I 22 miti del tennis di Klaassen & Magnus – Mito 19 (sui campioni veri e i punti che contano)

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 16 luglio 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Un’analisi del Mito 18.

Tra le partite memorabili e gli spunti narrativi di Wimbledon 2016 non c’è stata l’attesa semifinale tra Novak Djokovic e Roger Federer, dopo la sconfitta di Djokovic al terzo turno contro Sam Querrey. Dovremmo attendere gli US Open 2016 per vedere se Federer può ancora mettere alla prova Djokovic nel palcoscenico di uno Slam (circostanza che poi non si è più verificata, a seguito del ritiro per infortunio per il resto del 2016 di Federer, la sconfitta di Djokovic al secondo turno degli Australian Open 2017, la decisione di Federer di non giocare il Roland Garros 2017 e il ritiro di Djokovic nei quarti di finale di Wimbledon 2017, che mette anche in dubbio la sua presenza agli US Open 2017, n.d.t.).

Chiunque abbia interesse nelle analisi numeriche, vorrebbe rivedere una rivincita della finale degli US Open 2015, che, negli ultimi anni, ha rappresentato una delle partite statisticamente più insolite delle fasi conclusive di uno Slam. Molti ricorderanno che Federer ha perso in quattro set e che la sua trasformazione delle palle break è stata deficitaria (4 su 23). Ma sanno anche che Federer ha in effetti vinto una percentuale più alta di punti totali al servizio e alla risposta?

IMMAGINE 1 – Riepilogo statistico della finale degli US Open 2015

Come mostrato nell’immagine 1, si tratta di differenze ridotte, poco meno di un punto percentuale per ogni categoria (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Serve però come prova che le semplici medie nel tennis troppo spesso nascondono una realtà più articolata. La finale degli US Open 2015 è un esempio lampante delle statistiche standard che non riescono a dare evidenza dell’importanza legata a specifici punti. Federer e Djokovic non hanno avuto la stessa efficacia su tutti i punti, comportandosi in modo (a volte anche molto) diverso sui punti più importanti rispetto a quelli meno importanti. Sono esattamente queste le situazioni in cui le statistiche convenzionali possono essere ingannevoli.

La finale degli US Open 2015 rimane nella memoria come una partita in cui Federer sorprendentemente è sembrato lasciarsi influenzare dalla pressione dei punti più significativi. Guardando la partita, molti suoi tifosi devono aver pensato che fosse poco usuale da parte di Federer. Ci si attende infatti che i grandi campioni siano sempre in grado di affrontare i momenti più delicati meglio degli altri giocatori. È davvero così? È uno dei tratti distintivi di un campione?

La domanda introduce l’approfondimento del Mito 19 di Analyzing Wimbledon di Klaassen e Magnus.

Mito 19: “ I veri campioni vincono i punti più importanti”

Alcune delle precedenti rivisitazioni dei miti di Klaassen e Magnus hanno già evidenziato sotto molteplici aspetti (ad esempio il Mito 17) come i giocatori abbiano un rendimento diverso nei punti a maggior pressione. La (abbastanza) nuova argomentazione in merito qui presentata da i due autori è quella secondo la quale i giocatori migliori hanno prestazioni superiori nelle situazioni critiche anche perché i giocatori peggiori fanno peggio. Per questo, sostengono, i campioni vengono definiti tali grazie alla stabilità del loro rendimento, quando invece gli altri giocatori tendono a subire la pressione e commettere più errori.

Se Klaassen e Magnus hanno ragione, dovremmo aspettarci di osservare un impatto minimo dei punti importanti per quei giocatori con il rendimento complessivo più alto al servizio e alla risposta. Come mostrato nell’immagine 2, ho usato un modello misto per stimare la variazione della bravura di un giocatore al servizio e alla risposta in presenza di palle break, sulla base di alcuni anni di partite degli Slam. Sul servizio (asse delle ascisse), i giocatori cercano di evitare un possibile break; alla risposta (asse delle ordinate), cercano di strappare il servizio all’avversario. Valori negativi in entrambe le direzioni indicano una diminuzione di prestazione sulle palle break rispetto a tutti gli altri punti.

I colori del grafico raggruppano i giocatori in funzione della media dei punti vinti al servizio e alla risposta, sommandoli in modo da avere un livello complessivo di “abilità alla vittoria”. I giocatori più forti sono rappresentati in verde. Si nota una grande varianza relativamente all’incidenza sul servizio. Rafael Nadal, Kei Nishikori e Tommy Robredo riescono a essere molto più efficaci nelle situazioni di palle break rispetto ad altri punti al servizio, mentre l’efficacia di Djokovic, Federer e Andy Murray al servizio rimane virtualmente invariata in presenza di una palla break da salvare. Una caratteristica condivisa dai giocatori di vertice è la capacità di essere più efficaci alla risposta di fronte alla possibilità di fare un break.

IMMAGINE 2 – Incidenza delle situazioni di palle break per partite Slam del circuito maschile nel periodo 2012-2016

Troviamo la stessa varianza nel gruppo dei giocatori più deboli (in blu) e un effetto ancora più negativo al servizio. Rispetto alle conclusioni di Klaassen e Magnus, sono i giocatori di medio livello a subire l’effetto minore in situazioni di palle break.

Per quanto riguarda il circuito femminile, l’immagine 3 mostra una dinamica molto più marcata nell’incidenza delle palle break rispetto a quanto avviene tra i giocatori. Si osserva infatti che la bravura complessiva di una giocatrice nel vincere punti è quasi perfettamente correlata con la gestione delle opportunità di palle break nel game alla risposta. Le giocatrici migliori sono quelle che subiscono più negativamente la situazione, le giocatrici meno forti sono quelle più positivamente influenzate. Questo risultato contro-intuitivo potrebbe essere spiegato dalla difficoltà che incontra il modello utilizzato nel dissociare la bravura di una giocatrice nel gioco da fondo dall’incidenza delle palle break.

IMMAGINE 3 – Incidenza delle situazioni di palle break per partite Slam del circuito femminile nel periodo 2012-2016

L’attenzione sulle opportunità di break relega però in secondo piano altre situazioni di punteggio che possono essere critiche per l’esito di un set, come i punti nel tiebreak o il punto sul 30-30 nelle fasi finali del set. Per uno sguardo più completo della bravura di un giocatore e l’effetto dei “punti importanti”, ho replicato l’analisi precedente secondo la definizione di importanza del punto fornita da Carl Morris.

Quando è l’importanza di tutti i punti a essere considerata, osserviamo dinamiche molto più simili a quanto emerso per le giocatrici sulle palle break. I giocatori di vertice tendono ad alzare il livello di gioco nei punti al servizio più importanti ma hanno un rendimento al di sotto della loro bravura nei punti alla risposta più critici.

