Denis Shapovalov e le partenze veloci sul circuito maggiore

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 13 settembre 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Un’estate da ricordare quella appena trascorsa per il diciottenne e mancino canadese Denis Shapovalov. Nel Canada Master ha sconfitto in sequenza Juan Martin Del Potro e Rafael Nadal. Agli US Open 2017 si è qualificato per il tabellone principale, ha battuto Jo Wilfried Tsonga e raggiunto il quarto turno alla sua sola seconda partecipazione in uno Slam.

Grazie alle vittorie e al palcoscenico importante in cui sono arrivate, è entrato tra i primi 60 della classifica ufficiale, nonostante abbia giocato meno di venti partite sul circuito maggiore. Il sistema di valutazione Elo, che assegna punti in funzione della bravura dell’avversario, è ancora più ottimista. Con questo approccio, dopo la vittoria su Tsonga, Shapovalov è arrivato a 1950 – valido per il 34esimo posto tra i giocatori del circuito – prima di perdere circa 25 punti Elo nella sconfitta contro Pablo Carreno Busta.

Sebbene un punteggio Elo di 1950 sia un numero arbitrario – non c’è nulla di magico in nessuna particolare soglia di punteggio Elo, è solo un meccanismo comparativo – permette di confrontare la partenza incandescente di Shapovalov con altri giocatori che subito si sono fatti sentire sul circuito maggiore. Dai primi anni ’80, solo tredici giocatori hanno raggiunto una valutazione Elo di 1950 in meno partite di quelle che sono servite a Shapovalov. Come sempre con traguardi raggiunti a inizio carriera, ci sono alcuni nomi inaspettati ma, complessivamente, è un gruppo illustre di cui fare parte per un diciottenne.

Giocatore     Partite   Età  
Hewitt        7         16.9  
Nieminen      7         20.2  
Ferrero       10        19.4  
Ferrer        12        20.4  
Carlsen       12        19.4  
Haas          13        19.1  
Lundgren      13        20.7  
Van Lottum    14        21.8  
Bruguera      14        18.4  
Alonso        15        20.0

Giocatore     Partite   Età   
Malisse       16        18.6  
Siemerink     16        20.9  
Minar         16        21.2  
Mayer         17        20.7  
Caratti       17        20.7  
Kyrgios       17        19.3  
Shapovalov    17        18.4  
Strelba       17        22.1  
Berger        17        20.2  
Roddick       18        18.6

Ho trovato poco più di 350 giocatori i quali, a un certo punto della carriera, hanno ottenuto la loro più alta valutazione Elo superando almeno 1950. In media, hanno avuto bisogno di 75 partite per arrivarci (la mediana è 59), e due giocatori che ancora frequentano il circuito con regolarità, Gilles Muller e Albert Ramos, hanno impiegato quasi 300 partite.

Il record di Shapovalov è altrettanto impressionante se lo si considera in termini di età. Anche in questo caso si trova tra i primi venti giocatori della storia moderna del tennis: solo undici di questi sono arrivati a 1950 prima di compiere 18 anni, e Shapovalov ha superato i suoi da pochissimo. E molti dei giocatori che hanno raggiunto quel punteggio da giovani hanno avuto bisogno di ben più esperienza sul circuito maggiore. Nella tabella ho incluso i primi 30 di questo elenco per mostrare come Shapovalov regga il confronto con diversi dei grandi nomi.

Giocatore     Partite   Età  
Krickstein    25        16.4  
Chang         32        16.5  
Hewitt        7         16.9  
Becker        27        17.5  
Wilander      27        17.5  
Perez Roldan  26        17.6  
Agassi        46        17.6  
Cash          66        17.6  
Ivanisevic    35        17.7  
Medvedev      22        17.8  

Giocatore     Partite   Età
Nadal         44        17.9  
Giammalva     21        18.0  
Skoff         19        18.1  
Arias         61        18.2  
Carlsson      56        18.3  
Bruguera      14        18.4  
Shapovalov    17        18.4  
Murray        22        18.4  
Del Potro     31        18.4  
Santoro       59        18.5  

Giocatore     Partite   Età
McEnroe       28        18.5  
Federer       40        18.5  
Edberg        40        18.5  
Roddick       18        18.6  
Sampras       56        18.6  
Enqvist       28        18.6  
Malisse       16        18.6  
Djokovic      33        18.8  
Courier       51        18.8  
Noah          41        18.8

Non ci sono garanzie quando si parla di talenti emergenti nel tennis, ma è senza dubbio un elenco prestigioso. In media, gli altri ventitré giocatori a raggiungere la soglia Elo di 1950 a 18 anni hanno migliorato poi la loro valutazione fino a 2100 prima dei 20 e sono saliti a 2250 a un certo punto della loro carriera. Il primo valore varrebbe la 12esima posizione nell’elenco attuale, il secondo porterebbe al quinto posto, appena dietro ai Fantastici Quattro. Nadal e Del Potro sono state le prime vittime illustri di Shapovalov: a giudicare dalla traiettoria verticale della sua carriera, non saranno le ultime.

Denis Shapovalov and Fast ATP Starts

Il tabellone degli US Open 2016 demolirebbe quello degli US Open 2017

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 2 settembre 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Si è dibattuto molto della mancanza di qualità nel tabellone del singolare maschile degli US Open 2017. Quale occasione migliore quindi per verificare la validità di questo assunto se non quella di far scontrare direttamente il tabellone dell’edizione 2017 con quello dell’edizione 2016?

All’inizio del torneo, il sorteggio del tabellone ha sollevato un coro di mugugni. Non solo tre dei primi 10 del mondo si erano ritirati prima ancora del sorteggio, ma Rafael Nadal e Roger Federer sono finiti entrambi nella parte alta. La situazione è peggiorata quando Andy Murray si è dovuto ritirare – a sorteggio avvenuto – per un problema all’anca, così da avere solo sei dei primi 10, il minimo storico nell’era Open per l’ultimo Slam della stagione.

Tornando indietro di un anno ci si rende conto di quanto il circuito sia cambiato. All’inizio degli US Open 2016, Novak Djokovic era il numero 1 con un’intimidatoria valutazione Elo su tutte le superfici di 2946, appena sotto il suo massimo in carriera. Nadal era la testa di serie numero 4 con un Elo di 2231. Nonostante l’assenza di Federer non passasse inosservata, la qualità del giocatore con la testa di serie più alta per ogni quarto del tabellone ha dato vita a sette turni molto combattuti.

Nel 2017, l’assenza di tre dei primi 5 del mondo ha conferito a Nadal la testa di serie numero 1 con un Elo di 2257, marginalmente superiore alla valutazione che nel 2016 gli aveva garantito la testa di serie numero 4. A seguito del rimescolamento dovuto al ritiro di Murray, Marin Cilic ha preso la testa di serie più alta nel quarto più debole e si è inserito nel tabellone con una valutazione Elo di 2093. Sono solo 50 punti Elo in più della posizione di Cilic nel 2016, quando era la testa di serie numero 7.

Quindi…si, è cambiato molto in un anno.

La differenza di forma tra teste di serie però è solo uno dei motivi scatenanti la discussione intorno al campo partecipanti degli US Open 2017. Anche il disequilibrio del tabellone è stato fonte di disappunto, o a volte addirittura collera. Di fronte alla presenza di un solo giocatore in possesso di un titolo Slam nella parte bassa, alcuni commentatori di tennis hanno affermato che qualsiasi dilettante con spirito combattivo avrebbe potuto raggiungere la semifinale. Certamente non il tipo di sarcasmo da invogliare lo spettatore occasionale a rimanere incollato alla televisione.

Va sottolineato però che la maggior parte delle valutazioni sono basate su opinioni personali o influenzate dall’eventuale presenza di giocatori favoriti, il che induce a chiedersi in che modo si possa trovare una misura oggettiva della qualità (o inadeguatezza) del tabellone degli US Open 2017.

Un metodo che ritengo essere obiettivo nel paragonare il tabellone dell’edizione in corso a quelli del recente passato è di creare uno scontro diretto tra i giocatori del 2017 e i giocatori degli US Open 2016. Provate a immaginare di avere ogni quarto del tabellone 2017 in grado di giocare contro il corrispondente quarto del tabellone 2016 in un torneo a 64 giocatori. Esiste un modo migliore per definire il livello di bravura del momento rispetto a quello di un anno fa? Non credo.

È evidente che non possiamo spostare indietro le lancette dell’orologio e far giocare un torneo di quel tipo nella realtà (servirebbe dissociarsi dai vincoli della logica come è necessario fare per seguire, ad esempio, la serie tv Il Trono di Spade). Possiamo però affidarci a ben collaudati metodi predittivi per simulare una sfida all’ultimo giocatore tra il 2017 e il 2016.

Un breve spiegazione del procedimento utilizzato per generare ciascun tabellone della sfida. Per prima cosa, ho associato le prime quattro teste di serie del 2017 alle corrispondenti teste di serie del 2016 sulla base delle valutazioni Elo precedenti all’inizio del torneo. Ad esempio, il quarto di Federer nel 2017 si è scontrato con quello di Djokovic nel 2016 perché sono i due giocatori ad aver avuto la valutazione Elo più alta nell’anno di riferimento.

