Gli effetti di una partita maratona al terzo set

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 30 maggio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Ci sono già state due partite del tabellone singolare femminile andate oltre il punteggio di 6-6 nel terzo set nell’edizione 2017 del Roland Garros. Nel primo turno di domenica 28 Madison Brengle ha eliminato Julia Goerges 13-11 nel set decisivo, e in quello di lunedì 29 Kristina Mladenovic ha battuto Jennifer Brady 9-7 al terzo set. Le maratone di tre set non producono lo stesso livello di adrenalina dell’equivalente versione maschile al quinto set, ma richiedono in ogni caso alle giocatrici di andare oltre la durata tradizionale di una partita nei tornei non Slam.

I destini della giocatrice che rimane in tabellone sono influenzati da una maratona al terzo set?

Nel 2012 ho pubblicato un’analisi che dimostrava come i giocatori che vincono le maratone al quinto set (vale a dire quelle partite con un punteggio di almeno 8-6 nel set decisivo) vincono poi meno del 30% delle partite successive, una frequenza ben inferiore alle attese, anche tenendo in considerazione il livello di bravura dei successivi avversari. Può sembrare che partite in tre set molto lunghe non abbiano lo stesso effetto, specialmente considerando che molte giocatrici sarebbero disponibili a giocare al meglio dei cinque set.

I numeri confermano l’intuizione. Prendiamo gli Australian Open: nel periodo dal 2001 al 2017, ci sono state 185 maratone al terzo set nelle partite del tabellone di singolare femminile e le vincitrici hanno poi vinto il 42.2% delle loro partite successive. Si tratta di un valore più alto dell’equivalente maschile ed è anche migliore di quello che possa sembrare.

Le giocatrici che hanno bisogno di combattere fino all’ultimo punto per superare un avversaria dei primi turni sono, in media, più deboli di quelle che vincono in due set, quindi molte delle giocatrici maratonete sarebbero già considerate sfavorite nelle partite successive. Utilizzando sElo – cioè la variante del sistema di valutazione Elo specifica per superficie, che ho introdotto in un recente articolo – si nota come queste 185 maratonete si attendevano di vincere solo il 44% delle loro successive partite. Dovesse esserci un effetto concreto, di certo è marginale, specialmente se paragonato a quello che interessa i giocatori che faticano in maratone di cinque set.

Ho applicato lo stesso algoritmo di calcolo alle partite Slam femminili che si sono concluse all’ultimo set con punteggi come 7-6, 7-5 e 6-4 e 6-3. Dato che solo gli US Open prevedono il tiebreak al terzo set, il campione a disposizione per quel punteggio è limitato, e questo potrebbe spiegare dei risultati lievemente inusuali. Per gli altri punteggi si osserva che i numeri sono abbastanza simili a quelli trovati per le partite maratona. Le vincitrici tendono a essere sfavorite contro le avversarie dei turni successivi ma le conseguenze sono ridotte o inesistenti:

3° set     Campione  Vitt. succ.  Vitt. attesa succ.  
Maratone   185       42.2%        44.0%  
7-6        56        48.2%        42.2%  
7-5        232       43.1%        42.7%  
6-4 / 6-3  421       41.6%        43.2%

In breve, si può affermare che una partita molto lunga dia indicazioni sulla probabilità di vittoria della vincitrice maratoneta rispetto all’avversaria successiva, ma si tratta di informazioni che già conoscevamo: che siano o non siano una maratona, tre set molto tirati hanno un effetto marginale sulla probabilità di vittoria al turno successivo. Per Mladenovic quindi è una buona notizia in vista del secondo turno con Sara Errani, un’avversaria che probabilmente le darà parecchio filo da torcere.

Bouncing Back From a Marathon Third Set

Il comportamento sulla terra, nel corso degli anni, dei quattro maggiori contendenti al Roland Garros

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 27 maggio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nelle fasi iniziali del Roland Garros 2017 che ha preso il via in questi giorni, i quattro giocatori sotto i riflettori sono certamente il nove volte campione Rafael Nadal, il campione uscente Novak Djokovic, il finalista della scorsa edizione Andy Murray e l’aspirante al titolo Dominic Thiem.

In due precedenti articoli, ho analizzato il rendimento di questi giocatori per la stagione in corso sulla terra battuta. In questa sede, voglio dare uno sguardo sul passato e aggiungere delle informazioni che inquadrano con maggiore dettaglio la prestazione di ciascun giocatore sulla terra.

La prima vittoria di Nadal al Roland Garros nel 2005 sembra un valido punto di partenza per definire un orizzonte temporale di riferimento. L’immagine 1 mostra la prestazione al servizio dei quattro giocatori considerati dal 2005 al 2017 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Per ciascun anno, ho riassunto i risultati al servizio calcolando rispettivamente la mediana, il minimo e il massimo in tutte le partite giocate sulla terra. Come già visto, la prestazione al servizio è aggiustata per il livello di bravura dell’avversario, in modo da dare più merito al giocatore che serve meglio contro un avversario forte, e viceversa.

Cosa dicono i numeri?

Nel periodo considerato, tutti e quattro hanno fatto progressi duraturi, ma sono Murray e Thiem ad aver ottenuto la variazione positiva più significativa. Tra il 2007 e il 2016, Murray ha migliorato la sua prestazione al servizio di 2 punti percentuali all’anno. Nel 2017 però, il suo rendimento è stato quasi catastrofico, servendo con una media del 60% che lo ha riportato ai livelli del 2007.

Thiem, il neofita del gruppo se così lo si può definire, è emerso negli ultimi tre anni, nei quali anche lui ha migliorato di 2 punti percentuali all’anno senza dare segnali di rallentamento.

IMMAGINE 1 – Rendimento al servizio sulla terra per i quattro giocatori considerati nel periodo tra il 2005 e il 2017

È interessante notare un’evoluzione molto simile tra Djokovic e Nadal. Quest’ultimo è riuscito in media a stare davanti a Djokovic di diversi punti percentuali per gran parte della carriera, fino a quando nel 2015 e 2016 Djokovic ha servito ai livelli di Nadal del 2012 e 2013. Nell’anno in corso Nadal ha ripreso il comando, riuscendo a raggiungere un incredibile 75%, con i passaggi a vuoto di Djokovic che lo hanno fatto scendere al 67%, la sua prestazione media al servizio più bassa dal 2010.

Alla risposta, è curioso come Murray sia l’unico dei quattro giocatori ad aver mostrato un miglioramento continuo, anche se in misura minore anno su anno, in media, rispetto a quanto ottenuto con il servizio.

