I 22 miti del tennis di Klaassen & Magnus – Mito 15 (sul gioco conservativo sotto pressione)

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 17 giugno 2016 – Traduzione di Edoardo Salvati

Un’analisi del Mito 14.

Uno dei fenomeni più affascinanti in qualsiasi sport è certamente collegato all’improvviso e inaspettato crollo di prestazione da parte di un atleta sopraffatto dalla particolare tensione e importanza associata a una specifica situazione (definito nella lingua inglese con un solo termine, choking, n.d.t.). Un esempio clamoroso del 2016 è stato il quadruplo bogey di Jordan Spieth alla dodicesima buca dell’ultimo giro dell’Augusta Masters di golf, che gli è costato una vittoria finale ormai quasi certa.

Tracolli di questa portata impongono di non dare per scontata la pressione a cui anche i più grandi campioni di uno sport sono sottoposti e alla quale possono cedere quando il peso delle aspettative diventa troppo alto. A questo proposito, gli appassionati di tennis ricordano certamente la semifinale persa da Serena Williams agli US Open 2015.

Il Mito 15 di Analyzing Wimbledon di Klaassen e Magnus si concentra sugli aggiustamenti che i giocatori adottano in situazioni di maggiore pressione, nelle quali i due autori sostengono che il gioco diventi più conservativo. Vediamo come hanno testato la loro ipotesi e gli esiti che ne sono derivati.

Mito 15: “I giocatori diventano più conservativi sui punti più importanti”

Con questo mito, Klaassen e Magnus introducono nel tennis il concetto di “giocare conservativo”, vale a dire la scelta ragionata di un giocatore di giocare, in determinate circostanze, un colpo meno rischioso. Anche se di immediata descrizione, nel tennis un approccio rischioso non è altrettanto facilmente misurabile. Se volessimo davvero conoscere il rischio che un giocatore sta assumendosi nel colpire un determinato colpo, dovremmo sapere la frequenza di successo e insuccesso associata al colpo che il giocatore aveva intenzione di colpire. In assenza di un ricco bagaglio informativo di colpi e intenzioni proprie di un determinato giocatore, classificare il rischio è un’operazione, appunto, rischiosa.

I due autori affrontano la questione restringendola all’attitudine al rischio sul servizio, cioè l’unico colpo sul quale c’è una seconda opportunità in caso di errore, e sul quale vi è massima libertà nella scelta della tipologia che possa garantire il miglior esito possibile.

Nel Mito 14 si è visto come la prestazione ottimale al servizio è data dall’equilibrio tra efficacia e rischio. L’attenzione oggi si sposta sul fattore rischio di quell’equazione e su come la pressione del momento possa incidere sul livello di rischio che i giocatori si assumono.

Klaassen e Magnus hanno analizzato la frequenza con cui un servizio è valido rispetto all’importanza di un punto, secondo la definizione d’importanza data da Carl Morris. Se il Mito 15 è corretto, ci dovremmo attendere che maggiore l’importanza della situazione, maggiore la frequenza di servizi validi, a suggerire che i giocatori servano in modo più conservativo quando la pressione è più alta. I risultati ottenuti evidenziano che, nei punti più importanti, il numero di ace e doppi falli si riduce.

I due autori concludono che, in linea con l’ipotesi di partenza, in situazioni di pressione i giocatori servono in modo più conservativo.

Una rivisitazione del Mito 15

Klaassen e Magnus non forniscono molti dettagli sull’effettivo cambiamento di attitudine al rischio riscontrato. Ero curiosa quindi di verificare se le stesse dinamiche emergessero dall’attuale gruppo di giocatori e in quale misura.

Utilizzando dati relativi al singolo colpo delle ultime 5 edizioni degli Australian Open, ho analizzato eventuali variazioni nei servizi senza risposta (quindi ace o servizi vincenti) e nei doppi falli per un totale di 40.000 servizi tra i giocatori e 27.000 servizi tra le giocatrici. Le partite considerate sono quelle dal terzo turno in avanti.

Ai fini di questa analisi, si definiscono punti importanti per il giocatore al servizio le palle break, qualsiasi punto del tiebreak e qualsiasi punto di un game decisivo per chiudere il set (sempre per il giocatore al servizio). È così possibile identificare il livello di pressione sia nei momenti in cui il giocatore deve affrontare un punteggio sfavorevole, come nel caso delle palle break, sia nei momenti in cui il punteggio pone nella posizione di vincere un set o la partita.

L’immagine 1 mostra la variazione della frequenza di servizi senza risposta per ogni servizio sui punti importanti rispetto a tutte le altre situazioni. Nella parte alta dell’elenco si trovano i giocatori al servizio con la minore frequenza di ace sui punti normali, nella parte bassa i giocatori al servizio con la maggiore frequenza di ace nei punti normali. Complessivamente, si assiste a una diminuzione di 1 punto percentuale nella frequenza di servizi senza risposta sui punti importanti rispetto ai punti normali.

Un aspetto interessante che emerge dall’immagine 1 è dato dalla varietà di comportamenti al servizio, da giocatore a giocatore. Si riscontra infatti molta variazione. Juan Martin Del Potro ad esempio è un giocatore molto preciso al servizio in situazione di punteggio delicato. Sebbene eventuali conclusioni sulle tendenze dei singoli giocatori siano soggette a un margine di imprecisione più alto (Nicolas Mahut ad esempio ha solo una partita nel database risalente al 2012, contro Novak Djokovic), i risultati suggeriscono che una media complessiva non sia dopo tutto particolarmente significativa se riferita all’attitudine al rischio dei giocatori di fronte ai punti importanti.

IMMAGINE 1 – Servizi senza risposta e punti importanti per i giocatori nelle ultime 5 edizioni degli Australian Open

Se analizziamo la frequenza dei doppi falli osserviamo, nell’immagine 2, una tendenza complessiva più confusa, con ancora più variazioni non spiegabili rispetto a quanto visto con i servizi senza risposta.

IMMAGINE 2 – Doppi falli e punti importanti per i giocatori nelle ultime 5 edizioni degli Australian Open

Per quanto riguarda il tennis femminile, l’immagine 3 mostra un effetto complessivo opposto sui servizi senza risposta. Si assiste infatti a un incremento medio di 2 punti percentuali nelle situazioni di maggiore pressione. Così come per gli uomini, anche quest’analisi ha tenuto conto del numero variabile di servizi disponibili per ogni giocatrice in modo che un campione più ridotto per alcune giocatrici rispetto ad altre non abbia influito sui valori finali.

Purtroppo non è chiaro come questi esiti possano raffrontarsi a quelli di Klaassen e Magnus, visto che i due autori non forniscono le loro risultanze separate per i due circuiti.

IMMAGINE 3 – Servizi senza risposta e punti importanti per le giocatrici nelle ultime 5 edizioni degli Australian Open

Come per la controparte maschile, anche per le giocatrici al servizio non si assiste a una tendenza costante sui doppi falli in situazioni di maggiore o minore pressione, come mostrato dall’immagine 4. Tuttavia, la variazione tra singole giocatrici si discosta dalla media in misura inferiore rispetto alle altre ipotesi testate.

IMMAGINE 4 – Doppi falli e punti importanti per le giocatrici nelle ultime 5 edizioni degli Australian Open

Riepilogo

Un’analisi più recente dell’attitudine al rischio dei giocatori al servizio suggerisce che “giocare conservativo” in situazioni importanti può non essere una tendenza universale e risulta un fenomeno legato alla specificità del singolo giocatore più di quanto si pensasse. Tuttavia, quando si tratta di misurare l’attitudine conservativa di un giocatore in merito alla selezione di colpi, gli ace e i doppi falli possono risultare due parametri poco raffinati. Entrambi ignorano, ad esempio, la difficoltà del colpo e la qualità dell’avversario, che ci si attende siano fattori critici per comprendere le dinamiche dei giocatori nella strategia al servizio adottata e nella sua efficacia.