Una volta che ogni quarto del 2017 e del 2016 è stato associato, ho messo insieme i 64 giocatori e li ho ordinati secondo le regole previste per un normale torneo, utilizzando sempre le valutazioni Elo per determinare le teste di serie. Poi ho simulato l’esito di ciascun turno in funzione della percentuale di vittoria attesa determinata dalla valutazione Elo dei giocatori protagonisti dello scontro diretto. Ho ripetuto i passaggi per 10.000 volte e verificato quanto spesso ogni giocatore è diventato campione del torneo.

Visto che siamo interessati a valutare le differenze di qualità del tabellone di ogni torneo al suo inizio, ho ignorato i risultati della prima settimana degli US Open 2017 e inserito i giocatori che hanno raggiunto la seconda settimana come se iniziassero il torneo in quel momento.

Il quarto di finale di Nadal

In un torneo con Nadal 2017 e Murray 2016, Murray sarebbe comodamente in cima all’elenco dei vincitori più probabili, come mostrato nell’immagine 1. Anzi, Murray 2016 avrebbe più del doppio delle probabilità di vincere il titolo rispetto a Nadal 2017. Nishikori 2016 avrebbe la stessa probabilità statistica di vincere il titolo di Nadal 2017.

IMMAGINE 1 – Il quarto di finale di Nadal 2017 contro il quarto di finale di Murray 2016

Sebbene il livello complessivo del campo partecipanti degli US Open 2017 non si sia avvicinato nemmeno al livello di Murray nel 2016, troviamo però cinque giocatori nel quarto di finale del 2017 tra i dieci più forti delle simulazioni. Si può fare leva su questo per concludere che il quarto di finale del 2017 era di qualità.

Il quarto di finale di Federer

Per quanto riguarda questa sezione di tabellone, se Djokovic 2016 avesse giocato al suo livello atteso avrebbe demolito il campo partecipanti del 2017. Una probabilità maggiore del 60% di vincere un torneo che comprende giocatori indicati da molti come possibili vincitori degli US Open 2017 sottolinea la vertiginosa altitudine di forma da cui purtroppo Djokovic si è lanciato in caduta libera in così poco tempo.

IMMAGINE 2 – Il quarto di finale di Federer 2017 contro il quarto di finale di Djokovic 2016

Per gli altri giocatori che non siano Djokovic e Federer, la probabilità si è ridotta considerevolmente assestandosi su valori analoghi, a indicare che lo stato di forma delle non teste di serie di questo quarto era abbastanza simile tra il 2016 e il 2017.

Il quarto di finale di Zverev

Nel confronto tra il quarto di finale di Alexander Zverev 2017 e quello di Nadal 2016, la prima testa di serie del 2016 è emersa come il giocatore più forte. A differenza degli altri quarti del 2017, questo è il primo in cui si è osservata una netta separazione di bravura tra il resto del campo partecipanti 2016 e 2017. Il terzo quarto infatti non solo ha determinato un giocatore del 2016 come il più probabile vincitore di uno torneo tra 2016 e 2017, ma quattro dei cinque vincitori più probabili sono arrivati dall’edizione 2016.

IMMAGINE 3 – Il quarto di finale di Zverev 2017 contro il quarto di finale di Nadal 2016

Il quarto di finale di Cilic

Il predominio del tabellone 2016 è stato ancora più pronunciato nella sezione di Cilic. I primi tre vincitori di un ipotetico scontro quarto contro quarto sono stati tutti giocatori del 2016, con Cilic, la prima testa di serie del quarto, in possesso solamente della quarta probabilità di vincere il torneo, a malapena migliore di quella di Nick Kyrgios 2016.

IMMAGINE 4 – Il quarto di finale di Cilic 2017 contro il quarto di finale di Wawrinka 2016

Questo esperimento ha confermato che la qualità del tabellone di singolare maschile 2017 è offuscata da quella del tabellone del 2016. Fornisce inoltre credito alle lamentele relative allo squilibrio della metà bassa del tabellone 2017.

Di fronte a numeri come questi, si fa fatica a non sentirsi delusi. Se si considera inoltre che molti dei giocatori del 2017 statisticamente più forti hanno già perso (Cilic, Zverev, etc) o sembrano sul punto di uscire (Federer, che perderà poi nei quarti di finale da Juan Martin Del Potro, n.d.t.) si è già pronti a considerare il tabellone del singolare maschile degli US Open 2017 senza speranza. Si tratta però del tipo di confusione che crea le giuste condizioni affinché un perfetto sconosciuto venga alla ribalta come ha fatto Boris Becker a Wimbledon 1985, Goran Ivanisevic a Wimbledon 2001 o Mats Wilander al Roland Garros 1982.

La possibilità di assistere a un’altra cavalcata di un giocatore sfavorito che emerga trionfante nella seconda settimana è un motivo più che valido per continuare a seguire gli US Open 2017.

Il codice e i dati per quest’analisi sono disponibili qui.

The 2016 US Open Men Would Smash 2017

Qual era la probabilità di avere quattro giocatrici americane nelle semifinali degli US Open 2017?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato l’8 settembre 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Per la prima volta dopo 36 anni, le semifinali del singolare femminile degli US Open 2017 saranno un affare solo americano. Qual era la probabilità di un esito di portata storica come questo?

Se in molti si sono lamentati della monotonia degli incontri di singolare maschile, il tabellone femminile non ha invece disatteso. Tra i momenti più eccitanti, almeno per i tifosi americani, c’è senza dubbio la trasformazione da parte di Madison Keys del secondo match point nell’ultimo dei quarti di finale femminili, che ha assicurato appunto due semifinali tra giocatrici solo degli Stati Uniti, cioè – oltre a Keys – Venus Williams, Sloane Stephens e CoCo Vandeweghe.

Per la prima volta dal 1981 ci saranno solo bandiere americane accanto al nome delle semifinaliste. E con Williams l’unica ad aver già vinto un titolo dello Slam, c’è una buona probabilità di vedere un nuovo nome nell’elenco delle campionesse degli US Open.

Raggiungere questo traguardo a 36 anni di distanza non è frutto del caso. Per poter battere le avversarie di cinque turni di partite in un tabellone a eliminazione diretta con 128 partecipanti, è richiesta la presenza di forti giocatrici americane in ciascun quarto. Sembra quindi che trovare talento americano a ogni livello sia stata la condizione necessaria.

Ventitré giocatrici americane erano iscritte al tabellone principale degli US Open 2017. Nel tennis, uno sport di provenienza sempre più globale, si tratta di una fetta significativa per una singola nazione in uno Slam, anche se questo vale solo a partire dal nuovo millennio.

Infatti, come mostra l’immagine 1, era abbastanza frequente negli anni ’80 avere almeno il 50% del campo partecipanti rappresentato da giocatrici degli Stati Uniti. Da quel momento però la tendenza è precipitata. In molti anni dell’ultima decade, il numero di giocatrici americane nel singolare femminile non è mai stato superiore a 20.

IMMAGINE 1 – Andamento della presenza di giocatrici americane agli US Open

Rispetto al 1981, quando la composizione del tabellone era pesantemente sbilanciata a favore degli Stati Uniti, avere oggi semifinali di sole giocatrici americane è un risultato notevole. Le 23 giocatrici sono poca cosa se paragonate alle 78 del 1981, ma è importante sottolineare che si è di fronte a un valore massimo nella tendenza di crescita delle americane agli US Open dal 2010. È un’altra indicazione della profondità del movimento femminile americano.

Il tabellone femminile degli US Open è di certo speciale per molti motivi. Ma lo è anche da un punto di vista statistico? Quanto sono stati fortunati i tifosi locali a ricevere due semifinali tra giocatrici americane?

Possiamo farci un’idea della probabilità di accadimento di un anno record come gli US Open 2017 simulando gli esiti più probabili del tabellone femminile utilizzando le valutazioni Elo delle giocatrici. Su 100.000 simulazioni, due semifinali tutte americane si sono verificate solo ventisette volte, in altre parole con una probabilità su quattromila. E in quattordici delle ventisette volte, quindi poco più del 50%, le semifinaliste sono state esattamente le quattro giocatrici protagoniste.

I tifosi americani di tennis che si godranno lo spettacolo del fine settimana conclusivo agli US Open hanno due ragioni in più per sentirsi fortunati.

Il codice e i dati per quest’analisi sono disponibili qui.

What Were the Odds of an All-American Women’s SF at the US Open?

Quantificare i tabelloni “passeggiata”, o la volta in cui Nadal finalmente ha avuto fortuna

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’8 settembre 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Aggiornamento: rispetto alla prima versione di questo articolo, ho modificato la definizione di “difficoltà di percorso” in “facilità di percorso”, per meglio riflettere il senso della statistica che ho introdotto.

Rafael Nadal e Kevin Anderson hanno raggiunto la finale degli US Open 2017, quindi siamo in grado di determinare con precisione il valore della facilità di percorso per entrambi, a seconda di chi vinca la finale. Per Nadal il numero rimane identico a 51.4% e, dovesse vincere, la sua media in carriera per i 16 Slam aumenterebbe a circa il 15%. La facilità di percorso fino al titolo per Anderson è “solo” di 41.3% (rispetto al 47.1% calcolato non sapendo i nomi dei finalisti), che varrebbe il nono posto nel terzultimo elenco dell’articolo e al secondo posto, anche se di poco, tra i percorsi più facili degli ultimi 30 US Open.