IMMAGINE 4 – Incidenza delle situazioni di punti importanti per partite Slam del circuito maschile nel periodo 2012-2016

Il circuito femminile presenta più variabilità rispetto all’importanza di tutti i punti. Come mostrato nell’immagine 4, le giocatrici migliori comunque tendono ad avere un rendimento alla risposta inferiore alla loro media. Serena Williams rappresenta però un’interessante eccezione. Si trova infatti al centro della nuvola di punti come giocatrice di vertice che subisce in misura minore situazioni di punti importanti.

IMMAGINE 5 – Incidenza delle situazioni di punti importanti per partite Slam del circuito femminile nel periodo 2012-2016

Riepilogo

Nella rivisitazione del Mito 19, ho analizzato la correlazione tra il comportamento di un giocatore al servizio e alla risposta in situazioni pressanti di punteggio e la sua capacità complessiva di vincere punti. Le analisi hanno mostrato che i giocatori migliori sono anche alcuni tra quelli che più si lasciano condizionare da situazioni ad alta pressione. Lo scenario cambia però in funzione del modo in cui i “punti importanti” sono definiti.

Perché assistiamo a profonde differenze tra palle break e punti importanti? La spiegazione sta nel fatto che non tutte le palle break sono necessariamente così importanti. Indietro di due set, probabilmente un giocatore non nutre molte speranze di ribaltare il risultato salvando un’altra palla break. Di contro, nonostante siano spesso tra i punti più importanti di una partita, i punti del tiebreak non sono considerati nelle analisi sulle palle break. È per questo che non ci si può aspettare che le due definizioni di “punti importanti” diano risultati coerenti.

Klaassen e Magnus hanno usato la classifica per definire un “campione vero”, nella mia analisi invece ho scelto la capacità di vincere punti. Sebbene si ottengano con entrambe risultati interessanti, nessuna è particolarmente efficace nel caratterizzare un campione. Quindi, l’ultima parola su questo argomento resta ancora da scrivere.

Klaassen & Magnus’s 22 Myths of Tennis— Myth 19

Servire per primi nei set maratona

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’1 agosto 2012 – Traduzione di Edoardo Salvati

Quando Jo Wilfried Tsonga ha finalmente battuto Milos Raonic nel secondo turno del torneo olimpico di Londra 2012 con il punteggio di 6-3 3-6 25-23, lo ha fatto con un break che ha concluso la partita. La saggezza popolare tennistica suggerisce che accade spesso così. Chiunque serva per primo in un set molto lungo sembra avere un vantaggio. C’è meno pressione a tenere il servizio sul 7-7 (o sul 47-47) rispetto a doverlo fare sul 7-8.

Tsonga ha vinto sfruttando una palla break che ha chiuso la partita; John Isner ha vinto il suo set del 70-68 strappando il servizio a Nicolas Mahut; e quando Roger Federer e Andy Roddick sono andati sul 14-14 nella finale di Wimbledon 2009, Federer ha tenuto il servizio portandosi sul 15-14 per poi fare il break e vincere la partita. Siamo di fronte a una tendenza?

Sembra proprio però che queste tre illustri partite abbiano tratto in inganno. Sulla base dei dati disponibili, seppur limitati, il giocatore che serve per primo nelle maratone al quinto set ha un vantaggio ridotto o addirittura nullo (le maratone al terzo set sono un evento così raro da poter essere tranquillamente ignorate: le Olimpiadi sono l’unico torneo in cui il format è al meglio dei tre set senza tiebreak nel set decisivo).

Non sappiamo chi abbia servito per primo in ogni maratona al quinto set della storia del tennis, ma è un’informazione a cui possiamo risalire per alcune partite. Nelle poche statistiche che l’ATP possiede per la maggior parte delle partite fino al 1991 è indicato il numero di game al servizio. Quando è un numero identico per entrambi i giocatori, siamo bloccati al punto di partenza. Quando un giocatore ha più game al servizio del suo avversario, deve aver servito nel primo game della partita e nell’ultimo. Considerando che i set maratona devono contenere un numero pari di game, possiamo sapere chi ha servito per primo nell’ultimo set.

Otteniamo così un insieme di 138 partite nelle quali il quinto set è terminato con il punteggio di almeno 8-6 e delle quali conosciamo i giocatori che hanno servito per primi nell’ultimo set. Di questi, il giocatore che ha servito per primo sullo 0-0 e poi sull’1-1, 6-6 e così via, ha vinto la partita 67 volte (il 48.6%): in termini di probabilità siamo in presenza del classico lancio della monetina.

Se escludiamo il fattore pressione, è un risultato che ha perfettamente senso. Se due giocatori sono arrivati sul 6-6 al quinto set, significa che stanno giocando su un identico livello qualitativo. Solo nel momento in cui consideriamo la pressione associata a servire per rimanere nella partita, iniziamo a sospettare che uno dei due, ma non l’altro, non sarà prima o poi in grado di tenere il proprio servizio.

Possiamo ricercare situazioni simili su un insieme più grande di partite. Consideriamo quelle al quinto set che si sono concluse per 7-5. Non possiedono lo stesso prestigio delle partite andate avanti ad oltranza, ma, pur nel loro “piccolo”, sono altrettanto epiche. Sappiamo chi ha servito per primo in 86 di queste partite delle quali il primo a servire ne ha vinte solo 38 (il 44.2%). Non rappresenta esattamente prova che il giocatore che serve per primo abbia uno svantaggio, ma fa dubitare della saggezza popolare.

Se vogliamo avere almeno 200 partite, dobbiamo allargare la definizione di “epico”. In questo caso i tiebreak non rilevano, visto che stiamo analizzando circostanze in cui un giocatore ha subito il break sotto pressione. Possiamo però usare le partite al meglio dei tre set terminate 7-5 nel set decisivo.

Con molte più partite di questo tipo, il nostro insieme è ora decisamente più grande: conosciamo infatti chi ha servito per primo in 753 partite del circuito maggiore che sono terminate 7-5 al terzo. Di queste, il giocatore che ha servito per primo ha ottenuto un record di 412 vittorie e 341 sconfitte, vincendo cioè circa il 55% delle volte.

Se si desidera evidenza del fatto che la saggezza convenzionale abbia ragione, eccola trovata. Se una partita raggiunge il 5-5 nel set decisivo e termina poi con un break, esiste una probabilità cumulata del 53% che vinca il primo giocatore al servizio.

Ma con un insieme di dati ridotto, è impossibile arrivare alla stessa conclusione relativamente alle partite al meglio dei cinque set nel momento in cui entrano nell’appena noto territorio che si estende dal 6-6 in avanti.

Serving First in Marathon Sets

Le giocatrici migliori sull’erba al servizio e alla risposta

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 3 luglio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

L’analisi sui giocatori migliori.

È Johanna Konta la giocatrice migliore sull’erba al servizio e alla risposta prima dell’inizio di Wimbledon 2017.