Servire sotto pressione nel tennis rimane quindi una tematica su cui sono necessari ulteriori approfondimenti prima di giungere a una conclusione definitiva.

Klaassen & Magnus’s 22 Myths of Tennis— Myth 15

Dominic Thiem può e deve migliorare sul cemento

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 25 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Sui campi pubblici dove gioco a tennis in Florida (e immagino in molti altri circoli) ogni settimana c’è una discussione su quale sia il giocatore migliore tra Dominic Thiem, Nick Kyrgios e Alexander Zverev, e chi tra questi possieda il maggior potenziale di crescita. Mi piacciono questi confronti, ma raramente predo posizione, in parte perché il numero di variabili da considerare è troppo alto e in parte perché cerco di mantenere un punto di osservazione oggettivo.

Mi capita però di interrompere la conversazione dicendo – a chi sceglie Thiem – che deve diventare molto più forte sul cemento. Solitamente il commento è del tipo: “Di che cosa parli? È già tra i primi 10”. Certo, lo è, ma ci è arrivato vincendo sulla terra battuta.

E lo si vede subito semplicemente dal suo record di vittorie-sconfitte. Dal 2014 a oggi, Thiem ha solo 76 vittorie a fronte di 55 sconfitte sul cemento, pari al 58% di vittorie sul totale. Nello stesso periodo invece, il suo record sulla terra è molto più solido con 67 vittorie a fronte di 23 sconfitte, pari al 74.4%, compreso il Monte Carlo Masters.

È probabile che uno dei motivi principali di questa differenza sia la programmazione del calendario di Thiem e il conseguente affaticamento durante la seconda campagna stagionale sul cemento, di cui si è ampiamente dibattuto. Dal 2014 a oggi, il record di Thiem sul cemento dopo gli US Open è solamente di 13 vittorie a fronte di 18 sconfitte. Se le si escludono dal conteggio, si ottiene sul cemento un record di 63 vittorie a fronte di 37 sconfitte, pari al 63%. Non siamo ancora ai massimi livelli (quelli dei Fantastici Quattro e di Stanislas Wawrinka per intendersi), o a livelli molto buoni (dei vari Marin Cilic, Tomas Berdych, Jo Wilfried Tsonga, etc) ma c’è ampio margine di miglioramento, vista anche la giovane età di Thiem.

Per verificare se questa differenza dovuta alla superficie abbia riflesso anche nella valutazione di Thiem data dal sistema Elo, ho calcolato il valore Elo specifico per entrambe le superfici. Potrebbe essere ad esempio che Thiem abbia avuto avversari più forti, così da rendere molto più modesto il suo record di vittorie-sconfitte sul cemento. La tabella riepiloga i 25 giocatori con la differenza più accentuata tra la valutazione Elo sulla terra e sul cemento (quindi giocatori molto più forti sulla terra che sul cemento), per un minimo di 25 partite giocate su ciascuna superficie dal 2009.

Sono pochi i nomi di rilievo in questo elenco, popolato principalmente da giocatori di Challenger. Gli unici giocatori costantemente tra i primi 30 della lista sono Pablo Cuevas, Thiem stesso e Rafael Nadal. Anche Albert Ramos è tra i primi 30, ma vi è entrato solo recentemente.

Thiem è chiaramente il secondo miglior giocatore di questo gruppo su entrambe le superfici, ma la sua valutazione Elo sul cemento vale a malapena un posto tra i primi 30 giocatori Elo sul cemento. Thiem si trova al livello di Gilles Simon / Philipp Kohlschreiber – e naturalmente non è un disonore – ma è un punteggio che tradisce la sua appartenenza ai primi 10 della classifica mondiale. La differenza nella valutazione Elo su terra non ha influenza su Nadal, e questo perché la sua valutazione Elo sul cemento è da élite e quella sulla terra è ancora più alta. Nadal è un gigante su entrambe le superfici.

È difficile stabile se Thiem (o qualsiasi altro giocatore) potrà mai raggiungere il livello di Nadal, ma non c’è ragione di dubitare che possa migliorare i suoi risultati sul cemento con una programmazione più strategica. Considerando che, secondo la valutazione Elo specifica sulla terra è già il quarto giocatore più forte in circolazione dopo Nadal, Novak Djokovic e Andy Murray, un piccolo miglioramento sul cemento può portare grandi benefici.

Per dare un riferimento, la media semplice delle valutazioni Elo sul cemento dei giocatori con almeno 25 partite sul cemento è di 1568 e la media semplice delle valutazioni Elo dei giocatori con almeno 25 partite su entrambe le superfici è di 1613 (ad esempio per giocatori come Dudi Sela). Le stesse medie semplici sulla terra sono rispettivamente di 1579 e 1600 (ad esempio per giocatori come Victor Estrella).

Are Dominic Thiem’s Hard Court Results Good Enough?

Serena Williams: campionessa e mamma?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 21 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il pianeta tennis è in subbuglio sul futuro di Serena Williams. In una settimana già straordinaria di suo per il fatto che la vincitrice di 23 Slam riconquisterà la prima posizione mondiale senza aver giocato una sola partita dagli Australian Open 2017, Serena ha annunciato sui social la sua gravidanza.

Se le informazioni a disposizione sono accurate, Serena è alla ventesima settimana, che vuol dire che era incinta di otto settimane quando ha vinto a Melbourne a gennaio, entrando a far parte dello sparuto gruppo di giocatrici che sono state al vertice del professionismo nello stesso periodo in cui aspettavano un figlio, come ad esempio Margaret Court e Evonne Goolagong.

Serena si aggiunge a una lista eccellente di rientri al tennis giocato che comprende Maria Sharapova, Victoria Azarenka e Petra Kvitova. Sharapova, che è stata squalificata per doping per 15 mesi, sarà la prima a rientrare al torneo di Stoccarda, in programma la prossima settimana. Kvitova, che sta recuperando velocemente da una sconvolgente aggressione fisica all’inizio dell’anno, si è iscritta al Roland Garros 2017. Azarenka, la cui situazione è più simile a quella di Serena, è diventata madre nel 2016 e dovrebbe ripresentarsi durante l’estate.

Considerando che negli ultimi dieci anni l’età media dei professionisti di vertice è aumentata, non ci si deve sorprendere se più giocatori e giocatrici cercano di mantenersi competitivi nel circuito pur avendo una famiglia al seguito. Anche ipotizzando un’interruzione minima per la gravidanza, se Serena dovesse tornare a 36 anni e mezzo, sarebbe una delle giocatrici più vecchie, in singolare, della storia recente.

Venus Williams ha giocato la finale contro Serena agli Australian Open a gennaio all’età di 36 anni. Lei però non ha mai avuto dei figli. Quali sono le probabilità che Serena possa gestire contemporaneamente l’inevitabile peso dell’età sul suo fisico, la nascita e crescita del figlio e continuare ad avere successo al suo rientro da madre sul circuito?

Dopo Goolagong, Kim Clijsters è stata l’unica giocatrice a vincere uno Slam dopo aver fatto un figlio, lasciando pensare che serva qualcosa di simile a un miracolo per replicare un risultato del genere. Serena però ha abituato a prestazioni sensazionali – il record di Slam vinti e la giocatrice con più premi partita di sempre, tra gli altri – quindi il concetto di probabilità media ha poco significato nel suo caso.

Con riferimenti passati così limitati, è possibile trovare nella carriera di Serena episodi o dinamiche a supporto della possibilità di un solido rientro al tennis giocato?

Anche sottoponendosi ad allenamenti rigorosi, possiamo attenderci che dopo un anno e un figlio Serena non riesca a tornare alla forma fisica che l’aveva contraddistinta negli ultimi tempi. Questo però non rappresenta necessariamente una limitazione alla frequenza con cui potrà vincere partite se è in grado di trovare strategie di gioco che compensino un eventuale declino fisico, ad esempio accorciando gli scambi ed evitando di sprecare le opportunità che si presentano. I colpi giocati da Serena tra il 2015 e il 2017 agli Australian Open sembrano già essere indicazione di questo tipo di approccio. L’immagine 1 mostra l’insieme dei colpi giocati da Serena, compresi tutti i servizi e i colpi a rimbalzo, in ogni partita nel periodo considerato, ricordando che il 2016 è l’unico anno dei tre in cui non ha vinto, avendo perso in finale da Angelique Kerber (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.).