Molti commenti sono stati espressi sulla debolezza di alcune sezioni del tabellone del singolare maschile degli US Open 2017, che sono sembrate tenute insieme con lo scotch. Diversi tra i giocatori più forti non hanno partecipato per infortunio e molti altri sono usciti ai primi turni. Pablo Carreno Busta ha raggiunto i quarti di finale battendo quattro qualificati ed è plausibile che Nadal possa vincere il torneo senza aver sconfitto un solo giocatore dei primi 20 del mondo.

Nulla di questo però dipende dai giocatori stessi, il cui compito è affrontare solo chi si trova dall’altra parte della rete. Non sapremo mai come si sarebbero comportati con un gruppo più agguerrito di avversari. La debolezza del tabellone però potrebbe influenzare il nostro ricordo del torneo. Se lasciamo che sia la qualità del campo partecipanti a rimanere impressa nella mente, dovremmo allora almeno tentare di mettere a confronto i giocatori del torneo 2017 con quelli di passate edizioni degli Slam.

Come misurare i percorsi di un tabellone

Ci sono diversi modi per quantificare la qualità di un tabellone. Visto che siamo interessati allo specifico insieme di avversari affrontati dai giocatori rimasti nel torneo, abbiamo bisogno di una statistica che concentri l’attenzione su di loro. Non è rilevante ad esempio che Nick Kyrgios fosse in tabellone, dato che nessuno dei semifinalisti ha dovuto giocarci contro. Invece della difficoltà del tabellone quindi, ci interessa quella che chiamerò “facilità di percorso”. È un concetto piuttosto immediato: quanto è difficile battere lo specifico insieme di avversari che Nadal (per fare un nome) ha dovuto affrontare?

Per arrivare a un numero, ci servono alcuni fattori: le valutazioni Elo ponderate per superficie di ciascuno degli avversari del giocatore considerato, insieme a una sorta di “Elo di riferimento” per un semifinalista medio di Slam (o finalista, o vincitore). Per stabilire la facilità di percorso di Nadal fino a questo momento, non vogliamo utilizzare la valutazione Elo di Nadal, perché se così facessimo, lo stesso identico percorso sembrerebbe più semplice o più difficile in funzione della qualità del giocatore che ha dovuto affrontarlo.

(L’esatto valore dell’“Elo di riferimento” non è così importante, ma per chi fosse interessato ai numeri, ho trovato la valutazione Elo media per ogni semifinalista, finalista e vincitore di tutti gli Slam dal 1988 su ciascuna delle tre superfici. Sul cemento, quei numeri sono rispettivamente 2145, 2198 e 2233. Per misurare la facilità di percorso fino alla semifinale, ho utilizzato il primo di quei numeri, per la facilità di percorso fino alla vittoria, ho utilizzato l’ultimo.)

Per misurare la facilità di percorso dobbiamo rispondere a questa domanda: qual è la probabilità che (ad esempio) il semifinalista medio di Slam batta questo particolare insieme di giocatori? Nel caso di Nadal, deve ancora affrontare un giocatore con una valutazione Elo ponderata per il cemento superiore a 1900, e il tipico semifinalista con valutazione 2145 batterebbe i giocatori affrontati da Nadal il 71.5% delle volte. Si tratta di un percorso leggermente più facile di quello che Anderson ha dovuto fare per arrivare in semifinale, ma leggermente più difficile di quello di Carreno Busta. Juan Martin Del Potro invece si trova in un pianeta tutto suo. La tabella riepiloga i numeri relativi alla facilità di percorso dei quattro semifinalisti, mostrando quanto sia stato difficile (o facile) arrivare in semifinale, quanto lo sia per la finale e poi per il titolo.

Semifinalista   Percorso: SF      F       Vittoria  
Nadal                     71.5%   49.7%   51.4%  
Del Potro                 9.1%    7.5%    10.0%  
Anderson                  69.1%   68.9%   47.1%  
Carreno Busta             74.3%   71.2%   48.4%

(Non sapendo ancora, al momento della stesura, il percorso di ogni giocatore fino alla vittoria finale, ho fatto una media delle valutazioni Elo dei potenziali avversari. Anderson e Carreno Busta sono molto simili, quindi per Nadal e Del Potro, i loro potenziali avversari, non fa molta differenza.)

C’è una stranezza che emerge da questa statistica e che forse avete notato: nel caso di Nadal e Del Potro, la difficoltà di raggiungere la finale è maggiore di quella per la vittoria del torneo! Naturalmente non ha senso che sia così, ma i numeri si comportano in questo modo per via dell’“Elo di riferimento” che ho utilizzato. Il vincitore medio di Slam è più forte del finalista medio di Slam, quindi la tabella di fatto sottolinea come sia più facile per il vincitore medio di Slam battere i sette avversari di Nadal di quanto non sia facile per il finalista medio di Slam sconfiggere i primi sei avversari di Nadal. È una statistica più efficace nel raffronto tra percorsi passati dello stesso livello, quindi vittoria finale rispetto a vittoria finale, semifinale verso semifinale, ed è quello che farò nel resto dell’articolo.

Eccezioni e stranezze a parte, colpisce quanto più facili siano stati gli altri tre percorsi fino alla semifinale rispetto a quello di Del Potro, che si è rivelato molto più arduo. Anche se scontiamo la difficoltà di battere Roger Federer – che Elo ritiene il miglior giocatore sul cemento al momento in attività pur non essendo a conoscenza dei suoi problemi fisici – il percorso di Del Potro è stato decisamente diverso da quello di Nadal e dei possibili finalisti.

Le “passeggiate” in contesto

Facilità di percorso fino alla semifinale di almeno il 69% sono estremamente rare. Anzi, i percorsi di Anderson, Carreno Busta e Nadal sono tra i dieci più facili degli ultimi trent’anni! La tabella elenca i dieci più facili percorsi precedenti a questi.

Anno  Slam              Semifinalista   Difficoltà percorso  
1989  Australian Open   Muster          84.1%  
1989  Australian Open   Mecir           74.2%  
1990  Australian Open   Lendl           73.8%  
2006  Roland Garros     Ljubicic        73.7%  
1988  Australian Open   Lendl           72.2%  
1988  Australian Open   Cash            70.1%  
2004  Australian Open   Ferrero         69.2%  
1996  US Open           Chang           68.8%  
1990  Roland Garros     Gomez           68.4%  
1996  Australian Open   Chang           66.2%

Nell’ultima decade, il più facile percorso fino alla semifinale è stato quello di Stanislas Wawrinka al Roland Garros 2016, con una probabilità di vittoria del 59.8%.

Il percorso di Del Potro fino alla semifinale non è così estremo, ma è decisamente difficile se lo si osserva in riferimento al passato. Dei circa 500 semifinalisti dal 1988, solo quindici hanno avuto un percorso più facile del suo 9.1%. La tabella elenca i dieci percorsi più facili.

Anno  Slam              Semifinalista   Difficoltà percorso  
2009  Roland Garros     Soderling       1.6%  
1988  Roland Garros     Svensson        1.9%  
2017  Wimbledon         Berdych         3.7%  
1996  Wimbledon         Krajicek        6.4%  
2011  Wimbledon         Tsonga          6.6%  
2012  US Open           Berdych         6.8%  
2017  Roland Garros     Thiem           6.9%  
2014  Australian Open   Wawrinka        7.0%  
1989  Roland Garros     Chang           7.1%  
2017  Wimbledon         Querrey         7.5%

Un’anteprima degli annali

Nel lungo periodo, saremo molto più interessati a sapere come il vincitore degli US Open 2017 abbia vinto il titolo di quanto sia riuscito a superare i primi cinque turni. Come abbiamo visto, tre dei quattro semifinalisti hanno avuto una facilità di percorso del 50% per la vittoria del titolo, vale a dire che un tipico vincitore di Slam avrebbe avuto una possibilità di circa 50/50 di battere questo specifico gruppo di sette avversari.

Nessun vincitore di Slam del recente passato l’ha avuta così facile. Il percorso di Nadal sarebbe il primo dei più facili negli ultimi trent’anni, mentre quello di Carreno Busta o di Anderson arriverebbero tra i primi cinque (se così dovesse essere, i valori precisi dipenderanno da chi affrontano in finale). La tabella riepiloga l’elenco dei giocatori che i tre semifinalisti hanno la possibilità di alterare.

Anno  Slam              Vincitore    Difficoltà di percorso  
2002  Australian Open   Johansson    48.1%  
2001  Australian Open   Agassi       47.6%  
1999  Roland Garros     Agassi       45.6%  
2000  Wimbledon         Sampras      45.3%  
2006  Australian Open   Federer      44.5%  
1997  Australian Open   Sampras      44.4%  
2003  Australian Open   Agassi       43.9%  
1999  US Open           Agassi       41.5%  
2002  Wimbledon         Hewitt       39.9%  
1998  Wimbledon         Sampras      39.1%

Agli Australian Open 2006, Federer ha beneficiato della fortuna per una facilità di percorso simile a quella di Nadal agli US Open 2017. Il suo titolo a Wimbledon 2003 per poco non si inseriva nei primi dieci. In confronto, Novak Djokovic non ha mai vinto uno Slam senza aver dovuto compiere un percorso di facilità superiore a 18.7%, quindi più difficile di quello di più della metà dei vincitori di Slam.