Una delle storie di maggiore interesse nella stagione sull’erba è stato il rientro di Konta che, dopo risultati non entusiasmanti sulla terra, è stata capace di recuperare sulla sua superficie preferita, raggiungendo la finale a Nottingham e la semifinale a Eastbourne. La sua solidità la posiziona al primo posto per rendimento al servizio e alla risposta, dando alla favorita di casa la sicurezza necessaria per affrontare il tabellone di Wimbledon.

Servizio

Durante le partite sull’erba, Konta ha mantenuto una media corretta (per la bravura dell’avversaria) di punti vinti al servizio del 64% su tre diversi tornei. La sua continuità sull’erba l’ha distanziata dalle altre giocatrici dell’elenco, come mostrato dall’immagine 1 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

Konta è la testa di serie numero 6 a Wimbledon, la seconda più alta nel quarto di Simona Halep. Se da un lato Konta ha avuto un’intensa stagione sull’erba, dall’altro Halep ha giocato un solo torneo dopo la finale persa al Roland Garros, a Eastbourne dove ha raggiunto i quarti di finale sconfitta da Caroline Wozniacki. Questo è senza dubbio un elemento favorevole per la rincorsa all’eventuale primo Slam in carriera per Konta. Anche se le sue possibilità sembrano aver subito una battuta d’arresto per l’infortunio alla colonna e la successiva operazione che le hanno impedito di giocare la semifinale a Eastbourne.

IMMAGINE 1 – Migliori giocatrici sull’erba al servizio pre Wimbledon 2017

Possiamo riporre grandi aspettative anche su Kristina Mladenovic, che è nelle prime tre posizioni per servizio e risposta sull’erba. Mladenovic è la testa di serie numero 12 a Wimbledon, nel quarto di Karolina Pliskova.

Anche Ashleigh Barty è tra le migliori come rendimento al servizio e alla risposta. Però Barty ha il tabellone più sfortunato delle tre, visto che dovrà battere la testa di serie numero 4 Elina Svitolina al primo turno solo per rimanere nel torneo. Barty è una lottatrice e le deve essere riconosciuta una possibilità se è in grado di esprimere gli stessi numeri sull’erba che ha fatto vedere fino a questo momento.

Risposta

Alcune delle altre giocatrici da seguire a Wimbledon sono tra quelle con la miglior risposta sull’erba. Troviamo Lesia Tsurenko, Anastasija Sevastova e Tsvetana Pironkova, tutte con una risposta al servizio corretta di almeno il 45%, in linea con l’efficienza dimostrata da Konta.

IMMAGINE 2 – Migliori giocatori sull’erba alla risposta pre Wimbledon 2017

In particolare, Pironkova ha una media impressionante del 50% alla risposta. Se riesce a mantenere questo livello anche in un palcoscenico molto più intimidatorio come Wimbledon, va considerata la mina vagante del tabellone femminile.

Non si possono non citare anche Victoria Azarenka e Petra Kvitova, per le quali la stagione 2017 è ripartita da poco. Sfortunatamente, entrambe sono finite nel quarto di Halep, e questo vuol dire che solo una delle tre avrà la possibilità di raggiungere la semifinale.

Con solo una partita vinta in un torneo dal suo rientro, Azarenka è il maggiore punto interrogativo delle tre. Kvitova ha sminuito le sue possibilità a Wimbledon, ma la vittoria in finale a Birmingham su Barty dovrebbe aver dato speranze ai suoi fan. Pur avendo giocato solo un torneo sull’erba quest’anno, Kvitova è tra le prime trenta migliori sull’erba al servizio e alla risposta.

Con giocatrici come Konta, Azarenka, Kvitova, Halep, Elena Vesnina e un’emergente Donna Vekic nell’ultimo quarto del tabellone, nessuno ha idea di chi sopravviverà a questo “gruppo della morte”. Certamente, sarà la sezione su cui puntare gli occhi nella prima settimana di Wimbledon.

Women’s Serve and Return Grass Leaders

I giocatori migliori sull’erba al servizio e alla risposta

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 3 luglio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Questa settimana ha inizio Wimbledon, il più prestigioso torneo di tennis del mondo, ospitato nel placido quartiere londinese conosciuto anche con la famosa sigla SW19.

Definito il tabellone e con i primi turni che prendono il via oggi, molti appassionati si stanno chiedendo chi sia nello stato migliore di forma e con le maggiori speranze di un ottimo risultato. In questo articolo, analizzo la stagione sull’erba che ha preceduto Wimbledon per definire i primi dieci giocatori con il miglior rendimento al servizio e alla risposta.

Servizio

Con la finale a Stoccarda e il titolo al Queen’s Club, la fiducia di Feliciano Lopez – testa di serie numero 19 a Wimbledon – deve essere massima. Nel rendimento cumulato al servizio, corretto per la bravura dell’avversario, Lopez si posiziona al primo posto, con una media di punti vinti su dieci partite giocate del 74.9%, come mostrato nell’immagine 1 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

Lopez è nel quarto della testa di serie numero 2 Novak Djokovic, rendendo il percorso di Djokovic verso i quarti di finale certamente molto più complicato.

IMMAGINE 1 – Migliori giocatori sull’erba al servizio pre Wimbledon 2017

In questa speciale classifica Marin Cilic è terzo. È interessante notare che Cilic, con l’80%, ha la più alta media corretta di rendimento, anche se non ha mostrato la stessa continuità al servizio di Lopez o di Daniil Medvedev, al secondo posto.

Cilic è la seconda testa di serie più alta nel quarto di Rafael Nadal a Wimbledon, e, dovesse Nadal raggiungere i quarti di finale, potrebbe rappresentare per lui un test di livello. Nadal ha scelto di non giocare tornei sull’erba e potrebbe quindi avere una prima settimana tra le più impegnative di quelle dei giocatori di vertice.

I fratelli Alexander Zverev e Mischa Zverev sono rispettivamente al quinto e sesto posto tra i migliori al servizio, entrambi con una media corretta del 71%. Anche Roger Federer è nel club di quelli che hanno superato il 70%, con una media corretta del 73%, anche se la sconfitta nella sua prima partita sull’erba contro Tommy Haas a Stoccarda fa scendere la sua valutazione complessiva all’undicesimo posto, quindi fuori dai primi dieci. Tuttavia, il controllo mostrato da Federer nella finale di Halle è stata manifestazione del ritorno alla sua consueta forma sull’erba.

Federer è la testa di serie numero 3 a Wimbledon, dalla parte opposta del tabellone rispetto a Nadal, il giocatore che sembra non riesca a evitare nel 2017. Federer però potrebbe dover affrontare Djokovic in semifinale per una nuova finale Slam con Nadal quest’anno.

Risposta

Gli stessi giocatori in cima all’elenco dei migliori al servizio compaiono nelle prime tre posizioni dei migliori alla risposta, anche se Medvedev supera Lopez con un più di 5 punti percentuale sul rendimento alla risposta corretto per la bravura dell’avversario.