IMMAGINE 2 – Rendimento alla risposta sulla terra per i quattro giocatori considerati nel periodo tra il 2005 e il 2017

Tra il 2008 e il 2016, Djokovic è stato estremamente solido alla risposta, riuscendo a mantenere una media tra il 49 e il 50% quasi ogni anno. E’ per questo che per lui il 2017 si distingue dagli altri anni, per due motivi: da un lato, una media di solo il 44% di punti vinti alla risposta è un livello minimo mai raggiunto recentemente; dall’altro, la variazione di prestazione alla risposta è stata considerevole, con dei minimi molto bassi e dei massimi molto alti, come non gli era mai successo nella carriera.
L’immagine 2 autorizza a definire Nadal il re della terra, senza restrizioni. Non solo ha mantenuto la prestazione media alla risposta più alta dei quattro, ma raramente è sceso sotto al 40%, come nessuno degli altri è riuscito a fare. Inoltre, sono moltissime le partite di Nadal negli anni in cui ha vinto la maggior parte dei punti alla risposta. Anche in presenza di un lieve calo, le sue statistiche alla risposta nel 2017 lo posizionano sui livelli del periodo dal 2010 al 2012, quando ha sempre vinto il titolo al Roland Garros.

Thiem invece deve fare ancora molta strada per ricucire la distanza da Nadal, anche se nel 2017 ha fatto vedere di essere in grado di rispondere al pari di Nadal.

In virtù di questi rendimenti anno per anno, possiamo rinnovare la nostra ammirazione per il predominio e la continuità di Nadal sulla terra in un periodo di tempo così lungo, e riporre qualche dubbio sullo stato di forma di Murray e Djokovic, il primo con pochi aspetti positivi su cui fare affidamento, il secondo con risultati sulla terra mai altrettanto altalenanti in carriera, che potrebbero in parte spiegare la decisione di abbandonare la sua squadra storica e iniziare a collaborare con Andre Agassi. Sarà interessante seguire il cammino di Murray e Djokovic al Roland Garros e vedere se riusciranno ad arrivare fino in fondo.

Clay Court Performance Trends Of French Open Title Men’s Top 4

I migliori alla risposta tra i probabili contendenti per il Roland Garros

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 22 maggio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

In un precedente articolo ho analizzato la prestazione al servizio sulla terra battuta dei probabili contendenti all’edizione 2017 del Roland Garros, vale a dire Rafael Nadal, Dominic Thiem, Novak Djokovic e Andy Murray, mostrando come Nadal sia riuscito a distanziare gli avversari in media tra i 5 e 15 punti percentuali al servizio. Si tratta di un dato di per sé impressionante, a maggior ragione se riferito ad alcuni degli avversari più diretti per la conquista del titolo.

Limitare l’analisi al servizio però non permette di avere un quadro completo dello stato di forma di un giocatore alla vigilia di uno Slam. E questo è particolarmente vero sulla terra, superficie che rende i giocatori intrinsecamente più difensivi, esaltandone le capacità alla risposta in misura probabilmente maggiore degli altri Slam.

Rispetto alla prestazione alla risposta, quali di questi quattro giocatori ha avuto la migliore stagione sulla terra sinora?

L’immagine 1 mostra le statistiche di prestazione alla risposta per ogni giocatore in tutte le partite (a esclusione dei ritiri pre e durante la partita) sulla terra nel 2017 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Non sorprende vedere Nadal in cima all’elenco con una media ponderata del 51% di punti vinti alla risposta che ha del miracoloso.

La ponderazione è il tentativo di considerare la qualità al servizio dell’avversario e rendere questi numeri più facilmente confrontabili tra diverse partite. È un approccio con il quale, ad esempio, un giocatore ottiene più credito per le sue capacità di risposta contro un avversario dal grande servizio come John Isner, rispetto a un giocatore dal servizio medio.

IMMAGINE 1 – Prestazione alla risposta sulla terra per i favoriti alla vittoria finale del Roland Garros

Più sorprendente è trovare Djokovic al secondo posto con una media ponderata del 44%, visti dei risultati sulla terra non certo esaltanti (quantomeno fino a Roma). Djokovic rimane molto staccato da Nadal, ma si tratta di un segnale positivo per ritrovare quella forma che nel 2016 gli ha fatto vincere il suo primo Roland Garros e che anche quest’anno potrebbe essere un vantaggio sugli avversari.

Murray e Thiem hanno ottenuto numeri simili alla risposta. Il rendimento di Murray però è stato caratterizzato da una spirale negativa, con prestazioni in calo continuo torneo dopo torneo, mentre quello di Thiem è stato più continuo, mostrando anche sprazzi di grandezza con tre partite al di sopra del 50% di media ponderata. Una di queste è stata proprio la vittoria contro Murray nella semifinale di Barcellona, un’altra contro Nadal a Roma.

Murray invece non è mai riuscito ad andare oltre il 50% di media ponderata in risposta, mentre Djokovic lo ha fatto una volta sola in semifinale a Roma contro Thiem, reduce da un’esaltante ma fisicamente impegnativa vittoria su Nadal nei quarti di finale. Interamente considerate, le prestazioni di Thiem alla risposta e al servizio muovono a favore delle sue possibilità al Roland Garros e della sua ascesa alle alte sfere del tennis.

Return Leaders Among ATP’s Top Contenders for French Open Title

I migliori al servizio tra i probabili contendenti per il Roland Garros

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 21 maggio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Archiviati gli Internazionali d’Italia con la vittoria di Alexander Zverev, l’attenzione si concentra ora sul Roland Garros. Con l’assenza di Roger Federer, la prima dal 1999 non dovuta a infortunio, i quattro nomi più accreditati per la vittoria finale sono quelli di Rafael Nadal, Dominic Thiem, Novak Djokovic e Andy Murray. Vediamo cosa può rivelare l’andamento della stagione sulla terra battuta in merito allo stato di forma di questi giocatori alla vigilia del secondo Slam dell’anno.

Con tre tornei vinti, Rafael Nadal è, meritatamente, il favorito assoluto per il suo possibile decimo titolo a Parigi e il 53esimo sulla terra. L’unica sconfitta di Nadal sulla terra è arrivata a Roma da Thiem, il giocatore che, è interessante notare, dopo Nadal ha vinto più partite sulla terra, come mostra l’immagine 1 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Thiem quindi potrebbe rappresentare la minaccia più concreta sul cammino di Nadal.

IMMAGINE 1 – Partite giocate e vinte nei tornei sulla terra di preparazione al Roland Garros

All’inizio della stagione sulla terra, grandi attese erano riposte su Murray e Djokovic, numero 1 e 2 della classifica mondiale. Nessuno dei due però è riuscito a conquistare anche un solo Masters 1000. La delusione di questa statistica è ancora più evidente se si considera che Murray non ha mai giocato contro Nadal sulla terra nel 2017 e Djokovic l’ha affrontato solo una volta nella semifinale di Madrid.

Djokovic difenderà a Parigi la vittoria del 2016, ma sinora abbiamo visto solo sprazzi del livello di gioco che è riuscito a esprimere lo scorso anno. Va detto che i momenti migliori per lui sono arrivati durante gli Internazionali d’Italia e potrebbero essere il primo vero segnale positivo di adattamento in seguito alla decisione di allontanare i suoi più stretti collaboratori. Va poi visto quale impatto avrà sul gioco di Djokovic l’arrivo di Andre Agassi in qualità di allenatore per il Roland Garros.