IMMAGINE 1 – Insieme dei colpi giocati da Serena Williams agli Australian Open 2015-2017

Le linee tratteggiate indicano come sarebbe l’insieme dei colpi giocati per il 25% delle giocatrici con il numero più basso di colpi (linea inferiore) e per il 25% delle giocatrici con il numero più alto di colpi (linea superiore). Si nota come Serena non solo abbia colpito un numero di colpi tra i più bassi ma, nel tempo, abbia ridotto ulteriormente questo valore.

Nel 2015, la media partita di colpi di Serena è stata di 215, scesa a 174 nel 2017, una riduzione del 20%. Complessivamente, il cambiamento si è tradotto in una riduzione del 24% nel numero totale di colpi giocati nel periodo di riferimento.

Sorprendentemente, questi miglioramenti in termini di efficienza sono arrivati in una fase in cui ha perso un po’ di efficacia al servizio. Ha guadagnato però in aggressività sulla seconda di servizio, che potrebbe spiegare come sia di fatto riuscita a ottenere un effetto netto positivo. Tra il 2015 e il 2017, la velocità media della prima di servizio di Serena è scesa di 5 km/h, mentre quella della seconda di servizio è aumentata di 3 km/h.

IMMAGINE 2 – Andamento della velocità del servizio di Serena Williams agli Australian Open 2015-2017

Quali altri fattori potrebbero contribuire a un incremento di efficienza? Uno dei primi da considerare è l’aggressività sulla risposta al servizio. Serena è conosciuta per posizionarsi dentro la linea di fondo in risposta. Ha accentuato questa propensione all’attacco sulla risposta negli ultimi anni?

L’immagine 3 riassume la posizione di Serena sulla risposta alla prima di servizio. Per semplicità, sono mostrati solo i valori del 2015 e del 2017. In generale, si nota che Serena si è posizionata ancora più internamente nel 2017 rispetto al 2015, entrando in media di altri 13 centimetri. Nei primi quattro turni la sua posizione era all’interno del campo di 16 cm, suggerendo quindi un atteggiamento di attacco ancora più spiccato nelle fasi iniziali del torneo.

IMMAGINE 3 – Posizione in campo di Serena Williams sulla risposta alla prima di servizio agli Australian Open 2015-2017

La maternità porterà a Serena nuove emozioni e nuove sfide. È difficile prevedere come i cambiamenti associati a questo passaggio potranno influire sulla sua capacità di tornare a giocare, specie in una fase prematura come quella attuale. Se il recente passato può essere preso come spunto di analisi, se ne trae evidenza dell’abilità di Serena di adattare il suo gioco a uno stile meno dispendioso ma sempre comunque in controllo della partita. Dovesse decidere di tornare a giocare, questa potrebbe rappresentare una formula vincente.

Can Serena Williams be a Champion and Mom?

Quando dominano i giocatori alla risposta

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 23 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Diego Schwartzman ha battuto a sorpresa la testa di serie numero 12 Roberto Bautista Agut nel secondo turno del Monte Carlo Masters. Ancora più sorprendente dell’uscita di Bautista Agut nella sua prima partita del torneo, è stato il modo in cui questo si è verificato. Entrambi i giocatori hanno vinto più della metà dei punti alla risposta: 61% per Schwartzman e 52% per Bautista Agut. Ci sono stati 14 break in 21 game.

Giocatori come Schwartzman vincono regolarmente più della metà dei punti alla risposta. Negli ultimi dodici mesi, tra partite Challenger e del circuito maggiore, il giocatore argentino soprannominato El Peque per la sua statura ridotta, ci è riuscito più di venti volte. Quasi impensabile invece è che, nel tennis maschile moderno, entrambi i giocatori rispondano così bene (e servano così male) da non permettere all’avversario di vincere almeno la metà dei punti al servizio.

Dal 1991 – il primo anno per il quale sono disponibili statistiche per le partite dell’ATP – ci sono state meno di 70 partite in cui entrambi i giocatori hanno vinto più della metà dei punti alla risposta (ce ce ne sono circa altre 25 nelle quali un giocatore ha superato il 50% e l’altro si attestato esattamente sul 50%). Inoltre, questa tipologia di partite è diventata sempre più rara nel tempo: quella tra Schwartzman e Bautista Agut era la prima sul circuito maggiore dal 2014, e ce ne sono state meno di 30 dal 2000.

La tabella elenca le ultime 15 partite di questo tipo, insieme alla percentuale di punti vinti alla risposta per il vincitore (V PVR) e lo sconfitto (S PVR). Pochi tra giocatori o superfici rappresentano una sorpresa:

Tranne 8, tutte le partite si sono giocate sulla terra. Una delle eccezioni è in fondo all’elenco, agli Australian Open 2006, e prima del 2006 ci sono state altre cinque partite sul cemento e due sull’erba (il database dell’ATP non è totalmente affidabile, ma in ognuna di queste partite l’alta percentuale di punti vinti alla risposta è confermata da un numero simile di break).

Bautista Agut, egli stesso vincitore di una di queste partite al Monte Carlo Masters 2013, è uno dei molti giocatori protagonisti di più di una partita dominata dalla risposta. Guillermo Coria ne ha giocate cinque vincendone quattro, e Fabrice Santoro ne ha giocate quattro vincendone tre. In carriera, Coria ha vinto più della metà dei punti alla risposta in 75 partite del circuito maggiore.

Durante la loro partita a Monte Carlo, sia Schwartzman che Bautista Agut hanno superato la soglia del 50% con estrema facilità. Bautista Augut ha vinto il 51.9% dei punti alla risposta, mentre Schwartzman è andato comodamente oltre il 60%, percentuali che li inseriscono in una categoria ancora più ristretta. Era solo la ventiduesima partita dal 1991 in cui entrambi i giocatori hanno vinto almeno il 51.9% dei punti alla risposta.

Pur considerata la rarità di queste partite, Schwartzman si sta impegnando a fondo per aggiungerne altre. Con una classifica ora tra i primi 40, si è iscritto a praticamente tutti i tornei sulla terra del calendario: il giocatore più orientato alla risposta del circuito giocherà molte altre partite di vertice su superfici lente. Se esiste un giocatore che ha la reale possibilità di eguagliare il record di Coria di quattro vittorie dominate dalla risposta, personalmente scommetto su El Peque.

Second-Strike Tennis: When Returners Dominate

La facilità del tabellone di Nadal a Monte Carlo

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 23 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Rafael Nadal affronterà Albert Ramos nella finale del Monte Carlo Masters, con la possibilità di conquistare il torneo per la decima volta (Nadal ha poi vinto la finale con il punteggio di 6-1 6-3, n.d.t.). Dal 2005, Nadal ha affrontato i migliori giocatori di tennis sulla terra battuta e, con rare eccezioni, ha sempre vinto.

Però, in questa edizione del torneo, il percorso di Nadal è stato estremamente semplice. Le prime tre teste di serie – Andy Murray, Novak Djokovic e Stanislas Wawrinka – hanno perso nei primi turni, e Nadal ha trovato David Goffin in semifinale e Ramos (che ha battuto Murray) in finale. Goffin, numero 13 del mondo, è stato l’avversario di Nadal con la classifica più alta, seguito da Alexander Zverev al numero 20, che Nadal ha demolito al terzo turno.

Come mostrerò a breve, i numeri dicono non solo che la competizione è stata debole, ma che è stata la più debole che un vincitore di un torneo Master abbia dovuto affrontare. Prima di spiegare in dettaglio la metodologia, è necessaria una puntualizzazione.