IMMAGINE 2 – Migliori giocatori sull’erba alla risposta pre Wimbledon 2017

Con una media corretta del 41%, il gigante Cilic ha dei numeri impressionanti in questo gruppo, visto che solo quattro dei primi dieci hanno avuto delle percentuali così alte. Due tra questi sono Richard Gasquet e Federer.

Dovessero Cilic e Federer mantenere queste medie al servizio e alla risposta, possiamo considerarli due delle minacce più serie del singolare maschile a Wimbledon. Che siano in grado di attendere le aspettative in uno Slam, dove la solidità è padrona, sarà un tema di continuità da partita a partita.

Men’s Serve and Return Grass Leaders

Raggiungere i quarti di finale di uno Slam senza aver subito break – Verso Wimbledon

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’1 luglio 2014 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il secondo articolo della serie Verso Wimbledon

Nei primi quattro turni di Wimbledon 2014, Roger Federer non ha mai perso il servizio. Ha dovuto salvare nove palle break, e solo quattro di queste nelle ultime tre partite.

Dal 1991 – anno a partire dal quale le statistiche sono disponibili – è solo l’ottava volta in cui un giocatore raggiunge i quarti di finale di uno Slam senza aver perso il servizio. Solo Federer nel 2004 e Ivo Karlovic nel 2009 ci sono riusciti a Wimbledon. Federer e Rafael Nadal sono gli unici giocatori ad averlo fatto in più di una occasione (Federer agli Australian Open 2013 e Nadal agli US Open 2010 e 2013).

Le nove palle break fronteggiate da Federer sono meno sorprendenti. Dal 1991, più del 5% dei 752 giocatori che hanno raggiunto i quarti di finale degli Slam ne hanno concesse meno, tra cui lo stesso Federer in diverse circostanze: solo tre a Wimbledon 2007 e solo quattro in altri tre Slam.

Pur essendo prova di predominio, non è altrettanto chiaro se una prestazione di questo tipo abbia valore predittivo. Un altro elemento che crea confusione al riguardo è il livello qualitativo degli avversari: ci si aspetta davvero che Paolo Lorenzi o Santiago Giraldo conquistino il servizio di Federer sull’erba? Federer ha sfruttato questo stato di grazia al servizio per vincere Wimbledon 2004 e 2007, ma negli altri tre Slam in cui ha concesso solo quattro palle break fino ai quarti di finale non ha poi conquistato il titolo.

Senza considerare il livello di bravura, esiste una debole correlazione negativa tra le partite vinte in un torneo e le palle break (e i break) concessi (per le partite vinte e le palle break concesse nelle prime quattro partite è r = -0.25; se si esclude il Roland Garros diventa r = -0.27). In altre parole, se di due giocatori si conosce solo il numero di palle break concesse nei primi quattro turni, scommettete su quello che ne ha fronteggiate di meno.

Si tratta di una relazione debole, e se si inserisce il livello di bravura, diventa quasi irrilevante. Otto dei 24 giocatori che hanno subito uno o più break nei primi quattro turni hanno poi vinto il torneo, ma il mio sospetto è che abbia più a che fare con Nadal, Federer e Pete Sampras: è più probabile cioè che i giocatori migliori subiscano meno break ed è più probabile che i giocatori migliori raggiungano le fasi conclusive degli Slam.

E se anche i giocatori migliori servono con più fatica nei turni iniziali, non è in nessun modo una sentenza definitiva per le loro possibilità di vittoria finale. Nelle 31 precedenti occasioni in cui Federer ha raggiunto i quarti di finale di uno Slam sull’erba o sul cemento, solo quattro volte ha subito più di sei break prima dei quarti di finale, avendo poi vinto il torneo due volte. Senza dubbio a Federer fa comodo aver raggiunto i quarti di finale con il minimo disturbo, ma è comunque un disturbo che non avrebbe molto da dire se dovesse raggiungere e vincere la finale (finale poi persa contro Novak Djokovic in cinque set, n.d.t.)

Unbroken Grand Slam Quarterfinalists

I 22 miti del tennis di Klaassen & Magnus – Mito 18 (sul servire con palline nuove)

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato l’8 luglio 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Un’analisi del Mito 17.

Per lo sconforto dei suoi tifosi, il cammino di Roger Federer verso la conquista di Wimbledon 2016 è stato interrotto in semifinale dai potenti servizi di Milos Raonic, dopo che Federer aveva compiuto la gloriosa impresa di rimontare due set di svantaggio contro Marin Cilic nei quarti.

Come in molte partite equilibrate, un sottile margine separava Federer da Raonic. Con il 70% dei punti vinti al servizio e il 29% di quelli alla risposta, Federer era indietro di un solo punto percentuale rispetto a Raonic in entrambe le statistiche, a sottolineare che pochi punti hanno fatto la differenza per raggiungere la finale.

Verranno dette molte parole sulle possibili cause della sconfitta di Federer. È stata la strategia di Raonic di servire prime molto veloci al corpo a disorientare Federer alla risposta? O un’altra partita in cinque set è stata troppo impegnativa per le gambe di un giocatore di 34 anni? Il lavoro di Raonic con John McEnroe sta iniziando a dare i suoi frutti?

In aggiunta a questi aspetti, mi aveva incuriosito un commento fatto durante il terzo set da McEnroe in telecronaca. Al servizio con palline nuove nel quarto game, Federer è andato sullo 0-30. McEnroe ha ipotizzato che Federer avesse minore controllo perché stava giocando con palline nuove. Sono rimasta sorpresa perché un affermazione di quel tipo contrasta con la convinzione diffusa per cui il giocatore al servizio normalmente trae beneficio dalla velocità e dal rimbalzo delle palline nuove.

Chi ha ragione quindi? È possibile che le palline nuove abbiano davvero avuto un ruolo nella sconfitta di Federer?

Mito 18: “Servire con palline nuove è un vantaggio”

L’effetto del grado di usura di una pallina nella partita è stato opportunamente analizzato da Klaassen e Magnus nel Mito 18 di Analyzing Wimbledon. Per verificare l’eventuale vantaggio che palline nuove danno al giocatore al servizio, i due autori hanno preso in considerazione il grado di usura in termini di game giocati. Palline con nessun game giocato sono naturalmente state appena tirate fuori dal tubo, mentre palline con 8 game giocati sono all’ultima fase del loro utilizzo (come noto, le palline vengono cambiate la prima volta ogni 7 game e poi ogni 9, n.d.t.).

Quando i due autori hanno analizzato la variazione della percentuale di punti vinti al servizio nelle partite di Wimbledon in funzione del grado di usura delle palline dovuto alla durata dell’utilizzo, non hanno trovato differenze significative per il giocatore medio o per giocatori che più o meno occupano le parti alte della classifica. Andando contro la saggezza popolare tennistica, hanno concluso che l’usura della pallina non ha un effetto significativo sul giocatore medio.

