I 22 miti del tennis di Klaassen & Magnus – Mito 11 (sulle partenze lente)

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 14 maggio 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Un’analisi del Mito 10.

Dopo la prematura eliminazione di Novak Djokovic al Monte Carlo Masters 2016, questa settimana è stata la volta di Roger Federer. Nel suo primo torneo sulla terra dopo i quarti di finale a Monte Carlo, Federer è uscito al terzo turno degli Internazionali di Roma per mano di Dominic Thiem.

Ogni giocatore può incappare in una giornata no, specialmente se di rientro da un infortunio. Ma quando succede ai migliori, diventa spesso fonte di preoccupazione.

E l’occasionale sconfitta a sorpresa di uno dei primi quattro giocatori è soggetta a un tale scrutinio che si è diffusa la convinzione secondo la quale i giocatori migliori sono più esposti alle eliminazioni nei primi turni. Se questo assunto sia supportato da dati statistici è esattamente l’oggetto di analisi nel Mito 11 di Analyzing Wimbledon di Klaassen e Magnus.

Mito 11: “I giocatori di vertice devono migliorarsi con l’avanzare del torneo”

Il concetto che richiamano i due autori con l’espressione “migliorarsi con l’avanzare del torneo” è relativo al fatto che i giocatori di vertice non giochino al meglio delle loro possibilità nei turni iniziali di un torneo. Una descrizione alternativa più diffusa di questo fenomeno fa riferimento alla “partenza lenta”. Curiosamente, al livello più alto del tennis giocato essere un “campione” e un giocatore che ”parte lentamente” spesso vanno di pari passo, almeno nella percezione comune.

Si può davvero affermare che i giocatori migliori usino i turni iniziali per scaldare i motori (o per prendersela intenzionalmente comoda)?

L’approccio di Klaassen e Magnus a questa domanda è stato quello di dire che – se è vero che i giocatori migliori sono anche quelli che partono lentamente – allora dovrebbe esserci riscontro tangibile di un effetto “turno” sulla prestazione, anche dopo aver tenuto conto della bravura dell’avversario. Per testare questa teoria, Klaassen e Magnus hanno analizzato il turno raggiunto nel campione a disposizione delle partite di Wimbledon. Hanno verificato se i giocatori con la classifica migliore abbiano minori probabilità di raggiungere il turno atteso, in funzione della loro classifica e della classifica dei loro avversari. Non hanno trovato alcuna evidenza del fatto che i giocatori o le giocatrici di vertice ottengano risultati inferiori nei primi turni del torneo.

E’ un risultato che contrasta con l’idea diffusa di “partenza lenta”. Come è possibile?

I due autori sostengono che: “Una spiegazione potrebbe essere che il livello di competitività del tennis professionistico non permette il lusso ai giocatori di vertice di prendersela comoda nei primi turni, cosa che effettivamente non fanno”.

Una rivisitazione del Mito 11

E’ ragionevole obiettare che i dati per il torneo di Wimbledon non offrano una fotografia completa della partenza lenta. Inoltre, l’utilizzo della classifica ufficiale come misurazione della bravura dei giocatori va sempre preso con beneficio del dubbio. In riferimento alla prima problematica, ho analizzato il ruolo dello specifico turno sulla frequenza con cui si verificano sconfitte a sorpresa per tutte le partite del circuito maschile dal 2010 al 2015. In linea con quanto fatto da Klaassen e Magnus, ho considerato la differenza logaritmica nella classifica dei giocatori per tenere conto della bravura. Per tutti i risultati nei grafici, le vittorie si riferiscono al giocatore con la classifica migliore.

L’immagine 1 mostra la percentuale di vittorie per turno in funzione della classifica ufficiale, disposta sull’asse delle ascisse da sinistra verso destra dai turni iniziali fino alle fasi finali del torneo (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sui cerchi, n.d.t.). Poiché sono percentuali che considerano l’elemento classifica, possiamo dire che identifichino la probabilità del giocatore con la classifica migliore di vincere una partita contro un’avversario di bravura comparabile. La teoria della partenza lenta dovrebbe prevedere una percentuale di vittoria inferiore all’inizio del torneo. Osserviamo però una tendenza opposta, con i giocatori migliori che ottengono risultati migliori già nei primi turni.