Parlando di un tabellone “debole”, non intendo certamente sostenere che la vittoria abbia importanza minore o sia meno meritata. Non è in nessun modo un giudizio sul giocatore. Per quanto ne possiamo sapere, Nadal avrebbe comunque potuto farsi largo nel tabellone affrontando a ogni turno il giocatore più forte. L’unico aspetto che emerge dal tabellone del vincitore del torneo è legato alla possibilità di predire le sue prestazioni future. Se Nadal avesse battuto diversi giocatori tra i primi 10, potremmo avere maggiore sicurezza sulla previsione delle sue vittorie future rispetto a quanta ne abbiamo ora, dopo che ha sconfitto giocatori con cui era lecito immaginarsi non avrebbe avuto problemi.

Tornando ai numeri, per misurare la difficoltà del tabellone di un giocatore, ho utilizzato il mio sistema di valutazione che tiene conto della superficie – che chiamo Jrank e che è simile al sistema Elo – in corrispondenza di ogni evento Master fino al 2002. Per ciascun torneo, ho trovato la valutazione Jrank di ogni giocatore che il vincitore del torneo ha sconfitto, e calcolato la probabilità di un tipico vincitore di Masters di battere quel gruppo di giocatori.

Facciamo un esempio per chiarire il concetto. Negli ultimi 15 anni, la mediana della classifica di un vincitore di Masters è stata il numero 3, con una valutazione Jrank (specifica della superficie del torneo) di circa 4700, che al momento varrebbe il quarto posto della classifica mondiale. Un giocatore con una valutazione di 4700 avrebbe l’85.7% di probabilità di battere Ramos, il 75.7% di battere Goffin e, rispettivamente, l’87.3%, il 68.4% e l’88.7% di eliminare Diego Schwartzman, Zverev e Kyle Edmund. Moltiplicando le percentuali, si ottiene che, in media, un vincitore di Master avrebbe il 34.3% di probabilità di alzare il trofeo, a parità di competizione.

Utilizzo un ipotetico vincitore medio di Master in modo da rapportare il livello di competizione a una costante. Non importa se il Nadal del 2017, o il Nadal al suo massimo o un qualsiasi altro giocatore abbia affrontato quel mix di avversari. Se Djokovic avesse giocato con gli stessi cinque giocatori, vorremmo che venissero fuori gli stessi numeri.

La tabella riepiloga i dieci percorsi più facili per la vittoria di un Master dal 2002, come misurati da questo algoritmo:

* in sospeso; molto probabile

La “facilità di percorso” media è del 15.6% e, come mostrato dalla tabella successiva, per alcuni giocatori è stato molto più complicato. Nello Shanghai Masters 2016, per Murray è stato invece molto facile, con il suo tabellone simile a quello di Nadal di questa settimana, con Goffin e poi uno spagnolo dal doppio cognome in finale, nel suo caso Roberto Bautista Agut.

Ecco i dieci percorsi più difficili:

Chi si ricorda la fine della stagione 2007 di David Nalbandian non si stupirà di vederlo in cima a questo elenco. Al Madrid Masters, batté Nadal, Djokovic e Roger Federer nei quarti, semifinale e finale e al Masters di Parigi Bercy, eliminò ancora Federer e Nadal, oltre ad altri tre giocatori dei primi 16. Rendendo il suo percorso se possibile più difficile, non beneficiò nemmeno di un bye al primo turno in nessuno dei due tornei.

Considerando che il torneo di Monte Carlo è l’unico dei Masters a non prevedere la partecipazione obbligatoria, mi sarei aspettato che, nel corso degli anni, desse prova di avere la competizione più debole. Così non è stato in realtà. All’inizio dell’edizione 2017, tra i nove Masters 1000 attualmente in programma, Monte Carlo è solo al quartultimo posto dei più facili. Indian Wells – che richiede almeno sei vittorie per il titolo a differenza della maggior parte degli altri per i quali ne servono almeno cinque – è stato il più difficile, mentre Miami, sempre con almeno sei vittorie, è in centro classifica:

* fino al 2016; ** sintetico indoor e terra battuta considerati

Da ultimo, la presenza di Nadal, Djokovic e Murray nell’elenco dei percorsi più facili solleva un’altra domanda. Che differenze ci sono state nella competizione affrontata dai Fantastici Quattro ai tornei Master?

* Monte Carlo 2017 non compreso

Federer ha avuto il percorso più difficile, seguito da Djokovic, Nadal e poi Murray. Con la vittoria di Nadal in finale a Monte Carlo, la sua percentuale salirebbe a 17.3%.

Vincere un torneo dieci volte, come Nadal sta per fare a Monte Carlo, presuppone una solidità che esula dalla fortuna del tabellone. Il percorso di Nadal all’edizione 2016 è stato il più difficile tra tutti quelli della vittoria del torneo, con una facilità di percorso del 9.1%, quasi difficile a sufficienza per entrare nei primi dieci dell’elenco precedente. Anche la sua vittoria del 2008 non è stata una passeggiata, un tipico vincitore di Masters avrebbe solo una possibilità del 10% di uscire vittorioso da quel tabellone.

Quest’anno, la fortuna di Nadal ha decisamente preso un’altra direzione. E nessuno si è stupito se il più forte giocatore sulla terra battuta della storia ne ha approfittato senza alcuna esitazione.

Rafael Nadal’s Wide-Open Monte Carlo Draw

La fiera tradizione nordamericana di saltare Monte Carlo

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 20 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Tra i tornei Masters 1000 dell’ATP, quello di Monte Carlo si distingue perché non prevede la partecipazione obbligatoria. La posta in palio è alta e molti giocatori tra i più forti si presentano comunque, ma alcuni decidono di non andare. Tra questi, nessun gruppo ha saltato il torneo con maggiore costanza dei giocatori americani.

Sei giocatori degli Stati Uniti avevano la garanzia di un accesso diretto al tabellone principale dell’edizione 2017 del Monte Carlo Masters, in cui la vittoria di una singola partita equivaleva a 45 punti validi per la classifica e poco più di 28 mila euro in premi partita. Cinque di questi giocatori – tra cui John Isner, che ha raggiunto il terzo turno del torneo due anni fa e vinto un paio di partite di Coppa Davis nello stesso stadio – non si sono iscritti per giocare invece il torneo di Houston, un ATP 250, della settimana precedente. Solo Ryan Harrison è volato in Europa per perdere però al primo turno, come tra l’altro avevamo ampiamente predetto con Carl Bialik nel nostro podcast.

La scelta di partecipare a un torneo casalingo di categoria inferiore non è saggia, e non è nemmeno nuova. Dal 2006, solo sette giocatori americani hanno preso parte al tabellone principale di Monte Carlo: Isner due volte, Harrison, Sam Querrey, Donald Young, Steve Johnson e Denis Kudla, che, nel 2015, era passato attraverso le qualificazioni. Dal 2006 al 2016, in sette delle undici edizioni del torneo gli americani sono stati assenti. Durante lo stesso periodo, il tabellone di Houston ha avuto 35 americani classificati tra i primi 60, tutti giocatori che probabilmente avrebbero avuto un accesso diretto a Monte Carlo.

Per giocatori come Isner o Jack Sock, la programmazione per il mese di aprile può includere entrambi i tornei. Quattro dei sette americani che sono andati a Monte Carlo hanno giocato anche Houston, tra cui Querrey nel 2008, anno in cui ha perso al primo turno in Texas ma è arrivato nei quarti di finale a Monte Carlo.

La maggior parte dei giocatori americani, compresi praticamente tutti quelli che ho citato finora, preferirebbe giocare sul cemento piuttosto che sulla terra (la superficie di Houston favorisce un tennis più aggressivo e di servizio e punto rispetto alla terra di Monte Carlo, che invece è tra le più lente di tutto il circuito). Tuttavia, come dimostrato anche da Isner e Querrey, un gioco monodimensionale basato sulla potenza può essere efficace anche su una superficie lenta, anche se non sembra non avere nulla della strategia di un classico specialista della terra.