Una rivisitazione dell’effetto palline nuove

In molte questioni legate al tennis, le differenze tra un giocatore e l’altro sono così alte da rendere l’analisi degli effetti medi non particolarmente delucidante. Nel dubbio che l’effetto palline nuove sia un altro fenomeno dipendente in larga misura dal singolo giocatore, ho creato un modello misto per determinare la probabilità di ciascun giocatore di vincere un punto al servizio in funzione del grado di usura delle palline. Nell’analisi che segue inoltre ho inserito la bravura alla risposta dell’avversario, che fornisce un correttivo migliore per valutare la difficoltà della partita rispetto alla semplice posizione in classifica.

L’immagine 1 mostra l’effetto sulla percentuale di punti vinti al servizio per i giocatori nei tornei dello Slam nel periodo dal 2013 al 2015 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). L’effetto dell’usura sull’asse delle y sarà negativo quando palline consumate diventano uno svantaggio. Questi effetti sono rapportati alla somma dei punti vinti in media al servizio e alla risposta, che rappresenta la misura del livello complessivo di bravura di un giocatore.

C’è una lieve evidenza del fatto che i giocatori migliori in realtà derivano maggiori benefici dal giocare più a lungo con le stesse palline, in linea con quanto ipotizzato da McEnroe per Federer. Ma, complessivamente, la tendenza è debole.

IMMAGINE 1 – Effetto dell’usura della pallina rispetto ai game giocati per il circuito maschile

Nel gioco femminile si assiste a una tendenza molto più chiara. L’immagine 2 mostra che la maggior parte delle giocatrici ha un effetto negativo rispetto all’usura delle palline, a suggerire che la giocatrice al servizio possiede di fatto un vantaggio se serve con palline nuove. È interessante notare come l’effetto appaia ancora più marcato per alcune delle giocatrici più forti, anche se va sottolineato come Serena Williams sia in ogni caso un’anomalia, in quanto una di quelle giocatrici per le quali l’usura delle palline incide in misura minore sull’esito del servizio.

IMMAGINE 2 – Effetto dell’usura della pallina rispetto ai game giocati per il circuito femminile

Si può anche pensare che l’effetto palline nuove abbia influenza sulla probabilità di servire un ace. L’immagine 3 e 4 analizzano la questione. Nel caso degli uomini, troviamo un vantaggio molto più accentuato per i giocatori al servizio rispetto a quanto osservato nella percentuale di punti vinti complessivamente.

IMMAGINE 3 – Effetto dell’usura della pallina rispetto ai game giocati sugli ace per il circuito maschile

Un effetto ancora più forte emerge per le giocatrici. Si osserva anche un vantaggio crescente nel numero di ace con palline nuove per le giocatrici complessivamente più brave.

IMMAGINE 4 – Effetto dell’usura della pallina rispetto ai game giocati sugli ace per il circuito femminile

Se da un lato l’usura della pallina in termini di game giocati è un modo per determinare quanto si è giocato con quella pallina, dall’altro non tiene conto della differenza di punti giocati per ciascun game. Un giocatore al servizio che deve fronteggiare quattro palle break in un game sta giocando con palline molto più usurate rispetto al giocatore che vince il game a zero. Per verificare il possibile effetto del numero di punti giocati, ho analizzato l’usura della pallina in funzione dei punti giocati. In questo caso, l’usura è stata limitata a un massimo di 100 punti, in modo da evitare gli effetti di game particolarmente equilibrati.

L’immagine 5 mostra un apparente maggiore vantaggio, in termini di punti giocati, per tutti i giocatori con palline più giovani, e un effetto più negativo per i giocatori più forti.

IMMAGINE 5 – Effetto dell’usura della pallina rispetto ai punti giocati per il circuito maschile

Nell’immagine 6 si osserva che la tendenza per le giocatrici sugli effetti dell’usura in funzione dei punti giocati è simile a quanto visto nel caso dei game giocati. In entrambe le circostanze, la maggior parte delle giocatrici trae del vantaggio dalle palline più nuove, vantaggio che tende a salire all’aumentare del livello di bravura della giocatrice.

IMMAGINE 6 – Effetto dell’usura della pallina rispetto ai punti giocati per il circuito femminile

Riepilogo

La rivisitazione del Mito 18 suggerisce che il numero di punti giocati potrebbe essere un indicatore più preciso rispetto al numero dei game giocati per determinare l’effetto del grado di usura della pallina sulla prestazione al servizio. Quale sia il metodo di valutazione, gli effetti registrati mostrano un vantaggio per chi serve con palline nuove, specialmente nella frequenza degli ace.

Si tratta di un effetto marcato a sufficienza per incidere sull’esito di una partita? Prendiamo il caso di Federer. Per il numero 3 del mondo l’effetto stimato dell’usura di una pallina rispetto ai punti giocati corrisponde a un decremento della probabilità di vincere un punto al servizio di 0.5 punti percentuali ogni 50 punti giocati con le stesse palline. In altre parole, servirebbe una pallina estremamente usurata per avere un’influenza evidente sul gioco di Federer.

Klaassen & Magnus’s 22 Myths of Tennis— Myth 18

Il comportamento negli anni sulla terra dei quattro maggiori contendenti al Roland Garros

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 27 maggio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nelle fasi iniziali del Roland Garros 2017 che ha preso il via in questi giorni, i quattro giocatori sotto i riflettori sono certamente il nove volte campione Rafael Nadal, il campione uscente Novak Djokovic, il finalista della scorsa edizione Andy Murray e l’aspirante al titolo Dominic Thiem.

In due precedenti articoli, ho analizzato il rendimento di questi giocatori per la stagione in corso sulla terra battuta. In questa sede, voglio dare uno sguardo sul passato e aggiungere delle informazioni che inquadrano con maggiore dettaglio la prestazione di ciascun giocatore sulla terra.

La prima vittoria di Nadal al Roland Garros nel 2005 sembra un valido punto di partenza per definire un orizzonte temporale di riferimento. L’immagine 1 mostra la prestazione al servizio dei quattro giocatori considerati dal 2005 al 2017 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Per ciascun anno, ho riassunto i risultati al servizio calcolando rispettivamente la mediana, il minimo e il massimo in tutte le partite giocate sulla terra. Come già visto, la prestazione al servizio è aggiustata per il livello di bravura dell’avversario, in modo da dare più merito al giocatore che serve meglio contro un avversario forte, e viceversa.

Cosa dicono i numeri?

Nel periodo considerato, tutti e quattro hanno fatto progressi duraturi, ma sono Murray e Thiem ad aver ottenuto la variazione positiva più significativa. Tra il 2007 e il 2016, Murray ha migliorato la sua prestazione al servizio di 2 punti percentuali all’anno. Nel 2017 però, il suo rendimento è stato quasi catastrofico, servendo con una media del 60% che lo ha riportato ai livelli del 2007.

