolo turno

Nel 2016, Williams aveva la valutazione Elo più alta per tutte le prove dello Slam, con il punteggio massimo di 2240 e minimo di 2397. Nel 2017, Williams ha confermato agli Australian Open il suo ruolo di campionessa attesa, pur con una valutazione Elo a inizio del torneo leggermente inferiore a quella del 2016 (2371 punti).

A seguito della pausa legata alla sua gravidanza, il valore Elo più alto per una giocatrice all’inizio di uno Slam è stato di 2213. Come tra gli uomini il livello di qualità negli Slam del 2017 era solo l’ombra di quello raggiunto da Djokovic nel 2016, così tra le donne il livello dopo gli Australian Open è stato ben al di sotto di quello di Williams nel 2016.

L’assenza di un giocatore o di una giocatrice che dominano incontrastatamente può in realtà aumentare la profondità di uno Slam. In molti hanno avuto l’impressione che, dopo i primi tre mesi della stagione, le partite femminili negli Slam fossero complessivamente più entusiasmanti di quelle maschili.

Senza una chiara vincitrice a partire dal Roland Garros, sono arrivate le vittorie di due neo-campionesse Slam, Ostapenko e Stephens. Se queste e altre giovani giocatrici continueranno a emergere e vincere sul circuito femminile, potremo guardare al 2017 come un trampolino di lancio.

Il codice e i dati per quest’analisi sono disponibili qui.

Women’s Slam Strength Also Down in 2017

Qual era la probabilità di avere quattro giocatrici americane nelle semifinali degli US Open 2017?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato l’8 settembre 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Per la prima volta dopo 36 anni, le semifinali del singolare femminile degli US Open 2017 saranno un affare solo americano. Qual era la probabilità di un esito di portata storica come questo?

Se in molti si sono lamentati della monotonia degli incontri di singolare maschile, il tabellone femminile non ha invece disatteso. Tra i momenti più eccitanti, almeno per i tifosi americani, c’è senza dubbio la trasformazione da parte di Madison Keys del secondo match point nell’ultimo dei quarti di finale femminili, che ha assicurato appunto due semifinali tra giocatrici solo degli Stati Uniti, cioè – oltre a Keys – Venus Williams, Sloane Stephens e CoCo Vandeweghe.

Per la prima volta dal 1981 ci saranno solo bandiere americane accanto al nome delle semifinaliste. E con Williams l’unica ad aver già vinto un titolo dello Slam, c’è una buona probabilità di vedere un nuovo nome nell’elenco delle campionesse degli US Open.

Raggiungere questo traguardo a 36 anni di distanza non è frutto del caso. Per poter battere le avversarie di cinque turni di partite in un tabellone a eliminazione diretta con 128 partecipanti, è richiesta la presenza di forti giocatrici americane in ciascun quarto. Sembra quindi che trovare talento americano a ogni livello sia stata la condizione necessaria.

Ventitré giocatrici americane erano iscritte al tabellone principale degli US Open 2017. Nel tennis, uno sport di provenienza sempre più globale, si tratta di una fetta significativa per una singola nazione in uno Slam, anche se questo vale solo a partire dal nuovo millennio.

Infatti, come mostra l’immagine 1, era abbastanza frequente negli anni ’80 avere almeno il 50% del campo partecipanti rappresentato da giocatrici degli Stati Uniti. Da quel momento però la tendenza è precipitata. In molti anni dell’ultima decade, il numero di giocatrici americane nel singolare femminile non è mai stato superiore a 20.

IMMAGINE 1 – Andamento della presenza di giocatrici americane agli US Open

Rispetto al 1981, quando la composizione del tabellone era pesantemente sbilanciata a favore degli Stati Uniti, avere oggi semifinali di sole giocatrici americane è un risultato notevole. Le 23 giocatrici sono poca cosa se paragonate alle 78 del 1981, ma è importante sottolineare che si è di fronte a un valore massimo nella tendenza di crescita delle americane agli US Open dal 2010. È un’altra indicazione della profondità del movimento femminile americano.

Il tabellone femminile degli US Open è di certo speciale per molti motivi. Ma lo è anche da un punto di vista statistico? Quanto sono stati fortunati i tifosi locali a ricevere due semifinali tra giocatrici americane?

Possiamo farci un’idea della probabilità di accadimento di un anno record come gli US Open 2017 simulando gli esiti più probabili del tabellone femminile utilizzando le valutazioni Elo delle giocatrici. Su 100.000 simulazioni, due semifinali tutte americane si sono verificate solo ventisette volte, in altre parole con una probabilità su quattromila. E in quattordici delle ventisette volte, quindi poco più del 50%, le semifinaliste sono state esattamente le quattro giocatrici protagoniste.

I tifosi americani di tennis che si godranno lo spettacolo del fine settimana conclusivo agli US Open hanno due ragioni in più per sentirsi fortunati.

Il codice e i dati per quest’analisi sono disponibili qui.

What Were the Odds of an All-American Women’s SF at the US Open?

Vale la pena perdere una partita per fare le qualificazioni di uno Slam?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 13 gennaio 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nel torneo di Hobart 2016, Naomi Osaka ha perso al secondo turno contro Mona Barthel. Prima della partita, la sua era una posizione scomoda: se avesse vinto, non avrebbe poi potuto giocare le qualificazioni agli Australian Open. Per una giovane giocatrice fuori dalle prime 100, i quarti di finale in un evento del circuito maggiore sono un risultato positivo, ma è presumibile che entrare nel tabellone principale di Melbourne fosse il vero obiettivo della sua trasferta in Australia.

Vista la sconfitta, Osaka potrà giocare le qualificazioni. Se non avesse perso? È questa l’occasione in cui una giocatrice trarrebbe beneficio dal perdere, piuttosto che vincere, una partita?

In altri termini: nella situazione di Osaka, quale incentivo interviene? Se potesse, quale sceglierebbe tra i quarti di finale di un torneo del circuito maggiore e un posto nelle qualificazioni di uno Slam? In parole povere, trovandosi nella circostanza, una giocatrice dovrebbe volutamente perdere?

Analizziamo gli scenari a disposizione. Nello scenario A, Osaka vince il secondo turno di Hobart, raggiunge i quarti di finale con la possibilità di andare oltre, precludendosi però di fatto di giocare gli Australian Open. Nello scenario B, perde al secondo turno, si presenta alle qualificazioni a Melbourne e ha l’opportunità di entrare nel tabellone principale.

Prima di fare i calcoli, provate a indovinare: quale è lo scenario che probabilmente darà a Osaka più punti? E per quanto riguarda i premi partita?