IMMAGINE 1 – Vittorie in funzione della classifica ufficiale, per singolo turno, per il giocatore con la classifica migliore, per il periodo 2010 – 2015

Non c’è una differenza netta da turno a turno (nella sostanza, il margine di errore si sovrappone lungo l’intervallo di analisi), ma si evidenza una chiara dinamica contraria al Mito 11. La spiegazione potrebbe essere in parte riconducibile alle peculiarità delle classifiche ufficiali? Per verificarlo, ho effettuato nuovamente l’analisi utilizzando però il sistema di valutazione Elo, uno strumento più sofisticato per misurare la bravura dei giocatori e le prestazioni attese.

E’ interessante notare come, una volta considerate le differenze di valutazione tra avversari, non c’è alcuno scostamento nella probabilità di vittoria da turno a turno, come mostrato nell’immagine 2. Questo risultato non solo conferma che la teoria della partenza lenta non riesce a gestire le sconfitte a sorpresa, ma anche che le classifiche ufficiali sottostimano la bravura dei giocatori con la classifica inferiore nei primi turni del torneo.

IMMAGINE 2 – Vittorie in funzione del sistema Elo, per singolo turno, per il giocatore con la classifica migliore, per il periodo 2010 – 2015

Partenze lente e vittorie di set

Una sconfitta a sorpresa rappresenta forse una misurazione eccessiva della partenza lenta per i giocatori più forti in circolazione. Questo sarebbe ancora più vero in presenza di giocatori di vertice che adottano la strategia di non premere a fondo l’acceleratore nei primi turni per conservare la forma migliore nelle fasi finali.

Per trovare evidenza di questo fatto, ho analizzato i punteggi di ogni set per turno giocato. Per considerare sia tornei al meglio dei tre set che al meglio dei cinque set, ho calcolato il differenziale di set nel punteggio rispetto al massimo numero possibile di set per una partita. Ad esempio, se il giocatore con la classifica migliore ha vinto una partita al meglio dei tre set al set decisivo, il risultato è 1/3.

Se il turno influisce sui set vinti, dovremmo attenderci un numero minore di set attesi nei primi turni di un torneo, dopo aver tenuto conto della bravura (usando il sistema Elo naturalmente!). Che risultato otteniamo?

L’immagine 3 mostra il numero aggiuntivo di set che un giocatore con la classifica migliore ci si attende vinca con un avversario di bravura comparabile in una partita al meglio dei cinque set. In media, si tratta di un set. Come per le vittorie delle partite, non c’è indicazione del fatto che i giocatori tendano a perdere un set nei primi turni più di quanto non lo facciano in qualsiasi altro momento del torneo.

IMMAGINE 3 – Differenziale di set in funzione del sistema Elo per il circuito maschile per il periodo 2010 – 2015

Diamo la colpa alla disponibilità euristica?

I risultati ottenuti supportano l’affermazione di Klaassen e Magnus che i giocatori di vertice non possono permettersi il lusso di “migliorarsi con l’avanzare del torneo”. Se così stanno effettivamente le cose, da dove arriva l’idea della partenza lenta per i giocatori di vertice? Una spiegazione è collegata con l’eccentrico meccanismo di funzionamento della nostra memoria, che tende a dimenticare gli eventi ordinari per mantenere invece un vivo ricordo di quelli fuori dall’ordinario.

Questo è un aspetto che può tornare utile in senso darwiniano, ma se pensiamo che gli eventi sono più frequenti perché ce li ricordiamo meglio, allora possiamo spesso sbagliarci. Siamo di fronte alla scorciatoia mentale che prende il nome di disponibilità euristica. Vi ricordate quando Djokovic ha perso un set contro Bjorn Fratangelo nel primo turno dell’Indian Wells Masters 2016? Io non l’ho dimenticato. Ricordate invece quanto ha vinto in due set contro Philipp Kohlschreiber nel turno successivo? Se fate fatica a ricordarvelo, siete di fronte alla disponibilità euristica in azione.

Anche se le partenze lente non sono un’epidemia tra i giocatori di vertice, non è nemmeno necessariamente vero che i giocatori migliori giochino ogni turno con la stessa intensità. Nel 2014 Benjiamin Morris di FiveThirtyEight ha scritto un eccellente articolo su come Serena Williams sia più dominante nei turni finali, rispetto ai primi turni. Un altro dei tanti modi in cui Williams è una giocatrice fuori dall’ordinario.