Anche di fronte a tutte le incertezze che circondano Djokovic, è Murray a rappresentare il più grosso punto di domanda. La sua percentuale di vittorie sulla terra nel 2017 è stata solo del 50%. Solamente in un torneo dei quattro che ha giocato è riuscito a vincere più di due partite. Un risultato sorprendente vista la finale a Parigi nel 2016 e la prima posizione mondiale dalla fine della stagione scorsa. Murray è certamente in una condizione più precaria di Djokovic e i motivi del suo calo di rendimento sono ancora più misteriosi.

Le vittorie sono uno dei parametri di valutazione. In presenza di un format al meglio dei 5 set, come quello degli Slam, è però importante analizzare in maggiore dettaglio come le vittorie sono arrivate per comprendere le reali possibilità di conquista di uno dei quattro tornei più importanti dell’anno. Come mostrato nell’immagine 2, ho analizzato le prestazioni al servizio nei tornei sulla terra dei quattro giocatori considerati. Dato che la prestazione al servizio verrà necessariamente influenzata dalla qualità del giocatore alla risposta, sono numeri corretti per la bravura alla risposta dell’avversario, nel tentativo di annullare l’effetto generato dall’avversario quando si mettono a confronto prestazioni al servizio di diversi giocatori.

Nadal è davanti a tutti con una media ponderata di punti vinti al servizio del 75%, Murray è ultimo con una sconcertante media del 60%. Thiem è dietro Nadal con il 71% e Djokovic è penultimo con il 67%.

IMMAGINE 2 – Prestazione al servizio sulla terra per i favoriti alla vittoria finale del Roland Garros

Oltre a distanziare gli altri di diversi punti percentuali, Nadal ha mantenuto una continuità ragguardevole. Solo in tre partite la sua prestazione al servizio è stata al massimo del 60%, appunto la prestazione media di Murray. È Thiem però a battere Nadal in termini di continuità al servizio, con una sola partita in cui ha raggiunto al massimo il 60%, la netta sconfitta da Djokovic a Roma, partita arrivata dopo intense settimane di altissimo tennis sulla terra.

Sia Thiem che Djokovic hanno fatto vedere di poter capitalizzare sul miglioramento dello stato di forma al progredire della stagione, che potrebbe essere un vantaggio superiore a quanto la media della prestazione al servizio suggerirebbe. Murray invece non ha ancora avuto un buon risultato sulla terra.

Pur rappresentando uno dei tanti aspetti del gioco, il servizio diventa elemento critico per mettere insieme le sette vittorie che portano a un titolo Slam. Nadal è il favorito, seguito a ruota da Thiem. Se riuscisse a trasferire a Parigi il livello di gioco espresso a Roma, Djokovic potrebbe porsi come serio ostacolo per Nadal e Thiem. Per evitare un’altra sconfitta nei primi turni, Murray dovrà fare molta strada in salita. Se vuole tornare in finale, servirà un recupero della stessa magnitudine di quello mostrato dai Cleveland Cavaliers nelle finali NBA 2016.

Serve Leaders Among ATP’s Top Contenders for French Open Title

La classifica WTA non funziona bene

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 20 maggio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nella sua prima partita agli Internazionali d’Italia, la numero 1 della classifica WTA Angelique Kerber è stata sconfitta in due set da Annett Kontaveit, la numero 68. Nonostante sia la prima giocatrice al mondo, per gran parte della stagione Kerber ha dato l’impressione di fare fatica, e le sconfitte nei primi turni sono diventate per lei la norma.

La sconfitta di Kerber lascia aperto un record negativo per la stagione 2017: nessuno degli undici tornei di categoria Premier o Slam ha avuto una vincitrice tra le teste di serie numero 1. La sconfitta di Kerber a Roma (torneo poi vinto da Elina Svitolina, n.d.t.) allunga la serie a dodici tornei, come mostrato nell’immagine 1 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Non solo, ma le teste di serie numero 1 rischiano di segnare un altro record sorprendentemente negativo nei tornei di maggior livello. Dal 2009 infatti, alla boa di metà stagione le teste di serie numero 1 hanno vinto almeno il 15% dei tornei Premier o Slam. Il 2016 è stato il primo anno in cui un solo torneo è stato vinto da una testa di serie numero 1 a conclusione del Roland Garros. Se fra poche settimane il Roland Garros verrà vinto da una testa di serie inferiore, nessun titolo sarà stato vinto da una testa di serie numero 1 a metà stagione 2017.

IMMAGINE 1 – Evoluzione della percentuale di vittorie di tornei nel circuito femminile per i primi cinque mesi della stagione

I risultati deludenti non riguardano solo le teste di serie numero 1, ma coinvolgono anche le altre giocatrici di vertice. Come mostrato nell’immagine 2, delle vincitrici dei tornei più importanti del 2017, solo quattro arrivano da una delle prime 5 teste di serie del tabellone, mentre tre sono i tornei vinti da giocatrici classificate fuori dalle prime 30.

Cosa sta succedendo quindi? Con chi dobbiamo prendercela?

Certamente non con le giocatrici, che invece continuano a proporre tennis di alta qualità e storie che catturano l’interesse degli appassionati. Si consideri ad esempio la rinascita di Venus Williams, l’affidabile solidità di Johanna Konta, o la recente vittoria di Eugene Bouchard su Maria Sharapova. Anche in assenza di alcuni dei nomi di maggior richiamo (Serena Williams, Victoria Azarenka, Petra Kvitova e Sharapova stessa) per tutta o parte della stagione, il circuito femminile sta avendo grande successo.

IMMAGINE 2 – Vincitrici e finaliste dei tornei maggiori per la stagione 2017

Visti però i risultati a sorpresa, ci saranno sicuramente commentatori propensi a sostenere che le giocatrici non stiano dando merito alla loro classifica. Personalmente ritengo che sia il contrario, cioè che la classifica non stia dando merito alle giocatrici.

Una delle ragioni più importanti della presenza di una classifica sanzionata dalla WTA è il suo utilizzo per l’assegnazione delle teste di serie. La maggior parte dei tornei utilizzano la classifica ufficiale non solo per stabilire quali giocatrici abbiano il diritto a partecipare, ma per creare un tabellone che dia alle migliori la probabilità maggiore di raggiungere i turni conclusivi. Di fatto, gli organizzatori del torneo elaborano pronostici su ogni testa di serie, considerando la numero 1 come la favorita al titolo, la numero 2 come la finalista e così via.