Lo scenario A è più semplice. Raggiungendo i quarti di finale, Osaka prende 30 punti e 2590 dollari addizionali rispetto a una sconfitta al secondo turno. Dovesse proseguire, serve considerare punti e premi attesi, utilizzando l’ammontare di entrambi previsto per ogni turno e raccordandolo alle probabilità di Osaka di raggiungere quel determinato turno.

Stimiamo che Osaka abbia circa il 25% di probabilità di vincere il quarto di finale, aggiungendo altri 50 punti e 5400 dollari. In termini attesi, si tratta di 12.5 punti e 1350 dollari. Se continua nel torneo, le diamo un 25% di probabilità di arrivare in finale, e poi un 15% di probabilità di vincere il titolo.

Mettendo insieme queste varie possibilità, dai punti garantiti del quarto di finale fino allo 0.94% di probabilità di vincere il torneo (25% * 25% * 15%), si ottiene che la “ricompensa” attesa nello scenario A corrisponde a circa 48 punti e poco meno di 4800 dollari.

Lo scenario B ha inizio da un punto ben diverso. Grazie al recente incremento dei premi partita nei tornei dello Slam, a ogni giocatore delle qualificazioni spettano almeno 3150 dollari, una cifra già simile al possibile guadagno atteso di Osaka nel caso fosse andata avanti nel torneo di Hobart. La situazione dei punti però è di tutt’altro tipo, perché chi perde al primo turno delle qualificazioni prende solo 2 punti validi per la classifica della WTA.

Vi risparmio i calcoli dello scenario B, ma ho ipotizzato che Osaka abbia un 70% di probabilità di superare il primo turno di qualificazioni, un 60% per il secondo e un 50% per il terzo, qualificandosi quindi per gli Australian Open. Se vi sembrano probabilità leggermente alte, consideratele una compensazione per la possibilità che Osaka raggiunga il tabellone principale come ripescata o lucky loser (inoltre, si ottiene lo stesso risultato finale diminuendo le probabilità rispettivamente fino al 50%, 45% e 40%, anche se punti e premi partita dello scenario B sono un po’ più bassi).

Una stima delle probabilità così definita si traduce in un’attesa di circa 23 punti classifica e 11.100 dollari. Oltre agli iniziali 3150 dollari, a Osaka non è automaticamente garantita alcuna somma, ma la potenziale ricompensa per l’ingresso nel tabellone principale è enorme, specialmente se raffrontata ai premi partita di Hobart: una sconfitta al primo turno agli Australian Open vale infatti più di una finale persa a Hobart.

E, naturalmente, se dovesse qualificarsi, ha la possibilità di vincere altre partite. Dal 2000, le giocatrici uscite dalle qualificazioni in uno Slam hanno raggiunto il secondo turno il 41% delle volte, il terzo turno il 9%, il quarto turno l’1.8% e i quarti di finale lo 0.3%. Queste probabilità, collegate al 21% di probabilità per Osaka di entrare effettivamente nel tabellone principale, si traducono in ulteriori 7 punti classifica e 2600 dollari di premi partita attesi.

In sintesi, lo scenario B restituisce 30 punti attesi e 13.600 dollari in premi partita attesi.

In questo confronto, l’alternativa Slam è largamente più remunerativa, mentre il torneo del circuito maggiore assegna un numero più alto di punti. Nel lungo periodo, sono punti che avranno un peso economico, perché potrebbero consentire a Osaka l’ingresso diretto in eventi di livello superiore per i quali altrimenti dovrebbe qualificarsi. Probabilmente, però, non è sufficiente a respingere il richiamo che quasi 9000 dollari in più di premi partita immediati esercitano (Osaka ha poi perso al terzo turno degli Australian Open da Victoria Azarenka, guadagnando 130 punti classifica e circa 86.000 dollari in premi partita, n.d.t.).

Spero davvero che nessuna giocatrice, o giocatore, perdano mai una partita volontariamente in modo da riuscire a giocare le qualificazioni di uno Slam. Dovesse accadere, almeno comprenderemo la logica che li spinge a farlo.

Is Grand Slam Qualifying Worth Tanking For?

Le giocatrici dovrebbero andare a rete più spesso?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 18 gennaio 2014 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il tennis femminile del 21esimo secolo si basa sullo scambio da fondo. Ci sono alcune giocatrici più brave a riconoscere il momento giusto per andare a rete, mentre altre se la cavano piuttosto bene quando ci arrivano. Se un tifoso di qualche decennio fa però venisse catapultato agli Australian Open 2014, proverebbe inquietudine di fronte alla rarità dei punti a rete e alla goffaggine nel gioco di volo da parte di molte delle giocatrici.

Visto che quasi tutti i commentatori televisivi del momento sono stati giocatori eccellenti in un’epoca in cui era naturale andare a rete, un frequente ritornello durante le telecronache è l’esortazione a giocare più spesso in quella zona di campo. Il termine “frequente” è quasi un eufemismo: in uno scatto di fastidio ho scritto su Twitter che se si bevesse un bicchiere di qualche sostanza alcolica ogni volta che un commentatore dice di scendere a rete più spesso, ci sarebbe il serio rischio di un trapianto di fegato o di qualche peggiore conseguenza.

Si tratta però di una tematica meritevole di approfondimento. Vero è che una giocatrice dotata a rete vincerebbe più punti attaccando più spesso. Quando però le professioniste non enfatizzano quell’aspetto del gioco e ricavano poca esperienza sull’approccio a rete in situazioni di partita, possiedono poi il talento sufficiente a sfruttare questo tipo di opportunità?

Introduciamo qualche numero

Se siete tentati di rivolgervi alla statistica “punti a rete” che si vede durante le telecronache, resistete! In una partita con scambi da fondo, i punti a rete possono avere poco a che fare con le discese a rete. Cercare di prendere una palla corta ad esempio è considerato un punto a rete. Anche chiudere su una debole risposta al servizio viene identificato come punto a rete. In molte partite del circuito femminile, più della metà dei “punti a rete” non riguarda un approccio a rete, ma arriva quando sono le giocatrici a essere in qualche modo chiamate a rete.

A peggiorare le cose, quella sezione di punti a rete non derivanti da un approccio diretto hanno poco a che fare con le discese a rete. Qualsiasi giocatrice degna del circuito maggiore dovrebbe essere in grado di prodursi in un dritto al volo vincente su una risposta debole e flottante. All’opposto, cercare di arrivare su una palla corta richiede capacità diverse da quelle che servono per scegliere il momento giusto per un colpo di approccio a rete che metta poi nella posizione di chiudere con facilità il punto con una o due voleé.