In particolare, Isner ha ottenuto sulla terra molti punti per la classifica. Anche se preferirebbe giocare molti più tornei negli Stati Uniti, per due volte è arrivato negli ottavi al Roland Garros e ha portato niente meno che Rafael Nadal al set decisivo sia a Parigi che a Monte Carlo. Anche Sock è una minaccia sulla terra, avendo già vinto il 66% delle partite giocate nel circuito maggiore. Molte di queste sono arrivate dal torneo di Houston ma, come Isner, ha vinto un set contro Nadal in Europa sulla superficie in cui è assoluto dominatore.

Anche di fronte a poche speranze per i giocatori di vertice americani di arrivare alle fasi finali di Monte Carlo, ci si chiede che benefici potrebbero trarre da più partite giocate sulla terra per il proseguo della stagione su questa superficie. La maggior parte si presenterebbero anche al Madrid Masters e agli Internazionali di Roma, e tutti giocherebbero il Roland Garros. In qualche modo è un interrogativo che assomiglia al famigerato dilemma dell’uovo e della gallina: gli americani evitano la terra perché non ci giocano bene o non giocano bene sulla terra perché la evitano? Giocare contro i giocatori più forti sulla superficie più tradizionale in Europa certamente non guasterebbe.

Il rapporto rischio-opportunità tra giocare un Master 1000 in un contesto estraneo come Monte Carlo guadagnando molti punti e premi partita o un 250 familiare come Houston meno ricco di entrambi è favorevole al primo, come gli esempi vincenti di Querrey e Isner dimostrano. E ho il sospetto che la ricompensa sia maggiore dell’immediatezza di premi partita più ricchi: se un giocatore come Sock investisse più energie a raffinare il suo tennis sulla terra in questa fase della carriera, potrebbe diventare in qualche anno una seria minaccia sui tornei più veloci (come il Madrid Masters ad esempio). Forse per giocatori come Querrey è troppo tardi, ma la prossima generazione di americani farebbe bene a dissociarsi dalla tradizione e tentare con più convinzione di raggiungere l’eccellenza sulla terra.

The Proud Tradition of Americans Skipping Monte Carlo

Quanto è agevole il ritorno di Sharapova al vertice?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 14 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il ritorno di Maria Sharapova al tennis professionistico – fra meno di due settimane – sta alimentando un acceso dibattito. Pur avendo generato controversie, l’accesso diretto attraverso le wild card ricevute da tre tornei della categoria Premier, tra cui l’ormai imminente Stoccarda Grand Prix, consentirà a Sharapova, dopo 15 mesi di squalifica, l’opportunità unica di evitare i vincoli imposti alle giocatrici non classificate al momento dell’iscrizione a un torneo. La sua prima partita è prevista per il 26 aprile nel primo turno di Stoccarda, dove ha la possibilità, vincendo il torneo, di guadagnare 470 punti per la classifica ufficiale.

Molte giocatrici hanno sollevato dubbi sulle wild card concesse a una giocatrice di rientro da una lunga squalifica per doping. Prescindendo da valutazioni di correttezza, le wild card assegnate a Sharapova implicitamente ipotizzano che sarà in grado di competere ad alto livello dopo un’interruzione che equivale all’8% della durata della sua carriera da professionista. Si può dire che sia un’ipotesi ragionevole?

Il livello di gioco atteso di Sharapova

Sebbene venga spesso utilizzata per determinare la competitività di un determinato momento, la classifica ufficiale penalizza quelle giocatrici che non giocano partite professionistiche per un periodo di 52 settimane. Questo la rende di limitato aiuto nel giudicare la forma delle giocatrici che recuperano da un’assenza dovuta a infortunio, sospensione o altre circostanze. Dopo più di un anno lontano dal tennis, Sharapova non ha attualmente una classifica.

Le valutazioni Elo – che derivano da un metodo per valutare il livello competitivo alternativo alla classifica ufficiale – variano in presenza di partite giocate, mentre rimangono stabili in caso di inattività. Perciò, la valutazione Elo attuale di una giocatrice riflette la forma posseduto in occasione dell’ultima partita giocata. In molte situazioni, questa valutazione può rappresentare una valida indicazione della competitività futura di una giocatrice se il tempo intercorso dall’ultima partita è stato ragionevolmente breve e la condizione fisica non ha subito grandi variazioni.

Al termine della sconfitta subita da Sharapova contro Serena Williams nei quarti di finale degli Australian Open 2016, l’ultima partita di Sharapova prima della sospensione, la sua valutazione Elo era di 2932 punti (basata sulla metodologia adottata dal Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis).

Se Sharapova fosse in grado mostrare lo stesso livello di competitività espresso all’inizio del 2016, come si posizionerebbe rispetto alle 20 giocatrici più competitive nel 2017 in termini di vittorie attese? Riferendosi alle valutazioni Elo delle migliori giocatrici dopo i primi mesi della stagione 2017, ci si aspetterebbe che Sharapova mantenga un ampio margine sulla maggior parte delle giocatrici. Tranne le migliori 7, quindi a partire da Madison Keys a scendere, la probabilità di vittoria attesa sarebbe per Sharapova superiore al 75%. Tra le prime 7, la sua probabilità supera il 65% tranne contro Johanna Konta e Serena Williams, come mostrato nell’immagine 1 (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sulle barre, n.d.t.). E Serena Williams è l’unica giocatrice con una valutazione Elo al momento più alta quindi, di conseguenza, la sola avversaria contro la quale Sharapova ha meno del 50% di probabilità di vittoria attesa.

IMMAGINE 1 – Probabilità di vittoria attesa attuale per Maria Sharapova contro le 20 giocatrici più competitive

Sulla carta, le probabilità associate alle valutazioni Elo sono per Sharapova molto positive. Se si aggiunge l’incertezza della programmazione su terra di Serena Williams (e la sua appena annunciata gravidanza, n.d.t.), sembra che la strada per tornare al vertice sia in discesa.

Si tratta però di una previsione che si basa su una sola ipotesi di fondo (e potenzialmente non accurata), cioè che Sharapova sia in grado di riprendere da dove ha interrotto. Ci sono diverse ragioni che possono indurre a scetticismo in merito. In primo luogo, è lecito chiedersi se il gioco sul circuito, durante l’assenza di Sharapova, sia qualitativamente migliorato. Nel qual caso, anche se ci si attende che sia comunque la favorita, allo stesso tempo è possibile che più partite abbiano un punteggio equilibrato tale da far diminuire, nel lungo periodo, il suo vantaggio di pronostico.

Il livello qualitativo del circuito

Per determinare il livello qualitativo del circuito, possiamo mettere a confronto l’intervallo delle valutazioni Elo per le prime 100 giocatrici all’inizio della sospensione di Sharapova nel 2016 rispetto a quello odierno. Un periodo di gioco molto competitivo è caratterizzato da una differenza ridotta tra le valutazioni Elo delle prime 100, perché vorrebbe dire pochi punti di distanza tra la numero 1 e la numero 100. L’immagine 2 mostra come durante la squalifica di Sharapova il livello di gioco sia aumentato, anche se di poco, riducendo la distanza complessivamente di 30 punti Elo. Lo stesso vale per le prime 30, anche se la differenza è leggermente più ampia con 40 punti Elo in meno a separare oggi la giocatrice migliore dalla migliore 30esima, rispetto al 2016.

IMMAGINE 2 – Livello qualitativo delle prime 100 giocatrici

Se si può dire che il livello qualitativo del circuito non sia cambiato al punto da attendersi una sostanziale incidenza sul rientro di Sharapova, le potrebbe però capitare di dover affrontare un mix di avversarie al vertice molto diverso rispetto alla sua ultima partita da professionista.

Un nuovo gruppo di avversarie?