Anche Nadal ha dovuto sudare (non solo figurativamente) per collezionare i 15 Slam del suo palmarès. La tabella elenca i primi dieci più difficili percorsi fino alla vittoria finale.

Anno  Slam              Vincitore    Difficoltà percorso  
2014  Australian Open   Wawrinka     2.2%  
2015  Roland Garros     Wawrinka     3.1%  
2016  Us Open           Wawrinka     3.2%  
2013  Roland Garros     Nadal        4.4%  
2014  Roland Garros     Nadal        4.7%  
1989  Roland Garros     Chang        5.0%  
2012  Roland Garros     Nadal        5.2%  
2016  Australian Open   Djokovic     5.4%  
2009  US Open           Del Potro    5.9%  
1990  Wimbledon         Edberg       6.2%

Come ho lasciato intendere nel titolo di questo articolo, se Nadal quest’anno, per il momento, è stato fortunato a New York, non è sempre andata così. Il suo nome compare tre volte in questa lista, avendo dovuto affrontare avversari più forti di qualsiasi altro vincitore Slam tranne Stanislas Wawrinka, il Davide che sconfigge i Golia.

In media, i percorsi fino alla vittoria di Slam di Nadal non sono stati così impervi come quelli di Djokovic, ma rispetto a quelli di molti altri grandi dell’ultima decade, Nadal ha dovuto darsi parecchio da fare. La tabella riepiloga la difficoltà di percorso media per i giocatori con almeno tre Slam, dal 1988.

Giocatore  Slam da 1988  Difficoltà percorso media  
Wawrinka   3             2.8%  
Djokovic   12            11.3%  
Nadal      15            13.6%  
Edberg     4             14.6%  
Murray     3             18.8%  
Becker     4             18.8%  
Wilander   3             19.8%  
Kuerten    3             22.0%  
Federer    19            23.5%  
Courier    4             26.4%  
Sampras    14            28.9%  
Agassi     8             32.3%

Dovesse aggiungere anche gli US Open 2017 alla sua lista, la facilità di percorso medio di Nadal subirebbe un calo, ma comunque scenderebbe solo di un posto, dietro a Stefan Edberg. Dopo più di dieci anni di battaglie con giocatori tra i più forti di sempre negli ultimi turni di uno Slam, è onesto affermare che Nadal si è meritato questa passeggiata.

Quantifying Cakewalks, or The Time Rafa Finally Got Lucky

Il Federer del 2017 è molto diverso dal Federer del 2015?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 28 luglio 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Con un solo Slam rimasto da giocare nel 2017, è ormai evidente che una delle storie più clamorose della stagione è stata la rinascita di Roger Federer e Rafael Nadal e del loro predominio.

Per Federer si tratta di un anno eccezionale, con la vittoria di tutti gli Slam e i tornei Master a cui ha partecipato. L’ultima volta che ha avuto un record così netto alla conclusione di Wimbledon risale al 2004 e al 2005, cioè ad oggi i due anni più straordinari nella sua carriera.

Non sorprende quindi che i risultati del 2017 abbiano spinto molti a riservare a Federer gli stessi termini di elogio solitamente utilizzati per l’annata eccezionale di un vino pregiato. Molti altri continuano a ricercare le ragioni di come il suo gioco – già invidiabile – sembri aver ricevuto nuova linfa.

Si è tentati di motivare il successo di Federer nel 2017 attribuendone gran parte del merito a un calendario programmato a tavolino e alla serenità imperturbabile con cui scende in campo. Questo però vorrebbe dire ignorare un aspetto chiave del bilancio di partite vinte e perse da ogni giocatore, vale a dire il livello di qualità della competizione affrontata.

I risultati di Federer quest’anno sono effetto di un’opera di perfezionamento o arrivano invece dall’aver mantenuto lo stesso livello di gioco quando gli altri giocatori di vertice sono spesso crollati e nessuno dei talenti emergenti è riuscito a porsi in condizioni di sfidare la vecchia guardia?

Cercando di trovare una risposta, sono ritornata con la mente al 2015, anno in cui Federer aveva raggiunto facilmente sia la finale di Wimbledon che quella degli US Open, e sembrava destinato finalmente a riconquistare uno Slam, solo per poi scontrarsi con la dura realtà imposta da Novak Djokovic. Allora non lo si sapeva, ma nel 2015 Djokovic stava mettendo insieme un’impressionante striscia di vittorie che lo avrebbero portato poi nel 2016 a raggiungere la valutazione Elo di tutte le superfici più alta di sempre nel tennis maschile, pari a +2543.

Se la differenza nella forma di Federer tra il 2015 e il 2017 è oggetto di dibattito, non ci sono dubbi che il Djokovic del 2017 sia la controfigura sbiadita del Djokovic del 2015. Una volta appurato questo, inevitabilmente ci si chiede quanto il successo di Federer nel 2017 dipenda dal crollo dello stato di forma di Djokovic.

In altre parole, ha dovuto Federer nel 2017 affrontare un avversario tra quelli con cui ha giocato forte tanto quanto lo era Djokovic nel 2015?

IMMAGINE 1 – Risultati di Federer negli Slam e nei Master del 2015 e 2017 alla conclusione di Wimbledon

Il grafico dell’immagine 1 prova a rispondere alla domanda mettendo a confronto le valutazioni Elo al momento della partita degli avversari di Federer nel 2017 e nel 2015, per tutte le partite completate nei Master e negli Slam alla conclusione di Wimbledon (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). La linea orizzontale arancione rappresenta il livello dell’avversario più forte nel 2015 – secondo il sistema Elo – in questo caso Nadal. Si nota come la linea sia ben al di sotto del livello di Djokovic quando ha sconfitto Federer nel 2015 nei Masters di Indian Wells e Roma e poi nella finale di Wimbledon (i pallini blu).

Interessante anche come il massimo livello di qualità degli avversari di Federer nel 2017 sia leggermente inferiore al livello a cui stava giocando Andy Murray quando Federer lo ha battuto nella semifinale di Wimbledon 2015.
Per contro, Federer ha perso nel 2015 da avversari il cui livello qualitativo era paragonabile a quello di giocatori che ha sconfitto nel 2017. Tuttavia, tre di queste quattro sconfitte sono arrivate durante la stagione sulla terra battuta, che nel 2017 Federer ha interamente saltato, forse anche memore delle dinamiche del 2015. La sconfitta agli Australian Open 2015 da Andreas Seppi si pone quindi un po’ come un’occorrenza fuori dalla norma.

Credo si possa affermare con decisione che Federer non abbia radicalmente re-inventato il suo gioco nel 2017, come inducono a pensare le parole di alcuni commentatori. Invece, è riuscito a mantenere il livello espresso nel 2015 – già di per sé un risultato incredibile – mentre altri (e più giovani) giocatori di vertice non hanno manifestato la stessa solidità di prestazioni, partita dopo partita.

Is 2017 Federer that Different than 2015 Federer?

Una misurazione dell’incidenza della formula per assegnare le teste di serie a Wimbledon

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 27 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

A differenza di tutti gli altri tornei del calendario, per assegnare le teste di serie Wimbledon utilizza una formula proprietaria: garantisce ai primi 32 delle classifiche del circuito maschile e femminile la testa di serie, riordinandole poi in funzione del suo algoritmo che premia giocatori e giocatrici per il loro rendimento sull’erba nelle due stagioni passate.

Quest’anno, la formula di Wimbledon ha un’incidenza più significativa del solito. Il sette volte campione Roger Federer è uno dei giocatori più forti di sempre sull’erba e, sebbene abbia dominato sul cemento all’inizio del 2017, è ancora fuori dai primi 4 della classifica ATP, non avendo giocato nella seconda parte del 2016. Grazie alla procedura adottata da Wimbledon, Federer scambia la sua posizione con quella di Stanislas Wawrinka e riceve la testa di serie numero 3.

Anche di fronte alle prestazioni non esaltanti di Wawrinka sull’erba e allo stato di forma discutibile di Andy Murray e Novak Djokovic, entrare tra i primi 4 è fonte di benefici. Se tutte le teste di serie avanzano nei primi quattro turni (e non lo faranno, ma seguite il ragionamento), la testa di serie numero 5 dovrà affrontare un cammino verso il titolo che la obbliga a sconfiggere tre dei primi 4 giocatori. Lo stesso percorso spetterà al giocatore dei primi 4 che troverà la testa di serie numero 5 nel suo quarto, ma gli altri tre avranno vita più facile. Prima che i giocatori vengano disposti nel tabellone, le prime quattro teste di serie hanno il 75% di probabilità di quel percorso più facile.

Verifichiamo queste supposizioni con qualche numero. Sono interessato a conoscere l’incidenza sul tabellone di tre diverse metodologie di assegnazione delle teste di serie: la classifica ATP (come avviene per tutti i tornei), la formula di Wimbledon e la ponderazione del sistema Elo specifico per l’erba. Come ho descritto in precedenza, le valutazioni Elo specifiche per superficie e ponderate, quindi ottenute da una media tra Elo specifico per superficie e Elo complessivo – hanno maggiore potere predittivo della classifica ATP, di Elo specifico per superficie e di Elo complessivo. Inoltre, Elo su erba ponderato – che chiameremo gElo – ha capacità predittiva altrettanto attendibile di Elo per il cemento e per la terra, anche se sull’erba ci sono meno dati a disposizione. In un mondo fatto solo di analisti di tennis, le teste di serie verrebbero assegnate con un sistema che richiama molto più le valutazioni gElo che l’algoritmo utilizzato dall’ATP.