Questo vuol dire che, grosso modo, esiste una correlazione tra la classifica di una giocatrice e le attese per i suoi risultati nei tornei a cui partecipa. I due guru dell’analisi statistica riferita al tennis, Klaassen e Magnus, hanno individuato una semplice formula per convertire la posizione in classifica di una giocatrice in turni attesi che raggiungerà in un torneo. La formula è questa:

Turno Atteso = Turno Massimo – log(Classifica)

Ad esempio, se una giocatrice partecipa a uno Slam, il Turno Massimo nella formula equivale a otto (numero totale di turni + 1), e il Turno Atteso per la testa di serie numero 1 è otto (vincitrice del torneo), per la testa di serie numero 2 è sette (finalista), per le teste di serie numero 3 e 4 è sei (sconfitta in semifinale), etc.

Se la classifica funziona bene e le giocatrici più forti sono nelle posizioni di vertice del tabellone, dovremmo assistere a una buona corrispondenza tra i turni attesi e quelli effettivamente raggiunti. Sulla base di questo parametro, nel 2017 la classifica ufficiale della WTA ha ottenuto risultati disastrosi.

L’immagine 3 mette a confronto i turni effettivi e quelli attesi per le vincitrici e le finaliste agli undici tornei Premier e agli Australian Open del 2017. L’asse delle coordinate mostra il numero di turni in più che una giocatrice ha raggiunto rispetto a quelli previsti dalla sua classifica. Se la differenza è negativa, significa che ha giocato al di sotto delle possibilità. Si nota come per larga parte del 2017, le vincitrici e le finaliste dei tornei più importanti hanno giocato meglio rispetto alle attese legate alla loro classifica di quattro o cinque turni!

IMMAGINE 3 – Corrispondenza tra classifica WTA e risultati per le vincitrici e le finaliste dei tornei maggiori per il 2017

La stessa analisi per il 2016 evidenzia come il 2017 sia stato peggiore, ma non di molto. Nel 2016 infatti, la differenza era di circa tre o quattro turni, che rappresentano comunque una sottostima estremamente rilevante della prestazione di una giocatrice.

Per avere un’idea della situazione effettiva della classifica rispetto a quella che potrebbe in realtà essere, consideriamo come sarebbero i risultati di un sistema di classifica perfetto. L’immagine 4 mostra che, in presenza di un sistema in grado di valutare correttamente la migliore e la seconda migliore giocatrice di un torneo, tutte le differenze precedenti tra turno effettivamente raggiunto e atteso si distribuirebbero lungo la linea 0, di fatto annullandosi.

IMMAGINE 4 – Distribuzione dei turni con un sistema di classifica in grado di prevedere perfettamente i risultati delle giocatrici

Attendersi un sistema di classifica perfetto è forse irragionevole, senza dubbio però giocatrici e appassionati del circuito femminile meritano un sistema di classifica migliore.

Come ci si può arrivare?

Come primo passaggio, il circuito deve porre maggiore enfasi sulle prestazioni del sistema di classifica e essere propenso ad apportare modifiche. Se si è concordi nel ritenere che ci sia bisogno di un nuovo sistema e che la qualità dei risultati dallo stesso generati abbiano priorità assoluta, il metro di valutazione di sistemi alternativi diventa la loro capacità di assegnare le giuste teste di serie nei tornei. Questo significa che si sta cercando un sistema di classifica che possieda un potere predittivo superiore.

In uno dei prossimi articoli, cercherò di individuare quali sistemi siano in grado di soddisfare questa condizione.

WTA Tennis Rankings Aren’t Working?

Dovremmo sorprenderci della stagione che Murray sta avendo sulla terra?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 15 maggio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Dopo diversi tornei sulla terra battuta, in molti si sarebbero aspettati di vedere Andy Murray in almeno una finale o anche di aver portato a casa un titolo. Ma con una netta sconfitta negli ottavi di finale da Borna Coric al Madrid Masters (e poi nella prima partita agli Internazionali d’Italia a Roma da Fabio Fognini, n.d.t.) Murray è uscito dal torneo prima di quanto si pensasse per la terza volta nella stagione sulla terra.

I risultati sulla terra di Murray nel 2017 sono stati deludenti, sotto ogni punto di vista. Considerando però che anche per i giocatori migliori esiste, in varia misura, una probabilità di sconfitta, forse la situazione di Murray è da ricondursi solo a una striscia di partite sfortunate.

Quanto dovremmo dare peso alle sconfitte di Murray sulla terra si riduce a un tema di aspettative. Con l’avvio del 2017, ci si attendeva che Murray avrebbe fatto come il 2016 o ancora meglio. Nei primi mesi del 2016 infatti, Murray aveva giocato due tornei contro i tre di quest’anno, avendo aggiunto Barcellona. Tuttavia, alla fine del Madrid Masters 2016 aveva vinto quasi il doppio delle partite sulla terra rispetto a quelle della stagione in corso (7 nel 2106, 4 nel 2017), come mostrato nell’immagine 1 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Partite vinte da Murray sulla terra (incluso il Madrid Masters)

Il calo del 2017 però potrebbe essere attribuito a dei tabelloni più difficili. In presenza di un percorso più impegnativo nel torneo, si dovrebbe prevedere per Murray qualche sconfitta addizionale.

Quali considerazioni emergono quindi nel confronto tra la qualità degli avversari di Murray nel 2016 e nel 2017?

Un modo con cui possiamo valutare la difficoltà degli avversari è quello di rapportare le prestazioni effettive di Murray sulla terra rispetto a quelle attese, prestazioni attese che sono strettamente legate alla qualità dell’avversario. Ad esempio, una sconfitta contro Rafael Nadal desta meno sorpresa di una contro Albert Ramos. In questo articolo, l’esatta misura delle nostre attese arriva dalla valutazione del sistema Elo di Murray e dei suoi avversari al momento della partita.

L’immagine 2 mostra la differenza nell’esito delle partite di Murray rispetto alle attese, espresse in percentuale (con -100 che rappresenta l’attesa più bassa possibile e +100 la più alta). Si tratta di un concetto simile alle statistiche avanzate che analizzano la prestazione rispetto alle attese, come ad esempio i Punti sopra le attese utilizzati in alcuni sport di squadra.

Le vittorie del 2017 rispetto a quelle attese mostrano che ogni sconfitta suggerisce una prestazione inferiore di livello preoccupante. È l’elemento più evidente in contrasto con il 2016, nel quale le sconfitte contro Nadal o Novak Djokovic in preparazione al Roland Garros erano in linea con le attese. Anche le vittorie di Murray però sono rivelatrici. A oggi, non ha avuto alcuna vittoria sulla terra che possa eguagliare le sue migliori vittorie del 2016.

IMMAGINE 2 – Differenza Over/Under di Murray nei tornei preparatori sulla terra

Come mostrato dall’immagine 3, il punteggio complessivo delle vittorie sopra le attese mette in evidenza le prestazioni negative di Murray sulla terra nel 2017. E non si può dare la colpa alla sfortuna del tabellone.