Klaassen & Magnus’s 22 Myths of Tennis— Myth 11

Dominic Thiem e i record nel set decisivo per le migliori stagioni nella storia dell’ATP

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 16 novembre 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Nella seconda giornata delle Finali ATP, Dominic Thiem ha vinto la sua partita con Gael Monfils nel set decisivo, la 22esima volta nel 2016 che ottiene un risultato come questo. Nonostante abbia perso da Novak Djokovic nel primo incontro del girone eliminatorio, sempre al terzo set, il record di Thiem nel set decisivo per la stagione in corso lo pone tra i migliori di sempre in questa speciale classifica.

La sconfitta contro Djokovic è stata per Thiem solo la terza di 25 partite che ha disputato nel 2016 e che sono andate al set decisivo. Ha iniziato la stagione con una striscia di 14 vittorie, tra cui le due consecutive con Rafael Nadal e Nicolas Almagro nel torneo di Buenos Aires. Ha poi messo insieme altre 7 vittorie tra maggio e settembre, tra cui quella a sorpresa contro Roger Federer sull’erba del torneo di Stoccarda.

Tra i giocatori con almeno 20 partite terminate nel set decisivo, l’88% di vittorie di Thiem si traduce nel quinto migliore record dell’era moderna del tennis. Non sono molti i giocatori ad aver raggiunto il limite minimo di 20 partite, giocatori come Djokovic ad esempio vincono la maggior parte delle partite evitando l’ultimo set, ma non è una stranezza statistica. Dal 1970, sono stati quasi 1000 i giocatori con almeno 20 partite in una stagione terminate nel set decisivo, tra cui anche il record, al momento, di 17-5 di Andy Murray nel 2016.

Una singola stagione con un record stellare di questo tipo non è garanzia di una carriera di successo. In nomi che compaiono in questa lista accanto a quello di Thiem rappresentano un mix di giocatori famosi e meno famosi, da Federer a Onny Parun:

Giocatore Anno Set decisivi Vittorie % Vittorie
Ancic     2006 24           22       91.7%
Nastase   1971 23           21       91.3%
Okker     1974 20           18       90.0%
Federer   2006 20           18       90.0%
Thiem     2016 25           22       88.0%
Nishikori 2014 24           21       87.5%
Smith     1972 22           19       86.4%
Nystrom   1984 22           19       86.4%
Vilas     1977 29           25       86.2%
Parun     1975 34           29       85.3%

La stagione 1975 di Parun si fa notare, perché nessun altro giocatore ha mai vinto così tante partite nel set decisivo. Nel 1996, Yevgeny Kafelnikov ci è andato vicino, vincendone 28. Avendo giocato 105 partite, di cui quaranta andate al set decisivo, il dubbio che stesse provando a battere il record di Parun è legittimo. In anni più recenti, i giocatori più forti hanno giocato molte meno partite, e Thiem è l’unico ancora in attività ad aver vinto almeno 22 set decisivi in una sola stagione. Nel 2006 ci ha provato Dmitry Tursunov, giocando 37 partite al set decisivo, vincendone però solo 20.

Come molte altre statistiche nel tennis, anche questa può essere frutto del caso. Di fronte alla costanza di un Kei Nishikori – che ha vinto un incredibile 77% di set decisivi sul circuito, stabilendo anche dei record – c’è un Grigor Dimitrov che nel 2004 ha vinto 18 partite su 22 terminate nel set decisivo, per poi raggiungere a malapena il pareggio l’anno successivo, vincendone 11 su 21. Dei 27 giocatori con una stagione da 20 set decisivi e l’80% di vittorie in quelle partite, nessuno è riuscito a replicare un 80% di vittorie nella stagione successiva.

Nonostante il suo grande talento, è probabile che Thiem non riesca a mantenere i livelli di Nishikori. Prima del 2016, Thiem aveva vinto solo metà dei 40 set decisivi giocati. Ma un record più modesto in questo tipo di partite può essere più facilmente superato. Nel 1996, Pete Sampras ha collezionato la sua migliore stagione in partite al set decisivo, vincendo l’83% delle 24 che ha giocato. L’anno successivo, la sua percentuale è scesa al 56%, che non gli ha impedito però di vincere due Slam e chiudere l’anno al numero uno mondiale.

