Quando dominano i giocatori alla risposta

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 23 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Diego Schwartzman ha battuto a sorpresa la testa di serie numero 12 Roberto Bautista Agut nel secondo turno del Monte Carlo Masters. Ancora più sorprendente dell’uscita di Bautista Agut nella sua prima partita del torneo, è stato il modo in cui questo si è verificato. Entrambi i giocatori hanno vinto più della metà dei punti alla risposta: 61% per Schwartzman e 52% per Bautista Agut. Ci sono stati 14 break in 21 game.

Giocatori come Schwartzman vincono regolarmente più della metà dei punti alla risposta. Negli ultimi dodici mesi, tra partite Challenger e del circuito maggiore, il giocatore argentino soprannominato El Peque per la sua statura ridotta, ci è riuscito più di venti volte. Quasi impensabile invece è che, nel tennis maschile moderno, entrambi i giocatori rispondano così bene (e servano così male) da non permettere all’avversario di vincere almeno la metà dei punti al servizio.

Dal 1991 – il primo anno per il quale sono disponibili statistiche per le partite dell’ATP – ci sono state meno di 70 partite in cui entrambi i giocatori hanno vinto più della metà dei punti alla risposta (ce ce ne sono circa altre 25 nelle quali un giocatore ha superato il 50% e l’altro si attestato esattamente sul 50%). Inoltre, questa tipologia di partite è diventata sempre più rara nel tempo: quella tra Schwartzman e Bautista Agut era la prima sul circuito maggiore dal 2014, e ce ne sono state meno di 30 dal 2000.

La tabella elenca le ultime 15 partite di questo tipo, insieme alla percentuale di punti vinti alla risposta per il vincitore (V PVR) e lo sconfitto (S PVR). Pochi tra giocatori o superfici rappresentano una sorpresa:

Tranne 8, tutte le partite si sono giocate sulla terra. Una delle eccezioni è in fondo all’elenco, agli Australian Open 2006, e prima del 2006 ci sono state altre cinque partite sul cemento e due sull’erba (il database dell’ATP non è totalmente affidabile, ma in ognuna di queste partite l’alta percentuale di punti vinti alla risposta è confermata da un numero simile di break).

Bautista Agut, egli stesso vincitore di una di queste partite al Monte Carlo Masters 2013, è uno dei molti giocatori protagonisti di più di una partita dominata dalla risposta. Guillermo Coria ne ha giocate cinque vincendone quattro, e Fabrice Santoro ne ha giocate quattro vincendone tre. In carriera, Coria ha vinto più della metà dei punti alla risposta in 75 partite del circuito maggiore.

Durante la loro partita a Monte Carlo, sia Schwartzman che Bautista Agut hanno superato la soglia del 50% con estrema facilità. Bautista Augut ha vinto il 51.9% dei punti alla risposta, mentre Schwartzman è andato comodamente oltre il 60%, percentuali che li inseriscono in una categoria ancora più ristretta. Era solo la ventiduesima partita dal 1991 in cui entrambi i giocatori hanno vinto almeno il 51.9% dei punti alla risposta.

Pur considerata la rarità di queste partite, Schwartzman si sta impegnando a fondo per aggiungerne altre. Con una classifica ora tra i primi 40, si è iscritto a praticamente tutti i tornei sulla terra del calendario: il giocatore più orientato alla risposta del circuito giocherà molte altre partite di vertice su superfici lente. Se esiste un giocatore che ha la reale possibilità di eguagliare il record di Coria di quattro vittorie dominate dalla risposta, personalmente scommetto su El Peque.

Second-Strike Tennis: When Returners Dominate

La facilità del tabellone di Nadal a Monte Carlo

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 23 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Rafael Nadal affronterà Albert Ramos nella finale del Monte Carlo Masters, con la possibilità di conquistare il torneo per la decima volta (Nadal ha poi vinto la finale con il punteggio di 6-1 6-3, n.d.t.). Dal 2005, Nadal ha affrontato i migliori giocatori di tennis sulla terra battuta e, con rare eccezioni, ha sempre vinto.

Però, in questa edizione del torneo, il percorso di Nadal è stato estremamente semplice. Le prime tre teste di serie – Andy Murray, Novak Djokovic e Stanislas Wawrinka – hanno perso nei primi turni, e Nadal ha trovato David Goffin in semifinale e Ramos (che ha battuto Murray) in finale. Goffin, numero 13 del mondo, è stato l’avversario di Nadal con la classifica più alta, seguito da Alexander Zverev al numero 20, che Nadal ha demolito al terzo turno.

Come mostrerò a breve, i numeri dicono non solo che la competizione è stata debole, ma che è stata la più debole che un vincitore di un torneo Master abbia dovuto affrontare. Prima di spiegare in dettaglio la metodologia, è necessaria una puntualizzazione.

Parlando di un tabellone “debole”, non intendo certamente sostenere che la vittoria abbia importanza minore o sia meno meritata. Non è in nessun modo un giudizio sul giocatore. Per quanto ne possiamo sapere, Nadal avrebbe comunque potuto farsi largo nel tabellone affrontando a ogni turno il giocatore più forte. L’unico aspetto che emerge dal tabellone del vincitore del torneo è legato alla possibilità di predire le sue prestazioni future. Se Nadal avesse battuto diversi giocatori tra i primi 10, potremmo avere maggiore sicurezza sulla previsione delle sue vittorie future rispetto a quanta ne abbiamo ora, dopo che ha sconfitto giocatori con cui era lecito immaginarsi non avrebbe avuto problemi.

Tornando ai numeri, per misurare la difficoltà del tabellone di un giocatore, ho utilizzato il mio sistema di valutazione che tiene conto della superficie – che chiamo Jrank e che è simile al sistema Elo – in corrispondenza di ogni evento Master fino al 2002. Per ciascun torneo, ho trovato la valutazione Jrank di ogni giocatore che il vincitore del torneo ha sconfitto, e calcolato la probabilità di un tipico vincitore di Masters di battere quel gruppo di giocatori.

Facciamo un esempio per chiarire il concetto. Negli ultimi 15 anni, la mediana della classifica di un vincitore di Masters è stata il numero 3, con una valutazione Jrank (specifica della superficie del torneo) di circa 4700, che al momento varrebbe il quarto posto della classifica mondiale. Un giocatore con una valutazione di 4700 avrebbe l’85.7% di probabilità di battere Ramos, il 75.7% di battere Goffin e, rispettivamente, l’87.3%, il 68.4% e l’88.7% di eliminare Diego Schwartzman, Zverev e Kyle Edmund. Moltiplicando le percentuali, si ottiene che, in media, un vincitore di Master avrebbe il 34.3% di probabilità di alzare il trofeo, a parità di competizione.

Utilizzo un ipotetico vincitore medio di Master in modo da rapportare il livello di competizione a una costante. Non importa se il Nadal del 2017, o il Nadal al suo massimo o un qualsiasi altro giocatore abbia affrontato quel mix di avversari. Se Djokovic avesse giocato con gli stessi cinque giocatori, vorremmo che venissero fuori gli stessi numeri.

La tabella riepiloga i dieci percorsi più facili per la vittoria di un Master dal 2002, come misurati da questo algoritmo:

* in sospeso; molto probabile

La “facilità di percorso” media è del 15.6% e, come mostrato dalla tabella successiva, per alcuni giocatori è stato molto più complicato. Nello Shanghai Masters 2016, per Murray è stato invece molto facile, con il suo tabellone simile a quello di Nadal di questa settimana, con Goffin e poi uno spagnolo dal doppio cognome in finale, nel suo caso Roberto Bautista Agut.

Ecco i dieci percorsi più difficili:

Chi si ricorda la fine della stagione 2007 di David Nalbandian non si stupirà di vederlo in cima a questo elenco. Al Madrid Masters, batté Nadal, Djokovic e Roger Federer nei quarti, semifinale e finale e al Masters di Parigi Bercy, eliminò ancora Federer e Nadal, oltre ad altri tre giocatori dei primi 16. Rendendo il suo percorso se possibile più difficile, non beneficiò nemmeno di un bye al primo turno in nessuno dei due tornei.