Se analizziamo il percorso evolutivo delle attuali prime 50, troviamo che la maggior parte ha scalato posizioni nelle valutazioni Elo rispetto all’inizio del 2016. Complessivamente, il 62% delle attuali prime 50 ha una valutazione Elo migliore oggi rispetto all’inizio del 2016, con un incremento mediano di 26 posizioni. Il 30% non era tra le prime 50 all’inizio del 2016.

IMMAGINE 3 – Percorso evolutivo nelle posizioni Elo per le attuali prime 50

In realtà, al momento della squalifica di Sharapova tre giocatrici tra le attuali prime 10 erano classificate al 20esimo posto o più indietro: Johanna Konta, Svetlana Kuznetsova e Elina Svitolina.
Il nuovo gruppo di vertice, quello con cui probabilmente Sharapova dovrà confrontarsi nelle fasi finali – che assegnano il maggior numero di punti classifica – è composto da giocatrici contro le quali ha meno esperienza e che potrebbero costringerla a partite più dure rispetto a quanto la loro valutazione Elo suggerisca. È per questo che, in riferimento alle probabilità di Sharapova per un rapido ritorno al vertice, il mix delle avversarie non può essere ignorato.

La solidità delle valutazioni Elo nel tempo

Cambiamenti nel livello qualitativo e nel mix delle avversarie possono influire sull’accuratezza delle valutazioni Elo successive alla squalifica. Esiste però un’evidenza più diretta del fatto che le valutazioni Elo che seguono un’interruzione siano davvero peggiori di quelle che precedono l’interruzione stessa? Per dare risposta, si può analizzare la correlazione tra le valutazioni Elo pr giocatrici simili all’inizio e alla fine di un periodo di 15 mesi, la lunghezza della squalifica di Sharapova. Si potrebbe obiettare che nessuna giocatrice abbia mai avuto caratteristiche come quelle di Sharapova ma, in questa sede, l’interesse primario è su parametri quali bravura ed età, cioè due fattori che ci si attende determinino conseguenze importanti sulla solidità di una giocatrice nel lungo periodo.

Nel tennis femminile, le prime 10 giocatrici hanno storicamente avuto valutazioni Elo a partire da 2200 punti. Cerchiamo quindi giocatrici con una valutazione così alta in una fascia di età compresa tra 27 e 29 anni. Dal 1990, ce ne sono state 22, tra cui Sharapova. Possiamo verificare la solidità delle valutazioni Elo per questo gruppo di giocatrici in questa fase della loro carriera su un periodo di 15 mesi controllando la variazione nelle valutazioni Elo all’inizio e alla fine del periodo considerato. Il grafico dell’immagine 4 mostra una forte conservazione (pari a una correlazione dello 0.9) delle valutazioni. La variazione mediana è stata di 10 punti Elo, un valore ininfluente per giocatrici di questo calibro.

IMMAGINE 4 – Stabilità delle valutazioni Elo tra le giocatrici di vertice

Una delle poche a non beneficiare delle solidità delle valutazioni Elo tipica delle giocatrici di vertice è stata Amelie Mauresmo che, a una stagione 2006 eccellente all’età di 27 anni con vittorie agli Australian Open e US Open, ha fatto seguire una stagione 2007 deludente, nella quale ha faticato ad arrivare alla seconda settimana degli Slam. Mauresmo rimane quindi un’eccezione alle dinamiche classiche delle valutazioni Elo per le giocatrici di vertice, principalmente a causa di numerosi infortuni.

Si osserva dunque una tendenza generale in cui le giocatrici di vertice alla soglia dei trent’anni riescono, di solito, a mantenere la loro valutazione Elo su un periodo lungo anche un anno e mezzo. Tuttavia, per mantenere un livello di competitività di quel tipo, può essere necessario dover giocare regolarmente ad alti livelli, e questo diventa un importante punto interrogativo sul ruolo dell’abitudine alla partita giocata per stabilire l’accuratezza nel lungo periodo della valutazione Elo di una giocatrice.

Dinamiche Elo successive a una squalifica

Tra le giocatrici che hanno subito una squalifica, ci sono stati esempi che possono fornire dettagli per comprendere l’effetto diretto di una squalifica sul livello di gioco? Nove giocatrici sono state squalificate per una violazione conclamata delle regole antidoping. Solo tre squalifiche hanno avuto durata uguale o superiore a un anno e solo in un caso la giocatrice era dello stesso calibro di Sharapova. Si parla di Martina Hingis, che è stata squalificata verso la fine del 2007 e che si è poi ritirata dai tornei di singolare.

La dinamica delle valutazioni Elo precedenti e successive alla squalifica per quelle giocatrici che sono ritornate sul circuito evidenzia che la maggior parte è riuscita a mantenere o incrementare il punteggio Elo nei 12 mesi successivi al rientro. Questo è valido anche per le giocatrici tornate a seguito delle squalifiche più lunghe, cioè Laura Pous Tio e Sesil Karatantcheva, che sono state sospese per più di un anno.

IMMAGINE 5 – Dinamiche Elo a seguito di squalifica per doping

Da un certo punto di vista, il rientro dalla squalifica di Barbora Strycova è tra i più interessanti ai fini della valutazione del rientro di Sharapova, perché mette evidenza alcuni degli elementi di maggiore contrasto tra l’esperienza che probabilmente dovrà affrontare Sharapova e quella di giocatrici meno famose. Come Sharapova, anche Strycova è rientrata al torneo di Stoccarda e, pur dopo una squalifica di 6 mesi, non ha ricevuto una wild card, dovendo guadagnarsi l’accesso al tabellone principale attraverso le qualificazioni. Lo stesso ha dovuto fare al primo Slam dal suo rientro, il Roland Garros 2013: affrontare le qualificazioni ha reso la prospettiva di arrivare alla seconda settimana di competizioni evanescente. Non è un caso quindi che diverse giocatrici non si sentano rispettate dalla decisione dei tornei maggiori di concedere a Sharapova accesso diretto al tabellone principale.

Nel loro insieme, queste analisi non forniscono sufficienti elementi per dubitare del livello competitivo di Sharapova al suo rientro a Stoccarda fra pochi giorni e della capacità dell’attuale valutazione Elo di essere un indicatore piuttosto preciso della sua bravura. Naturalmente, Sharapova sarà oggetto di scrutinio ben più di qualsiasi altra giocatrice di rientro da una squalifica, elemento che potrebbe controbilanciare l’agio conferito dalle wild card. Come si comporterà e quale sarà la sua motivazione sono due dei quesiti più complicati su cui avere rispondere con i numeri. Le sue più recenti affermazioni alla conferenza di ANA Inspiring Women in Sports sono una combinazione – che lascia un po’ perplessi – di determinazione a tornare al vertice e di convinzione che la vita può essere interessante anche senza il tennis.

In passato, Sharapova si è distinta come una delle giocatrici più pazientemente tenaci e con un approccio razionale al proprio gioco. La si può facilmente immaginare in una carriera come capo d’impresa una volta ritiratasi dal tennis e sembra che sia quella la direzione che voglia intraprendere vista la frequentazione della scuola di business di Harvard e la collaborazione con la Nike. Gran parte del tempo trascorso lontano dal tennis ha avuto le sembianze di come una vita dopo il tennis potrebbe essere: se quelle esperienze aiuteranno o saranno da freno alla motivazione di Sharapova una volta di nuovo sui campi, è tutto da scoprire.

How Easily Can Sharapova Return to the Top of the Game?

Quale torneo sulla terra ha il miglior campo di partecipazione?

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 5 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Questo articolo analizza il livello di bravura dei giocatori che partecipano a un determinato torneo sulla terra, e che ne definiscono la qualità a prescindere da fattori immateriali come la tradizione, la posizione, la bellezza del trofeo consegnato al vincitore o, per contro, la discutibilità stilistica del completo dei raccattapalle (le ultime tre voci meriterebbero ciascuna approfondimenti specifici). È diverso quindi dal chiedersi quale sia il miglior torneo sulla terra. Inoltre, l’analisi non esamina, a ritroso, la competitività espressa nelle partite effettivamente giocate. Anche questo può essere oggetto di altro studio.