Dovesse Thiem continuare a scalare la classifica, farebbe meglio a seguire la strada di Djokovic, cioè vincere la maggior parte dei set decisivi, ma giocarne complessivamente pochi. Negli ultimi dieci anni, Djokovic ha avuto solo 3 stagioni da 20 set decisivi, e nel 2016 è andato al set decisivo solo 10 volte. Anche Nishikori sarebbe d’accordo: il metodo di Djokovic funziona molto bene.

Dominic Thiem and The Best Deciding-Sets Seasons in ATP History

Andrey Kuznetsov e la più alta classifica dei non semifinalisti di un torneo ATP

di Peter Wetz

Pubblicato il 27 agosto 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Seguendo il torneo ATP 250 di Winston-Salem di questa settimana, mi sono chiesto se Andrey Kuznetsov, in procinto di giocare il suo quarto di finale, potesse finalmente raggiungere la prima semifinale di un torneo del circuito ATP. Al momento, Kuznetsov, che è 42esimo in classifica, è (di gran lunga) il giocatore con la più alta classifica a non aver mai raggiunto una semifinale. Dopo essere stato sconfitto da Pablo Carreno Busta con il punteggio di 6-4 6-3, è probabile che Kuznetsov conserverà ancora a lungo questo primato.    

Per quanto il suo record sia di 0 vittorie e 10 sconfitte nei quarti di finale di un torneo ATP, è ancora abbastanza lontano dalla striscia di 0-16 di Teymuraz Gabashvili. Pur avendo perso sei partite di quarti di finale in più prima di vincere quella con Bernard Tomic per ritiro a Sydney 2016, Gabashvili non era mai andato oltre il 50esimo posto della classifica. Si può sempre comunque discutere se la striscia di Gabashvili si sia effettivamente conclusa visto che la sua vittoria è arrivata contro un giocatore a quanto sembra infortunato.      

Con l’aiuto dei numeri, possiamo rispondere a domande del tipo “Quale giocatore potrebbe raggiungere la più alta classifica senza mai aver vinto un quarto di finale ATP?”, mettere il 42esimo posto di Kuznetsov in prospettiva e scoprire qualche altra curiosità statistica.

Giocatore  Class. Data        Attivo
Chesnokov  30     1986.11.03  1
Y. Lu      33     2010.11.01  1
Kyrgios    34     2015.04.06  1
Voinea     36     1996.04.15  1
Haarhuis   36     1990.07.09  1
Yzaga      40     1986.03.03  1
Zugarelli  41     1973.08.23  1
Tomic      41     2011.11.07  1
Camporese  41     1989.10.09  1
Ferreira   41     1991.12.02  1
Kuznetsov  42     2016.08.22  0
Goffin     42     2012.10.29  1
Zverev     45     2009.06.08  1
Dolgopolov 46     2010.06.07  1
Sznajder   46     1989.09.25  1
Rosol      46     2013.04.08  1
Stenlund   46     1986.07.07  1
Thiem      47     2014.07.21  1
Tipsarevic 47     2007.07.16  1
Annacone   47     1985.04.08  1
Furlan     47     1991.06.17  1
Fishbach   47     1978.01.16  0
Hernandez  48     2007.10.08  1
Agenor     48     1985.11.25  1
Donnelly   48     1986.11.10  0
Gonzalez   49     1978.07.12  1
Lorenzi    49     2013.03.04  1
Becker     50     1985.05.06  1
Steven     50     1993.02.15  1
Hrbaty     50     1997.05.19  1
Leach      50     1985.02.18  1
Kuhnen     50     1988.08.01  1
Gabashvili 50     2015.07.20  1
Willenborg 50     1984.09.10  0

La tabella mostra la più alta classifica (fino al 50esimo posto) raggiunta da un giocatore prima di vincere un quarto di finale per la prima volta. Lo 0 dell’ultima colonna indica che un giocatore è ancora in grado di scalare posizioni di questa classifica, dovesse vincere il suo primo quarto di finale. La presenza di alcuni giocatori che si sono ritirati dalle competizioni, sempre indicati con lo 0, è dovuta al fatto che non sono mai riusciti a vincere un quarto di finale durante la loro carriera.    