È per questo che ci affidiamo a gElo per studiare gli effetti delle diverse modalità di assegnazione delle teste di serie. La tabella riepiloga le valutazioni gElo per i primi 16, comprensive dei risultati di Halle e del Queen’s Club.

Pos.  Giocatore   gElo
1     Djokovic    2296.5  
2     Murray      2247.6  
3     Federer     2246.8  
4     Nadal       2101.4  
5     Del Potro   2037.5  
6     Nishikori   2035.9  
7     Raonic      2029.4  
8     Tsonga      2020.2  
9     Zverev      2010.2  
10    Cilic       1997.7  
11    Kyrgios     1967.7  
12    Berdych     1967.0  
13    Muller      1958.2  
14    Gasquet     1953.4  
15    Wawrinka    1952.8  
16    Lopez       1945.3

Alcune posizioni possono generare dei dubbi – del resto l’algoritmo ignora l’esistenza dei problemi che sembrano influenzare il rendimento di Djokovic ad esempio – ma in generale gElo è il sistema migliore per rappresentare la bravura di un giocatore su quella determinata superficie.

I pronostici

Come passo successivo, costruiamo un ipotetico tabellone di 128 giocatori e procediamo con le simulazioni, ne servono in grandissimo numero. Utilizzo i primi 128 della classifica – escludendo i ritiri sicuri come quelli di David Goffin e Pablo Carreno Busta – che non sono troppo diversi dai giocatori che effettivamente parteciperanno a Wimbledon. A questo punto, per ogni metodologia, si generano un centinaio di migliaia di simulazioni del tabellone, delle conseguenti partite per ogni sezione e se ne sommano i vincitori.

La tabella riepiloga i primi 10 giocatori e la loro probabilità di vittoria a Wimbledon rispetto alle tre differenti metodologie di assegnazione delle teste di serie:

Giocatore  ATP  V%      Wimb  V%      gElo  V%  
Murray     1    23.6%   1     24.3%   2     24.1%  
Nadal      2    6.1%    4     5.7%    4     5.5%  
Wawrinka   3    0.8%    5     0.5%    15    0.4%  
Djokovic   4    34.1%   2     35.4%   1     34.8%  
Federer    5    21.1%   3     22.4%   3     22.4%  
Cilic      6    1.3%    7     1.0%    10    1.0%  
Raonic     7    2.0%    6     1.6%    7     1.7%  
Thiem      8    0.4%    8     0.3%    17    0.2%  
Nishikori  9    1.9%    9     1.7%    6     1.9%  
Tsonga     10   1.6%    12    1.4%    8     1.5%

Ancora una volta gElo sembrerebbe troppo ottimista nei confronti di Djokovic – o almeno è quello che pensano gli allibratori – ma l’elemento da considerare qui sono le differenze tra sistemi. Federer riceve una leggera spinta per essere entrato tra le prime quattro teste di serie e Wawrinka – che non è proprio il preferito di gElo – perde una buona fetta delle sue già modeste speranze dopo essere uscito dai primi 4.

L’incidenza delle teste di serie è molto più importante se si considera la probabilità di vittoria relativa alle semifinali anziché alla vittoria del torneo, come riepilogato dalla tabella.

Giocatore  ATP  V%      Wimb  V%      gElo  V%  
Murray     1    23.6%   1     24.3%   2     24.1%  
Nadal      2    6.1%    4     5.7%    4     5.5%  
Wawrinka   3    0.8%    5     0.5%    15    0.4%  
Djokovic   4    34.1%   2     35.4%   1     34.8%  
Federer    5    21.1%   3     22.4%   3     22.4%  
Cilic      6    1.3%    7     1.0%    10    1.0%  
Raonic     7    2.0%    6     1.6%    7     1.7%  
Thiem      8    0.4%    8     0.3%    17    0.2%  
Nishikori  9    1.9%    9     1.7%    6     1.9%  
Tsonga     10   1.6%    12    1.4%    8     1.5%

In questo caso assistiamo a maggiori differenze per i giocatori di vertice in funzione del sistema di assegnazione considerato. Non solo la probabilità di Federer di raggiungere la semifinale sale dal 50 al 64% facendo il suo ingresso nei primi 4, ma anche Djokovic e Murray vedono la loro probabilità aumentare perché Federer non è più un possibile avversario nei quarti di finale. Da sottolineare nuovamente che l’effetto negativo più ampio ricade sempre su Wawrinka: una testa di serie tra le prime quattro avrebbe protetto un giocatore che non è destinato a fare troppa strada sull’erba.

Curiosamente, sono quasi solo i Fantastici Quattro tra le 32 teste di serie a beneficiare dell’algoritmo di Wimbledon. Eliminando la possibilità che Federer rientri nel quarto, ad esempio, di Murray, la formula di Wimbledon rende molto meno probabile la circostanza di un semifinalista a sorpresa. La probabilità di Tomas Berdych di arrivare in semifinale aumenta di poco, dall’8 al 8.4% con la testa di serie numero 11 che corrisponde alla sua classifica numero 13, ma la probabilità per le altre 27 teste di serie di raggiungere la semifinale diminuisce rispetto a quella che avrebbero avuto se anche Wimbledon utilizzasse la classifica ufficiale.

Siamo di fronte all’inatteso effetto collaterale che deriva dalla giusta configurazione tra classifica e assegnazione delle teste di serie: si riduce la probabilità che giocatori fuori pronostico arrivino alle fasi finali della competizione. È un impatto simile all’introduzione delle 32 teste di serie negli Slam anziché le 16: proteggendo i migliori (e i migliori dopo i migliori, cioè i giocatori dalla testa di serie 17 alla 32) in modo che non giochino subito uno contro l’altro, gli organizzatori del torneo impongono ai giocatori non teste di serie di percorrere una strada molto più ardua. Rimuovendo Wawrinka dalle prime quattro teste di serie, l’algoritmo di Wimbledon ha evitato un potenziale serio risultato a sorpresa, aumentando però contestualmente la probabilità di assistere alle semifinali che tutti aspettano di vedere tra i migliori giocatori sull’erba del mondo.

Measuring the Impact of Wimbledon’s Seeding Formula

Ripensare l’assegnazione delle teste di serie per il singolare femminile del Roland Garros

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 3 giugno 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Sono bastati pochi giorni di partite del tabellone di singolare al Roland Garros 2017 per alimentare il dibattito sull’imprevedibilità del circuito femminile per la stagione in corso. Solo 9 delle 32 teste di serie sono approdate al terzo turno, 23 in meno di quanto ci si attendesse. Sono numeri che hanno spinto il sito tennis.com a parlare di tabellone “decimato”.

Prima dell’inizio del torneo, ho ipotizzato che una delle cause per l’evidente situazione di caos nel circuito femminile fosse il cattivo funzionamento della classifica ufficiale. Con un sistema basato sull’accumulo di punti anziché sulla facoltà predittiva dei risultati delle partite, l’assegnazione delle teste di serie per i tornei del 2017 è stata ripetutamente soggetta a meccanismi difettosi che hanno condotto a una percezione esagerata sull’incapacità delle giocatrici più forti di tenere fede alle attese riposte su di loro.

In replica a questa ipotesi, Jeff Sackmann di TennisAbstract ha sottolineato che, se da un lato la classifica WTA storicamente ha prodotto risultati inferiori a sistemi di valutazione alternativi come Elo (e specialmente Elo specifico per superficie), dall’altro qualsiasi metodo quest’anno avrebbe fatto fatica. Si è infatti assistito a una diminuzione generalizzata dei rendimenti predittivi della classifica e di sistemi più probabilistici, a indicazione che il 2017 è diventato sempre meno pronosticabile.

Anche se la classifica ha contribuito a dare l’impressione di un circuito femminile sottosopra, non è l’unico fattore. Sackmann suggerisce infatti che potremmo essere di fonte a un periodo di transizione per il circuito femminile, nel quale la nuova generazione sta cercando di emergere in un contesto in cui il futuro delle giocatrici precedentemente dominanti, come Serena Williams e Victoria Azarenka, è incerto.

Se effettivamente si è in presenza di una fase di transizione, allora il modo in cui consideriamo lo storico nelle prestazioni delle giocatrici potrebbe essere particolarmente cruciale per fare pronostici. Se alcune giocatrici si trovano in un momento di grande ascesa mentre altre sono nel mezzo di un periodo di calo considerevole, il rendimento di 12 mesi fa o anche di 6 mesi fa potrebbe avere poco valore nel definire oggi le nostre attese.

Mi è venuta quindi la curiosità di andare a vedere quanto le attese di vittoria per la stagione corrente varierebbero in funzione del periodo temporale di partite passate considerato. Ho quindi calcolato un Elo per superficie, o sElo, e le relative teste di serie che ne deriverebbero per il Roland Garros 2017 utilizzando quattro diversi intervalli temporali di partite passate: 12, 9, 6 e 3 mesi. L’immagine 1 mostra i risultati per tutte le giocatrici che sono entrate nelle prime 32 in almeno uno dei periodi considerati (nella versione originale, è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Andamento in termini di stabilità nelle valutazioni Elo delle teste di serie femminili al Roland Garros per intervalli temporali considerati

Se durante l’ultimo anno la bravura di una giocatrice è rimasta costante, dovremmo aspettarci un grafico con linee piatte per ognuna di esse. In realtà però, le linee che osserviamo sono tutt’altro che piatte: in termini di teste di serie, il cambiamento mediano per giocatrice da un periodo all’altro è stato di 4 posizioni. Solo otto giocatrici hanno mantenuto una buona stabilità nel livello di rendimento a prescindere dalla durata considerata, tra cui Elina Svitolina, Kristina Mladenovic, Simona Halep e Venus Williams.