Probabilmente, il modo più semplice per misurare la qualità di un torneo si basa sulla classifica ufficiale dei giocatori che vi partecipano. Lasciando da parte le considerazioni sui meriti della classifica ATP, prima di spiegare i motivi per i quali questo sistema non è efficace, mi interessa mostrarne i risultati. Per ogni torneo sulla terra disputato nel 2016, ho considerato una media semplice della classifica giocatori così da stabilire la validità dei primi turni (includendo anche quella delle teste di serie che hanno beneficiato del bye). Come mostrato dalla tabella, alcuni giocatori di livello rientranti da infortuni non sono stati considerati perché la loro alta classifica sarebbe risultata poco realistica rispetto al concreto livello di gioco (e questo è uno dei problemi nell’uso della classifica in questo tipo di analisi). Tuttavia, questo non ha eliminato del tutto le disparità, per esempio nel caso di giocatori di bassa classifica che si sono qualificati per il tabellone principale.    

Si fa notare il quinto posto del Roland Garros, lontano dai primi quattro tornei. Il fatto che i giocatori al via di uno Slam siano 128 rende la media della classifica di questi tornei considerevolmente più alta.

Prima di passare ai risultati ottenuti utilizzando il sistema Elo, la tabella mostra il numero di giocatori tra i primi 20 ad aver partecipato ai tornei sulla terra disputati nel 2016.

In questo caso il Roland Garros occupa il posto che merita, ma è interessante come il torneo di Buenos Aires, un ATP 250, venga prima di Barcellona, Rio de Janeiro e Amburgo, tre tornei ATP 500, quindi appartenenti a una categoria superiore.

Invece della classifica ufficiale, nelle tabelle successive utilizzerò il sistema Elo – secondo il mio metodo di calcolo – anche se per lo scopo di quest’analisi non ho considerato una valutazione Elo specifica per superficie come faccio di solito.

Le colonne della tabella mostrano rispettivamente:

  • la media delle valutazioni Elo del primo turno di ciascun torneo sulla terra nel 2016 (includendo anche quelle delle teste di serie che hanno beneficiato del bye)
  • la media ponderata delle valutazioni Elo, basate sulle partite effettivamente giocate nel torneo considerato
  • l’apporto finanziario complessivo stanziato da ciascun torneo.

I tornei del 2016 sono in ordine decrescente per valutazione Elo del campo partecipanti del primo turno ma, con l’eccezione del torneo di Estoril, non ci sarebbero differenze significative se fossero ordinati per media ponderata di tutte le partite giocate. In fondo all’elenco ho incluso anche i quattro tornei giocati a oggi nel 2017, che sono invece in ordine cronologico. 

Ancora una volta, la valutazione del Roland Garros sconta l’alto numero di giocatori che figurano nel tabellone principale. Tornerò su questo aspetto più avanti.

L’elemento più sorprendente (almeno per me) è l’ottimo piazzamento dei tornei di Ginevra e Nizza, due ATP 250. Il torneo di Nizza si giocherà a Lione nel 2017, e sono convinto che troverà lo stesso riscontro dell’anno passato. I giocatori francesi partecipano alla maggior parte dei tornei nel proprio paese e fanno parte di un movimento così pieno di talento che due tornei organizzati nella stessa settimana mantengono comunque un livello qualitativamente valido. Giova certamente la posizione in calendario, all’interno della campagna sulla terra rossa in preparazione al Roland Garros.   

Se vi steste interrogando sulla bontà della correlazione tra le valutazioni Elo del primo turno e l’apporto finanziario complessivo, sappiate che è solo dello 0.51, principalmente a causa dell’effetto generato dal Roland Garros. Usando la media ponderata delle valutazioni Elo per le partite giocate, salirebbe di poco, a 0.57 (per calcolare le correlazioni, ho convertito euro in dollari).

Però, l’entusiasmo degli appassionati per un torneo non casalingo non viene catturato dalla bravura media dei giocatori che vi partecipano. Quando qualcuno chiede “chi gioca a Gstaad?” probabilmente non si sta riferendo a Thiago Monteiro. Sono le teste di serie a fare da richiamo, oltre al fatto che è piuttosto raro per un giocatore fuori dalle teste di serie avere una probabilità concreta di vittoria all’inizio del torneo.

La tabella che segue è simile alla precedente, con la differenza che considera solo le prime 8 teste di serie del torneo, ordinate per valutazione Elo al primo turno. Questo dovrebbe compensare in parte il problema della diluizione della media al Roland Garros e offrire un’immagine più accurata della percezione che gli appassionati hanno di un torneo con un buon livello di qualità. Non sono state incluse le teste di serie che non hanno disputato il primo turno né i lucky loser che le hanno sostituite.    

Si otterrebbero risultati simili anche con la classifica ufficiale, anche se il torneo di Kitzbuhel scalerebbe all’ultima posizione. Tra tutte le teste di serie di tutti i tornei ATP e Slam del 2016 (compresi quindi anche i tornei sul cemento e sull’erba), quattro delle otto peggiori teste di serie sono state la numero 5 (78esima posizione della classifica ufficiale), la 6 (81esima), la 7 (82esima) e la 8 (86esima) del torneo di Kitzbuhel 2016.

In questo caso, la correlazione con l’apporto finanziario è di 0.74 (in dollari), sia rispetto alle teste di serie al primo turno, sia per la media ponderata delle partite che sono state giocate. 

Sulla base di questi parametri, i tornei Masters reggono il confronto con il Roland Garros e, una volta ristretta l’analisi alle prime 8 teste di serie, due dei tornei ATP 500 riflettono l’importanza associata alla loro categoria. Anche il torneo di Buenos Aires e i tornei ATP 250 francesi hanno un buon posizionamento.   

Il torneo ATP 500 di Amburgo invece non ottiene un adeguato ritorno dal suo investimento. Pur con un apporto finanziario tre volte superiore a un tipico ATP 250, si trova a metà classifica, probabilmente perché occupa un posto davvero scomodo nel calendario, cioè quella fase di passaggio su terra tra Wimbledon e gli US Open. In quella data, non è un torneo che merita la categoria 500, quindi dovrebbe essere declassato e sostituito da un altro torneo (magari Buenos Aires) o spostato in modo da avere giocatori di talento in linea con le attese.

Un’ultima osservazione: nel confronto anno su anno, quasi tutti i numeri dei quattro tornei su terra del 2017 sono inferiori, e potrebbe essere una coincidenza, mentre tutti gli apporti finanziari sono aumentati, principalmente per effetto dell’inflazione.

Si tratta di un’analisi basata solamente sui dati di un anno, che potrebbe subire quindi variazioni allargando il periodo di riferimento. Invece di includere gli anni precedenti, inserirò i dati del 2017 quando saranno disponibili in modo da avere, nel 2018, un aggregato di due anni (considerando il torneo di Lione rispetto a Nizza e Budapest rispetto a Bucarest). 

Mi chiedo inoltre se l’apporto finanziario complessivo possa essere uno strumento per raggiungere il livello di qualità di partecipanti desiderato. Pur non avendone conoscenza da dietro le quinte, immagino che la designazione di un torneo come categoria Slam, Masters, ATP 500 o 250 non dipenda esclusivamente dalla componente economica. Ad esempio, se il torneo di Umago riuscisse a raccogliere 1.5 milioni di dollari, non necessariamente riceverebbe dall’ATP la categoria 500, perché il numero di tornei 500 è comunque contingentato. Inoltre ho il timore che, se anche Umago fosse disposto a rimanere nella categoria 250 pur con un apporto finanziario complessivo di 1.5 milioni di dollari, l’ATP non lo consentirebbe. Se anche fosse concesso, Umago sarebbe in grado di attrarre più talento anche a fronte di un montepremi più alto, ma con gli stessi punti validi per la classifica? Il mio sospetto è che non ci riuscirebbe, perché i giocatori con il livello di talento che farebbe aumentare la media delle valutazioni Elo dei partecipanti probabilmente sono più interessati ai punti classifica che ai premi partita. Un montepremi più alto attirerebbe giocatori davvero bravi in numero certamente superiore, ma non tra quelli più forti.