Fortunatamente, possiamo fare affidamento su specifici dati di approccio a rete raccolti attraverso il Match Charting Project.

Ci sono venti partite nel database dei primi mesi della stagione femminile 2014, molte dell’inizio degli Australian Open. Sono dati che distinguono tra “approcci a rete” e “punti a rete”. In una delle prestazioni più aggressive contenuta nel database, Angelique Kerber, nella sua sconfitta da parte di Tsvetana Pironkova a Sydney, ha vinto 15 punti a rete su 19, mentre ha vinto tutti e dieci i suoi approcci a rete (per vedere le relative statistiche delle partite del database in cui sono indicate – qui quella tra Kerber e Pironkova – cliccate su uno dei due link “Net Points”).

I dieci approcci a rete di Kerber pareggiano il numero più alto tra tutte le partite WTA che sono state mappate fino a ora nel 2014. Anche Garbine Muguruza nel terzo turno a Melbourne contro Caroline Wozniaki è andata dieci volte a rete, anche se in una partita più lunga.

In queste venti partite, solo 27 giocatrici su 40 sono andate almeno una volta a rete in modo tradizionale. Se si considerano anche quelle che non sono mai andate a rete, la media è di soli 3 approcci a rete a partita. Tra le 27 giocatrici che sono andate a rete almeno una volta la media è stata di 4.7 approcci per partita.

È evidente quindi che molte opportunità di attacco non vengano sfruttate.

Il rendimento

Dei 126 approcci che abbiamo registrato, la giocatrice che è andata a rete ne ha vinti 84, esattamente i due terzi. Pur non rappresentando una forma di pubblicità estremamente convincente dell’approccio a rete – molti colpi di approccio sono a seguito di un debole colpo a rimbalzo dell’avversaria che è già a quel punto in una situazione di svantaggio – di certo non sono nemmeno evidenza sufficiente per rinunciarvi.

Tra tutti gli approcci a rete, metà delle volte la giocatrice che è andata a rete ha colpito un vincente diretto a rete o ha indotto a un errore forzato con un colpo a rete. Solo il 12% delle volte l’avversaria ha colpito un passante vincente, mentre nel 5% delle volte l’avversaria ha indotto un errore forzato con un passante. Nel 12% dei punti da approccio a rete, la giocatrice che ha attaccato ha sbagliato con un errore non forzato.

Delle 27 giocatrici nel database che sono andate a rete almeno una volta, solo sei non sono riuscite a vincere la metà di quei punti (tre delle quali sono andate a rete solo una volta), e altre tre hanno vinto esattamente la metà dei loro approcci a rete.

Le giocatrici di questo campione che più hanno approfittato dell’opportunità di andare a rete sono anche quelle ad aver ottenuto maggiori risultati. Delle otto che più hanno attaccato, sette hanno vinto più della metà dei punti che ne sono seguiti. Questo ci permette di giungere alla provvisoria conclusione che tutte le altre giocatrici – cioè quelle che hanno scelto solo pochi momenti per attaccare durante la partita – avrebbero potuto approfittare di più della situazione. Potrebbe esserci un limite nel gioco moderno su quanto sia opportuno andare a rete, ma un massimo osservato di dieci volte non sembra sia quel limite.

Incertezza inevitabile

A prescindere dal dieci su dieci di Kerber a Sydney o l’uno su uno di Sloane Stephens nel terzo turno contro Elina Svitolina agli Australian Open 2014, è impossibile conoscere l’esito del prossimo approccio a rete, o dei prossimi cinque. Possiamo analizzare le singole partite e notare che una giocatrice può avere un record perfetto sui suoi dieci approcci a rete, ma non possiamo certo replicare in laboratorio la partita tra Stephens e Svitolina in modo che Stephens vada a rete dieci volte invece di una sola.

Di fronte ai risultati positivi che le giocatrici possono ottenere andando a rete, ci sono molti motivi per non farlo. Come ho detto in apertura, le giocatrici di oggi non allenano il gioco di volo allo stesso modo di quello da fondo, e sicuramente non accumulano esperienza durante le partite. Se una giocatrice non si trova a proprio agio a scendere a rete in determinati momenti, è davvero una buona idea farlo?

Sulla carta, sia l’intuizione che i numeri danno indicazione favorevole per una maggiore propensione all’attacco da parte delle giocatrici. Quando scendono a rete, ottengono spesso risultati migliori, chiudendo le voleé e subendo rari passanti. Ho il sospetto che questo voglia dire adottare una strategia di lungo termine piuttosto che il tipo di suggerimento che un allenatore potrebbe dare durante il cambio di campo.

Quando i commentatori invitano una giocatrice ad andare a rete più spesso, credo che quello che vogliano veramente dire sia: “se questa giocatrice fosse più a suo agio con la fase di transizione, andare a rete sarebbe una grande opportunità da cogliere” oppure “le giocatrici dovrebbero allenarsi più intensamente sui colpi di approccio in modo da farsi trovare pronte quando si presenta l’opportunità”. O semplicemente: “Martina avrebbe vinto quel punto dieci colpi fa”.

Sembrano esserci opportunità per le giovani giocatrici più, appunto, opportunistiche. Non sono però opportunità generate banalmente da un cambio di allenatore o da un’arringa di John McEnroe. Solo nel momento in cui ci troveremo davanti a una giocatrice con un gioco da fondo in grado di competere con le professioniste migliori e un gioco di transizione/a rete superiore a quello della maggior parte delle giocatrici del circuito, potremo veramente capire quante occasioni le giocatrici di oggi stanno gettando al vento.

Should WTA Players Approach the Net More?

I migliori nei momenti chiave fino agli ottavi di finale di Wimbledon 2017

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 9 luglio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Dopo sei giorni di intensa competizione, un’ondata di ritiri e un po’ di lotta con le formiche volanti, si è pronti ad assistere agli ottavi di finale a Wimbledon 2017 – nel tradizionale super lunedì di gioco con le partite di entrambi i tabelloni – e all’ultima settimana che incoronerà i vincitori.

È un buon momento quindi per analizzare il rendimento dei giocatori che sono ancora in corsa per il titolo, valutando le prestazioni fino agli ottavi di finale sulla base del loro punteggio chiave, cioè la somma della media dei punti vinti al servizio e alla risposta nei momenti chiave per i primi tre turni (escludendo le partite terminate con un ritiro).

La differenza di questa valutazione rispetto alla semplice somma dei punti vinti al servizio e alla risposta risiede nell’attribuzione di maggiore valore ai punti più importanti, in modo da dare più risalto al rendimento di un giocatore sui punti critici per la vittoria della partita.