Thiem, il neofita del gruppo se così lo si può definire, è emerso negli ultimi tre anni, nei quali anche lui ha migliorato di 2 punti percentuali all’anno senza dare segnali di rallentamento.

IMMAGINE 1 – Rendimento al servizio sulla terra per i quattro giocatori considerati nel periodo tra il 2005 e il 2017

È interessante notare un’evoluzione molto simile tra Djokovic e Nadal. Quest’ultimo è riuscito in media a stare davanti a Djokovic di diversi punti percentuali per gran parte della carriera, fino a quando nel 2015 e 2016 Djokovic ha servito ai livelli di Nadal del 2012 e 2013. Nell’anno in corso Nadal ha ripreso il comando, riuscendo a raggiungere un incredibile 75%, con i passaggi a vuoto di Djokovic che lo hanno fatto scendere al 67%, la sua prestazione media al servizio più bassa dal 2010.

Alla risposta, è curioso come Murray sia l’unico dei quattro giocatori ad aver mostrato un miglioramento continuo, anche se in misura minore anno su anno, in media, rispetto a quanto ottenuto con il servizio.

IMMAGINE 2 – Rendimento alla risposta sulla terra per i quattro giocatori considerati nel periodo tra il 2005 e il 2017

Tra il 2008 e il 2016, Djokovic è stato estremamente solido alla risposta, riuscendo a mantenere una media tra il 49 e il 50% quasi ogni anno. E’ per questo che per lui il 2017 si distingue dagli altri anni, per due motivi: da un lato, una media di solo il 44% di punti vinti alla risposta è un livello minimo mai raggiunto recentemente; dall’altro, la variazione di prestazione alla risposta è stata considerevole, con dei minimi molto bassi e dei massimi molto alti, come non gli era mai successo nella carriera.
L’immagine 2 autorizza a definire Nadal il re della terra, senza restrizioni. Non solo ha mantenuto la prestazione media alla risposta più alta dei quattro, ma raramente è sceso sotto al 40%, come nessuno degli altri è riuscito a fare. Inoltre, sono moltissime le partite di Nadal negli anni in cui ha vinto la maggior parte dei punti alla risposta. Anche in presenza di un lieve calo, le sue statistiche alla risposta nel 2017 lo posizionano sui livelli del periodo dal 2010 al 2012, quando ha sempre vinto il titolo al Roland Garros.

Thiem invece deve fare ancora molta strada per ricucire la distanza da Nadal, anche se nel 2017 ha fatto vedere di essere in grado di rispondere al pari di Nadal.

In virtù di questi rendimenti anno per anno, possiamo rinnovare la nostra ammirazione per il predominio e la continuità di Nadal sulla terra in un periodo di tempo così lungo, e riporre qualche dubbio sullo stato di forma di Murray e Djokovic, il primo con pochi aspetti positivi su cui fare affidamento, il secondo con risultati sulla terra mai altrettanto altalenanti in carriera, che potrebbero in parte spiegare la decisione di abbandonare la sua squadra storica e iniziare a collaborare con Andre Agassi. Sarà interessante seguire il cammino di Murray e Djokovic al Roland Garros e vedere se riusciranno ad arrivare fino in fondo.

Clay Court Performance Trends Of French Open Title Men’s Top 4

I migliori al servizio tra i probabili contendenti per il Roland Garros

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 21 maggio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Archiviati gli Internazionali d’Italia con la vittoria di Alexander Zverev, l’attenzione si concentra ora sul Roland Garros. Con l’assenza di Roger Federer, la prima dal 1999 non dovuta a infortunio, i quattro nomi più accreditati per la vittoria finale sono quelli di Rafael Nadal, Dominic Thiem, Novak Djokovic e Andy Murray. Vediamo cosa può rivelare l’andamento della stagione sulla terra battuta in merito allo stato di forma di questi giocatori alla vigilia del secondo Slam dell’anno.

Con tre tornei vinti, Rafael Nadal è, meritatamente, il favorito assoluto per il suo possibile decimo titolo a Parigi e il 53esimo sulla terra. L’unica sconfitta di Nadal sulla terra è arrivata a Roma da Thiem, il giocatore che, è interessante notare, dopo Nadal ha vinto più partite sulla terra, come mostra l’immagine 1 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Thiem quindi potrebbe rappresentare la minaccia più concreta sul cammino di Nadal.

IMMAGINE 1 – Partite giocate e vinte nei tornei sulla terra di preparazione al Roland Garros

All’inizio della stagione sulla terra, grandi attese erano riposte su Murray e Djokovic, numero 1 e 2 della classifica mondiale. Nessuno dei due però è riuscito a conquistare anche un solo Masters 1000. La delusione di questa statistica è ancora più evidente se si considera che Murray non ha mai giocato contro Nadal sulla terra nel 2017 e Djokovic l’ha affrontato solo una volta nella semifinale di Madrid.

Djokovic difenderà a Parigi la vittoria del 2016, ma sinora abbiamo visto solo sprazzi del livello di gioco che è riuscito a esprimere lo scorso anno. Va detto che i momenti migliori per lui sono arrivati durante gli Internazionali d’Italia e potrebbero essere il primo vero segnale positivo di adattamento in seguito alla decisione di allontanare i suoi più stretti collaboratori. Va poi visto quale impatto avrà sul gioco di Djokovic l’arrivo di Andre Agassi in qualità di allenatore per il Roland Garros.

Anche di fronte a tutte le incertezze che circondano Djokovic, è Murray a rappresentare il più grosso punto di domanda. La sua percentuale di vittorie sulla terra nel 2017 è stata solo del 50%. Solamente in un torneo dei quattro che ha giocato è riuscito a vincere più di due partite. Un risultato sorprendente vista la finale a Parigi nel 2016 e la prima posizione mondiale dalla fine della stagione scorsa. Murray è certamente in una condizione più precaria di Djokovic e i motivi del suo calo di rendimento sono ancora più misteriosi.

Le vittorie sono uno dei parametri di valutazione. In presenza di un format al meglio dei 5 set, come quello degli Slam, è però importante analizzare in maggiore dettaglio come le vittorie sono arrivate per comprendere le reali possibilità di conquista di uno dei quattro tornei più importanti dell’anno. Come mostrato nell’immagine 2, ho analizzato le prestazioni al servizio nei tornei sulla terra dei quattro giocatori considerati. Dato che la prestazione al servizio verrà necessariamente influenzata dalla qualità del giocatore alla risposta, sono numeri corretti per la bravura alla risposta dell’avversario, nel tentativo di annullare l’effetto generato dall’avversario quando si mettono a confronto prestazioni al servizio di diversi giocatori.

Nadal è davanti a tutti con una media ponderata di punti vinti al servizio del 75%, Murray è ultimo con una sconcertante media del 60%. Thiem è dietro Nadal con il 71% e Djokovic è penultimo con il 67%.