IMMAGINE 3 – Punteggio complessivo delle prestazioni di Murray sulla terra (incluso il Madrid Masters)

Rispondendo a una domanda sullo stato del proprio gioco dopo la sconfitta da parte di Coric a Madrid, Murray ha detto che c’è forte motivo di preoccupazione. E i numeri relativi alle sue vittorie e sconfitte nel 2017 rispetto al 2016 ne sono una conferma. Ma non spiegano come mai Murray sia in fase di declino.

Vista l’importanza del servizio ai fini di una vittoria nel circuito maschile, è lecito chiedersi se un calo nel servizio possa essere uno dei motivi. Qualche risentimento dall’infortunio al gomito, che aveva già costretto Murray a saltare una parte della stagione, potrebbe giustificare un peggioramento nel servizio.

In questo senso, le semplici percentuali di punti vinti con il servizio sulla terra nel 2016 e nel 2017 (Madrid Masters compreso) sono difficili da interpretare perché subiscono inevitabilmente l’influenza della qualità alla risposta degli avversari di Murray, che non sono gli stessi anno per anno. Serve quindi trovare un modo per escludere la qualità alla risposta dell’avversario così da isolare la vera prestazione al servizio da parte di Murray.

La mia soluzione è l’introduzione una percentuale di servizio corretta per l’avversario. Sulla base degli ultimi due anni di partite ATP, a ogni giocatore alla risposta viene attribuito un punteggio dato dalla percentuale di punti che vincono sul servizio dell’avversario. Ad esempio, in media Djokovic costringe i suoi avversari a calare del 10% al servizio. Possiamo definirlo “l’effetto del giocatore alla risposta”.

All’effettiva percentuale di servizio si aggiunge poi l’effetto del giocatore alla risposta per ottenere il punteggio aggiustato o corretto. Quindi, un giocatore che ha vinto il 55% dei punti al servizio contro Djokovic ottiene una prestazione aggiustata al servizio del 65%, a indicazione di quanto abbia servito bene considerando la bravura di Djokovic alla risposta. Al contrario, nel caso di giocatori che con una scarsa prestazione alla risposta hanno di fatto aiutato il giocatore al servizio, l’effetto del giocatore alla risposta viene sottratto dall’effettiva percentuale di punti vinti al servizio.

IMMAGINE 4 – Prestazione aggiustata al servizio di Murray

L’immagine 4 mostra la prestazione aggiustata al servizio di Murray sulla terra nel 2016 e nel 2017 (Madrid Masters compreso). La media del 68% del 2016 è scesa al 63% nel 2017. L’anno scorso Murray ha servito sopra al 75% in tre partite e solo due volte è andato sotto il 60%. Nel 2017, Murray ha avuto solo una partita al di sopra del 75% (a Madrid contro Marius Copil), mentre per tre volte è andato sotto il 60%.

Sono numeri che segnalano chiaramente come Murray, nel 2017, non stia servendo allo stesso livello raggiunto nel 2016. Se non sono le conseguenze dell’infortunio, cosa può esserci dietro alla decisa diminuzione della prestazione di Murray al servizio?

Should We Be Surprised by Murray’s 2017 Clay Performance So Far?

I ritiri non dipendono solo dal caldo

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 4 settembre 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nella quarta giornata dell’edizione 2015 degli US Open, il caldo è stato il tema più dibattuto. Gli effetti brutali di temperature soffocanti e di un’umidità insopportabile si sono fatti sentire soprattutto nel pomeriggio, quando Jack Sock è svenuto nel terzo set della sua partita contro Ruben Bemelmans. Sock – che durante l’intervento dei paramedici si è ripreso a fatica – è stato costretto al ritiro, vittima di un colpo di calore.

Una prognosi positiva deve essere di minima consolazione per Sock, che era avanti di due set è ha dovuto abbandonare la possibilità di superare il turno perché è stato sfortunato a scendere in campo alle 12.30 della mattina. Se la fortuna ha un ruolo così importante, le competizioni sportive smettono di essere un confronto – tra le altre cose – di preparazione fisica.

Gli organizzatori dei tornei potrebbero dichiarare innocenza invocando l’inclemenza del meteo, ma le condizioni atmosferiche non sono l’unica problematica. Sono aumentati infatti sia i ritiri prima (walkover) che durante la partita (retirement), che costituiscono la forma di approssimazione per valutare l’affaticamento e gli infortuni dei giocatori più facilmente disponibile per la maggior parte delle partite. Nel periodo dal 1991 (l’anno di nascita dell’ATP World Tour) al 2014, il numero atteso di ritiri prima e durante la partita è aumentato dal 4.4% al 6.9%, corrispondente a un 5% di probabilità di ritiro prima e durante la partita nei tornei dello Slam dei nostri giorni, come mostrato dall’immagine 1 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sui cerchi, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Ritiri prima e durante la partita per gli US Open maschili, 1990-2014

Si tratta naturalmente di medie. I dati sui ritiri nell’immagine 1 sono abbastanza soggetti a rumore statistico e, così come la media complessiva, mostrano segnali di aumento della rumorosità nel corso del tempo. Quindi, sebbene comunque in presenza di un incremento sistematico costante, i ritiri attesi prima e durante la partita in una qualsiasi stagione potrebbero essere molto più in alto o in basso rispetto alla linea nel grafico che definisce la tendenza evolutiva della media. Dal 2000, tre edizioni degli US Open (2002, 2011, 2014) hanno avuto almeno 10 ritiri prima e durante la partita. La crescente volatilità unita all’aumento atteso di ritiri rendono questa dinamica ancora più preoccupante.

Quale potrebbe essere la causa? Certamente le condizioni meteo e la preparazione fisica dei giocatori rivestono un ruolo importante ma – a meno che il riscaldamento globale non si sia accanito proprio a settembre durante gli US Open – un miglioramento nella condizione atletica dei giocatori dovrebbe indurre a pensare a una riduzione nel numero di ritiri durante l’era moderna. Il fatto che si osservi il contrario suggerisce che ci sia dell’altro.

IMMAGINE 2 – Variazione nella durata media delle partite e numero di ritiri prima e durante la partita per gli US Open maschili, 1994-2014

Parallelamente all’aumento dei ritiri, un aspetto che indubbiamente colpisce è il considerevole incremento della durata delle partite nel circuito maschile. L’immagine 2 mette a confronto la durata media delle partite concluse agli US Open rispetto alla media del 1999, anno in cui si è iniziato a raccogliere dati pubblicamente disponibili sulla durata delle partite. Nel corso di quindici anni, la durata media di una partita è aumentata di 15 minuti. Per i giocatori che arrivano in finale, significa circa quasi due ore aggiuntive di gioco complessivo nel torneo. Non stupisce che una forma fisica perfetta come quella di Novak Djokovic sia ormai fondamentale per rimanere al vertice del tennis moderno.