Considerando che il torneo di Monte Carlo è l’unico dei Masters a non prevedere la partecipazione obbligatoria, mi sarei aspettato che, nel corso degli anni, desse prova di avere la competizione più debole. Così non è stato in realtà. All’inizio dell’edizione 2017, tra i nove Masters 1000 attualmente in programma, Monte Carlo è solo al quartultimo posto dei più facili. Indian Wells – che richiede almeno sei vittorie per il titolo a differenza della maggior parte degli altri per i quali ne servono almeno cinque – è stato il più difficile, mentre Miami, sempre con almeno sei vittorie, è in centro classifica:

* fino al 2016; ** sintetico indoor e terra battuta considerati

Da ultimo, la presenza di Nadal, Djokovic e Murray nell’elenco dei percorsi più facili solleva un’altra domanda. Che differenze ci sono state nella competizione affrontata dai Fantastici Quattro ai tornei Master?

* Monte Carlo 2017 non compreso

Federer ha avuto il percorso più difficile, seguito da Djokovic, Nadal e poi Murray. Con la vittoria di Nadal in finale a Monte Carlo, la sua percentuale salirebbe a 17.3%.

Vincere un torneo dieci volte, come Nadal sta per fare a Monte Carlo, presuppone una solidità che esula dalla fortuna del tabellone. Il percorso di Nadal all’edizione 2016 è stato il più difficile tra tutti quelli della vittoria del torneo, con una facilità di percorso del 9.1%, quasi difficile a sufficienza per entrare nei primi dieci dell’elenco precedente. Anche la sua vittoria del 2008 non è stata una passeggiata, un tipico vincitore di Masters avrebbe solo una possibilità del 10% di uscire vittorioso da quel tabellone.

Quest’anno, la fortuna di Nadal ha decisamente preso un’altra direzione. E nessuno si è stupito se il più forte giocatore sulla terra battuta della storia ne ha approfittato senza alcuna esitazione.

Rafael Nadal’s Wide-Open Monte Carlo Draw

La fiera tradizione nordamericana di saltare Monte Carlo

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 20 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Tra i tornei Masters 1000 dell’ATP, quello di Monte Carlo si distingue perché non prevede la partecipazione obbligatoria. La posta in palio è alta e molti giocatori tra i più forti si presentano comunque, ma alcuni decidono di non andare. Tra questi, nessun gruppo ha saltato il torneo con maggiore costanza dei giocatori americani.

Sei giocatori degli Stati Uniti avevano la garanzia di un accesso diretto al tabellone principale dell’edizione 2017 del Monte Carlo Masters, in cui la vittoria di una singola partita equivaleva a 45 punti validi per la classifica e poco più di 28 mila euro in premi partita. Cinque di questi giocatori – tra cui John Isner, che ha raggiunto il terzo turno del torneo due anni fa e vinto un paio di partite di Coppa Davis nello stesso stadio – non si sono iscritti per giocare invece il torneo di Houston, un ATP 250, della settimana precedente. Solo Ryan Harrison è volato in Europa per perdere però al primo turno, come tra l’altro avevamo ampiamente predetto con Carl Bialik nel nostro podcast.

La scelta di partecipare a un torneo casalingo di categoria inferiore non è saggia, e non è nemmeno nuova. Dal 2006, solo sette giocatori americani hanno preso parte al tabellone principale di Monte Carlo: Isner due volte, Harrison, Sam Querrey, Donald Young, Steve Johnson e Denis Kudla, che, nel 2015, era passato attraverso le qualificazioni. Dal 2006 al 2016, in sette delle undici edizioni del torneo gli americani sono stati assenti. Durante lo stesso periodo, il tabellone di Houston ha avuto 35 americani classificati tra i primi 60, tutti giocatori che probabilmente avrebbero avuto un accesso diretto a Monte Carlo.

Per giocatori come Isner o Jack Sock, la programmazione per il mese di aprile può includere entrambi i tornei. Quattro dei sette americani che sono andati a Monte Carlo hanno giocato anche Houston, tra cui Querrey nel 2008, anno in cui ha perso al primo turno in Texas ma è arrivato nei quarti di finale a Monte Carlo.

La maggior parte dei giocatori americani, compresi praticamente tutti quelli che ho citato finora, preferirebbe giocare sul cemento piuttosto che sulla terra (la superficie di Houston favorisce un tennis più aggressivo e di servizio e punto rispetto alla terra di Monte Carlo, che invece è tra le più lente di tutto il circuito). Tuttavia, come dimostrato anche da Isner e Querrey, un gioco monodimensionale basato sulla potenza può essere efficace anche su una superficie lenta, anche se non sembra non avere nulla della strategia di un classico specialista della terra.

In particolare, Isner ha ottenuto sulla terra molti punti per la classifica. Anche se preferirebbe giocare molti più tornei negli Stati Uniti, per due volte è arrivato negli ottavi al Roland Garros e ha portato niente meno che Rafael Nadal al set decisivo sia a Parigi che a Monte Carlo. Anche Sock è una minaccia sulla terra, avendo già vinto il 66% delle partite giocate nel circuito maggiore. Molte di queste sono arrivate dal torneo di Houston ma, come Isner, ha vinto un set contro Nadal in Europa sulla superficie in cui è assoluto dominatore.

Anche di fronte a poche speranze per i giocatori di vertice americani di arrivare alle fasi finali di Monte Carlo, ci si chiede che benefici potrebbero trarre da più partite giocate sulla terra per il proseguo della stagione su questa superficie. La maggior parte si presenterebbero anche al Madrid Masters e agli Internazionali di Roma, e tutti giocherebbero il Roland Garros. In qualche modo è un interrogativo che assomiglia al famigerato dilemma dell’uovo e della gallina: gli americani evitano la terra perché non ci giocano bene o non giocano bene sulla terra perché la evitano? Giocare contro i giocatori più forti sulla superficie più tradizionale in Europa certamente non guasterebbe.

Il rapporto rischio-opportunità tra giocare un Master 1000 in un contesto estraneo come Monte Carlo guadagnando molti punti e premi partita o un 250 familiare come Houston meno ricco di entrambi è favorevole al primo, come gli esempi vincenti di Querrey e Isner dimostrano. E ho il sospetto che la ricompensa sia maggiore dell’immediatezza di premi partita più ricchi: se un giocatore come Sock investisse più energie a raffinare il suo tennis sulla terra in questa fase della carriera, potrebbe diventare in qualche anno una seria minaccia sui tornei più veloci (come il Madrid Masters ad esempio). Forse per giocatori come Querrey è troppo tardi, ma la prossima generazione di americani farebbe bene a dissociarsi dalla tradizione e tentare con più convinzione di raggiungere l’eccellenza sulla terra.

The Proud Tradition of Americans Skipping Monte Carlo

Quanto è agevole il ritorno di Sharapova al vertice?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 14 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Il ritorno di Maria Sharapova al tennis professionistico – fra meno di due settimane – sta alimentando un acceso dibattito. Pur avendo generato controversie, l’accesso diretto attraverso le wild card ricevute da tre tornei della categoria Premier, tra cui l’ormai imminente Stoccarda Grand Prix, consentirà a Sharapova, dopo 15 mesi di squalifica, l’opportunità unica di evitare i vincoli imposti alle giocatrici non classificate al momento dell’iscrizione a un torneo. La sua prima partita è prevista per il 26 aprile nel primo turno di Stoccarda, dove ha la possibilità, vincendo il torneo, di guadagnare 470 punti per la classifica ufficiale.

Molte giocatrici hanno sollevato dubbi sulle wild card concesse a una giocatrice di rientro da una lunga squalifica per doping. Prescindendo da valutazioni di correttezza, le wild card assegnate a Sharapova implicitamente ipotizzano che sarà in grado di competere ad alto livello dopo un’interruzione che equivale all’8% della durata della sua carriera da professionista. Si può dire che sia un’ipotesi ragionevole?

Il livello di gioco atteso di Sharapova

Sebbene venga spesso utilizzata per determinare la competitività di un determinato momento, la classifica ufficiale penalizza quelle giocatrici che non giocano partite professionistiche per un periodo di 52 settimane. Questo la rende di limitato aiuto nel giudicare la forma delle giocatrici che recuperano da un’assenza dovuta a infortunio, sospensione o altre circostanze. Dopo più di un anno lontano dal tennis, Sharapova non ha attualmente una classifica.

Le valutazioni Elo – che derivano da un metodo per valutare il livello competitivo alternativo alla classifica ufficiale – variano in presenza di partite giocate, mentre rimangono stabili in caso di inattività. Perciò, la valutazione Elo attuale di una giocatrice riflette la forma posseduto in occasione dell’ultima partita giocata. In molte situazioni, questa valutazione può rappresentare una valida indicazione della competitività futura di una giocatrice se il tempo intercorso dall’ultima partita è stato ragionevolmente breve e la condizione fisica non ha subito grandi variazioni.