L’immagine 2 mostra le 32 teste di serie che sarebbero state selezionate per il Roland Garros se si fosse utilizzato il sistema sElo per ciascuno dei quattro periodi di tempo. L’ultima colonna invece riporta la testa di serie ufficiale del torneo. Le giocatrici che sono ancora in tabellone alla stesura di questo articolo sono evidenziate in verde.

È interessante notare come sElo si discosti in misura importante rispetto all’assegnazione ufficiale delle teste di serie, a prescindere dal periodo di tempo considerato. Lo si nota specialmente per la testa di serie numero 1, che in nessun caso viene assegnata ad Angelique Kerber ma per ben tre volte a Svitolina.

Rispetto alle prime 8 teste di serie, il risultato migliore in questa fase è forse ottenuto dalla valutazione Elo a 3 mesi, con 6 delle 8 teste di serie ancora in tabellone e con Laura Siegemund una delle due assenti per via di un infortunio che ne ha impedito la partecipazione. Il fatto che una metodologia predittiva che considera solo i risultati degli ultimi 3 mesi abbia un margine – per quanto minimo – sulle altre, è ulteriore indicazione della volatilità di prestazioni sul circuito femminile nella stagione in corso.

IMMAGINE 2 – Selezione delle teste di serie con sistema sElo rispetto agli intervalli di tempo considerati

Rethinking Women’s French Open Seedings

Dominic Thiem può e deve migliorare sul cemento

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 25 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Sui campi pubblici dove gioco a tennis in Florida (e immagino in molti altri circoli) ogni settimana c’è una discussione su quale sia il giocatore migliore tra Dominic Thiem, Nick Kyrgios e Alexander Zverev, e chi tra questi possieda il maggior potenziale di crescita. Mi piacciono questi confronti, ma raramente predo posizione, in parte perché il numero di variabili da considerare è troppo alto e in parte perché cerco di mantenere un punto di osservazione oggettivo.

Mi capita però di interrompere la conversazione dicendo – a chi sceglie Thiem – che deve diventare molto più forte sul cemento. Solitamente il commento è del tipo: “Di che cosa parli? È già tra i primi 10”. Certo, lo è, ma ci è arrivato vincendo sulla terra battuta.

E lo si vede subito semplicemente dal suo record di vittorie-sconfitte. Dal 2014 a oggi, Thiem ha solo 76 vittorie a fronte di 55 sconfitte sul cemento, pari al 58% di vittorie sul totale. Nello stesso periodo invece, il suo record sulla terra è molto più solido con 67 vittorie a fronte di 23 sconfitte, pari al 74.4%, compreso il Monte Carlo Masters.

È probabile che uno dei motivi principali di questa differenza sia la programmazione del calendario di Thiem e il conseguente affaticamento durante la seconda campagna stagionale sul cemento, di cui si è ampiamente dibattuto. Dal 2014 a oggi, il record di Thiem sul cemento dopo gli US Open è solamente di 13 vittorie a fronte di 18 sconfitte. Se le si escludono dal conteggio, si ottiene sul cemento un record di 63 vittorie a fronte di 37 sconfitte, pari al 63%. Non siamo ancora ai massimi livelli (quelli dei Fantastici Quattro e di Stanislas Wawrinka per intendersi), o a livelli molto buoni (dei vari Marin Cilic, Tomas Berdych, Jo Wilfried Tsonga, etc) ma c’è ampio margine di miglioramento, vista anche la giovane età di Thiem.

Per verificare se questa differenza dovuta alla superficie abbia riflesso anche nella valutazione di Thiem data dal sistema Elo, ho calcolato il valore Elo specifico per entrambe le superfici. Potrebbe essere ad esempio che Thiem abbia avuto avversari più forti, così da rendere molto più modesto il suo record di vittorie-sconfitte sul cemento. La tabella riepiloga i 25 giocatori con la differenza più accentuata tra la valutazione Elo sulla terra e sul cemento (quindi giocatori molto più forti sulla terra che sul cemento), per un minimo di 25 partite giocate su ciascuna superficie dal 2009.

Sono pochi i nomi di rilievo in questo elenco, popolato principalmente da giocatori di Challenger. Gli unici giocatori costantemente tra i primi 30 della lista sono Pablo Cuevas, Thiem stesso e Rafael Nadal. Anche Albert Ramos è tra i primi 30, ma vi è entrato solo recentemente.

Thiem è chiaramente il secondo miglior giocatore di questo gruppo su entrambe le superfici, ma la sua valutazione Elo sul cemento vale a malapena un posto tra i primi 30 giocatori Elo sul cemento. Thiem si trova al livello di Gilles Simon / Philipp Kohlschreiber – e naturalmente non è un disonore – ma è un punteggio che tradisce la sua appartenenza ai primi 10 della classifica mondiale. La differenza nella valutazione Elo su terra non ha influenza su Nadal, e questo perché la sua valutazione Elo sul cemento è da élite e quella sulla terra è ancora più alta. Nadal è un gigante su entrambe le superfici.

È difficile stabile se Thiem (o qualsiasi altro giocatore) potrà mai raggiungere il livello di Nadal, ma non c’è ragione di dubitare che possa migliorare i suoi risultati sul cemento con una programmazione più strategica. Considerando che, secondo la valutazione Elo specifica sulla terra è già il quarto giocatore più forte in circolazione dopo Nadal, Novak Djokovic e Andy Murray, un piccolo miglioramento sul cemento può portare grandi benefici.

Per dare un riferimento, la media semplice delle valutazioni Elo sul cemento dei giocatori con almeno 25 partite sul cemento è di 1568 e la media semplice delle valutazioni Elo dei giocatori con almeno 25 partite su entrambe le superfici è di 1613 (ad esempio per giocatori come Dudi Sela). Le stesse medie semplici sulla terra sono rispettivamente di 1579 e 1600 (ad esempio per giocatori come Victor Estrella).

Are Dominic Thiem’s Hard Court Results Good Enough?

Quanto è agevole il ritorno di Sharapova al vertice?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 14 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il ritorno di Maria Sharapova al tennis professionistico – fra meno di due settimane – sta alimentando un acceso dibattito. Pur avendo generato controversie, l’accesso diretto attraverso le wild card ricevute da tre tornei della categoria Premier, tra cui l’ormai imminente Stoccarda Grand Prix, consentirà a Sharapova, dopo 15 mesi di squalifica, l’opportunità unica di evitare i vincoli imposti alle giocatrici non classificate al momento dell’iscrizione a un torneo. La sua prima partita è prevista per il 26 aprile nel primo turno di Stoccarda, dove ha la possibilità, vincendo il torneo, di guadagnare 470 punti per la classifica ufficiale.

Molte giocatrici hanno sollevato dubbi sulle wild card concesse a una giocatrice di rientro da una lunga squalifica per doping. Prescindendo da valutazioni di correttezza, le wild card assegnate a Sharapova implicitamente ipotizzano che sarà in grado di competere ad alto livello dopo un’interruzione che equivale all’8% della durata della sua carriera da professionista. Si può dire che sia un’ipotesi ragionevole?

Il livello di gioco atteso di Sharapova

Sebbene venga spesso utilizzata per determinare la competitività di un determinato momento, la classifica ufficiale penalizza quelle giocatrici che non giocano partite professionistiche per un periodo di 52 settimane. Questo la rende di limitato aiuto nel giudicare la forma delle giocatrici che recuperano da un’assenza dovuta a infortunio, sospensione o altre circostanze. Dopo più di un anno lontano dal tennis, Sharapova non ha attualmente una classifica.

Le valutazioni Elo – che derivano da un metodo per valutare il livello competitivo alternativo alla classifica ufficiale – variano in presenza di partite giocate, mentre rimangono stabili in caso di inattività. Perciò, la valutazione Elo attuale di una giocatrice riflette la forma posseduto in occasione dell’ultima partita giocata. In molte situazioni, questa valutazione può rappresentare una valida indicazione della competitività futura di una giocatrice se il tempo intercorso dall’ultima partita è stato ragionevolmente breve e la condizione fisica non ha subito grandi variazioni.

Al termine della sconfitta subita da Sharapova contro Serena Williams nei quarti di finale degli Australian Open 2016, l’ultima partita di Sharapova prima della sospensione, la sua valutazione Elo era di 2932 punti (basata sulla metodologia adottata dal Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis).