Prima di vincere il suo primo quarto di finale in un torneo ATP, Andrei Chesnokov è arrivato fino al 30esimo posto della classifica e ha poi concluso la sua carriera avendo raggiunto la più nona posizione massima. Anche Nick Kyrgios potrebbe migliorare la sua classifica senza la necessità di arrivare fino a una semifinale. I suoi exploit con un quarto di finale a Wimbledon 2014, un quarto di finale agli Australian Open 2015 e un terzo turno al Roland Garros 2015 gli hanno consentito di arrivare fino al 34esimo posto senza aver mai vinto un quarto di finale (Kyrgios ha vinto il suo primo quarto di finale, e il torneo, a Marsiglia 2016, da 41esimo. Nel 2016 ha vinto anche il torneo di Tokyo e giocato le semifinali in altri quattro tornei, raggiungendo la sua massima classifica in carriera al numero 13, n.d.t.). Alexandr Dolgopolov invece è riuscito ad arrivare al numero 46 senza nemmeno mai giocare un quarto di finale.     

Se si concentra l’attenzione su quei giocatori ancora in grado di migliorare la classifica senza raggiungere una semifinale ATP, otteniamo la seguente tabella:

Giocatore   Class. Data
Kuznetsov   42     2016.08.22
Machado     59     2011.10.03
Ito         60     2012.10.22
Ebden       61     2012.10.01
De Schepper 62     2014.04.07
Riba        65     2011.05.16
Smyczek     68     2015.04.06
Kavcic      68     2012.08.06
Gonzalez    70     2014.06.09

Kuznetsov sembra essere l’unico ad avere una reale possibilità, visto che sono passati quasi cinque anni da quando Rui Machado, al secondo posto, ha raggiunto la sua più alta classifica. 

Considerazioni simili si possono fare anche per i rimanenti giocatori, che non sembrano potersi avvicinare al 42esimo posto di Kuznetsov, per quanto una striscia inattesa di vittorie lascia aperta la possibilità teorica di qualsiasi scenario.

Si possono trarre da questa analisi delle conclusioni che abbiano una qualche forma di praticità? Temo di no. Tuttavia, è ragionevole pensare che un giocatore riesca a entrare comodamente tra i primi 50 della classifica senza vincere più di due partite nello stesso torneo nel corso di tutta la sua carriera. Naturalmente, sarebbe interessante verificare quanto a lungo questo tipo di giocatori siano capaci di gravitare in zone della classifica che diano un accesso diretto nei tornei ATP e un flusso regolare di premi partita derivante da vittorie al terzo o quarto turno, o ai quarti di finale.       

Inoltre, come può essere il caso di Kyrgios nel 2015, andrebbe indagata la natura dei punti che determinano la classifica di un giocatore: ottenere dei buoni risultati nei tornei maggiori – Masters 1000 o Slam – e uscire ai primi turni dei tornei 250 è sufficiente per mantenere una classifica accettabile? Oppure, ci sono giocatori che si accontentano di accumulare punti, in modo relativamente più semplice, nei 250 senza mai avanzare nel tabellone dei Masters o degli Slam? Spero di dare risposta a queste domande in futuri approfondimenti.

Andrey Kuznetsov and Career Highs of ATP Non-Semifinalists

Un nuovo modo di interpretare le partite lotteria

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’11 settembre 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

E’ intervenuta la sfortuna nell’eliminazione di Rafael Nadal dagli US Open 2015..almeno, un pizzico di sfortuna. Nadal ha infatti vinto solo 2 punti in meno di Fabio Fognini, il suo avversario, raccogliendo il 49.7% dei punti complessivamente giocati. Fino a quel momento nella sua carriera Nadal aveva vinto 8 delle 18 partite in cui aveva ottenuto tra il 49 e il 50% dei punti totali. E basta davvero poco per cambiare il risultato di questo tipo di incontri.

Le partite in cui nessuno dei due giocatori ottiene più del 51% dei punti sono circa il 10 per cento delle partite giocate nel circuito professionistico. Come dimostrato lo scorso anno da Michael Beuoy, quel tipo di partite hanno un esito piuttosto incerto: il giocatore che ha fatto più punti vince meno del 65% delle volte. 