La somiglianza dell’andamento di crescita tra durata delle partite e frequenza di ritiri indica che i ritiri prima e durante la partita non siano del tutto casuali. Più semplicemente, il gioco da fondo in voga in questi anni esercita un impatto sul fisico molto più profondo rispetto al ritmo rapido con cui si giocava quindici o venti anni fa, e le conseguenze in termini di affaticamento e infortuni sono un’evidenza. Eppure gli organizzatori hanno cambiato ben poco per far pensare di aver riconosciuto l’esistenza di queste dinamiche. Gli US Open sono probabilmente il torneo più attivo da questo punto di vista, avendo introdotto il tiebreak al quinto set e spostato la finale al lunedì. Tuttavia, il drammatico ritiro di Sock e gli altri 12 in totale ancor prima degli ottavi di finale sono un frustante richiamo alla necessità di dover fare molto di più.

Retirements Aren’t Only About Standing the Heat

La strategia di Benoit Paire sulla seconda di servizio

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 12 maggio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

In uno dei miei ultimi tweet ho fatto notare come i due giocatori più bassi tra quelli recentemente in evidenza sul circuito maschile, vale a dire Dudi Sela e Diego Sebastian Schwartzman, abbiano totalizzato complessivamente meno doppi falli nel 2017 di Benoit Paire, alto 196 cm, seppur in presenza di un numero maggiore di game di servizio giocati. Era un’osservazione un po’ ironica, sembra invece offrire lo spunto per considerazioni relative alle strategie di servizio.

Una possibile spiegazione del fatto che Paire commetta più doppi falli è quella per cui abbia un approccio più rischioso per vincere più punti con la seconda. Non sembra però un rischio ripagato, visto che quest’anno Paire ha vinto solo il 46% dei punti con la seconda, una percentuale significativamente peggiore della media dei primi 100 della classifica. Sela (175 cm) e Schwartzman (170 cm), che pagano una notevole differenza da Paire in statura, hanno vinto nella stagione il 51% dei punti con la seconda.

Ci si chiede quindi se Paire debba fare leva sull’altezza e adottare una modalità più conservativa con la seconda.

Iniziamo con il notare che la strategia di Paire è rischiosa anche con la prima di servizio, che rimane in campo nel 51.6% delle volte. È una strategia che può avere giustificazione, visto che Paire vince una percentuale molto alta di punti con la prima, il 74.8%, molto superiore alla media dei primi 100. Tuttavia, questo vuole anche dire che per quasi la metà delle volte è costretto a giocare la seconda di servizio.

Ipotizziamo che Paire decida di rischiare meno con la seconda di servizio, in modo da portare la proporzione doppi falli su seconde (al momento pari all’11.8%) in media con il 9.4% dei primi 100 (Sela e Schwartzman sono al 9%). Questo consentirebbe a Paire di evitare 28 doppi falli, che sono anche 28 punti in meno concessi gratuitamente all’avversario.

Naturalmente, Paire non vincerebbe tutti e 28 i punti. Se si escludono i doppi falli dalla sua percentuale di punti vinti con la seconda, Paire vince il 52.2% dei punti quando la seconda è in campo. Mantenendo la stessa frequenza, 28 doppi falli in meno (quindi 28 seconde in più in campo) diventano circa 15 punti addizionali che potrebbe vincere con la seconda. I punti vinti da Paire con la seconda di servizio salirebbero così dal 46% al 47.3%.

Anche se non sembra una grande variazione – e rimane comunque ben al di sotto della media dei primi 100 – può fare la differenza, specialmente per un giocatore che gioca quasi metà dei punti al servizio dovendo ricorrere alla seconda. Una percentuale di punti vinti con la seconda del 47.3% porterebbe la percentuale complessiva di punti vinti al servizio dal 60.9% al 61.5%. Una differenza dello 0.6% è materiale? Spesso si, perché il margine tra i primi 100 è davvero ridotto.

Possiamo approssimare quanto questa variazione incida sul record di vittorie e sconfitte di Paire utilizzando un modello pitagorico con i numeri trovati in precedenza e il 61% dei punti vinti con il servizio da parte dei suoi avversari. Con un numero sufficiente di partite, è un valido metodo per avvicinarsi alla percentuale effettiva di vittorie e sconfitte di un giocatore [1].

Con le attuali percentuali di servizio, ci si attende che Paire vinca circa la metà delle partite (49.6%). Riducendo il numero di doppi falli alla media dei primi 100, la percentuale salirebbe al 52.2%. Paire gioca in media 75 partite all’anno, si tratta quindi di una differenza di circa due vittorie a stagione.

Si ottiene un risultato simile, dal 49.5% al 52.8% con le stesse percentuali di punti vinti al servizio, anche utilizzando un modello di Markov (nell’ipotesi di partite da 3 set con il tiebreak nel set decisivo).

Naturalmente, si tratta solo di stime. Limitandosi anche ai risultati ottenuti con l’attuale strategia di servizio dal 2015, Paire ha fatto significativamente meglio, rimanendo sopra al 50%. E bisogna anche sottolineare che, con una seconda di servizio più conservativa per evitare qualche doppio fallo, potrebbe non vincere la stessa percentuale di 52.2% delle 28 seconde che mette effettivamente in gioco.

Varrebbe la pena perseguire una strategia in cui Paire gioca una seconda conservativa che aggiunge due vittorie in una stagione? Credo di si, ma ovviamente io non sono Paire. Dal 2015 (escludendo il Madrid Masters 2017), in media Paire ha guadagnato 20.025 dollari a vittoria, quindi aggiungerebbe circa 40.000 dollari all’anno, cioè un incremento del 5%. Non sappiamo come due vittorie potrebbero modificare la sua classifica, perché dipende da dove e quando sono realizzate. Sulla base dei punti classifica a vittoria guadagnati da Paire, stimo che due vittorie equivalgano a un intervallo di punti tra 70 e 100, all’incirca la differenza tra essere numero 50 del mondo e numero 40.

Sento che Paire leggerà questo articolo e cambierà la sua strategia, perché naturalmente i professionisti amano ricevere suggerimenti da analisti scribacchini. Mi aspetto quindi una ricompensa proporzionata ai premi partita extra che vincerà!

Note

[1] Nel 2017, i primi 100 giocatori della classifica hanno una percentuale effettiva di vittorie del 55.6%. Il modello pitagorico, che usa un esponente 10 con una percentuale di punti vinti al servizio di 63.7% e 62.2%, restituisce una stima del 55.9%.

Benoit Paire’s Second Serve Strategy

Dominic Thiem e la Coppa Davis a Barcellona. O qualcosa del genere…

di Peter Wetz // TennisAbstract

Pubblicato il 14 maggio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nell’edizione del Barcelona Open 2017 da poco conclusasi, Dominic Thiem ha raggiunto la finale – persa poi contro Rafael Nadal – battendo nell’ordine Kyle Edmund, Daniel Evans, Yuichi Sugita e Andy Murray. Tre di questi giocatori provengono dal Regno Unito. Thiem non è esattamente un campione dell’attuale formato della Coppa Davis, avendo più volte deciso di non giocare con la selezione austriaca e con un record complessivo di 2 partite vinte e 3 perse. Almeno a Barcellona però, ha fatto vedere di poter giocare e vincere contro giocatori dello stesso paese a breve distanza di tempo: non è questo, in fondo, lo spirito della Coppa Davis?