Al termine della sconfitta subita da Sharapova contro Serena Williams nei quarti di finale degli Australian Open 2016, l’ultima partita di Sharapova prima della sospensione, la sua valutazione Elo era di 2932 punti (basata sulla metodologia adottata dal Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis).

Se Sharapova fosse in grado mostrare lo stesso livello di competitività espresso all’inizio del 2016, come si posizionerebbe rispetto alle 20 giocatrici più competitive nel 2017 in termini di vittorie attese? Riferendosi alle valutazioni Elo delle migliori giocatrici dopo i primi mesi della stagione 2017, ci si aspetterebbe che Sharapova mantenga un ampio margine sulla maggior parte delle giocatrici. Tranne le migliori 7, quindi a partire da Madison Keys a scendere, la probabilità di vittoria attesa sarebbe per Sharapova superiore al 75%. Tra le prime 7, la sua probabilità supera il 65% tranne contro Johanna Konta e Serena Williams, come mostrato nell’immagine 1 (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sulle barre, n.d.t.). E Serena Williams è l’unica giocatrice con una valutazione Elo al momento più alta quindi, di conseguenza, la sola avversaria contro la quale Sharapova ha meno del 50% di probabilità di vittoria attesa.

IMMAGINE 1 – Probabilità di vittoria attesa attuale per Maria Sharapova contro le 20 giocatrici più competitive

Sulla carta, le probabilità associate alle valutazioni Elo sono per Sharapova molto positive. Se si aggiunge l’incertezza della programmazione su terra di Serena Williams (e la sua appena annunciata gravidanza, n.d.t.), sembra che la strada per tornare al vertice sia in discesa.

Si tratta però di una previsione che si basa su una sola ipotesi di fondo (e potenzialmente non accurata), cioè che Sharapova sia in grado di riprendere da dove ha interrotto. Ci sono diverse ragioni che possono indurre a scetticismo in merito. In primo luogo, è lecito chiedersi se il gioco sul circuito, durante l’assenza di Sharapova, sia qualitativamente migliorato. Nel qual caso, anche se ci si attende che sia comunque la favorita, allo stesso tempo è possibile che più partite abbiano un punteggio equilibrato tale da far diminuire, nel lungo periodo, il suo vantaggio di pronostico.

Il livello qualitativo del circuito

Per determinare il livello qualitativo del circuito, possiamo mettere a confronto l’intervallo delle valutazioni Elo per le prime 100 giocatrici all’inizio della sospensione di Sharapova nel 2016 rispetto a quello odierno. Un periodo di gioco molto competitivo è caratterizzato da una differenza ridotta tra le valutazioni Elo delle prime 100, perché vorrebbe dire pochi punti di distanza tra la numero 1 e la numero 100. L’immagine 2 mostra come durante la squalifica di Sharapova il livello di gioco sia aumentato, anche se di poco, riducendo la distanza complessivamente di 30 punti Elo. Lo stesso vale per le prime 30, anche se la differenza è leggermente più ampia con 40 punti Elo in meno a separare oggi la giocatrice migliore dalla migliore 30esima, rispetto al 2016.

IMMAGINE 2 – Livello qualitativo delle prime 100 giocatrici

Se si può dire che il livello qualitativo del circuito non sia cambiato al punto da attendersi una sostanziale incidenza sul rientro di Sharapova, le potrebbe però capitare di dover affrontare un mix di avversarie al vertice molto diverso rispetto alla sua ultima partita da professionista.

Un nuovo gruppo di avversarie?

Se analizziamo il percorso evolutivo delle attuali prime 50, troviamo che la maggior parte ha scalato posizioni nelle valutazioni Elo rispetto all’inizio del 2016. Complessivamente, il 62% delle attuali prime 50 ha una valutazione Elo migliore oggi rispetto all’inizio del 2016, con un incremento mediano di 26 posizioni. Il 30% non era tra le prime 50 all’inizio del 2016.

IMMAGINE 3 – Percorso evolutivo nelle posizioni Elo per le attuali prime 50

In realtà, al momento della squalifica di Sharapova tre giocatrici tra le attuali prime 10 erano classificate al 20esimo posto o più indietro: Johanna Konta, Svetlana Kuznetsova e Elina Svitolina.
Il nuovo gruppo di vertice, quello con cui probabilmente Sharapova dovrà confrontarsi nelle fasi finali – che assegnano il maggior numero di punti classifica – è composto da giocatrici contro le quali ha meno esperienza e che potrebbero costringerla a partite più dure rispetto a quanto la loro valutazione Elo suggerisca. E’ per questo che, in riferimento alle probabilità di Sharapova per un rapido ritorno al vertice, il mix delle avversarie non può essere ignorato.

La solidità delle valutazioni Elo nel tempo

Cambiamenti nel livello qualitativo e nel mix delle avversarie possono influire sull’accuratezza delle valutazioni Elo successive alla squalifica. Esiste però un’evidenza più diretta del fatto che le valutazioni Elo che seguono un’interruzione siano davvero peggiori di quelle che precedono l’interruzione stessa? Per dare risposta, si può analizzare la correlazione tra le valutazioni Elo pr giocatrici simili all’inizio e alla fine di un periodo di 15 mesi, la lunghezza della squalifica di Sharapova. Si potrebbe obiettare che nessuna giocatrice abbia mai avuto caratteristiche come quelle di Sharapova ma, in questa sede, l’interesse primario è su parametri quali bravura ed età, cioè due fattori che ci si attende determinino conseguenze importanti sulla solidità di una giocatrice nel lungo periodo.

Nel tennis femminile, le prime 10 giocatrici hanno storicamente avuto valutazioni Elo a partire da 2200 punti. Cerchiamo quindi giocatrici con una valutazione così alta in una fascia di età compresa tra 27 e 29 anni. Dal 1990, ce ne sono state 22, tra cui Sharapova. Possiamo verificare la solidità delle valutazioni Elo per questo gruppo di giocatrici in questa fase della loro carriera su un periodo di 15 mesi controllando la variazione nelle valutazioni Elo all’inizio e alla fine del periodo considerato. Il grafico dell’immagine 4 mostra una forte conservazione (pari a una correlazione dello 0.9) delle valutazioni. La variazione mediana è stata di 10 punti Elo, un valore ininfluente per giocatrici di questo calibro.

IMMAGINE 4 – Stabilità delle valutazioni Elo tra le giocatrici di vertice

Una delle poche a non beneficiare delle solidità delle valutazioni Elo tipica delle giocatrici di vertice è stata Amelie Mauresmo che, a una stagione 2006 eccellente all’età di 27 anni con vittorie agli Australian Open e US Open, ha fatto seguire una stagione 2007 deludente, nella quale ha faticato ad arrivare alla seconda settimana degli Slam. Mauresmo rimane quindi un’eccezione alle dinamiche classiche delle valutazioni Elo per le giocatrici di vertice, principalmente a causa di numerosi infortuni.

Si osserva dunque una tendenza generale in cui le giocatrici di vertice alla soglia dei trent’anni riescono, di solito, a mantenere la loro valutazione Elo su un periodo lungo anche un anno e mezzo. Tuttavia, per mantenere un livello di competitività di quel tipo, può essere necessario dover giocare regolarmente ad alti livelli, e questo diventa un importante punto interrogativo sul ruolo dell’abitudine alla partita giocata per stabilire l’accuratezza nel lungo periodo della valutazione Elo di una giocatrice.

Dinamiche Elo successive a una squalifica

Tra le giocatrici che hanno subito una squalifica, ci sono stati esempi che possono fornire dettagli per comprendere l’effetto diretto di una squalifica sul livello di gioco? Nove giocatrici sono state squalificate per una violazione conclamata delle regole antidoping. Solo tre squalifiche hanno avuto durata uguale o superiore a un anno e solo in un caso la giocatrice era dello stesso calibro di Sharapova. Si parla di Martina Hingis, che è stata squalificata verso la fine del 2007 e che si è poi ritirata dai tornei di singolare.

La dinamica delle valutazioni Elo precedenti e successive alla squalifica per quelle giocatrici che sono ritornate sul circuito evidenzia che la maggior parte è riuscita a mantenere o incrementare il punteggio Elo nei 12 mesi successivi al rientro. Questo è valido anche per le giocatrici tornate a seguito delle squalifiche più lunghe, cioè Laura Pous Tio e Sesil Karatantcheva, che sono state sospese per più di un anno.