Se Sharapova fosse in grado mostrare lo stesso livello di competitività espresso all’inizio del 2016, come si posizionerebbe rispetto alle 20 giocatrici più competitive nel 2017 in termini di vittorie attese? Riferendosi alle valutazioni Elo delle migliori giocatrici dopo i primi mesi della stagione 2017, ci si aspetterebbe che Sharapova mantenga un ampio margine sulla maggior parte delle giocatrici. Tranne le migliori 7, quindi a partire da Madison Keys a scendere, la probabilità di vittoria attesa sarebbe per Sharapova superiore al 75%. Tra le prime 7, la sua probabilità supera il 65% tranne contro Johanna Konta e Serena Williams, come mostrato nell’immagine 1 (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sulle barre, n.d.t.). E Serena Williams è l’unica giocatrice con una valutazione Elo al momento più alta quindi, di conseguenza, la sola avversaria contro la quale Sharapova ha meno del 50% di probabilità di vittoria attesa.

IMMAGINE 1 – Probabilità di vittoria attesa attuale per Maria Sharapova contro le 20 giocatrici più competitive

Sulla carta, le probabilità associate alle valutazioni Elo sono per Sharapova molto positive. Se si aggiunge l’incertezza della programmazione su terra di Serena Williams (e la sua appena annunciata gravidanza, n.d.t.), sembra che la strada per tornare al vertice sia in discesa.

Si tratta però di una previsione che si basa su una sola ipotesi di fondo (e potenzialmente non accurata), cioè che Sharapova sia in grado di riprendere da dove ha interrotto. Ci sono diverse ragioni che possono indurre a scetticismo in merito. In primo luogo, è lecito chiedersi se il gioco sul circuito, durante l’assenza di Sharapova, sia qualitativamente migliorato. Nel qual caso, anche se ci si attende che sia comunque la favorita, allo stesso tempo è possibile che più partite abbiano un punteggio equilibrato tale da far diminuire, nel lungo periodo, il suo vantaggio di pronostico.

Il livello qualitativo del circuito

Per determinare il livello qualitativo del circuito, possiamo mettere a confronto l’intervallo delle valutazioni Elo per le prime 100 giocatrici all’inizio della sospensione di Sharapova nel 2016 rispetto a quello odierno. Un periodo di gioco molto competitivo è caratterizzato da una differenza ridotta tra le valutazioni Elo delle prime 100, perché vorrebbe dire pochi punti di distanza tra la numero 1 e la numero 100. L’immagine 2 mostra come durante la squalifica di Sharapova il livello di gioco sia aumentato, anche se di poco, riducendo la distanza complessivamente di 30 punti Elo. Lo stesso vale per le prime 30, anche se la differenza è leggermente più ampia con 40 punti Elo in meno a separare oggi la giocatrice migliore dalla migliore 30esima, rispetto al 2016.

IMMAGINE 2 – Livello qualitativo delle prime 100 giocatrici

Se si può dire che il livello qualitativo del circuito non sia cambiato al punto da attendersi una sostanziale incidenza sul rientro di Sharapova, le potrebbe però capitare di dover affrontare un mix di avversarie al vertice molto diverso rispetto alla sua ultima partita da professionista.

Un nuovo gruppo di avversarie?

Se analizziamo il percorso evolutivo delle attuali prime 50, troviamo che la maggior parte ha scalato posizioni nelle valutazioni Elo rispetto all’inizio del 2016. Complessivamente, il 62% delle attuali prime 50 ha una valutazione Elo migliore oggi rispetto all’inizio del 2016, con un incremento mediano di 26 posizioni. Il 30% non era tra le prime 50 all’inizio del 2016.

IMMAGINE 3 – Percorso evolutivo nelle posizioni Elo per le attuali prime 50

In realtà, al momento della squalifica di Sharapova tre giocatrici tra le attuali prime 10 erano classificate al 20esimo posto o più indietro: Johanna Konta, Svetlana Kuznetsova e Elina Svitolina.
Il nuovo gruppo di vertice, quello con cui probabilmente Sharapova dovrà confrontarsi nelle fasi finali – che assegnano il maggior numero di punti classifica – è composto da giocatrici contro le quali ha meno esperienza e che potrebbero costringerla a partite più dure rispetto a quanto la loro valutazione Elo suggerisca. È per questo che, in riferimento alle probabilità di Sharapova per un rapido ritorno al vertice, il mix delle avversarie non può essere ignorato.

La solidità delle valutazioni Elo nel tempo

Cambiamenti nel livello qualitativo e nel mix delle avversarie possono influire sull’accuratezza delle valutazioni Elo successive alla squalifica. Esiste però un’evidenza più diretta del fatto che le valutazioni Elo che seguono un’interruzione siano davvero peggiori di quelle che precedono l’interruzione stessa? Per dare risposta, si può analizzare la correlazione tra le valutazioni Elo pr giocatrici simili all’inizio e alla fine di un periodo di 15 mesi, la lunghezza della squalifica di Sharapova. Si potrebbe obiettare che nessuna giocatrice abbia mai avuto caratteristiche come quelle di Sharapova ma, in questa sede, l’interesse primario è su parametri quali bravura ed età, cioè due fattori che ci si attende determinino conseguenze importanti sulla solidità di una giocatrice nel lungo periodo.

Nel tennis femminile, le prime 10 giocatrici hanno storicamente avuto valutazioni Elo a partire da 2200 punti. Cerchiamo quindi giocatrici con una valutazione così alta in una fascia di età compresa tra 27 e 29 anni. Dal 1990, ce ne sono state 22, tra cui Sharapova. Possiamo verificare la solidità delle valutazioni Elo per questo gruppo di giocatrici in questa fase della loro carriera su un periodo di 15 mesi controllando la variazione nelle valutazioni Elo all’inizio e alla fine del periodo considerato. Il grafico dell’immagine 4 mostra una forte conservazione (pari a una correlazione dello 0.9) delle valutazioni. La variazione mediana è stata di 10 punti Elo, un valore ininfluente per giocatrici di questo calibro.

IMMAGINE 4 – Stabilità delle valutazioni Elo tra le giocatrici di vertice

Una delle poche a non beneficiare delle solidità delle valutazioni Elo tipica delle giocatrici di vertice è stata Amelie Mauresmo che, a una stagione 2006 eccellente all’età di 27 anni con vittorie agli Australian Open e US Open, ha fatto seguire una stagione 2007 deludente, nella quale ha faticato ad arrivare alla seconda settimana degli Slam. Mauresmo rimane quindi un’eccezione alle dinamiche classiche delle valutazioni Elo per le giocatrici di vertice, principalmente a causa di numerosi infortuni.

Si osserva dunque una tendenza generale in cui le giocatrici di vertice alla soglia dei trent’anni riescono, di solito, a mantenere la loro valutazione Elo su un periodo lungo anche un anno e mezzo. Tuttavia, per mantenere un livello di competitività di quel tipo, può essere necessario dover giocare regolarmente ad alti livelli, e questo diventa un importante punto interrogativo sul ruolo dell’abitudine alla partita giocata per stabilire l’accuratezza nel lungo periodo della valutazione Elo di una giocatrice.

Dinamiche Elo successive a una squalifica

Tra le giocatrici che hanno subito una squalifica, ci sono stati esempi che possono fornire dettagli per comprendere l’effetto diretto di una squalifica sul livello di gioco? Nove giocatrici sono state squalificate per una violazione conclamata delle regole antidoping. Solo tre squalifiche hanno avuto durata uguale o superiore a un anno e solo in un caso la giocatrice era dello stesso calibro di Sharapova. Si parla di Martina Hingis, che è stata squalificata verso la fine del 2007 e che si è poi ritirata dai tornei di singolare.

La dinamica delle valutazioni Elo precedenti e successive alla squalifica per quelle giocatrici che sono ritornate sul circuito evidenzia che la maggior parte è riuscita a mantenere o incrementare il punteggio Elo nei 12 mesi successivi al rientro. Questo è valido anche per le giocatrici tornate a seguito delle squalifiche più lunghe, cioè Laura Pous Tio e Sesil Karatantcheva, che sono state sospese per più di un anno.

IMMAGINE 5 – Dinamiche Elo a seguito di squalifica per doping

Da un certo punto di vista, il rientro dalla squalifica di Barbora Strycova è tra i più interessanti ai fini della valutazione del rientro di Sharapova, perché mette evidenza alcuni degli elementi di maggiore contrasto tra l’esperienza che probabilmente dovrà affrontare Sharapova e quella di giocatrici meno famose. Come Sharapova, anche Strycova è rientrata al torneo di Stoccarda e, pur dopo una squalifica di 6 mesi, non ha ricevuto una wild card, dovendo guadagnarsi l’accesso al tabellone principale attraverso le qualificazioni. Lo stesso ha dovuto fare al primo Slam dal suo rientro, il Roland Garros 2013: affrontare le qualificazioni ha reso la prospettiva di arrivare alla seconda settimana di competizioni evanescente. Non è un caso quindi che diverse giocatrici non si sentano rispettate dalla decisione dei tornei maggiori di concedere a Sharapova accesso diretto al tabellone principale.

Nel loro insieme, queste analisi non forniscono sufficienti elementi per dubitare del livello competitivo di Sharapova al suo rientro a Stoccarda fra pochi giorni e della capacità dell’attuale valutazione Elo di essere un indicatore piuttosto preciso della sua bravura. Naturalmente, Sharapova sarà oggetto di scrutinio ben più di qualsiasi altra giocatrice di rientro da una squalifica, elemento che potrebbe controbilanciare l’agio conferito dalle wild card. Come si comporterà e quale sarà la sua motivazione sono due dei quesiti più complicati su cui avere rispondere con i numeri. Le sue più recenti affermazioni alla conferenza di ANA Inspiring Women in Sports sono una combinazione – che lascia un po’ perplessi – di determinazione a tornare al vertice e di convinzione che la vita può essere interessante anche senza il tennis.