Cerchiamo di contestualizzare questa stranezza statistica. Non è la prima volta che Thiem sconfigge tre giocatori della stessa nazionalità in un torneo, essendoci riuscito nel 2016 a Buenos Aires contro tre spagnoli. La Spagna è però una nazione ben più rappresentata del Regno Unito nei tabelloni dei tornei, e quindi il tema è meritevole di approfondimento.

Dal 1990, dei tre tornei in cui un singolo giocatore ha affrontato tre giocatori della Gran Bretagna, ha vinto tutte le partite una sola volta. Come mostrato dalla tabella che segue, Wally Masur è l’unico giocatore a essere riuscito in questa particolare impresa. Thiem rimane l’unico giocatore ad averlo fatto in un torneo disputatosi fuori dal Regno Unito.

Torneo           Turno  Vincitore  Sconfitto  Punteggio
Manchester 1993  R32    Masur      Matheson   6-4 6-4
Manchester 1993  R16    Masur      Wilkinson  6-3 6-7(4) 6-3
Manchester 1993  QF     Masur      Bates      6-4 6-3

Nottingham 1997  R32    Kucera     Lee        6-1 6-1
Nottingham 1997  SF     Kucera     Henman     6-4 2-6 6-4
Nottingham 1997  F      Rusedski   Kucera     6-4 7-5

Nottingham 2001  R32    Lee        Childs     6-4 5-7 6-0
Nottingham 2001  R16    Lee        Parmar     6-4 6-3
Nottingham 2001  QF     Rusedski   Lee        6-3 6-2

Naturalmente, la probabilità di affrontare tre giocatori del Regno Unito nello stesso torneo è piuttosto bassa, e se uno tra questi è Murray la probabilità di batterli tutti e tre è ancora più ridotta.

Proviamo ora ad ampliare la prospettiva e considerare i casi in cui un giocatore ha sconfitto tre (o più) avversari della stessa nazione non necessariamente del Regno Unito. La tabella che segue mostra i risultati dell’analisi: la prima colonna indica la nazione di riferimento, la colonna 3V si riferisce al numero delle volte in cui un giocatore ha sconfitto tre giocatori di quella nazione, la colonna 3VS si riferisce al numero di volte in cui un giocatore ha sconfitto due giocatori di quella nazione per perdere poi dal terzo e così via.

Nazione       3V  3VS  4V  4VS  5V  5VS
Stati Uniti  119  179  19   30   1    4
Spagna        98  157  17   18   3    2
Francia       28   45   5    2   1    0
Argentina     22   26   5    3   0    0
Germania      15   18   1    1   0    0
Australia     13    9   0    0   0    0
Svezia         9   16   1    0   0    0
Rep. Ceca      4    5   0    0   0    0
Olanda         4    4   0    0   0    0
Russia         4    3   0    0   0    0
Italia         2    3   1    0   0    0
Brasile        1    3   1    0   0    0
Regno Unito    1    2   0    0   0    0
Cile           1    1   0    0   0    0
Svizzera       1    1   0    0   0    0

Come ci si poteva attendere, Stati Uniti, Spagna e Francia sono ai primi posti, semplicemente perché per anni hanno avuto il più alto numero di giocatori nella classifica ufficiale. Sono anche le uniche nazioni con cinque propri giocatori affrontati dallo stesso avversario. Sulla base dei dati a disposizione, non si sono mai verificate circostanze in cui un giocatore abbia dovuto affrontare sei o più giocatori della stessa nazione. La tabella che segue mostra i tornei più recenti – di quelli numerati in grassetto nella tabella precedente (colonna 5V) – in cui un giocatore abbia sconfitto cinque avversari della stessa nazione.

Torneo          Turno  Vincitore  Sconfitto   Punteggio
Charlotte 1991  R32    Yzaga      Garner      7-6 6-3
Charlotte 1991  R16    Yzaga      Brown       6-4 6-4
Charlotte 1991  QF     Yzaga      Chang       7-6 6-1
Charlotte 1991  SF     Yzaga      Washington  7-5 6-2
Charlotte 1991  F      Yzaga      Arias       6-3 7-5
                                                 
Lione 2007      R32    Grosjean   Cadart      6-3 6-2
Lione 2007      R16    Grosjean   Santoro     4-6 6-1 6-2
Lione 2007      QF     Grosjean   Benneteau   6-7 6-2 7-6
Lione 2007      SF     Grosjean   Tsonga      6-1 6-2
Lione 2007      F      Grosjean   Gicquel     7-6 6-4
                                                  
Valencia 2008   R32    Ferrer     Navarro     6-3 6-4
Valencia 2008   R16    Ferrer     Andujar     6-3 6-4
Valencia 2008   QF     Ferrer     Verdasco    6-3 1-6 7-5
Valencia 2008   SF     Ferrer     Robredo     2-6 6-2 6-3
Valencia 2008   F      Ferrer     Almagro     4-6 6-2 7-6

Da ultimo, uno sguardo ai Fantastici Quattro. Hanno mai eliminato tre avversari della stessa nazione in un torneo? Ci sono riusciti anche loro. Nel 2014, Roger Federer ha battuto a Dubai tre avversari della Repubblica Ceca. Nel 2005, 2008 e 2013 ha battuto tre tedeschi a Halle. Nel 2009, Murray ha battuto tre spagnoli a Valencia. Nel 2007, Novak Djokovic ha battuto tre spagnoli a Estoril. Nel 2013, Nadal ha battuto 3 argentini prima ad Acapulco e poi a San Paolo. Nel 2015 è riuscito anche a battere quattro argentini a Buenos Aires. Sempre Nadal più volte ha battuto tre connazionali nello stesso torneo.

In realtà, se si considerano le nazioni in cui i tornei vengono organizzati, si tratta di una situazione piuttosto comune, per via di un numero maggiore di giocatori locali che arrivano al tabellone principale attraverso le qualificazioni o grazie all’accesso diretto delle wild card. Se si escludono questi casi, le vittorie di Federer a Dubai nel 2014 e quelle di Thiem a Barcellona 2017 si notano ancora di più.

Dominic Thiem played Davis Cup in Barcelona. Sort of…

I 22 miti del tennis di Klaassen & Magnus – Mito 16 (sul sentirsi vincenti e prendere più rischi)

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 25 giugno 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Un’analisi del Mito 15.