IMMAGINE 5 – Dinamiche Elo a seguito di squalifica per doping

Da un certo punto di vista, il rientro dalla squalifica di Barbora Strycova è tra i più interessanti ai fini della valutazione del rientro di Sharapova, perché mette evidenza alcuni degli elementi di maggiore contrasto tra l’esperienza che probabilmente dovrà affrontare Sharapova e quella di giocatrici meno famose. Come Sharapova, anche Strycova è rientrata al torneo di Stoccarda e, pur dopo una squalifica di 6 mesi, non ha ricevuto una wild card, dovendo guadagnarsi l’accesso al tabellone principale attraverso le qualificazioni. Lo stesso ha dovuto fare al primo Slam dal suo rientro, il Roland Garros 2013: affrontare le qualificazioni ha reso la prospettiva di arrivare alla seconda settimana di competizioni evanescente. Non è un caso quindi che diverse giocatrici non si sentano rispettate dalla decisione dei tornei maggiori di concedere a Sharapova accesso diretto al tabellone principale.

Nel loro insieme, queste analisi non forniscono sufficienti elementi per dubitare del livello competitivo di Sharapova al suo rientro a Stoccarda fra pochi giorni e della capacità dell’attuale valutazione Elo di essere un indicatore piuttosto preciso della sua bravura. Naturalmente, Sharapova sarà oggetto di scrutinio ben più di qualsiasi altra giocatrice di rientro da una squalifica, elemento che potrebbe controbilanciare l’agio conferito dalle wild card. Come si comporterà e quale sarà la sua motivazione sono due dei quesiti più complicati su cui avere rispondere con i numeri. Le sue più recenti affermazioni alla conferenza di ANA Inspiring Women in Sports sono una combinazione – che lascia un po’ perplessi – di determinazione a tornare al vertice e di convinzione che la vita può essere interessante anche senza il tennis.

In passato, Sharapova si è distinta come una delle giocatrici più pazientemente tenaci e con un approccio razionale al proprio gioco. La si può facilmente immaginare in una carriera come capo d’impresa una volta ritiratasi dal tennis e sembra che sia quella la direzione che voglia intraprendere vista la frequentazione della scuola di business di Harvard e la collaborazione con la Nike. Gran parte del tempo trascorso lontano dal tennis ha avuto le sembianze di come una vita dopo il tennis potrebbe essere: se quelle esperienze aiuteranno o saranno da freno alla motivazione di Sharapova una volta di nuovo sui campi, è tutto da scoprire.

How Easily Can Sharapova Return to the Top of the Game?

Quale torneo sulla terra ha il miglior campo di partecipazione?

di Chapel Heel // FirstBallIn

Pubblicato il 5 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Questo articolo analizza il livello di bravura dei giocatori che partecipano a un determinato torneo sulla terra, e che ne definiscono la qualità a prescindere da fattori immateriali come la tradizione, la posizione, la bellezza del trofeo consegnato al vincitore o, per contro, la discutibilità stilistica del completo dei raccattapalle (le ultime tre voci meriterebbero ciascuna approfondimenti specifici). E’ diverso quindi dal chiedersi quale sia il miglior torneo sulla terra. Inoltre, l’analisi non esamina, a ritroso, la competitività espressa nelle partite effettivamente giocate. Anche questo può essere oggetto di altro studio.

Probabilmente, il modo più semplice per misurare la qualità di un torneo si basa sulla classifica ufficiale dei giocatori che vi partecipano. Lasciando da parte le considerazioni sui meriti della classifica ATP, prima di spiegare i motivi per i quali questo sistema non è efficace, mi interessa mostrarne i risultati. Per ogni torneo sulla terra disputato nel 2016, ho considerato una media semplice della classifica giocatori così da stabilire la validità dei primi turni (includendo anche quella delle teste di serie che hanno beneficiato del bye). Come mostrato dalla tabella, alcuni giocatori di livello rientranti da infortuni non sono stati considerati perché la loro alta classifica sarebbe risultata poco realistica rispetto al concreto livello di gioco (e questo è uno dei problemi nell’uso della classifica in questo tipo di analisi). Tuttavia, questo non ha eliminato del tutto le disparità, per esempio nel caso di giocatori di bassa classifica che si sono qualificati per il tabellone principale.    

Si fa notare il quinto posto del Roland Garros, lontano dai primi quattro tornei. Il fatto che i giocatori al via di uno Slam siano 128 rende la media della classifica di questi tornei considerevolmente più alta.

Prima di passare ai risultati ottenuti utilizzando il sistema Elo, la tabella mostra il numero di giocatori tra i primi 20 ad aver partecipato ai tornei sulla terra disputati nel 2016.

In questo caso il Roland Garros occupa il posto che merita, ma è interessante come il torneo di Buenos Aires, un ATP 250, venga prima di Barcellona, Rio de Janeiro e Amburgo, tre tornei ATP 500, quindi appartenenti a una categoria superiore.

Invece della classifica ufficiale, nelle tabelle successive utilizzerò il sistema Elo – secondo il mio metodo di calcolo – anche se per lo scopo di quest’analisi non ho considerato una valutazione Elo specifica per superficie come faccio di solito.

Le colonne della tabella mostrano rispettivamente:

  • la media delle valutazioni Elo del primo turno di ciascun torneo sulla terra nel 2016 (includendo anche quelle delle teste di serie che hanno beneficiato del bye)
  • la media ponderata delle valutazioni Elo, basate sulle partite effettivamente giocate nel torneo considerato
  • l’apporto finanziario complessivo stanziato da ciascun torneo.

I tornei del 2016 sono in ordine decrescente per valutazione Elo del campo partecipanti del primo turno ma, con l’eccezione del torneo di Estoril, non ci sarebbero differenze significative se fossero ordinati per media ponderata di tutte le partite giocate. In fondo all’elenco ho incluso anche i quattro tornei giocati a oggi nel 2017, che sono invece in ordine cronologico. 

Ancora una volta, la valutazione del Roland Garros sconta l’alto numero di giocatori che figurano nel tabellone principale. Tornerò su questo aspetto più avanti.

L’elemento più sorprendente (almeno per me) è l’ottimo piazzamento dei tornei di Ginevra e Nizza, due ATP 250. Il torneo di Nizza si giocherà a Lione nel 2017, e sono convinto che troverà lo stesso riscontro dell’anno passato. I giocatori francesi partecipano alla maggior parte dei tornei nel proprio paese e fanno parte di un movimento così pieno di talento che due tornei organizzati nella stessa settimana mantengono comunque un livello qualitativamente valido. Giova certamente la posizione in calendario, all’interno della campagna sulla terra rossa in preparazione al Roland Garros.   

Se vi steste interrogando sulla bontà della correlazione tra le valutazioni Elo del primo turno e l’apporto finanziario complessivo, sappiate che è solo dello 0.51, principalmente a causa dell’effetto generato dal Roland Garros. Usando la media ponderata delle valutazioni Elo per le partite giocate, salirebbe di poco, a 0.57 (per calcolare le correlazioni, ho convertito euro in dollari).

Però, l’entusiasmo degli appassionati per un torneo non casalingo non viene catturato dalla bravura media dei giocatori che vi partecipano. Quando qualcuno chiede “chi gioca a Gstaad?” probabilmente non si sta riferendo a Thiago Monteiro. Sono le teste di serie a fare da richiamo, oltre al fatto che è piuttosto raro per un giocatore fuori dalle teste di serie avere una probabilità concreta di vittoria all’inizio del torneo.

La tabella che segue è simile alla precedente, con la differenza che considera solo le prime 8 teste di serie del torneo, ordinate per valutazione Elo al primo turno. Questo dovrebbe compensare in parte il problema della diluizione della media al Roland Garros e offrire un’immagine più accurata della percezione che gli appassionati hanno di un torneo con un buon livello di qualità. Non sono state incluse le teste di serie che non hanno disputato il primo turno né i lucky loser che le hanno sostituite.    

Si otterrebbero risultati simili anche con la classifica ufficiale, anche se il torneo di Kitzbuhel scalerebbe all’ultima posizione. Tra tutte le teste di serie di tutti i tornei ATP e Slam del 2016 (compresi quindi anche i tornei sul cemento e sull’erba), quattro delle otto peggiori teste di serie sono state la numero 5 (78esima posizione della classifica ufficiale), la 6 (81esima), la 7 (82esima) e la 8 (86esima) del torneo di Kitzbuhel 2016.

In questo caso, la correlazione con l’apporto finanziario è di 0.74 (in dollari), sia rispetto alle teste di serie al primo turno, sia per la media ponderata delle partite che sono state giocate. 