IMMAGINE 2 – Prestazione al servizio sulla terra per i favoriti alla vittoria finale del Roland Garros

Oltre a distanziare gli altri di diversi punti percentuali, Nadal ha mantenuto una continuità ragguardevole. Solo in tre partite la sua prestazione al servizio è stata al massimo del 60%, appunto la prestazione media di Murray. È Thiem però a battere Nadal in termini di continuità al servizio, con una sola partita in cui ha raggiunto al massimo il 60%, la netta sconfitta da Djokovic a Roma, partita arrivata dopo intense settimane di altissimo tennis sulla terra.

Sia Thiem che Djokovic hanno fatto vedere di poter capitalizzare sul miglioramento dello stato di forma al progredire della stagione, che potrebbe essere un vantaggio superiore a quanto la media della prestazione al servizio suggerirebbe. Murray invece non ha ancora avuto un buon risultato sulla terra.

Pur rappresentando uno dei tanti aspetti del gioco, il servizio diventa elemento critico per mettere insieme le sette vittorie che portano a un titolo Slam. Nadal è il favorito, seguito a ruota da Thiem. Se riuscisse a trasferire a Parigi il livello di gioco espresso a Roma, Djokovic potrebbe porsi come serio ostacolo per Nadal e Thiem. Per evitare un’altra sconfitta nei primi turni, Murray dovrà fare molta strada in salita. Se vuole tornare in finale, servirà un recupero della stessa magnitudine di quello mostrato dai Cleveland Cavaliers nelle finali NBA 2016.

Serve Leaders Among ATP’s Top Contenders for French Open Title

Dovremmo sorprenderci della stagione che Murray sta avendo sulla terra?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 15 maggio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Dopo diversi tornei sulla terra battuta, in molti si sarebbero aspettati di vedere Andy Murray in almeno una finale o anche di aver portato a casa un titolo. Ma con una netta sconfitta negli ottavi di finale da Borna Coric al Madrid Masters (e poi nella prima partita agli Internazionali d’Italia a Roma da Fabio Fognini, n.d.t.) Murray è uscito dal torneo prima di quanto si pensasse per la terza volta nella stagione sulla terra.

I risultati sulla terra di Murray nel 2017 sono stati deludenti, sotto ogni punto di vista. Considerando però che anche per i giocatori migliori esiste, in varia misura, una probabilità di sconfitta, forse la situazione di Murray è da ricondursi solo a una striscia di partite sfortunate.

Quanto dovremmo dare peso alle sconfitte di Murray sulla terra si riduce a un tema di aspettative. Con l’avvio del 2017, ci si attendeva che Murray avrebbe fatto come il 2016 o ancora meglio. Nei primi mesi del 2016 infatti, Murray aveva giocato due tornei contro i tre di quest’anno, avendo aggiunto Barcellona. Tuttavia, alla fine del Madrid Masters 2016 aveva vinto quasi il doppio delle partite sulla terra rispetto a quelle della stagione in corso (7 nel 2106, 4 nel 2017), come mostrato nell’immagine 1 (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Partite vinte da Murray sulla terra (incluso il Madrid Masters)

Il calo del 2017 però potrebbe essere attribuito a dei tabelloni più difficili. In presenza di un percorso più impegnativo nel torneo, si dovrebbe prevedere per Murray qualche sconfitta addizionale.

Quali considerazioni emergono quindi nel confronto tra la qualità degli avversari di Murray nel 2016 e nel 2017?

Un modo con cui possiamo valutare la difficoltà degli avversari è quello di rapportare le prestazioni effettive di Murray sulla terra rispetto a quelle attese, prestazioni attese che sono strettamente legate alla qualità dell’avversario. Ad esempio, una sconfitta contro Rafael Nadal desta meno sorpresa di una contro Albert Ramos. In questo articolo, l’esatta misura delle nostre attese arriva dalla valutazione del sistema Elo di Murray e dei suoi avversari al momento della partita.

L’immagine 2 mostra la differenza nell’esito delle partite di Murray rispetto alle attese, espresse in percentuale (con -100 che rappresenta l’attesa più bassa possibile e +100 la più alta). Si tratta di un concetto simile alle statistiche avanzate che analizzano la prestazione rispetto alle attese, come ad esempio i Punti sopra le attese utilizzati in alcuni sport di squadra.

Le vittorie del 2017 rispetto a quelle attese mostrano che ogni sconfitta suggerisce una prestazione inferiore di livello preoccupante. È l’elemento più evidente in contrasto con il 2016, nel quale le sconfitte contro Nadal o Novak Djokovic in preparazione al Roland Garros erano in linea con le attese. Anche le vittorie di Murray però sono rivelatrici. A oggi, non ha avuto alcuna vittoria sulla terra che possa eguagliare le sue migliori vittorie del 2016.

IMMAGINE 2 – Differenza Over/Under di Murray nei tornei preparatori sulla terra

Come mostrato dall’immagine 3, il punteggio complessivo delle vittorie sopra le attese mette in evidenza le prestazioni negative di Murray sulla terra nel 2017. E non si può dare la colpa alla sfortuna del tabellone.

IMMAGINE 3 – Punteggio complessivo delle prestazioni di Murray sulla terra (incluso il Madrid Masters)

Rispondendo a una domanda sullo stato del proprio gioco dopo la sconfitta da parte di Coric a Madrid, Murray ha detto che c’è forte motivo di preoccupazione. E i numeri relativi alle sue vittorie e sconfitte nel 2017 rispetto al 2016 ne sono una conferma. Ma non spiegano come mai Murray sia in fase di declino.

Vista l’importanza del servizio ai fini di una vittoria nel circuito maschile, è lecito chiedersi se un calo nel servizio possa essere uno dei motivi. Qualche risentimento dall’infortunio al gomito, che aveva già costretto Murray a saltare una parte della stagione, potrebbe giustificare un peggioramento nel servizio.

In questo senso, le semplici percentuali di punti vinti con il servizio sulla terra nel 2016 e nel 2017 (Madrid Masters compreso) sono difficili da interpretare perché subiscono inevitabilmente l’influenza della qualità alla risposta degli avversari di Murray, che non sono gli stessi anno per anno. Serve quindi trovare un modo per escludere la qualità alla risposta dell’avversario così da isolare la vera prestazione al servizio da parte di Murray.

La mia soluzione è l’introduzione una percentuale di servizio corretta per l’avversario. Sulla base degli ultimi due anni di partite ATP, a ogni giocatore alla risposta viene attribuito un punteggio dato dalla percentuale di punti che vincono sul servizio dell’avversario. Ad esempio, in media Djokovic costringe i suoi avversari a calare del 10% al servizio. Possiamo definirlo “l’effetto del giocatore alla risposta”.