In attesa dell’edizione 2016 di Wimbledon, in cui due settimane di condizioni meteorologiche generalmente poco collaborative fanno da sfondo al grande tennis, una delle giocatrici su cui sono puntati i riflettori è Coco Vandeweghe, dopo la sua vittoria al Rosmalen Grass Court Championships a ’s-Hertogenbosch e la semifinale al WTA Aegon Classic di Birmingham. Può la sua impressionante sequenza di risultati sull’erba continuare anche sul palcoscenico di uno Slam? La prestazione di Vandeweghe nel terzo set della partita contro la numero 3 Agnieszka Radwanska al primo turno di Birmingham ha lasciato il segno. Dal secondo punto del quarto game, Vandeweghe ha vinto sette punti di fila per arrivare a tre opportunità di break che poi ha sfruttato, collezionando altri due break prima di chiudere il set 6-3.

Il predominio di Vandeweghe nel terzo set è un classico esempio di una giocatrice che sembra “sentirsi vincente”. Questo è il termine (winning mood in inglese, n.d.t.) che Klaassen e Magnus preferiscono per indicare quella che in altri sport viene definita la “mano calda”. In entrambi i casi, ci si riferisce alla situazione in cui un giocatore ha prestazioni migliori quando si trova in una striscia vincente di punteggio.

Con il Mito 16 di Analyzing Wimbledon, Klaassen e Magnus cercano di verificare l’esistenza di una correlazione tra il sentirsi vincenti e la predisposizione al rischio da parte di un giocatore al servizio.

Mito 16: “Quando si sentono vincenti, i giocatori rischiano di più”

I due autori hanno analizzato la predisposizione al rischio da parte di un giocatore al servizio quando si sente vincente mettendo in relazione la frequenza di prime di servizio e poi di doppi falli dopo che il giocatore ha vinto il punto precedente. In entrambe le analisi, sono giunti alla conclusione che, dopo aver ottenuto il punto precedente, è più probabile una maggiore predisposizione al rischio (meno prime in campo).

Si tratta di un risultato interessante ma, se si vuole davvero comprendere l’effetto del sentirsi vincenti sulla prestazione, bisogna considerare l’andamento di tutta la partita, e non semplicemente del punto precedente. Una fotografia più completa di un giocatore in “modalità sentirsi vincente” è data dal suo differenziale punti del set (set point spread).

In qualsiasi momento di un set, il differenziale punti del set è la differenza tra i punti vinti da un giocatore e i punti vinti dal suo avversario. Ho inserito la locuzione modalità sentirsi vincente tra virgolette perché un differenziale molto positivo non significa che il giocatore abbia dovuto vincere quei punti in successione, uno dopo l’altro. Tuttavia, vista la natura gerarchica dei punti nel tennis e l’implicito vantaggio del giocatore al servizio, ritengo che quello dei punti vinti consecutivamente sia un metro di valutazione troppo stringente e che invece il differenziale punti rappresenti un’indicazione più fedele del sentirsi vincente da parte di un giocatore.

Una rivisitazione del Mito 16

L’immagine 1 mostra come un differenziale punti positivo e negativo influisca sulle probabilità di vincere un punto del giocatore al servizio (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sui cerchi, n.d.t.). I dati di questo grafico si riferiscono a tutte le partite del circuito maschile nei tornei Slam tra il 2011 e il 2015. L’asse delle coordinate riporta l’effetto in termini di variazione nella media della percentuale di punti vinti al servizio. Lo zero (in rosso) equivale all’assenza di variazione. Il grafico mostra come gli effetti di un’attitudine positiva e di una negativa siano più o meno lineari. Vale a dire, all’aumentare del differenziale punti del giocatore al servizio, coincide un aumento nella prestazione sui punti futuri. Tuttavia, accade esattamente il contrario quando si è dietro nel punteggio. La grandezza dell’effetto implica un aumento (diminuzione) di un punto percentuale per ogni guadagno (perdita) di 4 punti nel differenziale punti.

IMMAGINE 1 – Punti vinti contro il differenziale punti nel circuito maschile

L’immagine 1 si concentra sul ruolo del sentirsi vincenti sull’opportunità complessiva di vincere un punto. Il Mito 16 però riguarda la predisposizione al rischio sul servizio in presenza di un’attitudine positiva. Per affrontare la questione, analizziamo la relazione tra il differenziale punti e la frequenza di ace. L’immagine 2 rivela dei risultati simili a quanto trovato per i parametri precedenti. La frequenza negli ace aumenta quando un giocatore è davanti nel differenziale punti (1 punto percentuale ogni 5 punti guadagnati nel differenziale). Una delle differenze con quanto trovato nel caso dei punti vinti arriva dal fatto che gli ace sembrano subire l’incidenza di un differenziale punti negativo in misura minore, anche se potrebbe dipendere in parte dai giocatori al servizio che hanno un marcato incremento nella stretta prossimità del limite basso di zero.

IMMAGINE 2 – Frequenza degli ace contro il differenziale punti nel circuito maschile

Come mostrato dall’immagine 3, analizzando i doppi falli non c’è traccia di un effetto generato dal sentirsi vincenti. I giocatori al servizio sembrano avventurarsi in prime più potenti quando conducono nel punteggio e in prime più conservative quando devono inseguire, ma potrebbero mantenere una strategia prefissata sulla predisposizione al rischio nella seconda, a prescindere dal punteggio.

IMMAGINE 3 – Doppi falli contro il differenziale punti nel circuito maschile

Le immagini 4, 5 e 6 mostrano i corrispondenti effetti del sentirsi vincenti per il circuito femminile sulla base dello stesso periodo di riferimento e degli stessi tornei Slam. Le relazioni sono identiche a quelle che operano in campo maschile. Il differenziale punti è positivamente correlato con la percentuale di punti vinti al servizio e con la frequenza degli ace, ma non è correlata alla frequenza dei doppi falli.

IMMAGINE 4 – Punti vinti contro il differenziale punti nel circuito femminile

IMMAGINE 5 – Frequenza degli ace contro il differenziale punti nel circuito femminile

IMMAGINE 6 – Doppi falli contro il differenziale punti nel circuito femminile

Riepilogo

Il differenziale punti è una statistica poco citata nel tennis, ed è un peccato perché sembra essere un indicatore importante di quei momenti in cui un giocatore potrebbe trovarsi ad avere la mano calda o a dover giocare contro un avversario dalla mano calda.

Tutte le analisi sul differenziale punti confermano la conclusione di Klaassen e Magnus, cioè che i giocatori, quando si sentono vincenti, prendono più rischi con la prima di servizio. La causa che genera questo effetto è ancora dibattuta.

Il numero degli ace aumenta perché il giocatore al servizio, fiducioso dall’essere avanti nel punteggio, azzarda delle prime a tutto braccio? O è il giocatore alla risposta indietro nel punteggio a sentirsi meno propenso a ribattere le prime più difficili da prendere? Wimbledon può offrire molte partite per provare a trovare risposte a queste domande. Sicuramente, presterò particolare attenzione alle scelte sulla prima dei giocatori che si apprestano a servire dopo aver ottenuto il break (un guadagno nel differenziale punti), in modo da vedere se il sentirsi vincenti fa la sua apparizione.

Klaassen & Magnus’s 22 Myths of Tennis— Myth 16