Sulla base di questi parametri, i tornei Masters reggono il confronto con il Roland Garros e, una volta ristretta l’analisi alle prime 8 teste di serie, due dei tornei ATP 500 riflettono l’importanza associata alla loro categoria. Anche il torneo di Buenos Aires e i tornei ATP 250 francesi hanno un buon posizionamento.   

Il torneo ATP 500 di Amburgo invece non ottiene un adeguato ritorno dal suo investimento. Pur con un apporto finanziario tre volte superiore a un tipico ATP 250, si trova a metà classifica, probabilmente perché occupa un posto davvero scomodo nel calendario, cioè quella fase di passaggio su terra tra Wimbledon e gli US Open. In quella data, non è un torneo che merita la categoria 500, quindi dovrebbe essere declassato e sostituito da un altro torneo (magari Buenos Aires) o spostato in modo da avere giocatori di talento in linea con le attese.

Un’ultima osservazione: nel confronto anno su anno, quasi tutti i numeri dei quattro tornei su terra del 2017 sono inferiori, e potrebbe essere una coincidenza, mentre tutti gli apporti finanziari sono aumentati, principalmente per effetto dell’inflazione.

Si tratta di un’analisi basata solamente sui dati di un anno, che potrebbe subire quindi variazioni allargando il periodo di riferimento. Invece di includere gli anni precedenti, inserirò i dati del 2017 quando saranno disponibili in modo da avere, nel 2018, un aggregato di due anni (considerando il torneo di Lione rispetto a Nizza e Budapest rispetto a Bucarest). 

Mi chiedo inoltre se l’apporto finanziario complessivo possa essere uno strumento per raggiungere il livello di qualità di partecipanti desiderato. Pur non avendone conoscenza da dietro le quinte, immagino che la designazione di un torneo come categoria Slam, Masters, ATP 500 o 250 non dipenda esclusivamente dalla componente economica. Ad esempio, se il torneo di Umago riuscisse a raccogliere 1.5 milioni di dollari, non necessariamente riceverebbe dall’ATP la categoria 500, perché il numero di tornei 500 è comunque contingentato. Inoltre ho il timore che, se anche Umago fosse disposto a rimanere nella categoria 250 pur con un apporto finanziario complessivo di 1.5 milioni di dollari, l’ATP non lo consentirebbe. Se anche fosse concesso, Umago sarebbe in grado di attrarre più talento anche a fronte di un montepremi più alto, ma con gli stessi punti validi per la classifica? Il mio sospetto è che non ci riuscirebbe, perché i giocatori con il livello di talento che farebbe aumentare la media delle valutazioni Elo dei partecipanti probabilmente sono più interessati ai punti classifica che ai premi partita. Un montepremi più alto attirerebbe giocatori davvero bravi in numero certamente superiore, ma non tra quelli più forti.

Come ho detto in apertura, ci sono altri modi tangibili per misurare la competitività di un torneo senza prendere in considerazione un parametro direttamente legato al campo partecipanti, come appunto la bravura dei giocatori. Ad esempio, che livello di competitività hanno espresso le partite effettivamente giocate durante il torneo? Per rispondere si potrebbero utilizzare le previsioni di risultato atteso per ogni torneo (o ogni partita). O si potrebbe analizzare la vicinanza di punteggio delle partite di ciascun torneo, in media. O ancora, usare una specie di media per torneo dell’indice emozionale creato da TennisAbstract. 

Which Men’s Clay Tournament Has the Best Field?

Undici buoni motivi per contribuire al Match Charting Project

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato l’8 dicembre 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

Negli ultimi due anni e mezzo, più di 70 devoti appassionati di tennis hanno mappato quasi 3040 partite per il Match Charting Project (i dati sono aggiornati al momento della traduzione, n.d.t.). I risultati sono impressionanti, informazioni dettagliate punto per punto dalla direzione del servizio alla profondità alla risposta e ancora alle tattiche di scambio per centinaia di giocatori, tra quelli in attività e quelli che si sono ritirati. 

Abbiamo appena iniziato. Finora, il progetto è stato tenuto in piedi da un ridotto numero di collaboratori. Cinque di noi hanno mappato almeno 90 partite ciascuno. Per l’espansione del progetto e la mappatura di altre partite, c’è bisogno di nuovi collaboratori.

Spero che chiunque legga decida di collaborare. Se siete già convinti, ho preparato una guida rapida. Altrimenti, ci sono diverse ragioni per cui il contributo di ognuno è importante:

  1. Migliorare la conoscenza del tennis. Coloro che iniziano a mappare per la prima volta sono stupiti dalla quantità di dati di cui si accorgono guardando la partita. Quando si è costretti a prestare attenzione a ogni colpo di tutti i punti, si notano aspetti che altrimenti verrebbero ignorati.
  2. Guardare con più concentrazione. Spesso, molti spettatori guardano un evento sportivo come sottofondo di altre attività in cui sono contestualmente impegnati, per poi sintonizzarsi con piena attenzione quando ci sono dei replay o nei momenti importanti. Esiste moltissimo tennis giocato che non rientra in queste categorie e, mappando una partita, lo si gusterà tutto a fondo.
  3. Scoprire nuovi giocatori. Se siete curiosi di un talento emergente o volete sapere di più di un giocatore che ha appena sconfitto il vostro idolo, mappare un paio di partite è un modo proficuo per acquisire informazioni.
  4. Scoprire nuovi aspetti dei vostri giocatori preferiti. Con il livello di attenzione necessario per codificare ogni colpo di una partita, noterete probabilmente nuovi aspetti di qualsiasi giocatore, anche se lo avete visto giocare per anni.
  5. Migliorare il proprio gioco. Anche se ritenete che il vostro tennis non necessiti di una rivoluzione tattica, prestando più attenzione ai punti giocati dai professionisti vi accorgerete di strategie che possono migliorare le vostre prestazioni, anche se naturalmente non siete in grado di eseguirle con lo stesso livello di precisione.
  6. Creare le proprie opinioni. Quando osservate ogni colpo, avete la tendenza a notare dinamiche che altrimenti potreste non vedere. Se siete stanchi delle trite e ritrite affermazioni che popolano le telecronache delle partite (l’esperienza batte la gioventù, l’approccio aggressivo trionfa su quello cauto, etc), avrete finalmente i dati a disposizione per capire voi stessi cosa stia veramente accadendo.
  7. Contribuire al movimento dell’analisi statistica. Di fronte alla mediocrità dei dati statistici sul tennis, perché non contribuire in prima persona? Una o più partite mappate aumenta in maniera significativa la conoscenza –  pubblicamente disponibile – della tipologia di gioco di molti giocatori. E in aggregato, maggiore il numero delle partite, migliore l’uso che si può fare dei dati per acquisire ulteriore consapevolezza sul tennis.
  8. Guadagnare in moralità tennistica. E’ abitudine comune lamentarsi, attraverso Twitter o altri social, dello stato in cui versano i dati statistici sul tennis. Non nutro molta comprensione per coloro che non fanno nulla al riguardo. La prossima volta che si vogliono sfogare i propri pensieri su determinate organizzazioni tennistiche e i loro sforzi di raccolta di statistiche, non ci si sentirebbe certamente meglio a sapere di essere parte del problema?
  9. Imparare a estrarre maggior contenuto dai dati. Se volete utilizzare i dati del Match Charting Project per le vostre ricerche, il modo migliore per capire il contenuto del database (così come i suoi limiti) è quello di mappare delle partite.
  10. Riconoscere dinamiche oggetto di possibili approfondimenti. Se siete alla ricerca di argomenti per le vostre ricerche, mappate un paio di partite, cercate le dinamiche che portano con se, prendete nota, e se non avete almeno dieci possibili ambiti di indagine, significa che non vi state impegnando a sufficienza.
  11. E’ divertente. Ammetto, all’inizio è macchinoso. Superata la prima partita, troverete che mappare rende ancora più divertente guardare il tennis.

Nel 2015, abbiamo aggiunto più di 1000 nuove partite al database.Nel 2016, ne abbiamo aggiunte 1145, un record, con più di 174.000 punti e quasi 700.000 colpi. Per favore date il vostro contributo!

11 Reasons to Contribute to the Match Charting Project

3000 partite!

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 3 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Qualche giorno fa, il Match Charting Project ha raggiunto un traguardo considerevole: 3000 partite!

Sono passati due anni e mezzo da quando abbiamo iniziato a raccogliere dati punto per punto delle partite di tennis professionistico e, così facendo, costruito un database pubblico unico nel suo genere. Abbiamo infatti dati specifici per almeno una partita di quasi tutti i giocatori tra i primi 200 del mondo nel circuito maschile e femminile, e molti più dati per i giocatori di vertice. Complessivamente, sono codificati 450.000 punti e oltre 1.7 milioni di colpi. 