All’effettiva percentuale di servizio si aggiunge poi l’effetto del giocatore alla risposta per ottenere il punteggio aggiustato o corretto. Quindi, un giocatore che ha vinto il 55% dei punti al servizio contro Djokovic ottiene una prestazione aggiustata al servizio del 65%, a indicazione di quanto abbia servito bene considerando la bravura di Djokovic alla risposta. Al contrario, nel caso di giocatori che con una scarsa prestazione alla risposta hanno di fatto aiutato il giocatore al servizio, l’effetto del giocatore alla risposta viene sottratto dall’effettiva percentuale di punti vinti al servizio.

IMMAGINE 4 – Prestazione aggiustata al servizio di Murray

L’immagine 4 mostra la prestazione aggiustata al servizio di Murray sulla terra nel 2016 e nel 2017 (Madrid Masters compreso). La media del 68% del 2016 è scesa al 63% nel 2017. L’anno scorso Murray ha servito sopra al 75% in tre partite e solo due volte è andato sotto il 60%. Nel 2017, Murray ha avuto solo una partita al di sopra del 75% (a Madrid contro Marius Copil), mentre per tre volte è andato sotto il 60%.

Sono numeri che segnalano chiaramente come Murray, nel 2017, non stia servendo allo stesso livello raggiunto nel 2016. Se non sono le conseguenze dell’infortunio, cosa può esserci dietro alla decisa diminuzione della prestazione di Murray al servizio?

Should We Be Surprised by Murray’s 2017 Clay Performance So Far?

La strategia di Benoit Paire sulla seconda di servizio

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 12 maggio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

In uno dei miei ultimi tweet ho fatto notare come i due giocatori più bassi tra quelli recentemente in evidenza sul circuito maschile, vale a dire Dudi Sela e Diego Sebastian Schwartzman, abbiano totalizzato complessivamente meno doppi falli nel 2017 di Benoit Paire, alto 196 cm, seppur in presenza di un numero maggiore di game di servizio giocati. Era un’osservazione un po’ ironica, sembra invece offrire lo spunto per considerazioni relative alle strategie di servizio.

Una possibile spiegazione del fatto che Paire commetta più doppi falli è quella per cui abbia un approccio più rischioso per vincere più punti con la seconda. Non sembra però un rischio ripagato, visto che quest’anno Paire ha vinto solo il 46% dei punti con la seconda, una percentuale significativamente peggiore della media dei primi 100 della classifica. Sela (175 cm) e Schwartzman (170 cm), che pagano una notevole differenza da Paire in statura, hanno vinto nella stagione il 51% dei punti con la seconda.

Ci si chiede quindi se Paire debba fare leva sull’altezza e adottare una modalità più conservativa con la seconda.

Iniziamo con il notare che la strategia di Paire è rischiosa anche con la prima di servizio, che rimane in campo nel 51.6% delle volte. È una strategia che può avere giustificazione, visto che Paire vince una percentuale molto alta di punti con la prima, il 74.8%, molto superiore alla media dei primi 100. Tuttavia, questo vuole anche dire che per quasi la metà delle volte è costretto a giocare la seconda di servizio.

Ipotizziamo che Paire decida di rischiare meno con la seconda di servizio, in modo da portare la proporzione doppi falli su seconde (al momento pari all’11.8%) in media con il 9.4% dei primi 100 (Sela e Schwartzman sono al 9%). Questo consentirebbe a Paire di evitare 28 doppi falli, che sono anche 28 punti in meno concessi gratuitamente all’avversario.

Naturalmente, Paire non vincerebbe tutti e 28 i punti. Se si escludono i doppi falli dalla sua percentuale di punti vinti con la seconda, Paire vince il 52.2% dei punti quando la seconda è in campo. Mantenendo la stessa frequenza, 28 doppi falli in meno (quindi 28 seconde in più in campo) diventano circa 15 punti addizionali che potrebbe vincere con la seconda. I punti vinti da Paire con la seconda di servizio salirebbero così dal 46% al 47.3%.

Anche se non sembra una grande variazione – e rimane comunque ben al di sotto della media dei primi 100 – può fare la differenza, specialmente per un giocatore che gioca quasi metà dei punti al servizio dovendo ricorrere alla seconda. Una percentuale di punti vinti con la seconda del 47.3% porterebbe la percentuale complessiva di punti vinti al servizio dal 60.9% al 61.5%. Una differenza dello 0.6% è materiale? Spesso si, perché il margine tra i primi 100 è davvero ridotto.

Possiamo approssimare quanto questa variazione incida sul record di vittorie e sconfitte di Paire utilizzando un modello pitagorico con i numeri trovati in precedenza e il 61% dei punti vinti con il servizio da parte dei suoi avversari. Con un numero sufficiente di partite, è un valido metodo per avvicinarsi alla percentuale effettiva di vittorie e sconfitte di un giocatore [1].

Con le attuali percentuali di servizio, ci si attende che Paire vinca circa la metà delle partite (49.6%). Riducendo il numero di doppi falli alla media dei primi 100, la percentuale salirebbe al 52.2%. Paire gioca in media 75 partite all’anno, si tratta quindi di una differenza di circa due vittorie a stagione.

Si ottiene un risultato simile, dal 49.5% al 52.8% con le stesse percentuali di punti vinti al servizio, anche utilizzando un modello di Markov (nell’ipotesi di partite da 3 set con il tiebreak nel set decisivo).

Naturalmente, si tratta solo di stime. Limitandosi anche ai risultati ottenuti con l’attuale strategia di servizio dal 2015, Paire ha fatto significativamente meglio, rimanendo sopra al 50%. E bisogna anche sottolineare che, con una seconda di servizio più conservativa per evitare qualche doppio fallo, potrebbe non vincere la stessa percentuale di 52.2% delle 28 seconde che mette effettivamente in gioco.

Varrebbe la pena perseguire una strategia in cui Paire gioca una seconda conservativa che aggiunge due vittorie in una stagione? Credo di si, ma ovviamente io non sono Paire. Dal 2015 (escludendo il Madrid Masters 2017), in media Paire ha guadagnato 20.025 dollari a vittoria, quindi aggiungerebbe circa 40.000 dollari all’anno, cioè un incremento del 5%. Non sappiamo come due vittorie potrebbero modificare la sua classifica, perché dipende da dove e quando sono realizzate. Sulla base dei punti classifica a vittoria guadagnati da Paire, stimo che due vittorie equivalgano a un intervallo di punti tra 70 e 100, all’incirca la differenza tra essere numero 50 del mondo e numero 40.

Sento che Paire leggerà questo articolo e cambierà la sua strategia, perché naturalmente i professionisti amano ricevere suggerimenti da analisti scribacchini. Mi aspetto quindi una ricompensa proporzionata ai premi partita extra che vincerà!

Note

[1] Nel 2017, i primi 100 giocatori della classifica hanno una percentuale effettiva di vittorie del 55.6%. Il modello pitagorico, che usa un esponente 10 con una percentuale di punti vinti al servizio di 63.7% e 62.2%, restituisce una stima del 55.9%.

Benoit Paire’s Second Serve Strategy