Considerando che ciascun giocatore ha avuto un tabellone con diversi livelli di difficoltà, basarsi sulle statistiche delle partite per una valutazione sarebbe fuorviante, favorendo i giocatori con un percorso più facile. Per questo, tutti i numeri dell’articolo sono corretti per il livello di bravura dell’avversario, in modo da riflettere la differenza di rendimento al servizio e alla risposta rispetto a quello che ci si attenderebbe da un giocatore contro un avversario di media bravura.

I migliori

Grigor Dimitrov è il giocatore più bravo nei momenti chiave, con un punteggio di 131, rappresentato dal pallino blu nell’immagine 1. Sono otto punti in più rispetto al suo punteggio cumulato al servizio e alla risposta quando tutti i punti contano allo stesso modo, rappresentato dal pallino arancione nell’immagine 1 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). La differenza suggerisce che Dimitrov abbia ben gestito la pressione, in maniera simile a quanto abbia fatto agli Australian Open 2017, in cui era arrivato in semifinale.

Lo condizione di Dimitrov verrà messa alla prova contro Roger Federer, il suo prossimo avversario. Nessuno dei due ha perso un solo set fino a questo momento. Federer però è arrivato al tiebreak nel primo set delle ultime due partite, pur avendoli poi vinti, e questo dovrebbe dare a Dimitrov la convinzione che – pur in uno stato di forma tra i migliori nelle ultime stagioni – Federer non è intoccabile.

IMMAGINE 1 – Migliori giocatori nei momenti chiave al servizio e alla risposta fino agli ottavi di finale di Wimbledon 2017

Solo un altro giocatore ha raggiunto la seconda settimana con un punteggio chiave superiore a 120, Marin Cilic, l’unico oltre ai Fantastici Quattro agli ottavi di finale ad aver già vinto uno Slam. Cilic sembra dare l’impressione di poter ottenere un altro risultato a sorpresa e, come Dimitrov, è passato abbastanza inosservato. Avrà però una partita più facile sulla carta contro Roberto Bautista Agut, che ha ottenuto un punteggio inferiore ai 110 punti.

Non si sapeva all’inizio del torneo che qualità di gioco avrebbero espresso Novak Djokovic e Andy Murray viste le prestazioni non proprio brillanti durante tutta la stagione. Ma, insieme a Federer e Rafael Nadal, sono arrivati alla seconda settimana, chiudendo il quartetto dei Fantastici Quattro.

Nadal, Djokovic e Federer hanno ottenuto dei rendimenti simili, ciascuno con un punteggio chiave di 117 punti. Andy Murray è il giocatore anomalo, con un punteggio chiave solo di 113 punti. Inoltre, Nadal ha la differenza più grande tra i suoi due punteggi (+6 punti) e Murray ha quella minore (+2 punti).

Milos Raonic e Sam Querrey si posizionano ultimi nella graduatoria, con punteggio chiave inferiore ai 100 punti. Entrambi hanno avuto maggiore difficoltà in risposta, con percentuali chiave minori del 25%, le più basse tra quelle dei giocatori che sono ancora in tabellone.

Le migliori

Come per gli uomini, anche le giocatrici in cima alla graduatoria delle migliori nei momenti chiave non hanno avuto grande risalto. Però, con un punteggio chiave di 127 punti, che la distanzia di cinque punti dalla seconda, Caroline Garcia sta dimostrando sul campo il suo stato di forma.

Garcia non è la favorita per l’ottavo di finale contro Johanna Konta, che invece è considerata una delle favorite del torneo. Eppure il rendimento di Konta nei momenti chiave è stato solo di 100 punti, quindi nella parte bassa della graduatoria tra le giocatrici rimaste. Se Garcia sarà in grado di esprimere lo stessa qualità di gioco, la partita potrebbe essere molto più equilibrata di quanto non si attendano gli allibratori.

IMMAGINE 2 – Migliori giocatrici nei momenti chiave al servizio e alla risposta fino agli ottavi di finale di Wimbledon 2017

Altre due giocatrici che (abbastanza inaspettatamente) stanno giocando a un livello superiore ai 120 punti chiave sono Elina Svitolina e Garbine Muguruza, che è anche l’unica giocatrice tra le prime cinque di questa classifica ad aver vinto uno Slam. I risultati di Muguruza però, dopo la vittoria al Roland Garros 2016, sono stati altalenanti. Svitolina invece si è comportata egregiamente sulla terra battuta quest’anno, ma ha avuto una preparazione sull’erba quasi inesistente, giocando solo il torneo di Birmingham in cui ha perso al secondo turno.

Il quarto posto è occupato da Magdalena Rybarikova, il cui imperioso rientro a Wimbledon da un infortunio rappresenta la vera storia di Cenerentola per Wimbledon 2017, appena sopra al quinto posto di Caroline Wozniacki. Rybarikova ha un’ottima possibilità di continuare il torneo affrontando negli ottavi di finale uno dei nomi più sorprendenti, quello di Petra Martic.

Simona Halep, Jelena Ostapenko e Agnieszka Radwanska ricoprono le ultime tre posizioni. Halep, che dopo la sconfitta in finale a Parigi sembrava essere entrata in depressione, affronterà Victoria Azarenka, una giocatrice ad altissimo potenziale ma ancora in fase di rientro alle competizioni.

Radwanska è uno dei maggiori punti interrogativi del tabellone femminile. Nonostante sia tra le prime 10, dal torneo di Sydney 2017 non è mai riuscita ad andare oltre gli ottavi di finale. Molti suoi tifosi vorrebbero rivedere la varietà e la finezza di Radwanska al suo meglio e vederla invertire la rotta sull’erba, ma l’ultima posizione con un punteggio chiave inferiore a 104 punti e il fatto che sia l’unica giocatrice ad aver avuto un rendimento sotto pressione più basso di quello cumulato, rendono improbabile il passaggio ai quarti di finale.

Sono statistiche che dovrebbero dare idea di chi abbia giocato al più alto livello nei momenti chiave. Tuttavia, uno degli aspetti che rendono il tennis uno sport così unico è che ciascun giocatore ha fatto un percorso diverso avendo affrontato differenti livelli di pressione. Per molti, il vero test inizia oggi.

Wimbledon R16 Leaders

Le giocatrici migliori sull’erba al servizio e alla risposta

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 3 luglio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

L’analisi sui giocatori migliori.

È Johanna Konta la giocatrice migliore sull’erba al servizio e alla risposta prima dell’inizio di Wimbledon 2017.