Questa mole enorme di dati offre spunti di ricerca e analisi virtualmente infiniti, e si è appena scalfita la superficie del potenziale a disposizione. Il mio articolo sui miglioramenti di Federer con il rovescio è solo uno degli approfondimenti resi possibili dal Match Charting Project.

Nel 2016, uno degli aspetti più interessanti del progetto è stata l’aggiunta quasi integrale delle finali Slam maschili e femminili dal 1980 a oggi. Nel 2017, c’è un’altra sfida: raccogliere dati per tutti gli scontri diretti dei Fantastici Quattro. Abbiamo già completato le 37 partite tra Roger Federer e Rafael Nadal (compresa l’ultima finale al Miami Open Masters) e siamo quasi al 75% delle 216 partite complessivamente giocate tra di loro.

Inoltre, stiamo aggiungendo una grande varietà di partite a volte appena dopo che si sono concluse, tra cui ad esempio venti dell’Indian Wells Masters 2017 e di Miami, o di un qualsiasi torneo ITF o Challenger. Per quanto i giocatori più famosi generino inevitabilmente più interesse, abbiamo comunque fatto in modo di raccogliere dati su diverse partite di praticamente tutti i giocatori di un certo rilievo su entrambi i circuiti. 

Se siete interessati alle statistiche di tennis, spero abbiate voglia di contribuire al progetto, anche una singola partita è un’aggiunta utile. Sono dati che non si raccolgono magicamente da soli e, come la gran parte degli sforzi su base volontaria, un ristretto gruppo di collaboratori fa il grosso del lavoro.

In questo articolo trovate le istruzioni per incominciare.

Alle prossime 3000 partite!

3,000 Matches!

Guida rapida al Match Charting Project

di Jeff Sackmann // TennisAbstract

Pubblicato il 23 settembre 2015 – Traduzione di Edoardo Salvati

Se avete sentito parlare del Match Charting Project, visto le incredibili statistiche che mette a disposizione e deciso che è arrivato il momento di dare una mano, questo è il modo più semplice per iniziare.

Scegliete una partita
Verificate la lista delle partite mappate (per data o per giocatore) e il documento Google delle partite in corso di mappatura. Una volta scelta la partita, aggiungetela –  insieme al vostro nome – al documento Google, così da non duplicare il lavoro.

Cercate di scegliere una partita relativamente breve e, a meno che non stravediate per Rafael Nadal, consiglio di evitare i giocatori mancini almeno per le prime volte, perché è più complicato.

Ci sono diversi modi per recuperare il video integrale di una partita: su YouTube o su siti asiatici simili come Soku, Daum e Mgoon. Oppure se si è in possesso di un abbonamento a Sky, su cui si trova anche SupertennisTV (canale 224), o a TennisTV, il canale web ufficiale dell’ATP. C’è anche un archivio centinaia di partite Challenger. 

Scaricate il file del Match Charting Project
E’ disponibile in italiano e inglese, con le istruzioni nell’omonimo foglio del file. La mappatura di una partita riguarda molteplici aspetti, ma non vi lasciate sopraffare. I dettagli più importanti per chi inizia sono:

la direzione del servizio (4 = esterno, 5 = al corpo, 6 = al centro)

  • i codici più frequenti (f = dritto a rimbalzo in topspin, b = rovescio a rimbalzo in topspin, r = dritto tagliato, s = rovescio tagliato)
  • i codici per indicare come è terminato un punto (@ = errore non forzato, # = errore forzato, * = vincente)
  • i codici per indicare il tipo di errore (n = rete, w = largo, d = lungo, x = largo e lungo).

Ci sono istruzioni anche per parti facoltative della mappatura, come la direzione del colpo e la profondità della risposta. Per le prime partite, siete liberi di ignorarle, perché effettivamente rendono il processo più complicato.

Prendete dimestichezza
Non posso negarlo: l’inizio può essere frustrante. Ci sono molti codici da ricordare ma, fidatevi, poi diventa più semplice, specie se si inseriscono solo le informazioni di base. Molti punti assomigliano a una sequenza di questo tipo:

4ffbbf*

Cioè: servizio esterno (4), risposta di dritto in topspin (f), dritto (f), rovescio (b), rovescio (b), dritto vincente (f*). E’ tutto!

Diventa più complesso quando i giocatori si presentano a rete o usano colpi meno frequenti come le palle corte. Per le prime partite, vi capiterà di consultare le istruzioni più di una volta. Ecco un altro esempio:

6svlon@

Cioè: servizio al centro (6), risposta tagliata di rovescio (s), voleé di dritto (v), pallonetto di dritto (l), smash o colpo in allungo sopra la testa di dritto (o) in rete (n) per un errore non forzato (@).

Abbiate pazienza
Prenderete sicuramente la mano dopo una dozzina di colpi. Ci saranno molti momenti in cui tornare indietro per rivedere i colpi e guardare le istruzioni, ma diventerà considerevolmente più rapido nel tempo.

Non c’è altro.

Una volta terminata la mappatura di tutti i punti della partita, mandatemi il file e lo aggiungerò al database.

Dopo qualche partita
Naturalmente, più dati a disposizione maggiore la possibilità di analisi. Una volta acquisita familiarità, potete aggiungere più informazioni. Ripeto però, non abbiate fretta, meglio prendere la mano prima e sentirsi sicuri sulla codifica di base. 

Direzione del colpo
Per ogni colpo dopo il servizio, utilizzate i numeri 1, 2 o 3 per indicare la direzione. 1 = colpo in direzione del dritto di un destro (o del rovescio di un mancino), 2 = colpo in direzione centrale o 3 = colpo in direzione del rovescio di un destro (o del dritto di un mancino). Ad esempio:

5f2f3b3b1w#

Cioè: servizio al corpo (5), risposta di dritto centrale (f2), dritto sul lato del rovescio (di un giocatore destro) (f3), rovescio in diagonale (b3), rovescio lungolinea (b1) che è largo (w) per un errore forzato (#).

Quando siete pronti potete passare alla fase successiva.

Profondità della risposta
Solo per le risposte al servizio, utilizzate un numero aggiuntivo per la profondità. 9 = risposta molto profonda (della sezione di campo dalla linea di servizio alla linea di fondo, la metà più vicina alla linea di fondo), 8 = risposta di media profondità (l’altra metà, quella più vicina alla linea del servizio) e 7 = risposta corta (nel riquadro del servizio). Ad esempio:

6s17f1*

Cioè: servizio al centro (6), corta risposta tagliata di rovescio sul lato del dritto (di un giocatore destro) (s17), dritto diagonale (f1*).

Vale la pena ripeterlo, bisogna avere pazienza con la profondità della risposta, perché è il passaggio più complesso da inserire. In pochi secondi dovete prendere nota della direzione del servizio, del tipo di risposta, della direzione della risposta e della profondità della risposta. Richiede un po’ di pratica, ma vale la pena codificare anche la profondità alla risposta.

Da ultimo, se non ci sono problemi con i passaggi precedenti, si può inserire un’ulteriore informazione.

La posizione in campo
Ci sono alcuni simboli da utilizzare per codificare la posizione dei giocatori al momento in cui colpiscono determinati colpi. Nella maggior parte dei casi non servono, una voleé sarà quasi sempre colpita a rete, un rovescio sarà quasi sempre colpito da fondo. Utilizzate questi simboli solo per le eccezioni.

Il segno (+) serve per i colpi di avvicinamento a rete, tra cui anche i servizi in caso di servizio e voleé. Il trattino (-) indica che un colpo è colpito a rete. Non serve appunto usarlo per colpi naturalmente colpiti a rete come le voleé, le demi-voleé e gli smash. Lo stesso vale per il colpo che segue una palla corta. Il segno (=) indica che un colpo è stato colpito nei pressi della linea di fondo. Questa è la fattispecie meno frequente e solitamente usata per gli smash da fondo.

Un altro esempio:

4+s28v1f-3*

Cioè: servizio esterno immediatamente seguito da discesa a rete (4+), risposta tagliata di rovescio di media profondità centrale (s28), voleé sul lato del dritto (di un giocatore destro) (v1), dritto vincente colpito nei pressi della rete (f-3*).