Analizzando il sottoinsieme delle poche partite in cui il giocatore che perde ottiene una percentuale più alta di punti in risposta del vincitore, Carl Bialik di FiveThirtyEight, ha coniato l’utile termine “partite lotteria”. Bialik ne ha però limitato l’applicazione a quelle partite che hanno un risultato inatteso. Vorrei qui allargare la definizione e considerare anche quelle partite molto equilibrate che potrebbero finire in qualsiasi modo, cioè anche quelle in cui il giocatore che vince più punti vince poi la partita, come è lecito attendersi.

Una parentesi veloce: Bialik preferisce confrontare i punti ottenuti in risposta, vale a dire le fondamenta della sua statistica Dominance Ratio (DR). Le partite sono vinte più spesso quando il DR del vincitore è inferiore a 1.0 rispetto al caso in cui il vincitore ottenga meno del 50% dei punti totali. Naturalmente queste due statistiche spesso si sovrappongono. Per cercare di rendere più chiaro questo argomento, preferisco affidarmi alla tradizionale statistica del numero totale di punti vinti.

Come mostrato da Beuoy, il giocatore che vince più punti non ha sicurezza di vincere la partita se non vincendo almeno il 53% dei punti totali. (E anche in quel caso, esiste una minima possibilità di un risultato a sorpresa, ma accade così di rado che, ai fini di questo articolo, è un’ipotesi che non terrò in considerazione). Ad esempio, vincere il 52.5% dei punti è certamente meglio che vincere il 50.5% dei punti, ma anche con il 52.5% si perde una partita ogni 25. 

Estendendo l’attributo di partite lotteria anche ai quelle in cui nessuno dei due giocatori vince il 51, 52 o anche il 53% dei punti totali, si stabilisce che nessuna di queste partite ha una conclusione certa e predefinita, così da poter analizzare uno spettro più ampio di partite e capire se i giocatori vincono tutte quelle che dovrebbero effettivamente vincere. Inoltre, considerando questo specifico insieme di partite, è possibile identificare quei giocatori che ne giocano molte esponendosi a eventuali sconfitte a sorpresa in cui subentra la fortuna.    

Vincendo la lotteria (delle partite lotteria)

Partiamo dalla categoria più ampia: tutte quelle partite in cui nessuno dei due giocatori vince più del 53% dei punti totali. Con questo si intendono sia le partite al 50% da lancio della monetina, sia le partite al 52.9% da vittoria sicura. Utilizzando il modello proposto da Beuoy, possiamo prendere il numero totale di punti vinti in ciascuna di queste partite e calcolare la probabilità che il giocatore con il maggior numero di punti abbia vinto la partita.   

Ad esempio, Nadal è uno dei giocatori più efficaci in partite molto equilibrate. All’inizio degli US Open 2015, Nadal aveva vinto 115 partite di questo tipo sulle 168 giocate. Prendendo il numero totale dei punti vinti in ciascuna di queste partite, si può calcolare come Nadal “avrebbe dovuto” vincerne solo 102.5 e che, grazie a un misto di fortuna e bravura nei momenti decisivi, è andato oltre le attese del 12%.   

Tra i giocatori in attività con almeno 100 di queste partite, Nadal ha un ottimo quarto posto, dietro a John Isner, Fognini e Jurgen Melzer. Novak Djokovic e Andy Murray arrivano appena tra i primi venti, superando le attese rispettivamente del 6% e del 5%, mentre Roger Federer è molto più indietro, visto che vince il 7% in meno di partite equilibrate di quelle che dovrebbe vincere.   

Trovare Federer nella parte di classifica con segno negativo è certamente una sorpresa, visto che Federer, insieme a Nadal e Isner, è tra i pochissimi giocatori che costantemente superano le attese nei tiebreak. La capacità di eccellere nei tiebreak dovrebbe avere una correlazione diretta con il superare le attese nelle partite molto equilibrate. Il mio collega Ryan Rodenberg ha scritto più volte di come Federer non riesca a vincere alcune delle partite lotteria.