Come ho detto in apertura, ci sono altri modi tangibili per misurare la competitività di un torneo senza prendere in considerazione un parametro direttamente legato al campo partecipanti, come appunto la bravura dei giocatori. Ad esempio, che livello di competitività hanno espresso le partite effettivamente giocate durante il torneo? Per rispondere si potrebbero utilizzare le previsioni di risultato atteso per ogni torneo (o ogni partita). O si potrebbe analizzare la vicinanza di punteggio delle partite di ciascun torneo, in media. O ancora, usare una specie di media per torneo dell’indice emozionale creato da TennisAbstract. 

Which Men’s Clay Tournament Has the Best Field?

Undici buoni motivi per contribuire al Match Charting Project

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’8 dicembre 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

Negli ultimi due anni e mezzo, più di 70 devoti appassionati di tennis hanno mappato quasi 3040 partite per il Match Charting Project (i dati sono aggiornati al momento della traduzione, n.d.t.). I risultati sono impressionanti, informazioni dettagliate punto per punto dalla direzione del servizio alla profondità alla risposta e ancora alle tattiche di scambio per centinaia di giocatori, tra quelli in attività e quelli che si sono ritirati. 

Abbiamo appena iniziato. Finora, il progetto è stato tenuto in piedi da un ridotto numero di collaboratori. Cinque di noi hanno mappato almeno 90 partite ciascuno. Per l’espansione del progetto e la mappatura di altre partite, c’è bisogno di nuovi collaboratori.

Spero che chiunque legga decida di collaborare. Se siete già convinti, ho preparato una guida rapida. Altrimenti, ci sono diverse ragioni per cui il contributo di ognuno è importante:

  1. Migliorare la conoscenza del tennis. Coloro che iniziano a mappare per la prima volta sono stupiti dalla quantità di dati di cui si accorgono guardando la partita. Quando si è costretti a prestare attenzione a ogni colpo di tutti i punti, si notano aspetti che altrimenti verrebbero ignorati.
  2. Guardare con più concentrazione. Spesso, molti spettatori guardano un evento sportivo come sottofondo di altre attività in cui sono contestualmente impegnati, per poi sintonizzarsi con piena attenzione quando ci sono dei replay o nei momenti importanti. Esiste moltissimo tennis giocato che non rientra in queste categorie e, mappando una partita, lo si gusterà tutto a fondo.
  3. Scoprire nuovi giocatori. Se siete curiosi di un talento emergente o volete sapere di più di un giocatore che ha appena sconfitto il vostro idolo, mappare un paio di partite è un modo proficuo per acquisire informazioni.
  4. Scoprire nuovi aspetti dei vostri giocatori preferiti. Con il livello di attenzione necessario per codificare ogni colpo di una partita, noterete probabilmente nuovi aspetti di qualsiasi giocatore, anche se lo avete visto giocare per anni.
  5. Migliorare il proprio gioco. Anche se ritenete che il vostro tennis non necessiti di una rivoluzione tattica, prestando più attenzione ai punti giocati dai professionisti vi accorgerete di strategie che possono migliorare le vostre prestazioni, anche se naturalmente non siete in grado di eseguirle con lo stesso livello di precisione.
  6. Creare le proprie opinioni. Quando osservate ogni colpo, avete la tendenza a notare dinamiche che altrimenti potreste non vedere. Se siete stanchi delle trite e ritrite affermazioni che popolano le telecronache delle partite (l’esperienza batte la gioventù, l’approccio aggressivo trionfa su quello cauto, etc), avrete finalmente i dati a disposizione per capire voi stessi cosa stia veramente accadendo.
  7. Contribuire al movimento dell’analisi statistica. Di fronte alla mediocrità dei dati statistici sul tennis, perché non contribuire in prima persona? Una o più partite mappate aumenta in maniera significativa la conoscenza –  pubblicamente disponibile – della tipologia di gioco di molti giocatori. E in aggregato, maggiore il numero delle partite, migliore l’uso che si può fare dei dati per acquisire ulteriore consapevolezza sul tennis.
  8. Guadagnare in moralità tennistica. È abitudine comune lamentarsi, attraverso Twitter o altri social, dello stato in cui versano i dati statistici sul tennis. Non nutro molta comprensione per coloro che non fanno nulla al riguardo. La prossima volta che si vogliono sfogare i propri pensieri su determinate organizzazioni tennistiche e i loro sforzi di raccolta di statistiche, non ci si sentirebbe certamente meglio a sapere di essere parte del problema?
  9. Imparare a estrarre maggior contenuto dai dati. Se volete utilizzare i dati del Match Charting Project per le vostre ricerche, il modo migliore per capire il contenuto del database (così come i suoi limiti) è quello di mappare delle partite.
  10. Riconoscere dinamiche oggetto di possibili approfondimenti. Se siete alla ricerca di argomenti per le vostre ricerche, mappate un paio di partite, cercate le dinamiche che portano con se, prendete nota, e se non avete almeno dieci possibili ambiti di indagine, significa che non vi state impegnando a sufficienza.
  11. È divertente. Ammetto, all’inizio è macchinoso. Superata la prima partita, troverete che mappare rende ancora più divertente guardare il tennis.

Nel 2015, abbiamo aggiunto più di 1000 nuove partite al database. Nel 2016, ne abbiamo aggiunte 1145, un record, con più di 174.000 punti e quasi 700.000 colpi. Per favore date il vostro contributo!

11 Reasons to Contribute to the Match Charting Project

3000 partite!

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 3 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Qualche giorno fa, il Match Charting Project ha raggiunto un traguardo considerevole: 3000 partite!

Sono passati due anni e mezzo da quando abbiamo iniziato a raccogliere dati punto per punto delle partite di tennis professionistico e, così facendo, costruito un database pubblico unico nel suo genere. Abbiamo infatti dati specifici per almeno una partita di quasi tutti i giocatori tra i primi 200 del mondo nel circuito maschile e femminile, e molti più dati per i giocatori di vertice. Complessivamente, sono codificati 450.000 punti e oltre 1.7 milioni di colpi. 

Questa mole enorme di dati offre spunti di ricerca e analisi virtualmente infiniti, e si è appena scalfita la superficie del potenziale a disposizione. Il mio articolo sui miglioramenti di Federer con il rovescio è solo uno degli approfondimenti resi possibili dal Match Charting Project.

Nel 2016, uno degli aspetti più interessanti del progetto è stata l’aggiunta quasi integrale delle finali Slam maschili e femminili dal 1980 a oggi. Nel 2017, c’è un’altra sfida: raccogliere dati per tutti gli scontri diretti dei Fantastici Quattro. Abbiamo già completato le 37 partite tra Roger Federer e Rafael Nadal (compresa l’ultima finale al Miami Open Masters) e siamo quasi al 75% delle 216 partite complessivamente giocate tra di loro.

Inoltre, stiamo aggiungendo una grande varietà di partite a volte appena dopo che si sono concluse, tra cui ad esempio venti dell’Indian Wells Masters 2017 e di Miami, o di un qualsiasi torneo ITF o Challenger. Per quanto i giocatori più famosi generino inevitabilmente più interesse, abbiamo comunque fatto in modo di raccogliere dati su diverse partite di praticamente tutti i giocatori di un certo rilievo su entrambi i circuiti. 

Se siete interessati alle statistiche di tennis, spero abbiate voglia di contribuire al progetto, anche una singola partita è un’aggiunta utile. Sono dati che non si raccolgono magicamente da soli e, come la gran parte degli sforzi su base volontaria, un ristretto gruppo di collaboratori fa il grosso del lavoro.

In questo articolo trovate le istruzioni per incominciare.

Alle prossime 3000 partite!

3,000 Matches!