Un ultimo, che è il massimo della difficoltà:

5r37b+3m2l1o=1r#

Cioè: servizio al corpo (5), corta risposta tagliata o in chip di dritto sul lato del rovescio (di un giocatore destro) (r37), rovescio in diagonale di attacco (b+3), pallonetto di rovescio centrale (m2), pallonetto di dritto sul lato del dritto (di un giocatore destro) (l1), smash o colpo in allungo sopra la testa in diagonale dalla linea di fondo (o=1), dritto tagliato o in chip che è un errore forzato (r#).

Buona mappatura! Per qualsiasi domanda scrivete a me o a settesei.it.

The Match Charting Project: Quick Start Guide

Il 2017 è il miglior inizio di stagione per Federer?

di Stephanie Kovalchik // OnTheT

Pubblicato il 6 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Al primo giro di boa della stagione 2017, Roger Federer può vantare il suo 18esimo Slam e 19 vittorie a fronte di una sola sconfitta. Una partenza così sbalorditiva porta naturalmente a chiedersi come l’inizio di stagione 2017 si posizioni rispetto agli altri avvii nella sua carriera e come regga il confronto con i migliori inizi di stagione nella storia del tennis.

Per fare chiarezza, il Game Insight Group di Tennis Australia, la federazione australiana di tennis, ha preso in esame i primi tre mesi di ogni stagione dell’era Open maschile con l’intento – abbandonate le preferenze personali che inevitabilmente si inseriscono in questo tipo di dibattiti – di adottare un approccio più oggettivo per stabilire il miglior inizio di stagione della storia. E questo vuol dire utilizzare l’analisi statistica.

La statistica che abbiamo sviluppato è un punteggio di vittorie cumulativo che tenga conto non solo del numero totale di vittorie e sconfitte di un giocatore, ma anche del livello di difficoltà associato all’avversario. Come non tutti i tabelloni sono uguali fra loro, così non lo sono nemmeno i record di vittorie. Per questo i giocatori ricevono un punteggio maggiore per aver battuto avversari forti e una penalizzazione più alta per sconfitte contro avversari deboli.

Come si assegna esattamente un punteggio a una partita in modo da riflettere la difficoltà dell’avversario? Attraverso il sistema delle valutazioni Elo. Le valutazioni Elo sono una tipologia di classificazione della bravura di un giocatore utilizzate ormai da decenni in molti sport. Nel tennis, la valutazione Elo corrisponde a un numero che riflette la bravura di un giocatore in un dato momento, tenendo conto di tutte le vittorie e le sconfitte in carriera, assegnando un peso maggiore alle vittorie contro gli avversari più forti e penalizzando con più enfasi le sconfitte a sorpresa. Le matricole del circuito ricevono una valutazione di 1500 punti, che può aumentare collezionando vittorie. La massima valutazione Elo in carriera per Federer è stata di 2542 punti, raggiunta nel 2007. Attualmente, la sua valutazione Elo è di 2373 punti.

Uno dei punti di forza delle valutazioni Elo risiede nel fatto che, data l’attuale valutazione Elo di un giocatore, esiste una formula piuttosto semplice per calcolare le probabilità di vittoria di quel giocatore contro un qualsiasi avversario a sua volta in possesso di una valutazione Elo. Inoltre, il sistema Elo ha dimostrato di avere capacità predittive molto più accurate di quelle basate sulla classifica ufficiale dell’ATP, a volte anche nell’ordine del 10%. E questo è il motivo principale per cui non ci limitiamo ad assegnare un punteggio basato unicamente sui punti validi per la classifica. Siti come TennisAbstract e FiveThiryEight si sono occupati a più riprese del sistema Elo e del suo funzionamento nel tennis.

Per assegnare un punteggio a un inizio di stagione, abbiamo considerato tutti i risultati dei primi tre mesi e assegnato un punteggio a ogni vittoria e sconfitta utilizzando probabilità di vittoria basate su Elo, quindi più punti attribuiti per vittorie contro avversari più forti e più punti dedotti per sconfitte contro avversari più deboli. Considerata l’importanza dei tornei Slam, abbiamo anche aumentato profitti e perdite associati alle partite Slam del 25%.

Abbiamo ottenuto quindi i punteggi per ogni inizio di stagione nell’era Open maschile e trovato così i primi 10 dopo i primi tre mesi. L’immagine 1 riepiloga le 10 stagioni classificate in ordine decrescente (nella versione originale è possibile visualizzare i singoli valori puntando il mouse sul grafico, n.d.t.). Vengono mostrati i punteggi cumulativi dalla prima all’ultima partita fino alla fine del mese di aprile. Come raffronto, è stato inserito anche l’inizio di stagione 2017 di Federer.

IMMAGINE 1 – I primi 10 inizi di stagione nell’era Open maschile

I primi due posti sono occupati dalle stagioni consecutive di Federer del 2005 e 2006, in cui è partito con un record rispettivamente di 31 vittorie e una sconfitta e 28 vittorie e una sconfitta. Nel 2005, alla fine del Miami Open Masters Federer aveva 581 punti, ottenuti tra le altre con la vittoria in finale proprio a Miami con Rafael Nadal (come quest’anno) e con altre tre finali vinte battendo Ivan Ljubicic, il suo attuale allenatore. L’unica sconfitta era arrivata per mano di un forte Marat Safin agli Australian Open.

Anche se Federer ha vinto l’Australian Open per la prima volta nel 2006, il suo punteggio complessivo per quell’inizio di stagione è inferiore a causa di un tabellone più facile agli Australian Open e per aver giocato un torneo in meno rispetto all’anno precedente.

L’unico inizio di stagione prima del 2000 a comparire tra le prime 10 è l’impeccabile 1994 di Pete Sampras, che si posiziona al 3 posto di sempre. Sampras era partito male con un’insolita sconfitta al primo turno al torneo di Doha. Ma poi recuperò velocemente vincendo sia il torneo di Sydney che gli Australian Open. L’altra sconfitta delle due totali arrivò di nuovo a un torneo inferiore ma, come in Australia, Sampras giocò al meglio i tornei importanti vincendo sia a Indian Wells che a Miami, battendo avversari molto forti.

Si può rimanere sorpresi dal fatto che il fenomenale inizio di stagione di Novak Djokovic del 2011 non vada oltre la quinta posizione. Per quanto i primi tre mesi di Djokovic siano stati senza sconfitte, in quell’anno ha giocato meno tornei degli altri giocatori di vertice. In proporzione, arrivare in fondo a uno o due tornei in più rende la prestazione complessivamente migliore per il sistema di valutazione, anche in presenza di una sconfitta nella fase finale.

Ci si può anche interrogare sul motivo per cui leggende del passato come Jimmy Connors o Guillermo Vilas non compaiano tra i migliori inizi di stagione. Sebbene alcuni dei giocatori di vertice nei primi decenni dell’era Open abbiano giocato molte partite, ci sono due ragioni principali a spiegazione dell’ascesa nelle primissime posizioni dei giocatori di vertice degli ultimi venti anni. La prima è che gli Australian Open non erano – fino agli anni ’90 – una tappa obbligata per diversi giocatori d’oltreoceano. La seconda è che il livello di bravura del tennis maschile è generalmente cresciuto nel tempo e di riflesso sono cresciute le valutazioni Elo, rendendo inappropriato un confronto con quelle di trenta anni fa. Quindi, anche se Connors ha vinto 40 partite alla fine dei primi tre mesi del 1974, la sua valutazione Elo era di soli 406 punti.

L’inizio di stagione di Federer è stato certamente uno degli eventi di tennis più sorprendenti del 2017. Ma una cauta selezione dei tornei da giocare e una sconfitta davvero inaspettata contro Evgeny Donskoy nel secondo turno del torneo di Dubai lo hanno posizionato al 52esimo posto della classifica di sempre. Dal 2000, il primo anno in cui Federer era presente nel tabellone principale degli Australian Open, il suo inizio di stagione 2017 è al settimo posto, appena dietro all’inizio di stagione 2009.

L’immagine 2 mostra l’evoluzione della carriera di Federer nel progresso delle singole stagioni e come si posiziona l’inizio di 2017. Come detto, il 2005 e il 2006 rappresentano chiaramente e con ampio margine i migliori inizi di stagione nella carriera di Federer. Curiosamente, l’inizio di 2017 sta seguendo lo stesso andamento del 2005 e 2006 in termini di punteggio per singola partita. Semplicemente, Federer sta giocando meno partite rispetto al passato.