Una delle storie di maggiore interesse nella stagione sull’erba è stato il rientro di Konta che, dopo risultati non entusiasmanti sulla terra, è stata capace di recuperare sulla sua superficie preferita, raggiungendo la finale a Nottingham e la semifinale a Eastbourne. La sua solidità la posiziona al primo posto per rendimento al servizio e alla risposta, dando alla favorita di casa la sicurezza necessaria per affrontare il tabellone di Wimbledon.

Servizio

Durante le partite sull’erba, Konta ha mantenuto una media corretta (per la bravura dell’avversaria) di punti vinti al servizio del 64% su tre diversi tornei. La sua continuità sull’erba l’ha distanziata dalle altre giocatrici dell’elenco, come mostrato dall’immagine 1 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

Konta è la testa di serie numero 6 a Wimbledon, la seconda più alta nel quarto di Simona Halep. Se da un lato Konta ha avuto un’intensa stagione sull’erba, dall’altro Halep ha giocato un solo torneo dopo la finale persa al Roland Garros, a Eastbourne dove ha raggiunto i quarti di finale sconfitta da Caroline Wozniacki. Questo è senza dubbio un elemento favorevole per la rincorsa all’eventuale primo Slam in carriera per Konta. Anche se le sue possibilità sembrano aver subito una battuta d’arresto per l’infortunio alla colonna e la successiva operazione che le hanno impedito di giocare la semifinale a Eastbourne.

IMMAGINE 1 – Migliori giocatrici sull’erba al servizio pre Wimbledon 2017

Possiamo riporre grandi aspettative anche su Kristina Mladenovic, che è nelle prime tre posizioni per servizio e risposta sull’erba. Mladenovic è la testa di serie numero 12 a Wimbledon, nel quarto di Karolina Pliskova.

Anche Ashleigh Barty è tra le migliori come rendimento al servizio e alla risposta. Però Barty ha il tabellone più sfortunato delle tre, visto che dovrà battere la testa di serie numero 4 Elina Svitolina al primo turno solo per rimanere nel torneo. Barty è una lottatrice e le deve essere riconosciuta una possibilità se è in grado di esprimere gli stessi numeri sull’erba che ha fatto vedere fino a questo momento.

Risposta

Alcune delle altre giocatrici da seguire a Wimbledon sono tra quelle con la miglior risposta sull’erba. Troviamo Lesia Tsurenko, Anastasija Sevastova e Tsvetana Pironkova, tutte con una risposta al servizio corretta di almeno il 45%, in linea con l’efficienza dimostrata da Konta.

IMMAGINE 2 – Migliori giocatori sull’erba alla risposta pre Wimbledon 2017

In particolare, Pironkova ha una media impressionante del 50% alla risposta. Se riesce a mantenere questo livello anche in un palcoscenico molto più intimidatorio come Wimbledon, va considerata la mina vagante del tabellone femminile.

Non si possono non citare anche Victoria Azarenka e Petra Kvitova, per le quali la stagione 2017 è ripartita da poco. Sfortunatamente, entrambe sono finite nel quarto di Halep, e questo vuol dire che solo una delle tre avrà la possibilità di raggiungere la semifinale.

Con solo una partita vinta in un torneo dal suo rientro, Azarenka è il maggiore punto interrogativo delle tre. Kvitova ha sminuito le sue possibilità a Wimbledon, ma la vittoria in finale a Birmingham su Barty dovrebbe aver dato speranze ai suoi fan. Pur avendo giocato solo un torneo sull’erba quest’anno, Kvitova è tra le prime trenta migliori sull’erba al servizio e alla risposta.

Con giocatrici come Konta, Azarenka, Kvitova, Halep, Elena Vesnina e un’emergente Donna Vekic nell’ultimo quarto del tabellone, nessuno ha idea di chi sopravviverà a questo “gruppo della morte”. Certamente, sarà la sezione su cui puntare gli occhi nella prima settimana di Wimbledon.

Women’s Serve and Return Grass Leaders

Perché Serena Williams non è in nessun modo la numero 700 della classifica maschile

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 27 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Mentre i professionisti ultimavano la loro preparazione nei vari tornei sull’erba per l’inizio imminente di Wimbledon 2017, John McEnroe, vincitore di sette Slam e commentatore televisivo, alimentava la polemica con una recente intervista a NPR, in cui inspiegabilmente attaccava Serena Williams, vincitrice di 23 Slam, sostenendo che, se partecipasse al circuito maschile, la sua classifica sarebbe intorno alla posizione 700, cioè quella di un giocatore di Future.

Le parole di McEnroe prolungano una sequenza di comportamenti sciovinisti da parte di alcune figure ben conosciute tra cui l’ex giocatore Ilie Nastase e l’ex giocatore e direttore dell’Indian Wells Masters Raymond Moore. Il fatto che a esprimersi in questi termini sia stato uno dei commentatori più famosi è un triste richiamo alla strada che ancora deve percorrere il tennis per eliminare la discriminazione sessuale, nonostante in questo senso sia considerato uno degli sport più paritari.

Se possibile, più frustrante è una realtà in cui molti appassionati sosterranno probabilmente le affermazioni di McEnroe, per quanto infondate e prive di logica possano essere. Quindi, sebbene la maggior parte delle persone desideri che la “Battaglia dei Sessi” sia e rimanga un fantasma del passato, la posizione di McEnroe ha riacceso il dibattito e necessita di una reazione.

Il punto di vista di McEnroe è basato sul presupposto che la fisicità del tennis maschile è talmente superiore a quella del tennis femminile che nemmeno la giocatrice indiscutibilmente più forte di tutti i tempi sarebbe in grado di ottenere risultati di rilievo sul circuito maschile.

Esiste giustificazione a questa convinzione?

L’aspetto più ovvio da verificare è il servizio, perché non solo è il colpo più importante del tennis, ma è anche quello in cui le differenze fisiche tra uomini e donne sono evidenti in maggior misura. Se molte giocatrici hanno colpi a rimbalzo con velocità simile o a volte superiore a quella dei giocatori, la potenza sul servizio è generalmente inferiore del 15% rispetto a quella di giocatori di equivalente livello di classifica.

Serena però è su un pianeta a parte. L’immagine 1 mostra il raffronto tra la velocità del suo servizio agli Australian Open nel periodo tra il 2013 e il 2017 con la velocità del servizio dei giocatori di primo turno per gli stessi anni, che rappresentano i primi 100 della classifica (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Sulla prima di servizio, gli uomini hanno una velocità media di 180 km/h, contro una media per Serena di 170 km/h, quindi solo il 5% in meno del tipico giocatore nei primi 100.