Concentrandoci ora sulle partite in cui nessuno dei due giocatori vince più del 51% dei punti – le vere partite da lancio della monetina – ancora una volta troviamo Nadal molto in alto. A dirla tutta, i quattro migliori sono sempre gli stessi, Nadal, Fognini, Melzer e Isner, visto che ciascuno di questi giocatori ha vinto tra il 36 e il 38% in più di quanto avrebbe dovuto in partite dai margini così ridotti. Anche qui, Djokovic e Murray rimangono nella parte positiva della classifica, rispettivamente a +16% e +6%, mentre Federer è molto indietro, a -9%.

Tendenze ribassiste

Con la definizione più ampia di partite lotteria (quella del 53% dei punti totali) si ha il grande vantaggio di poter utilizzare un campione più esteso di partite. Nadal ha giocato solo 27 partite nella sua carriera in cui chi ha perso aveva fatto più punti del vincitore e giocato solo 40 partite in cui nessuno dei giocatori aveva vinto più del 51% dei punti totali.      

Di contro, Nadal ha giocato ogni anno ben più partite della categoria 53%, permettendoci di evidenziare tendenze più significative. In ciascuna stagione del periodo 2005-2011, Nadal ha giocato in media 15 partite molto equilibrate e ne ha vinta almeno una in più di quanto ci si attendesse, spesso due o tre in più. Dall’inizio del 2014, invece, ne ha giocate 25 vincendone solo 13 rispetto alle 16 che avrebbe dovuto vincere. 

Anche con un campione più grande, questi sono margini davvero sottili. Se Nadal dovesse tornare a dominare nei prossimi anni, vincendo più partite molto equilibrate delle attese, considereremo queste due stagioni come un’eccezione. Ma anche molti dei giocatori del calibro di Nadal mostrano record sorprendentemente costanti in partite molto equilibrate. Negli ultimi dieci anni, Djokovic e Murray hanno avuto una sola stagione sotto il -10%, mentre i risultati di Federer sono sempre stati modesti, non essendo andato mai oltre il 7% in un’intera stagione. Non sono molti i giocatori a essere così forti come Nadal in questo tipo di partite, ma quelli che ci riescono hanno prestazioni molto simili da una stagione all’altra.    

Il quadro d’insieme

Vincere partite molto equilibrate torna utile ma, come l’esperienza di Federer dimostra, non è una stretta necessità. Nel caso di Fognini ad esempio superare le attese in partite lotteria non è indice di successo anche in altro tipo di partite.

Ancora meglio delle vittorie in partite molto equilibrate sono le vittorie in partite facili, e un utile effetto collaterale dell’analisi delle partite lotteria è quello di avere riferimenti numerici su chi ne gioca di più e, ovviamente, chi ne gioca di meno.

Le partite lotteria, cioè quelle, e vale la pena ripeterlo, in cui nessuno dei due giocatori vince più del 53% dei punti, rappresentano meno del 20% di tutte le partite giocate in carriera da Nadal. Il suo 19.7% di partite molto equilibrate è inferiore a quello di qualsiasi altro giocatore a partire dal 2000 (con almeno 100 partite giocate). All’interno di questa categoria, i Fantastici Quattro sono vicini tra loro, come si poteva immaginare. Tra i giocatori in attività, Federer è al secondo posto dietro Nadal, Djokovic al terzo e Murray all’ottavo. Anche Kei Nishikori e David Ferrer compaiono tra i primi dieci.

Alla parte opposta dello spettro, troviamo i soliti sospetti dal servizio bomba. Vasek Pospisil è al primo posto con il 49.5% delle partite lotteria, seguito da Ivo Karlovic (44.5%), Isner (41.9%) e Jerzy Janowicz (40.5%), a completamento dei primi quattro.

L’analisi dei risultati di partite molto equilibrate, qualsiasi sia la definizione di preferenza, è un modo valido per identificare quei giocatori in strisce fortunate o sfortunate di partite, o anche quelli che sembrano giocare davvero bene i punti importanti. Tuttavia, una statistica più significativa – certamente con una proporzionalità più diretta rispetto all’ottenimento di risultati di altissimo livello – è quella che ci dice chi evita di giocare partite molto equilibrate. Perché la cosa migliore della fortuna è non aver bisogno di fortuna.

A New Way of Looking at Lottery Matches