In passato, Sharapova si è distinta come una delle giocatrici più pazientemente tenaci e con un approccio razionale al proprio gioco. La si può facilmente immaginare in una carriera come capo d’impresa una volta ritiratasi dal tennis e sembra che sia quella la direzione che voglia intraprendere vista la frequentazione della scuola di business di Harvard e la collaborazione con la Nike. Gran parte del tempo trascorso lontano dal tennis ha avuto le sembianze di come una vita dopo il tennis potrebbe essere: se quelle esperienze aiuteranno o saranno da freno alla motivazione di Sharapova una volta di nuovo sui campi, è tutto da scoprire.

How Easily Can Sharapova Return to the Top of the Game?

Il 2017 è il miglior inizio di stagione per Federer?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 6 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Al primo giro di boa della stagione 2017, Roger Federer può vantare il suo 18esimo Slam e 19 vittorie a fronte di una sola sconfitta. Una partenza così sbalorditiva porta naturalmente a chiedersi come l’inizio di stagione 2017 si posizioni rispetto agli altri avvii nella sua carriera e come regga il confronto con i migliori inizi di stagione nella storia del tennis.

Per fare chiarezza, il Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis, ha preso in esame i primi tre mesi di ogni stagione dell’era Open maschile con l’intento – abbandonate le preferenze personali che inevitabilmente si inseriscono in questo tipo di dibattiti – di adottare un approccio più oggettivo per stabilire il miglior inizio di stagione della storia. E questo vuol dire utilizzare l’analisi statistica.

La statistica che abbiamo sviluppato è un punteggio di vittorie cumulativo che tenga conto non solo del numero totale di vittorie e sconfitte di un giocatore, ma anche del livello di difficoltà associato all’avversario. Come non tutti i tabelloni sono uguali fra loro, così non lo sono nemmeno i record di vittorie. Per questo i giocatori ricevono un punteggio maggiore per aver battuto avversari forti e una penalizzazione più alta per sconfitte contro avversari deboli.

Come si assegna esattamente un punteggio a una partita in modo da riflettere la difficoltà dell’avversario? Attraverso il sistema delle valutazioni Elo. Le valutazioni Elo sono una tipologia di classificazione della bravura di un giocatore utilizzate ormai da decenni in molti sport. Nel tennis, la valutazione Elo corrisponde a un numero che riflette la bravura di un giocatore in un dato momento, tenendo conto di tutte le vittorie e le sconfitte in carriera, assegnando un peso maggiore alle vittorie contro gli avversari più forti e penalizzando con più enfasi le sconfitte a sorpresa. Le matricole del circuito ricevono una valutazione di 1500 punti, che può aumentare collezionando vittorie. La massima valutazione Elo in carriera per Federer è stata di 2542 punti, raggiunta nel 2007. Attualmente, la sua valutazione Elo è di 2373 punti.

Uno dei punti di forza delle valutazioni Elo risiede nel fatto che, data l’attuale valutazione Elo di un giocatore, esiste una formula piuttosto semplice per calcolare le probabilità di vittoria di quel giocatore contro un qualsiasi avversario a sua volta in possesso di una valutazione Elo. Inoltre, il sistema Elo ha dimostrato di avere capacità predittive molto più accurate di quelle basate sulla classifica ufficiale dell’ATP, a volte anche nell’ordine del 10%. E questo è il motivo principale per cui non ci limitiamo ad assegnare un punteggio basato unicamente sui punti validi per la classifica. Siti come TennisAbstract e FiveThiryEight si sono occupati a più riprese del sistema Elo e del suo funzionamento nel tennis.

Per assegnare un punteggio a un inizio di stagione, abbiamo considerato tutti i risultati dei primi tre mesi e assegnato un punteggio a ogni vittoria e sconfitta utilizzando probabilità di vittoria basate su Elo, quindi più punti attribuiti per vittorie contro avversari più forti e più punti dedotti per sconfitte contro avversari più deboli. Considerata l’importanza dei tornei Slam, abbiamo anche aumentato profitti e perdite associati alle partite Slam del 25%.

Abbiamo ottenuto quindi i punteggi per ogni inizio di stagione nell’era Open maschile e trovato così i primi 10 dopo i primi tre mesi. L’immagine 1 riepiloga le 10 stagioni classificate in ordine decrescente (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Vengono mostrati i punteggi cumulativi dalla prima all’ultima partita fino alla fine del mese di aprile. Come raffronto, è stato inserito anche l’inizio di stagione 2017 di Federer.

IMMAGINE 1 – I primi 10 inizi di stagione nell’era Open maschile

I primi due posti sono occupati dalle stagioni consecutive di Federer del 2005 e 2006, in cui è partito con un record rispettivamente di 31 vittorie e una sconfitta e 28 vittorie e una sconfitta. Nel 2005, alla fine del Miami Open Masters Federer aveva 581 punti, ottenuti tra le altre con la vittoria in finale proprio a Miami con Rafael Nadal (come quest’anno) e con altre tre finali vinte battendo Ivan Ljubicic, il suo attuale allenatore. L’unica sconfitta era arrivata per mano di un forte Marat Safin agli Australian Open.

Anche se Federer ha vinto l’Australian Open per la prima volta nel 2006, il suo punteggio complessivo per quell’inizio di stagione è inferiore a causa di un tabellone più facile agli Australian Open e per aver giocato un torneo in meno rispetto all’anno precedente.

L’unico inizio di stagione prima del 2000 a comparire tra le prime 10 è l’impeccabile 1994 di Pete Sampras, che si posiziona al 3 posto di sempre. Sampras era partito male con un’insolita sconfitta al primo turno al torneo di Doha. Ma poi recuperò velocemente vincendo sia il torneo di Sydney che gli Australian Open. L’altra sconfitta delle due totali arrivò di nuovo a un torneo inferiore ma, come in Australia, Sampras giocò al meglio i tornei importanti vincendo sia a Indian Wells che a Miami, battendo avversari molto forti.

Si può rimanere sorpresi dal fatto che il fenomenale inizio di stagione di Novak Djokovic del 2011 non vada oltre la quinta posizione. Per quanto i primi tre mesi di Djokovic siano stati senza sconfitte, in quell’anno ha giocato meno tornei degli altri giocatori di vertice. In proporzione, arrivare in fondo a uno o due tornei in più rende la prestazione complessivamente migliore per il sistema di valutazione, anche in presenza di una sconfitta nella fase finale.

Ci si può anche interrogare sul motivo per cui leggende del passato come Jimmy Connors o Guillermo Vilas non compaiano tra i migliori inizi di stagione. Sebbene alcuni dei giocatori di vertice nei primi decenni dell’era Open abbiano giocato molte partite, ci sono due ragioni principali a spiegazione dell’ascesa nelle primissime posizioni dei giocatori di vertice degli ultimi venti anni. La prima è che gli Australian Open non erano – fino agli anni ’90 – una tappa obbligata per diversi giocatori d’oltreoceano. La seconda è che il livello di bravura del tennis maschile è generalmente cresciuto nel tempo e di riflesso sono cresciute le valutazioni Elo, rendendo inappropriato un confronto con quelle di trenta anni fa. Quindi, anche se Connors ha vinto 40 partite alla fine dei primi tre mesi del 1974, la sua valutazione Elo era di soli 406 punti.

L’inizio di stagione di Federer è stato certamente uno degli eventi di tennis più sorprendenti del 2017. Ma una cauta selezione dei tornei da giocare e una sconfitta davvero inaspettata contro Evgeny Donskoy nel secondo turno del torneo di Dubai lo hanno posizionato al 52esimo posto della classifica di sempre. Dal 2000, il primo anno in cui Federer era presente nel tabellone principale degli Australian Open, il suo inizio di stagione 2017 è al settimo posto, appena dietro all’inizio di stagione 2009.

L’immagine 2 mostra l’evoluzione della carriera di Federer nel progresso delle singole stagioni e come si posiziona l’inizio di 2017. Come detto, il 2005 e il 2006 rappresentano chiaramente e con ampio margine i migliori inizi di stagione nella carriera di Federer. Curiosamente, l’inizio di 2017 sta seguendo lo stesso andamento del 2005 e 2006 in termini di punteggio per singola partita. Semplicemente, Federer sta giocando meno partite rispetto al passato.

IMMAGINE 2 – Inizi di stagione nella carriera di Roger Federer e posizionamento del 2017

Se valutato esclusivamente sulla base del numero e della qualità delle vittorie, l’inizio di stagione 2017 per Federer è stato eccellente, ma lontano dai suoi record. Tuttavia, concentrando l’attenzione solo sui risultati, si trascurano alcuni punti chiave del contesto in cui quei risultati si presentano. Pochi giocatori possono vantare un inizio di stagione così vincente a 35 anni e addirittura al rientro da un infortunio che ha pesantemente condizionato la stagione precedente. Sebbene la longevità non sia stata direttamente conteggiata nel calcolo della valutazione Elo, quando si considera il punteggio rispetto a dove Federer si trova nella sua carriera, l’impressionante inizio di stagione 2017 acquisisce ancora più spessore.

Is Federer’s 2017 Season His Best Start Ever?