IMMAGINE 1 – Raffronto tra la velocità del servizio di Serena Williams e dei giocatori di primo turno agli Australian Open nel periodo 2013-2017

Inoltre, il 90% dell’intervallo di Serena al servizio si sovrappone a quello dei primi 100 giocatori. Questo ci dice che raramente un suo servizio non sarebbe competitivo rispetto a quello dei migliori giocatori del mondo.

Si potrebbe correttamente obiettare che la velocità è solo uno degli elementi di un servizio efficace. Il posizionamento della pallina è altrettanto fondamentale.

Grazie al Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis, abbiamo creato un dizionario di colpi definiti da parametri come velocità, punto del campo e forma, partendo da una base dati di anni di attività di tracciatura. È un dizionario che fornisce una descrizione precisa dei colpi distintivi del tennis professionistico. La modalità applicativa tra le più interessanti è quella con cui si elabora un profilo dello stile di gioco dal “vocabolario di colpi” del giocatore, in funzione della frequenza con cui appunto utilizza ogni tipo di colpo.

Si può anche vedere quanto spesso una giocatrice usi la tipologia di colpi del tennis maschile e determinare in questo modo la somiglianza del suo stile con quello di qualsiasi giocatore tenendo conto delle dettagliate caratteristiche fisiche dei suoi colpi.

Che indicazioni fornisce questo metodo relativamente alla somiglianza dello stile sulla prima di servizio di Serena rispetto a quella dei giocatori di vertice?

L’immagine 2 mostra raggruppamenti di stili di servizio tra giocatori di vertice. Più ravvicinati sono due giocatori nel diagramma e più in profondità si trovano nella sezione che li separa, maggiore la somiglianza nel loro stile di gioco. Si nota ad esempio che Roger Federer, Novak Djokovic e Stanislas Wawrinka appartengono tutti allo stesso raggruppamento di stile.

IMMAGINE 2 – Tipologia di stile sulla prima di servizio

In questo contesto, interessa conoscere la posizione di Serena. Una giocatrice non in grado di competere con questi giocatori si troverebbe all’estremità superiore del grafico ancora di più di quanto non lo sia, diciamo, Dudi Sela. Serena però è esattamente al centro di un raggruppamento che include Andreas Seppi e Richard Gasquet, entrambi giocatori entrati nei primi 20. Questa è la confutazione più convincente delle parole di McEnroe. Lontana dall’essere una giocatrice da numero 700 della classifica maschile, Serena ha la potenza e lo stile di servizio al pari di quelli di un giocatore tra i primi 30.

Questi numeri dimostrano in maniera soddisfacente che la posizione di McEnroe è priva di fondamento. Aspetto il giorno in cui non sarà più necessario dover respingere al mittente accuse di questo tipo. Nessuno oserebbe mettere in discussione la carriera di Federer perché probabilmente non riesce a schiacciare in faccia a LeBron James. Se il tennis maschile viene giudicato sui suoi meriti, lo stesso deve accadere con quello femminile.

Why Serena Williams Isn’t the 700th Player By Any Measure

La stagione femminile 2017 ricorda molto l’inizio del 2003

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 18 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Uno dei temi più dibattuti della stagione 2017 è l’incertezza al vertice nel circuito femminile. Con diverse giocatrici dominanti temporaneamente inattive, come Serena Williams e Victoria Azarenka, e altre rientrate solo di recente o alle prese con infortuni, come Maria Sharapova e Petra Kvitova, si è presentata per le giovani promesse un’occasione d’oro per emergere definitivamente. Dei tredici tornei Premier e Slam, dieci hanno avuto una vincitrice diversa. Questo ha offerto agli appassionati numerosi spunti per provare a ipotizzare quale sia la prossima giocatrice che arriverà a fare proprio il circuito.

L’alternanza di vincitrici della prima metà di stagione spinge a chiedersi se si tratti effettivamente di uno dei periodi più rocamboleschi della storia del tennis femminile.

In continua presenza di partite i cui esiti sono fondamentalmente meno prevedibili, ci si può attendere che la causa sia un aumento del livello complessivo di competitività e una diminuzione nella solidità di rendimento. In altre parole, la differenza nella bravura tra due qualsiasi giocatrici di vertice è davvero ridotta, e più giocatrici hanno la possibilità di vincere i tornei a cui partecipano.

Visto che le valutazioni Elo riflettono il risultato di ogni partita, rappresentano un valido strumento per misurare la competitività e solidità del circuito nel tempo. L’immagine 1 mostra il livello competitivo in ogni istante dal 1990 a oggi delle prime 30 (all’incirca il numero delle teste di serie in uno Slam; nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

La competitività del circuito in un qualsiasi mese è data dalla differenza tra la più alta valutazione Elo e la trentesima. Più ridotta è questa differenza, maggiore è il livello competitivo espresso. Le evidenti fluttuazioni della curva sono generate dal susseguirsi di epoche nel circuito. Durante la metà degli anni ’90, quando il dominio di Steffi Graf era quasi totale, la competitività era minima. Un altra fase di basso livello competitivo è stata poi quella tra il 2001 e il 2002, quando Venus Williams, Lindsay Davenport e Serena Williams avevano messo insieme risultati eclatanti.

IMMAGINE 1 – Tendenze nel livello competitivo e nella solidità di rendimento delle prime 30 secondo le valutazioni Elo

In generale, la differenza si riduce nel tempo, a indicare – a partire dai primi anni 2000 – una tendenza di fondo verso una maggiore competitività. La fase attuale mostra un nuovo aumento del livello competitivo dopo un periodo, quello tra il 2011 e il 2014, in cui il differenziale tra valutazioni Elo si era allargato per merito, o a causa, dello strapotere di Serena.

Per valutare la solidità, ho analizzato il cambiamento medio della valutazione Elo di ciascun gruppo di 30 giocatrici nei sei mesi successivi. Un ampio cambiamento positivo segnala che le giocatrici di vertice stavano generalmente migliorando e vincendo più partite nel periodo considerato, mentre un cambiamento in negativo della stessa entità segnala una fase di declino delle giocatrici più forti.

L’ultimo valore del grafico si riferisce alla stagione 2017 e mostra che, nei sei mesi successivi, le giocatrici con le valutazioni Elo più alte a inizio periodo hanno avuto generalmente prestazioni inferiori alle attese, con un cambiamento medio negativo nelle valutazioni Elo di 20 punti.