IMMAGINE 2 – Inizi di stagione nella carriera di Roger Federer e posizionamento del 2017

Se valutato esclusivamente sulla base del numero e della qualità delle vittorie, l’inizio di stagione 2017 per Federer è stato eccellente, ma lontano dai suoi record. Tuttavia, concentrando l’attenzione solo sui risultati, si trascurano alcuni punti chiave del contesto in cui quei risultati si presentano. Pochi giocatori possono vantare un inizio di stagione così vincente a 35 anni e addirittura al rientro da un infortunio che ha pesantemente condizionato la stagione precedente. Sebbene la longevità non sia stata direttamente conteggiata nel calcolo della valutazione Elo, quando si considera il punteggio rispetto a dove Federer si trova nella sua carriera, l’impressionante inizio di stagione 2017 acquisisce ancora più spessore.

Is Federer’s 2017 Season His Best Start Ever?

Tennis, datti una raffreddata!

di Carl Bialik // TennisAbstract

Pubblicato il 5 aprile 2017 – Traduzione di Edoardo Salvati

Immaginate di essere stati nominati a capo del tennis mondiale. Avete appena finito di prestare giuramento al cospetto di Rod Laver e Martina Navratilova e già vi consegnano un calendario vuoto da riempire. Siete voi a stabilire il programma per il 2018. Qual’è la vostra prima decisione?

Personalmente, anticiperei l’Indian Wells Masters e il Miami Open Masters e farei giocare gli Australian Open successivamente. Ed è una modifica che non ho mai desiderato così tanto quanto il mese scorso a Indian Wells, dove mi aggiravo madido di sudore alla ricerca di ombra durante lo svolgimento del torneo. Nello stadio principale, durante sessione diurna le uniche sezioni interamente riempite dagli spettatori erano quelle protette dal sole. Ci sono diversi punti della struttura in cui ripararsi dal calore, sotto le tende degli sponsor o ai piedi dei mega schermi. Ma i giocatori possono solo aspettare che l’ombra faccia la sua apparizione sul campo. Jack Sock ad esempio ha dovuto utilizzare un asciugamano riempito da 50 cubetti di ghiaccio per raffreddarsi.

Certamente è stato un caldo insolito durante l’Indian Wells Masters 2017. Le medie stagionali sono però chiare: è molto caldo nel deserto della California e sotto il sole della Florida a marzo, così come nell’estate di gennaio dell’emisfero australe. Sarebbe invece più fresco a Indian Wells, Miami e Melbourne se i due Masters degli Stati Uniti venissero anticipati di due mesi in modo da giocare il primo Slam dell’anno a marzo. Ciascuno di questi tornei avrebbe una temperatura media inferiore dai 2 ai 5 gradi centigradi (la percezione rimarrebbe più o meno la stessa, quindi il finalista del Miami Open Masters Rafael Nadal avrebbe sempre modo di lamentarsi dell’umidità, richiedere la segatura per il manico e sudare ancora più copiosamente del solito, mentre la vincitrice del singolare femminile Johanna Konta potrebbe dover continuare a cambiarsi a metà partita perché i suoi vestiti hanno accumulato circa 5 kg di sudore).

Utilizzo temperature medie perché non voglio dare troppa importanza a un caldo irragionevole a Indian Wells o un freddo insolito a Miami a marzo. Le medie però potrebbero sottovalutare il problema, perché sono proprio gli estremi a preoccupare. Un calo anche solo di un paio di gradi, in media, potrebbe tradursi in una diminuzione considerevole nella probabilità di due settimane di tennis cocente, diciamo dal 25% al 5% di probabilità.

Una modifica al calendario vorrebbe anche dire meno luce. Questo non gioverebbe molto al soprannome Sunshine Double dato ai due tornei, ma sarebbe di beneficio per il tennis. Fino a che più stadi non adottino coperture anche parziali – per il sole, non per la pioggia – giornate più corte equivalgono a meno sole con cui avere a che fare per gli spettatori e più ragioni per riempire gli spalti. Inoltre, il tennis giocato di sera è entusiasmante. I due tornei possiedono già riflettori in abbondanza per le sessioni serali.

Oltre a dare al tennis una raffreddata, la revisione del programma avrebbe altre ricadute positive. La vicinanza di ben tre Slam a metà stagione genererebbe una cassa di risonanza che farebbe da traino per il seguito del pubblico da un torneo al successivo. Gli Australian Open sperperano questo avviamento nei quattro mesi che li separano dal Roland Garros. C’è anche un mese di distanza tra la fine degli Australian Open e il primo grande evento, appunto l’Indian Wells Masters.

Inoltre, gli altri 3 Slam si avvantaggiano della presenza di tornei preparatori che, da un lato, consentono ai giocatori di trovare intesa con la superficie, dall’altro, agli appassionati di alimentare l’attesa. Gli Australian Open arrivano solamente dopo due settimane dall’inizio ufficiale della stagione, preceduti da semplici tornei di categoria base, su entrambi i circuiti.

La mancanza di una netta separazione tra la fine di una stagione e l’inizio della successiva inoltre costringe alcuni giocatori a saltare il primo Slam per recuperare da infortuni o affaticamento. E’ il caso ad esempio di Juan Martin Del Potro dopo che ha vinto la Coppa Davis a novembre 2016.

Ipotizziamo invece che la stagione inizi a Indian Wells e poi a Miami o, visto che siamo in vena di cambiamento, prima a Miami e poi a Indian Wells – così da agevolare gli spostamenti dal centro di potere del tennis che è l’Europa – e che si utilizzi la stessa superficie e le stesse palline di Melbourne. A quel mese – o ancora meno se uno o entrambi i Masters negli Stati Uniti realizzano che potrebbero tranquillamente durare una settimana – seguono Doha e Dubai, poi Brisbane, Sydney e gli altri, prima dell’evento principale a Melbourne, all’inizio di marzo. La stagione partirebbe con un vera campagna sul cemento che culmina con il primo Slam.

Dall’Australia, il circuito potrebbe rimanere nell’emisfero sud. I tornei del Sud America (per comodità si includono i paesi dell’America Centrale, n.d.t.) hanno una lunga storia ma uno spazio estremamente infelice nel calendario attuale. Tradizionalmente, erano tornei giocati sulla terra, ma alcuni tra i più importanti hanno deciso di passare al cemento – prima Acapulco, ora forse Rio per ottenere lo status di Master – per il disappunto di Nadal e altri. Troppi giocatori ritengono che non valga la pena giocare sulla terra per qualche settimana se poi arriva un mese di cemento. Però, spostando Indian Wells e Miami, la terra sudamericana potrebbe a sua volta presentarsi un mese dopo in calendario, calmierando parzialmente di un grado, in media, quelle che Nadal definisce condizioni “troppo estreme”. La campagna del Sud America lancerebbe poi in continuità Houston, Charleston e la terra europea, che, tra le altre cose, si estenderebbe a Bucarest, Amburgo, Umag, Bastad e Gstaad, togliendoli dalla loro attuale scomoda posizione dopo Wimbledon. E a nessuno verrebbe in mente di suggerire al Miami Open Masters di passare alla terra verde americana.

Avremmo così un calendario lineare formato da cinque sotto stagioni più o meno della stessa lunghezza e importanza, quattro con all’interno uno Slam e l’ultima con le Finali di stagione: (1) il cemento all’aperto negli Stati Uniti, Medio Oriente e Oceania, seguito (2) dalla terra in Sud America e Europa, (3) dall’erba tedesca e inglese (con Newport, per quelli che vogliono visitare la Hall of Fame del tennis), (4) dal cemento in Nord America e in Asia, e (5) dal sintetico europeo al chiuso (in cui far rientrare tornei come San Pietroburgo e Rotterdam). Il tutto che si conclude con le Finali di stagione nella città che in quel momento il torneo con i migliori 8 del mondo definisce casa. E, già che ci siamo, giocare poi la Coppa Davis e la Fed Cup in contemporanea – i due circuiti sincronizzati tra loro, che grande idea! – nei weekend di passaggio da una sotto-stagione all’altra, dando ai paesi ospitanti una scelta di superficie molto più ampia e coerente, nella possibilità di selezionare lo stesso posto se uomini e donne della stessa nazione devono affrontare lo stesso turno (Praga nel 2012 ad esempio sarebbe stata il nirvana del tennis). O, follia, pensare di fondere i due eventi in uno solo.

Potrebbe tutto questo davvero accadere? Certo, se la capacità decisionale fosse ricondotta a una sola persona o un gruppo di persone che hanno a cuore la salute del tennis come sport globale. In assenza di una radicale trasformazione però, si procederebbe troppo lentamente affinché il progetto arrivi a compimento: ci sono voluti anni perché la stagione dell’erba diventasse più lunga di una settimana.

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