Sono due dimensioni della prestazione complessiva del circuito che mostrano che il 2017 è stato a oggi un passaggio caratterizzato da un livello competitivo raramente visto negli ultimi trent’anni, con nuove giocatrici che si contendono i posti di vertice. Ci si aspetta che caratteristiche di questo tipo emergano quando il circuito è di fronte a un cambiamento della guardia.
Quale epoca passata è più simile a quella che appare in svolgimento nel 2017?

Dal 1990, la tendenza verso la quale sembra puntare maggiormente il 2017 è l’inizio della stagione 2003, che arrivava dopo diversi anni di bassa competitività in cui Venus e Davenport ammassavano trofei e seguiva un 2002 fenomenale di Serena. Il declino di quelle giocatrici aveva permesso ad altre, come Kim Clijsters e Justine Henin, di raggiungere il vertice della classifica e catturare l’immaginario collettivo.

Se il prossimo capitolo della WTA porterà un’analoga rivalità e livello di talento, non vedremo l’ora di vederla in campo.

The 2017 WTA Season Looking A Lot Like Early 2003

Quanto è offensivo il gioco di Jelena Ostapenko?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 16 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Se vi sono rimaste impresse solo due statistiche riguardo a Jelena Ostapenko, la sorprendente vincitrice del Roland Garros 2017, probabilmente per prima è la sua velocità con il dritto – che è in media superiore a quella di Andy Murray – e poi i 299 vincenti che ha colpito durante le sette partite giocate a Parigi. Non sono del tutto sicuro di quanta enfasi dovremmo riporre sulla velocità dei colpi e, istintivamente, non ho una grande passione per le statistiche secche. Nonostante questo, è comunque difficile non rimanere colpiti.

Rispetto a Simona Halep, Timea Bacsinszky e Caroline Wozniacki, le ultime tre giocatrici che ha sconfitto per arrivare al titolo, Ostapenko stava giocando praticamente un altro sport. Il suo stile ricorda di più quello di altre campionesse Slam come Petra Kvitova e Maria Sharapova, che più che costruire il punto lo distruggono. Quello che mi preme scoprire quindi è come Ostapenko si posizioni nei confronti delle giocatrici più offensive sul circuito femminile.

Fortunatamente, esiste già una statistica per misurarlo, che prende il nome di Aggression Score o Indice di Offensività e che abbrevio in AGG. È una statistica che richiede la conoscenza di tre informazioni per ciascun punto: quanti colpi sono stati giocati, chi ha vinto il punto e come. Con questi dati a disposizione, siamo in grado di calcolare le percentuali relative a vincenti, errori non forzati o errori forzati dell’avversaria sul totale dei colpi di una giocatrice (tecnicamente, il denominatore raccoglie le “opportunità da colpo”, che comprendono i colpi che una giocatrice non è riuscita a giocare dopo che la sua avversaria ha siglato un vincente, ma a scarsa influenza sul risultato finale). Ai fini del calcolo, considero l’AGG senza i servizi della giocatrice – sia ace che servizi vincenti – in modo da isolare la propensione offensiva specifica dello scambio.

L’intervallo tipico di questa versione dell’AGG è tra 0.1 – molto passivo – e 0.3 – estremamente offensivo. Sulla base delle quasi 1600 partite femminili nel database del Match Charting Project, Kvitova e Julia Goerges rappresentano la parte offensiva, con una AGG media intorno allo 0.275. Nonostante vi siano solo quattro partite di Samantha Crawford, i primi indizi suggeriscono che potrebbe diventare lei la più offensiva, con una media al momento di 0.312. Dal lato opposto dell’intervallo troviamo Madison Brengle con 0.11, Wozniaki e Sara Errani a 0.12. Nel campione ci sono prestazioni singole che raggiungono addirittura lo 0.44 (Serena Williams contro Errani al Roland Garros 2013) o scendono fino allo 0.06. Nella finale contro Ostapenko, l’indice di offensività di Halep è stato di 0.08, esattamente la metà della sua media di 0.16.

Definito il contesto, vediamo dove si colloca Ostapenko, iniziando dalla finale del Roland Garros 2017. Contro Halep, il suo AGG è stato un incredibile 0.327, cioè il terzo valore più alto per qualsiasi giocatrice in una finale Slam dopo lo 0.344 di Kvitova a Wimbledon 2014 e lo 0.328 di Serena agli Australian Open 2007 (abbiamo nel database dati relativi a tutte le finali Slam fino al 1999 e alla maggior parte per gli anni precedenti). Servendosi dei dati di IBM Pointstream, che comprendono quasi tutte le partite del Roland Garros 2017, l’offensivitò di Ostapenko in finale è stata la settima più alta di tutte le partite del torneo – tra 188 partite-giocatrice con i dati a disposizione – dietro a due di Bethanie Mattek Sands, una a testa tra Goerges, Madison Keys e Mirjana Lucic…e dietro al primo turno di Ostapenko contro Louisa Chirico. Si è trattato anche del terzo valore più alto contro Halep tra le più di 200 partite della stessa nel database.

Vi siete fatti un’idea: la finale del Roland Garros 2017 è stata una seria manifestazione di gioco offensivo, almeno da un lato del campo. Anche il livello dell’intensità dei colpi non è stato una novità per Ostapenko. Per la stagione 2017 sulla terra, abbiamo dati punto per punto delle sue ultime tre partite al Roland Garros, insieme a due partite al torneo di Charleston e a una al torneo di Praga. In queste sei occasioni, l’AGG più basso di Ostapenko è stato 0.275 contro Wozniaki nei quarti di finale a Parigi. La media delle sei partite è stata di 0.303.
Se queste recenti prestazioni sono preludio a quanto assisteremo in futuro, è molto probabile che Ostapenko diventerà la giocatrice più offensiva sul circuito femminile. Avendo giocato meno in attacco nelle partite iniziali della sua carriera, la sua media è ancora dietro a quella di Kvitova e Goerges, anche se non di molto e probabilmente ancora per poco. Mette un certo timore pensare a cosa possa succedere all’aumentare della sua forza fisica. Dovremo anche aspettare di vedere come evolve il suo gioco tattico.

Il Match Charting Project contiene almeno 15 partite per 62 diverse giocatrici. La tabella elenca l’indice di offensività specifico dello scambio per ciascuna di esse:

Giocatrice       Partite   AGG Scambio  
Goerges          15        0.277  
Kvitova          57        0.277  
Ostapenko        17        0.271  
Keys             35        0.261  
Giorgi           17        0.257  
Lisicki          19        0.246  
Garcia           15        0.242  
Vandeweghe       17        0.238  
S. Williams      108       0.237  
Siegemund        19        0.235  
Pavlyuchenkova   17        0.230  
Kovinic          15        0.223  
Mladenovic       28        0.222  
Li               15        0.218  
Sharapova        73        0.217  
                                              
Giocatrice       Partite   AGG Scambio  
Bouchard         52        0.214  
Ivanovic         46        0.211  
Muguruza         57        0.210  
Safarova         29        0.209  
Pliskova         42        0.207  
Vesnina          20        0.207  
V. Williams      46        0.205  
Konta            31        0.205  
Puig             15        0.203  
Cibulkova        38        0.198  
Navratilova      25        0.197  
Graf             39        0.196  
Sevastova        17        0.194  
Stosur           19        0.193  
Stephens         15        0.190  
                                              
Giocatrice       Partite   AGG Scambio  
Makarova         23        0.189  
Davis            16        0.186  
Watson           16        0.185  
Gavrilova        20        0.183  
Henin            28        0.183  
Bertens          15        0.181  
Seles            18        0.179  
Kuznetsova       28        0.174  
Bacsinszky       28        0.174  
Azarenka         55        0.170  
Petkovic         24        0.166  
Vinci            23        0.164  
Strycova         16        0.163  
Bencic           31        0.163  
Jankovic         24        0.162  
                                              
Giocatrice       Partite   AGG Scambio
Riske            15        0.161  
Kerber           83        0.161  
Pennetta         23        0.160  
Halep            218       0.160  
Suarez Navarro   31        0.159  
Hingis           15        0.157  
Evert            20        0.152  
Kasatkina        18        0.148  
Svitolina        46        0.141  
Putintseva       15        0.137  
Cornet           18        0.136  
Radwanska        90        0.130  
Beck             16        0.126  
Niculescu        25        0.124  
Wozniacki        62        0.122  
Errani           23        0.121

(Il numero di partite per qualche giocatrice differisce da quello del database. Questo perché ho eliminato quelle con troppe informazioni mancanti o in formati che non riconciliavano con il codice che ho utilizzato per calcolare l’indice di offensività.)

Just How Aggressive is Jelena Ostapenko?

Jelena Ostapenko promette di diventare più della prossima Iva Majoli?

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 14 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Vincere un torneo dello Slam da giovanissima – o nel caso della campionessa del Roland Garros 2017 Jelena Ostapenko da appena ventenne – è un’impresa eccezionale. Ma non è sempre garanzia di futura grandezza. Molte delle più grandi di tutti i tempi hanno lanciato la loro carriera vincendo titoli Slam a partire da vent’anni, ma ci sono tre giocatrici che hanno vinto il primo Slam a un’età simile a quella di Ostapenko e il cui successivo percorso funge da ammonimento in senso opposto: Iva Majoli, Mary Pierce e Gabriela Sabatini. Ciascuna di loro non era più grande di vent’anni e tre mesi quanto ha vinto il primo Slam e delle tre solo Pierce è riuscita a vincerne un secondo.

Va detto però che paragonare l’età di Ostapenko a quella di precedenti campionesse Slam non le rende giusto merito. Negli ultimi due decenni il tennis femminile è “invecchiato”: l’età media del tabellone di singolare al Roland Garros 2017 era di 25.6 anni, solo di pochi giorni più bassa del record stabilito al Roland Garros stesso e a Wimbledon lo scorso anno. Sono due anni in più dell’età media di una giocatrice attiva quindici anni fa, e quattro anni in più della media del tabellone di trent’anni fa. All’inizio del Roland Garros 2017, c’erano solo cinque giovanissime tra le prime 100 del mondo; alla fine del 2004, l’anno in cui Maria Sharapova e Svetlana Kuznetsova hanno vinto il loro primo Slam, ce n’erano quasi il triplo.

Per questo non sembra corretto raggruppare Ostapenko con le precedenti campionesse diciannovenni o ventenni. Invece, dovremmo considerare l’età relativa di Ostapenko – vale a dire la differenza con l’età media delle giocatrici in tabellone – che era inferiore rispetto alle altre di 5.68 anni. Nell’articolo in cui ho introdotto il concetto di età relativa, il termine di paragone era sulle semifinaliste Slam e, in ogni epoca, ci sono state diverse giocatrici che hanno raggiunto le semifinali per poi spegnersi nel proseguo della carriera con altrettanta rapidità. Non si può dire lo stesso delle giocatrici che invece hanno vinto uno o più Slam.

Negli ultimi trent’anni, solo due giocatrici hanno vinto uno Slam con un’età relativa superiore a quella di Ostapenko: Sharapova, più giovane di 6.66 anni rispetto al campo partecipazione degli US Open 2004 e Martina Hingis, che ha realizzato tre quarti di Slam nel 1997 a sedici anni, cioè tra i 6.3 e i 6.6 anni più giovane del tabellone. Nelle prime cinque di questa speciale classifica figurano giocatrici che danno ulteriore peso all’esclusività del gruppo in cui si trova Ostapenko, tra cui Monica Seles (5.29 anni più giovane al Roland Garros 1990) e Serena Williams (5.26 anni più giovane agli US Open 1999).

Ognuna di queste quattro giocatrici ha poi raggiunto anche il numero 1 della classifica mondiale e vinto almeno cinque Slam, una previsione eccessivamente ottimistica per Ostapenko che, anche dopo aver vinto a Parigi, rimane fuori dalle prime 10. In quanto a età relativa, Majoli, Pierce e Sabatini non sono un grande termine di paragone, visto che Majoli e Pierce erano solo di 3 anni più giovani della media del tabellone e Sabatini solo di 2 anni più giovane. In confronto, Garbine Muguruza era più giovane di 2 anni e mezzo rispetto alla media del tabellone quando ha vinto il Roland Garros 2016 all’età di 22 anni.

C’è una conclusione? Purtroppo non ho una risposta definitiva e probabilmente non riusciremo ad averne una per molti anni. Per la maggior parte dell’era Open, fino a circa dieci anni fa, l’età media sul circuito femminile ha oscillato tra i 21 e i 23 anni. Quindi, per la popolazione aggregata delle prime vincitrici di uno Slam, l’età effettiva e quella relativa sono altamente correlate. È solo nell’ultima decade che i numeri hanno iniziato a divergere significativamente, per merito di diverse campionesse debuttanti. Dobbiamo ancora vedere che tipo di evoluzione prenderà la carriera di Ostapenko e Muguruza, e forse anche quella di Victoria Azarenka e Petra Kvitova. Al fine di testare l’ipotesi serve un campione più grande per cui ci sarebbe bisogno di altre giovanissime prime vincitrici di Slam, che potrebbero emergere quando Sharapova e Williams si sono ritirate.

Is Jelena Ostapenko More Than the Next Iva Majoli?